Dicembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile
MEGLIO VOTARE IN SILENZIO…E’ UNA LIBERTA’, NON LA SPRECHIAMO
Per fortuna mancano soltanto 48 ore e lo spettacolo, parecchio allucinante per la verità , propinatoci
da molti degli “attori in campo” (sia per il SI, sia per il NO) ce lo potremo mettere finalmente alle spalle.
Una pagina molto triste, comunque.
“Salvando la pace” di qualcuno è sembrato di assistere ad un pessimo film con “orde di barbari” – talvolta “impazziti”, e sino ai limiti della follia – variamente assiepati ai “lati del fiume”.
Ma l’Italia è diventata questo, purtroppo. Urla. Isterismi incontrollati.
Carenza di studio, di riflessione, di approfondimento e (in moltissimi casi) finanche di “autonomia valutativa e decisionale”.
Comunque sia, sebbene il mio sia stato, sempre e soltanto, l’impegno civico di un cittadino appassionato, questa volta ho deciso che “voterò in silenzio”.
Nessuna sorta di “propaganda”, ne’ per il SI, ne’ per il NO…
Che tutti votino secondo coscienza ed in modo consapevole…
Votare non è un dovere: è un diritto.
È una libertà : non la sprechiamo…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Dicembre 1st, 2016 Riccardo Fucile
IL PRIMO PARLA DI “STRANEZZE” NEL VOTO DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO, MA NON FA NOMI E COGNOMI, GRILLO TORNA COMICO E ACCUSA RENZI DI ABUSO DELLA CREDULITA’ POPOLARE, DI CUI LUI E’ IL MASSIMO ESPERTO (VEDI RESTITUCION DAY)
Per fortuna che domenica si vota, perchè il .livello da suburra del clima referendario ha raggiunto
ormai miasmi insopportabili tra insulti, bufale, falsi e patacche.
Salvini e Grillo vogliono finire in bellezza, anche per coprire (il primo) la crisi di consensi della Lega e (il secondo) le firme false di Palermo che stanno coinvolgendo i parlamentari Cinquestelle.
Oggi Salvini entra come sempre “nel merito della riforma” e parla dei voti degli italiani all’estero, il chiodo fisso di quelli del No (pensate se poi dovesse vincere il No tra i nostri connazionali…).
Salvini come sempre lancia il sasso e nasconde la mano: “Mi arrivano tante e tante segnalazioni, di stranezze per il voto degli italiani all’estero: schede non arrivate, non consegnate, gente che chiede di votare ed è impossibilitata a votare. Temo che in qualche consolato e in qualche ambasciata possano aggiungersi o possano scomparire delle schede”.
Consigliamo la magistratura di convocare immediatamente Salvini affinchè produca documenti e prove di quanto a sue mani, indicando quali siano i Consolati e le Ambasciate dove sono state fatte sparire le schede, visto che ormai la votazione all’estero è di fatto conclusa.
Fermo restando che legalità vuole che, in presenza di una notizia di reato, sia il parlamentare a recarsi in Questura, non che denunci presunti brogli a Rtl 102.5.
Se non avesse elementi, va da sè che andrebbe denunciato per calunnia e procurato allarme.
Passiamo a Grillo che se ne esce con : “Denunceremo penalmente Renzi per il reato di abuso della credulità popolare in merito alla falsa scheda elettorale del Senato che ha mostrato pubblicamente. La banda dei calamari finirà se tutti insieme il 4 dicembre diremo No”.
Lo scrive in un lungo post sul suo blog in cui si scaglia nuovamente contro Matteo Renzi.
Sul cattivo gusto di Renzi di ipotizzare un Senato elettivo sulla base di una proposta peraltro esistente (firmata Vannino Chiti) ma non ancora approvata, tramutandola in “futuribile” scheda elettorale stendiamo un velo pietoso.
Ma che parli di abuso della credulità popolare proprio colui che ieri ha mostrato un assegno farlocco di 80 milioni nel Restitucion day, quando è stato dimostrato che sarebbe a vuoto, visto che oltre la metà della cifra il M5S non poteva restituirla in quanto non ha potuto mai incassarla, essendo privo di Statuto, e che altri 16 milioni li aveva già restituiti in passato e non possono essere restituiti due volte, nonchè che 3 milioni vengono dall’Europa e non dall’Italia, è davvero esilarante.
Più che un referendum è ormai un serial Tv imperniato sul bue che dice cornuto all’asino.
Sempre di stalla si tratta, comunque.
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Dicembre 1st, 2016 Riccardo Fucile
CI MANCAVA IL GUARDIANO DELLA RIVOLUZIONE MAI FATTA: LASCI STARE IL PASSATO, A PACIFICARE GLI ITALIANI CI PENSO’ TOGLIATTI NON LUI
Il Comitato di presidenza del Csm ha dato mandato al procuratore generale della Cassazione,
titolare dell’azione disciplinare, di occuparsi del caso del presidente del Tribunale di Bologna, Francesco Caruso, che su Facebook aveva definito la riforma costituzionale (il testo era stato pubblicato dalla Gazzetta di Reggio) fondata su “corruzione” e “clientelismo”.
Il vertice del Csm ha anche inviato l’articolo alla Prima commissione perchè valuti se ci sono gli estremi per un eventuale trasferimento d’ufficio per incompatibilità funzionale.
“Una maggioranza spuria e costituzionalmente illegittima non può cambiare la costituzione trasformandone l’anima, rubando la democrazia ai cittadini – aveva attaccato Caruso – e non basta il plebiscito dell’eventuale vittoria del Sì a sanarne i vizi di legittimità . I sinceri democratici che credono al Sì riflettano. Nulla sarà come prima e voi sarete stati inesorabilmente dalla parte sbagliata, come coloro che nel ’43 scelsero male, pur in buona fede”.
Parole che hanno fatto scattare reazioni durissime: “Un delirio”.
Ma che ottengono anche il sostegno dei grillini.
Il giudice ha poi replicato, confermando “integralmente il contenuto” del suo intervento ma precisando che si trattava di un “testo privato scritto sulla propria pagina Facebook” e quindi “non destinato alla pubblicazione sul giornale”.
(da agenzie)
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Dicembre 1st, 2016 Riccardo Fucile
“L’ESERCITO DEL NO PENSA DI PORTARE LA BANDIERA DI VENTOTENE CON BRUNETTA, SALVINI E GRILLO?”… ” SI PENSI AL BENE DELL’ITALIA, NON AI PROPRI INTERESSI DI PARTITO”
“La bandiera di Ventotene la porterete tra la gente di Brunetta, di Salvini e di Grillo?
Anche Eugenio Scalfari vota Sì. In vista del voto di domenica sul referendum costituzionale, il fondatore della Repubblica spiega perchè sostenere le riforme volute dal Governo di Matteo Renzi e varate dal Parlamento.
Un elemento su cui Scalfari fonda il suo ragionamento riguarda “l’esercito del No”.
Segnalo “L’Amaca“ di Michele Serra sul numero di martedì scorso del nostro giornale, che è un vero capolavoro di ironia politica. Ricorda ai democratici di avanguardia che voteranno No di essere talmente d’avanguardia da aver perso di vista il grosso dell’esercito del No composto da quanto avanza del berlusconismo, dalla Lega ormai sulle posizioni nazionaliste e xenofobe dei populismi europei e infine il grosso di quell’esercito formato dai grillini 5 stellati. Questo è l’esercito del No. Caro Zagrebelsky, sei con una pessima compagnia e dovresti forse riflettere un momento, anche se so che non lo farai.
Scalfari registra poi l’importante annuncio di Romano Prodi per il Sì, quel Prodi che diede vita al Governo “migliore degli ultimi 25 anni”, che portò l’Italia nell’euro, parole che vengono dopo quelle del suo fedelissimo Arturo Parisi.
“È una decisione estremamente importante venendo da una delle personalità più autorevoli della nostra Repubblica e della nostra democrazia. Anche Parisi spiega per quale motivo, sia pure con rabbia, voterà Sì. Merita d’esser ricordato. Illustra le ragioni pro e contro che dentro di lui si equivalgono ma c’è poi una ragione politica che determina il suo Sì, in mancanza del quale rischia di affondare l’Italia e viene inferta una grave ferita anche all’Europa
Il fondatore della Repubblica si rivolge a chi vota No, ricordando il Manifesto di Ventotene.
“La bandiera di Ventotene la porterete tra la gente di Brunetta, di Salvini e di Grillo? Ci avete pensato e avete deciso di chiudere gli occhi e di marciare al buio verso il nulla con l’unica intenzione di mandare Renzi in soffitta? Ormai non è più questo il problema. Personalmente sono stato e tuttora sono molto critico su alcuni aspetti di Renzi e l’ho scritto infinite volte ma, lo ripeto, il problema non è più questo”.
Il problema è il futuro politico dell’Italia, che sarà nelle mani di Sergio Mattarella.
“Renzi ha legato al risultato referendario il suo destino politico. Questo è un errore, non va affatto bene e l’ha detto anche, con altre parole ma con questo stesso significato il Presidente Sergio Mattarella. Sostenere una riforma desiderata è legittimo, trasformarla in un’ordalia non va affatto bene. Ma ormai è tardi per correggere l’errore. La politica è sempre molto complessa, sicchè potrebbe anche darsi che Renzi sapesse di commettere un errore ma volesse farlo. Perchè? Perchè se vincessero i Sì lui ne uscirebbe rafforzato, ma se perdessero lui potrebbe usare la sconfitta per anticipare le elezioni all’inizio dell’anno prossimo, convinto che comunque le vincerà . È un calcolo politico come un altro. Attenzione però: a Waterloo Napoleone era sicuro di vincere perchè a metà della battaglia sarebbe arrivato sul fianco destro del fronte il generale Grouchy con le truppe di rinforzo. Invece arrivò il feldmaresciallo tedesco Blà¼cher che prese Napoleone alle spalle e la battaglia finì con la ben nota storica sconfitta. Comunque questa volta non spetta a Renzi decidere ma al Presidente Mattarella per il quale, come del resto è ampiamente previsto dalla prassi costituzionale, se perdono o se vincono i Sì o i No, l’esito del referendum non ha alcuna conseguenza politica sul governo in carica. Mattarella in questi giorni l’ha detto più volte: dal 5 dicembre Renzi sarà a rapporto dal Capo dello Stato per elencare i problemi che si pongono con la massima urgenza nel campo economico e finanziario, sul terreno europeo ed anche sulla legge elettorale che dovrà essere comunque riscritta. Da lavorare ce n’è un bel po’, bisogna farlo rapidamente e bene in Italia e in Europa”.
C’è da fare la legge elettorale.
“Niente più preferenze, niente più ballottaggio tra i primi due partiti, voto nei collegi, ballottaggio non più tra liste uniche ma tra coalizioni effettuate dopo il primo voto, sistema di voto proporzionale. Questi sono i capisaldi. La natura della coalizione è un tema politicamente essenziale. Un partito nato come centro-sinistra deve mantenere e addirittura rinforzare questa sua natura; soltanto se questa operazione viene effettuata in modo significativo, allora si possono cercare anche appoggi e fiancheggiamenti nell’ambito di forze moderate”.
C’è da rinsaldare la politica economica.
“I punti di riferimento sono Draghi, la politica degli investimenti, la gestione del debito pubblico e la crescita sorretta da una visione keynesiana entro i limiti delle regole europee”.
Quindi c’è da rilanciare la politica europea.
“La bandiera di Ventotene va alzata e perseguita al massimo perchè è indispensabile in una società globale che sta unificando il mondo con rapporti tra i vari Stati continentali. Questa politica comporta una lotta contro i nazionalismi, i populismi xenofobi, il capitalismo quando è un elemento dell’egoismo economico. Il capitale è una forza fondamentale della storia moderna e può essere una forza positiva o sfruttatrice. Lo dimostrò Marx alla metà dell’Ottocento: riconosceva la forza positiva del capitalismo che era in quel momento il motore della rivoluzione industriale e al tempo stesso delle libertà borghesi, premessa della rivoluzione proletaria. Ecco perchè l’Europa federalista è indispensabile e deve essere il principale obiettivo della sinistra moderna”.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 30th, 2016 Riccardo Fucile
LA NOVITA’ SAREBBE CHE TRE QUARTI DEI 100 NUOVI SENATORI POTREBBERO ESSERE ELETTI DIRETTAMENTE DAI CITTADINI CONTESTUALMENTE AL RINNOVO DEI CONSIGLI REGIONALI
Ieri il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha finalmente rivelato all’Italia — a soli cinque giorni dal referendum costituzionale — in che modo il Governo prevede si svolgeranno le elezioni del nuovo Senato.
La faccenda è interessante perchè solo di recente il Partito Democratico si è accorto dell’esistenza di un disegno di legge presentata il 20 gennaio 2016 dai senatori Dem Federico Fornaro e Vannino Chiti recante Norme per l’elezione del Senato della Repubblica.
La riforma della Costituzione infatti non specifica la modalità con la quale verranno eletti (i sostenitori del No dicono “nominati”) i nuovi senatori.
La riforma ha abrogato infatti l’articolo 58 della Costituzione, che prevede che i senatori siano eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età .
Inoltre nuovo articolo 57 della Costituzione stabilendo la composizione del nuovo Senato da 95 senatori (più cinque eventuali senatori nominati dal Presidente della Repubblica) specifica che i nuovi senatori dovranno essere eletti tra i componenti dei Consigli Regionali (e dei Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano):
Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori
Il fatto che non ci sia ancora una legge elettorale (chiamiamola così per semplicità ) per il nuovo Senato non è di per sè uno scandalo, perchè il comma 6 dell’art. 57 prevede appunto che una legge che regolamenti le modalità di elezione dei componenti del Senato delle Autonomie venga approvata da entrambe le Camere:
Con legge approvata da entrambe le Camere sono regolate le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della Repubblica tra i consiglieri e i sindaci, nonchè quelle per la loro sostituzione, in caso di cessazione dalla carica elettiva regionale o locale. I seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio.
Fermo restando che fino all’approvazione di una legge che regoli l’elezione dei senatori rimangono valide le disposizioni transitorie della riforma Renzi Boschi e quindi i senatori saranno eletti “direttamente” dai Consigli Regionali esiste una proposta di legge per rendere i cittadini partecipi dell’elezione dei nuovi senatori. Questa proposta proviene dalla minoranza PD, e pare che in questi ultimi tempi l’orientamento della maggioranza del partito (che invece voleva i senatori eletti con elezioni di secondo livello) sia quella di farla propria.
Del totale dei cento senatori, tolti i cinque di nomina presidenziale, sappiamo che i sindaci senatori saranno 21 (uno per ogni Regione e uno ciascuno alle Province autonome di Trento e di Bolzano) e che verranno scelti direttamente dai Consiglieri Regionali.
Con circa un quarto dei senatori “nominati” (a proposito con il nuovo Senato quelli scelti dal Presidente della Repubblica “pesano” di più) restano quindi 74 senatori da scegliere tra i Consiglieri Regionali, ma in che modo?
Il disegno di legge Chiti prevede l’adozione del collegio uninominale di lista “con un unico candidato collegato a un raggruppamento regionale e attribuzione dei seggi con metodo proporzionale” con la ripartizione dell’Italia in 74 collegi elettorali e ogni regione ne potrà avere uno (o più) in proporzione alla popolazione residente (ad eccezione delle Province autonome di Trento e di Bolzano).
In pratica — ed è quello che ha detto Renzi ieri durante il suo MatteoRisponde, al momento delle elezioni regionali agli elettori verranno consegnate due schede, una per l’elezione del Consiglio Regionale, l’altra per l’elezione del Consigliere da mandare al Senato.
Il consigliere (o i consiglieri) che prenderà più voti verrà eletto al Senato, ma solo se sarà eletto in Consiglio Regionale altrimenti rimarrà a casa.
L’adozione di questa prospettiva da parte di Renzi è una discreta novità , frutto di un cambio di rotta in Direzione PD ad ottobre in appoggio alla bozza Fornaro-Chiti.
Fino ad ora il Presidente del Consiglio infatti non aveva ancora spiegato come verrà eletto il Senato delle Autonomie.
Del resto la proposta di Chiti e della minoranza Dem e potrebbe non essere approvata perchè non è chiaro quale maggioranza (i voti del PD non bastano) potrebbe sostenerla.
La trovata di Renzi potrebbe servire anche a convincere la minoranza Dem ad appoggiare convintamente la riforma, già il 20 gennaio il senatore Paolo Corsini (uno dei firmatari del ddl Chiti) diceva: «Sia chiaro che il nostro sì al referendum non è incondizionato. Dipende da come il governo e il Pd accoglieranno questa nostra proposta…Anche perchè non sarà facile sconfiggere il fronte del No che già assomiglia al TCR (Tutti contro Renzi) ».
Ci sono poi alcune criticità specifiche della proposta.
A partire dal modo in cui i candidati consiglieri designati ad andare al Senato verranno scelti dai singoli partiti (primarie o scelta della direzione), il fatto che nella scheda mostrata da Renzi ci sia un solo nome per ogni partito fa capire che gli elettori non potranno scegliere fino in fondo chi votare.
Ma innanzitutto c’è il problema di un’eventuale incostituzionalità della norma salvata solo in parte dal comma 5 del nuovo articolo 57 che dice che l’elezione dei consiglieri senatori dovrà avvenire «in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge».
La riforma costituzionale ha abolito l’elezione a suffragio universale dei Senatori mentre la proposta avanzata da Chiti (e la scheda mostrata ieri da Renzi) sembra andare di nuovo verso l’elezione dei senatori a suffragio universale anche se formalmente a nominare i senatori sarà il Consiglio Regionale in base all’indicazione proveniente dalle urne
Come per l’elezione dei deputati il ddl Chiti prevede che partecipino alla scelta tutti i cittadini che hanno compiuto il diciottesimo anno d’età e che ad essere eleggibili siano solo i cittadini che hanno compiuto il venticinquesimo anno di età (articolo 8 della proposta di legge) cosa che non è però specificata dalla nuova Costituzione che ha abrogato anche il limite d’età per essere eletti al Senato (che era a quarant’anni).
A questo va aggiunto inoltre che il nuovo Senato dovrà rappresentare i Consigli Regionali e non gli elettori (per questo i renziani spingono per un’elezione di secondo livello, più aderente al nuovo dettato costituzionale).
C’è poi la questione della proporzionalità : la riforma prevede che ogni Regione non possa avere meno di due senatori in molte regioni (quelle meno popolose) dal momento che un senatore verrà scelto tra i sindaci eleggeranno un solo senatore. In questo modo però non verrà rispettato il criterio della proporzionalità rispetto alle decisioni degli elettori di quella singola regione (ma non sarebbe nemmeno con qualsiasi altro sistema visto che un solo eletto rappresenta semmai l’espressione della maggioranza politica al governo in quella Regione).
Nelle altre Regioni, fa notare Alessandro Gilioli, la situazione è ancora più complessa perchè la proporzione in oggetto è quella “si stabilisce che i consigli regionali, eletti con il maggioritario, sceglieranno i senatori con il proporzionale, cioè in base alla proporzione tra i gruppi eletti con il maggioritario“.
Così come per i consiglieri-senatori anche il mandato dei sindaci-consiglieri sarà infine legato alla durata del Consiglio Regionale che li ha nominati.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 30th, 2016 Riccardo Fucile
IL PRIMO CITTADINO DEL COMUNE LIVORNESE POI RICEVE INSULTI E MINACCE
Una battuta di cattivo gusto sull’ex pilota Alex Zanardi e il suo voto al referendum scatena la bufera contro il sindaco di Suvereto Giuliano Parodi.
Prima con le critiche, a cui il sindaco ha risposto, e poi con insulti e minacce di morte tanto da costringerlo a cancellare il post.
Il profilo ora è diventato irraggiungibile.
Parodi, che con una lista civica nelle ultime elezioni ha strappato il paese in provincia di Livorno al Pd dopo anni di predominio del centrosinistra aveva scritto sulla sua bacheca Facebook: “Alex Zanardi vota Sì…peccato, lo facevo più “in gamba”.
L’ex pilota, campione paralimpico ed esempio per tanti giovani, ha perso le gambe a causa di un incidente durante una gara nel 2001 e, nel corso degli anni, la sua forza di rialzarsi e la sua grinta lo hanno reso un modello da seguire.
Anche per questo l’ironia del sindaco di Suvereto non è piaciuta agli utenti di Facebook che hanno mostrato il loro disappunto nei commenti al post: “Giuliano non ti sembra un po’ troppo crudele?”, chiede Venanzio a cui il sindaco risponde: “La satira deve essere un pugno nello stomaco per funzionare, altrimenti sono le battute di Zelig”. Ma un altro utente contrattacca: “Quindi lei fa satira? Mi sembrava di aver capito che invece facesse il sindaco”.
I commenti scorrono. Ce ne sono alcuni che giustificano il post e altri che lo attaccano. Poi il sindaco è stato costretto a cancellare il post, e Facebook dopo le segnalazioni ha bloccato il profilo: “Era una battuta ironica, Zanardi è una persona speciale che è il primo ad ironizzare su ciò che gli è accaduto. E molti giornali hanno usato quest’espressione in passato”.
Il sindaco ora si dichiara turbato: “Sono stato minacciato di morte, hanno postato insulti e minacce sotto le foto dei miei figli. L’ironia è un conto, ma non voglio che se la prendano con i miei figli. E’ stato un attacco squadrista”.
Non pare abbia ancora compreso che l’ironia è altra cosa dal cattivo gusto.
(da agenzie)
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Novembre 30th, 2016 Riccardo Fucile
FORZATURE E NOTIZIA FALSE DA UNA PARTE E DALL’ALTRA… IL KIT ANTI-BUGIE DI RENZI: “L’ULTIMA E’ SU MIA MOGLIE”
Ci sono le bufale-satira, che puntano a smontare gli allarmismi: Gigi D’Alessio col cartello che dice “Se vince il No smetto di cantare”.
E ci sono le bufale semiserie, quelle più o meno anonime del web, in cui si rischia anche di cadere: “Non lasciare che cancellino il tuo voto, non usare le matite del seggio, portati la biro!”.
Oppure: “Trovate a Rignano, paese di Renzi, cinquecentomila schede già segnate col Sì”. È una di quelle contro cui il premier si è scagliato ieri sera, nella sua diretta social #matteorisponde, lanciando il suo kit anti-bufale sulla riforma.
Lui ne ha elencate una ventina: dalla lunghezza dell’articolo 70 alla deriva autoritaria fino all’immunità parlamentare. “L’ultima è quella su mia moglie, Agnese che vota No”.
E per smontare la tesi del Senato “dopolavoro di non eletti” Renzi ha mostrato un fac-simile della scheda con cui i cittadini sceglierebbero i senatori. Anche se la legge, come lui stesso ha ricordato, ancora non c’è.
Insomma bufale e forzature spuntano anche nella propaganda ufficiale, controfirmata dai comitati del Sì e del No. Ecco quelle più vistose.
LE BUFALE DEL SàŒ
I tagli. “Con la riforma si risparmieranno almeno 490 milioni l’anno”.
L’ha detto la ministra Maria Elena Boschi, lo spiega così il vademecum del Sì: “Abolite le indennità dei senatori (80 milioni); razionalizzazione dei servizi del Senato (70 milioni); superamento delle Province (320 milioni); soppressione del Cnel (20 milioni)”.
Peccato che siano cifre senza riscontri. L’unica stima che ha il bollino della Ragioneria generale dello Stato quantifica in 57 milioni l’abolizione delle indennità dei senatori.
Lo stop alle Province invece è già previsto dalla legge Delrio del 2014. A ricordarlo è anche Roberto Perotti, ex consigliere economico del governo Renzi che, sulla Lavoce.info, ha stimato in 161 milioni annui i tagli della riforma: 131 milioni in tutto dal Senato, 3 dall’abolizione del Cnel, 17 dagli stipendi dei consiglieri regionali, 10 dall’azzeramento dei fondi ai gruppi regionali.
Il Pil. “Se vince il Sì aumenta il Pil”.
Lo dice il sito Bastaunsì, ma è un automatismo impossibile da dimostrare, anche se le previsioni di Confindustria (contestatissime) vanno in questa direzione.
Certo la vittoria del Sì potrebbe assicurare stabilità e quindi effetti positivi sulla crescita, che dipende però da molti altri fattori. A settembre l’Ocse abbassava le stime sul Pil (0,8% nel 2017) affermando: “Non siamo in grado di pronunciarci sugli effetti potenziali” del referendum. Nelle ultime previsioni la riforma viene definita “un passo avanti” ma, a prescindere dall’esito referendario, la stima sale a + 0,9%.
I governi tecnici. La vittoria del No ci “condanna a governi tecnici in eterno”.
L’affermazione campeggia sul sito Bastaunsì. Ma un conto è dire che se la riforma viene bocciata c’è il rischio di un governo tecnico, altro è sostenere che non avremo altro da qui all’eternità . Se vince il No resta la Costituzione attuale, che in 70 anni ha consentito numerosi governi politici.
LE BUFALE DEL NO
Camere illegittime. “La riforma è stata approvata da un Parlamento illegittimo perchè eletto con una legge bocciata dalla Corte costituzionale”.
È una tesi frequente tra i sostenitori del No, ma in realtà è un giudizio politico non un fatto. La stessa sentenza della Consulta che ha dichiarato l’incostituzionalità del Porcellum conferma la piena legittimità delle Camere elette con quel sistema. “Le Camere”, scrivono i giudici, “sono organi costituzionalmente necessari ed indefettibili e non possono in alcun momento cessare di esistere o perdere la capacità di deliberare”.
L’elezione del Colle. “Sarà possibile eleggere il presidente della Repubblica con 10-15 voti”.
La tesi, falsa, è circolata nel fronte del No, ma i numeri sono stati corretti nel tempo. L’ultima versione è così: “Dal settimo scrutinio, quando il quorum scende a tre quinti dei votanti, basteranno 221 parlamentari per scegliere il capo dello Stato, a patto però che le opposizioni abbandonino l’aula”.
Ma perchè dovrebbero farlo visto che se sono tutti presenti di voti ne serviranno 439, cioè ben 99 in più dei 340 deputati che l’Italicum (se resta) assegna alla maggioranza?
Il referendum. “Con la riforma sarà più difficile proporre referendum abrogativi perchè aumenta il numero di firme per richiederlo”.
Non è vero. I requisiti attuali restano in vigore: 500 mila firme per presentare la richiesta, un quorum minimo della maggioranza degli aventi diritto perchè il risultato sia valido. Ma si aggiunge una nuova possibilità : se si raccolgono 800 mila firme il quorum scende alla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni politiche.
(da “La Repubblica”)
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Novembre 29th, 2016 Riccardo Fucile
ISTITUTO CATTANEO: PER VINCERE RENZI HA BISOGNO DELL’ELETTORE MERIDIONALE DI FORZA ITALIA
L’elettore che sarà decisivo per l’esito del referendum costituzionale ha l’accento meridionale e in tasca la tessera di Forza Italia.
Ed è colui che il premier Matteo Renzi sta cercando di convincere in tutti i modi a votare Sì domenica prossima.
Dalla spedizione renziana guidata dal sottosegretario Luca Lotti nel sud Italia, senza disprezzare i feudi dei ras delle clientele, si intuisce quale sia la strategia del Governo per vincere la partita decisiva.
La missione nel Meridione però non è affatto marginale, e lo dimostrano i dati dell’Istituto Cattaneo che l’Huffington Post ha consultato per avere un quadro esaustivo degli scenari in vista del voto.
Il presidente del Consiglio qualche giorno fa ha fornito i suoi numeri della vittoria: “Serve il 60% di affluenza e 15 milioni di voti”.
L’obiettivo è ambizioso e mai è stato raggiunto nei due precedenti referendum costituzionali. Nel 2006 la partecipazione fu del 52,4%, nel 2001 addirittura del 34,1%.
Ma è proprio sul terreno della partecipazione che saranno decise le sorti del referendum.
“Lo schieramento che riesce a portare al voto l’elettore di centrodestra al Sud diventa il vero ago della bilancia. E’ lì che si può alzare il livello di partecipazione fino al 60%. Ma la sfida è di quelle complesse: si deve convincere quell’elettorato di Forza Italia che al sud è difficilmente mobilitabile e soprattutto ha dimostrato di essere slegato dalle indicazioni del partito”, afferma Marco Valbruzzi del Cattaneo.
Il ricercatore ha redatto uno studio sulla differenza tra l’affluenza ai due precedenti referendum costituzionali e le corrispettive elezioni politiche.
“Guardando i dati si registra un divario tra le regioni del Centro Nord e le regioni del Sud, quantificabile in circa il 6% di partecipazione in meno”.
Questo scarto è dovuto, prosegue Valbruzzi, “agli elettori meridionali che alle politiche hanno votato centrodestra e che però non si sono mobilitati nel caso di referendum costituzionali. In numeri, circa il 50 per cento degli elettori di Forza Italia nelle regioni del Sud poi non è andato alle urne per le consultazioni referendarie”. Una bella fetta di elettorato che fa gola, in primis allo schieramento del Sì.
Un dato su tutti è emblematico: “A Napoli il 70% di chi aveva votato FI non è andato a votare al referendum del 2006, pur trattandosi di una riforma costituzionale voluta e approvata dal governo di centrodestra”, afferma Valbruzzi.
Al di là quindi dei rispettivi elettori dei principali schieramenti del Sì (Pd) e del No (M5S) che si andranno a contare nelle urne, sarà il pendolo di Forza Italia a decretare il vincitore quanto più alta sarà la partecipazione al voto.
Analizzando il comportamento degli elettori dem e grillini si delineano scenari più prevedibili, secondo il Cattaneo. Il Movimento 5 Stelle ha dimostrato nel caso del referendum sulle trivelle di aprile di riuscire a portare alle urne, secondo l’orientamento dato dai vertici del partito, circa 3 elettori su 4: “I grillini sono stati capaci di far votare i loro ‘supporter’ in un modo uniforme rispetto all’indicazione del Movimento”.
Il Cattaneo, va precisato, ha fatto riferimento alla consultazione di aprile dato che nei precedenti referendum costituzionali il M5S non era ancora nato come forza politica.
Discorso simile, ma per certi aspetti più complesso, per il Pd. “Anche i dem hanno portato al voto in media il 75% dei loro elettori ai referendum sulle modifiche alla Costituzione”, continua Valbruzzi.
Un dato che conferma come l’elettore di sinistra si mobiliti in maniera pressochè analoga alle elezioni politiche quando c’è in ballo la Costituzione.
C’è tuttavia un’altra considerazione da fare. “Si tratta di un partito diverso dall’Ulivo del 2006 e dai Ds nel 2001. Allora la Ditta mobilitava gran parte dei suoi aderenti. Nel caso del referendum di domenica è legittimo aspettarsi che non sarà così”.
Secondo il ricercatore del Cattaneo bisogna tener conto che una parte dell’elettorato del Partito Democratico, pur restando fedele ai dem, non gradisce poi così tanto la riforma costituzionale approvata da questo governo.
“Il Partito di Renzi non riuscirà a portare tutti i suoi elettori al voto, e comunque non secondo le indicazioni del premier. Perchè per la prima volta il principale movimento di centrosinistra si presenta fortemente diviso al referendum costituzionale”, prosegue Valbruzzi.
Secondo il ricercatore, al 20% del voto democratico che si disperde – come già avvenuto nelle precedenti consultazioni tra astensionismo e voto difforme – va aggiunto un altro 10% di voto contrario o comunque mancante all’appello finale.
“Si può stimare un 30% circa di preferenze in meno rispetto all’elettorato di riferimento. Un terzo quindi”, conclude Valbruzzi.
Il Pd, partendo da questo deficit, dovrà quindi compensare l’ammanco di voti nel proprio bacino elettorale convincendo il più alto numero possibile di indecisi. Appurato l’identikit dell’elettore che risulterà decisivo per alzare l’asticella dell’affluenza, è chiaro anche dove saranno concentrati i maggiori sforzi negli ultimi giorni di campagna elettorale: direzione sud, con svolta a Destra.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 28th, 2016 Riccardo Fucile
IL SENATORE DI GAL PEPE IPOTIZZA LO SCOPPIO DI BOMBE FATTE ESPLODERE AD ARTE… AL DELIRIO REFERENDARIO MANCAVA ANCORA “LA STRATEGIA DELLA TENSIONE”
“State lontani dalle camionette. Può accadere che la settimana prima di un referendum importante
in cui il governo va sotto il destino delle genti italiche possa essere indirizzato da una bomba o da una bombetta…”.
E’ il tweet choc del senatore di Gal Bartolomeo Pepe.
Il cinguettio del parlamentare ex Movimento 5 Stelle ha subito innescato la polemica. “Assistiamo ormai senza sosta a una escalation verbale inaccettabile, a richiami alla violenza e all’insulto che gli italiani che vogliono bene alla democrazia nel nostro paese non meritano”, denuncia il comitato referendario Basta un Sì di fronte all episodio definito “inquietante” del senatore Gal Bartolomeo Pepe che su twitter evoca timori di bombe fatte esplodere ad arte per influenzare l’esito del referendum del 4 dicembre.
“Più che a una strategia della tensione d’altri tempi, da queste parole emerge solo una tensione e un’irresponsabilità scellerate e fuori luogo – attacca il comitato referendario – che mal si addicono a dichiarazioni rilasciate da un membro delle istituzioni degno di rappresentare il popolo italiano. Noi tutti – conclude il comitato – siamo impegnati a condurre una campagna serena e basata sui contenuti della riforma e siamo convinti che il nostro paese non abbia ulteriore bisogno di alimentare divisioni e ostilità “.
(da “Huffingtonpost“)
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