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L’ALLUVIONE DI GENOVA: FUORI DA SCUOLA L’APPUNTAMENTO CON LA MORTE

Novembre 5th, 2011 Riccardo Fucile

GIOIA E JANISSE DI 8 E 1 ANNO NON CI SONO PIU’, TRAVOLTE DALL’ONDATA DI ACQUA E FANGO CHE HA DEVASTATO GENOVA, MA ANCHE VITTIME DELLA CATTIVA GESTIONE DELL’EMERGENZA…LA RABBIA DEL PERSONALE DELLA SCUOLA

L’inferno di acqua, fango e detriti ancora negli occhi. Lacrime che scorrono sulle guance.
«È una nostra bambina, Gioia, veniva a scuola qui e ora non c’è più», si dicono insegnanti, bidelli e amministrativi nell’atrio della Giovanni XXIII, materna, elementari e medie, in piazza Ferraris, alla fine di via Fereggiano, nel cuore della tragedia.
Gioia, otto anni, ieri mattina era al sicuro nella sua classe, la III B.
Ma la mamma, Shiprese Djala, 28 anni, albanese, preoccupata per quell’apocalisse di pioggia, è corsa a scuola a prenderla, con la piccola Janissa, un anno, tra le braccia.
Tutte e tre sono morte nell’androne di un palazzo a pochi metri dalla scuola, travolte dall’onda di piena.
Alla Giovanni XXIII non si danno pace. «Arrivavano i genitori lividi dalla paura e dall’apprensione per i loro bambini. Cercavamo di convincerli a restare, di trattenerli, ma molti temevano di rimanere bloccati – racconta il segretario della scuola, Tommaso Pezzano -, allora per non lasciarli andare li mandavamo dai vigili urbani, lì fuori, che fossero loro a persuaderli. Altri invece si sono fermati con noi, abbiamo raccolto i panini e l’acqua che c’erano ancora nel refettorio e lo abbiamo diviso. Un papà  ha racimolato tre candele e con quelle ci siamo aiutati fino a sera quando la cinquantina di persone, adulti e bambini che erano rimasti qui sono stati portati via dai soccorritori».
«Un padre – ricorda Pezzano con gli occhi che si riempiono di lacrime – è venuto a piedi da Nervi, chilometri di marcia sotto la pioggia, mi ha guardato con il terrore negli occhi: la mia bambina?, mi ha chiesto. L’ho rassicurato, la piccola era con noi, ai piani alti della scuola. Quel pover’uomo ha camminato per due ore per la sua bambina».
Ma tra il personale della scuola c’è anche tanta rabbia.
«Ci hanno mandato una nota dal Comune – racconta Pezzano -, poche righe: stato di allerta meteo, ma che cosa significa? Tutto e nulla. E noi cosa avremmo dovuto fare?. Nessuno ci dava indicazioni».
Nella comunicazione scritta del Comune di Genova, testualmente, «si invitano pertanto le famiglie a connettersi tempestivamente con i mezzi di comunicazione pubblici per acquisire informazioni su eventuali provvedimenti adottati a tutela della pubblica incolumità ».
«Si’, peccato che alle 11 luce e quindi tv e internet sono saltati, neppure i cellulari funzionavano e anche per questo molti genitori sono corsi a scuola per prendere i loro bambini, per portarli a casa, per averli sotto gli occhi – dice Pezzano amaramente -. Abbiamo deciso noi autonomamente di tenere i bambini rimasti e di accogliere quelli che volevano entrare. Ma nessuno per ore e ore si è presentato per chiederci come andava. Eppure noi eravamo al centro dell’inferno. Solo alle 13 una vigilessa, disperata perchè aveva perso il suo collega e non riusciva a trovarlo, è entrata nella scuola e ci ha detto di andare ai piani alti per metterci in salvo».
All’interno della scuola, dunque, i bimbi erano effettivamente sicuri ma molti sono convinti che la chiusura degli istituti avrebbe potuto evitare la tragedia, «dando ai cittadini – dice un insegnante – il vero senso dell’allarme e della preoccupazione delle autorità ».

(da “Il Secolo XIX”)

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L’ULTIMA CORSA DI BERLUSCONI

Novembre 5th, 2011 Riccardo Fucile

VOTI A RISCHIO, IPOTESI MONTI E TOTOMINISTRI DEL NUOVO ESECUTIVO

A questo punto, gli scenari per un eventuale governo dopo Berlusconi sono due.
Il primo, anche dal punto di vista cronologico, riguarda la scadenza del prossimo 8 novembre alla Camera, di martedì.
In aula torna il rendiconto di bilancio già  bocciato e la slavina dei frondisti manda sotto il centrodestra.
Per la seconda volta sulla stessa questione. Il Cavaliere, secondo le previsioni dei più ottimisti, prende atto che la maggioranza non c’è più e sale al Quirinale per dimettersi.
È il fatidico passo indietro invocato da settimane.
Al suo posto va Gianni Letta, emblema dell’andreottismo alla corte di B. nella Seconda Repubblica.
In teoria sarebbero possibili le “larghe intese”, ma in pratica l’esecutivo Letta si trasformerebbe quasi sicuramente in un centrodestra allargato al Terzo Polo di Casini e Fini e con un Pdl al riparo di un’implosione mortale, almeno per il momento.
Questa ipotesi però non è molto gettonata nei Palazzi del potere.
Per un semplice motivo: il premier non mollerà  fino all’ultimo. Resisterà  nel bunker come il dittatore libico Gheddafi, per usare il paragone di Antonio Di Pietro (che in passato ha accostato B. anche a Hitler, Mussolini e Saddam).
Così, anche se la maggioranza dovesse essere battuta l’8 novembre, si arriva alla fiducia sui provvedimenti per la crisi, imposti dall’Unione europea.
Dalla presidenza di Montecitorio precisano che ancora non c’è alcuna data in calendario e che sarà  la conferenza dei capigruppo a stabilirla.
Ma un’opzione già  circola: il 15 novembre, sempre di martedì.
Come spiega un autorevole esponente dell’opposizione a microfoni spenti, “Berlusconi sceglie di andare a schiantarsi in aula”.
È lo scenario più rovinoso e cruento per il Cavaliere. Il secondo e ultimo.
La maggioranza va a casa e stavolta B. sale al Quirinale da dimissionario e sfiduciato.
“Il primo tentativo”, raccontano dal Pd, “spetta a loro”. Il solito Letta. Adesso, però, con scarse probabilità  di successo.
La vera carta da giocare si chiama Mario Monti, il tecnico bocconiano già  eurocommissario. Indicato per anni alla guida di un governo tecnico, per lui sarebbe finalmente la volta buona. Se non altro perchè è il cavallo vincente su cui punta Giorgio Napolitano, che vorrebbe scongiurare a tutti i costi le elezioni anticipate nella primavera del 2012.
Ma a Monti, il Quirinale, non vorrebbe affidare un incarico al buio, basato su una manciata di voti di vantaggio. In quel caso, allora, tutto passa per la tenuta del Pdl. Se implode e si spacca, verrebbe meno la condizione istituzionale posta dallo stesso Napolitano: mai un governo senza il principale partito di maggioranza.
Si calcola che potrebbero essere una cinquantina i deputati in fuga dal Pdl. Sempre che il segretario Angelino Alfano non converta B. e tutto il partito al “senso ineluttabile” di un governo Monti.
Un’ipotesi molto irrealistica, ma che c’è.
In queste ore, l’idea di un governo Monti non affascina tutti nell’opposizione.
Chi l’appoggia lo fa in nome “della linea di responsabilità  filo-Napolitano”. Per molti sarebbe “un cerino in mano da far passare per non scottarsi”.
L’allusione è alle misure draconiane, da lacrime e sangue, che dovrà  prendere il nuovo esecutivo.
Dice l’ex ministro dc Paolo Cirino Pomicino, oggi nell’Udc di Casini e indicato ieri da Sallusti sul Giornale come uno dei registi delle trame contro la maggioranza: “In verità  anche quello di Letta sarebbe un governo tecnico perchè lui non è parlamentare e non è stato mai iscritto al Pdl. Monti invece è stato nel mio staff quando ero ministro del Bilancio. C’erano lui e Paolo Savona. Qualcuno mi ha chiamato l’anti-Verdini. Ma io non ho soldi e posti di sottogoverno da offrire. Posso offrire solo la politica”. Pomicino dixit.
In ogni caso, la composizione del governo tecnico presieduto da Monti non sarebbe facile. Due le strade.
La prima è patrocinata da Casini: dentro leader e prime file di tutti i partiti.
A fare i ministri, quindi, andrebbero il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, il presidente del Pd Rosy Bindi, il vice di Bersani Enrico Letta. Questi alcuni nomi.
Ma la sorpresa potrebbe essere Lorenzo Bini Smaghi all’Economia.
Le voci sul suo conto sono insistenti, anche perchè questo potrebbe convincerlo a lasciare la poltrona del board della Bce come chiesto dalla Francia. Non solo.
Bini Smaghi sarebbe spendibile come ministro anche in caso di profilo meno politico e più tecnico del governo Monti.
È la seconda strada, che nel Pd viene indicata con questo criterio: “Al governo, per quanto ci riguarda, andrebbero personalità  della sinistra non parlamentari”.
I nomi sono i soliti: gli ex socialisti Giuliano Amato e Franco Bassanini.
Per il primo, Amato, si parla già  della Farnesina.
Questi gli scenari per il post-Berlusconi in alternativa alle elezioni anticipate.
Il nodo sarà  sciolto la prossima settimana, come fa capire il pessimismo di Napolitano ieri a Bari: “Gli obiettivi sottoscritti dall’Italia vanno attuati tempestivamente puntualizzandoli nei loro termini rimasti generici o controversi”.

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IL FANTASMA DI CANNES: BERLUSCONI AL G20 TRATTATO COME UN SORVEGLIATO SPECIALE

Novembre 5th, 2011 Riccardo Fucile

ARRIVANO GLI ISPETTORI DA WASHINGTON A SEGUIRE L’AZIONE DEL GOVERNO: OGNI TRE MESI LA PAGELLA DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE SULL’ATTUAZIONE DELLA LETTERA ALLA UE…E SE CI BOCCIANO SCATTA IL SALVATAGGIO

“Il fantasma di Cannes”. Non è un musical, è il soprannome che si è guadagnato Silvio Berlusconi al G20.
Una battuta che passa di bocca in bocca, si declina in diverse lingue (ci si mettono perfino i cinesi, che non sembrerebbero dei buontemponi: “Cannes Youling”, loro dicono così). “Questo è stato il G19 più Berlusconi”, sorride un membro della delegazione inglese. “Dovevate vederlo con la Merkel e Sarkozy, guardava in basso come un bambino sgridato”, raccontano gli sherpa spagnoli.
E via con aneddoti che raccontano di Obama che manco se lo fila di striscio.
Pettegolezzi che poi, per la proprietà  transitiva, da Berlusconi passano all’Italia.
Ma le dichiarazioni ufficiali bastano e avanzano per raccontare Berlusconi a Cannes. “Un’ombra che ha suscitato imbarazzi. E a voi italiani tanti danni”, racconta un reporter tedesco vicino ad Angela Merkel.
Prendete Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale: “Non abbiamo mai offerto finanziamenti all’Italia”.
Il contrario di quello che Berlusconi aveva detto mezzora prima.
In un mondo politico normale sarebbe un incidente diplomatico, ma nell’universo virtuale del Cavaliere neanche ce ne si accorge.
Bisognava esserci ieri alla conferenza stampa di fine vertice.
Eccoli comparire, il Cavaliere e Tremonti, che non si sopportano più, ma siedono uno accanto all’altro. Anzi, Berlusconi invita il ministro a stargli vicino.
Poi attacca con un discorso che i cronisti stranieri stentano a comprendere: “L’Italia non sembra un Paese in crisi. I ristoranti sono pieni, gli aerei per le vacanze prenotati”.
Il cronista inglese strabuzza gli occhi: “What is he talking about? Pizza?”.
Già , Berlusconi a Cannes sembra essersi inventato un nuovo parametro di crescita economica: il pizzometro.
Pancia piena, niente crisi.
Chissà  che cosa ne penserà  Angela Merkel.
“Parole agghiaccianti”, il premier è “stellarmente lontano dalla realtà “, ha commentato Pier Luigi Bersani.
Ma la coppia Berlusconi-Tremonti non si è fermata qui.
Terreo, gli occhi ridotti a un punto, la voce spenta, il Cavaliere era lontano anni luce dalle sue più fulminanti apparizioni. Ma anche il super-ministro era spettinato, leggermente stazzonato, pronto ad arrabbiarsi con il cronista del Secolo XIX che ha osato fargli una domanda .
Fino alla questione chiave: “Ministro Tremonti, crede che con un altro premier la situazione italiana migliorerebbe?”.
E qui Berlusconi mette sotto tutela Tremonti con una mossa di stile sovietico: “Sono domande con risposta certa”.
Parola a Tremonti: “Dopo quello che ha detto il presidente del Consiglio non credo ci sia altro da aggiungere”.
I cronisti ci riprovano: “Ministro Tremonti, da giorni sui quotidiani compaiono frasi in cui lei invita il Cavaliere ad andarsene. Mai smentite. Allora è vero?
Qui Tremonti pare ricorrere al teatro dell’assurdo di Ionesco. “Non ho letto i giornali”.
Letto, magari no, ma detto? “Se non l’ho letto, forse non posso neanche smentirlo”.
A questo punto i giornalisti stranieri alzano bandiera bianca, impossibile tradurre.
Ma il Cavaliere ieri ha conquistato il record delle smentite. Non c’è solo Lagarde.
Prima di mandare l’ormai famosa lettera all’Europa, ha detto, l’ho condivisa con l’opposizione. Immediata la smentita del centrosinistra.
E a proposito di smentite il Financial Times scrive che Tremonti avrebbe detto al premier: “Lunedì ci sarà  un disastro sui mercati se tu, Silvio, resti. A torto o a ragione, il problema sei tu”.
Frase poi smentita dal ministro.
Eccola la strana coppia cui a Cannes erano appese le sorti d’Italia.
Nei corridoi del Palais des Festivals si racconta di colloqui drammatici nella notte di ieri tra Sarkozy, Merkel, Obama e Berlusconi, tutti al capezzale dell’Italia agonizzante.
Finita la cena ufficiale, allontanate le telecamere, le luci del Palazzo sono rimaste accese fino alle tre per un faccia a faccia.
Con la Merkel che si è fatta sotto al Cavaliere.
E Obama che l’avrebbe trattenuta: con tagli troppo severi rischiamo di uccidere la crescita.
E lui, Berlusconi, come un attore a ripetere la parte: “Non ho aumentato il debito, l’ho ereditato”, come dire: è colpa di Prodi.
Ancora: “Avevo delle riforme in mente, sono stato bloccato da comunisti e socialisti”.
Almeno ha risparmiato i giudici, ma il siparietto sui bolscevichi in Europa non è apprezzato. Qualcuno ha tagliato corto: “Basta Silvio, adesso è il momento che tu ti dia da fare”.
Silvio, il fantasma di Cannes. Con lui, l’Italia.
La conferenza stampa del nostro primo ministro è confinata all’ultimo piano, lontano da quella dei big.
Poi ecco le bandiere che sventolano davanti al Palazzo dei Festival. Germania e Francia vicine.
Gli Stati Uniti dominano. Noi siamo vicini ai paesi poveri.
Dettagli, magari distrazione.
Ma forse è anche peggio.

Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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FINANCIAL TIMES: “IN NOME DI DIO E DELL’ITALIA, BERLUSCONI VATTENE”

Novembre 5th, 2011 Riccardo Fucile

“IL PREMIER ITALIANO NON HA PIU’ CREDIBILITA E HA RINNEGATO TUTTE LE SUE PROMESSE”

Il Financial Times ha rivolto al presidente del Consiglio italiano un invito inequivocabile: “In nome di Dio, dell’Italia e dell’Europa, vai”.
Il quotidiano inglese dedica alle vicende italiane tutta la prima pagina per affermare quello che nel Belpaese è noto a sempre più persone: “solo un cambio di leadership potrà  ridare credibilità  all’Italia”.
Se il cambio della guardia a Palazzo Chigi è un “imperativo”, il Ft mette però in guardia anche quelli che pensano che la cacciata di   possa essere la panacea di tutti i mali per uscire dalle secche della crisi economica e del debito.
“Sarebbe ingenuo credere che quando Berlusconi se ne andrà , l’Italia possa reclamare subito piena fiducia dei mercati”, scrive il foglio britannico.
Negli articoli di cronaca si sottolinea poi che al G20 di Cannes, l’Italia ha accettato un monitoraggio del Fondo monetario internazionale “altamente intrusivo”.
E, secondo i cronisti inglesi, è una “concessione senza precedenti” perchè l’Italia, per il momento, è un paese che non è ancora fallito.
Ma le parole più brucianti sono nell’editoriale in cui il Cavaliere viene paragonato a   George Papandreou, primo ministro greco. “Tutti e due si reggono su una sottile e risicata maggioranza parlamentare, e tutti e due stanno litigando con il loro ministro delle Finanze. Ma, la cosa più importante di tutte, hanno entrambe la tendenza a rinnegare le loro promesse in un periodo nel quale i mercati sono preoccupati sulle finanze pubbliche dei loro paesi”.
E poi la stoccata finale: “Il rischio che potrebbe minare il Paese riguarda il leader attuale: avendo fallito l’obiettivo di realizzare riforme nelle due decadi passate in politica, Berlusconi manca della credibilità  per portare avanti questi significativi cambiamenti”.
Così, anche se non sarebbe una soluzione a tutti i problemi, “il cambio di leadership è imperativo” e “un nuovo primo ministro impegnato nell’agenda della riforma potrebbe rassicurare il mercato, che è alla ricerca disperato di un piano credibile per bloccare la corsa del quarto debito più grande del mondo”.
Tuttavia il fatto che il Cavaliere sia arroccato alla sua poltrona, è cosa nota anche in riva al Tamigi.
Tant’è che il pezzo dedicato alla politica di casa nostra viene titolato così: “il sopravvissuto dell’Italia determinato a durare”.

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ALLUVIONE, LA FACCIA TOSTA DEI POLITICI

Novembre 5th, 2011 Riccardo Fucile

IL DOLORE DEL POPOLO GENOVESE E   L’ODIOSA AUTOASSOLUZIONE DELLA CLASSE POLITICA

Genova si rialzerà . Come si è rialzata dopo le alluvioni del 1970 e del 1992. Anzi, ha già  cominciato a rialzarsi in queste ore, segnate dal dolore per le donne e le bambine uccise dalla violenza dell’acqua.
Lo dimostrano il coraggio, l’abnegazione, la solidarietà  dei quali hanno dato prova i genovesi di fronte alla tragedia.
Ma al dolore, e alla paura per quel che potrebbe ancora accadere nei prossimi giorni, si mescola un altro sentimento, la rabbia.
È vero, il diluvio che si è abbattuto sulla città  è stato terribile, concentrato in poche decine di minuti, capace di spazzare via ogni cosa.
È vero, difendere e rendere sicura questa città , abbarbicata fra mare e montagne, è un compito ingrato e difficile.
Ed è difficile anche trovare il giusto mezzo fra l’allarmismo ingiustificato e la sottovalutazione del pericolo.
Come è innegabile che spesso i soldi a disposizione degli amministratori sono pochi, adesso poi pochissimi.
Tutto vero.
Però, di fronte a quelle madri morte, a quanto sembra proprio mentre andavano a prendere i loro bambini a scuola per portarli al sicuro a casa, come si fa a non farsi venire il dubbio che forse si è sbagliato a lasciare aperte quelle benedette scuole, che forse sarebbe stato meglio chiuderle? Non parlo di certezze, non parlo di autocritica, ma dell’ombra di un sospetto. E invece no.
Dal sindaco giù giù fino agli assessori è stato tutto un coro: ma va là , che sarebbe stato un disastro con i nonni che portano a spasso i nipoti.
A spasso? Con quell’uragano?
È vero: sul Fereggiano, che ha travolto due donne, la mamma albanese e le sue due figlie, erano stati fatti di recente dei lavori e laddove sono stati realizzati il torrente non è esondato.
Ma con che faccia tosta si può dire, come ha fatto ieri Marta Vincenzi, che “il disastro è avvenuto in zone messe in assoluta sicurezza”.
Assoluta sicurezza? Con sei morti tutti in un fazzoletto di un centinaio di metri?
Con che faccia si può affermare in coscienza, mentre ancora il fiume di fango corre per le strade della città , che il disastro “era imprevedibile” e che “non è colpa di nessuno”?
Imprevedibile dopo quel che è successo nello Spezzino e nelle Cinque Terre non più di dieci giorni fa?
Quanto alle colpe, sarebbe stata più appropriata una risposta diversa, chessò, «ancora non lo sappiamo, stiamo con la testa tutta sui soccorsi, poi rifletteremo, accerteremo e se ci sono colpe chi è colpevole pagherà  il conto».
Sarebbero state parole anche quelle, d’accordo, parole che abbiamo sentito tante volte e alle quali spesso non sono seguiti i fatti; ma non un’assoluzione generale, immediata, senza alcun dubbio, senza bisogno neanche di fermarsi un momento a pensare.
Questo riflesso condizionato al quale i politici ci hanno abituato non è soltanto odioso in se stesso.
È grave soprattutto perchè negare i problemi oggi significa non risolverli domani e neanche dopodomani.
Significa lasciar sbollire la rabbia della gente e poi ricominciare come se nulla fosse successo.
E invece va detto chiaro: per la manutenzione del territorio a Genova e in tutta la Liguria non si è fatto e non si fa quel che si dovrebbe.
Si sono spesi “fior di milioni” come dice il sindaco?
Non erano abbastanza e i morti di ieri, come quelli di martedì scorso nello spezzino e alle Cinque terre, stanno lì a dimostrarlo.

Umberto La Rocca
(direttore de “Il Secolo XIX“)

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LE REGIONI TOLGONO I VITALIZI AI CONSIGLIERI, MA CON CALMA: SOLO DALLE PROSSIME ELEZIONI

Novembre 5th, 2011 Riccardo Fucile

LA CONFERENZA DELLE REGIONI ANNUNCIA IL PROVVEDIMENTO MA DIMENTICA DI DIRE CHE NON RIGUARDERA’ GLI ATTUALI AMMINISTRATORI, MA SOLO QUELLI ANCORA IN DIVENIRE

“Un passaggio fondamentale” che corrisponde al “corretto equilibrio tra i costi delle istituzioni e la democrazia in un momento difficile del Paese”. Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, commenta soddisfatto il via libera al provvedimento che sancisce l’abolizione dei vitalizi dei consiglieri regionali.
E non è il solo.
A cantar vittoria sono tutti i governatori italiani: da Renata Polverini a Roberto Cota, da Stefano Caldoro a Luca Zaia, per qualche ora un unico filo rosso ha legato nord e sud nell’euforia per il via libera a uno dei pochi provvedimenti anti-casta che la politica italiana è stata in grado di produrre negli ultimi mesi.
Nessuno però si è soffermato su un punto: il provvedimento avrà  efficacia solo a partire dal prossimo rinnovo dei Consigli regionali e, quindi, non riguarderà  gli amministratori che ieri hanno trovato l’accordo.
Salvo rarissime eccezioni.
Come la Calabria o il Trentino, che hanno già  scelto di abrogare le pensioni per gli ex consiglieri.
O come le Marche, dove ieri alcuni onorevoli hanno formalizzato la rinuncia al vitalizio.
A ridurre i costi della politica si impegnerà , lo promette, anche il Presidente del Consiglio della Lombardia, il leghista Davide Boni, che ieri ha indetto una conferenza stampa annunciando l’abolizione immediata dei vitalizi e delle auto blu regionali, scatenando così l’ira dei colleghi del comitato regionale incaricato di predisporre una legge bipartisan che diminuisca indennità  di carica e spese degli uffici lombardi.
Una scelta drastica, certo molto più incisiva di quella che, sempre ieri, il parlamentino campano ha deciso di adottare all’unanimità .
La nuova legge prevede la “sospensione dell’erogazione dell’assegno vitalizio per gli ex consiglieri regionali eletti al Parlamento europeo, al Parlamento nazionale o ad altro Consiglio regionale”, ma solo “fino al termine dei suddetti mandati”.
In soldoni, al termine della legislatura, i deputati e i senatori campani avranno di nuovo diritto alla pensione da consiglieri regionali, che si aggiungerà  a quello da parlamentari.
Due pensioni d’oro per una vecchiaia a cinque stelle.
Certo, nell’immediato il colpo al conto corrente degli otto campani colpiti dal provvedimento è notevole: per pagare i loro vitalizi, dalle disastrate casse regionali uscivano ogni mese circa centomila euro, che diventano milioni se si pensa che la legge era in vigore dal 2005.
Molto di più tuttavia si risparmierebbe se si decidesse di sospendere i vitalizi da subito oppure, come propone il capogruppo Pd Giuseppe Russo, se si decidesse di passare al sistema contributivo per le pensioni degli onorevoli.
Ma la maggioranza, per ora, da quell’orecchio sembra non voler sentire. “Della questione stiamo discutendo al livello nazionale in conferenza delle Regioni per mettere a punto una norma che valga per tutti”, ha commentato Paolo Romano, Presidente dell’assemblea.
Come a dire: ben vengano le leggi anti-casta. Ma un passo alla volta.

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GLI AMICHETTI DI NAN ORA SI DANNO ALLE “BUFALE” E SUL SITO DI “FUTURO E LIBERTA’ LIGURIA” DIFFAMANO ROSELLA ODDONE

Novembre 4th, 2011 Riccardo Fucile

“HA CHIESTO L’ISCRIZIONE AL PDL” SOSTIENE L’ADDETTO STAMPA DI ENRICO NAN E OVVIAMENTE NON CITA LA FONTE… IL SITO UFFICIALE DI FLI   USATO PER GETTARE FANGO SULLE PERSONE ONESTE E INSINUARE IL FALSO

Dopo il defenestramento di Enrico Nan dalla gestione di Futuro e Libertà  nella provincia di Genova e il suo commissariamento con la sen. Barbara Contini, dopo che Fini ha bloccato il congresso regionale di Fli che Nan aveva richiesto, dopo aver sputtanato il partito in Liguria per aver ricevuto nella sede di Fli personaggi attenzionati dalla Dia, sede ricevuta pure in comodato gratuito da un altro soggetto pluri-inquisito, agli amichetti di Nan non è rimasto evidentemente che errare per i campi alla ricerca di bufale.
Non tanto perchè interessati alle relative mozzarelle, quanto a quelle a uso giornalistico.
Proprio nel momento in cui Fli a Genova sta cercando di iniziare un percorso di rinnovamento e di confronto, attraverso l’immagine “pulita” di Barbara Contini, stimata ex governatrice in territori di guerra, ecco puntuale il tentativo di diffamare l’ex coordinatrice prov. di Fli, dimessasi proprio per quelle “ragioni etiche” di cui al preambolo e su cui ora anche il vertice nazionale di Fli ha preso posizione.
Sulla pagina ufficiale di Futuro e LIbertà  Regione Liguria (non su quella personale) l’adddetto stampa di Enrico Nan scrive:
Giusto per dovere di cronaca. L’ex coordinatrice dimissionata Oddone Olivari ha chiesto l’altro ieri di iscriversi al Pdl nel golfo Paradiso, dove è residente. La fonte è il dirigente Pdl che ha ricevuto la richiesta e la sta valutando.

Intervengono subito un paio di iscritti che lo smentiscono:
Edoardo, da giornalista quale sei, dovresti verificare meglio le fonti. Io, che non sono del mestiere, l’ho fatto direttamente, e non mi risulta ciò che scrivi. Se hai le prove del contrario, siamo tutti in attesa di visionarle. Cordialmente, Miguel.

Ho fatto la stessa cosa di Miguel e ti devo smentire, attendiamo prove concrete. Chiacchierare amabilmente non vuol dire sempre cercare di mettere in cattiva luce un gruppo di persone e mi pare che questo sia il vostro obiettivo, il nostro era quello di creare un partito nuovo, non un nuovo partito.

L’addetto stampa, in evidente difficoltà  cerca allora di arrampicarsi sugli specchi: “dare un informazione relativa alle scelte legittime di un ex coordinatore provinciale non significa metterla in cattiva luce”

Peccato che la notizia sia completamente falsa, che non esista alcuna sezione “Pdl Golfo Paradiso” cui chiedere l’iscrizione, che nessun dirigente Pdl possa aver ricevuto la domanda di adesione dell’amica Rosella, non avendola lei mai avanzata.
Facile trincerarsi dietro una presunta fonte riservata: fuori il nome e la scheda di adesione, coraggio.
Cosi’ vediamo chi usa la macchina del fango per diffamare Rosella.
E’ sempre più evidente che il mondo si divide tra chi “ha le palle” e chi le racconta.
Ognuno è libero di scegliere da che parte stare: noi e Rosella abbiamo scelto di stare con le persone oneste   e di difendere quella legalità  che Fli ha nel suo manifesto programmatico e che dovrebbe essere quotidiana prassi politica.
Agli altri buona mozzarella di bufala.

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IL PIANO DELL’OPPOSIZIONE: SALVARE I CONTI E AFFOSSARE BERLUSCONI

Novembre 4th, 2011 Riccardo Fucile

PD, UDC E FLI AVREBBERO UN PROGETTO COMUNE PER FAR CADERE IL GOVERNO GIA’ LA PROSSIMA SETTIMANA, PUR APPROVANDO I DECRETI INDISPENSABILI…DAI MALPANCISTI DEL PDL A UNA MOZIONE DI SFIDUCIA, POI ELEZIONI O UN GOVERNO TECNICO CON MONTI O LETTA

Silvio Berlusconi pensa di blindare le sorti del governo con la fiducia sul maxiemendamento, ma l’opposizione avrebbe pronto un contropiano per farlo cadere.
Un contropiano che dovrebbe cominciare a realizzarsi già  martedì, quando la Camera dovrà  votare il rendiconto generale dello Stato, provvedimento sul quale l’esecutivo era già  andato sotto qualche settimana fa.
L’approvazione è richiesta dalla Costituzione e indispensabile per la stabilità  dei conti pubblici.
Il rendiconto quindi passerà , ma — ecco la strategia di cui si parla nei corridoi romani — in modo da rendere manifesta l’inesistenza di una maggioranza di governo.
Vale a dire con il voto contrario di molti “malpancisti” del centrodestra — con le ultime defezioni i sostenitori di Berlusconi a Montecitorio precipitano pericolosamente verso i 300, insufficienti a tenere — ma con le palesi (e momentanee) stampelle offerte dall’opposizione.
A questo punto, afferma la presidente del Pd Rosy Bindi, se il presidente del Consiglio non si farà  da parte annunciando le proprie dimissioni, “ci sarà  un atto parlamentare di fronte al quale trarremo le conseguenze che noi chiediamo da tempo: o un governo di responsabilità  nazionale o le elezioni”.
Lo strumento che potrebbe essere utilizzato è una mozione di sfiducia “costruttiva” che, anche se non prevista nel nostro ordinamento, mostri la volontà  politica di mandare a casa l’esecutivo per sotituirlo immediatamente con uno nuovo in grado di varare le misure anticrisi e fare le riforme.
Ovviamente la decisione dovrebbe passare per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si troverebbe di fronte un’alternativa già  discussa tra i partiti.
Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza come guida dell’ipotetico nuovo governo ci sono Mario Monti e Gianni Letta.
Un ruolo di primo piano in questa tessitura l’avrebbe avuto Pier Ferdinando Casini, che ha appena accolto nell’Udc i transfughi del Pdl Ida D’Ippolito Viale e Alessio Bonciani.
E starebbe lavorando su altri.
Per tutti i berlusconiani convertiti — anticipa l’agenzia Ansa — sarebbe pronta una casa comune in cui convergere, la cosiddetta Costituente dei moderati, popolari e riformisti, che a breve potrebbe costituirsi come gruppo alla Camera.
Il progetto avrebbe il pieno appoggio del presidente della Camera Gianfranco Fini, e di Fli, e del Pd, i cui leader vanno ripetendo in queste ore che il governo Berlusconi ha “le ore contate”.
L’agenzia Adn Kronos riferisce di un incontro riservato avvenuto tra Casini e il segretario del Pd Pier Luigi Bersani.
All’ordine del giorno, appunto, la strategia comune da adottare nella votazioni della prossima settimana per affondare il Cavaliere.
Per Berlusconi si profilano guai anche al Senato.
Il gruppo raccolto dall’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu si starebbe allargando, in più si parla di alcuni senatori piemontesi in contatto con Luca Cordero Montezemolo, e di altri ancora tentati dall’Udc.
Lamberto Dini ha manifestato la disponibilità , all’occorrenza, di proporsi come candidato a guidare una fase di transizione.
Sul maxiemendamento i senatori ‘ribelli’ — al momento se ne conterebbero una decina — potrebbero non far mancare il proprio voto.
Ma si trattarebbe di una fiducia condizionata: per ottenere il via libera sulle misure promesse all’Europa, Berlusconi dovrebbe annunciare le dimissioni in aula.
Il presidente del consiglio, però, al momento non sarebbe intenzionato a recedere.
La linea discussa con i collaboratori sarebbe quella di resistere a oltranza.
E in caso di crisi, invocare le elezioni immediate. Se invece passasse l’ipotesi di governo tecnico, il Pdl resterebbe all’opposizione.
Intanto si fa sentire un altro “frondista”, l’ex ministro Claudio Scajola, intervenuto a Porta a porta: ”Bisogna allargare la maggioranza di governo, non attraverso un golpe di palazzo. Alcuni giornali cosiddetti amici del centrodestra hanno confuso la chiarezza del dibattito politico con un attentato alla disciplina. Berlusconi non può essere allontanato dal tradimento di qualcuno. Se ritiene di poter fare questa svolta gestendo lui stesso la presidenza del Consiglio lo faccia, altrimenti si faccia da parte”.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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APPALTO COMPUTER ALLA CAMERA: DIETRO LA SOCIETA’ SCHERMATA SPUNTA UN EX CORRUTTORE DI MANI PULITE

Novembre 3rd, 2011 Riccardo Fucile

GIUSEPPE BONIFACINO, ATTUALE DIRIGENTE DI TECNOINDEX SPA NEL 1993, DA DIRIGENTE DI SIEMENS NIXDORF, CORRUPPE IL SENATORE SOCIALISTA PUTIGNANO… LA SOCIETA’ CHE HA PERSO L’APPALTO DENUNCIA: “DIETRO TECNOINDEX UN GIOCO DI SCATOLE CINESI PER NASCONDERE I PROPRIETARI”

“Consegnai al senatore Putignano, in occasione di un appuntamento con lo stesso avvenuto nei pressi di Roma-Eur, una busta contenente circa 230 milioni di lire in contanti”.
Era il 1993, l’anno di Mani Pulite, e a parlare era Giuseppe Bonifacino, all’epoca dirigente di Siemens Nixdorf, e attuale direttore operativo di Tecnoindex spa.
La tangente all’epoca era servita per corrompere il senatore Psi Nicola Putignano, al fine di ottenere un appalto miliardario per la fornitura di computer presso il ministero del Lavoro.
Lo si legge negli atti del Senato, e più esattamente in una domanda di autorizzazione a procedere contro l’allora senatore socialista, firmata dai pm Antonio di Pietro, Piercamillo Davigo e Francesco Borrelli.
“Siemens avrebbe dovuto fornire calcolatori elettronici per 17 miliardi di lire per gli anni 1990-1993″, spiegava Bonifacino ai magistrati. E grazie alla tangente, Siemens ottenne il contratto.
Curiosamente, proprio in questi giorni, lo stesso dirigente, che dalla Siemens è passato alla Tecnoindex spa, si è aggiudicato l’appalto per la gestione dei servizi informatici della Camera dei deputati (15 milioni per tre anni).
Vent’anni dopo, cambiano i nomi delle società , ma non le persone.
A nulla, infatti, è valso il ricorso della società  che è ha perso la gara, la Business-e di Ravenna. Come anticipato da Il Fatto Quotidiano.it l’impresa romagnola aveva denunciato il fatto che dietro Tecnoindex ci fosse un gioco di scatole cinesi mirato a nascondere i proprietari: la società  risulta partecipata al 94% dalla Brianza fiduciaria, che a sua volta è controllata dalla lussemburghese De Vlaminck.
In questo modo, secondo i legali di Business-e, sarebbe stato violato il divieto di intestazione fiduciaria previsto dal codice degli appalti pubblici, finalizzato, tra le altre cose, a prevenire le infiltrazioni mafiose.
Ma il collegio d’appello presieduto dal deputato Pdl Maurizio Paniz ha deciso proprio in questi giorni (come ha fatto sapere una nota della Camera) di confermare l’aggiudicazione a Tecnoindex.
La fiduciaria avrebbe comunicato che quel 94% di quote schermate appartengono alla società  romana Nous Informatica.
Resta il fatto, però, che Montecitorio si ritrova in affari con i commercialisti brianzoli che amministrano Tecnoindex per conto di Nous Informatica.
Tra questi spicca Franco Riva, socio di Brianza Fiduciaria, ed ex sindaco di Giussano in quota Udc.
Durante il suo mandato, il Comune balzò agli onori della cronache per aver rilasciato un documento d’identità  falso a un superlatitante della ‘ndrangheta.
Inoltre, da luglio scorso, Riva risulta indagato per corruzione in un’inchiesta urbanistica.
Tra i suoi “protettori” ci sarebbe l’ex assessore regionale all’Ambiente, il brianzolo Massimo Ponzoni (Pdl), arrestato l’anno scorso per corruzione in una maxi-operazione antimafia: avrebbe ricevuto alcuni boss della ‘ndrangheta nel suo ufficio.
Infine, il presidente della Brianza fiduciaria, l’avvocato milanese Federico Di Maio, fu arrestato nel 2007 per riciclaggio di valuta estera dalle Fiamme Gialle di Reggio Calabria.

Elena Boromeo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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