Dicembre 5th, 2018 Riccardo Fucile
INCONTRI A RAFFICA A BRUXELLES CON IL CONGRESSO PD ORMAI LONTANO
Mentre a Roma Marco Minniti si interroga sulla sua candidatura alla segreteria Pd, deluso e
quasi deciso a rinunciare, quello che doveva essere il suo più grande sponsor, Matteo Renzi, è a migliaia di chilometri dall’Italia.
Il senatore fiorentino, ex segretario Dem ed ex premier, è a Bruxelles: felicemente lontano dal congresso, tornato in azione a tutto campo nel suo stile, scavalcando i riti interni al partito e muovendosi senza remore. Dove? Ci sono le europee a maggio, il campo d’azione di Renzi stavolta è l’Europa.
Parola d’ordine ufficiale: “Dare una mano, con un gruppo dirigente europeo, alla costruzione di un’alleanza larga, anti-sovranista ed europeista, dai socialisti ai libdem ai Popolari… Un’alleanza non formalizzata con uno Spitzenkandidat, ma presente nei contenuti”, ci dice mentre sta ripartendo per l’Italia.
E’ di questo che oggi ha parlato con tutti i suoi interlocutori. Era venuto a Bruxelles per incontrare gli eurodeputati Dem e poi il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans, socialista e prossimo Spitzenkandidat del Pse per le europee, nonchè la Commissaria Marghrete Vestager, liberale.
E’ finita che a Palazzo Berlaymont ha incontrato anche Pierre Moscovici e finanche Jean Claude Juncker. E, a quanto raccontano, pare sia stato il presidente della Commissione a scendere di qualche piano per salutarlo, non appena saputo della sua presenza a palazzo. Baci e abbracci: “Dai, facciamoci una foto”, gli ha chiesto Juncker. Prego, con tanto di sorriso.
Gli scontri sulla flessibilità , di quando Renzi era premier fino al 2016, ormai sono il passato. Ora Juncker ha a che fare con Giuseppe Conte, capo del primo governo populista tra i paesi fondatori dell’Ue. Ben altra cosa.
Si è aperto un varco e Renzi lo vuole sfruttare. “Per dare una mano – insiste – Penso di poterlo fare con tranquillità , mica per ambizioni personali… E’ il motivo per cui ho deciso di venire qui a parlare con amici europei con cui si condividono le idee di fondo dell’Europa…”.
Ecco, però nel partito sono in molti a pensare che Renzi non la stia raccontando giusta. Mentre lui è ancora a Bruxelles, mentre Minniti sta per decidere a Roma, tra gli eurodeputati si addensano gli interrogativi: Renzi sta creando una nuova creatura politica?
A Bruxelles del resto lo accompagna Sandro Gozi, ex sottosegretario agli Affari Europei dei governi Renzi e Gentiloni, che da tempo cura i rapporti con ‘En Marche’ e da tempo non fa mistero della sua idea di “andare oltre il Pd”.
“Non mi occupo di congresso”, specifica Renzi di primo mattino, infilando la porta che lo conduce all’incontro con gli eurodeputati del Pd al quinto piano del palazzo del Parlamento europeo.
Ma questo non basta a eludere il tema. Lui è venuto per parlare di “Europa del futuro”, ma il benedetto-maledetto congresso spunta nella discussione. I non-renziani chiedono spiegazioni, come fa il giovane eurodeputato ligure Brando Benifei: “Tu sei stato segretario del partito per metà degli anni di vita del Pd: come puoi dire che non ti vuoi occupare del congresso? Sei tu quello che ha detto che non bisogna portarsi via il pallone…”. E Renzi: “Chi perde…”. L’altro ribatte: “Chi perde, chi vince, tutti non se lo devono portare via…”.
Ma a un certo interviene anche Enrico Gasbarra, vicino a Renzi, secco: “Ci vuole un qualcosa di nuovo, il Pd non basta più…”. Renzi non replica. Lascia correre. Intanto si muove.
Nelle stesse ore, su Facebook compare una nuova pagina dal nome ‘Libdem’, tanto di foto di Renzi in motorino a Firenze, lo slogan: “Il futuro prima o poi torna”. Renzi e i suoi prendono le distanze: iniziativa autonoma, l’ex segretario non c’entra. Fatto sta che nel giro di poche ore la pagina Facebook scompare: chiusa.
L’ex premier ricomincia insomma a muoversi oltre i recinti politici di partito, come ha sempre fatto anche quando voleva scalare il Pd: più fuori che dentro tra gli iscritti, la sua forza nelle primarie aperte.
Ora non è candidato e ai suoi dice di non volersi candidare nemmeno alle Europee (nessuno ci crede fino in fondo), ma intanto si muove.
“Renzi ha una dimensione di leader europeo”, ci racconta l’eurodeputato renziano Nicola Danti che con Gozi lo ha accompagnato in tutti i giri brussellesi. “Lo conoscono, lo salutano – continua – E’ chiaro che lui può giocare un ruolo per la costruzione di un’alleanza anti-populista, anti-sovranista”.
Perchè tra i renziani la convinzione è che Nicola Zingaretti, il candidato che sembra meglio avviato per vincere il congresso soprattutto se Minniti si ritira, ha un profilo troppo chiuso: “Troppo solo socialista”, ragionano.
Invece c’è bisogno di “allargare”, insistono. Da qui, azione. Con quali risultati non si sa e naturalmente nessuno si fa illusioni. Renzi si limita a specificare che “la mia attività non è contro nessuno”, dunque nemmeno Zingaretti, “rispetterò il congresso chiunque lo vinca…”. Ma se ne sta alla larga. “Se vado a Bruxelles, dicono che mi devo occupare di congresso. Se mi occupo di congresso, dicono che devo starmene lontano… Si decidano”, si sfoga.
Alcuni voci Dem suggeriscono che la tentazione di Minniti di dare forfait sia dovuta anche alle spaccature tra i renziani, non tutti schierati con l’ex ministro degli Interni che fin dall’inizio di questa storia ha comunque sempre cercato di ritagliarsi un profilo autonomo, smarcato da Renzi.
Lo strappo definitivo pare si stia consumando sull’asse Roma-Bruxelles, quasi che la seconda città serva all’ex premier come tramprolino per tentare una nuova azione politica.
Con liste autonome dal Pd? Chissà , risponde uno dei suoi. Il punto è che non lo sa neanche lui, per ora.
(da “Huffingtonpost“)
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Dicembre 1st, 2018 Riccardo Fucile
SE LE PRIMARIE LE VINCE ZINGARETTI ESCE ALLO SCOPERTO, SE VINCE MINNITI ASPETTA
Dopo l’articolo sul Corriere della Sera, il Fatto Quotidiano oggi torna sul presunto partito (o
movimento) di Renzi, raccontando che l’ex premier si trova ancora nell’indecisione perchè è impossibile per lui prevedere l’esito delle primarie del Partito Democratico, che potrebbe dare un’accelerata (in caso di vittoria di Zingaretti) o una frenata decisiva al progetto:
I piani si incrociano e si confondono, perchè la strategia viene ritarata, un giorno dopo l’altro. Renzi, da una parte guarda al governo. Se dura, l’idea è quella di lanciare una lista già per le Europee. Se invece l’orizzonte sono le Politiche a breve, si può aspettare. Poi, c’è la questione congresso: se Marco Minniti si fa commissariare (e vince), allora diventa meno urgente uscire dal Pd.
Questi sono i ragionamenti. Ma come e cosa fare, l’ex premier non l’ha deciso ancora, ma ha invece chiaro che lo spazio da occupare è quello di un soggetto di centro, “liberale”.
Si parte da Forza Italia. Renzi e i suoi parlano con tutti, a partire da Niccolò Ghedini e Paolo Romani. Gli interlocutori sono quelli di sempre: da Luca Lotti a Maria Elena Boschi, passando per gente come Lorenzo Guerini e Antonello Giacomelli.
La squadra in campo lavora su più tavoli.
Ivan Scalfarotto (ex sottosegretario della Boschi) gestisce i Comitati civici. Sono arrivati a circa 500: una riserva a cui attingere, per attirare elettori moderati. Comitati della nazione. Ad aiutare lui (e Roberto Cociancich, il tesoriere) è Mattia Peradotto, il giovane collaboratore di Francesco Bonifazi, da lui portato pure nella Fondazione Eyu.
La Boschi intrattiene relazioni trasversali, quelle strette negli anni di Palazzo Chigi, da Gianni Letta a Paolo Romani.
Peraltro, mantiene qualche pedina in luoghi cruciali: come il suo ex capo di gabinetto, Cristiano Ceresani, ora con Lorenzo Fontana.
Lotti ha il compito di marcare stretto Marco Minniti, per commissariarlo: vuol fare il coordinatore della mozione, l’altro resiste.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 30th, 2018 Riccardo Fucile
IL NUOVO SOGGETTO POLITICO SECONDO I SONDAGGISTI VALE IL 12%
I comitati civici annunciati da Matteo Renzi alla Leopolda sono il primo passo verso la formazione di un nuovo partito?
È possibile, anzi addirittura probabile.
Maria Teresa Meli, sul Corriere della Sera, racconta l’inquietudine di molti renziani. In molti nel Pd sarebbero convinti che il partito nato dalla fusione a freddo tra Ds e Margherita sia “un contenitore ormai superato”.
Che cosa intende fare allora Renzi? L’idea dell’ex premier è quella di fondare un nuovo “movimento” che però “non si fa certo con pezzi di vecchia classe dirigente”.
Il nuovo partito potrebbe debuttare già alle europee del 2019. Per ora ovviamente si tratta solo di indiscrezioni, anche se gli indizi non mancano: indicativo in questo senso il fatto che sulle primarie Renzi non abbia ancora appoggiato apertamente nessun candidato.
Ma quanto può valere un partito guidato dall’ex segretario dem?
Secondo un recente sondaggio realizzato da Emg per Agorà , questo nuovo soggetto politico potrebbe raccogliere il 12% dei consensi e sarebbe votato dal 47% degli elettori del Partito democratico.
Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera oggi parla della processione di senatori di Forza Italia verso Matteo Renzi, nata perchè alcuni di questi sono interessati a entrare nell’eventuale nuovo partito dell’ex presidente del Consiglio.
Una processione con scarsi successi, visto che lo stesso Renzi ha fatto sapere che un nuovo partito non si può fare con vecchi pezzi della classe dirigente. Ma l’idea di un nuovo soggetto politico tra i renziani va lo stesso di moda:
In realtà ancora non è stato deciso niente di definitivo, ma negli ultimi giorni l’ipotesi di un nuovo soggetto politico (che sarebbe alleato e non antagonista del Pd) sembra aver avuto un’accelerazione.
Si parla infatti della possibilità che questo «movimento» debutti già alle elezioni europee. Del resto l’ultimo sondaggio, della Emg, dà a un eventuale partito di Renzi il 12 per cento.
E, sempre secondo quella rilevazione, il 47 per cento degli elettori del Pd lo voterebbe. In molti nel Pd sono convinti che prima o poi lo «strappo» avverrà . L’altro giorno Gentiloni spiegava a un collega di partito. «Io scommetto ancora sul Pd mentre c’è chi se ne vuole andare».
Sandro Gozi, che insieme a Scalfarotto, sta curando per l’ex segretario i comitati civici «Ritorno al futuro», non ha dubbi su quello che occorre fare e lo ripete ogni volta che può: «Il Pd è ormai un contenitore superato. Bisogna andare oltre e creare qualcosa di nuovo. E bisognerà rivolgersi anche a quei moderati che si troveranno sempre più spaesati in un Partito popolare europeo egemonizzato dalle destre estreme».
(da agenzie)
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Novembre 28th, 2018 Riccardo Fucile
ED ELENCA: CONDONO AI LEGHISTI CONDANNATI PER PECULATO, QUERELA SOLO A BELSITO, MARCHETTA SULLE SIGARETTE ELETTRONICHE, I 49 MILIONI A RATE
“Io adesso la dico. Lo so che ci rimanete male, ma adesso la dico, la dico, la dico: dobbiamo
chiedere scusa a Silvio Berlusconi. Perchè rispetto alle norme ad personam di Salvini, Berlusconi era un pischello”.
Matteo Renzi usa Facebook per portare un duro attacco al ministro dell’Interno e in qualche maniera riabilitare Silvio Berlusconi.
Lo fa inserendo in una diretta Facebook in cui illustra le notizie top ten della settimana alcuni dei provvedimenti e delle scelte di Salvini degli ultimi giorni
L’ex presidente del Consiglio spiega cosa è accaduto alla Camera, dove è passato a scrutinio segreto una norma che molti leggono come un “aiutino a diversi esponenti leghisti alla prese con accuse di peculato in relazione alle spese pazze dei consiglieri regionali.
E alla fine dice: “Dobbiamo chiedere scusa a Silvio Berlusconi che faceva le norme ad personam più incredibili:ha fatto votare la nipote di Mubarak e via dicendo. Ma non ha mai fatto quello che ha fatto Salvini in questa settimana e ci metto dentro sigarette elettroniche, voto segreto sul peculato che cambia la sorte dei processi in cui sono implicati deputati della Lega, l’accordo sui 49 milioni e la querela solo per Bossi ”
“Amici, lo dico forte, – conclude l’ex premier . la sinistra che ora sta zitta su Salvini dovrebbe chiedere scusa per par condicio a Berlusconi”.
(da agenzie)
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Novembre 26th, 2018 Riccardo Fucile
DOPO LA DENUNCIA DE LE IENE SUL PADRE DI DI MAIO: “LE COLPE DEI PADRI NON DEVONO RICADERE SUI FIGLI, IO LO DICO A SEMPRE, DI MAIO SE N’E’ ACCORTO SOLO ORA, DOPO MESI DI FANGO SU MIO PADRE”
“Quando ho visto il servizio delle Iene sulla famiglia Di Maio mi sono imposto di non dire nulla.
Di fare il signore, come sempre. Del resto non m’interessa sapere se il padre di Di Maio abbia dato lavoro in nero, evaso le tasse, condonato gli abusi edilizi”, inizia così il post di Matteo Renzi nel quale l’ex premier commenta il servizio de Le Iene in cui un ex operaio denunciava di aver lavorato in nero per Antonio Di Maio, padre del vicepremier.
“Sono convinto che la presunta ‘onestà ‘ dei Cinque Stelle sia una grande FakeNews, una bufala come dimostrano tante vicende personali, dall’evasore Beppe Grillo in giù – continua – Ma sono anche convinto che le colpe dei padri non debbano ricadere sui figli e questo lo dico da sempre, a differenza di Di Maio che se ne è accorto adesso. Ma qui, all’una di notte, non riesco a far finta di nulla. Non ce la faccio. Rivedo il fango gettato addosso a mio padre. Rivedo la sua vita distrutta dalla campagna d’odio dei 5 Stelle e della Lega”.
L’ex segretario del Partito democratico ripercorre la vicenda giudiziaria e umana di suo padre che, di recente, ha vinto due cause per diffamazione contro Marco Travaglio e, in riferimento alla vicenda denunciata da Le Iene dice: “Non dobbiamo ripagarli con la stessa moneta. Ma prima di fare post contriti su Facebook chiedano almeno perdono alla mia famiglia per tutta la violenza verbale di questi anni. Se Di Maio vuole essere credibile nelle sue spiegazioni prima di tutto si scusi con mio padre e con le persone che ha contribuito a rovinare. Troverà il coraggio di farlo?”.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 21st, 2018 Riccardo Fucile
“DA SETTIMANE CI NEGANO DI PRENDERE VISIONE DELLE SCHEDE PER LA SUA ELEZIONE, E’ UNA VERGOGNA”… “CONTE E’ UN PROFESSORE CHE HA MENTITO SUL SUO CURRICULUM E SUL SUO CONCORSO”
Durissimo j’accuse pronunciato dal senatore Pd, Matteo Renzi, contro il presidente della Rai, Marcello Foa, nel suo discorso di chiusura della nona edizione della Leopolda.
Renzi menziona la discussa intervista rilasciata da Foa al quotidiano israeliano Haaretz (“L’intera delegazione del Pd, ha ricevuto finanziamenti dal miliardario George Soros“): “Il presidente della Rai è un bugiardo, è una fake news vivente, è una fake news che cammina. E’ una vergogna che non ci sia nessuno che abbia il coraggio di dirlo. Io non ho paura. Non invitatemi alle trasmissioni, c’è un popolo che sta con noi comunque. E ve lo dice in faccia: il presidente della Rai un bugiardo. Chiedo agli europarlamentari del Pd di denunciare per calunnia e diffamazione domani mattina il presidente della Rai. Vergogna!”.
E aggiunge: “Il presidente della Rai dovrebbe essere il presidente di tutti. Stiamo chiedendo da settimane che ci facciano vedere le schede della sua elezione, perchè abbiamo ragione di chiedere che le schede siano state segnate. E lo dico ai presidenti Casellati e Fico: se avete a cuore i principi di trasparenza dei lavori parlamentari, dovete aprire quelle schede e far vedere se ci sono dei segni sulla elezione di Foa. E’ uno scandalo senza precedenti nella storia dell’informazione italiana. Neanche Berlusconi era arrivato a tanto. Vergognatevi“.
Poi accusa Conte: “Lo direi anche al governo, se solo vi fosse un presidente del Consiglio che non avesse mentito, non solo sul suo curriculum, ma anche sul suo concorso. Noi non sappiamo come sarà come presidente del Consiglio questo premier improvvisato, ma siamo certi che come professore ha mentito sul suo concorso. E allora su ciascuna delle questioni relative al governo di questo Paese noi non ci tireremo mai indietro”.
Renzi chiosa, tra applausi scroscianti e urla inneggianti del pubblico: “Quando mi chiedono con quale titolarità parlo, rispondo che ho la titolarità di senatore eletto della città di Firenze. Ho la titolarità di rappresentare un popolo che non si piega alle fake news. Ho la titolarità di chi ha rinunciato alle poltrone per affermare un ideale. Ho la titolarità di chi crede che la politica sia speranza e non potere. Ho la titolarità del popolo della Leopolda. Vi piaccia o non vi piaccia”.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 20th, 2018 Riccardo Fucile
LEOPOLDA STRACOLMA, CONGRESSO APPESO ALLE AGENZIE DI RATING
“Ritorno al futuro”, è scritto sui muri. In verità è ritorno a Renzi. A prescindere.
La signora Giuseppina, appena vede il taccuino, si avvicina: “Veniamo da Palermo, in tanti. Siamo qui perchè crediamo in lui. Lo scriva, per favore, che questo popolo è suo e non può abbandonarlo. Suo”. Si fa un capannello. E diventa un coro.
“Noi siamo quelli che restano in piedi e barcollano sui tacchi che ballano”, le note della toccante canzone accompagnano il tripudio dell’uomo solo al comando: Renzi sindaco, a palazzo Chigi, con Obama e Michelle. Ovazione.
Leopolda numero 9, la prima senza governo e potere, nell’Italia sovranista che danza sullo spread.
Stracolma, anche nel torpore del venerdì sera, con le prenotazioni raddoppiate nell’ultima settimana. Alle otto e mezza di sera fuori c’è ancora un ingorgo di macchine di gente che sta arrivando.
Popolo e iscritti, parecchi iscritti, accorsi per la grande esibizione muscolare del renzismo. Orgoglio, voglia di dimostrare che non è finita. E preoccupazione. È un coro nei capannelli: “Questi sono matti, fatelo capire anche voi. Stanno facendo saltare il paese”.
Anche l’affluenza è una notizia, dopo una sconfitta epocale e mesi di afonia: “Feriti sì, siamo feriti ma non morti — dice Erasmo D’Angelis, ex direttore dell’Unità — del resto siamo passati in breve tempo dalle stelle alle stalle e in tanti si chiedono ‘ora che si fa?'”.
Già , il che fare. Il sindaco di Cava dei Tirreni, con proverbiale ironia campana, dice: “Ritorno al futuro è un classico di quando non sai che dire. Stringi stringi, è sempre il ritorno di Renzi”.
Parliamoci chiaro, chi è qui, è innanzitutto qui per lui. Prima ancora che per il Pd, per il congresso, per le alleanze se e quando ci saranno.
Ettore Rosato è circondato da una selva di giovani: “Volevamo sapere — dice una di loro — se rimanere nel Pd, qui siamo per Matteo ma nessuno ha rinnovato la tessera, perchè il partito in Calabria è inagibile”.
L’ex capogruppo: “Se non trovate spazio lì, fate un comitato, Renzi li annuncerà domenica. Fate un gruppo di persone, dove potete discutere liberamente”.
Dopo dieci minuti Rosato è riuscito a percorrere sì e no dieci metri, preso d’assalto dalla richiesta di selfie: “Beh — dice una ragazza — è uno dei pochi che ci è rimasto. Di dirigenti intendo”.
Ecco, Leopolda più stretta politicamente perchè si è disarticolato il renzismo, nel senso di Gentiloni, Franceschini, etc, etc.
Aleggia lo spettro del tradimenti dei tanti cuori ingrati: “Chi ha avuto finge — urla Renzi in apertura – di non ricordarselo. Chi ha dato è ancora qui perchè era per un ideale non per un interesse”.
C’è tutto il favoloso mondo di Renzi sul palco: il finanziare Davide Serra, Marco Fortis, l’economista “ottimista”, già collaboratore di Tremonti, molto inserito nel mondo che conta tra finanza e industria sin da quando iniziò a collaborare con Carlo Sama, il famoso “Carlo il bello”, ex manager del gruppo Montedison e cognato di Raul Gardini.
Arriverà , molto probabilmente, dicono gli organizzatori anche Paolo Bonolis. Per evitare l’effetto reducismo, dopo avere ricordato i risultati del suo governo, Renzi simbolicamente inserisce l’elenco in una macchina del tempo, perchè è arrivato il momento di pensare al futuro, non al passato.
Torna, in questa coreografia, il tormentone sul partito di Renzi. Chissà . Per ora è tornato in forse il congresso del Pd. O quantomeno è appeso al giudizio delle agenzie di rating.
Lo spiega una battuta rilasciata da Renzi a Fanpage, in mattinata: “Con rispetto per il Pd, non è il congresso la cosa più importante. Quando ci saranno i candidati sceglieremo, ma il paese rischia di andare a sbattere. Davvero uno pensa che il problema sia scegliere tra Minniti e Richetti?”.
È la famosa variabile esogena: se ci sarà l’Apocalisse sui mercati e il declassamento dell’Italia, sarà facile, per tutti quelli che la conta l’hanno sempre voluta evitate, sostenere le ragioni del rinvio. Altrimenti il candidato è Marco Minniti.
Il quale, non essendo nato ieri, aspetta di capire cosa accadrà prima di candidarsi a una competizione che magari non sarà mai giocata.
Le oscillazioni dello spread avvolgono la Leopolda. Anche la conferenza stampa con l’ex ministro Padoan sulla “contro-manovra” è tutta sulla rassicurazione dei mercati perchè “stiamo rischiando l’osso del collo”.
Tetto del 2,1 nel rapporto deficit-Pil che “dimezzerebbe lo spread”, misure ragionevoli, coperture certe.
Raccontano i ben informati che Renzi avrebbe osato di più perchè, in fondo, è solo una proposta dell’opposizione “si può fare anche il 2,4 per fare investimenti e non spesa improduttiva”. Ma Paodan è stato granitico.
C’è stata una animata discussione, nelle stanze di Palazzo Giustiniani. Come se uno fosse ancora ministro in carica. E l’altro ancora premier. Un ritorno al passato.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 11th, 2018 Riccardo Fucile
LE ALTERNATIVE DEI RENZIANI: RINVIARE IL CONGRESSO, TROVARE UN CANDIDATO ALTERNATIVO A ZINGARETTI (DELRIO SE ACCETTA), SOSTENERE ZINGARETTI
Goffredo De Marchis su Repubblica oggi racconta che Matteo Renzi si sta preparando per il
congresso del Partito Democratico con una due giorni a Salsomaggiore per anticipare la Leopolda e con un’idea: quella di ricandidarsi alla guida del PD.
«Io non volevo solo partecipare alle feste, volevo avere il potere di farle fallire», dice Jep Gambardella.
In realtà il primo obiettivo della corrente somiglia alla filosofia del protagonista della Grande Bellezza, anche fa parte del gioco politico. Evitare il congresso. Niente primarie, niente conta. Rimane segretario Maurizio Martina, poi si vede.
Così vengono salvati gli equilibri attuali. Ma è un’impresa quasi impossibile.
La macchina è partita, nessuno capirebbe una marcia indietro.
Per colpire il bersaglio comunque occorre far sentire il proprio peso, la propria forza. Prima che venga svuotata dagli avversari. Senza candidato o, peggio ancora, con tanti potenziali candidati buttati lì nella mischia quotidiana, i renziani rischiano di diventare un esercito in rotta. Perciò serve un segnale.
Non si poteva aspettare l’appuntamento della Leopolda, che per tradizione è aperto, non di partito.
Renzi aveva detto la settimana scorsa a Barbara Palombelli di non avere intenzione di ricandidarsi, anche se aveva anche precisato di non aver ancora deciso se votare Zingaretti.
Secondo Repubblica invece l’ex segretario avrebbe una serie di piani alternativi: il primo, appunto, è quello di rimandare il congresso. Il secondo è trovare un candidato alternativo a Zingaretti: il nome forte, al netto dei test volanti su altri candidati (Matteo Richetti, Teresa Bellanova, Anna Ascani, Ettore Rosato), rimane Graziano Delrio, sempre che accetti.
Ma resta in piedi la scelta clamorosa, sorprendente e sicuramente più gradita al popolo renziano: la candidatura di “Matteo”.
Per quello Renzi nelle feste continua a non dire chiaramente che lui starà un passo di lato: «Non importa quello che faccio» ma anche «pensavano di essersi liberati di me, si sbagliavano».
Terza ed estrema alternativa: sostenere Zingaretti. Stringere un patto con le altre correnti, fare una propria lista di appoggio e spingere il governatore del Lazio. S
empre che lui accetti, sempre che ci siano le condizioni per una piroetta tanto azzardata.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 7th, 2018 Riccardo Fucile
“IL M5S HA UNA CLASSE DIRIGENTE DI SCAPPATI DA CASA”
La folla a Ravenna è grande, e anche molto calda.
Per Matteo Renzi è la prima volta da ex alla festa nazionale dell’Unità , ma l’accoglienza resta da star: più di un migliaio di persone lo abbraccia, applausi a scena aperta, quasi una nostalgia per il segretario che c’era e che — sottolinea lui stesso- ora non c’è più.
Renzi conferma che non correrà per la terza volta alle primarie da leader, «per due volte mi hanno fatto la guerra dall’interno, ho subito il fuoco amico, ora basta!».
La voglia di combattere è rimasta intatta, «ma non vengo qui per fare polemiche tra le correnti del Pd». La vis polemica è contro il governo gialloverde, «M5s ha una classe dirigente di scappati di casa, che rischia di far fare all’Italia la fine del Venezuela».
Non una parola sui perchè della sconfitta di marzo («Per chi è interessato c’è un mio video su Facebook»), «ma ora basta con l’autoanalisi è il momento di rimetterci in marcia e fare l’opposizione».
L’ora di comizio si trasforma in una satira spietata e indignata sul governo e sui ministri, dal premier Conte che «non è andato al Consiglio dei ministri perchè doveva fare un esame di inglese» fino a Di Maio, Salvini, Toninelli.
Col ministro del Trasporti, definito «Toni Nulla», Renzi è durissimo: «E’ un bugiardo, mente sapendo di mentire, dice di aver subito pressioni sul ponte di Genova e porta documenti con la data di gennaio».
E poi Salvini: «Sta facendo passare un’immagine dell’Italia con la clava, come se fossero arrivati al governo i Flinstones. Quando governavamo noi ci facevano le pulci, ora che lui se ne frega della sentenza sui 49 milioni di euro della Lega tutti zitti».
E qui partono i sassolini da levarsi dalle scarpe: «Il ministro dell’Interno vuole ignorare le sentenze, è in gioco la tenuta democratica, chi tace è complice. Dove sono i costituzionalisti in servizio permanente che ci accusavano di deriva autoritaria?».
Ce n’è anche per i «compagni» che hanno contrastato Renzi negli anni scorsi: «Avete attaccato il Matteo sbagliato, avete contribuito a rompere l’argine contro il populismo».
Il Matteo furioso torna più volte sul caso dei soldi della Lega: «Ora il vecchio slogan di Bossi si può tradurre ‘Lega ladrona, il M5S perdona’».
E giù bordate contro «chi gridava onestà », «l’unico cambiamento del governo è che cambiano idea ogni giorno, e non solo sui vaccini». Ma «questa magia finirà », è convinto l’ex segretario, «caro Salvini che citi i sondaggi, ti posso assicurare che la ruota gira, io sono un esperto».
Renzi mostra alcuni passaggi del suo documentario tv su Firenze e le bellezze italiane, spezzoni girati al museo degli Uffizi. «Bisogna ripartire da educazione e bellezza, andare nelle scuole a spiegare la differenza tra realtà e fake news, che stanno distruggendo una generazione. Serve una resistenza civile e culturale all’ignoranza e al qualunquismo». E assicura: «Non sarò alle primarie, ma il mio impegno sarà doppio, abbiamo il dovere di restare in campo perchè l’Italia abbia il coraggio di farla finita con questo governo».
Renzi non annuncia le sue scelte in vista del congresso, e si tiene alla larga dalla discussione interna. Chi sarà il suo candidato? Neanche una parola. Ma dalla platea parte un coro: «Congresso subito!», «Congresso subito!». Lui non risponde sui tempi. «Votate chi volete, ma chi vince dovrà avere tutto il Pd con sè. Non come è successo a me, che ho avuto i principali avversari dentro il partito».
Segue un lungo bagno di folla tra selfie e strette di mano con i volontari nelle cucine. C’è tempo anche per discutere di ricette con alcune cuoche.
(da agenzie)
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