Destra di Popolo.net

MAMMA DISPERATA RUBA AL SUPERMERCATO: “VOLEVO PREPARARE IL PRANZO DI NATALE AI MIEI FIGLI”

Dicembre 27th, 2012 Riccardo Fucile

SI E’ MESSA A PIANGERE DISPERATA IN UN MARKET DI VIGONZA. “SONO SOLA, DISOCCUPATA, SENZA UN SOLDO E HO DUE BAMBINI”

Ladra per disperazione scoperta in flagranza.
Disoccupata, senza soldi e con due figli piccoli da sfamare, almeno per il giorno di Natale.
Colta dalla disperazione una donna moldava di 42 anni di Vigonza, il 24 dicembre è entrata al supermercato Ipercoop di via Regia 86.
Mancavano pochi minuti alle 20.
Tentando di agire inosservata si è impossessata di un paio di confezioni di carne, di due scatole di sugo e di due confezioni di pasta.
Ha nascosto tutto sotto il giubbotto.
Poi si è recata alla cassa, sperando che nessuno si accorgesse della sua presenza.
Nulla da fare, durante le festività  anche all’Ipercoop sono stati potenziati i servizi antitaccheggio e, puntualmente l’ex badante moldava è stata fermata. La donna non ha opposto alcuna resistenza, si è messa a piangere, ha raccontato di aver lavorato per qualche anno come assistente domiciliare, ma di essere attualmente senza un lavoro e di avere a casa due bambini da accudire. «Ho rubato per sfamare i miei figli», ha detto la donna.
Come da prassi, il personale dell’Ipercoop ha chiamato il 112.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri della locale stazione al comando del luogotenente Massimo Andreozzi.
I militari hanno identificato la donna, che non ha mai avuto problemi con la giustizia.
Piangeva, era disperata, ha più volte riferito che i suoi figli il giorno di Natale non avrebbero avuto nulla da mangiare.
Di aver tentato di rubare colta dallo sconforto.
La refurtiva è stata riconsegnata ai responsabili del centro commerciale. adesso per la quarantaduenne potrebbe scattare la denuncia per tentato furto.
Vista la gravità  della situazione in cui versa la donna, disoccupata e con figli a carico, i vertici dell’Ipercoop di Vigonza potrebbero anche ritirare la denuncia, ma quello che in cuor suo spera la donna moldava è che il nuovo anno le porti un lavoro onesto da fare.
Per non ritrovarsi mai più in futuro a ricorrere al furto per mettere qualcosa di caldo nel piatto ai propri figli il giorno di Natale.

Commento del ns. direttore

Una mamma che ruba cibo per i figli, italiana o straniera non ha importanza: nell’Europa ricca e civile rubare per mangiare non deve essere ammissibile.
La politica non si rende conto che le eccezioni rischiano di diventare prassi consolidate e creare gravi scontri sociali.
Le statistiche dicono che oltre il 10% delle famiglie italiane e’ sotto la soglia di povertà , vi sono intere regioni al punto del collasso economico e non basta più la solidarietà  tra poveri.
Se il nostro Paese recuperasse i 150 miliardi di evasione fiscale annua e i 60 di corruzione nella Pubblica Amministrazione, diminuendo contestualmente le aliquote fiscali, saremmo il primo Paese d’Europa.
Si creerebbe occupazione e si porrebbe fine al precariato, si potrebbe intervenire sulla prevenzione delle calamità  naturale che finiscono per costarci tre volte tanto che se si fosse intervenuti a tempo.
Solo recuperando questi 210 miliardi l’anno (una cifra enorme) il nostro Paese potrà  uscirne.
E allora vorremmo sentire, al primo punto dei programmi delle varie coalizioni politiche, un semplice impegno nel primo mese di governo: introdurre la pena detentiva di 10 anni di carcere duro come per i mafiosi a chi evade, a chi corrompe e a chi si fa corrompere.
E poi applicare la norma senza pietà , facendo capire che lo Stato fa sul serio.
State certi che già  il primo anno rientrerebbe la metà  dell’evasione totale, rispetto alla prospettiva di 10 anni di galera, non un giorno di sconto o di permesso.
Ma siamo in Italia e nessuno avrà  mai le palle di proporre una misura del genere, meglio dilettarsi con le alchimie politiche.
Siamo nel Paese dove le Coop fanno spot sul “mercato solidale” ma poi, di fronte a una “mamma vera” che ruba un pezzo di carne per sfamare i propri figli, la coop chiama i carabinieri invece che regalarle mezzo chilo di vitellone.
Il mondo è questo: diviso ideologicamente tra pezzi di carne e pezzi di merda.
I Fiorito a casa, la mamma che ha perso il lavoro costretta a rubare un chilo di pasta.
L’Italia come lo slogan “la coop sei tu, chi puo’ darti di più”.
Ma andate a fanculo.

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LE FAMIGLIE POVERE IN ITALIA RAGGIUNGONO ORMAI L’11%

Dicembre 20th, 2012 Riccardo Fucile

IN AUMENTO QUELLE CHE NON POSSONO PERMETTERSI DI RISCALDARE ADEGUATAMENTE LA CASA… I SENZA DIMORA SONO 47.000

Nel 2011, le famiglie in condizione di povertà  relativa sono in Italia 2 milioni 782 mila (l’11,1 per cento delle famiglie residenti) corrispondenti a 8 milioni 173 mila individui poveri, il 13,6 per cento dell’intera popolazione.
È quanto riporta il rapporto sulla Coesione sociale 2012, frutto della collaborazione tra Inps, Istat e Ministero del lavoro e delle politiche sociali e presentato questo pomeriggio presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali a Roma.
Secondo il rapporto, “la condizione di povertà  è peggiorata per le famiglie numerose, con figli, soprattutto se minori, residenti nel Mezzogiorno e per le famiglie con membri aggregati, dove convivono più generazioni”
Il rapporto mostra “segnali di peggioramento” per le famiglie che non si possono permettere di riscaldare adeguatamente l’abitazione (che passano dal 10,6 per cento del 2009 all’11,5 per cento) e per quelle che arrivano con molta difficoltà  alla fine del mese (dal 15,3 al 16 per cento).
Stabili, invece, le quote di famiglie che non si possono permettere una settimana di ferie lontano da casa almeno una volta all’anno e non possono far fronte a una spesa imprevista con mezzi propri.
Per quanto riguarda la povertà  relativa, mostra alcuni segnali di miglioramento fra gli anziani.
Tuttavia, spiega il rapporto, una vulnerabilità  in termini economici permane soprattutto nel Mezzogiorno, dove risulta relativamente povero il 24,9 per cento degli anziani (7,4 per cento quelli assolutamente poveri).
L’incidenza della povertà  relativa nel 2011, inoltre, è pari al 27,8 per cento fra i minorenni se questi vivono con i genitori e almeno due fratelli (10,1 per cento se si fa riferimento alla povertà  assoluta), mentre è pari al 32 per cento (18,2 per cento nel caso della povertà  assoluta) se vivono in famiglie con membri aggregati.
Cresce, per l’Italia, l’indicatore sintetico “Europa 2020”, che considera le persone che sono a rischio di povertà  o di esclusione sociale: per il nostro Paese passa dal 26,3 per cento del 2010 al 29,9 per cento del 2011, “un livello significativamente superiore alla media europea — spiega il rapporto -.
La variazione negativa di 3,3 punti percentuali è la più elevata registrata nei Paesi compresi europei”.
Situazione preoccupante per il Mezzogiorno, dove il rischio di povertà  o di esclusione sociale supera la media nazionale di circa 15 punti percentuali (39,5 per cento contro 24,6 per cento) ed è più del doppio rispetto al valore del Nord (15,1 per cento); inoltre è maggiore fra le famiglie con tre o più figli (37,1 per cento) e fra quelle monogenitore (35,7 per cento).
Nel 2010, inoltre, in Italia è materialmente deprivato il 25,8 per cento delle famiglie residenti nel Mezzogiorno, (contro il 15,7 della media nazionale), valore che raggiunge il 30 per cento in Sicilia e in Campania.
Senza dimora.
Nel suo rapporto sulla coesione sociale, l’Istat riporta anche il dato sugli homeless in Italia.
I dati sono il risultato dell’indagine svolta sempre dall’Istat, assieme a ministero del Welfarem caritas e Fiopsd e presentata lo scorso mese di ottobre.
Sono oltre 47,6 mila le persone senza dimora che, nei mesi di novembre e dicembre 2011, hanno utilizzato almeno un servizio di mensa o accoglienza notturna in 158 Comuni italiani.
Le persone senza dimora stimate corrispondono a circa lo 0,2 per cento della popolazione regolarmente iscritta presso i comuni considerati dall’indagine.
L’incidenza sul totale dei residenti risulta più elevata nel Nord-ovest, dove le persone senza dimora corrispondono a circa lo 0,35 per cento della popolazione residente, seguono il Nord-est con lo 0,27 per cento, il Centro con lo 0,20 per cento, le Isole (0,21 per cento) e il Sud (0,10 per cento).
La durata media è più alta per gli italiani (3,9 anni contro 1,6 anni degli stranieri). Il 28,3 per cento lavora anche se per lo più a termine o saltuariamente (24,5 per cento) e il guadagno è pari, in media, a 347 euro mensili.
La perdita di un lavoro (riguarda il 55,9 per cento dei senza dimora), si configura come uno degli eventi più rilevanti del percorso di progressiva emarginazione che conduce alla condizione di senza dimora, insieme alla separazione dal coniuge e/o dai figli (54,4 per cento).
Le donne sono 6.238 (13,1 per cento) e hanno caratteristiche simili agli uomini.
Di queste, l’11,4 per cento (il 15,1 per cento nel caso degli uomini) ha dichiarato di essersi trovata coinvolta in risse o atti violenti negli ultimi 12 mesi. I senza dimora, comunque, sono soprattutto maschi (86,9 per cento), giovani (il 57,9 per cento ha meno di 45 anni) e stranieri (59,4 per cento).

(da “Redattore Sociale“)

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FORZA SILVIO, PORTACI IN GRECIA! VOLA LO SPREAD A 360, CROLLA LA BORSA, BRUCIATI MILIARDI DEGLI ITALIANI

Dicembre 10th, 2012 Riccardo Fucile

LA RISPOSTA DEI MERCATI ALLE DIMISSIONI DI MONTI E ALLA PUGNALATA ANTI-ITALIANA DI BERLUSCONI NON SI E’ FATTA ATTENDERE

Piazza Affari n profondo rosso. Il Ftse Mib cede il 3% dopo l’annuncio delle dimissioni di Mario Monti.e l’annuncio della nuova candidatura di Silvio Berlusconi .
Molto più moderato il calo delle altre piazze europee con Parigi e Francoforte che lasciano sul terreno lo 0,4%.
A Milano il Ftse Mib arriva a cedere il 3,1% a 15.210 punti.
Gira in calo anche Mediaset (-1,17%) e viene sospesa dalle contrattazioni Fiat.
Sprofondano le banche con Unicredit in ribasso del 5,59%, Intesa Sanpaolo del 6,4 per cento: Vengono fermate dalle ontrattazioni Finmeccanica (teorico -1,6%) , Mps (teorico -3,56%), Ubi Banca (-2,47%), Bpm (-2,59%).
Vanno male tutte le principali banc
Come da attese la risposta dei mercati alle dimissioni annunciate dal premier Mario Monti non si è dunque fatta attendere.
Lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi equivalenti balza di a quota 360 punti, sulla scia delle incertezze per il dopo Monti in Italia.
Venerdì scorso aveva chiuso a 323 punti.
Il rendimento è al 4,77%.
Lo spread sui Bonos spagnoli avanza da 416 a 436 punti, per un tasso del 5,61%.
L’apertura della Borsa di Milano è prevista in rosso.
Una settimana fa lo spread era sceso sotto la soglia dei 300 punti, toccando i minimi degli ultimi 9 mesi.
Poi la risalita giovedì e venerdì scorso in scia allo strappo del Pdl che ha di fatto staccato in anticipo la spina dell’esecutivo.
I mercati temono che il prossimo Governo non rispetti l’agenda Monti e le sue riforme e, nonostante le elezioni saranno anticipate solo di un mese, a pesare è lo scenario di incertezza politica dell’Italia che si avrà  da qui a febbraio.

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POVERTA’ ED ESCLUSIONE SOCIALE PER GLI HOMELESS CON PROBLEMI DI SALUTE MENTALE

Novembre 16th, 2012 Riccardo Fucile

PROPOSTO UN PIANO PER I SENZA DIMORA AL PARLAMENTO EUROPEO

Il 2013 è l’Anno europeo dei cittadini.
Ma i senza dimora con problemi di salute mentale, uno dei gruppi più emarginati, rischiano di non avere peso nè visibilità  in queste celebrazioni.
Ieri la Feantsa, federazione che raccoglie le principali associazioni che si occupano di senza dimora in Europa, è stata ascoltata in audizione dal Parlamento europeo su questo tema.
“L’Anno europeo 2013 non può essere sviluppato nel vuoto. – ha sottolineato la federazione – La cittadinanza attiva dipende dall’inclusione attiva e una società  democratica non può dirsi tale senza la garanzia di un livello minimo di vita”.
La preoccupazione è che il dibattito sull’Anno europeo, dedicato ai cittadini, sembra lasciare indietro un “elemento fondamentale”: le profonde disuguaglianze ancora presenti in tutti gli Stati membri dell’Ue.
In particolare sono le disuguaglianze sanitarie a generare un impatto sulla vita delle persone più vulnerabili, ostacolando la loro partecipazione alla vita sociale. “Un’assistenza sanitaria di qualità  — sottolinea – è la chiave per mantenere una vita dignitosa, l’accesso a essa non è equamente diffuso in tutta la popolazione. Le persone che vivono in condizioni di povertà  tendono ad avere esigenze sanitarie più grandi, ma anche più difficoltà  di accesso alle cure. E in nessun caso questo è evidente come per le persone senza dimora con problemi di salute mentale”.
Nella maggior parte dei paesi europei l’incidenza dei problemi di salute mentale è più elevata negli homeless che nella   popolazione generale.
“Mentre disuguaglianze sanitarie incontrate dai gruppi esclusi sono stati riconosciuti dalla Commissione europea e al Parlamento europeo come un grosso problema, – sottolinea la Feantsa – non si sta facendo abbastanza in termini di proposte reali per una soluzione”.
L’organizzazione, insieme a Mental Health Europe,   propone di creare un piano d’azione europeo in materia di senzatetto, che includa i problemi di salute mentale, e una strategia di attuazione completa.
“Le disuguaglianze sanitarie dovrebbero essere riconosciute e affrontate nel quadro dell’Anno europeo 2013, in modo da garantire che abbia davvero un impatto positivo su tutti gli europei”.
Il diritto alla salute per le persone senza dimora dovrebbe essere al centro delle azioni intraprese dagli Stati per migliorare la salute dei loro cittadini, ridurre le disuguaglianze di salute e di fornire un buon livello di assistenza sanitaria a tutti i cittadini senza distinzione”, ha detto il direttore di Feantsa Freek Spinnewijn. “Chiediamo — ha aggiunto Maria Nyman , direttore di Mhe –   che il 2013 sia un anno europeo inclusivo, un anno che metterà  in evidenza e aiui tutte quelle persone che oggi non possono godere la loro cittadinanza europea, perche alcuni dei bisogni e dei diritti fondamentali non vengono rispettati o soddisfatti”

(da “Redattore Sociale“)

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L’ALLARME DELLA CARITAS: “IL SISTEMA DI WELFARE E’ INCAPACE DI FARSI CARICO DELLE NUOVE POVERTA'”

Ottobre 18th, 2012 Riccardo Fucile

RAPPORTO POVERTA’: LA DISPERSIONE DI MISURE ECONOMICHE, I RITARDI E I TAGLI RENDONO IMPOSSIBILE LA FRUIZIONE TEMPESTIVA DEI SERVIZI

Dispersione delle misure economiche, ritardi nell’attivazione delle stesse e un progressivo restringimento delle disponibilità  finanziarie nel settore socio-assistenziale: sono questi alcuni dei fattori che secondo la Caritas Italiana sottolineano “l’evidente incapacità  dell’attuale sistema di welfare a farsi carico delle nuove forme di povertà , delle nuove emergenze sociali derivanti dalla crisi economico-finanziaria”. Secondo il Rapporto sulla povertà  2012, infatti, l’attuale sistema di welfare è un “percorso a ostacoli, dotato di irrazionale logica, in cui la presenza di barriere e veti incrociati rende quasi impossibile l’esigibilità  dei diritti e la fruizione tempestiva del servizio, anche in presenza di oggettive situazioni di bisogno”.
Un sistema caratterizzato da diversi limiti.
Primo fra tutti quello della “dispersione delle misure economiche su un gran numero di provvedimenti nazionali, regionali, locali, gestiti da enti e organismi di diversa natura, al di fuori da qualsiasi tipo di regia e coordinamento complessivo”.
Ulteriore ostacolo è “l’estremo ritardo con cui vengono attivate le misure di sostegno economico, soprattutto quelle legate alla perdita del lavoro e alla perdita di autonomia psico-fisica”.
A non permettere risposte efficaci anche l’estrema varietà  nella definizione del livello di reddito della famiglia, necessario per poter usufruire di determinate prestazioni, spesso calcolato sulle condizioni socio-economiche dell’anno precedente e la varietà  di soglie e i criteri di accesso alle varie opportunità  assistenziali che spesso creano “vicoli ciechi spesso difficili da prevedere all’avvio dell’iter di richiesta della misura”. Infine, preoccupa, “il progressivo restringimento delle disponibilità  finanziarie nel settore socio-assistenziale” che secondo quanto afferma il rapporto della Caritas “sta determinando la chiusura o la negazione repentina dei diritti ad una serie di fasce sociali che, fino a poco tempo prima, erano state beneficiarie dell’intervento”.

(da “il Redattore Sociale“)

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INVALIDI E COOPERATIVE: ECCO LA TASSA SUI POVERI

Ottobre 17th, 2012 Riccardo Fucile

MEZZO MILIARDO DI EURO TRA AUMENTI DELL’IVA E RIDUZZIONE DEGLI ASSEGNI DI ACCOMPAGNAMENTO

“Ci sono alcune cose che personalmente non piacciono neanche a me, che richiedono correzioni, lo farò presente al presidente Monti e al ministro Grilli: credo che si possa correggere qualcosa, in particolare sulle questioni che riguardano le politiche sociali”. Ieri mattina s’è scoperto così che la legge di stabilità  non piace proprio a nessuno, nemmeno al ministro del Lavoro Elsa Fornero.
La professoressa torinese si riferisce, “personalmente”, a quei provvedimenti che Susanna Camusso ha definito “di un cinismo insopportabile, riassunte nel modo seguente dal portavoce del Forum del Terzo Settore, Andrea Olivero (Acli): “Un ulteriore e insensato attacco con ricadute gravissime per la vita dei cittadini più deboli”.
La prova?
È in questo elenco, che si occupa anche di descrivere plasticamente come il governo dei tecnici si rapporti con la marginalità  sociale, persino quando ad occuparsene è il benedetto privato.
INVALIDI E PENSIONATI DI GUERRA
Le loro pensioni, e per i primi anche l’assegno di accompagnamento, si sommeranno ad eventuali altri redditi e verranno tassate a partire dalla somma minima di 15 mila euro l’anno: non tutta la platea (oltre 4,7 milioni) sarà  costretta a pagare, ma il governo ha calcolato di incassare comunque, a regime, 255 milioni l’anno.
ASSISTENZA/1
Quasi cinquanta milioni di euro: è quanto l’esecutivo conta di risparmiare tagliando i permessi lavorativi di chi deve assistere un parente disabile.
In sostanza — se l’assistito non è il lavoratore stesso, il coniuge o i suoi figli — la paga viene dimezzata: l’idea, spiega la relazione tecnica al ddl, è abbassare “la maggiore incidenza percentuale nella fruizione dei permessi nel settore pubblico e ricondurla a livelli fisiologici (quelli del privato, ndr)”.
ASSISTENZA/2 .
Aumenta dal 4 al 10% l’aliquota imposta alle cooperative sociali, una realtà  che eroga servizi a oltre 5 milioni di cittadini e dà  lavoro a più di 330mila persone nei settori dell’assistenza, della sanità , dell’educazione (si pensi agli asili nido).
Il governo pensa di spremere da questo settore 153 milioni l’anno: loro avvertono che il costo verrà  scaricato all’ingrosso per il 70% sugli enti locali per cui effettuano servizi e per il restante 30% sulle famiglie.
SANITà€
I tagli orizzontali, mascherati da spending review , per il settore ammontano a 600 milioni nel 2013 e ad un miliardo ciascuno nei due anni successivi: vanno a sommarsi, peraltro, agli oltre venti miliardi di contrazione delle spese già  previsti dalle manovre del 2010, 2011 e 2012.
ESODATI.
Viene istituito un fondo ad hoc. Buona notizia, si dirà : non tanto perchè dentro ci sono solo 100 milioni di euro e si rischia la creazione di un diritto valido solo finchè ci sono le risorse per garantirlo.
ONLUS/ 1.
L’effetto regressivo di un taglio generale delle detrazioni è abbastanza intuitivo, ma nel ddl del governo c’è un ulteriore effetto perverso: visto che la franchigia sale da 129 a 250 euro anche per le donazioni a favore di onlus e associazioni di volontariato — e che il contributo medio nel 2011 è stato di 210 euro — si può parlare di un vero e proprio disincentivo all’erogazione liberale che manderà  in crisi specialmente le realtà  più piccole. “Il colmo della vergogna — dice Antonio Borghesi, deputato Idv — è che secondo indiscrezioni non saranno invece toccate le donazioni a favore dei partiti politici”.
ONLUS/2.
Nonostante fosse un provvedimento atteso, nella legge di stabilità  non c’è al momento la stabilizzazione del 5xmille e nemmeno la sua conferma per il 2013.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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L’ASSESSORE LOMBARDO CATTANEO PROTESTA PER I TAGLI: “CON SOLI 8.000 EURO AL MESE COME FARO’?”

Ottobre 6th, 2012 Riccardo Fucile

“NON RUBO, NON HO TESORI ALL’ESTERO, NON SO COME FARE”… “CON META’ STIPENDIO E SENZA PENSIONE NON RIUSCIRO’ A TIRARE AVANTI”

“Ho letto il decreto sul taglio alle Regioni: drastica riduzione dell’indennità  entro il 30.11 e nessuna pensione. Uno come me cosa deve fare?”.
Inizia così lo sfogo che l’assessore alle Infrastrutture e mobilità  della Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo, pidiellino e formigoniano di ferro, affida a Twitter, lamentando la “sforbiciata” ai costi della politica decisa dal governo Monti.
“Non rubo — aggiunge — e quindi non ho tesori all’estero. Vivo di ciò che fra un mese mi verrà  dimezzato e tra mutuo, rette, ecc. non so come fare”.
Poi, a stretto giro, l’assessore “in bolletta” affida un’altra riflessione alla Rete: “Se fossi rimasto un dirigente guadagnerei già  ora di più, figuriamoci dopo i tagli. Che faccio? Siamo sicuri che così la politica migliorerà ?”.
Cattaneo pubblica la sua busta paga e mette in guardia i cittadini: “Ogni dittatore — scrive — diventa tale a furor di popolo. E’ solo dopo che il popolo si accorge del mostro che ha generato! Attenzione! Chi ci va di mezzo è proprio chi lavora e fa politica sul serio”.
Ma la sua preoccupazione scatena il popolo di Twitter che, a colpi di cinguettii, gli fa notare che la stragrande maggioranza degli italiani è messa peggio di lui.
A Davide D’Antoni, giornalista di Telelombardia che propone ironicamente una colletta, risponde: “Bravo! Vedo che ha colto perfettamente. Queste banalità  porteranno il Paese a star meglio? Allora cancelliamo la democrazia”.
“Ora guadagno circa 8mila euro per 12 mensilità . Non è poco, è distante dai 14mila di cui si favoleggia. Dopo, circa la metà ”, aggiunge rispondendo a chi gli chiede quanto guadagni in Regione.
Ma Cattaneo, come si legge dal suo sito web, oltre ad essere assessore è anche consigliere della Sea e membro del Consiglio di sorveglianza di Infrastrutture Lombarde Spa.
Inutile dire che su Twitter l’assessore è sepolto dai commenti — per niente teneri — degli altri utenti.
Vera gli manda a dire, per esempio: “Oggi guadagno 675 euro al mese. E’ poco, visto che sono laureata, devo fare la spesa e, per fortuna, non ho figli da mantenere”.
Chiara cerca di riportare Cattaneo alla realtà : “Anche chi fa il netturbino lavora al servizio del bene comune. Ma 8 mila euro se li sogna”.
C’è chi la prende un po’ peggio, come Piero: “Ma vai a zappare la terra sfigato assessore regionale di Milano”.
Lorenzo la butta sul ridere: “Prepariamo la colletta per #Cattaneo??”. Con l’hashtag #agliantipodidellarealtà  replica anche Andrea: “Caro #Cattaneo, ti comprendo, anche io prendo 8000 euro al mese. Il primo mese, poi per altri 4 mesi più niente”.
Cattaneo, tuttavia, insiste: “Il problema dell’equa remunerazione è funzionale al compito che uno ha nella società ”.
E ancora: “Non faccio politica per soldi,punto alla trasparenza”.
E tre: “Quello che voglio difendere non è il privilegio, ma il valore e la dignità  della politica come servizio al bene comune”.
Anche se poi dice di avere un “rispetto immenso per chi tira fine mese con 1000 euro”. Poi rilancia. Cioè ritwitta ciò che gli scrive Alfonso: “Poteva ‘risparmiarsi’ il commento. Ma sono sicuro che il 98% di chi la critica, vedendosi i tagli, si sarebbe lamentato”.
Sempre oggi di un’uscita analoga era stato protagonista l’ex ministro e presidente dell’Associazione degli ex parlamentari Gerardo Bianco che al Giornale aveva lanciato l’allarme: “Con quel poco che ci danno come vitalizio, per gente che ha 80 anni e magari è malata, ha difficoltà  a muoversi, e deve andare avanti con 4mila euro di pensione”. L’associazione “tutela” 1600 associati su 2700 ex deputati e senatori.
“Chi come me ha fatto più di 4 legislature arriva a 5.500 euro, ma altri prendono anche meno, la maggioranza è sui 4mila. Ci sono situazioni difficili, oggi mi ha scritto un ex deputato ligure, con tre by-pass, che se la prende con me perchè dal 2005 i nostri vitalizi non vengono più adeguati. Per chi ha dedicato la vita alla politica è umiliante. Capisco che rispetto a una pensione di operaio sono tanti soldi, ma altri funzionari dello Stato hanno pensioni molto più alte”.
Il Giornale scrive che la spesa della Camera per i vitalizi degli ex tocca una cifra ragguardevole: 96.605.000 euro di “vitalizi diretti” e 24.500.000 di “vitalizi di reversibilità ” goduti da vedove e figli.
Vale anche per gli ex parlamentari per un giorno, come il radicale Luca Boneschi, eletto il 12 maggio 1982 e dimessosi il 13.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LE MANI DELL’INPS NELLE TASCHE DEI POVERI: CHIESTA INDIETRO LA QUATTORDICESIMA 2009 AI 200.000 CHE HANNO SBAGLIATO L’AUTOCERTIFICAZIONE

Settembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile

CHI GIA’ PRENDE UN ASSEGNO DA FAME DOVRA’ RESTITUIRE 12 EURO AL MESE… SPESSO SI TRATTA DI ERRORI FORMALI

La legge è legge. L’Inps sta per far partire 200 mila lettere indirizzate ad altrettanti pensionati al minimo che dal 2008 percepiscono la ricca quattordicesima concessa loro dal governo Prodi: circa 300-400 euro al mese pagati nel mese di agosto.
Sono i 200 mila (su 3 milioni di aventi diritto) per i quali è stata riscontrata un’imprecisione nell’autodichiarazione con cui hanno chiesto il bonus.
La decisione è stata confermata ieri dal presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua: “La quattordicesima è una bella iniziativa, ma non può percepirla chi non ne ha diritto. 200.000 persone hanno presentato dichiarazioni sbagliate, noi possiamo verificarle solo quando l’Agenzia delle Entrate rende disponibili i loro redditi per poi poter incrociare i dati. Per questo l’accertamento viene fatto quando questa somma è già  stata versata. I pensionati che hanno indebitamente percepito la quattordicesima dovranno restituirla”.
Funziona così: ogni anno il pensionato, dai 64 anni in su, deve autocertificare di avere un reddito annuo inferiore a 8.504 euro lordi, pari a 655 euro lordi per tredici mensilità .
Incassa la quattordicesima, e poi l’Inps chiede all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione dei redditi dei tre milioni di percettori del bonus e guarda se veramente hanno un reddito inferiore al tetto.
Per chi ha sgarrato scatta la restituzione, facilissima: l’Inps trattiene il cosiddetto “indebito” dalla pensione.
Due cose vanno notate.
In primo luogo è lo stesso Inps a dire che si tratta di errori in buonafede.
Nè potrebbe essere diversamente: l’autocertificazione presentata all’Inps viene semplicemente confrontata con la denuncia dei redditi che è anch’essa un’autocertificazione.
Quindi l’errore nasce da una errata considerazione dei redditi da sommare, oppure dai Caaf che redigono per i pensionati la quasi totalità  delle autocertificazioni.
Ci sarà  anche qualcuno che, stando magari poco al di sopra del tetto, “ci prova” sperando che i controlli non vengano fatti.
In secondo luogo la notizia è che, se anche fossero dichiarazioni disoneste, 200 mila furbi su tre milioni di poveri costituiscono una percentuale talmente bassa da far pensare che, come in molti già  sospettavano, i poveri sono in fin dei conti, e a dispetto dell’oggettivo stato di bisogno in cui versano, più onesti dei ricchi.
Cionondimeno la legge è legge .
E l’Inps parte lancia in resta per il recupero di una somma che si aggira tra gli ottante e i cento milioni di euro, pari a poco più di un chilometro di alta velocità  ferroviaria.
Già  un anno fa sono stati chiesti indietro i soldi indebitamente versati a 185 mila pensionati per la quattordicesima del 2008.
Adesso scatta il recupero per l’anno 2009.
Dei 200 mila che hanno presentato dichiarazioni errate nel 2009 è ipotizzabile che, per un’amare legge di natura, 15-20 mila siano morti nel frattempo.
Per loro, trattandosi di una prestazione assistenziale e non previdenziale, gli eredi non saranno chiamati a pagare.
“Noi siamo per il rispetto della legge”, commenta Carla Cantone del sindacato pensionati Cgil, “ma è bene anche sapere che l’Inps chiede la restituzione della quattordicesima anche a chi ha sforato di un solo euro il tetto dei 650 euro lordi mensili”.
Mastrapasqua ha già  detto che, a differenza dell’anno scorso, quando il recupero fu fatto in cinque rate mensili, stavolta sarà  scelta una linea soft: “Lo faremo in 24 mesi, per consentire a tutti di avere una trattenuta bassa evitando un impatto negativo. Sono circa 300 euro diviso 24, quindi 12 euro al mese”.

Giorgio Meletti
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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UE, ESCLUSIONE SOCIALE PER OLTRE 115 MILIONI DI PERSONE

Settembre 15th, 2012 Riccardo Fucile

E’ PARI AL 23% DELLA POPOLAZIONE COMUNITARIA… VALORI MASSIMI IN BULGARIA, ROMANIA, MINIMI NEI PAESI DEL NORD EUROPA… L’ITALIA APPENA SOPRA LA MEDIA

Nel 2010 il 23% della popolazione comunitaria risulta socialmente escluso, con valori minimi nella Repubblica Ceca e nei paesi del Nord Europa e valori massimi in Bulgaria, Romania e nelle Repubbliche Baltiche (Lituania e Lettonia).
In totale le persone che si trovano in questa condizione sono 115.718 milioni.
Lo dice il Quaderno della Ricerca Sociale n. 17 “Povertà  ed esclusione sociale: l’Italia nel contesto comunitario. Anno 2012”, che rileva la situazione della povertà  negli Stati membri attraverso il nuovo indicatore comunitario.
Per la maggioranza dei paesi la componente principale dell’indicatore è il rischio di povertà , cui si aggiungono, più o meno sovrapponendosi, le altre due componenti: deprivazione materiale ed esclusione dal mercato del lavoro.
A livello europeo, infatti, il rischio di povertà  da solo individua circa il 70% del complesso delle persone coinvolte da una delle tre dimensioni di esclusione considerate.
Anche la grave deprivazione materiale gioca un ruolo fondamentale nel definire la popolazione socialmente esclusa soprattutto in paesi come Bulgaria, Romania, Lettonia e Ungheria, dove costituisce il primo motivo di esclusione.
Nei paesi a bassa esclusione sociale il peso della componente legata alla deprivazione materiale è invece, tranne il caso della Repubblica Ceca, molto limitato; qui è la terza componente, ossia la bassa intensità  di lavoro nella famiglia, ad avere un impatto maggiore; e costituisce comunque il primo motivo di esclusione solo in Irlanda (22,9%).
Ma presenta valori alti anche nel Regno Unito (13,3%); Belgio (12,6%) e Germani (11,1%).
L’Italia è appena sopra la media comunitaria (un punto in più), per il rischio povertà  ed esclusione (24,5%); mentre le famiglie a bassa intensità  di lavoro sono il 10,2% e la deprivazione materiale è al 6,9%.
Un altro fattore di grande rilevanza nella determinazione del rischio di povertà  è la tipologia familiare.
Nella larga maggioranza dei paesi (19 su 27) la presenza di figli dipendenti innalza il rischio di povertà ; tra i paesi in cui più elevato risulta lo scarto rispetto alle famiglie senza figli troviamo, dopo Romania e Lussemburgo, l’Italia. Il nostro Paese si colloca, infatti, tra i paesi a più alta incidenza di povertà  tra le famiglie con figli dipendenti (22,6%, al 5° posto dopo Romania, Spagna, Grecia e Lettonia), nel caso di assenza di figli l’incidenza della povertà  è invece ampiamente al di sotto dell media comunitaria (13,9% contro la media UE27 del 14,5%).
Il rapporto mette in evidenza anche un aspetto particolarmente rilevante della deprivazione materiale, quello che attiene alla condizione abitativa, che considera da un lato le condizioni materiali dell’abitazione, dall’altra l’adeguatezza della stessa al nucleo familiare (due concetti misurati rispettivamente dagli indicatori di “deprivazione abitativa” e di “sovraffollamento”).
Il primo indicatore si muove da valori al di sotto del 5% (Paesi Bassi, Cipro, Irlanda, Spagna e Belgio) a valori superiori al 40%, in particolare tra i nuovi stati membri; gli individui che vivono in case con almeno un sintomo di deprivazione abitativa si muovono invece dal 10% di Slovacchia, Finlandia e Danimarca, al 50% della Romania. In Italia i due tassi si posizionano rispettivamente al 23,9% ed al 22,6%, contro medie UE27 del 17,6% e del 22,1%.

(da “Redattore Sociale“)

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