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LA FAVOLA DI BOUBA, IL PRIMO PROFUGO LAUREATO: “VORREI FARE IL PROFESSORE”

Luglio 21st, 2019 Riccardo Fucile

ORIGINARIO DEL MALI, ARRIVATO A BORDO DI UN BARCONE, ORA SI E’ LAUREATO CON 110 MANTENENDOSI LAVORANDO NELLE CUCINE DI UN RISTORANTE DI ALGHERO

Bouba è il primo laureato con protezione internazionale dell’Università  di Sassari.
Bakary Coulibaly, questo il suo vero nome, viene dal Mali, ha 32 anni e da tre giorni è dottore magistrale in Pianificazione e politiche per la città , l’ambiente e il paesaggio.
Un sogno, un traguardo che mai avrebbe potuto immaginare, neanche lontanamente.
La storia di Bouba
Nel 2015 prova ad arrivare in Italia — fuggendo dalla guerra civile — e, partendo dalla Libia, si affida a uno dei barconi della morte.
Bouba è fortunato: viene salvato da una Ong e, una volta approdato nel nostro Paese, portato subito in un centro di accoglienza ad Alghero. Il “campo” come lo chiama lui.
Lì inizia a riflettere sul suo futuro: in Mali, infatti, si era laureato in Antropologia. Così ottiene la protezione internazionale e un giorno esprime un desiderio: «Vorrei continuare a studiare». E così conosce la donna, la prof Silvia Serreli, che di lì a poco sarebbe diventata il suo punto di riferimento, il suo tutor e, infine, la sua relatrice.
L’iscrizione all’università 
«A quel punto l’ho subito trascinato con me. Certo, all’inizio non è stato facile, aveva difficoltà  a integrarsi a causa della lingua. Tornava spesso al “campo” per andare a trovare i suoi amici e non parlava bene l’italiano. Poi, grazie a un progetto di inclusione e integrazione voluto fortemente dal nostro Rettore, è riuscito a laurearsi in pochi anni. Io gli sono sempre stata vicina» ci racconta Silvia Serreli, docente al Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica di Alghero, delegata del rettore per le politiche di integrazione dei migranti e rifiuti, e non a caso relatrice del dottor Coulibaly.
L’emozione di Bouba
Grazie alla borsa di studio della Conferenza dei rettori delle Università  italiane e del Ministero dell’Interno per rifugiati e titolari di protezione sussidiaria, costretti nel proprio Paese a interrompere gli studi, Bouba è tornato a sognare e ne è uscito vittorioso.
La tesi
Un 110 meritato e sudato con una tesi, intitolata La cultura maliana e gli effetti urbani delle migrazioni, in cui spiega chiaramente «come il modello d’accoglienza italiano, affiancato alla formazione e alla cultura, produca un modello virtuoso perchè “costringe” i migranti a essere autonomi, a vivere come gli italiani» ci racconta la prof.ssa Serreli.
Alla discussione della tesi — presso il Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica dell’Università  di Sassari — ha partecipato anche la comunità  maliana locale che ha festeggiato con Bouba il traguardo della laurea.
Il sogno di Bouba
«Un giorno vorrei diventare professore, continuare a studiare, fare ricerca e insegnare», rivela lui che, nel frattempo, lavora nelle cucine di un ristorante di Alghero per mantenersi.
Il messaggio di Bouba
«Avevo un sogno quando sedevo sui banchi dell’università  a Bamako: fare un master in Europa. Era un sogno irrealizzabile per diverse ragioni — ha concluso — eppure ho provato a seguire un sogno e ho camminato a lungo verso L’Europa. Questa tesi è la mia utopia e da qui ripartirò per costruirne altre». Un sogno che è divenuto realtà  grazie alla sua determinazione.

(da agenzie)

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BUON VIAGGIO ASTROLUCA, ORGOGLIO ITALIANO

Luglio 21st, 2019 Riccardo Fucile

PARMITANO AGGANCIA CON LA SOYUZ LE STAZIONE SPAZIALE: “FANTASTICO ESSERE QUI”

L’astronauta Luca Parmitano è a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. E’ entrato insieme ai suoi compagni di equipaggio, l’americano Andrew Morgan e il russo Alexander Skvortsov, a circa due ore dall’aggancio della Soyuz.
Il primo a entrare nella Stazione Spaziale è stato il comandante della Soyuz Skvortsov, dell’agenzia spaziale russa Roscosmos; subito dopo è stata la volta di Morgan, della Nasa e quindi di AstroLuca. Abbracci e saluti con i colleghi che li aspettavano a bordo.
Immediatamente dopo i saluti dell’equipaggio, è stata la volta del collegamento con famiglia e amici, che avevano seguito le lunghe fasi dell’aggancio e dell’apertura del portello dal grande schermo del Centro di controllo di Mosca.
Per Luca Parmitano, come sempre sorridente anche se un po’ provato dal viaggio, i saluti della moglie Kathryn e delle figlie Sara e Maia, di 12 e 9 anni, gli auguri del direttore generale dell’Esa Jan Woerner e quelli dell’Agenzia Spaziale Italiana. “E’ fantastico essere qui”, ha detto a tutti AstroLuca.
Per i prossimi sei mesi e mezzo a bordo del laboratorio orbitante intorno alla Terra, Parmitano sarà  impegnato in 200 esperimenti internazionali e 50 europei, di cui 6 dell’Agenzia spaziale italiana.
Si va dalle indagini sugli effetti della microgravità  sul corpo umano, al controllo in remoto di rover per la futura esplorazione lunare e di Marte.
Quando Ovchinin tornerà  sulla Terra, Luca diventerà  il primo comandante italiano della Iss, il terzo tra gli astronauti europei, dopo Frank De Winne e Alexander Gerst.

(da agenzie)

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CENTINAIA DI TIFOSI DEL BOLOGNA AL SANTUARIO DELLA MADONNA DI SAN LUCA PER PREGARE PER SINISA

Luglio 21st, 2019 Riccardo Fucile

UN GESTO COMMOVENTE DI SOLIDARIETA’ PER L’ALLENATORE CHE LOTTA CONTRO LA LEUCEMIA… C’ERA ANCHE LA MOGLIE ARIANNA

Sono centinaia i tifosi in maglia rossoblຠche oggi hanno sfidato la sonnolenta domenica mattina. Sinisa Mihajlovic unisce, la sfida   contro la leucemia mieloide commuove.
A tal punto che gli appassionati si sono messi in viaggio per un vero e proprio pellegrinaggio, alla volta del Santuario della Madonna di San Luca.
Un’iniziativa nata quasi dal nulla, da un evento creato su Facebook da Damiamo Matteucci, maestro trentenne di scuola elementare.
“Non mi aspettavo una risposta così – ha detto -. È la testimonianza che il nostro messaggio è arrivato a tutta Bologna. Un messaggio di sostegno morale e spirituale a Sinisa, ma anche a tutti quelli che come lui soffrono per una malattia”.
Scalino per scalino, una preghiera dopo l’altra i tifosi sono saliti al Colle per la messa, in sostegno del mister venuto dalla Serbia, Sinisa Mihajlovic.
Il serpentone rossoblu è arrivato al colle alle 10, quando lo striscione ‘Sinisa c’è ‘ viene steso dal portico centrale del Santuario. “Bologna è una fede”, un cuore che batte per Sinisa.
Sul colle è arrivata anche la moglie di Mihajlovic, Arianna, che ha fatto il percorso assieme ai tifosi e poi si è fermata con loro per un breve discorso: “Grazie da parte mia, di Sinisa e della squadra per la solidarietà  di tutti i bolognesi”. Poi è stata immersa dall’affetto e dall’abbraccio dei presenti.
Tanti i tifosi che hanno preso parte alla messa delle 11. Salutati subito come “mondo dello sport” da don Vittorio Fortini, all’inizio della funzione. È al momento della Preghiera dei fedeli però che gli organizzatori hanno rivolto il loro pensiero a Mihajlovic e a tutti i malati come lui.
“Per la guarigione di tutte le persone malate nello spirito e nel corpo, e in particolare per il mister Sinisa; fa, O Padre, che con fiducia, speranza e coraggio accettino la Tua Volontà  che premia sempre, qui ora e in eterno. Noi ti preghiamo”.
“La Madonna di San Luca è per tutti” come ha detto don Massimo Vacchetti, vicario pastorale allo sport che ha guidato la processione. “La preghiera è un applauso silenzioso ma così forte da arrivare a chi è malato”, ha aggiunto citando direttamente le parole del vescovo, monsignor Matteo Zuppi.

(da “il Resto del Carlino”)

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LA FONDAZIONE EINAUDI REGALA 10 LIBRI AL BAMBINO SGOMBERATO A PRIMAVALLE E UN DONATORE ANONIMO GLI PAGHERA’ LA RETTA SCOLASTICA

Luglio 17th, 2019 Riccardo Fucile

LA SOLIDARIETA’ DEGLI ITALIANI E’ SUPERIORE ALL’ODIO RAZZISTA

Rayane, il bambino che ha portato via i propri libri durante lo sgombero di Primavalle a Roma, potrà  continuare a studiare grazie ai libri che è riuscito a salvare e anche grazie a quelli che riceverà  dalla Fondazione Luigi Einaudi.
L’ente ha comunicato la decisione di aiutare il piccolo studente su Twitter: “La Fondazione Luigi Einaudi ha deciso di regalargliene altri 10, che potranno seguire il suo percorso di studi. Le autorità  ci facciano sapere come e dove possiamo recapitarli”.
Le buone notizie per Rayane non finiscono qui. Un cittadino anonimo ha contattato la Fondazione Einaudi comunicando di voler sostenere personalmente le spese di scuola o del convitto allo studente: “Metto a disposizione personalmente la retta di un anno della scuola o del convitto che potesse frequentare per studiare, a condizione unica del mio totale anonimato. Ritenetemi a disposizione”.

(da agenzie)

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BOUBAKAR, IL MIGRANTE EROE CHE HA GIA’ SALVATO DUE VITE

Luglio 13th, 2019 Riccardo Fucile

A DICEMBRE AVEVA RECUPERATO UN UOMO SUI BINARI, A LUGLIO IN STAZIONE HA SALVATO UNA DONNA CHE VOLEVA SUICIDARSI (MENTRE MOLTI ITALIANI FILMAVANO CON I TELEFONINI)

È successo di nuovo ed è una cosa da non credere, e infatti, per fortuna, è tutto registrato dalle telecamere della stazione Principe: un film muto che racconta la storia di un ragazzino che, per la seconda volta in pochi mesi, ha salvato una vita.
Gettandosi sui binari, senza pensarci un attimo, a diciannove anni: per salvare una donna che, vedendo arrivare il treno, gli è andata incontro per suicidarsi.
L’altra volta è stato il primo di dicembre, alla stazione di Pra’, e Boubakar Manneh, questo ragazzone dinoccolato dagli occhi timidi, del Gambia, ospite di un centro Sprar ad Arenzano, non lo aveva detto a nessuno: neppure agli operatori del consorzio sociale Agorà , che gestiscono la struttura che fa parte del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Appena aveva visto arrivare la polizia e l’ambulanza, a soccorrere l’uomo che lui e il suo amico avevano preso in spalla e tirato letteralmente fuori dai binari dove si era gettato, si è spaventato. Anche se lui ce l’ha, un permesso di soggiorno umanitario, almeno per un altro anno ancora.
«Non so perchè, ma con tutto quel trambusto mi sono intimorito. E lì per lì non mi sentivo di raccontarlo – spiega oggi – quando mi hanno chiesto, al centro, cosa avevo fatto nel fine settimana, ho risposto: niente di speciale».
Forse fanno così, i supereroi: ti salvano la vita, e poi si dileguano, senza aspettare nemmeno un grazie.
Ma a Principe, il 3 luglio, alle sei del pomeriggio, Boubakar non ha potuto scappare via: perchè, buttandosi sui binari per salvare quella donna, si è ferito a un piede. «Niente di grave», minimizza lui, sempre con lo stesso sorriso, quello di uno che sembra stia raccontando la storia di qualcun altro. Però l’hanno accompagnato al Galliera, al Pronto soccorso.
La Polfer ha visionato i filmati, e gli agenti sono rimasti senza parole. Si vede il ragazzo che si tuffa sul binario senza riflettere, si accuccia sulla donna, il treno li copre.
I verbali dell’accaduto sono agli atti. E adesso, gli operatori di Agorà  che già  avevano scritto una lettera di encomio, e inoltrato al Viminale la richiesta di un permesso di soggiorno per meriti civili come prevede il decreto sicurezza, allegheranno alla documentazione anche questo secondo caso.
«È una situazione davvero eccezionale – spiega Simona Binello, responsabile del settore stranieri di Agorà  – il Comune di Arenzano ha ringraziato pubblicamente Bubacarr con una piccola cerimonia. Sarebbe bello se questo accadesse anche a Genova».
È timido, questo ragazzo che a diciannove anni ha salvato due vite e ne ha vissute già  mille. A Genova è arrivato da quasi due anni, dopo un lungo viaggio da solo, sette mesi in Libia, a lavorare come saldatore (“il mestiere di mio padre”) per pagarsi il viaggio.
Quando gli chiedi cosa accidenti gli sia passato per la testa, in quel momento, cosa lo abbia spinto a rischiare la pelle, e due volte per giunta, lui ci pensa su un po’. E poi dice: «Non sopportavo l’idea di vedere una persona morire davanti a me».
Lui ne ha già  viste parecchie, di persone che gli sono morte accanto. «Un caro amico, in Libia. Camminavamo per strada, a un certo punto gli hanno sparato in testa. Senza motivo».
Di quei mesi porta le cicatrici, anche sui due denti davanti, colpiti con il calcio di una pistola «perchè avevo ceduto la mia razione di cibo a un compagno che non si reggeva in piedi».
Così, quando quella prima volta, in stazione, ha visto tutta quella gente osservare la scena di un uomo che stava scendendo sui binari con il treno in arrivo, e tanti filmavano la scena, con il telefonino, gli è sembrata l’unica azione possibile.
Da tre mesi, Boubakar lavora come aiuto cuoco alla trattoria sociale ‘Le mele’, in salita del Prione. «Mi piace molto. Mi piace, stare qui».
Quando è arrivato a Genova, minorenne, dopo il viaggio sul barcone e l’approdo in Sicilia, per un po’ ha vissuto al centro di accoglienza straordinaria all’ex ospedale psichiatrico di Quarto: e se ha potuto entrare nello Sprar di Arenzano è stato per un soffio.
Perchè le nuove norme del decreto Salvini non lo consentono più: ma sarebbero entrate in vigore due giorni dopo. «Quando scadrà  il suo permesso, nel luglio prossimo, speriamo di poterlo convertire in un altro per motivi di lavoro – spiega Simona Binello – intanto, aspettiamo risposte dal Ministero rispetto al suo atto di eroismo».
Intanto, Boubakar si è infilato il cappello bianco e il grembiule da aiuto cuoco. E a vederlo lì, in cucina, a scherzare con i colleghi, tutte quelle esistenze passate sembrano scomparire, e lui sembra così leggero.

(da agenzie)

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PARIGI PREMIA LA PATRIOTA CAROLA: “PERSEGUITA IN ITALIA PER AVER SALVATO MIGRANTI IN MARE”

Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile

ONOREFICENZA PER LA CAPITANA: LA MEDAGLIA GRAND VERMEIL

“Le due capitane della Sea Watch 3, Carola Rackete e Pia Klemp, riceveranno la medaglia Grand Vermeil, la massima onorificenza del Comune di Parigi, per aver salvato migranti in mare”: lo annuncia un comunicato del municipio della capitale francese.
La medaglia vuole simboleggiare “la solidarietà  e l’impegno di Parigi per il rispetto dei diritti umani” e va alle due operatrici umanitarie tedesche “ancora perseguite dalla giustizia italiana”, si legge nel documento.
La capitana Carola Rackete si sta rendendo protagonista di un duro faccia a faccia con Matteo Salvini. Proprio in queste ore infatti ha depositato in Procura di Roma la denuncia contro il ministro dell’Interno.
L’incartamento è stato materialmente depositato negli uffici di piazzale Clodia da una sostituta di studio dell’avvocato Alessandro Gamberini.
Nella denuncia si ipotizzano i reati di istigazione a delinquere e diffamazione.
Rackete sollecita, tra le altre cose, il sequestro preventivo dei profili social attraverso cui “risultano pubblicati e diffusi i contenuti diffamatori e istigatori con specifico riferimento alle pagine Facebook e Twitter dell’account ufficiale di Matteo Salvini”.

(da agenzie)

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MEDITERRANEA, IN DUE GIORNI RACCOLTI OLTRE 60.000 EURO PER PAGARE LE MULTE

Luglio 9th, 2019 Riccardo Fucile

SEA WATCH ANNUNCIA: “DIVIDEREMO LE DONAZIONI PER CAROLA CON ALTRE ONG IN DIFFICOLTA’, NON CI FERMERANNO”

L’ultima sfida di Alex e di Mediterranea al decreto sicurezza bis non è in mezzo al mare, nella cosiddetta Sar libica. Ma su facebook.
Dove l’armatore Alessandro Metz ha lanciato una raccolta fondi con l’obiettivo (minimo) di raggiungere i 65mila euro di multa che la Guardia di finanza, attraverso un cavillo vergognoso, ha comminare insieme alla confisca della barca che giovedì scorso, nelle acque di Tripoli, ha tratto in salvo 59 migranti alla deriva su un gommone.
Lanciata appena 24 ore fa, la raccolta di fondi — “Torniamo in Mare” — ha già  superato quota 60mila euro. L’obbiettivo finale della campagna, è stato fissato a 300mila euro.
Perchè in realtà  l’idea è quella di andare oltre l’ammontare della multa e, come dice il titolo stesso, tornare in mare quanto prima: “Abbiamo tre comandanti e tre capomissione indagati, due barche sequestrate, e parecchie multe — dice Metz — Ma il nostro problema non è questo. Il nostro problema è che siamo testardi e ostinati, continuiamo a pensare che Mediterranea serva e che debba stare in mezzo al mare. Giovedì, prima di effettuare il salvataggio abbiamo trovato un relitto, segno inequivocabile di un naufragio “fantasma”, significativo del fatto che in mare si continua a morire mentre le navi della società  civile sono sequestrate e ferme in porto. Chiediamo ci si attivi con una campagna di raccolta fondi diffusa, ognuno si assuma le responsabilità “.
Un problema che, soprattutto in vista dell’inasprimento delle sanzioni, coinvolge tutte le Ong che potrebbero dar vita ad una sorta di cassa comune per sostenere i costi legali e delle multe per i soccorsi in mare.
La Sea Watch fa sapere che intende condividere con le altre Ong impegnate nel salvataggio di migranti le donazioni ricevute per la capitana Carola Rackete.
“Abbiamo formato un comitato perchè vogliamo usare questo denaro nel modo più efficiente possibile per il soccorso in mare, non solo per Sea Watch, vogliamo vedere insieme dove sono più necessari”, ha detto all’agenzia stampa tedesca Dpa il portavoce dell’Ong, Ruben Neugebauer.
Parte delle donazioni, che hanno già  superato il milione e 300.000 euro, verranno comunque usate per pagare le spese legali di Carola Rackete, sotto accusa in Italia dopo aver forzato con la sua nave Sea watch 3 l’ingresso nel porto di Lampedusa, per sbarcare i migranti che erano a bordo.

(da agenzie)

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IL CAPITANO TOMMY RIVELA: “QUALCHE AGENTE, DI NASCOSTO, MI HA RINGRAZIATO, UN ALTRO SI E’ MESSO A PIANGERE PER QUELLO CHE ERA COSTRETTO A FARE”

Luglio 7th, 2019 Riccardo Fucile

SOLDINI GLI SCRIVE: “SONO CON TE”… “SE AVESSERO POTUTO, TANTI UOMINI DELLE MOTOVEDETTE AVREBBERO VOLUTO ESSERE CON ME”

«Cosa mi mancherà  di questi giorni? Sicuramente il sorriso di Jasmine, la bambina di due anni della Costa d’Avorio che continuava a venire a giocare con noi, nel quadrato di comando».
Tommaso Stella, comandante del veliero Alex della Ong Mediterranea Saving Humans, ha portato sulle rive di Lampedusa 56 migranti soccorsi a largo della Tunisia il 4 luglio. Ora è indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
E non dimenticherà  «quando una delle donne incinta è stata visitata dai medici e ha visto dall’ecografo che il feto era vivo».
In un’intervista al Corriere della Sera e a La Repubblica, racconta le ore vissute sul veliero insieme all’equipaggio e ai naufraghi. Skipper di mestiere, ha lavorato con il velista Giovanni Soldini. Che in questi giorni gli ha scritto: «Sono con te».
Stella fa parte del gruppo di skipper che gestiscono la Alex, la barca a vela d’emergenza che Mediterranea usa ora che la sua Mare Jonio è ferma al porto sotto sequestro.
«Gli ultimi due giorni sono stati molto complessi», ha spiegato. «È proprio come quando uno fa l’esame di maturità , prima di presentarti davanti ai professori ti fai tutte le paranoie del mondo, ma al momento buono ti senti stranamente sereno».
La solidarietà  delle forze dell’ordine
Un’altra cosa che Stella si ricorderà  di questi giorni in mare è «lo sguardo straordinario, densissimo di tutti gli uomini di mare che ho incrociato a bordo delle motovedette delle forze dell’ordine».
Secondo il capitano della Alex, l’equipaggio della Ong e le forze dell’ordine non appartenevano a due fazioni diverse. «Non penso proprio che le cose si possano ridurre a questo (a stare da due parti diverse della barricata, ndr)», ha spiegato. «Anzi. Devo dire che mi sono riconosciuto moltissimo in quasi tutti quelli che ho incontrato. Alla fine sono certo che tutti loro — o quasi — avrebbero voluto essere con me».
«Uno si è anche messo a piangere mentre controllava i nostri documenti», ha detto Stella. «Un altro mi ha ringraziato, di nascosto. Credo che se avessero potuto sarebbero rimasti a bordo con me, a fare esattamente quello che stavo facendo io».

(da Open)

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CAROLA: “NON SONO UN’EROINA, CIO’ CHE HO FATTO SIA DI ESEMPIO ALLA MIA GENERAZIONE: NON DOBBIAMO ACCETTARE TUTTO IN SILENZIO, BISOGNA AVERE IL CORAGGIO DI RIBELLARSI”

Luglio 6th, 2019 Riccardo Fucile

“SALVINI RISPONDERA’ DI ISTIGAZIONE A DELINQUERE, NON SOLO DI DIFFAMAZIONE”… “SONO EUROPEISTA CONVINTA”… “RICCA? A DIFFERENZA DI QUALCUN ALTRO, QUANDO ERO RAGAZZINA DOVEVO ANDARE A LAVORARE PER PAGARMI LE VACANZE”

La più odiata dai nazi-sovranisti e diffamata dal ministro dell’Interno che l’ha definita delinquente proprio mentre la Gip di Agrigento le aveva dato ragione annullando l’arresto.
“Ho visto le mie foto ovunque, i graffiti, lo striscione a Notre Dame. Ma non mi sento un’eroina. Spero che ciò che ho fatto sia di esempio per la mia generazione: non dobbiamo stare seduti ad aspettare, non siamo costretti ad accettare tutto nel silenzio e nell’indifferenza. Possiamo alzarci in piedi, possiamo fare qualcosa, usare il cervello e il coraggio. Se ci sono dei problemi, facciamo qualcosa di concreto per risolverli”
Lo afferma, in un’intervista a ‘la Repubblica’ Carola Rackete, la capitana della Sea Watch 3 che parla per la prima volta dopo la mancata convalida dell’arresto
Secondo la capitana tutti devono essere interessati alla politica “perchè influenza le nostre vite. Sono preoccupata dai toni che usa Matteo Salvini, dal modo in cui esprime le sue idee che violano i diritti umani. È pericoloso, ma è tutta la destra sovranista che è così, dall’Ukip inglese all’Afd tedesco. A maggio in Sassonia c’è stata una sfilata di nazisti, in uniforme. È terribile che accada in Germania, oggi”
Alle parole del ministro dell’Interno che l’ha definita una sbruffoncella, Carola Rackete replica: “Non mi sorprende, l’ho querelato per questo. E l’ho denunciato per istigazione a delinquere. I sovranisti sono tutti uguali: distorcono i fatti e li trasformano in opinioni. Le loro opinioni”
”Sono un’ambientalista convinta, atea e cittadina europea. Giro il mondo da quando ho 23 anni. Non mi sento particolarmente tedesca, sto in Germania appena un mese all’anno. Siamo cresciuti con l’idea dell’Unione Europea, e troppo spesso ci dimentichiamo quanto sia importante quest’istituzione. Dovrebbe essere ancora più integrata, così gli Stati sarebbero costretti ad accettare la redistribuzione dei richiedenti asilo, invece di fare quei balletti ridicoli.
“Faccio parte del gruppo inglese Extinction Rebellion, che lotta contro i cambiamenti climatici. Greta sta provando veramente a cambiare le cose- sottolinea Carola Rackete facendo riferimento a Greta Thunberg – lo vedo dalle reazioni che suscita tra studenti, genitori, professori, società  civile”. E alla domanda se anche lei non prende l’aereo perchè inquina troppo, la capitana risponde: “Tendo ad evitarlo quando posso, sì. Sono andata in Cina in treno, per dire”.
“Ricca e figlia di papà ? Bugie. Mio padre è in pensione e lavorava in una compagnia che produce giubbotti antiproiettile. Mia madre fa parte di una piccola Ong legata alla Chiesa, si occupa dei detenuti e viene regolarmente insultata per questo. Quando ero teenager dovevo lavorare se volevo andare in vacanza».

(da agenzie)

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