Ottobre 5th, 2012 Riccardo Fucile
“QUEI SOLDI MI SPETTAVANO”… VIA DALLA CELLA MERENDINE E BIBITE GASATE
La spartizione dei fondi della Regione Lazio «avvenne grazie a un accordo tra il
presidente del Consiglio regionale Mario Abbruzzese e tutti i gruppi che poi decidevano come spendere i soldi».
Non cambia linea Franco Fiorito.
Dalla cella di Regina Coeli l’ex capogruppo del Pdl arrestato tre giorni fa con l’accusa di peculato per essersi appropriato di un milione e 350 mila euro, conferma che tutti i suoi colleghi utilizzavano il denaro anche per spese personali.
E tenta di rilanciare.
Mentre il giudice ordina il sequestro della sua villa al Circeo, delle auto di grossa cilindrata (che saranno usate dalla Finanza) e dei conti correnti, lui si concentra su quella «doppia» e addirittura «tripla indennità » che si era attribuito quando aveva anche l’incarico di presidente della Commissione bilancio e di tesoriere. E dichiara: «Anche negli altri gruppi si faceva così».
L’inchiesta sulle ruberie e gli sperperi entra dunque in una fase cruciale.
E si arricchisce di nuovi dettagli.
Tra i documenti depositati in vista dell’udienza davanti al Tribunale del riesame c’è la relazione preparata dagli specialisti del Nucleo valutario guidati dal generale Giuseppe Bottillo.
Hanno individuato «quattro bonifici tra il quattro aprile 2012 e il 5 maggio 2012 per 23.140 euro accreditati da Fiorito su uno dei suoi conti personali e rimborsi giustificati come “pagamenti canone locazione sede Roma gennaio/febbraio/marzo/aprile 2012″» che potrebbero in realtà essere serviti per pagare gli affitti dei due appartamenti che lo stesso politico aveva ottenuto da due enti benefici in pieno centro di Roma.
Proprio per cercare di ottenere la restituzione dei soldi che avrebbe preso illecitamente, il giudice ha disposto un nuovo provvedimento contro Fiorito.
Sotto sigilli sono finiti, oltre alla magione del Circeo, la Jeep Wrangler comprata per affrontare la nevicata di Roma nel febbraio scorso, la Bmw e la Smart, tutte pagate con i soldi pubblici.
La Guardia di finanza hanno bloccato anche i 7 conti correnti aperti in Italia e i 4 in Spagna dove ha trasferito oltre 330 mila euro. Soldi che si era impegnato a restituire prima che fosse ordinata la sua cattura.
«È solo il caso di evidenziare – scrive il giudice Stefano Aprile motivando il sequestro – che si sono raccolte prove molto concrete che vanno ben al di là di quanto richiesto».
All’ora di pranzo lo stesso giudice entra in carcere per il cosiddetto interrogatorio «di garanzia».
Nella cella, per ordine dei medici del carcere, sono sparite le merendine e bibite gasate che aveva comprato in quantità allo spaccio del carcere, ma che sono ritenute «incompatibili» con la sua salute.
Fiorito ha ripetuto quanto aveva dichiarato il 19 settembre, ma ha aggiunto alcuni dettagli.
Nonostante nell’ordinanza di custodia cautelare gli sia già stato contestato che ben sei testimoni «smentiscono le sue confuse dichiarazioni difensive sull’erogazione di indennità multiple», lui ribadisce che «questa era la prassi» e si dichiara «pronto a provarlo con fatti e circostanze», confermano i suoi legali Carlo Taormina ed Enrico Pavia.
Poi entra nelle contestazioni. E cerca di scrollarsi di dosso una parte delle accuse, anche a costo di scaricarle sui suoi collaboratori.
ra le spese illecite c’è quella per la caldaia per la villa del Circeo. Si tratta di una fattura di 1.100 euro trovata durante la perquisizione nell’appartamento del suo segretario Bruno Galassi.
«Lui si occupava delle incombenze, non so davvero che soldi abbia utilizzato». Galassi sarà risentito, così come l’altro segretario Pierluigi Boschi.
E intanto si continuano a esaminare anche le fatture depositate da tutti gli altri consiglieri del Pdl.
Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)
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Ottobre 4th, 2012 Riccardo Fucile
LA CLINICA PAGATA A SISSI… L’EX FIDANZATA:” MI REGALAVA ANELLI, BORSE E VIAGGI”
Alcuni consiglieri regionali del Pdl del Lazio sapevano che Franco Fiorito prendeva tre indennità al mese. E non si sono mai opposti.
A raccontarlo ai magistrati il 19 settembre scorso è stato lo stesso ex capogruppo che poi ha indicato anche i motivi della sua sostituzione: «Sono stato fatto fuori perchè non ho accolto la continua richiesta di soldi che mi arrivava dagli esponenti di Forza Italia».
Un anticipo di quello che ripeterà probabilmente oggi, con nuovi e ulteriori dettagli.
I verbali allegati all’inchiesta sugli sperperi della Regione confermano la faida interna al partito. Ma svelano anche nuovi dettagli clamorosi sull’utilizzo dei fondi a scopi personali.
L’elenco delle spese lo fa Samantha Reali, l’ex fidanzata di «er Batman» che a verbale dichiara: «Mi faceva moltissimi regali. Il suo segretario mi portò anche i soldi in contanti per pagare un ricovero in clinica»
La «tripla quota»
Nel primo interrogatorio da indagato di fronte al procuratore aggiunto Alberto Caperna e al sostituto Alberto Pioletti, Fiorito deve spiegare tutti i bonifici e gli assegni elencati nella relazione degli investigatori del Nucleo valutario.
Gli uomini del generale Giuseppe Bottillo hanno analizzato nel dettaglio tutte le uscite dai conti intestati al Pdl. E hanno scoperto oltre un milione e 357 mila euro non giustificati.
Afferma il politico: «La scelta della cosiddetta “tripla quota” non è stata deliberata dal gruppo consiliare, ma risponde ad una prassi sempre seguita sia nel gruppo del Pdl sia negli altri gruppi che ho trovato al mio insediamento, a metà della passata legislatura allorquando ero componente della commissione Bilancio in quota all’opposizione»
Poi, sollecitato anche dai suoi legali, Carlo Taormina ed Enrico Pavia, indica i partecipanti all’accordo: «Non tutti i componenti del mio gruppo consiliare erano a conoscenza di questa prassi e delle modalità con le quali mi attribuivo la cosiddetta “tripla quota”.
Qualcuno ne era a conoscenza e tra questi i quattro membri della commissione Bilancio del mio gruppo: Romolo Del Balzo, Ernesto Irmici (portavoce dell’onorevole Fabrizio Cicchitto), Stefano Galetto e Andrea Bernaudo.
Preciso che i quattro componenti della commissione Bilancio non hanno percepito la cosiddetta “quota doppia” avendo optato per l’erogazione di eventi da parte della Presidenza del Consiglio».
«Volevano altri soldi»
I magistrati gli chiedono conto del dossier preparato contro altri esponenti del suo partito.
Fiorito li accusa: «La mia destituzione da capogruppo nasce dalla mia intenzione di regolarizzare alcune spese che mi sembravano fuori controllo effettuate dai consiglieri dell’ex gruppo Forza Italia che sono Francesco Battistoni, Lidia Nobili, Andrea Bernaudo, Giancarlo Miele, Romolo del Balzo, Chiara Colosimo, Carlo De Romanis, Veronica Cappellaro, nonchè il segretario di quest’ultima Andrea Palazzo, i quali volevano un ampliamento del plafond trimestrale. Non essendo stati da me accontentati, i citati consiglieri si sono rivolti al vicecoordinatore regionale Alfredo Pallone con il quale, a mia volta, mi ero più volte lamentato di tali continue richieste di maggiori fondi».
Quando gli viene chiesto conto delle fatture trovate nel tritacarte afferma: «Si trattava del pagamento di 6.000 euro (pari a 2.000 euro al mese) in contanti che ho fatto recapitare al proprietario di casa; una fattura per l’acquisto di cravatte presso “Marinella” effettuata dall’onorevole Miele di cui ho fatto pervenire copia alla stampa; una fattura non pagata del porto turistico di Tenerife dove era ormeggiata una barca ereditata da mio padre».
I diamanti per Samantha
Yacht, ville, automobili di grossa cilindrata: non ha mai badato a spese Fiorito. E lo ha dimostrato anche durante il suo lungo fidanzamento con Samantha Reali.
La donna viene interrogata lunedì scorso. I magistrati hanno la lista delle spese effettuate con la carta di credito del Pdl, le chiedono se ha mai ricevuto regali importanti.
Lei fa l’elenco e alcuni combaciano con gli esborsi addebitati al partito: «Era solito farmi dei regali per il compleanno e a Natale. Ricordo che oltre all’anello di fidanzamento, mi ha regalato altri due anelli (entrambi di Damiani). La gioielleria dove sono stati comprati è di Anagni. Verso la fine del 2010 siamo andati alle Maldive. Non sono a conoscenza dell’importo di questa vacanza. Un’ulteriore vacanza è stata quella di tre giorni a Positano presso l’hotel San Pietro. Come altri regali ho ricevuto due borse di Gucci, una per Natale 2010. A mia figlia ha regalato un computer portatile».
I contanti per la clinica
Nel maggio 2010 la donna è stata ricoverata e in quel caso è stato Pierluigi Boschi, il segretario di Fiorito, a consegnarle i soldi.
«All’inizio mi avevano prospettato un ricovero massimo di due o tre giorni. La degenza si è prolungata per circa 10, 12 giorni e per far fronte a questo imprevisto Fiorito si è offerto di sostenere le spese. Il costo complessivo della mia degenza credo si aggirasse sui 5.000 euro, pari a 500 euro al giorno. Tale somma mi è stata materialmente consegnata in contanti da Pierluigi Boschi perchè Fiorito era impossibilitato a raggiungermi. Ho poi consegnato tale somma all’ufficio amministrativo del reparto».
Poi conferma la grande disponibilità di denaro dell’ex fidanzato.
Parla di un viaggio a Tenerife, alle Canarie, della vacanza nel resort in Sardegna. E quando le chiedono i ristoranti frequentati, dice: «Sarà capitato raramente di andare a cena soltanto io e lui, la maggior parte delle volte erano cene tra amici o di lavoro che si svolgevano presso ristoranti di Frosinone e Anagni quali il Castello Ducale, il Verde Liri e altri. Per tutte le circostanze era sempre Fiorito a saldare il conto».
La finta assunzione
Le verifiche del Nucleo valutario hanno evidenziato quattro bonifici ricevuti dalla donna tra l’8 novembre 2011 e il 13 giugno 2012 per oltre 7.000 euro.
Lei nega di aver mai lavorato alla Regione. «Conobbi Fiorito in occasione della prima campagna elettorale, verso il 2005, e collaborai all’organizzazione su tutta la provincia di Frosinone. Non ho preso alcun compenso, poi è nata una relazione durata fino alla primavera 2011.
Anche nella seconda campagna elettorale ho prestato la mia collaborazione, ma non ho percepito compensi. Ho ricevuto i bonifici quando la nostra relazione era già finita, me ne sono accorta soltanto al secondo pagamento. Ho pensato si riferissero alla collaborazione prestata».
I magistrati le mostrano «la lista anagrafica dei dipendenti del Gruppo Pdl da cui la medesima risulta assunta il 1° ottobre 2011 e licenziata il 31 dicembre 2011».
Lei è categorica: «Non ero assolutamente a conoscenza di tale assunzione. Non ho mai firmato alcun contratto di collaborazione con il Gruppo del Pdl. Non ho chiesto spiegazioni sui bonifici perchè erano somme a me dovute».
Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)
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Ottobre 4th, 2012 Riccardo Fucile
I COMPONENTI PDL ISCRITTI NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI CON L’ACCUSA DI ABUSO D’UFFICIO PER LA NOMINA DI UNA DIRIGENTE
I componenti della giunta di centro destra della Calabria sono stati iscritti nel registro degli indagati, con l’accusa di abuso d’ufficio, dal sostituto procuratore di Catanzaro Gerardo Dominijanni.
L’inchiesta che ha messo nei guai l’esecutivo calabrese riguarda la nomina della dottoressa Alessandra Sarlo a dirigente regionale del Dipartimento controlli.
A luglio scorso lo stesso reato era stato contestato al presidente della giunta Giuseppe Scopelliti.
Alessandra Sarlo è la moglie del giudice Vincenzo Giglio, presidente della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, arrestato lo scorso 30 novembre a Milano per le ipotesi di corruzione e favoreggiamento personale (aggravato dall’aver agevolato la ‘ndrangheta).
LA DECISIONE
La decisione di Dominijanni a coinvolgere l’esecutivo calabrese nell’inchiesta – come scrive il quotidiano della Calabria – sarebbe arrivata dopo le dichiarazioni dell’assessore al Personale Mimmo Tallini.
«La delibera sulla nomina della Sarlo è stata votata in giunta all’unanimità » — si sarebbe difeso l’assessore. Da qui la necessità del magistrato di approfondire i meccanismi della nomina.
Alessandra Sarlo a luglio 2011 era stata nominata dalla Regione dirigente generale del Dipartimento controlli.
LA NOMINA
In passato era stata nominata commissario straordinario dell’Asl di Vibo Valentia, poi sciolta per mafia.
Fu proprio per questa nomina che suo marito, il giudice Giglio, fu accusato di complicità con la ‘ndrangheta.
Assieme al giudice finirono in galera il consigliere regionale del Pdl della Calabria Francesco Morelli ed esponenti della famiglia Lampada.
Il gip di Milano Giuseppe Gennari nell’emettere l’ordinanza di arresto aveva scritto:” Per chiarezza va subito detto che lo scambio è: per Morelli notizie relative a possibili procedimenti a suo carico per mafia; per Giglio la nomina di Alessandra Sarlo a commissario straordinario all’Asl di Vibo Valentia”.
L’INTERROGATORIO
Nell’interrogatorio l’assessore Tallini aveva spiegato al magistrato che l’individuazione della Sarlo, professionalità esterna all’organizzazione regionale, era stata voluta proprio, perchè “terza” e quindi meno condizionata quando c’era da valutare e controllare gli altri dirigenti regionali.
Il posto di dirigente del Dipartimento controlli fu creato dalla giunta regionale nel 2011 con delibera numero 308 del 12 luglio, proprio su proposta dell’assessore Tallini. Il 26 luglio fu pubblicato sul sito della regione l’avviso per il conferimento dell’incarico.
Nella riunione di giunta dell’11 agosto l’esecutivo prese atto che nessuna delle domande presentate rispondevano ai requisiti richiesti e così venne pubblicato un secondo bando al quale partecipò la Sarlo che risultò essere idonea a dirigere il Dipartimento controlli della Regione Calabria.
Una procedura regolare sulla cui legittimità però la magistratura di Catanzaro ha deciso di vederci chiaro.
Carlo Macrì
(da “Il Corriere della Sera“)
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Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile
ECCO PERCHE’ NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI CI SAREBBERO ALTRI COMPONENTI DEL COORDINAMENTO REGIONALE DEL PDL
Samantha Veruska Reali, la bionda 39enne nota alle cronache come l’ex fidanzata di Franco Fiorito, era convinta che i bonifici che dal conto della regione Lazio transitavano sul suo, fossero dovuti.
Così, in tre ore di interrogatorio, si è giustificata davanti ai pm e ha spiegato che da ottobre 2011 fino a gennaio 2012, ha ricevuto dal gruppo tre buste paga per un totale di 6 mila euro in virtù del lavoro che svolgeva.
“Sissi”, come la chiamano da anni, infatti è assunta a tempo determinato dal gruppo in Regione, al modico stipendio di duemila euro al mese.
Sul suo conto però risulta anche un bonifico per 1001 euro, datato giugno 2012.
Non sa precisamente perchè gli è stato versato questo importo, anzi in quei mesi, come ha dichiarato, era convinta che “si trattasse di compensi dovuti perchè curavo i rapporti con il territorio. Insomma rimborsi”.
In merito alle vacanze in Sardegna del giugno del 2010, invece, ha affermato di essere stata ospite dell’ex capogruppo.
In realtà a saldare il conto in uno dei migliori resort ci ha pensato il Pdl stesso.
Tanto che dalle casse del gruppo sono partiti due bonifici, il primo di 10 mila e il secondo di 19 mila euro.
Ma di tutto questo, la Reali ha dichiarato di non sapere nulla.
Intanto si aggrava la posizione di Fiorito, che ora è indagato anche dal magistrato viterbese Massimiliano Siddi per calunnia e falso.
Avrebbe mentito agli inquirenti riguardo al dossier che contiene alcune fatture presentate da suoi ex colleghi alla Pisana, contribuendo a falsificare le stesse.
E secondo le prime indiscrezioni nel registro degli indagati ci sarebbero anche altri componenti del Coordinamento regionale del Pdl del Lazio.
Le copie delle fatture taroccate, infatti, sarebbero state fotocopiate nell’ufficio del coordinatore regionale Vincenzo Piso, che dichiara di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia.
Sul fronte romano, invece, da una relazione presentata al gruppo Pdl della Regione Lazio, consegnata poi in procura, emerge che i bonifici finiti sui conti di Fiorito salgono a quota 154.
Valeria Pacelli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
FIORITO ARRESTATO “PERCHE’ AVREBBE POTUTO SCAPPARE ALL’ESTERO”
Gli uomini del nucleo valutario hanno arrestato per ordine della procura di Roma l’ex
capogruppo Pdl alla Regione Lazio Franco Fiorito accusato di peculato per aver utilizzato fondi del partito a fini personali.
Nell’ordinanza si evidenzia il pericolo di fuga e l’inquinamento probatorio. Sono in corso perquisizioni nelle sue abitazioni.
Un «depistaggio mediatico» nei confronti di avversari e persone coinvolte nella vicenda, sarebbe stato messo in atto, secondo l’accusa, da Franco Fiorito. Il convincimento è espresso nel provvedimento cautelare del gip Stefano Aprile.
FATTURE NEL TRITACARTE
«Frammenti di fatture destinate al gruppo consiliare del Pdl sono stati ritrovati nel tritacarte e nella pattumiera dell’abitazione di Fiorito» scrive il Gip nell’ordinanza.
Dunque Fiorito, che disponeva «liberamente della documentazione che custodiva», avrebbe di fatto manipolato o distrutto parte della stessa.
La documentazione, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, ha come oggetto «cravatte di seta, sciarpe in lana-seta e portadocumenti in pelle».
NON PRONTAMENTE REPERIBILE
Sempre il Gip contesta a Fiorito «di non essere stato prontamente reperibile in occasione della perquisizione del 14 settembre scorso».
Quel giorno, è scritto nel provvedimento, «la Guardia di Finanza non ha trovato la documentazione sottratta al gruppo Pdl della Regione, che invece lo stesso ex capogruppo ha consegnato cinque giorni dopo».
Secondo il giudice, l’ex capogruppo del Pdl ha utilizzato, in particolare, alcune fatture per «formare dossier riguardanti i suoi più diretti avversari politici nell’ambito del Gruppo consiliare e consegnarli agli organi di informazione».
«POTEVA FUGGIRE ALL’ESTERO»
E Fiorito avrebbe potuto fuggire all’estero: il Gip ne è convinto: «Come emerso dall’esito delle indagini compiute – si legge nel documento – Fiorito dispone di tre immobili a Tenerife e lì è anche titolare di cinque conti correnti. L’indagato può avvalersi di una grande imbarcazione e ha in corso di acquisizione un immobile a Mentone (Francia). Tali circostanze rendono concreto il pericolo che, con l’evolversi delle indagini e disponendo l’indagato di ingenti risorse economiche, possa darsi alla fuga».
DOMICILIARI NON IDONEI
Anche per questo motivo la misura dei domiciliari, per Fiorito, «non è idonea». Ma soprattutto non garantirebbe che « l’indagato non approfitti dei sostanziali margini di libertà per proseguire, anche trasgredendo la prescrizioni fondamentali, la sua illecita attività o comunque per non disperdere i contatti necessari per poterla riprendere in tempi migliori». In casa, infatti, avrebbe disposizione “tutti gli strumenti tecnologici necessari” a tal fine.
L’ORDINANZA
Nell’ordinanza del gip di Roma si spiega che sono 193 i bonifici, per 1,380 milioni di euro, finiti sui conti di Fiorito. La somma, per i pm, è stata sottratta dal conto del gruppo Pdl. Complessivamente Fiorito ha movimentato, in due anni, 6 milioni di euro.
Non corrisponde poi al vero che Fiorito avesse diritto a triplicare la propria disponibilità di fondi in base al cumulo delle cariche.
Lo hanno accertato i pm dopo avere esaminato i regolamenti regionali. In virtù di questa cumulabilità Fiorito percepiva 300mila euro l’anno, oltre lo stipendio, perchè capogruppo e presidente commissione.
LA JEEP
L’ordinanza contiene anche una raccolta delle stravaganze di Fiorito.
Ci sono infatti anche un caldaia per la villa al Circeo e una Jeep acquistata durante l’emergenza neve a Roma tra le spese effettuate da Fiorito con i fondi del gruppo Pdl.
Fiorito, come detto, avrebbe acquistato anche una caldaia per la villa al Circeo.
Pm e Guardia di Finanza hanno accertato che Fiorito ha acquistato il 13 febbraio scorso (nei giorni in cui Roma era alla prese con una storica nevicata) una Jeep per un valore di 35 mila euro.
Gli inquirenti poi definiscono come «vendita singolare» anche il passaggio del suv Bmw e di una Smart dal gruppo Pdl alla Regione Lazio.
Un’operazione in cui l’ex capogruppo risulta sia venditore che acquirente. Le due autovetture furono comprate proprio da Fiorito quando era capogruppo.
Per la procura, tale compravendita appare anomala. Su queste due auto gli esperti nominati dal partito per la gestione del passaggio di consegne tra Fiorito e Battistoni hanno annunciato l’avvio di una azione giudiziale per la restituzione dei due mezzi.
«SONO INNOCENTE»
«Urlo forte la mia innocenza». Queste le prime parole di Fiorito dopo l’arresto al telefono con l’Ansa.
«Su cosa punterò per difendermi? Sulla verita», dice spiegando di essere in attesa della formalizzazione dell’arresto.
«Mi devono prendere le impronte digitali e poi fare la foto segnaletica», ha concluso Fiorito. «Non ho paura del carcere sono un uomo forte e mi sento innocente, sono certo che verrà dimostrato. E poi in carcere non credo che troverò gente peggiore di quella che ho frequentato in regione e nel partito. Anzi».
«L’ordinanza – aggiunge Fiorito – si basa su un ipotetico pericolo di fuga e sul fatto che essendo ancora consigliere e presidente della Commissione bilancio potrei reiterare il reato: ma Consiglio e Commissione sono ufficialmente sciolto. Di certo non mi aspettavo di essere arrestato, e non credo che sia giusto», ha concluso Fiorito.
LA DIFESA
Dura invece la reazione del difensore dell’arrestato, Carlo Taormina: «Al di la di quelle che sono le pressioni mediatiche che reclamano che il capro espiatorio paghi per tutto.
Accanto a Fiorito mancano 70 consiglieri.
Il peculato non è pertinente, quei soldi entrano nelle casse del gruppo che è espressione del partito quindi equiparato a un’associazione privata. Al massimo si può discutere di un’appropriazione indebita».
Fiorito potrebbe essere interrogato dal giudice già domani.
«Faremo le nostre rimostranze nelle sedi opportune», dice Taormina, annunciando così il ricorso al tribunale del riesame contro il provvedimento di arresto del suo assistito.
(da “Il Corriere della Sera“)
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Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
ACCUSATO DI PECULATO PER L’UTILIZZO INDEBITO DI SOLDI PUBBLICI… SI SAREBBE APPROPRIATO DI 1,3 MILIONI DI EURO
L’inchiesta sui fondi della regione Lazio finiti nelle tasche dei consiglieri Pdl fa il salto di qualità . 
Franco Fiorito, ex capogruppo regionale del Popolo della Libertà , è stato arrestato dagli uomini del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza.
E’ indagato per peculato per l’utilizzo illecito dei fondi destinati ai suoi colleghi eletti alla Pisana. Lo scandalo, che ha travolto il partito di Silvio Berlusconi, ha portato alle dimissioni della presidente Renata Polverini.
A indagare sugli sprechi e le ruberie dei consiglieri è la Procura di Roma.
Anche se sui fondi è stata aperta una inchiesta anche dalla Procura di Viterbo, in cui Fiorito è indagato per i reati di falso e calunnia.
L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari Stefano Aprile su richiesta del procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna e del pm Alberto Pioletti.
Il politico è stato portato nel carcere di Regina Coeli.
Gli uomini della Fiamme gialle stanno eseguendo anche diverse perquisizioni negli uffici e abitazioni riconducibili all’ex capogruppo chiamato “Er Batman”.
L’ordinanza di arresto è stata motivata per il pericolo di fuga e il rischio di inquinamento delle prove.
La procura gli contesta l’appropriazione di una somma superiore a quella che era stata resa nota nei giorni scorsi ovvero quasi un milione e 300 mila euro. ”Stiamo valutando le motivazioni addotte dai magistrati”, ha commentato l’avvocato Enrico Pavia, uno dei legali di Fiorito.
I primi accertamenti degli inquirenti e degli investigatoti avevano attestato a un milione di euro l’ammontare di fondi passati dai due conti del gruppo regionale del Pdl a quelli di Fiorito.
Dopo essere stato ascoltato dalla Procura di Viterbo la settimana scorsa, il consigliere regionale aveva annunciato la sua ricandidatura alle prossime elezioni regionali.
In una intervista al Fatto Quotidiano Fiorito aveva “confessato” che i soldi, che dovevano essre destinati ai consiglieri per la loro attività politica, venivano spesi in “festini” e “gnocche”.
A scandalo deflagrato però Fiorito aveva detto di aver la coscienza tranquilla e che avrebbe restituito il maltolto.
Nel corso degli interrogatori aveva anche puntato il dito contro i compagni di partit0, indicati come dei veri e propri stalker: “Ero perseguitato, tutti mi chiedevano soldi”.
Fiorito agli inquirenti aveva raccontato che su 17 consiglieri che formavano il gruppo Pdl alla Regione sette avrebbero presentato fatture false.
Il consigliere aveva consegnato anche le ricevute rimborsate agli ex colleghi durante l’interrogatorio con gli inquirenti durato sette ore.
Le indagini all’inizio si erano concentrate su gli oltre 100 bonifici che avevano portato 753mila euro dalle casse del partito su conti esteri intestati al consigliere o ai familiari, ma la contestazione presente nell’ordinanza fa lievitare di quasi il doppio la somma dei soldi “rubati”.
Nell’ambito dell’inchiesta è stata sentita l’ex fidanzata Samantha Reali cui erano stata bonificata una somma come compenso per il suo impegno in campagna elettorale.
La donna, però, ha dichiarato di non sapere da dove provenissero i soldi.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
LA VICENDA DEL TESORETTO DIROTTATO DENUNCIATA DA TURIGLIATTO
Prima che sia troppo tardi. 
Roberto Cota sa che una volta alzato il coperchio, dalla pentola può uscire di tutto.
Se il Piemonte non è mai stato innocente, come tutti sapevano e dicevano da anni, meglio prenderne atto senza aspettare le carte, e le comunicazioni dei pubblici ministeri, che ci metteranno mesi a incrociare scontrini e bonifici con l’attività dei consiglieri regionali.
Il governatore ha già chiesto ai gruppi che sorreggono la sua maggioranza gli stessi documenti che la Procura ha acquisito o chiesto di acquisire.
Una specie di indagine interna che potrebbe portare alla pubblicazione delle carte più compromettenti.
Sono in tanti a correre il rischio della gogna.
Anche il grande accusatore, il deputato Pdl Roberto Rosso, che con le sue dichiarazioni ha dato il via all’inchiesta. Oggi sarà in tribunale a Vercelli, per reati contro la Pubblica amministrazione.
L’indagine della procura di Torino invece è conoscitiva, come hanno spiegato i magistrati.
Dietro a questa definizione c’è la volontà di capire un sistema dei rimborsi ai politici e alle loro liste, fatto di regolamenti a molte vie di uscita e da consuetudini ormai scolpite nel tempo.
Le verifiche non si limiteranno all’attuale giunta governata da Cota, vincitore delle elezioni nel 2010, ma andranno a ritroso, come dimostra la richiesta di documenti risalenti a 5-6 anni fa.
Storie vecchie e nuove, come nuvole nere sul ceto dirigente torinese che in questi giorni ha riscoperto la virtù del silenzio.
Mariano Turigliatto (non parente) è uno strano tipo di politico.
Professore di lettere, inventore di quel progetto Scuola 2.0 che sta facendo il giro d’Italia.
È stato sindaco di Grugliasco, quarantamila abitanti alle porte di Torino, per due legislature. Alle Regionali del 2005 la futura governatrice, ingolosita dalla sua popolarità sul territorio, lo inserisce al 23esimo posto nell’ormai celebre listino Insieme per Bresso.
I suoi voti si rivelano decisivi per la vittoria della zarina.
Turigliatto entra in Regione, esponente unico della lista, a sua insaputa inserito in quell’elenco che comprende i Maurizio Lupi e i Michele Giovine dei quali si è tanto parlato, artisti delle remunerative liste fai da te.
Il consigliere solitario scarta di lato. Prende carta e penna e comunica la sua rinuncia al rimborso di 110.728,33 Euro per ogni anno di legislatura, cifra complessiva di 553.641,65 Euro.
È l’unico eletto, se non presenta lui la richiesta non può farlo nessuno.
Ma nel 2008 scopre che ormai da tre anni una associazione che porta il nome della lista, della quale lui ignorava l’esistenza, percepisce i rimborsi erogati dalla Camera dei deputati.
Lui non vede un euro. Viene tenuto all’oscuro dell’importo e soprattutto della destinazione del denaro.
Nel febbraio 2012 decide di scrivere al presidente della Camera (competente per questi rimborsi), Giancarlo Fini, chiedendo lumi sulla sorte di quel gruzzolo che lui aveva rifiutato. Nessuna risposta.
Ovvio che i rapporti tra l’ex sindaco di Grugliasco e Bresso siano andati a male. «Come unico patrimonio ho la mia faccia e la mia rispettabilità , quindi cerco di tutelarla in ogni modo. Ecco perchè ho reso pubblica la vicenda dopo averle provate tutte, senza venire a capo di niente».
Dal mistero del presunto tesoretto della passata legislatura alle spese di oggi. L’avvocato Alberto Goffi è un consigliere regionale dell’Udc folgorato sulla via della lotta a Equitalia.
Diventa un fustigatore seriale del governo Monti, scrive un libro «contro le tasse-killer», si avvicina al Movimento per la gente, creatura di Maurizio Zamparini, il presidente del Palermo noto per pasteggiare ad allenatori.
Casini non gradisce la svolta, lo rimuove dalla carica di segretario generale Udc.
Lui non lascia il gruppo e prosegue nella nuova missione.
In questi giorni la città era tappezzata dai manifesti con il suo volto, che annunciavano una serata al teatro della Concordia, presente Zamparini e ospiti assortiti.
In basso, quasi invisibile all’occhio umano, si leggeva la dicitura «In collaborazione con il gruppo regionale Udc».
Quasi la fotocopia dei poster dell’anno precedente per una serata sullo stesso tema.
Al netto delle spese per le affissioni negli spazi a pagamento, tra i più alti d’Italia, fanno 4.000 euro per ognuna delle due campagne, con il forte sospetto che per legittime iniziative private siano stati utilizzati fondi del gruppo consiliare Udc, che non risulta essere il partito più ostile all’attuale premier.
«Per chi fa tanto, a volte i soldi possono essere pochi».
La premessa di Goffi suona come una ammissione. «Vero, le spese di affissione sono state pagate dal gruppo. Ho spiegato le mie esigenze all’ufficio di presidenza, che me le ha autorizzate. I fondi regionali mi servono anche per aiutarmi nella mia attività contro Equitalia, ma quello di Zamparini è un movimento culturale, non politico. Io sono un uomo molto attivo, e sono furioso con l’attuale situazione da caccia alle streghe, che finisce con il premiare chi non fa niente. Attenzione a non fare di tutta l’erba un fascio».
L’ultima frase ha un fondo di verità .
Quando le pentole si scoperchiano, e di puri se ne vedono pochi in giro, è quello il problema.
Marco Imarisio
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 1st, 2012 Riccardo Fucile
IL GOVERNO RECEPIRA’ IN PARTE LE PROPOSTE DELLE STESSE REGIONI
Si lavora a tappe forzate anche di domenica, tra palazzo Chigi e la Conferenza dei Governatori
regionali, per preparare il decreto che da giovedì taglierà le spese pazze degli eletti negli enti locali, ma non solo.
Il decreto conterrà norme per limitare gli eccessi nelle società partecipate dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni.
In questo senso, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà , ha tra le mani due preziosi dossier.
Il primo è quello redatto dalla Conferenza delle Regioni, consegnato qualche giorno fa al governo e al Capo dello Stato.
Il secondo è stato redatto dall’Unione delle province italiane prima dell’estate e segnala la crescita abnorme delle società partecipate.
Ma la notizia è che al governo queste misure non sembrano sufficienti.
Se i Governatori quindi proponevano un taglio di 300 consiglieri regionali (pari a un terzo dell’attuale bacino) l’esecutivo ritiene necessario osare di più.
Pare che si siano accordati su una sforbiciata di almeno 400 consiglieri.
Ora si tratta di fissare i parametri territoriali, per stabilire, in base alla popolazione, di quanti consiglieri sarà composto ogni singolo Consiglio regionale.
Nel pieno del caso Fiorito, ma sotto la sferza delle scandalose notizie che provengono da ogni parte, dal Piemonte come dalla Campania, o dall’Emilia-Romagna, è un coro dai leader di partito, che sembrano avere scoperto soltanto oggi che cosa accade alla periferia della politica, di fare presto e senza pietà .
Dice ad esempio Pier Luigi Bersani: «Il governo assuma per decreto la proposta portata dalle Regioni e si facciano i tagli in pochi giorni. Poi però si vada avanti e si pensi a riforme sul sistema delle autonomie».
Oppure Pier Ferdinando Casini: «Quanto sta accadendo oggi dimostra che bisogna essere molto cauti prima di scassare lo Stato centrale per buttarsi verso un federalismo degli sprechi».
Le indiscrezioni degli ultimi giorni, comunque, sono tutte confermate.
Il governo intende varare il decreto giovedì prossimo; le Regioni nei due mesi successivi adegueranno i propri Statuti.
Il governo a questo punto intende fare sul serio, così come sul tema della corruzione. Il decreto? «Noi lo vogliamo far passare a tutti i costi», scandisce il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera.
E per le spese della politica negli enti locali, «bisogna mettere strumenti di controllo e verifica più stringenti ed efficaci», dice a sua volta la ministra dell’Interno, Annamaria Cancellieri.
Ci saranno così norme per omogeneizzare il trattamento economico per i consiglieri in tutte e 20 le Regioni, chiudendo la porta a trucchi.
Ci sarà un obbligo di rendicontazione per i Gruppi politici e di trasparenza verso i cittadini, il divieto di costituire gruppi autonomi diversi dalle liste elettorali o peggio i monogruppi (costituiti da un singolo consigliere), un controllo serio affidato alla Corte dei Conti, l’indicazione legislativa che i fondi affidati ai Gruppi debbono essere necessariamente spesi per l’attività politico-istituzionale (incredibilmente oggi in molte Regioni non c’è regola), una stretta sulle Commissioni consiliari (da 4 a 8 a seconda delle dimensioni).
Tutto molto interessante.
Ma se non ci saranno sanzioni per chi sgarra, sarebbe tutto inutile.
I Governatori lo sanno e hanno proposto essi stessi che ci sia un meccanismo sanzionatorio.
E qui c’è un piccolo giallo.
Alcuni Governatori avevano previsto che lo Stato avrebbe potuto tagliare i fondi alle Regioni inadempienti (considerando che c’è un decreto del 2011, a firma Tremonti, che prevedeva già un cospicuo taglio al numero dei consiglieri regionali, ma praticamente nessun Consiglio).
A qualcuno questo potere statuale è sembrato troppo minaccioso.
Francesco Grignetti
(da “la Stampa“)
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Ottobre 1st, 2012 Riccardo Fucile
A CHI NON SI PRESENTA IN AULA DOVREBBERO ESSERE SOTTRATTI 250 EURO… MA CHI CONTROLLA? NESSUNO, OVVIO…
Batman, forse, vuol dire fiducia: nel Lazio di Franco Fiorito alcune voci della busta paga dei politici sembrano basarsi su un unico, granitico presupposto, l’onestà del consigliere.
Figurarsi se esistono motivi per dubitarne, certo che no.
Ma la quantificazione di alcune voci dipende fondamentalmente dall’autocertificazione, o poco più.
Per fare un esempio piccolo piccolo: la Viacard è fornita dall’amministrazione e il politico, a fine mese, deve comunicare quante volte l’abbia usata per motivi personali, nel qual caso, ovviamente, la somma gli viene detratta.
Ma è sufficiente che risponda «mai», e lo stipendio rimane intatto.
E così, prima ancora dei bonifici di Fiorito, i modi – legali – per veder crescere il proprio compenso, non sono pochi.
E figurarsi se c’è un politico che ne approfitti.
Non è semplice districarsi tra le voci della busta paga, e nella Regione dei fondi pubblici usati per le ostriche, è Giuseppe Rossodivita, dei Radicali, a raccontare dettagli e consuetudini: «Oltre alla busta paga, che in media è di ottomila euro netti, c’erano anche 4.190 euro al mese, servivano per curare il rapporto tra eletto ed elettore».
Adesso sono stati cancellati? «No, diminuiti della metà ».
Erano quattromila lordi? «Netti, esentasse, transitavano sui fondi del gruppo e finivano in quelli personali».
Ma era necessario presentare fatture, dimostrare che li si era spesi per il rapporto con gli elettori? «Macchè, niente».
«Subito dopo l’elezione bisogna riempire dei moduli, in autocertificazione». Tra le informazioni richieste, la residenza: in base alla distanza dal Consiglio, al politico spetta il rimborso.
Rossodivita mostra il suo: 64 chilometri, 385 euro.
Ovviamente, maggiore è la distanza e maggiore è la cifra pagata.
«Si calcola in base alla residenza, come prevede la legge»: ecco, è tutto a norma di legge.
Solo che i maligni, nei corridoi della Regione, sorridono, ipotizzano che alcuni l’abbiano cambiata, la residenza, in modo da risultare abitanti di comuni lontani. Malignità , sicuramente.
Al totale di dodici-tredicimila euro al mese si arriva grazie a voci cospicue: alcune fisse, come indennità di carica – consigliere – da novemila euro.
Poi ce ne sono di variabili: ai 3.503 euro della diaria, ad esempio, ne vengono tolti 250 per ogni assenza in Consiglio.
Ci sarà un metodo rigoroso per prendere le presenze, ovvio: «Insomma, si firma all’inizio dell’assemblea e poi non è detto che si rimanga in aula. Ma noi queste cose le abbiamo già denunciate, tutte, inutilmente».
Altra voce variabile, l’indennità di funzione: per capigruppo, presidenti e vicepresidenti di commissione.
Sarà anche per questo che, tranne rare eccezioni, tutti i consiglieri avevano un incarico?
Di certo, l’incarico vale: mille euro al mese in più per i vice, millecinquecento per i capigruppo.
Detto di un’assicurazione sanitaria che copre ogni tipo di spesa medica e costa al mese meno di una pulizia dei denti (112 euro), nella legislatura ormai sul punto di concludersi il totale pagato in media ai consiglieri – al netto dei centomila euro a testa in più dei quali parla Fiorito – era di ottomila in busta paga e quattromila fuori.
Rossodivita, scusi, un’ultima domanda: ma per prendere le presenze dei consiglieri in Consiglio, non per sfiducia, non sarebbe possibile incrociare i dati delle firme con quelli di votazione?
Tanto per evitare che un consigliere firmi e vada a casa, ecco.
«Sarebbe possibile, sì, ma quasi sempre votiamo per alzata di mano».
Strano, perchè da anni gli scranni sono predisposti per il voto elettronico.
Alessandro Capponi
(da “il Corriere della Sera“)
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