Aprile 26th, 2015 Riccardo Fucile
SOLITAMENTE ERANO RISERVATI AI CAPI DI STATO E ALLE AUTORITA’
Passo dopo passo, Papa Francesco continua a dimostrare la sua attenzione e il suo amore verso i più poveri.
Con le parole, certo, ma anche e soprattutto con i fatti.
Dopo il punto doccia e barbiere per i senzatetto aperto sotto il colonnato di piazza San Pietro, e dopo la visita speciale per i clochard alla Cappella Sistina, questa volta Bergoglio ha deciso di regalare a chi possiede poco o nulla un posto in prima fila al concerto che si svolgerà in Vaticano il prossimo 14 maggio.
Quegli stessi posti che abitualmente vengono riservati a capi di Stato, dignitari, rappresentanti delle istituzioni, per un giorno saranno occupati da senzatetto e famiglie disagiate delle periferie.
Il concerto, diretto dal maestro Daniel Oren, avrà luogo nella prestigiosa Aula Paolo VI e sarà dedicato proprio ai più poveri: “Con i poveri e per i poveri”, è il titolo scelto.
A esibirsi saranno l’Orchestra Filarmonica Salernitana “Giuseppe Verdi” e il coro della Diocesi di Roma, diretto da monsignor Marco Frisina.
Gli ospiti d’onore saranno i senzatetto, convocati da associazioni di volontariato che operano sul territorio. Accanto a loro – spiega un articolo de La Repubblica – saranno invitate famiglie, anziani e giovani di tutte le parrocchie romane, soprattutto dalle zone più disagiate.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 10th, 2015 Riccardo Fucile
SFORBICIATE GRILLINE A MOLTE CONVENZIONI, REINTRODOTTA DOPO LE PROTESTE LA SOCIAL CARD CHE DUE MESI FA ERA STATA ELIMINATA, MA SOLO PER IL 50% DEI RICHIEDENTI
La “rivoluzione” della giunta di Livorno guidata da Filippo Nogarin fa discutere. 
Se da una parte infatti vengono reintrodotte le social card in favore dei poveri che due mesi fa erano state completamente tagliate, dall’altra si internalizzano servizi precedentemente affidati a associazioni del Terzo Settore e si sforbiciano diverse convenzioni.
L’accusa nei confronti della giunta da parte di alcune associazioni — tra cui Caritas e Arci — è infatti di aver recuperato risorse ai danni di quelle realtà storicamente in prima fila nel sostegno alle marginalità sociali: “E’ la prima giunta che taglia sui poveri” attacca la Caritas.
A dicembre il Comune aveva annunciato la necessità di tagliare completamente le social-card dei poveri (326mila euro) e le borse-lavoro (91mila) nell’ambito di un complessivo taglio del 4% (843mila) al sociale: ora l’assessore Ina Dhimgjini ha ufficializzato che tali contributi saranno in gran parte mantenuti.
I cardini della manovra sono reinternalizzazione e riorganizzazione di molti servizi, sforbiciate alle convenzioni, stop all’affidamento diretto dei servizi.
Le risorse non verranno più distribuite mediante social-card (300 in passato i beneficiari per un importo tra gli 80 e i 150 euro a carta) bensì tramite voucher (il servizio dovrebbe partire a aprile).
Le borse-lavoro in favore di 16-18enni a rischio di marginalità sociale saranno invece reintrodotte in parte grazie a un recente stanziamento di 50mila euro (a cui hanno contribuito con circa 4mila euro a testa Caritas e Amministrazione penitenziaria).
Ma nel frattempo il contributo in favore di Caritas (mensa, borse lavoro, formazione ai mestieri, accoglienza madri sole) passerà da 117mila euro a 58mila euro mentre quello al Cesdi (centro per senzatetto) da 19mila a 10mila euro.
Azzerati i 20mila euro all’Arci per lo sportello immigrati. Eliminato inoltre il servizio dei “nonni-vigili” (88 anziani coinvolti — secondo quanto riporta il Tirreno — per un costo di circa 100mila euro) impiegati nei parchi o davanti alle scuole in prossimità degli attraversamenti più a rischio.
La manovra non è piaciuta alla Caritas. Nei giorni scorsi la presidente suor Raffaella Spiezio aveva dichiarato: “C’è da chiedersi se si taglino i fondi al sociale perchè si è realmente convinti che questo faccia il bene della città oppure per un giudizio politico e morale sulla gestione dei servizi: rifiutiamo con fermezza l’accusa di corporativismo“. Dura annche l’Arci: “Per ridare ai poveri quello che l’amministrazione stessa aveva tagliato si è tolto a quelli che erano ancora più poveri”.
Sul sito internet di Arci poi si precisa: “Per il 2014 l’esborso per le social card ammontava a circa 428mila euro, sappiamo di quel che parliamo, visto che ne gestivamo l’erogazione: con i soldi ‘risparmiati’ è stata realizzata una copertura che arriva appena al 50%”.
Poi la conclusione: “Non c’e stata alcuna reinternalizzazione, solo taglio netto o riduzione della qualità dei servizi presenti”
David Evangelisti
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 3rd, 2015 Riccardo Fucile
OLTRE LA META’ VORREBBE EMIGRARE, SEMPRE PIU’ FAMIGLIE CHIEDONO AIUTO AI GENITORI
Sfiduciati, impoveriti e sempre più pessimisti: uno su due denuncia di non riuscire ad arrivare a fine mese, stessa percentuale per chi vorrebbe emigrare all’estero.
E’ il ritratto degli italiani che emerge dall’ultimo rapporto Eurispes riferito all’anno che si è appena concluso.
Un racconto impietoso del grande freddo che si è abbattuto sul nostro paese, alle prese con la peggiore recessione di sempre.
Dopo sette anni di ciclo economico negativo, le ripercussioni si abbattono anche sulla tenuta sociale: l’Italia è in cima alla classifica degli abbandoni scolastici e siamo tra gli europei che hanno subito la maggior caduta del potere d’acquisto.
Non per nulla, è in costante aumento il numero di coppie, più o meno giovane, che per tirare avanti deve ricorrere all’aiuto dei genitori.
Con la crisi, sembrano crescere anche le contraddizioni.
Sempre più poveri.
Nell’ultimo anno sette italiani su 10 (71 per cento del campione) hanno visto diminuire la capacità di affrontare le spese con le proprie entrate.
L’erosione del potere d’acquisto non colpisce solo gli acquisti un tempo definiti voluttuari come le cene al ristorante o la palestra, ma sono in calo anche le spese tramite e-commerce e negozi dell’usato.
In crescita, il ricorso agli outlet o ai discount (84,5 per cento contro il 75,3 per cento del 2014) e vengono rinviati persino gli acquisti ai saldi: si guardano le vetrine, ma non si compra.
Il lungo addio al risparmio.
Le statistiche dicono che gli italiani hanno la quota più alta di risparmio in Europa. Ma non sarà per molto, se si andrà avanti di questo passo: le condizioni economiche sono peggiorate per tre famiglie su quattro (76 per cento), con un aumento di 16 punti sul 2014 e ormai il 62,8 per cento deve attingere ai risparmi, contro il 51,8 per cento di un anno fa.
Il peso maggiore sui bilanci familiari arriva dalla casa: il 73 per cento di chi ha contratto un mutuo fa fatica a pagare le rate, così come il 69 per cento di chi è in affitto è in crisi a fine mese. Un terzo del campione ha difficoltà con le spese di trasporto e oltre il 40 per cento rinvia le spese mediche.
Del resto, il 90 per cento degli italiani ritiene che nell’ultimo anno le condizioni dell’economia siano peggiorate e il 55,7 per cento ritiene che non ci sia nessuna ripresa dietro l’angolo, mentre i pessimisti un anno fa erano il 45,6 per cento.
Vivere in Italia? Une vera iattura.
Un italiano su quattro (il 39,5 per cento) ritiene che nascere in Italia in questo momento sia una vera sfortuna.
Ancora di più sono coloro i quali vorrebbero trasferirsi all’estero (il 45,4 per cento) se solo ne avessero l’occasione.
In testa ci sono gli studenti, quasi il 65 per cento. Anche la maggioranza di coloro che sono in cerca di una nuova occupazione (59,8 per cento) e la gran parte di chi è alla ricerca del primo impiego (52,7 per cento) si dicono pronti a cercare un lavoro all’estero.
Viva il Papa ma anche l’eutanasia.
Gli italiani, sempre più in difficoltà , sono in cerca di una bussola e sembrano averla trovata in Papa Francesco. Secondo Eurispes, il consenso del pontefice argentino è all’89,6 per cento.
Il che si riflette sulla Chiesa Cattolica, verso la quale la fiducia è salita al 62,6 per cento (in crescita del 13,6 per cento): soltanto nel 2013, la fiducia verso il Vaticano era al 36,3 per cento.
Allo stesso tempo, non è detto che gli italiani seguano i dettami della Chiesa in tutto e per tutto: il 64,4 per cento è favorevole a riconoscere parità di diritti alle coppie di fatto ma i favorevoli ai matrimoni gay sono in minoranza (40,8 per cento) e sono in diminuzione: un anno fa erano il 49,8 per cento.
Contro eterologa e pillola del giorno dopo.
In sostanza, è come se il pessimismo collettivo abbia inciso sulla laicità degli italiani. Anche in questo caso, il paese è spaccato.
Secondo il dossier Eurispes, la fecondazione eterologa raccoglie il 47,2 per cento dei consensi, la possibilità di ricorrere all’utero in affitto il 49,8 per cento.
L’orientamento positivo verso l’utilizzo della pillola abortiva ru-486, lo scorso anno al 63,5 per cento di consensi, scende nel 2015 al 58,1 per cento.
Gli italiani sono favorevoli all’eutanasia nel 55,2 per cento dei casi (erano il 58,9 per cento nel 2014) e al testamento biologico nel 67,5 per cento (erano il 71,7 per cento nel 2014), mentre il suicidio assistito segna il 66,5 per cento dei contrari.
La legalizzazione delle droghe leggere raccoglie il 33 per cento dei consensi, ma la legalizzazione della prostituzione raccoglie consensi (65,5 per cento).
L’utilizzo delle staminali per le cure mediche vede una posizione compatta dei favorevoli fino all’86,6 per cento.
Un’Italia parallela su Facebook.
Gli italiani cercano evasione non più nella televisione ma in Internet.
In realtà , in Facebook. Il 95,7 per cento del campione Eurispes sostiene di essere attivo sul social network (mentre gli account Twitter si fermano al 43 per cento del totale degli italiani). Così come gli italiani si confermano gli europei più ossessionati dagli smartphone: ne possiene uno almeno il 67 per cento delle famiglie, contro il 64,4 per cento dei pc, il 62 per cento dei computer fissi e il 62,2 per cento dei lettori dvd.
Solo un terzo delle famiglie possiede un tablet (36,8 per cento), un abbonamento alla tv a pagamento (36 per cento), una smart tv (33,3 per cento), un lettore mp3/ipod (30,7 per cento), una consolle per videogiochi (playstation/psp/xbox/wii) (29,1 per cento). Solo l’11,3 per cento ha un e-book.
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Gennaio 2nd, 2015 Riccardo Fucile
I VIGILI APPLICANO IL REGOLAMENTO DI POLIZIA URBANA DEL FAMIGERATO COMUNE DI PADOVA
Considerate le 112mila infrazioni per eccesso di velocità sulle tangenziali condonate di recente
dall’amministrazione comunale c’è una storia che merita di essere raccontata.
È quella di Massimo Susa, un senzatetto di 48 anni originario di Torino, che la notte del 21 dicembre scorso, come spesso fa, ha scelto il selciato di piazzetta Sartori come letto.
Alle 2 e 25 non si può certo dire che la zona pulluli di passanti.
Eppure la sua presenza ha catturato l’attenzione.
«Si sdraiava a terra sul marciapiede utilizzandolo come giaciglio per dormire. Nell’occasione utilizzava cartoni e coperte che venivano fatte rimuovere». Recita così il verbale con cui la municipale, contestandogli la violazione del regolamento di polizia urbana, gli ha affibbiato una multa da 100 euro.
Il caso della multa al senzatetto “esplode” sulle televisioni nazionali.
Massimo Susa è un uomo mite e colto che otto anni fa è stato licenziato dall’azienda di illuminazione per la quale lavorava.
Viveva con i genitori, non è più riuscito a trovare lavoro, e a un certo punto non se l’è più sentita di stare in casa con loro. Così la vita l’ha portato sulla strada. Lasciata Torino, Massimo gira senza una meta precisa.
Cerca e trova aiuto, chiede l’elemosina per campare.
A Piacenza la Caritas locale gli dà spesso una mano, ma anche Padova si è dimostrata ospitale con lui.
Chiede qualche spicciolo agli Eremitani, trova chi gli offre un pasto caldo e qualche volta un tetto.
All’asilo notturno c’è da alzare la voce per avere un posto.
Non è nello stile di Massimo, e così, come in quel 21 dicembre, non resta che la strada.
Non vuole far polemica, qualcuno si è già reso disponibile a pagargli la multa.
In fin dei conti a Padova si trova bene.
Nonostante chi la amministra.
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Dicembre 27th, 2014 Riccardo Fucile
SONO ALMENO 8.000 LE PERSONE A RISCHIO
Ottomila persone per 260 posti.
Non è un macabro gioco delle sedie quello che si sta consumando in questi giorni a Roma, è l’allucinante conseguenza che si è venuta a creare dopo lo scoppio dell’inchiesta su “Mafia Capitale”.
E a pagarne le spese, ancora una volta, sono gli ultimi: i senza fissa dimora, le persone che vivono per strada perchè non hanno una casa, un lavoro, una famiglia, un pasto caldo.
Ottomila, appunto, secondo l’ultimo censimento dell’Istat datato 2011, forse anche qualcuno in più, considerando la morsa della crisi economica degli ultimi anni. Ottomila senza tetto per 260 posti, quelli che il Campidoglio è riuscito a mettere insieme in fretta e furia.
L’assessora ai Servizi sociali, Francesca Danese, si è insediata da pochi giorni, da quando la sua predecessora, Rita Cutini, ha deciso di lasciare l’incarico.
Della galassia del “mondo di mezzo” di Buzzi e Carminati facevano parte una serie di associazioni che si occupavano anche dell’emergenza freddo: case di accoglienza, strutture ricettive affittate al Comune per accogliere i senza fissa dimora.
Con l’inchiesta e il commissariamento della cooperativa 29 Giugno si è fermato tutto. “Ho subito guardato gli enti che erano nella ‘lista nera’ — spiega al Fatto l’assessora Danese —, poi ho trovato altri posti gestiti da associazioni ‘pulite’.
Da tre o quattro giorni siamo riusciti a liberare circa 300 posti, altri ne sbloccheremo nelle prossime ore. È la mia priorità , perchè sta arrivando un’ondata di freddo”.
“I posti garantiti ai senza casa sono complessivamente 260 — recita a conferma uno sterile comunicato sul sito del Comune —. Di questi 24 sono aperti nell’intera giornata per dare assistenza alle persone più in difficoltà , 167 restano aperti per 15 ore e altri 119 sono aperti per 4 ore, per garantire a chi ne ha bisogno i servizi igienici, le docce e la possibilità di un tè caldo e di una colazione”.
Seicento avrebbero dovuto essere i posti messi a disposizione da dicembre a marzo per il piano di accoglienza invernale, 1.200 quelli presso i centri convenzionati.
E allora chi si occupa davvero di queste persone — di molte, ma ancora non di tutte — sono gli istituti religiosi e le associazioni di volontariato.
I posti disponibili sono circa 1.600. La Comunità di Sant’Egidio, che insieme alla Caritas rappresenta un punto di riferimento per chi non ha nulla, ha stimato che sono 2.500 coloro che non riescono a trovare riparo per la notte, e che quindi rischiano la vita se la temperatura scende al di sotto dello zero.
Altre duemila vivono in alloggi di fortuna, baracche costruite con cartoni e vecchi materassi ai bordi della strada o nel tunnel per le auto a due passi dalla stazione Termini.
È a loro che i 37 gruppi che svolgono un servizio di strada (in tutta Roma 2.200 volontari) portano la sera un pasto e qualche parola di conforto.
Perchè, contrariamente a quanto si dice, vivere per strada non è mai una scelta. E durante l’inverno, e in particolare nei giorni di festa, rimanere soli è ancora più duro.
Per questo il giorno di Natale, tutti gli anni, la basilica di Santa Maria in Trastevere si trasforma in un enorme ristorante: l’altro giorno il menù contemplava lasagne al ragù, polpettone, lenticchie, dolci e anche lo spumante.
Al centro della chiesa, tra i 500 homeless seduti a tavola, c’era anche il piccolo Egidio, che ha pochi mesi ed è arrivato a Lampedusa quando era ancora nella pancia della sua mamma.
È nato dunque in Italia ma non è un italiano, e se non ci fosse la Comunità da cui ha preso il nome probabilmente adesso sarebbe per strada.
Sant’Egidio ha aperto anche quest’anno, per il periodo invernale, uno spazio di accoglienza all’interno di Palazzo Leopardi, che va ad aggiungersi ad altre strutture già attive tutto l’anno a Trastevere.
Il centro, che dispone di 12 posti letto, accoglie coloro che vivono abitualmente per strada nel quartiere.
L’attività della Comunità si è estesa negli ultimi anni alle periferie e ha toccato Comuni limitrofi come Nettuno, Civitavecchia, Anzio e Fiumicino. Perchè il problema della fame non conosce nazionalità .
Cosimo, uno degli ospiti del pranzo di Natale, è un operaio di 58 anni, che viene dal sud ma che, dopo aver perso il lavoro, sognava la Norvegia.
Alla sua famiglia ha lasciato la sua pensione, e lui si è avventurato per le strade della Capitale.
Se non conosci nessuno e non hai un posto dove andare, ti salva solo la mensa di via Dandolo, a Trastevere, dove vengono serviti ogni settimana 3.500 pasti.
Silvia D’Onghia
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 27th, 2014 Riccardo Fucile
CON LA SCUSA DI MAFIA CAPITALE LASCIANO I SENZATETTO AL GELO
Chi giunge alla stazione Termini di Roma non può non vederli: una lunga fila di giacigli
abbandonati sotto i portici dello scalo ferroviario simbolo della Capitale dove, ricoperti di poveri stracci, altrettanti esseri umani affrontano le notti sempre più gelide, sperando di risvegliarsi all’indomani.
E come loro, sono circa ottomila sparsi in tutta la città , gli uomini e le donne che hanno perso tutto e che sanno di poter perdere l’ultima cosa che gli resta, se la temperatura dovesse scendere ancora.
Ebbene, di fronte a una tragedia permanente, il Comune dice di poter mettere a disposizione poche centinaia di posti negli appositi ricoveri.
Di letti al riparo ce ne sarebbero molti di più ma, questa l’incredibile risposta burocratica, appartengono a cooperative e associazioni comprese nella “lista nera” dell’indagine su Mafia Capitale e sono quindi inutilizzabili.
È come se un’ambulanza non potesse soccorrere la vittima di un incidente stradale agonizzante sull’asfalto solo perchè il conducente non ha la fedina penale pulita.
Il sindaco Marino che, come da comunicato, il giorno di Natale distribuiva a Sant’Egidio pasti caldi ai poveri dovrebbe altrettanto lodevolmente trasformare l’atto caritatevole di un giorno nell’emergenza di tutto il tempo necessario, facendo il possibile e l’impossibile per salvare la vita a coloro che i Buzzi e i Carminati trattavano, appunto, come appalti da spolpare.
Del resto, a Milano, di clochard al gelo se ne contano addirittura 14 mila, ma chi se ne occupa?
Sono, come del resto i naufraghi della Sicilia, i fastidiosi scampoli di un’umanità frantumata dalla crisi economica, dalle guerre e dalla disperazione che nel Natale degli auguri sdolcinati e dal cuore di pietra preferiamo ignorare.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 26th, 2014 Riccardo Fucile
SCOPERTA, GLIELE PAGANO I CARABINIERI
Il giorno della vigilia di Natale è entrata in un grande magazzino di Roma e ha rubato un
piumone, una coperta, una padella e dei bicchieri.
A scoprire la 60/enne romana il direttore del negozio su via Appia che ha contattato il 112.
Giunti sul posto i carabinieri della Stazione di San Lorenzo hanno ricostruito che la donna abita in una casa popolare insieme alla madre ultraottantenne, e le due donne vivono di una sola pensione sociale.
La colletta dei militari
Comprendendo la situazione di forte disagio, i militari hanno deciso di fare una colletta e pagarle la refurtiva e il direttore del negozio non ha formalizzato la denuncia.
«Sarei orgogliosa di avere dei figli come voi», ha detto la donna ai giovani carabinieri.
Di fronte a un governo che toglie diritti, c’è ancora di sa esprimere solidarietà a chi è in difficoltà .
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Dicembre 24th, 2014 Riccardo Fucile
“SONO I NUOVI POVERI: NON VENGONO PIU’ SOLO STRANIERI O PERSONE ANZIANE SENZA FAMIGLIA E CON LA PENSIONE SOCIALE”
C’è la persona anziana che non ha famiglia, il senzatetto e la badante dell’Est che non può tornare a casa per le vacanze.
Ma ci sono anche avvocati, imprenditori, commercialisti, professionisti con la partita Iva, disoccupati.
Uomini e donne, madri e padri che fino a qualche anno fa avevano un lavoro e pagavano le tasse, ma che a causa della crisi l’hanno perso, o non riescono più ad arrivare alla fine del mese, e per concedersi un buon pranzo il giorno di Natale devono ricorrere alla solidarietà .
Sono loro i commensali degli appuntamenti all’insegna della beneficenza organizzati per le persone in difficoltà di Bologna in occasione delle festività : il 25 dicembre al Centro commerciale Vialarga, offerto dalla Camst, e il 3 gennaio al circolo Arci Benassi di via Mazzini, allestito dall’associazione Piazza Grande e dalla Caritas.
“Sono i nuovi poveri — spiegano gli organizzatori del pranzo solidale del 25 dicembre, Vialarga e Conad — oggi al pranzo di beneficenza non vengono più solo gli stranieri che faticano a trovare lavoro o le persone anziane che magari prendono la pensione minima e non hanno una famiglia con cui trascorrere le feste. Ci sono anche lavoratori autonomi con uno stipendio regolare che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. E ovviamente i disoccupati, generalmente di un’età compresa tra i 45 e i 60 anni, che a causa della situazione attuale non riescono a reintrodursi nel mercato del lavoro”.
Il volto dell’Italia segnato da sette anni di recessione, che non risparmia nè i giovani, nè i meno giovani.
E che sempre più spesso è costretto a chiedere aiuto alle associazioni, capofila la Caritas, anche solo per procurarsi un pasto caldo. Il pranzo di Natale del Centro commerciale Vialarga, che quest’anno celebra la sua ventesima edizione ed è organizzato con la collaborazione di Comune, Provincia, Quartieri, associazione Il Parco, Coop, Camst e Conad, ne è un esempio.
Nata nel 1994 come un’iniziativa ideata per riunire chi il 25 dicembre non ha nessuno con cui trascorrere le feste, per lo più anziani e stranieri che, residenti in Italia, hanno la famiglia all’estero, infatti, negli ultimi anni l’ormai tradizionale appuntamento natalizio intitolato “Un Natale per chi è solo” si è trasformato: “Ci siamo adattati alle nuove esigenze della città ”. Così sedute al tavolo con un piatto di lasagne — il menù è rigorosamente tradizionale — ci sono anche le mamme single con minori a carico o i padri divorziati che, dovendo pagare gli alimenti a moglie e figli, non hanno più denaro per l’affitto, e spesso vivono in auto o in mezzo a una strada. E poi c’è chi un lavoro non ce l’ha più, e non riesce a trovarlo.
“Tanti italiani, che magari perdendo l’occupazione hanno perso anche la famiglia, e non avrebbero altro posto dove trascorrere il 25 dicembre”.
Per il momento il Centro commerciale Vialarga conta 420 coperti prenotati per il pranzo di Natale, “ma ogni anno si presentano più persone di quelle che ci erano state segnalate dai servizi sociali o dai presidi notturni, e noi non lasciamo nessuno senza un pasto caldo”.
A servire ai tavoli saranno 100 volontari, affiancati da quattro camerieri d’eccezione: ragazzi del Centro di Giustizia Minorile di via del Pratello, “al servizio della città per dimostrare, prima di tutto a loro stessi, di potersi integrare nella comunità ”.
Altre 250 persone, invece, saranno ospiti al Pranzo di Napoleone, organizzato dalla Caritas e dall’associazione Piazza Grande al circolo Arci Benassi di Bologna per il mezzogiorno del 3 gennaio.
A inventare l’iniziativa, che ormai è una tradizione per il capoluogo emiliano romagnolo, in realtà fu Lucio Dalla, che era solito invitare, il giorno dell’Epifania, al ristorante di Ezio ‘Napoleone’ Neri, i senzatetto della città , per offrire loro un pasto caldo e una busta con 50 mila lire.
Un’eredità che con la scomparsa del cantautore bolognese non è andata perduta, ma che anzi viene portata avanti annualmente proprio da Neri, chef del pranzo di beneficenza al Benassi.
Oggi, però, non sono più solo i senzatetto a sedersi a tavola: “Chiedono di partecipare anche professionisti con la partita Iva, o lavoratori italiani in difficoltà economiche, o i disoccupati”, spiega la Caritas.
Solo gli iscritti ai centri per l’impiego di Bologna, fa i conti il vicepresidente provinciale Graziano Prantoni, del resto, sono 94.000: “È un segnale allarmante, che dimostra come associazioni, istituzioni e imprese debbano lavorare insieme tenendo ben presente i valori di solidarietà e impegno civile”.
Annalisa Dall’Oca
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 9th, 2014 Riccardo Fucile
IL RAPPORTO OCSE: LA FORBICE TRA CHI HA PIU’ E CHI HA MENO MAI STATA COSI’ AMPIA NEGLI ULTIMI 30 ANNI
Negli ultimi trent’anni la forbice tra i più ricchi e i più poveri non è mai stata così ampia. Oggi, in Italia, il rapporto tra il reddito medio del 10% più abbiente della popolazione e il 10% più povero è di 10 a 1.
Nell’area Ocse è solo leggermente più equilibrato, al livello di 9 volte e mezzo. Negli anni Ottanta, per intendersi, si era a un rapporto di 7 a 1.
Le cose sono andate peggiorando con la crisi economica, che non ha certo livellato l’andamento.
Da una tabella allegata al rapporto Ocse su “Disuguaglianze e crescita”, infatti, si vede che nel periodo precrisi (dalla metà degli anni Ottanta al 2007/2008), a fronte di una crescita media del reddito disponibile dello 0,8%, in Italia il 10% più ricco ha registrato un +1,1% e la fetta più povera della popolazione solo un +0,2%.
Dopo la crisi, se sul totale della popolazione la perdita annua è stata dell’1,5% del reddito, i più poveri hanno patito un -3,9% e i più ricchi hanno tenuto meglio con un -0,8%.
Questa situazione, denunciata dall’Organizzazione parigina, non è solamente l’evidente fallimento dell’idea di redistribuzione della ricchezza, cioè una diagnosi che pare confermare le tesi annunciate con grande successo di pubblico dall’economista Thomas Piketty.
La profonda disuguaglianza di trattamento economico è anche una pesante zavorra alla crescita economica.
L’Ocse ricorda infatti che la forbice aumenta non solo se si guarda al rapporto dei salari sopra enunciato.
Ma è lampante anche usando il coefficiente di Gini, cioè una misurazione delle diseguaglianze che varia da zero – dove tutti hanno lo stesso reddito – a uno – dove tutto il reddito va a una persona -.
Ebbene, nei Paesi Ocse negli anni Ottanta il coefficiente era a quota 0,29 e nel 2011/2012 è cresciuto di tre punti, a 0,32.
La crescita di medio termine ne è stata gravemente compromessa: i tre punti di aumento del coefficiente, spia della crescita delle ineguaglianze nell’ultimo ventennio, significano una perdita di Pil dello 0,35% annuo per 25 anni successivi.
La crescita cumulata si vede così erodere 8,5 punti percentuali.
Per l’Italia, il calcolo dell’Ocse stima che l’accentuarsi delle diseguaglianze abbia ‘scippato’ tra sei e sette punti percentuali di crescita tra il 1990 e il 2010.
Il Pil tricolore è cresciuto in quel lasso di tempo dell’8%, registrando per altro una delle peggiori performance dell’area. Ma avrebbe potuto correre del 14,7%, superando per dinamismo la Spagna e avvicinando la Francia, senza il peso delle disuguaglianze.
Perchè ciò accade?
Il fattore determinante è dato dal gap tra i redditi delle famiglie più povere e il resto della popolazione.
Secondo gli economisti parigini, non sono soltanto i nuclei nell’ultimo decile (cioè il 10% più povero) a pagare caro la disuguaglianza, ma tutto il 40% della popolazione più in basso nella scala dei redditi.
La politica, quindi, deve pensare in maniera molto ‘ampia’ a risolvere i problemi di redistribuzione e povertà .
Motivo per cui sono ben accette le scelte di puntare sul rafforzamento dei redditi medio-bassi, fondamentali per il flusso di consumi e quindi ripresa.
Approfondendo ancora il nesso tra ineguaglianze e impatti sulla crescita, l’Ocse dettaglia che la disparità di reddito “mina l’opportunità di istruzione per i soggetti svantaggiati, riducendo la mobilità sociale e ostacolando lo sviluppo delle competenze” e così “ostacolando la crescita di capitale umano”.
Raffaele Ricciardi
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