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AUMENTO del 5,7% DEI FARMACI DI CLASSE C

Gennaio 21st, 2019 Riccardo Fucile

RIGUARDA 800 DEI 3740 FARMACI DI QUELLA FASCIA… IL PREZZO MEDIO A CONFEZIONE PASSERA’ DA 15,58 A 16,47 EURO

Quasi 800 dei 3.740 farmaci che rientrano nella cosiddetta classe c subiranno aumenti significativi come previsto dal decreto 87/2005 noto anche come “decreto Storace” dal nome dell’allora ministro della Salute.
L’aumento è a discrezione delle case farmaceutiche che possono decidere di applicarlo ogni due anni.
In pratica il prezzo al pubblico dei medicinali senza obbligo di ricetta è liberamente fissato da ciascuna farmacia o parafarmacia mentre quello dei farmaci di classe C è deciso dai produttori.
Il Secolo XIX pubblica oggi un’infografica in cui riepiloga alcuni dei farmaci il cui prezzo è aumentato o aumenterà  entro la fine di febbraio.
Il rincaro medio previsto è del 5,7% e riguarda nello specifico 770 farmaci.
Si tratta comunque di prodotti molto utilizzati dai cittadini che proprio in questi giorni sono alle prese con i tradizionali malanni invernali. L’aumento medio per le tasche degli acquirenti si tradurrà  in quasi un euro in più a confezione.
I farmaci di fascia C, soggetti a prescrizione medica ma non rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale, vengono utilizzati per patologie non gravi e ogni anno gli italiani per acquistarli spendono mediamente una cifra superiore ai 3 miliardi di euro.
Si tratta, tra gli altri, di mucolitici contro il catarro, “pillole dell’amore”, colliri e pomate a base di antibiotici per curare le congiuntiviti, ansiolitici e sonniferi, antidolorifici contro il mal di testa, antinfiammatori per i dolori muscolari, antistaminici contro asma e riniti allergiche.
Il prezzo medio a confezione (sui prodotti interessati dagli incrementi) andrà  quindi da 15,58 a 16,47 euro. Ne consegue una differenza di 0,89 euro, che equivale a un aumento medio del 5,7% sui prezzi di due anni fa.

(da “NextQuotidiano”)

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SCHEDATURA DEGLI SCIENZIATI IN BASE ALLE IDEE POLITICHE: CHIESTE LE DIMISSIONI DELLA MINISTRA GRILLO

Gennaio 7th, 2019 Riccardo Fucile

“IN NESSUN PAESE SI EPURANO STUDIOSI ED ESPERTI, DOSSIERAGGIO DA DITTATURA”: OPPOSIZIONI SCATENATE DOPO LA PUBBLICAZIONE DELLA LISTA DI PROSCRIZIONE… FATTORI (M5S) CONTRO LA MINISTRA: “NON ESISTE PAESE AL MONDO DOVE GLI SCIENZIATI SONO VALUTATI IN BASE ALLE IDEE POLITICHE

Corrado Zunino su Repubblica racconta oggi una storia che riguarda la ministra della Salute Giulia Grillo e l’allontanamento dei 30 membri del Consiglio superiore di Sanità , organismo di primo livello scientifico che annovera scienziati di chiara fama come il farmacologo Silvio Garattini, il genetista Bruno Dallapiccola, l’endocrinologo Andrea Lenzi.
La decisione, si viene a sapere oggi, è stata preceduta da un’attività  di dossieraggio interna al ministero che doveva servire a indicare gli scienziati più “compromessi” con la politica per allontanarli; poi, siccome non si potevano allontanare soltanto alcuni, la ministra Grillo ha cacciato i trenta.
Il documento è stato richiesto dalla ministra, spiegano a Repubblica due fonti dei Cinque Stelle, direttamente alla capogruppo della commissione Sanità  alla Camera, Celeste D’Arrando, diploma di tecnico di laboratorio, tre anni da badante e poi formatrice di venditori di assicurazioni ai call center.
Il testo è stato quindi diffuso, a scioglimento avvenuto, in una chat riservata dei membri pentastellati delle commissioni Affari sociali e Sanità  (Camera e Senato).
Il documento, una parziale e raffazzonata inchiesta sui membri del Css, è stato ispirato da fonti aperte (Positanonews, per dire) e ha messo nel mirino sei membri su trenta. Primo bersaglio è stato il vicepresidente del Consiglio superiore, Adelfio Elio Cardinale, professore di Radiologia all’Università  di Palermo. Colpevole, sottolinea il testo, di essere sposato «con Magistrato Palma». S’intende Anna Maria Palma, già  procuratore a Palermo e Caltanissetta, «precedentemente direttrice dell’Ufficio di gabinetto dell’ex ministro Schifani».
Del professor Francesco Bove, docente di Anatomia Umana alla Sapienza di Roma, la enquiry mette in evidenza come sia iscritto all’Ordine dei giornalisti, elenco pubblicisti: ne viene offerto il numero di tessera segnalando che scrive per Repubblica.
Il professor Bove è stato, piuttosto, un collaboratore di Paese Sera, L’Unità  e del Secolo XIX. Negli Anni Settanta.
Ancora, il professor Placido Bramanti, ordinario di Scienze mediche applicate all’Università  di Messina, «è stato candidato alle amministrative in Sicilia».
Si legge nel documento: «Inizialmente presentatosi come indipendente apartitico, ha poi rivelato l’appoggio pieno del centrodestra». Rivelato, sì.
C’è un capitoletto riservato al professor Antonio Colombo, luminare della Cardiologia che ha lavorato negli ospedali di Stamford e della Columbia University. «Nessun attivismo politico», s’affretta a spiegare l’indagine, ma il professore di Medicina e Chirurgia ha il torto «di essere uno dei medici che ha operato Berlusconi».
L’epurazione, comunque, alla fine riguarderà  tutti e trenta i nominati dal ministro della Salute. Giulia Grillo avrebbe preferito allontanare solo i sei membri con pedigree politico, ma il regolamento non lo ha consentito.
Quei trenta membri – di cui cinque erano stati individuati come vicini al vecchio sistema di centrodestra, uno (erroneamente) era stato schedato come “collaboratore di Repubblica” – lo scorso 3 gennaio sono stati mandati tutti a casa dalla ministra della Salute, Giulia Grillo, che ha sciolto il Consiglio presieduto dalla professoressa Roberta Siliquini scrivendo: “Siamo il governo del cambiamento, ho scelto di aprire le porte ad altre personalità  meritevoli”.
Con un testo postato su “Facebook” all’una del pomeriggio, la ministra Giulia Grillo ha cercato di spiegare: “Quel testo non è un dossier, ma costituisce un appunto del tutto informale che ho chiesto in chat ai miei colleghi parlamentari dopo aver sciolto la commissione. Perchè l’ho fatto? Semplicemente nel corso di normali interlocuzioni, ho chiesto ai colleghi se avevano notizie di attività  politica da parte degli ormai ex membri.
Alcuni lettori del post commentano in presa diretta: “Ministra, ha pubblicato il documento che avvalora in pieno l’articolo di Repubblica”.
Il Pd sta valutando una mozione di sfiducia nei confronti della ministra e oggi 35 senatori del Pd, a partire dalla vicepresidente Simona Malpezzi, hanno firmato un’interrogazione urgente in cui chiedono se “gli esiti dell’indagine sul Consiglio superiore della Sanità  abbiano influenzato la scelta di rimuovere i suoi componenti due anni prima della naturale scadenza”.
La deputata Pd Raffaella Paita chiede apertamente le dimissioni della Grillo: “Ormai siamo alle liste di proscrizione. La schedatura politica degli scienziati membri del Consiglio superiore di Sanità , voluta dalla ministra Giulia Grillo, è un affronto intollerabile al nostro sistema e ai nostri valori democratici. La sua iniziativa non è compatibile con il ruolo che ricopre”.
Chiede le dimissioni anche il senatore di Forza Italia Francesco Giro: “Questa è un’operazione di dossieraggio fascista per procedere all’epurazione politica di almeno sei scienziati di chiarissima fama. La ministra da oggi è incompatibile con il suo ruolo di guida amministrativa e politica di un settore così delicato e complesso come quello della sanità  pubblica”.
Critiche si alzano anche all’interno dei Cinque Stelle.
La senatrice Elena Fattori, membro della Commissione Sanità , dice: “Non esiste Paese al mondo dove uno scienziato venga valutato per le sue opinioni politiche. In Italia purtroppo succede da decenni e se non sei affiliato a qualcuno difficilmente riesci a fare carriera in un ente pubblico. La soluzione, però, non è “ora epuriamo quelli della vecchia politica e facciamone entrare dei nuovi a noi fedeli”. La soluzione è molto semplice: valutiamo le competenze e prendiamo i migliori. Nella scienza è più semplice perchè esistono indici di qualità  usati in tutto il mondo. Schedare per il passato politico francamente non l’ho visto da nessuna parte e riesco solo a immaginare conseguenze nefaste”.

(da agenzie)

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MILANO, UNA NOTTE CON I MEDICI DI STRADA: I LORO AMBULATORI PUNTO DI RIFERIMENTO PER SENZATETTO E IMMIGRATI

Dicembre 16th, 2018 Riccardo Fucile

“ARRIVIAMO DOVE LO STATO NON C’E’ PIU'”… “IL DECRETO SICUREZZA CREERA’ NUOVI SBANDATI, A MILANO IN 900 SI RITROVERANNO PER STRADA”

La prima della fila è una signora di Vicenza: capelli grigi e occhi bassi. Impossibile stabilire l’età . È senza lavoro e senza un tetto, per questo in una serata d’inverno si presenta davanti all’ambulatorio mobile parcheggiato nel piazzale della stazione Centrale di Milano.
Ha bisogno di fare la cosiddetta “visita d’idoneità  alla vita in comunità ”, una sorta di screening per escludere la presenza di malattie infettive e poter quindi accedere ai dormitori pubblici.
Così mentre fuori piove, dentro la dottoressa si prende cura di lei. “Siamo nati nel 1999 e siamo su strada con il nostro camper dal 2001, una presenza costante, tutti i giorni” spiega Faustino Boioli, medico in pensione e presidente della onlus Medici volontari italiani che da vent’anni assiste senzatetto e migranti, regolari e non. Senza chiudere la porta a nessuno.
La sua realtà  rappresenta uno dei volti storici della Milano che accoglie, silenziosa e pragmatica. E che ora si prepara a far fronte agli effetti del decreto Salvini: “Creerà  nuovi sbandati e la pressione sugli ambulatori aumenterà ”. E così invece di trenta persone a sera, si rischia di averne almeno il doppio.
Eppure i numeri sono già  consistenti: in tutte le strutture della onlus si fanno tra le 5mila e le 6mila visite all’anno.
“Da noi arrivano coloro che non riescono ad accedere al sistema sanitario nazionale. Pensate ai senzatetto: per le emergenze vanno al Pronto soccorso, ma una volta usciti da lì sono abbandonati a se stessi”.
Un mondo di mezzo, popolato da invisibili che ci sfiorano ai bordi delle strade, in metropolitana e nei parchi. Ci sfiorano ma non ci colpiscono.
Nei medici di strada trovano invece un punto di riferimento, e nel camper, lo sanno, non si danno giudizi e non si fanno domande, se non quelle riguardanti lo stato di salute.
In maggioranza sono stranieri: alcuni non hanno i documenti, ad altri invece manca la dimestichezza per orientarsi nella burocrazia sanitaria. Gli italiani sono il 15%.
“Noi facciamo da tappabuchi. È difficile che il sistema sanitario riesca a entrare in tutte le pieghe dove c’è necessità  di salute. Però queste pieghe dovrebbero ridursi, non allargarsi, come invece sta accadendo”
Figura storica della onlus è Rosamaria Vitale, medico e psicologa con alle spalle una vita di impegno nel sociale, comprese diverse esperienze in Africa e sulle navi nel Mediterraneo.
Finito il lavoro all’ambulatorio mobile, con la sua auto si sposta verso il naviglio della Martesana, per portare medicine, coperte e sacchi a pelo ai migranti che dormono sotto un ponte e nella struttura poco distante.
Quelli in strada sono una quindicina, anche se il numero varia ogni giorno a seconda degli arrivi. Sono pakistani, siriani e afghani, tutti partiti dalla Bosnia. Dopo giorni di cammino in mezzo alle foreste, sulla rotta balcanica, si sono fermati qui, in attesa di un letto.
“Alcuni li abbiamo già  accolti, alcune settimane fa erano 40-50 — spiega l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino —   Noi non vogliamo che dormano in strada, ma sono richiedenti asilo e vanno inseriti nel circuito dell’accoglienza. Abbiamo sollecitato questura e prefettura. La competenza non è nostra, ma del ministero dell’Interno”.
A Milano il piano freddo è partito da poche settimane, il “più imponente d’Italia” rivendica Majorino.
A pieno regime raggiungerà  la capienza massima di 2700 posti. “Ma ci sono circa 400 persone, gli irriducibili, che non vogliono entrare. Cercheremo di convincerli”.
E all’orizzonte non si vede niente di buono. “Secondo le stime, Salvini e il suo decreto Sicurezza ci regaleranno altri 900 senzatetto, stranieri senza più il diritto all’accoglienza. Non sappiamo i tempi, ma certamente di fronte a questa situazione non ci gireremo dall’altra parte”

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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“CON QUOTA 100 GLI OSPEDALI COLLASSERANNO, 25.000 SUBITO IN PENSIONE, SARA’ LA PARALISI”: L’ALLARME DEI MEDICI

Ottobre 2nd, 2018 Riccardo Fucile

“SERVE PERSONALE O CHIUDIAMO I REPARTI”… MA UNA SOLUZIONE C’E’: BASTA RESPINGERE I PAZIENTI CHE HANNO VOTATO LEGA E M5S: SONO CONTRO L’ACCOGLIENZA, NON PRETENDERANNO DI ESSERE ACCOLTI

Circa 25mila medici e dirigenti ospedalieri in meno nell’arco di un paio di anni, al massimo.
Significherebbe di fatto il collasso per il sistema sanitario nazionale.
È l’effetto perverso che rischia di diventare reale a causa del combinato di due provvedimenti, uno in via d’approvazione, l’altro vecchio di nove anni: quota 100 e blocco della spesa per il personale del SSN disposto nel 2010 dal Governo Berlusconi. Il grido d’allarme lanciato dall’Associazione dei medici e dirigenti del Servizio sanitario nazionale (Anaao) solleva ancora una volta il velo sullo stato disastrato degli ospedali italiani. Una condizione che, in una eterogenesi dei fini, rischia di trasformarsi in vera “paralisi” con l’approvazione della Quota 100 (somma dell’età  anagrafica e contributiva) sul fronte pensionistico.
Grazie al provvedimento che il Governo Conte si appresta a inserire in Legge di Bilancio, anche i medici ospedalieri avranno la possibilità  di andare prima in pensione, rispetto ai tempi stabiliti dalla legge Fornero.
Medici e dirigenti – che in media già  vanno in pensione a 65 anni grazie anche ai riscatti di laurea e specializzazione – potranno così lasciare il lavoro in un momento in cui le condizioni sono già  particolarmente precarie: “Il Conto annuale dello Stato – secondo Anaao Assomed – mostra che dal 2010 al 2016 i medici e i dirigenti sanitari in servizio sono diminuiti di oltre 7.000 unità . Questo ha permesso alle Regioni una riduzione delle spese per il personale che limitatamente al 2016 ammonta a circa 600 milioni di euro. Diversi miliardi, se il calcolo viene effettuato dal 2010 ad oggi”.
I tagli lineari adoperati negli anni nella sanità  pubblica, imposto alle Regioni anche in ottica di un maggiore rigore fiscale, sono ormai noti. Ma secondo l’associazione dei medici “non è più sufficiente garantire che non ci saranno più tagli e taglietti alla sanità “.
In pratica, non c’è più nulla da tagliare, e da tempo. E’ il momento di invertire la rotta. “È necessario eliminare l’anacronistico blocco per la spesa per le assunzioni negli ospedali in legge di Bilancio e tornare ad assumere medici secondo le necessità “, dice il segretario Anaao Carlo Palermo all’HuffPost. Soprattutto se si vuole superare la Legge Fornero con la Quota 100. “La riforma determinerà  in un solo anno l’acquisizione del diritto al pensionamento di ben 4 scaglioni”. Circa 25mila medici e dirigenti ospedalieri, secondo Anaoo, che nell’arco del 2023 diventeranno circa 70mila su un platea di 110mila assunti.
Obiezione: non è detto che tutti i medici che maturino il diritto alla pensione lo esercitino subito. In realtà  non c’è da farsi molte illusioni, spiega Palermo: “Viste le condizioni di lavoro sempre più difficili, richieste sempre maggiori di reperibilità , turni sempre più sacrificati e carenza di personale, i medici coglieranno la palla al balzo e lasceranno il lavoro. Resteranno i primari e gli alti quadri dirigenziali”.
La stato disastrato degli ospedali italiani, quando non invoglia alla pensione anticipata, induce i medici a dimettersi dal sistema pubblico per spostarsi a quello privato o all’esercizio della libera professione. “Questo effetto ‘fuga’ è determinato dal malessere evidenziato nella classe medica da uno stato di agitazione quasi permanente”, denuncia il Coas, sindacato dei Medici dirigenti.
“Un malessere cronico che umilia i medici, per un lavoro gestito da persone che sembrano non volerne capire nè la gravosità , nè la quantità , nè l’impegno per la necessaria qualità . Ma lo sconforto arriva quando l’impegno lavorativo va a ricadere sulla famiglia attraverso l’osservanza della turnazione nelle notti, nei festivi, nei fine settimana, con reperibilità  incidente sulle poche giornate di libertà . Se a tutto ciò si aggiunge il blocco degli stipendi al 2010…”.

(da agenzie)

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GLI ITALIANI SENZA MEDICI, RAFFICA DI PENSIONAMENTI E CONCORSI SEMIDESERTI

Settembre 1st, 2018 Riccardo Fucile

“IN 10 ANNI PERDEREMO 47.000 CAMICI BIANCHI, TRA 5 ANNI NON POTREMO CURARE 14 MILIONI DI PERSONE”

L’ultimo caso a Parma. Il concorso per medici di pronto soccorso e medicina d’urgenza bandito dall’azienda ospedaliera e universitaria è andato deserto.
L’assenza di candidati non ha sorpreso più di tanto visto che il precedente avviso per 23 posti aveva attratto appena nove adesioni.
Una volta gli specialisti si reclutavano al Sud e il fenomeno delle migrazioni di camici bianchi era intenso. Non succede più.
Anche da Roma in giù si fa fatica a riempire gli spazi lasciati vuoti da chi va in pensione. A Matera a un bando per 14 professionisti da distribuire tra pronto soccorso, radiologia e medicina generale non ha risposto nessuno.
Previsione molto negative
Sono solo alcuni dei tanti segnali di un allarme rilanciato a più mandate da sindacati, ordini di categoria e società  scientifiche.
Gli emuli di Ippocrate sono in via di estinzione e i rincalzi stentano a farsi largo per una serie di ostacoli.
Gli ultimi dati aggiornati indicano una carenza di ospedalieri che fra dieci anni sarà  di quasi 47.300 unità . La Federazione delle aziende sanitarie Fiaso e l’associazione dei dirigenti Anaao-Assomed calcolano che anche in caso di totale sblocco del turnover, rallentato nelle Regioni in piano di rientro per il deficit, non si riuscirà  compensare nel prossimo quinquennio i dipendenti in uscita tra pensionati, prepensionati e fuggitivi verso il più remunerativo privato o l’estero.
La fuga dei medici di famiglia
E non va meglio tra i medici di famiglia. Nel 2028 se ne saranno andati in oltre 33mila secondo la stima elaborata dal sindacato Fimmg.
Soffrono in particolare alcune discipline (chirurghi, pediatri, anestesisti, ginecologi, medici di pronto soccorso) non più appetibili perchè sono le più esposte alle denunce del cittadino o perchè offrono meno sbocchi professionali.
Il problema però è trasversale ed è legato principalmente alla penuria di rincalzi. I laureati che arrivano alla specializzazione e la concludono sono insufficienti rispetto alle necessità  sul campo. È il cosiddetto fenomeno dell’imbuto formativo. Le borse di studio costano alla sanità  e le Regioni in difficoltà  non possono permettersi di ampliarne il numero.
Il «tappo» dopo la laurea
In altre parole, i laureati ci sono, e quindi non è un problema causato dal numero chiuso di ingresso alle facoltà , ma restano ai blocchi di partenza in quanto non riescono a entrare nelle scuole dove i posti sono in numero limitato.
Stesso discorso per i medici di base che per diventare tali con l’abilitazione devono spartirsi 1.100 borse di studio all’anno.
Il segretario nazionale Silvestro Scotti è pessimista: «Tra cinque anni, 14 milioni di italiani resteranno senza assistenza di base».
Il presidente della federazione degli ordini dei medici Filippo Anelli chiede al governo di togliere i vincoli per il dopo laurea e di valutare la possibilità  di mandare in corsia gli specializzandi dell’ultimo anno, soluzione che va studiata dal punto di vista legale e che potrebbe non essere praticabile.
Il ministro Giulia Grillo raccoglie l’allarme con un occhio ai giovani laureati: «Hanno ragione, il sistema va rivisto e lo stiamo facendo. Tra laurea e inizio dell’attività  lavorativa ci deve essere continuità ». Intanto chiede alle Regioni di quantificare la carenza di personale negli organici e promette cambiamenti già  nella prossima legge di Stabilità .
Le soluzioni tampone
Per i prossimi anni si troverà  il modo di sbloccare questo circuito dannoso. E per l’immediato? Per ora le aziende sanitarie stanno adottando soluzioni tampone ad esempio con contratti a termine o rivolgendosi a cooperative di medici.
I giovani di Anaao scalpitano e ce l’hanno col ministro dell’Istruzione che ha aumentato di circa 600 il contingente di posti per i corsi di laurea in medicina e chirurgia.
Stimano che al prossimo concorso delle scuole di specializzazione si presenteranno in 16.400 per 6.200 contratti di specializzazione. Oltre diecimila giovani restano nel limbo.

(da “il Corriere della Sera”)

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SANITA’, COME LA POLITICA MANDA I PAZIENTI DAL PUBBLICO AL PRIVATO

Luglio 23rd, 2018 Riccardo Fucile

L’INCHIESTA DI MILENA GABANELLI: IN TUTTE LE REGIONI LA POLITICA VINCE SULLA COMPETENZA… CROLLA L’ATTIVITA’ CHIRURGICA, AUMENTANO I TEMPI DI ATTESA

La nostra politica lo ha creato e la politica rischia di distruggerlo.
Parliamo del nostro sistema sanitario, considerato uno dei migliori al mondo.
Per capire cosa sta succedendo guardiamo dentro una regione modello, l’Emilia Romagna, e l’ospedale che più d’ogni altro intreccia la sua storia con lo sviluppo dell’ortopedia in Italia, fino a diventare di fama mondiale: il Rizzoli di Bologna.
Oggi quello che funziona si chiude. L’attività  chirurgica crolla. I tempi di attesa aumentano. I medici di fama se ne vanno
I numeri della crisi e i documenti riservati
Vediamo i dati: nel 2015 -2%; 2016 -8%, 2017 -10% dei ricoveri. Il triplo sia rispetto agli altri pubblici di Bologna (-2,7%) sia rispetto agli altri ospedali dell’Emilia (-2,9%)
Diminuisce anche il numero di interventi chirurgici: nel 2017 -403 rispetto al 2016.
Crolla l’attività , ma i tempi di attesa si allungano.
In un documento riservato del 4 giugno 2018 si ammette: «La tempestività  dei nostri interventi di protesi d’anca è nettamente peggiorata, siamo scesi al 65% erogato in 180 giorni».
Vuol dire che solo 6 operazioni chirurgiche su 10 vengono garantite entro 6 mesi
Per tentare di risolvere i problemi il 24 luglio 2017 viene nominato un ingegnere gestionale al costo di 40mila euro per un anno. Il suo compito: l’analisi dei processi di sala operatoria per migliorare le performance.
Non ci riesce, visto che il 12 marzo 2018 in un altro documento riservato si dice: «Stiamo continuando a verificare una progressiva riduzione di produzione chirurgica».
Le scelte contestate
Ma il declino di un ospedale che ha fatto la storia della medicina ortopedica non avviene per caso. Il 16 febbraio 2016 è interrotta l’attività  dell’ambulatorio di chirurgia della mano, con proteste al ministero della Salute dei 249 pazienti in attesa di un intervento.
Due mesi dopo viene siglato un accordo con il Policlinico di Modena che invia lì i suoi specialisti e a metà  dicembre 2016 viene stipulato un altro contratto libero professionale. Il servizio offerto ai pazienti peggiora, i costi raddoppiano.
Lo scorso febbraio il Corriere denuncia le visite beffa: la storia del medico competente, ma senza contratto, che supervisiona le visite e l’altro, non esperto ma assunto, che firma i referti fa il giro d’Italia.
Finisce in Procura la decisione di «riordino» della Radiologia interventistica e angiografica. Il 30 giugno 2016 viene soppressa per istituire un Centro specialistico di radiologia interventistica – in pratica cambia nome – e a sorpresa viene spostato il medico che la guida: Giuseppe Rossi.
Nel verbale della riunione in cui il direttore sanitario Luca Bianciardi pone la questione viene scritto: «Il collegio di direzione approva». Il collegio non aveva approvato nulla, tant’è che il 24 maggio 2017 viene presentato un esposto in Procura per falso ideologico e abuso di potere. Il processo è in corso
I primari di fama che vanno in pensione sono reclutati dal privato
Dallo scorso settembre Stefano Boriani, specialista di chiara fama e alla guida del reparto di Chirurgia Oncologia vertebrale del Rizzoli, prossimo alla pensione, è accolto con contratto libero professionale dall’ospedale privato Galeazzi di Milano, che dichiara: «Siamo diventati un’eccellenza europea nei tumori colonna».
Il Rizzoli ha preferito rottamarlo, invece di tenersi la sua ventennale esperienza a fare scuola. Se ne è andato nel privato anche Maurilio Marcacci, una delle colonne portanti del Rizzoli e oggi responsabile del Centro per la ricostruzione articolare del ginocchio dell’Humanitas di Milano. Tra i suoi pazienti Roberto Baggio.
Il contesto politico
L’emorragia inizia in questo contesto politico: a fine dicembre 2014 viene nominato il nuovo governatore Stefano Bonaccini, che a gennaio 2015 indica il responsabile politico della Sanità : l’assessore Sergio Venturi.
A marzo l’assessore sceglie il direttore generale Francesco Ripa di Meana, che tre settimane dopo incarica, in condivisione con l’assessore o su imposizione, il direttore sanitario Luca Bianciardi.
Da quel momento è lui a muovere le fila dell’ospedale. Dopo accuse, proteste e denunce, tre settimane fa Luca Bianciardi viene infine sostituito. Sotto la sua gestione il Rizzoli perde quasi il 20% dei ricoveri
I criteri di nomina
E la storia si ripete all’ospedale Bellaria di Bologna, diventato uno dei migliori ospedali neurologici italiani grazie al professor Fabio Calbucci e dalla sua èquipe. Anche lui, raggiunta l’età  della pensione, non viene trattenuto nel pubblico a divulgare la sua conoscenza, ma immediatamente accolto dal gruppo privato Villa Maria, che oggi attrae pazienti neurologici da tutta Italia. Il suo aiuto, nonostante i meriti acquisiti sul campo, non viene valorizzato.
La politica fa altre scelte e Antonio Fioravanti cambia ospedale: da agosto sarà  primario a Cremona. Faceva 300 interventi l’anno, ma non risulta sia stato sostituito. Oggi il Bellaria sta perdendo il 20% dei ricoveri.
L’Emilia Romagna, dove la sanità  pubblica ha sempre mantenuto il primato sulla qualità  del servizio, si sta via via svuotando. A beneficiarne è il privato.
Nell’ultimo anno solo a Bologna si registra una crescita di ricoveri del 9%, nel resto della Regione del 5%.
La clinica privata ortopedica Villa Laura, dove stanno confluendo numerosi ortopedici del Rizzoli, aumenta i ricoveri del 14%. E Villa Erbosa registra un più 12,5%.
Cosa succede quando la politica vince sulla competenza
Cade anche l’ultimo «modello», sotto i colpi della politica che invade tutti i campi delle nomine. Questo avviene in tutte le regioni, con ricadute pericolose.
Da una parte spiana la strada agli imprenditori privati della sanità , che normalmente sono più attratti dagli interventi ben remunerati.
Dall’altra, quando il reclutamento di manager ospedalieri e primari avviene su spinta politica, al potere possono arrivare anche direttori sanitari collusi con la ‘ndrangheta (è il caso di Carlo Antonio Chiriaco a Pavia, condannato a 12 anni il 30 aprile 2015) o amministratori che portano ad una gestione organizzativa fallimentare (come emerge dai recenti fatti di cronaca del Molise, dove è morto un 47enne per aneurisma). Insomma una «distorsione istituzionale» – come è stata definita dal gup di Matera Angela Rosa Nettis – che porta alla manipolazione di concorsi e a raccomandazioni. Con queste accuse in Basilicata è appena finito agli arresti il governatore Marcello Pittella.

Milena Gabanelli e Simona Ravizza
(da “il Corriere della Sera”)

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LA BALLA DELL’INVASIONE: POTENZIATE I CENTRI DI PSICHIATRIA INVECE CHE FINANZIARE GOVERNI CRIMINALI

Giugno 30th, 2018 Riccardo Fucile

I DATI VERI SMENTISCONO I SEMINATORI DI ODIO RAZZIALE

Quanti sono i migranti che ogni giorno arrivano in Italia? Sono più o meno di quelli che arrivavano negli anni passati? Quanti sono quelli che restano nel nostro paese? Soprattutto stiamo davvero subendo un’invasione?
Per l’ultima domanda, la risposta breve è “no”, ma l’argomento è talmente vasto, delicato e complesso che ovviamente ne merita una lunga, basata su poco interpretabili numeri.
Cifre che scontenteranno i sostenitori del motto “l’Italia agli italiani” (perchè lo è ancora) e daranno invece qualche soddisfazione a quelli di “l’Europa ci ha abbandonati” (perchè è più vero che falso).
Quanti migranti arrivano in Itali
Innanzi tutto, gli sbarchi. Quelli di persone in arrivo dall’Africa settentrionale sono al livello più basso da oltre 4 anni: nel periodo 2014-2017, nel nostro paese sono arrivati ben oltre 100mila migranti l’anno; nella prima metà  del 2018 siamo poco sopra i 14mila (i dati sono dell’Onu) , e se il trend proseguisse si arriverebbe intorno a quota 30mila, dunque a meno di un terzo rispetto agli anni precedenti.
Dunque: non è vero che il numero di migranti extraeuropei è in aumento rispetto al passato, ma è oggettivamente vero che almeno sino a metà  2017 l’Italia ha subìto una “pressione” senza paragoni in Europa, eccezion fatta per quella sopportata nel biennio 2015-2016 dalla Grecia (di nuovo, dati dell’Onu ), che ha accolto circa 1 milione di persone (850mila nel solo 2015) ed è stata costretta all’apertura di alcuni campi per migranti.
Quanti migranti restano in Italia
Solo adesso, con molte difficoltà , la Grecia sta svuotando i campi allestiti 3 anni fa, mentre in Italia la situazione è decisamente più complessa: secondo le statistiche, gran parte dei migranti arrivati nel nostro Paese nel periodo 2014-2017 hanno proseguito il loro viaggio per altre destinazioni.
Secondo i dati dell’Eurostat , in Italia ci sono circa 4 milioni di stranieri extraeuropei (cui ne vanno aggiunti altri 600mila “irregolari”), pari a meno del 7% della popolazione totale.
Come molti hanno scritto negli ultimi giorni, è una percentuale inferiore a quella che c’è in Francia e Germania (fra 8 e 8,5%) e nemmeno paragonabile a quelle di Svezia (11,6%), Austria (quasi il 10%) o anche Estonia (13,3%).
I problemi di integrazione derivano in primo luogo da una percezione sbagliata della situazione (i migranti sono molti meno di quello che sembra) e dagli slogan delle forze politiche che soffiano sul fuoco dell’intolleranza:
Poi ci sono anche colpe concrete, vere e ben attribuibili.
Una (o forse due) è nostra, dell’Italia. La burocrazia non è un male solo per gli italiani, ma anche per gli stranieri: secondo le stime, al nostro paese servono oltre 2 anni per “evadere” una domanda di asilo politico e in questo arco di tempo il migrante viene ospitato nei cosiddetti Cas (i Centri di accoglienza Straordinaria) o in quelli indicati dallo Sprar (il Sistema di protezione per Richiedenti asilo e rifugiati). Entrambi funzionano male, per ragioni diverse:
– i Cas vengono aperti autonomamente dalle Prefetture e, pensati come “straordinari”, si trasformano in “parcheggi” di persone all’interno di comunità  che difficilmente le tollereranno per i mesi (o gli anni) necessari all’arrivo di una risposta sul loro futuro;
– gli Sprar sono invece rarissimi, perchè vengono aperti d’accordo con i Comuni… che raramente sono d’accordo.
L’altra colpa è dell’Europa, e anche in questo caso i numeri non mentono: dopo i “picchi” di sbarchi in Italia e Grecia fra 2015 e 2016, la Commissione Europea ha pensato ad alcune “contromisure” per fare sì che parte dei richiedenti asilo venissero accolti da tutti i paesi dell’Ue.
L’Unione non ha però sufficienti armi legislative per imporsi e l’effetto è stato risibile: negli ultimi 3 anni, l’Estonia ha accolto 6 (sei) persone, la Bulgaria una decina e Danimarca, Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca addirittura nessuna.
Come si vede, senza un po’ di italica inefficienza (la burocrazia), senza avere provato per anni a usare come ordinarie soluzioni che sarebbero dovuto essere straordinarie (i Cas) e con una migliore collaborazione a livello europeo (con la riforma del Regolamento di Dublino , per esempio), la situazione potrebbe essere ricondotta alla dimensione più corretta.
Non a un’invasione dell’Italia da parte dei migranti, insomma.
Resta la terza “colpa”, anche quella solo nostra, un popolo storicamente poco incline ad accogliere e a convivere con il “diverso”. Ma per capirlo e risolverlo, questo problema, i numeri da soli non bastano…

(da “Il Secolo XIX”)

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SALVINI FA ANCHE IL MINISTRO DELLA SALUTE E DECIDE CHE 10 VACCINI SONO INUTILI, ANCHE SE LA GRILLO LA PENSA DIVERSAMENTE

Giugno 22nd, 2018 Riccardo Fucile

BURIONI REPLICA: “LEI HA DETTO IL FALSO, IO RIPORTO FATTI SCIENTIFICI”… L’UNICA COSA DI CUI SALVINI NON SI INTERESSA E’ DI RESTITUIRE 48 MILIONI CHE LA LEGA HA RUBATO AGLI ITALIANI

Sulla questione dei vaccini “garantisco l’impegno preso in campagna elettorale nel permettere che tutti i bimbi entrino in classe, vadano a scuola”, perchè “la priorità  è che i bimbi non vengano espulsi dalle classi” anche se non vaccinati.
Lo ha affermato Matteo Salvini, ministro dell’Interno, intervenendo telefonicamente a RadioStudio54.
A proposito di una eventuale rimozione degli obblighi vaccinali, Salvini ha puntualizzato che al governo “siamo in due, c’è un’alleanza Lega-M5s, bisogna ragionare anche con gli alleati, al ministro Grillo ho iniziato a parlare di questi temi”, e dunque “continueremo, perchè ritengo che 10 vaccini obbligatori siano inutili e in parecchi casi pericolosi se non dannosi”, ha concluso il ministro, inviando un ringraziamento “per il loro coraggio” ai ricercatori Antonietta Gatti e Stefano Montanari.
Durissima la replica dell’immunolgo Roberto Burioni: “No, Ministro Salvini – scrive il prfessore sulla sua pagina Facebook – dieci vaccini non sono inutili e tantomeno dannosi. Sono gli stessi vaccini che vengono usati con identici tempi e identici modi in tutto il mondo. Sono i dieci vaccini che hanno salvato e salvano, in tutta sicurezza, milioni di vite”.
“Ministro Salvini – prosegue Burioni – lei ha detto una cosa non rispondente al vero, perchè quelli che riporto io sono fatti, suffragati da dati scientifici solidissimi. Quella che ha detto è una bugia, una bugia pericolosissima. E che a dirla – conlucde il medico – sia chi ha la responsabilità  della sicurezza del mio paese è una cosa che mi preoccupa molto”.

(da agenzie)

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ITALIANI INDEBITATI PER PAGARSI CURE E MEDICINE, VOLA LA SPESA PER LA SANITA’ PRIVATA

Giugno 6th, 2018 Riccardo Fucile

CENSIS: QUEST’ANNO SARA’ RECORD DI 40 MILIARDI DI EURO.. LA TREDICESIMA DI UN OPERAIO VA PER FAR FRONTE ALLE SPESE SANITARIE DELLA FAMIGLIA

Gli italiani non hanno mai speso così tanto in cure e medicine.
Si calcola che il valore complessivo della spesa sanitaria privata degli italiani arriverà  a fine anno a 40 miliardi di euro contro i 37,3 dello scorso anno.
Nel periodo 2013-2017 è aumentata del 9,6% in termini reali, molto più dei consumi complessivi (+5,3%).
Il rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute presentato oggi al “Welfare Day 2018” stima che nell’ultimo anno 44 milioni di italiani hanno speso soldi di tasca propria per pagare prestazioni sanitarie.
E la spesa sanitaria privata incide soprattutto sul budget delle famiglie più deboli: tra il   2014 e il 2016 i consumi delle famiglie operaie sono rimasti quasi fermi (+0,1%), ma le loro spese sanitarie sono aumentate del 6,4%: nell’ultimo anno, l’aumento è stato di 86 euro in più a famiglia.
Per gli imprenditori c’è stato invece un forte incremento dei consumi (+6%) e una crescita inferiore della spesa sanitaria privata (+4,5%: in media 80 euro in più nell’ultimo anno).
Per gli operai l’intera tredicesima se ne va per pagare cure sanitarie familiari: quasi 1.100 euro all’anno.
Per 7 famiglie a basso reddito su 10 la spesa privata per la salute incide pesantemente sulle risorse familiari.
E c’è chi si indebita per pagare la sanità . Nell’ultimo anno, per pagare le spese per la salute 7 milioni di italiani si sono indebitati e 2,8 milioni hanno dovuto usare il ricavato della vendita di una casa o svincolare risparmi.
Secondo il rapporto, 12 milioni di italiani hanno saltato le lunghe liste d’attesa nel pubblico grazie a conoscenze e raccomandazioni.
E proprio a casua delle lunghe attese, oltre che per i casi di malasanità , monta il rancore verso il Servizio sanitario.
A provare sentimenti di rabbia è il 38% degli italiani, quasi 4 su 10.
Sono soprattutto pazienti con redditi bassi (43,3%) e residenti al Sud (45,5%). Il 54,7% degli italiani – stimando il campione – è convinto che le opportunità  di diagnosi e cura non siano uguali per tutti.
Ma per un miglioramento della sanità  il 63% degli italiani non si attende nulla dalla politica: per il 47% i politici hanno fatto troppe promesse e lanciato poche idee valide, per il 24,5% non hanno più le competenze e le capacità  di un tempo.
La sanità  – emerge sempre dall’analisi del Censis – ha giocato molto nel risultato elettorale (per l’81% dei cittadini è una questione decisiva nella scelta del partito per cui votare), e sarà  il cantiere in cui gli italiani metteranno alla prova “il governo del cambiamento”.
I più rancorosi verso il Servizio sanitario sono proprio gli elettori del Movimento 5 Stelle (41,1%) e della Lega (39,2%), meno quelli di Forza Italia (32,9%) e Pd (30%).

(da agenzie)

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