Giugno 5th, 2017 Riccardo Fucile
MA ORA SOSTIENE CHE LA QUERELA E’ UNA FORMA DI CENSURA
Matteo Renzi non è più Presidente del Consiglio ma continua a voler tappare la bocca ai cittadini onesti. Uno di questi è il fiorentino Maurizio Martigli che è stato querelato da Renzi per diffamazione.
Lo scorso luglio il nostro eroe si era rivolto in maniera offensiva a Renzi definendolo un “pezzo di merda”. In questi giorni sta piangendo su Facebook perchè il Segretario del PD ha deciso di querelarlo. Quel video è stato solo uno dei numerosi attacchi personali di Martucci a Renzi.
Chi è Maurizio Martigli, il Cittadino Onesto
Per chi non lo conoscesse Martigli è l’autore del canale YouTube ATTACCO AL POTERE (tutto maiuscolo). Nei suoi video Martigli parla di tutto: dalla “piaga dell’abusivismo” alla geoingegneria clandestina. Dal decreto “salva banche” alla piaga dei vaccini e dei microchip del NWO. Argomenti tutti molto scomodi ai Poteri Forti e soprattutto “grandi verità ”. Nel 2015 Claudio Messora (noto anche come ByoBlu) raccolse la testimonianza “shock”, Martigli raccontava di essere stato pagato 50 euro per votare Renzi alle primarie.
Martigli ama definirsi Cittadino Onesto e in quanto tale non è disposto a stare in silenzio quando vede un’ingiustizia. Perchè lui ha un’arma e non ha paura di usarla. Anzi ne ha due: una webcam e una connessione ad Internet
Quando Martigli chiedeva a Renzi di querelarlo
Nel video incriminato Martigli, dopo aver scoperto la “truffa” degli 80 euro, accusa Renzi di aver distrutto la dignità degli italiani. Martigli è informatissimo, infatti ci spiega che “gira voce su Facebook” che dietro il bonus degli 80 euro ci sia una inganno: se perdi il lavoro non hai diritto al bonus. Questo ovviamente è perchè sotto una determinata soglia di reddito non si pagano le tasse e quindi il bonus non è dovuto. Ma Martigli non ci sta ad informarsi o argomentare: vuole solo sfogarsi e insultare. Senza accorgersi di non essere al bar ma su YouTube.
Ora finalmente, dopo molti video contro Renzi e il PD Martigli ottiene il tanto sospirato riconoscimento: la querela.
L’ex Presidente del Consiglio certifica nero su bianco di essersi accorto dell’esistenza del paladino del popolo dei cittadini onesti.
E Martigli che fa? Ammette di avere un tantino esagerato a definire l’allora Presidente del Consiglio “figlio di puttana”.
Ma se ha usato parole forti è per colpa di Renzi che porta all’esasperazione i cittadini.
E denunciare lui significa tappare la bocca a milioni di cittadini. Insomma è una censura. E dire che Renzi ha fatto solo quello che Martigli gli aveva chiesto quando diceva “querelami stronzo”.
La gente non è mai contenta.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 1st, 2017 Riccardo Fucile
L’EPIC FAIL DEL COLLABORATORE DI RENZI PER I SOCIAL
Alessio De Giorgi non risponde. Al telefono, ma soprattutto sui social, dove in tanti gli chiedono
spiegazioni.
L’oggetto della discussione è la pagina delle gaffe, dei paragoni forzati, degli strafalcioni in difesa del segretario PD.
Matteo Renzi News negli ultimi anni è diventata popolarissima, quasi 70 mila like.
Una pagina gestita in modo professionale con circa dieci aggiornamenti al giorno, video e foto di altissima qualità .
Dall’elezione di Emmanuel Macron che paragonò le percentuali che portarono all’elezione del segretario del Partito Democratico a quelle incassate dal Presidente francese, passando per la comparazione con l’ex capitano giallorosso, Francesco Totti.
Le critiche degli oppositori e gli elogi dei renziani. Il Partito Democratico ha da sempre precisato: “La pagina Facebook “Matteo Renzi News” non è riconducibile in alcun modo alle strutture di comunicazione del partito”.
Tuttavia sembra essere proprio De Giorgi, ben inserito nella struttura comunicativa del Pd suoi social network e chiamato da Renzi a Palazzo Chigi nelle settimane decisive prima del referendum, a gestire la pagina finita al centro delle polemiche.
Lorenzo Borga, collaboratore del Il Foglio e de La Voce.info raccoglie in un articolo sulla vicenda una serie di prove incrociate.
A smentire è lo stesso De Giorgi che su Facebook ripete di non essere uno degli amministratori della pagina.
Nella stessa conversazione, però, un commento da parte della pagina “Matteo Renzi News”. Sembrerebbe che De Giorgi abbia risposto alla conversazione dimenticandosi di essere collegato a Facebook proprio dall’account che dice di non amministrare “Matteo News”.
Di lì in poi sono partiti gli attacchi su twitter e Facebook, a cui lo stesso De Giorgi ha risposto opponendo il suo silenzio.
A prendere le parti dell’ex direttore di Gay.it è un altro esponente della struttura comunicativa del Pd, Francesco Nicodemo, che su Facebook parla di “character assassination in atto nei confronti di Alessio De Giorgi”.
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2017 Riccardo Fucile
“VOTARE PRIMA RIDUCE RISCHI INSTABILITA'”… “LARGHE INTESE? NECESSARIE SE NON CI SONO I NUMERI”
Intesa sul sistema tedesco puro ed elezioni anticipate in autunno, chi vince governa ma se non ci sono i numeri si ricorrerà alle larghe intese, con primo obiettivo la manovra economica.
Questo il quadro che delinea Matteo Renzi in un’intervista al Messaggero in cui si dice convinto che un accordo a tre – Pd, M5S e Forza Italia – sulla legge elettorale è possibile ed è quanto richiesto dal Quirinale per portare il Paese al voto.
Legge elettorale.
“Il presidente della Repubblica ci ha chiesto di fare un accordo sulla legge elettorale e noi veniamo da una cultura istituzionale per cui gli appelli del presidente della Repubblica sono impegni vincolanti per i partiti” […] “È noto a tutti che avrei voluto tutt’altro tipo di sistema elettorale: il sistema tedesco non è la mia prima scelta, anzi” […] “Se i 5 Stelle scelgono il sistema tedesco lo fanno perchè sanno che conviene a loro. E che un’alternativa potrebbe penalizzarli. Dunque non mi fido che abbiano a cuore l’interesse generale: mi fido del fatto che faranno i loro interessi” […] “Lo sbarramento deve essere al 5%: se deve essere modello tedesco, che tedesco sia anche lo sbarramento” […] “Il sistema tedesco è un passo avanti per uscire dalla palude, ma non è la soluzione per tutti i problemi. Il rischio di non avere una coalizione per governare è molto alto”
Capitolo Patto del Nazareno.
Matteo Renzi non prevede di incontrare Silvio Berlusconi, ma non esclude che, in assenza di numeri per governare da solo, possa tornare una maggioranza di larghe intese.
Larghe intese.
“Il Pd non chiede le elezioni anticipate. Ma non le teme. Siamo la prima forza politica del Paese, noi facciamo politica con i voti e non con i veti” […] “La Merkel in Germania corre per vincere, da sola. Non per fare la grande coalizione. Se non ci sono i numeri, è ovvio che debba fare accordi con altri partiti. Per noi sarà lo stesso” […] “Il mio obiettivo è sconfiggere Berlusconi, non allearmici. Poi è ovvio dipende da quanti voti ciascuno prenderà “. […] “Non vedo Berlusconi da oltre due anni. Non avrei problemi a incontrare nè lui, nè altri leader. Ma al momento non è in agenda”.
Capitolo elezioni, secondo il segretario del Pd votare in autunno, quando vota anche la Germania, ridurrebbe il rischio di instabilità sui mercati.
Quando votare.
“Le elezioni tedesche sono sempre uno spartiacque nella politica europea, nel bene e nel male. Dunque votare con Berlino (alle urne il 24 settembre, ndr) avrebbe un senso per molti motivi a livello europeo e consentirebbe al nuovo Parlamento di impostare senza perdere nemmeno un giorno cinque anni di politica economica” […] “Dopo le elezioni tedesche e fino al voto, l’Italia sarà l’osservata speciale dei mercati. L’eventuale anticipo del voto non genera l’incertezza, la riduce. Tuttavia non saranno i mercati a decidere che cosa faremo, ma il presidente della Repubblica”. […] “Se si vota a febbraio, questo Parlamento farà la legge di bilancio, se si vota in autunno la legge verrà votata dal prossimo Parlamento”
Capitolo voucher, Matteo Renzi si schiera con il Governo Gentiloni: “La partita è totalmente giocata dall’esecutivo” dice, sottolineando che “noi non cerchiamo trappole nè incidenti parlamentari. Faremo tutto ciò che il Governo indicherà “.
Capitolo Rai, il segretario Pd non scarica il “suo” Antonio Campo Dall’Orto. “Sinceramente mi dispiace che si sia dimesso” sottolinea, nega di essere il mandante politico, “la persona che conosco meglio nel Cda, Guelfo Guelfi, è l’unico ad aver votato a favore del suo piano”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
IL PD IMMAGINA UN PROPORZIONALE TEDESCO
Direzione nazionale del Pd il 30 maggio, dedicata alla legge elettorale, proprio alla vigilia del suo
approdo in aula il 5 giugno.
Stavolta Matteo Renzi ha intenzione di fare sul serio sul sistema di voto. “Per tutta la settimana – scrive su Facebook – il Pd sarà pronto a incontrare gli altri partiti, nelle forme e nelle delegazioni che siamo pronti a concordare con i singoli schieramenti”. L’offerta di Silvio Berlusconi di proporzionale alla tedesca piace sempre di più in casa Pd, anche perchè pare accompagnata dal voto anticipato a subito dopo l’estate.
Anche se negli incontri con gli altri partiti Renzi vuole comunque partire dal Mattarellum, prima proposta del Pd ma senza maggioranza in Parlamento.
“Vediamo, voteremo la legge elettorale che ha più voti”, ci dice Ettore Rosato, capogruppo Dem alla Camera. E intanto il ‘proporzionale alla Silvio’ miete simpatie da sinistra a destra: è questa la volta buona?
“L’ideale sarebbe un tedesco proporzionale, perchè nessun sistema garantisce la governabilità senza ballottaggio e con due camere non puoi avere il ballottaggio…”, dice un renziano doc, a taccuini chiusi.
Ancora il ‘sogno tedesco’ di Matteo Renzi non è maturo per farsi esplicito, ma certo si riscalda con l’offerta di Silvio Berlusconi: proporzionale con voto in autunno. Allettante. Il segretario Pd valuta la proposta, spera non sia un bluff, potrebbe anche dare il via libera per il voto in commissione a partire dalla prossima settimana, abbandonando il Rosatellum, proposto dal Pd soltanto la settimana scorsa.
Ma le incognite sul campo seminano ancora molto scetticismo sulla legge elettorale.
L’input che dal Nazareno arriva ai gruppi parlamentari del Pd è di procedere per gradi. Domani in commissione Affari Costituzionali il Pd proporrà l’adozione del Rosatellum quale testo base, prevedibilmente lo voterà con la Lega e pochi altri.
Non vuol dire che rimarrà Rosatellum fino alla fine di una diatriba parlamentare sulla legge elettorale che si annuncia ancora insidiosa e senza garanzie di riuscita.
Domani sarà Rosatellum, dopodomani chissà . I parlamentari del Pd domani sera sono convocati dal capogruppo Ettore Rosato per una riunione sulla legge elettorale.
Non tutti sono convinti della necessità di seguire il richiamo di Berlusconi. Il Pd renziano però aspetta Forza Italia alla prova degli emendamenti: saranno presentati questa settimana entro venerdì, mentre la prossima settimana dovrebbero essere votati.
Al quartier generale del segretario Dem sanno che il partito di Berlusconi presenterà un emendamento teso a trasformare il Rosatellum in proporzionale puro, alla tedesca. E potrebbero anche appoggiarlo la prossima settimana.
Ma questo dipende anche dalle reazioni del resto delle forze politiche. In modo particolare: il M5s. “Se esagerano con la propaganda dell’inciucio tra Pd e Forza Italia, noi andiamo avanti con il Rosatellum”, segnala una fonte Dem.
Maria Elena Boschi fa già scattare la controffensiva Dem. “Il Pd – dice il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio a un dibattito con Luigi Di Maio al Centro Studi Americani – ha parlato con atti parlamentari, abbiamo presentato il Mattarellum e il Rosatellum, ora rimesso al dibattito anche perchè il Pd da solo per l’approvazione i numeri non li ha. Il problema è che se il Pd è da solo ci dicono che siamo isolati. Se cerchiamo l’accordo ci dicono che facciamo l’inciucio. Abbiamo fatto una proposta vedremo cosa accadrà “.
Continua la fonte Dem: “Se il M5s invece valuta che il proporzionale l’avevano proposto anche loro tempo fa, allora…”.
E infatti dice oggi Di Maio, rispondendo a Boschi: “Noi abbiamo una posizione di massima apertura partendo dalla legge uscita dalla Consulta”. Che prevede un premio di maggioranza alla lista che raggiunga il 40 per cento dei consensi, ma resta un sistema proporzionale se nessuno raggiunge questa soglia.
Al Nazareno poi registrano tutte le aperture sul proporzionale.
C’è Maurizio Lupi di Ap che si dice interessato, benchè il leader del suo partito Angelino Alfano abbia dichiarato di “avere ormai le mani libere” sul governo, furioso per il dialogo tra Renzi e Berlusconi.
Dice invece Lupi: “Credo si debba dialogare insieme per trovare una buona legge elettorale, ben venga questo dialogo ritrovato con Fi. Certamente la strada del rosatellum non è una strada di dialogo”.
Ci sono aperture da Sinistra Italiana. “Pronti al confronto sul sistema tedesco”, dice Nicola Fratoianni. E apre anche Mdp.
Dice Pierluigi Bersani: “Sul modello tedesco si può discutere, ma chi pensa di andare al voto a ottobre sta dicendo agli italiani che si può andare in esercizio provvisorio e, tanto per dirne una, a gennaio scatta l’aumento dell’Iva”.
Del resto la preoccupazione su questa nuova corsa al voto anticipato serpeggia anche al governo. Ecco Graziano Delrio, pur vicino a Renzi: “La legge elettorale non è una merce di scambio. Il Pd non chiede elezioni anticipate e quindi non c’è nessuno scambio da fare”.
Mentre il Quirinale segue il tutto in assoluto riserbo.
Il Rosatellum, sistema composto da 50 per cento di maggioritario per collegi e 50 per cento di proporzionale, definito da Bersani un “un’invenzione pasticciata”, è al momento la proposta più invisa al M5s.
E scontenta anche Forza Italia, che sarebbe costretta a stringere alleanze per collegio con la Lega, con il rischio però di favorire eletti del Carroccio nei collegi del nord e non eleggere i propri al sud dove ormai è forte la concorrenza pentastellata.
“Però questa è materia che sta alla forza contrattuale del partito di Berlusconi con la Lega”, dicono da casa Dem, alzando le mani.
Insomma, Renzi va avanti a tentativi, ma intanto vuole vedere le carte di Berlusconi. “Chi ci assicura che poi al Senato non cambiano? E chi ci assicura che la parola data resta così fino alla fine?”.
Già , nessuno assicura niente. E questa è la migliore garanzia per un buco nell’acqua parlamentare sulla legge elettorale, un nulla di fatto che partorirebbe il sistema preferito da tutti: il proporzionale, il sogno sul quale però nessuno è disposto a lasciare le impronte.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 18th, 2017 Riccardo Fucile
IL REATO PER CUI E’ INDAGATO IL PADRE DI MATTEO NON PREVEDE LE INTERCETTAZIONI… LA PROCURA DI ROMA NEGO’ LA RICHIESTA DI ASCOLTO, QUELLA DI NAPOLI INVECE…
C’è una strana storia dietro l’intercettazione della telefonata tra Tiziano e Matteo Renzi. E riguarda le
modalità con cui è stato acquisito il permesso di effettuare intercettazioni sul telefono del padre del segretario del Partito Democratico.
Il reato per il quale Tiziano è indagato infatti non prevede l’uso delle intercettazioni ma prima del 2 marzo, quando l’inchiesta su Renzi è già stata trasferita a Roma, i carabinieri del NOE chiedono stesso, in vista dell’interrogatorio, di mettere il suo telefono in ascolto.
La procura di Roma però a quanto pare dice di no sostenendo che non ci sia bisogno del provvedimento.
Allora i carabinieri del NOE chiedono la stessa cosa alla procura di Napoli, che invece dice sì.
Il GIP autorizza ed ecco come è arrivata la telefonata nei brogliacci delle procure.
Una vicenda quantomeno curiosa. E che si va ad intrecciare con quella del capitano Scafarto, di cui oggi si scopre che ha condiviso l’impostazione delle indagini su CONSIP con Woodcock.
E riusciamo a saperlo grazie…a un’intercettazione, non a caso effettuata dopo la comunicazione delle indagini nei confronti del capitano del NOE.
Racconta Francesco Grignetti sulla Stampa:
«L’omissione contestata è una scelta investigativa precisa che ho condiviso anche con Woodcock», dice il capitano del Noe, braccio destro dei pm napoletani. Scafarto si riferisce alla principale delle contestazioni cui deve rispondere, ossia di avere prospettato alla procura di Roma che c’erano degli 007 a seguirli nelle attività di polizia, e non, come ormai era loro chiaro, un cittadino qualsiasi che si era trovato nella strada dove l’imprenditore Alfredo Romeo ha gli uffici e che banalmente cercava parcheggio.
Nell’intercettazione, però, il capitano Scafarto dice molto di più. Viene fuori la paura di finire stritolato in un gioco più grande di lui.
Riferisce di «pagare il conto per tanti». E fa nomi pesanti: il pm John Henry Woodcock, l’ex suo comandante Sergio De Caprio (al secolo Capitano Ultimo, ovvero il mitico ufficiale che arrestò Totò Riina e che nel frattempo è approdato al Noe), il generale dei carabinieri Vincenzo Paticchio (attuale comandante della legione Calabria).
Intanto di intercettazioni di Tiziano Renzi ne viene svelata un’altra.
Sempre tratta da Di padre in figlio di Marco Lillo in uscita oggi.
Risale al 2014 e il padre di Matteo parla un po’ di sè ma anche dei figli. In particolare di uno. “Io ero con Galloni, De Mita, Donat Cattin, sono stato un comunista per i democristiani e un democristiano per i comunisti : l’ho sempre preso nel… cuore. Ma sono felice di questo”, dice, riferendosi alla sua posizione di democristiano in terra di comunisti.
Poi c’è qualche parola per Matteo: “Mio figlio non è detto che duri molto a far politica. Lui fa di tutto per arrivare ma niente per restare. Non è Giulio Andreotti, non ha la sua caratura. Io Andreotti non l’ho mai votato ma di fronte alla sua politica estera bisogna levarsi il cappello”
E infine ce n’è per l’altro figlio che se ne è volato in Svizzera e in Canada per non fare “il fratello di Renzi. Samuele è il migliore di tutti”.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 17th, 2017 Riccardo Fucile
IL CORRIERE NON TROVA DI MEGLIO CHE UN AMARCORD CON LA NONNA DI MATTEO E MADRE DI TIZIANO
Il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio pubblica una telefonata tra Renzi e il padre sull’affare CONSIP.
Repubblica di Mario Calabresi risponde con un articolo di Gianluca Di Feo che riepiloga una vicenda del 2012 in cui compaiono Marroni e Vannoni.
Il Corriere di Luciano Fontana risponde come può, ed ecco in pagina Anna Maria Pandolfi, madre di Tiziano Renzi, intervistata e fotografata con il nipote, corredato a destra di quella materna, Maria Violanti, madre di Laura Bovoli.
Ecco, a firma di Virginia Piccolillo, i dettagli dello scottante colloquio:
Signora Anna Maria, per Tiziano e Matteo è il momento dello scontro?
«Nooo. Perchè?».
C’è chi pensa che suo nipote stia scaricando il padre.
«Lui va d’accordo con il padre. Non hanno mai litigato. Nemmeno quando il ragazzo era piccolo. Certo il carattere è quello lì».
Ovvero
«Il Matteo vuole fa’ sempre quello che vuole lui».
E il babbo?
«Ha un carattere forte anche lui. Ma poi non c’era mai perchè lavorava sempre fuori. E il ragazzo alla fine riusciva sempre ad averla vinta».
Che faceva
«Ne ha fatte di tutte. E prima lo scout. E poi il calcio. E voleva fare l’arbitro. E poi il sindaco. E poi il governo».
Nonna Anna Maria ci descrive un Renzi autarchico (“vuole fa’ sempre quello che vuole lui”) che ne ha fatte di tutte (“prima lo scout, poi l’arbitro, poi il sindaco, poi il governo…”), ma pronto a tutto. E commenta anche la faccenda dei massoni:
Da piccolo Matteo era più accomodante?
«Noo. Come ora. Uguale».
E Tiziano era severo con lui?
«Come con le sorelle. Ma lui non si faceva sgridare. Era educato. Anche adesso. Ha fatto tutto da solo. Non è che gli devi dire “fai così”. Anche a scuola era bravissimo. Lo diceva la sorella: “Nonna, lui studia dieci minuti, io due ore, poi lui sa tutto, io no”».
Ora c’è questa telefonata, Matteo che invita il padre a dire la verità . Suo figlio mentiva?
«Eh ci mancherebbe… Non l’ha mai dette le bugie. Nemmeno da bambino. Anzi. Lui vorrebbe che si facesse subito il processo così può far vedere che non ha fatto niente».
Allora perchè Matteo sembra non fidarsi?
«Ma chi glielo ha detto a lei che non si fida? È che c’è tutto questo rumore. I giornali. Lo dice anche Tiziano sa? Da quando il ragazzo è su…».
Su, dove?
«Il governo, la politica. Da allora il mi’ figliolo non ha più pace. Si ritrova anche quelli che gli fanno le fotografie sotto casa. S’inquieta, s’inquieta. S’è anche sentito poco bene. Ma noi siamo una famiglia per bene. A me e l’altro mio figlio non c’hanno potuto trovare niente. Lui è vigile urbano. Cercavano, cercavano…».
Ma cosa cercavano?
«Ah, boh. I massoni? Di queste cose non ne capisco, io facevo la sarta, poi ho fatto la mamma. Ma qui c’è solo gente a posto, via. Lo fanno solo perchè Matteo vuole tornare su»
(da NextQuotidiano”)
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Maggio 17th, 2017 Riccardo Fucile
LA VICENDA DI UN RISARCIMENTO DANNI OTTENUTO DA L’ESPRESSO DOVE LILLO LAVORAVA PER UNA NOTIZIA FALSA SU RENZI… ECCO COM’E’ ANDATA REALMENTE
Ieri Matteo Renzi su Facebook, parlando della telefonata tra lui e il padre pubblicata dal Fatto, ha
accusato Marco Lillo di aver pagato un risarcimento danni in una causa civile che avrebbe coinvolto il giornalista proprio contro l’ex premier, e di aver preteso una clausola di riservatezza per seppellire la vicenda. Marco Travaglio a DiMartedì ha smentito la storia senza rivelarne però i dettagli.
Renzi su Facebook aveva scritto: «Gli avvocati hanno materiali per un risarcimento danni copioso (del resto lo stesso Marco Lillo mi conosce visto che già in un caso ha preteso di mettere una clausola di riservatezza così da non dire fuori se e quanto ha dovuto pagare: fanno sempre così i teorici della trasparenza, altrui). Spero che bastino per pagare i mutui della mia famiglia: perchè noi come tutti gli italiani abbiamo i mutui, non le tangenti».
Oggi Marco Lillo precisa meglio i contorni della vicenda e spiega com’è andata veramente:
L’Espresso, il 23 dicembre 2008, aveva pubblicato un’inchiesta — sui casi giudiziari del Pd in Italia —a doppia firma: la mia e quella del mio caporedattore. Fu proprio quest’ultimo a chiedermi di occuparmi del partito nelle Regioni del Sud: ne scrissi senza errori e senza problemi legali. Il caporedattore, invece, si occupò del Centro-Nord: trovò una notizia su Renzi, la scrisse e la editò in pagina. Renzi sporse querela. Il collega, molto bravo e solitamente scrupoloso, ammise il proprio errore e mi disse: “Tu non c’entri Marco, riguarda me e me ne occupo io”. Pochi mesi dopo, me ne andai e partecipai alla fondazione de Il Fatto. Non seppi più nulla di quella vicenda e non me ne preoccupai più perchè, per compiere il reato, ci vuole il “dolo” e io non ero stato responsabile neppure di una “colpa ”, visto che avevo zero possibilità di verifica e di incidenza su un articolo del caporedattore centrale del giornale in cui ero redattore ordinario.
Nel 2012, mi chiamarono i carabinieri per farmi accettare la remissione di querela di Renzi. Renzi, cioè, mi fa sapere che vuole mollare la lite e mi chiede: accetti? Io dico sì e firmo solo quel foglio. Nessuna transazione tra me e Renzi, nessun patto di riservatezza con lui. Solo oggi ho scoperto che L’Espresso gli ha pagato 22 mila e 500 euro per salvare non me, ma il caporedattore (oggi vicedirettore di Repubblica ). E che Renzi, per mettersi in tasca i soldi, ha accettato un patto di riservatezza che ora sta di fatto violando, anche se il suo amico Carlo De Benedetti non se ne lamenterà
Il giornalista autore dell’articolo su Renzi nel 2008 e oggi vicedirettore di Repubblica è Gianluca Di Feo.
L’articolo era intitolato “Tangenti Rosse” e arrivava durante la campagna elettorale per il sindaco di Firenze. L’allora presidente della Provincia di Firenze, secondo il settimanale, era “indagato” e “non si sarebbe presentato spontaneamente in Procura, ma sarebbe stato invitato dai Carabinieri”.
Tutto falso. Matteo Renzi rispose con una richiesta danni da un milione di euro e all’epoca disse:
“Io non mi incateno da nessuna parte: non è nel mio stile — afferma il Presidente della Provincia, Matteo Renzi — Ma i signori Gianluca Di Feo e Marco Lillo, giornalisti de L’Espresso, risponderanno in tutte le sedi giudiziarie per aver scritto che sono “indagato” nell’articolo, intitolato “Tangenti Rosse, apparso oggi sul settimanale. Chiederemo almeno un milione di euro per i danni”.
“Se è vero che esiste una questione morale per i politici — continua il Presidente Renzi — esiste anche una questione etica per i giornalisti che dovrebbe impedire loro di scrivere falsità . Sono impegnato nella sfida più difficile della mia breve esperienza politica: ho proposto un cambiamento radicale nella politica urbanistica di Firenze già prima dell’inizio dell’indagine giudiziaria. Ho chiesto con grande determinazione di cambiare aria nel Pd. Non posso accettare che qualcuno metta in dubbio la mia moralità e la mia correttezza ”.
Questa è quindi la vicenda a cui si riferiva Renzi e coinvolgeva appunto Di Feo e non Lillo, anche se era coautore dell’intera inchiesta ma non dell’articolo “incriminato”. Quattro anni dopo Renzi e l’editore hanno firmato un accordo per un risarcimento danni con clausola di riservatezza che ieri Renzi ha violato.
Lillo, in ogni caso, sostiene che Renzi sapesse che il giornalista del Fatto non era coinvolto nella vicenda perchè ne parlarono nel 2012, durante il primo colloquio che ebbero i due.
Quindi avrebbe mentito e non si sarebbe sbagliato. E Lillo sostiene di aver conservato la telefonata del loro primo colloquio.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 17th, 2017 Riccardo Fucile
SECONDO “REPUBBLICA” LE NOTIZIE PARTONO DA NAPOLI E DAL NOE
Carlo Bonini su Repubblica oggi ricostruisce con dovizia di particolari com’è andata la storia della
telefonata tra Tiziano e Matteo Renzi che è finita nel libro di Marco Lillo “Di padre in figlio” in uscita giovedì in edicola. Repubblica ricostruisce così la sequenza dei fatti:
Il 22 dicembre 2016, la Procura di Napoli trasmette per competenza a Roma parte dell’inchiesta Consip.
Nel fascicolo, Tiziano Renzi, al contrario dell’imprenditore che i napoletani vogliono abbia trafficato con lui in “influenze” (Carlo Russo), promettendo all’imprenditore napoletano Romeo di spendersi per un aiuto nell’aggiudicazione degli appalti, non è indagato. Ma, dal 5 dicembre i suoi telefoni sono intercettati dal Noe
Intercettare “terzi non indagati” è una mossa che il codice consente in casi rari e che i pm romani evidentemente ritengono incongrua, esattamente come indagare uno soltanto di due soggetti che concorrono in uno stesso reato.
Iscrivono dunque Tiziano Renzi al registro degli indagati per traffico di influenze e, contestualmente, lasciano che le intercettazioni disposte da Napoli vadano ad esaurirsi entro i 20 giorni per i quali sono state autorizzate. Non fosse altro perchè il reato di traffico di influenze non consente l’uso delle intercettazioni. Ma, tra gennaio e febbraio, accade l’imponderabile.
La Procura di Napoli informa la Procura di Roma dell’intenzione di “riattaccare” i telefoni di Tiziano Renzi per le stesse ragioni per cui ne hanno disposto l’ascolto nel dicembre precedente:
È una mossa singolare che ha come effetto che una Procura della repubblica (Napoli) ascolti al telefono un uomo (Tiziano Renzi) su cui indaga un altro ufficio giudiziario per un reato per cui i telefoni non possono essere ascoltati.
Ciò che è uscito dalla porta di Roma rientra dalla finestra di Napoli.
Il 3 marzo, giorno dell’interrogatorio di Tiziano Renzi, il Noe dei carabinieri, che sta ascoltando per conto di Napoli i suoi telefoni, dà conto alla Procura di Roma dell’intercettazione del giorno precedente con il figlio Matteo. Roma giudica quella telefonata penalmente irrilevante.
Qualche settimana dopo, il brogliaccio di quella telefonata viene fatto filtrare perchè vada immediatamente alle stampe.
Più o meno in coincidenza (fine marzo) con l’estromissione del Noe dei carabinieri dall’inchiesta perchè ritenuto responsabile della fuga di notizie sull’ultima delle sue informative.
Ora, copia del file audio con quella conversazione del 2 marzo, come delle altre disposte dalla Procura di Napoli sono state consegnate dalla Procura di Roma al Nucleo investigativo dei carabinieri di Roma perchè vengano ascoltate e trascritte.
Bonini quindi punta il dito sull’indagine di Napoli e del NOE: le fughe di notizie partono da lì e Roma ne è vittima.
Il caso Scafarto può accompagnare solo.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 16th, 2017 Riccardo Fucile
“QUESTA INTERCETTAZIONE PER ME È UN REGALO”: LO SCOOP FINISCE PER FORNIRE UN ASSIST ALL’EX PREMIER
“Non dire bugie, non ti credo. Hai visto Romeo una o più volte?”.
La telefonata tra Matteo Renzi e il padre Tiziano, indagato nell’ambito dell’inchiesta Consip, è del 2 marzo 2017.
Il giorno successivo Tiziano Renzi sarà interrogato dai giudici romani. È l’anticipazione del Fatto Quotidiano contenuta nel nuovo libro di Marco Lillo Di padre in figlio. L’ex premier ha subito risposto con un lungo post sulla sua pagina Facebook: “Nel merito queste intercettazioni ribadiscono la mia serietà visto che quando scoppia lo scandalo Consip chiamo mio padre per dirgli: ‘Babbo, questo non è un gioco, devi dire la verità , solo la verità ‘”.
L’intervista di Mazzei a Repubblica. In quella telefonata, intercettata dai pm, l’ex premier incalza il babbo: dopo aver letto su Repubblica l’intervista ad Alfredo Mazzei (nella quale si parlava della cena a tre tra Tiziano Renzi, Alfredo Romeo e Carlo Russo, la “cena nella bettola”) decide di chiamarlo: “Devi dire tutta la verità ai magistrati, non puoi dire che non conosci Mazzei perchè è l’unico che conosco anche io”.
L’ex premier appare molto preoccupato dall’interrogatorio al quale il padre sarà sottoposto e gli intima: “Devi ricordarti tutti i nomi e tutti i luoghi, non è più la questione della Madonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorie”.
“Non dire di mamma”.
Si raccomanda poi di non dire che a un ricevimento con alcuni imprenditori era presente anche sua madre, Laura Bovoli: “Non dire di mamma, se no la interrogano”.
La risposta vaga di Tiziano.
Poi il segretario del Pd arriva al dunque: “È vero che hai fatto una cena con Romeo?”. La risposta del padre non sarebbe stata netta: Tiziano nega una cena al ristorante (la “bettola” dell’intervista di Repubblica), ma non lo è altrettanto su un possibile incontro con l’imprenditore campano in un bar.
Matteo lo incalza e gli manifesta la sua sfiducia: “Non ti credo e devi immaginarti cosa può pensare il magistrato. Non è credibile che non ricordi di avere incontrato uno come Romeo, noto a tutti e legato a Rutelli e Bocchino”. Il padre esita, dice di non ricordare, cita un convegno al Four Season con esponenti del mondo delle imprese ai tempi delle primarie di fine 2012 contro Bersani.
Fosche previsioni.
Il segretario Pd conclude con amarezza: “Andrai a processo, ci vorranno tre anni e io lascerò le primarie”. E, prima di chiudere la telefonata, ribadisce: “Non puoi dire bugie, devi dire se hai incontrato Romeo una o più volte e devi riferire tutto quello che vi siete detti. Devi ricordarti che non è un gioco”.
Renzi denuncia una “gogna mediatica” contro di lui ma sulla telefonata con il padre dice: “Ribadisce la mia serietà , sono stato duro con lui, ma dovevo farlo”
Renzi commenta l’intercettazione della chiamata con il padre Tiziano pubblicata da Marco Lillo nel suo nuovo libro e riportata oggi dal Fatto Quotidiano. “Politicamente parlando le intercettazioni pubblicate mi fanno un regalo. La pubblicazione – continua l’ex premier – è come sempre illegittima ed è l’ennesima dimostrazione di rapporti particolari tra alcune procure e alcune redazioni. Ma non ho alcun titolo per lamentarmi: non sono il primo a passare da questa gogna mediatica”.
(da agenzie)
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