Dicembre 4th, 2019 Riccardo Fucile
DONAZIONI PER UN MILIONE DI EURO, LA NAVE SI CHIAMERA’ “POSEIDON” E SARA’ OPERATIVA DA FINE GENNAIO
L’iniziativa è stata lanciata e portata avanti dalla chiesa evangelica tedesca (Ekd), che ha dato vita a un cartello di organizzazioni — denominato ‘United4Rescue’ — con l’obiettivo di dotare l’Ong Sea Watch di un’altra nave per salvare vite umane nel Mediterraneo.
L’imbarcazione dovrebbe soccorrere i migranti a partire dalla fine di gennaio del 2020, come riferisce Faz-online. All’iniziativa della chiesa evangelica tedesca aderiscono circa 50 organizzazioni di ispirazione cristiana. L’idea nasce da un impegno ribadito dal presidente dell’Ekd, Heinrich Bedford-Strohm: “Non bisogna solo parlare, ma bisogna agire”.
I costi da affrontare per mettere in mare la nuova nave — ‘Poseidon’ il nome — sono di circa un milione di euro: dovrebbe essere varata il 30 gennaio 2020.
Il finanziamento avviene anche grazie a donazioni volontarie, oltre che grazie ai soldi della cosiddetta ‘tassa per la chiesa’ (Kirchensteuer), ovvero un’imposta che i cittadini tedeschi versano alla loro comunità religiosa di appartenenza.
L’iniziativa era stata lanciata già negli scorsi mesi con un duplice obiettivo: da una parte soccorrere i migranti nel Mediterraneo, salvando vite umane; dall’altra con lo scopo di chiede agli stati europei di trovare soluzioni politiche rapide per la redistribuzione delle persone soccorse in mare.
Non solo un “atto simbolico”, quindi, ma un concreto aiuto a chi già opera nel Mediterraneo, secondo Bedford-Strohm.
Anche il Comune di Palermo ha aderito all’iniziativa, insieme ad altre città della Germania. Tra le adesioni anche quella di Medici Senza Frontiere (Msf).
Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, è stato ad Amburgo per partecipare alla presentazione di ‘United4Rescue’. In un’intervista al settimanale Die Zeit Orlando ha sottolineato che “questa alleanza rappresenta la mia visione e la visione della mia città ”. Orlando ha parlato anche dei migranti, che “sono persone, dobbiamo rispettare i loro diritti umani, proteggere il loro diritto alla vita: questo è ciò che vogliamo dire con questa alleanza, e questa è la nostra missione come città ”.
(da Fanpage)
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Dicembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
IL POST VIRALE SUL SITO DELLE SARDINE: “NON ABBIAMO CERTO PAURA DI STARE DALLA PARTE DI CHI RIPUDIA IL RAZZISMO, LA VIOLENZA VERBALE, IL POPULISMO. QUESTI RAGAZZI SONO LA PARTE SANA DELLA SOCIETA'”
Sta avendo molto successo il post che Giovanni Bartolotta, poliziotto e dirigente nazionale
del sindacato Uil sicurezza, ha scritto sul gruppo L’Arcipelago delle Sardine, nato da una costola delle 6000 sardine di Bologna.
Bartolotta, da poliziotto, si stupisce di aver ricevuto così tanti like e commenti entusiastici per la sua adesione al Movimento delle Sardine: “Non credo che sia così strano. E se per qualcuno lo è, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Innanzitutto voglio rassicurarvi che in questo e in molti altri gruppi di sardine ci sono molti poliziotti, perchè non tutti i poliziotti sono dalla parte di Salvini, è ovvio. Magari non si esprimono per timidezza, ma ci sono. Io sono un dirigente nazionale del sindacato (UIL sicurezza), sono cresciuto con questi valori e non ho mai avuto paura di esprimere le mie opinioni, in più di vent’anni di servizio” scrive.
“Ma poi continua, “paura o timore per cosa? Di stare dalla parte di chi vuole ripudiare il razzismo, il populismo, la violenza verbale, gli haters, le fake news? Per me quella è semplicemente la parte sana della società . E non è questione di opinioni politiche. Io accetto tutte le opinioni politiche, perchè da poliziotto prima e sindacalista poi, cerco sempre di essere super partes. Ma non mi piace che qualcuno faccia propaganda usando i mezzi di cui sopra. Non mi sono mai piaciuti gli “estremismi”, di qualsiasi colore politico”.
“Auspico che ci sia sempre vicinanza tra questo tipo di piazze, di movimenti con le forze dell’ordine. Un caro saluto a tutti” conclude.
(da agenzie)
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Dicembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
L’ART 89 DEL REGIO DECRETO 31-08-1933 N. 1592 PREVEDEVA IL CASO DI “ATTI CHE LEDANO LA DIGNITA’ O L’ONORE DELLA PROFESSIONE” ALLA BASE DELLA DESTITUZIONE
La procura di Siena ha disposto il sequestro preventivo del profilo twitter del professor
Emanuele Castrucci e l’oscuramento dei tweet a sostegno di Hitler.
Per l’esecuzione di entrambi i provvedimenti è stata data delega alla polizia postale. La procura, diretta da Salvatore Vitello, ha aperto un fascicolo di indagine ipotizzando il reato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa, aggravata da negazionismo.
Il professore di Siena finito nell’occhio del ciclone per le sue posizioni a favore di Hitler sui social verrà anche sanzionato dalla sua università sulla base di un decreto di epoca fascista.
È stata la stessa Università di Siena, nella persona del rettore Francesco Frati, a comunicare che nei confronti del professor Emanuele Castrucci sarebbero stati presi provvedimenti.
Mentre i legali dell’università hanno presentato la denuncia in procura, il senato accademico ha deciso quale sanzione verrà inflitta al professore antisemita. A comunicarlo è un altro docente dell’Università di Siena, Massimo D’Antoni, che su Twitter annuncia come il suo ateneo si starebbe muovendo per sanzionare il collega.
“Il Rettore di Siena, sentito il Senato, ha disposto di deferire il prof. Castrucci alla Commissione di Disciplina, proponendo la sanzione della destituzione a norma del Regio Decr. 1592/1933. Immagino che l’accusa sia quella di lesione della dignità e l’onore della professione”, si legge in un Tweet del professor D’Antoni, che accompagna con queste parole uno screenshot in cui si legge proprio di quel Regio decreto cui si fa riferimento per procedere contro Castrucci, datato 31 agosto 1933. Un Regio decreto emanato in pieno ventennio fascista.
Sui social in tanti hanno fatto notare la stranezza della situazione. “E comunque fa un po’ ridere che venga sanzionato secondo una legge del 1933″, si legge in un tweet di risposta sotto al post dell’economista dell’Università di Siena.
“Con un decreto fascista si fa decadere il nazista?”, si domanda un altro utente; “Il 1933 non era l’undicesimo anno dell’era fascista? Quindi per allontanare il prof. Castrucci per un post a contenuto nazista stanno utilizzando una legge fascista? Ho capito bene?”, si chiede incredulo qualcun altro.
E ancora: “Un decreto d’era fascista. Che deliziosa ironia”; “1933, fatte alcune cose giuste”.
(da agenzie)
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Dicembre 2nd, 2019 Riccardo Fucile
LA SORELLA DI FABRIZIO: “NON HA SENSO SOSTITUIRE LA DEDICA DEL PONTE INTITOLATO ALL’EROE PARTIGIANO PER ASSEGNARLA A FABRIZIO, CREANDO CONTRASTI, SI TROVI UN’ALTRA VIA”
Quello che è accaduto nelle ultime 48 ore a Genova è uno specchio tristemente fedele di
quello che è diventato questo Paese
È il caso di Genova, guidata dal sindaco Marco Bucci, il manager che ha trionfato nel 2017 con il sostegno dell’intera coalizione di centrodestra.
Accade, così, che il Consiglio comunale a trazione leghista approvi a colpi di maggioranza una mozione per intitolare un luogo della città alla memoria di Fabrizio Quattrocchi, il contractor rapito e ucciso in Iraq nel 2004 famoso per l’atto di eroismo e coraggio con cui ha affrontato la morte: “Vi faccio vedere come muore un italiano”.
Il problema è che la scelta per l’intitolazione ricade su un ponte sul Bisagno noto come “passerella Firpo”, che ricorda — con tanto di targa — Attilio Firpo, il celebre e celebrato partigiano “Attila” trucidato a colpi di fucile a due passi da lì dalle Brigate nere il 14 gennaio del 1945.
Il comunicato della famiglia Firpo è durissimo. “La storia — scrivono gli eredi — dovrebbe essere maestra. Ma, se ne distruggiamo la memoria, rischiamo di ripetere gli stessi errori. I simboli servono a mantenere memoria e attenzione”.
L’Anpi provinciale suggerisce al sindaco di trovare un altro luogo per celebrare Quattrocchi. Ma, invece delle scuse, dall’amministrazione arrivano goffe e pallide scuse legate alla topografia della città . La polemica non si placa, i social si infiammano. Per un giorno a Genova non si parla d’altro.
Il clima del dibattito si fa talmente rovente che, alla fine, persino la famiglia Quattrocchi è costretta a intervenire.
Lo ha fatto ieri sera, per bocca della sorella Graziella (già candidata locale con AN, una decina d’anni fa), con un garbo, una dignità e una compostezza da cui l’intera destra genovese e ligure avrebbe solo da imparare.
“Chiedo al Consiglio comunale e al sindaco Bucci di riconsiderare la propria posizione, scegliendo eventualmente un altro luogo da dedicare alla memoria di Fabrizio — ha scritto Graziella -. Io e la mia famiglia non desideriamo che il ponte sia intitolato a Fabrizio, poichè si prospetta sin dalla sua origine come fonte di sofferenza e contrasti non voluti sia per noi che per la famiglia Firpo”.
A quel punto il sindaco Bucci e i suoi non hanno potuto far altro che prendere atto e cercare una nuova destinazione.
Ci voleva una donna, ci voleva una sorella per fare quello che un’intera parte politica non è riuscita a fare.
Ci voleva una come Graziella, le cui parole oggi sono una boccata d’ossigeno nel clima inquinato dalla propaganda.
(da Tpi)
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Dicembre 1st, 2019 Riccardo Fucile
IL POPOLO ALBANESE COMMOSSO PER LA SOLIDARIETA’ DIMOSTRATA DAL NOSTRO PAESE, MOTIVO DI ORGOGLIO PER CHI ONORA LA NOSTRA PATRIA… TACCIONO GLI INFAMI SOVRANISTI CHE AVEVANO CRITICATO L’INVIO DI NOSTRE UNITA’ IN ALBANIA
La gratitudine: “Quando ci vedono, ci fermano per strada e ci ringraziano: ci offrono da
mangiare, ci danno i dolci, ci vogliono fare regali”.
Il trauma: “Hanno paura perchè le scosse continuano”.
La consapevolezza: “Ci ringraziano perchè si rendono conto che non sono organizzati”. Si rendono conto che la fatica lenta e dolorosa per tornare alla normalità del giorno prima — dopo che tutto è sconvolto — passa anche dalle mani di chi parla, grandi come il cuore di pompiere, di tutti i pompieri.
Si chiama Massimo Marconcini, è di Livorno e ha 51 anni e un passato da atleta di canottaggio, è stato anche olimpionico a Barcellona.
E’ uno dei 175 vigili del fuoco italiani che hanno messo al servizio testa lucida e anima generosa per risollevare l’Albania in ginocchio, colpita al cuore dal terremoto.
A Durazzo i pompieri italiani si sono ritrovati davanti le scene identiche a tante tragedie che hanno fatto piangere l’Italia: L’Aquila, Amatrice, l’Umbria e le Marche, Ischia e Rigopiano.
C’era anche Massimo, tante di quelle volte. Eppure ha avuto paura anche lui. “Era 5.2. Ero in mezzo a un palazzo. Poi vabbè, è durata poco” risponde sfuggendo al ricordo fresco di quei secondi di apprensione. Al terremoto non ci si abitua, non finisce con la fine della scossa, quell’ansia non si rimuove con le macerie, non si scuote via con la polvere.
L’Albania, così cresciuto, così pronto ad essere uno dei “nostri”, scopre di essere soprattutto fragile come noi. Un Paese giovane che l’ultimo terremoto nemmeno se lo ricorda più: “Prima le città non erano così estese. E c’era anche meno comunicazione”. Ora, certo, “è un Paese che è cresciuto tanto — dice Massimo, con rispetto — ma non sono ancora organizzati per queste cose”.
Per questo in Albania sono partiti nel giro di poche ore in particolare i team Usar: urban search and rescue, cioè ricerca e recupero urbano. Sono squadre specializzate formate da esperti in vari settori: gli esperti strutturisti, le unità cinofile, gli addetti alle attrezzature tecnologiche, quelli alla penetrazione tra le macerie, il supporto cosiddetto “Tas”, topografia applicata al soccorso.
Quest’ultima mansione è quella di Massimo: “E’ più organizzativa — si schermisce l’ex campione — Facciamo rilevazione dei danni, vediamo se ci sono zone compromesse, geolocalizziamo tutte le informazioni, così i dati rimangono al centro di coordinamento per organizzare i soccorsi e altro”.
Poi c’è tutto il resto del lavoro più operativo: “Vederli lavorare è davvero una grande cosa: sono organizzatissimi e addestratissimi e noi gli diamo una mano”.
Tra questi c’è anche Luca Bacci, anche lui è livornese, opera con i cani per la ricerca dei dispersi: il primo terremoto su cui è intervenuto è stato quello in Irpinia, nel 1980. “Spero sempre che sia l’ultimo terremoto” ha detto a Repubblica.it. Il prossimo anno andrà in pensione.
Sono stati loro, i vigili del fuoco italiani, a estrarre i corpi senza vita di una mamma e dei suoi tre figli: erano sepolti dai calcinacci della loro villetta a tre piani. I morti così salgono a 47. Tra loro c’è anche la fidanzata del figlio del capo del governo, Edi Rama. I vigili del fuoco non finiscono di scavare, studio e fatica
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
LO STORICO DI DESTRA (QUELLA VERA) SMONTA LE BUFALE SOVRANISTE: “HANNO CREATO UN NEMICO METAFISICO COME IN PASSATO E’ TOCCATO A TANTI: L’EBREO, LA STREGA, IL GESUITA, IL MASSONE, L’ANARCHICO, IL FASCISTA, IL COMUNISTA, IL FONDAMENTALISTA”
Un piano di islamizzazione dell’Europa attraverso i flussi migratori: dietro quei disperati che rischiano la vita sui barconi e che una certa propaganda politica definisce “palestrati con il cellulare” ci sarebbe un vero e proprio complotto che mira a cancellare la cultura occidentale attraverso la sostituzione etnica.
Lo sentiamo ripetere ormai da anni dai nemici dell’accoglienza, che puntano il dito verso una sorta di complotto politico-religioso che vedrebbe complici partiti di sinistra e organizzazioni non governative colpevoli di salvare i migranti dai barconi con il preciso obiettivo di distruggere l’identità europea e le sue radici cristiane.
“Vorrei sapere chi sarebbero gli ideatori di questo piano e in che modo — esattamente — vorrebbero islamizzare l’Europa, tenendo anche conto del fatto che di islam non ce ne è uno ma ce ne sono tanti, e per di più in conflitto tra di loro”, dice Franco Cardini a TPI.
Il professor Cardini non è esattamente un intellettuale della sinistra “accoglista”. “Professorone” questo sì — essendo forse il più importante intellettuale italiano vivente — ma certo tutt’altro che di sinistra: ex militante del Movimento sociale, pur rifiutando qualsiasi etichetta Cardini si è sempre riconosciuto in posizioni conservatrici ed è tuttora un punto di riferimento per la destra italiana.
Massimo esperto al mondo delle crociate, ha dedicato negli ultimi anni ben tre volumi al terrorismo e ai rapporti tra islam e occidente.
La teoria del progetto di islamizzazione dell’Europa è diventata particolarmente popolare dopo che lo scrittore francese Michel Houellebecq l’ha messa al centro di un romanzo (“Sottomissione”) pubblicato nel giorno dell’attentato alla sede di Charlie Hebdo e nel quale un partito musulmano tradizionalista e patriarcale vince le elezioni presidenziali del 2022 in Francia.
“Non c’è niente di illegittimo in un romanzo: in un romanzo puoi anche inventarti l’invasione dei marziani a casa tua. Ma se dal romanzo si passa alla realtà bisogna fare qualche considerazione di fondo”.
Ovvero?
Innanzitutto se si vuole islamizzare l’Europa per mezzo dei migranti bisogna fare attenzione alle cifre: se da oggi in poi arrivassero in Europa ogni giorno 1.000 migranti, tutti musulmani e tutti missionari convinti di voler islamizzare l’Europa, avremmo 365mila musulmani in più ogni anno. Ci vogliono tre anni per arrivare a un milione, e noi in Europa siamo mezzo miliardo. Mi pare che si proceda un po’ lentamente, con questa islamizzazione, e anche se si conta sul fatto che si riproducono, hanno comunque bisogno di far arrivare i loro figli al diciottesimo anno di età per prendere il potere politico; quindi mi pare un piano assai mal congegnato.
Chi ci sarebbe dietro al complotto?
Ci sono almeno 30 modi diversi di vivere la religione islamica, che poi si organizzano in tre famiglie fondamentali: sunniti, sciiti e carigiti, e mi risulta che si picchino a morte tra loro. Dobbiamo anche considerare che il Re dell’Arabia Saudita, che è un capo di Stato sunnita e ha in mano i rubinetti di un terzo del petrolio del mondo, ha come scopo quello di distruggere gli sciiti. Allora se ci vuole islamizzare un sunnita noi potremmo rispondergli alleandoci con gli sciiti, ed è esattamente quello che è successo molte volte nell’età moderna: il Re di Francia era il primo alleato del Sultano di Istanbul che era il nemico dell’imperatore e del Re di Spagna, ma a sua volta l’imperatore si alleava con lo Scià di Persia che era musulmano ma era sciita, per combattere il Sultano di Istanbul.
Dunque sotto il profilo politico non c’è e non c’è mai stata una contrapposizione tra cristiani e musulmani?
Esatto. Quindi dovrebbero spiegarci quale gruppo musulmano ci vuole islamizzare e come intende farlo. Se qualcuno mi parlasse di una teoria secondo la quale qualcuno vuole ricattolicizzare l’Europa attraverso un papa Re io lo potrei capire, ma l’islam non è strutturato così: si caratterizza per una pluralità di gruppi che vanno ognuno per conto suo.
Eppure sentiamo ripetere questa tesi ossessivamente.
Sì, e anche da giornalisti celebri. Poi ogni tanto ci mettono dentro anche Soros, che è molte cose ma certo non è musulmano. Quanto al terrorismo, Al Qaeda non esiste più, l’Isis si è sfarinato, il califfo Al-Baghdadi mi risulta che sia morto cinque volte e immagino che alla fine l’avrà fatto sul serio. Trovo che questa teoria sia non solo poco credibile ma anche molto strampalata. Anche la superiorità della razza ariana era una balla, ma era una balla raccontata in modo più strutturato, mentre questa io non riesco a collocarla in nessuna affabulazione non dico credibile, non dico plausibile ma che stia almeno in piedi sotto il profilo letterario.
Crede che si tratti solo di strumentalizzazioni politiche?
Perchè nel profondo sud degli Stati Uniti si ha ancora paura e odio contro i neri? Perchè una buona parte dell’Europa si è fatta abbindolare dalla geniale e malvagia affabulazione di Hitler? Perchè quando si è in crisi si ha bisogno di trovare un capro espiatorio da sacrificare. Nel corso dei secoli ritroviamo spesso l’ebreo, la strega, il gesuita, il massone, l’anarchico, il fascista, il comunista, il fondamentalista musulmano. Non riusciamo mai a concretizzare bene questo nemico metafisico perchè deve rimanere un “satana” e allora si ripete ossessivamente che c’è ma non si riesce mai a tracciarne un identikit.
(da TPI)
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Novembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
“MI SONO BASTATE QUESTE DUE SETTIMANE DA SIMIL-POLITICO”
Durante un’intervista rilasciata a un’emittente bolognese, Mattia Santori, ideatore e portavoce del movimento delle Sardine, ha escluso una sua eventuale candidatura in politica.
«Non mi hanno chiesto di candidarmi e non è tra le mie priorità », ha risposto Santori intervistato questa mattina dall’emittente bolognese Radio Città del Capo.
Sulla possibilità , però, che in un futuro nemmeno troppo remoto potrebbero chiedergli di candidarsi, Santori non ha dubbi: «Dico di no. Mi sono bastate queste due settimane di vita da simil-politico per capire che non è la mia strada».
Il movimento che continua a “nuotare” in giro per l’Italia, organizzando flash mob e manifestazioni grazie a eventi su Facebook e messaggi su Whatsapp, potrebbe essere votato dal 17% degli Italiani, secondo la rilevazione di Emg Acqua .
Santori sgombra così il campo dalle illazioni sovraniste: le sardine restano apartitiche.
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
A SORA IL PICCOLO GIOIELLO DELLA “SCUOLA DI TUTTI”, PROTOTIPO DI SCUOLA ANTISISMICA A RISPARMIO ENERGETICO: “SARA’ IL LUOGO DELLA LIBERTA’, PERCHE’ DA SEMPRE I BAMBINI CERCANO IL CIELO”
È una giornata di sole a Sora, città in provincia di Frosinone, vittima di un disastroso terremoto nel 1915 e zona sismica. Una giornata di sole. Anche metaforicamente. Perchè è il giorno della demolizione dell’ex mattatoio fatiscente e diroccato, al posto del quale sorgerà la Scuola di Tutti, scuola prototipo antisismica progettata da Renzo Piano.
“La scuola deve essere un luogo sicuro”, dice l’Architetto. “L’Italia ha una grande tradizione metodologica, ma edifici scolastici non all’altezza. Questo è uno dei tanti piccoli grandi progetti che io e il mio team di ragazzi al lavoro al Senato stiamo realizzando”.
La cronaca degli ultimi anni, e degli ultimi giorni, ci racconta di un’Italia sempre più fragile. Le persone non si sentono più sicure.
L’Italia è da sempre un paese fragile, ma di grande bellezza. E la bellezza di natura ha una sua fragilità . È un paese sismico e non bisogna credere alla fatalità , bisogna prepararsi. A livello nazionale è lo stesso tema, ci vuole un’energia, un rammendo del territorio: è questo il lavoro che facciamo al Senato dove ci sono un gruppo di 30 persone che lavorano a piccoli progetti.
Ci parla di piccoli progetti. Ma si assiste a crolli di ponti e viadotti, disastri come l’acqua alta di Venezia o le alluvioni di Genova. Come facciamo a mettere in protezione tutta l’Italia?
Io questo non glielo so dire. Io intanto faccio quello che posso. Facendo delle piccole cose, tante piccole cose: vede, questi progetti sono come gocce, con tante gocce si fa anche il mare. Che a volte è anche pieno di sardine…
Ed è un bene o male che questo mare sia pieno di sardine?
È un bene, è un bene.
A che punto siamo con la ricostruzione di Ponte Morandi?
Intanto non si chiama più Ponte Morandi, perchè purtroppo quel ponte non c’è più. Stiamo ricostruendolo, è un cantiere che va. Ma il punto è che non bisognerebbe fare le cose solo spinti dall’emergenza.
Cosa mi dice del crollo del viadotto Savona-Torino? L’ha fatta tornare indietro con la memoria?
Usciamo dal tema, parliamo della scuola, non mi voglio rifiutare di parlare, sia chiaro, ma sono ansioso di demolire l’ex mattatoio per far nascere questo piccolo gioiello.
E questo piccolo gioiello, di cui Renzo Piano, il sindaco e tutta la città di Sora sono giustamente orgogliosi sarà una “piccola scuola, solo 250 alunni”, come racconta l’Architetto. Ma c’è di fondo l’idea che sia un luogo sicuro. Perchè da sempre la scuola è un luogo di incontro”.
Ma sarà anche una scuola dove si sperimenterà il risparmio energetico: “L’idea di usare il legno è bella, perchè è un materiale rinnovabile, porta un suo profumo, una sua bellezza. Il sindaco mi ha promesso che saranno piantati tanti alberi per quanto legno verrà utilizzato per la costruzione della scuola”.
Perchè la scuola obbedisce a regole logiche: “Deve essere un luogo certo, un luogo dove non si corrono rischi”, racconta l’Architetto e esorcizza: “Non succederà mai più, sia chiaro, ma i terremoti sono una cosa da considerare nella storia del nostro paese, dove i percorsi sono difficili, ma le cose si fanno anche qui”.
Non solo. La Scuola di tutti di Sora sarà non solo modello abitativo per l’edilizia scolastica di tutta l’Italia, ma insegnerà ai bambini “che la fragilità della Terra è ormai acquisita”, spiega l’Architetto e “che l’ambiente va difeso”.
“Sarà a tre piani” continua Renzo Piano, “il piano terra sarà il luogo dello scambio della scuola con la città , al primo piano ci saranno le aule e poi la terrazza giardino”, racconta Renzo Piano. “Lì sarà il luogo della libertà , perchè da sempre i bambini cercano il cielo e sognano di volare. Devono continuare a farlo”.
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
IN PIAZZA ANCHE LA DESTRA CIVILE, LIBERALE, LAICA ED EUROPEA
E chi l’ha detto che per essere una “sardina” sia necessario considerarsi di sinistra? Sì, ok, in
quelle piazze che in questi giorni si vanno riempendo in tutta Italia ci sono tante persone accomunate anche da una precisa fede politica. Ma certe adunate, per natura, non sono mai tutte dello stesso colore. Anzi.
Negli slogan, nella determinazione, nell’ironia di quella gente c’è spazio per chiunque si senta diverso dalla destra salviniana.
Una destra orgogliosa di rivendicare la propria distanza da una politica fatta di odio e propaganda, di rabbia dispensata a piene mani in cambio di voti facili, senza reali proposte.
C’è un popolo (di destra, è bene ribadirlo) che non accetta il dominio dell’estremismo. E che proprio per questo si batte.
Le immagini che hanno inondato i social e le tv nelle scorse ore hanno dipinto piazze bellissime dove una destra civile, liberale, laica ed europea può e deve trovare un suo personalissimo spazio.
Il manifesto redatto a Bologna dai 4 ragazzi che hanno avuto la geniale intuizione della protesta “ittica” è chiaro: i sovranisti hanno approfittato della buona fede e della paura della gente per catturarne l’attenzione.
Deviandola verso la politica dell’insulto facile, del pericolo sempre dietro l’angolo, lontana da argomenti seri che non possono affrontare, non avendo un bel niente da dire in proposito.
Questa è la destra del duo Salvini-Meloni, una presenza opprimente che parte dai social e alla quale è arrivato il momento di dire basta. Armandosi di pesci di cartone, perchè no.
Con la consapevolezza che questo è solo il primo passo, un movimento spontaneo da tenersi stretto finchè in grado di veicolare un messaggio forte e chiaro: di questa politica che si lega al potere con le catene della paura non abbiamo bisogno. Stop.
Ecco perchè, in fondo, anche la destra, una buona destra, può essere un po’ sardina. Perchè tattiche, obiettivi, priorità in politica possono essere diversi ma i valori di civiltà no, quelli possono essere unificanti.
Queste piazze sono la dimostrazione che un’altra politica anche in Italia può esistere. E di questo bisogna essere felici. Anche da destra.
Filippo Rossi
Direttore artistico Caffeina Festival
(da “il Fatto Quotidiano”)
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