Aprile 8th, 2015 Riccardo Fucile
TUTTI CONTRO TUTTI, DIVISI ALL’INTERNO DELLA STESSA CORRENTE DI PARTITO
Il simbolo di un’intera storia è la Campania, dove si confondono i renziani con i fittiani, i
democratici con i berlusconiani, i legalitari con i garantisti.
C’è Vincenzo D’Anna, eletto al Senato con il Pdl e berlusconiano da anni, che sostiene Vincenzo De Luca, candidato del Pd.
Mentre Guglielmo Vaccaro, deputato Pd, lettiano, dialoga con Stefano Caldoro, perchè il suo partito candida un “ineleggibile”, De Luca appunto.
Se la bufera di correnti dentro al Pd è fatto noto, guardare Forza Italia di questi tempi è come avere a che fare con le confessioni di una religione monoteista: i fittiani contro i berlusconiani, i giovani forzisti contro i vecchi custodi del berlusconismo e addirittura fittiani-cosentiniani contro fittiani-cosentiniani.
E’ difficile decidere se questa mappa faccia più ridere o più sbadigliare, ma il fermo immagine di tutto questo è a Napoli.
Sono gli effetti del renzismo: la destra spolpata e disorientata, la sinistra-sinistra che respira con il boccaglio, un continuo rimescolamento di carte stile croupier.
A 7 settimane dalle Regionali la situazione non è “fluida”: è eterea.
E tutte le certezze sono diventate improvvisamente delle nebulose, se vogliamo credere ai sondaggi.
In Liguria la diretta discendente di Burlando e campionessa di renzianesimo, Raffaella Paita, ha solo 4 punti di vantaggio su Toti che nemmeno ha cominciato la campagna elettorale.
In Veneto Alessandra Moretti è a due punti dal presidente uscente Luca Zaia, nonostante il patto tra Forza Italia e Lega Nord che per il centrodestra dovrebbe essere una linea Maginot del centrodestra nelle Regioni in cui spera di spuntarla.
“Cerchio magico di Forza Italia tracotante”
“Forza Italia non lascia spazio alla democrazia: in Campania non ho capito perchè io e i fittiani dovremmo votare Caldoro e i dirigenti del cosiddetto cerchio magico”. Vincenzo D’Anna ce l’ha con il cerchio magico — “tracotante e insipiente” — e in particolare con Maria Rosaria Rossi — tesoriera di Forza Italia — e la first lady Francesca Pascale.
Spiega il suo sostegno a De Luca che “ha un forte radicamento tra le gente, è percepito come un uomo capace, in grado di portare a concreta soluzione alcuni dei tanti problemi rimasti irrisolti con Caldoro” che invece è “un ottimo politico, ma un pessimo amministratore”.
Secondo i giornali napoletani in questa operazione si porterà dietro una truppa formata dal consigliere regionale Carlo Aveta (che fu eletto con la Destra di Storace), l’ex sindaco di Melito Antonio Amente (forzista fino a gennaio), l’ex consigliere comunale di Napoli Diego Venanzoni (ex An, ex Udeur, ex Fi e ex Pd), il coordinatore campano di Scelta Civica Giovanni Palladino, l’ex europarlamentare Udc Erminia Mazzoni.
D’Anna ci ha infilato anche Angelo Pisani (presidente della municipalità di Scampia), ma quest’ultimo ha precisato che una lista lui ce l’ha già e farà per conto suo.
Di certo non ci sarà Ciro Falanga, lui forzista tutto intero, “fittiano non meno del senatore D’Anna ed ancora una volta, devo precisare che la linea dell’onorevole Fitto in Campania è quella di sostegno al presidente Caldoro”.
Quando prese il “vaffa” da Berlusconi
Presidente di Federlab (la federazione dei laboratori d’analisi), Vincenzo D’Anna è un ex democristiano di 64 anni di Santa Maria a Vico.
Fittiano, vicino nonostante tutto a Nicola Cosentino, ex sottosegretario all’Economia, in galera da un anno in attesa di giudizio per varie ipotesi di reati collegate a clan di camorra dei Casalesi.
Era tra i portabandiera della “scissioncina” regionale di Forza Campania. Al tempo dei Responsabili di Domenico Scilipoti e Massimo Calearo (quando Razzi non era ancora Razzi), lui c’era.
Ora D’Anna, eletto con il Pdl, è iscritto al Gal, il gruppo-frittata che, da costoletta di Forza Italia, al Senato mette insieme socialisti nostalgici, ex montiani che si battono il petto, ex tutto pronti a votare tutto, anche la fiducia al momento giusto.
“Vaffanculo” gli disse Silvio Berlusconi durante una riunione a San Lorenzo in Lucina nell’afa di luglio di un anno fa quando, insieme a Capezzone, a Minzolini e alla Bonfrisco, provava a dire che il patto del Nazareno era deleterio e che la riforma del Senato (di cui lui fa parte) è “un attentato alla democrazia che instaurerebbe un regime”. (Va detto che lo provocò ribattendo con “Che fai, ci cacci?”).
A quel paese ce lo mandò anche la democratica Monica Cirinnà e lui reclamò le royalties sull’insulto.
Oltre all’ironia, lo aiuta la retorica, mescola volentieri l’Alto e il Basso, anche in Aula. Mentre faceva ostruzionismo al Senato proprio sulle riforme istituzionali si alzò e, per dare contro alla Boschi, in 20 secondi citò nell’ordine Tommaso Moro, Erasmo da Rotterdam, Il berretto a sonagli di Pirandello, Uomo e galantuomo di Eduardo De Filippo e Thomas Mann, accusando il governo di conformismo, l’opportunismo e la mediocrità .
Però non si mise i guanti per gridare “deficiente” al collega dei Cinque Stelle Ciampolillo seduto qualche seggio più in là .
E in una di quelle occasioni accusò “i muti astanti, che votano senza alcun sussulto i nominati” dopodichè rilevò che a Palazzo Madama vedeva “degli inchini talmente profondi che a molti di loro gli si vede il culo a furia di abbassarsi e non è un bel vedere, cari amici”.
La presidente di turno Linda Lanzillotta lo riprese: “Lo dicevo tanto per non metterla nella semantica” si giustificò lui.
Vaccaro, il nemico di sempre di De Luca
Dialoga con Caldoro, “ma solo con lo streaming”, Guglielmo Vaccaro.
Ex candidato alla segreteria regionale del Pd, nemico da sempre di Vincenzo De Luca, che da anni marca a uomo.
“Un sondaggio del Corriere della Sera ha detto che l’84% degli elettori democratici italiani ritiene la candidatura di De Luca inopportuna — ha spiegato alcuni giorni fa — Io rappresento questo 84% in questa vicenda”.
Lettiano, sostenitore di Gianni Cuperlo, non trova scandalo nel confronto con Caldoro, l’ex socialista ora berlusconiano: lui e Salvatore Vozza (ex sindaco di Castellammare, candidato di Sel) sono uguali perchè “potrebbero essere a pieno titolo democratici, sono due riformisti per cultura, hanno militato in formazioni che hanno dato origine al Pd, e di fronte a una candidatura largamente considerata inopportuna diventano l’approdo naturale di un pezzo di elettorato che si confronta con la deriva del Pd in Campania”.
“Sono prigioniero politico dei brogli del Pd di Salerno”
Vaccaro, ex capo dei giovani democristiani in Campania, è arrivato dal Pd attraverso la Margherita.
Era il consulente della segreteria tecnica di Enrico Letta quando quest’ultimo, dal 1999 al 2001, era ancora sereno perchè faceva il ministro dell’Industria.
Quando si candidò alle Regionali nel 2005 Vaccaro raccolse oltre 10mila preferenze. Col Pd ha un brutto rapporto da tempo.
Alla Camera si è astenuto a fine marzo sul ddl riforme, ha annunciato di votare contro l’Italicum. Chiamò Luigi De Magistris — allora decaduto — “sindaco fuorilegge”: “A Napoli — twittò — serve l’esercito. La tensione e illegalità sono visibili a occhio nudo”. Quando De Luca ha vinto le primarie per la candidatura alla Regione disse che c’era “da vergognarsi” perchè “le primarie sono state truccate come sempre”.
Un anno prima, nel febbraio 2014, aveva occupato la sede Pd di Salerno per una settimana perchè anche lì denunciava brogli alle primarie (per la segreteria): “Mi dichiaro prigioniero politico dell’università dei brogli del Pd salernitano” scandì.
Ora, forse, il salto finale: meglio Caldoro.
Diego Pretini
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 6th, 2015 Riccardo Fucile
AVREBBE LIBERATO IL POSTO PER GRATTERI… E DE LUCA NON MOLLA
Nella complessa partita a scacchi tra regionali, rimpasto di governo, alleanze nel centro destra e agenda di governo, la pausa pasquale ha portato qualche schiarita.
La prima mossa si chiama Andrea Orlando, il ministro guardasigilli buttato nell’arena campana con un doppio obiettivo: da una parte rompere l’asse tra il governatore in carica, l’azzurro Stefano Caldoro, e Ncd di Alfano che rischia la scissione in tre parti; dall’altra togliere dall’agone un’altra fonte di imbarazzo nel Pd che si chiama Vincenzo De Luca, l’ex sindaco di Salerno stravotato alle primarie e però condannato in primo grado e quindi destinato, in caso di vittoria, a dimettersi dopo un minuto.
Il ministro Orlando ha letto nei giorni scorsi vari retroscena che lo riguardavano e lo mettevano in una casella piuttosto che in un’altra.
In questi giorni di pausa, parlando con i suoi collaboratori, ha provveduto a chiarire alcuni punti.
Il primo: “Io non mi candido a governatore da nessuna parte, meno che mai in Campania. Se proprio avessi dovuto fare una scelta del genere, avrei certo preso in considerazione la Liguria dove, tra l’altro, partivo da un consenso della base piuttosto forte”.
Un consenso, sia detto per inciso, molto più alto di quello della candidata attuale Raffaella Paita, pupilla dell’ex governatore Burlando che, secondo i sondaggi, non sembra far impazzire il popolo del Pd mentre strizzerebbe l’occhio a Ncd e Fi orfani di Scajola.
Paita, tra l’altro, se la dovrà vedere con Giovanni Toti.
Detto questo, Orlando ha chiarito con i suoi collaboratori che il suo compito è “portare fino in fondo la riforma della giustizia”.
Percorso faticoso, pieno di insidie ma che comincia a dare qualche frutto. Si pensi all’anticorruzione e alla riforma della prescrizione che hanno avuto il primo via libera del Parlamento (Senato la prima, Camera la seconda) e dovrebbero avviarsi verso letture definitive nel prossimo mese.
L’idea di piazzare Orlando in Campania è balenata in testa al premier Renzi che, una decina di giorni fa (come aveva scritto L’Huffington Post), aveva anche convocato De Luca a palazzo Chigi nel tentativo di dissuaderlo dalla candidatura folle, causa legge Severino, in Campania.
Lo stesso De Luca però avrebbe fatto saltare i piani di Renzi.
“Voglio proprio vedere – avrebbe detto con tono di sfida il candidato governatore – come fai a farmi ritirare con tutti i voti che ho preso”.
Lo schema di Renzi prevede Orlando al posto di De Luca nel tentativo, anche, di costringere Ncd a non allearsi con Caldoro e FI e quindi spezzare anche in Campania, come già in Veneto, il vincolo del centrodestra.
Quella di Orlando, secondo palazzo Chigi, non sarebbe una candidatura dall’alto ma “una conseguenza logica” del fatto che Orlando seppe portare in fondo benissimo il mandato di commissario del Pd quando nel 2011 Bersani lo inviò a riparare i guasti dell’ennesimo pasticciaccio primarie.
Il punto è, come il Guardasigilli ha ribadito in questi giorni di riposo, che lui resta “a fare il ministro”.
Una sottolineatura destinata, oltre a Renzi, anche alle orecchie del vice procuratore di Reggio Calabria Nicola Gratteri che, come molti ricorderanno, nel febbraio 2014 non divenne ministro solo perchè l’allora presidente Giorgio Napolitano invitò il premier a riflettere un attimo sopra quella scelta. Gratteri, convinto di fare il ministro, restò a fare il procuratore antimafia (che sa fare benissimo) e ottenne da palazzo Chigi l’incarico di redigere un nuovo codice antimafia.
Il testo ha preso forma, contiene riorganizzazioni e tagli importanti quello quello della Dia.
Di recente ha allargato il contributo anche alle intercettazioni contro la cui pubblicazione Gratteri prevede il nuovo reato di pubblicazione arbitraria.
Non c’è dubbio che l’attivismo normativo di Gratteri sommato ai presunti piani del premier, abbiano indotto più di un Giovane Turco (la corrente di Orlando che sta in maggioranza ma ricorda sempre di avere un peso) a mettere le mani avanti rispetto al fatto che possa prendere corpo davvero l’idea di un clamoroso coinvolgimento di Orlando nella partita delle regionali.
A scanso di equivoci il Guardasigilli pianta bandierine sulla giustizia. Incassa il via libera alle riforme, seppure perfettibile, e ribadisce che “le intercettazioni saranno materia da discutere insieme con il disegno di legge sulla riforma del processo penale”.
Anzi, di più, “saranno proprio le intercettazioni a fare da volano alla riforma del penale necessaria per dare tempi certi al processo”.
Nessuno stralcio, quindi. Nessuna fuga in avanti come invece chiede Ncd.
Il partito di Angelino Alfano spinge anche per modificare la riforma della prescrizione già approvata dalla Camera ed ora all’esame del Senato e chiede un intervento sulla disciplina delle intercettazioni.
Da verificare tempi e modalità di approvazione delle norme anticorruzione, in arrivo a Montecitorio dopo essere state licenziate da palazzo Madama.
La partita a scacchi resta complessa. Ma un punto fermo c’è: “Orlando resta al suo posto”.
Senza se. E senza ma.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 26th, 2015 Riccardo Fucile
PRESSING DI RENZI PER FAR RINUNCIARE DE LUCA
L’apparenza inganna. Come nella migliore tradizione napoletana. 
Due candidati sono in campo per le prossime regionali, ma è in atto una manovra per farli saltare entrambi.
È stata annullata la grande kermesse del Pd prevista per sabato a Napoli, dove — a sostegno di De Luca — sarebbero dovuti arrivare il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini e il ministro Orlando.
Ed è stata annullata, questo è il secondo indizio, dopo che proprio De Luca ha incontrato ieri Luca Lotti a palazzo Chigi, come ha scritto il Fatto.
Due indizi non fanno una prova. Il terzo indizio arriva dalle colonne del Mattino dove viene data la notizia che, in queste ore, è stato commissionato un sondaggio sulla Campania dai vertici del Pd.
Un sondaggio tra De Luca e Caldoro? Niente affatto.
Il sondaggio riguarda quale candidato del Pd avrebbe più consenso. Oltre a De Luca, gli altri nomi sono quelli del ministro Orlando, di Luigi Nicolais e di Enzo Amendola: “A primarie fatte e con un candidato in campo perchè sondare altri candidati dello stesso partito?” è la domanda che rimbalza in Transatlantico tra i parlamentari campani.
Perchè, è la risposta, attorno a De Luca è in atto un pressing per farlo “mollare”.
De Luca è un lottatore, uno che non molla. E che non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro: “Da parte del Pd – dice incrociando i cronisti – sento un sostegno pieno, totale al di là della fantapolitica che ha appassionato qualche vostro collega”.
Ma il cuore della manovra non sta a Napoli, bensì a palazzo Chigi.
Renzi più volte ha parlato della Campania con Alfano e più volte lo ha invitato a rompere l’alleanza con Berlusconi su Caldoro e a schierarsi con la sinistra, modello “Mattarella”: all’ultimo momento utile, si cambia schema.
E non è un caso che, notano i maliziosi, la data delle elezioni non è ancora stata fissata in modo da avere tempo per creare le condizioni.
Il problema, in quest’ottica, si chiama De Luca, candidato che Angelino non regge. Con un altro candidato il ministro dell’Interno non ha preclusioni a un’alleanza con la sinistra in Campania.
Tranne Nunzia De Girolamo, i suoi sul territorio hanno già dato segnali in tal senso, anche pubblici come il sottosegretario Giacchino Alfano, all’insegna del “a Napoli come a Roma”.
E non è un caso che Alfano (Angelino) non abbia ancora chiuso con Caldoro, con cui il suo partito ha governato cinque anni. Tanto che proprio l’attuale governatore, a sua volta, sta prendendo tempo.
A Berlusconi ha già fatto sapere che “senza il sostegno di Ncd non è disposto a correre”.
Il candidato su cui Renzi e Alfano chiuderebbero l’accordo si chiama Andrea Orlando: “È perfetto — spiega una fonte renziana – perchè come fa a quel punto il ministro dell’Interno a non sostenere come candidato quello che è stato suo ministro della Giustizia?”.
L’ipotesi è stata già valutata anche ad Arcore. Silvio Berlusconi è convinto che alla fine Angelino cederà al premier: “Il vero segretario di Ncd — è la battuta che circola ad Arcore — è Renzi”.
Pronto, ad Arcore, il piano B: “Contro Orlando candidiamo Mara, è la più brava”.
La Carfagna è una radicata sul territorio, è stata miss preferenze la volta scorsa quanto si candidò per appoggiare Caldoro e secondo i report della Ghisleri funziona in tv.
È chiaro che sarebbe chiamata a una battaglia difficile: Forza Italia contro tutti, con Forza Italia che non è quella di dieci anni fa ma è dilaniata dalle faide.
Scontato quindi che, dopo le regionali, Mara avrà un ruolo molto pesante dentro Forza Italia.
Dunque: a Roma e ad Arcore già si ragiona su candidati diversi da quelli che sono in campo ora.
Anche se De Luca fa sapere che non ha intenzione di mollare. Però fonti renziane degne di questo nome sono certe che interverrà una variabile extra-politica.
Sul Corriere del Mezzogiorno di una settimana fa era scritto: “Fallimento Ifil, il figlio di De Luca ora rischia l’accusa di bancarotta. Inchiesta sul crac della società di Mario De Mese. Per il primogenito dell’ex sindaco viaggi in Lussemburgo insieme alla moglie pagati con i fondi di questa azienda”.
L’entourage di De Luca sostiene che la vicenda è vecchia e di poco conto, e che il figlio è il primo a stare assolutamente sereno perchè, anche se è indagato, l’inchiesta non sta in piedi.
Al momento, non solo è saltata l’iniziativa di sabato ma Renzi non ha in agenda nessun appuntamento elettorale in Campania.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 25th, 2015 Riccardo Fucile
NEI QUARTIERI EST DELLA CITTA’ LE GIOVANI RONDE DEI CLAN TERRORIZZANO GLI ABITANTI
Accade spesso che realtà rincorra, superandola, la creazione cinematografica.
Vedendo il video diffuso dai carabinieri della compagnia di Torre del Greco si resta talmente increduli da credere di stare guardando un mafia-movie.
I commenti che in pochi minuti sono giunti sui social network ovunque tracciavano un’interpretazione: «Sembra Gomorra ». L’espressione “sembra un film” descrive qualcosa di straordinario e spettacolare. Talmente spettacolare da ricordare l’esagerazione filmica, da non poter essere considerata un evento reale.
Questa espressione nasce da un equivoco, la differenza tra film e realtà è solo questione di diottrie.
La vicinanza al dettaglio spesso è possibile solo in una costruzione scenica e per questo motivo quando un evento, che sia un terremoto o un omicidio, viene ripreso nei suoi dettagli immediatamente fa pensare a un film.
Perchè la realtà la immaginiamo antagonista della tv o del cinema, la pensiamo distante o non catturabile. La realtà che percepiamo è fluida e, accade sempre, distante. La immaginiamo possibile da registrare solo nella memoria.
La ricostruzione invece la sentiamo lenta, vicinissima e rassicurante. La realtà ci spaventa, la ricostruzione ci incuriosisce.
Questi sono i vecchi codici ma sempre più non è così. Le telecamere nascoste e la capacità degli obiettivi rendono possibile raccontare la realtà nel dettaglio talmente preciso che spinge spesso a far credere alla messa in scena dinanzi a un fatto reale osservato.
La precisione con cui la realtà viene narrata ribalta i canoni che abbiamo descritto prima e crea immediatamente un effetto cospirazione in molti osservatori.
Pensiamo: la cronaca non può esser descritta e ripresa così bene. Immaginiamo che la realtà sia diversa e crediamo quindi che sia stata costruita o ricostruita.
La tendenza a considerare tutte le immagini dei “falsi” costruiti nasce dalla diversa percezione che abbiamo della realtà che immaginiamo confusa, non scenica. Anche questo è falso.
La realtà spesso è assai più scenica della sua ricostruzione fantasiosa ma non solo, sta cambiando la dialettica tra schermo e realtà .
La presenza disseminata di telecamere, cimici; la diffusione di dispositivi in grado di riprendere tutto con precisione riscrive l’immaginario a cui si appella il cinema.
Si vive e si recita alla stessa maniera, ci si influenza vicendevolmente e spesso inconsapevolmente.
Non c’è bisogno di possedere talento registico o cinematografico, gli smartphone hanno la capacità di catturare foto di qualità o video raramente sfocati, quindi anche sul piano della qualità realtà e finzione iniziano a essere immagini identiche.
Quindi bisognerebbe ribaltare il commento, quando si guarda la tv o un film al cinema bisognerebbe dire “sembra la realtà ”.
Il rapporto tra film e realtà è lo stesso che passa tra una tela e una fotografia, certo dipende dallo stile del pittore e del fotografo ma nell’obiettivo della ricostruzione sceni- ca non c’è un calco della realtà ma la realizzazione di una profondità .
Guardando questo video si ha la sensazione di una sorta di prova scientifica di quanto si era raccontato nella serie Gomorra.
Il video dei carabinieri mostra una tipica scena di inseguimento sugli scooter, uno dei camorristi al posto del passeggero spara in aria, poi spunta sulla destra una sentinella che spara correndo, persone che stanno scappando e un bambino alla sua sinistra. Lungo la traiettoria dello sparo c’è una persona che fugge terrorizzata.
Scappano tutti, uomini e animali, si vede un cane, forse un gatto, fuggire. “Sembra Gomorra”, titolano i primi siti mentre scrivo. In realtà ci si è accorti di tutto questo attraverso il racconto, ma scene come queste ci sono sempre state, ma non avevano cittadinanza nell’attenzione nazionale.
Il video mostra come dopo la sparatoria la vita torni normale, come se si mettesse in conto che per le strade di Ponticelli ci si può imbattere uno scontro tra bande e che, nel caso, bisogna semplicemente accelerare il passo.
Non vedete una somiglianza con l’abitudine di chi vive sotto il tiro dei cecchini? Alcune scene di “Gomorra, la serie” del resto, sono girate a Ponticelli.
Questa è la guerra dimenticata del paese che qualche volta viene ripresa dalle telecamere nascoste e costringe quindi per un attimo a non voltarsi. Una guerra che abbiamo deciso di narrare oltre l’emergenza e con lo strumento dell’arte.
D’istinto mi verrebbe da dire: ma non ero io ad aver inventato queste cose? Non eravamo stati noi con la serie ad aver esagerato, sporcato la città ? È la realtà che ora in molti tenderanno a liquidare dicendo che succede ovunque, che ci sono più reati in Belgio che in Italia, che in fondo lo stesso sta accadendo anche a Buenos Aires o Parigi ma che si insiste su Napoli per mangiarci sopra.
È quell’omertà alleata dell’impotenza (o forse della codardia) che genera questi commenti. Qui non c’è da sottovalutare questi episodi, qui c’è solo da ribadire che il Sud vive un abbandono, assenza di progetto, assenza di risorse, assenza di visione, assenza di attenzione.
Il lamento del Mezzogiorno verrà descritto come se fosse soltanto un languido lamento e un’infantile richiesta d’attenzione e assistenza.
Qui si consuma un dramma che abbiamo iniziato a sopportare come il più ordinario dei modi di vivere. Naturalmente queste cose accadono, ma quel meccanismo che fa immaginare una realtà spaventosa e la trasforma in una ricostruzione curiosa crea una pericolosa distanza.
Queste immagini rischiano di essere percepite come messa in scena di una guerra lontana che non interessa, tutto diventa sopportabile e al massimo attira la curiosità di un video visto come decine di altri sullo smartphone postato da qualche amico.
La realtà non è peggiorata dal suo racconto ma, al contrario, la sua rappresentazione ne restituisce i codici e prova a darle un senso.
Il punto è un altro: se si rimane solo spettatori hanno fallito sia l’arte del cinema e della fiction sia il video diffuso dai carabinieri di Napoli.
Roberto Saviano
(da “La Repubblica”)
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Marzo 24th, 2015 Riccardo Fucile
LA CAMPANIA PREMIATA DA LEGAMBIENTE PER IL PIANO RIDUZIONE DEI RIFIUTI… CAPOFILA NELLA DIFFUSIONE DELLA FIBRA OTTICA
Le reiterate e continuate diatribe in atto tra i presunti “eroi” di quel che resta del centro-destra e le varie indiscrezioni variamente diffuse in rete nei giorni scorsi, comprese quelle relative ai “ricostruttori Fittiani” che parrebbero sempre più divisi tra “deluchiani”, “caldoriani” e “candidato autonomo”, danno la chiara dimensione di una politica sempre più contorta, astrusa e poco presente, sia a sè stessa che ai fini che dovrebbero appartenerle.
La politica dovrebbe essere esclusivamente servizio. Un modo specifico per servire il proprio Paese, la propria terra e la propria gente ma, scandali ripetuti e continuati, episodi vari di arroganza, di prepotenza e di straripamento dallo specifico fine istituzionale, come le continue piroette di questo o di quel “personaggio”, offrono l’idea sempre più evidente di un sistema che del bene comune se ne interessa davvero poco.
Il “tutto” sembra sempre e soltanto finalizzato all’acqusizione del potere fine a sè stesso, incapace di incarnare, sia “una visione”, sia quei sogni di necessaria grandezza che dovrebbero essere propri di qualsivoglia persona intenda agire per sè stesso e per gli altri.
E la nefandezza dell’infauso epilogo davvero è devastante perchè la storia l’hanno fatta sempre i sogni, la passione, le visioni illuminate e la coerenza ed il coraggio degli uomini veri, sinceramente intransigenti e autenticamente combattenti.
Cose di cui il nostro Paese, soprattutto in questa fase così drammatica e disperata, ha un bisogno sempre più evidente e pregnante.
Renzi, per esempio, sta portando avanti la sua “piccola rivoluzione democratica”.
Alla fine non sarà una gran cosa: l’idea complessiva è quella di un impianto rabberciato, poco chiaro e finanche carente della necessitata lungimiranza del caso.
Al netto di questo irreffragabile dato, però, “a sinistra” si cerca di fare.
Nel centro-destra, invece, soltanto chiacchiere e “balletti vari”.
E la cosa davvero è drammatica perchè il centro-destra non può in alcun modo sottrarsi al compito propugnato dalla storia: continuare nelle sterili divisioni di bottega, nella sempre più totale carenza di idee appassionate e capaci di rimettere in moto le sorti di un Paese sempre più in ginocchio, sarebbe molto più di una mera carenza di spessore per involgere direttamente la dimensione del crimine vero e proprio consumato ai danni del proprio Paese e della propria gente.
E le cose non cambiano nemmeno se dal “generale”, si involge “al particolare”.
E che il riferimento sia alla “situazione Campana” è oltremodo scontato ed immediato.
Inaccettabile che una parte dello pseudo centro-destra campano possa sostenere il Sindaco PD De Luca nella corsa a Governatore della nostra terra.
E’ vero che nella vita può succedere di perdere il senso delle cose, ma a tutto c’è un limite, finanche all’indecenza.
Lo scenario è avvilente. Evidentemente in troppi sono sordi “al richiamo del sangue”, dei sogni, dell’essere fedeli alla parola data ed ai valori intangibili di un’area che non si dovrebbe nemmeno permettere di metterli in discussione.
O forse, molto più semplicemente, ma non per questo suscettibile di “attenuanti” comunque impossibili da concedere, in troppi vedono nei modi del “De Luca di turno” dinamiche di “atavica memoria”, insostenibili e privi di senso.
Non ci si faccia prendere dalle “tentazioni di duplicazione della storia”.
La storia è un fatto sempre unico e irripetibile e certi suoi attori non sono duplicabili. Non tutti i giorni, insomma, nasce “un Mussolini”, “un Churchill” o “una Thatcher”, e che il decaduto sindaco “piddino” manco ci si avvicini a certe soglie – non dico di “grandezza” perchè davvero sarebbe impossibile! – ma di “almeno sufficiente” valutazione di partenza, mi sembra un dato oltremodo evidente e scontato.
Il centro-destra, anche quello campano, non può cedere alle lusinghe “del meno peggio” o della “poltrona facile”.
Non può farlo e assolutamente non deve. Non è vero che le “ideologie” sono finite. Non è vero che il “rosso”, il “nero” o “l’azzurro” sono scomparsi: nel cuore della gente esistono ancora, perchè le persone hanno bisogno di identificarsi, di credere in cose specifiche e di dare sostanza reale ai sogni, alle speranze e ai desideri.
L’idea della politica come mera somma di soluzioni possibili ai vari problemi della specifica fase di riferimento, proprio non funziona.
La storia dei popoli è sempre stata “storia del pensiero” e la politica non può e non dovrà mai sottrarsi alle necessità di una “visione lucida”, programmata e programmatica delle cose che devono succedere e che si deve riuscire a veicolare.
La politica, insomma, è “sogno” – che si rinnova di continuo! – e “missione” allo stato puro.
La credibilità non si conquista con le belle parole o coi gesti plateali ed eclatanti: si consuma tutti i giorni, passo dopo passo, parola dopo parola, promessa mantenuta dopo ogni singola promessa mantenuta.
Chi se ne dimentica per assecondare l’ego avido e fuorviante o la peggiore delle ignominie concettuali possibili, non è degno, nè di chiamarsi Italiano nè di dirsi uomo del “proprio tempo”.
Caldoro merita la riconferma. Sarebbe un errore fatale per il centro-destra campano dividersi per sostenere soluzioni diverse se non addirittura antinomiche.
Sarà poco “appariscente”, poco incline ai talk show o alle prime pagine dei giornali. Sarà anche un uomo dai modi semplici. Chissà .
Ma Stefano Caldoro — un incontrovertibile politico, moderato nei toni, ma forte nel pensiero — è stato l’artefice effettivo di una silenziosa quanto “rivoluzionaria rivisitazione” dell’intero “sistema Campania”.
Anzi, prendendo spunto anche da altrui riflessioni, io parlerei chiaramente di un “modello Caldoro”: qualcosa che meriterebbe di essere addirittura approfondito in prestigiose sedi accademiche quale spunto di ben più serie e profonde riflessioni.
Insomma, Caldoro ha governato bene e l’ha fatto con sostanziale e dirompetente decisionismo.
Non si è mai abbandonato alle tentazioni della ribalta mediatica.
Non ha mai ceduto alle lusinghe della contrapposizione dialettica fine a sè stessa.
Non ha mai perso o spostato il “baricentro” della propria azione programmatica, ma ha consumato fatti autentici e di valore riuscendo ad imporre il necessitato cambio di passo.
Una “piccola rivoluzione operativa e di concetto”, insomma: cose capaci di mettere finalmente in ginocchio quel “sistema” delle rendite di posizione sottese all’antagonistica politica della “spesa facile”, un sistema tanto vituperato – a parole! – ma per nulla avversato nei fatti, fatta eccezione per quei “piccoli, autentici uomini” che fanno della parola data una questione d’onore prima ancora che di serietà !
Ed esservi riuscito in una terra fin troppo abituata “a campare di politiche passive”, è un merito fin troppo degno per essere affidato al dimenticatoio della propaganda elettorale becera e inconsistente.
Caldoro ha consumato un piccolo, grande capolavoro riducendo il debito sanitario, raggiungendo il dimezzamento del debito verso i fornitori e consumando l’annientamento del disavanzo sanitario fino al punto da “chiudere” il 2014 con un avanzo di ben 80 milioni.
Una realtà amministrativa che è stata capace di far diventare la Campania una regione capofila nella diffusione della fibra ottica e che ha altresì conquistato il primato di regione italiana che ha speso più fondi europei in percentuale.
Senza contare la potenziale sfida dell’Expo e la questione dei rifiuti.
Da un lato, insomma, la sifda di provare a candidare la Campania come patria della Dieta Mediterranea, dall’altro la certezza del riconoscimento ufficiale di una Regione premiata dalla Federambiente e da Legambiente come l’unica realtà che è stata capace di un piano strategico per la riduzione dei rifiuti.
Se “destra” è merito e visione illuminata.
Se “destra” è mantenimento della parola data.
Se “destra” è legalità e senso dello Stato, allora c’è poco da aggiungere.
I “destri confusi e venduti” facciano pure quello che vogliono. Si concedano pure al PD e alla “politica della poltrona ad ogni costo”
Il popolo non è stupido, però…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra liberale
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Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile
LA RETE DELLE ALLEANZE TRASVERSALI: A INDEBOLIRE IL GOVERNATORE USCENTE POTREBBERO ESSERE I FITTIANI E LA LEGA
Se il Partito democratico ha il suo candidato tra i tormenti, il centrodestra per le elezioni Regionali in
Campania è nel caos.
Da una parte c’è il neovincitore delle primarie Vincenzo De Luca, dall’altra in campo più che mai c’è Stefano Caldoro.
Il governatore uscente, berlusconiano ma non ostile al governo, ha infatti già inaugurato l’inizio della campagna elettorale con lo slogan, “Caldoro presidente, marchio etico regionale”.
Ma niente nell’area moderata è ancora deciso e, soprattutto, scontato.
Il partito di Angelino Alfano (Ncd) lega la sorte delle alleanze in Campania a quello che succederà all’assemblea nazionale della Liga Veneta quando si troveranno per la prima volta l’uno di fronte all’altro Luca Zaia, Flavio Tosi e il commissario ad acta Giampaolo Dozzo.
L’aut aut posto da Matteo Salvini al Ncd potrebbe compromettere gli equilibri campani che al momento vedono il partito compatto su Caldoro.
“Se noi”, fanno sapere fonti Ncd, “andassimo in Campania con il Pd a quel punto potremmo pensare di fonderci con i democratici e fare una operazione simile a quella di Scelta Civica”.
Uno scenario che rimanda alla divisioni che si sono consumate nelle precedenti settimane fra l’area del Ncd più dialogante con il Pd (Cicchitto, Lorenzin, Quagliariello), e quindi con il governo, e un’altra area — guidata da Nunzia De Girolamo — che ha sempre immaginato di tornare fra le braccia di Silvio Berlusconi.
In casa Forza Italia la maggioranza del partito conferma fedeltà alla ricandidatura di Stefano Caldoro.
Mara Carfagna, coordinatrice provinciale di Fi a Salerno, spara a zero sul candidato democratico.
“Andrà in scena — mette a verbale — la sfida tra il buon governo, l’equilibrio, la serietà , il rigore amministrativo da un lato e il populismo, la propaganda e l’approssimazione amministrativa dall’altro. La scelta è tra il futuro e il passato, fra modello istituzionale rigoroso e sciatteria, tra poltronisti e innovatori”.
Un duro attacco che esclude qualsiasi sostegno allo sceriffo di Salerno.
Raffaele Fitto, enfant prodige di casa Forza Italia ma in pessimi rapporti con l’inquilino di Villa San Martino al punto da minacciare in più occasioni liste indipendenti per le regionali della prossima primavera, esclude cataclismi per la corsa a Palazzo Santa Lucia.
Il gruppo dell’europarlamentare dovrebbe confluire nella coalizione che sosterrà il governatore uscente, Stefano Caldoro.
Ma i suoi riferimenti in regione, su tutti la senatrice salernitani Eva Longo, non sono affatto convinti che finirà così.
“Il quadro politico”, spiega a ilfattoquotidiano.it Longo, “non è ancora definito. Tutto è possibile”. Del resto, il programma dell’ex primo cittadino di Salerno affascina sotto alcuni aspetti anche la galassia fittiana.
Ma l’ala del ribelle di Forza Italia aspetterà fino a lunedì prossimo prima di presentare una lista elettorale in tutta la regione.
Liste che invece ha già presentato Vincenzo D’Anna, eletto nel Pdl e oggi nel Gal, vicino all’ex coordinatore Nicola Cosentino, che sosterrà senza se e senza ma Vincenzo De Luca.
I fittiani e D’Anna indeboliscono così l’uscente Caldoro e complicano ancora di più un quadro già intricato di suo.
Che di certo non si ferma qui. Perchè alla fine anche Salvini potrebbe decidere di scendere in campo e presentare anche lui un candidato.
Un modo come un altro, riferiscono bene informati, per pesare la lista “Noi Salvini” in una regione meridionale, come la Campania.
E quindi per preparare la strategia di sfondamento nazionale che sta caratterizzando la sua segreteria.
Con tutti i rischi connessi se tramutasse in un flop
Giuseppe Alberto Falci
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 3rd, 2015 Riccardo Fucile
VICIENZ, COLUI CHE CHIEDE IL RISPETTO DELLE REGOLE, MA PER SE’ DISPONE UNA DEROGA
Non è soltanto un cortocircuito etico e politico a rendere la candidatura a governatore di un condannato un
atto — pur se formalmente legittimo — tecnicamente sovversivo. Dimostra ancora una volta che chi ha i voti non ha bisogno di rispettare la legge, nella conferma eterna che la sovversione, specialmente a Sud, è pratica comune e assai apprezzata.
Vincenzo De Luca, che di anni ne ha sessantasei, da oggi è non solo la personalità del Pd campano più votata, ma anche il leader della rottamazione, del “cambiaverso”. Tempo poche settimane e sarà lui — non altri — il capopopolo che chiamerà tutto il Mezzogiorno alla riscossa
In effetti De Luca è avanti a Renzi di molti passi.
Trent’anni fa, quando Matteo era ragazzino di parrocchia, Vincenzo (Vicienz, secondo il registro popolare) iniziò a rottamare la lingua italiana.
Le parole colte di una sinistra che lui già intravedeva come minoritaria e perdente furono collocate nell’albo della memoria.
Si era accorto che per interpretare una società schiettamente clientelare, allergica alle regole, ai doveri (e alla cultura), doveva utilizzare un frasario contiguo e omogeneo. L’antipolitica nasce con lui. Giunto alla poltrona di sindaco di Salerno, amministra attraverso un colloquio televisivo con i cittadini. Parla, accusa, decide, incita, oltraggia o ingiuria via etere.
Cafone diviene la parola clou del vocabolario.
Cafone è colui che imbratta e colui che contesta.
Cafone è il diverso, cafone è chi non rispetta le regole e — cafoni o figli delle chiancarelle (figli di puttana, cioè) — coloro che invece esigono il rispetto delle regole.
In una città abituata all’anarchia dei comportamenti, alla radice clientelare della propria carriera, la proposta di De Luca di scambiare quel po’ di democrazia che rimane con più efficienza pubblica è accolta immediatamente con grida di giubilo.
Ieri su facebook la signora Rubina, sua sostenitrice, ha commentato: “Grande sindaco De Luca, da sempre votato a Salerno da destra e da sinistra. Perchè chi lavora bene, nel segno del fare, chi è concreto e propositivo e — perchè no! – sapientemente autoritario, ha preferenze trasversali. Detrattori invidiosi, mi dispiace: stasera zittitevi”.
La signora coglie nel segno: De Luca è uomo del fare.
Salerno è zeppa di opere pubbliche. Ed è autoritario, come una società cieca e con una inclinazione intimamente fascista ha voglia di immaginare il suo leader.
“Detrattori invidiosi, zittitevi! ”. Visto? Come i gufi di Renzi.
A Salerno le strade sono pulite, i marciapiedi in ordine, il lungomare uno splendore. Ma Salerno è anche la città delle ingiustizie, delle camarille dei potenti, degli affaristi di sempre.
Città che ha visto edificare un mostro urbanistico, il cosiddetto Crescent, nel silenzio connivente.
Il vergognoso mutismo della Sopritendenza, la sonnolenta presa d’atto di una magistratura spesso distratta, la coscienza sporca dei cittadini che al mercato nero della politica avevano delegato al sindaco ogni potere in cambio di favori ha fatto erigere un monumento degno di una democrazia sudamericana.
De Luca dunque è stato proclamato oggi il rottamatore più anziano in attività . Come Matteo, uomo del fare. E come lui nè di destra nè di sinistra. Al centro del centro.
La Campania degli indifferenti (quando non dei collusi) affiderà il suo riscatto a chi chiede il rispetto delle regole ma per sè dispone una deroga.
A chi sbraita contro il clientelismo ma avanza davanti una corte di cortigiani.
A chi discorre di civiltà e dignità , ma poi urla e dileggia.
De Luca è un ultras del paternalismo e infatti gli ultras lo amano.
Tra un po’ a Scampia diranno quel che dicono i ragazzi salernitani: Vicienz è patr a me. Vincenzo è mio padre.
Antonello Caporale
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 2nd, 2015 Riccardo Fucile
LA POLITICA RESTA FERMA AL PASSATO, LA ROTTAMAZIONE E’ UNA PATACCA
Ha vinto Vincenzo De Luca, l’intramontabile sindaco-ras di Salerno. Secondo è Andrea Cozzolino,
l’impenitente delfino di Bassolino. Perde Roberto Saviano, guru della sinistra legalista, che aveva incitato i militanti del Pd al boicottaggio delle primarie: l’affluenza alle urne è stata invece forte, oltre quota 150 mila.
Certamente un successo, anche se non si sa quanto drogato: un collaboratore del Corriere del Mezzogiorno è riuscito ieri a votare in quattro seggi del salernitano con lo stesso certificato.
Ma, nonostante l’afflusso ai seggi, non ha molto da festeggiare neanche Matteo Renzi. Il segretario del Pd deve aver tirato ieri sera un sospiro di sollievo: si temeva il bis del 2011, quando per i brogli furono annullate le primarie a Napoli, e invece almeno finora le contestazioni sono poche, perfino meno che in Liguria, forse anche grazie alla spasmodica attenzione dei media.
Eppure il Pd che si è imposto in Campania non è il suo annunciato, ha piuttosto il volto del passato, è dominato come sempre dai signori delle tessere e delle clientele, e quel che è peggio si è dimostrato impermeabile ad ogni tentativo di rottamazione.
Il Pd di Roma ha dovuto ammainare la bandiera della questione morale, consentendo a De Luca di gareggiare nonostante una condanna penale per abuso di ufficio, che gli costerà l’immediata sospensione dall’incarico da parte del prefetto in caso di elezione a governatore della Campania, a norma della legge Severino.
Di più: il sindaco di Salerno è stato dichiarato decaduto da un tribunale perchè si è ostinatamente rifiutato per un anno di ottemperare alla legge che gli imponeva di dimettersi dopo essere stato nominato viceministro del governo Letta.
La vittoria di De Luca è insomma il risultato più imbarazzante per la segreteria Renzi: non sarà facile per il premier fare la campagna elettorale in Campania accanto a lui, contro il centrodestra di Caldoro.
Cozzolino, secondo arrivato, è stato invece il braccio destro di Bassolino nell’ultima Giunta regionale, quella che fu travolta dallo scandalo dei rifiuti: non esattamente l’immagine che il premier vuole dare del suo nuovo partito della nazione.
Mentre si è dovuto ritirare Gennaro Migliore, l’ homo novus lanciato in campo da Renzi nella speranza che con lui si riuscissero ad evitare le primarie, che alla fine si è trovato solo nella gabbia dei leoni ed è scappato.
Perfino Gino Nicolais, lo scienziato presidente del Cnr, è stato brutalmente messo da parte, tant’era la voglia delle correnti di contarsi nell’ordalia delle primarie.
Forse è giunto il momento di riflettere sul senso di gare così fatte, puri duelli personalistici, in cui lo scambio di favori e di promesse prevale sul confronto politico, senza neanche il tempo di una campagna elettorale degna di questo nome (rinviate per quattro volte, le primarie sono state confermate appena quattro giorni prima del voto), aperte all’inquinamento di pacchetti di voti provenienti da altri partiti (un eurodeputato si è dimesso dal Pd accusando i candidati di aver stretto patti con la destra dei cosentiniani; un altro deputato ha accusato l’Udc salernitana di aver fatto votare i suoi).
Più che il rapporto con l’elettorato, conta la mobilitazione delle truppe sul territorio. In competizioni così è davvero difficile che vinca il migliore.
Il massimo che si può sperare è che non vinca il peggiore.
Antonio Polito
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 2nd, 2015 Riccardo Fucile
MA RESTA IL NODO ELEGGIBILITA’… FA IL PIENO NELLA SUA SALERNO, MA CONQUISTA ANCHE ALCUNI QUARTIERI DI NAPOLI
Vincenzo De Luca ha vinto le primarie del centrosinistra per la scelta del candidato alla presidenza della Regione.
De Luca ha raccolto il 52% dei consensi davanti ad Andrea Cozzolino (Pd), fermo al 44%, e al socialista Marco Di Lello (4%).
La zampata del vecchio leone di Salerno si materializza poco prima delle 23, quando i dati reali di Napoli città appaiono molto diversi dalle previsioni: Vincenzo De Luca fuori casa va benissimo, espugna quartieri centrali come Chiaia e il Vomero, periferie come Pianura, altri quartieri come Fuorigrotta e San Lorenzo.
“Sarà una rivoluzione democratica, è stata una sfida eroica” queste le sue prime parole da vincitore.
E’ la presa di Napoli la vera chiave di volta di una vittoria inattesa, quasi impossibile, visto che dopo il ritiro di Gennaro Migliore molti supporter dell’ex Sel si erano ricollocati su Cozzolino.
L’europarlamentare è partito favorito, anche per l’handicap giudiziario del rivale, quella condanna per abuso d’ufficio che aveva spinto molti, ai piani altissimo del Nazareno a Roma, a chiedergli un passo indietro da queste primarie.
Lui però ha sempre detto i suoi orgogliosi no, a Lotti, a Guerini, e poi anche allo stesso Renzi.
Più che un passo indietro, De Luca aveva risposto con una serie di insulti contro il Pd, un “disgustoso circo equestre”, per via dei numerosi rinvii delle primarie, da metà dicembre fino al primo marzo.
Così tanti da far pensare, per primo allo stesso De Luca, che il gruppone di dirigenti che fino all’ultimo ha cercato di annullare le primarie volesse fermare sostanzialmente lui.
Il candidato condannato, imbarazzante, e probabilmente incompatibile con la carica di governatore, secondo le linee guida della legge Severino.
E invece lui ha tirato dritto. Napoli la chiave della sua vittoria, dove Cozzolino non ha bissato il boom delle europee.
A Salerno e provincia stravince il sindaco, così anche ad Avellino. A Caserta testa a testa mentre Benevento è per Cozzolino.
Sono i numeri che fanno capire come ha tirato il vento: su 160mila votanti, 50mila solo in provincia di Salerno, solo 65mila a Napoli.
Se si considera che Napoli è tre volte più popolosa, si capisce il peso del feudo di De Luca. Ma non è solo questo: sono i quartieri di Napoli espugnati da De Luca a far impallidire, in tarda serata, i volti dei supporter di Cozzolino a due passi dall’Università .
De Luca, invece, poco dopo le 23 è andato alle federazione Pd della sua città , per abbracciare i suoi sostenitori.
Poco dopo è partito per Napoli, dove era atteso alla sede del Pd regionale,a pochi passi da piazza del Plebiscito. Dove è arrivato a mezzanotte da solo.
Ora per il Pd si apre un problema grande come una casa.
Nonostante i ricorsi, De Luca è decaduto da sindaco per la condanna in primo grado per abuso d’ufficio.
Alle regionali è candidabile, ma se dovesse vincere sarebbe immediatamente sospeso per via della legge Severino. E’ l’esito che il Nazareno voleva evitare.
Ora pende sulla testa del Pd una campagna per le regionali ancora più in salita.
Certo, le folli primarie campane, dopo mesi di panico, alla fine sono andate molto meglio del previsto, nonostante le fosche previsioni di Saviano. Ma la strada per vicnere la regione è ancora lunghissima.
(da “Huffingtonpost“)
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