Settembre 18th, 2019 Riccardo Fucile
IL SISTEMA DI WELFARE AZIENDALE DI UNA FAMIGLIA DI GRANDI IMPRENDITORI
Ferrero ha firmato l’accordo con i sindacati relativo al premio per l’esercizio 2018-2019, oltre 2.000 euro, destinato ai circa 6mila dipendenti italiani e previsto dal contratto integrativo aziendale.
Per l’anno in corso, l’importo massimo raggiungibile è di 2.220 euro lordi, determinati dal risultato economico – unico per tutta l’azienda – e da quello gestionale, legato all’andamento specifico di ogni stabilimento o area.
Per questo motivo i premi risultano differenti e in particolare: 2.097,67 euro lordi per i dipendenti di Alba (Cuneo); 2.016,04 euro lordi per i dipendenti di aree e depositi; 2.111,15 euro lordi per i dipendenti di Balvano (Potenza); 2.080,05 euro lordi per i dipendenti di Pozzuolo (Milano); 2.168,17 lordi per i dipendenti di Sant’Angelo (Avellino) e 2.093,38 euro lordi per i dipendenti in staff.
Le somme verranno erogate con le competenze del mese di ottobre. Il premio si inserisce nel più ampio sistema di welfare aziendale.
(da agenzie)
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Settembre 15th, 2019 Riccardo Fucile
IL GIOVANE 23ENNE, ORIGINARIO DEL BANGLADESH, TROVA UN PORTAFOGLIO E LO RICONSEGNA AI CARABINIERI: “IL PROPRIETARIO HA INSISTITO PER DARMI UNA RICOMPENSA MA HO RIFIUTATO, NE VA DELLA MIA DIGNITA’, HO FATTO SOLO IL MIO DOVERE”
“Non ho dovuto neanche pensarci, quei soldi non erano miei ecco perchè li ho restituiti”.
Mentre parla è imbarazzato Mossan Rasal, 23 anni appena compiuti e originario del Bangladesh.
Da due anni gestisce una bancarella di pelletteria tra via Nazionale e via Torino, in pieno centro nella capitale, proprio dove ieri mattina ha trovato un portafoglio con 2mila euro. Il giovane, senza esitare, lo ha consegnato ai carabinieri alla vicina stazione Macao che hanno rintracciato il proprietario
Mossan, quando ha aperto il portafogli e ha visto la mazzetta di banconote, come ha reagito?
“La prima cosa che ho fatto è stato accertarmi dei documenti. Ho capito subito che, per chi lo aveva perso, doveva essere davvero un bel problema. All’interno c’erano le carte di credito, la patente di guida e i documenti di identità . Tutto insomma. Poi certo, ho visto che era pieno di soldi. Non sapevo quale cifra perchè non li ho contati, mi sono limitato a portare tutto alla stazione dei carabinieri”.
Cosa le hanno domandato i militari
“Mi hanno chiesto dove lo avevo trovato e quindi ho riferito tutto. Non parlo molto bene l’italiano ancora ma mi sono fatto capire. Quando hanno visto la mazzetta di soldi erano sorpresi quanto me e solo a quel punto ho saputo che si trattava di 2mila euro. Sono stati i primi a ringraziarmi ma, per come sono stato educato, ho fatto solo il mio dovere. Lavoro e anche se quei soldi li ho trovati per caso, non erano miei”.
È stato comunque un bel gesto…
“L’ho ripetuto anche ai carabinieri, non credo di aver fatto nulla di eccezionale. Ho solo pensato a chi li aveva persi. Si è trattato di essere onesti, come la mia famiglia mi ha educato a essere. Sono arrivato a Roma 7 anni fa. I miei genitori hanno investito i loro risparmi per il trasferimento dal Bangladesh. I primi tempi in questa città sono stati difficili ma da circa due anni gestisco la bancarella di via Nazionale. Guadagno alla giornata e lavoro duramente. Non ho mai visto tanti soldi tutti insieme, ma non erano miei. Non li avevo guadagnati ed era giusto restituirli”.
Poi ha incontrato il “proprietario” del portafogli, come è andato il vostro colloquio?
“Poche ore dopo essere stato al comando, i carabinieri mi hanno chiamato e mi hanno informato che quell’uomo, un imprenditore, mi voleva incontrare. Inizialmente non volevo andare perchè non volevo tutta questa attenzione. Poi alla fine, mi sono convinto. Ora capisco di aver fatto bene a incontrarlo, era sinceramente felice di conoscermi e di potermi ringraziare di persona. Ma pure a lui ho spiegato che non era necessario perchè non ho fatto davvero nulla di eccezionale. Avrebbe voluto darmi una ricompensa, dei soldi. Però non ho voluto”.
Perchè ha rifiutato?
“Perchè non sarebbe stato dignitoso. Piuttosto l’ho invitato a visitare la mia bancarella, sarei felice se diventasse un mio cliente, questo sì. Ma non ho voluto dei soldi per avergli restituito il suo portafogli caduto proprio vicino al mio banchetto. Si è trattato di una pura casualità e non sarebbe stato giusto essere pagato per questo. Ci siamo stretti le mani, ci siamo conosciuti e abbiamo parlato a lungo. Si è dimostrato molto disponibile e questo per me è sufficiente. Spero però di poter essere un esempio per qualcuno e che la mia storia aiuti a riflettere”.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2019 Riccardo Fucile
TRASFERITI NEL PRIMO PAESE 500 RIFUGIATI, NEL SECONDO 710, IN EUROPA 600… ONU: “QUESTI DUE STATI DIMOSTRANO COSA VUOL DIRE CONDIVIDERE RESPONSABILITA'”
Le evacuazioni umanitarie di rifugiati dalla Libia continuano, ma a differenza di quello che molti potrebbero pensare in Italia, a farsi carico dei richiedenti asilo saranno maggiormente i Paesi africani rispetto all’Europa.
In totale sono 1.474 i migranti vulnerabili assistiti dall’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, ed evacuati dal Paese lacerato dalla guerra civile nel 2019: 710 sono stati trasferiti in Niger, 393 in Italia, e 371 reinsediati in Europa e Canada.
Oltre a questi altri 500 andranno invece in Ruanda, e questo significa che i due Paesi africani da soli accoglieranno il doppio di quanti arriveranno nell’Ue.
“Con il conflitto che continua a infuriare in Libia, le operazioni di evacuazione rappresentano un’ancora di salvezza per i rifugiati più vulnerabili che si trovano nei centri di detenzione e in contesti urbani e che hanno un disperato bisogno di sicurezza e protezione”, ha commentato l’Unhcr dopo che un gruppo di 98 rifugiati originari di Eritrea, Etiopia, Somalia e Sudan, tra cui 52 minori non accompagnati, è stato trasferito in Italia.
L’accordo col Ruanda
Questa settimana con l’Unione Africana e il Ruanda è stato trovato un accordo per la creazione di un meccanismo di transito per l’evacuazione dei rifugiati vulnerabili dalla Libia che consentirà la partenza del primo gruppo di 500 persone che dovrebbe includere bambini e giovani particolarmente a rischio.
“In questo momento così critico, in cui le persone si trovano intrappolate nel sempre più aspro conflitto in Libia e molti vivono in condizioni spaventose nei centri di detenzione, i rifugiati e i richiedenti asilo hanno bisogno di speranza e soluzioni concrete. Abbiamo urgente bisogno che altri Paesi intervengano per portare in salvo queste persone e offrire loro soluzioni”, ha dichiarato l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi sottolineando come molti dei 3.600 rifugiati e richiedenti asilo attualmente trattenuti nei centri di detenzione in Libia corrano gravi rischi legati ad abusi e ai combattimenti indiscriminati.
All’inizio di luglio, oltre 50 rifugiati e migranti hanno perso la vita in una bombardamento che ha colpito il centro di detenzione di Tajoura, a est di Tripoli. In tutto il Paese, le persone nei centri di detenzione vivono in condizioni terribili.
Condivisione di responsabilit�
“Ruanda e Niger (dove un centro per rifugiati evacuati dalla Libia operativo da circa due anni ci ha aiutato a trovare soluzioni, tra cui il reinsediamento, per diverse migliaia di persone vulnerabili) dimostrano, con discrezione, cosa significhi realmente la condivisione di responsabilità attraverso gli interventi che hanno messo in atto per proteggere le persone più bisognose. Questi paesi offrono una speranza ai rifugiati, e dovrebbero essere un’ispirazione per tutti noi”, ha affermato Grandi.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO GLI INSULTI A UN GIOVANE VOLONTARIO DI COLORE DELLA CROCE ROSSA DI LOANO, UNA CITTADINA DEL COMUNE LIGURE DECIDE DI DEVOLVERE PARTE DEI SUOI RISPARMI A FAVORE DELLA SOLIDARIETA’ UMANA
«Scusate, quanto costa un’ambulanza?». Una volta ricevuta la risposta, la generosa signora ha fatto un salto in banca e si è ripresentata alla sede della Croce Rossa di Loano (Savona) con un assegno da 50mila euro.
La benefattrice ha legato la donazione alle recenti notizie sui volontari del soccorso, come quelle sugli atti di vandalismo alla pubblica assistenza e gli insulti a un volontario di colore accusato a una sagra di «sporcare la divisa» che indossava.
I volontari di Loano avevano appunto spiegato alla donna che un’ambulanza costa tra gli 80 e i 90mila euro e lei ha verificato in banca quanto le fosse possibile donare.
«Siamo ancora increduli – è il commento della vice presidente Sara Canepa – la donna ha voluto aiutare la nostra associazione che gli è stata vicina in passato, e spera che il suo gesto, alla luce del sole, possa invogliare altre persone a donare».
(da “il Secolo XIX”)
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Settembre 11th, 2019 Riccardo Fucile
LA PATRIOTA EUROPEA NON RINNEGA NULLA DI QUANTO FATTO E NON INTENDE SMETTERE DI SOCCORRERE I NAUFRAGHI
Una medaglia d’onore per Carola Rackete,il capitano che ha sfidato le autorità italiane forzando il blocco deciso dal ministro degli Interni Salvini per portare in salvo i migranti soccorsi nel mediterraneo.
A offrire il riconoscimento ufficiale, è stato il parlamento catalano. Carola Rackete è stata accompagnata alla cerimonia dal direttore della Ong spagnola Open Arms. Oscar Camps, anche lui premiato per il suo impegno umanitario.
“Sono ancora sotto indagine in Italia, ma non sono affatto dispiaciuta. Le mie azioni sono sempre state giustificate, quello che si mi preoccupa – ha aggiunto – sono le ingiustizie sempre piu’ diffuse in un mondo basato su di strutture di potere economico e politico le cui radici affondano in un passato coloniale”.
Tre mesi dopo l’arresto della polizia italiana, non rinnega nulla di quanto fatto. E non intende smettere di soccorrere i migranti in mare.
“Sento impellente il bisogno di agire – continua -, ci sono persone che muoiono ogni settimana nel Mediterraneo, la frontiera comune dell’Europa. Proteggerli è un dovere preciso dell’Unione”
“E’ come se si costruisse un muro sull’acqua del mare – denuncia ancora Rackete – per poi finanziare le milizie libiche allo scopo di riprendersi i rifugiati”.
Protagonista dello sbarco nell’isola di Lampedusa di 40 migranti soccorsi nelle acque del mediterraneo, dopo 16 giorni in attesa dell’indicazione di un porto sicuro da parte delle autorità , la 31enne aspetta di sapere come andrà a finire il procedimento contro di lei sollevato in Italia.
Intanto partecipa alla campagna per una nuova politica di redistribuzione dei migranti e dei richiedenti asilo nel territorio dell’Unione.
(da agenzie)
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Settembre 8th, 2019 Riccardo Fucile
IL BEL GESTO DELLA SOCIETA’ SPORTIVA: “ACCOGLIENZA, SOLIDARIETA’ E TUTELA DELL’INFANZIA I NOSTRI VALORI”
«La Società Cosenza Calcio esprime la sua vicinanza al bimbo vittima del gravissimo episodio di violenza accaduto nel centro della nostra città e alla sua famiglia».
La vicenda cui la società calcistica fa riferimento è quella avvenuta nel centro della città calabrese. Un bambino di tre anni di origini nordafricane si avvicina incuriosito a un passeggino. Il papà della piccola in carrozzina sferra un calcio nell’addome del bimbo per allontanarlo. Per fortuna il ragazzino non ha riportato danni fisici, fatta eccezione per lo spavento.
L’uomo — grazie ai due fratellini del piccolo — è stato individuato e denunciato dalla polizia. Con lui, la moglie che a quanto pare avrebbe preso parte all’aggressione.
Il Cosenza Calcio ha ancora sottolineato che si è trattato di un atto «intollerabile e lontano anni luce dalla cultura che anima la nostra comunità . Accoglienza, solidarietà , tutela dell’infanzia, sono questi i valori in cui ci riconosciamo e che dobbiamo perseguire».
La società ha quindi preso la decisione di invitare piccolo e la sua famiglia allo stadio «in occasione delle prossime partite del Cosenza Calcio» per mostrar loro solidarietà e vicinanza.
(da Open)
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Settembre 8th, 2019 Riccardo Fucile
PRIMA L’ETICA, IL DECORO E LA DECENZA… I SOVRANISTI SI RILEGGANO GLI ART 1 – 10- 11 – 117 DELL COSTITUZIONE
Rayem… La notizia è di ieri… A Cosenza, un uomo ha dato un calcio nello stomaco ad un
bambino di colore di tre anni perchè “reo” di aver accarezzato suo figlio neonato che stava nella carrozzina…
Che avrà mai fatto di male quel bambino? Quale “lesa maestà ” avrà mai consumato?
E com’è possibile che un uomo – che è, comunque, a sua volta, un padre – sia arrivato al punto di aggradire un bambino perchè artefice, perchè autore di una carezza
Le possibili risposte non mi interessa nemmeno ipotizzarle.
C’è da augurarsi – “soltanto” – che questo clima di odio e di insana follia finisca presto, perchè, “ogni problema ha sempre una soluzione” (e, quindi, anche quello dell’ immigrazione e dell’ integrazione ce l’hanno e ce l’avranno) ma “questa” proprio non lo è
Nella terra dei Cesari, nella culla dell’umanesimo è indegno ed assurdo che accadano certe cose
“Prima gli italiani?” “La sovranità appartiene al popolo?”
No. No ed ancora no! Poste e dette così “non vanno bene”: sono fallaci e fuorvianti…
La sovranità , intesa quale (effettivo) potere di imperio, quale suo specifico elemento costitutivo, appartiene allo Stato ed allo Stato-Istituzione soltanto: il popolo ne è elemento parimenti costitutivo in uno alla (predetta) sovranità ed al territorio.
Il “Costituente”, insomma, nell’Art.1 della Costituzione non lo aveva – e non lo ha! – nemmeno lontanamente ipotizzato di poter dare sostanza e/o fondamento a “vanesi deliri sovranisti”, e questo anche per l’ipotesi in cui si fosse tentati di collegarli ad altri pseudo-principi essendo di parlmare evidenza, tra l’altro, che “l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute (Art. 10); che “l’Italia consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni (Art. 11) e che “la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonchè dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali” (Art. 117)
In ogni caso, ed anche epurando il ragionamento da qualsivoglia dato testuale, normativo, politico o “filosofico” che esso sia (“qui”, invero, la “materia del contendere”, quale “potenziale dover essere”, potrebbe diventare molto più controversa e controvertibile), prima di ogni altra questione, che valgano e che si propugnino, invece, “prima la legge”, “prima l’etica”, “prima il decoro” e “prima la decenza”: cose che valgono (e che dovrebbero valere sempre) per tutti, “indigeni” o meno che si sia.
Tutto il resto viene (e verrà sempre) dopo…
Salvatore Totò Castello
Right Blu – La Destra liberale
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Settembre 6th, 2019 Riccardo Fucile
ERA DIRETTO DA MILANO A NAPOLI ALLA RICERCA DELLA MAMMA, LA CAPOTRENO COMMOSSA: “MAI ASSISTITO A UN GESTO SPLENDIDO DEL GENERE”
Ci sono storie semplici, di sottile umanità , che meritano di essere raccontate. 
Come quella di Marco e di un ragazzino alla ricerca della madre. A raccontarla è proprio Marco, attraverso un post su Facebook condiviso sul proprio profilo, che in poco tempo ha raccolto decine di consensi e di condivisioni e che ha deciso di condividere anche con Fanpage.
Stamattina Marco, che vive a Melegnano, piccolo comune alle porte di Milano, è salito su un treno Italo diretto a Napoli. Un viaggio breve il suo, visto che la fermata verso la quale era diretto era quella di Bologna, ma lungo abbastanza da diventare parte di una piccola storia: a bordo del convoglio alta velocità infatti Marco incontra un ragazzino, “spaesato e dall’aria sofferente”, spiega, “magro, anzi magrissimo”.
Il ragazzino era diretto a Napoli in cerca della madre e del fratello
Al giovane, seduto poco distante da lui come agli altri passeggeri, poco dopo la partenza del treno viene chiesto il biglietto dal controllore, ma lui ne è sprovvisto, non parla italiano ma solo francese, “un francese dall’accento poco chiaro”.
Marco non riesce a comprenderne il paese di origine ma assiste alla scena: poco dopo sopraggiunge il capotreno che chiede al giovane di scendere dal convoglio perchè sprovvisto di biglietto e impossibilitato a comprarne uno per mancanza di soldi.
La conversazione tra i due è difficile a causa della lingua. È per questo che Marco interviene e cerca di mediare e spiegare al giovane cosa stia accadendo, il ragazzino gli dice di essere diretto a Napoli, dove si trovano la madre e il fratello: “Ma mère”, continua a ripetere, “Ma mère”, riesce a comprendere Marco tra le parole pronunciate dal ragazzino.
In poco tempo giungono nei pressi della stazione di Bologna: il capotreno, seppur evidentemente dispiaciuta, invita il ragazzino a scendere: “Aveva compreso come me che quel ragazzo soffriva, era spaesato e desiderava solo raggiungere la madre — spiega a Fanpage Marco — le ho chiesto quanto costasse il biglietto per Napoli e lei mi ha risposto 80 euro”.
È a quel punto che interviene una passeggera, una signora che silente ha assistito a quanto accaduto e che si offre di pagare parte del biglietto del giovane: “Posso dare 20 euro”, afferma, un gesto che spiazza tutti al quale segue quello di un altro passeggero che aggiunge: “Anche io posso dare 20 euro”.
A quel punto Marco decide di chiudere il cerchio: “Metto io la differenza”, conclude.
Il capotreno si adopera per cercare un biglietto al più presto, riuscendo a trovarne anche uno anche a prezzo inferiore. E così quel giovane diretto dalla madre può rimanere a bordo, Marco come la signora che per prima si è offerta di pagare il biglietto, scende a Bologna.
Non sa come proseguirà la storia di quel ragazzino “dagli occhi sofferenti”, salito su un treno, alla ricerca della madre, senza conoscere la nostra lingua, senza documenti ma con un “foglio firmato dalla Questura”, che per lui valeva oro
Questo significa che le persone hanno bisogno di gesti del genere e di umanità
E per questo che una volta sceso dal treno ha deciso di raccontare questa storia di piccola grande umanità : “Ciò che mi ha colpito è che quella signora senza presentarsi, senza commentare l’accaduto, si è offerta di pagare un biglietto a uno sconosciuto, e così ha fatto un altro passeggero — racconta a Fanpage — non ci conoscevamo, non conoscevamo quel ragazzino ma abbiamo deciso di scegliere la strada dell’umanità . Non conosciamo la sua storia. È importante sapere che le persone sono ancora capaci di gesti simili, di gesti di semplice generosità “. Il capotreno, spiega Marco, prima di salutarlo lo ha fermato per complimentarsi per il gesto: “Mi sono commossa — gli ha detto con le lacrime agli occhi — non ho mai assistito a un gesto del genere”.
In poco tempo Marco ha ricevuto i complimenti di amici e conoscenti “al di là delle ideologie politiche e delle convinzioni personali” mi dice: secondo lui questo significa che “la gente ha bisogno di queste cose, ha bisogno di umanità “.
(da “Fanpage”)
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Settembre 4th, 2019 Riccardo Fucile
LA SCUOLA DEL QUARTIERE POPOLARE ZISA DI PALERMO VANDALIZZATA, MA IL QUARTIERE SI MOBILITA E RIPULISCE LE AULE IN TEMPO PER LE LEZIONI
Una scuola vandalizzata quasi non fa notizia. Sarebbe soltanto e tristemente l’ennesima.
Copione sempre uguale: irruzione notturna, muri imbrattati, estintori svuotati su tutto, in ogni stanza, nei bagni, materiale didattico distrutto. Questa volta vogliamo raccontare quel che è accaduto dopo
Palermo e i suoi quartieri “difficili” conoscono bene queste irruzioni, le contano e sono tante. Capita che arrivino sempre alla vigilia della ripresa delle lezioni.
Questa volta è toccato ad una scuola dell’infanzia della Zisa, quartiere che è nel cuore di Palermo, che è memoria di tempi lontani e bellissimi che Palermo visse.
A testimoniarli, il magico palazzo della Zisa parte dell’antico parco normanno denominato il Genoard (Paradiso in Terra). L’intera area della Zisa fu luogo di villeggiatura e di caccia dei sovrani. In origine, l’intero parco si estendeva subito fuori la cinta muraria della città ed era costituito da piccoli nuclei di case, intorno a mulini per il grano e per il sale, costruiti lungo il corso del torrente Gabriele.
La storia più recente è altra, il palazzo della Zisa, dopo lunghi anni di abbandono, ora si erge maestoso e fiabesco. La Zisa, dunque, quartiere “difficile”, come si dice giornalisticamente.
Difficile solo perchè troppo spesso dimenticato, non che siano difficili quanti vi abitano, che anzi devono fare fronte a mille problemi, Cosa Nostra compresa.
Sul perchè si distrugga una scuola le risposte sono tante. Tra le risposte c’è pure la strategia della mafia. Non che la mafia un giorno si alzi e disponga che si vada a distruggere ora questa ora quella scuola. La mafia il lavoro lo ha fatto prima, subdolo, quotidiano, instillando soprattutto tra i più giovani l’idea che le istituzioni siano nemiche da colpire, e tra le nemiche c’è la scuola.
Perchè la mafia sa bene che a scuola si impara e se si impara si capisce, e se si pensa si riconoscono il bene e il male , si capisce che il male è il cattivo maestro, la mafia appunto; senti che la scuola è al tuo fianco, può accompagnarti lungo la strada del cambiamento delle cose ed anche del destino personale.
C’è anche che in questi anni, nei decenni successivi all’estate nella quale la mafia colpì duro la Sicilia, nelle scuole si è iniziato e si continua un prezioso lavoro, spesso non riconosciuto agli insegnanti e a quanti li affiancano. La scuola è un nemico giurato della mafia, ancor più di una divisa, di una toga.
Per questo e per tante altre motivazioni che sono state esplorate, la scuola materna della Zisa era stata praticamente distrutta.
Un articolo nella cronaca locale, come in altre occasioni e tutto sembrava destinato ad essere archiviato. Ma questa volta è accaduto qualcosa di nuovo.
L’anno scolastico è vicino, non si poteva lasciare la scuola così come l’avevano lasciata i vandali. Ed è stato così che si sono sbracciati in tanti: le mamme del quartiere, i giovani i più piccoli, gli insegnati e i collaboratori scolastici, i consiglieri della circoscrizione, volontari delle associazioni della Zisa.
Tutti a pulire e sistemare le aule. Il lavoro andrà avanti ancora per giorni, ma si riuscirà a terminarlo prima del suono della campanella.
I vandali hanno colpito i piccoli, ma soprattutto le famiglie, che già hanno una vita durissima. Si è fatta avanti la solidarietà di tanti, la disponibilità di molti a donare il materiale necessario ai bambini.
La materna della Zisa rinascerà , tornerà a giocare un ruolo fondamentale nel futuro di Palermo, e non solo.
(da Globlaist)
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