Novembre 19th, 2018 Riccardo Fucile
PULIZIA DELLE STRADE: IL VOTO DEI ROMANI E’ 3,5 (SU 10), SPAZZATURA 3,8, TRASPORTO 4,4
Bolzano è la città italiana dove si vive meglio mentre la qualità della vita sprofonda a Roma. 
I risultati dell’indagine sulla qualità della vita nelle città italiane realizzata da Italia Oggi in collaborazione con l’università La Sapienza dicono che la Capitale paga soprattutto l’incapacità di affrontare questioni fondamentali, dai rifiuti ai trasporti pubblici, certificata dalla stessa Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici del Campidoglio.
Le valutazioni peggiori si riscontrano in riferimento a rifiuti e trasporti.
Nell’ultima indagine dell’Authority, infatti, i romani hanno assegnato un voto medio di 3,5 (su 10) alla pulizia delle strade e 3,8 alla raccolta della spazzatura. Insufficiente anche il trasporto su bus e tram (4,4).
Su diciotto servizi pubblici locali soltanto undici erano risultati appena sufficienti. Come sempre, il MoVimento 5 Stelle, al governo della città da due anni e mezzo, dice che è colpa delle amministrazioni precedenti anche se le scelte decisive su ATAC e AMA sono state fatte in questi due anni e mezzo dai grillini.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 18th, 2018 Riccardo Fucile
LA CAPITALE PERDE 22 POSIZIONI… BOLZANO E’ LA PROVINCIA DOVE SI VIVE MEGLIO
È Bolzano la provincia dove si vive meglio in Italia, seguita da Trento e Belluno. Balzo indietro della capitale: Roma retrocede di 22 posizioni. Male anche Venezia. Stabili Napoli (in terzultima posizione) e Palermo (al 106 posto).
Fanalino di coda Vibo Valentia.
Insomma la provincia altoatesina, come era stato nel 2017, si conferma luogo del miglior vivere. Si evince dall’indagine sulla Qualità della vita nelle province italiane realizzata da Italia Oggi con l’Università La Sapienza di Roma, giunta alla 20esima edizione.
La ricerca fotografa modelli virtuosi, criticità e cambiamenti in atto nelle province e nelle principali aree del Paese. Sono nove le ‘griglie’ dell’analisi: affari e lavoro, ambiente, criminalità , disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita, con 21 sotto dimensioni e 84 indicatori di base.
Dalla quarta alla decima posizione si trovano tutte città che hanno recuperato rispetto all’anno scorso, salvo una, Treviso, che è passata dalla sesta alla nona posizione.
Al quarto posto Siena, che ha recuperato sette posizioni (era undicesima), seguita da Pordenone, che passa dalla nona alla quinta, e da Parma, che ha guadagnato una posizione rispetto al 2017 (era settima).
In forte ascesa Aosta e Sondrio, rispettivamente al 7/o e 8/o posto, partendo dal 18/o e dal 16/o della passata edizione. Decima Cuneo, che ha guadagnato tre posizioni.
Il 2018 è l’anno delle conferme, sia di alcune performance sia di alcune tendenze emerse nelle precedenti indagini: dallo sfumare del contrasto Nord-Sud in termini di buona qualità di vita legata al benessere economico, all’acuirsi del divario fra piccoli centri (in cui si vive meglio) e grandi centri urbani, in cui la vita è invece sempre un pò più difficoltosa.
Fenomeno testimoniato, fra l’altro, dal brusco scivolone della capitale, scesa dal 67/o all’85/o posto della classifica. Elevato il calo anche a Bari (dal 96/o al 103/o posto) e a Firenze (dal 37/o al 54/o posto).
Tendenzialmente, comunque, nei capoluoghi di regione la qualità della vita è aumentata, salvo che in sette città . Oltre che a Bari e a Firenze, a Catanzaro (dal 92/o al 95/o posto), all’Aquila (dal 68/o al 72/o), a Potenza, che ha perso 20 posizioni (ora è 64esima), arretramento simile a Venezia (al 62/o dal 41/o posto).
Di Roma si è già detto, Torino ha perso una posizione, ed è 78esima. Stabile invece la qualità della vita a Napoli (108) e a Palermo (106), che si mantengono sui medesimi livelli del 2017.
Come si vive in Italia? Nell’insieme, un pò meglio: nel 2018 sono infatti 59 su 110 le province in cui la qualità della vita è risultata buona o accettabile, rispetto alle 56 del 2016 e del 2017: si tratta del migliore dato registrato negli ultimi cinque anni.
Stabile la situazione del Nord Ovest e del Mezzogiorno, in netto miglioramento quella del Nord Est e del Centro (Roma a parte).
Le migliori performance sono delle piccole città : ottime le posizioni di Siena, Pordenone, Parma, Aosta, Sondrio, Treviso e Cuneo. Treviso, in particolare, risulta la provincia più sicura d’Italia.
Trento, Bolzano e Bologna le realtà più positive per affari e lavoro. Parma, Siena, Trento e Piacenza quelle con la migliore offerta finanziaria e scolastica; Isernia, Pisa, Ancona, Siena e Milano quelle con il più efficiente ‘sistema salute’.
Maglia nera alla calabrese Vibo Valentia, in coda alla classifica in compagnia di Catania, Napoli, Siracusa e Palermo: cinque province ricche di bellezze architettoniche e naturali che tuttavia non riescono a fare il ‘salto di qualità ‘.
(da agenzie)
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Novembre 17th, 2018 Riccardo Fucile
POCHE CENTINAIA IN PIAZZA E NESSUN CINQUESTELLE DI RANGO
Sulla Scala dell’Arce Capitolina, Virginia, jeans e parka verde, prova ad aprirsi un varco
tra i militanti ma più che un bagno di folla è un’onda inseguita dalle telecamere, tra operatori che si pestano i piedi e grillini che li maledicono.
“Giornalai di m…fatela passà “, s’alza un coro che paragona in modo dispregiativo i cronisti agli edicolanti.
È la scena clou di un sabato pomeriggio romano, la manifestazione di sostegno alla sindaca Raggi.
Un mezzo flop: qualche centinaio di persone, compresi consiglieri municipali, staff, attivisti, raggisti doc.
“Come due anni fa, siete di nuovo qui per stringermi in un abbraccio che sento fortissimo — lei si commuove — dal vostro sostegno partirà la rinascita di questa meravigliosa città . E sono felice di annunciare che abbiamo appena approvato la delibera e stanzieremo un miliardo di euro per la capitale, tutti soldi nostri”.
La tensione si stempera. Si placa la rabbia di un gruppo di attivisti venuti quasi alle mani con un cameran. In cima alla scalinata si alza la scritta “A testa alta”. L’unica bandiera 5 Stelle di una manifestazione volutamente no logo è quella dei grillini romeni.
Però piazza del Campidoglio, splendida come sempre, è vuota. Il Marco Aurelio è un cavaliere solitario in confronto all’altra kermesse, quella del 27 ottobre scorso contro “la grande monnezza, le buche e l’abbandono”, alla quale presero parte circa 10 mila persone.
Qui è poco più di una festa a sorpresa. Una festicciola fatta in casa, per pochi intimi. Viste le condizioni in cui versa Roma ci vuole coraggio del resto, Raggisti su Marte. Un evento lanciato sulla pagina Facebook “sempreconvirginia”, rilanciato dal tam tam degli amici.
Ma fa un certo effetto comunque constatare le assenze. Nessun rappresentante del governo, neanche lo straccio di un sottosegretario, l’unica parlamentare è Federica Daga.
“Personalmente speravo che ci fossero tutti, potevano esserci ma non ci sono, l’attenzione massima è sul governo”, li assolve Davide Barillari, consigliere regionale alla Pisana.
E quando riusciamo a raggiungere nella calca la sindaca e le facciamo osservare il lungo elenco di defezioni tra ministri e vice ministri la risposta è sfuggente “sto bene tra i miei cittadini”.
Sarà , ma l’elenco è lungo. Passi per Di Battista in Guatemala, ma tutti gli altri? Dove sono i parlamentari romani, i membri di quello che fu il direttorio imposto alla sindaca da Casaleggio? Dove sono la Taverna e la Ruocco
In compenso si notano i consiglieri comunali Calabrese, Stefà no, Zotta, c’è Marcello De Vito, presidente dell’Assemblea capitolina, l’unico in giacca e cravatta.
“Se la prendono con Virginia ma la colpa è anche di noi romani — dice Alba, 71 anni — che lasciano l’immondizia sulla strada e i cassonetti vuoti. Dipendesse da me doterei ogni condominio di una frusta”.
Ci sono soprattutto giovani ma anche qualche capello bianco. “Sono qui perchè ho visto quello che è capitato a Marino e non volevo che alla Raggi succedesse la stessa cosa — dice Claudio Mori, tessera radicale, 77 anni — per questo le ho portato una rosa”. Virginia sentitamente ringrazia.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 3rd, 2018 Riccardo Fucile
I SOLDI PROMESSI DA TONINELLI NON ESISTONO, LA RAGGI VITTIMA DELLA SUA INCOMPETENZA (IL BANDO RIMOZIONI BOCCIATO PER LA SESTA VOLTA)
I soldi non ci sono. 
Dal ministero dell’Economia arriva una risposta tutt’altro che in codice alle richieste di Virginia Raggi e del Comune di Roma per la manutenzione straordinaria delle strade e per tappare le buche della Capitale.
I soldi che Danilo Toninelli aveva promesso, è il ragionamento di via XX Settembre, vanno trovati e stanziati, quindi coperti.
Ci vuole tempo, spiega oggi il Messaggero, ovvero la stessa cosa che la Giunta Raggi, dopo aver dormito per due anni e mezzo e lavorato male quando era sveglia (il bando rimozioni è stato annullato per la sesta volta: è record), ormai non ha più.
L’unica speranza della sindaca è che ci sia un forte intervento politico del Movimento 5 Stelle: per questo Raggi chiederà l’intervento del vicepremier Luigi Di Maio e, indirettamente, del vice ministro dell’Economia Laura Castelli.
A quel punto i fondi per le buche romane — 180 milioni o meno potrebbero essere recuperato con un emendamento ad hoc, da presentare in Parlamento a cura dei grillini
L’idea che circola in ambienti pentastellati è che nulla avverrà fino a sabato prossimo, quando è prevista la sentenza sul processo di primo grado che vede Raggi imputata per falso nella vicenda relativa all’assunzione di Renato Marra a capo della direzione turismo del Campidoglio.
Se la sindaca supererà indenne lo scoglio, i vertici M5S valuteranno se e come portare avanti alla Camere questo (ulteriore) fronte di scontro con il Mef e quante risorse destinare alla «svolta».
Il Campidoglio chiede inoltre lo sblocco del turnover del personale, che garantirebbe in particolare l’assunzione di duemila vigili urbani, e più risorse da parte dello Stato (personale e soldi) per alcuni compiti particolari, come la salvaguardia dei monumenti e la lotta al degrado.
Tutti soldi che sarebbero potuti arrivare dal taglio del miliardo di sprechi che Daniele Frongia aveva promesso entro il primo anno di consiliatura (dovevano essere reinvestiti addirittura “nel giro di un anno”). Di Maio aveva ribadito la promessa.
Si trattava di una fregnaccia uguale e identica alle coperture per il reddito di cittadinanza. L’ennesima.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 1st, 2018 Riccardo Fucile
CANCELLATI DALLA MANOVRA FINANZIARIA PERCHE’ I SOLDI NON CI SONO
180 milioni per riparare in tre anni le buche di Roma (questo sì, un vero “piano Marshall”) sono stati cancellati dalla manovra finanziaria del governo.
I tecnici del ministero dell’Economia, non a caso odiati dal MoVimento 5 Stelle come il caso Garofoli conferma, hanno rifiutato lo stanziamento sbattendo la porta in faccia sia a Virginia Raggi che a Danilo Toninelli, ministro dei Trasporti, che all’interno del governo si era fatto carico di presentare la richiesta al Mef nella quale si prevedeva «l’erogazione diretta a Roma capitale di 60 milioni per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021, in considerazione della particolare autonomia e del ruolo di Roma capitale, a fronte di una situazione manutentiva della viabilità della città che soffre di decenni di mancati interventi».
Della storia parla oggi Mauro Favale su Repubblica:
Nonostante l’accorato appello, però, soldi per le buche di Roma, da parte del governo, non ce ne sono, con i fondi impegnati per lo più sul reddito di cittadinanza o sulla quota 100 per le pensioni. E così, la capitale (e la Raggi) restano all’asciutto nonostante il “tour” dei ministeri portato avanti nei mesi scorsi dalla sindaca che sperava in un aiuto un po’ più concreto da parte dell’esecutivo “amico”. «Il governo ha iniziato a staccare la spina alla Raggi ben prima del 10 novembre», attacca il capogruppo Pd Giulio Pelonzi.
E così la prima cittadina si appresta ad affrontare la sua settimana più delicata senza poter sbandierare lo stanziamento che avrebbe rappresentato un bel rilancio in caso di verdetto favorevole nel processo che la vede imputata per falso.
«Dimissioni in caso di condanna? Ne riparliamo la settimana prossima», ha risposto Raggi in un’intervista a PiazzaPulita che andrà in onda stasera.
«Io sono molto serena», ha aggiunto commentando con un certo piglio le dichiarazioni degli ultimi giorni della Lega che sembra aver iniziato la sua “marcia su Roma”: «Penso che la Lega può iniziare a fare la campagna elettorale tra tre anni. E nel frattempo noi continuiamo a lavorare».
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 28th, 2018 Riccardo Fucile
ALTRO CHE ELETTORI PD, IN PIAZZA C’ERANO TANTI ELETTORI GRILLINI DELUSI E INSULTARLI NON E’ UNA GRANDE SOLUZIONE AI PROBLEMI DI ROMA
A protestare in piazza contro Virginia Raggi c’erano davvero quelli del Pd? La sindaca di Roma sostiene di averli riconosciuti, in un post su Facebook sostiene che avevano ‘gli stessi volti provati e stanchi, le stesse chiome bianche’ della manifestazione del Partito democratico in piazza del Popolo.
Sabato mattina sulla piazza del Campidoglio c’erano molti anziani, è vero. C’erano anche molti trentenni e quarantenni, però.
C’erano soprattutto molte persone che, indipendentemente dall’età , alle ultime amministrative hanno votato Cinque Stelle e ora si sentono delusi e protestano. Qualcuno lo ha detto in modo più esplicito, altri l’hanno ammesso solo dopo una domanda diretta e altri ancora si sono vergognati in silenzio.
C’erano anche politici che nemmeno nei loro peggiori incubi hanno pensato di prendere una tessera del Pd, o anche solo votarlo, come Stefano Parisi. C’erano soprattutto molte persone deluse da tutto e tutti, che non intendono più votare Cinque Stelle ma nemmeno Pd.
E’ la novità politica di questa manifestazione, una piazza senza un partito di riferimento ma anche priva di un’opposizione.
Una piazza libera, un serbatoio di voti che sta aspettando un’idea nuova, una forza ancora da inventare a cui dare fiducia. Nel frattempo, fanno opposizione da soli, senza mezzi, senza risorse. Per alcuni versi ricordano i Cinque Stelle degli inizi, ma senza vaffa.
La politica è anche questo: si parte dal basso e, quando si arriva in alto, le voci dei sostenitori iniziali diventano troppo lontane per riuscire ad ascoltarle ancora. I voti non sono un capitale fisso: più sono una conquista ricca e rapida, più sono volatili e pronti a andare al prossimo offerente.
Virginia Raggi e i suoi provino a invertire la rotta nella gestione della città , se vogliono evitare una disfatta.
Smettano di dare la colpa al Pd e di parlare del passato. Tornino nel presente: hanno avuto quasi lo stesso tempo di Ignazio Marino per risolvere i problemi di Roma.
(da “La Stampa”)
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Ottobre 28th, 2018 Riccardo Fucile
LA MOBILITAZIONE SPONTANEA DI 10.000 ROMANI: IL POPOLO VERO CONTRO IL GOVERNO TAROCCO DEL POPOLO
E #romadicebasta la mattina di sabato 27 ottobre 2018 ha riempito Piazza del Campidoglio.
10.000 persone? “Sì. Dicono 10.000. Era tutto pieno fino alla scalinata di Piazza Venezia e a Largo Arenula”, ci risponde Emma Amiconi: portavoce di quel gruppo “Tutti per Roma Roma per Tutti” che ha organizzato il sit-in.
Sit-in, poi per modo di dire. Una massa di gente stava in piedi e si muoveva, fluendo in continuazione. Tamburi, fischietti e la banda di Cecafumo che suonava a tutto volume evocavano i toni classici delle manifestazioni sindacali, ma d’altra parte per la piazza si aggirava pure un fantasma col lenzuolo e la scritta “referendum dell’11 novembre”.
Vecchio stilema delle proteste di Pannella. Accanto lui, una sosia della sindaca Raggi ricordava biliosa il calendario: “11 novembre è San Martino. Non c’è scritto nient’altro. San Martino: castagne arrosto e nuovo vino”.
E poichè era il Campidoglio, attorno alla statua di Marco Aurelio fiorivano in quantità cartelli e striscioni allacciati alla più antica tradizione delle Pasquinate. “Raggi, una buca ti inghiottirà ”. Su una scopa: “oggetto molto utile… forse sconosciuto a Roma”. Vari urli di Munch. Foto di cinghiali grufolanti tra i rifiuti, bus in fiamme, cassonetti straripanti: “la Grande Bellezza”, “la Grande Monnezza”. “Natale/ ne rattristo e m’abbacchio/ ar ricordo de Spelacchio”. “I ratti e i cinghiali di Roma ringraziano. I cittadini noi”. “Aiutiamola a casa sua”. “A Virgi l’estate sta finendo”. “Raggi ti venga un raggio di luce in quel cervello buio”.
“Una piazza sorridente”, commenta sempre Emma Amiconi. “Arrabbiata ma civile. Proprio una bella piazza”. “Comunque tanta gente. Sono venuti in molti di più di quanti ci potessimo aspettare”.
Quindi è riuscita? “Sì, è riuscita, ma adesso bisogna continuare. Naturalmente, questo è solo l’inizio. Adesso ci sediamo, ragioniamo e continuiamo”. Prossime tappe? “Analizzare tutto il materiale che abbiamo raccolto. Ragionare anche sulla dimensione organizzativa e su quelle che potrebbero essere le cose da fare che non siano state fatte già da altri, perchè non avrebbe senso sovrapporsi. E trovare uno spazio che dia voce e futuro a tutta questa energia che abbiamo raccolto oggi, che ci ha veramente commosse”.
Un gruppo di studenti rielabora su un cartello la Catilinaria di Cicerone. “Quo usque tandem abutere, Virginia, patientia nostra?”.
Un altro cartello appoggiato al muro del Palazzo Senatorio cita la canzone di Luigi Magni e Armando Trovajoli cantata da Gigi Proietti-Cavaradossi nel musical Tosca: “Nun je da’ retta Roma che t’hanno cojonato”. Un terzo striscione sotto a Marco Aurelio evoca Rino Gaetano. “Nun te Raggi Più”.
“Questo è il segno che abbiamo colto l’onda giusta, le parole giuste, la prospettiva giusta”, commenta Emma Amiconi. “2500 anni di storia romana che dicono basta?” “2500 anni di storia romana che dicono basta e che vogliono ricominciare?”
Manifestazione apolitica, ma non antipolitici.
Politici infatti ci sono: sia di centro-sinistra, sia di centro-destra. Tra i primi Riccardo Magi, di + Europa. “Qua in Piazza del Campidoglio c’erano 10.000 cittadini, accomunati dalla stanchezza per una retorica di chi governa questa città secondi cui tutto bene, tutto sta migliorando. Questo non corrisponde alla loro vita, al disagio che vivono tutti i giorni, e che invece racconta di un peggioramento di tutto., A partire dai servizio pubblici”. E infatti per la piazza si aggirava un fantasma…
“Noi eravamo qui per portare quella che secondo noi è la prima occasione di cambiamento vero: il referendum dell’11 novembre per la messa a gara del trasporto pubblico locale. E per portare l’informazione. Intanto per dire che c’è occasione di alzare la testa, di esprimere un disagio in maniera democratica e in maniera partecipata. Il fantasma era il vecchio modo con cui il Partito Radicale e Marco Pannella hanno sempre rappresentato in maniera che colpisse i cittadini l’assenza della democrazia, l’assenza del dibattito pubblico attraverso la negazione dell’informazione a cittadini su una occasione di voto”. Ma qua è molto peggio che in passato…
“Diciamo che chi a parole dice di essere nato dalla democrazia diretta in realtà mostra in questa occasione del referendum romano dell’11 novembre una profonda disonestà intellettuale, e di disprezzare nei fatti la partecipazione dei cittadini. È incredibile la schizofrenia. Mentre a livello nazionale si promuove il rafforzamento del referendum e si fa pure un ministero per la democrazia diretta, a livello locale si nega tutto questo” .
Per il centro-destra c’è invece Stefano Parisi. “Roma alza la testa. Ovviamente quella degli amici di Energie per l’Italia è una adesione che facciamo a livello personale. Giustamente, era una manifestazione apolitica. Ma dobbiamo evitare che sia una cosa contro i partiti, perchè questa logica dei Cinque Stelle che sono contro i partiti rischia di prendere un po’ tutti. E questo è sbagliato, perchè i partiti sono importanti”.
Sono un partito anche loro, peraltro.. “Sono un partito dicendo di non esserlo. Dissimulano. Vorrei però aggiungere che se in questa manifestazione c’è giustamente molta sensibilità sui problemi del degrado e del decoro urbano, a Roma ci sono anche tanti altri problemi. La sicurezza, il degrado delle periferie, la povertà , la disoccupazione. La questione non è soltanto di ripulire Roma, ma è molto più ampia. Se però qui è venuta tanta gente vuol dire che Roma ha smesso di essere rassegnata e alza un po’ la testa”. E il dato interessante era infatti la presenza di gente evidentemente con passati politici molto diversi. “Verissimo.. Ma d’altronde ormai lo schema destra sinistra è saltato. Credo che dobbiamo metterci d’accordo tra coloro che pensano che si può fare una buona gestione di una città . Ovviamente, senza pensare che è tutto colpa della Raggi. Sarebbe una sciocchezza, perchè c’è una evidente responsabilità di tutti i governi precedenti. Per questo credo che sia oggi importante un progetto nuovo per una classe dirigente nuova della città ”.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 27th, 2018 Riccardo Fucile
TRA RIFIUTI, BUCHE, RIMPASTO IN GIUNTA, CITTADINI CHE RIMPIANGONO MARINO, IL CAOS DI AMA E LE PRESSIONI INTERNE SUGLI ASSESSORI… E IL NOVEMBRE POTREBBE ARRIVARE LA CONDANNA PER FALSO
“Dimmi quando te ne vai! Il mese, il giorno e l’ora in cui non ci rivedremo più”. 
La linea di credito sembra finita. E l’avvertimento, per Virginia Raggi è una piazza del Campidoglio piena, trasformata in un avviso di sfratto.
Un V-Day al contrario: nato dal web, praticamente dal nulla, senza l’appoggio di alcun partito (“magari l’avessimo portata noi tutta ‘sta gente”, ironizzava un dirigente locale del Pd), con migliaia di persone che si sono materializzate sotto il Marco Aurelio.
Un colpo per il M5S romano che ora chiede alla sindaca un segnale forte. Un rimpasto di giunta, ampio e profondo. Per ripartire. Ricominciare, o meglio “Ricominciamo”, come invocato addirittura da Adriano Pappalardo in persona dal palco allestito davanti a Palazzo Senatorio.
Così, da “lanciare un segnale” si è passati inesorabilmente al coro “dimissioni, dimissioni”.
Queste potrebbero arrivare comunque se il Tribunale di Roma dovesse condannare la prima cittadina per falso il prossimo 10 novembre. Ma anche se non fosse, ci sarebbero tutta una serie di tegole da riparare al più presto, come i conti di Ama ancora bloccati che rischiano di mandare in tilt la raccolta dei rifiuti.
SI TORNA A INVOCARE MARINO
Una piazza colorata, si diceva. Educata ma determinata. Soprattutto nutritissima, con centinaia di persone che non sono nemmeno riuscite a raggiungere il colle capitolino, mandando in tilt il traffico su piazza Venezia. “Li abbiamo votati, gli abbiamo dato fiducia, ma non hanno fatto nulla”.
Il degrado diffuso e le istanze di riqualificazione ferme al centro della protesta. Progetti di quartiere che proprio i militanti pentastellati erano stati bravi ad intercettare negli anni di opposizione a centrodestra e centrosinistra. E adesso in tanti invocano il ritorno di Ignazio Marino: “E’ stato mandato via per una stupidaggine — dice un gruppo dei cittadini — se lo fanno tornare gliela offriamo noi una cena e qualche bottiglia di spumante”.
E qualcun altro attacca: “Ci hanno detto che sarebbero state fatte delle cose. E’ tutto bloccato”. Oggettivamente, la prima cittadina non ha tutte le colpe dal punto di vista formale: alcune competenze sono della Regione, altre della Prefettura, altre di istituzioni varie.
Qualche giorno fa, in un’intervista a Labparlamento.it, proprio l’ex sindaco Marino spiegava che “il vero problema sono i veti della burocrazia”. Eppure alla piazza non interessa: “Noi eleggiamo un sindaco per essere nostro portavoce, per risolvere problemi anche oltre le sue competenze. A noi non interessa chi deve raccogliere i rifiuti, noi vogliamo una città pulita”.
ARIA DI RIMPASTO
Insomma, lo scaricabarile non paga. E se ne sarebbero accorti anche gli esponenti capitolini dei 5 stelle, pronti a prendere atto del fortissimo messaggio arrivato dalla piazza. Fuori dalle dichiarazioni di facciata, nei retroscena la tentazione è quella di tornare a chiedere un forte rinnovamento della macchina governativa.
Il rimpasto di giunta potrebbe arrivare già a novembre, una volta messi da parte i guai giudiziari (sempre che l’inchiesta sullo stadio della As Roma non porti nuovi sconvolgimenti).
Sotto pressione ci sono soprattutto i responsabili del settore ambiente e della cura del verde: l’assessora Pinuccia Montanari e i dirigenti del Dipartimento. Poi la parte relativa alla mobilità , le politiche per la casa, i servizio sociali e il commercio. Tutto va bene, ma nulla va bene. Così come il lavoro delle commissioni, troppo fermo su temi ridondanti che non producono atti da portare in Assemblea Capitolina: “Con le mozioni non si governa, bisogna scrivere le delibere”, dicono alcuni dei più scontenti”.
LA BOMBA DEI RIFIUTI
Ovviamente, se si parla di degrado si va soprattutto sulla raccolta rifiuti. Il tema è complesso, ma le risposte urgono. Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha provato a dare qualche assist, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha preso la palla al balzo e ha annunciato (con delibera di Giunta) la realizzazione di un impianto zero waste a Colleferro. Ma Roma ha altri problemi.
Da aprile il bilancio della municipalizzata Ama è bloccato per un contenzioso da 18 milioni di euro di lavori cimiteriali pregressi fra la società e il Campidoglio. Cose che i cittadini comuni faticano a comprendere. Eppure, pare che vi sia anche un’inchiesta in corso sul tema, con perquisizioni della GdF nella sede di via Calderon de la Barca. La situazione ha creato una frizione fra l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, e il presidente Ama, Lorenzo Bagnacani: se il bilancio non verrà approvato entro il 31 ottobre, Bagnacani si dimetterà e porterà i libri in tribunali.
Un disastro contabile e sostanziale, con la raccolta dei rifiuti che potrebbe bloccarsi e gettare la città nell’emergenza.
A quel punto, per Virginia Raggi la sentenza del 10 novembre diventerebbe l’ultimo dei problemi.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 27th, 2018 Riccardo Fucile
IN PIAZZA SI URLANO SLOGAN E SI DISCUTE DEI PROGETTI INIZIATI E MAI PORTATI A TERMINE : “RAGGI DIMETTITI”
Sono migliaia in piazza del Campidoglio. Hanno portato con loro striscioni, musica e la voglia di fare qualcosa per la loro città , Roma.
La manifestazione “Roma dice basta” è cominciata: i toni sono quelli di una protesta, ma anche di una festa, con la banda che suona e i cittadini che battono le mani a tempo.
“Vogliamo la Raggi”, urlano alcuni cittadini. Ad un certo punto parte un coro contro la sindaca con una sola, chiara, parola: “Dimissioni”. In piazza si gridano slogan ma si discute anche dei progetti cominciati e mai portati a termine, del traffico impazzito, dell’immondizia che riempe le strade, del degrado che sta prendendo piede sempre di più nella Capitale d’Italia.
“Siamo di fronte anche a un progressivo imbarbarimento psicologico perchè vivere ogni giorno la lotta contro le cose che non funzionano come dovrebbero ti abbrutisce, ti frustra”, ha scritto Francesca Barzini, giornalista, una delle sei organizzatrici dell’evento. E i cittadini, per il momento, stanno rispondendo in maniera positiva al loro appello ad essere in piazza per fare qualcosa per Roma.
“Vogliamo che Roma torni a essere una Capitale: inclusiva, vivibile, accogliente, con un’idea di futuro”, spiega il comitato promotore del sit-in.
L’iniziativa è nata da un appello su Facebook partito dal gruppo ‘Tutti per Roma. Roma per tutti’ che – come spiega una delle promotrici, Martina Cardelli – conta 22mila iscritti.
Si tratta di un gruppo civico “formato da sei donne romane, ognuna con il suo lavoro e con la propria famiglia” che promuove “l’idea della partecipazione civica come elemento di pressione nei confronti delle istituzioni per migliorare la città “.
(da “Huffingtonpost”)
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