Aprile 8th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO LA DECISIONE ITALIANA DI CONCEDERE IL PERMESSO DI SOGGIORNO TEMPORANEO, IL GOVERNO FRANCESE INVIA UNA CIRCOLARE ALLE PREFETTURE CON LE ISTRUZIONI IN CINQUE MOSSE PER LIMITARE L’IMPATTO DEGLI ARRIVI
I permessi temporanei garantiti dal governo italiano ai tunisini già sbarcati a Lampedusa, che potrebbero così entrare liberamente in Francia, provocano la reazione di Parigi.
Il ministro dell’Interno, Claude Guèant, ha emanato una circolare destinata a tutti i prefetti che chiarisce la condotta da tenere quando gli immigrati si presenteranno con il loro documento provvisorio rilasciato dall’Italia.
L’obiettivo è evitare che il permesso temporaneo sia giudicato sufficiente per restare sul territorio francese.
Ecco allora le cinque condizioni che devono essere soddisfatte perchè un immigrato entrato in Europa da Lampedusa possa rimanere in Francia.
«I cittadini di Paesi terzi in possesso di un documento di soggiorno rilasciato da uno Stato membro non possono essere considerati in situazione regolare, a meno che non soddisfino le cinque condizioni seguenti, da verificare in questo ordine:
1) Essere minuti di un documento di viaggio in corso di validità (passaporto) riconosciuto dalla Francia
2) Essere in possesso di un documento di soggiorno in corso di validit�
3) Poter dimostrare di avere risorse economiche sufficienti (62 euro al giorno a persona, 31 euro se dispongono già di un alloggio)
4) Non costituire una minaccia per l’ordine pubblico
5) Non essere entrati in Francia da più di tre mesi.
Il governo francese spera così di continuare nell’opera di respingimento dei tunisini giunti alla frontiera con l’Italia, e di fermare il più possibile l’afflusso in Francia, che resta la meta principale di chi cerca di sbarcare in Italia.
Secondo le cifre ufficiali, sui 2500 clandestini controllati in Francia, soprattutto nella zona vicino al confine con Ventimiglia, dall’inizio dell’emergenza, circa la metà sono stati rinviati in Italia.
Il ministro Claude Gueant, indica “la condotta da mantenere” quando questi stranieri si presenteranno in Francia con il loro titolo di “soggiorno provvisorio” concesso dall’Italia.
Fra l’altro si precisa che – oltre “ad essere in possesso di un titolo di soggiorno valido emesso da uno stato membro della convenzione di schengen” – gli interessati dovranno avere un “passaporto nazionale valido” ma anche “essere in grado di giustificare lo scopo e le condizioni del loro soggiorno in Francia”.
In pratica una interpretazione rigidissima delle limitazioni alla libera circolazione previste dal trattato europeo di Schengen.
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Aprile 7th, 2011 Riccardo Fucile
QUESTI I COMMENTI DI NUMEROSI LETTORI DE “IL GIORNALE”: “PECCATO IN TROPPI SONO RIMASTI VIVI”… “48 SUPERSTITI? TROPPI. LA PROSSIMA VOLTA BISOGNA FARE MEGLIO”… “SPERIAMO NON SE NE TROVINO ALTRI IN VITA”… NEL REGNO DELLO STERCO VINCE L’IDEOLOGIA DEL CULO FLACCIDO
I lettori del Giornale si augurano più morti.
Un contenitore di no, di “crepassero”, di “non ne possiamo più”.
“Speriamo non se ne trovino altri in vita”, si leggeva nei commenti sul sito del Giornale di famiglia.
Senza contare che è andata in scena una vera e propria tragedia del mare e di vite che adesso non ci sono più, tra dispersi e morti certificati, inghiottiti dal mare.
Ma quel pubblico di quel quotidiano invoca altra tragedia, altro sangue, altre morti.
“Peccato, troppi sono vivi”, oppure, “si è ribaltato un barcone……e chi se ne frega!!! Dovrebbero ribaltarsi tutti i barconi che vengono sulle nostre coste, così avremmo finito di fare patti con i paesi nord africani che poi non rispettano, senza bisogno di sborsare un’Euro”.
“Se facessimo come Malta , e puntassimo contro i loro barconi i cannoni , vuoi vedere che andrebbe la Boccassini a riprenderli !!” .
Passando per il “non me ne frega nulla, se fossero restati al paesello, sarebbero vivi.”
Ma non è finita: “Voglio dare un’applauso al mare e al vento che sono i veri italiani. Però 48 superstiti. Troppi. Bisogna fare meglio la prossima volta se tentano ancora”.
“Sono veramente demoralizzato per il numero così alto di superstiti. Speriamo non se ne trovino altri in vita”.
Un elenco di frasi, pardon, di non pensieri.
Che, verrebbe da pensare con malignità , avrebbero potuto trovare ospitalità solo lì.
La direzione, alla fine, li ha cancellati.
Il berlusconismo e il leghismo, ormai è chiaro, non hanno nulla da spartire con la destra, il conservatorismo, per non parlare del liberismo, rappresentano solo un tumore maligno.
In questi soggetti sono saltati tutti i freni inibitori, siamo già dalle parti della patologia mentale conclamata.
Una patologia di gruppo, una malattia di popolo che sempre prospera e dilaga come una pandemia sotto determinate condizioni politiche.
Perchè infatti, ogni volta che un popolo si sente libero di esternare i peggiori sentimenti rettiliani di odio, razzismo ed insensibilità che sfociano inevitabilmente della sociopatia da mancanza di empatia, senza provarne vergogna, è perchè c’è una classe dirigente che gli permette di farlo.
Che gli concede il brivido blu di essere carogna e delinquente come lei.
Quando il razzismo viene istituzionalizzato esso non è più un valore negativo ma positivo ed anche chi non era razzista lo diventa.
Nel regno dello sterco dove solo il denaro e la fascinazione per il crimine sono valori, vige l’ideologia del Mio Culo .
Al Mio Culo, quindi anche al tuo che mi hai votato, tutto è permesso, anche ciò che fino a ieri era vietato perchè non esiste più legge, non esiste più etica, nè Stato, nè giustizia.
Il grande Culo Flaccido ti permette finalmente di essere carogna come hai sempre sognato.
Di venire fuori in tutta la tua cattiveria.
Niente da meravigliarsi quindi che questo popolo malato che non sappia più immedesimarsi in un disgraziato che muore affogato e ammiri tanto il vecchio trombaminorenni.
Forse avrà qualcosa da ridire sul fatto che le minorenni in oggetto siano straniere e magari clandestine, ma per il resto è tutto ok.
Anche la pedofilia è sdoganata, “tutto è lecito a casa propria”.
Tutto è ammesso: anche che, mentre dei poveri bambini muoiano annegati per rincorrere il sogno di una vita decente, dei pendagli da forca continuino a vivere la loro esistenza di luridi vermi.
Senza offesa per i vermi.
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Aprile 6th, 2011 Riccardo Fucile
MARONI: “NON C’ERANO ALTERNATIVE”….LA TELEFONATA A BERLUSCONI: “O INTERVIENI O LASCIO”…NON C’E’ NEANCHE UN ACCORDO SCRITTO, SOLO UN PROCESSO VERBALE, NULLA DI REALMENTE VINCOLANTE… E I PERMESSI DI SOGGIORNO SONO RINNOVABILI
Adesso comincia la parte più difficile.
Perchè l’estenuante negoziato condotto ieri ha mostrato in maniera netta che nessun affidamento si può fare sul governo tunisino.
E, dunque, il decreto che sarà firmato questa mattina dal presidente del Consiglio per il rilascio del permesso temporaneo a fini umanitari a tutti i tunisini già approdati in Italia rimane l’unica strada per «svuotare la vasca», come chiede Umberto Bossi.
E per evitare, almeno per il momento, la creazione di nuove tendopoli al Nord.
«Non c’erano altre alternative», ripete il ministro dell’Interno Roberto Maroni al termine di una giornata trascorsa a tentare di convincere il collega tunisino Habib Essid a collaborare per fermare il flusso dei migranti.
E in questo modo spera di indurre anche la Lega ad allentare quella presa che sta mettendo in seria difficoltà la tenuta dell’esecutivo.
Lo sa bene Maroni che entro qualche ora la Tunisia potrebbe fare marcia indietro pure rispetto a quel poco che è stato concesso.
Anche perchè la firma non è stata messa in calce a un «bilaterale», ma a un «processo verbale» e basta questo a comprendere che è la stessa natura del patto a renderlo soggetto a possibili e numerose modifiche.
Ma soprattutto perchè nel testo non c’è alcun piano concreto che riguardi quegli 800 rimpatri promessi.
Se ne parla, però le date e le modalità dei voli che dall’Italia dovranno riportare a casa chi è arrivato a Lampedusa non sono state ancora fissate.
E dunque è possibile che le autorità locali comunichino di aver bisogno di altro tempo per pianificare quanto hanno assicurato di voler fare.
Nulla è stato definito neppure sui rimpatri di chi arriverà nel nostro Paese a partire da oggi, sebbene se ne faccia riferimento in uno degli articoli dell’intesa.
Ed è proprio per questi motivi che il titolare del Viminale ha preteso il via libera del premier Silvio Berlusconi prima della sigla.
Del resto, già pochi minuti dopo l’arrivo a Tunisi e nonostante una base di mediazione ottenuta dal prefetto Rodolfo Ronconi, si era capito che da parte del governo tunisino non c’era alcuna volontà di fornire certezze sulla riammissione di chi è fuggito e sul pattugliamento delle coste dove gli scafisti continuano a farla da padroni.
«È come se stessimo in un suk», ripetono i tecnici quando si tratta di spiegare come mai una missione che doveva concludersi in poche ore vada avanti per tutto il giorno.
E soltanto alla fine si scopre che in almeno due momenti c’è stato il rischio che saltasse tutto e si sfiorasse la rottura delle relazioni diplomatiche.
Accade a metà pomeriggio, quando il ministro dell’Interno Habib Essid chiede che venga inserita una clausola che condiziona i rimpatri «alla volontà dello straniero».
Maroni spiega che si tratta di una condizione inaccettabile. Il collega insiste.
A questo punto Maroni contatta Berlusconi: «O convinci il premier tunisino a togliere questa limitazione o io lascio».
Berlusconi parla con Beji Caid Essebsi, lo convince.
Richiama il ministro e assicura che tutto è a posto. Ma si sbaglia.
Essid ribadisce che i rimpatri devono essere volontari. «Allora non se ne fa niente», conclude Maroni.
L’ambasciatore Piero Benassi lo convince ad andare avanti, pur sapendo che alla fine il risultato sarà molto modesto.
«Ho firmato perchè questa carta serve comunque a impegnare il governo tunisino», afferma il ministro sull’aereo che lo riporta a Roma senza nascondere il suo disappunto.
Sa che la strada per risolvere l’emergenza continua ad essere in salita, soprattutto alla luce dell’incontro che avrà oggi con i presidenti delle Regioni per convincerli a garantire l’accoglienza ai nuovi arrivati. Il permesso temporaneo potrà infatti essere rilasciato soltanto a chi è già in Italia.
Il beneficio durerà sei mesi, ma sarà rinnovabile.
Il limite di tempo servirà ad impedire che gli stranieri godano automaticamente della copertura sanitaria.
Resteranno esclusi tutti coloro che hanno precedenti penali o che risultano aver ricevuto un precedente provvedimento di espulsione.
La partita per sistemare chi approderà nei prossimi giorni a Lampedusa e sulle altre coste italiane è ancora tutta da giocare.
Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)
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Aprile 6th, 2011 Riccardo Fucile
PROCESSO VERBALE, ACCORDO TECNICO, MA LA SOSTANZA E’ CHE A TUTTI QUELLI GIA’ ARRIVATI SARA’ RILASCIATO UN PERMESSO DI SOGGIORNO PROVVISORIO DI SEI MESI E SARANNO LIBERI DI CIRCOLARE PER IL PAESE…QUELLI CHE ARRIVERANNO IN FUTURO POTRANNO ESSERE RIMPATRIATI, MA NON SONO STATE PRECISATE LE MODALITA’…LO STOP ALLE PARTENZE RESTA UN’INCOGNITA
La trattativa tra Roma e Tunisi è chiusa e il suo esito definisce quello che sarà il
percorso con cui Palazzo Chigi, da oggi, conta di «rientrare dall’emergenza».
Un piano che lascia molto freddo persino il ministro dell’Interno Roberto Maroni e che, all’osso, per quanto ne riferiscono fonti qualificate del Viminale, funzionerà così: i 20 mila profughi che hanno lasciato la Tunisia all’indomani della caduta di Ben Alì e sono arrivati in Italia, qui resteranno, ospiti delle strutture regionali di prima accoglienza.
Otterranno un permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari che il presidente del Consiglio riconoscerà con decreto legge.
Ciò consentirà loro di circolare liberamente all’interno del nostro Paese.
In attesa che ulteriori accordi bilaterali dell’Italia (con la Francia ad esempio) ovvero decisioni collegiali in sede europea estendano la loro libertà di movimento all’intera area dei Paesi Schengen.
Chi, al contrario, di qui in avanti, prenderà il mare per raggiungere le nostre coste sarà teoricamente respinto e riconsegnato alla Tunisia senza alcun passaggio amministrativo intermedio, come accade oggi per i provvedimenti di espulsione.
Ma non è stato precisato con quali modalità e in che numero: concetto quindi vago che dovrà essere definito nel dettaglio dalle autorità di polizia dei due Paesi.
Insomma, una “sanatoria” a monte che riconosce, nei fatti e come voleva il governo di Tunisi, il carattere straordinario dell’esodo e la necessità di una risposta umanitaria.
Altro che “fuori dalle balle”, sono entrati tutti con regolare permesso.
Unita a una vaga promessa di “inflessibilità ” per il futuro che dovrebbe scoraggiare nuovi sbarchi.
Se funzionerà , lo dirà il tempo. Che, del resto, non dovrebbe essere lungo.
Il presidente del Consiglio si prepara infatti nelle prossime ore alla firma di un decreto legge che, richiamando l’articolo 20 della legge Bossi-Fini, riconoscerà ai profughi tunisini ancora in Italia quel permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari che dovrebbe raffreddare la tensione all’interno delle tendopoli.
Il destino dei cittadini tunisini, con un documento elettronico in tasca, a quel punto dipenderà anche dagli impegni che l’Unione Europea vorrà assumere. Il tempo dovrebbe anche dimostrare la reale capacità delle autorità tunisine di contenere l’esodo dei profughi.
E’ prevista da parte italiana, non a breve e solo in futuro, una fornitura di materiali da 100 milioni di euro destinata alle forze di sicurezza tunisine (sei imbarcazioni per il pattugliamento, dieci veicoli fuoristrada, apparecchiature elettroniche per il controllo notturno della navigazione) e che comunque esclude qualsiasi forma di sorveglianza marittima congiunta.
Quindi possibilità di verifica italiana pari a zero.
Un sostegno che in ogni caso non esaurisce il programma di cooperazione allo sviluppo con Tunisi che dovrebbe vedere l’Italia, al di là dei rapporti bilaterali, parte diligente in Europa nel definire un piano complessivo di crediti allo sviluppo per circa 4 miliardi e mezzo di euro.
In conclusione ci siamo giustamente presi in carico 20.000 tunisini che vivono un’emergenza umanitaria, anche se il governo non sa ancora dove sistemarli dopo aver creato il caos a Lampedusa, abbiamo fatto la voce grossa per settimane e alla fine i leghisti se lo sono preso in quel posto.
Tanto valeva farlo subito e organizzare l’accoglienza come una nazione civile, invece che parlare di clandestini da ricacciare in mare.
Ne avremmo guadagnato in immagine, coerenza e rispetto della dignità umana.
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Aprile 4th, 2011 Riccardo Fucile
LA SPESA DEL CENTRO DI GORIZIA: 15.000 EURO L’ANNO A TESTA ED ESPULSIONI AL 33%…A LAMPEDUSA IL MANTENIMENTO DI UN IMMIGRATO COSTA 75 EURO AL GIORNO, IL NOLEGGIO DI UN AEREO DA 30.000 A 100.000 EURO, DI UN TRAGHETTO DAI 50.000 AI 100.000 EURO, UN AGENTE 140 EURO AL GIORNO…E QUALCUNO SI LAMENTAVA DELLA PROPOSTA DI FRATTINI DI REGALARE LORO 1500 EURO PER TORNARE IN TUNISIA
Sarà una calamità naturale, come dice Berlusconi, anche sotto il profilo delle
spese.
Esiste già un’ordinanza di Protezione civile del governo che ha stanziato ventidue milioni di euro per le prime spese da sostenere «in relazione all’eccezionale afflusso».
Ovvero 15 milioni di euro per la Croce Rossa che dovrà montare e gestire le tendopoli, 1 milione per le spese impreviste, 340 mila per i mezzi di trasporto, 5 milioni e mezzo per le operazioni collegate alla Bossi-Fini.
Ma queste erano previsioni di quaranta giorni fa, già superate dagli eventi.
La verità è che le operazioni di accoglienza, trasferimento, mantenimento degli immigrati costano carissime al ministero dell’Interno: mezzo miliardo di euro all’anno.
Per avere un’idea dei prezzi, il solo Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca d’Isonzo (dove sono transitati circa 900 stranieri nel corso del 2010) l’anno scorso è costato 5,5 milioni tra vitto, alloggio, personale di guardia, spese aeree per riportare a casa gli espulsi.
I conti li ha fatti con una certa rabbia Giovanni Sammito, segretario generale del Siulp di Gorizia: «In pratica, analizzando i costi del Cie della nostra regione, si scopre che ogni “trattenuto” ci è costato 15 mila euro. Ma solo un terzo sono stati espulsi sul serio, con accompagnamento alla frontiera o nel Paese d’origine. Gli altri hanno avuto il canonico foglio di via al termine del periodo di trattenimento. E se si calcola la spesa reale per “espulso” si scopre che è costato oltre 40 mila euro a testa. Una spesa insostenibile sul medio e lungo periodo».
Va da sè che se si convincessero ad andare via con 1700 euro in tasca, come ipotizzava Frattini, ci sarebbe solo da guadagnarci.
Il sistema dei Cie, insomma, sarà pure strategico secondo il ministero dell’Interno, ma impone costi altissimi.
Il mantenimento costa in media 75 euro al giorno.
Considerando che d’un colpo sono arrivati ventimila tunisini, il conto è presto fatto: solo in vitto se ne vanno 1,5 milioni di euro al giorno.
Gli aerei noleggiati per sgomberare l’isola, poi, costano cari: da trenta a centomila euro.
Lo stesso dicasi per i traghetti, che non scendono sotto i centomila euro di nolo al giorno.
E peraltro il Viminale ha dovuto ingoiare pure il maltempo: le navi sono state pagate per 48 ore, ma non ce l’hanno fatta ad attraccare e ieri due traghetti sono tornati vuoti.
A gestire tutta questa marea dolente sono stati mobilitati duemila tra agenti e carabinieri. «Ciascuno di essi – spiega Felice Romano, segretario generale del Siulp – costa all’amministrazione circa 140 euro al giorno tra indennità di missione e rimborso forfettario».
E sono altri 280 mila euro bruciati al dì a cui andrebbero sommate le spese di carburante, usura di mezzi, annessi e connessi.
E’ evidente che di questo passo i 22 milioni di euro stanziati a fine febbraio e messi a disposizione del commissario straordinario, il prefetto Giuseppe Caruso, finiranno presto.
Ci sono molti fondi europei, come da Bruxelles hanno fatto notare: 80 milioni di euro (Gestione della solidarietà ) più 47,5 (Fondo per l’integrazione) da spendere in un biennio.
Ma anche questi stanziamenti non sono infiniti.
Per fortuna non si è speso un euro per acquistare le tende, che provengono dagli stock accantonati.
Finora sono infatti circa duemila le tende già montate o in via di ultimazione, in grado di ospitare 16-20 mila persone.
Il ministero dell’Interno ha utilizzato circa mille tende delle sue, intaccando tra l’altro una parte consistente della propria dotazione di riserva per catastrofi naturali e terremoti: 400 sono quelle montate a Manduria, 70 per ciascuna nelle tendopoli di Trapani, Caltanissetta, Potenza e Caserta; 300 quelle preventivate per il campo che si stava allestendo nell’Arena Rock di Torino. Altre tende arrivano invece dal dipartimento della Protezione civile, che ne ha messe a disposizione mille, leggermente più grandi, omologate per ospitare una decina di persone.
Di queste, 500 sono state prelevate dal deposito di Roma e altrettante da quello di Piacenza.
Anche il dipartimento della Protezione civile sta utilizzando la scorta per le emergenze nazionali, che è di circa 6 mila tende.
Francesco Grignetti
(da “La Stampa“)
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Aprile 3rd, 2011 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DEGLI INTERNI CON UNA CIRCOLARE RISERVATA HA VIETATO L’ACCESSO ANCHE AI PARLAMENTARI: UN PROVVEDIMENTO CHE VA CONTRO LA LEGGE…A BOLOGNA NON E’ STATO FATTO PASSARE NEMMENO UN RAPPRESENTANTE DELL’ONU: COSA NON DEVONO VEDERE?
Da ieri i Centri d’identificazione e di espulsione diventano off limits. 
Non potranno più accedere per ispezioni istituzionali nè parlamentari nè consiglieri regionali.
L’ha confermato l’ufficio stampa del Viminale.
Il nuovo regolamento è subentrato ieri, dopo la diffusione di una circolare riservata firmata dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni, con la quale si istituisce una sorta di legge speciale per cui a fronte dell’emergenza profughi viene impedito l’accesso ai Cie a chiunque, tranne che a rappresentanti di associazioni accreditate con il ministero.
Porte aperte quindi solo ad Amnesty International, Alto Commissariato Onu per i Rifugiati e Caritas.
Ma solo dopo una richiesta scritta e comunicata in anticipo.
Le nuove norme rendono di fatto molto più difficile appurare le condizioni di vita dei reclusi all’interno delle strutture d’identificazione.
Le prime conseguenze del regolamento si sono viste nel primo pomeriggio a Bologna.
Una delegazione composta dai consiglieri regionali Gian Guido Naldi e Monica Donini ha chiesto invano di poter entrare al Cie per un’ispezione.
Il rifiuto è arrivato dopo una trattativa di mezz’ora.
Nel Cie non è riuscito ad accedere neanche Raffaele Salinari, rappresentante dell’associazione “Terres des hommes” riconosciuta dall’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati.
“Fino a ieri Salinari poteva presentarsi al Cie senza neanche annunciare la visita — dice il consigliere Donini — invece oggi anche a lui è stato impedito di entrare, perchè sprovvisto di una richiesta scritta”.
“Siamo di fronte a un sopruso — denuncia Naldi, di Sinistra Ecologia e Libertà — finora ci è stato impedito di verificare le condizioni di questa struttura sulla base di una circolare illegale”.
E anticipa: “Siamo pronti a discuterne anche in consiglio regionale. Siamo convinti che occorra un’iniziativa di tipo istituzionale oltre che politico, affinchè non venga negata la facoltà di vedere cosa succede in questi luoghi”.
E Donini conferma: “Una legge regionale del 2004 consente alla Regione di acquisire costantemente informazioni sull’ingresso negli attuali Cie, e riconosce il diritto a tutte le persone presenti nel territorio dell’Emilia Romagna, quindi anche quelle dentro i Cie, l’accesso ai servizi socio sanitari”.
Secondo la Donini, inoltre, il mancato ingresso delle istituzioni rende di fatto i Cie “dei luoghi al di fuori di ogni giurisdizione. Veri e propri buchi neri”.
Non si comprende il motivo per cui il ministro abbia ritenuto di emanare la circolare, proprio in un momento in cui invece occorrerebbe massima trasparenza nella gestione dell’arrivo dei migranti a Lampedusa.
Che qualcuno abbia qualcosa da nascondere?
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Aprile 2nd, 2011 Riccardo Fucile
L’OFFERTA LAST MINUTE CHE L’AGENTE DI COMMERCIO BERLUSCONI PROPORRA’ LUNEDI’ A TUNISI…FORNITURA DI MEZZI PER IL CONTROLLO DELLE COSTE E CREDITI PER LE IMPRESE TUNISINE… NULLA DI NUOVO RISPETTO ALLA VISITA DI FRATTINI, TROPPO POCO PER LA GRAVE CRISI CHE HA COLPITO IL PAESE
Il presidente del Consiglio annuncia per lunedì un intervento taumaturgico sul governo tunisino.
«Decisivo», a suo dire, nel convincerlo ad accettare i rimpatri coatti di migranti dall’Italia e ad impegnarlo a sigillare le proprie coste.
E nel battezzare la sua missione, per la nona volta in nove anni, attinge al format retorico del «piano Marshall».
Dei precedenti piani (“piano Marshall” per la Somalia, 2002; “piano Marshall per il Medio Oriente”, 2003; “piano Marshall per l’Abruzzo”, 2008; “piano Marshall per la Sardegna”, elezioni regionali 2009; “Piano Marshall per il Sud”, 2009; “Piano Marshall per la Palestina”, 2010; “Secondo piano Marshall per il Sud”, 2010; “Piano Marshall per i giovani”, marzo 2011; “Piano Marshall per il Maghreb”, marzo 2011), non ne è stato nulla.
Dunque, che cosa, davvero, Silvio Berlusconi andrà ad offrire a Tunisi?
Per quanto ne riferiscono fonti qualificate della nostra diplomazia e del ministero dell’Interno, l’offerta italiana non si muoverà , nei termini e nelle cifre, da quella avanzata dai ministri Maroni e Frattini nei loro colloqui a Tunisi il 25 marzo scorso.
Quella che non ha sin qui visto immediate contropartite.
Parliamo dunque di 95 milioni di euro a titolo di “credito di aiuto” (già in buona parte impegnati da richieste per 60 milioni di euro avanzate da Tunisi ai nostri ministeri dell’Interno, dell’Agricoltura e della Sanità ).
Di forniture, “a titolo di dono”, di fuoristrada e imbarcazioni per la sorveglianza delle coste.
Dell’apertura di una linea di credito di sostegno alle piccole e medie imprese tunisine per 73 milioni di euro, dei 9 milioni e mezzo di euro “a titolo di dono”, per il «piano di protezione del Mediterraneo».
Si tratta, insomma, per lo più di prestiti agevolati (per altro non ancora erogati) non decisivi per raddrizzare il piano inclinato su cui balla il popolo tunisino dal giorno della sua rivoluzione.
I dati consegnati dal governo di Tunisi a Roma documentano infatti stime di crescita del Paese precipitate dal 5% a meno dell’1%, con una perdita di posti di lavoro che porterà il numero dei disoccupati a 900 mila unità , compresi i tunisini rientrati nel Paese dopo lo scoppio della guerra in Libia. Pensare di contenerli con qualche motovedetta e fuoristrada in regalo e con un centinaio di milioni di euro di prestiti, è un’illusione.
Anche perchè, stime alla mano, la Tunisia avrebbe bisogno di attingere in tempi brevi a risorse liquide superiori ai 2 miliardi di euro.
Dunque, quale “piano Marshall”?
A ben vedere – la Farnesina ne è consapevole – l’unica forma di cooperazione decisiva sarebbe mettere in moto il programma strutturale di «aiuti per lo sviluppo» costruito da “doni”, “crediti di aiuto”, “conversione del debito”, che l’Italia ha previsto per l’intero Maghreb e che oggi ammonta, nominalmente, a 1 miliardo di euro.
Il problema, però, è che per farlo è necessario finanziare almeno lo “start-up” di imprese o joint-venture.
Palazzo Chigi è disposto a farlo?
È un fatto che, dall’inizio della crisi, non un solo euro dei 5 milioni stanziati da Palazzo Chigi a Farnesina, Difesa e Protezione Civile per i primi interventi umanitari in Tunisia è stato ancora erogato.
Tanto per far capire che non mantiene gli impegni…
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Aprile 2nd, 2011 Riccardo Fucile
ERANO ORMAI 2.000 LE PERSONE OSPITATE NEL CENTRO PUGLIESE, ARRIVATE CON DUE NAVI DA LAMPEDUSA…LA SITUAZIONE E’ TESA: “VOGLIAMO PARTIRE, VOGLIAMO LA LIBERTA'” GRIDANO GLI IMMIGRATI, MENTRE SI MOLTIPLICANO LE FUGHE DAL CENTRO…5 POLIZIOTTI PER 827 IMMIGRATI
Il primo carico di esseri umani partiti da Lampedusa era appena arrivato quando è scoppiata la rivolta, seguita a una vera e propria fuga di massa.
Perchè chi è in gabbia da giorni cerca la libertà .
La urla e prova a prendersela.
Tensione nel campo profughi di Manduria dove si è accesa la protesta degli immigrati che gridano “vogliamo partire, vogliamo la libertà “.
Hanno appeso alcuni striscioni ai cancelli della tendopoli.
C’è scritto “vogliamo le vostre promesse”.
Sono gli ospiti del centro di identificazione e accoglienza giunti nei giorni scorsi, quando sono arrivati in 1300, per poi rimanere meno di 800, per alcuni solo 300, viste le fughe e gli allontamenti.
Con i nuovi, il copione si ripete.
Sotto gli occhi di autorità in visita e delle forze dell’ordine.
Altri immigrati sono arrivati con i pullman dal porto di Taranto: stranieri imbarcati ieri su due navi.
La prima, con 1716 persone a bordo è arrivata intorno alle 8 del mattino, una sconda con altri 600 immigrati, già arrivata nel porto di Taranto.
Un varco che si trova all’altezza di un cancello della piccola recinzione, alta non più di due metri.
E’ da lì che se ne vanno dal campo.
Il varco è stato fatto nelle scorse ore dai vigili del fuoco che stanno compiendo lavori nell’area.
Gli immigrati lo hanno scoperto e lo stanno utilizzando per fuggire: si nascondono per alcuni minuti in vecchi ruderi diroccati di ex dormitori di quello che era un aeroporto militare e che ora ospita la tendopoli e poi vanno via nelle campagne dopo aver attraversato la strada provinciale che collega Manduria con Oria.
Le reti sono molto basse.
Le scavalcano quelli che sono qui da giorni e chi è arrivato solo qualche ora prima. E le hanno scavalcate già circa 1000 profughi, arrivati nei loro disperati viaggi anche fino a Milano, dove alla stazione sono stati ‘riacciuffati’ in quaranta.
Attorno al Centro di accoglienza e identificazione è in costruzione una nuova recinzione con reti più alte.
Alcuni profughi lamentano di non aver mangiato e bevuto.
Grida, slogan, e le voci dei migranti che chiedono libertà .
Un ragazzo di 27 anni che parla in italiano, spiega: “Io non voglio scappare, ma voglio subito la carta che mi permetta di trovare un lavoro in Italia. Perchè sono venuto in Italia e resterò in Italia”.
Un gruppo ha protestato a gran voce all’arrivo di alcuni politici, chiedendo di andare via e il rilascio dei permessi di soggiorno.
In molti si sono arrampicati sulla rete di protezione del campo, altri hanno issato un lenzuolo all’esterno del cancello.
E appena possono scappano, destinazione Francia e Germania.
Il segretario nazione dell’Ugl Polizia Di Stato Valter Mazzetti accusa il governo: “Il modo con cui si sta procedendo allo sgombero di Lampedusa è contraddistinto da superficialità e approssimazione e ciò rischia di mettere a rischio non solo la riuscita dell’operazione ma anche l’incolumità dei pochi poliziotti che stanno operando per attuare lo sgombero”.
“Due giorni fa – dice Mazzetti – è accaduto infatti che, nelle more del parapiglia generato dall’eseguire, secondo i dettami del più assoluto pressappochismo, lo sgombero delle migliaia di profughi indegnamente accampati sull’isola, il servizio di scorta ad una massa di 827 immigrati sulla nave con destinazione Taranto, siano stati comandati solamente cinque poliziotti. E si è navigato tutta la notta poichè non erano stati approntati i servizi di accoglimento e di sicurezza connessi all’arrivo del natante”.
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Aprile 1st, 2011 Riccardo Fucile
LA TUNISIA HA RIFIUTATO I RIMPATRI DI MASSA PER IL TROPPO IMPATTO CHE AVREBBERO, INUTILE DARE I NUMERI SENZA AVER PRIMA RAGGIUNTA UN’INTESA CON TUNISI…LE REGIONI: “LE TENDOPOLI SONO INGESTIBILI”…POI FINALMENTE QUALCUNO SI ACCORGE CHE ESISTE UN PERMESSO TEMPORANEO DI SOGGIORNO CHE FAVORISCE ANCHE I RICONGIUNGIMENTI FAMILIARI
Sull’emergenza immigrati il governo continua a prendere tempo. 
L’incontro di stamani con le Regioni non ha prodotto alcun risultato, sebbene nei giorni scorsi il governo avesse ostentato un accordo certo.
L’ennesimo rinvio, al prossimo martedì, non fa altro che aggravare la situazione a Lampedusa e nelle regioni sulle quali è stato scaricato tutto il peso dell’accoglienza.
Altro che sgombero e soluzione del problema in 48-60 ore.
“L’Italia punta ad ottenere il rimpatrio di cento tunisini al giorno”: è quanto ha detto il premier Berlusconi nella riunione della cabina di regia convocata a Palazzo Chigi alla presenza dei ministri Maroni, La Russa, Fitto e ai rappresentanti di Regioni, province e comuni, oltre al capo della protezione civile, Franco Gabrielli.
La proposta alla Tunisia sui rimpatri, ha aggiunto Berlusconi, prevederebbe un supporto economico dell’Italia per il reinserimento dei migranti nel proprio Paese con costi definiti “sostenibili”.
Intanto il Governo, ha affermato Berlusconi, ha individuato i siti per accogliere migranti in ogni regione, che potrà indicare un sito alternativo dove allestire le tendopoli.
Per i centri di accoglienza provvisoria dei migranti saranno pronte 7 mila tende da destinare ai siti che saranno scelti nelle varie regioni.
Una conferenza stampa dai toni molto dimessi, dopo il caos di ieri, in cui il presidente del Consiglio si è lasciato scappare solo una battuta ad effetto.
La “via maestra”, ha poi detto Maroni, “è la collaborazione con la Tunisia”.
Ma le condizioni di quel governo, ha spiegato Berlusconi, “non permettono alle autorità scelte difficili da giustificare alla popolazione”.
Sulla gestione dei campi è invece scontro con le regioni.
Il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, ha giudicato “ingestibili” le tendopoli.
”Si deve partire dall’idea che questa e’ una emergenza umanitaria — ha detto Errani — e va gestita con senso delle istituzioni”.
No alle tendopoli, quindi, sì invece, a misure straordinarie di accoglienza per eventi eccezionali, come scritto nell’articolo 20 del testo unico sull’immigrazione.
In sostanza, quindi, si attiverebbe la possibilità di fornire protezione ai migranti e di incentivare i ricongiungimenti familiari in altri paesi d’Europa.
Si è spinto oltre, con dichiarazioni pesanti, Sergio Chiamparino.
Il sindaco di Torino ha ritirato la sua disponibilità a mettere a disposizione il sito Arena rock per l’emergenza immigrazione.
Lo ha detto lo stesso Chiamparino, a Bruxelles, a margine dei lavori del Comitato delle Regioni, affermando che il ministro degli Interni, Maroni, “è in evidente malafede”.
Il governo ha proposto agli enti locali di aggiornare la cabina di regia sul’emergenza immigrati a martedi’ prossimo, dopo il viaggio del premier Silvio Berlusconi a Tunisi.
Nel frattempo critiche pesanti sono arrivate dagli ispettori di Amnesty International, da alcuni giorni presenti a Lampedusa : “Siamo rimasti colpiti dal fatto che il governo non ha risposto adeguatamente, nè con l’urgenza dovuta, a questa crisi. Sono impressionanti le condizioni misere con cui sono tenute le persone in questo posto. La cosa che emerge chiaramente è che non c’è nessun piano. Non c’è qualcosa che ci aiuti a capire e andare nei dettagli. Ma soprattutto non è chiaro come l’italia intenda rispondere all’arrivo di emigranti e rifugiati dal nord Africa”.
Fa eco Msf: “Difficile pensare che siamo in Italia”.
Difficile pensare che solo oggi qualcuno ammetta che possa esistere anche un’altra soluzione, quella di applicare l’art. 20 della legge sull’immigrazione, così come si era fatto per i 25.000 profughi kossovari.
Ovvero concedere loro un permesso di soggiorno temporaneo (di sei mesi) in maniera da stabilizzare la situazione.
Il permesso darebbe loro la possibilità di circolare liberamente in Europa per realizzare quei ricongiungimenti familiari che molti di loro richiedono.
Stamane per la prima volta, dopo aver sbattuto per giorni la faccia contro il muro, Berlusconi e Maroni ne hanno fatto un parziale accenno.
Che qualcuno gli abbia fatto capire che per risolvere i problemi non servono più gli spot?
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