Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile
NON GLI HANNO PAGATO UNA FATTURA ED E’ FINITO A DORMIRE IN UN’AUTO… TRE ANNI AVEVA SALVATO UNA MADRE E SUA FIGLIA DA UN INCIDENTE STRADALE, SUBENDO 104 PUNTI DI SUTURA… IL QUARTIERE SI E’ MOBILITATO
E’ pieno di cantieri nel quartiere Borgo Vittoria di Torino, in zona via Fossata, dove recenti riqualicazioni lasciano grandi spazi della città ancora ostaggio di lavori in corso da anni.
Il parcheggio dove si trova la macchina che Rachid usa come letto da 4 mesi è circondato da una scuola, da palazzi alti e da una piccola stazione ferroviaria. La macchina ha ruote sgonfie e il parabrezza spaccato, dentro ci sono coperte e sacchi di plastica con dentro vestiti e oggetti.
“C’è tutta la mia vita attuale lì dentro — mi racconta Rachid, che non vuole farsi riprendere in viso — è la mia villetta grigia, me l’ha prestata un connazionale che mi aveva visto dormire sulla panchina. Mi ha portato giù una copertina rosa e mi ha detto che potevo dormire lì perchè faceva troppo freddo”.
Il quartiere di Borgo Vittoria in zona rossa è freddo e sui marciapiedi si affrettano verso casa donne e uomini con la mascherina e il passo veloce. Sta calando la sera e alcuni cittadini del quartiere si avvicinano a Rachid per lasciargli qualche soldo e un po’ di spesa: oggi non ha ancora mangiato e non fatico a intravedere le ossa sotto il suo giubbotto spesso.
“Ho conosciuto Rachid qui nel parcheggio — mi spiega Luca, abitante del quartiere — e lui mi ha raccontato la sua storia. Sono rimasto stupito di come sia potuta succedergli una cosa così dopo il suo gesto di eroismo. Stiamo muovendo tutte le nostre conoscenze per aiutarlo a trovare una casa e un lavoro”.
“Quando mi sono accorta di lui — racconta Giorgia — sono subito andata a portargli quello che potevo dal frigorifero. Nemmeno io me la passo bene economicamente, ma non è giusto che una persona che ha salvato due vite, madre e figlia, sia ridotta così”.
Oltre al quartiere, diversi politici locali si sono interessati alla vicenda e pare che ci sia un interessamento da parte di un imprenditore nel settore alberghiero: “Rachid sa cinque lingue, è qui da moltissimi anni — continua Luca — ma quello che potrebbe fare la differenza è concedergli la cittadinanza italiana, anche in virtù del suo eroismo”.
Il vero desiderio di Rachid Saiad infatti non è soltanto uscire da questa situazione, ma riuscire a vivere in Italia con la sua famiglia, che attualmente è a Casablanca e che non sente da parecchio: “Mi vergogno a dire loro come sono finito — mi racconta con la testa tra le mani — avevo promesso a mio figlio che sarei riuscito a farlo studiare in Italia”.
Per chi volesse contattare Rachid per dargli una mano in qualche modo a venire fuori da questa situazione, può contattarlo direttamente al 351.2395221. Non ha whatsapp.
(da Fanpage)
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Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile
“ORSO, SCRITTI DALLA SIRIA”: A DUE ANNI DALLA SUA UCCISIONE SUL FRONTE DI BAGHUZ, LA FAMIGLIA NE PUBBLICA LE MEMORIE
Non c’è solo TekoÅŸer, il miliziano con in mano il fucile partito per il nord-est siriano per combattere una guerra che i critici hanno definito “non sua”.
Non c’è nemmeno solo Orso, il compagno anarchico intriso di ideali di uguaglianza e libertà che ha visto nella causa curda e nel confederalismo democratico un modello da applicare al resto del mondo.
C’è anche Lorenzo, classe 1986, fiorentino, che ha svolto molti lavori ma a un certo punto ha sentito l’esigenza di combattere per un ideale più grande, anche di lui.
A due anni dalla sua morte sul fronte di Baghuz, nel governatorato di Deir Ezzor, gli scritti, le lettere, le memorie e i post su Facebook di Lorenzo Orsetti nel corso dei 18 mesi in cui è rimasto tra le fila delle Unità di Protezione Popolare (Ypg) curde sono diventati un libro: Orso. Scritti dalla Siria del Nord-Est (Red Star Press, 2021)
Il motivo per cui si è scelto di raccogliere questo materiale e trasformarlo in un libro è proprio far conoscere a tutti chi era Lorenzo, e non solo TekoÅŸer, come spiegano i familiari che hanno contribuito alla raccolta dei suoi messaggi: “Noi familiari abbiamo ritenuto importante, per far conoscere Lorenzo, raccontare altro. Ad esempio cosa desiderava e ancora lo emozionava, se malgrado i suoi dolori avesse ancora voglia di vivere e lottare o se si fosse chiuso in se stesso, se avesse saputo sopportare il dolore, se fosse stato ancora capace di soffrire con gli altri, oppure se avesse cercato di scappare dalla realtà . Lorenzo, malgrado le sconfitte, conservava ancora in sè la speranza e la capacità di amare senza riserve i bambini, le donne e gli uomini che il destino gli metteva accanto. Per quell’amore lui riusciva a sacrificarsi, a rinunciare ai beni materiali; riusciva a vedere la bellezza nascosta dietro gli orrori della guerra e malgrado la presenza quotidiana della morte sapeva apprezzare e godere delle piccole cose della vita”.
E leggendo questo flusso ordinato cronologicamente di pensieri, racconti e battaglie si ritrova la quotidianità della guerra, fatta di pause, momenti di cameratismo, amicizia, esaltazione per le piccole gioie della vita, come la nascita di una nuova cucciolata, continuamente interrotte da un bombardamento, un agguato dello Stato Islamico, un compagno morto o dalla delusione per l’indifferenza delle grandi potenze mondiali coinvolte nel conflitto.
Un’indifferenza che è forse la cosa che maggiormente ferisce Orsetti durante la sua permanenza: vedere i corpi martoriati di uomini, donne e bambini durante la campagna turca su Afrin, il suo primo fronte, e l’indifferenza degli alleati Nato per la carneficina nei confronti del popolo curdo che abitava la città di confine tra Siria e Turchia gli provoca un moto di rabbia. Tanto che, a un certo punto, arriva a dire: “Al prossimo Bataclan non verserò una lacrima”. Una reazione forse istintiva, dettata dalla delusione di una mattanza che si poteva impedire, ma che è invece stata ignorata. Istintiva perchè, in realtà , nei suoi racconti Orsetti dimostra un amore quasi istintivo per il prossimo.
Non c’è astio nemmeno per i prigionieri di Isis, coloro che fino a pochi minuti prima si sarebbero fatti saltare in aria pur di uccidere lui o i suoi compagni.
Ma l’esperienza del Rojava gli ha permesso, e questo emerge con forza, di vedere le due facce della vita: il benessere di chi vive in Europa e la condanna inappellabile delle popolazioni in guerra.
“Per me il problema non è ‘se si possa uscire da questa prigione’ — scrive nel suo primo messaggio — ma ‘quanto comodo fa stare in questa prigione’. Nessuno di noi borghesi cognitivi vuole davvero uscirne. Questo è per me il nodo ideologico centrale. In questo senso, l’uso del termine ‘prigione’ coincide con questa mistificazione ideologica. I muri che vedi attorno non sono la nostra prigione, ma quella degli altri”.
Partendo da questo assunto, il racconto delle battaglie, i ricordi delle amicizie strette, il pensiero ai ‘compagni’ a casa e al futuro del Rojava si mescolano, in un clima di costante imprevedibilità e allerta che ha i colori e i sapori della sabbia del nord-est siriano, del sudore e della sporcizia. Che non danno tregua, proprio come gli attacchi del nemico.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile
SCATTA LA SOLIDARIETA’ DEL POPOLO NAPOLETANO, UN ANONIMO GLIENE REGALA UNA NUOVA… PER UN INFAME CI SONO MILLE PERSONE ONESTE E SOLIDALI, NON VINCERETE MAI
Ne usciremo migliori, dicevano. Evidentemente le previsioni erano fin troppo ottimistiche, viste le
diverse storie arrivate da tutta Italia nelle ultime settimane.
L’ultima triste vicenda, sintomo di una società che non è più in grado di usare la razionalità dando libertà alle proprie mani come se nulla fosse, arriva da Napoli.
Dal centro storico della città partenopea. Il video del giovane artista di strada aggredito in pieno giorno: la sua chitarra fatta a pezzi da un passante che, evidentemente, non gradiva quelle note suonate all’angolo di una strada. O, più tristemente, non gradiva il colore della pelle delle mani che pizzicavano quelle corde.
A dare voce a questa triste storia dell’Italia del 2021 è stato il consigliere Regionale della Campania Francesco Emilio Borrelli, sempre in prima linea nel denunciare quanto di brutto accade non solo a Napoli e dintorni.
Un video che parla da sè: un uomo si avvicina all’artista di strada, prende la sua chitarra e la distrugge. Lo strumento, con cui il giovane riesce a tirare su qualche soldo, è spezzato in due e non più utilizzabile.
Per fortuna, però, il folle gesto del passante non rimane inosservato. C’è chi gira un video con il proprio smartphone pubblicando il filmato in rete per denunciare quanto accaduto e chi attacca verbalmente — per segnare la differenza tra chi usa la ragione e chi no — il folle aggressore.
Il lieto fine
La triste storia dell’artista di strada aggredito nel centro storico di Napoli, per fortuna, ha anche un lieto fine. Nel giro di pochi minuti, infatti, il filmato diventato virale in rete ha dato vita a un a campagna di solidarietà : decine di persone si stavano organizzando per fare una colletta e comprare una chitarra nuova al giovane.
Ma qui un altro colpo di scena: una persona, che è voluta rimanere anonima, ha deciso di regalare un nuovo strumento al giovane aggredito. Perchè per ogni gesto insano che infanga la società , ci sono mille altri comportamenti che restituiscono un barlume di giustizia.
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2021 Riccardo Fucile
LA STORIA DEL RAGAZZO CHE HA TROVATO LAVORO ALLA MADRE CON UN APPELLO VIRALE: ERA DISOCCUPATA DA UN ANNO E MEZZO
«Finalmente una buona notizia sui giornali». Ironizza così Felice Capita, 24 anni, di origini pugliesi,
il figlio che tutte le madri vorrebbero.
Un giovane che, stanco di vedere la donna che lo ha messo al mondo distrutta dall’affannosa ricerca di un posto di lavoro (tra candidature senza risposte e invio disperato di centinaia di cv), ha deciso di non stare a guardare e di metterci la faccia per farla tornare a sorridere. E tutto con un semplice post su LinkedIn.
«Ho scritto quell’appello in pochi secondi, l’ho postato nel pomeriggio e già l’indomani mia madre, dopo aver fatto tre colloqui, ha trovato un lavoro», ci racconta il giovane, al telefono dalla Corea del Sud dove si trova in questo momento.
Felice, infatti, lavora per un’azienda che produce sistemi di automazioni industriali e spesso, dunque, va in trasferta all’estero. Un’occupazione, nell’ambito informatico, che gli ha consentito «di dare una mano, in questo periodo difficile, alla madre rimasta senza lavoro». Da più di un anno e mezzo. A quasi cinquant’anni
Le difficoltà di Anna Piacquadio — questo il nome della donna che da tempo abita a Monza — nascono dopo la chiusura, per motivazioni economiche, di una tabaccheria di famiglia. Da quel momento non è più riuscita a trovare nulla di dignitoso.
Poi il Covid che «ha aggravato la situazione. «L’ho vista sconfortata, c’erano momenti in cui stava molto male, era demoralizzata, non trovava più una via d’uscita da questa brutta situazione. Da qui l’idea di un post su LinkedIn», ci spiega.
«Questo è un post davvero speciale dove chiedo il massimo aiuto da parte di tutti voi — ha scritto Felice nell’appello diventato virale con la bellezza di 27mila like e oltre 1.000 commenti — Lei è mia mamma e da più di un anno sta cercando lavoro ma pur essendo una persona competente, educata e disponibile sta facendo davvero fatica a trovare un posto di lavoro. Mia mamma è alla ricerca di una posizione come impiegata amministrativa ma valuterebbe anche altre mansioni visto il periodo e il bisogno urgente di lavorare. Viviamo a Monza e lei è automunita».
«Non bisogna mai arrendersi»
Poche frasi che, di fatto, le hanno cambiato la vita, peraltro in poco tempo: Anna Piacquadio, infatti, «comincerà a lavorare lunedì 29 marzo», poco prima di Pasqua. E lo farà a Milano, a pochi chilometri da Monza dove la società immobiliare che l’ha assunta nel ramo commerciale — con tanto di stipendio fisso e provvigioni sulle vendite — aprirà un nuovo ufficio.
«Questo è l’esempio di come non bisogna mai arrendersi. Non esistono problemi irrisolvibili, c’è sempre una soluzione. Certo, restare motivati diventa difficile quando non si ha più un lavoro. Mia madre era giù di morale». Adesso è ha ritrovato il sorriso.
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2021 Riccardo Fucile
CURATRICE DI MOSTRE, A CAPO DI DUE ONLUS CHE SI OCCUPANO DI BAMBINI E DONNE IN DIFFICOLTA’ IN SENEGAL, HA SCELTO DI ESSERE SEPOLTA NEL PAESE AFRICANO
Si è spenta a causa del covid Elena Malagodi: curatrice di mostre d’arte e interprete, aveva trascorso l’ultimo ventennio della sua vita in Africa, dove aveva fondato due ong di cui era presidentessa – FAI in Senegal e Natanguè Sènègal – impegnate nell’assicurare istruzione ai bambini e supporto alle donne in difficoltà .
Come ha fatto sapere il compagno, Malagodi ha scelto di essere sepolta nel paese africano, in un cimitero interconfessionale, a ribadire fino all’ultimo il suo impegno e il suo amore per il paese africano.
Già moglie dell’artista cubano Agustin Cà¡rdenas, amico di Andrè Breton, e del politico italiano, Giovanni Malagodi, che fu segretario e presidente del Partito liberale italiano, Malagodi aveva alle spalle un’infanzia drammatica e avventurosa.
Nata a Roma subito prima del conflitto mondiale da una madre lettone di origine ebraica e da un ufficiale italiano, era tornata a Riga con la madre nel 1941, ritrovandosi a sfuggire dalla persecuzione nazista, riuscì a sopravvivere alla guerra e visse in Russia fino al 1955, quando tornò a Roma dal padre, grazie al quale studiò da interprete.
Conobbe l’artista Agustin Cà¡rdenas, con cui visse a Parigi. Negli anni, la sua attività di interprete la portò a conoscere e frequentare artisti e letterati, da Michail Baryshnikov a Isaiah Berlin; passò negli anni Ottanta a organizzare mostre di Cà¡rdenas, Ercole Monti, Martine Franck, Henri Cartier-Bresson, Balthus, Alberto e Diego Giacometti, Jean Arp e si risposò con il politico liberale Giovanni Malagodi.
Dopo la cui morte ha cominciato a frequentare il Senegal, facendo dell’aiuto alle popolazioni locali l’impegno degli ultimi anni della sua vita.
(da agenzie)
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Marzo 18th, 2021 Riccardo Fucile
ESISTONO ANCHE SOCIETA’ VIRTUOSE CHE PRIVILEGIANO L’UMANITA’ E ORA LA FEDERAZIONE INTERVIENE PER MODIFICARE I CONTRATTI
Solo pochi giorni fa aveva fatto discutere il caso tra Lara Lugli e il Pordenone Volley. Oggi la notizia è un’altra, ed è bella.
La racconta a La Stampa Emanuela Vincenzi, team manager del Cesena Calcio. La protagonista si chiama Alice Pignagnoli, di anni 33, che ora posta foto sui social in cui abbraccio il figlio da poco nato, ed è tornata a difendere i pali della propria squadra.
Che, nel momento in cui lei ha riferito di aspettare un bambino, non l’ha abbandonata. E anzi: le ha rinnovato il contratto.
Dice la team manager al quotidiano di Torino:
Alice si infortunò per un colpo al viso preso durante un’azione di gioco. Fu ricoverata in ospedale e sottoposta agli accertamenti clinici del caso. Subito dopo, avendo visto i risultati degli esami, ci telefonò disperata, piangendo, dicendoci che era incinta. Noi non capivamo: era sposata, cosa poteva succederle di più bello? Le dicemmo che la squadra andava avanti comunque e che lei sarebbe rimasta nella rosa.
Ma dei casi di allontanamento dalla squadra, come quello di Laura Lugli, nel mondo dello sport femminile ce ne sono a bizzeffe: “Ci deve essere una tutela vera per le donne da parte delle federazioni”. La decisione del Cesena Calcio ha costituito il precedente
Proprio così. Dal caso della calciatrice Alice Pignagnoli ne è nato un precedente. Lo spiega sempre Emanuela Vincenzi:
Ora è previsto che un’atleta sia protetta anche se resta incinta, cosa che prima non accadeva. La Federcalcio è partita proprio dal caso di Alice per modificare le condizioni che regolano i contratti. Noi in realtà abbiamo fatto una cosa molto normale. D’altra parte è scontato che non resti incinto Ronaldo, mentre per le donne funziona naturalmente così, insomma può succedere. E a me sembra molto normale che un’atleta possa essere moglie e mamma.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
CAROLINA, DOPO SCIENZE AGRICOLE, SI E’ DEDICATA ALLA PRODUZIONE DI FORMAGGI
Carolina è diventata un simbolo, la “superdonna” della provincia di Lucca per la Coldiretti, che l’ha scelta come emblema della resilienza tutta al femminile e l’ha premiata in occasione della festa della donna.
Carolina Leonardi ha 28 anni, è laureata in Scienze agricole all’università di Pisa con una tesi sui formaggi, ma ha deciso di fare la pastora. E’ tra le più giovani allevatrici d’Italia, da qualche anno al comando dell’azienda agricola e agrituristica “Le Coppelle latteria Belato Nero” a Pian di Lago (Lucca), alle pendici del monte Corchia, a 1000 metri sul livello del mare.
“Ho aperto l’azienda nel 2015, sono partita con 40 pecore di razza massese – racconta Carolina -. La passione per la produzione di formaggi mi ha spinto a sostenere studi post laurea di arte casearia. E’ un mondo dove non si finisce mai di imparare. In parallelo a tutto questo ho iniziato i lavori di ristrutturazione di un’alpeggio a Pian di Lago e nell’agosto del 2020 ho inaugurato l’agriturismo”.
Robiole, stracchini, pecorini sono parte dei prodotti di Carolina che crede fortemente nel suo territorio, quello montano, teatro di una microeconomia fondamentale per le razze locali.
“Ho scelto pecore di razza massese perchè sono native del luogo – continua -, voglio mantenere un patrimonio genetico in simbiosi con queste terre”.
Carolina oggi ha 100 capi di ovini e per mantenerli sani utilizza un metodo di migrazione vecchio di secoli: la transumanza. Un passaggio, dalla pianura alle terre in quota e viceversa che si compie con il cambio di stagione e serve per trovare pascoli che possano sfamare il gregge.
“Parto dalla stalla in pianura, verso la fine di maggio – racconta Leonardi -, poi saliamo in quota fino all’alpeggio. Sono 10 ore di cammino in quella che è una giornata di festa per la mia famiglia perchè si accompagnano gli animali verso pascoli più rigogliosi”.
Oggi l’attività vive della sola vendita di formaggi durante la stagione invernale poi, in estate, si aprono le porte dell’agriturismo dove i prodotti vengono serviti anche a tavola. Carolina ha trasformato parte del suo lavoro in una fattoria didattica per bambini sperando in futuro di poter tenere corsi di arte casearia.
L’8 marzo la giovane ha ricevuto il riconoscimento di Coldiretti per il suo lavoro.“Carolina non proviene da una famiglia di pastori – dice Andrea Elmi, presidente di Coldiretti Lucca – E’ partita da zero con un piccolo gregge, senza alcuna esperienza, spinta da un desiderio di concretizzare i suoi studi universitari. La sua è una bella storia, piena anche di difficoltà , ma da cui c’è molto da imparare in termini di coraggio, intraprendenza e volontà . Con questa iniziativa vogliamo esaltare il protagonismo delle donne e la loro straordinaria capacità di adattamento. Una impresa su tre in provincia di Lucca è guidata da figure femminili. La loro presenza garantisce dinamismo, originalità e concretezza insieme a capacità di conciliare famiglia e lavoro”.
(da agenzie)
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Marzo 9th, 2021 Riccardo Fucile
AMERICA’S CUP, ALLE 4 ITALIANE INIZIA LA SFIDA: NEOZELANDESI FAVORITI, MA GLI AZZURRI FANNO PAURA: “VOGLIAMO VINCERE”
Uno dei timonieri di Luna Rossa si confessa alla vigilia della sfida con Team New Zealand: si
comincia stanotte alle 4
Jimmy, andiamo subito al punto. Pensi che sarà una serie di incontri testa a testa?
“Questo è ciò che mi intriga: non lo sappiamo. Nell’America’s Cup World Series (a dicembre), i neozelandesi hanno dimostrato di avere un pacchetto molto veloce. Nei mesi successivi, sono stati in grado di prendere molte delle loro decisioni di progettazione, ingegneria e sviluppo in seguito perchè non gareggiavano fino al match per la Coppa America. Tuttavia, come sfidanti, abbiamo superato la Prada Cup, le semifinali e le finali. Questa è stata una vera corsa ad alta pressione in cui giochi con la ‘morte improvvisa’ dell’eliminazione diretta. Quindi è fantastico andare in regata, ma ora inizia il lavoro. L’evento principale”.
C’è un aspetto tecnico che potrebbe fare la differenza?
“Nella mia esperienza, sono una moltitudine di cose. Ma credo che la velocità della barca sarà il fattore più importante in questa Coppa America, come è sempre”.
Quanto entra in gioco l’elemento umano?
“I velisti giocano un ruolo enorme. Le barche sono incredibilmente fisiche e devi essere qualche passo avanti gli altri, cercando di scendere bene dalla linea di partenza, prendere buone decisioni, correre lucido. Ma ancora una volta, la velocità della barca sarà fondamentale. Non importa quanto siano bravi i fantini, hai bisogno di un cavallo veloce”.
I fantini in questa Coppa sembrano ben assortiti: ci sono molte star su entrambe le barche.
“Tutte e due le squadre sono piuttosto esperte. Ad esempio, Glenn Ashby e io torniamo indietro nel tempo: eravamo assieme, quando abbiamo vinto la a prima Coppa con Oracle, e da ora è con i Kiwi. Entrambe le squadre sono ben proporzionate in termini di personale, dentro e fuori dall’acqua”.
E le condizioni?
“Il tempo sarà tutto. In Nuova Zelanda, a volte in un solo giorno puoi avere tutte le 4 stagioni! Penso che le barche avranno ognuna i loro punti deboli e se una barca ha un vantaggio in alcune condizioni, dovremo vedere se i marinai riusciranno a sfruttarlo. Sarà affascinante”.
Hai vinto due campagne consecutive di Coppa America prima di perdere contro Team New Zealand a Bermuda, quattro anni fa. Quanto è grande la voglia di riscatto?
“Io sono competitivo, in qualsiasi cosa entri, voglio vincere. Anche qui vogliamo uscire e fare una bella battaglia sull’acqua. Ma non ho dubbi che per questa partita di Coppa siamo coloro che sono sfavoriti. Team New Zealand non ha fatto solo un lavoro incredibile in termini di barca e talento nel mettere insieme la squadra: sono il defender per un motivo, e giocano in casa”.
Allora qual è la mentalità che deve avere il tuo team?
“Che sia stata una giornata difficile o una bella giornata, devi essere coerente e composto. Ascolta le lezioni e concentrati al 100% del tempo e delle energie sulla prossima sfida. La prossima gara è l’unica cosa che conta”.
Quanto conta, a livello personale, essere ancora in finale?
“Per me questa campagna è stata una delle più dure, se non la più difficile in assoluto. È stato un cambiamento così grande per me, arrivare in un gruppo completamente diverso, un concetto totalmente nuovo di barca, vivere dove non si parla inglese. Un sacco di ragioni lo hanno reso impegnativo, ma anche estremamente gratificante. Sebbene sia stata una campagna implacabile per tutta la squadra. Il segno della forza è la capacità di riprendersi e imparare”.
Come ti sentirai nei momenti prima del Match contro i Kiwi?
“Ogni gara è davvero emozionante. Uno dei motivi principali per cui lo fai è quel misto di emozioni, adrenalina, ansia, un po ‘di nervosismo. Quel minuto o due appena prima di entrare nel box di pre-partenza e impegnarsi contro l’altra squadra. Siete tutti sulla barca pronti per partire? È una sensazione incredibile e molto, molto avvincente”.
E alla fine…?
“Entrambe le squadre hanno una possibilità . Potremmo essere quelli che perdono, ma questo è il bello dello sport. Il favorito non vince sempre. Luna Rossa ha una cultura di persone che non si accontentano mai, che vengono a lavorare ogni giorno con la voglia di fare di più. Quindi è un momento emozionante. Mentre ti avvicini al Match di Coppa America, è una sensazione fantastica svegliarsi ogni giorno con la motivazione di rendersi conto di quanto sei fortunato. Soprattutto oggi, con ciò che il mondo ha sperimentato, essere in una squadra competitiva, fare una prova contro i migliori del mondo – è quello per cui vivi da sempre”.
(da Oa)
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Marzo 9th, 2021 Riccardo Fucile
LUTTO CITTADINO, IL SINDACO: “GESTO EROICO CHE SIA DI ESEMPIO”
Bandiere a mezz’asta nel comune di Cicerale, in provincia di Salerno, per la morte di Natalia
Beilovya, la donna di 57 anni morta tra le fiamme dopo aver messo in salvo due anziani durante un incendio scoppiato nella loro abitazione di Battipaglia.
La dinamica è ancora in fase d’accertamento: ma pare che a far scoppiare l’incendio sia stata una stufa a gas.
Fiamme che poi hanno avvolto l’abitazione dove viveva la coppia di anziani di 88 ed 85 anni presso la quale Natalia lavorava come badante.
La donna è riuscita a metterli entrambi in salvo, ma con l’incendio che aveva ormai avvolto l’intera abitazione, è stata con ogni probabilità sopraffatta dal fumo nero che aveva già saturato l’aria dell’abitazione, restando così bloccata e non riuscendo più ad uscire, morendo nell’incendio.
Lutto cittadino a Cicerale, il paese del Cilento dove la donna viveva, e bandiere comunali a mezz’asta. “Una festa della donna triste per il comune di Cicerale”, ha scritto il sindaco Gerardo Antelmo, “la nostra concittadina Natalia Beilovya, integrata perfettamente in paese e ben voluta da tutti, ha perso la vita per un gesto eroico. È morta per salvare la vita alle persone per le quali lavorava a Battipaglia: un gesto di grande umanità “, ha aggiunto il sindaco Antelmo, che ha poi annunciato: “Bandiere a mezz’asta oggi in Municipio, in segno di lutto dell’intera comunità che la aveva accolta, come una persona di famiglia, molti anni fa. L’esempio di Natalia deve essere il nostro esempio di oggi”.
(da Fanpage)
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