Maggio 11th, 2015 Riccardo Fucile
“I TONI MUSSOLINIANI SONO ATTUALI, C’E’ UNA BELLA CONTAMINAZIONE”
Adriano Tilgher è un nonno buono e affettuoso e sta facendo addormentare il suo nipotino
Domenica pomeriggio, cerchiamo di capire meglio cosa succede in Campania, nel Pd di Vincenzo De Luca, su cui sta scendendo un velo nero.
Il nipotino di Tilgher dorme beato e così il nonno può smettere di fare il nonno e tornare ad essere uno degli ultimi grandi capi dell’estrema destra italiana e leader del Fronte nazionale.
( Biografia imponente: 67 anni, da Taranto, fondatore insieme a Stefano Delle Chiaie di Avanguardia nazionale, inquisito per le stragi del treno Italicus e della stazione di Bologna, cinque anni di carcere, deve anche difendersi dall’accusa di «ricostituzione del partito fascista», lui alza il braccio teso nel saluto romano, altre accuse e altri processi, poi assolto con formula piena e risarcito per ingiusta detenzione. Non ha mai smesso di fare politica. Frase celebre: «Io sono il più rosso tra i neri» ).
«Ah ah ah! Sì, ecco, appunto…».
Però adesso addirittura candida Vincenzo De Leo, che a Casal di Principe è segretario del Fronte nazionale, nella lista «Campania in Rete», una lista civica che appoggia De Luca…
«È una bella contaminazione, vero?».
No. Spaventa.
«Spaventa chi non ha capito che Fronte nazionale non è un gruppo di estrema destra, ma solo un partito che cerca di mettere insieme tutti gli italiani a prescindere dal loro passato politico per essere così il partito del popolo…».
Il tono è vagamente mussoliniano.
«E certo! Lo so bene! Però sono discorsi attualissimi… Del resto, scusi: Marina Le Pen, in Francia, da mesi ripete esattamente le stesse cose…».
Sì, ma lei adesso sta cercando di aiutare un esponente del Pd, De Luca, ad essere eletto a presidente della Regione Campania…
«E allora? Guardi, De Luca, come dimostrano anche le sue vicende all’interno del Partito democratico, è chiaramente un uomo che spacca, lacera, che cerca di rompere gli schemi. Adesso forse sta un po’ esagerando, ma poi vedremo meglio di che si tratta… Ciò che però politicamente interessa a noi è proprio questa voglia di spaccare gli schemi: perchè è quello che vogliamo fare noi. Infrangere, ribellarci, lottare insieme… Sì, con De Luca è un gioco che sì può fare…».
Quindi lei ritiene che…
«No, aspetti, mi faccia spiegare perchè è un gioco che si può fare. Vede, prima le parlavo di contaminazioni. Bene, sa cos’ha fatto sul territorio il mio segretario cittadino, De Leo? S’è battuto contro il termovalorizzatore di Giugliano e stava lì, a protestare, anche contro la discarica di Pianura. E chi c’era con lui? C’era il popolo, c’erano pure persone di sinistra, sì. Eccola allora la magnifica contaminazione con il Pd: ecco perchè…».
Lei sta dicendo cose di una certa gravità . Quando le leggerà è possibile che il segretario-premier Matteo Renzi ne resti turbato.
«Ma chi? Renzi? Renzi turbato? Vede, il problema non è come reagirà lui alle cose che le sto dicendo, ma come reagiranno i suoi padroni. Non le sfuggirà , infatti, che quel Renzi è solo un esecutore…».
Le suggerisco di moderare le parole, Tilgher.
«Moderare cosa? Renzi prende ordini da chi vuol continuare a trattare, a considerare l’Italia un Paese a sovranità limitata. Noi, invece, vogliamo restituire l’Italia agli italiani!».
Tilgher: lei che candida uno dei suoi, poi c’è pure quell’altro candidato, Carlo Aveta, uno che va commosso in pellegrinaggio a Predappio. Contaminazioni a parte, non sarà che intorno a De Luca sta nascendo solo un imbarazzante frullato elettorale con dentro pure qualche personaggio riconducibile alla camorra?
«Sa a me cosa interessa? Interessa che in questo Paese la nuova legge sul lavoro la chiamano Job act… Capito? Nemmeno più l’italiano possiamo usare, ormai, nemmeno più la lingua di Dante Alighieri! Questo mi interessa. E se un pezzo di percorso possiamo farlo con De Luca, ben venga De Luca!».
Abbraccio fatale.
«De Luca non mi sembra il tipo che si spaventa…».
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 9th, 2015 Riccardo Fucile
RESPINTO IL RICORSO DEL M5S: LA SUA CONDANNA NON E’ DEFINITIVA, QUINDI NESSUNA INCANDIDABILITA’… MA RESTA LA SOSPENSIONE
E’ un bicchiere riempito a metà la sentenza della seconda sezione del Tar Campania che ha respinto il
ricorso del M5S e lascia in campo Vincenzo De Luca.
Mezzo pieno per l’uomo designato dal Pd a concorrere per la poltrona di governatore della Campania, condannato in primo grado per abuso d’ufficio e nel mirino della legge Severino.
La sua candidatura è valida, e lui esulta: “Sono candidato legittimamente — afferma De Luca — verrò eletto legittimamente e governerò legittimamente”.
Mezzo vuoto però, se si leggono con attenzione le 18 pagine di motivazioni.
De Luca rimane un’anatra zoppa che faticherà a volare: i giudici del collegio presieduto da Gabriele Nunziata ricordano infatti che scatterà la sospensione dalla carica in caso di vittoria. Passaggio estratto da pagina 14 del provvedimento: “La sua eventuale elezione, (…), non ricadrebbe sotto il regime dell’art. 7, ma sotto quello sospensivo dell’art. 8 del d.lgs. n. 235/2012 (legge Severino, ndr)”.
I giudici, nell’esaminare il ricorso avanzato dalla candidata presidente dei grillini Valeria Ciarambino, ritengono che una condanna non definitiva non possa essere causa di incandidabilità e dunque di annullamento della candidatura.
L’incandidabilità scatta solo in caso di condanna definitiva mentre “la situazione di sospensione dalla carica, siccome legata ad un provvedimento non definitivo, è anch’essa intrinsecamente provvisoria, essendo destinata a far posto alla decadenza dalla carica stessa, qualora intervenga il passaggio in giudicato della sentenza di condanna”.
Il ricorso è stato bocciato anche nelle parti in cui i legali del M5S avanzano dubbi sulla presunta mancanza di una dichiarazione di collegamento alle liste, e su un presunto vizio nella dichiarazione di accettazione della candidatura.
Il Tar ha condannato il M5S a rifondere 3mila euro di spese legali all’ex sindaco di Salerno, costituitosi in giudizio.
De Luca ne approfitta per rivolgere un appello agli elettori grillini “perchè non disperdano il loro voto inutilmente. Chiedo loro di esprimere la voglia di rinnovamento, dando sostegno e forza alla mia battaglia contro la politica politicante, clientelare e deludente”.
Il provvedimento arriva mentre impazzano le polemiche sulla presenza nelle liste collegate all’ex sindaco di Salerno di inquisiti, imputati, ex cosentiniani, familiari di presunti prestanome del clan dei Casalesi.
“Il sistema Gomorra sostiene De Luca” ha denunciato Roberto Saviano.
Un condannato a capo di personaggi discutibili. Anche se De Luca ieri ha maturato una sorta di autocritica, ammettendo che “forse era meglio non candidare qualcuno”.
Secondo il coordinatore campano di Forza Italia, Domenico De Siano, quella emessa dal Tar “è una sentenza durissima che mi auguro non venga strumentalizzata dal candidato Vincenzo De Luca”.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 7th, 2015 Riccardo Fucile
“LA LOTTA ALLA MAFIA NON E’ UNA PRIORITA’ DI RENZI”
Roberto Saviano, cinque anni fa fu De Luca ad accusare Caldoro di avere in casa i casalesi. Ora i termini
si sono ribaltati?
Le liste di De Luca non sono affatto liste con nomi nuovi e in nessun caso trasformano il modo di fare politica in Campania. Direi che ricalcano le solite vecchie logiche di clientele. E non c’è niente da fare. E’ sempre stato questo e questo sarà : le liste si fanno su chi è in grado di portare pacchetti di voti.
Vedendo le liste elettorali a sostegno di De Luca, direi che il caso più imbarazzante è quello di Enrico Maria Natale. Che cosa rappresenta a Casal di Principe la sua famiglia?
È certamente quello di Natale il nome più eclatante perchè la sua famiglia è stata più volte accusata di essere in continuità con la famiglia Schiavone. Negli anni Novanta hanno avuto un ruolo nel mondo dell’imprenditoria grigia. Questa candidatura a dimostrazione che De Luca non sta affatto cambiando il modo di fare politica in Campania.
E poi ci sono gli uomini di Cosentino che puntano sul centro-sinistra.
Gli uomini di Cosentino che puntano al centro sinistra per vendetta contro Caldoro ci sono sempre stati. Cosentino ha sempre considerato Caldoro uno dei responsabili della sua messa in crisi nel partito e quindi c’è sempre stato questo flusso apparentemente contrario a ogni logica. Nicola Turco ad esempio è un fedelissimo di Cosentino, ora sua moglie è candidata e dichiara apertamente nelle interviste che “De Luca non è di sinistra, non ha nulla di sinistra…”. E quindi ci sta bene. Pure la Criscuolo era legata a Cosentino e Scajola. Insomma c’è di tutto.
Insomma c’è di tutto.
Sì, pure Aveta, uno che si è sempre dichiarato neo-fascista.
Te lo chiedo senza tanti giri di parole: nelle liste del Pd e della coalizione che sostiene De Luca c’è Gomorra?
Ti rispondo senza giri di parole: assolutamente sì. Nel Pd e nelle liste c’è tutto il sistema di Gomorra, indipendentemente se ci sono o meno le volontà dei boss. Il Pd nel Sud Italia non ha avuto alcuna intenzione di interrompere una tradizione consolidata. E cioè alla politica ci si rivolge per ottenere diritti: il lavoro, un posto in ospedale… Il diritto non esiste. Il diritto si ottiene mediando: io ti do il voto, in cambio ricevo un diritto. Il politico non dà visioni, prospettive, percorsi, ma dà opportunità in cambio di consenso. E De Luca, in questo, è uno che ci sa fare. La politica dovrebbe essere tutt’altro. Dovrebbe ottenere consenso in cambio di trasformazioni complesse e complessive della società . Invece dando il proprio voto l’elettore rinuncia a chiedere progetto e trasformazione in cambio di una e una sola cosa.
Tu hai fatto un elenco di nomi e hai detto che il sistema Gomorra è anche nel centrosinistra. Significa, facendo il passaggio successivo, che non serve aspettare i processi per dire che con certe persone non si può neanche prendere il caffè al bar.
Al di là delle condanne e delle manette che sono altra cosa e mi interessa meno, non avendo mai avuto l’ossessione manettara di tanta parte del giornalismo italiano, lì si tratta proprio di opportunità politica. De Luca ha capito che per vincere deve portare clientele, attraverso persone modeste, senza visione e deve togliere le clientele a Caldoro. Ecco: la guerra che si stanno facendo Caldoro e De Luca è tutta qui, sulle clientele, ed è per questo che De Luca ha avuto bisogno di De Mita. Non c’è bisogno di andare in questura per dire che le persone di cui abbiamo parlato, a Casal di Principe e non solo, sono incandidabili se appartieni a un partito che dice, o meglio millanta, di trasformare. Non scherziamo. Ora: De Luca sa benissimo che sono impresentabili e forse, dopo questi articoli, farà la mossa di toglierne qualcuno ma non può fare a meno del voto di scambio.
Potremmo proseguire con altri nomi, come gli ex responsabili del governo Berlusconi a sostegno di De Luca: Iannaccone, Cesario o Pisacane che ha candidato la moglie. O l’ex mastelliano Barbato. Ma vorrei fare con te un ragionamento di fondo. Si può dire che siamo oltre il trasformismo? Qui stiamo di fronte a un blocco di potere e interessi che si lega allo schieramento finora alternativo, determinandone la mutazione genetica.
Secondo me la triste verità è che non si sposta nulla, resta tutto identico dove è sempre stato. Cambiano gli orientamenti ma tutto resta sempre lì, fermo, immobile. Il trasformismo nasce come una opportunità per chi fa politica, per fare cassa, ma non è solo un fatto economico. La tradizione meridionale, in questo senso, è tipica: il primo figlio fa il medico, quindi ha un ruolo importante; il secondo, che deve difendere gli affari di famiglia, fa l’avvocato; il più incapace il politico. È sempre stato così, nella tradizione meridionale. Ma il riciclo del ceto politico nasce non semplicemente dalla volontà delle persone, ma anche dalla volontà degli elettori. Può sembrare paradossale ma è così. L’elettore meridionale medio non ne vuole sapere di un politico nuovo che magari ha progetti e idee. Vuole il vecchio che gli garantisca il posto di lavoro, il posto alla nonna all’ospedale, la mensa, l’asilo, quello che ti dà di volta in volta il favore, in cambio del voto. Quindi l’elettorato non si fida del nuovo e preferisce il vecchio che vede come garanzia. Da qui nascono i nomi che abbiamo detto. Un vecchio arnese della politica garantisce favori più di un nuovo politico con idee e progetti che spesso nessuno gli farà realizzare.
E da qui l’allarme che lanciasti alle primarie.
Lanciai l’allarme perchè sapevo che sarebbe successo questo. Dissi: non legittimate politici che hanno già in mente come vincere e come posizionarsi. E quindi l’invito a non votare era l’invito a non legittimare questo sistema. Le primarie non si sono svolte con una competizione su argomenti: tutti ci raccontavano la stessa storia, non era una questione di contenuti, erano solo una battaglia tra le fazioni e tra le clientele di uno e dell’altro.
Una volta il Pci era il partito della lotta alla mafia, il Pci di La Torre, il Pci che selezionava la propria classe dirigente prima che arrivasse la magistratura. Ora questo Pd cosa è?
Il Pd non sta facendo la battaglia promessa. Ha creduto che utilizzare le figure di Grasso o di Cantone fosse la garanzia di un’immagine diversa. Ed è questo che Renzi vuole: un’immagine diversa. Sicuramente c’è una parte di mondo del Pd in prima linea contro le mafie, ma questo governo ha fatto poco contro le mafie. In un certo senso si è trovato in una congiuntura anche positiva: non ci sono stragi o faide mafiose e quindi l’opinione pubblica non chiede a questo governo di rispondere con urgenza. Ma davvero non c’è stata una mossa vera per contrastare il riciclaggio, per contrastare la presenza endemica della mafia nelle banche o negli appalti. Questo Pd non ha un’anima che sente come una priorità l’antimafia. Ovviamente non mi sentirei di dire che stiamo parlando di collusioni come succedeva in Forza Italia, però da qui a considerarsi, appunto, un partito antimafia… ce ne passa. Anche la vicenda De Luca, lo dimostra.
Andiamo dritti alla narrazione renziana cui accennavi. Uno dei simboli è Cantone, magistrato di punta nelle inchieste sui casalesi, ora molto esposto col governo sulla terreno della lotta alla corruzione. Cantone da un lato e queste liste dall’altro. Come leggi questa fotografia?
Cantone aveva avuto un rapporto già con Enrico Letta poi con Renzi, quindi ha chiara la visione della situazione. La fotografia la spiego così: sembra esserci molta prudenza da parte del governo e da parte di Cantone, che è un amico, a prendere posizione. È come se tutti fossero in attesa di essere nel prossimo governo eletto dal popolo. Uso una metafora: oggi ci dobbiamo fare incudine e ci dobbiamo stare, domani quando saremo martello batteremo. Ho molto questa sensazione, si preferisce intervenire su De Gennaro, difendendolo, piuttosto che sulla vicenda Campania, che è un dramma incredibile. È come se ci fosse una specie di compromesso. In questo momento noi non possiamo agire perchè il rischio di perdere e di farci male sarebbe troppo, quindi glissiamo e aspettiamo quando ci si darà il potere vero, con un governo eletto. Credo che Renzi speri in cuor suo che vinca Caldoro così da risolvergli il problema De Luca. Il grande rimosso del governo è il Sud Italia.
In conclusione: chi votare in Campania? Alle primarie dicesti: non partecipate. Lo dici anche oggi sperando che l’indignazione civica si esprima con l’astensionismo?
Non votare alle primarie aveva senso per mostrare che le primarie erano una competizione farlocca. Alle elezioni bisogna andare e prendere parte. Mi sento di dire che ognuno scelga nel migliore dei modi tra Cinque Stelle, Sel, Pd, Caldoro. Ormai la Campania è in una situazione drammatica. Si sta anche spostando l’attenzione mediatica e la narrazione che sta vincendo è quella cui ha contribuito anche De Magistris: chi racconta le cose sta in qualche modo diffamando e si deve parlare solo di cose belle, come il Maschio Angioino, la musica, l’arte. Ma queste bellezze non sono merito del sindaco, non sono merito di coloro che mi spingono a celebrarle. Ecco, anche questa narrazione ha contribuito a costruire la classe dirigente che strozza Napoli e la città è affogata tra l’estremismo di una minoranza ricca che almanacca su impossibili rivoluzioni e palingenesi e una piccola borghesia spesso compromessa e corrotta. In mezzo la parte maggiore onesta e assediata che un po’ spera un po’ subisce, un po’ sta a guardare per capire se vince il toro o il torero. Penso che l’unico che potrebbe oggi descrivere la situazione se ne è andato qualche tempo fa e mi manca molto: Franco Rosi
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 7th, 2015 Riccardo Fucile
ENTRAMBI SONO AL 37%, SALE LA GRILLINA AL 22%… IL 69% DEGLI ELETTORI NON CONOSCE LA SOSPENSIONE DI DE LUCA IN CASO DI VITTORIA
Testa a testa tra Stefano Caldoro (centrodestra) e Vincenzo De Luca (centrosinistra) entrambi al
37 per cento.
A sorpresa Valeria Ciarambino (M5S) al 22 per cento, mentre l’astensione è al 47 per cento e gli indecisi sono il 29%.
Questa la situazione in Campania a poco meno di un mese dalle elezioni regionali secondo il sondaggio di Ipr-Marketing per il Mattino.
Fino al 13 marzo scorso il governatore uscente aveva 3 punti di vantaggio sull’ex sindaco di Salerno e il portavoce M5S era al 14 per cento.
La situazione è cambiata in poche settimane: il primo partito è proprio quello dei 5 Stelle (23 per cento), mentre il Pd si ferma al 20 e Forza Italia al 19,5 per cento.
Ipr-Marketing fa anche un focus sulla situazione del candidato a sinistra De Luca: il 69 per cento degli elettori non è a conoscenza del fatto che se fosse eletto, a causa della condanna in primo grado per abuso d’ufficio, sarebbe sospeso per la legge Severino.
E addirittura per il 68 per cento questa situazione “non incide sulla possibilità di votarlo come presidente”.
Diverso il giudizio che gli elettori campani danno all’alleanza a sinistra tra De Luca e l’ex ministro Dc di 87 anni Ciriaco De Mita: tra chi ha dichiarato di votare Pd il 34 per cento non la ritiene una buona scelta.
“Gli elettori credono poco ai programmi”, spiega a il Mattino il presidente di Ipr-Marketing Antonio Noto, “ma molto alla capacità della persona nel risolvere i problemi. Conta la leadership. Conta essere nell’immaginario collettivo la persona giusta al momento giusto. Ecco perchè un elettorato che non è fedele a una colazione può essere attratto da variabili emotive”.
Il dato più interessante, secondo Noto, è quello degli indecisi: tra loro ci sono persone che decideranno chi votare a pochi giorni dalle elezioni e tendenzialmente valuteranno il centrodestra o il centrosinistra, perchè l’elettorato M5S è “meno indeciso e più mobilitato”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 28th, 2015 Riccardo Fucile
RENZI BLOCCA I SINDACI INDAGATI…UN DEPUTATO LASCIA IL PARTITO
“Se passano i sindaci indagati mi dimetto”. Un sms direttamente da Roma. Il mittente si scrive Lorenzo Guerini, ma si legge Matteo Renzi.
È la segreteria nazionale del partito che si è mossa come un sol uomo per bloccare l’inserimento nelle liste per le prossime regionali di Franco Alfieri e Dionigi Magliulo, sindaci rispettivamente di Agropoli e di Villa Briano.
E si è mossa proprio nelle ore in cui il parlamentino regionale del Pd discuteva, con toni da curva da stadio, della composizione delle liste.
Una situazione infuocata.
I sostenitori di Vincenzo De Luca hanno sostenuto fino all’ultimo i due, chiedendo al partito una scelta garantista: “Un’indagine – il ragionamento – non può impedire una libera scelta da parte della politica”.
I renziani hanno replicato, mettendo sul piatto che l’imputazione era talmente pesante (voto di
scambio) da consigliare la prudenza.
E proprio per la natura delle accuse che la situazione non era minimamente paragonabile a quella di De Luca, condannato per abuso d’ufficio, una situazione paradossale che, per la Severino, lo dovrebbe allontanare dalla poltrona di governatore un secondo dopo l’eventuale vittoria.
Ma sono in tanti nel Pd ad accusare di doppiopesismo Renzi e i suoi. “Non c’entrano nulla garantismo o giustizialismo, è tattica politica – spiega un deputato Dem campano – Facciamo fuori Maurizio Lupi, non indagato. Tuteliamo i sottosegretari indagati. Poi i sindaci, che sono pesci piccoli, non esitiamo un secondo a silurarli. Non ci si capisce più nulla”.
Una situazione tesissima.
Al punto che la giornata in cui il consigliere regionale uscente de La Destra di Storace, Carlo Aveta, annuncia il proprio sostegno a De Luca (“Frutto di una riflessione personale e di vita”), dopo che nei giorni scorsi lo stesso avevano fatto Centro Democratico e Scelta Civica, il deputato del Pd Luca Vaccaro annuncia l’abbandono del partito.
Una decisione che verrà ratificata il 2 maggio, giorno del deposito ufficiale delle liste, “quando sarà chiaro che candidiamo un condannato e usiamo due pesi e due misure con i sottosegretari e i sindaci indagati”.
Un carrozzone al quale si aggiunge anche Eleonora Brigliadori, l’annunciatrice televisiva che da capolista dei Verdi sosterrà il sindaco di Salerno.
Nelle liste di De Luca, d’altronde, hanno trovato posto diversi sostenitori del centrodestra nel recente passato.
Da Paola Raia, attuale consigliere regionale della Campania, a Tommaso Barbato, ex Udeur, che cinque anni fa provò a far eleggere il figlio con il centrodestra e oggi si ripropone in prima persona dall’altra parte della barricata,
Nel Partito della nazione sbarca anche Franco Malvano, ex senatore di Forza Italia, attuale commissario antiracket della regione. Nominato da Caldoro, ovviamente.
Un vero e proprio caos organizzato, al quale si deve aggiungere la rissa sfiorata ad Avellino dopo il colpo di mano tentato dal segretario locale renziano Carmine De Blasio, che sarà risolta da un’istruttoria da parte dei vertici regionali, e il caso di Ercolano, dove il sostenitore del premier Ciro Buonajuto è stato indicato come candidato sindaco dal commissario regionale Teresa Armato, scatenando le ire del partito locale.
Luisa Bossa, deputata ed ex sindaco, ha tuonato: “Con l’imposizione dall’alto del candidato si completa una recita”.
La strada da qui al 31 maggio non sembra affatto in discesa.
(da “Huffingtonpost“)
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Aprile 27th, 2015 Riccardo Fucile
TRA INDAGATI E PASSI INDIETRO: I CASI DI ALFIERI E MAGLIULO IMPUTATI DI CORRUZIONE E VOTO DI SCAMBIO… LE VICENDE DI ERCOLANO E GIUGLIANO
I pianti del dirigente di partito Nello Mastursi segnano una giornata da incubo per il Pd campano. 
Il nodo degli impresentabili in lista non si scioglie. Anzi. Si aggroviglia.
La scadenza del 2 maggio si avvicina e i democratici sono ancora in alto mare, non c’è l’ufficializzazione delle liste per le regionali.
La convocazione domenicale della direzione campana Pd avrebbe dovuto ratificare le delibere delle segreterie provinciali.
Ma da Salerno e Caserta piombano come macigni i casi Franco Alfieri e Dionigi Magliulo.
Alfieri, sindaco deluchiano di Agropoli in via di decadenza con il pretesto del ricorso a una multa, è imputato di corruzione per una vicenda di appalti gestiti quando era assessore provinciale ai Lavori Pubblici.
Nel tardo pomeriggio Alfieri ha deciso di rinunciare. Nonostante le proteste dei deluchiani, il diktat di Renzi e Guerini è passato e lui ha deciso di fare un passo indietro. Non si candiderà nemmeno nelle civiche deluchiane.
Magliulo, che invece si è dimesso con tutti i crismi da sindaco di Villa di Briano, è imputato di voto di scambio con l’accusa di aver comprato consensi alle elezioni comunali.
I due sono in campagna elettorale da mesi. Ma Matteo Renzi avrebbe ordinato di cancellarli dalla lista.
Repubblica ha rivelato che Lorenzo Guerini avrebbe inviato un sms perentorio: “Se passano i due sindaci sotto processo io mi dimetto”.
Il segretario regionale Assunta Tartaglione è chiamata ad eseguire. Lo comunica.
Auspica che i due facciano un passo indietro. Altrimenti, dice, il partito provvederà d’imperio.
La direzione degenera nel caos. Alfieri e Magliulo protestano ad alta voce. Lo sponsor di Magliulo, l’europarlamentare casertano Nicola Caputo, che pagò sulla propria pelle l’esclusione dalle liste per le elezioni politiche a parlamentarie già vinte per un avviso di garanzia nell’inchiesta sulla Rimborsopoli campana (che però non gli è stata d’impedimento l’anno dopo per andare a Strasburgo), twitta: “Tra pochi mesi la verità verrà fuori ed il partito dei forcaioli a corrente alterna dovrà chiedere scusa ad un uomo, ad un dirigente politico, ad un capace amministratore, ad un amico … a Dionigi!”. La partita non è chiusa del tutto.
Caos anche nei comuni.
A Ercolano, come anticipato domenica 19 aprile dal Fatto Quotidiano, il commissario del circolo Teresa Armato ha cancellato la celebrazione delle primarie e ha designato candidato sindaco il renziano Ciro Buonajuto, incontrato da Renzi durante la visita a Pompei.
Per l’ex senatrice Armato, Buonajuto “è la persona che risponde meglio alle richieste di innovazione e discontinuità ”.
Il Pd di Ercolano sta attraversando vicende politicamente drammatiche: tesseramento gonfiato e in odore di camorra, mezza giunta Pd inquisita per corruzione, col sindaco uscente, Vincenzo Strazzullo, che si era candidato alle primarie per cercare la riconferma ma ha rinunciato dopo la notifica dell’avviso di garanzia.
Buonajuto ha accettato, invocando una fase nuova, «un taglio netto con il recente passato», ma il Pd locale è in fermento.
La parlamentare Luisa Bossa parla di “commedia che rischia di diventare dramma”, paragona il commissariamento a “una pantomima”.
E Antonio Liberti, fino a pochi giorni fa segretario cittadino del Pd di Ercolano, che l’87% degli iscritti voleva candidare a sindaco senza passare per le primarie, accusa il commissario di aver “eseguito l’ordine impartito da Roma”.
C’è il rischio di scissione e di corse solitarie. Dem col simbolo contro dem senza simbolo.
Liberti si mantiene vago: “Il nostro sarà un progetto politico non una lista. Siamo in una fase di riflessione, non è facile prendere una decisione contro il simbolo del nostro partito anche perchè noi rappresentiamo la stragrande maggioranza del Pd”.
A Giugliano, invece, tutto era pronto per la conferenza stampa di presentazione di Emanuele D’Alterio, l’uomo che era stato scelto per superare il nome del dirigente della Regione Campania Antonio Poziello, vincitore delle primarie ma imputato di associazione a delinquere e tentata truffa per un vecchio progetto di formazione professionale.
La conferenza è stata sconvocata all’improvviso senza spiegazioni. Che nei fatti sono arrivate ieri, quando D’Alterio ha annunciato il ritiro, lasciando in ambasce il commissario Peppe Russo.
Anche qui una parte del Pd ‘minaccia’ di sganciarsi dalle decisioni ufficiali del partito e sostenere Poziello, che non vuole ritirarsi.
Ma se in casa Pd si piange e si litiga, in Forza Italia le cose non vanno molto meglio. Tanto che Berlusconi vuole togliere il suo nome dal simbolo.
Anche in Campania, una delle poche regioni dove il candidato Governatore, l’uscente Stefano Caldoro, ha concrete possibilità di vittoria.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 27th, 2015 Riccardo Fucile
FERRILLO SI GIUSTIFICA: “LISTA DI SCOPO”…. SCONTRO CON I CINQUESTELLE: “DA LORO SILENZIO ASSOLUTO”
Dal Movimento Cinque Stelle al berlusconiano Stefano Caldoro, passando per l’ipotesi, poi tramontata, di correre da solo.
E’ il percorso di Angelo Ferrillo, l’attivista della Terra dei Fuochi capace di portare in piazza un paio di anni fa decine di migliaia di persone contro l’inquinamento tra Napoli e Caserta.
La lista civica “Mai più la Terra dei Fuochi”, fondata dal blogger napoletano dopo la sua espulsione dai pentastellati, sosterrà il governatore uscente della Campania.
Decisione ufficializzata ieri da Ferrillo in una conferenza congiunta con Caldoro.
“La nostra sarà una lista di scopo — ha detto Ferrillo — che darà il suo contributo in termini di proposta sul tema Terra dei Fuochi senza entrare nel merito delle altre questioni politiche. Rispetto al passato, con Caldoro si è fatto abbastanza. Ora vogliamo aiutarlo a proseguire nell’impegno sostenendolo per i prossimi cinque anni con le nostre proposte. Non ci interessano i sindaci sceriffo, nè i governatori sceriffo. Avevamo rivolto un appello ai candidati ma dalla Ciarambino (M5s) è arrivato il silenzio assoluto, e De Luca non ha mostrato particolare interesse, mentre in Caldoro abbiamo trovato piena disponibilità ”.
L’alleanza di Ferrillo con l’uomo di Forza Italia arriva al termine di una vicenda accidentata.
L’attivista voleva candidarsi con il M5S, tentativo già fatto senza successo alle Europee 2014.
Ma stavolta le cose erano andate bene: 104 preferenze nelle votazioni elettroniche, il tredicesimo posto in classifica, una candidatura al consiglio regionale praticamente sicura.
Gli si sono ritorte contro, però, le presunte critiche lanciate l’anno scorso sulla trasparenza delle consultazioni in rete.
I collaboratori di Grillo lo hanno estromesso con una mail che gli riferiva “alcune segnalazioni pervenute in questi giorni. Se un candidato manifesta pubblicamente come lei ha fatto, di ritenere una ‘truffa’ la procedura di candidatura delle votazioni in cui si candida (e quelle utilizzate in precedenti votazioni) disconosce sostanzialmente la validità delle procedura e ne turba il regolare svolgimento. Per questo viene sospeso con effetto immediato dal M5S: se pensa che questa decisione sia basata su informazioni non corrette può inviare le sue controdeduzioni entro 10 giorni a questa mail”.
Ferrillo ha inoltrato ricorso e ha cercato invano contatti coi vertici pentastellati.
Vistosi definitivamente escluso, ha fondato un suo movimento e ha ipotizzato di candidarsi in prima persona a governatore.
Un sondaggio di inizio aprile gli attribuiva l’1,5%.
Infine, la scelta di allearsi con Caldoro in nome di alcuni punti programmatici: sentinelle ambientali con poteri di polizia giudiziaria “per procedere agli arresti in flagranza di reato”, una cabina di regia per coordinare tutti gli interventi, fiscalità di vantaggio in favore di quelle aziende che operano sul territorio spesso alimentando il mercato del sommerso.
Proposte che Caldoro assicura di voler sposare: “Sono condizioni compatibili con la battaglia che ci accingiamo a fare, dove non è necessario condividere tutto. Ferrillo ha il merito, con il suo blog, di essere stato il primo ad esercitare un’azione di vigilanza e denuncia sul tema Terra dei Fuochi rispetto al quale tanta strada è stata fatta, ma altro ancora c’è da fare, anche con il coinvolgimento dei cittadini per un’azione di vigilanza sul territorio”.
L’accordo con la lista di Ferrillo è per Caldoro “il riconoscimento di una credibilità dell’azione svolta in questi anni che viene da forze estranee al mondo della politica”.
“E coloro che oggi parlano di ecoballe — ha concluso Caldoro — sono le stesse persone che quelle ecoballe le hanno messe, mentre noi le abbiamo in gran parte tolte”.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 23rd, 2015 Riccardo Fucile
EX COSENTINIANI, ESPONENTI FINO A IERI VICINI A CALDORO, SINDACI AUTODECADUTI, RAMPOLLI IMPORTANTI
Ex berlusconiani, ex nostalgici, figli di, sindaci autodecaduti, persone inquisite e sotto processo. 
Vincenzo De Luca è un politico generoso. Accoglie tutti a braccia aperte.
Il candidato Pd alla Regione Campania è pronto a dare ospitalità anche ai dem che, per una ragione o l’altra, non dovessero entrare nella lista di partito.
Per loro ci sarà un posto nelle civiche ‘De Luca presidente’ e ‘Campania Libera’.
A cominciare da Franco Alfieri, imputato di corruzione in una vicenda di appalti, sindaco Pd di Agropoli che si è fatto decadere con l’artificio del ricorso a una multa, l’apripista di un escamotage copiato da altri colleghi, come il sindaco di San Sebastiano al Vesuvio, Pino Capasso, le cui ambizioni di carriera in Regione però non hanno trovato sbocco.
Al contrario di Alfieri: la direzione Pd di Salerno ha detto sì alla sua candidatura, interpretando in maniera garantista il codice etico.
Ma da Roma hanno fatto sapere che non sarebbe il caso. La direzione regionale di domenica scioglierà il nodo.
Mal che vada, Alfieri si candiderà in una delle civiche deluchiane.
Farà compagnia a Paola Raia, ex cosentiniana, poi confluita in ‘Forza Campania’, il movimento di Nicola Cosentino e Vincenzo D’Anna, ed ora indipendente.
Secondo più fonti qualificate la consigliera regionale uscente ha sostenuto Andrea Cozzolino alle primarie democrat.
I 6 x 3 della Raia con lo slogan deluchiano “Mai più ultimi” già sono affissi a Napoli.
Tra i consiglieri regionali un tempo con Caldoro e oggi con De Luca, ecco poi Carlo Aveta, eletto nella Destra. Nelle foto sui social ricorda le gite a Predappio.
Aveta ha rinunciato al vitalizio (gli sarebbe maturato tra una ventina d’anni) ed è uno dei pochissimi consiglieri neanche sfiorato dalle indagini della Procura di Napoli sulla Rimborsopoli della Campania: ha contrattualizzato i collaboratori, li ha pagati regolarmente. Persino la Corte dei conti lo ha tenuto fuori dagli inviti a dedurre.
Passa dal centrodestra al centrosinistra di De Luca anche l’ex questore e parlamentare Franco Malvano, che fu il candidato sindaco di Forza Italia a Napoli nel 2006 e su nomina di Caldoro è il presidente della commissione antiracket regionale.
Con De Luca inoltre troviamo Tommaso Barbato. L’ex senatore mastelliano che nel 2008 quasi mise le mani addosso a Nuccio Cusumano durante le votazioni per la sfiducia a Romano Prodi, ha annunciato tramite Facebook la candidatura in ‘Campania Libera’.
E’ sotto inchiesta per un presunto voto di scambio alla vigilia delle ultime elezioni politiche, mentre le indagini sulle clientele Udeur nell’Arpac gli attribuirono 43 raccomandazioni.
Capitolo lista Pd.
Sgomita per un posto a Salerno il sindaco di Giffoni Valle Piana Paolo Russomando. Si è fatto decadere in un modo più fantasioso di quello del primo cittadino di Agropoli: ha fatto causa al Comune per danni da buca stradale.
Ha già aperto un comitato elettorale di fronte a piazza della Concordia. A trenta metri da quello di Alfieri.
Poi c’è l’elenco dei ‘rampolli’. E’ quello più ricco.
E al suo intero, forzando un po’, c’è pure Mario Casillo, che in verità ha una consiliatura alle spalle e punta, legittimamente, alla riconferma.
Ma fino a quando andrà alle riunioni politiche accompagnato dal padre Franco Casillo, un potente ex consigliere regionale del vesuviano dai trascorsi demitiani, se ne ricorderà la parentela.
Casillo, che con la sua corrente ‘areadem’ è stato determinante per la vittoria di De Luca alle primarie, è tra gli indagati della Rimborsopoli della Regione Campania: il pm Novelli ne ha chiesto il rinvio a giudizio per peculato.
Potrebbero entrare nelle liste dem tra Napoli e Salerno Enza Amato, segretaria di circolo a Fuorigrotta e figlia del consigliere regionale uscente Tonino Amato, Carmela Fiola, figlia del consigliere comunale di Napoli Ciro Fiola, Federico Conte, figlio dell’ex ministro della Prima Repubblica Carmelo Conte.
E’ tramontata la candidatura di Rosa Casillo, figlia dell’ex senatore Tommaso Casillo. Tornerà in campo il padre. Ma in ‘Campania Libera’.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 13th, 2015 Riccardo Fucile
CHI DEVE SISTEMARE LA FIGLIA, CHI LA COMPAGNA
A Nusco un mese fa alla sinistra di Ciriaco De Mita era seduto Stefano Caldoro e alla sua destra
Sergio Chiamparino, a discutere di regioni e programmazione.
Una lezione di politica, nell’ambito del corso di perfezionamento della scuola di Alti studi politici di Nusco, di cui De Mita è direttore scientifico.
Direttore, sindaco, semplicemente: il “re dell’Irpinia”, come lo chiamavano ai bei tempi.
E come ai bei tempi è lui uno dei grandi registi degli accordi politici, a partire da quello che ha portato Area Popolare al sostegno di Caldoro.
Qualche giorno dopo l’incontro a Nusco, sul bollettino ufficiale della regione Campania, l’11 marzo, viene pubblicata una delibera che stabilisce un finanziamento da parte della Regione al Comune irpino per un importo complessivo di 5 milioni e 300 mila euro per la “riqualificazione del borgo antico”, “dei parchi comunali” e per la “messa in sicurezza e ri-funzionalizzazione dell’edificio storico dell’ex convento delle Suore Stigmatine”.
A Nusco, sempre nelle ultime settimane si è fatto vedere pure il coordinatore di Ncd Gaetano Quagliariello, per discutere della manovra che avrebbe portato il sostegno di Area Popolare a Caldoro.
È una ritualità antica quella che avvolge la politica del centro del centrodestra campano.
I big vanno dal Re, in processione. Il quale, come facevano i democristiani di una volta, si adopera per lo sviluppo del feudo.
L’ottantenne De Mita è stato nominato pure presidente del coordinamento dei 24 sindaci della Città dell’Alta Irpinia.
Sarà lui a guidare il progetto pilota per la valorizzazione e lo sviluppo delle aree interne. Le formalità lontano dal feudo, invece, sono affidate ai giovani quando l’accordo è già fatto da vecchio Ciriaco, il quale avrebbe ottenuto da Caldoro – secondo i ben informati – un assessorato per la figlia Antonia.
Ecco che per le formalità , a Napoli, all’incontro della stretta di mano finale con Caldoro, vanno Giacchino Alfano e De Mita Giuseppe, nipote di Ciriaco.
I quali chiudono un accordo sgradito a un altro democristiano di Area Popolare, Lorenzo Cesa e al suo luogotenente, l’assessore regionale Pasquale Sommese.
È il motivo per cui, a sostegno di Caldoro ci saranno due liste di centro.
Non una di Area Popolare, ma una di Ncd e una dell’Udc, almeno per ora.
Due, o forse tre. Perchè un altro pezzo della trama passa da Nusco a Ceppaloni, da De Mita al suo ex portavoce, Clemente Mastella.
Nelle ultime settimane l’ex guardasigilli ha trattato su più tavoli il suo sostegno a Caldoro, attraverso la candidatura della signora Sandra (sua moglie di Mastella e consigliere).
Dentro Forza Italia, dove Mastella è transitato, l’ipotesi non è risultata percorribile perchè Forza Italia ha optato per un “rinnovamento delle liste”.
Ora Mastella tratta su due opzioni: una candidatura di Sandra Leonardo nelle liste di Area Popolare, dove però Mastella si scontra con il veto della sua avversaria storica, Nunzia De Girolamo.
L’altra, che al momento pare più percorribile, è la nascita di una lista di sostegno a Caldoro assieme all’europarlamentare di Forza Italia Enzo Rivellini.
Che, nei desiderata degli ispiratori (Mastella e Rivellini), porterebbe all’elezione di Sandra Mastella nel Sannio e nel napoletano della compagna di Rivellini, Bianca D’Angelo, assessore uscente alle politiche sociali nella giunta di Caldoro.
Se così fosse, il centro andrebbe alle urne divise, ma ogni democristiano riuscirebbe a tutelare il suo spicchio di potere.
Chi invece, pur essendo molto attivo ancora nel centrodestra campano, non vuole candidarsi è Paolo Cirino Pomicino.
Che all’HuffPost dice: “La tessera non l’ho presa, ma sono in Area Popolare, diciamo così, per antica presenza perchè dovrebbero essere democristiani…”.
E su una eventuale candidatura aggiunge: “Ma le pare che uno della prima Repubblica si candida nella seconda? Noblesse oblige”.
‘O ministro resta nell’ombra. Ma c’è anche lui.
A volte ritornano.
(da “Huffingtonpost”)
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