Settembre 10th, 2013 Riccardo Fucile
BERLUSCONI ATTENDERà€ UN PAIO DI GIORNI PER CAPIRE DOVE VA LA GIUNTA, POI HA PRONTO “L’11 SETTEMBRE” DEL GOVERNO LETTA: “IL COLLE NON CI HA GARANTITO”
I falchi del Pdl non stanno nella pelle, dalla gioia. 
Eppure ieri non doveva essere il loro giorno. Le colombe sono state in volo, sembrava con profitto, per tutto il giorno: “Vedrete, la giunta prenderà tempo fino al 19 ottobre”.
Cioè, fino all’udienza della corte d’Appello di Milano per rideterminare la fatidica interdizione per la condanna Mediaset, altra notizia di ieri.
Il vento è cambiato nel tardo pomeriggio, all’imbrunire, quando dalla giunta di Palazzo Madama non è arrivato alcun segnale “morbido” dal Pd.
Trafelato e sempre al telefonino, alla Camera, il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello, colomba di rango, è diventato scurissimo in volto.
Ironia della sorte, è stata un’altra colomba, Renato Schifani, capogruppo del Pdl al Senato, a dare l’ennesimo ordine di guerra, che potrebbe essere quello decisivo: “Se si vota domani (oggi per chi legge, ndr) il governo è finito”.
Schifani si pronuncia che già sono le venti passate.
Dopo due ore di inferno sul filo del telefono. Tra Arcore e Roma.
Il Cavaliere infatti continua nel suo esilio volontario a villa San Martino con la fidanzata Francesca Pascale e il loro barboncino Dudù.
Dovrebbe tornare mercoledì a Roma per l’assemblea dei gruppi parlamentari, convocata ieri. Non solo. Potrebbe intervenire in extremis a Controcorrente , alla festa del Giornale a Sanremo, oppure decidere di mandare in onda il noto videomessaggio preparato una settimana fa.
In ogni caso, l’obiettivo rimane uguale: rompere tutto.
Nelle telefonate di Berlusconi con Schifani e soprattutto Angelino Alfano, vicepremier nonchè segretario del Pdl, la rabbia è diventata letale, tremenda dopo aver preso atto del tradimento del Pd sulla strategia del rinvio.
La promessa, se non il patto, c’era. A dire proprio delle colombe: “Il Pd si era impegnato ad ascoltare con attenzione le nostre ragioni”.
Era l’accordo per atteggiamento “morbido”. Conclusione: “Adesso si fottono”.
Loro, quelli del Pd. E implicitamente il garante supervisore Giorgio Napolitano, che potrebbe rispondere a un’eventuale rottura di B. con un altro messaggio tv, a reti unificate.
Insomma, la situazione appare seria e tragica. Per quanto riguarda i tempi della crisi, il Cavaliere aspetterà il voto della giunta, tra stasera e domani mattina.
A quel punto, l’onere di ribaltare tutto, spetta a lui.
Il momento della verità , al culmine di un’estate in bilico tra ultimatum e trattative disperate. Quest’ultime hanno finito per mettere in campo, di fatto pubblicamente, persino Fedele Confalonieri, a dimostrazione del ventennale conflitto d’intessi di cui il Paese è stato ed è prigioniero.
Ad Arcore, lo sfogo di B. è stato violento: “Questo è un omicidio politico. Basta, il Pd non ha mantenuto quello che aveva promesso. È chiaro che puntano alla rottura”.
I falchi, appunto, gongolano: “È la dimostrazione che Napolitano e Pd non hanno mai garantito nulla e lo stanno portando al macello”.
O alla camera a gas, per dirla con la colomba Schifani.
Tornano, quindi, gli scenari legati al voto in ottobre, con Berlusconi che fa campagna elettorale dagli arresti domiciliari.
I figli, però, continuano a consigliargli prudenza. La loro linea è quella di evitare il crollo dell’impero aziendale, qualora con il padre carcerato in casa possa iniziare un assalto alla “roba”.
Rischio che ha tenuto banco nelle scorse ore, più del destino politico del leader del centrodestra.
Per Marina, la primogenita, la priorità è un passo indietro del papà e poi la richiesta di grazia. Ma anche sulla grazia, per “l’agibilità personale”, distinta da quella “politica”, Berlusconi non ha grandi speranze dopo il segnale di ieri: “A questo punto chi mi assicura che Napolitano dica sì?”.
Se tutte le previsioni più fosche troveranno conferma tra oggi e domani nella giunta per le elezioni del Senato, allora il governo di Enrico Letta sta preparando il suo Undici Settembre, che cade domani.
L’ammissione delle colombe sulle promesse non mantenute del Pd conferma che c’è stata e ci sarà una trattativa fino all’ultimo minuto utile.
Poi, quando B. deciderà di parlare sarà chiaro che si tratterà dell’ultimo atto della stagione delle larghe intese. Se verrà un altro governo, al posto delle urne anticipate, sarà diverso da questo. Per saperlo è questione di poco.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 9th, 2013 Riccardo Fucile
LE PRIMARIE DEL PARTITO DEMOCRATIVO: “BUCARE IL VIDEO? MEGLIO LE COSCIENZE”
Gianni Cuperlo ci vuole un certo coraggio ad affrontare la corazzata Renzi. Ma chi glielo fa fare? C’è chi l’ha definita un “irriducibile”
“Direi che il coraggio è quello dell’esodato che ha viaggiato vicino a me verso Genova. Andavamo alla stessa festa, io per parlare, lui a chiedere rispetto per la sua dignità . Chi me lo fa fare? Me lo fa fare la passione per il Pd e l’idea che la storia più bella ce l’abbiamo davanti. No, non mi sento un irriducibile perchè non ho la testa nel passato”.
Perchè l’anima di sinistra del Pd è diventata improvvisamente minoritaria? Colpa dell’ultimo che ha chiuso la porta, cioè di Bersani?
“Il Pd resta la vera speranza che da una crisi così profonda di economia, Stato, moralità , l’Italia possa uscire con più democrazia e non precipitando ancora una volta in una infelicità pubblica. Ma cos’altro deve accadere per capire i rischi terribili di una perdita del senso di questo Paese? Il punto è che da sempre una parte delle èlite ha pensato che il solo modo per drizzare la schiena a una nazione “storta” fosse un’azione dall’alto, sbattere il pugno. Ecco, noi siamo nati per rovesciare questa logica, per cambiare a fondo tutto ciò che va cambiato ma con la forza del consenso. Bersani tutto questo lo ha compreso benissimo”.
In che cosa la sua idea di partito e società è diversa da quella di Renzi?
“Dovremmo calare valori e principi nell’Italia che immaginiamo. Prima di tutto con una rivoluzione della dignità . E poi sul contrasto alla povertà . Sul modello di sviluppo, una vera green economy. Sui diritti umani universali. Su un patto fiscale che premi la lealtà e sposti il peso da lavoro e produzione alla rendita. Sulla rivoluzione dentro lo Stato e su un Paese che attragga risorse e cervelli. Sull’equità rimasta sepolta per troppo tempo. Voglio parlare di suolo, cultura e beni comuni, di limiti morali del mercato, e dignità della persona nella sfera della vita, del legame, mai così violato, tra identità , reddito e valore sociale del lavoro. Per fare questo serve un partito che non può ridursi solo a bravi amministratori e parlamentari. Serve una forza popolare dove a un iscritto non chiedi solo di montare il gazebo delle primarie, ma gli offri uno spazio di decisione e democrazia. Gli offri una comunità di senso e, se ne siamo capaci, una profezia che scuota gli animi”.
Veltroni dice: Renzi mi ricorda il mio Lingotto. Lei a chi si rifa, a Bersani, a D’Alema?
“Faccio parte di una generazione che ha rischiato di finire schiacciata tra fratelli maggiori poco generosi e fratelli minori molto ambiziosi. Ho rispetto verso entrambi ma sento che è il tempo di dire ciò che siamo noi. Siamo troppo cresciuti per chiedere battesimi e non così consunti da rinunciare a batterci per una buona causa. E questa causa adesso è opporsi a una concezione plebiscitaria della politica, a una democrazia privatizzata. La destra su questo piano ha una responsabilità enorme. Io dico, guai a noi se questo clima di larga intesa ci fa smarrire il dramma di un ventennio segnato più del precedente da una divorante questione morale che ha aggredito i capisaldi della Costituzione e dello stato di diritto. Vedo troppo tatticismo anche al nostro interno. Mentre il cuore di tutto sta nella nostra capacità di costruire un centrosinistra che possa prevalere prima di tutto nelle coscienze di milioni di elettori delusie sofferenti per le vicende diquesti mesi”.
Renzi annuncia: elimineremo le correnti...
“Dice così e i renziani si spellano le mani. Se vuole dire basta con una logica che premia la fedeltà anzichè il merito, porte aperte ma lo si faccia e non lo si dica solamente. Se invece si allude all’idea di un uomo solo al comando io dico attenzione, perchè qui non si scherza più, non è in ballo la conferma in Parlamento di tre o quattro padri nobili del Pd. Qui entra in gioco la natura di un partito, il suo pluralismo. Nemmeno Obama ce l’ha fatta da solo. E non vedo ancoraun Obama tra noi”.
Vendola è “conquistato” da lei ma guarda anche a Renzi. Il grande soggetto di sinistra è ancora possibile?
“Non mi arrendo alla divisione con Vendola e credo in un campo largo, di forze moderate, associazioni, movimenti per il civismo e la legalità . Molto di buono vive fuori da noi, dobbiamo andarlo a cercare”.
Da un mese è il destino di Berlusconi a tenere banco. La sinistra non sembra mai in grado di imporre la sua agenda.
“Sulla decadenza di Berlusconi la posizione è netta. Se prendi un sacco di voti, per ciò stesso non sei esente dal rispetto della legge. Detto questo penso che noi dobbiamo avere la nostra agenda fondata su tre obiettivi: aiutare chi è caduto a terra a rialzarsi subito. Redistribuire il peso della crisi e la speranza di uscirne non con l’elemosina ma con dignità . Rimettere carburante nella domanda perchè solo così riparte l’economia”.
Segretario e premier. Due figure distinte per lei, la stessa figura per i renziani. In realtà dipende molto dalla durata del governo Letta.
“Non è una questione di regole o di durata del governo Letta, che spero prosegua la sua azione facendo le cose che servono. Io penso che al Pd serva un segretario e una classe dirigente che si dedichino a costruire il partito. E lo penso perchè solo il governo non basta. Solo se ricomponi il legame tra le riforme che cambiano la vita a milioni di persone e il consenso dal basso verso quelle scelte, la politica e la sinistra sono in grado di ripartire”.
Che giudizio dà dell’esperienza governativa di Letta?
“Enrico sta mostrando saggezza e capacità in un passaggio drammatico. Va sostenuto con lealtà e su molti temi il governo va incalzato. Noi la spina non la staccheremo, ma se saranno loro a farlo, faremo ogni cosa per cambiare la legge elettorale prima di tornare al voto”.
Ma è ipotizzabile, al caso, un Letta bis con il voto di Scilipoti?
“Non scherziamo. Dobbiamo recuperare anche una dignità della politica”.
Ieri D’Alema l’ha definita l’uomo giusto per fare il segretario.
“Lo ringrazio. Mi auguro che abbia ragione”.
Se Renzi la batte cosa fa?
“Avrò perso se non riusciremo a fare un congresso di libertà e a raccontare a tanti la nostra idea del Pd e del Paese. Dicono che “non buco il video”, ma la mia angoscia è che da tempo non buchiamo le coscienze e pensiamo che basti il video a salvarci. Siccome non è così è giusto mettersi in cammino”.
Alessandra Longo
(da “La Repubblica”)
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Settembre 9th, 2013 Riccardo Fucile
CUPERLO: “PRIMARIE PER IL SEGRETARIO, NON PER LA PREMIERSHIP”… BERSANI: “NESSUN TRUCCO”
Epifani l’ha ribadito in chiusura di festa del Pd a Genova, e ci torna di nuovo Gianni Cuperlo, lo
sfidante di Renzi alla segreteria: «Le primarie? Sono per il segretario non per il candidato premier».
Quindi bisogna cambiare le regole: separare leadership del partito dalla premiership, e cominciare dai congressi locali.
Ma l’accordo sulle regole del congresso non c’è: i renziani non vogliono modifiche; la sinistra, a partire da Bersani, sì
Per il Pd comincia una settimana decisiva.
Roberto Gualtieri è stato incaricato di scrivere una bozza d’accordo sulle regole entro venerdì, quando si riunirà il “comitatone”. Ci sta lavorando.
Mentre i bersaniani hanno due appuntamenti per decidere chi appoggiare nella corsa alla segreteria.
Sono rimasti isolati, dopo l’endorsement di Franceschini a Renzi. Si stanno spostando su Cuperlo, anche se la decisione vera e propria dovrebbe arrivare in una riunione, mercoledì. Sospettato di ordire trappoloni al sindaco di Firenze, Bersani contrattacca: «Basta dire che qualcuno fa trucchi, siamo un partito, un collettivo, non c’è nessuno che ha in mano le chiavi delle regole».
E insomma, deciderà l’Assemblea nazionale convocata per il 20 e il 21 settembre.
I renziani accusano di traccheggiamenti, di non avere indicato la data del congresso nella speranza che possa slittare al prossimo anno, a gennaio, febbraio.
Bersani garantisce che non è così. Annuncia che appoggerà il candidato che assomiglia alla sua idea di partito e che comunque non intende fare il «team maker»
Però a temere un rinvio del congresso ora ci sono anche i “giovani turchi”.
«Se si tiene questo schema di cominciare dai congressi locali, si rischia di non fare le primarie entro novembre o al massimo l’inizio di dicembre».
Ragiona Francesco Verducci, che è nel comitato per le regole.
Le sfide locali in pratica, così come le immagina Epifani, porterebbe a svolgere le primarie nazionali non prima di gennaio.
I “giovani turchi” proporranno quindi di congelare i congressi regionali.
Non la sola novità . «Per combattere davvero il correntismo che affligge il partito, basta un rimedio intanto — spiega Verducci — che ciascun candidato sia sostenuto da una sola lista, non come accade ora. Se tutti ci stanno, si può fare; vedremo così chi è contro le correnti a parole, e chi lo è nei fatti».
Due idee e visioni di Pd si confrontano e si scontrano. «Serve un segretario che rinunci alla ribalta mediatica », bacchetta il ministro Andrea Orlando, supporter di Cuperlo, che chiede a chi è passato con Renzi: «Ne spieghino i motivi»
Fabrizio Barca, l’ex ministro della Coesione territoriale, impegnato per una riscossa del Pd (però non vuole candidarsi alla segreteria), ha lanciato un questionario: «Il partito ha davvero bisogno di un leader carismatico? ».
Barca nei mesi passati ha girato per i circoli del Pd, e appoggia le iniziative di Pippo Civati. Civati è l’altro candidato alla segreteria, più che mai determinato – ribadisce — a correre alla primarie.
«Sono molto felice di non ritirarmi, al massimo mi ritiro in una festa del Pd».
E stigmatizza i posizionamenti già in corso: «… sembra un calciomercato ».
Fuori dalla mischia del partito vuole restare il premier Letta. Punta alla navigazione del governo, e non vuole farsi strattonare: «Mi dedico completamente alla missione di governo. Del partito, il Pd, a cui sono affezionato, non posso e non voglio occuparmi, e non me ne occuperò».
Giovanna Casadio
(da “la Repubblica“)
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Settembre 5th, 2013 Riccardo Fucile
LA CONVERSIONE DELLA “VECCHIA GUARDIA” AL NUOVO VERBO RENZIANO
Dopo aver rotto gli indugi la scorsa settimana annunciando la sua corsa come segretario del Partito Democartico, per Matteo Renzi si moltiplicano le adesioni all’interno del partito.
A sorpresa, negli ultimi giorni, è arrivato anche quello dell’ex governatore della Regione Campania, Antonio Bassolino, che dal palco della festa dell’Unità di Avellino ha spiegato: “Penso che Renzi sia certamente in questo momento la personalità che più di ogni altra può spostare forze e voti – dice Bassolino – può spostarle in maniera tale da far vincere il centrosinistra. E questo – ha aggiunto l’ex presidente della Regione Campania – è molto importante perchè il centrodestra deve essere sconfitto in campo aperto, in una battaglia elettorale, e Renzi certamente ha più chance di qualunque altro”.
Bassolino ha poi corretto il tiro su Twitter, spiegando che si tratta di una “doverosa constatazione” e “non certo” di una “iscrizione di una corrente, sia essa renziana o qualunque”.
Bassolino è solo l’ultimo della lunga lista di big del partito che hanno deciso di appoggiare il sindaco di Firenze dopo averlo in alcuni casi anche osteggiato in passato.
Il caso più rilevante è stato quello del ministro Dario Franceschini, che lunedì ha annunciato il sostegno suo e della sua area di riferimento all’ex rottamatore.
A stretto giro sono arrivate anche le adesioni del sindaco di Torino Piero Fassino e dell’ex popolare Giuseppe Fioroni, che in passato si era distinto per parole molto dure nei confronti del sindaco di Firenze.
E ieri anche l’ex segretario Pd Walter Veltroni ha ribadito il suo sostegno: “Nelle sue idee, nei contenuti del suo programma – ha detto Veltroni – ci vedo sintonia con l’ispirazione originaria del Pd, quella che decidemmo al Lingotto”.
L’ironia su Facebook.
E la corsa al carro del possibile vincitore ha già ispirato qualcuno in rete.
Su Facebook da qualche ora è nata la pagina: “Dai, diventa renziano anche tu”, dove vengono raccolti tutti i dietrofront degli esponenti del centrosinistra, passati da anti-renziani a sostenitori del sindaco.
(da “Huffington Post“)
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Settembre 4th, 2013 Riccardo Fucile
FASSINO & CO., I FOLGORATI DA RENZI
Pier Luigi Spompo no, ma Nico Stumpo?
Chi potrà negare anche a un fedelissimo dell’ex capo Bersani — appena ritargato da Renzi come signor Spompo (da spompato, consumato, diesilizzato, dunque finito), come Nicola il calabrese, pancia dell’apparato del Pd, calcolatrice vivente di Pierluigi, una improvvisa ma legittima crisi di coscienza?
Se persino la F di Fioroni si rialloca e si riadegua, con la V di Veltroni già stabile e posizionata a fianco di Matteo, e la D di D’Alema, dopo un periodo interrogativo (“Volevo conoscere che libri leggesse, quale fosse il suo pensiero. Non l’ho capito”), sembra essersi adagiata nei pressi del sindaco, sta per concludersi la più riuscita operazione di salita sul carro.
Con le migliori o peggiori intenzioni, la fila indiana s’ingrossa e il carro già è diventato treno.
Tempo qualche settimana che sarà bastimento e per Renzi il Sol dell’avvenire s’alzerà dietro casa senza un filo di nebbia o una nuvola a fargli ombra.
Non sarò Brontolo e non voglio il partito dei sette nani”, assicura lui.
Si dimenerà , proverà a ri-rottamare, fuggirà dall’abbraccio mortale che i dirigenti, d’ogni specie e colore, sentono di offrirgli.
Sarà fatica indicibile, operazione complessa, fattore di rischio.
Perchè è davvero tanto l’entusiasmo e largo il consenso, che la dirigenza del Pd — connessa al cuore della base — ha deciso di elargigli ogni solidarietà .
Vecchi e nuovi amici. Nuovi e nuovissimi.
Stamane Matteo bicicletterà ai Fori Imperiali con una vecchia conoscenza: Ignazio Marino. Sono tante le città di Matteo, ma Roma è la capitale e, nell’alfabeto del potere del Pd, con la M di Marino siamo ai vertici.
Lasciamo pure da parte la F di Franceschini, perchè non si è capito bene se sta con lui per davvero o per finta, se è andato a dichiarargli l’amore su mandato di Enrico Letta, se insomma è tutta una fregatura o è cotta sincera, esplosiva.
Resta l’intesa profonda con la F di Fassino, presidente dell’Anci, dunque suo successore e collega sindaco di Torino e anche predecessore alla guida del partito. Non c’è possibilità di fuga, l’abbraccio è totale, finale, finanche compulsivo.
Renzi ha fatto il pieno alle feste dell’Unità dell’Emilia, tra le cucine, i tortellini e ogni tipo di militante: l’anziano, lo studente, la professoressa, l’antico e il moderno.
E pensare che l’anno scorso si erano quasi dimenticati di invitarlo.
Il tempo passa e porta consiglio: con i display giganti di Bologna, Reggio Emilia, Genova tutti hanno capito che il vento è cambiato.
Resta la B di Bersani fuori dal campo, ma — come le C di Cuperlo e di Civati — sembrano lettere inutili.
A parte che, solo volesse, Matteo potrebbe esporre, a suo favore, la B di Bianco (Enzo) dominus di Catania, antico repubblicano, moderato, equilibrato, saggio.
Non c’è partita e da qualunque posto in tribuna la si guardi, il risultato con cambia. Per uno Zoggia, deputato semplice, che parla contro, Matteo, anche se siamo alla fine dell’alfabeto e potrebbe pure sorvolare, ha due zeta a suo favore.
Secondo voi Zanda (Luigi), capogruppo al Senato, chi voterà ?
E un altro rilevantissimo supporter, il signor Zambuto, sindaco di Agrigento, ha già scelto.
Bisogna ascoltare anche le voci della periferia, le anime del territorio. Questo Zambuto ha radar di elevata capacità selettiva: stava col Pdl, poi ha capito e ha fatto un salto nell’Udc. Non si è fermato, non si è acquietato.
Dall’Udc ha spiccato il volo verso il Pd. Da lì a Renzi il passo è stato semplice, da finale atteso. Congratulazioni.
Come nelle squadre di calcio, il problema della rosa però, quando è troppo ampia, è sfoltirla.
à‰ sempre un’operazione delicata, è chirurgia selettiva, ha bisogno di mano ferma e larga esperienza di mercato.
Come general manager della sinistra italiana Renzi promette bene: sfoltirà e tanto. Perchè alla fine di questa torntata di comizi elettorali troverà la sua corrente (“Una super-corrente”, secondo Bersani) gonfiata come la pancia di una rana.
Saremo alle liste d’attesa, all’over booking, con un plotone di amici-nemici.
Sul tavolo fritture miste, quei piatti pieni di spine.
Cosa mangiare e cosa scartare? In effetti ai suoi fedelissimi la fifa è comparsa: vuoi vedere che? Paolo Gentiloni è super prudente perchè ha capito che la questione dal cuore scivola lentamente verso il portafoglio.
E se persino la Alessandra Moretti (alla M c’è davvero una fila paurosa), ex valletta televisiva bersaniana, sembra oramai decisa a completare l’autocritica, non c’è più ragione o rottamazione che tenga.
Gli applausi non finiscono più.
I guai sono appena iniziati.
Antonello Caporale
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 4th, 2013 Riccardo Fucile
L’EX SEGRETARIO: “NON HA CONTENUTI, PER LUI IL PARTITO E’ UN TAXI”
Una standing ovation per «lo spompato». 
Pier Luigi Bersani non ha le maniche arrotolate, non ha più giaguari da smacchiare, nemmeno una leadership da difendere o un Palazzo Chigi da sognare, ma quando si affaccia sotto il tendone della Festa democratica nazionale sul Porto antico di Genova scopre che, pur se nel ruolo di ex da tutto, ci sono ancora tanti cuori che battono per lui.
La sala è piena. Tutti in piedi.
Avrebbe potuto essere un pomeriggio da via crucis per l’ex segretario. Qui, domenica sera, erano in 6 mila ad osannare Matteo Renzi: Bersani ne mette insieme un migliaio, che non è la stessa cosa, ma neanche poi così male.
E a peggiorare la situazione ci si è messa anche una battuta, intercettata lunedì sera alla festa pd di Bologna dal sito di Repubblica , nella quale Renzi, parlando con alcuni volontari, ha detto di Bersani: «Durante le primarie è stato perfetto, non ha sbagliato una mossa. Poi negli ultimi mesi era spompo. L’ho visto a febbraio a Palermo, era distrutto…»
Figurarsi. Neanche il tempo di uscire dall’auto, e tutti a chiedere all’ex segretario quanto si sentiva spompato.
Lui, sorridente, parte lento («Io spompo? Ma se sono abbronzato! Farò flessioni»), poi dal palco, intervistato da Michele Serra, va all’attacco di Renzi: «Non vedo contenuti, sono contrario ai plebisciti, non bastano solo le battute».
Approfondisce, tono pacato, critica pesante: «Non capisco la sua idea di partito. Ho l’impressione che abbia del Pd l’idea di un qualcosa che a volte gli serve e a volte è un fastidio. E anche il concetto di sinistra non mi convince: la sinistra non è un abbellimento della destra: “merito” e “opportunità ” sono due termini bellissimi, ma se non vengono coniugati con il termine “uguaglianza”, diventano un imbroglio»
Sarà anche ruzzolato dalle scale del potere («C’è stato un incidente di percorso: mi sono dimesso, ma non mi sarei ricandidato»), ma Pier Luigi Bersani da Bettola (Piacenza) non ci sta a passare per un voltagabbana.
Ha sconfitto Renzi alle primarie e ora, da antirenziano, si prepara a un possibile ruolo di minoranza.
Non la manda a dire a chi è già pronto a salire sul carro del vincitore («Questa cosa di Franceschini non è convincente, assomiglia molto a un riposizionamento») e ce n’è pure per Beppe Fioroni («Ha fatto una simpatica curva sovietica sul candidato unico»).
Più che Renzi, è la sua idea di politica che non piace all’ex segretario, spaventato di ricadere nella spirale degli ultimi 20 anni, «con partiti che diventano una sorta di protesi dei leader, anzichè formazioni stabili: non abbiamo bisogno di profeti».
Anche per questo, è meglio «celebrare prima i congressi provinciali e nazionali e poi pensare alle candidature nazionali, altrimenti si finisce con le tifoserie senza contenuti»
La platea apprezza. Ma al solo sentire il nome Berlusconi rumoreggia.
Bersani coglie il disagio. Il Pd salverà il Cavaliere? «Me l’ha chiesto anche un volontario, mostrandomi con fare minaccioso una grande padella…» scherza.
Poi, serio: «Le leggi vanno rispettate e applicate. Punto».
E se il Pdl stacca la spina al governo? «In questa malaugurata ipotesi la palla passa a Napolitano e al Parlamento, che va messo alla ricerca di soluzioni che consentano di fare la legge di stabilità e la riforma elettorale».
L’ultimo pensiero è per il premier Letta: «Sta facendo più del possibile in una situazione come questa. E non se l’è cercata lui…».
Francesco Alberti
(da “il Corriere della Sera”)
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Settembre 3rd, 2013 Riccardo Fucile
VITTORIA SILVESTRI, MILITANTE PD: “CHE CADA PURE IL GOVERNO, CON MONTI ABBIAMO VOTATO LE PEGGIORI LEGGI E POI LO HA FATTO CADERE BERLUSCONI”
“Se non votano la decadenza di Berlusconi cosa diranno agli elettori?”, chiede Vittoria Silvestri, 72 anni, sostenitrice del Pd che domenica pomeriggio ha abbandonato la sala della sede torinese dove Luciano Violante ha incontrato senatori, amministratori locali e sostenitori per spiegare le sue dichiarazioni sul diritto alla difesa di B.
“Non ho la tessera del Pd perchè costa e sono senza stipendio e senza pensione, ma amo il partito più dei suoi eletti — spiega -. Sono sempre stata appassionata della politica: sono cresciuta con un signore che mi cantava i canti comunisti. Ora sono un po’ schifata perchè i politici fanno politica per interessi e non per amore. Ho visto Andreotti, ho visto Craxi, ma non mi hanno provocato quello schifo che ho sentito con Berlusconi e la sua servitù”.
Per lei il Pd dovrebbe liberarsi presto dell’ex Cavaliere per dedicarsi ai problemi reali, a misure per il lavoro, per i giovani e per la sanità .
Come le è sembrato l’incontro domenica?
Mi sembra che tutto sia rimasto come prima. Ora tutto sta al buon cuore dei parlamentari.
A lei cosa non è piaciuto?
Non mi è piaciuta questa apertura di Violante a Berlusconi. Lo hanno condannato anche al terzo grado ed è ancora lì. Mio marito, quando nel 1966 è venuto a Torino per lavorare alla Fiat, ha dovuto presentare il certificato penale. Io, quando non avevo firmato il 730, ho dovuto pagare 700 mila lire di multa e mio marito è andato alla Commissione tributaria. Non possiamo far diventare Berlusconi una vittima. Le vittime siamo noi che lo sopportiamo da venti anni.
Quindi se ne è andata, ma poi è tornata. Perchè?
Ho agito istintivamente. Se fossi rimasta ancora mi sarei arrabbiata di più. Poi l’onorevole Stefano Esposito mi ha convinto e mi si era sbollita la rabbia
Ha sentito gli interventi dopo?
Sì, e non mi è piaciuto l’intervento di La Ganga (Giusi, ex pretore di Craxi in Piemonte, diventato recentemente consigliere comunale a Torino venti anni dopo aver patteggiato una condanna per corruzione, ndr) che ha dato ragione a Violante. Io voglio che il Pd si liberi di Berlusconi e si dedichi ai problemi seri. Voglio che si sveglino.
C’è invece qualcuno che l’ha convinta?
Sì, quelli che si sono opposti a Violante.
E se i senatori del Pd non votassero subito per la decadenza di Berlusconi?
Ma se non votano la decadenza… non posso dirlo.
Cosa farebbe?
Vado e scrivo “Infami, mi avete deluso. Avete distrutto i miei ideali, il lavoro, i giovani, la sanità ”.
Molti nel Pd temono che dopo il voto Berlusconi possa far cadere il governo, però.
E fatelo cascare. Siamo stati alleati di Monti, abbiamo approvato tutte le leggi, pure la riforma Fornero, perchè non doveva cadere il governo. Poi ci ha pensato Berlusconi a farlo cadere. Ed è il Pd che lo ha fatto resuscitare. A me vedere il Pd inerme dà fastidio.
Ha ancora fiducia nel Pd?
No e non ho fiducia neanche in Beppe Grillo. Però il voto è una conquista, quindi è un dovere andare a votare. Non saprei per chi, se non per il Pd.
C’è qualcuno che invece le ispira ancora fiducia?
Sì, Civati e la Serracchiani.
Andrea Giambartolomei
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Settembre 3rd, 2013 Riccardo Fucile
FESTA PD A TORINO, TENSIONE IERI SERA IN PIAZZA D’ARME
«Il Pd non può subire i ricatti del Pdl». «Vorrei sapere cosa ne pensi di Berlusconi, ha già
tanta gente che lo difende, non c’era bisogno che lo facessi tu».
Se il «processo» di domenica pomeriggio nella sede del Pd non era bastato, ieri sera alla festa dei democratici in piazza d’Armi Luciano Violante ha fatto il bis.
L’ex presidente della Camera partecipava a un dibattito con il vice ministro Stefano Fassina e il deputato Andrea Giorgis.
Incontro più volte interrotto dalle contestazioni della platea. Che ha attaccato Violante per le sue posizioni sulla decadenza di Berlusconi da senatore, ma se l’è anche presa con Fassina: governo delle larghe intese, finanziamento ai partiti, crisi economica.
Il dibattito è stato più volte interrotto, finchè i protagonisti hanno deciso di concedere ai militanti il microfono perchè potessero esprimere le loro opinioni.
Violante ha difeso le sue: «Le regole vanno applicate a tutti, anche al nostro peggiore avversario. Altrimenti rischiamo che Berlusconi, che è un condannato e condannabile, passi per vittima».
Sul finale è arrivata la proposta di Fassina: «Si faccia un’assemblea interna al Pd di Torino in cui possano parlare tutti, ma con ordine e in modo civile. Perchè se chi è in platea pensa che noi sul palco siamo tutti delinquenti, è inutile parlarsi».
(da “La Stampa”)
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Settembre 3rd, 2013 Riccardo Fucile
IL MINISTRO PIÙ VICINO AL PREMIER, FOLGORATO DA MATTEO, PER ORA PUà’ RIMANERE CON I PIEDI IN DUE SCARPE POI, SE SI ANDRà€ ALLE ELEZIONI, CI SARANNO ALTRE PRIMARIE
“Se come ha detto anche in questi giorni, Matteo lavorerà per innovare ma anche per unire e costruire e non per dividere, io sono pronto a votare per lui”.
Il “vice-disastro” (così lo definì Matteo Renzi, in un’intervista memorabile a La Stampa, in quanto vice di Veltroni reduce dal disastro elettorale del 2008), Dario Franceschini sale sullo stesso palco dal quale l’ex rottamatore ha dichiarato la sua “disponibilità ” a guidare il Pd e fa il suo endorsement a favore del nemico del passato. Un endorsement, a nome di tutta la sua corrente, annunciato, anticipato già dal pomeriggio.
Con un tam tam inquieto. Renzi, nelle vesti di trionfatore della Festa democratica, non si può osteggiare.
Le telefonate di riflessione e di confronto tra i rappresentanti di Area Dem erano partite già domenica sera, con tanto di pressing di Piero Fassino.
E dunque, il dado è tratto di lunedì. Un dato non piccolo per le dinamiche interne dei Democratici.
La cabina di regia di via del Nazareno fino all’altroieri era stata appannaggio del ministro per i Rapporti con il Parlamento, insieme al premier, Enrico Letta e all’ex segretario, Pier Luigi Bersani.
Loro avevano gestito le primarie (insieme, contro il Sindaco di Firenze).
Loro avevano preso le decisioni nella fase post elettorale.
Loro si erano messi d’accordo su Epifani (sempre più reggente a questo punto).
Ora i giochi cambiano. Ma Franceschini ci tiene a dire che questa scelta non confliggerà con il governo e con il ruolo di Letta “perchè i talenti vanno usati tutti ed è impossibile non riconoscere l’autorevolezza e la competenza con cui Letta sta facendo il premier”.
Il presidente del Consiglio e il suo ministro si sentono tutti i giorni.
E dunque, Franceschini ha avvisato Letta dell’annuncio che stava per fare. Il premier ribadisce che vuole rimanere neutrale e che l’importante per lui è un Pd unito.
E d’altra parte, Matteo s’è impegnato in questa direzione, fanno notare persone a lui vicine.
E dunque, con tutti i rischi del caso (vedi il caso Veltroni segretario e caduta del governo Prodi), per ora va bene così.
Poi, in caso di elezioni, ci saranno altre primarie. E si vedrà .
A chi non va bene per niente è Pier Luigi Bersani, sempre più isolato. Che infatti a Franceschini dice: “Prima di sostenere qualcuno vorrei sapere le sue idee”.
Bersani un candidato non ce l’ha. Cuperlo l’ha tirato fuori D’Alema, e i due ormai non si parlano più.
E ogni altra ipotesi (da Epifani al capogruppo Speranza) passava per l’accordo con Letta e Franceschini.
“Certo, Cuperlo mi rappresenta di più”, commenta adesso uno dei suoi, Alfredo d’Attorre. Cuperlo intanto ribadisce che non si tira indietro.
Chissà se lo farà invece il Lìder Maximo, chiarito che il giovane Matteo non ascolta il suo consiglio di non correre per la guida del Pd ma di “accontentarsi” di fare il premier.
Chi ha cambiato idea in mezza giornata è stato Beppe Fioroni.
In mattinata ad Agorà fa un endorsement per Letta. E nel pomeriggio si corregge: “Con un candidato all’80 per cento non ce ne sono altri”. Ricomposizione dell’area cattolica popolare. E non solo. Del fronte dei vecchi “rottamandi”. Uno era proprio Fioroni. L’altro era Veltroni, che su Renzi sta da tempo, nonostante lui fosse il “disastro” in persona.
“Dunque Matteo Renzi vuole ‘rivoluzionare’ il Pd insieme a Franceschini, Fioroni, Veltroni, Bettini, Fassino. Sarà un congresso divertente…”.
Sintetizza così su twitter Matteo Orfini. Lui è di quelli che resta su Cuperlo, insieme ai Giovani turchi.
“Overbooking?”, ironizza sempre in un tweet Andrea Orlando. Finirà che l’area degli ex Ds diventerà minoranza.
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Partito Democratico, PD | Commenta »