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GLI ITALIANI TIRANO LA CINGHIA, AL MINISTERO DELLA DIFESA VIAGGIANO IN MASERATI

Ottobre 28th, 2011 Riccardo Fucile

SEI NUOVE MASERATI DEL VALORE DI 600.000 EURO ARRIVATE ALLO STATO MAGGIORE DELL’ESERCITO AL CASTRO PRETORIO A ROMA… A CHI SARANNO DESTINATE?

Il capitolo “casta” delle forze dell’ordine si allunga giorno dopo giorno.
Dopo le auto blu della polizia, ora si scopre che domenica sera, in gran segreto, sarebbero arrivate a Roma sei Maserati nuove di zecca.
Valore commerciale, almeno 600 mila euro.
A denunciarlo è stato ieri GrNet.it , portale di informazione su sicurezza, difesa e giustizia.
Le auto di lusso sarebbero state parcheggiate all’interno del reggimento logistico dello Stato maggiore dell’esercito, una struttura nei pressi di Castro Pretorio, e sarebbero state acquistate con l’esercizio finanziario corrente.
Ufficialmente non si sa ancora a chi siano destinate, ma si potrebbe ipotizzare che verranno utilizzate dai capi di Stato maggiore delle Forze armate, dalla direzione nazionale armamenti e dalla direzione del personale.
E forse una potrebbe essere messa a disposizione dei vertici civili del ministero della Difesa.
“Dopo i tagli operati dalle varie finanziarie e i blocchi stipendiali, i militari non pensavano proprio che in tempi di magra ci fossero i fondi per acquistare delle supercar”, si legge sul sito GrNet.it .
La notizia è stata ripresa dal Partito diritti militari: “I militari e i carabinieri — spiegano il fondatore, Maurizio Turco, e il segretario Luca Marco Comellini — sono costretti a comprarsi le tute mimetiche e gli altri accessori con i propri soldi mentre qualche giorno fa sono state consegnate al ministero della Difesa 6 nuove Maserati, per un costo superiore ai 600.000 euro”.

Silvia D’Onghia
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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GLI SPOT ISTITUZIONALI DEL GOVERNO, CASO STRANO, RIMPOLPANO LE CASSE DI MEDIASET E MONDADORI

Ottobre 28th, 2011 Riccardo Fucile

LA GRANDE ABBUFFATA: 5 MILIONI DI EURO A MEDIASET, IL 21,7% DEL TOTALE, 1,5 MILIONI A MONDADORI, SOLO BRICIOLE A SKY E A LA7… E LA RAI LI TRASMETTE GRATIS

Odore di santità .
Non mentono, per carità , le narici di Bruno Vespa: il Cavaliere è uno e trino.
Finalmente l’agiografia è completa. E per ragioni terrene, di soldi, di milioni, di euro. U
n certo Silvio Berlusconi indirizza la pubblicità  istituzionale (non abbandonate i cani, pagate le tasse…) verso una certa Publitalia, la concessionaria di una certa Mediaset: 4,659 milioni di euro su 21,466 milioni stanziati nel 2010 per radio, giornali e televisioni, cioè il 21,70 per cento del totale.
Risposta automatica: chiaro, le solite televisioni che s’abbuffano sul mercato. Falso.
Perchè a Sky e La7 finiscono spiccioli: 191 mila euro per l’azienda di Murdoch (l’intera piattaforma satellitare!), 333 mila euro per Telecom Italia Media (il rampante terzo polo!).
La tavolata di B. è lunga e larga come il portafoglio d’affari: c’è pur sempre Mondadori, 1,456 milioni di euro, quasi 8 volte l’elemosina per Sky.
L’appello è finito.
Però, manca un’emittente importante, storica, nazionale: già , la Rai.
I dirigenti di Sipra (teoricamente) hanno trasmesso pubblicità  di ministeri vari e presidenza di palazzo Chigi per un valore di 890 mila euro, ma (praticamente) hanno incassato zero euro perchè viale Mazzini è obbligata a concedere spazi gratuiti al governo.
Un malloppo di soldi pubblici, senza controlli e senza controllori, viene distribuito fra amici di amici e, forse per casualità , al gruppo di Berlusconi.
Ci sono i giornali, trattati più o meno per la tiratura dichiarata.
Ci sono le radio, e l’eccezione di Rtl 102.5 con 489 mila euro.
I numeri più strani interessano il Cavaliere.
Sarà  pur vero che il governo, a secco, riduca l’investimento pubblicitario e chieda sconti, ma i soldi che scappano seguono precise direzioni.
Nei primi sette mesi del 2011, mentre il fidato Paolino Bonaiuti strangola i fondi per l’editoria (ormai l’Avanti! e Lavitola sono latitanti), Palazzo Chigi e undici ministeri hanno speso 8 milioni di euro, di cui 2,2 per le televisioni.
Prendete la torta di 2,2 milioni di euro, non dividetela per parti uguali oppure per valore di mercato: l’ascolto di La7 l’anno scorso valeva 10 volte meno di Mediaset, 3,7 per cento di share contro 35,23.
La fetta più grande, che sfiora il 90%, è distrattamente offerta a Publitalia del Cavaliere (1,9 milioni di euro).
Per succhiare un pizzico di euro in più, il Biscione ha creato Digitalia 08 per i canali digitali racimolando 62 mila euro, circa la metà  dei 100 mila euro arrivati a Sky (che sul satellite s’aggira intorno al 9% di share).
Mediaset ha un rapporto anomalo con la pubblicità , benedetto, forse miracoloso: nel 2010 i ricavi sono cresciuti di 160 milioni di euro, segnando la cifra mostruosa di 2,413 miliardi di euro (esatto, miliardi).
E l’impennata coincide con il ritorno al governo di Berlusconi. Curiosi gli investimenti pubblicitari di Eni ed Enel, citati anche dal Corriere Economia.
Capitolo Eni.
Ancora doloranti per la crisi finanziaria, nel 2009 viale Mazzini (8,9 milioni di euro) e il Biscione (12,7 milioni) sembrano appaiati: nel 2010 a Mediaset vanno 21,2 milioni di euro, mentre la Rai si ferma a 13 milioni.
Capitolo Enel.
Il confronto non regge: nel 2010 Mediaset riceve 19 milioni di euro, la Rai è inchiodata a 10,9 esattamente come nel 2009.
Nel 2007, durante il governo Prodi, Mediaset arrancava: un po’ con Eni (12,9 milioni), moltissimo con Enel (10 milioni). Non si capisce perchè. Le vie pubblicitarie sono infinite, e odorano di santità .

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL TIMES: “L’ITALIA FAREBBE BENE A DISFARSI DI BERLUSCONI: E’ UN PAGLIACCIO E UN CODARDO”

Ottobre 27th, 2011 Riccardo Fucile

UNA VIGNETTA DOVE IL PREMIER TOCCA IL FONDOSCHIENA ALLA MERKEL…”LA SUA INCAPACITA’ DI GOVERNARE LA TERZA MAGGIORE ECONOMIA D’EUROPA HA DISTRUTTO LA SUA CREDIBILITA’ POLITICA E ORA PONE UNA MINACCIA A TUTTI I PARTNER EUROPEI”

“La caduta dell’Italia”.
Si intitola così, senza mezzi termini, l’editoriale che apre la pagina dei commenti di oggi del Times di Londra.
E così come il Financial Times qualche giorno or sono, ora anche un altro tra i più autorevoli quotidiani britannici e d’Europa descrive una situazione sempre più allarmante per il nostro paese, con conseguenze pericolose per tutta l’eurozona, suggerendo una soluzione urgente: le dimissioni immediate di Silvio Berlusconi.
“L’Italia farebbe bene a disfarsi di Berlusconi”, comincia l’editoriale non firmato, dunque espressione della direzione del giornale.
“Non sono semplicemente delle sue avventure sessuali, dell’ombra della corruzione e della volgarità  dei suoi commenti machisti, ad avere fatto perdere la pazienza ai suoi compatrioti. E’ la sua totale incapacità , dopo un totale di otto anni al potere, di riformare il corpo politico e mantenere le promesse. La sua incapacità  di governare la terza maggiore economia d’Europa ha distrutto la sua credibilità  politica e ora pone una minaccia esistenziale a tutti i partner dell’Italia nell’eurozona”.
Il Times ricorda i sorrisini di scherno scambiati tra la Merkel e Sarkozy al summit della Ue a proposito dell’impegno di Berlusconi per rimettere in ordine il suo paese: “Quegli sguardi dicono tutto. L’Europa non ne può più di questo pagliaccesco primo ministro, la cui irresponsabilità  e codardia politica hanno aggravato l’attuale crisi”. l’Italia, prosegue l’articolo, è oggi di conseguenza “sull’orlo del disastro finanziario, e se l’Italia non può essere salvata, non ci sarà  salvezza nemmeno per l’euro”.
L’editoriale afferma che, senza l’accordo dell’ultimo minuto con Bossi, Berlusconi si sarebbe dovuto dimettere, il presidente Napolitano avrebbe potuto assegnare un incarico a un governo tecnico ad interim in grado di apparovare le urgenti misure necessarie all’Italia e all’Europa.
Ma il compromesso tra Berlusconi e Bossi è la “soluzione peggiore”, continua il Times, perchè la Banca Centrale Europea, senza un calendario di riforme di austerità , non potrà  acquistare i titoli di stato italiani nella quantità  necessaria a evitare una bancarotta a causa del debito.
E gli italiani perderanno tempo con una elezione anticipata senza avere prima risolto i problemi più gravi.
“Tutto viene rinviato da un primo ministro spaventato dalla reazione degli elettori”, conclude il Times.
“Due mesi fa questo giornale avvertì che l’irresponsabilità  di Berlusconi stava trasformando un problema locale in un disastro d’emergenza. Quel disastro ha ora avvolto l’Italia e i suoi vicini. Il miglior servizio che il primo ministro italiano potrebbe rendere adesso al proprio paese è dimettersi immediatamente”.

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TAGLI ALLA CASTA, LA CAMERA CI RIPENSA: SCHERZAVAMO

Ottobre 27th, 2011 Riccardo Fucile

PER IL 2011 MONTECITORIO CHIEDE GLI STESSI FONDI DEL 2011

«Cavallo magro corre più forte». Parola di Roberto Calderoli, che a settembre annunciava trionfante un «disegno di legge di riforma costituzionale per dimezzare il numero dei parlamentari».
Ma come può dimagrire, quel cavallo, se hanno già  deciso di dargli da mangiare come prima?
Così è: la Camera vuole – fino al 2014 – gli stessi soldi di oggi.
Una delle due: o i tagli sono una frottola o pensano che i parlamentari dimezzati costeranno il doppio.
In ogni caso pensano che i cittadini siano così grulli da non vedere la truffa.
Eppure, a sentire la grancassa di promesse di questi mesi, pareva tutto già  deciso.
Lo stesso Cavaliere («dobbiamo abolire il numero enorme di parlamentari dalle prossime elezioni») aveva insistito: l’iter doveva essere «urgente».
Che vogliano tagliare davvero, però, è un’altra faccenda.
E prendere sul serio le promesse fatte per placare l’ira dei cittadini chiamati a fare sacrifici e andare in pensione sempre più tardi, stavolta, è ancora più difficile del solito.
La prova? A dispetto della crisi, degli ultimatum europei, delle fatiche di Sisifo sulle pensioni, dei sorrisetti di Nicolas Sarkozy e di Angela Merkel proprio sulla nostra affidabilità , la Camera ha avvertito il Tesoro che avrà  bisogno della stessa dose di biada del 2012 e 2013 anche per il 2014.
Quando, a dar retta a Calderoli, il cavallo troppo grasso dovrebbe aver perso già  metà  del suo peso.
La lettera è arrivata sul tavolo di Giulio Tremonti qualche giorno fa, mentre si diffondevano le voci che la doppia manovra economica non basterà  e alla vigilia di un nuovo pressing di Bruxelles.
«Signor ministro Le comunico che l’Ufficio di presidenza ha deliberato di mantenere l’importo della dotazione per l’anno finanziario 2014 nella medesima misura già  prevista per gli anni 2012 e 2013. L’importo della dotazione richiesta per ciascun anno del triennio 2012-2014 è quindi pari a euro 992.000.000».
Firmato: il segretario generale Ugo Zampetti.
Una richiesta sfacciata. Tanto più dopo tutte le chiacchiere della maggioranza sui «tagli epocali» e dopo quanto è accaduto in questo primo tratto del secolo, definito dalla Banca d’Italia «decennio orribile».
Durante il quale il prodotto interno lordo pro capite è crollato del 5% mentre le spese di Montecitorio crescevano fino a sfondare il 41%.
Lo sanno che cosa si prepara, gli autori di quella lettera che batte cassa, per il 2014?
La pressione fiscale schizzerà  al record storico del 44,8%.
Il debito pubblico salito ormai al 120,6% del Pil non riuscirà  a calare, nonostante la manovra da 145 miliardi, sotto il 112,6%.
E secondo il Fondo monetario internazionale si consoliderà  il sorpasso dell’India, che nel 1993 aveva meno di un terzo del nostro Pil ma ha già  messo la freccia per superarci, come già  hanno fatto il Brasile e ormai dieci anni fa la Cina.
E la nostra Camera ci farà  il regalo di chiedere ai contribuenti gli stessi soldi che chiede oggi? Quale eroismo! Grazie…
Semplicemente avvilente il raffronto con una istituzione paragonabile, come la britannica House of Commons, che di deputati ne ha 650, venti più dei nostri, ma nonostante questo ha un livello di spese correnti (meno di 500 milioni di euro) pari a neanche metà  di quelle di Montecitorio.
Differenziale assolutamente in linea con l’abisso che separa i livelli retributivi delle due istituzioni. Basti dire che Jack Malcolm, il capo dell’amministrazione del parlamento del Regno Unito, ha una retribuzione di 235 mila euro: metà  di quanto guadagna il nostro «pari grado».
Ma non basta.
Entro l’anno fiscale 31 marzo 2014-31 marzo 2015 la Camera bassa britannica vuole ridurre i propri costi di un altro 17%. Un taglio netto.
Raddoppiato rispetto alla sforbiciata del 9% per il 2013 già  decisa l’anno scorso.
Una scelta seria, «in linea con il resto del settore pubblico». I tempi sono così bui da obbligare a tagliare la scuola o la sanità ? I tagli alla «Casta» britannica devono essere uguali. Così che nessuno possa parlare di privilegi e privilegiati.
Domanda: perchè lassù, dove morde la stessa crisi, il trattamento delle Camere è allineato a quello di tutta l’amministrazione e da noi no?
Cosa c’entrano i «costi della democrazia»?
I numeri dell’ultima legge di stabilità  parlano chiarissimo. Depurata dal costo del debito pubblico, la spesa statale italiana nel 2014 sarà  inferiore del 4,5% a quella prevista per il 2012. Circa 20,3 miliardi in meno.
Lo stanziamento per gli «organi costituzionali, a rilevanza costituzionale e presidenza del consiglio», cioè Camera, Senato, Quirinale, Consulta, Csm, Consiglio di Stato, Corte dei conti, Cnel e palazzo Chigi resterà  invece intatto: 2 miliardi e 981 milioni di euro.
Lo stesso di oggi.
Ma non avevano detto di aver tagliato? Avevamo capito male?
Riprendiamo quanto dichiarò a verbale il 2 agosto il questore della Camera Francesco Colucci: «Nel triennio 2011-2013 il bilancio dello Stato potrà  beneficiare di una minor richiesta di dotazione da parte della Camera pari a 75 milioni di euro».
Commenti degli osservatori «ingenui»: però!
E via coi calcoli: se quest’anno per mantenere Montecitorio paghiamo 992,8 milioni fra due anni vorrà  dire che si ridurranno a 917,8.
No: resteranno sempre 992,8.
E quei 75 milioni? Semplice: sono gli aumenti cui la Camera ha deciso di rinunciare. Quindici milioni per il 2012, più 30 per il 2013 e ancora 30 ai quali l’amministrazione aveva già  rinunciato più di due anni prima, nell’aprile del 2009.
Per capirci: come le baionette di Mussolini. Contate e ricontate, scusate il bisticcio, per mascherare i conti.
La verità  è che mentre le borse crollavano e il governo si apprestava a raddoppiare la già  dolorosa manovra di luglio, la Camera tagliava le spese correnti del 2011 di un misero 0,71% e il Senato di un ancor più impalpabile 0,34%.
Ed è inutile ricordare, come già  i lettori sanno, che Montecitorio potrebbe alleggerire assai la richiesta di denaro alle casse dello Stato: le basterebbe rompere il «salvadanaio» e usare i 369 milioni di avanzi di cassa accumulati nel corso degli anni e custoditi nei conti correnti bancari.
O anche, perchè no, mettere a disposizione almeno parte del ricco «Fondo di solidarietà » dei deputati: un tesoretto creato negli anni grazie pure ai generosi contributi della Camera e che ha una liquidità  di ben 180 milioni eccedente le necessità  per cui è stato costituito, pagare le liquidazioni dei deputati.
Non bastasse, ieri pomeriggio è arrivata la ciliegina sulla torta.
Un’agenzia LaPresse : «Per gli assenteisti in commissione decurtazione della diaria, mentre per i “sempre presenti” un incentivo. Saranno queste le misure in discussione domani durante la riunione dell’ufficio di presidenza della Camera».
Traduzione: i parlamentari pagati per stare in Parlamento se staranno sul serio in Parlamento verranno pagati di più.
Un capolavoro.
Possiamo sommessamente ricordare che un ritocco così piacerebbe anche ai maestri (più soldi se vanno a scuola), agli autisti d’autobus (più soldi se si mettono al volante), ai centralinisti (più soldi se rispondono al centralino) e così via?
Diranno: ma non ci sono soldi!
Appunto…

Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
(da “il Corriere della Sera”)

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SEGRETI, BUGIE E DEPISTAGGI: I MISTERI DI VIA D’AMELIO

Ottobre 27th, 2011 Riccardo Fucile

NELL’ATTENTATO DEL 12 LUGLIO 1992 MORIRONO IL GIUDICE PAOLO BORSELLINO E 5 UOMINI DELLA SUA SCORTA…DEPOSITATE A CATANIA LE OLTRE 1000 PAGINE   PER LA REVISIONE DEL PROCESSO: AFFIORANO SOSPETTI SUI SERVIZI SEGRETI

‘U tignusu, Gaspare Spatuzza, aveva deciso di saltare il fosso, di raccontare «la verità », quel 26 giugno del 2008, quando fu sentito per la prima volta dalle procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze, che indagavano sulle stragi.
E quando il procuratore nisseno, Sergio Lari, gli rivolse la prima domanda – «Ma lei cosa sa di via D’Amelio?» – apparve subito chiaro, dalle prime risposte, che Spatuzza avrebbe «riscritto» 16 anni di indagini, inchieste, processi e sentenze.
«Sono stato incaricato di un furto di una 126… quando mi venne di fare questo furto di 126 il mio pensiero andò a Chinnici (Rocco, giudice istruttore di Palermo, ucciso da Cosa nostra, ndr) all’epoca perchè saltò su una 126 e a questo punto io non sapevo a che cosa mi stavo prestando… quindi assieme a Vittorio Tutino abbiamo fatto il furto di una 126 che poi l’ho messa… l’ho tenuta io in consegna… e l’ho tenuta in due diversi magazzini questa 126…».
Quel verbale fa parte della memoria (1140 pagine) della Procura di Caltanissetta depositata insieme alla richiesta di revisione dei processi Borsellino, dal procuratore generale nisseno, Roberto Scarpinato, alla Corte d’appello di Catania che dovrà  decidere se scarcerare per la strage Borsellino undici mafiosi estranei alla vicenda.
Ma insieme a quelle di Spatuzza, ci sono le rivelazioni dell’autista del boss del mandamento di Brancaccio, Giuseppe Graviano, Fabio Tranchina, che racconta: «Probabilmente Giuseppe Graviano ha premuto il telecomando appostato all’interno di un agrumeto nei pressi del luogo dell’attentato, in via D’Amelio».
La revisione del processo Borsellino comporta anche l’individuazione dei veri responsabili materiali della strage del 19 luglio del 1992, 56 giorni dopo la strage Falcone.
E la procura ha già  inoltrato all’ufficio del gip una corposa richiesta di misure cautelari.
Ma il malessere della Procura, che affiora dalla lettura delle carte, è quel dubbio che il procuratore generale Scarpinato riassume in una sua considerazione: «Se Spatuzza dice la verità , siamo di fronte a un clamoroso errore investigativo prima e giudiziario poi, magari determinato dall’ansia di dare una pronta risposta all’opinione pubblica allarmata e disorientata dall’escalation stragista, ovvero il risultato di un vero e proprio depistaggio».
Insomma, errore investigativo o depistaggio?
Scarpinato non ha una sua tesi, aspetta che la Procura decida il da farsi, avendo indagato tre funzionari di polizia del pool investigativo Falcone-Borsellino diretto da Arnaldo La Barbera (deceduto alcuni anni fa), e non avendo ancora stilato le conclusioni perchè, spiega Scarpinato, non sono stati trovati ancora «sufficienti elementi di riscontro alle accuse formulate nei loro confronti».
Ma il procuratore generale aggiunge, a proposito del depistaggio, che «in questa seconda inquietante ipotesi, occorre cercare di capire se si fosse voluta coprire la responsabilità  di soggetti esterni a Cosa nostra, astrattamente riconducibili ad (…) apparati deviati dei servizi segreti, o a organizzazioni terroristiche-eversive».
Certo è che i pilastri dei processi Borsellino uno e due si sono rivelati inesistenti.
Stiamo parlando delle dichiarazioni rese dai pentiti Vincenzo Scarantino, Salvatore Candura e Francesco Andriotta.
I tre che si autoaccusarono e accusarono altri mafiosi della strage Borsellino pur sapendoli innocenti. E sono loro che adesso puntano il dito sul gruppo di investigatori di Arnaldo La Barbera dipingendoli come quelli che suggerirono e pilotarono le loro dichiarazioni.
Annota il pool della Procura di Caltanissetta, dopo aver riletto tutti gli atti dell’inchiesta Borsellino e riscontrato le nuove rivelazioni di pentiti messe a confronto con testimoni: «Non si tratta solo di trovare le tessere mancanti del mosaico, ma le tessere false che qualcuno aveva inserito quasi certamente».
In attesa che si compia questa ricostruzione processuale del contesto della strage Borsellino, Gaspare Spatuzza ha recuperato diverse tessere del mosaico noto, sostituendole e riempiendo dei vuoti.
Per esempio, ha saputo indicare la via dove fu rubata la Fiat 126 della signora Pietrina Valenti, dove fu parcheggiata, come fu rubata. Secondo Scandura, con uno «spadino». Secondo Spatuzza, «con una forzatura del bloccasterzo».
E poi, ‘U tignusu precisa che la Fiat 126 «aveva problemi alla frizione e all’impianto frenante», rivelando anche l’identità  del meccanico a cui si rivolse per aggiustare l’auto.
Ma è Fabio Tranchina, l’autista del boss Giuseppe Graviano, che chiarisce il ruolo chiave del padrino del mandamento di Brancaccio, il mafioso indicato come in rapporti con Marcello Dell’Utri, forte della consuetudine di rappresentante di un mandamento tradizionalmente «dialogante», nel tempo, con la politica, le istituzioni e la massoneria.
«Inoltre, sempre come ho già  riferito, accompagnai Giuseppe Graviano a fare almeno due sopralluoghi in via D’Amelio, dopo averlo accompagnato nel magazzino di via Tranchina.
Il secondo sopralluogo è avvenuto nella settimana che ha preceduto l’attentato, a distanza di circa due settimane dal primo, che è dunque avvenuto ai primi del mese di luglio. Rammento che nel corso del secondo sopralluogo Giuseppe Graviano mi chiese di rallentare ma di non fermarmi perchè mi disse “questa è una zona che scotta”.
Non potevo ignorare che in occasione del primo sopralluogo avvenuto, come ho detto, nei primi del mese di luglio, Giuseppe Graviano mi aveva chiesto di reperire un appartamento proprio in via D’Amelio e che, dopo il secondo sopralluogo, preso atto che non ero riuscito a procurarlo, mi disse che si sarebbe “accomodato nel giardino”».
E fu lui probabilmente a premere il pulsante, da dietro la rete.
Così disse Fabio Tranchina.

Francesco La Licata e Guido Ruotolo
(da “La Repubblica“)

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“IL GOVERNO CI CHIEDE PURE DI LAVARCI L’AUTO”: IN PIAZZA ANCHE GLI AGENTI DELLA DIA

Ottobre 26th, 2011 Riccardo Fucile

DAVANTI ALLA CAMERA MANIFESTAZIONE IERI DEGLI “IN-DIA-GNADOS”: “IL GOVERNO UCCIDE IL PROGETTO DI FALCONE E BORSELLINO”… ANCHE GLI UOMINI DELL’ANTIMAFIA PROTESTANO CONTRO UN GOVERNO CHE NON LI METTE NELLE CONDIZIONI DI LAVORARE

 «A causa della nota carenza di fondi destinati alla manutenzione dei veicoli», ai poliziotti della Piana di Gioia Tauro è stato ordinato di lavarsi le auto.
E di provvedere alla manutenzione, controllando i livelli dell’olio e dell’acqua, lo stato della batteria.
E la pressione delle ruote.
Ma i tagli del governo alla Sicurezza colpiscono anche gli stipendi degli investigatori della Dia, l’organismo antimafia interforze voluto da Giovanni Falcone.
Che ieri sono scesi in piazza protestando davanti a Montecitorio, dichiarandosi anche loro, provocatoriamente, «in-Dia-gnados».
«State uccidendo la Dia, il sogno di Falcone e Borsellino», si legge in uno striscione srotolato davanti alla Camera dai sindacati di polizia.
«Il governo arresta la Dia», c’è scritto in un altro. «L’Esecutivo ha fatto della lotta alla mafia – dice Enzo Letizia, leader dei Funzionari – quasi uno spot pubblicitario, parlando di antimafia dei fatti. Nei fatti, però, ha lasciato la polizia allo sbando, senza fondi per benzina, strutture adeguate, addestramento. E ora di fatto disarma anche la Dia».
La proteste degli investigatori antimafia è l’ultima in ordine di tempo che s’aggiunge a quelle di piazza dei giorni scorsi dei poliziotti.
A quella clamorosa del Cocer carabinieri (ai quali pare siano state tagliate mille linee fax).
E a quella dell’Esercito, il cui Cocer ha chiesto le dimissioni del governo. V
a detto che la Dia è un organismo investigativo molto particolare,
difficilmente condizionabile dal potere politico in quanto composto dalle tre forze dell’Ordine, polizia, carabinieri e finanza.
Grazie al loro lavoro sono stati sequestrati alle mafie beni per 6 miliardi e confiscati altri per 1,2 miliardi.
Ma la scure dei tagli s’è abbattuta anche su questo fiore all’occhiello della lotta alla criminalità .
«Dai 28 milioni di euro stanziati per la Dia nel 2001 – denunciano tutti i sindacati di polizia – siamo passati ai 15 di oggi. Il personale è stato ridotto a 1.300 unità  rispetto alle 1.500 previste. E ora con l’ultima legge di stabilità  è stato data un’ulteriore sforbiciata ai bilanci di 7 milioni di euro che prende dalle tasche degli investigatori dai 300 ai 600 euro al mese».
Si tratta del trattamento economico aggiuntivo «messo a disposizione del Dipartimento – sostengono i sindacati in una lettera al ministro dell’Interno, Roberto Maroni – senza concertazione alcuna, dal direttore di nuova nomina». Di qui la richiesta di rimuovere dal suo incarico il dirigente Alfonso D’Alfonso.«È venuto meno il rapporto di fiducia tra vertice e struttura – tuona Flavio Tuzi, il segretario dell’associazione ispettori di polizia Anip – chiediamo al ministro dell’Interno e al capo della Polizia l’immediata rimozione del direttore generale».
«È una punizione»,dicono i poliziotti, a chi invece «meriterebbe un premio». Da bravi investigatori, gli agenti della Dia sono andati a spulciare le pieghe del bilancio della Sicurezza, scoprendo – e suggerendo – possibili risparmi che il governo potrebbe fare prima di prendersela coi loro salari.
«Una nota dolente del bilancio della Sicurezza – dicono – è il costo dell’immobile che ospita a Roma, in zona Anagnina, gli uffici centrali della Dia, della direzione centrale Antidroga, della polizia Criminale, il cui canone di locazione, esorbitante, ammonta a circa 17 milioni annui».
Il riferimento è alla cittadella anticrimine del costruttore romano Renato Bocchi, sulla via Tuscolana, dove s’è trasferito 10 anni fa, fra le proteste sindacali, una gran parte del Viminale.
Ma «l’assurdità », per dirla con Giuseppe Brugnano, segretario regionale calabrese del sindacato indipendente Coisp, s’è raggiunta con l’ordine di servizio firmato dalla dottoressa Giuseppa Pirrello, dirigente della Sezione di Reggio Calabria del Dipartimento della polizia stradale, diretto ai poliziotti autisti della sottosezione di Palmi, Villa San Giovanni, Siderno e Brancaleone, di lavare le macchine da sè.
Chi non lo fa, armato del «materiale idoneo» in dotazione dei commissariati («shampoo, spugna, scopa, panno, bidone aspiratutto»), rischia il procedimento disciplinare.
«Abbiamo chiesto al Dipartimento – spiega Brugnano – il ritiro di questa direttiva umiliante per il personale che non ha precedenti. Ci hanno promesso che sarà  annullata».
Ma ai poliziotti anti ‘ndrangheta di Palmi arriva un’altra brutta notizia.
«La Direzione centrale dei servizi tecnico logistici – scrive ancora la dottoressa Pirrello – non assicura l’invio e l’assegnazione di stivali invernali per la prossima vestizione invernale».
La polizia di Roberto Maroni è senza soldi.
Senza benzina. E senza scarpe.
La criminalità  organizzata   ha un volume d’affari quantificato in 311 miliardi di euro nei 27 Paesi dell’Ue, classifica nella quale l’Italia è seconda, con 81 miliardi,   ma ai proclami del Governo in tema di lotta al crimine organizzato hanno fanno riscontro una serie di tagli indiscriminati che hanno colpito le forze dell’ordine e gravemente compromesso la funzionalità  dell’attività  di contrasto al crimine, dando agli operatori di Polizia una sensazione di isolamento mai avuta prima.

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LA UE PER ORA CHIUDE UN OCCHIO SUL LIBRO DEI SOGNI DEL GOVERNO CHE COLPISCE I PIU’ DEBOLI E ALIMENTA LO SCONTRO SOCIALE

Ottobre 26th, 2011 Riccardo Fucile

INVECE CHE ELIMINARE I COSTI DELLA CORRUZIONE NELLA P.A., COLPIRE I GRANDI EVASORI, SRADICARE I SETTE MILIARDI DI EURO SPERPERATI OGNI ANNO PER FORAGGIARE I TROMBATI SISTEMATI IN SETTEMILA ENTI, TASSARE I GRANDI PATRIMONI, IL GOVERNO PORTA LE PENSIONI A 67 ANNI NEL 2026 E AUTORIZZA I LICENZIAMENTI

La bozza della lettera inviata dal governo italiano per ora viene accettato dalla Ue che non poteva fare diversamente.
Essa contiene l’impegno a consentire alle aziende, a partire da maggio del 2012, il licenziamento del personale per situazioni di crisi economica, l’innalzamento a 67 anni dell’età  della pensione, la mobilità  coattiva nel pubblico impiego e una stretta sui contratti parasubordinati con condizioni più stringenti per questi tipi di contratti.
Il libro dei sogni prevede altresì: entro il 30 novembre un piano per le dismissioni del patrimonio pubblico con un introito, in tre anni, di 5 miliardi; entro il 31 gennaio 2012 via libera alla delega fiscale.
Sono alcune delle risposte alle richieste della Bce e dell’Unione, che all’Italia chiedono da tempo maggiore flessibilità  in uscita nel lavoro e tagli alla spesa.   Il governo italiano indica anche la consueta patacca della tabella di marcia: entro il 15 novembre il piano di crescita
Inoltre, sono 4 le direttrici, nei prossimi 8 mesi, su cui il governo intende operare: entro 2 mesi, la rimozione di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all’attività  economica, così da consentire, in particolare nei servizi, livelli produttivi maggiori e costi e prezzi inferiori; entro 4 mesi, la definizione di un contesto istituzionale, amministrativo e regolatorio che favorisca il dinamismo delle imprese; entro 6 mesi, l’adozione di misure che favoriscano l’accumulazione di capitale fisico e di capitale umano e ne accrescano l’efficacia; entro 8 mesi, il completamento delle riforme del mercato del lavoro, per superarne il dualismo e favorire una maggiore partecipazione.
Da un governo che non mai mantenuto una scadenza delle tante promesse lo scadenziario fa sorridere visto che ci hanno messo tre giorni per stilare questo generico documento.
In attesa del documento ufficiale, fonti Ue parlano di una probabile approvazione del piano.
Anche perchè bocciare l’Italia non era possibile, se non generando il crollo dell’euro.
Ora vedremo come reagiranno i mercati finanziari, quelli che contano.
La lettera – di cui le opposizioni chiedono l’immediata trasmissione al Parlamento – è composta da 16 pagine suddivise in 5 capitoli.
La bozza non contiene interventi sulle pensioni di anzianità , come richiesto dalla Lega, ma per quelle di vecchiaia prevede il rialzo dell’età  a 67 anni, per donne e uomini, nel 2026.
Inoltre il governo ha messo in conto introiti per 5 miliardi in tre anni dalla cessione di pezzi del patrimonio pubblico. Il piano delle dismissioni dovrebbe essere approvato entro il 30 novembre prossimo previo accordo nella conferenza Stato-Regioni.
Arriva inoltre l’ennesima commissione per abbattere il debito pubblico.
Entro la fine dell’anno, si legge nella lettera, il governo “affiderà  l’elaborazione di un piano organico per l’abbattimento del debito attraverso anche le dismissioni ad una commissione ristretta di personalità  di prestigio, in collaborazione con gli enti territoriali e con le principali istituzioni economiche e finanziarie nazionali ed internazionali”.
Il governo, nella sua lettera, annuncia più poteri all’Antitrust per favorire la concorrenza con un rafforzamento degli strumenti dell’Autorità  entro il primo trimestre del 2012 soprattutto per evitare contrasti con la legislazione a livello locale.
La disposizioni sui licenziamenti ripropone il tentativo di aggirare l’articolo 18, già  messo in campo nella manovra di agosto con l’articolo 8, mentre molto decise nei toni sono le misure annunciate per la mobilità  nel pubblico impiego: il governo interverrà  nella pubblica amministrazione, si legge, e renderà  effettivi “con meccanismi cogenti/sanzionatori: la mobilità  obbligatoria del personale; la messa a disposizione (Cassa integrazione) con conseguente riduzione salariale e del personale; superamento delle dotazioni organiche”.
La mission impossible di Berlusconi è quella di fare in 8 mesi ciò che non si è fatto in tre anni di governo.
L’Europa aspetta al varco l’Italia e vuole verificare se alle chiacchiere del governo seguiranno o meno i fatti..
Le reazioni in Italia sono negative.
“Procedendo così non si farà  mai una riforma, ma si attaccheranno solo le persone più deboli”. Così il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha commentato le prime indiscrezioni sulla lettera del governo alla Ue.
Su pensioni e licenziamenti, ha aggiunto il leader della Cisl, “reagiremo subito perchè non siamo d’accordo” e perchè su queste misure “non c’è stata alcuna discussione”.
Secondo Bonanni, gli annunci in materia di lavoro sono uno “specchietto per le allodole per gli imprenditori” e il governo così “istiga alla contrapposizione e alla ribellione” per cui il sindacato deciderà  nelle prossime ore iniziative di protesta.
“Orrende anticipazioni sulla lettera del governo all’Ue”. E’ il copmmento del Pd, affidato al capogruppo della Commissione lavoro, Cesare Damiano: “Se il fulcro di una fantomatica manovra fatta di annunci e di compromessi pasticciati tra partiti di governo non più in grado di gestire la situazione è la libertà  di licenziamento e la pensione a 67 anni per uomini e donne, siamo alla frutta – dice Damiano – . Questo governo dimostra di voler colpire sempre dalla stessa parte: i lavoratori, i pensionati e i ceti più deboli”.
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, aggiunge che a giudicare dalle anticipazioni “toni e contenuti del documento del governo non lasciano purtroppo intravvedere niente di serio” e il governo ha voluto prendersi “qualche giorno di ossigeno” con l’Europa.
La risposta del governo all’Europa per affrontare la crisi è invece “deludente” secondo il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini.
“E’ stato convocato un cdm – dice Casini – poi disdetto perchè non in grado di assumere decisioni. Ora c’è una lettera che è stata cambiata fino all’ultimo momento che è assai deludente. Quindi siamo preoccupati”.
“La lettera alla Ue sembra il libro dei sogni”, ha aggiunto il leader dell’Udc. Preoccupato il presidente dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, secondo il quale “così si rischia lo scontro sociale”.
Chi siede al governo, dice Di Pietro, “non vuole la pace ma lo scontro sociale, per questo è estremamente necessario che chi ha responsabilità  istituzionali faccia finire la legislatura prima che lo scontro sociale aumenti. Di certo non si può fermare la disperazione con la repressione”.
“A giudicare dalle indiscrezioni di stampa che trapelano – commenta il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso -, lo spirito riformatore del governo si traduce in una ennesimo attacco sui licenziamenti, sul lavoro precario, sulle pensioni e che colpiscono in particolare le donne e il Mezzogiorno”.
Camusso propone agli altri sindacati una “iniziativa di mobilitazione unitaria che rimetta al centro le ragioni del lavoro e della crescita, ancora una volta negate dalle scelte di questo governo”.

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LEGA LADRONA: LA MOGLIE DI BOSSI RICEVE UN VITALIZIO DI 766,37 EURO MENSILI DALL’ETA’ DI 39 ANNI

Ottobre 26th, 2011 Riccardo Fucile

ALLA FACCIA DEGLI SPRECHI E DELLO STATO ASSISTENZIALE: TRA LO STIPENDIO DEL SENATUR, QUELLO DEL TROTA E LA PENSIONE DELLA BABY PENSIONATA MANUELA MARRONE, ROMA LADRONA CACCIA OLTRE 300.000 EURO L’ANNO PER LA FAMIGLIA DEL CAPO DELLA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA

La notizia è di quelle a cui ci ha abituato questo Paese, afflitto dalla maledizione dei paradossi, degli sprechi, e delle ingiustizie sancite per decreto e controfirmate con i sigilli di ceralacca.
La notizia è questa: la moglie del nemico giurato di Roma, la moglie del guerrigliero indomito che si batte contro lo Stato padrone e che fa un vanto di denunciare gli sprechi dello Stato assistenzialista, è una baby pensionata.
Proprio così, avete letto bene.
La moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, riceve un trattamento previdenziale dal lontano 1992, da quando, cioè, alla tenera età  di 39 anni, decideva di ritirarsi dall’insegnamento. Liberissima di farlo, ovviamente, dal punto di vista legale: un po’ meno da quello dell’opportunità  politica, se è vero che suo marito tuona un giorno sì e l’altro pure contro i parassiti di Roma.
E si sarebbe tentati quasi di non crederci, a questa storia, a questo ennesimo simbolo di incoerenza tra vizi privati e pubbliche virtù, se a raccontarcela non fosse un giornalista a cui tutto si può rimproverare ma non certo l’ostilità  preconcetta alla Lega Nord e al suo leader.
Eppure, nello scrivere il suo ultimo libro inchiesta (Sanguisughe, Mondadori, 18 euro), Mario Giordano deve essersi fatto una discreta collezione di nemici, se è vero che l’indice dei nomi di questo libro contiene personaggi noti e ignoti, di destra e di sinistra, gran commis e piccoli furbi, una vera e propria pletora di persone che a un certo punto della loro vita, anche se molto giovani, hanno deciso di vivere alle spalle della collettività  e di chi lavora, approfittando dei tanti spifferi legislativi che il Palazzo ha generosamente concesso in questi anni.
La signora Marrone in Bossi è — in Italia — non un caso isolato, ma una delle 495.000 persone, come racconta il direttore dell’agenzia NewsMediaset, “che ricevono da anni la pensione senza avere i capelli grigi e senza avere compiuto i sessant’anni di età ”.
Nel 1992, quando la Marrone aveva 39 anni, Bossi attaccava “la palude romana” e chiedeva di cambiare. “Come no? — chiosa Giordano — Il cambiamento, certo. E intanto la baby pensione, però”.
Manuela Marrone, seconda moglie di Bossi, siciliana d’appartenenza attraverso il nonno Calogero “che arrivò a Varese come impiegato dell’anagrafe e finì deportato nei lager nazisti, dopo aver aiutato molti ebrei a scappare”, custodì Bossi nella convalescenza dopo l’ictus e favorì l’ascesa del figlio Renzo.
“Fra le attività  che ha seguito con più passione — annota Giordano — la scuola elementare Bosina, da lei medesima fondata nel 1998, ‘la scuola della tua terra’, che educa i bambini attraverso la scoperta delle radici culturali, anche con racconti popolari, leggende, fiabe, filastrocche legate alle tradizioni locali. E sarà  un caso che nelle pieghe della Finanziaria 2010, fra tanti tagli e sacrifici, sono stati trovati i soldi per dare un bel finanziamento (800 mila euro) proprio alla Bosina?”.
Tutto sembrerebbe fuorchè un caso.
La signora Bossi, d’altronde, ha molto tempo libero perchè riceve un vitalizio regolarmente. “Aveva diritto a prendere i suoi 766,37 euro al 12 di ogni mese, ha diritto a percepire l’assegno, che in effetti incassa regolarmente da 18 anni, da quando suo figlio Renzo, il Trota, andava in triciclo, anzichè andare in carrozza al consiglio regionale”
(Già , perchè se tra pensione, parlamento e Regione, se non ci fosse lo Stato assistenzialista, il reddito di casa Bossi passerebbe da oltre trecentomila euro a zero).

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LA FECCIA LEGHISTA ATTACCA FINI: ALLA CAMERA SCOPPIA UNA RISSA

Ottobre 26th, 2011 Riccardo Fucile

AI VACCARI PADANI BRUCIA CHE FINI IERI SERA A BALLARO’ ABBIA RIVELATO CHE LA MOGLIE DI BOSSI E’ ANDATA IN PENSIONE A 39 ANNI E CHE LA SUA   SCUOLA PRIVATA E’ FINANZIATA CON 800.000 EURO DALLO STATO… SI PULISCONO IL CULO COL TRICOLORE E PARLANO DI LEGALITA’: IN UN PAESE CIVILE SAREBBERO   DA TEMPO INCRIMINATI PER RAZZISMO

Bagarre nell’aula della Camera dove sono venuti alle mani deputati di Lega e Fli.
La vicepresidente Rosy Bindi ha sospeso la seduta e ha chiesto scusa ai ragazzi che assistevano ai lavori parlamentari dagli spalti dedicati agli ospit
La bagarre in Aula è esplosa dopo l’intervento di Marco Reguzzoni che ha attaccato duramente il presidente Gianfranco Fini, accompagnato da un coro di “dimissioni, dimissioni” rivolto al leader di Futuro e Libertà .
Subito dopo il capogruppo della Lega ha preso la parola Italo Bocchino per difendere il leader di Fli, ma è stato più volte interrotto.
La presidente di turno Rosy Bindi ha richiamato più volte i deputati all’ordine, in particolare Fabio Granata, e sono intervenuti i commessi. Bindi ha deciso di sospendere i lavori fino alle 12.30, poi la ripresa per un minuto per scusarsi con i ragazzi che assistevano alla seduta per “lo spettacolo non certo edificante che è stato offerto loro”.
Ma nonostante l’interruzione dei lavori sono volati insulti e le tensioni.
Durante gli interventi due deputati di Fli e Lega sono venuti alle mani.
I commessi si sono frapposti, ma sono comunque volate le botte, in particolare tra Claudio Barbaro di Fli e Fabio Rainieri.
Il duro attacco di Reguzzoni nei confronti di Fini è dovuto alle dichiarazioni che il presidente della Camera ha espresso durante la trasmissione Ballarò su RaiTre ieri sera.
Secondo Fini la ferma contrarietà  della Lega all’innalzamento dell’età  pensionabile, sarebbe dovuta al fatto che Manuela Marrone, moglie di Umberto Bossi, gode di una baby pensione che le è venuta riconosciuta ad appena 39 anni.
Da qui il duro attacco dai banchi del Carroccio al presidente della Camera.
Mentre Reguzzoni parlava si è alzato Claudio Barbaro, si è diretto verso i banchi della Lega ed è stato affrontato da Fabio Raineri.
“E’ la solita porcilaia fascista”, ha detto un deputato leghista uscendo dall’aula. “C’è stata una piccola collutazione con Raineri — ha poi spiegato Reguzzoni — ma noi siamo rimasti al nostro posto, è stato quello di Fli ad alzarsi e a venire verso di noi. A quel punto ha fatto bene la Bindi a interrompere la seduta”.
La seduta è ripresa alle 12.30 presieduta da Gianfranco Fini.
Al suo arrivo è stato accolto dal coro “dimissioni, dimissioni!” dei deputati della Lega. Una fila di commessi si frappone tra i deputati della Lega e quelli di Fli.
Mentre Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl, ha annunciato la volontà  del gruppo di “investire la massima autorità  dello Stato di una situazione di difficoltà  drammatica dell’istituzione parlamentare determinata dal comportamento” del presidente Gianfranco Fini.
“E’ inutile e fuori luogo pensare di coinvolgere il Capo dello Stato su un problema che riguarda il presidente della Camera, i gruppi e l’aula: si può criticare quanto si vuole, ma il presidente della Camera, qualsiasi sia la maggioranza che lo ha eletto, non è sfiduciabile nè politicamente nè formalmente”, è intervenuto il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, intervenendo in aula dopo le parole del capogruppo della Lega contro Gianfranco Fini.
“Non è la prima volta che un presidente della Camera è un leader politico — ha detto Franceschini — e il presidente della Camera va valutato per il modo in cui presiede i lavori dell’aula: da quando Fli si e’ collocato all’opposizione, ha continuato a presiedere dando delusioni e soddisfazioni alternativamente alla maggioranza e all’opposizione. Tutto il resto fa parte del dibattito politico”.
Anche Massimo Donadi dell’Idv è intervenuto in difesa di Fini. ”Stendiamo un velo pietoso sulle contestazioni leghiste. In un paese normale la critica al presidente della Camera, terza carica dello Stato, che partecipa ad un dibattito televisivo politico sarebbe stata legittima, ma in questa situazione è semplicemente assurda”, ha detto il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera.

Commento
Ricordiamo alla feccia padagna quanto segue:
1) Di porcilaie l’esperto è notoriamente l’on Rainieri, tenutario di stalle ed evasore di quote latte, non a caso condannato più volte dalla magistratura
2) Nessun italiano può ricevere lezioni di legalità  e rispetto delle istituzioni da parte di soggetti che si puliscono il culo col tricolore, invocano la secessione e difendono truffatori.
3) In un paese civile una parte della classe dirigente leghista sarebbe da tempo in galera per violazione della legge Mancino per incitamento all’odio razziale.
4) La Lega ladrona ha fatto finanziare dal governo   la scuola privata Bosina della moglie di Bossi con 800.000 euro: altro che Roma ladrona, si fottono i soldi dei contribuenti per i loro affari di famiglia.
5) Se poi qualcuno ricorda la frase “andremo a prendere i fascisti casa per casa” (cui è seguita una condanna penale) di Bossi, rammentiamo che non abbiamo mai visto nessuno sull’uscio di casa.
In ogni caso sapremmo come accoglierli.
Più difficile sarebbe cercare loro, divisi come sono tra case di cura e ville milionarie da mantenuti del sistema.

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