Febbraio 5th, 2012 Riccardo Fucile
DUE ALLARMI A VUOTO, LA LITE CON CASTAGNETTI CHE CHIEDEVA SPIEGAZIONI… SPESI NEL 2010 1,6 MILIONI DI EURO… ANCHE A PARISI NON FURONO FORNITI I DETTAGLI DELLE SPESE A BILANCIO
Come un mantra, Francesco Rutelli continua a ripetere che “non poteva sapere” cosa combinava il suo tesoriere con i bilanci della Margherita.
Perchè lui “non è un ragioniere” e quell’uomo, Luigi Lusi, “godeva di una stima generale e incondizionata” e “mai erano emersi anche solo indizi di una qualche irregolarità “.
Sarà .
E’ un fatto che, ora, almeno due testimoni, Arturo Parisi e Pierluigi Castagnetti, raccontano un’altra storia.
Utile a rileggere ancora una volta le voci più significative dei bilanci di esercizio del partito per gli anni 2008, 2009, 2010.
A provare che in almeno due circostanze, nel giugno del 2010 e nel giugno del 2011, Lusi fu a un passo dall’essere smascherato e trovò protezione politica nei maggiorenti di un partito che non esisteva più.
Ha racconto ieri ai pm Arturo Parisi: “Durante l’assemblea federale del 20 giugno 2011 al Nazareno per l’approvazione del bilancio di esercizio 2010, chiesi conto al tesoriere di come giustificava i 3 milioni e 800 mila euro di spese per propaganda politica, visto che il partito aveva cessato di esistere tre anni prima. Lusi mi rispose che con quei soldi era stata finanziata la campagna per le primarie nel Pd di Franceschini, candidato che proveniva dalla Margherita. Io obiettai che il tetto di spesa fissato dallo statuto era di 250 mila euro e chiesi ulteriori spiegazioni, che non ricevetti. Tanto che decisi di allontanarmi dall’assemblea e non partecipai al voto”.
Ma c’è di più: “Venni poi a sapere da Franceschini che quella spiegazione fornita da Lusi era un falso. Che lui, quei soldi, non li aveva ricevuti”.
Nell’estate del 2011, dunque, Lusi mente.
E – ricorda ancora Parisi – giustifica quella incongrua voce di spesa promettendo di fornire documenti che la giustifichino.
Documenti che non solo non produrrà mai, ma che nessuno di quanti ne avevano titolo, Francesco Rutelli (ex segretario politico), Enzo Bianco (presidente dell’assemblea federale), Giuseppe Bocci (presidente del comitato di tesoreria), gli solleciterà mai.
Cambia ora la scena.
Il luogo è sempre lo stesso (l’assemblea federale riunita al Nazareno per l’approvazione del bilancio), la data è precedente di un anno esatto, giugno 2010.
Questa volta c’è da votare il rendiconto per l’esercizio 2009 e a mangiare la foglia è Pierluigi Castagnetti.
Che così ricorda quella riunione: “Saremmo stati non più di una ventina. Tanto che posi prima un problema di numero legale e quindi di sostanza. La voce di spesa per la propaganda ammontava a poco meno di 7 milioni di euro. Un’enormità per un partito che non c’era più. Chiesi a Lusi di dettagliare quella voce e lui si inalberò. Mi disse che era nell’impossibilità di fornire quei dati. Io risposi che la sua risposta era inconcepibile. Ed avemmo un alterco importante. Annunciai allora il mio voto contrario sul bilancio. Cosa che feci, anche se ricordo che Bianco provò insistentemente e fino all’ultimo a convincermi di non farlo”.
In un’Assemblea federale che dorme da piedi, dunque, chi dimostra di tenere gli occhi aperti viene o allontanato (Parisi) o blandito (senza successo) per essere ricondotto a più miti consigli (Castagnetti).
Eppure, non ci vuole un “ragioniere” per accorgersi che nel triennio 2008-2010 almeno quattro significative voci di spesa del partito che non c’è più si muovono come sulle montagne russe e in modo assolutamente incongruo.
Il costo del “sito internet”, tanto per dire, passa dagli 86 mila euro del 2009, ai 533 mila del 2010.
Ma quel che è incredibile è che – sempre nel 2010 – la dissolta Margherita spende in “consulenze” 1 milione e 600 mila euro.
Duecentomila euro in più di quanto spende, in quello stesso anno il Pd, come risulta dal suo rendiconto finanziario ufficiale.
Dunque?
C’è una coincidenza temporale che può forse aiutare a comprendere il potere assoluto e libero da controlli sostanziali che Lusi esercitava sulla cassa di un partito dissolto, e la forza di ricatto politico che gliene derivava.
Nel 2009, Rutelli fonda l’Api.
Un partito senza cassa (non è ammesso ai rimborsi elettorali), ma assai generoso nell’organizzazione delle sue manifestazioni pubbliche.
A cominciare dagli happening in quel di Labro.
Lusi aprì forse i cordoni della borsa? E se si, in che misura?
E se lo fece, è questo che lo convinse che quel denaro che amministrava era diventata anche “roba” sua?
Carlo Bonini
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 4th, 2012 Riccardo Fucile
FLI PRESENTA DUE EMENDAMENTI PER NON FAR CHIUDERE L’ALLEVAMENTO DI GREEN HILL (N. 16.58) E PER NON RENDERE OBBLIGATORIO L’USO DI ANESTESIA (N. 16.59)… I TABULATI DELLE VOTAZIONI E L’INTERVENTO DI RAISI DIMOSTRANO UNA SCELTA DI CAMPO AUTOLESIONISTA, A FAVORE DELLA LOBBIE DELLE CASE FARMACEUTICHE
L’Aula della Camera dei Deputati ha approvato l’articolo 16 del Disegno di Legge Comunitaria
2011 che prevede i criteri vincolanti per l’obbligatorio recepimento della direttiva europea sulla vivisezione.
Pur non nell’ottica dell’abolizione della sperimentazione sugli animali, l’articolo prevede, fra l’altro, la chiusura degli allevamenti di cani, gatti e primati non umani, come “Green Hill”, obbliga all’uso di anestesia e analgesia, incentiva i metodi alternativi.
Diciamo un passo avanti rispetto all’asservimento che la politica ha dimostrato per decenni nei confronti delle grandi lobbie economiche rappresentate dalle case farmaceutiche.
Il dibattito in aula ha fatto emergere alcuni deputati pro vivisezione: dalla Binetti (Udc) a Farina Coscioni (Radicali), da Ileana Argentin (Pd), che ha poi votato in maniera opposta a quanto annunciato, a Polledri (Lega Nord): tutti a sostegno della validità ed inevitabilità della sperimentazione su animali, esprimendo posizioni basate su nozioni superficiali e totale assenza di preparazione scientifica.
Sono stati bocciati i pericolosissimi emendamenti Patarino-Raisi (Fli), presentati per non far chiudere gli allevamenti come Green Hill (emendamento n. 16.58) e per non far rendere obbligatorio l’uso anestesia e analgesia negli esperimenti sugli animali (emendamento n.16.59).
Questi ultimi due hanno raccolto rispettivamente solo 46 e 39 sì, meno di 30 astenuti (diversi dell’Idv), quasi 400 no.
Oggi è importante far conoscere chi fra gli oltre 470 deputati presenti in Aula ha votato a favore degli emendamenti per non far chiudere Green Hill (votazione n.27 della giornata) e per non rendere obbligatoria anestesia e analgesia nei test (votazione n.30 della giornata).
Questi i loro nomi come risulta dagli atti parlamentari che abbiamo verificato:
ABRIGNANI Pdl (“solo” a favore emendamento 30)
BARBARO Fli
BARBIERI Pdl
BERNARDINI Radicali (“solo” a favore emendamento 27)
BINETTI Udc (solo 27)
BONCIANI Udc (“solo” a favore emendamento 30)
BRAGANTINI Lega Nord (solo 30)
BRIGUGLIO Fli
BUONANNO Lega Nord (solo 27)
CARLUCCI Udc (“solo” a favore emendamento 27)
CASTIELLO Pdl (“solo” a favore emendamento 27)
CIMADORO Italia dei Valori (“solo” a favore emendamento 27)
COMAROLI Lega Nord (“solo” a favore emendamento 27)
CONSOLO Fli
CONTE GIORGIO Fli
CROSIO Lega Nord (“solo” a favore emendamento 30)
DAL LAGO Lega Nord
DELLA VEDOVA Fli
DI BIAGIO Fli
FARINA COSCIONI Radicali
FUGATTI Lega Nord
GALLI Pdl
GIRO Pdl (“solo” a favore emendamento 30)
GRANATA Fli
LO PRESTI Fli
MARROCU Pd (“solo” a favore emendamento 27)
MENIA Fli
MORONI Fli
MURO Fli
NAPOLI ANGELA Fli
NEGRO Lega Nord
NOLA Pdl (“solo” a favore emendamento 30)
ORSINI Popolo e Territorio
PAGLIA Fli
PATARINO Fli
PINI Lega Nord (“solo” a favore emendamento 27)
POLLEDRI Lega Nord
PORTAS Pd (“solo” a favore emendamento 30)
PROIETTI COSIMI Fli
RAISI Fli
ROSSI LUCIANO Pdl (“solo” a favore emendamento 27)
RUBEN Fli
RUVOLO Popolo e territorio (“solo” a favore emendamento 27)
SCANDEREBECH Fli
SIMEONI Pdl (“solo” a favore emendamento 30)
TEMPESTINI Pd (“solo” a favore emendamento 30)
TESTA NUNZIO F. Udc (“solo” a favore emendamento 27)
TOTO Fli
TURCO MAURIZIO Radicali
VALENTINI Pdl (“solo” a favore emendamento 27).
Complessivamente l’articolo 16 ha avuto, nella votazione finale, 380 sì, 20 no, 54 astenuti.
Commento del nostro direttore
Se vi sono momenti in cui è importante una scelta di campo per “segnare il cambiamento” e schierarsi dalla parte dei diritti civili, abbandonando la “becerodestra” di pidiellina e padagna memoria, possiamo affermare che Futuro e Libertà ha non solo perso una grande occasione, ma ha fatto un clamoroso autogol in termini elettorali.
La direttiva europea rappresenta una soluzione di compromesso, ma è un passo avanti rispetto a un passato dove tutto era consentito nei confronti di animali indifesi.
Dato che ci piace parlare documenti alla mano ecco il testo proposto alla Camera:
Art. 16.
(Princìpi e criteri direttivi per l’attuazione della direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010, sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici).
1. Ai fini dell’attuazione della direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010, sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, il Governo è tenuto a seguire, oltre ai princìpi e criteri direttivi di cui all’articolo 2 della presente legge, in quanto compatibili, anche i seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) garantire l’implementazione di metodi alternativi all’uso di animali a fini scientifici, destinando all’uopo congrui finanziamenti; formare personale esperto nella sostituzione degli animali con metodi in vitro e nel miglioramento delle condizioni sperimentali (principio delle 3R), anche tramite corsi di approfondimento all’interno di centri di ricerca e università , integrandone il piano di studi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica; assicurare l’osservanza e l’applicazione del principio delle 3R grazie alla presenza di un esperto in metodi alternativi e di un biostatistico all’interno di ogni organismo preposto al benessere degli animali e nel Comitato nazionale per la protezione degli animali usati a fini scientifici;
b) vietare l’utilizzo di scimmie antropomorfe, cani, gatti ed esemplari di specie in via d’estinzione a meno che non risulti obbligatorio in base a legislazioni o farmacopee nazionali o internazionali o non si tratti di ricerche finalizzate alla salute dell’uomo o delle specie coinvolte, condotte in conformità ai princìpi della direttiva 2010/63/UE, previa autorizzazione del Ministero della salute, sentito il Consiglio superiore di sanità ;
c) vietare l’allevamento di primati, cani e gatti destinati alla sperimentazione di cui alla lettera b) su tutto il territorio nazionale;
d) assicurare una misura normativa sufficientemente cautelare nei confronti degli animali geneticamente modificati, tenendo conto della valutazione del rapporto tra danno e beneficio, dell’effettiva necessità della manipolazione, dell’impatto che questa potrebbe avere sul benessere degli animali e valutando i potenziali rischi per la salute umana e animale e per l’ambiente;
e) vietare l’utilizzo di animali negli ambiti sperimentali di esercitazioni didattiche, ad eccezione dell’alta formazione dei medici e dei veterinari, e di esperimenti bellici;
f) vietare gli esperimenti che non prevedono anestesia o analgesia, qualora provochino dolore all’animale;
I punti importanti sono quelli c ed f ed è su questi che ha puntato la lobbie delle case farmaceutiche.
Tutto ci aspettavamo, salvo che proprio Fli al gran completo ne rappresentasse gli interessi, presentando due emendamenti tragici a firma Raisi-Patarino e votati pedissequamenti da una ventina di suoi deputati.
Primo emendamento 16. 58. Patarino, Raisi; al comma 1, sopprimere la lettera c) ovvero eliminare quanto segue: “vietare l’allevamento di primati, cani e gatti destinati alla sperimentazione di cui alla lettera b) su tutto il territorio nazionale”.
In pratica se fosse passato, l’emendamento avrebbe permesso che luoghi come Green Hill non solo potessero rimanere aperti, ma che si moltiplicassero. Tutto l’opposto della direttiva europea che sarebbe stata smentita.
Secondo emendamento 16. 59. Patarino, Raisi: al comma 1, lettera f), aggiungere, in fine, le parole:, “a meno che non risultino obbligatori sulla base di legislazioni o di farmacopee nazionali o internazionali”.
Mentre il testo originale era “f) vietare gli esperimenti che non prevedono anestesia o analgesia, qualora provochino dolore all’animale”, una formula secca che non ammetteva deroghe.
Si tratta di una scelta di campo, quella di Fli, che non condividiamo nel merito, ma ancor peggio nella forma che ne è seguita.
Di fronte allo sputtanamento di Fli di fronte all’opinione pubblica orchestrato dalla Brambilla, c’è chi ha voluto negare che gli emendamenti andassero interpretati come logica dice e chi ha negato di aver persino votato a favore.
La Brambilla fa il suo gioco, di che ci lamentiamo?
Avesse fatto lei una cazzata cosmica di questo genere, avremmo fatto altrettanto (e noi lo abbiamo denunciato quando piazzava amici e fidanzati nei vari Enti e Aci).
Troppo facile, caro Raisi, gridare al complotto delle autoreggenti.
Vuoi che ti ricordiamo cosa hai detto nel tuo intervento alla Camera, così si comprende meglio da che parte hai fatto schierare Fli?
Eccoti accontentato:
Signor Presidente, credo che l’onorevole Binetti abbia in parte anticipato anche le mie considerazioni. Credo che, purtroppo, sia molto di moda negli ultimi tempi l’uso e lo sfruttamento della sensibilità che si ha nei confronti degli animali, soprattutto degli animali domestici o affettivi, come li chiama qualcuno.
Si usa questa sensibilità , che la gente comune ha, a cominciare da chi vi sta parlando – io ho quattro cani – per lanciare però una battaglia – passatemi il termine – oscurantista nei confronti della ricerca scientifica anche con la sperimentazione su animali.
Credo che, da questo punto di vista, prevalgano innanzitutto due temi molto importanti.
Il primo è l’interesse che abbiamo alla ricerca e al progresso a favore della sanità degli umani; il secondo aspetto riguarda l’industria farmacologica e, consentitemi, anche l’occupazione di questo settore. Qui tutti dimentichiamo che questo settore ha anche un’importante valenza occupazionale, che spesso in certe battaglie viene dimenticata.
Credo che su questo argomento ci si dovrebbe muovere con un po’ più di attenzione, cercando di fare meno crociate.
Le crociate su questi argomenti non servono.
Si deve discutere e si deve affrontare l’argomento senza pregiudizi, sempre tenendo presente chiaramente che prima di tutto viene l’uomo, la ricerca per il progresso dell’uomo e per il suo benessere.
Questo credo che sia il punto fondamentale che ci deve guidare nel momento in cui andiamo a legiferare su questa materia.
Fli è così riuscito sia a farsi bocciare i due tragici emendamenti che a far incazzare decine di migliaia di animalisti nel Paese, compresi i propri elettori.
A questo punto non sarebbe più futurista una bel comunicato stampa sintetico: “abbiamo fatto una cazzata, ce ne scusiamo”, piuttosto che raccontare palle o arrampicarsi sugli specchi ?
Semmai potevate votare contro perchè la norma consente l’utilizzo in base a “farmacopee nazionali”, tipico tarocco da segrete stanze per permettere ogni nefandezza ai presunti ricercatori, altro che auspicarne il rispetto.
Il compito dei futuristi è anticipare il futuro, non genuflettersi ai potentati di oggi.
Tabulati voto deputati Camera
le votazioni n. 27 e 30 sono quelle “incriminate”: F vuol dire a favore C contro gli emendamenti Raisi-Patarino
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenografici/sed580/v003.pdf
argomento: Animali, Costume, denuncia, economia, Futuro e Libertà, radici e valori | Commenta »
Febbraio 3rd, 2012 Riccardo Fucile
PAOLO MI DISSE: “DEVO LASCIARE QUALCHE SPIRAGLIO O SE LA PRENDONO CON LA MIA FAMIGLIA”: LE RIVELAZIONI DEL COL. SINICO SENTITO COME TESTE AL PROCESSO MORI
Paolo Borsellino sapeva che stavano preparando un attentato contro di lui ma scelse il sacrificio. 
A sostenerlo è il l colonnello Umberto Sinico, che ha deposto come teste della difesa al processo Mori.
L’ufficiale ha raccontato che alla fine di giugno del ’92 i carabinieri informarono il magistrato di avere appreso da un confidente che nell’ambiente carcerario «era voce ricorrente che fosse in fase avanzata un attentato» a Borsellino, poi ucciso il 19 luglio dello stesso ’92 in via D’Amelio, a Palermo.
«Lo so, lo so: devo lasciare qualche spiraglio, altrimenti se la prendono con la mia famiglia», avrebbe risposto Borsellino, votandosi dunque consapevolmente al sacrificio.
Lo «spiraglio» alla sua sicurezza avrebbe permesso al magistrato di mettere al riparo la sua famiglia da eventuali ritorsioni.
L’informatore, ha detto Sinico, rispondendo alle domande dell’avvocato Basilio Milio, era Girolamo D’Anna, di Terrasini, «in confidenza» con il maresciallo che comandava la stazione del paese a 40 chilometri da Palermo, Antonino Lombardo, poi morto suicida nel marzo del ’95.
«A sentire D’Anna, nel carcere di Fossombrone, andammo io – ha raccontato il colonnello Sinico – Lombardo e il comandante della compagnia di Carini, Giovanni Baudo, ma Lombardo fu il solo a parlare con D’Anna, che disse dell’esplosivo e dell’idea di attentato. Subito ripartimmo e andammo dal procuratore a riferirglielo e lui ci rispose in quel modo, di saperlo e di dover lasciare qualche spiraglio. “Procuratore – risposi io – allora cambiamo mestiere”».
Secondo Sinico Girolamo D’Anna era un uomo d’onore «posato», cioè estromesso, perchè vicino a Gaetano Badalamenti: «Era persona di grande carisma, veniva interpellato dai vertici della sua parte criminale».
Le affermazioni di Sinico escludono del tutto sia che vi fossero contrasti tra Borsellino e la sezione Anticrimine dei carabinieri di Palermo e sia le tesi secondo cui al magistrato fu nascosto dai carabinieri che fosse arrivato l’esplosivo per compiere l’attentato ai suoi danni.
(da “Il Corriere della Sera“)
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Febbraio 3rd, 2012 Riccardo Fucile
MILIARDI DI EURO BUTTATI, SPESSO ORA SONO STRUTTURE ABBANDONATE AL DEGRADO… GRAZIE ALLA CERTOSINA RICERCA DI UN SITO INDIPENDENTE, SIAMO IN GRADO DI PUBBLICARE L’ELENCO COMPLETO DEGLI SPRECHI ITALIANI
Questa lista la si dovrebbe far imparare a memoria nelle scuole così magari poi la gente ci pensa
quando vota.
Il sito “Incompiuto Siciliano” non si è limitato a redarre una lista, ha anche organizzato un tour turistico all’incompiuto come corrente artistica.
E si sono perfino portati una colonna di cemento armato alla Biennale di Venezia, come forma di denuncia e di provocazione.
Ecco la lista della vergogna (che pochi media pubblicheranno in Italia)
Invaso incompleto — Cammarata (AG)
Variante di Porto Empedocle — Sicilia — Porto Empedocle
Viadotto Burgio — Sicilia — Burgio
Trenino Cogne-Pila — Valle D’Aosta — Cogne
Ospedale Sant’Isodoro — L’Aquila
Stadio “Tommaso Fattori” — L’Aquila
Palazzo dello sport — L’Aquila — Paganica
Centro Polifunzionale — L’Aquila
Metropolitana — L’Aquila
Bretella tra Brignano e Torrione — L’Aquila
Depuratore — Chieti — Francavilla al Mare
Porto di Francavilla al mare — Chieti
Ponte — Chieti
Campus universitario di Madonna delle Piane — Chieti
Ospedale — Chieti — Ripa Teatina
Ospedale Clinicizzato “Santissima Annunziata” di Colle dell’Ara — Chieti
Villaggio del Fanciullo — Teramo — Silvi
Complesso Ospedaliero di Casalena — Teramo
Ospedale “Sant’Egidio alla Vibrata” — Teramo
Ponte ciclo pedonale — Teramo — Silvi
Autoporto di Castellalto — Teramo
Autoporto di Roseto — Teramo — Roseto degli Abruzzi
Carcere Mandamentale — Matera — Irsina
Aeroporto di Pisticci — Matera
Ferrovia Matera-Ferrandina — Matera
Cinema Ariston — Potenza
Ex caserma dei Vigili del Fuoco — Potenza
Ex-Cip Zoo — Potenza
Ex-dispensario — Potenza
Palestra — Potenza
Stazione autobus extraurbani — Potenza
Diga sul Monte Marello — Catanzaro — Cannalia
Diga di Gimigliano sul fiume Melito — Catanzaro
Diga sull’Alaco — Catanzaro — San Sostene
Diga del Redisole — Catanzaro — Torrente Fiumarella
Ospedale — Catanzaro — Girifalco
Centro Polifunzionale — Catanzaro
Palazzetto dello sport — Catanzaro — Borgia
Piscina comunale di San Giovanni in Fiore — Catanzaro
Diga sul Laurenzana — Cosenza — Fiume Trionto
Diga sul Monte Pettinascura — Cosenza
Grande mattatoio consortile — Cosenza — Cetraro
Nuovo mercato coperto — Cosenza — Diamante
Mattatoio comunale — Cosenza — S. Pietro di Guarano
Diga di Tarsia — Cosenza
Diga sul Basso Savuto — Cosenza
Mattatoio consortile di Diamante — Cosenza
Diga Basso Esaro — Cosenza
Diga sull’Alto Esaro — Cosenza
Mercato coperto di Diamante — Cosenza
Casa albergo — Cosenza — Buonvicino
Diga del Votturino — Cosenza — Altopiano della Sila
Mattatoio consortile — Cosenza — Casole Bruzio
Sala Conferenze di Diamante — Cosenza
Casa albergo — Cosenza — Saracena
Scuola Materna — Cosenza — Diamante
Istituto di riabilitazione “Papa Giovanni” — Cosenza — Serra d’Aiello
Ospedale di Scalea — Cosenza
Stadio di Paola — Cosenza
Palazzetto dello Sport — Cosenza — Cittadella di Capo
Trasversale di Serre — Cosenza — Serre
Campo di calcio di Crotone
Diga sul Lordo — Reggio Calabria
Diga inutilizzata — Reggio Calabria — Laureana in Borrello
Diga sul fiume Metrano — Reggio Calabria — Gioia Tauro
Diga sul Melito — Reggio Calabria
Diga sul Menta — Reggio Calabria — Roccaforte del Greco
Ospedale di Cittanova — Reggio Calabria
Ospedale di Gerace — Reggio Calabria
Palazzetto dello sport — Reggio Calabria — Taurianova
Bretella di completamento — Reggio Calabria — Lauria
Autostrada A3, Salerno — Reggio Calabria
Tangenziale Est di Vibo Valentia
Biblioteca comunale — Caserta
Mattatoio comunale — Caserta — Piedimonte Matese
Mattatoio comunale e foro boario — Caserta
Ospedale “San Rocco” — Caserta — Sessa Aurunca
Piscina — Caserta — Piedimonte Matese
Ospedale di S. Bartolomeo in Galdo — Benevento
Ospedale “Maria SS. Delle Grazie” — Benevento
Albergo — Napoli — Alimuri
Vasca d’alaggio — Napoli — Torre Annunziata
Ospedale — Napoli — Boscotrecase
Ospedale “S. Maria di Casascola” — Napoli — Gragnano
Spirito nuovo tra antiche mura — Salerno — Sassano
Cementificio — Salerno — Sapri
Nuova casa comunale “Spirito nuovo tra antiche mura” — Salerno — Sassano
Ospedale “San Michele di Pogerola” — Salerno — Amalfi
Ospedale — Salerno — Roccadaspide
Palazzetto dello sport — Salerno — Cava de’ Tirreni
Rampa di collegamento (Ponte) — Salerno — Cava de’ Tirreni
Ex-statale 447 — Salerno
Ospedale del polo di Cona — Ferrara
Variante di valico — Bologna
Bowling — Pordenone — Roveredo
Diga Ravedis — Pordenone — Montereale Valcellina
Ospedale Nuovo — Frosinone
Centro Intermodale — Latina
Autostrada Rieti-Torano
Parcheggio sotterraneo — Roma
Anello ferroviario, stazione Vigna Clara — Roma
Colonia Fano — Genova
Messa in sicurezza del Torrente Sturla — Genova — Bavari
Ospedale “Luigi Frugone” — Genova — Busalla
Ospedale civile “Arnaldo Terzi” — Genova
Sede dell’Agenzia delle Entrate — Bergamo
Borgo di Consonno — Lecco
Canale fluviale Milano-Cremona
Ponte di Vedano — Milano
Strada provinciale Mirazzano — Vimodrone — Milano
Chiusa Golasecca — Varese
Palazzetto dello sport — Varese — Cantù
Pista d’Atletica Zengarini — Tribuna — Pesaro — Urbino — Fano
Traforo della Guinza — Pesaro — Urbino — Mercatello sul Metauro (PU)
Centro visite del sito archeologico di Sepino — Campobasso
Ospedale “Vietri” — Campobasso — Larino
Ospedale “SS. Rosario” — Isernia
Palafuksas — Torino
Orfanotrofio ex-Ipai — Vercelli
Parcheggio interrato Piazza XX Settembre — Bari — Trani
Ponte — Bari — Palese
L’asilo incompiuto a Trani o rudere di Via Di Vittorio — Bari
Casa di riposo — Bari
Stazione ferroviaria di Palese — Bari
Pretura — Brindisi
Impianto per il trattamento dei rifiuti solidi urbani — Brindisi
Istituto “Tanzarella” — Brindisi
Centro per anziani — Brindisi
Palazzetto dello sport — Brindisi — Fasano
Piscina Coperta — Foggia — Vieste
Invaso Pappadai — Lecce
Casa di riposo per anziani — Lecce — Nardò
Centro sportivo — Lecce — Cesarea Terme
Impianto sollevamento acqua — Taranto
Scuola elementare — Cagliari — Monserrato
Chiesa San Giovanni Evangelista — Cagliari — Quartu Sant’Elena
Elettrificazione della “dorsale sarda” — Cagliari
Strada “La Fumosa” — Olbia — Tempio — Tempio Pausania
Campo sportivo — Oristano
Teatro — Sassari — Villasor
Ufficio senza destinazione d’uso — Sassari — Li Punti
Mercato civico — Sassari — Villasor
Nuova caserma dei carabinieri — Sassari — Bono
Ospedaletto — Sassari — Benetutti
Piscina — Sassari — Benetutti
Centro sportivo polivalente — Sassari — Benetutti
Ippodromo — Sassari — Benetutti
Strada camionale — Sassari
Teatro popolare Samonà — Agrigento — Sciacca
Museo di via Roma — Agrigento — Lampedusa e Linosa
Piscina comunale — Agrigento — Sciacca
Museo — Contrada La Salina — Agrigento — Lampedusa e Linosa
Pretura — Agrigento
Deposito d’acqua di Monte Imbriacola — Agrigento — Lampedusa e Linosa
Deposito di Aria Rossa — Agrigento — Lampedusa e Linosa
Diga di Gibbesi — Agrigento — Naro
Deposito d’acqua zona scalo nuovo di Cala Pisana — Agrigento — Lampedusa e Linosa
Deposito di Poggio Monaco — Agrigento — Lampedusa e Linosa
Case popolari — Agrigento — Cattolica Eraclea
Approdo di Cala Pisana — Agrigento — Lampedusa e Linosa
Casa per anziani — Agrigento — Casteltermini
Deposito d’acqua di Taccio Vecchio — Agrigento — Lampedusa e Linosa
Ospizio — Agrigento — Cattolica Eraclea
Ospedale — Agrigento — Cattolica Eraclea
Piscina Comunale Ctr Imbriacola — Agrigento — Lampedusa e Linosa
Campo di calcio Villaggio Mosè — Agrigento
Piscina — Agrigento — Cattolica Eraclea
Polisportivo coperto — Agrigento — Castrofilippo
Campo da rugby Villaggio Mosè — Agrigento
Palazzetto dello sport — Agrigento — Cattolica Eraclea
Piscina Comunale Coperta — Agrigento — Sciacca
Stadio d’atletica — Agrigento
Linea ferroviaria Canicattì — Riesi — Agrigento
Messa in sicurezza della statale SS 115 — Agrigento — Sciacca
Carcere mandamentale — Caltanissetta — Gela
Diga Disueri — Caltanissetta — Gela
Caserma dei carabinieri — Caltanissetta — Gela
Diga Comunelli — Caltanissetta — Gela
Dissalatore — Caltanissetta — Gela
Caserma dei Vigili del Fuoco — Caltanissetta — Gela
Piscina comunale — Caltanissetta — Milena
Linea ferroviaria Caltanissetta — Misteci — Caltanissetta
Svincolo Irosa — Caltanissetta — Resuttano
Teatro Nuovo — Catania — Giarre
Teatro di viale Moncada — Catania
Centro congressi comunale — Catania — Mascali
Approvvigionamento idrico della città di Catania — Piedimonte Etneo
Mercato dei fiori — Catania — Giarre
Centro diurno e comunità alloggio per anziani — Catania — Giarre
Case popolari — Catania — Bronte
Case popolari — Catania — Adrano
Pretura — Catania — Giarre
Parco tematico dei divertimenti — Catania — Fiumefreddo
Diga di Pietrarossa — Catania
Depuratore delle acque — Catania — Biancavilla
Distaccamento provinciale dei Vigili del Fuoco — Catania
Diga di Pietrarossa — Catania — Caltagirone
Parcheggio multipiano — Catania — Giarre
Pista delle macchinine — Catania — Giarre
Parco — Catania
Ponte cosiddetto “Dei Sospiri” — Catania — Linguaglossa
Mercato ortofrutticolo — Catania — Caltagirone
Bambinopoli — Parco “Chico Mendes” — Catania — Giarre
Ospedale Vittorio Emanuele — San Marco — Catania
Nuovo complesso policlinico Universita di Catania
Ospedale — Catania — Biancavilla
Ospedale — Catania — Grammichele
Ospedale Sant’Isodoro — Catania — Giarre
Ospedale — Catania — Randazzo
Ospedale “Rinaldi” — Catania — Vizzini
Casa albergo per anziani — Catania — Giarre
Campo di polo — Catania — Giarre
Palestra comunale — Catania — Mascali
Campo sportivo — Catania — Misterbianco
Velodromo “Salinelle” — Catania — Paternò
Palestra comunale — Catania — Sant’Alfio
Centro sportivo polifunzionale — Catania — Giarre
Piscina Olimpionica coperta — Catania — Giarre
Piscina comunale — Catania — Giarre
Palazzetto dello Sport — Catania — Palagonia (CT)
Colonnato lungo i binari — Catania — Bronte
Ponte — Catania — Randazzo
Diga Morello — Enna — Villarosa
Teatro “Garibaldi” — Enna
Parco archeologico del castello di Nicosia — Enna
Invaso Olivo — Enna
Invaso Pozzillo — Enna — Ragalbuto
Mercato ortofrutticolo — Enna
Mercato ortofrutticolo Leonforte — Enna
Carcere — Enna
Diga Ancipa — Enna — Troina
Mattatoio comunale — Enna — Nicosia
Ospedale “Ferro Branciforte Capra” — Enna — Leonforte
Sanatorio — Enna — Pergusa
Palazzetto dello sport — Enna — Leonforte
Piscina — Enna — Centuripe
Superstrada nord — sud — ss177 — Enna — Leonforte
Linea ferroviaria Leonforte — Nicosia — Enna
Superstrada NORD-SUD — ss117 — Enna — Nicosia
Carcere — Messina — Patti
Dissalatore — Messina — Lipari
Carcere — Messina — Mistretta
Lavori di consolidamento del torrente Simeto — Messina — San Piero Patti
Casa per anziani — Messina — Mistretta
Linea ferroviaria Santo Stefano di Camastra — Mistretta — Messina
Ponte sullo stretto di Messina
Strada “Dei due Mari” — SS 117 Centrale Sicula — Messina — Santo Stefano di Camastra
Diga dello Scanzano — Palermo — Lago Scanzano
Diga di Blufi — Palermo
Diga di Rosamarina — Palermo — Termini Imerese
Diga Poma — Palermo — Lago Poma
Centro servizi — Palermo — Capaci
Diga Garcia di Roccamena — Palermo — Termini Imerese
Asilo nido — Palermo
Scuola media — Palermo — Mezzojuso
Azienda ospedaliera “Villa Sofia” — Palermo
Sanatorio — Palermo — Piana degli Albanesi
Ospedale “Villa delle Ginestre” — Palermo
Padiglioni polichirurgici e Ospedale via Ingegneros — Palermo
Ospedale “Casa del Sole” — Palermo
Azienda Ospedaliera “V. Cervello” — Palermo
Viadotto sul cuore delle Madonie — Palermo
Anello metroferroviario — Palermo
Passante ferroviario. Raddoppio metropolitana Palermo centrale — Punta Raisi — Palermo — Cinisi
Linea ferroviaria Palermo Lolli — Santa Ninfa
Sottovia scatolare — Palermo — Bolognetta
Galleria interna al parco delle Madonie — Palermo — Petralia Soprana
Raccordo Autostradale — Palermo
Adduttore del fiume Irminio — Ragusa
Ex ospedale psichiatrico — Ragusa
Ospedale “G.B Odierna” — Ragusa
Teatro Comunale di Siracusa
Invaso di Lentini — Siracusa
Asilo nido — Siracusa — Priolo Gargallo
Centro scolastico polivalente per scuole elementari e materne — Siracusa — Priolo Gargallo
Scuola-albergo — Siracusa
Ex Ospedale Neuropsichiatrico — Siracusa
Ospedale civile — Siracusa — Pachino
Casa albergo per anziani — Siracusa — Priolo Gargallo
Ospedale “E. Muscatello” — Siracusa — Augusta
Centro diurno per gli anziani — Siracusa — Priolo Gargallo
Nuovo ospedale generale — Siracusa — Lentini
Sopraelevata SP26 — Siracusa — Rosolini
Porto di Pantelleria — Trapani
Teatro di Gibellina — Trapani
Monumento ai Mille — Trapani — Marsala
Pista ciclabile — Trapani — Mazara del Vallo
Chiesa Madre (c.d. Chiesa di Quaroni) — Trapani — Gibellina
Dissalatore — Trapani — Nubia
Ponte — Trapani — Mazara del Vallo
Acquedotto di Montescuro-ovest — Trapani
Alloggi della polizia — Trapani — Gibellina
Serbatoi Paceco, Trinità , Rubino, Zafferana — Trapani
Centro turistico — Trapani — Gibellina
Cimitero — Trapani — Contrada Ciappola — Cutusio
Scuola — Trapani — Erice
Piscina comunale — Trapani
Ospedale “San Biagio” — Trapani — Marsala
Ospedale “Vittorio Emanuele II” — Trapani — Castelvetrano
Centro cure per disabili — Trapani — Castellammare del Golfo
Ospedale Nuovo — Trapani — Marsala
Palestra — Trapani — Erice
Litoranea Nord — Trapani
Porto “Banchine versante Ronciglio” — Trapani
Linea ferroviaria Kaggera — Vita — Salemi — Trapani
Porto di Castellammare del Golfo — lavori di prolungamento e messa in sicurezza — Trapani
Galleria tra la Valle dell’Adige e il lago di Garda — Trento
Linea tramviaria Scandicci — Santa Maria Novella — Firenze
Acquario pubblico “Diacinto Cestoni” — Livorno
Porta del parco Appennino Tosco Emiliano — Massa Carrara — Filattiera
Scolmatore acque — Pisa — Pontedera
La strada quadrilatero umbro-marchigiana — Perugia
Superstrada Perugia-Ancona
Nuovo ospedale comprensoriale — Terni
Superstrada Terni — Rieti
Metropolitana — Terni
Diga di Beauregard — Aosta — Valgrisenche
MO.S.E. — MOdulo Sperimentale Elettromeccanico — Venezia
Idrovia Venezia — Padova
Ospedale “San Bortolo Nuovo” — Vicenza
Istituto Elioterapico — Vicenza — Roana
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Febbraio 3rd, 2012 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI ROBERTO SAVIANO: SI E’ RIPRESO A SPARARE E I CLAN “CONSIGLIANO VIVAMENTE” DI STARE IN CASA LA SERA E DI NON USCIRE… NASCE UN MOVIMENTO DAL BASSO CHE VUOLE RIPRENDERSI LE PIAZZE
Accade che un ordine dato da un clan imponga il coprifuoco e che il resto del Paese quasi non se ne accorga.
Accade a Secondigliano, Scampia, Melito, Giugliano, in un territorio che raggiunge quasi 300 mila persone.
I clan danno l’ordine: entro le sette, sette e mezza di sera bisogna chiudere i negozi. Entro le otto tornare a casa. I bar al massimo entro le 22 devono avere le saracinesche chiuse.
Accade anche che si dica dopo poco che questo coprifuoco non esiste, che è un inutile allarmismo, un’invenzione.
Le associazioni si spaccano, i magistrati indagano, i messaggi di diverso segno iniziano a diffondersi.
È un coprifuoco anomalo. Lo consigliano piuttosto che imporlo. Lo consigliano caldamente.
E il calore dell’intimidazione prevede un’unica cosa: dichiarazione di guerra.
Le ragioni del coprifuoco sembrano infatti le ragioni tipiche di ogni conflitto, e siccome nel 2004 la faida che scoppiò interna al clan Di Lauro di Secondigliano generò molti morti innocenti, questa volta i clan chiedono a chi vive lì di non diventare un bersaglio sbagliato. O forse non lo chiedono affatto.
Accade che le persone si comportino così sentendo paura e basta.
Eppure quasi nessuno parla di quel che accade. Il destino della battaglia alle mafie è sempre identico. Diventano grimaldello utile quando le parti politiche si scontrano e quando invece l’attenzione si sposta su altro decadono dall’attenzione pubblica. Eppure il più grande tesoro da poter far tornare nelle risorse dello Stato è proprio quello delle mafie.
In questo caso Twitter sta dando il suo contributo.
Pina Picierno, deputata del Pd, ha dato avvio con un tweet a un movimento spontaneo che, sulle orme di OccupyWallStreet, invita a riprendere il controllo delle strade di Scampia, a sottrarle a chi sente di possederle e di poterne disporre liberamente.
Venerdì prossimo in piazza Giovanni Paolo II Scampia vorrebbe diventare un piccolo Zuccotti Park, e ci si riapproprierà del quartiere.
OccupyScampia avrà il merito di riportare attenzione su luoghi dove o ci si spara addosso o si muore o si scompare dalle carte geografiche.
Sperando di trovare unità tra le diverse associazioni antimafia attive sul territorio, che sono molte e spesso serie.
Il coprifuoco, ovviamente, non nasce dalla filantropia dei clan.
Morti – e soprattutto morti innocenti – significano attenzione; attenzione significa telecamere e forze dell’ordine e questo significa niente più affari nella più grande piazza di spaccio d’Europa. Gli Scissionisti usciti vincitori dalla faida si sono spaccati.
Il clan vincente governato dalle famiglie Amato e Pagano ha sempre più rapporti con la Catalogna e sempre meno con il territorio.
Il loro nome di Spagnoli era infatti determinato dal potere che avevano costruito a Barcellona. Gli Amato-Pagano avendo le spese più importanti in Spagna hanno smesso di tenere a stipendio le famiglie dei detenuti.
Errore grave che commettono sempre i clan in ascesa che perdono di vista il territorio considerandolo ormai a loro disposizione.
Tutte le mafie hanno regole disciplinate e infrangibili circa gli stipendi e gli indennizzi in caso di arresto.
Con pene inferiori ai dieci anni l’affiliato riceve una parte dei soldi in carcere per sopravvivere meglio in prigione, una fetta va alla sua famiglia e un’altra al suo avvocato (a meno che non sia l’avvocato di uno studio già a disposizione degli affiliati).
Con una pena superiore ai dieci anni l’indennizzo alla famiglia aumenta.
Questa volta dinanzi ai ritardi nei pagamenti e alle distrazioni il clan Scissionista si è spaccato. E hanno iniziato a sparare.
Le altre famiglie hanno smesso di lavorare per loro e gli hanno imposto di non oltrepassare il ponte di Melito. Se lo fanno sono morti.
Gli Amato-Pagano con le piazze di spaccio ferme e con questi divieti si sono armati e sono pronti alla risposta.
I morti già ci sono stati ma anche questi sono stati relegati alla cronaca nera locale. Il primo morto è stato Rosario Tripicchio, 31 anni, poi Raffaele Stanchi, 39, poi Patrizio Serrao, 52 anni, poi Fortunato Scognamiglio, 28 anni.
Tutto questo nel solo mese di gennaio.
Eppure è calato il silenzio. “Fa più notizia se il panettiere ti fa lo scontrino che fiumi di danaro della cocaina qui a Melito” scrive un ragazzo commentando la notizia su Facebook.
Quello che mette paura ai cittadini di questo territorio è che gli Amato sono quasi tutti in galera e quindi hanno delegato la guerra ai ragazzini.
La promessa è: se riuscite a riprendervi i territori sarete i nuovi reggenti. Spesso non pagare le mesate in carcere serve proprio a mettere le giovani generazioni di camorristi contro le vecchie.
I ragazzini sono comandati da Mariano Riccio che ha sposato la figlia del capo scissionista Cesare Pagano e vuole rinnovare il clan, scegliendo lui chi pagare e chi no affiliando persone nuove, facendo pace con vecchi nemici responsabili spesso di aver ucciso familiari degli alleati del suo clan.
Le altre famiglie, da Abbinante a Petriccione, dai Marino ai Pariante, si sono messe contro.
Ma la figura centrale è Arcangelo Abate, nuovo capo dell’asse Scissionista: senza la sua autorizzazione Riccio non potrebbe agire, senza la sua autorizzazione la guerra non potrebbe partire.
Abate è stato nei mesi scorsi scarcerato ed è oggi il nuovo re dei narcos.
E ora il territorio, già vittima in passato delle più cruente faide mai viste in Italia (decine di morti, uso di esplosivi, interi stabilimenti bruciati con persone dentro, esecuzioni di persone scelte a caso), diventa l’ambito in cui fronteggiarsi.
E allora le ragazze smettono di uscire in tacchi e indossano scarpe da ginnastica con cui è più facile scappare, non si va in macchina in due, ma solo uno per auto, perchè potresti essere scambiato per una paranza (gruppo di fuoco).
Si guida possibilmente tenendo le due mani sullo sterzo. Non si indossa casco, si evitano luoghi pubblici. Persino i negozi di pesce abituati a vendere di più la domenica ordinano meno pesce perchè si vende sempre meno.
Dettagli di un territorio in guerra. Negarlo sarebbe omertà .
Perchè la disattenzione di questi giorni sta portando i gruppi a poter decidere un coprifuoco. E i clan si nutrono di buio, di ordinarietà , di abitudine.
Tutto normale. Tutto solito.
L’attenzione costante si oppone a questo. Il contrasto alla crisi economica si fa anche fermando l’economia criminale e il furto di territorio che le mafie compiono.
A Scampia lo sanno: ogni anno a carnevale c’è un appuntamento per riprendersi (simbolicamente, e non solo) il territorio.
Anche quest’anno il 19 febbraio ci sarà la festa di carnevale, una delle poche in questi territori che non si ferma dinanzi alle case dei boss, che non mostra nessun rispetto per i poteri criminali ma che ricorda il diritto fondamentale alla felicità .
Sarebbe bello se questo governo trovasse il modo di esserci, se le luci non si spegnessero per riaccendersi solo quando è troppo tardi. Solo quando si spara e si uccide molto.
Solo quando torna la guerra, la solita guerra a sud.
Roberto Saviano
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 3rd, 2012 Riccardo Fucile
UNA CONSIGLIERA DI CIRCOSCRIZIONE DI BOLOGNA: “E’ UNA DECISIONE SOFFERTA LASCIARE LA CASA IN CUI CREDEVO: NON CERCATEMI, NON SONO IN VENDITA”
La notizia è di quelle che faranno discutere. Di sicuro sta rimbalzando un po’ ovunque in rete.
Antonia Dejeu, mediatrice culturale romena e consigliera di quartiere a Bologna, ha deciso di rassegnare le dimissioni e di uscire dal Movimento 5 Stelle.
Il motivo?
Il post apparso sul sito beppegrillo.it dove il noto comico genovese definiva “senza senso” la questione della cittadinanza ai figli degli immigrati.
Post che per lei sarebbe “xenofobo” e che dimostrebbe come Grillo non conosca “la realtà degli immigrati che lavorano in Italia”.
In realtà la decisione di Antonia non sarebbe arrivata subito.
“Mi è venuta una fitta al cuore — spiega Antonia in una sua lettera aperta a Grillo — e ho pensato di risponderti per darti i dati, gli “ingredienti” che ti mancano, perchè tu non lavori con gli stranieri, come me. Ieri hai risposto. Hai pubblicato un articolo tratto da un giornale che disprezzi, come o forse più di altri giornali, scritto da una persona palesemente di destra”.
Da qui la decisione di lasciare il Movimento 5 Stelle.
Il nodo della questione è quello del passaggio dallo ius sanguinis allo ius soli, in sostanza dalle regole attuali che garantiscono la cittadinanza solo ai figli degli italiani a una normativa che assegnerebbe in automatico la cittadinanza a qualsiasi bambini nato sul suolo italiano.
Una norma propugnata anche dal Presidente della Repubblica e presente in molti paese europei, compresa la vicina Francia, ma che per Grillo sarebbe un modo di “distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi.
Da una parte — ha scritto il comico sul suo sito — i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall’altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della ‘liberalizzazione’ delle nascite”.
Il post di Grillo non è piaciuto a molti, ha sollevato infinite polemiche e attacchi politici, e alla fine ha convinto Antonia Dejeu ad abbandonare il Movimento 5 stelle a cui aveva aderito e tra le cui fila era stata anche eletta nel quartiere bolognese di San Vitale.
A dare la notizia il quotidiano romeno Gazeta Romà¢nească, subito ripreso dal sito www.stranieriinitalia.it
“Oggi — spiega Antonia, sempre sul sito stranieriinitalia.it — ho presentato le dimissioni dal Movimento 5 Stelle e sto scrivendo la lettera per ritirarmi anche dalla carica di consigliere nella circoscrizione San Vitale. Lo faccio per essere coerente con me stessa e con le mie convinzioni etiche, ma non solo. Nella nostra campagna elettorale abbiamo messo come obiettivo l’integrazione degli immigrati, quindi non voglio tradire la fiducia che i miei colleghi e amici mi hanno dato, candidandomi come capolista”.
E ancora: “Esattamente nello stesso giorno in cui Beppe ha postato il suo primo post nel quale sosteneva la questione della cittadinanza una falsa priorità , noi, a Bologna, abbiamo votato a favore della campagna“Italia anch’io”.
Il nostro capogruppo, Massimo Bugani, ha avuto in seguito una conversazione telefonica con Beppe Grillo. Ha chiesto chiarimenti, la conclusione è stata che ognuno di noi è libero di sostenere ciò che considera giusto”.
Antonia alla fine ha deciso di lasciare il Movimento, ha pubblicato sul proprio profilo una dura lettera aperta indirizzata a Grillo e Casaleggio dove amareggiata si chiede: “Uno vale uno ma quelli di origine straniera valgono 0,5?”.
Poi un aggiornamento sempre sulla propria pagina facebook mette in chiaro le cose: “Partiti, astenetevi da chiamare. Non sono in vendita. Credo ancora nei valori del Movimento 5 Stelle, che sono incompatibili con voi”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 2nd, 2012 Riccardo Fucile
ALTRO CHE ROMA LADRONA, SONO I LEGHISTI A GUIDARE LA RIVOLTA CONTRO I TAGLI AI PRIVILEGI: 15 DEPUTATI DEL CARROCCIO, 7 DEL PDL, 3 DELL’ULIVO, 1 DI RIFONDAZIONE
Sono in tutto 26 i ricorsi presentati alla Camera contro i tagli ai vitalizi dei parlamentari. 
Di questi, tre sono stati presentati da deputati in carica, un quarto si è dimesso a gennaio.
Spiccano per numero i leghisti: 15 ricorrenti vengono dal partito di Bossi, 7 dal Pdl (inclusi ex Fi e ex An), tre dall’Ulivo, uno dal Prc.
L’annuncio arriva da Giuseppe Consolo presidente del consiglio di giurisdizione della Camera, ossia l’organismo interno che risolve i contenziosi.
La prima seduta del consiglio per entrare nel vivo dei ricorsi è convocata per mercoledì 18 aprile alle 12.30.
Oggi c’è stata solo una riunione preliminare tra i tre componenti dell’organismo.
Per presentare ricorso contro i tagli ai vitalizi, i deputati (o ex) hanno comunque ancora tempo fino a sabato 4.
Gli onorevoli che si ‘ribellano’ contro il passaggio al contributivo e l’innalzamento dell’età potrebbero quindi ancora aumentare.
‘Colpi di coda autolesionisti’. Si intitola così un corsivo del quotidiano dei vescovi ‘Avvenire’ dedicato ai costi della politica.
“Massima comprensione umana per il disagio personale che può aver spinto una pattuglia di deputati, in carica o ex, a tentare l’estrema resistenza contro la decisione di portare l’età minima dei vitalizi degli onorevoli”.
Al di là della pietà cristiana che andrebbe magari indirizzata a chi vive con la pensione sociale di 400 euro, resta il fatto che le truppe padagne, quelle che si abbeverano di ideali alle falde di Monviso e si dissetano alle sacre acque inquinate del Po, quando si tratta di arraffare poltrone, dobloni e privilegi sono sempre in prima fila.
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Febbraio 2nd, 2012 Riccardo Fucile
L’ULTIMA MEGA-FESTA PER I SUOI 50 ANNI…LE CENE A CASA DI LUIGI LUSI, IL TESORIERE DELLA MARGHERITA CHE HA FATTO SPARIRE 13 MILIONI, ERANO UN’ISTITUZIONE
Ieri in Parlamento non si parlava d’altro: catering firmati dal pluristellato chef Gianfranco Vissani, bottiglie prestigiose, servizi d’argento.
Insomma, lo sfarzo di cui si circondava l’ex tesoriere della Margherita era noto a molti.
Qualcuno ricorda di aver presenziato alle serate nell’attico di via Monserrato , a due passi da Campo dei Fiori nel cuore della Capitale.
Ma c’è anche chi è stato a Genzano, per il suo compleanno, in una villa che di certo non passa inosservata: “Credevo che fosse di un giocatore della Lazio” dice un passante nel vicino viale Mazzini.
Perchè la proprietà è degna di un divo di Beverly Hills: 17 vani distribuiti su 4 piani, per un valore d’acquisto di 2 milioni di euro e una ristrutturazione recente e non ancora completata costata più di un milione.
Dall’esterno del poderoso muro di cinta si scorgono solo gli ultimi due piani della villa con un bovindo di vetro ricavato sul terrazzo principale.
Per osservare meglio l’edificio in stile primi ‘900, bisogna arrampicarsi sulla strada che porta al lago di Nemi, in una delle zone più prestigiose dei Castelli Romani.
Da lì si scorge un giardino con una rotonda in stile americano intorno al quale sfilano le auto, ma si vedono anche le telecamere di sorveglianza e i sensori antifurto.
Sul campanello ci sono i cognomi del senatore (Lusi) e della moglie (Petricone). Subito sotto compare il nome della Paradiso immobiliare, la società intestataria della proprietà , ceduta da Cristiano Berloco a Lusi insieme all’edificio.
Il portone è chiuso, con il passo carrabile bloccato dai dissuasori mobili. Inutile suonare al citofono.
Dopo un minuto di attesa una voce femminile spiega che il senatore non c’è: “Forse è al Senato, ma non qui, non lo trova a Genzano”.
Poco dopo però esce un Suv dal cancello. Ma Lusi è solito girare su berline di ben altra forgia.
Alle porte di Roma torna solo nel weekend e per le feste, come quella dei 50 anni, alla quale hanno partecipato molti amici intimi e qualche collega di partito.
Certo è che chi è stato lì, dopo aver visto la casa di Roma, difficilmente poteva ignorare il tenore di vita dell’ex tesoriere.
“Avranno pensato che era ricco di famiglia” ironizza qualche deputato in Transatlantico.
Ma c’è anche chi non ha voglia di scherzare e comincia a ipotizzare le ragioni del silenzio che per troppo tempo ha circondato il boy scout della Margherita: “Mi verrebbe a questo punto da chiedere se le persone che lavorano per l’Api siano pagate dall’Api o dalla Margherita. Insomma se Rutelli stia facendo politica in un altro partito con i soldi del Pd” chiede il vicepresidente del Partito democratico, Ivan Scalfarotto.
Ma su questo tema anche i più acerrimi “nemici” dell’ex sindaco di Roma nel partito sembrano non volersi pronunciare.
Arturo Parisi, interrogato dai giornalisti alla Camera sulle omissioni intorno alla vicenda, le archivia a “valutazioni” che preferisce non fare.
E a chi chiede allora una valutazione specifica su Rutelli, chiosa: “È un ragazzo simpatico”.
Non chiarisce che tipo di movimenti economici ci fossero tra i partiti nemmeno il Direttore generale della Margherita, Giuseppe De Meo, definendosi “non autorizzato a dichiarare dell’argomento”.
L’unico che sa e può parlare della fine che hanno fatto i soldi pubblici pare sia solo lo stesso Lusi.
“Io so che quando servivano per le campagne elettorali non c’erano — dice il senatore del Pd, Marco Stradiotto — nel 2006 la campagna di Prodi l’abbiamo fatta coi fichi secchi, proprio perchè Lusi aveva chiuso i cordoni della borsa ‘tanto si vinceva lo stesso’. I soldi all’interno di un partito devono essere usati per fare politica. Ma se poi avvengono questi fatti la situazione fa riflettere”.
Sulle ville, ma anche sulla gestione di partiti formalmente scomparsi.
Caterina Perniconi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 2nd, 2012 Riccardo Fucile
LA NORMA INTRODOTTA DALLA LEGA IN COMMISSIONE E’ STATA CASSATA DALL’AULA CON SEI EMENDAMENTI SOPPRESSIVI CHE HANNO CANCELLATO L’ART 18 DEL TESTO…ESULTANO PD, FLI E RADICALI
Salta dalla legge comunitaria la norma, battezzata ‘bavaglio al web’, secondo la quale un
qualunque soggetto interessato avrebbe potuto chiedere al provider la rimozione su internet di informazioni da lui considerate illecite o la disabilitazione dell’accesso alla medesima.
La norma, che era stata introdotta in commissione alla Camera su iniziativa del leghista Gianni Fava, è stata cassata dall’Aula con l’approvazione di sei identici emendamenti soppressivi presentati da Pdl, Idv, Fli, Api, Pd e Udc.
Gli emendamenti hanno cancellato l’intero articolo 18 del testo e sono passati con 365 voti a favore, 57 contrari e 14 astensioni.
“Oggi è una grande vittoria per tutti noi. Siamo riusciti a bloccare l’ennesimo tentativo di mettere il bavaglio alla Rete, uno degli ultimi spazi di libera informazione. E’ stata una battaglia per la democrazia che abbiamo portato avanti e continueremo a sostenere fermamente. Alla Lega e a Fava, che aveva presentato un emendamento alla legge comunitaria, volto a censurarci e a tutti coloro che, anche in passato, hanno provato a fare lo stesso ripetiamo: giù le mani dal web, la libera informazione non si tocca”.
Così scrive il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, sulla sua pagina Facebook.”
“La grande mobilitazione sul web e la nostra battaglia in Aula hanno sconfitto il maldestro tentativo di stampo leghista di mettere un ‘bavaglio alla rete”, afferma Alberto Losacco, deputato del Pd. “Siamo perciò molto soddisfatti per il voto di oggi: la tutela del diritto d’autore e la lotta alla contraffazione meritano una norma specifica compatibile con la libertà d’informazione e lontana da ogni possibilità di censurare la rete”.
“L’abrogazione della norma Fava ripristina una situazione di normalità sul diritto d’autore in rete e riallinea l’Italia a ciò che avviene in Europa e in occidente”.
Lo affermano in una nota congiunta Flavia Perina e Benedetto Della Vedova, deputati di Futuro e Libertà , cofirmatari di un emendamento per la soppressione di quello che è stato definito il ‘Sopa’ italiano.
“Ciò non toglie comunque”, sottolineano, “che alcune delle preoccupazioni sottese a quella norma, soprattutto in tema di contraffazione e di rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, vadano ulteriormente approfondite in una successiva sede di esame e contemperati con i diritti di libertà di Internet. Bisogna però usare raziocinio e prudenza, perchè una scelta che nasce da buone intenzioni può avere pessimi esiti. Come è avvenuto in questo caso”, concludono Perina e Della Vedova.
“Il voto contrario a larga maggioranza sull’emendamento presentato dall’on. Fava è l’ennesima sconfitta della strategia della repressione rispetto ai nuovi modelli di fruizione e creazione dei contenuti abilitati dalla rete. La terza sconfitta in pochi mesi”. Lo dichiara in una nota Luca Nicotra, segretario dell’associazione radicale Agorà digitale.
Prosegue la nota: “Essa arriva dopo lo stop al regolamento censura sul diritto d’autore di agcom e l’abrogazione del comma ammazza-blog e ammazza-wikipedia contenuto nella legge sulle intercettazioni. Il voto di oggi conferma innazitutto le nuove importanti ed efficaci possibilità di mobilitazione che la rete affida ai cittadini. Ma è anche il segno che esiste una piccola pattuglia trasversale di parlamentari determinati a difendere i valori di una rete libera e aperta. I dati sullo sviluppo del mercato legale rilasciati oggi dimostrano chela strategia repressiva che ha fermato lo sviluppo della rete in Italia non ha più senso”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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