Novembre 13th, 2011 Riccardo Fucile
GLI EX AN SI SMARCANO DAL PARTITO…ANTONIONE, GAVA, DESTRO, PITTELLI E SARDELLI DANNO VITA A “COSTITUENTE POPOLARE LIBERALE”
Prove di cambiamento di orizzonte politico.
C’è chi come Gabriella Carlucci passa in una notte dal Pdl all’Udc c’è anche chi preferisce compiere un percorso di transizione a tappe.
Così oggi i deputati Roberto Antonione, Giustina Destro, Fabio Gava, Giancarlo Pittelli e Sardelli ex esponenti del Pdl hanno formalizzato la costituzione all’interno del gruppo Misto della Camera dei deputati della componente «Costituente popolare liberale-Pli».
Ha aderito anche Enzo Scotti in rappresentanza di «Noi Sud».
All’iniziativa dei deputati «malpancisti» ha avuto un «ruolo determinante» il Partito liberale italiano con il quale, spiega Pittelli, «è stato raggiunto un accordo di collaborazione politica».
Poi tocca agli ex An nel Pdl.
È quasi pronto infatti un documento che sarà sottoscritto da una trentina di deputati dell’ex An, oggi nel Pdl, nel quale si sostiene che l’opzione principale resta quella delle elezioni anticipate dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi.
Ma si aggiunge che se il Pdl dovesse proporre un nuovo governo, riferiscono diverse fonti, allora questo dovrà essere solo tecnico e portare ad elezioni in primavera.
Il testo è in corso di elaborazione e la decisione è stata presa al termine di una riunione con i grandi strateghi Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, Giorgia Meloni e una trentina di deputati che hanno sostenuto in queste ore la linea del voto anticipato.
In movimento anche la corrente di Matteoli e quella di Alemanno pur in posizione differenti: su una linea di rottura il primo, possibilista il secondo.
Gli ex colonnelli di An si riposizionano in vista dei regolamenti di conti interni al Pdl e attendono gli eventi.
Così come nel Pdl aumentano le distanze tra i “critici” Scajola, Formigoni, Crosetto e Pisanu, i “collaborazionisti” Frattini, Lupi, Cicchitto e i “pasdaran” Verdini, Brambilla, Romani, Brunetta.
Silenziose e meditative Gelmini, Carfagna e Prestigiacomo.
Da segnalare poi che Santo Versace, ex Pdl, è passato all’Api di Rutelli.
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Novembre 12th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO MENO DI UN ANNO DALLA DENUNCIA E DALL’ADDIO DI FINI, IL PDL SI E’ SFASCIATO… SE NE VA UN PREMIER SCREDITATO IN TUTTO IL MONDO CIVILE, ALLEATO CON UN PATETICO PARTITO RAZZISTA… ORA UN’ALTRA DESTRA E’ POSSIBILE
Silvio Berlusconi non è più il presidente del Consiglio.
Dopo 1284 giorni.
Alle 21.42 ha consegnato le sue dimissioni nelle mani di Giorgio Napolitano. Fuori dal Quirinale, migliaia di persone hanno atteso il momento per ore, festeggiando e contestando al tempo stesso.
Lui è andato via da un’uscita secondaria per evitare la folla: più che un addio, una fuga.
All’arrivo del premier, del resto, qualcuno ha tirato centesimi di euro: una scena che non può non riportare alla memoria il 30 aprile del 1993, quando l’uscita di scena di Bettino Craxi fu accompagnata dallo stesso gesto, monetine fuori dall’hotel Raphael di Roma all’indirizzo del leader socialista. Alle 21.42 la notizia ufficiale del passo indietro.
La scena è la stessa: giubilo e contestazione.
E’ finita un’era durata 18 anni, la gente fa festa.
Domani sarà il giorno di Mario Monti, i prossimi mesi quelli dei sacrifici per uscire dalla crisi.
Il passo indietro del Cavaliere, comunque, è l’ultimo atto dell’esperienza governativa del Cavaliere — il presidente del Consiglio più longevo della storia repubblicana — e arriva al termine di una giornata contrassegnata da tutta una serie di tappe d’avvicinamento, prima fra tutte il faccia a faccia con il suo probabilissimo successore.
L’incontro, secondo quanto riportato dall’Ansa, sarebbe stato una sorta di tira e molla.
L’ex commissario Ue ha opposto molti niet alle richieste del Cavaliere, ma qualcosa ha dovuto cedere.
A parte l’ipotetico ingresso nell’esecutivo di Gianni Letta (per Berlusconi è fondamentale, Monti non vorrebbe, Napolitano starebbe mediando), l’ex rettore della Bocconi si è fermamente opposto alle garanzie sulla giustizia chieste da Berlusconi, che per il ruolo di Guardasigilli avrebbe proposto alcuni nomi, tra cui il magistrato Iannini, moglie di Bruno Vespa.
Netta la reazione di Monti, che ha confermato come nel suo governo ci saranno esclusivamente tecnici.
Berlusconi avrebbe invece ottenuto che tra le materie sulle quali dovrà legiferare il governo Monti non ci sarà la legge elettorale nè le Telecomunicazioni.
Se le indiscrezioni dell’Ansa saranno confermate, le televisioni e il porcellum sarebbero salvi. Almeno per ora..
Già da domenica alle 9 inizieranno le consultazioni del presidente della Repubblica, atto preparatorio per la formazione di un nuovo governo. Saranno sentiti i presidenti delle Camere e i gruppi parlamentari, con l’imperativo di fare presto: la tabella di marcia del Quirinale prevede che già lunedì, quando riapriranno Borse e mercati, ci siano un presidente incaricato e la lista dei ministri.
Parola d’ordine di Napolitano è agire in fretta per rassicurare comunità internazionale e Unione europea sugli impegni italiani.
Le dimissioni di Berlusconi sono arrivate al termine di dodici ore dense di appuntamenti, scandite da attese e incontri.
Con il via libera definitivo della Camera, in seconda lettura e senza modifiche, al ddl di stabilità già licenziato dal Senato – 380 sì, 26 contrari e due astenuti – i provvedimenti in adempimento agli impegni Ue del governo Berlusconi sono recepiti nella nuova legge di stabilità .
Si è compiuto così l’ultimo atto parlamentare del governo Berlusconi prima delle dimissioni, decise martedì scorso 7 al Quirinale dal presidente del Consiglio dopo il voto della Camera sul rendiconto generale, su cui la maggioranza a Montecitorio si è fermata a 308.
Dopo il sì alla legge di stabilità , è arrivato quello al ddl di bilancio e alla nota di variazione, con 379 voti a favore, 26 contrari e 2 astensioni.
Oltre a Lega e Pdl, i sì sono arrivati dall’opposizione del Terzo polo, i no da Italia dei valori, mentre il Pd non ha partecipato al voto.
La seduta alla Camera è stata segnata da un clima rovente all’interno e dalle contestazioni della folla, fuori da Montecitorio e in Piazza Colonna: centinaia di persone hanno esposto cartelli di protesta, urlando “dimissioni”,”vergogna” e “buffone” al premier.
Stessa scena davanti al Quirinale, all’arrivo del Cavaliere per l’atto formale delle dimissioni.
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Novembre 10th, 2011 Riccardo Fucile
VERGOGNOSA REINTRODUZIONE DELLA POSSIBILITA’ PER I PARLAMENTARI DI DISTRIBUIRE FONDI PER I PROPRI COLLEGI…LE OPPOSIZIONI: “VERGOGNA, PER GENOVA NEANCHE UN EURO”… LE MARCHETTE DELLA LEGA LADRONA
La commissione Bilancio del Senato ha approvato la legge di stabilità e il relativo maxi-emendamento del governo alla legge di stabilità .
La maggioranza ha votato a favore, il Pd si è astenuto, Idv ha votato contro mentre il terzo Polo non ha partecipato al voto.
Il testo sarà in aula domattina per essere licenziato in giornata.
Intanto, nelle pieghe del ddl Stabilità , arriva anche il rifinanziamento della ‘legge mancia’ in base alla quale i fondi sono decisi dai parlamentari per i loro collegi.
Lo prevede l’emendamento omnibus al ddl Stabilità presentato dal relatore, Massimo Garavaglia (Lega), che destina 150 milioni di euro per il 2012-2013 al “finanziamento di interventi urgenti finalizzati al riequilibrio socio-economico e allo sviluppo dei territori e alla promozione di attività sportive, culturali e sociali” previste dalla legge di Stabilità del 2010.
L’emendamento rifinanzia di 100 milioni per il 2012 e di 50 milioni per il 2013 la legge dello scorso anno che stanziava 50 milioni per l’anno in corso.
A sua volta questa norma riprendeva una disposizione della Finanziaria del 2003 che fu rifinanziata nei tre anni successivi.
Il nome di questa legge è dovuto al meccanismo in base al quale i soldi stanziati verranno ripartiti: sarà una risoluzione bipartisan delle commissioni Bilancio di Camera e Senato a indicare le opere a cui andranno i fondi (“attività sportive, culturali e sociali” dice l’emendamento del relatore) e che in passato hanno riguardato molti piccoli interventi di qualche decina di migliaia di euro (associazioni, parrocchie, oratori, società sportive, ecc) specie nei piccoli comuni dei collegi di senatori e deputati.
Una norma che provoca le ire dell’opposizione: “A quanto pare finora nel ddl stabilità non c’è un euro per i danni dell’alluvione a Genova e in Liguria. A fronte di questa grave inadempienza appare ancora più incredibile lo scandaloso rifinanziamento con 150 milioni di euro della legge mancia, un chiaro atto da maggioranza e governo al capolinea”.
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Novembre 10th, 2011 Riccardo Fucile
ANCHE FORMIGONI TRA I PRETENDENTI, BERLUSCONI VUOLE LETTA E PALMA… IL PD VUOLE COINVOLGERE ANCHE IDV E SEL
Le riunioni dei vertici di Pdl, Lega, Terzo polo e Pd, con Berlusconi ancora in carica, si
trasformano in un vorticoso totoministri.
I democratici parlano a lungo, durante il loro vertice, dei possibili ministri che il Pdl intende salvare e quelli che al contrario pensa di sacrificare.
Nomi e cognomi. Con un criterio che già si affaccia nei contatti informali.
Tra gli schieramenti si stabilisce il principio di “veto reciproco”, la possibilità di esprimere dei no davanti a certe candidature, quindi l’apertura a “rose” per arrivare alla condivisione finale.
Silvio Berlusconi chiede di tenere al loro posto Frattini (Esteri), Nitto Palma (Giustizia), Fitto (Affari regionali) e soprattutto Gianni Letta nel cuore di Palazzo Chigi.
Per un curioso caso del destino nello stesso governo potrebbero trovarsi zio e nipote. Enrico Letta infatti è il primo dei candidati democratici per un ministero o per la carica di vicepremier.
Il Pd chiederà sicuramente il dicastero del Lavoro.
Appoggerebbe poi la nomina di Giuliano Amato all’Interno.
Sul nome dell’ex premier si sono diffuse le voci più frenetiche. Berlusconi lo avrebbe voluto come premier tecnico, contando sul sostegno del capo dello Stato.
Poi Monti ha ripreso quota, ma secondo i democratici Amato avrebbe adesso chance concrete per il ministero della Giustizia o per la funzione di vicepremier.
La linea del Pd è un mix di tecnici e politici.
«O lo subiamo o per non subirlo dobbiamo starci dentro». Nelle parole di Massimo D’Alema, al coordinamento del Pd, c’è la conspevolezza di una scelta delicatissima, ma anche la volontà , condivisa da Bersani e Enrico Letta, di affiancare a Mario Monti nel governo che verrà i dirigenti del Partito democratico.
Mettere cioè un po’ di politica nel nuovo esecutivo. E quindi i politici.
Di questo si discute nel Pd, del profilo dei ministri.
Visti i tempi strettissimi escono anche i nomi. Molto anticipato, ma il toto- governo è già una realtà .
Il presidente del Copasir, come il segretario e il vice, pensa infatti che la seconda opzione sia quella giusta, che il Pd debba essere visibile nell’esecutivo del neosenatore a vita.
«Le due strade – avverte D’Alema – hanno entrambi rischi alti. L’importante è scegliere ».
E i democratici hanno già scelto: cercare un mix di personalità tecniche e di uomini (e donne) di partito. Sono le premesse per la nascita di un vero governo di grande coalizione.
Per i ruoli tecnici i nomi sono Fabrizio Saccomanni o Lorenzo Bini Smaghi al ministero dell’Economia.
La casella di Via XX settembre andrà sicuramente a un espero fuori dalla politica.
Pier Ferdinando Casini, grande sponsor di un’intesa politica tra Pd e Pdl, cioè di larghe intese vere, non potrà sottrarsi dall’esprimere dei candidati del Terzo polo.
Il nome, a metà strada, è per il momento quello di Piero Gnudi, ex presidente dell’Enel. Non solo tecnico, ma anche un po’ politico.
Ma le spine sono fuori da questo perimetro. D’Alema ancora una volta dà voce a una fetta consistente del suo partito che parla apertamente di «suicidio».
Per tenerla sotto controllo, per favorire davvero una scelta condivisa e consapevole. «Dobbiamo tenere dentro tutte le opposizioni». A cominciare da Antonio Di Pietro, che sta in Parlamento. E per schivare il cannoneggiamento di Vendola, che naturalmente avverrebbe a danno del Partito democratico. È bene saperlo: il governo Monti farà saltare il Nuovo Ulivo. Per questo è necessario metterci dentro «segnali di cambiamento rispetto alla politica sbagliata di questi anni, idee, contenuti diversi». Non appiattirsi sulla lettera della Bce in maniera acritica, sviluppare programmi nuovi.
È l’antico rovello di un’abdicazione della politica da scongiurare a ogni costo. Altrimenti nel Pd crescerà la tentazione, attribuita anche al segretario, di far durare l’esecutivo il tempo necessario ad affrontare l’emergenza per andare comunque a votare prima del 2013.
Dall’altra parte si lavora sulla trincea della Lega.
Un ministero a Roberto Formigoni può ammorbidire i toni: lascerebbe infatti libera la poltrona di governatore di Lombardia.
Va risolto il problema degli ex An. Lo strappo di Altero Matteoli può essere recuperato magari proponendo proprio a lui una conferma.
Ma non siamo nemmeno all’inizio.
Però i mercati non si fermano.
Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica”)
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Novembre 10th, 2011 Riccardo Fucile
IN STUDIO TRAVAGLIO E FELTRI, SERVIZI SULLA CRISI DI PORTO MARGHERA E COLLEGAMENTO CON GLI OPERAI FINCANTIERI DI SESTRI…OLTRE IL BERLUSCONISMO, PER RIDARE DIGNITA’ E GIUSTIZIA SOCIALE AGLI ITALIANI
Nella seconda puntata del nuovo programma di Michele Santoro si parlerà della fine dell’esecutivo di Silvio Berlusconi.
Ospite della trasmissione il presidente della Camera Gianfranco Fini
Dopo il successo di giovedì scorso con oltre 3 milioni di spettatori e il 12% di share, Michele Santoro ritorna stasera per la seconda puntata di Servizio pubblico, che andrà in onda dalle 21 su Sky, su decine di reti locali e sul web.
Nel giorno del debutto, è stato il terzo canale più visto dopo RaiUno e Canale 5 e il sito ufficiale del programma, Serviziopubblico.it, è stato il primo canale per cinque ore sulla rete. Inoltre, i sondaggi lanciati nel corso della trasmissione hanno registrato 120mila risposte, 55.000 nuovi “Mi piace” sulla pagina del social network e 5.000 commenti allo streaming.
Se la prima puntata è stata dedicata al tema di “Azzerare la Casta”, con Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, e il latitante coinvolto nel caso escort Lavitola, questa sera si discuterà di “Un altro governo“.
Al centro del dibattito la crisi dell’esecutivo e le dimissioni annunciate dal Presidente del Consiglio a seguito dell’approvazione del rendiconto finanziario che ha dimostrato che il centrodestra non ha più i numeri per sedere a Palazzo Chigi.
Sarà una puntata di approfondimento e discussione alla luce della chiarezza richiesta dall’Europa e dai mercati e del richiamo a scelte urgenti per il bene del Paese invocato da Giorgio Napolitano.
L’ospite di punta della serata sarà il presidente della Camera Gianfranco Fini e a fare da “canto e controcanto” alla fine del berlusconismo, vedremo in studio Marco Travaglio e Vittorio Feltri, per confrontarsi con i loro diversi punti di vista sulla situazione politica.
Tra i reportage messi a punto dalla redazione, la crisi di Porto Marghera e gli operai della Fincantieri di Sestri Ponente e non mancheranno, come accadeva ad Annozero, le vignette di Vauro.
La trasmissione si propone come spazio di informazione, per dimostrare che è possibile archiviare la formula del talk show, ormai obsoleta, in cui si moltiplicano solo le voci dei politici e agli spettatori, nel caos del salotto televisivo, non viene fornito alcun “servizio pubblico”.
“Un altro governo” sarà in onda a partire dalle 21 sulla rete di televisioni locali spalmate su tutto il territorio nazionale, mentre su Sky Tg24 sarà visibile sul canale 504 e tasto active dei canali 500 e 100.
Per chi vorrà seguirla online, oltre al sito dello stesso programma sarà trasmessa su Corriere, Repubblica e su il Fatto Quotidiano.
Inoltre, potrà essere ascoltata in esclusiva anche su Radio Capital.
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Novembre 9th, 2011 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: “LA STRETTA SUI BTP MINACCIA IL LAVORO, OCCORRE RESTITUIRE CREDIBILITA’ AL PAESE”… PIAZZA AFFARI A -4%, INTERESSI SUI BPT AL 7,48%, MASSICCI ACQUISTI BCE… LA MERKEL: “L’ITALIA FACCIA DI PIU'”
Mentre una nuova tempesta finanziaria fa risalire a livelli record lo spread tra Btp e
Bund e la Borsa italiana fa registrare una forte flessione, il capo dello Stato lancia un monito a tutto il mondo politico. «Servono decisioni presto, cadano chiusure e tabù, confronto sia più aperto e obiettivo. Sono ore difficili e delicate queste. Gestirò crisi con credibilità ».
Questo l’appello lanciato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo l’evolversi della crisi che ha portato il premier Silvio Berlusconi ad annunciare le sue prossime dimissioni, che ha così salutato gli artisti e i rappresentanti del mondo dello spettacolo riuniti al Quirinale.
«Sono qui nonostante tutto perchè convinto del ruolo essenziale dell’Italia in questo settore» ha aggiunto il presidente della Repubblica.
«Servono nuovi comportamenti anche nelle istituzioni da parte delle forze politiche. Per tirarci fuori dalla condizione critica e allarmante in cui ci troviamo occorre che cadano troppe chiusure e vecchi tabù, si crei un clima di confronto più aperto e obiettivo, ancorato ai problemi reali della società e dello Stato e allo loro possibili soluzioni. Abbiamo bisogno di decisioni presto e nei prossimi anni per esprimere una rinnovata responsabilità e coesione nazionale» ha spiegato ancora il capo dello Stato. L’Italia «deve riguadagnare credibilità e fiducia come paese, così da uscire innanzitutto, oggi da una stretta molto pericolosa sui titoli del nostro debito pubblico nei mercati finanziari e sulle condizioni dei nostri istituti di credito con prevedibili ricadute sull’attività economica e sull’occupazione» ha detto ancora Napolitano.«Dobbiamo riguadagnare credibilità e fiducia come paese, così da uscire innanzitutto, oggi, da una stretta molto pericolosa sui titoli del nostro debito pubblico nei mercati finanziari e sulle condizioni dei nostri istituti di credito con prevedibili ricadute sull’attività economica e sull’occupazione» ha sottolineato ancora il presidente della Repubblica.
L’allarme rosso sull’Italia trascina in ribasso tutti i mercati europei, mentre in base ai contratti futures si profilano pesanti flessioni anche a Wall Street.
Il maggiore fattore di allarmismo appare l’ondata di vendite sui titoli di Stato del Belpaese, che ne ha fatto schizzare i rendimenti sulle maggiori scadenze (5 e 10 anni) oltre quella soglia critica del 7 per cento che viene ritenuta un limite oltre il quale a un paese è di fatto precluso il rifinanziamento sui mercato, perchè insostenibile.
Superato questo valore infatti, Grecia, Iralanda e Portogallo si rassegnarono a chiedere aiuti a Unione europea e Fmi.
Il tutto ha innescato un nuovo crollo della Borsa di Milano, che in mattinata è arrivato a toccare il 4,5 per cento, intanto Londra segna un meno 1,74 per cento, Parigi un meno 1,99 per cento e Francoforte un meno 2,38 per cento.
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Novembre 8th, 2011 Riccardo Fucile
NELLA LEGGE DI STABILITA’ CHE BISOGNERA’ APPROVARE PRIMA DELLA SUA DIPARTITA VERRANNO INSERITE NORME AD PERSONAM E MISURE
Avviso ai naviganti. Non è ancora finita.
Prima che Silvio Berlusconi se ne vada ne vedremo delle belle. Anzi delle brutte.
Il premier, raccontano i suoi, si sta preparando al colpo di coda.
Da assestare alla prima occasione.
Che, in questo caso, si chiama legge di stabilità . È in quella legge, destinata in teoria a soddisfare i mercati, che i suoi uomini tenteranno di inserire un pezzo della buonuscita del Cavaliere.
Il capo del governo, del resto, è stato chiaro.
Le dimissioni scatteranno solo dopo l’approvazione della nuova manovra, nella quale verrà aggiunto al Senato un maxi-emendamento contenente parte delle misure riportate nella sua lettera d’intenti inviata la scorsa settimana in Europa.
Interventi che, proprio dopo il voto alla Camera, il commissario europeo agli affari economici Olli Rehn ha giudicato “insufficienti”.
Ora il punto è che nessuno conosce il contenuto del maxi-emendamento. Mentre si conoscono (e bene) alcune bozze dei lavori preparativi al Consiglio dei ministri del 24 ottobre che avrebbe dovuto licenziare il decreto sviluppo.
Qualcuno se le ricorderà : s’introduceva una legge ad personam post mortem per favorire i figli di primo letto del Cavaliere dopo la dipartita del loro illustre genitore, si parlava di condoni, di militarizzazione della Val Susa.
E quello era solo l’antipasto.
Perchè se si pensa ai conti dello Stato con un certo disagio viene in mente che con (inesistenti) ragioni economiche sono state in passato motivate dal Pdl pure le norme sulla prescrizione breve e quelle sulle intercettazioni.
Insomma il dibattito al Senato sarà l’occasione giusta per provare a far passare molto di ciò che davvero interessa a Berlusconi, assieme a norme draconiane sul mercato del lavoro e, probabilmente, le pensioni.
Una medicina amarissima che il futuro ex presidente del Consiglio vuole fare trangugiare a tutti in un colpo solo.
Contando sulla spinta di uno spread sempre più alle stelle, sulle richieste dell’Unione Europea e sulle opposizioni costrette già oggi, e a scatola chiusa, a promettere che la legge di stabilità verrà votata celermente.
Allora e solo allora, si potrà capire se andremo a elezioni o se nascerà un nuovo governo.
E Berlusconi, anche nella sconfitta, potrà ancora una volta pensare di aver vinto.
Sarà la vendetta del Caimano.
Gli italiani, c’è da giurarlo, la ricorderanno a lungo.
Peter Gomez blog
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Novembre 8th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER (FORSE) SI FARA’ DA PARTE DOPO IL VIA LIBERA DEL PARLAMENTO ALLE MISURE ANTICRISI… LE OPPOSIZIONI: “VIGILEREMO SUI CONTENUTI”
Silvio Berlusconi è un premier a scadenza: si dimetterà dopo l’approvazione della legge di
Stabilità , ma in realtà si è dimesso oggi.
Lo ha promesso al capo dello Stato, ma sulle dimissioni pesa il dubbio legato alla bocciatura da parte della Ue della lettera anti-crisi portata al G20 di Cannes.
Il maxi-emendamento alla legge di Stabilità , infatti, è stato scritto prima del parere negativo espresso il 4 novembre dall’Europa: il Parlamento, a questo punto, cosa dovrà votare?
Un documento nuovo (in cui magari inserire di tutto) o un provvedimento nato già morto?
E quale sarà la strategia dell’opposizione ?
Votare qualsiasi misura pur di ratificare l’uscita di scena promessa da Berlusconi o stoppare tutto, con gravi ripercussioni sui mercati?
Pier Luigi Bersani ha già fiutato l’ipotetica trappola: “Ci riserviamo un esame rigoroso del contenuto dell’annunciato maxiemendamento alla legge di stabilità — ha detto il segretario del Pd — per verificare le condizioni che ne permettano, anche in caso di una nostra contrarietà , una rapida approvazione”.
In attesa di comprendere ciò che sarà , il punto di partenza è il comunicato emesso dall’ufficio stampa di Giorgio Napolitano da cui si è andato in seguito al voto sul Rendiconto dello Stato alla Camera.
Qui, il Cavaliere ha dovuto incassare una verità incontrovertibile: non ha più una maggioranza che lo sostiene.
Il passo indietro è stato certificato direttamente dal Quirinale, con un comunicato che non lascia spazio a ulteriori interpretazioni.
Dopo il voto sul maxi-emendamento — che dovrebbe rappresentare la risposta alle richieste dell’Europa (condizionale d’obbligo dopo le parole di Olli Rehn) — , “il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione”: dal Colle parole chiare, nette, che non ammettono interpretazioni e che tracciano l’uscita di scena di Silvio Berlusconi.
Non un addio definitivo, però.
Il premier, infatti, ha già pronta la sua personale road map, che punta ad un obiettivo ben preciso: cercare di ricompattare ciò che resta della sua maggioranza per cercare di vincere le prossime elezioni, anticipate o meno.
Prima, tuttavia, c’è da rispondere all’Unione europea e per farlo il parlamento dovrà approvare il maxi emendamento alla legge di Stabilità .
In tal senso, il programma sarebbe pronto: martedì 15 novembre il voto al Senato, entro fine mese alla Camera e poi la ratifica del passo indietro di Berlusconi.
L’iter, tuttavia, potrebbe subire un’accelerata decisiva, con un anticipo sulle date del voto.
Da non dimenticare, in tal senso, quanto detto oggi dal commissario europeo agli affari economici Olli Rehn, che dopo la riunione Ecofin di oggi ha certificato la pochezza della lettera del governo italiano all’Ue.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 8th, 2011 Riccardo Fucile
IL TITOLO BALLA IN BORSA, MARINA E PIER SILVIO IN TRINCEA PER EVITARE L’EMORRAGIA DI MILIONI IN CASO DI FINE DEL DUOPOLIO RAISET
Arcore chiama Cologno Monzese: il vertice della famiglia (allargata) telecomanda figli e fedeli alla corte del premier agonizzante.
L’arrivo di Pier Silvio, dopo Confalonieri e Marina, a Villa San Martino ieri in mattinata è, letteralmente, la “prova televisiva”.
Un summit che spiega come l’impero finanziario sia la prima preoccupazione del premier.
E la consueta confusione del conflitto d’interessi, in un giorno in cui la Borsa racconta l’altalena (anche) dei titoli di casa B., sballottati da annunci e smentite sulla fine dell’esecutivo.
Le azioni Mediaset ieri mattina perdevano circa il 2,6% per risalire poco dopo le 12 alla notizia sulle dimissioni ad horas, lanciata come una bomba da Giuliano Ferrara.
Ma Piazza Affari non dice tutta la verità , perchè la presenza a capo del governo dell’imprenditore Berlusconi ha fatto comodo, eccome, alle imprese domestiche.
Non solo per le leggi ad aziendam, come quella che l’estate dell’anno scorso consentì a Mondadori di ‘chiudere’ in via definitiva una vertenza con il Fisco, su un mancato pagamento di 173 milioni pretesi dall’Agenzia delle Entrate, con un esborso di soli 8,6 milioni.
Grazie papi, come al solito.
Anche se resta lo scotto del Lodo Mondadori, costato a B. un assegno da 560 milioni di euro e l’aggravarsi della sindrome dell’assedio.
Altri numeri fanno paura a Marina e Pier Silvio.
Quelli degli ascolti delle reti di casa, per esempio: domenica in prima serata, Canale 5, Rete4 e Italia1 hanno racimolato in tutto il 28,6% di audience.
La Rai il 44%: solo Report oltre il 14%.
Perde la tv generalista, in assoluto, ma Mediaset perde molto.
Soprattutto in termini di gradimento: in un giorno medio dell’ottobre 2005, le tre emittenti private raccoglievano in prima serata il 41% del pubblico; la tv pubblica il 46%.
Lo stesso dato oggi vale per Mediaset il 31%, per la Rai il 36.
Ormai il mercato tv si è aperto: lo dimostrano il Servizio Pubblico di Santoro e il telecomando libero di spettatori sfiancati dai Grandi Fratelli vari (che infatti registrano tracolli).
Con un paradosso in termini pubblicitari: la Rai ha una media share del 41% e incassa solo il 24% del capitale pubblicitario in circolazione, il Biscione con il 36% di share attrae il 56%, cioè 2 miliardi e 413 milioni.
Senza contare il business della pubblicità istituzionale che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi indirizza sulle reti televisive di Silvio Berlusconi: 4,659 milioni di euro su 21,466 milioni stanziati nel 2010 per radio, giornali e tv, cioè il 21,70% del totale.
Sky e La7 raccolgono le briciole, e la Rai? La concessionaria Sipra ha portato pubblicità di ministeri vari per un valore di 890 mila euro, ma di fatto non ha incassato un euro: viale Mazzini è obbligata a concedere spazi gratuiti al governo.
La grande paura dei pargoli di B. oggi si chiama legge Gentiloni: una cosa che un nuovo esecutivo (più disinteressato del precedente) potrebbe rispolverare, riportando al 45% il tetto massimo di pubblicità .
A Cologno Monzese una cosa è certa: se cambia il governo, cambieranno anche le cose in Rai.
Saranno più difficili le larghe intese, la concorrenza troppo leale in casa Raiset, insomma il sostanziale controllo di un solo potere sul mercato della tv. Forse il premier teme la vendetta nel luogo che più gli sta a cuore: il portafoglio.
E in giro — almeno così sembra — ci sono meno amici pronti a dichiarare che “Mediaset è patrimonio culturale del Paese” (Massimo D’Alema).
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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