Aprile 15th, 2017 Riccardo Fucile
I LORO AMICI AVEVANO LE UOVA, LEI E’ POVERA… I POLIZIOTTI: “CI HA MOSSI IL CUORE, NON IL CODICE DI PROCEDURA PENALE”
«Qualcuno ci accusa di essere venuti meno al nostro dovere, ma i poliziotti non devono soltanto
arrestare le persone che commettono reati. Il nostro compito è anche quello di aiutare i cittadini bisognosi, tanto più se sono bambini».
L’agente scelto della squadra volante di Cagliari non si aspetta nè encomi nè applausi, non vorrebbe (e non potrebbe) comparire sul giornale con nome e cognome, e ha cuore un’altra questione, più che la sua gloria: «Spero che i servizi sociali, o non so quali altri enti, si ricordino di questa mamma, che diano una mano a lei e ai suoi sei bambini. Non li lascino più soli, non accettino che a quei piccoli sia negato un altro sorriso».
A Pasqua, almeno quest’anno, quel sorriso è assicurato, ma solo grazie al buon cuore dell’agente e dei suoi cinque colleghi.
C’erano loro di turno al pronto intervento, giovedì pomeriggio, quando i vigilanti di un supermercato cittadino hanno chiamato il 113 per segnalare un furto: «La persona che avremmo dovuto fermare – racconta il dirigente della squadra volante, Dario Mongiovì – era una mamma di 37 anni che aveva nascosto nel passeggino le uova di Pasqua per i suoi sei bambini. È una persona disperata, che non ha neppure il necessario per assicurare un pranzo quotidiano ai figli piccoli: insomma, rubava per necessità . Voleva regalare un sorriso a quei bambini. Più che di un atto di polizia giudiziaria, in quel momento c’era bisogno di un atto di generosità . E i nostri ragazzi non ci hanno messo neanche un attimo a compierlo. La legge lo consente».
Le sei uova di cioccolato, alla fine, le hanno pagate gli agenti.
I responsabili del supermercato non hanno presentato una querela e anche a casa di questa famiglia disperata domani ci sarà una sorpresa da scartare.
«Quando siamo arrivati, la donna non ha negato. Ci ha raccontato una storia che non poteva lasciarci indifferenti. I compagnetti dei suoi figli avevano già ricevuto le uova di Pasqua e loro no. Quando sono tornati da scuola, proprio giovedì, hanno iniziato a piangere e lei ha deciso di trovare un modo di consolarli. L’unico modo a sua disposizione era quello di prenderli senza pagare. Conosciamo quella giovane da tempo, sappiamo che porta avanti la famiglia con enormi difficoltà e nessuna istituzione si occupa di lei. Potevamo restare indifferenti di fronte al pianto dei due bambini che erano presenti quando siamo arrivati? Hanno capito la situazione, hanno capito che forse anche quest’anno sarebbero rimasti senza uovo di cioccolato e noi abbiamo valutato che in quella circostanza il poliziotto doveva prima di tutto tutelare il diritto al sorriso di quei piccoli. Cosa potevamo fare? Arrestare la mamma per furto? Abbiamo seguito il cuore, più che il codice di procedura penale. Io faccio il poliziotto da tanti anni e sono in grado di distinguere un vero delinquente da una mamma che ha compiuto un furto per necessità . E poi bastava vedere i suoi occhi per capire che aveva rubato quelle uova di Pasqua per far felici i figli».
Non varrà quanto la cattura di un latitante o di un terrorista, ma l’intervento al supermercato di Cagliari per i sei agenti volante merita plauso e gratitudine.
E forse anche una medaglia. «Il sorriso di quei piccoli era l’obiettivo principale da perseguire in quel momento – sottolinea il vicequestore Mongiovì – Quando i ragazzi mi hanno chiamato e mi hanno detto che avevano intenzione di pagare le uova, più che denunciare o arrestare la donna, non ho avuto un attimo di esitazione. Sono stato subito d’accordo con loro, avrei agito allo stesso modo».
Nicola Pinna
(da “La Stampa”)
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Aprile 8th, 2017 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI MIRANDOLA INVECE CHE FAR INTERVENIRE I SERVIZI SOCIALI PER AIUTARE CHI E’ IN DIFFICOLTA’ PENSA A MULTARE I POVERI “CHE LEDONO L’IMMAGINE DELLA CITTA'”
Un conto è l’accattonaggio molesto e insistente. Un conto è chiedere qualche spicciolo con il capo
chino, in silenzio.
Il Presidente della Repubblica ha accolto (recependo il parere del Consiglio di Stato) il ricorso dell’associazione bolognese Avvocato di strada, che tutela i senza fissa dimora, contro un’ordinanza emessa nel 2015 dal sindaco di Molinella, Dario Mantovani, espressione del Pd, che prevedeva multe da 25 a 500 euro per chi chiedeva spiccioli ai passanti.
L’ordinanza.
Emessa il 6 marzo 2015, puntava a contrastare condotte “che costituiscono sovente un diversivo preordinato ad agevolare la commissione di attività illecite, quali borseggi e scippi, o comunque, essendo spesso perpetrate con modalità invasive ed aggressive, talvolta degenerano in più gravi episodi di inciviltà e maleducazione”.
Tale fenomeno “provoca disagio ed insicurezza nella popolazione di questo Comune, lede l’immagine della città ”
Pena la multa da 25 a 500 euro e la confisca del denaro ottenuto dalla questua.
Il ricorso di Avvocato di strada.
Con un ricorso straordinario al Consiglio di Stato l’associazione bolognese Avvocato di strada, tutelando una donna di Molinella che chiedeva l’elemosina, chiedeva di sospendere l’ordinanza citando sentenze della Corte costituzionale per cui la questua non può essere oggetto di repressione “se si limita alla semplice richiesta di aiuto”. Il Consiglio di Stato, esaminata l’ordinanza, oltre a contestarne la sostanza, ne critica anche la forma, perchè il tema non si presta al ricorso a uno strumento per tematiche “urgenti e contingibili”.
Inoltre, “l’ordinanza appare travalicare il principio di proporzionalità laddove – prendendo a presupposto una situazione di un’estesa presenza di soggetti questuanti in forma petulante e molesta i cui scopi sarebbero stati in realtà commissione di attività illecite – vieta, a tempo indeterminato, ogni possibilità di richiedere un semplice aiuto in prossimità di luoghi tradizionali, quali quelli di culto o di istituzioni preposte al soccorso. In conclusione, l’ordinanza deve ritenersi illegittima e il ricorso accolto”.
Con la decisione notificata ieri dal Quirinale, il presidente della Repubblica recepisce il parere del Consiglio di Stato, stabilendo dunque, come sintetizza l’associazione, che “il sindaco non può in nessun caso colpire con provvedimenti punitivi chi si limita a chiedere l’elemosina senza molestare o infastidire nessuno”.
“Un conto è importunare la gente con comportamenti insistenti o violenti: per casi come questi — sottolinea l’avvocato Fabio Iannacone, firmatario del ricorso — la legge italiana prevede già delle sanzioni. Ma perchè multare anche chi semplicemente chiede l’elemosina seduto in silenzio e magari con gli occhi bassi per pudore? Lo vogliamo punire perchè è povero? L’ordinanza ci sembrava un modo per accanirsi contro persone deboli e indifese”.
“Chi chiede l’elemosina — aggiunge il presidente dell’associazione Antonio Mumolo — generalmente lo fa perchè non ha nessuna altra possibilità . Spesso sono persone che hanno semplicemente perso il lavoro e che sono finite in strada perchè prive di qualsiasi reddito. Se gli si fa una multa non li si toglie dalla strada, semplicemente si aggrava ancora di più la loro situazione”.
(da agenzie)
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Aprile 1st, 2017 Riccardo Fucile
RAPPORTO DI SAVE THE CHILDREN: I PICCOLI IN DIFFICOLTA’ SONO OLTRE 1,1 MILIONI
Nonostante alcuni miglioramenti negli ultimi anni, l’Italia stenta a far decollare il futuro dei suoi
bambini e ragazzi e resta lontana dal resto dell’Europa.
E ancora una volta le maggiori privazioni educative si registrano al Sud.
È il quadro che emerge dal nuovo rapporto di Save the Children «Futuro in partenza? L’impatto delle povertà educative sull’infanzia in Italia», presentato oggi in occasione del rilancio della campagna per il contrasto alla povertà educativa.
Un Paese dove la percentuale di minori in povertà assoluta – oltre 1,1 milioni – è quasi triplicata negli ultimi 10 anni e che, nonostante il numero di ragazzi che abbandonano precocemente gli studi si sia più che dimezzato negli ultimi 23 anni, rimane indietro rispetto ai paesi dell’Ue (la cui media è dell’11%) posizionandosi al quartultimo posto, seguito soltanto da Romania, Spagna e Malta.
Sono soprattutto i minori che provengono dalle famiglie svantaggiate dal punto di vista socio-economico a subire le più gravi conseguenze della povertà educativa e si tratta di un fenomeno in forte crescita, visto che anche la percentuale di minori che vivono in povertà relativa – più di 2 milioni – è quasi raddoppiata dal 2005, passando dal 12,6% della popolazione di riferimento al 20,2% nel 2015 e in particolare ha subito un’impennata di quasi 8 punti percentuali dal 2011 al 2015.
Nonostante la percentuale di studenti che non raggiungono le competenze minime in matematica sia scesa di 10 punti percentuali (dal 33% del 2006 al 23% del 2015), il trend positivo si è arrestato negli ultimi sei anni. Il numero di ragazzi che non partecipano ad attività culturali, ricreative e sportive è aumentata di 6 punti percentuali dal 2010 al 2013 (passando dal 59% al 65%), attestandosi attualmente al 60%.
E ancora: solo la metà degli alunni italiani usufruisce della mensa scolastica, una situazione che vede il picco negativo in Calabria, Campania, Molise e soprattutto Sicilia. Poco più di 1 bambino su 10 riesce ad andare al nido (dato che negli ultimi 10 anni non ha registrato sostanziali progressi).
Il tempo pieno è assente nel 68% delle classi nella scuola primaria e nell’85% nella secondaria: Basilicata, Lazio e Lombardia sono le regioni dove è più presente nelle scuole primarie (Molise e Sicilia i fanalini di coda), mentre per quanto riguarda le secondarie di primo grado la maglia nera spetta al Molise, seguito dall’Emilia Romagna; spicca anche in questo caso il primato della Basilicata dove il tempo pieno è presente in 1 classe secondaria su 3. Tre alunni su 5 frequentano istituti con infrastrutture inadeguate.
Per quanto riguarda la povertà educativa fuori dal contesto scolastico, il dossier segnala che 1 minore su 10 tra i 6 e i 17 anni di età nel 2016 non è mai andato al teatro o al museo, non ha visitato mostre, monumenti o siti archeologici, non ha fatto sport con assiduità , non ha letto nemmeno un libro e non ha utilizzato Internet ogni giorno.
Sono 6 su 10 quelli che non hanno svolto 4 o più delle attività sopra menzionate, con dei picchi negativi in Calabria, Sicilia e Campania, mentre gli esempi virtuosi sono rappresentati dalla province autonome di Bolzano e Trento.
Save the Children lancia oggi una petizione per chiedere al Governo e al Parlamento di sbloccare, prima della scadenza della legislatura, alcuni provvedimenti fondamentali che garantiscano a tutti i bambini l’accesso al nido e a un sistema di mense scolastiche uguale per tutti e l’attuazione immediata del piano di contrasto alla povertà varato di recente dal Parlamento. L’organizzazione rilancia poi la campagna `Illuminiamo il futuro’: una settimana di mobilitazione, dal 3 al 9 aprile, con oltre 650 iniziative in tutta Italia.
(da agenzie)
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Marzo 9th, 2017 Riccardo Fucile
COME FUNZIONA E PERCHE’ NON BASTA PER LA SITUAZIONE ITALIANA
Via libera definitivo del Senato al disegno di legge delega per il contrasto della povertà che introduce il reddito di inclusione: una norma che, di fatto, farà partire il Piano nazionale contro la povertà (che quest’anno conterà su una dote di 1,6 miliardi che diventeranno strutturali e pari a 1,8 miliardi dal 2018) e arriverà a garantire circa 400-500 euro al mese a 400mila famiglie.
L’Aula di Palazzo Madama ha approvato il provvedimento — che aveva incassato il disco verde della Camera il 14 luglio scorso — con 138 sì, 71 no e 21 astenuti.
Si tratta della prima misura nazionale destinata ad assicurare un sostegno economico al 24,5% dei nuclei familiari che risultano al di sotto della soglia di povertà .
Tra gli obiettivi, il riordino delle misure per l’assistenza agli indigenti e l’introduzione del reddito di inclusione (REI), finalizzato a sostenere le famiglie in poverta’ assoluta. Come ha spiegato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, il sostegno riguarderà quasi due milioni di persone in circa 400mila nuclei familiari con minori a carico.
“Si compie oggi un passo storico — ha sottolineato Poletti — per la prima volta il nostro Paese si dota di uno strumento nazionale e strutturale di contrasto alla poverta’, il reddito di inclusione (Rei), che ci consente di introdurre progressivamente una misura universale fondata sull’esistenza di una condizione di bisogno economico e non piu’ sull’appartenenza a particolari categorie (anziani, disoccupati, disabili, genitori soli, ecc.)”.
Il reddito di inclusione prenderà il posto del Sia, il sostegno per l’inclusione attiva sotto forma di carta prepagata, operativo da settembre 2016, che finora ha raggiunto circa 65 mila famiglie per un totale di 250 mila persone.
A breve sarà emanato un decreto del ministero del Lavoro che amplierà la platea di beneficiari raggiungendo oltre 400 mila nuclei familiari, per un totale di 1 milione e 770 mila persone, e eleverà da 400 a 480 euro il tetto massimo del sostegno.
Il REI, che sostituirà il SIA, è uno strumento che verrà caratterizzato come livello essenziale di prestazione e che sarà dunque unico a livello nazionale e soggetto a un monitoraggio stretto da parte di una “cabina di regia” nazionale.
La misura è articolata in un beneficio economico e in una componente di servizi alla persona, assicurati dalla rete dei servizi e degli interventi sociali.
Per la componente economica, è previsto un limite di durata, con possibilità di rinnovo, subordinato alla verifica del persistere dei requisiti, ai fini del completamento o della ridefinizione del percorso previsto dal progetto personalizzato.
Sarà il decreto attuativo a stabilire la soglia del sostegno e se sarà erogato sotto forma di carta prepagata o in altre modalità .
A fine 2017 il Rei dovrebbe arrivare a una prima platea di 400mila famiglie e avere un valore simile al Sia: fino a un massimo di 480 euro al mese
Perchè il REI non basta per la povertà in Italia
L’accesso al REI sarà un aiuto condizionato alla prova dei mezzi (serve un Isee non superiore ai 3mila euro associato a un livello di reddito effettivo disponibile che sarà fissato nel decreto legislativo), un aiuto che scatterà solo con l’adesione del capofamiglia a un progetto personalizzato di attivazione e inclusione sociale e lavorativa predisposta dall’ente locale.
La persona, dovrà impegnarsi, per esempio, a garantire un comportamento responsabile, ad accompagnare i figli a scuola, a sottoporli alle vaccinazioni e ad accettare eventuali proposte di lavoro.
La delega al governo prevede inoltre la razionalizzazione di altre prestazioni assistenziali (fatta eccezione per le prestazioni rivolte alla fascia di popolazione anziana non più in età di attivazione lavorativa, per le prestazioni a sostegno della genitorialità e per quelle legate alla condizione di disabilità e di invalidità del beneficiario) come la vecchia carta sociale per minori e l’assegno di disoccupazione ASDI, e il rafforzamento del coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali, al fine di garantire in tutto il territorio nazionale i livelli essenziali delle prestazioni.
Il problema di fondo già sottolineato in altre occasioni però rimane: lo stanziamento del governo va a toccare soltanto una piccola parte di chi ne avrebbe la necessità . Secondo le stime (ottimistiche) del governo il Reddito di inserimento spetterà a due milioni di italiani, ma a vivere sotto la soglia di povertà attualmente sono 4 milioni e 598mila cittadini, il 7,6% della popolazione, pari a 1,8 milioni di famiglie
Prima, la povertà toccava solo alcune parti della nostra società , ora le raggiunge tutte. Ha risparmiato solo i più anziani, i nuclei con capofamiglia sopra i 65 anni.
Ma ha travolto le nuove generazioni: lì dove il capofamiglia ha meno di 44 anni è salita in otto anni dal 3,2 all’8,1%; dove ha meno di 34 anni si è impennata dall’1,9 al 10,2%.
In quelle case vivono oltre un milione di minorenni per cui ogni mese è a rischio l’accesso ai beni di prima necessità :
Un assegno mensile del valore massimo di 400 euro per famiglia che cerca di uscire dalla logica dell’assistenzialismo, chiedendo ai beneficiari di impegnarsi nella formazione e nella ricerca un impiego, e di far rispettare ai figli gli obblighi di frequenza scolastica.
Testato nel 2013 dal governo Letta in dodici grandi città , l’anno scorso la sperimentazione è stata estesa dal governo Renzi sotto l’etichetta di sostegno per l’inclusione attiva, con risorse per 750 milioni.
L’esecutivo ora vuole rendere il reddito di inclusione strutturale dal 2017, accelerando l’iter della delega in Senato o agendo con un decreto.
Lo stanziamento già nero su bianco di oltre un miliardo permetterà di allargare la platea dei beneficiari.
Nel 2016 l’assegno, 80 euro al mese per ogni componente della famiglia, doveva raggiungere circa 200 mila nuclei con reddito Isee inferiore ai 3mila euro l’anno, e almeno un figlio minorenne. Fanno poco più di 800 mila individui, di cui la metà under 18.
Con le risorse extra quei numeri potrebbero salire della metà .
Ma non basterà ancora per sostenere tutti i minori in povertà . E tanto meno permetterà di raggiungere l’intera platea delle famiglie in difficoltà .
Secondo i calcoli dell’Alleanza contro la povertà , il gruppo di 35 associazioni che per primo ha proposto il reddito universale di inclusione, presente in quasi tutta Europa tranne Italia e Grecia, anche con 1 miliardo e mezzo si coprirebbe solo il 30% dei nuclei.
Per renderlo strutturale ci vorrebbero circa 7 miliardi l’anno, lo 0,4% del Pil.
Più o meno la distanza che oggi corre tra la spesa pubblica destinata alla lotta contro la povertà in Italia (lo 0,1% del Pil) e la media comunitaria (0,4%).
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 4th, 2017 Riccardo Fucile
IN RICORDO DI MODESTA VALENTI CHE MORI’ NEL 1983 AL BINARIO 1 DELLA STAZIONE TERMINI: L’AMBULANZA SI RIFIUTO’ DI PORTARLA ALL’OSPEDALE PERCHE’ ERA “SPORCA”
Chiunque domenica 5 febbraio avrà l’occasione di entrare nella basilica di Santa Maria in Trastevere sentirà , a un certo punto, risuonare i nomi di persone che magari ha incontrato tante volte, ma davanti alle quali non si è mai fermato: sono i tanti senza dimora che negli ultimi anni hanno perso la vita.
Per strada, da soli, spesso durante l’inverno.
È una tradizione ormai per la Comunità di Sant’Egidio, che si ripete ogni anno, da quando, il 31 gennaio 1983, al binario 1 della stazione Termini, morì una donna, Modesta Valenti.
Aveva avuto un malore, ma, essendo sporca, l’ambulanza si rifiutò di portarla in ospedale. Non solo un caso di malasanità . Piuttosto un episodio che portò alla luce il disprezzo nei confronti degli ultimi tra i poveri, coloro che vivono e muoiono per la strada.
Quella di Modesta è una memoria che si è allargata nel tempo non solo in altri quartieri di Roma ma anche in altre città : celebrazioni inedite perchè vedono, insieme a chi li aiuta, la partecipazione di centinaia di senza dimora, per i quali quella donna indifesa e tanto simile a loro è diventata come una “santa”, da onorare con un ricordo commosso e collettivo.
L’elenco dei nomi di chi ha perso la vita per il freddo e le dure condizioni di vita è ogni anno più lungo, ma è giusto non dimenticare nessuno.
Perchè il più grande nemico di chi vive per strada è l’indifferenza, “la malattia del nostro tempo”, come l’ha definita Papa Francesco.
Basterebbe poco, fermarsi a parlare, chiedere se c’è bisogno di qualcosa, proteggere la fragilità . È ciò che è successo appena pochi giorni fa.
Durante il grande freddo è stato meno freddo per chi vive nelle vie dei centri storici delle nostre città e nelle stazioni: merito di tanti cittadini che hanno risposto a un semplice appello di Sant’Egidio alla mobilitazione portando sacchi a pelo, coperte, pasti e bevande calde alle associazioni che visitano regolarmente i senza dimora durante tutto l’anno.
E molti non si sono fermati al gesto offrendosi come volontari per andare a trovare chi aveva bisogno.
Un moto di solidarietà collettiva ha percorso la Penisola, ha reso meno gelida la stagione, probabilmente ha salvato molte vite.
Non era mai successo in queste dimensioni. È una novità altamente positiva. Vuol dire che in Italia c’è tanta gente che può aiutare.
E se è vero che si sono allentate le reti sociali e si assiste a una difficoltà crescente di tanti itinerari esistenziali (che spesso portano alla vita per strada), il fenomeno non è irreversibile o ineluttabile: si può creare un movimento di inclusione sociale a protezione di chi ci è vicino perchè vive, spesso, a pochi metri dalle nostre abitazioni, una sorta di “sindacato dei poveri”
Non è un’utopia: se ha funzionato a gennaio può funzionare sempre.
Un segnale importante per l’Italia. Così come avviene per le “pietre d’inciampo” che ricordano le vittime dell’Olocausto in alcune vie delle nostre città : lì c’è il nome di chi è stato inghiottito dalla macchina infernale dei campi di concentramento e ogni volta che ce ne accorgiamo riaffiora la memoria.
Allo stesso modo, invece di evitare l'”inciampo” rappresentato da uomini e donne stesi per terra, facendo finta di niente, ci si può fermare, parlare, aiutare.
Alcuni, con il nostro aiuto, hanno persino scelto, con il tempo, di abbandonare la strada. Altri hanno riacquistato dignità .
Tutti con un po’ di attenzione possono essere protetti.
Perchè, in fin dei conti, non sono tanti, qualche migliaia in Italia, un piccolo popolo che è rimasto indietro ma che non va condannato a restare disperso.
Comunità di Sant’Egidio
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
ALLA GARBATELLA L’INIZIATIVA DELLO CHEF RUBIO E DI ERRI DE LUCA: POSSIBILE CON 5 EURO DONARE UN PRANZO A CHI NON PUO’ PERMETTERSELO
A Napoli lo chiamano “caffè sospeso”: si tratta di un’antica usanza, ormai quasi del tutto abbandonata, di pagare al bar due espressi, ma consumarne uno, lasciando l’altro “in attesa”, con la possibilità di essere richiesto da persone bisognose, che non potrebbero permetterselo.
Attinge a questa tradizione partenopea l’idea del “Pasto sospeso”, lanciata dallo spazio sociale autogestito “Casetta Rossa” di Roma, in collaborazione con la Fondazione Erri De Luca.
Con una donazione diretta o attraverso bonifico, è possibile donare uno o più pasti del valore di 5 euro alle migliaia di migranti in transito che attraversano Roma, ospitati da Baobab Experience, e a quanti vivono nella Capitale in condizioni di disagio e povertà .
Nel cuore della Garbatella questo giovedì l’esperimento ha avuto inizio con due ospiti d’eccezione.
Ai fornelli l’estro culinario e carismatico dello chef Rubio, al secolo Gabriele Rubini, accompagnato, dallo scrittore Erri De Luca. Un’accoppiata inedita, che si è cimentata nella preparazione di un pranzo dagli echi esotici: un menù che richiama, attraverso la mescolanza di ingredienti e culture diverse, l’idea d’integrazione.
“Abbiamo preparato una zuppa di legumi e ortaggi, con delle spezie che ricordino i paesi di provenienza degli ospiti del Baobab”, racconta chef Rubio, “È un lancio per qualcosa che esiste già sotto altre forme. Un segnale forte che forse può dare vita ad altro. Questo periodo, utilizzando la metafora del deserto, ci vede sempre più distanti dai nostri concittadini e dalle persone che hanno veramente bisogno. Li abbiamo messi noi in queste condizioni e dobbiamo cercare di rimediare”.
L’iniziativa ha coinvolto gli ospiti del Baobab Experience con lo scopo anche di riaccendere i riflettori sull’emergenza accoglienza nella Capitale: “Noi andiamo avanti, nonostante le difficoltà . Ma siamo preoccupati per quello che accadrà nella primavera prossima, perchè gli sbarchi continuano anche adesso, nonostante l’inverno e nonostante il freddo”.
“Spesso il deserto siamo noi”, dice Erri De Luca, “Abbiamo la possibilità di offrire l’indispensabile a chi ne è privo. È alla portata di tanta gente. È la circolazione della fraternità ”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 16th, 2017 Riccardo Fucile
RAPPORTO OXFAM: COLPA DI MILIARDARI E MULTINAZIONALI… IN ITALIA IN SETTE HANNO I BENI DEL 30% DELLA POPOLAZIONE
A furia di deregulation e libero mercato, viviamo in un mondo dove più che l’uomo conta il profitto, dove gli
otto super miliardari censiti da Forbes, detengono la stessa ricchezza che è riuscita a mettere insieme la metà della popolazione più povera del globo: 3,6 miliardi di persone.
E non stupisce visto che l’1% ha accumulato nel 2016 quanto si ritrova in tasca il restante 99%.
È la dura critica al neoliberismo che arriva da Oxfam, una delle più antiche società di beneficenza con sede a Londra, ma anche una sfida lanciata ai Grandi della Terra, che domani si incontreranno a Davos per il World Economic Forum.
I dati del Rapporto 2016, dal titolo significativo, “Un’economia per il 99%” (la percentuale di popolazione che si spartisce le briciole), raccontano che sono le multinazionali e i super ricchi ad alimentare le diseguaglianze, attraverso elusione e evasione fiscale, massimizzazione dei profitti e compressione dei salari.
Ma non è tutto. Grandi corporation e miliardari usano il potere politico per farsi scrivere leggi su misura, attraverso quello che Oxfam chiama capitalismo clientelare.
E l’Italia non fa eccezione.
I primi 7 miliardari italiani possiedono quanto il 30% dei più poveri.
«La novità di quest’anno è che la diseguaglianza non accenna a diminuire, anzi continua a crescere, sia in termini di ricchezza che di reddito», spiega Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia. Nella Penisola il 20% più ricco ha in tasca il 69,05% della ricchezza, un altro 20% ne controlla il 17,6%, lasciando al 60% più povero il 13,3%.
O più semplicemente la ricchezza dell’1% più ricco è 70 volte la ricchezza del 30% più povero.
Ma Oxfam non punta il dito solo sulla differenza tra i patrimoni di alcuni e i risparmi, piccoli o grandi, dei tanti.
Le differenze si sentono anche sul reddito, che ormai sale solo per gli strati più alti della popolazione. Perchè mentre un tempo l’aumento della produttività si traduceva in un aumento salariale, oggi, e da tempo, non è più così.
Il legame tra crescita e benessere è svanito. La ricchezza si ferma solo ai piani alti.
Accade ovunque, Italia compresa.
Gli ultimi dati Eurostat confermano che i livelli delle retribuzioni non solo non ricompensano in modo adeguato gli sforzi dei lavoratori, ma sono sempre più insufficienti a garantire il minimo indispensabile alle famiglie.
E per l’Italia va anche peggio, essendo sotto di due punti alla media Ue.
Quasi la metà dell’incremento degli ultimi anni, il 45%, è arrivato solo al 20% più ricco degli italiani.
E solo il 10% più facoltoso dei concittadini è riuscito a far salire le proprie retribuzioni in modo decisivo
Non ci si deve stupire dunque se ben il 76% degli intervistati – secondo il sondaggio fatto da Oxfam per l’Italia – è convinto che la principale diseguaglianza si manifesti nel livello del reddito. E l’80%, una maggioranza bulgara, considera prioritarie e urgenti misure per contrastarla.
Ai governi Oxfam chiede di fermare sia la corsa al ribasso sui diritti dei lavoratori, sia le politiche fiscali volte ad attirare le multinazionali. Oppure nel giro di 25 anni assisteremo alla nascita del primo trilionario, una parola oggi assente dai dizionari.
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 7th, 2017 Riccardo Fucile
ANGELO, SINGH, GEORGE, ADAM… CINQUE MORTI IN 48 ORE
Angelo è morto nel capannone abbandonato di Avellino dove ormai viveva da cinque anni, senza più casa e famiglia.
Il corpo di Singh, invece, l’hanno trovato abbandonato in una strada di Aversa, come quello di Adam, ucciso dal gelo nei giardini di lungarno Santarosa a Firenze.
Sono storie di solitudine e disperazione quelle dei clochard morti con la prima, vera, ondata di freddo che ha investito l’Italia.
Almeno cinque sono le vittime delle temperature polari nelle ultime 48 ore, mentre altri due senza fissa dimora sono stati uccisi dai malanni di una vita passata in strada, che in giornate come queste diventano spesso letali: George, un romeno di 46 anni malato di tubercolosi trovato morto nell’ex Standa a Messina, e un tunisino di 72 anni che dormiva spesso nelle barche ormeggiate nel porto di San Benedetto del Tronto.
E’ caduto in acqua e non c’è stato nulla da fare.
Per cercare di limitare l’ennesima strage, diversi comuni hanno aperto ricoveri per ospitare i senzatetto e decine di volontari battono le strade delle città per distribuire coperte e bevande calde; ma è quasi impossibile rintracciarli tutti.
Adam Zbigniew Koziol l’hanno trovato stamattina attorno alle 8, assiderato in un angolo dei giardini di Lungarno Santarosa, senza documenti.
Aveva compiuto 48 anni il giorno di Natale ed era un habituè di quei giardini: quando non trovava posto nella sede della Asl lì vicino, era quella la sua camera da letto.
Gli altri disperati che con lui condividevano la vita di strada, hanno raccontato che le condizioni del polacco, malato da tempo, erano peggiorate negli ultimi giorni: “fumava molto, ma non accettava di essere aiutato”.
Polacco era anche l’uomo di 66 anni il cui cadavere è stato trovato all’interno di un palazzo abbandonato in via Antegnati, nella zona sud di Milano, conosciuto per essere frequentato da senza fissa dimora.
Sconosciuto ai servizi sociali del Comune, nessun cittadino aveva mai segnalato la sua presenza fin quando sono arrivati i carabinieri, allertati da una telefonata anonima al 118.
A chiamare è stato probabilmente un altro clochard e quando i soccorsi sono arrivati hanno trovato l’uomo infagottato in diverse coperte, riverso su un materasso malandato buttato sotto le scale.
I primi accertamenti avrebbero confermato che la morte è dovuta ad assideramento, ma sarà l’autopsia a stabilire le esatte cause del decesso.
Angelo Lanzaro era invece italiano, nato e cresciuto a Visciano, un paesino in provincia di Napoli. Fino a cinque anni fa la sua vita era come quella di tanti altri: un lavoro, una moglie, tre figli.
Poi qualcosa deve essersi rotto e quest’uomo di 44 anni è finito ad Avellino dove viveva di espedienti, tanto da accumulare una serie di precedenti per piccoli furti e un foglio di via obbligatorio.
Come casa si era scelto un box del ‘Mercatone’, un mega centro commerciale abbandonato da anni in pieno centro città .
Lasciata la famiglia, Angelo aveva avuto altre due donne, dalle quali erano nati altri tre figli: era stato lui stesso a raccontare la sua storia in un’intervista rilasciata una decina di giorni fa ad un’emittente locale.
Ma in quell’occasione il clochard aveva lanciato anche una richiesta d’aiuto alle istituzioni. Che con ogni probabilità è caduta nel vuoto visto che la notte della Befana era ancora nel capannone, assieme ad altri due senza fissa dimora.
Così quando la mattina si sono svegliati, i suoi compagni non hanno potuto far altro che dare l’allarme, ma per Angelo ormai non c’era più nulla da fare.
Sarà ora la procura, che ha aperto un fascicolo partendo dall’ipotesi di omissione di soccorso, a verificare se nella sua morte vi siano delle responsabilità .
Veniva invece dall’India Singh Amrik, il 47enne morto due giorni fa in strada ad Aversa.
L’uomo era arrivato in Italia da qualche anno ed era stato accolto prima nella struttura di Sant’Agostino e poi nel dormitorio della casa ‘Gratis Accepistis’.
Descritto come persona discreta e volenterosa, Singh aveva partecipato a tante iniziative della Caritas locale, per aiutare quelli più sfortunati di lui.
Come il clochard cinquantenne morto ieri a Latina: lo ha trovato il parroco della chiesa dell’Immacolata, riverso sul selciato a due passi dalla parrocchia.
Un’ora prima di morire erano passati in zona i servizi sociali, che lo avevano invitato, assieme ai suoi due compagni ad andare in un dormitorio per ripararsi dal freddo. Ma l’uomo aveva rifiutato.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 25th, 2016 Riccardo Fucile
LE STORIE E LE VITA DI STRADA DI CHI VIVE TRA SPERANZE E DISILLUSIONI
A piazza Affari dorme, sdraiato su un cartone, con il suo zaino come cuscino. Chiede le monete a chi
entra in Borsa per lavorare.
«Ormai quelli della finanza mi conoscono tutti», dice. Il giorno di Natale, verso sera, siederà anche ai tavoli allestiti da Progetto Arca e Mia – Milano in azione, che organizzano la grande cena per 250 clochard davanti a palazzo Mezzanotte.
Remo è un omone di stazza imponente, ha 44 anni. Nato a Baggio, con dodici fratelli. Papà muratore e la mamma a casa con i figli. «Dei parenti nessuno naviga nell’oro, ma io sono l’unico per strada», racconta con occhi dignitosi. Intorno a Piazza Affari lo conoscono tutti.
Un milanese che lavora in banca la vigilia di Natale gli ha regalato un borsone nuovo, grande e nero, dove ci stanno insieme il sacco a pelo e la coperta. «Più comodo dei sacchetti che usavo prima …», ringrazia.
Non si vergogna della vita che fa, Remo: niente dormitorio («La strada è la mia casa ormai»), pezzi di pizza e scatolette di tonno che gli regalano.
Cerca di risalire la china per sua figlia, che ha quattro anni: «Penso sempre a lei. Vista la mia situazione, non me la fanno incontrare quasi mai. Ma spero che le cose cambino».
Da qualche tempo ha iniziato a collaborare con un gruppetto di pensionati volontari che distribuiscono pasti alle persone senzatetto.
«Mi chiamano sul cellulare, verso le due, tutti i giorni. Io li raggiungo. Mangio grazie a loro e poi inizio a dare panini e piatti caldi a quelli che conosco e vivono per strada». Storie di persone cui fa male parlare del passato: «Non ho fotografie di quando ero ragazzino, e neanche ricordi, sono dolorosi perchè ero più felice, prima».
Giovanni, 57 anni, arrivato adolescente da Palermo e cresciuto a Baggio, è più rassegnato. «Ho fatto di tutto, pulito i bagni in Centrale, servito birre in un bar».
Poi si è ammalato di sclerosi multipla: «Si fa presto a rotolare in basso», dice.
Gli hanno regalato una sedia a rotelle e una cagnolina. Ha i cartoni in via San Pietro all’Orto: «Ai dormitori non mi accettano il cane, preferisco stare fuori ma con lei».
A volte la delusione prende il sopravvento. Ed è una faccia del disperato bisogno di riscatto.
«Non mi chiedere che cosa mi piacerebbe fare, non sono più quel bambino di sette anni che sognava e neanche quello di venti, laureato in geologia al mio Paese – dice Belrhalia Abdelfattah, 43 anni, guardandoti fisso negli occhi –. Io voglio solo lavorare, mi piace lavorare, mi va bene qualunque cosa». Belrhalia è speciale. Cresciuto nel Marocco del Nord da una famiglia che è riuscita a far studiare tutti i figli, andato in Germania perchè a casa non trovava lavoro.
«Volevo parificare la laurea. Per pagarmi gli studi facevo qualunque tipo di lavoro – spiega in buon italiano –. Ad un certo punto non ce l’ho più fatta. Ho avuto anche problemi con i documenti».
Tre anni fa è arrivato in stazione Centrale. Da solo, su un treno notturno. Ha iniziato a dormire per strada, poi al centro di via Sammartini, poi ancora per strada.
Infine, di recente, si è sistemato un po’ meglio: «Ho trovato il vagone di un vecchissimo treno abbandonato, vicino ad uno scalo – dice senza voler precisare dove –. Ci ho sistemato delle coperte, a volte la polizia viene a controllare me e gli altri. Ma mi conoscono, mi lasciano rimanere».
Dal 2 gennaio sarà nella ex scuola di corso di Porta Vigentina 15 dove un gruppo di volontari, gli «Emergenza freddo», ha avuto il permesso di allestire un dormitorio temporaneo, solo notturno, per clochard. Belrhalia sarà ospite, ma li aiuterà anche a gestire la struttura.
Se gli chiedi qual è la cosa più preziosa che ha, estrae dal portafoglio la tessera della biblioteca comunale di Crescenzago.
«Ci vado tutti i giorni — racconta -. A volte trovo i libri che mi piacciono tanto, di geologia, sui minerali, sulla terra, le rocce. E l’universo».
Alza lo sguardo, guarda lontano: «Stasera vado alla cena in piazza Affari. Se ci saranno le stelle, il desiderio che esprimerò è un telefono con whatsapp, per comunicare via wi-fi con casa. Non posso mai chiamare la mia famiglia, gli amici che non sento da una vita — abbassa lo sguardo -. Vorrei mandare loro una foto del Duomo. La difficoltà più grande, oggi, è che non ho nessuno con cui parlare».
Elisabetta Andreis
(da “Il Corriere della Sera”)
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