Ottobre 8th, 2018 Riccardo Fucile
IN SEI MESI SU 8847 PERSONE CONTROLLATE DALLA GDF, BEN 5435 NON ERANO IN REGOLA PER ACCEDERE ALLE AGEVOLAZIONI… E PARLARE DI REDDITO DI CITTADINANZA SENZA CONTROLLI A MONTE FA RIDERE
Ci sono sei “finti poveri” ogni dieci soggetti controllati nei primi sei mesi dell’anno, il 60%. E’ il bilancio delle verifiche mirate effettuate dalla Guardia di finanza sui beneficiari di prestazioni sociali agevolate ed esenzione dai ticket sanitari
Un dato allarmante in vista dell’intorduzione del reddito di cittadinanza fortemente voluto dal vicepremier Luigi Di Maio.
Secondo i dati diffusi dal Sole 24 Ore, su 8.847 persone controllate nei primi 6 mesi dell’anno dalle Fiamme gialle, 5.435 non avevano le carte in regola per ricevere agevolazioni che sono state già richieste o addirittura incassate
Le criticità maggiori si registrano analizzando il dettaglio dei ticket sanitari dove le irregolarità raggiungono il 90% (3.367 su 3.611 verifiche).
In calo, invece, i “furbetti” delle prestazioni sociali agevolate.
In questo campo il miglioramento è forse dovuto al nuovo Isee che prevede controlli preliminari dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps su informazioni dichiarate dai cittadini.
La rilevazione della giacenza media sul conto corrente, inoltre, ha diminuito il fenomeno di chi “dimenticava” titoli e investimenti
I controlli fin qui effettuati negli ultimi anni dalla Guardia di finanza coprono meno dello 0,05% dei potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza.
Il sottosegretario all’Economia, Laura Castelli, ha già annunciato che le verifiche potrebbero essere effettuate tramite incrocio di banche dati. Questa soluzione potrebbe essere efficace ma è soggetta al vaglio della privacy, come testimoniano le esperienze con redditometro e precompilata.
I database, comunque, non sono efficaci contro i finti poveri che incassano redditi in nero e fanno la spesa con i contanti
In base alla normativa attuale, le sanzioni per chi dichiara il falso su condizioni personali o reddito per avere benefici assistenziali consistono nella reclusione da 6 mesi a tre anni e nella multa tra 51 e 1.032 euro.
Come dire che in galera non ci finisce nessuno.
(da Globalist)
argomento: povertà | Commenta »
Ottobre 4th, 2018 Riccardo Fucile
RAPPORTO ASVIS: PASSI INDIETRO IN TEMA DI LAVORO E INCLUSIONE SOCIALE
La povertà e le disuguaglianze peggiorano, sul lavoro non si registrano progressi
significativi, leggi fondamentali come quella per fermare il consumo di suolo e lo spreco dell’acqua potabile sono rimaste al palo: l’Italia è molto indietro sugli obiettivi di sviluppo sostenibile, definiti dall’Agenda 2030 dell’Onu.
E’ il giudizio che emerge dal Rapporto AsVis, presentato stamane alla Camera dei Deputati dal portavoce Enrico Giovannini.
A far arretrare il Paese sono soprattutto i ritardi della politica, si legge nello studio, mentre da parte delle imprese e della società civile aumenta la sensibilità verso lo sviluppo sostenibile e le opportunità che offre, a cominciare dall’economia circolare.
In dettaglio, l’Italia mostra segni di miglioramento in otto aree: alimentazione e agricoltura sostenibile, salute, educazione, uguaglianza di genere, innovazione, modelli sostenibili di produzione e di consumo, lotta al cambiamento climatico, cooperazione internazionale.
Per cinque aree, invece, la situazione peggiora sensibilmente: povertà , condizione economica e occupazionale, disuguaglianze, condizioni delle città ed ecosistema terrestre, mentre per i restanti quattro Obiettivi (acqua e strutture igienico- sanitarie, sistema energetico, condizione dei mari e qualità della governance, pace, giustizia e istituzioni solide) la condizione appare sostanzialmente invariata.
L’Italia è sicuramente un Paese nel quale i cittadini godono in media di buona salute, e ci sono miglioramenti nell’uguaglianza di genere e nel settore dell’istruzione. Nonostante le difficoltà del nostro sistema scolastico e universitario, infatti, e nonostante l’Italia tra gli ultimi Paesi in Europa per quota di laureati, rispetto al 2015 continua a migliorare la quota di persone di 30-34 anni con titolo universitario e a diminuire il tasso di abbandono della scuola.
La crisi economica ha contribuito alla riduzione dei rifiuti e delle emissioni inquinanti, ma è anche aumentata la percentuale di raccolta riciclata. Si è ridotta la popolazione sovrappeso, ed è aumentata la quota di territorio agricolo dedicata all’agricoltura biologica. Si riducono le morti per incidenti stradali e scende il tasso di mortalità in generale, calano i parti cesarei.
Fin qui le buone notizie. Ma sono peggiorati i tassi di povertà assoluta e relativa, e sono aumentate le persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa. Sotto questo profilo, l’unico aspetto in miglioramento è il ricorso alle cure mediche, scende la quota di chi non ne ha usufruito per motivi economici.
Sotto il profilo del lavoro, continuiamo ad avere un recordo in materia di disoccupazione giovanile e di Neet, cioè di giovani che non lavorano e non studiano. Cresce inoltre la distanza tra il reddito dei più ricchi e quello dei più poveri, e la quota di persone che vivono in famiglie con il reddito disponibile inferiore al 60 per cento del reddito mediano è aumentata. C’è anche un peggioramento delle abitazioni, e della sostenibilità dell’ecosistema.
L’AsVis chiede all’Italia in primo luogo di dare attuazione alla Direttiva firmata il 16 marzo 2018 dall’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che riconosce come “il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile rappresenti un obiettivo prioritario dell’azione del governo italiano”, e di procedere anche con le azioni previste dalla direttiva.
Inoltre, l’AsVis ricorda che alla legge di Bilancio da quest’anno dovrà essere allegato un rapporto sull’impatto atteso da quest’ultima sui 12 indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES) entrati nella programmazione finanziaria.
Varie poi le ricette suggerite per settore, a cominciare da una strategia per aumentare la produttività e includere i giovani nel mercato del lavoro.
Per la riforma degli incentivi fiscali, la soppressione di quelli che hanno una ricaduta negativa sull’ambiente, mentre a proposito della flat tax, l’AsVis si schiera decisamente contro qualunque intervento che possa favorire chi ha “visto crescere la propria quota di ricchezza privata nazionale dal 2% al 10%”.
Per la stessa ragione l’AsVis dice con forza no al condono fiscale, valutando invece piuttosto azioni di accertamento della ricchezza sommersa e di riequilibrio tra la tassazione dei redditi e quella dei patrimoni.
(da agenzie)
argomento: povertà | Commenta »
Settembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile
SECONDO EUROSTAT LA QUOTA E’ DEL 12,2%, IN CONTINUO AUMENTO
Lavorare (e guadagnare) ma essere poveri ugualmente. 
Una categoria che in Italia cresce da anni nel silenzio delle statistiche che mettono insieme tutti: occupati che possono spendere a piacimento e occupati che devono tirare la cinghia.
E’ possibile lavorare ed essere poveri allo stesso tempo, almeno secondo la banca dati della Commissione europea che ha recentemente, e per la prima volta, censito i lavoratori con retribuzioni così basse da essere annoverati tra i poveri. Un approfondimento statistico che rende giustizia a tutti coloro che sono stati assunti con stipendi da fame o con orari di lavoro ridottissimi. Ma che piazza gli occupati del nostro Paese tra i meno fortunati.
L’Italia, tra i Paesi di cui sono disponibili i dati per il 2017, è in quarta posizione per lavoratori poveri.
Ci superano soltanto la Romania (col 17,4% di poveri tra gli adulti over 18 occupati), la Spagna, col 13,1%, e la Grecia a quota 12,9%.
Ma a differenza di questi Paesi l’Italia è l’unica nazione europea in cui la percentuale è in crescita costante da anni: nel 2016 eravamo all’11,7%, mezzo punto sotto il dato del 2017, pari al 12,2%. Nel 2008, quando in Italia si sentirono gli effetti della crisi economico-finanziaria esplosa negli Stati Uniti, spiegano dalla Commissione europea, la quota di lavoratori italiani che dovevano fare i salti mortali per arrivare alla fine del mese ammontava al 9 per cento. E la “disastrata” Grecia ci superava di cinque punti abbondanti
In questi nove anni il Paese che ha dato i natali a Socrate ha lavorato per ridurre il più possibile questa categoria di lavoratori, mentre in Italia si è registrato un continuo aumento. Fino al punto, nel 2017, in cui le due nazioni sono distanti appena 0,7 punti percentuali. Francia, Germania e Regno Unito, ma i dati disponibili sono quelli del 2016, si trovano abbondantemente al di sotto della soglia del 10%, con i transalpini sotto l’8%.
Ma cosa vuol dire per Eurostat essere lavoratore a rischio di povertà ? Si tratta di quegli operai e impiegati (per esempio i lavoratori a progetto o quelli dei call center) con “un reddito disponibile equivalente al di sotto della soglia del rischio di povertà , che è fissata al 60% del reddito disponibile equivalente medio nazionale”, spiegano da Bruxelles. Un individuo è, inoltre, registrato come occupato se è stato assunto per oltre la metà dell’anno di riferimento.
(da agenzie)
argomento: povertà | Commenta »
Settembre 7th, 2018 Riccardo Fucile
DISEGUAGLIANZE IN CRESCITA, SI ALLARGA IL DIVARIO TRA LE FASCE DI REDDITO…CONSUMI ANCORA SOTTO I LIVELLI PRE-CRISI: “LA RIPRESA SEMBRA ESSERSI FERMATA”
L’Italia è ancora in ripresa ma malgrado cinque anni di Pil positivo resta il fanalino di coda nei
consumi europei e fa i conti con un’economia dove le differenze sociali, invece che diminuire, continuano a crescere.
La prova? La spesa del 20% delle famiglie più ricche del paese — come calcola il Rapporto Coop 2018 – è salita nel 2017 del 3%. Quella del 20% più povero è scesa del 3%.
“Una differenza che lascia l’amaro in bocca e che continua ad allargarsi nei primi mesi del 2018, con un + 2,8% per chi ha più soldi in tasca e un -4% per chi fa più fatica a sbarcare il lunario”, dice Albino Russo, direttore generale Coop.
A preoccupare è anche il rallentamento di inizio 2018 delle vendite della grande distribuzione organizzata: “La ripresina che stavamo sperimentando sembra essersi fermata — dice Marco Pedroni, presidente di Coop Italia —. Le vendite nei primi otto mesi del 2018 sono calate dello 0,8% con l’incertezza nel paese che fa da freno”.
Dati ancor più preoccupanti considerando che ll Belpaese – sul fronte del carrello della spesa – non ha ancora recuperato tutto il terreno perduto dopo la crisi del 2010: i consumi sono ancora in calo del 2,2% rispetto ai livelli del 2010 contro il + 12,7% tedesco, + 10,2% della Francia e Spagna in lieve attivo. E anche nel 2017 (+0,7%) restiamo inesorabilmente la maglia nera nel Vecchio continente.
I cittadini tricolori spendono in media 11.600 euro pro-capite, 200 euro meno dei francesi, 2.200 meno dei tedeschi e 10mila in meno degli americani.
Una cifra dietro cui si nasconde comunque un paese che si muove a velocità molto diverse: Non solo: una famiglia trentina spende in media 17mila euro in più ogni dodici mesi di una calabrese.
Nel nord ovest i consumi al mese sono pari a 2.875 euro contro i 2.071 del sud, i nuclei stranieri stanziano 1.679 euro al mese contro i 2.664 degli italiani. La crisi ha comunque cambiato (riducendoli) i risparmi degli italiani: nel 2007 nei salvadanai dei nostri concittadini c’erano 120 miliardi, oggi 70. Come dire che tutti sono stati costretti a mettere mano al portafoglio per far quadrare i conti di casa.
Cambia anche la mappa degli acquisti con la cavalcata del bio che non perde energia, anzi: nel primo semestre del 2018 le vendite di questi prodotti sono state pari a 2 miliardi, contro i 3,6 dell’intero 2017.
Siamo leader nella Ue per spesa alimentare, cui dedichiamo il 19% del nostro budget, il record dell’ultimo decennio. Tira la volata “salutista” la frutta e verdura + 8,6%, mentre vendono meno zuccheri e grassi. Il salutismo però perde un po’ di colpi con una crescita 2018 in frenata al +2,3% contro il +5% del 2017.
La passione per la tavola si scontra però a livello statistico con il boom dei cosiddetti “cibi pronti”, quelli cioè che non ci obbligano a metterci ai fornelli per preparazioni complesse e arrivano in tavola in pochi minuti: i loro volumi sno cresciuti del 6%, balzo che si accoppia al clamoroso + 80% (anche se su base iniziale ridotta) messo a segno dagli ordini di consegna cibo a domicilio cui hanno fatto ricorso nei primi tre mesi del 2018 3,5 milioni di italiani. Mentre le vendite online di prodotti alimentari sono salite nel semestre del 34%.
(da “La Repubblica”)
argomento: povertà | Commenta »
Settembre 3rd, 2018 Riccardo Fucile
IL RIFERIMENTO ALL’INDICE DI POVERTA’ RELATIVA INVECE CHE A QUELLO DI POVERTA’ ASSOLUTA CREA SPEREQUAZIONI
Nicola Rossi, docente di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata e presidente della
società di gestione risparmio Symphonia, sul Corriere Economia oggi spiega che il reddito di cittadinanza rischia di creare nuovi poveri.
Il ragionamento di Rossi parte dalla soglia di povertà relativa e dai 780 euro assicurati:
Ma perchè mai 780 euro? La risposta è semplice: 780 euro mensili (o 9.360 euro all’anno) corrispondono alla soglia di povertà indicata dall’Unione europea.
Ma – attenzione – quella di cui parla l’Unione europea è la cosiddetta «povertà relativa» e cioè la condizione in cui si trova chi ha un reddito inferiore al 60% del reddito «mediano» (e cioè 15.600 euro all’anno). Dove il reddito «mediano» non è altro che il reddito di quel cittadino che guadagna più del 50% dei cittadini meno abbienti e meno del 50% dei cittadini più benestanti.
Ora, anche dimenticandoci – per semplicità – dell’inflazione, il reddito «mediano» non è scritto nelle tavole della legge: al contrario, quando l’economia tira e tutti ne traggono un beneficio il reddito mediano tende a crescere. Viceversa quando le cose vanno meno bene.
Di conseguenza, se il reddito di cittadinanza viene fissato a 780 euro mensili non mancheranno, nelle fasi positive della congiuntura, deputati e senatori che avanzeranno interrogazioni (su Twitter), formuleranno interpellanze (su Facebook) intese a far si che ai destinatari del reddito di cittadinanza venga dato il «giusto» (e cioè il valore rivisto in aumento della soglia di povertà relativa).
Viceversa, se le cose andassero male, a qualcuno potrebbe anche saltare in mente di proporre l’adeguamento (al ribasso, questa volta) del reddito di cittadinanza. Insomma, per come è stato immaginato, il reddito di cittadinanza potrebbe finire per creare i problemi che abbiamo già sperimentato con il bonus da 80 euro di cui il ministro dell’Economia ha detto: «per come è stato costruito, … crea complicazioni infinite».
La soluzione che propone Rossi sta nel prendere come soglia quella di povertà assoluta, e cioè la spesa strettamente necessaria per acquisire un paniere di beni e servizi corrispondente ad uno standard di vita minimamente accettabile.
Anche la soglia di povertà assoluta – regolarmente calcolata dall’Istat – cambia nel tempo ma molto lentamente e certamente non è soggetta all’andamento ciclico dell’economia.
E, particolare cruciale, è differenziata per aree geografiche: è immediato capire che il reddito di cittadinanza darà ai poveri settentrionali meno di quanto avranno bisogno per condurre una esistenza minimale (circa 47 euro al mese in meno) e viceversa nel Mezzogiorno (circa 160 euro al mese in più).
Non ci vuole molto per capire che è sulla soglia di povertà assoluta che deve essere costruita una misura di contrasto alla povertà e non già sulla soglia di povertà relativa (e, per inciso, se lo si facesse si risparmierebbe non poco).
Visto che in questo caso non è necessario andare oltre la pagina di Wikipedia, è troppo chiedere ai nostri policy maker di informarsi al riguardo?
(da “NextQuotidiano“)
argomento: povertà | Commenta »
Agosto 13th, 2018 Riccardo Fucile
DA UN PARTITO CHE VUOLE RIDURRE LE TASSE AI RICCHI E CONDONARE GLI EVASORI FISCALI NON C’E’ DA MERAVIGLIARSI
L’impostazione che il ministro Matteo Salvini ha dato al suo operato da quando è alla guida al Viminale, si riflette anche nella ricetta che la Lega ha messo agli atti con una proposta parlamentare per inserire nel codice penale il reato di “accattonaggio molesto.
La proposta parlamentare, ricorda il Messaggero, è stata presentata da Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno.
Si ipotizza il carcere da tre a sei mesi e un’ammenda da 3mila a seimila euro per chi “disturba”, ma se si causa “disagio”, si può arrivare fino a un anno di carcere e fino a 10mila euro di ammenda.
La definizione di molestia viene introdotta per superare lo stop del 1995 da parte della Corte Costituzionale.
Molteni ritiene la proposta uno “strumento efficace per aiutare sindaci e polizia locale” per combattere quello che considera un “problema di ordine pubblico”.
Dopo una sentenza della Consulta del 1995, il reato di accattonaggio è stato considerato incostituzionale. Il sottosegretario all’Interno ha quindi pensato di aggiungere la fattispecie della molestia in modo che si possa far rientrare nel codice penale.
Come si apprende dalla relazione, chi mendica finora è stato considerato “non punibile in omaggio a una malintesa etica di matrice ottocentesca”.
Ma se lo fa “in modo fraudolento e vessatorio deve essere arginato e punito perchè così facendo provoca l’insicurezza dei cittadini, e quindi un problema di ordine pubblico oltre a ingenerare un forte stato di insofferenza nella collettività “.
Chi fotte 58 milioni ai contribuenti italiani invece puà restare a piede libero?
(da agenzie)
argomento: povertà | Commenta »
Luglio 27th, 2018 Riccardo Fucile
MENTRE IN ITALIA I SENZATETTO VENGONO ABBANDONATI A SE STESSI
E’ nato ad Edimburgo, in Scozia, il primo Homeless village del mondo. 
Sorge su un terreno donato dal comune e può contare su 11 case appositamente costruite per ospitare i senzatetto.
Il progetto della onlus Social Bite vuole creare una comunità stabile e solidale per 20 persone, per i prossimi 12-18 mesi. Se ne parla in un articolo di Ronnie Convery pubblicato dalla rivista Scarp de’ tenis.
L’idea è che questo ambiente possa aiutare le persone a prepararsi a vivere in alloggi permanenti e che sia una soluzione più valida rispetto agli ostelli, ai rifugi e ai B&B. Entusiasta il co-fondatore di Social Bite, Josh Little-John, come si legge nell’articolo: “Quello che stiamo facendo al Village sta diventando un’alternativa praticabile ai modelli di alloggi temporanei che sono stati adottati finora per i senzatetto”.
L’Homeless village sarà dunque un ambiente comunitario, protetto e organizzato dove lo staff dell’associazione Cyrenians incoraggerà le persone a sostenersi a vicenda per costruire un futuro più felice, in un luogo fatto di sicurezza e speranza.
Il progetto, spiega Josh nell’articolo, fa parte di una rete di soluzioni pensate per risolvere il problema dei senza dimora e si affiancherà ad un programma di housing first che prevede nei prossimi 18 mesi la realizzazioni di 800 alloggi tradizionali in cinque città scozzesi.
(da Globalist)
argomento: povertà | Commenta »
Giugno 26th, 2018 Riccardo Fucile
INVECE CHE RECUPERARE 120 MILIARDI DI EVASIONE FISCALE, IL GOVERNO RAZZIGRILLINO PENSA A FARE CONDONI
Le persone che vivono in povertà assoluta in Italia superano i 5 milioni nel 2017. 
È il valore più alto registrato dall’Istat dall’inizio delle serie storiche, nel 2005. Le famiglie in povertà assoluta sono stimate in 1 milione e 778mila e vi vivono 5 milioni e 58 mila individui.
L’incidenza della povertà assoluta è del 6,9% per le famiglie (era 6,3% nel 2016) e dell’8,4% per gli individui (da 7,9%).
Entrambi i valori sono i più alti della serie storica.
L’aumento della povertà assoluta colpisce soprattutto il Mezzogiorno dove vive in questa condizione oltre uno su dieci. L’incidenza stimata dall’Istat, nel Sud Italia, sale da 8,5% nel 2016 a 10,3% nel 2017, per le famiglie, e da 9,8% a 11,4% per gli individui.
Il peggioramento riguarda soprattutto chi vive nelle città principali, i comuni centro di area metropolitana, (da 5,8% a 10,1%) e nei comuni di minori dimensioni, fino a 50 mila abitanti (da 7,8% a 9,8%).
E pensare che basterebbe destinare un sesto delle tasse evase in Italia, ovvero 20 dei 120 miliardi, per garantire un reddito di sopravvivenza a milioni di italiani.
E invece fanno i condoni fiscali.
(da agenzie)
argomento: povertà | Commenta »
Giugno 17th, 2018 Riccardo Fucile
10.607 SONO LE MENSE E I CENTRI DI DISTRIBUZIONE, 197 GLI ENTI CHE DANNO AIUTO… IN PRIMA FILA LA CHIESA PERCHE SE ASPETTATE INIZIATIVE DELLA POLITICA POTETE MORIRE DI FAME
10.607 strutture periferiche (mense e centri di distribuzione) promosse da 197 enti caritativi impegnate 
La punta dell’iceberg della situazione di disagio in cui si trovano molte famiglie sono i 2,7 milioni di persone che in Italia nel 2017 sono state addirittura costrette a chiedere aiuto per il cibo da mangiare.
È quanto emerge dal rapporto Coldiretti ‘La povertà alimentare e lo spreco in Italia’, presentato alla giornata conclusiva del Villaggio della Coldiretti ai Giardini Reali di Torino con un impegno anche nella solidarietà e un focus sugli sprechi alimentari ed i consigli e le ricette dal vivo degli agrichef per valorizzare gli avanzi con la cucina del giorno dopo.
Ad avere problemi per mangiare sono dunque — sottolinea la Coldiretti — oltre la meta’ dei 5 milioni di residenti che, secondo l’Istat, si trovano in una condizione di povertà assoluta.
Nel 2017, circa 2,7 milioni di persone hanno beneficiato degli aiuti alimentari attraverso l’accesso alle mense dei poveri o molto più frequentemente con pacchi alimentari che rispondono maggiormente alle aspettative dei nuovi poveri (pensionati, disoccupati, famiglie con bambini) che per vergogna prediligono questa forma di aiuto piuttosto che il consumo di pasti gratuiti nelle strutture caritatevoli.
Infatti, spiega Coldiretti, sono appena 114mila quelli che si sono serviti delle mense dei poveri a fronte di 2,55 milioni che invece hanno accettato l’aiuto dei pacchi di cibo sulla base dei dati sugli aiuti alimentari distribuiti con i fondi Fead attraverso dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea).
Tra le categorie più deboli degli indigenti si contano — continua la Coldiretti — 455mila bambini di età inferiore ai 15 anni, quasi 200mila anziani sopra i 65 anni e circa 100mila senza fissa dimora.
Contro la povertà si attiva la solidarietà con molte organizzazioni attive nella distribuzione degli alimenti, dalla Caritas Italiana al Banco Alimentare, dalla Croce Rossa Italiana alla Comunità di Sant’Egidio.
E si contano ben 10.607 strutture periferiche (mense e centri di distribuzione) promosse da 197 enti caritativi impegnate nel coordinamento degli enti territoriali ufficialmente riconosciute dall’Agea che si occupa della distribuzione degli aiuti.
Di fronte a questa situazione di difficoltà sono molti gli italiani attivi nella solidarietà , a partire da Coldiretti e Campagna Amica che dal Villaggio #stocoicontadini di Torino hanno lanciato per la prima volta l’iniziativa della ‘spesa sospesa’ a favore della Caritas.
Si tratta della possibilità di fare una donazione libera presso i 150 banchi del mercato per fare la spesa a favore dei più bisognosi.
In pratica, si mutua l’usanza campana del ‘caffè sospeso’, quando al bar si lascia pagato un caffè per il cliente che verrà dopo. In questo caso — spiega la Coldiretti — frutta, verdura, formaggi, salumi e ogni tipo di genere alimentare raccolto vengono consegnati alla Caritas che si occupa della distribuzione alle famiglie in difficoltà .
“In un’occasione di incontro tra campagne e città come è il Villaggio Coldiretti non potevamo non pensare a chi in questo momento vive grandi sofferenze a causa della crisi economica che ha colpito duramente soprattutto le fasce più deboli della popolazione- ha dichiarato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo- è però necessario intervenire anche a livello strutturale per rompere questa spirale negativa aumentando il reddito disponibile di chi oggi vive sotto la soglia di povertà ”.
(da agenzie)
argomento: povertà | Commenta »