Luglio 2nd, 2012 Riccardo Fucile
SI AVVALEVANO DI DIPENDENTI ASSUNTI DA SOCIETA’ COMPIACENTI PER OTTENERE COMMESSE A PREZZI RIBASSATI… SOTTRATTI AL FISCO 23 MILIONI NELLA TERRA DEL SASSOFONISTA, POI DICONO DEL SUD
Utilizzavano centinaia di lavoratori, formalmente assunti da altre società compiacenti che non
pagavano nè contributi nè imposte, per adempiere alle commesse che si aggiudicavano in tutto il Nord Italia a prezzi molto competitivi.
Una maxi frode contributiva e fiscale è stata scoperta dagli uomini della guardia di finanza di Gallarate (Varese).
A seguito di una complessa indagine coordinata dalla Procura di Busto Arsizio (Varese), hanno denunciato 11 imprenditori, individuato oltre 1.400 lavoratori irregolari, scoperta un’evasione per 23 milioni di euro e sequestrato agli imprenditori responsabili della frode beni per oltre 4 milioni di euro, tra cui ville e yacht.
E questo non accade nel profondo Sud, ma nella patria di Maroni e Reguzzoni, per dare un colpo al cerchio (magico) e uno alla scopa.
Forse qualcuno farebbe bene a guardare a casa propria.
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Giugno 30th, 2012 Riccardo Fucile
SFONDATE LE RETI DAVANTI ALL’ALLEVAMENTO, ORGANIZZATO UN PRESIDIO PER DUE SETTIMANE… CARCASSE DI 450 ANIMALI MAI REGISTRATI E ACQUE CONTAMINATE: PER LE AUTORITA’ DI CONTROLLO VA BENE COSI’
Nemmeno Caronte ferma gli attivisti anti Green Hill. Nonostante i quasi 40
gradi previsti, a Montichiari sono arrivate oltre 3000 persone da tutta Italia: chiedono, per l’ennesima volta, la chiusura dell’allevamento lager che cresce 2500 beagle l’anno da destinarsi ai laboratori farmaceutici.
Tra loro anche la cantante Anna Oxa, vegana convinta: «Se vogliamo iniziare a cambiare il sistema dobbiamo iniziare da qui. I lager riservati alle persone sono già esistiti, non è giusto che debbano rimanere per gli animali».
Gli attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill hanno organizzato un accampamento alla base del colle San Zeno (che ospita l’allevamento contestato).
Il presidio pacifico durerà fino al 15 luglio.
Diversi gli attivisti che si accamperanno con le tende, in una vera e propria vacanza antivivisezione. «L’ennesima iniziativa per portare l’attenzione sulla legge anti-sperimentazione ferma in Senato da troppo tempo» dichiara Sara, una dei leader degli animalisti.
TERREMOTATI IN CORTEO
Simbolica la presenza di un gruppo di sfollati delle aree terremotate dell’Emilia. Nonostante i mille problemi da affrontare hanno deciso di non esserci, per «solidarizzare» con la causa animalista.
Il corteo è partito poco prima delle 16 dal Palageorge in via Falcone, sfilando poi per il centro storico, la piazza del municipio, mentre è stato vietato avvicinarsi all’allevamento di beagle, visto il blitz del 28 aprile che ha portato all’arresto di 13 attivisti, «colpevoli» di aver liberato 70 cani.
Ma poco prima delle 18 centinaia di manifestanti hanno tagliato la rete di recinzione dei campi di fronte all’allevamento, avvicinandosi al canile.
L’idea di un piccolo gruppo è quella di tentare un altro blitz.
SALE LA TENSIONE
Tra gli attivisti è palpabile la tensione: nonostante una decina di manifestazioni organizzate nell’ultimo anno a Montichiari a Milano, Roma, ma anche nelle principali capitali europee, l’allevamento di proprietà della multinazionale Marshall funziona come se nulla fosse.
Molta rabbia ha suscitato la registrazione di una telefonata di un dipendente di Green Hill (messa in rete dagli attivisti) che parla della necessità «di sopprimere i cani inadatti prima che arrivi l’anagrafe canina».
LA LEGGE FERMA IN SENATO
La commissione di Palazzo Madama non ha ancora votato la discussa legge che vieterebbe l’allevamento -sul suolo italiano – di cani, gatti e primati da destinarsi ai laboratori.
SPUNTANO I VERBALI DELLE ISPEZIONI DELLA ASL “MORTI CENTINAIA DI ANIMALI”
A far luce su quello che accade nella struttura di Montichiari – dove vengono allevati fino a 2.500 beagle destinati alla sperimentazione – sono in realtà una serie di documenti ufficiali dell’Asl di Brescia.
Si tratta di verbali finora sconosciuti (Repubblica ne è entrata in possesso e li pubblica per la prima volta) nei quali si dà conto di ispezioni effettuate dai funzionari dell’azienda sanitaria. Risultato: centinaia di cani morti.
Altrettanti detenuti abusivamente. Carcasse animali mai identificate e acque contaminate.
Lo spaccato più sconcertante che viene a galla riguarda proprio i decessi dei cani – spesso non registrati all’Anagrafe canina – e avvenuti in circostanze tutt’altro che chiare. Centosessanta cani morti nei cinque capannoni tra 2009 e 2010.
Cinquanta in un solo mese.
Stando alle carte dell’Asl, si scopre non solo che nei libri obbligatori i beagle che smettono di vivere sono dei fantasmi; ma che negli stessi registri non vi è traccia – in più periodi – nè di 450 cani detenuti – a questo punto abusivamente – nè di esemplari ceduti ad aziende che collaborano con Green Hill.
“Errori di distrazione”, li definiscono i responsabili del servizio veterinario.
Il che, adesso, solleva dubbi anche sulle ragioni per cui le stesse verifiche non siano mai state rese pubbliche.
Nei capannoni dell’allevamento sono state rilevate inoltre “carcasse non identificate” (verbale del 31 maggio 2010), “temperature ambientali non a norma” (così scrive il ministero della Salute) e “presenza di acqua contaminata” (relazione marzo 2012).
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Giugno 29th, 2012 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEGLI ANIMALISTI: UN DIPENDENTE REGISTRATO MENTRE PARLAVA DELLA ELIMINAZIONE DEI BEAGLE INADATTI ALLA SPERIMENTAZIONE
«..Sì è meglio che li sopprimo adesso perchè altrimenti vanno nell’anagrafe canina…». 
A parlare, registrato a sua insaputa, sarebbe un operaio al telefono che lavora dentro Green Hill.
Sembra materializzarsi il terrore di tanti attivisti.
Che i cani vengano soppressi perchè “inadatti” per i laboratori.
«Perchè troppo grandi o troppo piccoli, perchè non rispettano lo standard imposto dalle aziende farmaceutiche», spiega Sara D’Angelo, storica attivista del coordinamento Fermare Green Hill.
Il coordinamento sostiene che «questa è la prova che i cani vengono soppressi senza reali motivi sanitari», cioè per gravi malattie.
E questo sarebbe illegale, come la pratica — se sarà confermata — che a praticare l’eutanasia non sono solo i veterinari, ma anche gli operai.
«Li sopprimo adesso perchè altrimenti vanno nell’anagrafe canina».
Anche questo passaggio della registrazione — secondo gli attivisti — «dimostra l’esistenza di cani “fantasma”, uccisi o venduti prima dell’iscrizione, ma formalmente inesistenti».
A consegnare la registrazione un ex dipendente che quei cani li ha visti con i suoi occhi.
Un’attivista del coordinamento Fermare Green Hill è sicura. «E’ una fonte attendibile, l’ho conosciuto, è un’ex dipendente».
L’azienda di Montichiari invece respinge qualsiasi accusa e si trincera dietro l’archiviazione del fascicolo d’indagine della procura di Brescia.
«Ha dimostrato che era tutto regolare», spiegano. L’azienda che alleva beagle da laboratorio ritiene che sia falso anche un altro documento, stavolta cartaceo, mostrato dal coordinamento Fermare Green Hill sul proprio sito.
Si tratta di un elenco di animali (compresi primati) da vendere ad aziende farmaceutiche e altri clienti di tutta Europa.
Tra le «specifications» (il testo è scritto in inglese) c’è la parola «debark», che letteralmente significa «impedire il latrato», tradotto con «tagliare le corde vocali».
Si tratta di una pratica che «vietata in Europa. Non ci appartiene e su quel foglio non c’è il nostro nome», si difende Green Hill.
Intanto tra pochi giorni si vota la legge in Commissione al Senato e molti sono preoccupati. Per questo sabato è stata indetta una nuova manifestazione.
(da “Il Corriere della Sera”)
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Giugno 27th, 2012 Riccardo Fucile
LE DICHIARAZIONI DEL CAPOGRUPPO PDL: “SE CI VOLETE FAR STARE QUI FINO AL 13 AGOSTO POI VI TROVATE UN’ALTRA MAGGIORANZA”… IRONIA, RABBIA E INDIGNAZIONE DEI CITTADINI
E’ già stata soprannominata “la perla di Cicchitto”. Poche parole, rivolte dal capogruppo del
Pdl alla Camera al ministro dei rapporti con il Parlamento, Piero Giarda. “Io ve lo dico, se ci volete far stare qui fino al 13 agosto, sono problemi vostri…”.
E il problema è che, poi, “ve la dovete trovare da soli una maggioranza”.
Così parlò Cicchitto. E in rete queste dichiarazioni non passano inosservate.
L’importanza di far fronte crisi economica, la continua richiesta di sacrifici, il senso di responsabilità per la tenuta del Paese.
E tutto ciò che sembra assente nelle parole dell’esponente del Popolo delle Libertà , diventa l’argomento per lanciare l’ennesima critica a “una casta che non fa altro che pensare ai propri interessi”.
In principio, l’incredulità : “Ma come, Cicchitto vuole fare le ferie ad agosto altrimenti il governo salta. Ma in che Paese siamo?”.
Poi la rabbia: “Migliaia di persone che vivono in mezzo alle macerie, il lavoro che manca, la crisi economica che ormai non fa dormire più nessuno. Poi la sanità , la scuola, le pensioni. E questi pensano alle loro ferie”.
Ancora: “Io non so che dire: rischiamo di avere la prima crisi di governo causa ferie. Non è possibile”, “Si vergognino: non passa giorno senza una richiesta di sacrifici, non smettono di chiedere l’impegno di tutti. E poi noi in città e loro a fare le loro vacanze dorate”.
Non manca chi sottolinea: “Il punto odioso è un altro: Cicchitto e compagnia bella, le vacanze, le fanno con i nostri soldi. Il loro stipendio lo paghiamo noi attraverso le tasse”.
C’è chi prova a dare consigli al sottosegretario Polillo: “A proposito di spending review, ma non è che potete tagliare Cicchitto?”.
Poi l’ironia, amara: “Però, forse ha ragione: lavorano tutto l’anno, sono alla Camera che difendono i nostri interessi, non smettano mai di impegnarsi per noi. Qualche giorno di mare spetta anche a loro. Sono sconcertato…”.
Poi: “In effetti deve riposarsi per le stupidaggini che spara ogni giorno”.
Ancora: “Io una cosa da dire a Cicchitto l’avrei. Ma è meglio che non la scrivo”.
E il flusso di post e commenti è inarrestabile: “Periodo di crisi, tempo di sacrifici, per molti ma non per tutti. Ecco che arriva il duro monito del capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto: nessuno tocchi le nostre ferie. Ma andate a casa…”.
Poi: “Caro Fabrizio, vada pure in ferie. E ci resti per un bel po’ di tempo”.
Infine: “E poi dicono che l’antipolitica la fanno i cittadini. Siete il peggiore esempio di democrazia e rispetto della costituzione che il popolo italiano abbia mai avuto”.
Carmine Saviano
(da “La Repubblica“)
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Giugno 24th, 2012 Riccardo Fucile
IL LEADER TIBETANO A MIRANDOLA PER ESPRIMERE SOLIDARIETA’ ALLA POPOLAZIONE E’ STATO ACCOLTO CON ENTUSIASMO… DONA ALTRI 50.000 DOLLARI ALLA CROCE ROSSA: “VOGLIO AIUTARE”
Lo hanno atteso sotto il sole. 
Centinaia di persone volevano stringergli le mani e lui non si è sottratto.
Il Dalai Lama è arrivato nelle zone del terremoto in Emilia Romagna. La guida spirituale dei buddisti ha fatto tappa a Mirandola, dove è entrato nella zona rossa e ha salutato gli sfollati ospitati nel campo Friuli.
Poi una preghiera speciale per le vittime del sisma.
Il Dalai Lama, ha incontrato questa mattina alcuni terremotati a Mirandola, nel modenese. Verso mezzogiorno, accompagnato dal presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani e del sindaco di Mirandola Maino Benatti, il leader religioso del Tibet si è recato nella tendopoli gestita dalla Protezione civile del Friuli.
«Ero a Udine quando ho sentito del terremoto nella vostra zona – ha detto il Dalai Lama – Molte persone sono morte, ci sono state diverse distruzioni anche di industrie e sapendo di non poter fare nulla” fisicamente in quel momento ho fatto una preghiera per tutti voi. Alla prima occasione di poter venire a salutarvi sono venuto».
Poi rivolgendosi agli sfollati ha sottolineato: “Vedendo questa distruzione ho provato profondo dispiacere. In passato ho visitato altri posti dove ci sono stati disastri naturali e ho sempre convinto le persone a pensare al futuro».
Il Dalai Lama ha annunciato che donerà altri 50.000 dollari alle popolazioni terremotate: «Non era giusto venire a mani vuote in un posto colpito da questo disastro. Prego per voi, dovete costruire il futuro», ha aggiunto il leader tibetano.
Già al momento dell’annuncio della visita a Mirandola, lo staff del Dalai Lama aveva reso nota una prima donazione di 50.000 dollari alla Croce Rossa dell’Emilia-Romagna per le operazioni di soccorso.
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Giugno 20th, 2012 Riccardo Fucile
NEL 2011 UN MILIONE DI PERSONE SONO FUGGITE DA FAME, POVERTA’ O GUERRA NEI LORO PAESI… SECONDO IL RAPPORTO DELL’ALTO COMMISSARIATO DELLE NAZIONI UNITE PER I RIFIUGIATI, L’ITALIA OSPITA UN DECIMO DELLE PERSONE CHE VENGONO ACCOLTE IN GERMANIA E CONTINUA A NON RISPETTARE LE NORME INTERNAZIONALI
Mai così tanti rifugiati dall’inizio del secolo. 
E l’attuale governo italiano dice Barbara Boldirni, portavoce Unhcr , “non ha preso le distanze dalla pratica dei respingimenti dopo la condanna della Corte Europea per i diritti umani”.
Nel 2011 sono state 800mila le persone costrette ad abbandonare il proprio Paese.
Il numero più alto dal 2000.
Dal rapporto annuale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), che fornisce la mappatura delle migrazioni forzate provocate dalle crisi umanitarie in tutto il globo, emergono dati sconfrotanti.
“Il 2011 ha visto sofferenze di dimensioni memorabili”, ha detto l’Alto commissario Antonio Guterres, “Il fatto che così tante vite siano state sconvolte in un periodo di tempo così breve implica enormi costi personali per tutti coloro che ne sono stati colpiti. Possiamo solo essere grati del fatto che nella maggior parte dei casi il sistema internazionale atto a proteggere queste persone sia rimasto saldo e che le frontiere siano rimaste aperte. Questi sono tempi difficili”.
Tra nuove e vecchie crisi, alla fine del 2011, in tutto il mondo vi erano in totale 42,5 milioni di persone tra rifugiati (15,2 milioni), sfollati interni (26,4 milioni) o persone in attesa di una risposta in merito alla loro domanda d’asilo (895.000).
La cifra complessiva è però inferiore all’anno precedente quando i migranti forzati erano 43,7 milioni.
Questo calo può essere spiegato con l’alto numero di sfollati rientrati nelle proprie case, 3,2 milioni, la cifra più alta da oltre un decennio.
E dopo un calo costante iniziato nel 2004 anche i rimpatri volontari dei rifugiati hanno fatto registrare un incremento: sono stati 530mila, più del doppio rispetto ai dodici mesi precedenti, ma ancora la terza cifra più bassa degli ultimi dieci anni.
A livello globale le tendenze più preoccupanti emergono proprio se si confrontano i dati del 2011 con quelli dell’ultimo decennio: nell’Africa sub-sahariana, per esempio, il numero dei rifugiati aveva fatto registrate un calo costante dal 2001 al 2009.
Negli ultimi due anni c’è stata invece un’inversione di tendenza.
Alla fine del 2011 nella regione i rifugiati erano 2,7 milioni, circa mezzo milione in più rispetto all’inizio dell’anno.
A questo fenomeno hanno contribuito inizialmente le violenze politiche in Costa d’Avorio, seguite dal conflitto in Libia e da altre crisi in Sudan e Somalia.
Complessivamente l’Afghanistan si conferma il Paese d’origine del maggior numero di rifugiati (2,7 milioni), seguito da Iraq (1,4 milioni), Somalia (1,1 milioni), Sudan (500.000) e Repubblica Democratica del Congo (491.000).
Contrariamente a quanto si possa pensare la maggior parte dei rifugiati trova ospitalità nei Paesi in via di sviluppo, con le 48 nazioni più povere del mondo che garantiscono accoglienza a 2.3 milioni di rifugiati.
Questo soprattutto perchè la stragrande maggioranza cerca rifugio nei Paesi limitrofi.
Su tutti spicca il Pakistan che accoglie 1,7 milioni di rifugiati. Iran e Siria completano il podio. Tra i Paesi industrializzati il primo Paese è la Germania, dove hanno trovato ospitalità 571mila rifugiati.
L’Italia accoglie in totale 58mila rifugiati, meno di uno ogni mille abitanti contro un rapporto di sette a mille fatto registrare in Germania o di tre, quattro a mille in Francia, Paesi Bassi e Regno Unito.
Nel 2011, per effetto della Primavera araba, le domande d’asilo sono state oltre 34mila, con un incremento del 240 per cento rispetto all’anno precedente.
“Nel 2010 sono state presentate 10mila domande di asilo, ben al di sotto della media Europea”, spiega Boldrini “era un effetto delle politiche restrittive e dei respingimenti nel mar Mediterraneo, la via dell’asilo. Nello stesso anno la Francia ha ricevuto 44mila domande. Questo nonostante da noi ci si sia spesso lamentati dello scarso impegno europeo. Lo scorso anno i numeri sono tornati in linea con quelli del resto d’Europa. Bisogna tuttavia sottolineare — continua — come la Francia abbia ricevuto nello stesso periodo 52mila domande e la Germania, 45mila.
“Nei primi mesi del 2012 gli arrivi — spiega Boldrini — sono stati invece circa duemila. Si ha però notizia di molte persone, soprattutto somali ed eritrei, in attesa di poter partire, ma impossibilitati a farlo e bloccati sull’altra sponda del mare. Ci sono state anche differenze nell’atteggiamento dell’attuale governo confrontato con quello precendente? Abbiamo assistito a un cambio nel linguaggio e nel modo di affrontare la questione nel discorso pubblico”, conclude la portavoce dell’Unhcr “tuttavia l’attuale esecutivo non ha preso le distanze dalla pratica dei respingimenti dopo la condanna della Corte europea per i diritti umani. E Lampedusa continua a essere dichiarata porto non sicuro, misura altamente discriminatoria perchè riservata ai soli migranti. Inoltre tale provvedimento indebolisce l’intero sistema dei salvataggi in mare. Non essendo infatti più prevista la possibilità di attraccare a Lampedusa, l’effettiva capacità di soccorrere della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza viene compromessa dalla distanza necessaria per raggiungere Porto Empedocle, il che comporta almeno 7-8 ore aggiuntive di navigazione.”
Andrea Pira
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 19th, 2012 Riccardo Fucile
RAPPORTO EINAUDI-INTESA: OLTRE IL 46% COMINCIA A INTACCARE RISERVE E PATRIMONIO
È un numero da minimo storico (da quando sono partite le statistiche) quello del risparmio italiano
alle prese con la crisi: soltanto il 38,7% delle famiglie riesce ormai a mettere da parte qualcosa, contro il 47,2% di appena un anno fa.
E quasi la metà degli italiani (46,2%) ha iniziato a intaccare il proprio patrimonio.
Il resto, evidentemente, è rappresentato da chi spende esattamente quanto guadagna.
È la fotografia scattata dall’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2012, realizzata da Intesa Sanpaolo e dal Centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi.
Un sondaggio Doxa ha intervistato 1.053 capifamiglia tra gennaio e febbraio di quest’anno: due mesi, tra l’altro, in cui le aste di lungo termine della Bce sembravano aver ridato un po’ di fiducia ai mercati. Prima, però, della nuova ondata primaverile di vendite.
Secondo lo studio, il 24,3% degli intervistati si è messo alla ricerca di un nuovo lavoro o di una seconda fonte di entrate, e i più colpiti dalla crisi sono i ventenni, le donne, gli esercenti e gli artigiani.
Inoltre, il 55% di intervistati dice di avere sfiducia nelle istituzioni per quanto riguarda la loro capacità di difendere il risparmio.
Cambiano poi anche le motivazioni del risparmio.
Scende l’acquisto della casa: valeva il 25,7% nel 2004, il 16,2% nel 2007, il 12,7% nel 2011 e cala ulteriormente ad appena il 5,5% nel 2012 (il mattone resta comunque l’investimento che si guadagna il maggior numero di risparmiatori soddisfatti). Toccano invece il massimo le motivazioni ereditarie o di trasferimento di parte della ricchezza ai figli: il 19,5 per cento risparmia per aiutarli, pagar loro gli studi o lasciare un’eredità .
Quanto alle pensioni, la riforma previdenziale è in parte accettata (il 49,5% pensa che sia giusto lavorare più a lungo) ma il 48,9% dichiara che è sbagliato cambiare le regole troppo spesso.
E i giudizi positivi sono più frequenti tra i giovani.
Che comunque sono pessimisti (o realisti, a seconda del punto di vista): il 43,1% si aspetta una pensione pari o inferiore a 1.000 euro al mese e solo il 9,6% ritiene che sarà superiore a 1.500 euro.
Il saldo tra i giudizi di sufficienza e insufficienza del proprio reddito, che aveva toccato il picco (71,7%) nel 2002–l’anno dell’arrivo dell’euro nelle nostre tasche– scende ora al minimo storico (45,7%).
Nel 2011, inoltre, raggiunge il picco (12,5%, vale a dire uno su otto) la quota di chi guadagna un reddito del tutto insufficiente al mantenimento del proprio tenore di vita. Mentre solo il 15,2% degli intervistati dichiara di non avere avuto alcun impatto dalla crisi.
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Giugno 17th, 2012 Riccardo Fucile
E SULLA TRATTATIVA STATO-MAFIA: “ALCUNI POTENTI NON HANNO SALVATO NEPPURE LA DIGNITA”… LA FRASE DI PAOLO: “NON E’ IL RUOLO CHE FA GRANDE GLI UOMINI, E’ L’AUTOREVOLEZZA DEGLI UOMINI CHE FA GRANDE IL RUOLO”
Agnese Piraino Borsellino non è donna dalla parola leggera. 
È abituata a pesarle le parole prima di pronunciarle, ma non a calcolarne la convenienza.
È una donna attraversata dal dolore che il dolore non ha avvizzito.
I suoi occhi brillano ancora. E ancora hanno la forza per guardare in faccia una verità aberrante che non sfiora la politica e le istituzioni.
Una donna che trascorre il suo tempo con i tre figli e i nipotini, uno dei quali si chiama Paolo Borsellino.
Le siamo grati di aver accettato di incontrarci all’indomani delle ultime notizie sulla trattativa Stato-mafia iniziata nel 1992, che ha portato alla strage di via D’Amelio, di cui ricorre il ventennale il 19 luglio, e alle altre bombe.
In un’intervista al Fatto l’11 ottobre 2009, Agnese disse: “Sono una vedova di guerra e non una vedova di mafia” e alla domanda: “Una guerra terminata con la strage di via D’Amelio? ”, rispose: “No. Non è finita. Si è trasformata in guerra fredda che finirà quando sarà scritta la verità ”.
A distanza di tre anni quella verità , al di là degli esiti processuali, è divenuta patrimonio collettivo: la trattativa Stato-mafia c’è stata. Sono indagati, a vario titolo, ex ministri come Conso e Mancino, deputati in carica come Mannino e Dell’Utri. Lei che ha vissuto accanto a un uomo animato da un senso dello Stato così profondo da anteporlo alla sua stessa vita, cosa prova oggi?
Le rispondo cosa non provo: non provo meraviglia in quanto moglie di chi, da sempre, metteva in guardia dal rischio di una contiguità tra poteri criminali e pezzi dello Stato, contiguità della quale Cosa Nostra, ieri come oggi, non poteva fare a meno per esistere.
Non la meraviglia neppure che probabilmente anche alte cariche dello Stato sapessero della trattativa Stato-mafia, come si evince dalla telefonata di Nicola Mancino al consigliere giuridico del presidente della Repubblica, Loris D’Ambrosio, in cui chiede di parlare con Giorgio Napolitano e dice: “Non lasciatemi solo, possono uscire altri nomi” (tra cui Scalfaro)? Come dire: le persone sole parlano di altre persone?
Questo mi addolora profondamente, perchè uno Stato popolato da ricattatori e ricattati non potrà mai avere e dare nè pace nè libertà ai suoi figli. Ma ripeto, non provo meraviglia: mio marito aveva capito tutto.
Lei descrive i cosiddetti smemorati istituzionali, coloro che hanno taciuto o che hanno ricordato a metà , come “uomini che tacciono perchè la loro vita scorre ancora tutta dentro le maglie di un potere senza il quale sarebbero nudi” e disse di provare per loro “una certa tenerezza”. La prova ancora, o ritiene che abbiano responsabilità così grandi da non poter essere nè compianti nè perdonati?
Non perdono quei rappresentanti delle istituzioni che non hanno il senso della vergogna, ma sanno solo difendersi professandosi innocenti come normalmente si professa il criminale che si è macchiato di orrendi crimini. Alcuni cosiddetti “potenti”, ritenuti in passato intoccabili, hanno secondo me perso in questa storia un’occasione importante per salvare almeno la loro dignità e non mi meraviglierei se qualche comico li ridicolizzasse.
Paolo Borsellino ai figli ripeteva spesso: imparate a fare la differenza umanamente, non è il ruolo che fa grandi gli uomini, è la grandezza degli uomini che fa grande il ruolo. Mai parole appaiono più vere alla luce dell’oggi.
Il posto, il ruolo, non è importante, lo diventa secondo l’autorevolezza di chi lo ricopre. Oggi mio marito ripeterebbe la stessa espressione con il sorriso ironico che lo caratterizzava.
Signora, perchè ha raccontato ai magistrati di Caltanissetta solo nel 2010, dopo 18 anni, che suo marito le aveva confidato che l’ex comandante del Ros, il generale Antonio Subranni, era in rapporto con ambienti mafiosi e che era stato “punciutu”?
Potrebbe apparire un silenzio anomalo, ma non lo è. I tempi sono maturati successivamente e gli attuali magistrati di Caltanissetta, cui ancora una volta desidero manifestare la mia stima e il mio affetto, sanno le ragioni per le quali ho riferito alcune confidenze di mio marito a loro e soltanto a loro.
Sta dicendo che ha ritenuto di non poter affidare quella confidenza così sconvolgente alla Procura di Caltanissetta fino a che è stata diretta da Giovanni Tinebra?
Il primo problema che mi sono posta all’indomani della strage è stato di proteggere i miei figli, le mie condotte e le mie decisioni sono state prevalentemente dettate, in tutti questi lunghi anni, da questa preoccupazione.
Il pm Nico Gozzo all’indomani della dichiarazione del generale Subranni, che l’ha definita non credibile con parole che per pudore non riportiamo, ha fondato su Facebook il gruppo: ”Fraterno sostegno ad Agnese Borsellino”. Un fiume di adesioni, lettere commoventi, fotografie, dediche struggenti. Come lo racconterebbe a suo marito in un dialogo ideale?
Caro Paolo, l’amore che hai sparso si è tradotto anche in tantissime lettere affettuose, prive di retorica e grondanti di profondi sentimenti, che ho avuto l’onore di ricevere perchè moglie di un grande uomo buono.
Dove trova la forza una donna che ha toccato il dolore per la perdita del suo più grande amore e ora deve sopportare anche il dolore per una verità che fa rabbrividire?
Nel far convivere i sentimenti emotivi e la ragione, ho fatto prevalere quest’ultima in quanto mi ha dato la forza di sopportare il dolore per la perdita di un marito meraviglioso ed esemplare e per accettare una verità complessa, frutto di una società e di una politica in pieno degrado etico e istituzionale.
Sandra Amurri
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 16th, 2012 Riccardo Fucile
SLOGAN E STRISCIONI NELLA GIORNATA DI MOBILITAZIONE DEGLI ANIMALISTI PERCHE’ NON VI SIANO GOLPE IN COMMISSIONE SENATO
Ore dedicate ai sit-in e alle proteste a tutela degli animali nella capitale.
Da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni, i manifestanti sfilano contro la vivisezione chiedendo la chiusura di Green Hill, azienda di Montichiari (Brescia) che alleva cani beagle per i laboratori di vivisezione.
La manifestazione è organizzata da Occupy Green Hill e dal coordinamento antispecista del Lazio, e vede la partecipazione di più di 10 mila persone con oltre 30 i pullman giunti per l’occasione da numerose città italiane.
Al centro della polemica, l’inserimento nel nostro ordinamento del divieto di allevamento di cani, gatti e altri primati sul territorio nazionale per vivisezione, provvedimento attualmente allo studio della XIV Commissione del Senato. Secondo i manifestanti, il provvedimento sarebbe ostacolato da gruppi di pressione.
I ragazzi hanno portato cartelli con le scritte: “No a Green Hill, no alla vivisezione”, “Libertà per gli animali, libertà per gli esseri umani” intonando slogan come: “Tutti liberi” e “Allevarli per ammazzarli per farne cibo, vestiti, ma cos’è questo, ma cosa siamo? Vergogna”.
“Ci batteremo con forza affinchè Green Hill e tutti gli altri lager per animali vengano immediatamente chiusi” ha dichiarato il presidente dei Verdi Angelo Bonelli che oggi ha partecipato alla manifestazione con l’ex ministro del Turismo Michela Brambilla.
Stamane invece si è tenuto il presidio organizzato dal P. A. E. e supportato dai
militanti di Centopercentoanimalisti contro le botticelle a Roma.
La protesta è durato 90 minuti in piazza Santissimi Apostoli.
La decisione dei manifestanti è stata di attendere l’arrivo di Michela Brambilla, che aveva promesso un saluto, e poi l’annullamento della manifestazione anti botticelle.
Avvenuto l’incontro con la Brambilla, gli aderenti al PAE si sono recati alla manifestazione anti Green Hill in atto nella capitale, mentre i militanti di Centopercentoanimalisti, si sono diretti verso Piazza di Spagna, luogo solito di riunione delle botticelle.
Sciolto quindi il presidio, quattro militanti di Centopercentoanimalisti hanno deciso di protestare per le vie di Roma, alla “caccia” di botticelle, ma giunti a piazza Navona un vetturino non ha gradito la loro presenza aggredendone uno.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno fermato i militanti per una identificazione.
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