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L’UNIVERSITA’ SPESE 1 MILIONE DI EURO PER RESTAURARE IL PALAZZO, LO ABBATTONO DUE ANNI DOPO

Marzo 30th, 2011 Riccardo Fucile

MANICOMIO ITALIA: SOLDI BUTTATI A VERONA PER IL NUOVO DIPARTIMENTO NELLA PALAZZINA 32… PRIMA SPENDONO SOLDI PUBBLICI PER RISTRUTTURARE L’EDIFICIO, POI LO SGOMBERANO…IL NUOVO PIANO DI RIQUALIFICAZIONE NON PREVEDEVA QUELL’IMMOBILE, MA NESSUNO SE N’ERA ACCORTO

Il dipartimento di Scienze economiche dell’Università  di Verona deve sloggiare. E deve farlo in fretta.
Il Comune ha infatti notificato la diffida a liberare la Palazzina 32, che sorge all’interno dell’ex caserma Passalacqua e che ospita il centro universitario.
La struttura verrà  rasa al suolo per lasciare spazio a ruspe e operai che dovranno realizzare il progetto di riqualificazione dell’area.
La stessa sorte che è toccata alla Fondazione Aida, storico ente teatrale della città  scaligera.
Con un’unica, grossa, differenza: la Palazzina 32 è stata ristrutturata appena un paio d’anni fa e per i lavori l’Università  ha speso all’incirca un milione di euro. Denaro che ora è destinato a finire letteralmente sepolto dalle macerie.
Si tratta di una struttura imponente, su due piani all’interno dei quali trovano spazio uffici e laboratori del dipartimento.
Con l’avvio della costosa ristrutturazione, l’Università  aveva fatto le cose a regola d’arte.
L’edificio, infatti, attualmente contiene un biblioteca, una sala informatica con l’intero archivio e i super-computer ad alta velocità  utilizzati dai ricercatori, le aule didattiche del dottorato e i laboratori per gli studenti.
Ci lavorano una settantina di persone tra docenti, dottorandi, ricercatori, assegnisti e personale tecnico.
Tutto personale che ora dovrà  levare le tende, nell’arco di poche settimane.
Dal Comune nessun commento.
Gli uffici dell’assessorato al Patrimonio si limitano a precisare che le strutture dell’intera area dovranno essere sgomberate entro aprile.
Il programma di riqualificazione dell’ex caserma, infatti, prevede che si proceda al più presto con la bonifica bellica e la demolizione degli edifici.
La consegna della Palazzina 32, come quella degli altri edifici occupati da associazioni ed enti, viene definita «essenziale per l’assegnazione del finanziamento regionale» da dieci milioni di euro.
In pratica: o iniziano i lavori o il Comune potrà  dire addio ai soldi stanziati da Venezia.
Per il dipartimento è una corsa contro il tempo.
Pare che l’Università  abbia già  trovato una sede alternativa che ospiterà  (temporaneamente) la sede di Scienze economiche, almeno fino a quando non si concluderà  la realizzazione del nuovo campus.
Quindi, a lavori conclusi, l’Ateneo di Verona si ritroverà  a disposizione strutture nuove e funzionali.
Il problema è più che altro di natura pratica: in dipartimento la notizia di dover lasciare la Palazzina 32 pare sia stata accolta dai mugugni di chi teme che il trasferimento in una sede precaria possa peggiorare la qualità  del lavoro svolto da docenti e ricercatori.
E come non bastasse, ora sull’intera operazione si staglia l’ombra di uno spreco di denaro pubblico proprio per quel milione di euro speso da poco per rendere accogliente una struttura che, subito dopo la sua sistemazione, si è scoperto che sarebbe stata demolita.
In tempi di crisi e di continui tagli all’istruzione, quei soldi avrebbero certamente fatto comodo all’Università .

Andrea Priante
(da “il Corriere del Veneto“)

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TAGLI AI DISABILI: LA GELMINI COLLEZIONE CONDANNE

Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile

IL TRIBUNALE DI SPEZIA HA GIUDICATO DISCRIMINATORIA LA CONDOTTA DEL MINISTERO: DOVRA’ RIPRISTINARE LE ORE DI SOSTEGNO E PAGARE LE SPESE…PERCHE’, INSIEME ALLA RESPONSABILITA’ CIVILE DEI GIUDICI, IL GOVERNO NON APPROVA ANCHE QUELLA DEI MINISTRI?   O I POLITICI DI TASCA LORO NON DEVONO MAI PAGARE?

“Condotta discriminatoria” .
Così Il tribunale della Spezia ha giudicato la decisione del ministro Gelmini di ridurre le ore di insegnamento di sostegno.
Ed è stata denunciata da uno studente disabile di un istituto superiore della città  ligure.
Il giudice ha condannato il Ministero a ripristinare le ore di sostegno e a pagare le spese processuali.
I genitori del ragazzo hanno contestato il contrasto fra i tagli della Gelmini e il diritto alla tutela delle persone con disabilità .
“L’articolo 3 della Costituzione – si legge nel ricorso – promuove la piena attuazione del principio di parità  di trattamento” e con il provvedimento ministeriale “viene leso il diritto del disabile all’istruzione”.
E intanto non si placa la polemica per l’esclusione degli alunni disabili dai giochi sportivi studenteschi.
Tanto che la commissione Cultura della Camera sconfessa il ministro dell’Istruzione presentando una risoluzione bipartisan che chiede lumi.
“L’esclusione dei ragazzi disabili dalle finali dei giochi sportivi studenteschi è gravissima e in netto contrasto con le norme di legge sull’integrazione scolastica, che da sempre costituisce un punto di forza del nostro sistema educativo”, sostengono in molti.
La deputata Ghizzoni, in occasione delle finali nazionali di Corsa campestre disputate a Nove (Vi) lo scorso 20 marzo, ha messo sul banco degli imputati la modulistica, inviata dal ministero alle scuole quest’anno, che “non prevede quella abitualmente prevista per gli studenti disabili”.
Chiedendo all’inquilino di viale Trastevere, come “il ministero intenda ovviare ad una situazione discriminatoria che contrasta con la piena inclusione di questi alunni, anche attraverso progetti di diversità  motoria e sportiva, quale obiettivo prioritario della scuola dell’autonomia”.
Anche i deputati della VII commissione di Montecitorio vogliono vederci chiaro.
La risoluzione chiede al governo di intervenire “per ovviare ad una situazione discriminatoria che contrasta con la piena inclusione di questi alunni prevista dagli obiettivi prioritari della scuola dell’autonomia, anche attraverso progetti di diversità  motoria e sportiva”.
I deputati chiedono anche un finanziamento ad hoc a favore del Comitato paralimpico “affinchè esso possa svolgere con continuità  la sua funzione e possa programmare le sue attività “.

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SANTA PATACCA: LA EX RIVOLUZIONARIA SANTANCHE’ CADE “BOCCONI” ORIZZONTALE

Marzo 23rd, 2011 Riccardo Fucile

INDICA NEL CURRICULUM SULLE PAGINE DEL GOVERNO UN MISTERIOSO MASTER ALLA BOCCONI, MA IL SETTIMANALE “OGGI” RIVELA: “ALLA BOCCONI NON RISULTA MAI CONSEGUITO”… LEI DICE DI AVERE UN ATTESTATO, MA POI PARE NON TROVI NEANCHE QUELLO, CAUSA TRASLOCHI

Secondo il settimanale della Rcs, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio non ha mai ottenuto un master all’università  milanese.
Il dato, secondo il giornale, viene confermato dallo stesso ateneo
La laurea c’è, il master no.
Eppure il curriculum del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Daniela Santanchè pubblicato sul sito del governo recita testualmente: “Laureata in Scienze politiche, consegue un master alla Sda Bocconi”.
La verità , dunque, dove sta?
A rispondere è la stessa università  milanese: “Abbiamo verificato e dalla nostra banca dati alunni non risulta abbia frequentato un nostro master o mba. Non possiamo escludere, ma non abbiamo modo di verificare, che abbia frequentato un corso breve”.
La Sda della Bocconi, continua il settimanale Oggi, ”organizza in continuazione seminari di aggiornamento per manager che durano uno o più giornate. E di queste decine di migliaia di persone non conserva traccia. Ma sono corsi che non possono essere certo confusi con un master’.
Infine il settimanale ricorda che “pochi giorni fa l’astro nascente della politica tedesca, il ministro della Difesa Karl-Theodor zu Guttenberg, ha dovuto dimettersi perchè si è scoperto che aveva copiato parti della tesi di dottorato, domandandosi “cosa farà  adesso Daniela Santanchè?”.
Immediate le reazioni politiche di Ettore Rosato dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo del Pd. “Se tutto è vero — dice Rosato — , Daniela Santanchè abbia la decenza di dimettersi dal suo incarico di sottosegretaria”.
Quindi prosegue: “Se il sottosegretario non è in grado di dimostrare il contrario non ha altre strade se non quella di rinunciare al suo incarico istituzionale e di farlo anche rapidamente”.
Identica posizione quella della Idv. “Se la notizia fosse confermata — dice Leoluca Orlando — , che un membro del governo inserisca il proprio curriculum taroccato e lo esponga in bella vista sul sito ufficiale dell’esecutivo, prendendo così in giro gli italiani”.
La ex rivoluzionaria replica di aver fatto un corso di 12 mesi e di avere un attestato. Ma per la Bocconi, ammesso che la tesi della sottosegretaria fosse provata, una cosa è un attestato, altra cosa un master, riconosciuto all’estero e che quindi deve corrispondere a precisi parametri.
La Santanchè peraltro ha sostenuto ieri sera che l’attestato non lo trova, a causa dei suoi ripetuti traslochi.
Non è chiaro se si riferisse a quelli di casa o a quelli politici che l’hanno portata in pochi anni da An al Pdl, poi a “la Destra”, quindi al Movimento per l’Italia e ora di nuovo al Pdl.

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LA LETTERA: MIO FIGLIO CIECO SENZA GIOCHI, GRAZIE ALLA GELMINI

Marzo 22nd, 2011 Riccardo Fucile

I NON VEDENTI ESCLUSI DAI GIOCHI DELLA GIOVENTU’ PER MANCANZA DEI FONDI NECESSARI A GARANTIRE LA   LORO ASSISTENZA…OGGI SCOPRO CHE MIO FIGLIO E’ MENO STUDENTE, MENO CITTADINO, MENO IMPORTANTE DEGLI ALTRI

Caro ministro Gelmini,
ieri mio figlio che ha 10 anni mi ha chiesto di essere lasciato al portone e di poter salire al secondo piano per raggiungere la casa della nonna da solo.
Cosa c’è di strano in questo? Nulla, ma di particolare c’è che mio figlio è cieco dalla nascita.
È inutile dirle quale felicità  abbia provato io nel vederlo, in assoluto silenzio, salire quelle scale, contando i gradini e mantenendo altissimo il livello di concentrazione.
È inutile dirle quanto abbia sofferto nel non aiutarlo e nel dargli quella fiducia necessaria a compiere una straordinaria impresa.
È inutile dirle che per questi bambini ogni azione che per gli altri è normale costituisce un traguardo, che con sforzo, dedizione e tanta fatica a volte si supera.
È inutile dirle che per un genitore ogni conquista e ostacolo superato è soddisfazione e dolore.
Mio figlio frequenta una scuola pubblica dove ogni giorno si confronta con bambini della sua età  e ogni minuto rinnova la consapevolezza della sua diversa abilità , che diventa poi una risorsa quando riesce faticosamente a fare le cose insieme a loro.
Ho sempre pensato che la sua diversa normalità  non fosse un limite ma la capacità  di fare le cose in altro modo, ho sempre creduto che il confronto con gli altri bambini fosse per entrambi fonte di arricchimento e di conoscenza.
Ho sempre creduto che il sapere, il conoscere chi è diverso permette di sconfiggere l’ignoranza, il pregiudizio, l’emarginazione.
Oggi scopro che gli studenti diversamente abili non possono correre, giocare e divertirsi ai Giochi della Gioventù, come tutti gli altri, ma devono restare a guardare, fare da spettatori di una vita normale che è degli altri e non la loro. Perchè non ci sono i fondi necessari a garantire la loro assistenza.
Oggi apprendo che essere diversamente abile è un ostacolo non a se stessi, alle proprie capacità  di fare le cose, ma agli altri, alla loro normalità  e alla loro possibilità  di arrivare primi o ultimi.
Oggi scopro che mio figlio è meno studente, meno cittadino, meno importante degli altri.
Non era questo il mondo che io ho immaginato per lui, non era questo il futuro che speravo per lui e le assicuro che pensare al domani di questi bambini non è fonte di tranquillità .
Soprattutto quando la discriminazione arriva da chi dovrebbe prendersi cura di loro.
Le auguro di divertirsi ai Giochi della Gioventù, ma le auguro anche che tutte le persone che rifiutano la discriminazione disertino questa manifestazione, lasciandola sola a guardare nel vuoto.
Perchè è questo, il vuoto, che lei ha lasciato dentro di me.

Valentina Rinaldi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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URAGANO DI TAGLI DEL GOVERNO SULL’ISTRUZIONE: IL PROSSIMO ANNO SALTERANNO 20.000 CATTEDRE

Marzo 7th, 2011 Riccardo Fucile

VI SARANNO ANCHE 14.000 POSTI IN MENO TRA IL PERSONALE NON DOCENTE…TAGLIATE 45 MILA CATTEDRE, PARI AL 51% DEL TOTALE, QUELLE ELIMINATE NELLE REGIONI MERIDIONALI… GLI AUMENTI AI DOCENTI? TRA SEI ANNI, QUANDO IL GOVERNO NON CI SARA’ PIU’

Mentre per le scuole paritarie il premier auspica un Buono-scuola, le statali vengono colpite da un autentico uragano di tagli.
In tre anni di governo Berlusconi, insegnanti, alunni, dirigenti scolastici, bidelli, assistenti amministrativi, tecnici di laboratorio, supplenti e genitori hanno dovuto fare i conti con “risparmi” su tutti i capitoli: posti in organico, fondi e addirittura ore di lezione.
Del resto, il buongiorno si vede dal mattino: nella prima Finanziaria, quella estiva del 2008, il governo somministrò alla scuola pubblica una vera e propria cura da cavallo: 132 mila posti in meno in un triennio e “sforbiciata” per 8 miliardi di euro netti.
La maggior parte del bilancio del ministero dell’Istruzione, circa il 94 per cento del totale, se ne va in stipendi del personale.
E per “risparmiare” occorre tagliare le cattedre.
Nel mese di giugno del 2008 il ministro Tremonti presentò il conto alla collega, Mariastella Gelmini: 87400 cattedre in meno in tre anni (45 mila al sud, pari al 51%)).
Per il prossimo anno ne dovranno eliminare 19700.
Risultato: riduzione delle ore di lezione per gli alunni e disoccupazione per migliaia di precari.
La scure non ha risparmiato il cosiddetto personale non docente: bidelli, assistenti amministrativi e tecnici di laboratorio.
L’ultima tranche di tagli prevede 14 mila posti in meno, che si aggiungono ai 30 mila già  tagliati l’anno scorso e quest’anno.
Anche nella scuola a pagare la “manovra” sono i più deboli: i supplenti.
I dati dell’anno in corso non sono ancora disponibili, ma basta citare quelli degli ultimi due anni per comprendere la portata del fenomeno.
In appena due anni, dal 2007/2008 al 2009/2010 quasi 25 mila supplenti con incarichi annuali hanno dovuto dire addio a stipendio e incarico.
Nonostante il numero degli alunni in Italia non sia mai diminuito, in un triennio (dal 2007/2008 al 2010/2011) le classi sono calate di 10.617 unità .
Va da sè che le classi sono sempre più affollate e non mancano aule con 30 o addirittura 35 alunni stipati dentro.
Nel 1997 la scuola italiana entrò nell’era dell’Autonomia.
Venne così stanziato un apposito budget che annualmente viene ripartito tra le 10 mila scuola del Paese.
Anche questi trasferimenti sono stati colpiti: nel 2008 i fondi per la cosiddetta legge 440/97 sfioravano i 186 milioni.
Due anni dopo si assottigliano a 127 milioni: meno 32 per cento.
La riforma Gelmini della scuola elementare (ora primaria), media e superiore si basa su un enorme incisione alle ore di lezione.
Alle elementari le famiglie possono scegliere quattro moduli-orario: 24, 27, 30 e 40 ore settimanali.
Alla media, le ore di lezione alla settimana passano a 30.
In passato, le scuole elementari e medie funzionavano con un maggior numero di ore.
Ma è alle superiori – a settembre scatta il secondo anno di riforma – che le ore di lezione vengono falcidiate.
La Relazione tecnica parla chiaro: per tagliare le 87 mila cattedre previste, a regime, tutti gli studenti dei licei staranno in classe per 71 mila ore di lezione in meno, quelli dei tecnici riusciranno a evitare 240 mila ore di lezione a settimana e 223 mila in meno i compagni degli istituti professionali.
La scuola italiana non riesce a pagare 11200 insegnanti specialisti di inglese alla primaria.
Per questa ragione: la manovra Tremonti-Gelmini prevede la loro riconversione in insegnanti comuni.
L’Inglese ai bambini dell’elementare verrà  impartito da insegnanti che nel frattempo avranno seguito un corso di 400 ore.
Tre anni fa le classi con orario a Tempo prolungato (fino alle 16) rappresentavano il 29 per cento del totale.
Quest’anno sono il 21 su cento.
Il premier però ha garantito: “aumenterò gli stipendi ai docenti”.
Sapete quando è previsto?
Tra sei anni, quando non sarà  più al governo.
E lo smantellamento della scuola pubblica a favore di quella privata continua.

Salvo Intravaia
(da “La Repubblica“)

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QUANDO LA GELMINI ERA CHIAMATA “MARIA STAR” A DESENZANO E BRILLAVA PER ASSENZE IN CONSIGLIO COMUNALE

Marzo 7th, 2011 Riccardo Fucile

ERA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE, MA LA CARICA FU REVOCATA A MAGGIORANZA PER “INADEMPIENZA E ATTACCAMENTO ESCLUSIVO ALLE CARICHE”… E ORA PARLA DI MERITOCRAZIA

Salta fuori un’altra perla dalla sorprendente biografia del ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini.
Risale al lontano 2000.
A Desenzano sul Garda, allora, era presidente del consiglio comunale e i colleghi la chiamavano Maria Star (era stata eletta nel ’98, con il suo voto determinante).
Ma accumulava assenze su assenze, al punto da meritarsi una mozione di sfiducia.
Tra le accuse riportate, questa: “Ha dimostrato scarsa sollecitudine nell’adempimento dei suoi doveri, è venuta meno ai compiti istituzionali e alle funzioni attribuitele”.
Le critiche più pesanti arrivarono dalla stessa maggioranza, da tre consiglieri di Forza Italia, che parlarono di “inspiegabile attaccamento esclusivo orientato alle cariche”.
Messa ai voti, nel 2000, la revoca da presidente passò con 13 favorevoli, cinque contrari e due astenuti.
Contro di lei, non solo la minoranza di sinistra, ma pure i suoi alleati, sia di Forza Italia sia della Lega Nord.
Caduta Maria Star, ebbe inizio una seconda vita, che avrebbe portato la giovane avvocatessa prima alla Camera, poi, nel 2008, sullo scranno di ministro.
Ma la delibera di Desenzano, da allora, è introvabile: sparita dall’albo pubblico del Comune, negata a chi la chiede.

(da “L’Espresso“)

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BOCCHINO: “LA VERA DESTRA SIAMO NOI: A DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA E DEGLI INSEGNANTI SOTTOPAGATI”

Febbraio 28th, 2011 Riccardo Fucile

“OCCORRE RICONOSCERE DIRITTI ALLE COPPIE DI FATTO: BASTA IPOCRISIE, META’ DEL GOVERNO E’ COMPOSTO DA COPPIE DI QUESTO TIPO”…”MENTRE BERLUSCONI BACIAVA L’ANELLO A GHEDDAFI, FINI CHIUDEVA LE PORTE DI MONTECITORIO AL RAIS”… “ADOZIONI ANCHE AI SINGLE O E’ FORSE MEGLIO CHE LASCIARLI MORIRE DI FAME IN AFRICA?”…”ANCHE BARBARA BERLUSCONI ORA E’ SINGLE, PERCHE’ NON POTREBBE ADOTTARE UN BAMBINO AFRICANO?”

L’assemblea costituente di Futuro e libertà  che abbiamo tenuto a Milano ha fatto emergere una linea politica chiara e precisa che la campagna mediatica successiva ha cercato di non far comprendere agli elettori.
Fli si è proposto come il nuovo centrodestra, il vero centrodestra, colmando il vuoto lasciato dal fallimento del Pdl.
Fini è stato chiaro nel dire che il partito che costruiremo dev’essere ciò che il Pdl non è stato, quel grande contenitore nazionale, popolare, moderato, riformista e liberale alternativo alla sinistra, in cui si possano riconoscere culture plurali all’insegna della vera partecipazione e della democrazia interna.
Questa linea è stata poi rafforzata dalla decisione di uscire dal berlusconismo che ci ha caratterizzato per molti anni e dall’antiberlusconismo che ci ha visti protagonisti negli ultimi mesi.
La nostra missione è il post-berlusconismo, la costruzione del centrodestra che dovrà  battere elettoralmente la sinistra dopo l’uscita di scena dell’attuale presidente del consiglio.
Se questa è la linea che ci siamo dati intendiamo richiamare l’attenzione dell’elettorato di centrodestra e in particolare di destra sulle ultime vicende di cronaca politica.
Cominciamo dalla Libia.
Su questo argomento è emerso con chiarezza che il vero centrodestra e la vera destra sono rappresentati da Fini e da Fli.
Mentre Berlusconi baciava la mano a Gheddafi, con tanto di applausi dei suoi plaudatores provenienti da An, Fini si distingueva chiudendo le porte della Camera dei deputati alle sceneggiate bizzarre del dittatore africano, ricalcando la linea distinta e distante che già  aveva tenuto da ministro degli Esteri.
Veniamo adesso all’attacco del premier alla scuola pubblica.
Possono il centrodestra italiano e la destra nazionale immersa culturalmente nell’Italia di Giovanni Gentile screditare così il grande patrimonio educativo, istruttivo e culturale rappresentato dalla nostra scuola?
Possono il centrodestra italiano e la destra nazionale mortificare così il popolo di insegnanti sottopagati che ogni giorno forma i nostri figli?
Il vero centrodestra, quello di Fini e di Fli, sta dalla parte della scuola pubblica, così come prevede la Costituzione, senza nulla togliere alla scuola privata, che in parte svolge una funzione molto positiva.
In Italia esistono tre tipi di scuole private.
Quella cattolica va sostenuta e rispettata per quanto di buono fa, poi c’è la scuola privata che funge da diplomificio a pagamento e che andrebbe chiusa e, infine, la scuola privata per i figli dei ricchi, utile a farli diventare di norma ignoranti, ma poliglotti.
E adesso veniamo ai gay. Ha ragione da vendere Berlusconi quando dice che mai dovranno esserci i matrimoni tra omosessuali e noi siamo d’accordo. Cosa diversa è porsi i problemi dei diritti delle coppie di fatto in generale, visto anche che oltre la metà  del governo è composta da persone che hanno vissuto o vivono nell’ambito di una coppia di fatto.
Per concludere l’adozione ai single.
Va detto che l’ipotesi che un bimbo cresca con un solo genitore è purtroppo prevista in natura ed è stata molto diffusa quando le donne morivano di parto e gli uomini in guerra.
Forse su questo argomento un supplemento di riflessione andrebbe fatto, chiedendosi se è meglio affidare un bambino a un single o lasciarlo morire di fame in Africa.
Anche perchè i single non sono dei disadattati.
Anche Barbara Berlusconi oggi è single e certamente un bambino che domani morirà  di fame in Africa starebbe meglio a casa sua, all’insegna di quella solidarietà  che dovrebbe appartenere al centrodestra e alla destra.

Italo Bocchino

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BERLUSCONI E’ RIUSCITO A PERDERE ANCHE I VOTI DEI DOCENTI DELLA SCUOLA PUBBLICA

Febbraio 28th, 2011 Riccardo Fucile

LE REAZIONI INDIGNATE DEI PROFESSORI E DEI SINDACATI: “UN INSULTO ALLA NOSTRA DIGNITA”… IL PREMIER PROVA LA SOLITA TATTICA DEL “SONO STATO FRAINTESO”, MA L’AUDIO LO INCHIODA… LA GELMINI PIU’ CHE DIMETTERSI DOVREBBE SOLO VERGOGNARSI DI STARE   ZITTA DI FRONTE A UN RAPPRESENTANTE DELLE ISTITUZIONI CHE INSULTA LA SCUOLA PUBBLICA

L’indignazione dei prof corre sul web e anche i sindacati insorgono.
Insegnanti, sindacati e dirigenti scolastici contro il premier per le offese al mondo della scuola rivolte ieri durante il convegno dei Cristiano-Riformisti.
Ma soprattutto la protesta e l’indignazione del mondo della scuola: nei blog dei siti dedicati all’istruzione da ieri pomeriggio monta ora dopo ora.
“Sono insegnante e contesto Berlusconi da molto prima di questa uscita   –   scrive F. R.   –   Ne dice tante. Non mi offendo neanche più. Vi prego soltanto di non farvi trascinare nelle polemiche senza senso che lui apre”.
“Evviva le idee politiche differenti, ma da anni non si discute più di quelle. La difesa del premier operata dai parlamentari e dagli opinionisti di destra non riguarda più la politica da non so quanto tempo   –     aggiunge Gabriele   –   I limiti si sono sorpassati da tempo, la dignità  vorrebbe la presentazione di dimissioni, ma già  questa richiesta presuppone buone intenzioni che palesemente non esistono più”.
Per Barbara Calamandrei “aveva già  tutto chiaro: trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere. Ecco perchè Berlusconi attacca la scuola statale”.
Anche i blog meno noti sono stati presi d’assalto da coloro che volevano farsi sentire.
“E’ una vergogna”, è il commento più ricorrente.
Ma ci sono anche quelli ponderati e colti.
Il sito salvalascuolapubblica si apre questa mattina con una osservazione. Berlusconi, “come presidente (la minuscola è necessaria), ha giurato sulla Costituzione. Ma l’avrà  letta? Rinfreschiamogli la memoria”.
E giù tutti gli articoli che si occupano della scuola, della libertà  di insegnamento e di pensiero.
Ma in rete è una valanga inarrestabile.
Il popolo della scuola, come l’ha definito un lettore è fatto da milioni di persone.
Oltre 800 mila insegnanti e 300 mila non docenti, quasi 8 milioni di alunni e 16 milioni di genitori, più dirigenti scolastici e quanti altri abbiano contati diretti o indiretti con le istituzioni scolastiche.
Anche un moderato come il presidente della più importante associazione di capi d’istituto italiana, Giorgio Rembado, si è espresso in maniera netta.
“Mi pare un errore macroscopico quello che vuole accreditare una scuola statale orientata da una sola parte politica e per di più contro le famiglie. Non si può certo escludere che singoli insegnanti possano avere la tentazione di indottrinare piuttosto che educare, ma non mi risulta che avvenga in maniera generalizzata. E’ fuori dalla mia esperienza personale. Io piuttosto mi preoccuperei di non fomentare un conflitto già  esistente fra scuola e famiglia”.
E neppure i sindacati, che il governo definisce moderati, sono riusciti a tollerare le parole del premier.
Il segretario generale della Cisl scuola Francesco Scrima, richiama il premier al “rispetto per il lavoro degli insegnanti che lavorano sodo, con dedizione e passione pur non essendo il loro impegno riconosciuto”.
“L’educazione e i valori   –   prosegue   –   devono essere trasmessi innanzitutto dalla famiglia e dalle società . Alla scuola non si può delegare tutto: non si può invocare la responsabilità  della scuola che vive di valori in una società  dove questi valori sono andati persi”.
Anche Massimo Di Menna, della Uil scuola, “le considerazioni del premier sono superficiali e preoccupanti perchè la scuola pubblica italiana è frequentata dal 93 per cento degli studenti, di tutte le classi sociali, di ogni fascia economica e di ogni religione: è la sede del pluralismo e del rispetto reciproco. E fare una critica così sommaria alla scuola pubblica equivale a farla all’intero paese”.
“Parole gravi e preoccupanti quelle pronunciate dal presidente del Consiglio, che attaccano la sede del pluralismo del sapere e del rispetto reciproco”, secondo Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil, va anche oltre: “Il premier non ha nè l’autorità  morale nè quella etica per parlare di scuola pubblica”, dice senza mezzi termini, “è evidente che dietro alle sue parole c’è l’idea di distruggere l’apprendimento garantito a tutti in favore di una scuola privata in cui diffondere il suo credo autoritario e regressivo di una società  svuotata di ogni valore”.
E polemizza: “Chi fa bunga bunga non può parlare di scuola pubblica”.

Salvo Intravaia
(da “La Repubblica“)

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UNIVERSITA’ ITALIANE, LE MENO “INTERNAZIONALI”: SOLO IL 3% DI STUDENTI STRANIERI

Febbraio 7th, 2011 Riccardo Fucile

POCO INVIDIABILE PRIMATO PER I NOSTRI ATENEI, LA MEDIA OCSE E’ DEL 10%, NEL REGNO UNITO I RAGAZZI CHE ARRIVANO PER STUDIARE SONO QUASI IL 18%… IN ITALIA POCHE RESIDENZE E POCHISSIME BORSE DI STUDIO

Nell’epoca della globalizzazione della cultura e dell’istruzione gli atenei italiani detengono un primato poco invidiabile: ospitano il minor numero di studenti stranieri (solo il 3,1% degli iscritti), un dato largamente al di sotto rispetto alla media dei Paesi Ocse (10%) e lontanissimo dalle eccellenze rappresentate da Regno Unito (17,9%), Germania (11,4%) e Francia (11,2%).
Lo denuncia la Fondazione Migrantes, evidenziando anche i motivi alla base di questa scarsa capacità  di attrazione di studenti universitari stranieri da parte degli atenei di casa nostra: in primis le politiche di accoglienza, di fatto inadeguate.
La bassa mobilità  studentesca “in entrata” dipende in larga parte da ragioni di ordine pratico: in primo luogo le poche residenze universitarie presenti, a disposizione soltanto del 2% degli studenti stranieri, contro il 17% della Svezia, il 10% della Germania e il 7% della Francia; poi le pochissime borse di studio erogate quasi esclusivamente da enti privati.
Da non sottovalutare, infine, la barriera linguistica: i corsi in lingua inglese, fondamentali per l’internazionalizzazione degli studi, sono ancora pochi e presenti a macchia di leopardo solo in alcuni atenei.
Nell’anno accademico 2008/2009 il totale degli iscritti alle università  italiane risulta essere di 1.759.039 studenti, di cui soltanto 54.707 stranieri (il 3,1% appunto).
I più numerosi sono gli albanesi (11.380) seguiti da cinesi e greci (oltre 5.000), rumeni (4.000) e camerunensi (3.000).
Il maggior tasso di crescita tra gli iscritti stranieri si registra tra i cinesi, con un aumento del 10,9% rispetto all’anno precedente, grazie anche allo specifico programma di interscambio culturale “Marco Polo”, definito a livello ministeriale. L’ateneo con il maggior numero complessivo di iscritti stranieri è la Sapienza di Roma (6.500 studenti, circa il 5% del totale), non a caso l’istituzione universitaria più grande d’Europa.
Nel corso del 2009 si sono laureati in Italia 6.240 studenti stranieri.
Le facoltà  più “gettonate” tra gli studenti stranieri sono quattro: Economia (17,6%), Medicina e Chirurgia (14,7%), Ingegneria (13,2%) e Lettere e Filosofia (10,4%).
La maggior concentrazione di iscritti stranieri si registra negli atenei del Centro Italia – che ospitano il 34% degli studenti – grazie alla presenza di numerose città  universitarie come Roma, Perugia, Firenze e Pisa.
Nel Nord Ovest (30,3%) gli atenei più “internazionali” si trovano a Milano e Genova.
Nel Nord Est (26,6%) le città  con una significativa presenza di studenti stranieri sono Padova, Trieste e Bologna.
Infine al Sud (7,2%) i due principali poli d’attrazione sono rappresentati da Napoli e Bari.
La più alta percentuale di iscritti stranieri sul totale degli studenti a livello nazionale si registra alla Bocconi di Milano (1.000 studenti, pari al 15,9%).
In questo panorama non esaltante, in cui l’Italia rappresenta il “fanalino di coda” della mobilità  studentesca internazionale, il nostro Ministero dell’istruzione, dell’Università  e della Ricerca ha un apposito portale dedicato agli studenti stranieri che vogliono venire a studiare qui (www. studiare-in-italia. it).
Il sito – realizzato in collaborazione con il Cimea e potenziato dal Cineca – è naturalmente multilingue (inglese, tedesco, spagnolo e francese) ma manca il cinese.
I contenuti specifici rivolti agli studenti stranieri “incoming” sono piuttosto scarni e poco interattivi, anche per questo stupisce l’ampiezza della sottosezione “Vivere in Italia” infarcita di luoghi comuni che riporta la ricetta della pizza napoletana e suggerisce la migliore strategia per difendersi dai borseggiatori sui mezzi pubblici.
Peraltro il dato sulla presenza dei (già ) pochissimi corsi in lingua inglese nei nostri atenei è fermo al 2007.
Insomma: un pessimo biglietto da visita.

argomento: denuncia, governo, Politica, radici e valori, scuola, Università | 1 Commento »

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