Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
LA RIFORMA DELLA CORTE DEI CONTI SI TRADUCE IN UN SALVACONDOTTO PER GLI AMMINISTRATORI PUBBLICI
Smantellare semplificando. È tutto terribilmente chiaro. E anche la riforma della Corte dei Conti voluta dal governo Meloni lo è. È coerente con l’intento di fare a pezzi il sistema dei controlli di legalità, liberandosi da «lacci e lacciuoli». Rappresentando sempre un altro Paese. Non quello infognato nel malaffare, irretito nelle spire delle mafie, ma uno di adamantina purezza impantanato nella palude di odiose verifiche sulla regolarità di procedure e spese. Che non si rassegna all’idea che sia superfluo, se non dannoso, pretendere il pagamento di un prezzo per il danno da negligenza, colpa e dolo. Una vera assurdità. Inciampo intollerabile. Frena l’economia, mortifica la comprovata capacità di pianificazione strategica degli investimenti pubblici e, sì, è u
riflesso di sfiducia anche verso certa imprenditoria munificamente assistita. Dopo lo svuotamento dell’abuso d’ufficio, dopo l’indebolimento dell’Autorità nazionale anticorruzione, in simultanea con la campagna referendaria per una resa dei conti con giudici e pm, è il turno dei magistrati contabili.
Il metodo non cambia: contrabbandare impunità invocando efficienza e rapidità. Il meccanismo, va riconosciuto, ha una sua felpata eleganza. La riforma prevede che gli atti delle amministrazioni pubbliche siano sottoposti a chiamata al visto preventivo della Corte dei Conti, con un termine di trenta giorni per la risposta. Se i giudici contabili non si pronunciano entro quel limite, scatta il silenzio-assenso. L’atto è automaticamente legittimato.
Come dire a un controllore di verificare tutti i biglietti di un treno in corsa stipato all’inverosimile, avvertendolo che se non fa in tempo, tutti i passeggeri viaggiano gratis. Saranno in tanti ad agitare qualunque foglietto stropicciato spacciandolo per il titolo di viaggio e i controllori, mai abbastanza, dovranno fare spallucce.
Un overbooking strutturale indotto, un sistema inceppato con la trasparenza, che produce salvacondotti. I trenta giorni, novanta in casi estremi, scadranno sistematicamente. Poi tutto evapora. E gli amministratori pubblici avranno il loro via libera. A prescindere. Chi sbaglia pagherà, certo, ma molto meno. Salvo per i casi di dolo, la responsabilità erariale per colpa e negligenza è limitata a un terzo dell’ammontare effettivo del danno e non può comunque superare due anni di stipendio lordo.
Si accorcia il quanto e si allunga il quando, dal momento che si ritoccano anche i termini di prescrizione.
La vicepresidente forzista del Senato Licia Ronzulli non difetta di sincerità e ha rivendicato l’intento parlando di un altro passo per rendere il Paese più moderno, efficiente e meno ingabbiato dalle sbarre di eccessivi controlli. Ha esplicitato l’obiettivo di alleggerire il peso di troppe responsabilità sulle spalle di chi amministra la cosa pubblica e ha fatto riferimento proprio all’eliminazione dell’abuso d’ufficio. Altri hanno evocato la sindrome da firma per assimilare la riforma all’antidoto contro il male che ha finora paralizzato la buona amministrazione
Altro che fondi bloccati per incapacità, sprechi, sperperi, mazzette, appalti truccati e impunità diffusa. Il problema, scopriamo, non è la penuria di controlli ma il suo contrario, l’eccesso.
Come la responsabilità. Che ha il suo opposto in un prefisso. O in una riforma. Irresponsabilità. Bastava così poco.
(da lespresso.it)
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Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
SI ALLARGA IL DIVARIO CON FRANCIA E GERMANIA
Negli ultimi tredici anni la ricchezza delle famiglie italiane è cresciuta molto meno rispetto a quella
degli altri grandi Paesi dell’area euro e, al netto dell’inflazione, si è di fatto ridotta. Dal dicembre 2012 al giugno 2025 l’incremento complessivo è stato del 20,6%, contro il 45,1% registrato in Francia e addirittura il 108,2% in Germania, mentre la media dell’area euro si è attestata al 66,2%. Considerando che nello stesso periodo l’indice di rivalutazione monetaria è salito a 1,22, per le famiglie italiane il bilancio è negativo: in termini reali la ricchezza si è contratta di circa il 2%. È quanto emerge da un’analisi della Fondazione Fiba di First Cisl, sindacato dei lavoratori delle banche, delle assicurazioni, della finanza, della riscossione delle authority, basata sui dati della Bce sulla distribuzione della ricchezza.
Nel 2025 la ricchezza netta complessiva delle famiglie italiane ammontava a 10.991,5 miliardi di euro, pari al 16,6% del totale dell’area euro, una quota in forte calo rispetto al 22,9% del 2012. Più contenuto, invece, l’aumento dell’indebitamento: i debiti delle famiglie italiane rappresentano il 10,1% di quelli dell’area euro (792,3 miliardi su 7.825,5) e sono cresciuti del 13,3% nel periodo considerato, contro il 27,9% della media dell’eurozona, il 39,5% della Germania e il 52,6% della Francia.
Il sorpasso da parte degli altri Paesi emerge con chiarezza anche guardando alla ricchezza media per famiglia. A fine 2012 quella italiana, pari a circa 375.600 euro, superava sia quella francese (325.100 euro) sia quella tedesca (228.500 euro). A metà 2025 la situazione si è ribaltata: la ricchezza media delle famiglie italiane è salita a 438.700 euro, sotto quella delle famiglie francesi (442.200 euro) e soprattutto di quelle tedesche (461.600 euro).
Parallelamente si accentua la polarizzazione sociale. Secondo i dati più recenti, il 50% più povero della popolazione detiene appena il 7,4% della ricchezza complessiva. Al contrario, il 10% più ricco controlla il 59,9% della ricchezza totale e il 5% più abbiente ne concentra da solo il 49,4%, il valore più elevato tra i grandi Paesi europei. Solo Austria, Croazia e Lituania presentano livelli di concentrazione superiori.
“I dati mostrano con chiarezza che l’Italia è un Paese in cui le disuguaglianze diventano sempre più ampie. Si fa sempre più preoccupante, inoltre, il divario con le altre grandi economie continentali”, commenta il segretario generale di First Cisl,
Riccardo Colombani. Per Colombani, la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese “è leva fondamentale per la riduzione delle diseguaglianze” ma servono anche “investimenti ingenti per vincere la sfida delle molteplici e contestuali trasformazioni in atto” ed è “centrale il ruolo del risparmio, che va canalizzato verso l’economia reale”.
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
IN PIÙ QUEST’ANNO IL GOVERNO DEVE RISPETTARE GLI IMPEGNI SUGLI ACQUISTI DI ARMI, CON SALVINI PRONTO A METTERSI DI TRAVERSO. SENZA DIMENTICARE GLI EFFETTI DEI DAZI DELL’AMICO TRUMP
La scadenza del Pnrr, i possibili effetti dei dazi, la spesa militare da aumentare, e quindi il rapporto con gli alleati, in primis la Lega. Ma senza dimenticare Forza Italia, che sta attraversando una fase di rinnovamento interno come testimonia l’impegno del presidente della regione Calabria, Roberto Occhiuto, in veste di possibile alternativa ad Antonio Tajani.
Durante i brindisi di fine anno, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ammesso – tra il serio e il faceto – che il 2026 sarà ancora più complicato dell’anno appena trascorso. […]
Certo, la macchina della propaganda governativa funziona ancora a pieno regime. Ieri è stata diffusa la notizia della telefonata tra la premier e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per un aggiornamento sui dossier geopolitici più complicati.
Tuttavia, c’è il fronte interno che pesa, il follow the money che non può essere ignorato: dinanzi all’indebolimento dell’economia lo storytelling è chiamato a fare gli straordinari. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha rappresentato la scialuppa di salvataggio del Pil. La spinta è destinata per forza di cose a terminare: a giugno 2026 suona il gong per il Recovery plan, che peraltro è stato ereditato da Giuseppe Conte e Mario Draghi.
La manovra, approvata con grande fatica, non sarà affatto sufficiente a garantire lo slancio nell’anno che porta alle elezioni. Il voto alle politiche potrebbe essere lontano poco più di dodici mesi. Da Fratelli d’Italia alla Lega, nessuno in privato fa più mistero di un possibile anticipo delle urne in primavera invece che in autunno
Meloni deve arrivarci con qualcosa tangibile e non può essere il taglietto alle tasse appena fatto al ceto medio. Le stime parlano di una crescita anemica, il famoso zerovirgola sempre più vicino allo zero. Sulle pensioni non si possono fare voli pindarici.
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha lasciato intendere che al massimo può essere sterilizzato l’aumento dell’età pensionabile nel 2027, peraltro inserito dalla manovra dal governo. Di miracoli, dunque, non se ne vedono. L’incognita degli effetti dei dazi non può essere trascurata.
Prima della scadenza del Pnrr e dei conseguenti problemi sull’economia, c’è la madre di tutte le battaglie: le riforme della Costituzione. In ordine temporale, in primavera arriva il referendum sulla separazione delle carriere, vessillo berlusconiano di cui si è appropriata Meloni. Lo snodo è cruciale. Non a caso il tasso di politicizzazione è già alto.
L’esito del voto diventerà decisivo anche per il percorso dell’altra grande riforma, il premierato, finita in naftalina, sebbene i vertici di FdI confermino l’intenzione di andare avanti.
Se i cittadini approvassero la separazione delle carriere, cadrebbe il tabù della bocciatura per chiunque tenti di modificare la Costituzione. Si aprirebbe l’autostrada per rivedere il sistema istituzionale della Repubblica, in favore della “donna forte al comando”. La premier che fa e disfa.
La questione incrocia, poi, l’altra eterna promessa della Lega, l’ennesima riforma decisiva: l’introduzione dell’autonomia differenziata. Dopo lo stop della Corte costituzionale, il ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, sta tentando tutte le soluzioni per rimettere la questione sul tavolo. Il tema non è secondario.
Il leader leghista, Matteo Salvini, si gioca il futuro politico nei prossimi 12-18 mesi: dopo una serie di disastri, a cominciare dalla gestione della vicenda-Ponte sullo Stretto, il vicepremier deve uscire dall’angolo. La bandiera autonomista può avere una certa presa almeno al Nord.
Peraltro ora c’è Luca Zaia in libera uscita. La poltrona di consolazione, che la Lega vorrà dispensare, non sarà un impegno gravoso come quello di presidente della regione Veneto. Può insomma lavorare di più alla vita del partito.
Per questo il ministro delle Infrastrutture non deve farsi schiacciare. Il caso degli aiuti militari all’Ucraina e la lite sull’aumento dell’età pensionabile in manovra (poi in parte corretto) rappresenta solo un primo passo verso un inevitabile aumento della tensione interna.
La mediazione è stata individuata a fatica con un’arrampicata sugli specchi. Ma il 2026 è l’anno degli impegni da rispettare sulla spesa militare che non esalta i salviniani di stretta osservanza. Del resto il rispetto degli impegni assunti con la Nato e l’Europa, presta il fianco agli attacchi delle opposizioni, pronte a gridare contri i tagli alla spesa sociale, a favore dell’acquisto di armi.
(da Domani)
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Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
UN PASSATO OPERATIVO NEI PARACADUTISTI, DA 5 ANNI CAPO DEI SERVIZI SEGRETI, FALLITI DIECI ATTENTATI RUSSI PER ELIMINARLO, SOPRAVVISSUTA ANCHE LA MOGLIE AVVELENATA DAI RUSSI… CONSIDERATO UN GENIO PER COME RIESCE A GIUSTIZIARE I GENERALI RUSSI ANCHE IN PIENO CENTRO A MOSCA, ATTRAVERSO LA RETE CHE HA CREATO IN RUSSIA
Enigmatico e imperturbabile, il nuovo capo di gabinetto della presidenza ucraina viene da
uno degli uffici più delicati a Kiev: quello di capo delle agenzie di intelligence.
Kyrylo Budanov, nominato oggi da Volodymyr Zelensky per sostituire Andriy Yermak travolto da uno scandalo di corruzione, si e’ costruito una reputazione leggendaria in Ucraina con una serie di audaci operazioni contro la Russia.
Definito l’uomo «senza sorriso», era sconosciuto al pubblico quando fu nominato capo del servizio di intelligence militare GUR nell’agosto 2020. Originario di Kiev, ha compiuto i primi studi all’istituto di formazione dei paracadutisti a Odessa ed e’ qui che fu dispiegato nel 2014, quando la Russia alimentò un conflitto separatista nell’est del Paese.
L’unica informazione resa pubblica sulle sue attività lì è che prese parte al raid di un commando in Crimea nel 2016 in cui furono uccisi alcuni agenti russi. Lo stesso Budanov non ha mai parlato molto del suo servizio tranne che per rivelare di essere stato ferito tre volte. Una ferita da arma da fuoco al gomito lo ha lasciato con una visibile rigidità al braccio destro. Secondo un portavoce della GUR, è stato preso di mira in «piu’ di 10» attentati.
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Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
L’ATTACCO FA PARTE DI UN’OPERAZIONE PER FAR FALLIRE I COLLOQUI DI PACE MEDIATI DAGLI STATI UNITI … “ LA TEMPISTICA PREVISTA SAREBBE ATTORNO AL 7 GENNAIO. IL LUOGO POTREBBE ESSERE UN SITO RELIGIOSO”
Il Cremlino sta preparando una provocazione su larga scala con numerose vittime nell’ambito di un’operazione in corso per far fallire i colloqui di pace mediati dagli Stati Uniti: queste le valutazioni del Servizio di intelligence estero dell’Ucraina, come riporta Rbc.
“L’operazione è di natura globale. Dopo il cosiddetto attacco alla residenza del presidente russo Vladimir Putin, stiamo registrando la diffusione da parte del Cremlino di nuove informazioni inventate e pretestuose per preparare il pubblico russo e straniero a un’ulteriore escalation”, affermano gli 007. La tempistica prevista sarebbe attorno al 7 gennaio.
Il luogo della provocazione, si spiega, potrebbe essere un sito religioso o un’altra struttura di grande significato simbolico, sia in Russia che nei territori temporaneamente occupati dell’Ucraina. Per fabbricare prove del presunto coinvolgimento dell’Ucraina, i piani includono l’utilizzo di detriti di droni d’attacco di fabbricazione occidentale, che verrebbero lanciati sul luogo della provocazione dalla linea di combattimento. “Sfruttare la paura e compiere atti terroristici con vittime umane sotto falsa bandiera corrisponde pienamente allo stile operativo dei servizi segreti russi”, ha osservato il Foreign Intelligence Service.
(da agenzie)
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Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
I COMUNI ANDRANNO ALLE URNE TRA IL 15 APRILE E IL 15 GIUGNO. IL PIÙ GRANDE È QUELLO DI VENEZIA, DOVE BRUGNARO STA PER TERMINARE IL SUO SECONDO MANDATO … DA AREZZO A REGGIO CALABRIA, ECCO DOVE SI VOTA
Sarà campagna elettorale anche nell’anno nuovo a cominciare dal referendum sulla
separazione delle carriere dei magistrati (di cui però non si conosce ancora la data). Ma non solo: in programma nel 2026 ci sono anche le Amministrative in diverse città e il voto per le suppletive in Veneto.
I Comuni che hanno votato nel secondo semestre del 2020 a causa dello slittamento imposto dalla pandemia andranno alle urne tra il 15 aprile e il 15 giugno per riallinearsi alle regole ordinarie (eccetto quelli che sono già andati al voto anticipato). Nelle Regioni a statuto ordinario si calcolano oltre 4 milioni di elettori interessati.
Il Comune più grande è Venezia, dove si dovrà scegliere il successore di Luigi Brugnaro (al secondo mandato). Tra i capoluoghi interessati ci sono Mantova, Lecco, Arezzo, Fermo, Macerata, Chieti, Andria, Trani, Crotone, Reggio Calabria. In Sicilia, Regione a statuto speciale, Enna e Agrigento.
In Veneto invece si dovrà scegliere (entro il 9 marzo) il successore di Alberto Stefani, eletto governatore, e coprire il seggio del deputato Massimo Bitonci rimasto vacante dopo la cessazione dal suo mandato parlamentare e la nomina nella giunta regionale dello stesso Stefani. Bitonci è anche sottosegretario, ruolo dal quale non si è dimesso.
(da Corriere della Sera
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Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
È UNA SCELTA IMPORTANTE: SIGNIFICA CHE ZELENSKY SCEGLIE (A RAGIONE) LA LINEA DURA CONTRO PUTIN… BUDANOV, CAPO DEL CONTROSPIONAGGIO, È IL RESPONSABILE DEGLI ATTACCHI IN TERRITORIO RUSSO. E QUALCHE ORA FA HA RIDICOLIZZATO I RUSSI INSCENANDO L’OMICIDIO DI DENIS KAPUSTIN, CAPO DEI VOLONTARI RUSSI CHE COMBATTONO CON KIEV, RIUSCENDO A INCASSARE UNA TAGLIA DA MEZZO MILIONE DI DOLLARI DALLA RUSSIA
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha nominato il capo dell’intelligence militare
Kyrylo Budanov nuovo Capo dell’Ufficio del presidente dell’Ucraina, al posto di Andriy Yermak costretto a dimettersi per il coinvolgimento in un caso di corruzione.
“In questo momento, l’Ucraina necessita di maggiore attenzione alle questioni di sicurezza, allo sviluppo delle Forze di Difesa e di Sicurezza ucraine, nonché al percorso diplomatico dei
negoziati, e l’Ufficio del Presidente servirà principalmente all’adempimento di questi compiti del nostro Stato”, ha annunciato Zelensky su X.
“Kyrylo ha esperienza specialistica in questi settori e la forza sufficiente per produrre risultati”, ha aggiunto Zelensky.
“Ho inoltre incaricato il nuovo Capo dell’Ufficio del Presidente, in collaborazione con il Segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e la Difesa dell’Ucraina e altri leader e istituzioni competenti, di aggiornare e sottoporre all’approvazione le basi strategiche della difesa e dello sviluppo del nostro Stato, nonché le fasi successive”, ha concluso il leader ucraino.
(da agenzie)
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Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO-RISTORATORE MELONIANO, PAOLO TRANCASSINI, “DOMINUS” DELLA SOCIETÀ IN HOUSE DI MONTECITORIO, VUOLE RECLUTARE ANCHE 24 “PULITORI” DI CARCIOFI, PUNTARELLE E INSALATINE VARIE, PER INGROSSARE LA BRIGATA DELLA RISTORAZIONE DELLA CAMERA, CHE GIÀ CONTA SU 108 ADDETTI. IL COSTO PER I 24 ASSUNTI? 450 MILA EURO.
Novantasei addetti all’accompagnamento ai piani, incaricati anche di segnalare l’abbandono
di cartacce o spegnere e accendere i microfoni a Palazzo. La società in house di Montecitorio si allarga e il 2026 regalerà altro personale dopo gli oltre 300 assunti direttamente dalle ditte private che fino all’anno scorso garantivano alla Camera i servizi di facchinaggio, parcheggio, pulizia e ristorazione.
Entreranno dunque in organico anche quasi cento tra hostess e steward preposti a dare manforte ai commessi di rango in ossequio ad apposito ordine del giorno rivendicato dal vicepresidente Fabio Rampelli.
Ma il piatto forte sarà in cucina, pallino del dominus dell’operazione in house ossia Paolo Trancassini, deputato questore di Fratelli d’Italia e ristoratore di professione: Cd Servizi vuole reclutare un esercito di pulitori di carciofi, puntarelle e insalatine varie per ingrossare la brigata della
ristorazione che già conta su 108 addetti a cui si sono aggiunti in corso d’opera due capi chef appositamente selezionati per impreziosire il servizio e ingolosire palati.
“Per quanto riguarda i piatti proposti, al fine di arricchire l’offerta settimanale del menu, si punterà sempre di più sulla stagionalità dei prodotti scelti, su collaborazioni con consorzi e comunità montane, su selezioni di aziende locali a supporto del prodotto fresco a km zero” si legge nel piano di gestione per il 2026 predisposto da Cd Servizi che intende reclutare 24 addetti alle pulizie, settore che “sarà impiegato per dare supporto anche alla ristorazione” in modo che il personale di cucina, libero dall’incombenza delle attività di lavaggio “potrà essere maggiormente dedicato ad attività caratteristiche”.
Il costo per i 24 assunti? È stimabile in 450 mila euro se il loro contratto sarà part time, conto destinato a salire a 700 mila nel caso in cui fossero assunti a tempo pieno.
Ma il costo del personale non pare avere limiti di budget a queste latitudini. Nei quattro servizi ora svolti per la Camera dalla società in house i costi nel primo anno di attività sono lievitati: il conto per il personale addetto alle pulizie è passato da 3,6 a 4,4 milioni, quello della ristorazione da 3,6 a 4,1 mentre incrementi meno sensibili hanno interessato l’area facchini e quella dei parcheggiatori che si occupano delle onorevoli vetture.
E questo al netto dei premi e cotillons: Cd Servizi mette in conto ulteriori 300 mila euro per gli incentivi che servono ad “aumentare la motivazione e il morale” del personale e a “trattenere i migliori talenti”
E le altre spese? Quelle per le attrezzature sono schizzate in un anno da 12 mila euro a oltre 122 mila, con grande impiego di risorse per taglieri e coltelli e per il noleggio di un veicolo elettrico per il trasporto degli alimenti tra i Palazzi della Camera che la Pergola dell’Hilton se li sogna.
In collaborazione con il personale preposto della Camera sono stati creati dei format standard d’ordine, in modo da agevolare le singole esigenze. Tali format sono stati successivamente utilizzati per il progetto di creazione, da parte Camera, di un’applicazione per l’automatizzazione dell’ordine. In particolare gli utenti accederanno ad un catalogo prodotti e potranno inserire le richieste”.
Dulcis in fundo l’asporto serale con una politica di incentivazione che “potrà prevedere anche una differenziazione nel prezzo di vendita con scontistiche particolari”. E così oltre alla novità del gelatino alla buvette, al menù settebellezze al ristorante ecco l’app per ordinare il pranzo comodamente in ufficio. E pure la cena da consumare a casa a prezzi stracciatissimi.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
TRUMP, CHE ALL’INIZIO AVEVA CREDUTO A “MAD VLAD”, DICENDOSI “ARRABBIATO” CON ZELENSKY, CAMBIA VERSIONE E TWITTA UN ARTICOLO DEL “NEW YORK POST” SULLE “FANFARONATE” DI MOSCA, CHE FA CIRCOLARE UN VIDEO PALESEMENTE TAROCCATO SUI SOCIAL
Gli ucraini non hanno preso di mira la villa di Putin a Novgorod. Secondo il Wall Street Journal e la Cnn , è questa la ricostruzione della Cia che smentisce quanto riferito al presidente statunitense Donald Trump dallo stesso Putin.
Il 31 il direttore dell’Agenzia John Ratcliffe ha informato Trump sulle accuse del Cremlino a Kiev. La prima reazione della Casa Bianca, una volta ricevuta la notizia, era stata di solidarietà con il presidente russo, nonostante Zelensky avesse smentito immediatamente ogni coinvolgimento.
«Non mi piace, non va bene, sono molto arrabbiato», aveva detto il tycoon. Fonti della Cnn spiegano però che, al momento del colloqui tra Ratcliffe e Trump, il presidente Usa è apparso scettico tanto più che su Truth il 31 dicembre ha pubblicato un editoriale del New York Post dal titolo: «Le fanfaronate sull’attacco».
Putin ha mosso questa accusa il giorno dopo che Zelensky a Mar-a-Lago si è mostrato ottimista sui progressi compiuti per mediare una pace nel conflitto. Secondo alcuni funzionari europei si è trattato di un tentativo russo di ostacolare gli sforzi
di pace senza addossare la colpa a Trump.
L’Alta rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Kaja Kallas, l’ha definita «deliberata manipolazione». Il servizio di intelligence estero dell’Ucraina (Szru) ha lanciato l’allarme accusando Mosca di «un’operazione di disinformazione» per interrompere i negoziati.
Il ministero della Difesa russo — noto per architettare operazioni false flag — su Telegram ha prima parlato di 89 droni d’attacco ucraini intercettati in tutto il Paese. Tra questi, 18 nella regione di Novgorod. Poi lunedì pomeriggio […] ha rilasciato una seconda dichiarazione affermando che le sue difese aeree avevano intercettato 91 droni, tutti diretti alla residenza di Putin, inclusi 41 colpiti su Novgorod, tra sabato e domenica.
Il Cremlino ha poi diffuso un video che dimostrerebbe il presunto attacco. Nelle immagini, tuttavia, si vede solamente la carcassa di un drone danneggiato, un «drone ucraino Chaklun-V abbattuto durante l’attacco», senza ulteriori indicazioni sul luogo o la data.
(da agenzie)
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