Destra di Popolo.net

STORIA DI ABDOULAZIZ, IL RAGAZZO CHE AMA LEGGERE, E DELLA COPPIA ITALIANA CHE LO HA ACCOLTO

Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile

IL RAGAZZO 21ENNE DEL GAMBIA FREQUENTA LE SUPERIORI E AIUTA I DISABILI

«Sei mesi. Solo sei mesi? No, ma noi vogliamo già  prolungare. Abdoulaziz può stare qui quando vuole: non riesco più a immaginarmi questa casa senza di lui».
Massimo è il più esplicito, e a volte si commuove anche un po’. Sua moglie, Maria Grazia, all’inizio aveva un po’ paura e non lo nega: «Il timore normalissimo di avere in casa una persona che non conosci».
Timore scomparso praticamente a prima vista, quando a fine maggio Abdoulaziz, 21enne originario del Gambia e titolare di diritto d’asilo in Italia, ha cominciato a vivere a casa loro.
«L’idea è nata perchè avevano una stanza vuota da quando nostro figlio Valerio è andato a vivere per conto suo. C’era spazio, sapevamo che c’erano persone che avevano bisogno e abbiamo preso la decisione. Era una cosa che desideravo: ho preso l’indirizzo, ho approfondito, abbiamo fatto le interviste con Refugees Welcome e ora Abdoulaziz è entrato a far parte della nostra casa e della nostra famiglia», racconta Maria Grazia.
Refugees Welcome è una onlus che fa parte del network europeo Refugees Welcome International, fondato a Berlino nel 2014 e ora attivo in 15 Paesi.
Si occupa di politiche dell’accoglienza e dell’inclusione sociale: oggi fa parte di un progetto partito in alcune città  — inclusa Roma — per favorire l’accoglienza in famiglia di rifugiati.
La vita quotidiana
«Al mattino è il primo ad alzarsi», racconta Massimo indicando Abdoulaziz, che studia alle superiori e fa il servizio civile in una realtà  che aiuta le persone disabili.
«Anche il sabato e la domenica. Facciamo colazione tutti insieme, diamo una sistemata alla casa e poi andiamo al lavoro. Al ritorno, chi arriva prima aspetta gli altri e in genere ceniamo tutti insieme. Per nostro figlio Valerio è come un fratello minore».
«Eravamo evidentemente predisposti a un progetto di accoglienza del genere», aggiunge Maria Grazia. Ma la molla «ce l’ha data proprio questa negatività  imperante nei confronti dei migranti».
Abdoulaziz racconta di essere stato accolto come un nipote, un figlio. «Anche da nonna Teresa», sorride. «Sto cercando di coinvolgere i nostri conoscenti a fare la stessa scelta», chiosa Massimo. «Qualcuno c’è….». Nessuno, tra famigliari e amici, «si è mostrato ostile a questa scelta, anzi», dice Maria Grazia.
«Mio papà  a 16 anni, figlio di contadini, ha lasciato la Puglia per Roma. È partito con un asciugamano e i soldi del biglietto di sola andata. Ha dormito per terra alla stazione Termini. Lo spostamento dei popoli fa parte del mondo: aiutare una persona è quindi naturale. Se fossi costretta, anche io mi sposterei: magari sarò una pensionata che va via dall’Italia, sorride. Abbiamo una casa, abbiamo uno spazio e la nostra vita ha acquisito valore. Quando ci si apre agli altri si ha opportunità  di conoscenza e fare nuove esperienze».
A chi dice prima gli italiani, e perchè non prendere un terremotato in casa al posto di uno straniero, «rispondo che normalmente chi fa così non fa nulla», chiosa il marito. «Si lamenta e basta. Noi abbiamo fatto qualcosa», dice Massimo. «Ognuno dovrebbe fare la sua parte, una cosa non esclude l’altra. Non ci sono priorità  ma tante necessità ».
Il viaggio di Abdoulaziz
Quando è partito da casa Abdoulaziz era minorenne. Dal Gambia è passato in Senegal, poi in Mali, quindi in Niger e in Libia. È stato in prigione.
Ha raccontato il suo viaggio a Maria Grazia e Massimo: è arrivato in Italia che aveva appena compiuto 18 anni, sbarcato a Lampedusa, salvato da una nave umanitaria, tedesca, di cui non ricorda il nome. Nella coppia italiana ha trovato «sorrisi, tanti sorrisi».
Una famiglia. «Mi sono stupito», dice. «Sì che voglio restare, sto bene con loro. Non sognavo neanche di conoscere persone così. Io sono africano, loro sono italiani: non pensavo che fosse possibile. Nè so se io, al contrario, avrei avuto il coraggio di fare quello che hanno fatto loro».
Abdoulaziz ama leggere, ha una pila di libri sulla scrivania ed è estremamente sincero. «Tutti quelli che viaggiano lo fanno per una ragione. Scappano o vogliono migliorare la vita. A me, qui in Italia, non è capitato nulla di brutto, ma ho visto scene tristi. Amici maltrattati, insultati anche solo perchè stavano attraversando la strada al grido di ‘tornatevene a casa vostra’. Perchè lo fanno? Malattia mentale. Non sono nati così ma lo sono diventati: avranno incontrato persone cattive».

(da agenzie)

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POLIZIOTTI CHE RENDONO ONORE ALL’ITALIA: SOCCORRONO UNA FAMIGLIA POVERA CHE DORME IN STRADA E FANNO UNA COLLETTA TRA LORO PER DARGLI UNA CAMERA D’ALBERGO

Agosto 31st, 2019 Riccardo Fucile

COSENZA, UNA STORIA DI SOLIDARIETA’ CHE NON HA CONFINI DA DIFENDERE

Sabato sera, Cosenza, inizia una notte di fine estate.
“Su un marciapiede, in centro, c’è una famiglia accampata…” La telefonata non è di fastidio. Arriva alla polizia perchè in un Paese civile la polizia c’è per venire incontro e difendere chi è debole e indifeso.
E così, una pattuglia si sposta nella zona segnalata dalla telefonata e ai margini del marciapiede trova loro: una coppia di iracheni con tre figli di 11, 6 e 4 anni.
Stanno sdraiati, uno accanto all’altro, su sottili lettini improvvisati, in attesa della notte che per loro fortuna è ancora mite.
Stanno accanto alla piccolissima tenda verde e bianca donata loro da un cittadino della zona. Il muro sulle loro teste offre una scritta: “Dici che non potrà  finire mai…”. Probabilmente un messaggio d’amore di adolescenti, che sulla testa di questa famiglia si offre ad ogni interpretazione sul loro presente e sul nostro.
La famiglia è regolarmente in Italia, su loro pesa il disagio di chi si è lasciato alle spalle una guerra di dimensioni enormi. E la fuga è ancora pesante, sogno ricorrente. Sono in strada perchè il disagio e il bisogno non hanno frontiere, nazionalità  e colore, non hanno muri.
Disagio e povertà  sono un pò come la morte, sono quella livella della poesia del principe De Curtis. E’ il benessere ad avere frontiere impenetrabili, un muro inespugnabile.
Prima cosa alla quale pensano i poliziotti, dare acqua e da mangiare alla famiglia, e lo fanno.
Poi, nonostante l’ora tarda, un pò di telefonate ad associazioni del volontariato e a case famiglia per recuperare un tetto alla coppia e ai loro tre figlioletti.
Troppo tardi, non c’è modo di trovare un interlocutore per un tetto.
E’ allora che i poliziotti si guardano in faccia, senza aver bisogno di parlarsi. Chiamano un hotel modesto e dignitoso, accompagnano la famiglia in albergo, si assicurano che tutto andrà  bene per la notte, una carezza ai bambini e mettono mano al portafogli.
Spesa divisa equamente tra loro.
Si potrebbe accompagnare questo piccolo racconto con tante considerazioni, ma è meglio lasciarlo così, asciutto. Solo una piccola cronaca di cuore. Un cuore in divisa.
E questa volta la divisa è tutto onore.

(da Globalist)

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IL PROFESSORE DI RAYANE, IL BAMBINO CON I LIBRI DELLE SGOMBERO DI PRIMAVALLE: “E’ MUSULMANO, MA AMA LA STORIA DI GESU'”

Agosto 29th, 2019 Riccardo Fucile

PARLA NICOLA ROSETTI: “UNO STUDENTE MODELLO, APPASSIONATO DI STORIA DELLA RELIGIONE, GLI AUGURO DI AFFRONTARE LA VITA CON IL SORRISO CON IL QUALE LO ABBIAMO CONOSCIUTO”

Rayane è il bambino di 11 anni simbolo dello sgombero di Primavalle, lo stabile romano di Via Cardinal Capranica che a giugno di quest’anno è stato fatto evacuare durante la notte dalla polizia, e il suo insegnante di religione ha parlato di lui in un’intervista.
Fino all’anno scorso, Rayane frequentava la scuola media Giacomo Leopardi dell’Istituto Capozzi, nel quartiere di Primavalle in cui adesso non vive più, e a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico il suo ex professore di religione, Nicola Rosetti, ha parlato dell’alunno in un’intervista al Corriere della Sera.
Rosetti racconta che Rayane era un alunno modello, appassionato alla religione cattolica nonostante avesse origini musulmane: “Rayane ha genitori marocchini ed è musulmano, ma adora la storia di Gesù e ha scelto di frequentare le mie lezioni di religione cattolica. In classe è il più bravo di tutti, l’unico a cui ho dato come valutazione “Ottimo”.
Ha una grande motivazione, si è appassionato alla storia dei Re Magi e dell’Ultima Cena, fa sempre domande e dimostra sempre grande curiosità ”, afferma l’insegnante.
“È stato l’alunno trascinante della nostra classe, sempre solare e sorridente, mai saccente e sempre molto curioso, appassionato di storia e religione, ma in generale bravo in tutte le materie”, continua Rosetti
Il professore nell’intervista racconta anche che era stata la madre di Rayane a desiderare che il figlio frequentasse l’ora di religione.
“Con grande entusiasmo le risposi che la cosa era possibile e che compito delle mie lezioni di religione non è quello di educare alla fede, ma di far conoscere la religione cattolica da un punto di vista strettamente culturale e perciò aperta a tutti gli alunni, indipendentemente dal proprio credo”, racconta ancora l’uomo, e spiega anche che secondo lui non è un caso che il piccolo di Primavalle sia nato il 4 ottobre, giorno in cui il mondo cattolico celebra la figura di San Francesco d’Assisi, santo noto per lo spirito pacifico, che nel corso della sua vita aveva sempre favorito il dialogo con il mondo musulmano.
“Sono grato a Rayane perchè mi ha fatto vedere concretamente come sia possibile costruire un ponte fra cristianesimo e islam. Gli auguro di affrontare la vita, nonostante le circostanze, col sorriso col quale tutti lo abbiamo conosciuto e di continuare a impegnarsi nello studio come ha fatto fino ad ora. Anche se non frequenterà  più la nostra scuola, rimarrà  l’amicizia con i suoi compagni”, conclude il prof.
Rayane quest’anno proseguirà  gli studi in una scuola di Tor Vergata anche grazie alle donazioni della fondazione Einaudi e di altri benefattori che si sono prodigati per la sua causa.

(da TPI)

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TRAPANI, MAMME FANNO DA BABY SITTER ALLA BIMBA DELL’AMBULANTE

Agosto 25th, 2019 Riccardo Fucile

BELLISSIMO ESEMPIO DI SOLIDARIETA’ FEMMINILE: C’E’ ANCHE UNA GRANDE ITALIA

L’Italia quella bella oggi la racconta Desirè Nica, una ragazza di Roma che, in vacanza a Trapani, ha potuto testimoniare come la parte migliore del nostro Paese esiste e non si vergogna di fare la parte da “buonista”.
L’episodio, di cui lei stessa è protagonista, è accaduto sulla spiaggia del litorale siciliano.
“Sono le 13.00, e arriva sulla spiaggia uno dei tanti ambulanti che cercano di vendere qualcosa”, scrive in un post su Facebook Desirè.
“Solo che stavolta è donna. Solo che stavolta è mamma. Ha una cesta enorme che tiene in bilico sulla testa, con dentro tutto ciò che vorrebbe vendere, e dietro, legata sulla fascia, la sua bambina. Avrà  2 anni e mezzo, 3 al massimo. Sta sotto al sole in groppa alla sua mamma mi chiedo da chissà  quante ore”.
Nonostante in questi mesi ci siamo dovuti abituare a narrazioni in cui l’odio e il razzismo sembrano aver avuto la meglio, c’è una parte del Paese che ha tutt’altra propensione e di fronte alle difficoltà  del prossimo — italiano o straniero che sia — prova disagio e desiderio di aiutare.
“Guardo mia figlia e penso che sono 3 ore che mi affanno per farle scegliere cosa mangiare, per coprirle la testa dal sole, per stare attenta che non beva acqua troppo fredda”, scrive Desirè.
“Dico a Gabri che vado a comprare qualcosa da quella mamma e che vado a portare un po’ di frutta fresca alla bimba e darle qualcosa da mangiare. Ma non c’è stato bisogno di fare niente.
Perchè oggi l’Italia bella è stata quella delle mie vicine di ombrellone che tutte insieme hanno detto a quella mamma come loro, di andare a lavorare tranquilla, perchè alla sua bambina ci avrebbero pensato loro”.
“Ed è proprio così che è andata. La mamma ha continuato il suo giro per le spiagge, e la piccola ha mangiato insieme a tutti i nostri figli sotto l’ ombra del ristorante dello stabilimento, ha giocato sulla riva, ha fatto i gavettoni insieme agli altri bambini della spiaggia. E io oggi sono felice, perchè è stato davvero bello vedere tutto questo”.
Già , perchè l’italiano non ha bisogno di grandi gesti, la solidarietà  femminile non ha colore o etnia. Ci si aiuta con naturalezza e spontaneità .

(da agenzie)

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I PATRIOTI EUROPEI DI “MEDITERRANEA”: “RIECCOCI, SIAMO TORNATI”

Agosto 23rd, 2019 Riccardo Fucile

LA MARE IONIO DOPO IL DISSEQUESTRO TORNA IN MARE IN COORDINAMENTO CON VELIERO DELLA LIFELINE DAL NOME “MATTEO S.”… IL MESSAGGIO DELL’ARCIVESCOVO DI PALERMO: “GRAZIE RAGAZZI, PERCHE’ RICORDATE CHE IL VANGELO SI PRENDE SUL SERIO”

A bordo della Mare Jonio – “Il ministro Salvini stia tranquillo, torneremo in mare comunque. Anche a costo di farlo con un pedalò”.
Con queste parole, nel luglio scorso, subito dopo lo sbarco a Lampedusa dei 59 migranti salvati nelle acque di fronte a Tripoli, i ragazzi di Mediterranea avevano risposto al ministro dell’Interno che gli aveva fatto sequestrare la Alex, la piccola barca a vela da diporto con cui avevano appena concluso la prodigiosa missione.
Oggi, meno di due mesi dopo, quei ragazzi hanno mantenuto la loro promessa e hanno ripreso il largo. Senza nemmeno dover ricorrere ai pedalò: perchè nel frattempo, la procura di Agrigento ha disposto il dissequestro della Mare Jonio, la nave madre del progetto Mediterranea.
Che così, giusto il tempo di fare gasolio e imbarcare le provviste, ha potuto riprendere il mare e fare rotta verso il Mediterraneo centrale, in una operazione congiunta con gli attivisti di Lifeline, i quali hanno messo a disposizione una imbarcazione appoggio, un piccolo veliero che i volontari della Ong tedesca hanno registrato ufficialmente sotto il nome di Matteo S. (ne hanno anche un’altra che però non partecipa alla spedizione e che si chiama Sebastian K., in “onore” del cancelliere austriaco Kurtz).
Oltre alla Mare Jonio e alla Matteo S., la flotta è completata da una barca a vela presa a noleggio e battente un’insolita bandiera polacca (è la prima volta dunque che la Polonia, uno dei paesi di Visegrad, si trova coinvolta, sia pure indirettamente, e a sua insaputa, in una missione umanitaria).
Molte sono le incognite con cui parte questa spedizione. Lo scenario politico – internazionale ed interno – è di molto mutato rispetto a due mesi fa.
Il generale Haftar è ormai arrivato alle porte di Tripoli e la Libia – in piena guerra civile – non è mai stata così instabile come in questi giorni. Questo, insieme alle favorevoli condizioni meteo, tipiche di questa stagione, fa sì che le partenze dalle coste libiche siano aumentate a dismisura e avvengano in maniera sempre più disordinata e pericolosa.
Segnalazioni di avarie e naufragi sono ormai drammatica, quotidiana routine. Ancora più incertezza, paradossalmente, c’è in Italia, con il governo Conte, quello dei porti chiusi e dei decreti sicurezza, appena caduto e un altro (o, in alternativa, un’altra campagna elettorale) all’orizzonte.
Cosa accadrebbe, dunque, se la Mare Jonio si trovasse oggi o domani nelle condizioni di dover effettuare un salvataggio? Come si comporterebbe ciò che resta del governo?   Nessuno sa dare una risposta a queste domande.
“La nostra missione – spiega il responsabile Luca Casarini – è quella di essere là  dove bisogna essere. Cioè qui, in questo tratto di Mediterraneo. E testimoniare quello che l’Europa e l’Italia stanno facendo, i crimini che stanno compiendo”.
Di quello che potrebbe accadere nel caso in cui ci fosse un salvataggio, nessuno riesce, nè vuole, prevedere nulla: “Ognuno agirà  secondo la propria coscienza e la propria umanità “, dicono da bordo   rifacendosi anche al messaggio ricevuto nella notte dall’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice: “Grazie – ha scritto l’alto prelato in un messaggio diretto all’equipaggio – Grazie perchè ricordate a noi cristiani che il vangelo si prende sul serio: “Come ho fatto io, così fate voi”, ci ha detto Gesù. E’ un programma di vita. Sentitemi uno di voi”.
Solidarietà  anche dal vescovo Antonio Marciante di Cefalù che ha affidato la missione di Mediterranea alla Vergine di Porto Salvo: “Perchè l’Italia sia un porto aperto sicuro”.

(da agenzie)

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SOLIDARIETA’: IL FERRAGOSTO DEGLI ULTIMI

Agosto 15th, 2019 Riccardo Fucile

INIZIATIVE IN TUTTA ITALIA: CATTOLICI E LAICI IN CAMPO PER STARE VICINI A CHI E’ IN DIFFICOLTA’… QUESTA E’ L’ITALIA AMMIRATA NEL MONDO, NON QUELLA DEGLI INFAMI

Un Ferragosto di vicinanza e solidarietà  che vede la società  civile in uscita e i suoi rappresentanti farsi prossimi, «con una dedizione sempre più piena alla causa degli ultimi», per usare le parole di Papa Francesco in occasione del 40esimo convegno nazionale delle Caritas diocesane.
È una lunga serie di iniziative la festa dell’Assunta che molte realtà , cattoliche e non, organizzano oggi su tutto il territorio nazionale, cercando di dare un senso a un festività  donandosi agli altri.
Una voce amica
A volte per stare vicini a chi ne ha bisogno può bastare anche solo il tempo di una telefonata. Un gesto apparentemente banale, che l’associazione Telefono amico ha trasformato in una missione. Solo nell’anno passato sono state 50mila le richieste di aiuto ricevute, per oltre 9mila ore di assistenza.
Le ragioni che spingono le persone a chiedere aiuto sono molteplici, ma è soprattutto la solitudine (13mila chiamate) a spingere le persone più emarginate a comporre il numero, specie in giornate come quella odierna in cui non c’è nessuno con cui condividere una festa. Telefono amico è presente in Italia con 20 centri di ascolto e può contare sul sostegno di 500 volontari pronti ad ascoltare in forma anonima chi ha bisogno.
L’associazionismo cattolico
Nel giorno dell’Assunzione di Maria sarà  in campo anche la Comunità  di Sant’Egidio che ha promosso quest’anno una grande “Cocomerata dell’integrazione” su tutto il territorio nazionale. A Roma la multietnica Piazza Vittorio ospiterà  assieme ai migranti anche anziani e persone emarginate, per «dimostrare che non solo è possibile vivere insieme — come specificano i volontari della Comunità  —, ma che questa è una grande chance per una società  incapace di reagire ad un generale pessimismo».
Ferragosto di piena attività  anche nei 51 centri della Caritas della Capitale che, come consuetudine, nel mese di agosto hanno intensificato le iniziative.
In occasione dell’Assunzione di Maria saranno 250 i volontari che presteranno servizio nelle mense, negli ostelli, nelle comunità  alloggio e nelle case famiglia. Impegnati soprattutto i giovani dei gruppi parrocchiali e delle associazioni ecclesiali provenienti dalle comunità  romane.
Nella giornata di oggi saranno distribuiti oltre 1.800 pasti e accolte per la notte circa 600 persone. La festività  sarà  aperta dalla celebrazione eucaristica nella chiesa della “Cittadella della carità  – Santa Giacinta”, mentre al pranzo di mezzogiorno alla Mensa “Giovanni Paolo II”, a Colle Oppio, parteciperà  anche il vice sindaco di Roma, Luca Bergamo.
A Milano non si ferma l’iniziativa “Volontari d’estate”, con 58 cittadini che hanno scelto di impegnarsi anche nel mese di agosto come personal shopper per gli anziani soli. Per oggi l’appuntamento è al Refettorio Ambrosiano, dove sono previste anche animazioni e altre iniziative.
A Bologna il tradizionale pranzo solidale torna a Palazzo D’Accursio, dopo che l’anno scorso, per motivi logistici, si era spostato alle Cucine Popolari di Roberto Morgantini. Circa 200 gli ospiti previsti, che saranno accolti accolti nel cortile d’onore.
Ferragosto tra le sbarre
Luogo di sofferenza ed emarginazione, anche il carcere vedrà  la mobilitazione di molte realtà  associative, guidate dall’iniziativa del Partito radicale “Ferragosto in carcere”. Circa 300 militanti, assieme agli avvocati delle Camere penali, saranno presenti in 70 istituti di pena di 17 regioni italiani. Non solo un’iniziativa di solidarietà  — che vedrà  impegnata tra gli altri anche la giornalista Paola Severini Melograni, a Rebibbia — ma anche un’occasione per raccogliere materiale, dati ed esperienze da trasformare in iniziative legislative tramite i dieci parlamentari aderenti.

(da Avvenire)

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APPLAUSI PER CAROLA ALLA TV TEDESCA: “SE MANCHERA’ UN CAPITANO PARTIRO’ DI NUOVO”

Agosto 9th, 2019 Riccardo Fucile

“BERLINO CI DISSE CHE DOVEVAMO REGISTRARE I PROFUGHI IN ITALIA”… “CHIEDETE A QUEGLI ESSERI UMANI COSA HANNO PATITO NELLE PRIGIONI LIBICHE PRIMA DI PARLARE”

La ex capitana della Sea Watch Carola Rackete parla per la prima volta alla tv tedesca Zdf in Germania e rivela nuovi particolari sull’attracco della nave a Lampedusa tra il 28 e il 29 giugno con 40 migranti a bordo.
Secondo la giovane tedesca, la Germania ha avuto una grossa responsabilità  nella decisione di far sbarcare i migranti in Italia: “Quello che è interessante nel nostro caso è che, un giorno dopo che avevamo fatto il salvataggio, la città  di Rottenburg si era dichiarata pronta a prendere i fuggiaschi. La città  del Baden-Wuerttemberg era pronta anche a mandare un bus finanziato da donazioni ma l’operazione avrebbe dovuto ricevere un permesso”.
Questa soluzione non fu possibile perchè “il ministro dell’Interno tedesco (Horst Seehofer) insistette perchè i migranti venissero registrati in Italia. Ciò vuol dire che una soluzione ci sarebbe potuta essere”, ha riferito al programma durante un’intervista del 7 agosto con la giornalista Dunja Hayali.
Non sembra essersi pentita della decisione di salvare i migranti: “Le conseguenze mi erano chiare (…) ma abbiamo scelto quella che per noi era la priorità  e per un capitano la priorità  sono le persone a bordo della nave. Le condizioni di salute dei naufraghi erano molto peggiorate e i medici ci dissero che dovevamo attraccare in porto”.
La giornalista ricorda a Carola alcune sue affermazioni durante un’intervista al Bild del 15 luglio in cui affermava che nei lager libici e nelle mani degli scafisti c’erano “mezzo milione di persone da salvare”. “Non pensa che debba esistere un limite all’accoglienza?” le chiede la Hayali.
E Carola risponde decisa: “No, a dire il vero”.
Dal pubblico arriva un applauso che le strappa un sorriso, la Capitana fa una breve pausa e poi riprende con la sua argomentazione: “La Germania e altri paesi europei hanno una responsabilità  storica per la situazione attuale e per le strutture di potere che lì si sono create. Dobbiamo assumerci quindi la responsabilità  di tirarli fuori dalla situazione in cui li abbiamo condotti”, afferma.
Molti in Germania non hanno condiviso la sua scelta e l’hanno accusata di favorire la fuga dei migranti e il business dei trafficanti. Ma anche a questa accusa la ex Capitana risponde prontamente: “Sarebbe interessante chiedere ai migranti stessi che cosa ne pensano di questa teoria. Chiedergli perchè fuggono. Le storie che ho avuto modo di ascoltare in prima persona raccontano di violenze, di schiavitù, di stupri. Credo sia questo il motivo per cui fuggono”.
Poi arriva una domanda sul futuro. “Potrebbe prendersi fino a dieci anni di carcere e ci sarà  una multa da un milione di euro per la sua nave. Ne è valsa la pena? Lo rifarebbe o ha intenzione di rifarlo in futuro?”, le chiede la conduttrice tv.
“Abbiamo bisogno di navi che portino avanti i salvataggi. Statisticamente meno navi ci sono più persone muoiono e il programma Frontex vuole in questo momento aumentare i droni invece delle navi, ma i droni non possono salvare nessuno”, spiega Carola.
L’ultima domanda della giornalista non lascia spazio a giri di parole: “Partirà  di nuovo?”.
La risposta della Capitana è altrettanto secca: “Se manca un capitano e non c’è nessuno pronto a salpare, allora sì, partirò senza dubbio”.

(da TPI)

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PIENI POTERI A SALVINI? NO GRAZIE, DA UOMO DI DESTRA LIBERALE NON GLIELI DO’

Agosto 9th, 2019 Riccardo Fucile

UN GOVERNO SOVRANISTA SAREBBE UNA JATTURA, LA VERA SFIDA E’ CREARE GLI STATI UNITI D’EUROPA

Salvini vorrebbe acquisire i “pieni poteri”. Ha innescato una crisi di governo per provare ad averli… Personalmente, col mio voto, non glieli darò mai! Temo che per me sarà  davvero molto complicato esprimere un voto questa volta…
Il centrodestra, come soggetto politico vero e proprio, non esiste più. La pseudo-bandiera che si agita, invero, è soltanto un “mero cartello elettorale”, anche malamente disegnato, peraltro..
Ma proviamo ad analizzarla meglio, “la cosa”..
Esiste un “asse sovranista” molto greve e confuso che agita perennemente “le acque” pur di innescare fobie collettive finalizzate a giustificarne l’esistenza
Da uomo di destra ho sempre creduto all’amor di Patria, ma c’è modo e modo, sia di concepirlo, che di attuarlo, però. Siamo in Europa: la nuova sfida dovrebbe essere quella di uno Stato Federale vero e proprio e non della “chiusura” (peraltro, soltanto, malamente, “sbraitata!”)
La vera sfida dovrebbe essere quella degli Stati Uniti d’Europa, con un esercito federale, con una politica fiscale tendenzialmente univoca, con una politica unitaria in materia di immigrazione e gestione delle “frontiere federali” e con una rivisitazione sostanziale della relativa Forma di Governo..
Ma andando oltre… La Lega è quel che è, FdI è una mera copia del “sovranismo leghista”, ForzaItalia, che sembrava sul punto di “ripensarsi e rilanciarsi”, sembra essere sempre più moribonda, Parisi, che ho sempre stimato come professionista, un po meno come poliico (alle ultime politiche mi ha deluso profondamente), sembra parlare ai “quattro venti”, Toti, immagino proprio che farà  la “fine dei trac” come diciamo a Napol
In questo scenario, un voto espresso a favore di un mero “cartello elettorale di centrodestra”, temo proprio che sarebbe una iattura, perchè una leadership leghista, puntellata dal servilismo dei “Fratellini d’Italia”, inchinata “all’asse orientale” ed altresì priva di una reale controspinta destro-liberale, soltanto questo potrebbe essere: una iattura..
Un governo esclusivamente pentastellato, comunque, sarebbe addirittura peggior cosa, perchè intristo di uno Satalismo schiacciante, “servo” del peggior rancore sociale e di un giustizialismo ingiustificabile, politicamente, eticamente ed anche filosoficamente..
Futuro buio, “buissimo”, insomma… Povera Italia.

Salvatore Totò Castello
Right Blu – La Destra liberale

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I CATTOLICI SI RIBELLANO AL RAZZISMO DI STATO: “RESISTENZA UMANA, CIVILE E RELIGIOSA”

Agosto 7th, 2019 Riccardo Fucile

PADRE SPADARO MOSTRA LA MADONNA CON IL SALVAGENTE

Da un lato un decreto sicurezza che calpesta i principi della Costituzione (e presto qualcuno si rivolgerà  all’Alta Corte) e che da un lato mina le libertà  democratiche, trascina il paese in una deriva autoritaria e trasforma l’umanità  in un reato, decidendo consapevolmente di decretare la morte di decine di disperati ormai lasciati senza soccorsi.
Dall’altro lato – in questa internazionale nera che ha le forme di un destabilizzatole come Steve Banon – l’attacco alla Chiesa di Papa Francesco e il disperato tentativo di usare i tradizionalisti e l’estrema destra in una battaglia che vuole riportare la Chiesa indietro di secoli in un fanatismo gretto e religioso attraverso il quale legittimare razzismo, autoritarismo, pena di morte, egoismo e logarchia con il Vangelo
Ora dopo le ultime provocazioni di Salvini, che ha cercato di legittimare l’orrenda legge sulla sicurezza bis con la Beata Vergine molti cristiani, cattolici inarticolate, si stanno ribellando
Il direttore di Civiltà  Cattolica, la rivista dei Gesuiti, padre Antonio Spadaro, fine intellettuale molto vicino a Francesco ha scritto parole chiarissime: “Questo è tempo di #resistenza umana civile e religiosa”
E ha postato una immagine di Mauro Biani: una Madonna con il giubbotto di salvataggio su un gommone in mezzo al mare che prega.

(da Globalist)

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