Novembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
“IL RISPETTO PER I VALORI CHE LA SEGRE RAPPRESENTA E I VALORI STESSI DELLA MIA FAMIGLIA MI IMPONGONO UN PASSO INDIETRO, MIO PADRE HA TRASCORSO DIVERSI ANNI IN UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO”
Pochi giorni dopo aver negato la cittadinanza onoraria alla senatrice a vita Liliana Segre, l’amministrazione leghista di Biella ha deciso di dare lo stesso riconoscimento al comico e attore Ezio Greggio.
Le motivazioni che hanno indotto il sindaco Claudio Corradino a offrire a Greggio il riconoscimento sono legate alla carriera, all’impegno rivolto al sociale e al forte legame mantenuto con la città natale, Cossato.
Il primo cittadino darà il riconoscimento a Greggio il prossimo 23 novembre, dopo l’approvazione ricevuta dalla giunta di centrodestra, la stessa che si era opposta all’idea dell’identico premio per la senatrice, su proposta di alcune liste civiche.
“Si conferisce a Ezio Greggio – è il legge nella nota comunale – il titolo di Cittadino Onorario per la popolarità televisiva come conduttore, giornalista, attore e regista; per il suo costante impegno attraverso l’associazione ‘Ezio Greggio per i bambini prematuri’; per aver contribuito a diffondere in Italia e nel mondo il nome di Biella”.
Ma arriva i colpo di scena, il comico rifiuta: “Il mio rispetto nei confronti della senatrice Liliana Segre, per tutto ciò che rappresenta, per la storia, i ricordi e il valore della memoria, mi spingono a fare un passo indietro e non poter accettare questa onorificenza che il Comune di Biella aveva pensato per me”.
“Non è una scelta contro nessuno – spiega Greggio -, ma una scelta a favore di qualcuno, anche per coerenza e rispetto a quelli che sono i miei valori, la storia della mia famiglia e a mio padre che ha trascorso diversi anni nei campi di concentramento”.
(da agenzie)
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Novembre 18th, 2019 Riccardo Fucile
UN VERO LEADER NON HA PAURA DI PASSEGGIARE PER IL CENTRO DI MODENA SCORTATO DA CENTO POLIZIOTTI… QUANDO LA DESTRA VERA NON ERA RAPPRESENTATA DA VIGLIACCHI A PROTEGGERE UN LEADER C’ERANO I MILITANTI ANCHE SE FIOCCAVANO SASSATE E MOLOTOV… A QUEI TEMPI I LEGHISTI SAREBBERO RIMASTI CHIUSI NEL CESSO DI CASA
Che l’Emilia Romagna sia una partita difficile anche per la corazzata leghista è noto. Ma un conto è quello che pensano giornaloni e sondaggisti un altro è quello che racconta la propaganda della Lega.
Il successo delle Sardine di Bologna forse ha sorpreso perfino gli strateghi della Lega, che fino ad ora hanno dimostrato di concedere ben pochi errori agli avversari. E che i diecimila che erano sul Crescentone abbiano fatto rosicare il Capitano lo si capisce dal fatto che oggi Salvini ha condiviso lo “scoop” che dimostra che dietro alle Sardine ci sono Romano Prodi e il PD.
L’obiettivo è quello di screditare il “movimento” delle Sardine che dopo Bologna si faranno un giro anche a Modena dove il senatore della Lega dovrebbe andare oggi pomeriggio. Salvini però ha cambiato programma, non si farà più una passeggiata intorno alle 18 ma arriverà alle 20,30 per partecipare ad una cena elettorale al ristorante “Duecentododici”, in periferia, dopo una visita allo zuccherificio di Minerbio, nel Bolognese, e alla Twinset, azienda tessile di Carpi.
Il 212 pare essere un ristorante dove, a detta di una delle Sardine modenesi ci stanno 200 persone, in piedi e stipate come sardine. Non proprio i numeri di cui ha bisogno la Lega per far vedere che nuota in un mare di consensi. Perchè il potere dei sondaggi è nulla senza una bella piazza piena di gente.
Questa è già una vittoria delle Sardine che democraticamente hanno tolto a Salvini l’esclusiva di essere il leader delle piazze e del Popolo. E a Salvini la cosa non è piaciuta. Tant’è che ha subito trovato il modo di screditare i partecipanti alla manifestazione andando a pescare il post di una delle sardine organizzatrici nel quale veniva insultato e minacciato.
La prova, secondo la Lega, che quelli che andranno in piazza a Modena non sono dei democratici ma dei pericolosi fomentatori d’odio che lo vorrebbero tutti mettere a testa in giù. Non a caso Salvini parla di “Sinistra vergognosa che sa solo odiare”, ma quella è una persona sola.
E se senza dubbio il post di Samar Zaoui così com’è stato mostrato (perchè la ragazza non ha replicato alle accuse) è sbagliato. Ma metterla alla gogna, come Salvini ha sempre fatto, lo è ancora di più. Perchè quel post per quanto sbagliato (e pubblico) pubblicato su un profilo personale non ha la stessa portata del mettere alla berlina una ragazza su una pagina da quasi quattro milioni di fan gestita da uno staff dedito ad amplificare la voce del più importate politico italiano.
Ed è qui l’errore di Salvini, pensare di mettere sullo stesso piano quello che scrive una persona qualunque sul suo profilo con quello che lui scrive contro quella persona sulla mia pagina. Il gioco è impari, per ovvi motivi. Il messaggio che si vuol passare (è successo) è quello di un avvertimento: attente a mettervi contro di me.
Il risultato della mossa di Salvini non è stato un granchè. Il profilo di Samar Zaoul è scomparso e al suo posto ad “organizzare” l’evento è stata inserita un’altra persona. La prova che la forza delle Sardine è il fatto di non avere un leader e di muoversi in banchi. Della quale magari tra qualche giorno si scoprirà — con gran sorpresa — che è un elettore di LEU o del PD. Ma organizzare l’evento Facebook è sostanzialmente aprire una pagina con l’orario e il luogo di ritrovo dei manifestanti.
I quali a Bologna hanno dato dimostrazione di essere persone rispettose della democrazia e dei diritti altrui. Non come il senatore Simone Pillon che qualche giorno fa ha detto «quando governeremo, in Emilia, si potranno fare convegni senza che nessun manifesti contro».
Cosa è più pericoloso per la democrazia? Una ragazza che inveisce contro Salvini su Facebook, un ex ministro che ha l’abitudine di mettere alla gogna i cittadini che non la pensano come lui o il senatore che dice che quando saranno al governo non ci sarà più il diritto di manifestare contro la Lega o contro chiunque?
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 17th, 2019 Riccardo Fucile
QUEGLI EX FINIANI (E NON SOLO) CHE SEMBRAVANO DISPERSI SULL’EVEREST MA RICOMPAIONO A SCADENZA ELETTORALE IN DIVISA SOVRANISTA
La politica presenta spesso aspetti tragicomici che se presi in giuste dosi riconciliano l’umore a patto di non fare l’errore di prendere certi personaggi troppo sul serio.
Ci sono politici “per tutte le stagioni” che pensavi morti “politicamente” o dispersi sulle vette dell’Everest, non avendo più loro notizie da cinque anni (leggi dalle ultime elezioni regionali).
Nessun segnale di vita, persino sulla “bibbia” di Fb, neanche un aggiornamento per proporci una ricetta della torta della nonna, una foto delle vacanze o del matrimonio della nipote.
Poi vieni rassicurato della loro esistenza terrena a pochi mesi della scadenza elettorale locale, probabilmente riattivate le loro capacità polmonari, come le maschere di ossigeno in alta quota.
Riprendono vita, il miraggio di una poltrona li rianima, li avevi lasciati in un partito e li ritrovi in un altro, in fondo basta cambiare il simbolo e lasciare la foto vecchia di 5 anni della locandina così sembrano sempre gli stessi.
Forse lo sono sempre stati, in fondo.
Una conferenza per darsi un tono, un incontro conviviale per aggiornarsi sullo stato di salute dei parenti e un tocco di amarcord, una prece per chi non c’è più, un giro di telefonate per mobilitare gli amici rimasti, pronti via, si ricomincia la caccia a una poltrona.
Tanto nessuno ricorda che cinque anni fa sostenevano tesi opposte a quelle sovraniste attuali: sono gli “orfani di destra” (ex An, ex Finiani, ex di tutto) convertiti al credo sovranista per interesse, sono i nuovi veri “Migranti economici”.
Attaccati al gommone del conformismo, speranzosi in una Ong sovranistra che li faccia approdare nella Terra della “poltrona promessa” e in un consiglio (regionale) di Accoglienza dove essere “integrati” nella Casta politica.
Sono fenomeni ciclici: consiglio di resistere per pochi mesi, fino al giorno dele elezioni, poi scatterà il provvedimento di rimpatrio nel limbo.
Da dove potranno compiacersi di aver solo fatto manovalanza per garantire un paio di posti a chi li ha fatti partire per un viaggio senza speranza.
Vittime dei trafficanti e dei Trafficoni.
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Novembre 17th, 2019 Riccardo Fucile
“UN CARABINIERE DEVE SEMPRE ONORARE LA DIVISA CHE PORTA, QUELLI HANNO INFANGATO 200 ANNI DI STORIA DELL’ARMA”… ILARIA COMMOSSA: “QUEL GESTO MI HA SCALDATO IL CUORE, QUELLO E’ UN VERO CARABINIERE”
C’è stato quel gesto, quel baciamano, arrivato poco dopo la sentenza di condanna dei due carabinieri per l’omicidio di Stefano Cucchi. A farlo è stato un maresciallo maggiore dell’Arma che ha deciso di omaggiare così Ilaria, la sorella del geometra ucciso — ora anche per la giustizia — per quel pestaggio subìto dopo il suo fermo.
In molti lo hanno attaccato, in special modo sui social. Ma lui difende quel suo baciamano, ricordando a tutti il vero ruolo di un Carabiniere che deve sempre onorare la divisa, nel quotidiano.
«È stato un gesto spontaneo, non si è trattato affatto di esibizionismo — Ha detto il maresciallo maggiore dell’Arma -. Il nostro ruolo è quello di farci da parte e non stare sotto i riflettori. Io e i miei colleghi conosciamo la famiglia Cucchi da tempo, lavorando qui da anni nelle aule del tribunale».
La fotografia è stata scattata da Riccardo Antimani dell’Ansa ed è diventata il simbolo della sentenza e di tutto quel che ha seguito la morte di Stefano Cucchi.
Un gesto, un simbolo di un ricongiungimento dopo anni di polemiche, illazioni e ricostruzioni errate. Volutamente errate, Poi è arrivata la giustizia e quel baciamano che mette fine a tutto. Senza lasciare altro spazio a interpretazioni. Ma alcuni hanno, ovviamente, criticato quel gesto sui social. Come se, in questo caso, sia legittimo dover dire la propria sulla qualsiasi cosa.
«Non mi aspettavo tutto questo clamore: mi sono sentito di farlo e l’ho fatto — aveva detto il Carabiniere poco dopo la sentenza -. Ho assistito ai dibattimenti a tutti quelli qui a Rebibbia, porto la divisa da venti anni e da tre anni e mezzo sono in servizio all’aula bunker. Mi sento in colpa per l’Arma ed e’ stata una forma di scusa, quei carabinieri condannati hanno infangato duecento anni di storia. Un gesto commentato così da Ilaria Cucchi: «Questa per me è stata una carezza. Mi ha scaldato il cuore. Questo per me è un carabiniere vero».
(da agenzie)
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Novembre 17th, 2019 Riccardo Fucile
SUI SOCIAL INSULTI A MOGLIE E FIGLI DELL’UOMO CHE HA ROTTO IL NASO ALL’ALLENATORE DEL FIGLIO: “BASTA MANCANZA DI RISPETTO, E’ GIUSTO CHE PAGHI LUI, MOGLIE E FIGLI NON C’ENTRANO NULLA”
“Chi prende di mira la moglie e i figli di quell’uomo sbaglia almeno quanto ha sbagliato lui
quando mi ha picchiato”: quello di Roberto Guali, l’allenatore della squadra di minibasket Basket 2000 di Lavena Ponte Tresa (nel Varesotto) che lo scorso weekend al termine di una partita è stato aggredito dal padre di uno dei suoi piccoli giocatori, è un appello ad abbassare i toni, in modo che del brutto gesto di cui è stato vittima non facciano le spese bambini incolpevoli.
L’episodio, denunciato prima con un comunicato congiunto firmato dai presidenti delle società Pallacanestro Verbano Luino e Basket 2000 Lavena Ponte Tresa e poi con un lungo sfogo dello stesso Guali pubblicato sulla pagina Facebok “La giornata tipo”, ha suscitato un’ondata di indignazione. Al punto tale che ora è proprio chi ha subito l’aggressione a chiedere di mettere un freno: “La famiglia dell’uomo che mi ha colpito sta vivendo troppe difficoltà – spiega Roberto Guali – È giusto che paghi lui, ma non sua moglie e soprattutto non i suoi figli”.
Sulla stessa lunghezza d’onda la società : “A noi non interessa alimentare polemiche, ma far arrivare ai bambini e alle loro famiglie un messaggio fondamentale, ovvero che qui le regole della buona educazione e del rispetto reciproco devono sempre essere rispettate – sottolinea Giuseppe Cosentino, presidente del Basket 2000 Lavena Ponte Tresa – Altrimenti potremmo addirittura prendere la decisione drastica di non ammettere più i genitori alle partite”.
La moglie del genitore manesco ha scritto una lettera ai giornali locali chiedendo di tenere conto anche dei suoi sentimenti e di quelli dei loro tre figli, che stanno soffrendo per l’odio e il disprezzo che tante persone stanno manifestando nei confronti della loro famiglia. “Lo voglio ribadire, i suoi bambini non devono pagare per il suo errore – conclude Guali – Non li faccio pagare io in nessun modo quando li alleno in palestra e così devono fare anche gli altri”.
(da agenzie)
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Novembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
“LEI SI ASPETTAVA SOLIDARIETA’, UMANITA’, ETICA, HA TROVATO INDIFFERENZA”… LA TOCCANTE LETTERA E’ UN DURO ATTO DI ACCUSA AI SOVRANISTI: “NON VI SIETE NEANCHE ALZATI IN PIEDI DI FRONTE A UNA DONNA DI 89 ANNI CHE NON CHIEDEVA PRIVILEGI MA SOLO LEGALITA’”
“A voi che non vi alzate in piedi davanti a una donna di 89 anni, che non è venuta lì per ottenere privilegi o per farsi vedere più brava ma è venuta da sola (lei sì) per proporre un concetto libero dalla politica, un concetto morale, un invito che chiunque avrebbe dovuto accogliere in un mondo normale, senza sospettosamente invece cercare contenuti sovversivi che potevano avvantaggiare gli avversari politici. A voi dico: io credo che non vi meritiate Liliana Segre!”.
Il passaggio più duro e toccante di una lettera scritta al Corriere della sera dal figlio della senatrice, Alberto Belli Paci
A pochi giorni ormai dall’astensionismo di tutta la destra in Senato su una commissione contro odio e razzismo proposta, appunto, dalla senatrice a vita. Un vota che ha creato sconcerto, anche nel centrodestra.
E la lettera continua:
“Guardatevi dentro alla vostra coscienza. Ma voi credete davvero che mia madre sia una che si fa strumentalizzare? Con quel numero sul braccio, 75190, impresso nella carne di una bambina? Credete davvero che lei si lasci usare da qualcuno per vantaggi politici di una parte politica in particolare? Siete fuori strada. Tutti. Talmente abituati a spaccare il capello in quattro da non essere nemmeno più capaci di guardarvi dentro”.
E chiosa: “Lei si aspettava accoglienza solidarietà , umanità , etica, un concetto ecumenico senza steccati, invece ha trovato indifferenza al suo desiderio di giustizia”.
(da agenzie)
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Novembre 2nd, 2019 Riccardo Fucile
IL RACCONTO DEL PESCATORE DIVENTATO COMANDANTE PER LA MISSIONE MEDITERRANEA NEL LIBRO “IO NON SPENGO NESSUN MOTORE”
È il racconto di un pescatore divenuto comandante per la missione Mediterranea, quello di
Pietro Marrone. Il suo libro “Io non spengo nessun motore” (editore Solferino) esce oggi: eccone un’anticipazione.
“La Guardia di Finanza è salita a bordo all’alba. Come ci aspettavamo. Mi ha notificato il sequestro della nave e l’avviso di indagine nei miei confronti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e della violazione dell’articolo 12 del testo unico del codice della navigazione, per il mancato rispetto dell’alt intimato nella notte tra lunedì e martedì dalla Gdf. Sono stato invitato a seguirli in caserma, dove mi aspetta il procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella per un interrogatorio. All’inizio le gambe hanno tremato, ma poi sono andato con lo sguardo alto. Posso avere paura anch’io come tutti, ma mi dà fastidio che si veda. Tutto l’equipaggio di terra e di mare di Mediterranea è sceso con me e mi ha accompagnato per farmi coraggio e dimostrare che non ero solo. Ho pensato che dall’esterno dovevamo sembrare un drappello un po’ patetico, soli contro tutti. Ma questo drappello ha salvato cinquanta vite, signori. Chi di voi può dire lo stesso? (…)
Sono in diversi a chiedermi perchè non abbia rispettato l’alt, perchè non abbia fermato le macchine. Anche ripensandoci dopo, non riuscirò del tutto a capire cosa mi è successo in quel momento: non sono un tipo sentimentale e nella mia vita ne ho viste di ogni tipo, però mi è salito tutto un groppo in gola. La risacca delle ultime 48 ore senza sonno, delle emozioni incredibili a getto continuo, l’angoscia di non potere spiegare che mai in vita mia mi sarei messo contro la legge se non avessi avuto la paura di mettere a rischio delle vite. Tutte queste cose mi escono dagli occhi in forma di lacrime. Non è paura, non è vergogna, è semplicemente…che è troppo. Smetto di parlare per paura di singhiozzare ma lo vedono, che sto piangendo. Così è troppo. Come faccio a spiegare a queste persone una cosa così evidente e che pure non capiscono? Cerco di controllarmi, respiro, ma la voce mi esce strozzata mentre formulo la risposta più chiara a cui riesco a pensare, quella che contiene tutto. «Mio cugino è morto in un mare simile a quello in cui si trovava la Mare Jonio» dico semplicemente. «La gente in mare bisogna soccorrerla». Chi sta in mare lo sa. Chi ha un senso di umanità lo sa. Che i motori non si spengono e che le vite si salvano.
(da agenzie)
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Novembre 2nd, 2019 Riccardo Fucile
“CARA UE, INTEGRAZIONE E’ SENTIRSI AMATO”… IL MISSIONARIO DI PALERMO HA CAMMINATO PER 116 GIORNI, ARRIVANDO STREMATO
Fratel Biagio è arrivato a Bruxelles: 1.500 chilometri a piedi per raggiungere la sede del Parlamento europeo e lì parlare di diritti umani con gli eurodeputati dei vari Stati. Fra’ Biagio ha camminato a piedi, sulle rotte dei migranti, partendo da Palermo con il traghetto fino a Genova per poi arrivare a piedi a Milano.
Poi, «sempre rigorosamente a piedi», spiega il suo portavoce, è andato in Svizzera, ha percorso tratti in Germania e in Francia, a Strasburgo, dove ha incontrato il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli a cui ha consegnato una lunga lettera.
«Ogni uomo e donna è da rispettare, ha diritto di mangiare, di una casa, di un lavoro, vale per ogni emarginato, emigrante, immigrato e profugo. Ogni essere umano è nostro dovere aiutarlo senza fare distinzioni di colore, nazione, religione, di chi crede e di chi non crede. La vera integrazione inizia dal sentirsi accolto e amato[…] Carissima e amata Unione Europea, ricordiamoci che la storia ci insegna che siamo frutto di tanti popoli, non possiamo permettere che vinca il male» si legge nella missiva «tradotta in sette lingue» (inglese, francese, spagnolo, tedesco, polacco, romeno e greco).
Fra’ Biagio poi è andato nella sede Ue di Lussemburgo dove ha incontrato alcuni funzionari. E infine ha percorso il Belgio fino ad arrivare a Bruxelles.
In queste settimane Fratel Biagio ha parlato con vescovi, sacerdoti, politici e italiani all’estero. Il missionario di Palermo — spiega il suo portavoce — è arrivato «stremato» a Bruxelles dove è stato accolto in un convento francescano dopo 116 giorni di cammino in cui ha affrontato «freddo, pioggia e vento».
Ora, dopo un riposo forzato — «ha i piedi spaccati a causa del freddo, ferite che ha fasciato con delle garze» — andrà al Parlamento Europeo per incontrare gli europarlamentari di vari stati per sensibilizzarli circa il rispetto dei diritti umani.
Solidarietà , accoglienza e attenzione ai più deboli sono gli argomenti a lui più cari.
Fra’ Biagio Conte della Missione Speranza e Carità — comunità di Palermo che accoglie oltre 1.100 persone in difficoltà da ogni parte del mondo — ha scelto la strada della povertà all’età di 26 anni
(da agenzie)
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Novembre 1st, 2019 Riccardo Fucile
IN REALTA’ E’ UN’OTTIMA REFERENZA IN TEMPI IN CUI GLI ATTUALI SOVRANISTI SI PULIVANO IL CULO CON IL TRICOLORE O SI FACEVANO LE CANNE NEI CENTRI SOCIALI
Un divorzio annunciato? Tra gli azzurri è diffusa la convinzione che il divorzio da Carfagna sia
solo una questione di tempo.
Secondo un big di Forza Italia “Mara vuole fare i gruppi autonomi non si capisce a che pro, solo per darci fastidio”
Carfagna non vuole commentare il ‘richiamo’ di Berlusconi
L’azzurra prende tempo – è in partenza per Tokyo, dove parteciperà al sesto vertice dei presidenti dei parlamenti dei paesi membri del G20
Ma la nota firmata dagli otto senatori di FI, critica rispetto alla posizione del partito sulla commissione Segre, potrebbe essere la base eventuale per formare un gruppo autonomo, magari avvalendosi al simbolo dell’Udc.
Come previsto è iniziato il tentativo di gettare fango sulla Carfagna, segno del nervosismo crescente tra i sovranisti che nei loro giornali (eufemismo) ricordano una frase di Mara Carfagna di una decina di anni fa: “Prima di votare Berlusconi, votavo per il Msi. Non c’era stata la svolta di Fiuggi voluta da Gianfranco Fini. Mio padre diceva che io e mio fratello, che ha due anni più di me e votava Msi come me, eravamo i fascisti di casa».
I sovranisti neanche si rendono conto che, ricordandolo, fanno un favore a Mara: lei evidentemente ha sempre amato il tricolore, a differenza di qualcun altro che con la bandiera italiana si puliva il culo e ora fa il sovranista russo .
O di qualcun altro che ha tradito i valori sociali del Msi per fare poi carriera grazie a Fini, altrimenti sarebbe a pulire i cessi .
(da agenzie)
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