Luglio 23rd, 2013 Riccardo Fucile
IN UN PARTITO DOVE OGNUNO DICE QUELLO CHE GLI PARE ARRIVA L’AUT AUT DELLA COMMISSIONE DI GARANZIA SOLO PER IL GOVERNATORE SICILIANO…. CROCETTA REPLICA: “VICENDA SURREALE, IO VADO AVANTI”
Aut aut della commissione nazionale di garanzia del Pd al presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, che a questo punto deve scegliere o il Pd o il Megafono.
E’ la sostanza di quanto deciso dall’organismo dei Democratici che ha esaminato il “caso Crocetta”.
La commissione, guidata da Luigi Berlinguer, ha aperto il fascicolo in seguito alle contestazioni che alcuni dirigenti siciliani hanno mosso circa la militanza del governatore siciliano nel movimento il ‘Megafono’.
Crocetta aveva già replicato alle contestazioni definendo la vicenda “surreale” e montata “dall’ex senatore Mirello Crisafulli, ritenuto incandidabile dal Pd alle ultime politiche”, ora suo maggiore accusatore.
“Se vogliono cacciarmi lo facciano pure, se vogliono farmi passare per un eretico, io da sempre sono stato un eretico”, ha detto il governatore.
A puntare il dito contro Crocetta anche il deputato Davide Faraone, leader dei renziani nell’isola, che lo ha definito “professionista dell’antimafia 2.0”.
A queste parole la reazione del Presidente della Regione Sicilia è stata dura: “E’ vergognoso, nel mio governo ci sono familiari di vere vittime della mafia. Sono disgustato per questi attacchi, questi sì sono atti mafiosi”.
E sottolinea che “il processo” contro di lui arriva in un “momento preciso: il lancio di una questione morale in Sicilia, dove abbiamo scoperto ammanchi e furti alla Regione di centinaia di milioni di euro che coinvolgono una parte del gruppo dirigente regionale del partito”.
Dunque nessun passo indietro da parte sua: “Nessuno mi può fermare, io vado avanti”, ha detto, anche se ha stigmatizzato il silenzio dei dirigenti nazionali: “Mi sarei aspettato una telefonata da Epifani, almeno per dimostrarmi vicinanza” e “invece niente.
Crocetta difende comunque il suo ‘Megafono’, ribadendo che “non è un partito ma una idea” e rilanciando il progetto federativo col Pd.
Dopo averlo esportato in Toscana, proprio in casa Renzi, adesso il governatore prepara una convention del movimento a Palermo.
Ma dal partito arriva un richiamo secco e preciso: “Sono escluse dalla registrazione nell’anagrafe degli iscritti e nell’Albo degli elettori del Pd le persone appartenenti ad altri movimenti politici o iscritte ad altri partiti politici o aderenti a gruppi consiliari diversi da quello del Partito democratico”.
Insomma, se Crocetta dovesse perseverare nell’idea di mantenere e rafforzare il Megafono decadrebbe automaticamente.
Il documento riconosce che “è nella natura stessa del partito allargare le sue iniziative, aumentare i suoi contatti con la società e i suoi movimenti, ma sancisce, soprattutto, che “l’esistenza di episodi e di presenze collaterali al partito non può trasformarsi in una organizzazione di iscritti e in una strutturazione parallela articolata, finalizzata ad una presenza permanente sulla scena politica che risulterà e risulterebbe alternativa e contraria alle normative che disciplinano la vita interna del Pd”.
Il governatore è stato inoltre richiamato anche per le sue dure posizioni nei confronti del partito: l’opera di rinnovamento e di affermazione dei principi etici che “devono informare la vita del partito e la necessaria leale collaborazione non può essere favorita da formulazioni assolute e indiscriminate di denigrazione e di accusa rivolte al Partito e ai suoi dirigenti”.
E tra i primi commenti c’è quello del segretario regionale del Pd sicilliano Giuseppe Lupo.”La Commissione ha deciso in sintonia con quanto stabilito con il documento finale della direzione regionale di sabato, approvato a larghissima maggioranza. E’ un dato importante”
(da “La Repubblica“)
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Luglio 23rd, 2013 Riccardo Fucile
“HO RITENUTO INCANDIDABILE CRISAFULLI, ORA VOGLIONO FARMELA PAGARE”
“Perchè il Pd ce l’ha tanto con me? Non lo so, quando li faccio vincere questo non succede”.
Rosario Crocetta, il governatore della Sicilia, è sotto processo: è finito nel mirino della Commissione di garanzia del Partito democratico.
Che oggi potrebbe decretare la sua espulsione. A denunciarlo, racconta, è stato Mirello Crisafulli.
Quello che la medesima commissione lo scorso gennaio definì incandidabile.
Lui però pensa pure di candidarsi al congresso. Una sfida.
Crocetta, ma che sta succedendo?
Pago lo scoperchiamento della questione morale in Sicilia. E non solo.
Cioè?
Quando ho fatto la Giunta, volevano che nominassi assessori lo stesso Crisafulli, il cognato di Francantonio Genovese, Franco Rinaldi (indagato anche lui, ndr) e Luigi Cocilovo, che qualche problema con la formazione ce l’ha, visto che è parte di alcuni progetti della Regione. E dunque sarebbe stato quanto meno inopportuno un suo incarico. Poi ho fatto prevalere il criterio che gli assessori non potessero essere deputati.
E ora che succede?
In un gioco quasi surreale potrei essere espulso dal Pd su indicazione dell’incandidabile Crisafulli.
Qual è la motivazione ufficiale?
Dicono che noi come Megafono siamo una specie di partito, incompatibile col Pd.
Non è vero?
È un progetto, un’idea. E per questo non volevo fare la lista: ma me lo chiesero Bersani, Zoggia e Migliavacca. Per le comunali, pure, me l’hanno chiesto tutti i sindaci. E adesso mi vogliono cacciare.
La motivazione reale?
Mentre mezzo Pd siciliano è indagato è più facile parlare dell’espulsione di Crocetta. Ma le pare normale voler buttare fuori me, che ho escluso dai progetti regionali persone che non lavoravano o addirittura detenuti col 416 bis? Le pare normale prendersela con chi cerca di affrontare la questione? In Sicilia per la comunicazione legata alla Regione spendiamo 160 milioni di euro l’anno, più che negli Usa.
Il Pd su questo che fa?
Non esprime neanche solidarietà . E ora mi condannerà al rogo.
Ma perchè tutto questo accanimento?
È una vita che mi vogliono cacciare. Negli anni ’70 non mi volevano perchè ero gay, ma dicevano che me ne dovevo andare perchè facevo parte del partito radicale. Ora hanno provato a impormi un rimpasto. Ma è possibile, avendo fatto la giunta il 2 dicembre?
Perchè non se ne va lei?
Vuole mettere la soddisfazione di essere condannato al rogo? E poi scusi: in Sicilia c’è il tesseramento bloccato da 4 anni. Le tessere sono in mano sempre agli stessi notabili. Il Pd abbia il coraggio di affrontare il cambiamento.
Insomma, lo fa per loro?
È una questione di igiene politica: decidano se nel Pd ci sta meglio Crisafulli o Crocetta. Ma non hanno le palle.
Wanda Marra
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 21st, 2013 Riccardo Fucile
LA PROTESTA DI OCCUPY DOPO LA FIDUCIA AD ALFANO… LA CARTA DEL CENTROSINISTRA FIRMATA ALLE PRIMARIE STRAPPATA A METà€ E AFFISSA FUORI DAI CIRCOLI
Venerdì notte, sono le 2 passate. Davide, Elly, Diego e altri stanno conversando via Skype.
Non proprio una chiacchierata di relax. Sono tutti furibondi perchè il loro partito, il Pd, ha appena votato contro la sfiducia al ministro Alfano. E minaccia sanzioni nei confronti degli unici tre ribelli che non se la sono sentita di mandare giù lo scandalo kazako.
Qualche ora più tardi, questi militanti seduti nelle loro case a Nichelino, a Bologna, a Montebelluna, si sono ricordati di quel giorno di novembre, quando si sono messi in fila per le primarie, hanno versato due euro e, prima di votare, hanno sottoscritto l’appello per dichiarare la loro appartenenza al centrosinistra.
“Se lo rileggi adesso, ti metti a ridere”, dice amara Elly Schlein, 28 anni, attivista bolognese di Occupy Pd.
Chi l’ha tradito?
Chi ha denunciato i 101 traditori di Prodi, chi non voleva le larghe intese, chi chiede di fermare l’acquisto degli F-35, chi non vuole sospendere i lavori della Camera per non dispiacere Berlusconi o chi ha fatto esattamente il contrario?
Così è nata l’idea: stampare quella carta d’intenti, strapparla a metà e affiggerla alle sedi dei circoli democratici di tutta Italia.
Fa un certo effetto vedere in un sabato pomeriggio di luglio le foto dal Pratello e da Bergamo, da Saracena e da San Lazzaro di Savena, da Battipaglia e da Busto Arsizio: “Mo’ basta”, recita lo slogan.
E a quanto pare sono in tanti a pensarlo.
“Noi ci abbiamo messo la faccia durante la campagna elettorale — spiega ancora Elly Schlein — non possiamo più tollerare la piega che ha preso il partito.
Sul caso Alfano, che fine ha fatto il rigore che Letta ha avuto nei confronti della Idem?
“Ci stanno ricattando: noi stiamo facendo fare a Berlusconi il suo programma, mentre non si capisce che fine abbiano fatto gli 8 punti di Bersani. Il problema non sono i pochi dissidenti del gruppo parlamentare : per fortuna ci sono loro, ci aggrappiamo a quelle astensioni quando ci chiedono che cosa ci facciamo ancora nel Pd”.
Non hanno nessuna intenzione di mollare. Anche perchè, sfascisti non sono: “Che sia chiaro — dice Davide Quaggiotto, vent’anni — Noi non siamo di quelli che dicono che il governo deve cadere, che se ne fregano delle conseguenze. Crediamo però che si debba almeno dettare l’agenda, non si può essere succubi dei diktat del Pdl. Ci siamo dimenticati che sono loro che hanno bisogno di noi?”.
Davide viene da Montebelluna, la stessa cittadina d’origine di Laura Puppato, senatrice che venerdì non ha partecipato al voto su Alfano in dissenso con il gruppo : “Non va di moda ultimamente — dice Davide — Ma noi pensiamo con la nostra testa. Conosciamo Laura, ma guai a chi dice che siamo strumentalizzati da lei”.
Tra chi si è messo a strappare l’appello, ieri, c’è anche Diego Sarno che per il Pd fa l’assessore a Nichelino, provincia di Torino.
“I vecchi compagni si sono arrabbiati — racconta il 33enne — non concepiscono in nessun modo il dissenso pubblico, al di fuori delle sedi opportune. Io posso anche dire che hanno ragione, ma ci vorrebbe un sistema-partito capace non solo di ascoltare, ma anche di tenere conto di quello che succede nelle prossime decisioni. Se invece ci sono decine di persone che vanno ad attaccare l’appello strappato come noi e loro non ne tengono conto, io non ho altre possibilità ”.
È convinto che proteste come questa, qualche segno lo lascino.
“Qualcosa si muove — prosegue Sarno — Quando Epifani dice ‘ribaltiamo la piramide congressuale, partiamo dai circoli’, dice le cose che dicevamo ad aprile”.
Per la verità , ieri, Epifani si è azzardato a parlare anche di un “tagliando” da fare al governo.
È stato azzannato da tutto il Pdl e ha ricevuto la reprimenda anche del ministro Dario Franceschini: si può parlare di “rafforzamento” ma guai a nominare il “rimpasto”.
C’è chi crede che presto i democratici dovranno fare i conti con la realtà : “Ho sentito Zoggia (il responsabile organizzazione, ndr) dire che puntiamo a 750 mila tessere, un terzo in più dell’anno scorso: secondo me non hanno capito cosa sta succedendo”.
A parlare è Renzo Russo, 27 anni, segretario del circolo di Saracena, provincia di Cosenza: “Qui da noi il tesseramento è già un problema, ma stavolta siamo messi malissimo: su 50, se ne rinnoviamo 7 o 8 è solo perchè vogliono votare al congresso contro questa classe dirigente”.
Raccontano che in Emilia e Toscana ci sono circoli che non vogliono versare più i soldi delle nuove iscrizioni a Roma.
“Fortunatamente noi non abbiamo consegnato al partito i due euro raccolti alle primarie — dice Russo —. Per come sono andate le cose, quel voto è stata una farsa. Almeno noi li abbiamo usati per pagare le bollette”.
Paolo Zanca
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 21st, 2013 Riccardo Fucile
IL PD GLI NEGA LA DOPPIA MILITANZA NEL SUO MOVIMENTO “IL MEGAFONO”… LUI REPLICA: “STALINISTI, LI HO SALVATI DAGLI SCANDALI”
Ad un passo dalla rottura con il Pd ma anche ad un passo dalla candidatura a segretario nazionale dello stesso Pd.
Strano ma vero.
Questo è il bivio che si para davanti al governatore siciliano Rosario Crocetta il cui rapporto di amore e odio col Pd sembra per certi versi analogo a quello di Matteo Renzi che però lui non esclude di sfidare nella corsa alla segreteria nazionale.
La frattura, clamorosa, tra Crocetta e il Pd siciliano si è consumata in occasione dell’ultima direzione regionale del partito anche se non si riesce ancora a capire se siamo già al punto di non ritorno.
Tutto nasce dalla decisione del partito di bocciare senza appello l’ipotesi di «doppia militanza» per gli esponenti del Pd.
Un tentativo di bloccare il cammino del movimento politico «Il megafono» creato dal governatore Crocetta e che alle ultime elezioni regionali ha anche fatto dalla differenza per le fortune del centro-sinistra siciliano.
SFIDARE RENZI
Per questa ragione sabato sera il governatore ha fatto irruzione nella direzione del Pd siciliano sparando a palle incatenate contro il gruppo dirigente siciliano.
«Io ho salvato il Pd in Sicilia, perchè sarebbe stato travolto dagli scandali, e invece continuo a subire attacchi – ha attaccato- in altri tempi il partito avrebbe mandato uomini come Pio La Torre a fare pulizia».
E ancora: «Invece di ricevere solidarietà per le minacce continuano a delegittimarmi». E comunque non esclude l’ipotesi di scendere in campo per la segreteria nazionale del Pd. «Sfidare Renzi? Vediamo»
NON MI LASCIO INTIMIDIRE
Di buon mattino è tornato alla carica contro il documento approvato dalla direzione del Pd.
«Nessuno pensi di intimidirmi, nessuno pensi di fare prevalere i muscoli dei pacchetti di tessere dentro il dibattito politico del Pd. Non ho alcuna intenzione di rinunciare alla mia militanza nel Pd: è anche il mio partito. Ma nessuno pensi di poter utilizzare quei muscoli per cancella un’idea qual è “Il Megafono”».
E poi spiega: «Il Megafono è un’ idea di libertà , di democrazia, di rinnovamento, un nuovo modo di fare politica a cui anche il Pd ci si deve abituare. Un modo di fare politica che trova la sua ragion d’essere nella mobilitazione dal basso. Chi pensa di darmi aut aut sbaglia, il Megafono non sarà messo a tacere».
PD STALINISTA
Ancora più duro quando fa riferimento al dibattito che si è sviluppato nella direzione del Pd.
«Ho assistito -afferma- a un vero e proprio linciaggio, mentre siamo in trincea, mentre ci sono funzionari che rischiano perchè hanno scelto la libertà . Chi pensa di buttarci fuori lo faccia, ma lo farà con ragioni basate sul nulla, figlie del peggior opportunismo stalinista».
E rilancia annunciando una festa del suo movimento al quale non intende affatto rinunciare.
«Stiamo preparando una grande festa a Palermo per dire che ci siamo, con rappresentanti anche nazionali, per dire basta ai blocchi di potere e ai capi corrente e delle tessere».
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Luglio 19th, 2013 Riccardo Fucile
SUL NO ALLA SFIDUCIA: “VOLETE SALVARE LE POLTRONE”
Apri la pagina Facebook di Guglielmo Epifani e ti accoglie un insulto: «Bravo… buffone!!!».
Scorri quella di Anna Finocchiaro e ti colpisce una citazione: «Io nun ce l’ho co’ te, ma co’ chi te c’ha messo e nun te sputa in faccia».
Clicchi sul profilo di Dario Franceschini e ti imbatti nella peggiore delle accuse: «La dignità è persa per una poltrona».
Insomma, per il Pd è una Caporetto del web.
Subìta in nome di Angelino Alfano.
Il colpo di frusta sul caso kazako è doloroso.
Insultati su Twitter, dileggiati su Facebook e messi alla berlina in Rete, i dirigenti democratici sono costretti ad assistere a un’escalation di critiche. Durissime.
Un assaggio? Basta spulciare: «Ogni volta che un ministro di (irriferibile-ndr) fa (irriferibile- ndr) si invoca dal Pd l’emergenza del Paese. Ecco cos’è il Pd, una banda di ipocriti», scrive Paolo con incontenibile rabbia.
Il picco della delusione si registra nel pomeriggio, alimentato dall’annuncio del no alla mozione di sfiducia al ministro berlusconiano.
La cosa migliore, per chi ha a cuore le sorti di via del Nazareno, è evitare almeno per un giorno il terreno minato di Twitter.
Le parole chiave “Alfano” e “Pd” vanno forte. E a mettere in fila i commenti si ottiene un risultato e uno soltanto, in barba a ogni media statistica: «Chi lo avrebbe mai detto che votando Pd – dice ad esempio Mauro – avresti salvato la poltrona di Alfano?». «Curioso di sapere quanti voti ha perso il Pd nell’ultimo mese tra balletti giudiziari e spettacoli kazaki».
Tanti, tantissimi giurano che mai più voteranno democratico.
Nessuna prova che l’abbiano fatto in passato, ma comunque: «Non vi interesserà – premette secco Walter – ma da oggi avete un voto in meno».
O Anna Maria: «Così facendo tradite i vostri elettori e pagherete tutto questo alle prossime elezioni. Preparatevi a scomparire!».
Letteralmente sommerso da cinguettii infausti è soprattutto il segretario a tempo Epifani.
Lo prendono di mira e lo bersagliano per l’intero pomeriggio. Basta cercare “@gu-epifani” e attendere pochi istanti. «Vergogna – siindigna Innocenzo – salvare Alfano… sono da oggi un ex pd». «Mi astengo dal giudizio per evitare una querela», si contiene a stento un altro utente.
O, ancora: «Prima o poi si tornerà a votare. Allora raccoglierete i frutti di questa incomprensibile, ininterrotta semina».
Andrea, addirittura, sembra aver perso le parole: «#clap clap clap clap!!!! #Pd #Alfano #fidatevi».
Pochi, pochissimi la prendonocon ironia.
Una è Maria Francesca: «Ma quindi “Mi Fido Di Te” di Jovanotti… era una dedica ad Alfano? ». E come Fabio: «Tra un po’ ad Alfano gli danno la tessera del Pd ad honorem. È come se l’Inghilterra naturalizzasse Maradona ».
Anche la compagnia di voli low cost Ryanair deride il ministro dell’Interno per promuovere la tratta tra Roma e la siciliana Comiso.
Qualcuno chiama in causa anche Matteo Renzi, che in tv spiega perchè avrebbe sfiduciato Alfano. C’è chi ironizza sulla divisione dei senatori vicini al sindaco e chi invece punta tutto sul politico fiorentino.
Come Monica: «E allora perchè non fondiamo un altro partito? Lasciamoci alle spalle il Pd con le sue incongruenze».
E “Angelino”? Grande appassionato dei social, il ministro dell’Interno non cinguetta da cinque giorni.
Dopo il 13 luglio, il silenzio.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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Luglio 19th, 2013 Riccardo Fucile
NAPOLITANO COMMISSARIA IL PARLAMENTO, IL PD SCATTA SULL’ATTENTI, I RENZIANI LUSTRANO LE SCARPE, FRANCESCHINI SI AUTONOMINA CAPOCASEGGIATO
Il Pd non sfiducerà Angelino Alfano e si suicida.
L’assemblea dei senatori riuniti a Palazzo Madama ha votato: ottanta voti a favore della proposta del segretario Guglielmo Epifani, sette astenuti, mentre il gruppo dei tredici renziani si è diviso. Solo tre hanno scelto di astenersi, a quanto pare, per una precisa scelta di fare un voto ‘sparigliato’.
Anche se è in serata è direttamente Matteo Renzi a tornare all’attacco sulla vicenda: “Se Alfano sapeva ha mentito e questo è un piccolo problema, se non sapeva è anche peggio”. Ma ormai è evidente che il sindaco di Firenze fa solo chiacchere e riveste un ruolo funzionale a mantenere lo status quo.
Prevale dunque la linea del segretario, pur tra mille malumori. “Domani voteremo no alla richiesta di sfiducia”, ha annunciato Epifani. “Mi pare che il gruppo, praticamente all’unanimità con sette astenuti, ha condiviso l’idea per la quale il governo deve andare avanti”.
Del futuro del governo Letta ha parlato anche Matteo Renzi, accusato da più parti di volerne la fine anticipata: “Io logoro il governo? Non c’è bisogno: il governo si logora da solo”, ha detto il sindaco di Firenze durante Bersaglio mobile di Enrico Mentana. “Il governo vive una fase un po’ difficile – ha aggiunto – si è presentato come il governo del ‘fare’. Spero che non diventi il governo del ‘rinviare’ e che non si chieda sempre ‘quanto durare'”.
Poi, sull’ipotesi di un addio al Pd o alla corsa per la segreteria, ha risposto: “Io non mollo. Ma devono stare tranquilli. L’idea che io faccia la foglia di fico, che faccio campagna elettorale e poi governano loro non funziona. Perchè i i voti li prendo se non ci sono loro. Non vinco io, perdono loro”.
E ancora: “Se ci sono primarie aperte mi candido, se non saranno aperte non mi candido”.
Le solite elucubrazioni renziane in attesa che qualcuno lo investa ufficialmente candidato unico del nulla.
Un richiamo alla compattezza era stato lanciato già durante la riunione del gruppo da Dario Franceschini: “Dentro questo governo si sta in squadra, è spiacevole vedere che c’è chi ci mette la faccia e chi dice ‘io farei cosi perchè c’è chi si sta sporcando le mani’. La faccia – ha ribadito – ce la dobbiamo mettere o tutti o nessuno, come si fa a non vedere che è un atto puramente politico?”.
La decisione di non votare la sfiducia è stata poi messa ai voti: “Non sono ammessi voti di coscienza si tratta di voto politico” aveva ripetuto lo stesso Franceschini, autonominatosi capocaseggiato.
Parole che non sono piaciute a Pippo Civati.
Il deputato, sul suo blog, ha attaccato il ministro: “Ha detto che chi non voterà a favore di Alfano deve andarsene dal Pd. Forse su un volo privato, con direzione Astana.”
A queste accuse Franceschini ha replicato seccato: “Adesso sono stanco di falsità e discredito interessato. Alla riunione dei senatori Civati non c’era e mi accusa di avere minacciato espulsioni. Cosa falsa che non ho detto nè pensato. Mi aspetto rettifica e scuse immediate da Civati”. Che pare non ci pensi proprio a fargliele, anche perchè ha capito bene il senso delle sue parole.
Resta, in ogni caso, aperta una ferita nel partito. Tra i senatori astenuti c’è Laura Puppato che motiva così la sua scelta: “Tutta la vicenda evidenzia che non abbiamo una politica con la schiena dritta, capace di trasparenza e di un senso di responsabilità . Un elemento che deve far riflettere il Partito Democratico, il suo segretario, tutti noi”.
Sul voto del gruppo Pd al Senato ha avuto un peso anche l’intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, l’ammonimento ai partiti sulle responsabilità di un’eventuale crisi dell’esecutivo e la necessità che il governo Letta ” vada avanti”, rispettando gli impegni presi all’inizio della legislatura.
In pratica un governo commissariato dal presidente della Repubblica che non perde occasione per manifestarsi tifoso di aprte
Il che non depone a favore del suo rolo super partes.
Berlusconi gongola, la “mina” Alfano è praticamente disinnescata e ora può concentrarsi sulla sua principale preoccupazione: la sentenza della Cassazione sul processo Mediaset.
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Luglio 19th, 2013 Riccardo Fucile
VALENTINA SANNA: “L’IDEA DI POTER CAMBIARE LE COSE DALL’INTERNO SI E’ TRASFORMATA IN INDIGNAZIONE”
Si è dimessa così, con una lunga lettera in cui traccia un quadro a tinte fosche del suo partito, il Pd. Una parte rivolta alla Sardegna, una parte — molto consistente — ai vertici nazionali — con accuse dirette al segretario Epifani e al premier Letta.
Da questa mattina Valentina Sanna non è più presidente dell’assemblea regionale: lascia tutto “da dirigente e da militante”.
Con l’intento, e la speranza di continuare “fuori”, così scrive al segretario regionale e senatore Pd, Silvio Lai.
Non arriva da una posizione estremista, bensì dalla Margherita. Professione grafico, 44 anni, dice di aver votato “Pci, Pds — sempre a sinistra”.
E ha ricoperto la carica dal 2009 a titolo onorario “Senza ricevere un euro. Sottraendo tempo ad altri impegni, come fanno tutti gli attivisti”.
Ma ora basta, e va via scrivendo, quasi gridando: “Vergogna”. E cita Enrico Berlinguer, tra un paragrafo e l’altro.
Perchè?
L’idea poter cambiare le cose dall’interno — anche grazie al mio ruolo — si è trasformata in vergogna. Sì, per lo schema con cui si gestiscono le cose. Dalle elezioni politiche in poi, tutto è iniziato con le primarie tradite, anche nella mia Isola, il dissenso puntualmente viene messo a tacere e “normalizzato”. E così si allontanano le persone, gli elettori. C’è stato un vero e proprio accanimento della classe politica per uccidere qualsiasi tipo di fiducia e la gente non vota più. Il sistema è sempre lo stesso: per non lasciare i posti chiave si preferisce costruire un’alleanza politica che dire anormale è poco. Il governo nazionale Pd —Pdl è inquietante, ma si copre tutto e si va avanti facendo finta di nulla. In Sardegna c’è il caso dell’ex senatore Pd Antonello Cabras ai vertici della Fondazione Banco di Sardegna : nessun dubbio, nessun tentennamento nonostante i richiami nazionali di Fassina.
Eppure la base ha espresso dissenso proprio per gli episodi citati: l’elezione del Capo dello stato, i 101 franchi tiratori contro il padre del partito Prodi. E l’esperimento del Governo Letta.
Poi tutto passa perchè si tratta di persone normali, che lavorano per vivere. E vedono il loro impegno cadere nel vuoto. L’unico interesse dei dirigenti, invece, è mantenere la quantità di consenso necessaria per essere di nuovo eletti. Della vera partecipazione non frega nulla.
Quali reazioni dopo la sua lettera?
Ho ricevuto appoggio da persone comuni che si ritrovano in quello che ho scritto. Ma anche da qualche dirigente regionale e da Pippo Civati che mi ha dedicato un post sul suo blog chiedendomi di restare. La mia comunque non è una sconfitta, ma un’azione politica di contrasto all’allineamento perpetuo.
Il suo punto di riferimento nazionale è Civati?
Lo vedo come l’unico, ora come ora. Anche se ha sbagliato sugli F35 a votare contro. I nostri parlamentari avrebbero dovuto opporsi agli investimenti, annullare le commesse. E invece nulla.
Cosa avrebbe dovuto fare il suo Pd?
Almeno in un’occasione quel che aveva promesso. Ossia spostare i finanziamenti su spese più importanti — così come aveva detto Bersani. In un Paese che è allo sfascio. Ci sono davvero delle emergenze: scuola, istruzione, lavoro. E poi l’imbarazzante caso diplomatico dell’espulsione della moglie e della figlia di un oppositore politico di un regime.
Fiducia o no?
Questa è ancora la questione. Non ci dovrebbe essere nemmeno una riunione sul da farsi. Dimissioni di Alfano e pure del premier Letta su una vicenda così grave, di diritti mancati, di silenzi e complicità istituzionali. E invece il Governo è blindato dallo stesso capo dello Stato Napolitano, tutto in funzione di questa assurda alleanza Pd-Pdl. Per me, e per molti, inconcepibile.
Lei chiede subito la riforma elettorale, cancellazione del Porcellum e scioglimento delle Camere. Ma i tempi sono stretti, non trova?
Si è sempre in emergenza, sotto ricatto. Il 30 luglio si aspetta la sentenza su Berlusconi, senza legge elettorale il Governo non può cadere. E allora fate questa riforma, cancellate il Porcellum anche per decreto. Resterebbe il Mattarellum, comunque meglio del sistema attuale. Ci si sono i margini per far capire alla gente che si è rinsaviti. Ma il tema non pare all’orizzonte.
Da qui gli attacchi a Epifani e Letta proprio sul caso Berlusconi: “Si sono limitati a dire che rispettano la sentenza della magistratura quando invece avremmo dovuto votarne l’ineleggibilità ”.
Hanno fatto dimettere il ministro Idem per l’Ici non pagata e cosa dovrebbero fare davanti a una condanna come quella di Berlusconi? Dovrebbe cadere automaticamente il Governo. Siamo arrivati a farci passare delle questioni abnormi come delle cose normali. Non stanno facendo il bene comune, anzi proprio nulla. Peccato per Epifani, è una brava persona. Ma con certe dichiarazioni sta buttando al macero 40 anni della sua storia.
Nella lettera parla anche di un eventuale appoggio Sel e M5S sulla riforma elettorale. Pensa si possa collaborare con il Movimento?
Per come è fatto ora il Pd capisco che siano loro a non voler collaborare, non ci voglio collaborare io che sono dentro da una vita. Ma, perchè no? Anche loro hanno qualche aspetto da perfezionare sul fronte democrazia interna.
Lei parla di un “destino fatale” che attende il Pd, che cosa intende?
Temo che si riduca a partitino di dirigenti, della casta. Così resta un processo non realizzato, un contenitore. Senza la linfa delle persone ci si accanisce a tenerlo in vita.
Monia Melis
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 16th, 2013 Riccardo Fucile
LA DIFFICILE BATTAGLIA PER RECUPERARE CONSENSO, OBIETTIVO 750.000 TESSERE… MA PER ORA GLI ISCRITTI SON MEZZO MILIONE, L’80% DEI QUALI MASCHI
L’ anno scorso hanno disertato in centomila.
Uno dopo l’altro, in silenzio, spariti nel nulla, eclissati.
I capi, quelli di Roma e quelli della periferia, speravano tornassero. E lo sperano ancora. Anzi: oggi ancora di più. Perchè sono loro, i fuggiaschi, la voce del Partito, nelle fabbriche, negli uffici e nei luoghi in cui si formano il consenso e le opinioni.
E perchè sono loro, gli iscritti, che dovrebbero affrontare i malumori ed i malesseri di quel «ventre molle» democratico confuso e senza più riferimenti, da quando Enrico Letta è entrato a Palazzo Chigi con gli auguri e i voti del nemico di sempre.
Nel 2011 erano 602.488; l’anno dopo 500.163. Fuggiti.
Può esser che già aver tenuto bordone a Monti ed ai suoi tecnici non fosse stato apprezzato granchè dagli iscritti; e figurarsi, allora, l’allegria oggi, a sentire Berlusconi ripetere «Letta vada avanti, ha tutta la mia fiducia»…
A volte uno s’arruffa a pensare, per cercare una spiegazione alla cosiddetta «rivolta della base Pd», immagina disagi esistenziali, perplessità ideologiche e chissà cos’altro, mentre la spiegazione — invece — ce l’hai davanti, semplice semplice, niente di stupefacente, di imprevedibile: solo che ammetterlo è imbarazzante. E a volte doloroso..
Eppure, il Pd è sicuro che, nonostante il ribollire delle proteste in circoli e associazioni, i fuggiaschi — gli iscritti, cioè — torneranno a casa: e porteranno con loro molti nuovi amici.
A Largo del Nazareno, sede del quartier generale democratico, ci credono a tal punto da aver fissato a quota 750 mila l’obiettivo per il tesseramento 2013.
«Siamo già partiti e faremo il punto la prossima settimana — spiegava l’altro giorno Davide Zoggia, responsabile organizzativo Pd —. Pensiamo che le nuove modalità di iscrizione — via Internet, senza dover nemmeno passare dai circoli — potranno sicuramente aiutarci a raggiungere l’obiettivo»
E così, se il signor Simone Furlan, 37 anni, padovano, albergatore di professione (il suo hotel si chiama «Glamour»…) è il capo dell’Esercito di Silvio — ed è pronto a scatenare le sue eleganti milizie in difesa del Cavaliere — così Davide Zoggia, 49 anni, ragioniere commercialista e deputato da appena cinque mesi, è il mite capo dell’Esercito del Pd, e lavora per riorganizzare le truppe in vista di una battaglia della quale solo i tempi sono incerti.
Nonostante il gran parlare che si fa di partiti liquidi e di social network — che starebbero suonando la campana a morto per la militanza così come finora intesa — le falangi democratiche sono tutt’oggi una cosa molto seria: un esercito di professionisti, potremmo dire, se paragonato all’Esercito di Silvio (a ieri 19 mila in tutto) che somiglia fin troppo ad un’adunata di giocatori di paintball attivi solo la domenica..
Un esercito un po’ in là con gli anni, però, quello del Partito democratico.
L’eta media dei 500 mila dell’anno scorso era di 54 anni, stagione in cui più che alla guerra si comincia a pensare alla pensione.
L’età è un problema, e del resto lo scarso appeal della politica e del Pd presso i giovani, è ben confermato dai risultati elettorali…
È un problema l’età , come lo è anche la traballante distribuzione sul territorio, visto che il grosso delle truppe (praticamente la metà ) è dislocato lungo la dorsale Lazio-Toscana-EmiliaLombardia.
Il Sud risulta a corto di guarnigioni, perchè è proprio in quest’area del Paese — infatti — che negli ultimi anni si è registrata una allarmante diserzione di massa.
Valga per tutti quel che è accaduto in Puglia: 31.281 iscritti nel 2010, meno della metà (15.110) nel 2012.
Ma chi sono i soldati dell’esercito democratico?
Chi sono i «soldati» che dovrebbero spiegare e difendere il verbo del Pd in periferia, mentre invece — a volte — si ritrovano a esser più critici dei semplici elettori?
Più uomini o più donne? Colti o poco scolarizzati?
I dati dell’ultimo anno sono ancora in elaborazione, ma si può provare una radiografia attraverso le caratteristiche dei segretari dei circoli a cui quei «soldati» rispondono. È vero, naturalmente, che in periferia è tutto un ribollire di contestazioni (si pensi alla nascita di OccupyPd…) e di iniziative critiche verso il centro del Partito: ma la spina dorsale degli iscritti ancora tiene, e assieme al pattuglione dei sindaci e degli amministratori rappresenta una sorta di garanzia e assicurazione sulla vita per l’intero Pd
Quarantaquattro anni, soprattutto maschi (79%: un altro problema…), ben acculturati (il 42% è laureato, il 39% è diplomato) il plotone dei segretari di circolo che prendiamo in esame (6.123 unità ) sembra appartenere al mondo dei «garantiti»: il 73% ha un’occupazione, il 14% è composto da pensionati, il 10% da studenti.
La regione con più iscritti, naturalmente, è l’Emilia (ma il calo dal 2011 al 2012 è allarmante: da 104.445 a poco più di 82 mila); quella col numero minore, la piccola Val d’Aosta (che pure ha dimezzato i suoi soldati, tra il 2011 e il 2012: da 249 ad appena 112).
Da segnalare — e forse da indagare — il boom in controtendenza della Calabria, che nello stesso periodo ha invece addirittura guadagnato iscritti (da 24 mila a 28.756)
Il clima del Congresso — più o meno imminente — e la prospettiva di possibili elezioni già la prossima primavera stanno favorendo l’arruolamento di nuovi iscritti.
Dunque, perplesso verso la linea del partito, turbato dal patto con Berlusconi e sconcertato dalle vicende del dopo-voto, l’esercito del Pd è comunque pronto alla battaglia.
A condizione, naturalmente, che quel tempo arrivi: e non resti sospeso, come sono sospese troppe cose in questo impensabile avvio di legislatura…
Federico Geremicca
(da “La Stampa“)
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Luglio 14th, 2013 Riccardo Fucile
DA QUOTA 820.607 ISCRITTI DEL 2009 AI 617.000 DEL 2010, AI 500.163 DEL 2012…E QUEST’ANNO I DATI NON CI SON ANCORA
Ai nostalgici magari non dispiacerà il ricordo del caro segretario (politicamente) estinto. E
però davvero deve fare uno strano effetto andare a iscriversi in queste ore al Partito democratico e ritrovarsi in mano la tessera di un partito che non c’è più.
La firma che campeggia in alto a destra è quella dell’ex segretario Pier Luigi Bersani.
Lo slogan pure è fermo all’ultima campagna elettorale, finita come è noto con una sonora “non vittoria”.
“L’Italia giusta”, ricordate? Stampata su quella tesserina nuova di zecca, firmata dal fu segretario, diventa l’immagine plastica di un partito bloccato.
Fermo, come per un maleficio, a quel 25 febbraio immaginato come il giorno della vittoria e diventato l’inizio della fine.
Si capisce che, nonostante il congresso in vista, il tesseramento non stia scaldando i cuori dei Democratici sparsi lungo la penisola.
Al Nazareno preferiscono non dare numeri.
“Tra le primarie, le parlamentarie e le elezioni a febbraio quest’anno il tesseramento non è cominciato prima di aprile”, spiega Tore Corona, il braccio destro di Davide Zoggia, che è il responsabile organizzazione del partito.
Quindi bisognerà aspettare ancora un po’ per capire a che quota si fermerà quest’anno il Partito democratico.
I numeri dei tesseramenti passati disegnano una specie di valanga.
Si parte da quota 820.607 del 2009, l’anno del congresso che elesse Bersani. Si precipita a quota 617.24 nel 2010.
E la discesa prosegue, 602.488 tessere nel 2011, 500.163 nel 2012.
Ultimo dato disponibile. Confrontarlo con i voti dell’ultimo tesseramento prima della fondazione del Pd, quando Ds e Margherita raccolsero rispettivamente 590 mila e 400 mila tessere, fa impressione: in pochi anni i tesserati sono praticamente dimezzati.
“Ma io sono ottimista”, si schermisce Corona: “Il 2013 sarà l’anno del congresso e saranno in tanti a volersi iscrivere”.
Davvero? “Da 24 ore abbiamo anche lanciato il tesseramento online”.
Al momento le cronache dai territori raccontano tutt’altro. Il tesseramento è indietro ovunque. Anche più di quanto non raccontino al Nazareno.
Al Nord, dove a metà anno il tesseramento è già quasi concluso. Come al Sud.
Nessuno vuole fornire dati.
“È un momento difficile, la gente fatica ad arrivare a fine mese”, abbandona l’ottimismo da “regione rossa” persino Palmiro Ucchielli, segretario Pd della Marche. Nemmeno l’icona vivente del vecchio Pci, un bersaniano della prima ora con il nome di Togliatti e la faccia uguale a quella di Lenin, ce la fa in un momento così a mettersi lì a fare tessere come se niente fosse.
In questo non c’è differenza tra lui e il suo antagonista locale, Matteo Ricci, giovane presidente della Provincia di Pesaro, appena passato con le schiere renziane. “Vorrei capire chi dovrebbe iscriversi a un partito che continua a traccheggiare, in balia degli umori e dei processi di Berlusconi?”, sbotta, invocando “la data del congresso”, convinto che fissarla potrebbe aiutare a rompere l’incantesimo.
Mariagrazia Gerina
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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