Ottobre 27th, 2017 Riccardo Fucile
“PARTIRE E’ STATO UN DOVERE, VIENE IL MOMENTO IN CUI CONTRO IL TERRORISMO OCCORRE COMBATTERE”
“Non c’è niente di bello nella guerra, ora che sono a casa lo posso dire. Prima di partire davo per scontato che non sarei tornato. Dopo il primo addestramento, in Siria, mi è stato chiesto di girare un video e di scattare una foto col mio volto da diffondere qualora fossi morto”.
Claudio Locatelli è a Padova da pochi giorni. È appena tornato dalla guerra, “quella vera, che non ha nulla a che fare con quella che si vede al cinema” tiene a sottolineare.
Fatica ad andare a letto presto, dorme poco e non si sente molto bene: “Sento i polmoni pesanti, laggiù respiravamo polvere”. È stato in Siria sette mesi, prima a Tabqa e poi a Raqqa. Obiettivo: liberare il Paese, insieme ai curdi siriani, da Daesh.
Locatelli cresce in provincia di Bergamo, a Curno.
Si iscrive alla facoltà di Psicologia a Padova. Negli anni si appassiona di politica estera (nel 2013 viene premiato a New York, primo classificato su 200, nelle simulazioni di attività diplomatica organizzate dall’Onu) sviluppa un progetto di assistenza per i profughi di Kobane sul territorio turco, dove si reca diverse volte.
Va in Palestina da attivista, in Grecia a sostegno di Tsipras, ma anche ad Amatrice ad aiutare i terremotati.
Poi, la svolta: “Le immagini del genocidio degli yazidi, in Iraq, per mano dell’Isis, con le donne in fuga e il più delle volte deportate in Siria e costrette alla schiavitù sessuale”. Tanto da cucirsi sulla spalla, una volta imbracciato il kalashnikov, oltre allo stemma dell’Ypg (l’Unità di protezione popolare della milizia curda), quello dell’Ypj, le unità di combattimento femminili.
“Partire è stato un dovere. Arriva un momento in cui impegno e dialogo falliscono e combattere diventa l’unica strada da percorrere”.
Così, a fine gennaio, i primi contatti coi curdi. La richiesta di arruolarsi da volontario, test e questionari per valutarne l’idoneità e il 27 di febbraio il volo da Milano per l’Iraq.
“Lì mi aspettavano alcune persone che in pochi giorni mi hanno scortato nel Nord-est della Siria attraverso lunghe marce notturne”. Poi il trasferimento all’accademia per gli addestramenti.
“Niente a che vedere con una scuola militare — ride Locatelli — è una casetta in cui ti insegnano le basi della lingua curda, la storia del Paese e, ovviamente, a sparare”.
Ad aprile il viaggio per Tabqa, che significa sparare per davvero contro qualcuno. “È stata una delle battaglie più violente e sanguinose ed è durata un mese. Il compito del mio battaglione era quello di far avanzare la linea del fronte, agendo col favore del buio. Conquistavamo uno o due edifici, li difendevamo durante il giorno e poi avanzavamo”
A Tabqa, Locatelli sperimenta uno stress fisico ai limiti della sopportazione (nonostante pratichi uno sport estremo, l’Ocr, Obstacle course race). “Dopo un conflitto a fuoco, siamo rimasti senza acqua per due giorni. Anche il cibo scarseggiava, così come le nostre munizioni. Dormivamo poco, c’erano virus intestinali e per un periodo abbiamo fatto turni di guardia di 12 ore con il kalashnikov puntato”.
“Il nostro battaglione operava nel centro della città vecchia, a ridosso del castello. Ogni notte distruggevamo dalle 30 alle 40 mine. Come? Facendole esplodere con le granate”. Ma i miliziani dell’Isis, a luglio, sono ancora in forze.
“Non sempre le nostre incursioni notturne avevano successo. Spesso ci trovavamo sotto una pioggia di proiettili e tanti miei compagni hanno perso la vita. Un combattente arabo mi è morto tra le braccia dopo due ore e mezza di agonia. È un’immagine che non scorderò mai”
Dalla fine di agosto la situazione cambia e la sensazione è che Raqqa possa cadere. “La differenza l’ha fatta la capacità di coordinamento tra le varie forze militari. Ma anche la composizione variegata dell’esercito che combatteva per un’unica causa. In più, erano stati coinvolti i consigli dei cittadini arabi della città e dell’area intorno a Raqqa, che conoscevano il territorio. Senza dimenticare i bombardamenti aerei, a cui noi davamo le coordinate. Isis era stretto in una morsa, circondato e diviso: molti di loro erano andati a Deir el-Zor”.
Con la liberazione di Raqqa, Locatelli lascia la guerriglia alla volta dell’Italia.
“Prima di partire avevo promesso a me stesso e alle persone che amo che se fossi tornato vivo l’avrei fatto dopo la liberazione di Raqqa. Se fosse stato necessario, sarei rimasto lì sette anni”.
E ora, che succede?
“Daesh non è vinto del tutto. Conserva ancora appeal e un enorme potenziale comunicativo. Per questo lo si può e lo si deve combattere anche attraverso la corretta informazione. Io sono un giornalista, il mio impegno sarà costantemente volto contro il terrorismo internazionale”.
E in guerra, bisognerà tornarci?
“Spero di no, ma se sarà necessario lo farò. Sono pronto”.
(da “L’Espresso“)
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Ottobre 26th, 2017 Riccardo Fucile
E QUESTA SAREBBE LA LEGA NAZIONALE DI SALVINI PER CUI SBRODOLANO I CAZZARI SOVRANISTI… NEL CENTRODESTRA SOLO FDI PRESENTE, ANCHE FORZA ITALIA AVEVA ALTRO DA FARE
La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato, in sede legislativa, la
proposta di legge intitolata “Riconoscimento dell’inno di Mameli ‘Fratelli d’Italia quale inno ufficiale della Repubblica” (relatrice Gasparini, Pd).
L’ok è stato unanime da parte di Pd, M5s e FdI.
Assenti i deputati di Forza Italia (che però avevano espresso il loro parere favorevole), della Lega Nord (che invece avevano precisato di non essere interessati al tema). E il centrista Gian Luigi Gigli. Il testo passa ora all’esame del Senato.
La proposta di legge era stata presentata, in perfetta coerenza tra inno e nome del gruppo politico, dal deputato di Fratelli d’Italia Gaetano Nastri. E da uno del Pd, Umberto D’Ottavio.
Solo tre emendamenti erano stati presentati in una prima fase.
Uno, dal forzista Francesco Paolo Sisto, che proponeva di chiamare l’inno di Mameli “nazionale” e non ufficiale.
E due, decisamente contrari, del centrista Gian Luigi Gigli che intendeva con il primo abolire “Fratelli d’Italia”, con il secondo promuovere un concorso nazionale per scegliere un nuovo inno. Una posizione già espressa negli anni da alcuni partiti d’ispirazione cattolica.
ll provvedimento passa ora al vaglio del Senato e il deputato dem torinese Umberto D’Ottavio rivendica che il Pd “presente con tutti i deputati componenti la prima commissione, ha sostenuto questa proposta di legge fin dall’inizio”.
“Sono convinto – ha aggiunto – che dopo tanti tentativi questa legislatura possa dare all’Italia l’ufficialità dell’inno nazionale, come avviene in tutti i Paesi del mondo”.
Soddisfatto Nino Mameli – discendente del poeta risorgimentale – che ha dedicato la vita a studi e ricerche sul suo antenato. “Un applauso alla Camera, finalmente – commenta – è da vent’anni che sollecito i presidenti della Repubblica, della Camera e del Senato chiedendo l’approvazione della legge. Ora tocca al Senato, io credo che senz’altro dovrebbe farcela”.
L’inno con il quale Carlo Alberto aprì la prima guerra d’Indipendenza, e che voleva simboleggiare la rinata fraternità nazionale italiana, fu scritto dal giovanissimo poeta soldato Mameli il 10 settembre del 1847, e musicato il 10 novembre, a Torino, dal maestro genovese Michele Novaro nella casa di Lorenzo Valerio, uno dei capi più autorevoli del partito liberale piemontese.
Giorgia Meloni rileva che FdI è tra i promotori della misura per riconoscere al ‘Canto degli Italiani’ il rango di inno ufficiale della Repubblica Italiana. “Neanche a dirlo noi oggi c’eravamo per sostenere questa importante e simbolica iniziativa. Mai come oggi hanno senso le parole scritte dal giovane eroe risorgimentale”, scrive su Facebook la presidente di Fratelli d’Italia, che, oltre a condividere il link dell’inno di Mameli, riporta nel suo post la strofa ‘noi fummo da secoli calpesti, derisi perche’ non siam popolo perchè siam divisi”.
Da 71 anni, incredibilmente, ‘Fratelli d’Italia’ è provvisorio: da quando, il 12 ottobre ’46, il Consiglio dei ministri – allora guidato da Alcide De Gasperi – “su proposta del ministro della Guerra”, stabilì che fosse adottato come inno nazionale per la cerimonia del giuramento delle Forze Armate del 4 novembre successivo: ma, appunto, “provvisoriamente”. Da allora, il provvisorio s’è trasformato in definitivo.
Ben tre legislature in questi 71 anni (la 14esima, la 15esima e la 16esima) hanno provato a dare all’inno dignità di legge, ma tutti i progetti presentati hanno iniziato l’esame parlamentare, senza tuttavia essere mai approvati.
Un implicito, ma non formale, riconoscimento è giunto con l’approvazione della legge 222 del 2012, che ne prevedeva l’insegnamento nelle scuole. L’attuale legislatura, la 17esima, è dunque la quarta a provarci.
(da agenzie)
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Ottobre 26th, 2017 Riccardo Fucile
IL GESTO CHE DOVREBBE FAR RIFLETTERE CERTA FOGNA RAZZISTA E’ AVVENUTO ALL’IPER DI MAGENTA… I DUE BENEFATTORI FORSE ALBANESI O ROMENI
Un’anziana cliente si avvicina alla cassa del supermercato e comincia a caricare la spesa. Il pane, un paio di buste di affettato, la frutta, del formaggio.
Poi, esita, sembra in imbarazzo, all’improvviso dice alla commessa di fermarsi. «A quanto siamo?», le chiede.
«A 42 euro signora», le risponde la dipendente dietro la cassa. «No, non ce la faccio – esclama allora l’anziana, a disagio –. Ho solo 50 euro e manca una settimana per prendere la pensione. Passi solo il cibo del mio gatto, il resto lo lascio». La donna, quindi, sarebbe tornata a casa a piedi, con la borsa della spesa mezza vuota e le scatolette per il micio.
E invece la storia ha avuto un finale diverso, grazie al gesto generoso di una coppia straniera, un uomo e una donna sulla quarantina, che erano in coda in cassa dietro alla pensionata.
I due hanno assistito alla conversazione e hanno visto la commessa prendere la mano all’anziana cliente e confortarla, dicendole che non era un problema rimettere a posto la spese.
La donna in coda si è avvicinata alla commessa e con discrezione le ha mormorato: «Passi pure tutta la spesa, la differenza la mette mio marito».
E poi ha aggiunto: «Ci siamo passati prima noi, so cosa vuole dire».
L’episodio è avvenuto mercoledì, nel supermercato Iper di Magenta e a raccontarlo in un gruppo Facebook locale con quasi 4 mila iscritti, è stata proprio la commessa. «Sono scoppiata a piangere per la commozione».
Nè la signora nè la coppia erano clienti abituali. Questi ultimi «parlavano con accento slavo, erano albanesi o forse rumeni».
Hanno saldato il conto di poche decine di euro in più e poi sono andati via, tra i ringraziamenti dell’anziana e quelli della commessa. La storia sui social è diventata virale, con tante condivisioni e anche molti commenti, tra lodi e insulti, come sempre accade nella piazza virtuale.
«Volevo condividere la grande emozione che ho provato per un gesto bellissimo, nobile, altruista. Tutto ciò che sta succedendo in questi giorni però mi fa un pochino riflettere. Non dico che dovremmo assistere a gesti del genere quotidianamente, mi piacerebbe però che capitassero così tanto spesso da non fare notizia», spiega la commessa.
(da “Il Corriere della Sera”)
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Ottobre 21st, 2017 Riccardo Fucile
L’ECCELLENZA ITALIANA: A BORDO DEL FALCON DEL 31° STORMO, SPECIALIZZATO NEL TRASPORTO DEI PICCOLI MALATI, OLTRE 200 NEONATI SOCCORSI
La manina di Siria si muove lentamente, debole come il ritmo del suo respiro: «Non si arrenderà , vedrete, ce la farà — dice mamma Rosanna —. Ha il carattere della nostra famiglia e in 40 giorni di vita l’ha già dimostrato».
Vincerà la sua battaglia più grande e se le forze di una bimba così piccola dovessero non bastare, allora si potrà contare sull’aiuto di un esercito vero.
Militari addestrati in accademia e che combattono per la causa più nobile per le forze armate italiane. «Ogni volta che un bambino rischia la vita noi siamo pronti al decollo — racconta il capitano Daniele Sgambati —. Con i nostri aerei raggiungiamo ogni angolo d’Italia e spesso andiamo all’estero: l’obiettivo è sempre quello di accompagnare nel minor tempo possibile i piccoli pazienti verso l’ospedale più attrezzato, dove i medici garantiscono una speranza anche quando le condizioni sembrano disperate. Negli ultimi sei anni abbiamo salvato 250 bambini».
È una guerra, dunque, ed è l’unica guerra giusta.
Contro il tempo che passa troppo in fretta le armi sono tutte consentite, perchè il nemico peggiore in questa battaglia è sempre quel minuto in più che rischia di ridurre le possibilità di vincere.
Oggi bisogna vincere per Siria, che da Catania dev’essere trasportata d’urgenza a Roma. La richiesta di aiuto alla sala operativa del 31° Stormo di Ciampino arriva pochi minuti prima delle 9 del mattino: «Richiamate gli equipaggi – grida il luogotenente Emilio Latini -. Oggi dobbiamo essere velocissimi».
Siria, dicono dell’ospedale di Taormina, rischia di non farcela ma gli uomini dell’Aeronautica hanno giurato di non arrendersi mai. «Salvare i bambini è un grande privilegio – dice il capitano Federico Rispoli -. Ogni missione conclusa vale più di una medaglia».
A bordo del Falcon c’è lavoro per tutti. C’è chi smonta i sedili per far posto alla barella, chi prende in consegna la piccola culla termica, chi assiste i medici e anche chi fa di tutto per strappare un sorriso alla mamma di Siria.
Lei si sistema nella poltroncina più in fondo e osserva tutto in silenzio. Il suo ringraziamento non ha bisogno di parole: è tutto chiaro, chiarissimo, leggibile in quello sguardo terrorizzato.
In quelle mani che si contorcono e la testa che dondola. Il suo primo giorno di ottimismo inizia quando sulla pista di Fontanarossa arriva l’aereo bianco dell’Aeronautica militare. Perchè il pilota ha garantito che arriverà a Roma il prima possibile e perchè i professori del Bambin Gesù hanno detto che faranno di tutto perchè la sua piccola creatura possa aspettarsi una vita gioiosa come quella che meritano tutti i bambini.
Per fronteggiare emergenze come questa è necessario schierare soldati ben addestrati e gli uomini del 31° Stormo dell’Aeronautica sono in trincea giorno e notte.
Non sparano missili letali ma sganciano potentissime bombe di speranza: decollano da Ciampino e arrivano ovunque, tutte le volte che qualcuno rischia di non farcela.
«La regola è che si parta entro due ore – spiega il tenente colonnello Sergio Perciaccante -. Ma ogni volta che arriva quella telefonata non si può perdere un minuto. Con la mente vorremmo arrivare in un secondo, quando ci mettiamo ai comandi scegliamo sempre la rotta più breve. I miei due ragazzi sono nati prematuri e ogni volta che rivedo una culla termica ripenso all’angoscia di quei giorni. Ogni missione si fa con questo spirito, pensando che quel piccolo possa essere nostro figlio».
Oggi le dita di tutti s’incrociano per Siria, osservando l’ambulanza che prende in consegna il piccolo fagotto e corre verso l’ospedale Bambin Gesù.
«In questi momenti vorresti fare di più, ma la situazione è talmente critica che hai persino paura ad avvicinarti – confessa il capitano Alessio Duranti -. Questa è una situazione vissuta decine di volte e a cui nessuno di noi riesce ad abituarsi. Ma la soddisfazione più grande è il sorriso di una mamma quando scende dall’aereo. Per lei siamo stati l’ultimo appiglio».
Le medaglie più preziose gli uomini del 31° Stormo non le hanno appese in bacheca: sono tutte nascoste in un cassetto chiuso a chiave come fosse una cassaforte.
Dentro, ben ripiegate, ci sono le lettere che arrivano da tante mamme. Come quella di Barbara Rosati di Spoleto, che solo grazie all’Aeronautica ha potuto accompagnare il figlio Ludovico a fare un trapianto di fegato.
O come quella dei genitori di Filippo, che il Falcon bianco ha riportato in Italia dalla Cina nel corso di una missione durata 29 ore: «Grazie per aver reso possibile un miracolo».
(da “La Stampa”)
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Ottobre 15th, 2017 Riccardo Fucile
LECCO, NEGLI ULTIMI MESI E’ INTERVENUTO TRE VOLTE SALVANDO PERSONE CHE STAVANO PER MORIRE
Ahmad Dheini ha 22 anni, libanese, lavora come cameriere nel ristorante del fratello per pagarsi il corso di laurea in Medicina all’ospedale Luigi Sacco, sede didattica della Statale di Milano.
Ahmad non si sente un eroe: «Ho fatto quello per cui mi sto preparando e che vorrei in futuro diventasse la mia professione», racconta mentre gli esercenti di via Bovara, una strada stretta e lunga nel cuore di Lecco, lo abbracciano dopo che per la seconda volta in due mesi ha salvato la vita ad una persona.
Stava servendo un piatto di hummus venerdì pomeriggio quando ha sentito gridare il suo nome. «Ahmad, Ahmad, corri, una ragazza si è sentita male, è svenuta, non respira!».
Lui ancora una volta ha fatto il suo dovere. Ha soccorso la donna in preda ad una crisi epilettica, l’ha messa in posizione di sicurezza perchè non soffocasse, le ha misurato il battito e atteso l’arrivo dei medici.
In agosto Ahmad aveva salvato un giovane di 26 anni che era stato ferito gravemente durante una banale discussione a due passi dal ristorante libanese.
Colpito al collo con i cocci di una bottiglia da due balordi poi finiti in manette: «Era steso a terra, rantolava. Ho tamponato la ferita e cercato di bloccare l’emorragia prima con le mani, poi con il mio grembiule. Alcune settimane dopo quel ragazzo, ricoverato in prognosi riservata, è stato dimesso dall’ospedale. È venuto a trovarmi, siamo diventati amici», racconta l’aspirante medico.
«Quello è stato davvero il mio primo incontro con la morte. Sono al quarto anno di medicina e mi è capitato di praticare alcune suture, ma mai nulla di simile».
L’orgoglio si legge nello sguardo del fratello Fadel, che gestisce il ristorante aperto da meno di un anno.
I genitori sono scappati dalla guerra in Libano nel 1989: Ahmad, le sue tre sorelle e i due fratelli, sono nati in Germania, poi dieci anni fa il lavoro del padre li ha portati a Lecco dove sono cresciuti e hanno studiato.
«Mio nonno è morto per un problema cardiaco ed è stato in quel momento che ho deciso che sarei diventato un cardiochirurgo. Ho sempre desiderato studiare medicina. Questa estate ho soccorso una ragazza in coma etilico in discoteca».
Poi si schermisce: «Non vorrei che qualcuno pensasse che porto sfortuna. Quando accade qualche incidente io ci sono sempre”.
Lo chiamano in cucina, Ahmad deve servire gli ultimi tavoli.
(da “il Corriere della Sera”)
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Ottobre 14th, 2017 Riccardo Fucile
AL GIOVANE FU PROPOSTO UN RAPPORTO SESSUALE CON LA MINORE: RIFIUTO’ E AVVISO’ LA POLIZIA… RINGRAZIATO PERSONALMENTE DAL QUESTORE DI ROMA PER IL COMPORTAMENTO DA CITTADINO MODELLO
Ha aiutato la polizia ad arrestare un padre che offriva sua figlia, una minorenne disabile, per rapporti sessuali che filmava. Un atto che gli è valso il permesso di soggiorno per motivi umanitari.
Il giovane, un richiedente asilo nigeriano ospite della tendopoli di via Ramazzini, è stato ringraziato personalmente dal questore di Roma Guido Marino per il suo encomiabile e meritorio comportamento.
Qualche settimana fa il giovane si era presentato negli uffici del commissariato Monteverde dove aveva raccontato di essere stato fermato in strada da un italiano che gli aveva fatto una proposta singolare: gli aveva offerto di avere un rapporto sessuale con una giovane donna, offrendogli anche dei soldi come compenso.
I due avevano fissato anche un appuntamento, ma lo straniero, che aveva aggiunto agli agenti di essere stato un detective nel suo paese, aveva preferito avvisare la polizia
I poliziotti avevano organizzato un appostamento e avevano visto arrivare all’appuntamento un fuoristrada con a bordo un uomo e una giovane.
Il conducente, dopo essersi fermato a parlare con lo straniero, lo aveva fatto salire a bordo, prospettandogli “dei giochi sessuali” con la giovane che si sarebbero dovuti concludere con un rapporto tra i due uomini.
Avvisati con un sms dall’extracomunitario delle intenzioni, gli agenti erano intervenuti, accertando che la ragazza era la figlia minorenne dell’italiano, per giunta affetta da gravi problemi di salute.
Le successive indagini hanno portato gli investigatori a ispezionare il telefono dell’uomo, scoprendo la presenza di numerosi video amatoriali, nei quali la figlia veniva violentata da alcuni uomini, il tutto ripreso e “diretto” dal padre, che prendeva anche parte attiva alle scene di sesso.
Nel corso della successiva perquisizione, i poliziotti hanno rinvenuto presso la sua abitazione una ingente mole di filmati pedopornografici. L’uomo era stato così arrestato con l’accusa di violenza sessuale di gruppo, detenzione di materiale pedopornografico e di maltrattamenti.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 12th, 2017 Riccardo Fucile
DA QUASI 40 ANNI NEL QUARTIERE DI NOTTING HILL, HA RISCHIATO DI SCOMPARIRE A CAUSA DELL’AMPLIAMENTO DI UN CINEMA
“Da Maria” è salva. Il Comune di Londra ha bocciato l’ampliamento del cinema “Gate”. 
Il ristorantino nel celebre quartiere di Notting Hill, di appena venti coperti e operativo da quasi quarant’anni, tanto da rappresentare un’istituzione per la capitale inglese, rischiava di scomparire perchè il confinante cinema aveva fatto domanda di allargarmento del foyer andando a occupare proprio lo spazio della trattoria.
La decisione è stata presa ieri sera quando i responsabili del municipio di Kensington e Chelsea, di competenza della vicenda, hanno preso in visione tutta la documentazione durante un incontro pubblico al quale hanno partecipato anche molti sostenitori del ristorante napoletano.
Tra gli atti non solo la domanda di ampliamento da parte del cinema e il progetto, ma anche numerose lettere a sostegno della trattoria giunte negli uffici comunali e, soprattutto, la petizione internazionale alla quale hanno aderito in migliaia e che ha subito un’impennata di adesioni proprio dopo la pubblicazione del nostro videoreportage
“Il Comune di Londra – racconta Luciano Ruocco, figlio dei due proprietari Maria e Pasquale – ha scelto di non dare il nulla osta al progetto per difendere quanto fino a ora “Da Maria” ha rappresentato per la metropoli: un angolo di pura italianità . La battaglia però ancora non è finita — continua Luciano – perchè da questo momento ci sarà da fare i conti con la proprietà del palazzo in cui siamo e con il continuo aumento degli affitti che mette a serio rischio le piccole attività a conduzione familiare come la nostra. Ma noi continueremo a lottare, come abbiamo fatto fino ad ora, con il sostegno di coloro che ci hanno aiutato fino ad oggi”.
(da agenzie)
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Ottobre 11th, 2017 Riccardo Fucile
LA STORIA DEL GESTO DI SOLIDARIETA’ DEL CONDUTTORE… IL PRECEDENTE A FAVORE DI MEDICI SENZA FRONTIERE
Flavio Insinna ha venduto Roxana, la sua barca di 15 metri e ha interamente donato il ricavato di 185 mila euro alla comunità di Sant’Egidio.
Lo scrive nel numero giovedì in edicola il settimanale OGGI, che partendo dall’atto di vendita dello yacht è riuscito a ricostruire tutti i passaggi che hanno preceduto il gesto di solidarietà del conduttore.
Che ha mantenuto la massima riservatezza sulla vicenda.
Già nell’autunno 2015, infatti, Insinna aveva donato Roxana a Medici Senza Frontiere perchè venisse impiegata in mar Egeo, per soccorrere i siriani che in fuga dalla guerra attraversavano sui barconi il tratto tra le coste turche e le isole della Grecia.
Quando quella rotta è stata chiusa Medici Senza Frontiere ha restituito la barca e Insinna ha deciso di venderla a vantaggio della comunità di Sant’Egidio per finanziare un corridoio umanitario che da un anno a questa parte ha permesso di soccorrere e trasferire dal Libano all’Italia alcune famiglie di profughi siriani.
(da “Il Corriere della Sera”)
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Ottobre 11th, 2017 Riccardo Fucile
“LO FACCIAMO PER ETIENNE, MA ANCHE PER NOI STESSI”
Non volevano che, dopo la notizia del furto della bicicletta al medico francese che sta girando il mondo su due ruote, fossero considerati tutti ladri.
Per questa ragione, i cittadini di Castel Volturno – il centro in provincia di Caserta dove, pochi giorni, fa era stata rubata la bici a Etienne Godard – hanno deciso di reagire. Attraverso un gruppo Facebook hanno lanciato una colletta per acquistare una nuova bici al Etienne, che intanto sta proseguendo il suo viaggio grazie alla generosità di un ciclista napoletano.
“Rincasando Etienne sta portando inevitabilmente con sè un miserevole ricordo di Castel Volturno. Proviamo a rendergli meno amara la sua esperienza Domiziana, ricomprandogli almeno la bicicletta che ha un valore di 800 euro. Cari concittadini di Castel Volturno, facciamolo per Etienne, ma facciamolo sopratutto per noi stessi!”, si legge nel primo messaggio del gruppo Fb, che si chiama, non a caso, “Castel Volturno ricompra la bici rubata”.
In altri post sono elencate le attività commerciali dove possono essere lasciate le quote della colletta: per raggiungere l’obiettivo, scrivono gli organizzatori, bastano 5 euro a persona.
Etienne Godard si è detto commosso della solidarietà ricevuta ed ha espresso gratitudine ai cittadini di Castel Volturno con un messaggio, riportato sul gruppo: “Siete assolutamente incredibili! Non avrei mai potuto immaginare una simile solidarietà spontanea! Gli abitanti di Castel Volturno sono di una gentilezza eccezionale”.
E per dare un lieto fine a questa brutta storia, la comunità di Castel Volturno ha avuto un’altra idea: istituire un premio per dieci studenti meritevoli della cittadina.
Date le circostanze, non poteva che trattarsi di biciclette.
Agli organizzatori dell’iniziativa piacerebbe che a consegnarle fosse proprio Etienne. “Saranno a disposizione gratuita dei ragazzi di Castel Volturno 10 bici, che saranno assegnate con un criterio meritocratico a quegli studenti delle elementari e delle medie del posto che raggiungeranno specifici risultati scolastici e che appartengono a nuclei familiari a non alto reddito. Il progetto è di poter ospitare Etienne a Castel Volturno e che lui stesso possa consegnare i premi agli studenti”, si legge in un post del gruppo.
Le adesioni su Facebook ancora non sono tantissime, ma la colletta è partita e, forse, il ciclista francese, dopo la delusione, potrà ricevere questo regalo inaspettato.
(da agenzie)
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