Novembre 24th, 2010 Riccardo Fucile
IN TUTTA ITALIA STUDENTI IN PIAZZA CONTRO I TAGLI ALL’UNIVERSITA’, PRESIDIO ALLA CAMERA, TENTATIVO DI ENTRARE AL SENATO, TENSIONI E OCCUPAZIONI IN TANTE CITTA’… UN GOVERNO INCAPACE DI TUTELARE E INVESTIRE NELLA SCUOLA PUBBLICA, NELLA CULTURA E NELLA RICERCA, COME FANNO INVECE LE DESTRE EUROPEE… E IL PREMIER PENSA A CRITICARE FINI, CASINI E MONTEZEMOLO: HA ORMAI PERSO OGNI CONTATTO CON LA REALTA’
Tensioni, lanci di uova, proteste, occupazioni, e persino un tentativo di assalto a Palazzo Madama.
Gli studenti universitari protestano in molte città italiane contro il ddl Gelmini che riforma gli atenei.
Un gruppo di studenti ha superato le consuete barriere di sicurezza ed è arrivato a premere alla porta di Palazzo Madama intorno alle 12,30: i commessi e gli agenti di sicurezza hanno tentato di tenerli fuori ed è iniziato un fitto lancio di uova.
Davanti alla Camera dei Deputati a Roma c’è un presidio di studenti universitari, insieme a ricercatori e docenti..
I manifestanti che hanno tentato di dare l’assalto al Palazzo del Senato sono stati respinti all’ingresso principale di Palazzo Madama, e si sono spostati in corso Rinascimento.
Un cordone di polizia e carabinieri tiene a distanza circa 500 studenti
«Siamo in piazza per chiedere alle forze politiche della Camera di fermare questo scempio del sistema universitario pubblico italiano», dice in una nota l’Unione degli universitari (Udu), «se questo ddl supererà l’esame della Camera bloccheremo il Paese partendo dalle Università ».
«Il presidio a Montecitorio, l’occupazione del tetto della facoltà romana di Architettura, le occupazioni degli atenei di questi giorni, sono solo le recenti iniziative di protesta di un lungo autunno cominciato l’anno scorso con la presentazione al Senato della riforma. In questo momento – riferisce l’Udu – ci sono più di 50 atenei in mobilitazione: continua l’occupazione dell’Ateneo di Pavia, da Torino a Palermo siamo in fermento e non abbiamo intenzione di fermarci, siamo intenzionati ad inasprire lo scontro se questo Governo continuerà ad essere sordo alle richieste che vengono mosse dall`intero mondo accademico».
A Palermo da lunedì gli universitari della Facoltà di Lettere e Filosofia hanno occupato l’edificio di viale Delle Scienze per quella che definiscono una «occupazione bianca» che non intende cioè bloccare le normali attività didattica, garantendo dunque il diritto allo studio.
A Torino prosegue anche oggi l’occupazione di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’ateneo.
È ripresa stamattina, sui tetti degli edifici dell’Università di Salerno, la protesta di professori, ricercatori e studenti, contro la riforma in discussione alla Camera.
Circa una cinquantina di persone, sui tetti dell’edificio del campus di Fisciano, sta sfidando la pioggia e il freddo, «per opporsi in maniera visibile – dice Diego Barletta, uno dei ricercatori in protesta – all’approvazione di una riforma che non investe sull’università pubblica, non garantisce il diritto allo studio per tutti, concentra il potere decisionale delle università nelle mani di pochi e non offre giuste prospettive di carriera ai giovani studiosi».
Alcuni ricercatori sono saliti stamani per protesta sul tetto della mensa dell’Università degli studi di Perugia.
A Bologna dalle 19 assemblea per il blocco e lo sciopero dell’università alla facoltà di Lettere e Filosofia.
Mobilitazioni sono previste anche a Venezia e Napoli.
Al di là di ogni valutazione politica e delle relative speculazioni, è inconcepibile che mentre i governi europei, in primis quelli di centrodestra, investono nella scuola pubblica, nelle università , nei centri di ricerca, nella formazione, nella cultura, in modo più consistente proprio nei periodi di crisi, da noi questo governo forzaleghista stanzi soldi solo per le scuole private.
Investiamo nei giovani un quinto di quello che fanno gli altri Paesi europei e, di fronte alle contestazioni, la Gelmini sa solo rispondere con arroganza che lei rappresenta “il nuovo che avanza”.
E mentre il premier oggi teneva l’ennesima conferenza stampa per prendersela con Fini, Casini e Montezemolo con il suo solito penoso richiamo al governo del “fare nulla”.
Ma nessuno si rende conto, accanto a lui, che sta diventando ridicolo? Perchè non si coinvolgono mai le categorie nelle decisioni?
Perchè ci si ostina a stare chiusi in un fortino, isolati sempre più dal Paese reale?
Altro che sedicenti “destri”, questi sono solo dei presuntosi “maldestri”.
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Novembre 6th, 2010 Riccardo Fucile
RIDOTTI I FONDI DEGLI ATENEI, A DISPOSIZIONE APPENA 26 MILIONI: LA RICEVERANNO SOLO DUE STUDENTI DI DIECI CHE AVREBBERO DIRITTO ALL’ASSEGNO…IN DUE ANNI SI E’ PASSATI DA 246 MILIONI DI EURO A 25,7 MILIONI DI EURO A DISPOSIZIONE… CHE FUTURO PUO’ AVERE UN PAESE CHE TAGLIA SCUOLA, CULTURA E RICERCA?
Con un passaggio della manovra finanziaria fin qui rimasto nascosto il ministro Maria Stella Gelmini, ha decretato la fine dell’istituto della borsa di studio.
Un taglio ai finanziamenti del 90% per mancanza fondi, dopo la riduzione del tempo pieno, la cancellazione delle graduatorie dei ricercatori, la soppressione di alcuni atenei.
Era nata con il Regio decreto 574 del 1946, la borsa di studio universitaria e ha accompagnato l’evoluzione della democrazia scolastica offrendo fino al 2001 una possibilità di mantenimento a studenti in corso, fuori sede, sotto le soglie dell’Isee, meritevoli.
In due anni, con il colpo d’accetta tirato lo scorso 14 ottobre sul tavolo del penultimo Consiglio dei ministri, l’ammontare in euro delle borse da erogare è passato da 246 milioni a 25,7.
Un meno 89,55% che peggio di così c’è solo la loro soppressione.
E nel 2012 si arriverà a 13 milioni scarsi trasformando la borsa universitaria in un premio per èlite scelte.
Questa – 25,7 milioni – è la quota di finanziamento governativo per il 2011 all’interno di un sistema, quello delle università , fortemente regionalizzato.
Lo stato di crisi generale delle Regioni italiane, in particolare al Sud, abbatte le residue speranze.
Così oggi su una platea di 184.034 aventi diritto, l’80 per cento non prenderà quei mille, a volte duemila euro (si decide per bandi regionali) che spesso rappresentano una necessità per gli studenti che li ricevono.
Con una borsa di studio, oggi ci si mantiene, si paga un pezzo dell’affitto se si vive fuori dalla propria sede naturale, si paga l’abbonamento mensile alla municipalizzata trasporti.
Libri, dispense, aggiornamenti, viaggi di preparazione restano già oggi fuori da una borsa di studio.
Gli iper tagli dell’assegno universitario dicono come il fragile welfare studentesco italiano stia franando e contribuisca ad acuire le distanze tra università del Sud e del Nord.
Chi ha un reddito familiare (della famiglia di provenienza) sotto i 17mila euro, oggi può accedere alla possibilità di un finanziamento pubblico.
E se ottiene medie scolastiche sopra la media, può entrare nella graduatoria degli aventi diritto.
Nella maggior parte dei casi inutilmente: per otto studenti su dieci non ci sono soldi.
Tra l’altro, le graduatorie regionali del 2010 sono per definizione amministrativa “definitive non confermate”. Cioè, non valgono nulla fin qui: l’autunno è inoltrato e gli studenti d’ateneo ancora non sanno a chi toccherà lo scalpo della borsa di studio.
Dall’assegno universitario istituito nel 1963 e immaginato come un pre-salario – 200mila lire per gli studenti che vivevano nella loro città , 360mila lire per i fuori sede – alle norme legislative dell’aprile 2001, la borsa di studio ha seguito, e a volte anticipato, le conquiste lavorative e civili del paese.
Nelle ultime due stagioni il governo Berlusconi ha smantellato tutto.
In Italia l’80% dei meritevoli e bisognosi studenti italiani non percepisce l’assegno meritato, mentre in Francia si scende al 70%, in Germania al 60%, in Olanda addirittura al 4%.
D’altronde l’Italia, appare sempre meno un caso, resta il paese con il tasso d’abbandono universitario più alto.
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Ottobre 27th, 2010 Riccardo Fucile
IL NUOVO “CODICE DISCIPLINARE PER I DIRIGENTI SCOLASTICI” PREVEDE LA SOSPENSIONE DAL SERVIZIO E DALLO STIPENDIO IN CASO DI “DICHIARAZIONI LESIVE DELL’IMMAGINE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE”…DOPO I TAGLI AI FONDI PER 9 MILIARDI, IL GOVERNO PENSA A TAGLIARE ANCHE IL DISSENSO
Criticare pubblicamente la riforma Gelmini può costare ai dirigenti scolastici fino a tre
mesi di stipendio.
E alzare la voce nei confronti di un genitore una multa, fino a 350 euro. Stessa sanzione, da 150 a 350 euro di multa, per i capi d’istituto che andassero in giro senza cartellino di riconoscimento o che non avessero provveduto ad apporre una targa con nome e cognome davanti alla porta della propria stanza.
La scuola diventerà come un ufficio postale, insomma.
Con la pubblicazione sul sito del ministero dell’Istruzione, avvenuta il 21 ottobre, il Codice disciplinare per i dirigenti scolastici è pienamente operativo.
Da oggi, i capi d’istituto dovranno stare attenti a esprimere la propria opinione in pubblico o sui media.
Se infatti le loro dichiarazioni dovessero essere considerate lesive dell’immagine dell’amministrazione potrebbe scattare la “sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino a un massimo di tre mesi”.
Il codice Brunetta (“Comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni”), recepito anche per i presidi, non ammette dichiarazioni pubbliche che vadano a “detrimento dell’immagine della pubblica amministrazione”.
A maggio di quest’anno, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Marcello Limina, aveva avvertito insegnanti e presidi: meglio “astenersi da dichiarazioni o enunciazioni che in qualche modo potessero ledere l’immagine dell’amministrazione pubblica e rapportarsi con i loro superiori gerarchici nella gestione delle relazioni con la stampa”.
Insomma: niente interviste tranchant su giornali e in tv.
Ed era scoppiato il finimondo, con l’opposizione che ha chiesto di rimuovere Limina e la maggioranza che lo ha difeso.
Criticare pubblicamente la riforma Gelmini è da considerarsi “lesivo dell’immagine della pubblica amministrazione” o semplice manifestazione “della libertà di pensiero”?
A deciderlo è chi irroga la sanzione: cioè, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale.
La firma del contratto di lavoro dei dirigenti scolastici per il quadriennio 2006/2009, che al suo interno contiene le norme di comportamento e le relative sanzioni, è avvenuta lo scorso mese di luglio, ma non era ancora stato pubblicato.
Probabilmente, non tutti i capi d’istituto sono a conoscenza del fatto che una semplice intervista ad un giornale o ad una tv può metterli nei guai.
L’articolo 16, comma 7, del contratto dei capi d’istituto stabilisce infatti “la sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino ad un massimo di tre mesi” nei casi previsti dall’articolo 55-sexies, comma 1, del decreto legislativo 165/2001 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche).
Non bastavano i tagli per 9 miliardi insomma, ora si vuole tagliare anche ogni forma di dissenso.
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Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile
DICEVA ALLA MOGLIE CHE ANDAVA IN OSPEDALE, MA QUANDO LA CONSORTE SCOPRI’ CHE NON ERA VERO CHIESE LA SEPARAZIONE…TRE FESTE PER UNA TESI MAI DATA E LA MADRE IN ATTESA… UNA PROFESSIONE MEDICA DICHIARATA ANCHE SULLA TESSERA DEL PCI
Ebbene sì, prima della camicia verde, il senatur aveva anche indossato il camice bianco!
Mancherebbe solo il rosso (che peraltro deriva dalle sue prime scelte politiche) per formare quel tricolore “che si dovrebbe riporre nel cesso”, secondo le sue esternazioni.
Diciamo subito che Bossi non ha mai avuto accertate competenze mediche, i suoi studi non lo hanno mai condotto a una laurea.
Eppure… era riuscito a entrare in un ospedale, indossando il camice bianco.
Quella di Umberto Bossi è una vita da chiacchierone spericolato.
Era riuscito persino a ingannare la moglie, raccontandole che si era finalmente laureato in medicina, ma non era vero.
La mattina usciva notoriamente di casa sostenendo che andava in ospedale (lo dichiarerà la prima moglie in un’intervista).
Quando però lei scoprì che raccontava balle lo mollò.
Sempre a causa di questa storia della presunta laurea, anche la mamma del senatur era stata gabbata dal figlio.
Un giorno Bossi volle accompagnare sua mamma all’Università di Pavia, in occasione della presunta discussione della sua tesi, ma la genitrice – poverina – non ebbe modo di ascoltare la performance oratoria del figlio.
Perchè fu proprio Umbertino a non farla assistere (chissà con quale scusa) alla presunta discussione della tesi.
Umberto organizzò poi ben tre feste di laurea, naturalmente per altrettante lauree inesistenti.
Nonostante tutto ciò, Umberto Bossi riuscì per due anni a frequentare un ospedale (la professione di medico risulta anche dalla scheda di iscrizione al PCI da lui debitamente compilata).
Dopo la sua militanza nel Movimento studentesco, Bossi aveva infatti preso la tessera del Pci.
In seguito tenterà anche la via canora al festival delle “voci nuove” di Castrocaro, ma con scarso successo.
Alla fine ripiegherà sulla tutela più che della salute, degli interessi suoi (e del sedicente popolo padagno).
(da “Informare Per Resistere”)
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Ottobre 24th, 2010 Riccardo Fucile
DENUNCIA DELLA CISL: BOOM DI RICHIESTE PER ACCEDERE ALLE “CORSIE PREFERENZIALI” CREATE DALLA STESSA GELMINI COME SALVAGENTE… PUO’ FARE DOMANDA SOLO CHI AVEVA UNA CATTEDRA ED E’ RIMASTO DISOCCUPATO
Boom di precari della scuola appiedati dalla riforma Gelmini.
Quasi 42 mila, tra docenti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari), coloro che dopo anni di precariato sono rimasti a casa senza lavoro e stipendio.
E che adesso cercano di acciuffare qualche supplenza attraverso il cosiddetto “salva-precari”: un decreto che dà ai supplenti “tagliati” la priorità negli incarichi d’istituto e, di fatto, anticipa loro soltanto l’indennità di disoccupazione.
A fornire i dati è la Cisl scuola, che parla di “emergenza occupazionale”.
Il sindacato, in questo modo, smentisce le ultime dichiarazioni del ministro Gelmini circa l’impatto sull’occupazione della riforma avviata da due anni.
La Gelmini di fronte agli attacchi dell’opposizione e alle proteste aveva minimizzato gli effetti della riforma sul personale della scuola: alle 67 mila cattedre tagliate, secondo il ministro, occorreva sottrarre i 55 mila pensionamenti degli ultimi due anni.
In totale: “appena” 12 mila posti in meno.
“Non pochi” aveva dichiarato ma “frutto di una manovra assolutamente sopportabile e indispensabile per invertire il trend di crescita della pianta organica non proporzionato al numero di posti richiesto dalla scuola italiana”.
Neppure una parola invece sui 30 mila posti di bidello, assistente di laboratorio e assistente amministrativo tagliati in 24 mesi.
Purtroppo, però, i conti non tornano.
I docenti che quest’anno sono rimasti senza incarico e hanno presentato domanda per il salva-precari sono quasi 30 mila.
Il decreto dello scorso 15 settembre parla chiaro: poteva presentare domanda “il personale inserito nelle graduatorie ad esaurimento”, che nel corso del 2009/2010 aveva avuto una “nomina a tempo determinato di durata annuale o sino al termine delle attività didattiche o, attraverso le graduatorie d’istituto, una supplenza di almeno 180 giorni in un’unica istituzione scolastica” e che si sia “trovato nella condizione di non poter ottenere, per l’anno scolastico 2010/2011, nomina o di averla ottenuta per un numero di ore inferiore a quello di cattedra o posto in assenza di disponibilità di cattedre o posti interi”.
Si tratta, quindi, di persone che fino all’anno scorso lavoravano e quest’anno sono precipitate nel baratro della disoccupazione.
Anche coloro che in mancanza di altro sono disposti ad accettare uno degli incarichi previsti dagli accordi tra il ministero dell’Istruzione e le regioni sono aumentati: da 5.600 si passa a 13.800.
E se ai docenti sommiamo il personale amministrativo, tecnico e ausiliario scaricato dal ministero, si tocca quota 41.477 precari appiedati.
Per tutti si apre una stagione di incertezza anche perchè nel 2011/2012 è prevista un’altra sforbiciata pari a 35 mila posti (20 mila docenti e 15 mila Ata) che aggraverà certamente la situazione.
Non era il caso di raccontare l’ennesima balla insomma.
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Ottobre 24th, 2010 Riccardo Fucile
“IL PARTITO CARISMATICO PUO’ FARE VINCERE LE ELEZIONI, MA NON SERVE A GOVERNARE: SE L’ESECUTIVO CADESSE SI APRIRA’ UNA FASE NUOVA”…. “BERLUSCONI NON DICA CIO’ CHE FARA’ QUANDO SI VOTERA’, MA COSA VUOLE FARE ORA”…”IL LODO ALFANO NON PUO’ ESSERE REITERABILE”
Gianfranco Fini torna a proporre i suoi distinguo da Silvio Berlusconi e dal Pdl e, a più riprese nel corso di diversi interventi attacca il “partito carismatico”, avverte il Cavaliere che se il suo governo cade “si apre una fase nuova” e precisa: “Un nuovo esecutivo non sarebbe un colpo di Stato”.
Poi chiede “un aumento delle tasse sulle rendite finanziare del 25%”.
Colpi in sequenza contro i capisaldi del berlusconismo: il partito, il governo e la battaglia antifisco.
Su quello che chiama “il partito carismatico” Fini è chiarissimo: “E’ il miglior strumento per vincere le elezioni, ma il peggiore per governare perchè deriva dal fatto che il cosiddetto partito carismatico forse non è ‘cosiddetto’, essendo basato su un rapporto diretto tra il leader e il popolo, essendo spesso senza intermediari, senza un dibattito interno e una democrazia”.
Quanto al governo, il presidente della Camera ricorda che Fli “è determinante per tenere in vita la maggioranza “, si tratta di vedere se il governo “è in grado di cambiare passo, di aggiustare il tiro” su alcuni temi, come sud, povertà , la stessa riforma della giustizia.
Se non accadesse, “su alcune leggi potremmo votare contro.
E se ciò portasse alla caduta del governo, allora si aprirebbe una fase nuova”.
Fase nuova che, specifica il leader di Fli, non significa immediate elezioni.
In caso di crisi dell’esecutivo, spiega “è del tutto evidente che con la Costituzione vigente il presidente della Repubblica ha il diritto dovere di verificare se può nascere un altro governo, chi dice il contrario in qualche modo si pone contro la Costituzione, fuori dalla Costituzione. Poi, del tutto diverso è il discorso dell’opportunità politica”.
Fini ha aggiunto che “Berlusconi ha il diritto di governare, ma anche il dovere di governare. Non dica ciò che farà quando si voterà ma cosa vuole fare ora che il voto non c’è” per risolvere i “problemi che gli italiani affrontano quotidianamente”.
Poi annuncia che Futuro e libertà presenterà in parlamento un emendamento per alzare l’aliquota di tassazione delle rendite finanziarie dal 12,5 al 24-25%, in linea con la media europea.
“La tassazione delle rendite finanziarie – ha detto il fondatore di Fli – non è nè di destra nè di sinistra e con le nuove entrate si può finanziare la riforma dell’università “.
Quanto al tema della giustizia, secondo il presidente della Camera, lo scudo processuale per le alte cariche dello Stato non può essere reiterabile.
«Se la filosofia è tutelare la funzione quale che sia la persona – spiega – non credo che il Lodo possa essere reiterabile perchè non sarebbe una tutela di una persona per un periodo di tempo, ma un privilegio garantito ad una persona».
Per questo motivo, aggiunge Fini, Futuro e Libertà chiederà che il testo sia modificato.
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Ottobre 22nd, 2010 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA CAMERA A FOGGIA: “CHI SI SPOSA IN ITALIA SE NON SA SE TRA SEI MESI AVRA’ UNO STIPENDIO? IN GERMANIA CHI HA CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO HA UNA BUSTA PAGA PIU’ PESANTE… “I TAGLI ALL’UNIVERSITA’ NON SONO SOPPORTABILI: INUTILE FARE RIFORME SENZA FONDI”
Si parla molto di giustizia e mai di precarietà . 
È quanto lamenta Gianfranco Fini.
Nel corso di un’assemblea di Generazione Italia a Foggia, il presidente della Camera ha affrontato, tra gli altri, il problema della precarietà del lavoro per i giovani denunciando con forza il fatto che «la questione numero uno in Italia è sempre la giustizia, chissà perchè di queste cose non si discute».
«Chi si sposa in Italia se non sa che tra sei mesi avrà uno stipendio?», ha chiesto Fini facendo riferimento alla condizione di precarietà in cui vivono moltissimi giovani.
Fini ha poi citato il caso della Germania dove «chi ha contratti a tempo determinato ha una busta paga più pesante del suo collega più fortunato che ha un contratto a tempo indeterminato».
Ma «di queste cose non si discute», ha concluso il presidente della Camera.
Parlando poi all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università di Foggia, Fini ha anche lanciato un monito al governo sull’attuazione della riforma degli atenei: i tagli sono insopportabili, senza fondi meglio ritirarla.
Il presidente della Camera ha sottolineato il fatto che in altri Paesi europei come la Germania vengano fatte scelte diverse: «I tagli decisi in Italia sono sopportabili dalle nostre università ?», si chiede la terza carica dello Stato. «Credo sia onesto dire che non sono sopportabili».
Secondo Fini, se non si impegnano fondi per promuovere la meritocrazia «si tradisce lo spirito della riforma», e quindi «a quel punto sarebbe meglio ritirarla».
Da Foggia Fini ha anche lanciato un messaggio alla Lega, sostenendo che «solo un ruolo centrale del Sud può aiutare il rilancio dell’economia nazionale, ma noi non faremo un meriodionalismo d’accatto, non vogliamo l’assistenzialismo, non diremo mai che da soli non ce la facciamo e siamo consapevoli che bisogna contenere la spesa pubblica».
«Quando la Grecia ha traballato – ha aggiunto Fini – si è spaventato un grande Paese come la Germania: se il Sud va da solo non ce la fa neanche il Nord. Possibile che gli amici della Lega non capiscano?».
Nel corso del suo intervento all’università di Foggia, il presidente della Camera ha infine parlato del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia spiegando che tra i doveri dell’informazione di servizio pubblico c’è quello di dare adeguata risonanza al 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia.
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Ottobre 21st, 2010 Riccardo Fucile
PUBBLICHIAMO L’ARTICOLO DI LUCIANA GROSSO CHE SUL SETTIMANALE “L’ESPRESSO” RIPERCORRE LA STORIA DELLE PRESUNTE LAUREE DEL SEGRETARIO AMMINISTRATIVO DELLA LEGA… ORMAI IL CASO E’ DIVENTATO NAZIONALE, BELSITO DEVE MOSTRARE LA LAUREA O DIMETTERSI PER AVER DICHIARATO IL FALSO SUL SITO DEL GOVERNO
Una, nessuna e centomila. Sono le virtù e le lauree di Francesco Belsito, sottosegretario
alla Semplificazione Normativa e persona dai numerosi talenti.
L’uomo forte della Lega ligure, partito del quale fa parte dal 2003 dopo una militanza in Forza Italia, si trova da qualche tempo al centro di un querelle relativa ai suoi titoli di studio di cui qualcuno (in particolare il deputato regionale Udc Marco Limoncini) mette in dubbio l’esistenza.
Un polverone che potrebbe finire in un minuto se il sottosegretario facesse quello che finora si è sempre rifiutato di fare, ossia mostrare una pergamena sulla quale fosse scritto il suo nome al fianco del titolo di dottore.
Così, in attesa che Belsito faccia bella mostra dei suoi titoli accademici, il giallo continua: lui sostiene, piccato, di avere non una ma due lauree.
Il Secolo XIX, affiancato dal barricadero sito Destradipopolo.it, arriva a ventilare il sospetto che non abbia neppure il diploma di scuola superiore.
Nel frattempo Limoncini ha presentato una sua interpellanza per sapere, almeno, in cosa sia laureato il collega Belsito.
Un affaire piuttosto complicato.
Nel 2008, Belsito entra a far parte del consiglio della Filse, Finanziaria Ligure per lo Sviluppo Economico.
In quell’occasione produce, in un documento ufficiale, un curriculum dettagliato oggi sparito dalla rete.
In esso si legge che Belsito Francesco, nato a Genova il 4 febbraio del 1971, ha una laurea in Scienze della Comunicazione (della quale però si omette di precisare dove, quando e con quale voto sia stata conseguita), sia iscritto alla Lapet (Associazione Nazionale Tributaristi) e abbia, nell’ordine, un diploma di master in Comunicazione e Marketing (che non viene precisato nè dove, nè come, nè quando preso) e un diploma di master in Business Administration (di nuovo: dove? come? quando?).
Non contento l’alacre Belsito aggiunge al suo già nutrito cursus studiorum di una laurea e due master anche un “attestato di partecipazione a un incontro organizzato da United Towns Agency for North-South Cooperation teso allo sviluppo della cooperazione (in realtà il curriculum dice cnoperazlone, ma confidiamo si sia trattato di una svista) e del lavoro” e un’iscrizione a Union Europeènne C.E.E. Chambre Europeènne Experts Sìège d’Italie.
Nel 2010 Belsito, in seguito alla prematura scomparsa del suo predecessore Maurizio Balocchi, diventa sottosegretario.
Il suo curriculum assurge così agli onori del sito del governo. Basta leggerlo per scoprire che, Belsito Francesco, nato a Genova il 4 febbraio ’71, è laureato in “Scienze Politiche”.
Ma come? Non era Scienze della Comunicazione? E poi, che fine hanno fatto gli altri tre titoli di studio?
Forse si è trattato di un errore.
Per chiarirlo Giovanni Mari, cronista del ‘Secolo XIX’, ha alzato il telefono e ha chiesto a Belsito come fosse possibile che la sua laurea in Scienze della Comunicazione si fosse trasformata in una laurea in Scienze Politiche.
La versione data dall’esponente genovese è stata chiara: ha sostenuto di averle entrambe.
La prima, in comunicazione, presa a Malta (istituto non riconosciuto dall’ordinamento italiano, e dal cui ufficio ex-alunni, comunque, a “L’espresso” hanno detto di non conoscerlo: «Sa, ne passano tanti….forse la pratica si è persa»), la seconda, presa «in un’università di Londra».
Dando per buona la versione dello studioso e multilingue Belsito resta un ultimo punto da chiarire: quello del riconoscimento.
Senza questa pratica, una qualsiasi laurea presa all’estero non vale: è come non averla.
L’iter per equiparare un titolo straniero con uno preso qui passa necessariamente per gli uffici di un’università italiana.
Seguendo l’ipotesi che Belsito si sia rivolto all’ateneo della sua città , Genova, il ‘Secolo XIX’ è andato a frugare negli archivi dell’università di via Balbi.
Lì si è scoperto che la carriera universitaria di Belsito risulta “annullata”.
Ipotesi che, in genere, si verifica o per abbandono degli studi, o per invalidità del diploma di scuola superiore.
«E’ una storia vecchia – ha detto seccato Belsito – non era il diploma non riconosciuto, ma un timbro».
La scuola privata dove Belsito dice di aver studiato è ormai chiusa e quindi, come tale, una pista morta.
Tutte ipotesi e domande senza risposta. Un giallo che si risolverebbe in un minuto se Belsito mostrasse incorniciati i suoi diplomi.
E allora nessuno avrebbe più niente da dire. Anzi.
Per lui ci sarebbero solo lodi.
Soprattutto in considerazione del fatto che è riuscito a prendere due lauree in due paesi di lingua madre inglese avendo dalla sua solo, come si legge nel curriculum presentato alla Filse, «una buona conoscenza del francese».
Luciana Grosso
(da “l’Espresso”)
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lonorevole-e-la-laurea-fantasma/2136848
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Ottobre 16th, 2010 Riccardo Fucile
LE COMMISSIONI CULTURA E BILANCIO DELLA CAMERA REGALANO 120 MILIONI DA RIPARTIRE TRA I SINGOLI PARLAMENTARI PER FINANZIARE INTERVENTI SU EDIFICI SCOLASTICI NEL PROPRIO TERRITORIO ELETTORALE…SIAMO ANCORA AI TEMPI DEL PRINCIPE CHE ELARGIVA LE BRICIOLE DI PANE DAL BALCONE DELLA REGGIA
Arriva la “legge mancia” per gli edifici scolastici.
Le commissioni Cultura e Bilancio della Camera hanno a disposizione 120 milioni di euro circa, stanziati nell’ultima finanziaria, per ristrutturare edifici scolastici, modernizzarli, migliorarli.
Una misura che sarebbe assolutamente normale, anzi meritoria, viste le condizioni in cui si trovano i 42 mila edifici scolastici presenti nell’intero territorio nazionale, se non fosse per un piccolo particolare: la somma sarà ripartita tra i singoli parlamentari delle commissioni e ognuno potrà spenderli come vuole.
Il riferimento alla “legge mancia” per il deputato è quasi obbligatorio.
Nel 2004 l’allora governo Berlusconi inventò una legge che consente a deputati e senatori di assegnare risorse a enti e associazioni (anche private) per gli scopi più disparati: il “Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio”.
Lo scorso mese di il Senato varò la norma per gli anni 2009, 2010 e 2011: 165 milioni in totale, che sono andati a parrocchie, scuole private, associazioni sportive, ma anche Comuni e Province.
A fare scalpore, quest’anno, è stato il finanziamento di 800 mila euro (300 mila per il 2009 e 500 mila per il 2010) elargito “per ampliamento e ristrutturazione” della scuola Bosina di Varese.
Un istituto paritario fondato nel 1998 dalla signora Manuela Marrone, maestra di scuola elementare di lunga esperienza, in opposizione alla riforma, allora attuata e tuttora in vigore, che prevede fino a sette insegnanti diversi a partire dal primo anno della scuola primaria invece della maestra unica.
La signora Marrone, oltre ad essere una maestra di scuola primaria, è anche la moglie del leader della Lega, Umberto Bossi.
La “legge mancia” per gli edifici scolastici servirà in concreto a finanziare opere che garantiscono al parlamentare un ritorno elettorale.
Non è stato stabilito alcun criterio per l’assegnazione dei fondi, nè il parlamentare dovrà rendere conto a qualcuno.
E non essendoci criteri di priorità e di emergenza, quei soldi sono a disposizione, di fatto, per una sorta di campagna elettorale pagata con i soldi dei cittadini.
La situazione degli edifici scolastici in Italia è abbastanza preoccupante.
I plessi scolastici individuati di recente dal ministero dell’Istruzione come bisognosi di interventi urgenti, anche su elementi non strutturali, sono quasi 13 mila: il record con il 54 per cento di scuole “sgarrupate” è della Calabria, seguita dal Lazio, che conta 42 edifici su 100 a rischio.
Ma dei 13 miliardi di euro, individuati dal sottosegretario Guido Bertolaso all’indomani della tragedia del liceo Darwin di Torino in cui morì il diciassettenne Vito Scafidi , ne sono stati stanziati una minima parte e spesi ancora meno.
Lo Stato dovrebbe avere il dovere di amministrare nell’interesse di tutti i cittadini e di gestire i fondi con oculatezza,in base a reali esigenze, e non di distribuire prebende clientelari.
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