Novembre 2nd, 2011 Riccardo Fucile
IN SETTE SI SONO TOLTI LA VITA NEL 2011…IL DAP ORA PROMETTE UNA COMMISSIONE…LE 2000 ASSUNZIONI PROMESSE DA ALFANO E MAI REALIZZATE
“Quando hanno aperto la cella era già tardi perchè con una corda al collo freddo pendeva Michè”. Nel 1961 una ballata di Fabrizio De Andrè raccontava in musica il suicidio in carcere di un detenuto, condannato a 20 anni per l’omicidio di chi “voleva rubargli Marì”.
A cinquant’anni di distanza, sono rimasti in pochi a occuparsi di chi si ammazza dietro le sbarre.
E quasi nessuno ricorda che a farla finita sono anche quelle persone che negli istituti lavorano.
Luigi è l’ultimo dei sette poliziotti penitenziari che si sono suicidati nel 2011.
Lavorava nel reparto colloqui del carcere di Avellino, si è impiccato ieri mattina nella sua casa di Battipaglia.
Aveva 46 anni, una moglie e un figlio piccolo. Immune da provvedimenti disciplinari, da qualche giorno era in congedo ordinario.
Ne hanno dato notizia i sindacati della polizia penitenziaria. Altrimenti il nome di Luigi sarebbe rimasto sconosciuto anche alle agenzie di stampa.
Il primo a togliersi la vita, il 9 aprile di quest’anno, è stato un assistente capo in servizio nel carcere di Mamone Lodè, nel nuorese.
Si è ucciso con la pistola d’ordinanza nella sua casa di campagna.
Il 12 aprile un assistente del penitenziario di Caltagirone, 38 anni, si è impiccato in contrada Stizza. Il 15 maggio si è sparato nel suo alloggio in caserma un ispettore viterbese.
Giuseppe, assistente capo in servizio a Parma, si è impiccato il primo luglio dopo aver fatto rientro nella sua Cirò Marina, in Calabria.
Il 7 settembre è stata la volta di un assistente delle Vallette di Torino, che ha premuto il grilletto all’interno del cimitero di Foglizzo. Stessa modalità , ma in casa, per un ispettore romano, che si è suicidato il 18 ottobre.
E poi Luigi.
Nessuno può giudicare, entrare nel privato o additare questo o quel motivo per scelte così drammatiche.
Ma forse sarebbe il caso di provare a capire se esiste un filo che lega questo alto numero di suicidi (si rischia di andare verso il pessimo record dei 10 nel ’97 e ’98).
Ieri il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, che si è detto “addolorato”, ha “immediatamente istituito una commissione che ha il mandato di studiare il fenomeno del suicidio tra il personale di Polizia Penitenziaria sia dal punto di vista quantitativo, con un esame comparato del fenomeno presso le altre Forze di Polizia, sia dal punto di vista qualitativo, per l’individuazione delle possibili cause dell’atto di suicidarsi”. Un’ipotesi di aiuto, in realtà , era nata già qualche anno fa, nel 2008, quando l’allora capo del Dap Ettore Ferrara pensò, anche su richiesta dei sindacati, di creare degli sportelli di ascolto all’interno delle carceri.
Buoni propositi mai messi in pratica (eppure, per esempio, basterebbe affidare il servizio alle Asl, che già si occupano della salute dei detenuti).
“L’amministrazione ha fatto orecchie da mercante — denuncia il segretario del Sappe, Donato Capece —. Non vorrei che anche le ultime affermazioni fossero di facciata. Invece è un allarme da non sottovalutare”.
Secondo il sindacato, dal 2000 ad oggi i suicidi sono stati 100 (oltre a un direttore d’istituto e a un dirigente regionale).
Cifra che l’amministrazione abbassa a 65, ma comunque un numero elevato.
I poliziotti penitenziari vivono in condizioni molto difficili.
Le 2000 assunzioni previste dall’ex ministro Alfano nel Piano carceri non sono mai state fatte (le 1400 che si stanno pianificando erano già previste dal turn-over).
Gli agenti sono costretti a turni pesanti e sono sempre a contatto con le libertà private (e con la disperazione) dei detenuti.
“Non c’è un nesso diretto tra suicidio e lavoro — spiega il segretario della Uil Penitenziari, Eugenio Sarno —, molto più probabilmente la consapevolezza di non poter assolvere al proprio mandato indebolisce chi è sulla border line della depressione. C’è una manifestazione di disagio legata alla non qualità del proprio lavoro”.
Silvia D’Onghia
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 31st, 2011 Riccardo Fucile
IL SINDACATO SAP, DI AREA CENTRODESTRA: “NON SI COMPROMETTA LA SICUREZZA DEI CITTADINI”…. CRITICHE A LA RUSSA: “ANNUNCIA RISORSE CHE ERANO GIA’ PREVISTE”
“Caro presidente della Repubblica, mi appello a lei affinchè i tagli alle risorse delle Forze
dell’Ordine fatti da questo governo non colpiscano la sicurezza dei cittadini”.
È questo il testo di 50mila cartoline indirizzate a Giorgio Napolitano che i poliziotti del Sap (il sindacato di polizia di area centrodestra) stanno facendo firmare ad altrettanti cittadini.
Nei prossimi giorni la buca delle lettere del Quirinale sarà dunque intasata da queste cartoline-appello.
“Siamo allo stremo”, spiega il segretario del Sap, Nicola Tanzi.
“Riteniamo – aggiunge – che il presidente della Repubblica sia l’unica autorità istituzionale e anche morale che possa esercitare tutta la moral suasion possibile nei confronti della classe politica e del Parlamento sui tagli alle Forze dell’Ordine che riducono drasticamente la sicurezza dei cittadini”.
Non è certo servito a placare la rabbia delle forze dell’ordine l’annuncio dell’altro ieri del ministro della Difesa di un ripensamento sui tagli.
“Non ci saranno – ha proclamato Ignazio La Russa – tagli al compartimento Difesa e Sicurezza per quanto riguarda gli avanzamenti di carriera”.
Ma l’entusiasmo di La Russa è stroncato dai sindacati di polizia, secondo i quali “le risorse previste sono insufficienti e soprattutto non si tratta di nuovi stanziamenti, ma di fondi che erano già a disposizione del nostro comparto per la riqualificazione delle carriere”.
“È tutto un bluff”.
E così, dopo la raccolta di soldi in bidoni della benzina organizzata il 18 ottobre dal Sap (hanno “elemosinato” fondi anche dai parlamentari), dopo la protesta di piazza dei sindacati di centrosinistra (fra gli altri, Anfp, Siulp, Siap) mentre Maroni relazionava al Senato sugli scontri a Roma coi black bloc, dopo la clamorosa protesta dei carabinieri e quella del Cocer Esercito che ha chiesto le dimissioni dell’esecutivo, e infine dopo quella di mercoledì della Dia, gli agenti del sindacato autonomo di polizia organizzano ora una nuova clamorosa protesta coinvolgendo ancora i cittadini.
In particolare, stanno predisponendo gazebo e stand in tutte le città italiane per raccogliere le firme di adesione sulle 50mila cartoline.
“Mi appello al presidente della Repubblica – recita l’appello – perchè la sicurezza appartiene a tutti. E invece i tagli economici delle ultime due manovre (660 milioni, ndr), produrranno insicurezza per i cittadini”.
Dal 2008, da quando sono al governo, il ministro dell’Interno Maroni e l’ex Guardasigilli Alfano hanno ripetuto come uno spot che “questo è il governo che più di ogni altro combatte la mafia”, parlando di “antimafia dei fatti contro l’antimafia delle chiacchiere”.
Berlusconi addirittura il 15 agosto di due anni fa disse al titolare leghista del Viminale “passerai alla storia per aver sconfitto la mafia”.
I fatti, tuttavia, sono ben altri: la criminalità organizzata, come sostenuto dalla Commissione parlamentare antimafia presieduta da Giuseppe Pisanu, c’è.
È sempre più forte.
E, scrivono i poliziotti del Sap, “è più pericolosa quando è silente, come in questo momento”. “E proprio ora – denunciano quelli del Sap – lo Stato depotenzia le forze dell’ordine bloccando le assunzioni, riducendo le risorse. E costringendoci a lavorare senza finanziamenti finnziamenti adeguati, dimenticando che, invece, la criminalità organizzata dispone oggi di mezzi economici importanti. E di tecnologia avanzata”.
Alberto Custodero
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 28th, 2011 Riccardo Fucile
SEI NUOVE MASERATI DEL VALORE DI 600.000 EURO ARRIVATE ALLO STATO MAGGIORE DELL’ESERCITO AL CASTRO PRETORIO A ROMA… A CHI SARANNO DESTINATE?
Il capitolo “casta” delle forze dell’ordine si allunga giorno dopo giorno.
Dopo le auto blu della polizia, ora si scopre che domenica sera, in gran segreto, sarebbero arrivate a Roma sei Maserati nuove di zecca.
Valore commerciale, almeno 600 mila euro.
A denunciarlo è stato ieri GrNet.it , portale di informazione su sicurezza, difesa e giustizia.
Le auto di lusso sarebbero state parcheggiate all’interno del reggimento logistico dello Stato maggiore dell’esercito, una struttura nei pressi di Castro Pretorio, e sarebbero state acquistate con l’esercizio finanziario corrente.
Ufficialmente non si sa ancora a chi siano destinate, ma si potrebbe ipotizzare che verranno utilizzate dai capi di Stato maggiore delle Forze armate, dalla direzione nazionale armamenti e dalla direzione del personale.
E forse una potrebbe essere messa a disposizione dei vertici civili del ministero della Difesa.
“Dopo i tagli operati dalle varie finanziarie e i blocchi stipendiali, i militari non pensavano proprio che in tempi di magra ci fossero i fondi per acquistare delle supercar”, si legge sul sito GrNet.it .
La notizia è stata ripresa dal Partito diritti militari: “I militari e i carabinieri — spiegano il fondatore, Maurizio Turco, e il segretario Luca Marco Comellini — sono costretti a comprarsi le tute mimetiche e gli altri accessori con i propri soldi mentre qualche giorno fa sono state consegnate al ministero della Difesa 6 nuove Maserati, per un costo superiore ai 600.000 euro”.
Silvia D’Onghia
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 26th, 2011 Riccardo Fucile
DAVANTI ALLA CAMERA MANIFESTAZIONE IERI DEGLI “IN-DIA-GNADOS”: “IL GOVERNO UCCIDE IL PROGETTO DI FALCONE E BORSELLINO”… ANCHE GLI UOMINI DELL’ANTIMAFIA PROTESTANO CONTRO UN GOVERNO CHE NON LI METTE NELLE CONDIZIONI DI LAVORARE
«A causa della nota carenza di fondi destinati alla manutenzione dei veicoli», ai poliziotti della Piana di Gioia Tauro è stato ordinato di lavarsi le auto.
E di provvedere alla manutenzione, controllando i livelli dell’olio e dell’acqua, lo stato della batteria.
E la pressione delle ruote.
Ma i tagli del governo alla Sicurezza colpiscono anche gli stipendi degli investigatori della Dia, l’organismo antimafia interforze voluto da Giovanni Falcone.
Che ieri sono scesi in piazza protestando davanti a Montecitorio, dichiarandosi anche loro, provocatoriamente, «in-Dia-gnados».
«State uccidendo la Dia, il sogno di Falcone e Borsellino», si legge in uno striscione srotolato davanti alla Camera dai sindacati di polizia.
«Il governo arresta la Dia», c’è scritto in un altro. «L’Esecutivo ha fatto della lotta alla mafia – dice Enzo Letizia, leader dei Funzionari – quasi uno spot pubblicitario, parlando di antimafia dei fatti. Nei fatti, però, ha lasciato la polizia allo sbando, senza fondi per benzina, strutture adeguate, addestramento. E ora di fatto disarma anche la Dia».
La proteste degli investigatori antimafia è l’ultima in ordine di tempo che s’aggiunge a quelle di piazza dei giorni scorsi dei poliziotti.
A quella clamorosa del Cocer carabinieri (ai quali pare siano state tagliate mille linee fax).
E a quella dell’Esercito, il cui Cocer ha chiesto le dimissioni del governo. V
a detto che la Dia è un organismo investigativo molto particolare,
difficilmente condizionabile dal potere politico in quanto composto dalle tre forze dell’Ordine, polizia, carabinieri e finanza.
Grazie al loro lavoro sono stati sequestrati alle mafie beni per 6 miliardi e confiscati altri per 1,2 miliardi.
Ma la scure dei tagli s’è abbattuta anche su questo fiore all’occhiello della lotta alla criminalità .
«Dai 28 milioni di euro stanziati per la Dia nel 2001 – denunciano tutti i sindacati di polizia – siamo passati ai 15 di oggi. Il personale è stato ridotto a 1.300 unità rispetto alle 1.500 previste. E ora con l’ultima legge di stabilità è stato data un’ulteriore sforbiciata ai bilanci di 7 milioni di euro che prende dalle tasche degli investigatori dai 300 ai 600 euro al mese».
Si tratta del trattamento economico aggiuntivo «messo a disposizione del Dipartimento – sostengono i sindacati in una lettera al ministro dell’Interno, Roberto Maroni – senza concertazione alcuna, dal direttore di nuova nomina». Di qui la richiesta di rimuovere dal suo incarico il dirigente Alfonso D’Alfonso.«È venuto meno il rapporto di fiducia tra vertice e struttura – tuona Flavio Tuzi, il segretario dell’associazione ispettori di polizia Anip – chiediamo al ministro dell’Interno e al capo della Polizia l’immediata rimozione del direttore generale».
«È una punizione»,dicono i poliziotti, a chi invece «meriterebbe un premio». Da bravi investigatori, gli agenti della Dia sono andati a spulciare le pieghe del bilancio della Sicurezza, scoprendo – e suggerendo – possibili risparmi che il governo potrebbe fare prima di prendersela coi loro salari.
«Una nota dolente del bilancio della Sicurezza – dicono – è il costo dell’immobile che ospita a Roma, in zona Anagnina, gli uffici centrali della Dia, della direzione centrale Antidroga, della polizia Criminale, il cui canone di locazione, esorbitante, ammonta a circa 17 milioni annui».
Il riferimento è alla cittadella anticrimine del costruttore romano Renato Bocchi, sulla via Tuscolana, dove s’è trasferito 10 anni fa, fra le proteste sindacali, una gran parte del Viminale.
Ma «l’assurdità », per dirla con Giuseppe Brugnano, segretario regionale calabrese del sindacato indipendente Coisp, s’è raggiunta con l’ordine di servizio firmato dalla dottoressa Giuseppa Pirrello, dirigente della Sezione di Reggio Calabria del Dipartimento della polizia stradale, diretto ai poliziotti autisti della sottosezione di Palmi, Villa San Giovanni, Siderno e Brancaleone, di lavare le macchine da sè.
Chi non lo fa, armato del «materiale idoneo» in dotazione dei commissariati («shampoo, spugna, scopa, panno, bidone aspiratutto»), rischia il procedimento disciplinare.
«Abbiamo chiesto al Dipartimento – spiega Brugnano – il ritiro di questa direttiva umiliante per il personale che non ha precedenti. Ci hanno promesso che sarà annullata».
Ma ai poliziotti anti ‘ndrangheta di Palmi arriva un’altra brutta notizia.
«La Direzione centrale dei servizi tecnico logistici – scrive ancora la dottoressa Pirrello – non assicura l’invio e l’assegnazione di stivali invernali per la prossima vestizione invernale».
La polizia di Roberto Maroni è senza soldi.
Senza benzina. E senza scarpe.
La criminalità organizzata ha un volume d’affari quantificato in 311 miliardi di euro nei 27 Paesi dell’Ue, classifica nella quale l’Italia è seconda, con 81 miliardi, ma ai proclami del Governo in tema di lotta al crimine organizzato hanno fanno riscontro una serie di tagli indiscriminati che hanno colpito le forze dell’ordine e gravemente compromesso la funzionalità dell’attività di contrasto al crimine, dando agli operatori di Polizia una sensazione di isolamento mai avuta prima.
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Ottobre 25th, 2011 Riccardo Fucile
VETTURE DI LUSSO PORTANO IN GIRO I FUNZIONARI DI POLIZIA MENTRA UNA NORMA RISCHIA DI CANCELLARE L’IDEA DI FALCONE… AL POLO TUSCOLANO 70 VETTURE A DISPOSIZIONE DEI DIRIGENTI, QUANTO LE VOLANTI DELL’INTERA CITTA’
Bmw X3, Mercedes classe E, Audi A6. E poi Volvo, Citroen, altri modelli di Bmw, persino Mini Cooper.
I tempi sono sempre più magri, ma non per tutti.
Nonostante il decreto legge della Presidenza del Consiglio che imporrebbe auto blu di cilindrata massima 1600 cc, curiosando al “Polo Tuscolano” della Polizia si trova di tutto.
Una struttura tutta specchi inaugurata nel 2005 proprio di fronte agli studi di Cinecittà , a Roma, che ospita ben quattro direzioni centrali: l’anticrimine (al cui interno ci sono lo Sco, la scientifica e il controllo del territorio), la polizia di prevenzione (l’Ucigos), l’immigrazione e le specialità .
Quindi quattro direttori centrali, i soli che — secondo un regio decreto ancora in vigore (da allora sono state emanate solo circolari interne) — avrebbero diritto alla vettura anche per essere accompagnati a casa.
Tutti gli altri, alti dirigenti e funzionari compresi, potrebbero salire a bordo solo per lo svolgimento del proprio servizio sul territorio e per fini istituzionali.
Eppure ogni giorno dal Polo Tuscolano escono circa 35 vetture nuove e di grossa cilindrata e almeno altrettante sono quelle che rimangono parcheggiate “a disposizione della segreteria”.
Impossibile quantificare la spesa: non tutte sono di proprietà del Dipartimento della Pubblica sicurezza, cioè del Viminale.
Alcune vengono noleggiate perchè, secondo l’amministrazione, i contratti con le società di noleggio sono più convenienti.
Ci sarebbero persino auto di altre amministrazioni, per esempio l’ente Poste, messe a disposizione dei vertici.
Se si pensa che per ogni vettura ci sono almeno due autisti e che ogni dirigente ha a disposizione anche più di quattro ruote, si comprende bene lo spreco di denaro pubblico.
Forse, però, la cosa che fa arrabbiare di più — soprattutto i poliziotti — è che il numero delle auto presenti al Polo Tuscolano supera quello totale delle volanti (non certo nuove o di lusso) presenti sull’intero territorio della capitale.
Secondo i dati del Silp, ogni turno prevede l’uscita di 20 volanti dalla caserma di via Guido Reni e di altre 30 volanti dai commissariati.
“La classe politica non è all’altezza di controllare la classe amministrativa — commenta Gianni Ciotti, segretario provinciale Silp —. Nonostante varie censure della Corte dei Conti, si fa un uso abnorme delle auto blu. Il decreto emanato in agosto dalla Presidenza del Consiglio sta cercando di mettere ordine nella giungla normativa, ma noi ribadiamo che si tratta di una questione culturale”.
Se le volanti rimangono senza benzina, non si capisce perchè le auto blu debbano girare indisturbate.
C’è, però, un altro elemento che allarma le forze dell’ordine.
Nella legge di stabilità , a meno di stravolgimenti politici, è inserito un comma che, unito ai tagli al comparto, andrebbe ad uccidere la Direzione investigativa antimafia. Proprio quella voluta da Giovanni Falcone, quella che fa sbandierare al ministro Maroni i dati sui sequestri e sulle confische: 5,7 e 1,2 miliardi di euro tra il 2009 e il primo semestre 2011.
Il comma 21 dell’articolo 4 colpirebbe il “Tea”, trattamento economico aggiuntivo, riducendo del 20 per cento gli stipendi dei 1300 operatori. I sindacati di polizia hanno calcolato che, assieme ai tagli operati negli ultimi anni, alla Dia mancherebbero ben 13 milioni di euro.
Una riduzione che comporterebbe la morte dell’antimafia.
Con un comunicato congiunto, Silp Cgil, Anfp, Siulp, Sap, Siap Ciosp, Consap, Ugl e Uil hanno chiesto lumi al titolare del Viminale, denunciando un “senso di mancata considerazione per l’opera prestata con impegno costante e abnegazione, a volte mettendo a repentaglio la propria incolumità , nella consapevolezza e convinzione di rendere un servizio al Paese”.
A metterci il carico da 90 ci hanno pensato poi i rappresentanti dei carabinieri: un provvedimento “assolutamente incomprensibile — si legge in una nota del Cocer — che sarebbe apparso più logico ed accettabile se fosse stato promanato da quegli individui che gli uomini della Dia hanno assicurato alla giustizia”.
Il timore è che non si tratti soltanto di fare cassa, ma di voler deliberatamente uccidere un organismo fondamentale nelle inchieste che sfiorano anche apparati dello Stato.
Il mondo dell’antimafia è in rivolta, da Libera di don Ciotti alla Fondazione Caponetto a Rita Borsellino.
Finora, però, senza risultati.
Silvia D’Onghia
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 20th, 2011 Riccardo Fucile
IL COCER: “SIAMO STANCHI DI SUBIRE LE IMPOSIZIONI DI UN GOVERNO CHE CONTINUA A PENALIZZARCI ECONOMICAMENTE PER GIUSTIFICARE I PROPRI SPRECHI”… CI VOLEVA IL GOVERNO PATACCA FORZA-LEGHISTA PER SPUTTANARE LA VERA DESTRA SOCIALE ANCHE CON LE FORZE DELL’ORDINE
Tagli e botte in piazza: dopo la protesta di piazza dei poliziotti alla quale s’erano associati i militari dell’esercito, arriva quella, a sorpresa, dei carabinieri, che in un comunicato del Cocer attaccano la casta, il governo e il premier.
Non era mai successo a un esecutivo di suscitare la contemporanea protesta di polizia, carabinieri ed esercito per i tagli a sicurezza e difesa.
Anche l’Arma ora non ci sta più, i militari sono “stufi”.
Rompono il loro consueto silenzio.
E, soprattutto, la tradizione che li vuole non solo nei secoli fedeli, ma sempre rispettosi soprattutto nei toni nei confronti del governo che, di recente, li ha elevati a rango di quarta Forza Armata.
Va detto che l’Arma dipende un po’ dalla Difesa (polizia militare), un po’ dall’Interno (ordine pubblico), un po’ dalla Salute (Nas), un po’ dall’Ambiente (Noe), un po’ dai Beni culturali (Nucleo patrimonio artistico), un po’ da Palazzo Chigi.
Senza contare che dai loro ranghi proviene uno dei tre direttori dei servizi segreti, il generale Giorgio Piccirillo (Aisi).
Ma il combinato disposto dei tagli alle risorse della sicurezza e del lavoro massacrante al quale sono stati sottoposti a Roma sabato scorso, li ha esasperati.
La preoccupazione per la manifestazione No-Tav di domenica in Val di Susa (“auspichiamo – dicono – che sia garantita “in primis” l’incolumità del personale in divisa”), ha fatto esplodere tutta la loro rabbia finora compressa nelle caserme.
E hanno deciso di uscire allo scoperto per “urlare”, per usare le parole di un alto ufficiale dell’Arma, il loro “grido di allarme”.
I militari, si sa, non hanno facoltà di esprimere dissenso, nè, tantomeno, di protestare pubblicamente.
Questo compito è demandato dunque al loro unico organo di rappresentanza, il Cocer, una sorta di sindacato democraticamente eletto.
È questo organo di rappresentanza a esprimere “umore e preoccupazione” per quanto sta avvenendo.
Lo fa, forse per la prima volta nella storia dell’Arma, con un linguaggio forte e con toni antipolitici e antigovernativi stile sindacati di polizia, forse anche per appagare in qualche modo la protesta che proviene dal basso da una base di carabinieri e sottufficiali che non sono più disposti a incassare botte “per sette euro all’ora”.
“Il governo – accusa il Cocer carabinieri in polemica, senza però mai citarlo, con il ministro della Difesa Ignazio La Russa – taglia sulla sicurezza, ma non si dimentica di finanziare la festa delle Forze Armate del prossimo 4 novembre”.
“È questo – continua – un governo impegnato a salvaguardare l’apparenza più che la sostanza: si sa, le foto ricordo durante queste manifestazioni possono valere più di cento parole, facendo percepire agli ignari cittadini una vicinanza al comparto sicurezza e difesa, di fatto inesistente! Con i tagli alle spese dell’ordine e sicurezza pubblica, il governo ha infatti dimostrato tutti i limiti della sua azione”.
Ecco il j’accuse alla casta.
“Alla nostra classe politica – sostiene la rappresentaza militare – non interessa che durante questi servizi il Carabiniere il più delle volte non mangi, oppure lavori dodici ore continuative senza percepire straordinario e in condizioni a dir poco aberranti come ampiamente hanno dimostrato le immagini dei violenti scontri di piazza. A loro interessa solo tagliare le spese per questi servizi. Siamo nel pieno ciclone alimentato da una classe politica che pensa più che a salvaguardare, ad aumentare i propri privilegi”.
“Ci chiediamo – è l’affondo rivolto polemicamente in questo caso al ministro dell’Economia Giulio Tremonti – quali spese verranno tolte dal bilancio statale, visto che siamo già altamente maltrattati”.
Ed ecco l’attacco frontale al governo. “I Carabinieri sono stanchi di sottacere e di subire le imposizioni di un governo che continua imperterrito a penalizzarli economicamente per giustificare i propri sprechi (auto blu con scorta, autisti/maggiordomi, segretari, vigilanze) e che continua a chieder loro sacrifici economici”.
“Oggi – continua la protesta – abbiamo un dato di fatto oggettivo: la sicurezza per l’italiano è gravemente compromessa. Garantire sicurezza, per i Carabinieri vuol dire lavorare gratis, per i nostri amabili parlamentari vuol dire aumento di servizi di esclusiva utilità gratuiti perchè pagati con i sacrifici dei cittadini tutti e con i tagli ai servitori dello Stato garanti dell’ordine e della sicurezza pubblica”.
Ce n’è anche per il premier: “Qualcuno – attacca il Cocer – spieghi al presidente del Consiglio il significato dei sacrifici che il Carabiniere fa per garantire la giustizia sociale ed i diritti del cittadino. I Carabinieri rimandano al governo le belle parole ed i ringraziamenti ipocriti”.
Il malessere serpeggia fra le forze dell’ordine.
Martedì i sindacati di polizia di tutto l’arco costituzionale hanno protestato in piazza contro il ministro dell’Interno Roberto Maroni che riferiva al Senato sulla guerriglia di sabato.
Nella stessa giornata il Cocer Esercito solidarizzava (anche questo, senza quasi precendenti), con la manifestazione dei poliziotti.
“I tagli all’Esercito – denuncia il suo Cocer – la componente più impegnata nelle missioni all’estero, incidono sulla protezione e sulla sicurezza del personale. E stanno facendo vertiginosamente decadere la qualità della vita nelle caserme”.
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Ottobre 20th, 2011 Riccardo Fucile
“HA SOTTOVALUTATO I RISCHI DEL CORTEO DI SABATO, DOVEVA PREVENIRE”….”LA SINISTRA GLI HA LASCIATO PASSARE L’INEFFICIENZA SOLO PERCHE’ SPERA CHE STACCHI LA SPINA AL GOVERNO”
Non usa metafore Giorgio Stracquadanio, deputato Pdl, commentando gli scontri di sabato
a Roma, al corteo degli indignati, su Radio 24. Ai microfoni della “Zanzara”, Stracquadanio ha detto: “Gli scontri di Roma? Maroni incapace, ha sottovalutato il problema, doveva prevenire. Forse con gli scontri voleva far cadere il governo”.
L’esponente Pdl rincara la dose: “Se fossimo stati negli anni ’70 e il ministro degli interni si fosse chiamato Francesco Cossiga e fosse successo quello che è successo a Roma, noi ci troveremmo oggi nella stessa situazione politico parlamentare? Il discorso di ieri di Maroni non mi ha convinto: se fosse stato uno del ‘Pdl berlusconiano’ oggi avevamo il parlamento bloccato. Ma siccome per la sinistra Maroni è quello che, si spera, stacchi la spina, allora non si discute se l’intervento della polizia e la prevenzione svolta siano state adeguate”.
“Uomo dell’eutanasia”.
Secondo Stracquadanio, “non è normale che il ministro degli Interni sabato fosse a Varese e non a Roma dopo quello che era stato annunciato. Nella ricostruzione dei fatti di Maroni era totalmente assente la parte preventiva perchè preventivamente non ha fatto nulla”.
Il deputato pdl spiega poi di non comprendere la linea del ministro: “Ha sottovalutato il problema e da quando Maroni ha orientato la Lega sul voto di Papa in quel modo, il suo disegno politico non mi è chiaro. Ci sono state molte carenze nella prevenzione degli scontri e nella gestione della piazza e la sinistra gliel’ha lasciata passare perchè Maroni nell’immaginario collettivo dei nostri avversari è quello che è deve staccare la spina al nostro governo. E’ l’uomo dell’eutanasia – conclude Stracquadanio – e sta a Varese invece che occuparsi della manifestazione”.
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Ottobre 18th, 2011 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEI SINDACATI (QUASI TUTTI DI DESTRA): “NON SIAMO PIU’ IN GRADO DI TUTELARE LA SICUREZZA”… UN BIDONE- SALVADANAIO PER RACCOGLIERE I CONTRIBUTI, SOLIDARIETA’ DAI CITTADINI
“Cari cittadini, i tagli che il governo ha fatto alla benzina delle auto della polizia (ma non alle
autoblu della casta politica) ci impediscono di garantire la vostra sicurezza e la vostra incolumità . Per questo oggi siamo in piazza a chiedervi una vostra donazione affinchè si possano ricostituire i fondi per l’acquisto del carburante che consentirà di tutelare la vostra sicuerzza, la vostra difesa, la vosrta incolumità pubblica”.
Non era mai successo, dalla storia della Repubblica, che la polizia facesse la “questua” alla popolazione per potersi finanziare il carburante delle Volanti.
Detto fatto.
Stamattina i sindacati di polizia (quasi tutti di centrodestra) si sono dati appuntamento alla Camera e hanno esposto un bidone come salvadanaio per raccogliere le offerte che sperano, dice Filippo Girella dell’Ugl, arrivino anche dai deputati.
Alla gente distribuiscono un clamoroso volantino intitolato “Allarme Rosso” con la grafica di un titolo di debito (“Obbligazione per avere maggiore sicuezza, legalità e sviluppo”), con tanto di codice Iban e conto postale del “Fondo assistenza Ministero dell’Interno” per chi volesse contribuire in modo più sostanzioso al risanamento del deficit del Viminale.
I vertici dei sindacati sono stati ricevuti dal presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Promotori di questa clamorosa inziativa una parte dei sindacati di polizia: l’Ugl, Sap Consap, Sappe (area centrodestra), Siulp area centro, e Uil area centrosinistra. Insieme a loro si sono uniti anche i sindacati del Corpo Forestale dello Stato e dei Vigili del Fuoco.
Assenti, come sempre, finanzieri e carabinieri che, per statuto, essendo militari, non hanno diritto di protestare.
La restante parte dei sindacati, i Funzionari di polizia, il Siap, il Coisp, e la Silp per la Cgil (indipendenti, centro e sinistra), si riuniranno a piazza delle 5 Lune vicino al Senato per protestare contro la politica dei tagli di questa maggioranza, proprio nel momento in cui il ministro dell’Interno Maroni relazionerà a Palazzo Madama sui fatti di sabato, annunciando l’inasprimento delle norme antinerovestiti con la riedizione della legge Reale.
“Il governo – hanno spiegato Enzo Letizia, dell’Anfp, e Giuseppe Tiani del Coisp – per tre anni non ha fatto una reale lotta all’evasione fiscale. È ora che si assuma le sue responsabilità , e non faccia decidere la politica della sicurezza dai ragionieri. Ci domandiamo: i 660 milioni di tagli delle manovre estive e autunnali dove colpiranno: sulle assunzioni di nuovi poliziotti quando già da anni siamo in sottoorganico? Sugli straordinari? Ricordiamo che stiamo ricevendo oggi quelli del 2009. O riducendo ancora le risorse per la benzina automezzi? Dall’anno prossimo per le Alfa 159 scadono i conrtatti per le riparazioni in garanzia: chi pagherà la manutenzione? Oppure taglieranno ancora sugli affitti che in molti casi da anni non vengono pagati?”.
“Riteniamo vergognoso e inaccettabile il taglio delle risorse al comparto della sicurezza. Si sta mettendo a rischio uno dei diritti fondamentali dei cittadini, con il quale il governo si è riempito la bocca in campagna elettorale, per poi smentirsi nei fatti”.
E’ quanto dichiarano, in una nota congiunta, Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef.
“La Polizia – aggiungono – ormai non ha nemmeno i fondi per pagare il carburante delle volanti. Federconsumatori e Adusbef, che sostengono le motivazioni della protesta che ha portato gli agenti di Polizia in piazza oggi nelle città italiane, simbolicamente regaleranno loro un pieno di benzina. Crediamo che la sicurezza e la legalità – concludono Trefiletti e lannutti – non possano per nessuna ragione essere messe in secondo piano rispetto a questioni di bilancio”.
Nel giorno della protesta il presidente della Camera Gianfranco Fini ha chiesto all’esecutivo di garantire i fondi per le forze dell’ordine.
eFini ha auspicato che il “governo possa reperire le risorse necessarie per garantire alle forze dell’ordine i mezzi adeguati all’adempimento dei loro doveri in materia di sicurezza e si è augurato che dal dibattito parlamentare possano giungere concreti segnali per la soluzione di queste problematiche”.
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Ottobre 17th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO IL TRAGICO TEATRINO DEI GRAVI FATTI DI ROMA, ECCO PUNTUALE LA RICHIESTA DI LEGGI SPECIALI DA PARTE DEL GOVERNO… DI PIETRO RICORDA I “BEI TEMPI” DI QUANDO INTERROGAVA GLI IMPUTATI IN QUESTURA CON LA BOMBA A MANO SULLA SCRIVANIA E SI ASSOCIA A MARONI, UNO DEI POCHI ITALIANI CONDANNATI PER RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE E PERTANTO ADATTO A FARE IL MINISTRO DEGLI INTERNI
Ieri il teatrino della politica ha visto come protagonisti il peggior ministro degli Interni che abbia mai avuto l’Italia repubblicana (capace solo di attribuirsi i meriti di polizia, carabinieri e magistrati nella lotta alla mafia) e un ex questurino, oggi progressista, che non riesce a cancellare le sue origini quando, alla questura di Bergamo, era solito interrogare gli indiziati con una bomba a mano ben in evidenza sulla scrivania.
Questo impareggiabile duo comico, il primo uno dei pochi italiani condannati a sei mesi per resistenza a pubblico ufficiale, un passato in Democrazia proletaria, poi avvocato della Avon e quindi con le carte in regola per essere nominato ministro degli Interni, il secondo noto per i metodi spicci, per i piedaterre ricevuti gratis e per aver restituito milioni di lire avvolgendo le banconote in carta da giornale, si sono contesi una grande idea: quella di reintrodurre la famigerata Legge Reale in versione bis e aggiornata.
La legge Reale “uno” rappresenta uno dei momenti più controversi della storia della democrazia italiana.
Fu presentata nel 1975, nel pieno degli anni di piombo, da Oronzo Reale, ministro della Giustizia del governo Moro.
I 36 articoli di quel testo ampliavano a dismisura il potere delle forze dell’ordine, sia per quanto riguarda l’uso delle armi che per il fermo preventivo.
La legge affermava il diritto delle forze di polizia di utilizzare armi da fuoco, se strettamente necessario, anche in ordine pubblico.
La custodia preventiva poteva essere applicata anche in assenza di flagranza di reato, sempre che vi fosse il “fondato pericolo di fuga” di persone nei cui confronti vi fossero “sufficienti indizi di delitto concernenti le armi da guerra o tipo guerra”.
La legge Reale vietava inoltre l’uso di di caschi o altro per rendersi irriconoscibili durante le manifestazioni (l’unica cosa giiusta e pertanto mai applicata).
La normativa ha subito negli anni diverse modifiche e ha anche superato indenne un referendum abrogativo nel 1978.
Il cerchio si chiude: la pessima gestione dell’ordine pubblico durante la manifestazione degli indignados da parte del ministero degli Interni ha permesso che 500 persone rovinassero una manifestazione pericolosa per il potere politico-finanziario, tarpando le ali a ogni velleità degli indignados.
Ha consentito poi che i teppisti creassero panico tra i benpensanti che così possono tornare a votare Pdl e Lega perchè sempre meglio un puttaniere e un rincoglionito che i black bloch secondo il pensiero veicolato dai media amici.
Ha infine dato spazio a certa becerodestra per ergersi come garante della sicurezza dei cittadini, dopo che la stessa aveva posto in essere tutte le condizioni perchè la manifestazione degenerasse.
Per arrivare così tempestivamente a giustificare le leggi speciali il giorno dopo, gia belle pronte e quasi stampate.
Ma invocare leggi che non ci sono più nel nostro paese dimostra in realtà la debolezza dell’attuale governo.
Senza dimenticare che le leggi speciali sono sempre fallite, non hanno mai aumentato la sicurezza e spesso sono diventate strumenti per restringere le libertà di tutti.
E poi quale persona di buon senso darebbe un’arma del genere in mano a Maroni e a Berlusconi, col rischio di trovarsi in galera solo per aver manifestato dissenso nei confronti del governo?
La realtà è un’altra: i disordini sono stati favoriti da una pessima organizzazione delle misure di prevenzione da parte delle forze dell’ordine che a loro volta ne sono rimaste vittime.
Ma l’imput era venuto dal ministro degli Interni che non a caso, mentre Roma bruciava, se ne stava comodo a Varese.
Ben ha fatto il finiano Briguglio, ex membro del Copasir a porre la questione: “Dinanzi a un disegno eversivo che e’ stato organizzato e preparato da estremisti e black bloch, unico caso in Europa, la domanda e’ d’obbligo: ma che hanno fatto i nostri Servizi segreti, quelli alle dipendenze di Gianni Letta?. Dove era la nostra elefantiaca intelligence, quella che cucina per il Copasir rapporti periodici di dubbia utilita’? “.
La nostra tesi è talmente motivata che trova conferma persino tra i sindacati di area di destra (quella vera) della polizia.
I poliziotti del Sindacato indipendente Coisp oggi organizzano un sit-in di protesta davanti a Palazzo Madama, dove alle 16,30 è atteso il ministro dell’Interno Roberto Maroni per riferire sui fatti di Roma.
“Siamo stanchi di assistere alle passerelle e ai bavosi attestati di solidarietà da parte dei politici. Siamo stufi di ascoltare parole, parole e ancora parole. Non sono le parole a proteggerci dalle violenze dei teppisti, non portiamo con le parole il pane a casa, non sono le parole ad assicurare un futuro ai nostri figli”, afferma Franco Maccari, segretario generale del Coisp, che prosegue: “Cosa può dire Maroni al Senato, se non che i poliziotti sono stati bravi, che hanno dimostrato la solita grande professionalità , che hanno evitato che le violenze sfociassero in episodi ancora più drammatici? Lo sappiamo già , lo sanno tutti i cittadini italiani. Gli unici a ricordarlo soltanto all’indomani delle violenze di piazza sembrano essere i rappresentanti del governo, buoni a incassare meriti che non sono loro. Se l’ordine pubblico viene mantenuto nelle piazze, se vengono inferti colpi alla criminalità , lo si deve soltanto agli uomini ed alle donne delle forze dell’ordine, al loro impegno mai ripagato, alla loro abnegazione, alla loro insostituibile professionalità ”.
Durissime le accuse alla classe politica: “Fosse per la politica, il Paese sarebbe già nell’anarchia. La politica, infatti, quando interviene, lo fa solo per ostacolare il lavoro delle Forze dell’Ordine: tagliando le risorse in modo insostenibile, inventando leggi criminogene che vanificano anni di lavoro, adottando qualunque possibile strampalato provvedimento che possa contribuire alla disorganizzazione delle strutture e dell’attività operativa”.
Al ministro Maroni il sindacato chiede due cose: le risorse o le dimissioni.
Un appello viene rivolto anche ai senatori: “Se vogliono davvero dimostrare la loro solidarietà alle forze dell’ordine, lo facciano in maniera concreta: sfiducino Berlusconi e il suo governo che usa i poliziotti come carne da macello, mandandoli ogni giorno al massacro contro i criminali tradizionali e contro i nuovi delinquenti che la politica stessa contribuisce a creare, lasciando affondare il Paese nella crisi economica e negli scandali”..
Ora qualche imbecille becerodestro che ci ha accusati, per un nostro precedente articolo, di essere amici dei black boch solo perchè usiamo il cervello nelle nostre analisi, è servito: i poliziotti e l’opinione pubblica più informata ragionano sulla nostra lunghezza d’onda.
Altro che legge Reale bis che inasprisce il conflitto sociale, è il momento di puntare sulla prevenzione e sull’aumento delle risorse per la sicurezza.
Quanto al governo, un solo slogan potrebbe essere calzante: “fuori dai maroni”.
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