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CICCHITTO: “I VOTI NON LI PRENDE SOLO BERLUSCONI”. E’ VERO LI PRENDE ANCHE CHI ENTRA A FAR PARTE DI UN ORDINE RELIGIOSO

Ottobre 7th, 2012 Riccardo Fucile

NEL PDL SI AGITANO EX AN E NEOCON…. IL CAPOGRUPPO CHIEDE “DI ROMPERE GLI ORMEGGI”, PER LA SANTANCHE’ “IL DADO E’ TRATTO”… TUTTI PENSANO A “UNA COSA NUOVA CHE NASCA DAL BASSO”

Che siano centripete o centrifughe ci sono più forze che stanno premendo sul Pdl; i fedelissimi che scalpitano, gli ex An che puntano alla riorganizzazione, quelli che si definiscono “neoconservatori” che scrivono il manifesto della Nazione.
E infine quelli e quelle che sperano che il Caimano torni in pista o sul predellino pronto ad azzerare tutto per fondare un nuovo partito. Intanto quello vecchio, già  Forza Italia, si sta dissolvendo ai piedi di un Capo che, nell’impasse, va in vacanza in Russia per festeggiare il compleanno del suo amico Vladimir Putin.
E così mentre Silvio Berlusconi temporeggia il suo partito si frantuma.
Il fedelissimo Cicchitto: “I voti non li prende solo lui”.
Il capogruppo Pdl alla Camera scalpita, vede che gli altri, pur nel confronto come il Pd si organizzano e scendono in campo come Vendola, mentre la sua formazione non fa nulla.
”Il Pdl si deve autorinnovare, non essere bombardato” spiega alla Stampa.
Certo “sono necessari un nome nuovo e nuovi volti, ma poi bisogna prendere i voti” e “i voti oggi per il Pdl e il centrodestra sono la somma di ciò che porta Berlusconi, ma anche il frutto del lavoro sul territorio di deputati, senatori, consiglieri regionali e comunali e dei giovani del movimento giovanile”.
Insomma, se mister B. pensa che da solo vale il 9% come detto in una delle ultimissime riunioni, anche altri sono in grado di portare gli elettori del centrodestra alle urne.
Lo scandalo dei fondi nel Lazio, con l’arresto del capogruppo alla Pisana Franco Fiorito, “ha complicato le cose, ma non si può buttare tutto dalla finestra per eliminare Fiorito”.
Nel partito argomenta Cicchitto “esistono giovani bravissimi compressi da anziani prepotenti ma anche personalità  mature che hanno un loro prestigio e sono in grado di dare contributi positivi”.
Ma “il punto vero è riprendere l’iniziativa sul piano politico e definire la leadership: la mancanza di questi elementi ci pesa moltissimo: se avessimo Berlusconi in pista, o Alfano scelto con le primarie, la nostra situazione sarebbe migliore. Invece siamo spettatori delle primarie del Pd e dei tatticismi di Casini, fermi in una situazione contemplativa. O Berlusconi rompe gli ormeggi o Alfano si cimenta insieme agli altri, giovani o anziani, che siano, nelle primarie”.
Il Cavaliere, insomma, deve decidere se scendere in campo o meno: “Sono mesi che aspettiamo Godot” e “non si può rimanere ad aspettare fino a cinque giorni prima delle elezioni”.
Non importa se sarà  Berlusconi o Alfano “a guidarci alle elezioni.Però dobbiamo decidere subito”.
Il tempo passa e le elezioni saranno in primavera.
Comunque, non ho nessuna posizione pregiudiziale sul cambio del nome, si chiami Centrodestra d’Italia o in qualsiasi altro modo. Ma tutto deve essere accompagnato da regole. Basta con le logiche verticistiche e la cooptazione. Nel partito facciamo votare gli iscritti”.
Alemanno, Gasparri e gli ex An.
Ci sono poi quelli che stavano con Fini, nella ex Alleanza Nazionale, e a scissione definita tra il presidente della Camera e l’ex presidente del Consiglio, hanno scelto di stare dalla parte del secondo.
Il sindaco di Roma però ha già  fatto sapere di pensare che sia inopportuno presentarsi almeno a Roma sotto l’egida del Pdl e Maurizio Gasparri chiede “più decisioni che riunioni. Alfano ne ha proposte di concrete a Berlusconi. Le attuino”.
Oggi al coro si unisce Marcello De Angelis, ex An, deputato Pdl e direttore del Secolo, che in alcune interviste, dà  quasi un aut aut al Cavaliere.
”Berlusconi pensa sempre di incarnare il valore aggiunto.
Benissimo, faccia la sua lista che prenderà  magari il 10, 25%.
Ma anche noi possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo — dichiara al Messaggero — raccogliendo, che so, il 10-15% dei voti. Saremo la bad company del centrodestra? Bene ma spesso le bad company nelle mani giuste danno risultati insperati”.
E poi “ho letto che Berlusconi se ne vuole andare dal Pdl — ragiona con Repubblica — a me, a noi, il Pdl non fa affatto schifo, se a lui non interessa più ce lo lasciasse”.
Per De Angelis “può anche convenire a tutti fare due partiti, da una parte lui con chi vuole e dall’altra noi “non solo gli ex An” ma “tutti quelli che vogliono che la macchina vada avanti”. Come diceva Mao Tse Tung: marciare divisi per colpire uniti”.
Santanchè: “Il dado è tratto”.
Per l’ex sottosegretario Daniela Santanchè, invece, Berlusconi non è incerto o stanco, ma ha già  deciso tutto.
“Ormai il dado è tratto e Berlusconi ha deciso — sostiene la deputata fuoriuscita dalla La Destra — ritiene conclusa l’esperienza del Pdl perchè non riesce a cambiarlo”.
Quindi l’idea, pare, sia quella di “darsi da fare per costruire una cosa nuova”. Una “entità  che dovrebbe nascere dal basso, dalla società , dovrò rifiutare il finanziamento pubblico e affidarsi alle donazioni dei privati attraverso meccanismi di trasparenza”.
E in questa ottica lo stesso Cavaliere sarebbe pronto a guidare di nuovo il centrodestra. Insomma deciso a ricandidarsi con un nuovo simbolo e nome nuovo.
I neoconservatori del manifesto per la Nazione.
C’è poi l’iniziativa che accomuna molte anime sotto un unico ombrello di valori.
Ecco quindi il “manifesto per il bene comune della Nazione”, titolo del documento “neoconservatore” proposto da Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario dei senatori Pdl,   dall’ex ministro Maurizio Sacconi della Fondazione Magna Carta,   da Gasparri di Italia protagonista,   dal presidente della Lombardia Roberto Formigoni di Rete Italia, dall’ex ministro Mariastella Gelmini di Liberamente e Alemanno della Nuova Italia.
Con l’obiettivo di sostenere i temi tradizionali “come la difesa della vita, della famiglia e della comunità ”.
Contribuendo, si legge nel documento, “alla rielaborazione delle idee liberali e comunitarie per declinare alla luce delle sfide del presente e del futuro i valori della nostra tradizione nazionale. Solo dai conservatori delle cose buone, infatti, può venire un’autentica spinta al cambiamento e alla modernizzazione”.
Ma nel frattempo tutto sembrare restare uguale in un immobile limbo.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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E BERLUSCONI MEDITA L’ADDIO ALLA POLITICA

Ottobre 6th, 2012 Riccardo Fucile

FORSE STAVOLTA E’ DAVVERO FINITA

Addio alla politica. Addio al Parlamento.
Per adesso è solo un’ipotesi, l’ha confidata a pochi «intimi» prima di lasciare l’Italia per volare a Mosca ai festeggiamenti del fine settimana per i sessant’anni dell’amico Putin.
Solo un’ipotesi che, però, Silvio Berlusconi sta prendendo in seria considerazione.
Un passo di lato, più che indietro.
Destinato a favorire uno scenario impensabile fino ad oggi e ignoto alla quasi totalità  dei dirigenti di quella barca alla deriva che è ormai il Pdl.
Il Cavaliere pensa a rinunciare non solo alla corsa alla premiership, per la quale sa di non avere chance, fosse pure alla guida di una formazione con simbolo e nome nuovi di zecca. Ma anche alla candidatura in Parlamento, a un seggio alla Camera o al Senato.
Lasciare il campo, va da sè, non vorrebbe dire rinunciare alla tutela degli interessi personali, degli ingenti affari del suo impero, e neanche alla protezione dalle grane giudiziarie che ancora lo insidiano.
La sua è una mossa tattica – racconta in queste ore chi è di casa a Palazzo Grazioli – destinata a spiazzare e a terremotare tutto il quadro politico.
A cominciare da chi lo circonda, dai big di un partito che, per restare alle sue parole, «non è da resettare, ma è da sciogliere, da azzerare».
E la ricetta individuata non sarebbe affatto quella che gli ha sottoposto con uno schemino in dieci punti il suo segretario Angelino Alfano.
Quel documento, che prevedeva tra le altre “novità ” una sorta di assemblea-congresso da one day da tenersi ai primi di dicembre, l’ex premier l’ha già  piegato e riposto nel cassetto. «Continuano a propormi palliativi quando qui occorre uno shock» ha confidato nelle ultime ore.
Preoccupato dai sondaggi e indispettito dal coro di dichiarazioni di tutti i pidiellini che da ieri si dicono pronti a saltare sulla scialuppa del nuovo soggetto politico.
In procinto di dire “basta”.
«Ve lo immaginate Berlusconi che, per smantellare la baracca, convoca una platea affollata da politici di cui intende liberarsi?».
Il “Presidente” assieme ai bozzetti del nuovo simbolo e del nuovo nome pensa dunque ad altro.
Prepara la soluzione «shock», appunto.
Nell’ultimo vertice, a coordinatori e capigruppo Pdl ha ripetuto di aver provato in tutti i modi a convincere Montezemolo, senza successo.
Il ragionamento esposto successivamente solo ai più fidati trae le conseguenze: «Farmi da parte è l’unico modo per convincerlo, per consentire a Luca o a uno come Corrado Passera di accettare la guida di una grande coalizione dei moderati. Con me in prima fila non lo faranno mai».
Nella prospettiva del Cavaliere, a quel punto – e solo a quella condizione – rientrerebbe in partita Pier Ferdinando Casini con l’Udc. E con lui perfino Gianfranco Fini.
Al di là  delle scintille ancora recenti e delle querele di queste settimane al presidente della Camera, tutto – col ritiro di Berlusconi – sarebbe destinato a rientrare.
In nome di un grande, unico partito centrista.
E di un solo slogan: «fermare i comunisti».
Con il Pd costretto ad allearsi «solo» con Vendola e Di Pietro.
La mossa del cavallo, quindi, per consentire la nascita della costellazione del nuovo centrodestra.
Nella quale potrebbero pure trovare posto una sigla post-An di La Russa piuttosto che le liste civiche che ha in mente Alemanno, quella berlusconiana dei giovani o degli imprenditori. Dettagli.
Quel che conta, per l’inquilino di Palazzo Grazioli, è che il Ppe in salsa italiana che nascerebbe dalle ceneri, o quanto meno un suo zoccolo duro berlusconiano, continui a tutelare i molteplici interessi del «padre nobile» fattosi da parte per «il bene di tutti».
Questo balena negli ultimi giorni nella mente di Berlusconi, mentre fino a ieri sera dirigenti e peones del Pdl confidavano paure e incertezze sul futuro in un giro vorticoso di telefonate. Tra i più preoccupati, neanche a dirlo, proprio gli ex An.
Sventato da Matteoli e Gasparri e Augello lo strappo al quale puntavano soprattutto La Russa e Corsaro, resta l’enorme problema del «tesoro» di An.
I fondi milionari ancora congelati dalla disputa giudiziaria che va avanti ormai da anni con gli avversari di Fli.
I “colonnelli” berlusconiani stanno riaprendo le trattative, quei soldi servono e servono subito, con la campagna elettorale che incombe e una prospettiva non ancora tramontata di dar vita a un qualcosa di «destra».
Minaccia accantonata per ora (anche per mancanza di risorse, appunto) ma pronta – raccontano – a essere rispolverata dopo il voto.
Se gli ex An riusciranno davvero a far eleggere e salvare quella «riserva» indiana di 25 parlamentari.
Intanto tremano loro e trema tutto l’esercito pidiellino, in attesa di capire come il generale giocherà  la partita della sopravvivenza.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)

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BERLUSCONI: “PRONTO AD ARCHIVIARE IL PDL, VIA A UN NUOVO PROGETTO”

Ottobre 5th, 2012 Riccardo Fucile

IL PARTITO COSI’ COM’E’ NON FUNZIONA… L’EX PREMIER INCONTRA NUMEROSI PROTAGONISTI DELLA NASCITA DI FORZA ITALIA

Silvio Berlusconi è pronto ad archiviare l’esperienza del Popolo delle Libertà . Secondo diversi retroscena, nel partito già  profondamente scosso da lotte intestine, scandali e perdita di consensi, c’è la conferma che presto bisognerà  fare i bagagli e traslocare in un nuovo progetto.
Al quale Silvio Berlusconi non ha nascosto ieri sera ai vertici del Pdl di lavorare da tempo.
Una conferma che preoccupa alcuni — ex An in testa — ma entusiasma altri.
Anche se le incognite sul futuro sono ancora tante e per capire la sorte dei molti esponenti pidiellini bisognerà  attendere ancora un po’.
Sì, perchè il Cavaliere allo stato maggiore del Pdl non ha offerto ulteriori spiegazioni, non è sceso nel dettaglio, limitandosi a dire che così com’è adesso il Pdl non funziona più.
Quindi, avrebbe spiegato l’ex premier, bisogna cambiare.
Scontato che il cambiamento a cui pensa Berlusconi è sì rivolto verso il futuro ma con un occhio che guarda anche al passato, a quell’ormai famoso 1994, vale a dire la nascita di Forza Italia.
Sarà  un caso, ma nelle ultime ore il Cavaliere ha incontrato diversi protagonisti di quel momento storico, come Stefania Prestigiacomo, Antonio Martino, Claudio Scajola e, secondo alcune fonti pidielline, Beppe Pisanu, da tempo in ‘contatto’ con i centristi.
E proprio Prestigiacomo oggi, in una nota, conferma che è allo spirito del ’94 che Berlusconi guarda con attenzione.
Certo, ieri sera, dopo il lungo sfogatoio a cui ha assistito durante il vertice fiume a Palazzo Grazioli, il Cavaliere si è anche premurato di rassicurare i suoi: nessuno sarà  mandato via, avrebbe garantito, non ho intenzione di procedere con nessun repulisti.
Non sarà  presa l’accetta, non saranno fatti ‘tagli lineari’, avrebbe ancora spiegato, ma bisogna andare oltre il Pdl, archiviare questa esperienza, perchè solo così il centrodestra potrà  avere nuove chance.
Nessuno, però, deve aspettarsi un annuncio imminente, un ‘predellino’ a breve, tutto sara’ studiato nei minimi dettagli e a tempo debito, perchè — è la convinzione di Berlusconi — ora è ancora presto, troppe le questioni ancora in ballo che alimentano una indeterminatezza che sconsiglia annunci e lanci di nuovi progetti.
Al momento il timing è comunque entro dicembre.
C’è da capire, innanzitutto, quale sarà  la nuova legge elettorale e, di conseguenza, quale assetto dare al nuovo progetto e all’area che adesso farà  riferimento: lista civica, nazionale, ‘scissione dolce’ e poi federazione? Addii traumatici?
Molte le opzioni in campo.
Una cosa viene spiegato, però è certa: quando scatterà  l’ora x’, allora tutto sarà  preparato con cura, l’annuncio sarà  fatto ma non sarà  nulla di già  visto, nulla che potrebbe suonare come la riproposizione di un qualcosa di vecchio stampo.
Sì, perchè nel progetto berlusconiano non c’è la creazione di un partito tradizionale, bensì di un qualcosa di snello, aperto alla società  civile e caratterizzato da volti nuovi.
Da qui anche l’ipotesi che a guidarlo non sia Berlusconi in persona, bensì una personalità  esterna, slegata dal mondo politico di oggi. Insomma, riferisce chi ha partecipato ieri al vertice notturno, anche se le varie questioni — compreso il destino della Regione Lazio e del Campidoglio — restano ancora tutte aperte e ci si è riaggiornati per metterle a punto, quello che è certo è che il cavaliere del Pdl a breve non ne vorrà  piu’ sentir parlare: basta, bisogna cambiare, prendere atto — è il ragionamento — che così non va più, azzeriamo tutto e ripartiamo, è l’input lanciato dall’ex premier.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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PDL DIVISO, CAVALIERE SCOCCIATO: NULLA DI FATTO A PALAZZO GRAZIOLI, BOCCIATA ANCHE LA BOZZA CALDEROLI

Ottobre 4th, 2012 Riccardo Fucile

NELLA RUNIONE DI STANOTTE EMERGONO TROPPE DIVISIONI E BERLUSCONI CONGELA TUTTE LE QUESTIONI, COMPRESO L’ADDIO DEGLI EX AN… IN LAZIO FORSE LE PRIMARIE

Un vertice a Palazzo Grazioli che si risolve con un nulla di fatto, mentre il partito moltiplica le divisioni interne.
Silvio Berlusconi ieri sera ha convocato un incontro con i colonnelli del centrodestra nella sua residenza romana mentre imperversa lo scandalo Fiorito.
Secondo Repubblica, ha annunciato di volere lanciare il suo nuovo partito “già  nelle prossime settimane” specificando di non volere più accettare ricatti dai suoi.
Ma dall’incontro non è scaturita nessuna linea sulle prossime politiche anche se, pare, in Lazio si faranno le primarie.
Bocciata anche la bozza Calderoli sulla legge elettorale, sulla quale Berlusconi avrebbe manifestato le sue perplessità .
Nessuna decisione sarebbe stata poi presa in merito alla ‘questione’ Lazio dopo lo scandalo che ha investito il partito.
Alfano avrebbe illustrato la riunione avuta oggi con i big locali del Pdl a via dell’Umiltà  ma nessuna decisione definitiva sarebbe stata adottata al summit a via del Plebiscito.
Lo stallo sulla legge elettorale, che è alla base del grande caos dentro il partito, di conseguenza congela anche le questioni che riguardano più direttamente il partito ed in particolare l’ipotesi che la componente degli ex An possa dire addio al progetto del Pdl.
Anche se per ora non avrebbero nè l’intenzione nè la determinazione per lasciare il partito di centrodestra.
Fino a quando le carte non saranno chiare — è il ragionamento che ha sempre fatto anche Berlusconi — nessuna decisione può essere presa. Questioni che rimangono in sospeso e che si accompagnano a un calo dei consensi, che secondo i sondaggi, sfiorerebbero il 18%.
Ma i nodi da risolvere per il fondatore del Pdl non si esauriscono solo sul piano politico.
Secondo quanto scrive il Corriere della Sera, il Cavaliere sarebbe preoccupato da ciò che lo attende a breve, tra cui il processo Ruby, e nel suo progetto di partito vorrebbe riunire “i moderati”.
Ma si rende anche disponibile a un eventuale ticket con Angelino Alfano per raccogliere più voti in vista della prossima tornata elettorale.
Di certo, l’assetto del Pdl di oggi non è quello voluto da Berlusconi.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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PDL, PERSO UN MILIONE DI VOTI E BERLUSCONI PENSA AL RITIRO

Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile

LA DEBACLE NEL LAZIO SI RIPERCUOTE SU TUTTO IL PARTITO CHE CALA SEMPRE DI PIU’

Il senatore romano Andrea Augello è un tipo concreto, disincantato e poco affezionato a questo Pdl.
Anche un po’ snob quando dice che «quelli del Pdl eletti alla Regione e diventati dirigenti, capigruppo, presidenti di commissione, sono stati miracolati perchè il partito non è riuscito a presentare la sua lista a Roma, così questi signori, ai quali avresti chiesto di fare le fotocopie e andare a comprare il caffè, si sono portati alla Pisana le loro liti provinciali. Ora la conseguenza del disastro che hanno combinato è che tutto il Pdl, anche a livello nazionale, rischia di essere inghiottito nel buco nero dello scandalo del Lazio. Secondo me abbiamo perso in questa Regione più di un milione di voti e nessuno vuole allearsi con noi. Un capolavoro!».
Per Augello parlare della sua candidatura alla presidenza della Regione, come di chiunque altro, per il momento è inopportuno: prima ci sono altri problemi da risolvere.
E sono tutti problemi che deve risolvere Alfano.
Intanto deve decidere se commissariare il Pdl del Lazio.
Il segretario prende tempo, ma una cosa è sicura: deve decidere in via preliminare chi e con quali criteri candidare alle prossime elezioni regionali.
Non si tratta solo di decidere chi sarà  il candidato alla presidenza: sul nome Alfano è in altissimo mare e non ha sciolto nemmeno il rebus primarie sì primarie no.
Peggio.
Non è chiaro se i consiglieri uscenti saranno ricandidati. Ci potrebbe essere una carneficina se il criterio di esclusione non sarà  solo il coinvolgimento nell’inchiesta giudiziaria.
C’è chi vorrebbe fare piazza pulita e prendere in considerazione anche le responsabilità  politiche nella gestione dei fondi ai gruppi consiliari e i comportamenti che hanno scandalizzato l’opinione pubblica.
Se dovesse passare un criterio del genere, verrebbe fatto fuori pure il presidente del Consiglio regionale Abbruzzese e De Romanis, l’organizzatore delle feste greco-romane con le maschere di maiale.
È difficile che Alfano usi in questo modo la mannaia, ma potrebbe cominciare a cancellare il nome Pdl già  in questa tornata amministrativa.
Un nome troppo associato a quello di Fiorito, finito in carcere.
Ma è una decisione che dovrà  prendere Berlusconi in prima persona.
Sul suo tavolo c’è una quarantina di bozzetti di nomi e simboli, ma sfoglia la margherita e non decide: ancora è presto, bisogna vedere quale legge elettorale verrà  fuori dal cilindro, capire le reali intenzioni degli ex An che oggi si vedranno:
La Russa, Gasparri, Meloni e Alemanno, che ha realizzato anche lui l’idea che a questo punto è meglio dividersi.
Il partito dà  solo dispiaceri aggiuntivi al Cavaliere, per cui certe questioni, a cominciare dal Lazio, se le sbrighino il segretario Alfano, il coordinatore Verdini e il responsabile organizzativo Lupi.
Lui, l’ex premier, non pensa più nemmeno di candidarsi alla premiership perchè rischia di andare incontro a una pessima figura.
Quel milione e passa di voti laziali inghiottiti nel buco nero dello scandalo, Fiorito in carcere, la balcanizzazione del partito afflitto da faide, emorragie e istinti scissionistici, sondaggi a picco.
E come se non bastasse uno dei più seri dirigenti, Mario Mauro, sostiene che è arrivato il momento di mettere da parte Berlusconi.
«Abbiamo bisogno di qualcuno che non abbia esaurito la sua carica, che non abbia terminato la sua parabola. Il partito per continuare ad esistere ha disperato bisogno di un nuovo leader. Se non lo troviamo, meglio chiudere bottega».
Mauro è un esponente di rango di Comunione e Liberazione, guida la delegazione Pdl all’Europarlamento e ha rilasciato queste dichiarazioni su un giornale come l’Avvenire, il giornale dei vescovi.
Ce n’è abbastanza per far suonare campane d’allarme in casa Berlusconi, che c’è rimasto molto male.
«Sono offeso e sorpreso», ha detto l’ex premier, che oggi a Milano dovrebbe parlare al forum «Investire nella nuova Russia».
Ma chi potrebbe essere il nuovo leader?
Secondo Lupi, Mauro pensa ad Alfano.
Chissà , forse vuole andare oltre e sciogliere il Pdl nella Lista civica nazionale pro Monti.

Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)

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IL PDL NON C’È PIÙ: BERLUSCONI LATITA MENTRE I SUOI SI TIRANO I PIATTI

Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile

OGGI RIUNIONE SCISSIONISTA DEGLI EX-AN DI LA RUSSA E MELONI

Un partito muore così.
Tra manette, ruberie, faide, minacce di scissioni, parlamentari inerti e smarriti.
Sopra tutti e tutto aleggia lo spettro di un Capo indeciso e che non ha più voglia, costretto al silenzio dai suoi fedelissimi.
La dissoluzione del Pdl è una frana continua.
Verso il carcere, verso destra, verso il centro, verso il montismo, persino verso il nascente renzismo. Ovunque.
L’arresto di Franco Fiorito scolpisce un memorabile epicedio per il partito degli onesti mai nato: “Meglio il carcere che il Pdl”.
Che si può parafrasare in mille modi.
Primo caso: “Meglio un nuovo Msi che il Pdl”.
È la convinzione che agita da mesi Ignazio La Russa, tuttora triumviro in carica del Pdl.
La Russa, Maurizio Gasparri, Giorgia Meloni e Gianni Alemanno si vedranno oggi a pranzo, il terzo nel giro di dieci giorni.
L’ideona dell’ex ministro della Difesa è di fare una scissione morbida con la benedizione di Berlusconi.
Una creatura almirantiana, legge e ordine, intruppando di nuovo Francesco Storace (forse anche i fliniani Briguglio e Bocchino) e consegnandola a Giorgia Meloni, che La Russa immagina come una Marine Le Pen italica.
Dal Pdl al Msi, evitando accuratamente An, invenzione finiana.
Alcuni sono entusiasti, tipo Massimo Corsaro e Fabio Rampelli.
Altri tiepidi: è il caso di Maurizio Gasparri, per anni co-leader con l’amico “Ignazio” di Destra Protagonista, l’ex correntone di centro di An.
Dice però la Meloni: “Non vedo alcuna scissione all’orizzonte”.
Al contrario dei neomissini, l’ex rautiano duro e puro Gianni Alemanno, primo sindaco nero della Capitale, vorrebbe guardare più al centro.
E soprattutto non chiude alla prospettiva di un Monti-bis, odiatissimo invece da La Russa.
Prima che esplodesse lo scandalo dei fondi alla Regione Lazio, il sindaco aveva due interlocutori forti: la governatrice Renata Polverini, sponsor del progetto civico “Città  nuove”, e l’Udc di Pier Ferdinando Casini.
Oggi è isolato e con un incubo in più: ricandidarsi a sindaco nella primavera del 2013, in contemporanea con le politiche, e non avere il paracadute di un seggio sicuro alla Camera. Per questo sono ancora forti le voci sulle sue dimissioni anticipate dal Campidoglio, per abbinare comunali e regionali entro la fine dell’anno.
Così anche in caso di sconfitta, Alemanno rientrerebbe poi in gioco per il Parlamento. In fondo il tormentone della complessa scissione degli ex An è una questione di posti. Oggi, per limitarci a Montecitorio, i deputati del Pdl sono 209. Per il 2013 la previsione non supera i 130 e a La Russa, Berlusconi, ha già  detto che non concederà  più di venti seggi.   Una miseria.
“Meglio Monti e il centro che il Pdl”. La seconda declinazione dello strepitoso sfogo di Francone Batman ha varie sfumature.
La prima riguarda Beppe Pisanu, ufficialmente ancora nel Pdl, che con Casini e Fini forma la Triade del Monti dopo Monti.
“Parassiti”, li ha definiti Giuliano Ferrara. Ma la fuga verso il centro è il pallino di tanti che sentono svanire la certezza di un seggio sicuro.
L’ultimo caso è quello dell’ex ministra Stefania Prestigiacomo, che ha liquidato il Pdl come “una guerra tra piccoli gruppi di potere”. Sì, proprio lei che era al telefono con Luigi Bisignani, il faccendiere pregiudicato della P2 e della P4.
Già , Bisignani e Gianni Letta. In Transatlantico, i falchi del Cavaliere nemici del gruppo Letta fanno l’elenco dei deputati doppiogiochisti rimasti in quota alla lobby già  P4.
Da un lato una finta fedeltà  a B., dall’altro la tentazione di riciclarsi grancoalizionisti e sdoganarsi verso lidi centristi.
Basta leggere, per esempio, le continue dichiarazioni di un’altra ex ministra, Mariastella Gelmini.
Mara Carfagna, invece, smentisce ogni indiscrezione che la riguarda: “Apprendo dai giornali la notizia che me ne andrei”. Almeno per il momento.
Il fronte più pericoloso, però, è stato aperto ieri dal ciellino Mario Mauro su Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani. Mauro, presidente dei parlamentari europei del Pdl, ha chiesto di non perdere più tempo, di andare oltre Berlusconi e di trovare un nuovo leader.
Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera e altro ciellino di rango, prova a disinnescare così la mina Mauro: “L’unica cosa che decifro è la candidatura di Alfano”.
In realtà , anche dentro Comunione e Liberazione, ormai stufa del berlusconismo, sta mettendo radici il progetto di una lista civica nazionale per Monti per superare il fatidico bipolarismo muscolare di questo ventennio.
La terza e ultima variante del “meglio il carcere che il Pdl” è surreale, da fantapolitica: “Meglio Renzi che il Pdl”.
Racconta Marcello de Angelis, deputato del Pdl e direttore del Secolo d’Italia: “È la sindrome di chi sta fuori dalla partita. Non hai il tuo uomo in campo e fai il tifo per l’avversario del tuo nemico. Sento tanti miei colleghi pronunciarsi entusiasti per Renzi”.
Questa sindrome sta contagiando soprattutto i pidiellini un tempo sostenitori di Montezemolo uomo nuovo del centro-destra.
Come Isabella Bertolini, da mesi ai margini del suo quasi ex partito.
Magari Renzi perde le primarie e fa qualcosa di nuovo, fuori dal Pd. Persino Michaela Biancofiore, irriducibile berlusconiana, è stata sentita spendersi per il sindaco di Firenze.
“Meglio il carcere che il Pdl”. Da Palazzo Grazioli, B. assiste in silenzio al funerale del Pdl.
Promette azzeramenti, simboli e nomi nuovi (almeno 40 sulla sua scrivania) e fa dire a chi lo vede quotidianamente: “Non ha voglia di candidarsi”.
Poi, però, fa trapelare che il suo nome vale da solo il 9 per cento. È scisso tra populismo e montismo. Un partito muore così.

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LE FATTURE FALSE DI FIORITO FOTOCOPIATE NEGLI UFFICI DEL PDL

Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile

ECCO PERCHE’ NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI CI SAREBBERO ALTRI COMPONENTI DEL COORDINAMENTO REGIONALE DEL PDL

Samantha Veruska Reali, la bionda 39enne nota alle cronache come l’ex fidanzata di Franco Fiorito, era convinta che i bonifici che dal conto della regione Lazio transitavano sul suo, fossero dovuti.
Così, in tre ore di interrogatorio, si è giustificata davanti ai pm e ha spiegato che da ottobre 2011 fino a gennaio 2012, ha ricevuto dal gruppo tre buste paga per un totale di 6 mila euro in virtù del lavoro che svolgeva.
“Sissi”, come la chiamano da anni, infatti è assunta a tempo determinato dal gruppo in Regione, al modico stipendio di duemila euro al mese.
Sul suo conto però risulta anche un bonifico per 1001 euro, datato giugno 2012.
Non sa precisamente perchè gli è stato versato questo importo, anzi in quei mesi, come ha dichiarato, era convinta che “si trattasse di compensi dovuti perchè curavo i rapporti con il territorio. Insomma rimborsi”.
In merito alle vacanze in Sardegna del giugno del 2010, invece, ha affermato di essere stata ospite dell’ex capogruppo.
In realtà  a saldare il conto in uno dei migliori resort ci ha pensato il Pdl stesso.
Tanto che dalle casse del gruppo sono partiti due bonifici, il primo di 10 mila e il secondo di 19 mila euro.
Ma di tutto questo, la Reali ha dichiarato di non sapere nulla.
Intanto si aggrava la posizione di Fiorito, che ora è indagato anche dal magistrato viterbese Massimiliano Siddi per calunnia e falso.
Avrebbe mentito agli inquirenti riguardo al dossier che contiene alcune fatture presentate da suoi ex colleghi alla Pisana, contribuendo a falsificare le stesse.
E secondo le prime indiscrezioni nel registro degli indagati ci sarebbero anche altri componenti del Coordinamento regionale del Pdl del Lazio.
Le copie delle fatture taroccate, infatti, sarebbero state fotocopiate nell’ufficio del coordinatore regionale Vincenzo Piso, che dichiara di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia.
Sul fronte romano, invece, da una relazione presentata al gruppo Pdl della Regione Lazio, consegnata poi in procura, emerge che i bonifici finiti sui conti di Fiorito salgono a quota 154.

Valeria Pacelli
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL CIELLINO MAURO “ARCHIVIA” BERLUSCONI: “NUOVO LEADER O CHIUDIAMO BOTTEGA”

Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile

SU “AVVENIRE” IL PRESIDENTE DEI DEPUTATI PDL AL PARLAMENTO EUROPEO SPIEGA L’URGENZA DI TROVARE UNA GUIDA PER IL PARTITO…”IL POPOLO E’ OSTILE A CAMPAGNE ELETTORALI FATTE DI DISCUSSIONI SUL NULLA”

L’identikit   è chiaro: “serve un candidato capace di dire cose credibili sull’Europa e sul recupero di competitività  nel nostro Paese”.
Altrimenti “meglio archiviare definitivamente il Pdl” e “chiudere bottega”.
Sono dure le parole di Mario Mauro, il presidente del deputati del Pdl al Parlamento europeo legato al movimento di Comunione e Liberazione, che ad Avvenire liquida definitivamente l’era Berlusconi e spiega che il partito “per continuare ad esistere ha un disperato bisogno di un nuovo leader”.
In particolare, aggiunge, ”abbiamo bisogno di qualcuno che non abbia esaurito la sua carica, che non abbia terminato la sua parabola.
Il partito per continuare a esistere ha disperato bisogno di un nuovo leader. Se non lo troviamo, meglio chiudere bottega”.
Adesso, prosegue, “serve un dibattito serio, e non saranno trovate dell’ultimo istante a convincere un popolo oramai ostile a campagne elettorali fatte di discussioni sul nulla”.
E avverte: “Se la nostra mossa a sorpresa fosse cercare di far ricadere sull’Europa la responsabilità  per quanto non riusciamo a fare da vent’anni, sarebbe pura follia”.
Il parlamentare commenta anche la figura di Matteo Renzi che, nonostante sia “ancora acerbo”, “esprime un’incredibile voglia di cambiamento”.
“E se poi di là  passa il messaggio ‘mai più un partito ex comunista’, di qua dovrà  prendere forma un partito nuovo che non sia più una corte e che sappia riscoprire una storia”.
Parole che non sono piaciute a Sandro Bondi, ex coordinatore nazionale del Pdl.
“Non sono d’accordo nè con Mario Mauro nè con Gianni Alemanno“, spiega il deputato criticando anche il sindaco di Roma che nei giorni scorsi aveva chiesto una svolta per rifondare il centrodestra, “una realtà  che ha bisogno non solo di valori, che ci sono, e di riferimenti politici, ma che ha bisogno di comportamenti che rendano credibili questi valori”.
Bondi ha aggiunto che in questo momento “la parola d’ordine non deve essere quella di ripudiare la nostra storia e di disconoscere con una certa leggerezza il ruolo del presidente Berlusconi. Auspicare scissioni o nuovi inizi è nel migliore dei casi una illusione foriera di ulteriori imprevedibili problemi”.
Secondo il senatore l’impegno “deve essere positivo e costruttivo, con un lavoro certosino e costante rivolto al rafforzamento, al consolidamento e soprattutto ad un autentico rinnovamento. Bisogna partire dalle difficoltà  obiettive, non per smantellare quello che in questi anni abbiamo costruito faticosamente, bensì per sostenere il nuovo corso che con l’elezione di Angelino Alfano il presidente Berlusconi ha voluto imprimere alla vita del partito”.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ARRESTATO FIORITO: MANETTE ALL’EX CAPOGRUPPO DEL PDL IN LAZIO QUESTA MATTINA AL’ALBA

Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile

ACCUSATO DI PECULATO PER L’UTILIZZO INDEBITO DI SOLDI PUBBLICI… SI SAREBBE APPROPRIATO DI 1,3 MILIONI DI EURO

L’inchiesta sui fondi della regione Lazio finiti nelle tasche dei consiglieri Pdl fa il salto di qualità .
Franco Fiorito, ex capogruppo regionale del Popolo della Libertà , è stato arrestato dagli uomini del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza.
E’ indagato per peculato per l’utilizzo illecito dei fondi destinati ai suoi colleghi eletti alla Pisana. Lo scandalo, che ha travolto il partito di Silvio Berlusconi, ha portato alle dimissioni della presidente Renata Polverini.
A indagare sugli sprechi e le ruberie dei consiglieri è la Procura di Roma.
Anche se sui fondi è stata aperta una inchiesta anche dalla Procura di Viterbo, in cui Fiorito è indagato per i reati di falso e calunnia.
L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari Stefano Aprile su richiesta del procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna e del pm Alberto Pioletti.
Il politico è stato portato nel carcere di Regina Coeli.
Gli uomini della Fiamme gialle stanno eseguendo anche diverse perquisizioni negli uffici e abitazioni riconducibili all’ex capogruppo chiamato “Er Batman”.
L’ordinanza di arresto è stata motivata per il pericolo di fuga e il rischio di inquinamento delle prove.
La procura gli contesta l’appropriazione di una somma superiore a quella che era stata resa nota nei giorni scorsi ovvero quasi un milione e 300 mila euro. ”Stiamo valutando le motivazioni addotte dai magistrati”, ha commentato l’avvocato Enrico Pavia, uno dei legali di Fiorito.
I primi accertamenti degli inquirenti e degli investigatoti avevano attestato a un milione di euro l’ammontare di fondi passati dai due conti del gruppo regionale del Pdl a quelli di Fiorito.
Dopo essere stato ascoltato dalla Procura di Viterbo la settimana scorsa, il consigliere regionale aveva annunciato la sua ricandidatura alle prossime elezioni regionali.
In una intervista al Fatto Quotidiano Fiorito aveva “confessato” che i soldi, che dovevano essre destinati ai consiglieri per la loro attività  politica, venivano spesi in “festini” e “gnocche”.
A scandalo deflagrato però Fiorito aveva detto di aver la coscienza tranquilla e che avrebbe restituito il maltolto.
Nel corso degli interrogatori aveva anche puntato il dito contro i compagni di partit0, indicati come dei veri e propri stalker: “Ero perseguitato, tutti mi chiedevano soldi”.
Fiorito agli inquirenti aveva raccontato che su 17 consiglieri che formavano il gruppo Pdl alla Regione sette avrebbero presentato fatture false.
Il consigliere aveva consegnato anche le ricevute rimborsate agli ex colleghi durante l’interrogatorio con gli inquirenti durato sette ore.
Le indagini all’inizio si erano concentrate su gli oltre 100 bonifici che avevano portato 753mila euro dalle casse del partito su conti esteri intestati al consigliere o ai familiari, ma la contestazione presente nell’ordinanza fa lievitare di quasi il doppio la somma dei soldi “rubati”.
Nell’ambito dell’inchiesta è stata sentita l’ex fidanzata Samantha Reali cui erano stata bonificata una somma come compenso per il suo impegno in campagna elettorale.
La donna, però, ha dichiarato di non sapere da dove provenissero i soldi.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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