Giugno 4th, 2016 Riccardo Fucile
POTREBBE ESSERE L’UNICO GRANDE VINCITORE DI QUESTE AMMINISTRATIVE, PRONTO A SFIDARE RENZI ALLE POLITICHE… GRANDE SINTONIA CON LE PULSIONI DEL POPOLO NAPOLETANO, CAPACE DI SVUOTARE L’ELETTORATO DEI GRILLINI, PRESTIGIATORE TALENTUOSO…..SI SPOSA MEGLIO CON LA BANDANA DELL’AGITATORE DI PROFESSIONE CHE CON LA FASCIA TRICOLORE
Traffico, immondizia, degrado: e molto di più. Ogni voto amministrativo, in un Paese poco pragmatico come
il nostro, ha sempre – anche – un contenuto ulteriore, politico quando non ideologico.
E, se è pressochè dichiarata la partita di prospettiva nazionale che i Cinque Stelle sperano di giocare su Roma, è forse ancora più vistosa (benchè non del tutto esplicita) la scommessa di Luigi de Magistris su Napoli: e pone in questione il futuro della sinistra italiana, quella che oggi vede in Renzi il proprio babau.
Se i sondaggi non mentono troppo, il sindaco uscente pare abbia realizzato un vero incantesimo napoletano, convincendo i suoi concittadini di essere appena sceso da un pullman di zapatisti a Mergellina anzichè aver governato la terza città italiana per cinque anni filati con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Salito sul palco della vittoria a giugno 2011 (« avimmo scassato !») con promesse irrealizzabili come una raccolta differenziata al 70 per cento, de Magistris era precipitato dal cuore dei napoletani in modo così verticale da riaprire ogni tipo di manovra su Palazzo San Giacomo ad appena metà mandato.
E’ probabile soffrisse il ruolo istituzionale (e la concretezza relativa) – il suo tratto tribunizio sposandosi assai meglio con la bandana arancione che con la fascia tricolore.
Forse la sua fortuna è stata, per paradosso, l’inciampo giudiziario di una condanna in primo grado per abuso d’ufficio (poi ribaltata dall’assoluzione in appello) che l’ha fatto incorrere – temporaneamente – negli strali della legge Severino e l’ha trasformato da primo cittadino in «sindaco di strada», da uomo delle istituzioni per forza in agitatore per vocazione e per sospensione ope legis .
Fuori da Palazzo San Giacomo il sindaco-non sindaco ha sparato su norme e magistrati (lui, ex magistrato), ritrovando la sua scapigliata ispirazione di guevarista del Vomero.
Ed è stato capace di sintonizzarsi – gli va dato atto – con le pulsioni più profonde d’una città dove la plebe non s’è mai trasformata compiutamente in popolo, dove la lotta sociale si fonde col sanfedismo da oltre due secoli.
Diffidando di quasi tutti (tranne che del fratello Claudio, suo uomo-ombra e «precario» con zero euro di reddito dichiarato), Giggino ha risalito la china e, guardandosi attorno, ha capito dove si trovasse lo spazio per crescere ancora.
Se a ottobre 2015, dopo l’assoluzione che l’ha restituito alla pienezza delle funzioni amministrative, aveva colpito un attento osservatore della politica napoletana come Marco Demarco per la sua pacatezza – «misura le parole, non insulta…» – nel volgere di qualche settimana ha rovesciato il copione.
Con un mantra a presa rapida: siamo accerchiati, noi napoletani soli contro tutti (ovvero: contro Regione, governo, Unione Europea).
E con l’idea di tenere assieme una coalizione che va da Sinistra italiana fino al Partito del Sud e ai neoborbonici, venata da suggestioni di secessionismo finanziario (vecchia fisima bossiana) e da pulsioni pre-unitarie cui ammiccano persino i centri sociali .
Il suo programma avventuroso – che include il reddito di cittadinanza alla faccia delle coperture d’un bilancio da anni sul crinale del default, raffiche di assunzioni e nuove case popolari a Scampia – si coniuga col richiamo continuo al Che e al subcomandante Marcos e a una «rivoluzione» partenopea ormai in marcia, con inviti reiterati alla «battaglia» (Dio non voglia che qualche anima semplice lo prenda alla lettera). Dunque è in campo un intero armamentario antagonista, tradottosi nella rottura con Renzi su Bagnoli (con toni incendiari cui sono seguiti scontri all’arrivo del premier) ed enfatizzato nell’ormai famoso show al Palapartenope («Renzi, devi avere paura, ti devi cag… sotto!») che ha spinto il candidato di centrodestra Gianni Lettieri a chiedere l’antidoping per Giggino .
Sbaglia Lettieri. Come sbaglieremmo noi nel derubricare a follia ciò che è metodo, e metodo di successo, in un Paese malato di alzheimer politico e sempre sedotto dai prestigiatori talentuosi.
Di fatto de Magistris assorbe l’elettorato grillino (infatti i Cinque Stelle gli oppongono un non-avversario che pare uscito dalla fantasia di Stefano Benni, l’ottimo ingegner Brambilla, monzese juventino sulle pendici vesuviane).
Ed eccita talmente le paure del Pd da spingere ieri la candidata Valeria Valente a spendere nove decimi del suo comizio di chiusura per parlar male di lui anzichè bene di se stessa.
Il modello Po demos è assai più vicino a Giggino che all’esangue traduzione dell’onesto Pippo Civati («Possibile»).
E il tesoretto della sinistra antirenziana, da Fassina a Roma ad Airaudo a Torino, calcolato attorno a un 7 per cento, potrebbe diventare ben più cospicuo se rimpinguato dal casatiello masaniellista in cottura nel rovente forno napoletano.
Qua e là , a mezza bocca, l’ha ammesso de Magistris, che gli piacerebbe sfidare Renzi alle politiche nel 2018, certo da campione della sinistra.
Vincesse adesso, e magari al primo turno, il grande sogno sarebbe a un passo: gli resterebbero solo da sfangare altri due anni di fastidiosa realtà alla guida della città più difficile d’Italia. In fondo, quisquilie.
Goffredo Buccini
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 27th, 2016 Riccardo Fucile
INSULTI A SAVIANO, NIENTE SCUSE, PARENTI DEI BOSS SUI MANIFESTI
Orgoglio cosentiniano è prima l’insulto a Roberto Saviano e Rosaria Capacchione,
giornalisti sotto scorta, perchè minacciati dalla mafia. Poi niente scuse.
Stesso orgoglio che aveva ostentato Vincenzo D’Anna, sabato scorso, nell’elogiare Nicola Cosentino, nel corso della presentazione della lista di Ala a Napoli. E nell’attaccare Rosaria Capacchione.
Ecco il comunicato, firmato Vincenzo D’Anna, Pietro Langella e Antonio Milo: “Gli inutili polveroni sollevati in queste ore non ci distoglieranno dal perseguire, con tenacia e determinazione, l’affermazione di Ala e di Valeria Valente a Napoli”.
Già , il “polverone”. Ovvero l’insulto a Saviano, bollato da D’Anna ventiquattrore fa come “icona farlocca dell’Antimafia” e meritevole, al pari di Rosaria Capacchione, di essere privato della scorta. Parole che costringono lo stesso Verdini a scusarsi.
Da uomo di mondo, mandando un fascio di orchidee alla Capacchione. Si dissocia, si dissociano parecchi parlamentari di Ala. Parole.
Roberto Speranza è allibito: “Per favore, puoi scrivere che per me il Pd non deve avere a che fare con persone come D’Anna? Niente a che fare. Io esprimo solidarietà a Saviano. Ma che diavolo di punto siamo arrivati?”.
Ventiquattrore dopo gli insulti, l’imbarazzo, di molti ma non di tutti perchè nessuno, nel giro stretto del premier, dice una parola, dopo 24 ore, dicevamo, arriva il comunicato dell’orgoglio: “Polveroni inutili”. Ovvero, niente scuse.
Firmato dagli artefici della lista di Ala a Napoli, che sosterrà Valeria Valente, candidato del Pd e vicina al guardasigilli Andrea Orlando.
Gli artefici sono Vincenzo D’Anna, uomo forte di Nick ‘o Merikano, che dopo una delle sue ultime visite in carcere concesse un’intervista per consegnare al mondo il suo messaggio.
L’altro è Antonio Milo, un discreto trasformismo alle spalle: nato nel Pdl campano di Cosentino, transitato nel gruppo di Fitto, ora con Verdini.
La terza firma è quella di Pietro Langella, seduto a due metri da Verdini sabato scorso, alla presentazione di Ala. Incensurato, si porta addosso l’ingombrante storia dei suoi avi, i “Paglietta”, così chiamavano il clan, ammazzati nel corso di una faida di camorra.
Il Fatto ha raccontato come “i loro nomi e l’elezione di Langella al consiglio comunale furono citati nel 2006 nella relazione della commissione prefettizia tra le cause dello scioglimento del comune di Boscoreale per infiltrazioni camorristiche”.
I tre sono i veri artefici delle liste di Ala a Napoli.
“Se andiamo a vedere, in ogni famiglia napoletana c’è qualcuno che ha pagato per reati di camorra”. Si è presentato così Vitale Calone, candidato al consiglio comunale per Ala, figlio di Vincenzo Calone, presunto boss di Traiano con una condanna per traffico internazionale di droga.
L’altro in lista è Calone jr, Vincenzo, il nipote e candidato nelle zona in cui operava lo zio. Ogni giorno, a proposito delle liste verdiniane a Napoli, esce un caso imbarazzante. Altro titolo su Repubblica di qualche giorno fa: “Ala, il manifesto col cognato del boss defunto. Il candidato verdiniano omaggia il parente di un uomo legato alla camorra”. Parenti dei presunti boss nelle liste, parenti nei manifesti. Chi fa le liste, invece, prima insulta i simboli dell’Antimafia e poi non si scusa.
Prima delle orchidee, Verdini a Napoli aveva parlato di “diritto all’oblio”. Soprattutto a Napoli.
Perchè Ala, partito inesistente nel resto d’Italia, esiste soprattutto lì, dove ha ereditato ciò che resta del sistema di potere di Nicola Cosentino, ora in carcere con l’accusa di concorso esterno in associazione camorristica per presunti rapporti con il clan dei casalesi.
Un sistema di potere cresciuto all’epoca del potere berlusconiano nella contrapposizione con la sinistra, anzi “i comunisti”.
In questo senso gli insulti a Saviano e alla Capacchione sono un segnale politico a quel mondo, come a dire: ci alleiamo con i “comunisti”, ma non significa che cambia qualcosa. Le mancate scuse rafforzano il se
gnale, perchè l’ammissione dell’errore sarebbe stato letto come un segnale di debolezza. A testa alta e attaccando Saviano, ciò che resta del sistema di potere di Nick ‘o Merikano abbraccia il Pd.
Orgoglio cosentiniano.
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 26th, 2016 Riccardo Fucile
CORSE CLANDESTINE: SEGUONO FAN VAILLANT E IGOR MONZESE
Oltre al Grand Prix di Roma, ieri al prestigioso Ippodromo del Nord Est si è corso anche il GP di Napoli, nel quale si sfidano il campione uscente Galopìn du Magistry e il suo eterno rivale Letteriènne, già sconfitto nell’edizione 2011 del Grand Prix Municipal partenopeo.
Il campione uscente è visto dagli allibratori come il front-runner, ma c’è grande attesa per capire con chi dovrà fare i conti al probabile GP de Ballottage previsto per il 19 giugno.
Naturale, dunque, che i cavalli in lizza abbiano dato il meglio di sè in questa corsa di preparazione per il primo round.
E ne è venuta fuori una gara davvero emozionante.
Galopìn du Magistry ha condotto in testa fin dall’inizio, mai seriamente impensierito dagli altri contendenti.
E alla fine ha chiuso con un 41″ che non gli garantirebbe di evitare il GP de Ballottage, ma che sicuramente lo segnala come il grande favorito per la sfida finale. Alle sue spalle, Letteriènne e Fan Vaillant (la cavalla che ha battuto Fan Petit Faible nella sfida interna alla scuderia Fan Idòle) si sono dati battaglia fin dal primo giro. Alla fine l’ha spuntata Letteriènne in 22″, con Fan Vaillant (18″) che — in preda alla disperazione — si è quasi fatta raggiungere da Igor Monzèse, arrivato sul traguardo in 15″ netti.
Dietro al quartetto di testa, sono arrivati alla spicciolata tutti gli altri, guidati da Coupe La Toile.
Un inconveniente tecnico al sistema di ricezione satellitare dell’ippodromo, però, non ci ha permesso di cogliere l’esatto risultato cronometrico del cavallo della scuderia Frerès Tricolòr, giunto comunque sul traguardo con molto distacco.
Le polemiche sull’appoggio a Fan Idòle da parte della scuderia Pègase Vert, già alleata storica di Varenne, sembrano dunque aver distratto oltre misura Fan Vaillant, che ora ha l’assoluta necessità di raggiungere in fretta uno stato di forma decente per puntare al secondo posto in vista del GP de Ballottage.
La terza piazzaa sarebbe uno smacco davvero difficile da digerire per Fan Faròn.
ORDINE D’ARRIVO
Galopìn du Magistry 41″
Letteriènne 22″
Fan Vaillant 18”
Igor Monzèse 15″
(da “TheRightNation”)
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Maggio 25th, 2016 Riccardo Fucile
“USATI MATTONI DI BASSISSIMA QUALITA'”: COINVOLTI IMPRENDITORI E PROPRIETARI DI CAVE
In 14 sono finiti ai domiciliari, 4 hanno l’obbligo di dimora, in tutto sono 39 gli indagati. Coinvolti imprenditori e proprietari di cave, la San Severino e la Neos, localizzate a Giugliano, in provincia di Napoli e finite sotto sequestro, in un traffico illecito di rifiuti di oltre 250mila tonnellate che si è consumato per mesi grazie alla compiacenza di professionisti che truccavano e falsificano analisi e documenti così da poter smaltire illecitamente il pattume speciale all’interno di siti non autorizzati. L’inchiesta Gatto Silvestro, coordinata dalla distrettuale antimafia di Napoli, pm Maria Cristina Ribera e Gloria Sanseverino, è stata realizzata dalla polizia provinciale di Napoli, dal comando carabinieri per la tutela dell’ambiente, Noe di Roma e di Caserta, indagine alla quale hanno contribuito, nella fase iniziale, anche gli uomini del colonnello Ultimo e del capitano Pietro Rajola Pescarini.
Rifiuti smaltiti illegalmente non solo presso cave, ma anche presso la discarica Maruzzella, sita in Caserta, e in impianti di compostaggio, ma soprattutto questa inchiesta svela un dato inquietante.
Per risparmiare sono stati realizzati mattoni e cemento di bassissima qualità utilizzati e commercializzati. I rifiuti, conferititi senza autorizzazioni, alla cava Neos di Giugliano venivano illecitamente miscelati con la pozzolana, miscuglio che veniva venduto come una materia prima a diversi impianti, come la Moccia di Caserta, produttrici di laterizi e cementi.
I controlli hanno stabilito, riferiscono gli investigatori, come i mattoni destinati all’edilizia civile, presentassero una particolare fragilità circostanza emersa in maniera palese anche da alcune intercettazioni telefoniche”.
L’ennesima indagine che mostra quanto il traffico illecito di rifiuti sia un delitto di impresa, come segnala la direzione nazionale antimafia, ormai da anni.
Basti pensare che sono coinvolti titolari e proprietari delle società di gestione delle cave, Enrico Micillo, Massimo Capuano, Biagio Illiano, tutti e tre ai domiciliari; ma anche trasportatori e professionisti come Toni Gattola, anche lui arrestato, che già in passato è stato al centro di inchieste giudiziarie, ma che ha continuato a lavorare gestendo un società di consulenza ambientale, utilizzata, secondo gli inquirenti, dalle cordate imprenditoriali finite sotto indagine, per falsificare documenti.
L’obiettivo è sempre lo stesso risparmiare sui costi di smaltimento, gestire anche bonifiche liberandosi del peso economico di un conferimento secondo legge e rivendendo poi, per materia prima, spazzatura miscelata creando un danno non solo alle casse dello stato, per i mancati introiti e le bonifiche ‘finte’, ma anche commercializzando prodotti di costruzione di bassissima qualità .
Per alcuni soggetti è stata contestata l’aggravante di aver favorito il clan di camorra dei Polverino, egemone nell’aria di Quarto e Marano, in provincia di Napoli.
Nello Trocchia
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 24th, 2016 Riccardo Fucile
L’INQUIETANTE PUBBLICITA’ DEL CANDIDATO RIGANATO
Lui il primo piano, alle spalle la foto del parente deceduto di un capozona di camorra. Può capitare di vedere anche questo, a Napoli, tra i manifesti elettorali.
L’uomo in primo piano è Giuseppe Riganato, candidato al Consiglio comunale per Ala, la formazione che fa capo a Denis Verdini.
L’uomo sullo sfondo, ormai morto, è Giovanni Di Vincenzo, ex Pdl e poi Ala, consigliere comunale e cognato del capopiazza Giuseppe Parisi, o’ Nasone, ucciso dai sicari di camorra nel 2011.
Il caso è stato segnalato da Repubblica Napoli, che spiega come Riganato fosse “alter ego, accompagnatore e factotum” di Di Vincenzo, esponente della Settima Municipalità di San Pietro a Patierno-Miano-Secondigliano.
Quando quel consigliere, Di Vincenzo, già destinato da mesi a candidarsi al Comune sotto le insegne di Ala, è scomparso prematuramente per un’improvvisa ischemia, solo poche settimane fa quando già si preparava a correre per il Comune, Riganato, il suo robusto accompagnatore ne ha preso il posto.
Così il signor Riganato, vicino al senatore verdiniano Antonio Milo, fa stampare e posta sul proprio profilo Facebook il manifesto che tiene insieme le due storie. Alle sue spalle, anche la foto del morto, Di Vincenzo, ovvero il cognato del pregiudicato Parisi, noto capopiazza del clan Amato-Pagano al rione Berlingieri – che fu assassinato da un commando della Vinella Grassi nell’aprile del 2011: ovvero nel periodo di piena guerra di assestamento dopo le faide degli anni precedenti. In particolare, gli atti giudiziari riportano un eccezionale documento di auto-confessione in relazione all’omicidio del capopiazza Parisi.
In un summit con Arcangelo Abete a Milano, gli emergenti boss della Vinella Grassi comunicarono al vertice delle cinque famiglie, questo concetto: con l’omicidio di Parisi, ci siamo presi anche il Perrone.
Il dietrofront, “la girata”, dei feroci boss ragazzi contro gli Scissionisti si doveva compiere con quel raid.
(da “La Repubblica“)
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Maggio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
IL CANDIDATO CIVICO APPOGGIATO DA FORZA ITALIA (MA NON DA LEGA E FDI) CHE I SONDAGGI DANNO AL BALLOTTAGGIO CON DE MAGISTRIS
Gianni Lettieri, 60 anni, imprenditore, è alla sua seconda candidatura a sindaco di Napoli.
In testa nel 2011 dopo il primo turno con il 38,52% dei voti, il candidato civico sostenuto dalla coalizione di centrodestra fu poi superato al ballottaggio dall’attuale primo cittadino Luigi de Magistris.
Presidente Lettieri, dopo 5 anni è nuovamente in corsa per la carica di primo cittadino di Napoli: cosa è cambiato rispetto alla candidatura del 2011? Il quinquennio da leader dell’opposizione Le ha dato ulteriori motivazioni nel rinnovare il suo impegno politico?
“Assolutamente sì. In questi cinque anni ho visto la città peggiorare sempre più, per superficialità ed incapacità amministrativa. Il Sindaco uscente utilizza la sua posizione per ritagliarsi un ruolo nazionale, ma alla città non è realmente interessato. Non ha mai dato spazio alle proposte dell’opposizione, si è comportato come un piccolo dittatore, facendo il bello ed il cattivo tempo. Ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.
Quali sono, secondo Lei, i punti di forza della città da preservare e su cui puntare per il presente ed il futuro, quali i punti deboli su cui intervenire?
“Napoli ha potenzialità enormi, dalla cultura alle bellezze paesaggistico-architettoniche. Per naturale posizione geografica potrebbe essere il punto di riferimento del Mezzogiorno d’Italia, la capitale del Sud. E poi i napoletani hanno una marcia in più, sono spontanei e hanno tanta voglia di fare. Hanno la capacità di rimboccarsi le maniche ed andare avanti anche nelle situazioni più difficili. Bisogna però lavorare per un riscatto che è possibile, partendo dal lavoro. Se non diamo ai nostri giovani prospettive nel proprio territorio, la città si impoverirà sempre più e perderà le migliori energie che esprime. Immagino una banca per il microcredito a vocazione territoriale: fino a 60 mila euro per artigiani, commercianti e start up giovanili. Altro punto prioritario è la sicurezza: non si può vivere in una città dove si ha paura di uscire di casa”.
Nelle ultime settimane si è molto discusso proprio del tema Sicurezza. Quali sono, a Suo parere, le azioni che si possono mettere in campo a livello comunale, considerando che si tratta comunque di una materia di competenza dello Stato centrale?
“Voglio istituire un corpo speciale di Polizia locale, alle dirette dipendenze del sindaco, che possa presidiare costantemente, ad ogni ora del giorno e della notte, il territorio”.
Tra le bellezze della città c’è sicuramente il Lungomare. Qual è il Suo bilancio degli ultimi anni, dopo la pedonalizzazione, e quali le sue idee per il futuro?
“La scelta di chiudere il Lungomare, senza concertare la decisione con tutti, è stata sbagliata. Queste decisioni, che impattano fortemente sul territorio, vanno prese ascoltando le esigenze di tutti, senza penalizzare nessuno”.
Trasporto pubblico: come si possono migliorare i servizi ed incoraggiare i cittadini ad utilizzare di meno le auto?
“Raddoppiando gli autobus in circolazione, questo permetterà di dimezzare i tempi di attesa alla fermata. Abbiamo inoltre previsto mezzi di trasporto ecologici, facilmente accessibili ai diversamente abili e dotati di wi-fi integrata. Introdurremo l’Ecopass e vareremo un piano parcheggi integrato, rimodulando le Ztl sulle esigenze dei cittadini e dei commercianti”.
Per l’economia della città , fondamentale sarà il rilancio di Bagnoli e del Porto. Come immagina il futuro di queste due aree?
“Sul Porto la priorità è uscire dall’immobilismo. Questa situazione danneggia tutti. In un futuro poi, per risolvere il problema inquinamento, si dovrà ragionare sull’elettrificazione del Porto. Su Bagnoli condivido la linea del Governo Renzi sia sul commissariamento, necessario vista la conclamata incapacità dell’amministrazione comunale che ha provocato il fallimento di Bagnoli Futura, sia sui poteri in deroga. Non ci sto, invece, a tenere fuori Napoli dal soggetto attuatore: al Comune deve essere data la possibilità di utilizzare una società partecipata, già esistente o neo-costituita, da gestire in via totalitaria o almeno maggioritaria. La gestione, quindi, deve essere assolutamente e totalmente pubblica ed il Comune deve rendersi protagonista dell’investimento e dei ricavi al posto dei privati, in modo che gli utili restino sul territorio. Immagino l’ufficio del Commissario Nastasi accanto al mio!”.
Quali saranno i primi provvedimenti che adotterà nel caso in cui sarà lei il nuovo Sindaco di Napoli?
“La mia prima delibera sarà dedicata a restituire la sicurezza ai napoletani. Se rendiamo la città più sicura, diamo la possibilità ai napoletani di vivere la città e attiriamo investimenti e turismo”.
(da “Napoli Today“)
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Maggio 20th, 2016 Riccardo Fucile
LETTIERI, VALENTE E BRAMBILLA SOTTO AL 20%
Un uomo solo al comando. A due settimane dal voto, il sondaggio Demos & Pi fotografa un trend elettorale
che va nettamente a vantaggio del sindaco uscente, Luigi de Magistris. Il confronto nudo e crudo con i principali avversari, a qualunque livello, lo vede saldamente in testa.
Non tanto però da garantirgli la vittoria al primo turno.
La prima domanda rivolta dai sondaggisti agli intervistati è chi sceglierebbero tra i singoli candidati se si votasse oggi.
De Magistris è davanti, col 42,1 per cento. Un dato che sfonda la soglia significativa del 40 per cento.
E vale la pena ricordare che si tratta di una cifra assai superiore al 27,5 per cento che l’ex magistrato raccolse al primo turno cinque anni fa.
Segno che i cinque anni di governo, per quanti dubbi possano aver scavato, hanno anche rafforzato il consenso. Ma non al punto da far vincere il sindaco al primo turno. Ma forse quello che rende de Magistris ancora più forte è la debolezza dei suoi principali avversari. Nessuno riesce a superare la quota del 20 per cento e quindi nessuno pare essersi guadagnato fin qui i galloni di sfidante più accreditabile.
Gianni Lettieri, che fu suo competitor cinque anni fa, è al 19,7 per cento, praticamente la metà del 38,5 conseguito nel 2011, anche se a suo svantaggio gioca il 4,1 per cento che gli viene drenato dal candidato sindaco di Fratelli d’Italia, Marcello Taglialatela. In ogni caso Lettieri resta sotto al totale messo insieme dalle sue liste (Forza Italia e altri), che arrivano al 21,2.
Valeria Valente non sfonda. La candidata del Pd è ferma al 16,4 per cento, un punto sotto anche al pentastellato Matteo Brambilla, che viaggia al 17,3.
Una statistica che, se confermata, cullerebbe le amare previsioni di Antonio Bassolino: il Pd era quarto in classifica, per questo l’ex sindaco disse di voler scendere in campo nel lontano settembre 2015, ma la posizione è ancora quella, un po’ come il Milan che non riesce a tornare in Europa, e il dato percentuale è perfino inferiore al già risicato 19,1 per cento raccolto nel 2011 dal candidato post-primarie del Pd, ovvero Mario Morcone.
Per giunta, le due principali liste a suo sostegno, Pd e la lista personale del sindaco, superano da sole il 20 per cento, indicando dunque una tendenza di almeno un 5 per cento dell’elettorato al voto disgiunto.
Anche Brambilla è su quei livelli, a conferma che i Cinque Stelle avrebbero dilapidato a loro volta quasi nove punti rispetto al 26,5 per cento riscosso in città appena due anni fa, alle Europee.
Il dato di lista comunque, anche in questo caso, è superiore a quello del candidato: 21,4 contro 17,3 per cento. Sono tutti differenziali che portano acqua al successo personale di de Magistris, le cui principali liste assommano circa il 25 per cento.
Con queste cifre all’ipotetico primo turno, il ballottaggio diventa una formalità .
Ecco infatti de Magistris stravincere con tutti: 62,9 a 37,1 contro Lettieri (cinque anni fa il match si chiuse per 65 a 35), poi 63,5 a 36,5 contro Valente e 64,9 a 35,1 contro Brambilla. Insomma de Magistri ha ormai la sua base elettorale consolidata, che lo porta oltre il 60 per cento al ballottaggio, degli altri tre invece sostanzialmente uno vale l’altro.
Di fatto, la sua amministrazione viene giudicata “abbastanza positiva” dal 49 per cento, e un altro 6 per cento va addirittura sul “molto positivo”. Totale: 55 per cento. Sull’altro piatto della bilancia c’è un “abbastanza negativo” al 28 per cento e un molto negativo al 16, per un totale di 44. Solo l’1 per cento non sa o non risponde.
I napoletani hanno dunque una visione chiara di come ha amministrato de Magistris, naturalmente si spaccano, ma i soddisfatti sono chiaramente maggioranza.
D’altro canto la statistica sui problemi della città dice che i napoletani sono afflitti soprattutto da quelli che meno hanno a che fare con la amministrazione che siede a Palazzo San Giacomo.
Il cruccio principale resta la disoccupazione: il 26 per cento la sceglie come prima opzione, il 15 per cento come seconda. La somma delle due opzioni porta a quota 41: su un totale di 200 opzioni possibili, significa che un quinto dei napoletani individua nei problemi del lavoro la sua principale fonte di preoccupazione. Al secondo posto in questa classifica delle emergenze da affrontare ci sono criminalità e ordine pubblico, con un 18 per cento di prima scelta e 11 di seconda, per un totale di 29.
Nettamente staccate le altre incombenze più tipiche del governo di una città : il trasporto pubblico ha una soma di 20 per cento, i servizi sociali arrivano solo al 17, la raccolta rifiuti all’11, con buona pace del dibattito spesso accesissimo sul tema. A 11 c’è anche il sostegno alle famiglie meno abbienti, solo il 10 per cento cita la lotta alla corruzione, il 9 la viabilità , il 6 immigrazione e campi rom.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 6th, 2016 Riccardo Fucile
“RENZI HA TRASFORMATO IL DIBATTITO IN UN INCONTRO DI PUGILATO, MA LA LEGGE AIUTA MIGLIAIA DI PERSONE”
Mara Carfagna voterà sì alle unioni civili in dissenso dal suo partito. E’ delusa di un partito che si
professa liberale?
«Avrei preferito una posizione più aperta. Quello che mi auguro però è il rispetto reciproco, nonostante Renzi abbia trasformato questa legge in un incontro di pugilato. Si tratta di cancellare discriminazioni e pregiudizi. Peccato che il premier abbia seguito la logica della polemica, come fa spesso, perdendo l’occasione di coltivare il dialogo anzichè lo scontro frontale. Ma io non posso votare contro questa legge: esprime un principio per cui mi batto da anni. E’ una rosa con tante spine che bisogna cogliere comunque perchè ne godranno migliaia di persone».
Quella di Fi è una posizione da campagna elettorale?
«Nel mio partito è prevalsa la reazione alla violenza di Renzi che ha posto la fiducia. Una cosa che non si è mai vista su temi etici. Non credo che c’entri la campagna elettorale perchè questa posizione Fi l’aveva maturata a novembre».
Come capolista a Napoli teme di perdere consensi votando sì?
«Sarebbe un errore seguire questa logica: ci sono questioni che devono essere sottratte alla campagna elettorale. Non sono preoccupata del consenso quando credo in certi principi e valori. Sono un legislatore, ho una mia visione della società e la porto avanti anche in dissenso al mio partito».
Lei aveva proposto una legge sui diritti degli omosessuali che sembrava avere il gradimento di molti suoi colleghi di partito. Fi sembra ondivaga, anche sul garantismo: ora molti sono diventati giustizialisti nei confronti degli esponenti del Pd.
«Io parlo per me. Fi non deve rinnegare la sua storia sull’altare dell’opposizione a Renzi. Non si è colpevoli per un avviso di garanzia»
Parliamo di amministrative. A Napoli, Roma e Torino il centrodestra è diviso. Come immagina si possa rimettere insieme i cocci dell’alleanza per le elezioni politiche?
«E’ necessario pensare Roma, Napoli e Torino come un incidente di percorso. Io sono per creare un centrodestra unito e allargato anche a tutti coloro che sono andati via. Dobbiamo creare un’alternativa a Renzi, a un governo che sa solo occupare il potere militarmente e prende in giro gli italiani con propaganda e false promesse. Pensi che quando è venuto a Napoli alcuni mesi fa ha detto che il centro della Apple avrebbe creato 600 posti lavori ma si è scoperto che si trattava di stage. Non si può scherzare sulla pelle della gente, soprattutto a Napoli dove il lavoro fa la differenza tra la vita e la morte. È da irresponsabili»
Salvini vuole essere il leader del centrodestra, considera Berlusconi un rudere.
«La leadership si conquista sul campo. Pensare di ricostruire il centrodestra prescindendo da Berlusconi è velleitario. Non condivido i toni di Salvini. Vorrei che ci fosse rispetto».
La candidatura di Marchini a Roma, di Lettieri a Napoli e di Parisi a Milano potrebbe far nascere un’aggregazione di centro moderato alternativo a Renzi e distante da Salvini?
«Lo vedremo dopo le amministrative. Misureremo il campo del centrodestra con i voti, non a tavolino. Non angosciamo gli elettori sulla leadership».
A Napoli De Magistris è in forte vantaggio dai sondaggi. Ha fatto bene il sindaco?
«De Magistris ha dimostrato di essere inefficiente, inadeguato, non ha mantenuto nessuna promessa, la città è più insicura, più sporca e più indebitata. Non ha tagliato sprechi ma ha dilazionato i debiti per 30 anni con un trucco contabile. Ha promesso il reddito di cittadinanza senza prevedere le copertura. Non abbiamo bisogno di rivoluzionari, ma di persone serie».
(da “La Stampa”)
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Aprile 30th, 2016 Riccardo Fucile
I DUE ESPONENTI DI SPICCO DI FDI NON CONDIVIDONO LA SCELTA DELLA MELONI SU TAGLIALATELA E RESTANO FEDELI ALL’ALLEANZA
I Fratelli d’Italia a Napoli sono Caino e Abele? Pare di sì: la rottura tra Marcello Taglialatela, nemico giurato di Gianni Lettieri e i portatori di voti del partito di Giorgia Meloni si è consumata nella giornata di ieri con l’ufficializzazione delle candidature al consiglio comunale di Marco Nonno, attuale vicepresidente del consiglio comunale, ed Enzo Moretto.
I due, che provengono entrambi da Fratelli d’italia, hanno deciso di appoggiare Gianni Lettieri e non Marcello Taglialatela, deputato e candidato ufficiale del partito della Meloni.
“Una scelta di coerenza — ha spiegato lo stesso Lettieri, candidato sindaco di Forza Italia che sfiderà per la seconda volta Luigi De Magistris — in quanto sono sempre stati al mio fianco in tutte le battaglie contro la mala amministrazione fatta dal clan di Luigi de Magistris. Entrambi dimostrano l’attaccamento al progetto Napoli, al suo risanamento, al suo riscatto per vincere quelle che e’ una battaglia di civilta’”.
Ora l’alleanza Fdi-Lega che peraltro nei sondaggi era data al 2% rischia di arrivare a percentuali da prefisso telefonico.
(da agenzie)
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