Gennaio 4th, 2026 Riccardo Fucile
PER ACQUISTARE PRODOTTI ALIMENTARI E PAGARE SERVIZI COME IL DENTISTA, LA MESSA IN PIEGA, LA TINTORIA O LA TOELETTATURA DI CANI, LA SPESA SI AGGIRA SUI 600 EURO
Milano si conferma anche nel 2025 la città italiana col più alto costo della vita. La più economica è Napoli ma, se si guarda solo alla spesa alimentare, è Catanzaro a detenere il primato del risparmio, mentre a Bolzano per cibi e bevande si spende in assoluto di più. La classifica emerge da uno studio del Codacons basato sui dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit.
Prendendo in esame un paniere composto da prodotti ortofrutticoli, alimentari e servizi come il dentista, la messa in piega, la tintoria o la toelettatura di cani, emerge come a Milano, per l’acquisto delle varie voci, si spenda un totale di quasi 600 euro, il 62% in più rispetto alla spesa di Napoli per lo stesso paniere.
Segue Aosta con uno scontrino complessivo da 586 euro, e al terzo posto Bolzano con 574 euro. Tra le 18 grandi città monitorate Napoli, con circa 369 euro, risulta la più economica, seguita da Palermo con 408 euro e Catanzaro con 424 euro.
Sul fronte della sola spesa alimentare, per l’acquisto di 28 prodotti che spaziano dall’ortofrutta alla carne, dal salmone a pane, pasta, olio, fra gli altri, Catanzaro, con una spesa da circa 165 euro, è la città più conveniente, seguita da Napoli (168 euro) e Bari (172 euro).
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA?
Ha ragione il “New York Times”: l’attacco degli Stati uniti al Venezuela, con un bombardamento a
tappeto su Caracas e sui tre stati di Miranda, Aragua e La Guaira, è “poco saggio”.
Il quotidiano, a differenza di Trump e dei suoi scherani, ha buona memoria e innanzitutto ricorda come siano spesso finiti malissimo i tentativi degli americani, a suon di bombe, di imporre un regime change alle più disparate latitudini. L’esempio più drammatico porta all’Afghanistan, dove una guerra ventennale per cacciare i talebani, iniziata il 7 ottobre del 2001, si è conclusa nel 2021 con il frettoloso quanto imbarazzante ritiro dei soldati americani, mentre a Kabul proprio i redivivi talebani riprendevano il potere, tra lo sgomento della popolazione civile.
L’attacco su territorio venezuelano, con tanto di raid della Delta Force per prelevare nel sonno il presidente-dittatore Nicolas Maduro e sua moglie Cilia Flores, senza dubbio porta nelle casse di Trump alcuni risultati immediati.
E’ vero che senza Maduro a spadroneggiare a Caracas, Trump puo’ finalmente mettere le mani sul petrolio venezuelano, vera ragione dell’intervento militare di Washington (altro che lotta ai narcotrafficanti!). Tant’è vero che i raid americani si sono ben guardati dal colpire le strutture per la produzione e la raffinazione del petrolio della compagnia energetica statale venezuelana “Pdvsa”.
Non solo. Trump, avendo gli occhi ben puntati sui barili di oro nero, ha immediatamente rivendicato il “successo” dicendo chiaramente: “Ora gli Usa saranno fortemente coinvolti nell’industria petrolifera del Venezuela”. Poi ha rassicurato la Cina, uno dei principali acquirenti di greggio da Caracas, sulle future forniture, atteggiandosi a padroncino dei pozzi: “Ho buoni rapporti con Xi Jinping. Otterranno il petrolio”.
Inoltre, rimosso il detestato socialista Maduro, Trump potrebbe piazzare alla guida del Venezuela la sua fan e alleata Maria Corina Machado, premio Nobel per la pace 2025 (anche se l’ha prima “lanciata” dicendo “Valuteremo se potrà guidare il paese” e poi l’ha affossata: “Non ha il sostegno per guidare il Venezuela”).
Con Javier Milei in Argentina e un leader amico in Venezuela, prende forma la trumpizzazione del Sudamerica, realizzando di sponda la mai dimenticata Dottrina Monroe, enunciata nel 1823 dal presidente James Monroe. Una delle più note linee-guida della politica estera statunitense, la Dottrina Monroe rivendicava l’influenza statunitense nella regione americana, così come la successiva “diplomazia delle cannoniere” vista sotto Theodore Roosevelt all’inizio del Novecento.Come spiega L’Ansa: “Si tratta di due pilastri storici dell’espansionismo e dell’interventismo Usa in America latina. La Dottrina Monroe nacque in un contesto in cui molte colonie latinoamericane stavano ottenendo l’indipendenza dalle potenze europee.
Il principio cardine era sintetizzato nello slogan “l’America agli americani”: gli Stati Uniti si arrogavano il diritto di considerare l’intero emisfero occidentale come una propria sfera d’influenza, avvertendo le potenze europee che qualsiasi tentativo di intervento o di ricolonizzazione sarebbe stato considerato un atto ostile. Formalmente presentata come una dottrina difensiva, essa divenne nel tempo uno strumento ideologico per giustificare
l’ingerenza statunitense negli affari interni dei Paesi latinoamericani”.
E fin qui, solo rose. Poi ci sono le spine.
A ogni azione, segue una reazione. E ogni evento in politica internazionale ha un orizzonte sconosciuto al presente: va letto con una profondità che sfida la cronaca e guarda alla storia. Se il “New York Times”, nella sua analisi, ha giudicato l’attacco al regime di Maduro come “poco saggio”, una ragione c’è e il quotidiano argomenta con chiarezza: “Procedendo senza alcuna legittimità internazionale, autorità legale valida o sostegno interno, Trump rischia di fornire giustificazioni agli autoritari in Cina, Russia e altrove che vogliono dominare i propri vicini”.
Se gli Stati uniti bombardano il Venezuela, in barba al diritto internazionale, come può l’Occidente collettivo che fa capo a Washington opporsi all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia o a quella, spesso evocata, di Taiwan da parte della Cina? La forma è sostanza e le scorribande americane, di cui sono pieni il Novecento e gli ultimi decenni, sono già da tempo il più solido argomento con cui dittature e teocrazie lamentano il “doppio standard” degli occidentali.
In questo caso, al di là delle prevedibili dichiarazioni di biasimo, Mosca e Pechino sotto sotto godono. Putin e Xi gongolano per l’unilateralismo muscolare di Trump: è la migliore legittimazione alle loro ambizioni, presenti e future.
E non è da escludere, come immaginato da alcuni analisti, che l’assalto al Venezuela da parte degli States rientri in un più ampio accordo di spartizione del mondo. Una sorta di “Yalta a mano armata” in cui Trump prende Caracas e il suo petrolio,
Putin si vede assegnare il 20% dell’Ucraina e Xi Jinping puo’ papparsi la riottosa isola di Taiwan, con i suoi microchip e la sua posizione strategica per il controllo delle rotte nell’Indo-Pacifico.
Come rivelato da Daniele Ruvinetti su “la Verità” lo scorso 23 novembre: “Con il vertice di Anchorage (Alaska) del 15 agosto tra Trump e Putin c’è stata un’evoluzione di quello che era successo a giugno. Sul piatto è entrata anche la questione venezuelana con Trump che, nella sostanza, ha chiesto a Putin di non intralciarlo nelle operazioni contro i narcotrafficanti e contro Maduro. Ricordiamoci che quando Obama aveva provato a mettere pressioni sul presidente venezuelano, era stato lo stesso Putin a intervenire”.
(da Dagoreport)
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Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
“SE PER TRUMP E’ GIUSTO ATTACCARE IL VENEZUELA CON CHE CORAGGIO CRITICHIAMO PUTIN PER L’INVASIONE DELL’UCRAINA?”… “GLI AMERICANI SONO DISGUSTATI DA TRUMP”
Marjorie Taylor Green ha attaccato il presidente americano Donald Trump per l’operazione in Venezuela. “Rimuovere Maduro è una chiara mossa per il controllo sulle forniture di petrolio venezuelane”, ha scritto su X e servirà per “la prossima
ovvia guerra di cambio di regime in Iran”. L’ex ultrà Maga ha poi sottolineato il doppio standard di Trump. “Perchè è giusto che l’America invada, bombardi e arresti un leader straniero, ma la Russia è malvagia se invade l’Ucraina e la Cina è un male se aggredisce Taiwan? Va bene solo se lo facciamo noi?”, ha chiesto. “Gli americani sono disgustati per l’aggressione militare senza fine del nostro governo e il sostegno alle guerre straniere perchè siamo costretti a pagarli”, ha sottolineato. “Molti in Maga pensavano di aver votato per mettere fine a tutto questo. Ragazzi, quanto ci siamo sbagliati”, ha aggiunto.
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Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
LA SPACCONATA FINALE DI DONALD TRUMP, CHE TRA LE RIGHE MINACCIA NUOVI RAID: “ORA IL PRESIDENTE DELLA COLOMBIA, GUSTAVO PETRO, DOVREBBE GUARDARSI IL CULO…”
L’attacco Usa in Venezuela e’ stato un “assalto spettacolare mai visto dalla seconda guerra
mondiale”, condotto “nei cieli, via terra e via mare”: lo ha detto Donald Trump tenendo una conferenza stampa a Mar-a-Lago e paragonando il blitz alle operazioni contro Soleimani, al Bagdhadi e gli impianti nucleari iraniani.
“Gestiremo il Paese fino a quando potremo farlo”, in attesa di una transizione “sicura”: lo ha detto Donald Trump tenendo una conferenza stampa a Mar-a-Lago.
Gli Stati Uniti sono “pronti a lanciare un secondo attacco più importante, se necessario”: lo ha detto Donald Trump tenendo una conferenza stampa a Mar-a-Lago.
Le compagnie petrolifere americane si insedieranno in Venezuela: lo ha detto Donald Trump tenendo una conferenza stampa a Mar-a-Lago.
L’embargo su tutto il petrolio venezuelano rimane pienamente in vigore: lo ha detto Donald Trump tenendo una conferenza stampa a Mar-a-Lago.
Donald Trump ha citato la Dottrina Monroe per giustificare l’attacco Usa in Venezuela, sostenendo che era stata dimenticata ma ora e’ stata aggiornata.
Il presidente della Colombia dovrebbe “guardarsi il didietro”: lo ha detto Donald Trump rispondendo ai reporter.
L’operazione in Venezuela ha coinvolto più di 150 velivoli: lo ha detto il capo dello stato maggiore congiunto Usa Dan Caine in una conferenza stampa a Mar-a-Lago, parlando dopo il capo del Pentagono e il presidente,
Con l’operazione in Venezuela “i nostri avversari sono allertati”. Lo ha detto il capo del Pentagono Pete Hegseth, sottolineando che “Nicolas Maduro ha avuto la sua chance, così come l’Iran, finché non l’ha avuta più”. “Trump è serio nel fermare il flusso di droga”, ha aggiunto Hegseth.
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Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
LA TURCHIA NON USA LA LINGUA DI LEGNO DELLE NAZIONI UNITE E SI SCHIERA A SOSTEGNO DEL VENEZUELA, ACCUSANDO GLI STATI UNITI DI “BANDITISMO”
Il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres ha espresso preoccupazione per il fatto che “il diritto internazionale non sia stato rispettato” nella cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Usa. Lo fa sapere il portavoce in una nota. L’operazione americana crea un “pericoloso precedente”, secondo Guterres, che ha invitato “tutti gli attori in Venezuela a impegnarsi in un dialogo inclusivo, nel pieno rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto”.
Il governo della Turchia ha espresso il proprio sostegno al Venezuela in seguito alle azioni militari condotte dagli Stati Uniti contro il territorio del Paese sudamericano, definendo l’offensiva americana un atto di “banditismo” che non deve restare impunito.
In una dichiarazione diffusa attraverso canali ufficiali del paese euro-asiatico, il consigliere capo del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, Cemil Ertem, ha manifestato solidarietà al popolo venezuelano e al presidente de facto, Nicolás Maduro Moro, affermando che Ankara “è al fianco del popolo del Venezuela e del suo presidente”. Ertem ha inoltre qualificato l’attacco come un’azione illegale che richiede l’intervento della giustizia internazionale. La presa di posizione assume particolare rilievo poiché la Turchia, come ricorda la televisione di Stato venezuelana, Venezolana de Televisión (Vtv), è membro della Nato, l’alleanza atlantica.
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Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
LA PERLA: “L’ITALIA HA SEMPRE SOSTENUTO L’ASPIRAZIONE DEL POPOLO VENEZUELANO A UNA TRANSIZIONE DEMOCRATICA”. E DA QUANDO? IL GOVERNO NON HA RIPORTATO A CASA ALBERTO TRENTINI, DETENUTO DA PIU’ DI UN ANNO A CARACAS, E ORA SI OCCUPA DELLE ASPIRAZIONI ALLA LIBERTA’ DEI VENEZUELANI?
“Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare
esternanon sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”. E’ quanto si legge in una nota di palazzo Chigi sul Venezuela.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, “ha seguito gli sviluppi in Venezuela fin dalle loro primissime evoluzioni. L’Italia ha sempre sostenuto l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica nel Venezuela, condannando gli atti di repressione del regime di Maduro, la cui auto-proclamata vittoria elettorale l’Italia, assieme ai principali partner internazionali, non ha mai riconosciuto”. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
SULLA STESSA LINEA ANCHE LA FRANCIA: “NESSUNA SOLUZIONE POLITICA DUREVOLE PUÒ ESSERE IMPOSTA DALL’ESTERNO
La Cina “condanna con fermezza” i raid americani sul Venezuela. Lo hanno reso noto le autorità di Pechino. La Cina “è profondamente scioccata e condanna con forza il palese uso della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e il suo attacco al suo presidente”. E’ quanto afferma un portavoce del ministero degli Esteri in una nota relativa al blitz americano contro il Venezuela.
“Questo atto egemonico da parte degli Stati Uniti viola gravemente il diritto internazionale, lede la sovranità del Venezuela e minaccia la pace e la sicurezza in America Latina e nei Caraibi”. La Cina, si legge ancora, “vi si oppone fermamente. Esortiamo gli Stati Uniti a rispettare il diritto internazionale e gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite, e a cessare di violare la sovranità e la sicurezza di altri Paesi
Barrot: ‘Non si può imporre una soluzione politica duratura dall’esterno’
“Nessuna soluzione politica durevole può essere imposta dall’esterno”. Lo afferma il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot commentando i raid americani in Venezuela e la cattura di Nicolas Maduro.
“L’operazione militare che ha portato alla sua cattura viola il principio di non uso della forza, che è alla base del diritto internazionale”, ha scritto il ministro in un messaggio su Twitter:
“La Francia ribadisce che nessuna soluzione politica duratura può essere imposta dall’esterno e che solo i popoli sovrani decidono del loro futuro
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Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
IERI STEVE BANNON, GURU DEL PRIMO MANDATO DI TRUMP (E ARTEFICE DEL SOVRANISMO AMERICA FIRST) HA SFERRATO UN ATTACCO SENZA PRECEDENTI AL TYCOON: “SEI COME HILLARY CLINTON”. STAVA PARLANDO DELLE MINACCE DI UN INTERVENTO IN IRAN, MA IL DISCORSO VALE ANCORA DI PIÙ SUL VENEZUELA
Steve Bannon ha paragonato il presidente Donald Trump a Hillary Clinton in un duro attacco al suo
ex capo, venerdì.
Durante una discussione sulla minaccia di Trump di usare l’esercito statunitense per intervenire in difesa dei civili iraniani che stanno protestando contro il brutale regime islamista al potere nel loro Paese, Bannon ha espresso una forte disapprovazione.
«La gente non sta forse scherzando in questo momento sul fatto che Samantha Powers [sic] e Hillary Clinton debbano in qualche modo essere state invitate alla festa di Capodanno a Mar-a-Lago, visto che il presidente oggi esce dicendo:
“Ehi, siamo pronti e armati fino ai denti”? Non è forse roba presa pari pari dal manuale di Samantha Powers e Hillary Clinton?», ha chiesto Bannon.
In un altro passaggio dell’edizione di venerdì del suo programma War Room, Bannon ha sostenuto che l’amministrazione Trump dovrebbe «limitarsi a far rispettare le sanzioni e lasciare che i mullah provino a mandare avanti l’economia come la stanno gestendo adesso, perché non sanno quello che stanno facendo.
La governano secondo la legge islamica e non secondo le regole di un’economia di libero mercato. L’economia crollerà e il popolo persiano rovescerà questi tizi proprio come rovesciò lo Scià»
«Hai [Benjamin] Netanyahu, tutta quella gente che su questo ci ha combattuto, sai, il fronte “Israel First”, giusto? Volevano bombardare e decapitare, fare quella decapitazione intorno a luglio, che è stato un errore enorme, colossale. Occuparsi del programma nucleare, cosa che il presidente Trump ha fatto, chiudendo la Guerra dei 12 giorni, è stato ovviamente brillante. Dal punto di vista logistico, incredibile», ha detto Bannon.
«Ma Tel Aviv, [Mark] Levin e Netanyahu adesso si stanno battendo il petto. Questa è una cosa che avevamo detto sarebbe successa: bisogna solo lasciarla svolgere. Lasciate che se ne occupi il popolo persiano. Non potete intromettervi in questa faccenda.
Più vi intromettete, più i mullah si trincerano e dicono: “È il Grande Satana che sta facendo questo”, e vi ritroverete con un disastro più grande e più lungo di quanto possiate immaginare. Avete l’opportunità, proprio adesso, che il popolo di Persia rovesci questi demoni, giusto? Lasciateli fare. I persiani esistono da molto tempo. Sanno come si fa, l’hanno fatto nel ’79».
La minaccia di Trump, lanciata su Truth Social nelle prime ore di venerdì mattina, recitava: «Se l’Iran spara e uccide violentemente manifestanti pacifici, come è sua abitudine, gli Stati Uniti d’America verranno in loro soccorso
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
UN ATTO DI BANDITISMO PER FREGARSI IL PETROLIO VENEZUELANO
È accaduto tutto in una notte. Con una rapidità che non lascia spazio a interpretazioni diplomatiche, gli Stati Uniti di Donald Trump hanno sferrato un attacco decisivo al Venezuela. I missili hanno colpito le basi militari strategiche, aprendo la strada a un’operazione di terra che si è conclusa con l’arresto, o per meglio dire il “rapimento” di Stato, di Nicolás Maduro. Il presidente venezuelano, insieme alla moglie, è stato prelevato e deportato negli Stati Uniti: la destinazione finale è New York, dove lo attende un processo per narcotraffico.
Questa azione risveglia i fantasmi della storia latinoamericana dei decenni scorsi: la memoria infatti corre immediatamente al 1989, all’operazione Just Cause a Panama, quando le truppe americane destituirono e catturarono Manuel Noriega. Ma l’ombra si allunga ancora più indietro, fino al drammatico 1973 cileno e alla caduta di Salvador Allende e all’inizio dell’era di Pinochet. La storia sembra ripetersi, ma con una ferocia rinnovata.
Il messaggio inviato dalla Casa Bianca è inequivocabile e va oltre i confini di Caracas. È un avvertimento diretto ai palazzi presidenziali dell’America Latina che hanno osato allontanarsi dall’orbita di Washington: la Colombia, il Nicaragua e il Brasile di Lula sono ora avvisati. L’autonomia politica, agli occhi di questa amministrazione, ha un limite invalicabile.
La minaccia è globale
Sarebbe però riduttivo leggere questo blitz solo in chiave regionale. L’avvertimento è globale e si rivolge alle potenze che coltivano interessi e visioni del mondo divergenti da quelle statunitensi, Cina e Iran in primis. Proprio su Teheran si addensano le nubi più scure: nei giorni scorsi, Trump aveva minacciato un intervento diretto qualora il regime iraniano avesse represso le manifestazioni di piazza in corso nella capitale; proteste che, non a caso, trovano il sostegno esplicito dello Stato di Israele.
Ciò che è accaduto in Venezuela, dunque, è la concretizzazione di quelle minacce. È la dimostrazione plastica che la “linea rossa” è stata tracciata. Siamo di fronte, ancora una volta, alla dottrina Monroe in cui la sovranità nazionale è subordinata all’allineamento con Washington. Questo colpo di Stato eterodiretto è un segnale a tutto il mondo: nell’era attuale, non è permesso andare contro il “monarca” Trump.
(da Fanpage)
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