Ottobre 25th, 2016 Riccardo Fucile
MENTRE A DORO SI MANIFESTA LA FOGNA, A NAPOLI E’ GARA DI SOLIDARIETA’ PER ACCOGLIERE 465 PROFUGHI, TRA CUI 100 MINORI
“Welcome refugees!”. Striscioni bianchi lungo le strade di Napoli: “Welcome refugees. Napoli is your
home”.
Mentre a Doro pochi facinorosi fanno le barricate contro i rifugiati e lo Stato se la fa sotto, nel capoluogo campano i cittadini mettono in moto una grande catena di solidarietà per accogliere i 465 migranti arrivati domenica mattina a bordo della moto vedetta “Gregoretti” della Guardia Costiera.
Tanti gli aiuti materiali (cibo, indumenti, giocattoli), tanta la solidarietà , ma forte e sincera anche l’accoglienza con gli striscioni che tappezzano la città : un ciao disseminato tra le strade del centro, un saluto per fare sentire a casa i profughi arrivati dal mare, spaventati e infreddoliti, perchè anche le parole e i piccoli gesti contano.
I migranti arrivati a Napoli sono soprattutto ragazze e ragazzi fra i 15 e i 17 anni (sono un centinaio i minori non accompagnati).
Il Comune ne ospita una cinquantina per alcuni giorni presso il centro Polifunzionale San Francesco a Marechiaro, mentre un altro gruppo è stato ospitato in comunità convenzionate tra Napoli e l’area metropolitana grazie alla Rete di solidarietà e di accoglienza creata da Palazzo San Giacomo.
Un altro piccolo gruppo è stato trasferito a Salerno.
Al centro accoglienza di Marechiaro in poche ore i volontari sono stati sommersi di aiuti di ogni sorta da parte di centinaia di napoletani.
La catena di solidarietà è partita sui social con gli hashtag #noborders #restiamoumani #welcomerefugees
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2016 Riccardo Fucile
DUE DENUNCIATI: “INCUTIAMO PAURA, E’ UN PASSATEMPO”
L’ultima svolta dei baby camorristi è quella del puro sadismo per combattere la noia. Sparando
all’impazzata, nella cosiddetta «stesa», non per punire o intimorire gli esponenti di un clan rivale, ma per il gusto di leggere il terrore negli occhi di chi rischia di diventare bersaglio.
Con un’indifferenza agghiacciante quasi più della violenza stessa, i due giovani, di 18 e 20 anni, denunciati dai carabinieri per la stesa di sabato notte a Marigliano, provincia napoletana terra del clan Filippini-Lucenti, hanno ammesso di aver sparato, per fortuna con una pistola a salve, «perchè ci piace vedere la paura in faccia alle persone»
La noia come motore principale di due scorribande, a bordo di uno scooter.
«Non sapevamo cosa fare, e allora abbiamo pensato di divertirci così, spaventando la gente» è la terrificante giustificazione.
Dalla febbre del sabato sera, alla «paranza» del sabato sera. Se un tempo ci divertiva andando in discoteca, ora si preferisce terrorizzare il prossimo e imporre la propria autorità emulando i divi della fiction Gomorra. Entrambi i denunciati sono di San Vitaliano e appartengono famiglia camorriste
Il maggiore, Remo Filippini, è il figlio di un esponente di spicco del clan Filippini-Lucenti, mentre il diciottenne, Luigi Palermo, è il nipote di un altro affiliato dello stesso clan.
Remo Filippini era già noto alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio, mentre il diciottenne era in permesso dalla comunità , dove si trova per una rapina commessa da minorenne.
Almeno quattro i colpi esplosi, prima tra i clienti di alcuni bar e poi vicino le case popolari nei pressi del complesso del rione Pontecitra.
Sul posto i carabinieri, agli ordini del comandante provinciale di Napoli Ubaldo Del Monaco, hanno trovato e sequestrato alcuni bossoli di una semiautomatica a salve. L’arma è stata sequestrata: si tratta di una pistola modificata con alcune cartucce nel caricatore.
È stata recuperata in un nascondiglio nel retro di un’abitazione.
La stesa di Marigliano segue di pochi giorni quella nel centro storico del capoluogo campano, ai quartieri spagnoli. Ma in quel caso un proiettile si è conficcato nel soffitto dell’abitazione del figlio di Giuseppe Salvia, vicedirettore del carcere di Poggioreale ucciso dalla camorra cutoliana negli Anni 80 all’imbocco della Tangenziale
L’episodio di sabato notte, invece, più che un’intimidazione per vendetta o per imporre il proprio potere, racconta che la pistola è diventata uno strumento per combattere la noia.
Più in generale, tuttavia, la stesa avviene sempre all’ombra della fascinazione criminale per la vita dei boss.
Lo rivelano anche i social media. Su Facebook decine di gruppi raccontano la quotidianità violenta dei baby-gangster. Si chiamano «O’sistema», «Pane e malavita», «Detenuti noi siamo qua».
E non pensiate si tratti di un fenomeno marginale: la pagina «Noi carcerati» conta oltre 70 mila fan. Spopolano le citazioni delle serie tv «Gomorra», «Narcos» e «Romanzo Criminale»
La sudditanza psicologica adolescenziale per la vita dei boss viaggia in rete.
I ragazzini dal grilletto facile condividono i video delle «stese» nei gruppi di WhatsApp. Postano selfie su Instagram dove appaiono con facce seriose e pistole in mano. Tatuaggi, barbe lunghe e canzoni neomelodiche.
Gli ex bambini delle paranze nelle foto non ridono mai. Gli slogan sono un elogio alla malavita, non c’è traccia d’ironia: «Meglio un amico camorrista che carabiniere», «la camorra è rispetto e onore», «chi galera non prova, libertà non apprezza», «nessuna pietà per gli infami», «noi pregiudicati viviamo da leoni e moriremo da leoni», «meglio schedati che servi dello Stato».
Molti giovani camorristi portano lunghe barbe «alla talebana»: sono i cosiddetti «barbudos», e il gup del Tribunale di Napoli Nicola Quatrano li paragona ai «militanti del jihad perchè entrambi sono ossessionati dalla morte, forse la amano, probabilmente la cercano, quasi fosse l’unica chance per dare un senso alla propria vita e per vivere in eterno».
Grazia Longo
(da “La Stampa“)
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Agosto 30th, 2016 Riccardo Fucile
PROGETTO DA 120 MILIONI DEL COMUNE DI NAPOLI, FINANZIATO CON FONDI GOVERNATIVI
Simbolo del degrado e della malavita napoletana, ma ancora per poco. Tre delle “vele” di Scampia, i palazzi divenuti celebri in tutto il mondo dopo Gomorra la serie, saranno abbattute.
La quarta sarà trasformata, nei prossimi anni, in un comprensorio di uffici pubblici e nel frattempo ospiterà alcuni nuclei familiari.
Lo ha deciso la Giunta comunale di Napoli, approvando una delibera che prevede un progetto di riqualificazione urbana, per cui il Comune chiede al governo di iniziare a sbloccare parte dei 120 milioni di euro previsti per il capoluogo campano, previsti dalla legge 208 del 2016 per la rigenerazione delle aree urbane degradate.
Demolizione immediata per le vele A, C, D quindi e lavori di ristrutturazione per la vela B, nel piano del Sindaco Luigi De Magistris. E’ lui il primo firmatario di “Restart Scampia, da margine urbano a centro dell’area metropolitana”, il progetto per il capoluogo.
Nella vela che rimarrà in piedi il sindaco vorrebbe addirittura piazzarci la nuova sede della città metropolitana di Napoli.
Ora però serve sbloccare i fondi del governo.
Secondo quanto riporta il Mattino, della questione si starebbe occupando Matteo Renzi in prima persona e negli uffici del comune partenopeo, in contatto con quelli romani, trapelerebbe ottimismo sulla celerità con cui i fondi saranno resi disponibili.
Napoli si candida quindi ad accedere a quel “Bando per progetti di riqualificazione urbana e sicurezza delle periferie delle Città metropolitane e dei comuni capoluoghi di provincia”, per cui il governo prevede 18 milioni di euro da utilizzare nel capoluogo e 40 milioni per i comuni della città metropolitana.
A questi si aggiungono i circa 9 milioni di euro già stanziati dall’amministrazione comunale per il progetto di riqualificazione presentato sul lotto M, nell’ambito del Pon Metro.
Tale progetto ricade tra quelli finanziabili all’interno del Piano urbanistico attuativo, che prevede della premialità per i piani cofinanziati con programmi europei, nazionali o regionali.
Solo per l’abbattimento delle tre vele servono 4,3 milioni e per la ristrutturazione della terza ce ne vorranno 15.
Il Comune partenopeo si legge in una nota, intende “realizzare un significativo innalzamento della qualità della vita e della condizione abitativa di coloro che vivono nell’area di Scampia”: riqualificazione ambientale e funzionale di alcune scuole, interventi di miglioramento e riqualificazione delle vie di accesso, installazione di dispositivi di controllo elettronico della velocità e di monitoraggio traffico e la riqualificazione degli svincoli dell’Asse mediano.
Le Vele sono quindi state individuate come elemento di cerniera con i comuni limitrofi. Al loro posto e all’interno di quella che resterà in piedi saranno localizzare alcune funzioni privilegiate nonchè nuove funzioni, a carattere urbano e metropolitano.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 15th, 2016 Riccardo Fucile
A FERRAGOSTO IN GIRO PER LA CITTA’
E’ Ferragosto. Fa caldo…
Per motivi di lavoro ti ritrovi a girare per le vie della città , dal centro alle periferie. Passano gli anni, ma le scene sono sempre le stesse.
Nel centro storico e sul lungomare, tanta gente e diversi eventi. La gente si guarda intorno e si gode quei lavori di riqualificazione urbana deliberati, in buon parte, dalla “maggioranza Jervolino”, ma ulimati nell’ultimo quinquennio (non tutti, per la verità : per alcuni di essi la chiusura dei relativi cantieri richiederà ancora molto tempo)…
Poi, ti sposti. Transiti per via Foria, piazza Garibaldi, Via Arenaccia, Via Miano, Scampia, fino alla rotonda di Arzano. Là , la storia è totalmente diversa.
L’area nord della città resta satura di “monnezza”. “Brucia”. Brucia anche oggi. Strade deserte e zone variamente desertificate. Mi verrebbe quasi da dire, zone abbandonate finanche da “nostro Signore”, ma scriverei una sciocchezza.
Già , perchè, in certe zone, per andare da una parte all’altra, nella sequela di incroci che sei costretto a superare, frotte di motocilci ti tagliano sistematicamente la strada; “buttano l’occhio”; vogliono capire se sei uno sbirro.
Sono le vedette della malavita, quelle che controllano il territorio. Quelle che danno una triste sostanza ai racconti televisi, alla cronaca e finanche alle fiction.
Non indossano nessuna casacca, ma di chi si tratti lo percepisci chiaramente.
Ti prende la rabbia. Un senso di vuoto ti pervade.
Ma a chi lo vai a raccontare? A quelli che si ostinano a non voler vedere?
Te ne ritorni a casa. Mestamente. Vuoi dedicare un po di tempo a te stesso.
Dove manca l’azione della politica c’è, inevitabilmente, quella della criminalità , sia “esogenza” che “endogena”.
Il 15 agosto l’ho sempre detestato: è il giorno in cui l’assenza delle Istituzioni, soprattutto in certe zone, puoi arrivare a toccarla con mano.
Scene di una Napoli da serie B, triste, dove le brave persone sono contrette a convivere con “brutta gente” e dove è tutto scuro, finanche il sole…
Domani, comunque, sarà tutto passato.
I resoconti giornalistici ci racconteranno un’altra storia: quella che fa comodo “a pochi” ed è incurante “dei tanti”.
Alcuni continueranno a chiamarla “rivoluzione”. Io preferisco chiamarla per quella che è: una grande menzogna detta con tantissima, drammatica fantasia.
Ho aperto la finestra. Un venticello fresco mi sfiora il viso.
Quasi, quasi, sembra una carezza.
Spero che arrivi a tutti…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Agosto 2nd, 2016 Riccardo Fucile
DA NAPOLI UN GRANDE ESEMPIO DI CIVILTA’: CROCIERE CON I PESCHERECCI SEQUESTRATI AI NARCOTRAFFICANTI
Oggi c’è un bel sole a questa festa nel mare per i ragazzi che non vengono mai invitati alle feste.
Nuotano, pescano, fanno anche da mangiare nella cambusa. E ridono.
Il vecchio peschereccio era il barcone dei trafficanti di droga. La Finanza l’ha sequestrato in Puglia. E l’ha dato a Toni Nocchetti, dell’Associazione «Tutti a scuola», un dentista che ha regalato la sua vita agli altri.
Lui ci fa le gite d’estate nello splendore del golfo di Napoli, 80 crociere dal primo giugno al 30 settembre per tutti quelli che chiamiamo disabili con l’ipocrisia della nostra vergogna.
Ha fatto costruire una passerella larga quanto la poppa di una barca, come spiega lui, «con un sistema meccanico che la fa scendere direttamente in acqua».
Mai cosi felice
Valeria l’ha portata in braccio Fabio, su questo ponticello che scende fin dentro al mare. Valeria ha 22 anni, ma non cammina e non parla. Papà Giancarlo ha detto che non l’ha mai vista così felice.
Nell’acqua di fronte all’isolotto di Nisida sguazzavano altri ragazzi come lei, figli di quella normalità del dolore che abbiamo riempito di nomi così difficili, sindrome Rett, di down, di Asperger, autismo. Ci sono tetraplegici, con il salvagente. Ridono anche loro. Perchè oggi è una bella giornata.
Questa mattina Biagio è corso giù per le scale di casa quando ha saputo che Toni aveva organizzato la gita, e s’è buttato in macchina urlando di fare in fretta. Biagio ha una sindrome autistica.
Stefano, invece, è un ragazzo down. E suo padre, Sergio Sanzone, ha detto che appena sono tornati, prima di scendere ha chiesto «quando si va la prossima volta».
Nello spiazzo di mare dove fanno il bagno, di fronte all’isola di Nisida, non c’è nessuno e non ci sono altri natanti perchè è una zona interdetta, e a loro sembra di stare in paradiso. Se facciamo qualcosa, anche la vita può essere felice.
Toni Nocchetti alla fine è solo uno di quelli che fa qualcosa. Ha letto di questi barconi confiscati e assegnati all’associazione presieduta dal suo amico Fabio Grasso della Guardia di Finanza e l’ha chiamato subito: «Fabio si può?». Sì, forse si poteva, ha risposto Fabio.
Lui è il capitano che guida la barca, e che scherza con Nicola, «lieve ritardo psicomotorio» come recita la diagnosi: ma noi siamo davvero la nostra diagnosi?
Nel mare nuotano tutte queste cartelle cliniche, questo mondo senza tempo, perchè «i disabili hanno solo un tempo vuoto», come dice Toni, e nuotano e ridono e giocano. La sua associazione, «Tutti a scuola», è nata 11 anni fa, proprio un giorno come questo, che c’erano meno di 10 volontari e pochi bambini che giocavano felici su un misero palco con 4 assi di legno alla prima festa «organizzata per i bambini che alle feste non venivano mai invitati».
Perchè poi forse è solo per questo che li chiamiamo disabili. Ma Nicola, racconta sua mamma, Patrizia Cancellara, ha 26 anni, va a scuola «e poi facciamo atletica, ippoterapia, e suona la batteria, gli piace da matti fare musica».
Come Stefano, il figlio di Sergio Sanzone, che fa il quarto anno di istituto alberghiero, ma soprattutto ama il complesso che hanno messo su insieme, lui e gli altri ragazzi dell’associazione. Il papà dice che studia musica, «è un alunno di Gennaro Barba, degli Osanna, rock Anni 80». Anche lui si diverte alla batteria. E anche il papà ogni tanto fa parte del complesso. Vanno in giro nei locali.
Si mangia il pesce
Però, queste gite nel golfo sono un’altra cosa. «C’è un clima di gioia che ha qualcosa di unico», dice Giancarlo il papà di Valeria. L’ultima volta, Stefano ha detto che hanno pescato. E lì nella barca c’è una piccola cambusina attrezzata con un fornello, e hanno mangiato il pesce che hanno pescato.
«Ogni gita costa 250 euro», ricorda Toni. «Ma noi fino adesso riusciamo a campare con il 5 per mille». Aiuti dallo Stato nessuno, «ma la nostra è un’associazione che in un Paese normale non dovrebbe esistere, perchè in un Paese normale non dovrebbe essere necessario andare al Tar per consentire ai nostri figli di andare a scuola e la pensione di invalidità non dovrebbe essere considerata un reddito».
Solo che questo non è un paese normale. E oggi è una giornata particolare.
C’è il mare fermo, il maestrale soffia piano. Valeria è felice. Il papà l’ha capito. Non parla, non cammina. Ma ha sorriso.
Guarda come sorride.
Pierangelo Sapegno
(da “La Stampa”)
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Giugno 20th, 2016 Riccardo Fucile
PENSANO SOLO A REGOLARE CONTI INTERNI E FISSARE RAPPORTI DI FORZA, POI NON RIESCONO NEANCHE A MOBILITARE IL PROPRIO ELETTORALE PER FARLO ANDARE A VOTARE
Se ci penso, mi viene davvero una tristezza profonda… Su 76 amici napoletani (con diritto di voto in
loco) sono andati a votare soltanto in 3…
Decisamente “pochini” per provare a voltare pagina.
Tutto sommato, hanno fatto più bella figura coloro che non si sono “esposti”…
Al di là della chiosa “personale”, ciò che davvero ha caratterizzato il ballottaggio partenopeo di ieri, è stato l’astensionismo consumato a frotte, e la cosa fa (davvero) molta tristezza, perchè non si può lasciar decidere il destino di una città da nemmeno il 50% degli aventi diritto…
Da uomo di destra sono molto deluso. Da cittadino, lo sono ancora di più…
Il centrodestra, in generale, e quello partenopeo, in particolare, avrà molto su cui ragionare.
Queste elezioni, a Napoli, non le ha perse Lettieri (che si è battutto fino all’ultimo secondo “contro tutto e contro tutti” e con idee che meritivano miglior fortuna). Queste elezioni le hanno perse i resti di quel che resta di un passato partitico che non sa proprio più arrivare, nè al cuore, nè alla testa delle persone.
Il centrodestra, purtroppo, si è fatto logorare dalla voglia di “regolare i conti interni” e dall’assurda necessità di stablire gli eventuli rapporti di forza in seno alla “coalizione”: una vera e propria lotta per la città , non c’è stata.
Il dato politico finale – drammatico ed oltremodo desolante è questo
I partiti, non soltanto dovranno (ri)tornare a lavorare (realmente) tra le persone, nei territori, ma dovranno anche (seriamente) intervenire sulla questione morale.
Pur essendo un garantista, l’opportunità politica di certe scelte resta pur sempre fondamentale.
Da cittadino appassionato ho dato il mio piccolo contributo. Tanti altri pure lo hanno fatto: peccato che l’esito complessivo non sia stato dei migliori, purtroppo. Evidentemente, da un lato, ci volevano molti più cittadini “dediti alla causa”, dall’altro, era richiesta molta più presenza da parte di chi, pur essendosi candidato, c’ha messo la faccia senza farlo fino in fondo…
La sintesi conclusiva è che, alla fin, fine, non ha votato l’intera città , ma soltanto una sua parte (per la precisione il 35,99% degli aventi diritto) ed in “quella parte”, i “socialisti” ci hanno creduto molto di più.
Purtroppo, saranno altri cinque anni di nulla. I “Gigginiani”, da un lato, continueranno a crogiolarsi nell’astrazione della sedicente rivoluzione “zapatista”; dall’altro, tra un esecuzione e l’altra della camorra (anche quelle consumate ai danni degli innocenti), continueranno a raccontarci la “favoletta” della “Napoli che sarebbe stata restituita ai Napoletani”.
Intanto, nel delirio di “quello che proprio non c’è”, Napoli continuerà a cadere fisicamente a pezzi; l’economia cittadina continuerà ad essere in ginocchio; i fondi Europei (non spesi per incapacità di programmazione) continueranno ad essere rispediti al mittente e le periferie continueranno a patire disfunzioni, carenze variamente date ed assenza, reiterata e continuata, delle Istituzioni.
Loro saranno contenti lo stesso, però: “gli basterà ” cantare “oh bella ciao” (come hanno fatto questa sera subito dopo l’esito del voto) e tutto “andrà bene”…
Al centrodestra, purtroppo, non restano nemmeno le canzoni: manca “lo spartito”; mancano le idee; manca una visione; manca un “direttore” e mancano finanche “i suonatori”…
Non ho idea se il PD stia messo meglio. Chissà . Forse. E’ da capire…
E con questo, passo e chiudo…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Giugno 18th, 2016 Riccardo Fucile
MANO TESA A M5S E UN MODELLO BARCELLONA PER PRENDERE I VOTI DI SINISTRA
I motori del sindaco di Napoli de Magistris sono bollenti, ma la corsa a cui si prepara non è solo quella per il voto del 19 giugno.
La vittoria contro il forzista Lettieri, replay della sfida del 2011, in casa de Magistris viene considerata quasi come una formalità .
Lo sguardo va oltre, a come valorizzare sul piano nazionale la riconferma di un sindaco “contro” che ha saputo essere “forza di governo”. Di un uomo “di sinistra” che riesce a pescare voti “molto oltre il perimetro del vecchio centrosinistra”.
Quasi in sfida alla scaramanzia, e proprio di venerdì 17, il sindaco uscente e rientrante affida a Omnibus su La7 la sua ricetta per il dopo elezioni: non solo buche, rifiuti e traffico.
“Dopo le elezioni nascerà un movimento politico non leaderistico, un movimento popolare che va oltre i confini di Napoli e che avrà una soggettività politica anomala, costruito con una democrazia partecipativa”.
Il campo di azione è vasto, e spazia dai delusi del Pd e della sinistra agli elettori 5 stelle. “Con loro esiste una sintonia: Napoli è l’unica città con l’acqua pubblica, abbiamo detto ‘No’ agli inceneritori, governiamo con le ‘mani pulite’, siamo critici con il governo Renzi. Ci sono tutte le condizioni per fare un lavoro insieme nel futuro”.
De Magistris alza le braccia in alto, collegato dal suo studio a palazzo San Giacomo, a mostrare plasticamente le mani pulite.
E lancia la sua sfida: “Lo deciderà il popolo chi sarà l’alternativa a Matteo Renzi, fra due anni o forse anche meno…”.
La cosa certa è che subito dopo i ballottaggi il sindaco inizierà a lavorare al suo progetto nazionale, andando in giro per l’Italia a presentare il “modello Napoli”, un po’ come aveva cercato di fare il veronese Flavio Tosi alcuni anni fa.
“Io farò il sindaco per altri 5 anni- rassicura – a noi interessa costruire un movimento politico che si connetta con le grandi città ”, a partire da realtà come Barcellona, il cui sindaco ha mandato un video di sostegno a “Giggino”.
Omaggio a Virginia Raggi: “Io penso che la Roma di Virginia Raggi possa essere un interlocutore interessante, un collegamento importante. Le auguro di diventare sindaco”, sorride De Magistris.
Le reazioni del M5s sono molto fredde. “Non ci interessa questo movimento”, mette a verbale Roberto Fico, uno dei due napoletani nel direttorio grillino. .
“Noi dialoghiamo con tutti, ma il movimento di De Magistris si basa su una sola persona, non c’è una capacità di rete: è tutto tarato sul profilo di una persona”.
Il sindaco arancione alza le spalle, con i grillini il rapporto è di cuginanza. “Non sono certo avversari, visto che condividiamo molti temi come beni pubblici, onestà , democrazia dal basso”, spiega una fonte qualificata dell’entourage di De Magistris. ù
“Ma noi siamo una cosa diversa dal movimento di protesta o antisistema, noi abbiamo dimostrato che siamo in grado di governare una città complessa come Napoli, mentre loro sono affondati in un piccolo Comune come Quarto. Noi abbiamo anche la sesta stella, quella del buon governo”.
Il futuro politico nazionale di de Magistris è ancora nebuloso, ma ci sono alcuni paletti chiari. “Non rifaremo una cosa come Rivoluzione civile di Ingroia con i pezzi dei vecchi partiti”.
Secondo: ”Luigi è di sinistra ma ha dimostrato, e al ballottaggio ci sarà una ulteriore conferma, di saper pescare in un elettorato molto trasversale, fuori dal centrosinistra e anche da chi vota M5s”. Insomma, non sarà facile trovarlo alla guida di Sinistra italiana, il movimento che riunisce Sel e gli ex Pd Fassina e D’Attorre e che si ritrova orfano di Nichi Vendola.
La scommessa è di poter interpretare un ruolo dopo il tramonto del renzismo, che viene considerato a portata di mano.
Un ruolo certamente nel sud, ma non solo. Per il momento la base logistica è l’associazione “DemA”, che significa “Democrazia e autonomia”, ma anche le prime quattro lettere del cognome: 2mila iscritti dichiarati in un anno di vita, una vera e propria fucina della classe dirigente attorno al sindaco di Napoli.
L’idea è quella di dar vita, in embrione, a un “quarto polo”, capace “di sfidare Pd, centrodestra e grillin”.
“A Napoli l’abbiamo fatto e i risultati sono arrivati”. Difficile il salto da una realtà locale- seppur importante- all’arena nazionale. Ma il progetto è quello: “Un movimento di liberazione popolare”.
I motori sono caldissimi, De Magistris aspetta di misurare la sera del 19 giugno la portata della sua (assai probabile) vittoria per calibrare i toni della discesa in campo.
Per lui potrebbero votare anche molti elettori Pd (la minoranza si è già apertamente schierata) e del M5s.
Lo schema del quarto polo appare un po’ fragile per poter essere competitivo. Per questo il sindaco resta prudente sulle reali intenzioni, come ad esempio la possibilità di partecipare a primarie di un novello centrosinistra. “Prima vinciamo il ballottaggio”.
Ma l’uscita odierna a Omnibus dimostra che, dopo il successo del primo turno, la febbre per la politica nazionale sta salendo velocemente.
Alimentata anche da una campagna giocata in gran parte contro Renzi e il suo governo e stravinta.
Lo sfidante Gianni Lettieri prova ad utilizzare le ambizioni nazionali del rivale: “A me non interessano i progetti politici nazionali, io voglio dedicarmi per cinque anni a risolvere i problemi di Napoli…”.
Lo punge anche il governatore Vincenzo De Luca: “Spero che nessuno pensi di poter fare movimenti rivoluzionari sulla pelle dei cittadini…”.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 12th, 2016 Riccardo Fucile
RIFLESSIONI DI UN LIBERALE APPASSIONATO SUL MONDO POLITICO PARTENOPEO
Manca meno di una settimana al ballottaggio che decreterà il nuovo sindaco della terza Città d’Italia. Il clima del confronto politico complessivo non è bello, comunque…
Il PD è in totale balia di sè stesso e della propria incapacità , sia d’analisi che d’azione. Qualche locale esponente “piddino”, per esempio, ha sostenuto che il PD, in vista del ballottaggio del 19 giugno, dovrebbe schierasi a favore di de Magistris perchè non potrebbe lasciare Napoli in balia di una “destra reazionaria, antidemocratica, fascista, xenofoba ed omofoba”!
Qualcos’altro (?), mi verrebbe da chiedere. Ove mai gli fosse sfuggito, domenica prossima, il ballottaggio non sarà contro l’asse FdI-Lega ma tra due diverse visioni di città : quella disegnata da Lettieri, da una parte, e quella imbrattata dal sedicente “zapatismo arancione”, dall’altro.
Se analisi deve essere, che almeno sia seria! Non si possono creare “mostri” (che proprio non esistono) pur di concedersi “a Giggino” (e ad ogni costo). Farlo è cosa legittima. Che lo si faccia (almeno) per le ragioni serie (se ci sono), perchè certi slogan non fanno bene, nè a Napoli, nè ai Napoletani nè, tanto meno, alla storia di un partito come il PD.
Le cose non migliorano nemmeno sul versante dei “Fratellini d’Italia”. La guerra intestina tra quel che resta delle varie anime della “defunta” Alleanza Nazionale, sta mietendo “vittime importanti”, soprattutto dal punto di vista della decenza e del decoro, sia nelle analisi che nelle azioni.
Una pantomima sempre più assurda ed inqualificabile se è vero, com’è vero, che a Napoli, Fratelli d’Italia, in vista del ballottaggio del 19 giugno, ha scelto di non appoggiare Lettieri.
Mi rendo conto che, al netto del “voto romano”, i “fratellini”, in “giro per l’Italia” hanno raccolto consensi da “uno virgola qualcosa” e che l’affannosa “rincorsa al tesoretto di AN”, non soltanto mette ansia, ma procura anche una devastante asfissia “di concetto”, ma a tutto c’è una decenza, però.
Comunque sia, il dado è tristemente tratto… Inconsistenze su inconsistenze. “Giochi a perdere” su “giochi a perdere”.
C’è soltanto da augurarsi che al rincorsa al “lepenismo populista” finisca presto. Una nuova destra è possibile, a patto che sappia cavalcare le raggianti ragioni della della storia e della modernità : vivere di ricordi, per perdersi il presente, non è mai buona cosa…
Il “clima”, purtroppo, non migliora nemmeno tra i sostenitori di “Giggino”. Anzi, confesso che sono seriamente preoccupato: mi chiedo se l’ufficio di “igiene mentale” dell’ASL sia al corrente che è in circolazione un devastante “virus da delirio zapatisa”. Eppure i sintomi sono evidentissimi. Battuta a parte ed entrando nel merito del ragionamento, è di tutta evidenza come i sostenitori del sindaco “uscente” affermino di tutto e di più.
Una cosa mi ha colpito più di tutte: secondo loro, dal 2011, Napoli sarebbe stata restituita ai Napoletani. In tutta onestà , non so se devo ridere o se devo piangere. Napoli restituita ai Napoletani? Ma quando? Dove? In cosa?
Napoli è in ginocchio e da tutti i punti di vista. Sarebbe improponibile ricordare tutte le mancanze. Mi limiterò a quelle più evidenti. Il problema dei rifiuti non è stato risolto, nè in modo “serio”, nè in modo strutturale.
I “nostri rifiuti”, peraltro con l’aggravio di spropositati costi di gestione, sia per la cittadinanza “comune” che per le stesse imprese, vengono portati all’estero.
Per quale ragione non si sono praticate soluzioni diverse? Per quale motivo i cittadini devono pagare l’incapacità della politica di praticare soluzioni alternative?
Il patrimonio immobiliare del Comune è ancora tutto là , improduttivo e latore di assurde spese di gestione, ivi comprese quelle relative alle strutture concesse (o, comunque, fruite) gratuitamente ai centri sociali.
Le “partecipate” non sono state ridotte. L’indegna pratica estorsiva consumata dai parcheggiatori abusivi ai danni dei cittadini non è stata nemmeno minimamente intaccata dall’azione di una “governo cittadino” che, a stretto rigore di diritto, in siffatta materia, pur sarebbe titolare di specifici gravami decisionali ed operativi.
E’ vero che Napoli è una città molto grande, ma il fenomeno si è (quasi sempre) prevalentemente concentrato nel centro storico: un intervento capillare non sarebbe stata una cosa così trascendentale.
Qualcosa è stata fatta. Non si può negare. Non si puà nemmeno negare che il problema persista, però… E poi, buche, dissesti stradali. Perfino l’Università di Veterinaria è “crollata”. Sicurezza e lavoro latitano, e in ogni dove.
Napoli è una città bellissima. Il suo patrimonio storico ed artistico, nelle mani di un “Sindaco Manager”, creerebbe ricchezza sostanziale, e invece…
De Magistris è sicuramente una persona onesta ma la sua azione di governo locale è stata oggettivamente inadeguata.
Napoli non è stata restituita ai Napoletani. Napoli è ancora imbrigliata ed irretita dal “sistema”, ivi compreso quello malavitoso. Lo patisce. Cerca di resistergli! Tutti i napoletani onesti cercano di farlo e tutti i “santi giorni”.
Mi rendo conto che certe battaglie sono dure, durissime, ma da studioso appassionato, da cittadino attento, da scugnizzo che sognava di diventare un Magistrato, da attento lettore delle tristi vicende raccontate dai mezzi di informazione, da uomo che rifugge dai fanatismi e dalle ricostruzioni fantasione (e pur concedendomi tutte le cautele concettuali del caso) immagino che se, “Giggino”, con la sua azione di governo locale, certi “sistemi” li avesse realmente intaccati (anche soltanto in parte) non sarebbe stato libero di camminare serenamente per le vie della Città : come ha insegnato la storia del nostro Paese, e come accadeva per Falcone e Borsellino (quelli si che sono stati degli autentici eroi della “rivoluzione democratica”!), il ricorso ad (almeno) due auto di scorta, debitamente armata, sarebbe stato oltremodo necessario. Insomma, nella valutazione di certe questioni, evitare le esaltazioni da “curva sud”, non soltanto sarebbe necessario, ma addirittura doveroso…
Sia chiaro: un Sindaco non deve essere uno sceriffo. Non ha nemmeno il compito di sostuirsi allo Stato.
Ma nelle valutazioni, l’equilibrio è fondamentale. Sicuramente, sul punto, qualcosa di buono l’avrà fatta, ma da qui a farla passare per dirompente e risolutiva, per quel “qualcosa” che avrebbe restituito Napoli ai Napoletani, “ne passa di acqua sotto i ponti…”
I fans vogliono inneggiare ad un redivivo Masaniello? Ok. Va bene. In fondo la politica si è anche ridotta a mero show
L’effetto spettacolo non manca mai. Che sia uno show di qualità , almeno. Che sia privo (almeno) delle astruse esaltazioni, perchè i fatti raccontano una storia molto più modesta di quella che, alcuni, si ostinano a raccontare in giro…
Sarò sincero! Sul piano strettamente personale, De Magistris mi è simpatico. E’ uomo dall’oratoria calda ed avvolgente. Ha lo sguardo dell’irriverente indisponente. Non proviene dal popolo, eppure il piglio dello scugnizzo gli appartiene.
Un po, nel suo modo di fare, “mi specchio”!
Ciò non di meno, al di là degli orpelli formali, non mi ha assolutamente conquistato, nè per le idee (che sono totalmente agli antipodi delle mie), nè per quello che fatto durante questi ultimi cinque anni.
Forse sbaglierò, ma ho la sensazione che abbia più a cuore la propria ascesa nell’agone politico come “l’anti-Renzi di sinistra” che le sorti di Napoli e dei Napoletani.
E’ quasi affascinante inneggiare alla “rivoluzione” in una terra che ha vissuto le “avventure di Masaniello”, l’entusiasmate ribellione delle “Quattro Giornate” e, finanche, le magie di Maradona.
E’ suggestivo alludere all’autonomia e all’indipendenza. Peccato che siano soltanto chiacchiere, però…
Napoli, purtroppo, non è soltanto la terrà di Benedetto Croce, di Vico, di Eduardo e di Totò.
Napoli è anche terra di Camorra, sia dei “colletti bianchi” che della “manovalanza armata”. Lo raccontano le cronache giudiziarie. Lo “dicono” le ricerche e gli studi di settore. Lo racconta la storia di una città e di un popolo, martoriati ed afflitti… “L’aria”, in certi casi, è addiritura irrespirabile.
“Il sole” sembra non sorgere mai, soprattutto nelle periferie dove l’azione del Comune è stata oggettivamente inefficace. Per la verità , sono almeno vent’anni che le periferie sono abbandonate a loro stesse.
Ogni Giunta ha sempre (e soltanto) pensato al centro storico: il resto è stato lasciato a quel che avrebbe deciso il fato.
Eppure è proprio là che le Istituzioni dovrebbero far sentire la loro voce e la loro presenza. La malavita non si combatte con le chiacchiere o con le sedicenti “rivoluzioni zapatiste”, ma con le idee che diventano proposizione culturale, visione incendiaria ed azioni ardite.
Per fare una Napoli grande, non basta l’onestà procedimentale esplicitata in un protocollo sullo svolgimento delle gare d’appalto (che, comunque, è cosa oggettivamente meritoria): ci vuole un coraggio autentico ed in tutte le direzioni, nessuna esclusa. I cittadini devono fare la loro parte, ma non gli si potrà mai chiedere di diventare degli eroi: certi problemi vanno risolti dalle Istituzioni!
Da sincero liberale, vorrei un mercato libero. Vorrei meno Stato apparato, meno burocrazia e più libertà .
Da Napoletano concreto, però, so che, anche soltanto nell’immaginarla la rivoluzione liberale, delle Istituzioni totalmente ed effettivamente sovrane, uno Stato e degli Enti Locali quali unico potere d’imperio territoriale, rappresentano una necessità non oltremodo rinviabile, ed a Napoli, lo Stato, non è così presente, purtroppo…
Un’ultima “chiosa”. Un’ultima, tristissima, riflessione. Una breve sintesi, insomma… Dal “garantismo” Costituzionalmente dato al “giustizialismo popolano”.
A questo hanno condotto 20 anni di anti-berlusconismo di sinistra: una “indegnità di concetto” che non si è fermata (soltanto) a Berlusconi, ovviamente.
La spettacolarizzazione della giustizia e l’enfatizzazione dello “show del sospetto” sono ovunque, purtroppo, e non hanno risparmiato nemmeno il buon Lettieri.
Personalmente trovo assurdo — ed oltremodo indegno — che si additi un candidato a Sindaco come persona non perbene per effetto soltanto di illazioni e congetture.
Ove mai fosse sfuggito, sono soltanto le sentenze passate in giudicato che statuiscono, sia le responsabilità che le condanne, e Lettieri, di condanne, non ne ha avuta nemmeno una!
Il ragionamento è semplice. Dovrebbe esser addirittura scontato, e invece…
E, invece, parlo con amici. Ragiono. Molti di loro sarebbero giuristi (addirittura degli avvocati) e, nella “sedicente contesa” (peraltro meramente astratta e priva di qualsivoglia riscontro empiricamente probante e rilevante), anzichè ricordarsi dei principi che avrebbero studiato (e che dovrebbero conoscere) formulano soltanto congetture.
Io la adoro “la legge”. Non la calpesterò mai per assecondare i ragionamenti di chi, evidentemente, si è perso il senso delle cose autentiche.
Napoli diventerà libera soltanto quando lo diventeranno “le menti” della maggioranza. Quando la faciloneria populista (anche quella ammantata dalle mere cornici accademiche) lascerà il posto ai postulati autentici della nostra civiltà . Fino a quel giorno, “l’opera dei pupi” continuerà , purtroppo.
Il 19 giugno sarà ballottaggio, comunque.
Che ognuno voti secondo coscienza. Che ognuno, nell’apporre quella “ics”, su un nominativo o sull’altro, sogni pure, se proprio vorrà e se davvero ci crederà .
Per quanto mi riguarda, Lettieri ha formulato delle proposte credibili e seriamente sostenibili.
Personalmente, in vista del ballottaggio, faccio (e farò) “il tifo” per lui…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Giugno 10th, 2016 Riccardo Fucile
“PROMESSE DI UN PROGRAMMA DI FORMAZIONE AI DISOCCUPATI”
Poco meno di una trentina di nomi: tutti di giovani destinati ai corsi di formazione o ai contratti a progetto che due candidate del Pd a Napoli, Anna Ulleto e Rosaria Giugliano, avrebbero promesso in cambio del voto alle Amministrative di domenica scorsa.
I nomi sono contenuti in un elenco sequestrato l’altro ieri, insieme a due computer e ad altri documenti, durante le perquisizioni alle due esponenti del Pd, indagate entrambe per associazione per delinquere e voto di scambio.
Il materiale dovrà essere valutato nei prossimi giorni (per i pc sarà disposta una perizia affidata a un consulente tecnico), ma a quell’elenco gli investigatori sembrano riservare già da ora particolare importanza perchè ritengono che possa confermare l’ipotesi del voto di scambio.
L’inchiesta che scuote il Pd napoletano (già reduce da una disfatta elettorale, esattamente all’opposto di quanto è invece accaduto a Salerno, dove i dem hanno stravinto e dove il figlio del governatore della Campania Vincenzo De Luca, Roberto, andrà a fare l’assessore al Bilancio) coinvolge almeno altre tre persone e nasce come sviluppo parallelo di una indagine della Direzione distrettuale antimafia sui clan della zona della Ferrovia.
Da alcune conversazioni intercettate sono emersi elementi che hanno fatto pensare a qualcosa di poco chiaro che stesse accadendo in vista delle elezioni, e perciò una parte del fascicolo è stata trasmessa alla sezione della Procura che si occupa di reati contro la pubblica amministrazione.
È stato a quel punto che è partita l’indagine sul voto di scambio, affidata, dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino e dal sostituto Francesco Raffaele, ai carabinieri del Comando provinciale.
Non sono emersi punti di contatto con la criminalità organizzata, ma un sistema secondo gli inquirenti ben definito: Ulleto e Giugliano avrebbero utilizzato persone del loro staff per contattare giovani in cerca di occupazione e promettere, in cambio del voto, l’inserimento nei programmi lavorativi offerti da Garanzia Giovani.
Al momento le indagini avrebbero individuato un solo caso in cui lo scambio si sarebbe concretizzato con l’inserimento di un giovane (proprio uno di quelli che si occupavano della campagna elettorale) in un corso di formazione, ma gli inquirenti non escludono che da ulteriori approfondimenti possano emergere casi analoghi, e comunque anche la semplice promessa
farebbe configurare il reato.
Nè sarebbe determinante, ai fini delle accuse, il risultato elettorale delle due indagate.
Se Ulleto è infatti riuscita a conquistarsi un posto nel prossimo consiglio comunale, Giugliano, che correva per una Municipalità , non è stata eletta.
«E in effetti è un paradosso – commenta –. Ho raccolto la metà dei voti che presi alle precedenti elezioni, eppure mi accusano di voto di scambio».
Rosaria Giugliano si ritiene una specie di vittima collaterale di quella che lei definisce «una vendetta politica» scatenata contro la sua collega di partito: «Sì, credo che il bersaglio principale fosse Anna. Invece sono riusciti a far fuori me ma non lei».
Addirittura ha pure un’ipotesi su chi sia il «vendicatore politico»: «Non certo il centrodestra, io guarderei più dalle parti di de Magistris. I carabinieri che sono venuti a fare la perquisizione mi hanno detto che contro di noi c’è un esposto risalente agli inizi di maggio: mi pare chiaro che volessero buttarci fango addosso prima che si arrivasse al ballottaggio».
Giugliano aggiunge che «a questo punto non mi occuperò più nè di politica nè di sociale», settore in cui è impegnata proprio insieme all’altra indagata, che è vicepresidente della Onlus «Mondo Nuovo».
Ulleto, invece, per ora si limita ad annunciare, tramite il suo profilo Facebook, «la decisione di autosospendermi dal Pd fino a quando questa vicenda, che ha segnato in negativo la mia vita, non sarà definitivamente chiusa».
Spiega di farlo «nel rispetto dei miei elettori, di chi ha creduto in me e del mio partito», e aggiunge di essere «delusa e amareggiata», ma anche di aver deciso «di non restare in silenzio perchè chi ha la coscienza a posto deve sempre metterci la faccia».
Fulvio Bufi e Fiorenza Sarzanini
(da “il Corriere della Sera”)
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