Destra di Popolo.net

IL PIANO CARCERI E’ FERMO, MA PER I CONSULENTI SI SPENDONO 900.000 EURO

Settembre 23rd, 2011 Riccardo Fucile

IN DUE ANNI TANTE CHIACCHIERE E COSTOSE CONSULENZE… DOVEVANO ASSUMERE 2.000 AGENTI PENITENZIARI, NE HANNO PRESI SOLO 150.. NON FUNZIONA NEPPURE L’UFFICIO STAMPA: PRIVO DI TELEFONO, NON RISPONDE NEPPURE ALLE MAIL

Il piano carceri del governo più volte annunciato è ancora in fase di faticosa realizzazione e in quasi due anni sono state prodotte solo intese con le regioni e una moltitudine di consulenze con compensi a commercialisti, architetti e ingegneri. E c’è persino un ufficio stampa (che non risponde)
Dopo un un anno e mezzo di chiacchiere, almeno un punto fermo c’è.
È il sito www.pianocarceri.it, l’indirizzo creato appositamente dal commissario straordinario per l’emergenza carceri, nonchè capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Franco Ionta.
Un luogo virtuale in cui i cittadini (compresi, immaginiamo, i parenti dei detenuti) dovrebbero essere messi al corrente degli avanzamenti del Piano tanto voluto dall’ormai ex ministro della Giustizia, Angelino Alfano, nel gennaio 2010: 47 nuovi padiglioni e 11 nuovi istituti penitenziari.
Soldi stanziati, 600 milioni di euro. Consegna lavori (più o meno), dicembre 2012.
Peccato che il sito è la dimostrazione evidente di come il Piano carceri sia stato l’ennesimo spot elettorale di un governo ben poco attento alla popolazione carceraria e alla polizia penitenziaria. Altro che costruzioni: le uniche cose fatte in quasi due anni sono alcune intese con le Regioni per l’individuazione delle aree su cui costruire le nuove strutture o per l’allargamento di quelle già  esistenti.
L’ultima in ordine di tempo è quella siglata con la Regione Abruzzo, per la realizzazione di un nuovo padiglione (200 posti) nel carcere di Sulmona.
Oltre tutto il neo Guardasigilli, Francesco Nitto Palma (che oggi presenta in Senato una relazione sul sovraffollamento degli istituti) qualche giorno fa ha annunciato di voler virare su 11 penitenziari “a bassa sicurezza e costi minori” sul modello di quelli americani.
“Entro settembre — ha aggiunto — saranno bandite le gare dei primi venti padiglioni da 4500 posti-detenuti, che saranno conclusi a fine 2012”.
Sarà  da vedere.
Nel frattempo, però, il Piano inesistente continua a spremere le casse dello Stato.
Sullo stesso sito c’è, infatti, quella che viene definita “operazione trasparenza”, cioè la pubblicazione dei compensi dei consulenti (esterni) chiamati da Ionta.
Apprendiamo dunque che, nel secondo semestre 2010, sono stati versati 40 mila euro ciascuno a quattro “soggetti attuatori” e 15 mila euro, sempre pro capite, a nove “contrattisti”.
Nella prima sezione si va dalla commercialista fiorentina Fiordalisa Bozzetti al “Prof. Avv. Andrea Gemma” dello studio legale e tributario Gemma&Partners (un giovane avvocato che insegna presso la scuola forense dell’Università  Roma Tre).
A 40 mila euro troviamo anche Mauro Patti, un ingegnere siciliano amico di Alfano, e l’avvocato Massimo Ricchi, classe 1965, pratica forense nello studio del finiano Giuseppe Consolo.
Strano, ma vero, il Piano carceri ha anche un ufficio stampa, gestito — per 15 mila euro tra il primo settembre e il 31 dicembre 2010 — da Luigi Rossi.
Non esiste un numero di telefono da poter contattare per avere maggiori spiegazioni e il signor Rossi non risponde alle mail.
Stessa cifra anche per la consulenza di Daniela Saitta (tra l’altro, commissario straordinario di Eutelia), Carla Cappiello (consigliera dell’ordine degli ingegneri di Roma), i giovani avvocati Paolo Clarizia (classe 1982) e Francesco Sementilli (1978), l’ingegnere napoletano Andrea Prota (specializzato nelle emergenze post terremoti), gli architetti Salvatore Di Michele e Daniele Santucci, e la commercialista Nicoletta Mazzitelli. Totale: 295 mila euro in sei mesi.
Il sito si ferma qui e non dà  i resoconti del 2011, che pure sta volgendo al termine.
Rispondendo a un’interrogazione della deputata radicale Rita Bernardini, l’amministrazione ha fatto sapere che “l’obbligo di pubblicazione sul sito web deve avvenire entro il 30 giugno di ciascun anno con riferimento a quelli assegnati al semestre dell’anno precedente”.
Però, ci tengono a precisare dal Dap, i compensi non sono stati modificati.
Quindi altri 295 mila euro per il primo semestre 2011 e, salvo modifiche in corso d’opera, altrettanti per questa fine anno.
Quasi 900 mila euro per siglare intese e pubblicare sul sito le relazioni di Ionta ai congressi.
Oggi, dicevamo, il ministro Nitto Palma riferirà  al Senato: “Spiegherò nella sua interezza la questione del sovraffollamento carcerario — ha annunciato — indicherò le cause e spiegherò che queste cause devono essere risolte sempre e comunque nel rispetto della sicurezza dei cittadini”. Palma si è detto poi disponibile a portare, in un Consiglio dei ministri a metà  ottobre, alcune proposte di depenalizzazione dei reati.
Il problema è che, se non cambia nulla nell’immediato, continueranno ad essere chiacchiere.
Anche per questo, proprio in occasione della sessione straordinaria di Palazzo Madama, i Radicali hanno organizzato una veglia per l’amnistia: oggi pomeriggio, in piazza Navona, arriveranno il presidente emerito della Corte costituzionale Antonio Baldassarre, Ilaria Cucchi, don Andrea Gallo, i Tetes de Bois e Dario Fo in collegamento telefonico.
Domani sarà  invece la volta delle organizzazioni sindacali Osapp, Sinappe, Ugl, Cgil, Fp e Cnpp. Alfano aveva annunciato l’assunzione di 2000 nuovi agenti (che non sarebbero stati comunque sufficienti), ne sono stati assunti — secondo Nitto Palma — appena 150.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LA RUSSA CONTESTATO DAI POLIZIOTTI AL GRIDO DI “VERGOGNA, PARASSITI”

Settembre 21st, 2011 Riccardo Fucile

LA PROTESTA ERA ORGANIZZATA DAVANTI ALLA CAMERA CONTRO LA MANOVRA PER DENUNCIARE “LA MANCATA ATTENZIONE DEL GOVERNO VERSO LE FORZE DELL’ORDINE E LA SICUREZZA DEI CITTADINI”

“Vergogna, vergogna!”. “Parassiti, parassiti!”.
A dare vita alla contestazione, davanti a Montecitorio, non ci sono i lavoratori dei Cobas, precari o studenti ma poliziotti iscritti a diverse organizzazioni sindacali.
Quando è arrivato il ministro della difesa Ignazio La Russa davanti all’ingresso principale del palazzo della Camera, dove erano assiepati un centinaio di agenti, sono partiti gli slogan contro la manovra e il governo Berlusconi.
La protesta era organizzata per “denunciare pubblicamente la mancata attenzione del governo nei confronti dei loro diritti e del diritto alla sicurezza dei cittadini”. A promuoverla vari sindacati di categoria sia confederali che autonomi, per “manifestare il dissenso dei poliziotti nei riguardi di un governo che con quest’ultima manovra finanziaria ha saputo prevedere ulteriori tagli alle risorse destinate alla sicurezza del paese piuttosto che investimenti e che ha oltremodo offeso la specificità  del loro lavoro non prevedendo a tal riguardo alcun sostegno economico ma tutt’altro”.
“Sappiate che non c’è indifferenza, si fa e si farà  tutto ciò che sarà  possibile”, ha detto La Russa ad alcuni manifestanti.
Salvo poi non smentirsi e incautamente avanzare dubbi su chi contestava in prima fila: “Secondo me non erano veri poliziotti”.
Per La Russa ovviamente le forze dell’ordine dovrebbero essere contente di un governo che li fa andare in servizio con le pezze al culo, senza pagare gli straordinari e senza benzina e i pezzi di ricambio per le volanti.
E questo dovrebbe essere un governo di centro-destra…

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LAMPEDUSA, MIGRANTI DANNO FUOCO AL CIE: PER IL SINDACO “UN DISASTRO ANNUNCIATO”

Settembre 21st, 2011 Riccardo Fucile

UN GRUPPO DI TUNISINI ESASPERATI DAL PROTRARSI DELLA LORO PERMANENZA SULL’ISOLA HA DATO FUOCO ALLA STRUTTURA DI CONTRADA IMBRIACOLA…IL SINDACO DE RUBEIS: “AVEVAMO AVVERTITO TUTTI SU QUELLO CHE POTEVA ACCADERE”…EPPURE POCHI GIORNI FA   LA RUSSA DICEVA CHE LA SITUAZIONE ERA SOTTO CONTROLLO

Un disastro annunciato, prevedibile e quindi evitabile.
E’ pressochè unanime il commento all’incendio doloso che ha devastato il centro per immigrati di Contrada Imbriacola a Lampedusa dove erano trattenuti circa 1200 migranti.
Le fiamme sono state appiccate in due distinti punti della struttura da un gruppo di tunisini esasperati dalla durata della loro permanenza: un alloggio vicino all’entrata e un padiglione sul fondo del centro.
Il forte vento di Maestrale ha fatto il resto e le fiamme si sono subito propagate all’intera struttura. Il fumo ha poi investito il vicino centro abitato arrivando fin sopra la pista dell’aeroporto che è stato momentaneamente chiuso.
Nessuna persona è rimasta uccisa anche se ci sono almeno una decina di migranti e agenti di polizia rimasti intossicati dalla nube che si è sprigionata dai capannoni in plastica.
Durante il rogo diversi ospiti sono riusciti a fuggire anche se sono stati subito rintracciati dalle forze dell’ordine che in un primo momento li hanno radunati nel piazzale antistante il molo commerciale del porto.
Alcune fonti locali riportano come gli stessi immigrati avessero annunciato un gesto clamoroso se le autorità  italiane non li avessero fatto proseguire il loro viaggio verso il Continente.
Infatti non è la prima volta che Contrada Imbriacola viene data alle fiamme.
Era già  successo nel febbraio del 2009 e anche in quell’occasione le cause dell’incidente erano da attribuire al grado di esasperazione degli immigrati per il protrarsi del loro trattenimento coatto dietro le sbarre del Cie.
In questo momento gli immigrati sono stati radunati al campo sportivo del Paese e, vista la completa inagibilità  del centro, non è chiaro dove potranno trascorrere la notte.
Alcuni di loro saranno probabilmente ospitati negli spazi dell’Area marina protetta che era già  servita come rifugio d’emergenza durante l’ondata di sbarchi dello scorso inverno.
Peccato però che all’interno di quegli spazi ci possano entrare al massimo 300 persone e i migranti ospitati in contrada Imbriacola sono più di 1200.
Per molti di loro si profila una notte all’addiaccio in attesa che ripartano i collegamenti con la Sicilia, interrotti per le pessime condizioni marittime.
“E’ urgente trovare una sistemazione adeguata per i migranti che sono rimasti senza un riparo”, ha dichiarato Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati e i richiedenti asilo che ha voluto anche sottolineare come la situazione esplosiva all’interno della struttura fosse più che nota: “Siamo amareggiati per l’incendio, frutto della crescente tensione dovuta al trattenimento prolungato dei migranti all’interno della struttura”.
Anche l’Oim, Organizzazione internazionale per le migrazioni parla di fatti prevedibili.
“Da giorni all’interno della struttura di accoglienza si era creata un’atmosfera molto tesa a causa dell’alto numero di migranti e della mancanza di trasferimenti sulla terraferma”, ha affermato Flavio Di Giacomo, responsabile comunicazione dell’organismo.
Se le organizzazioni umanitarie esprimono amarezza per un disastro ampiamente annunciato, il sindaco dell’Isola Bernardino De Rubeis è un fiume in piena: “Avevano avvertito tutti su quello che poteva succedere ed è accaduto. E’ ora che il governo intervenga dopo tanto immobilismo”.
Il primo cittadino soffia sul fuoco del crescente risentimento dei lampedusani che si sentono abbandonati da Roma di fronte a un’emergenza che non accenna a diminuire: “C’è una popolazione che non sopporta più, vuole scendere in piazza con i manganelli, perchè vuole difendersi da sola, in quanto chi doveva tutelarla non l’ha fatto. L’esecutivo faccia venire subito le forze dell’ordine, porti qui le navi militari affinchè sgomberino in 24 ore l’isola, perchè questo è uno scenario di guerra”.
Eppure solo pochi giorni fa, durante una visita a Lampedusa, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, noncurante degli appelli che si levavano da più parti, aveva minimizzato la situazione: “I migranti hanno detto che le condizioni di vita sono buone”.
Per poi passare a ringraziare militari e civili che quotidianamente gestiscono l’emergenza: “State svolgendo un ottimo lavoro senza dare mai luogo ad alcun inconveniente”.
Un refrain delle dichiarazioni del sottosegretario all’Interno (con delega all’Immigrazione) Sonia Viale che circa due settimane fa aveva visitato l’Isola promettendo che la situazione sarebbe presto tornata alla “completa normalità ”.
In quell’occasione l’esponente leghista aveva sottolineato come il sistema legato all’emergenza avesse sostanzialmente retto anche grazie all’impegno del governo di velocizzare le procedure di identificazione, trasferimento ed eventuale rimpatrio.
Parole che alla luce dei fatti di oggi suonano particolarmente stonate e hanno indotto Il Partito democratico a chiedere al ministro dell’Interno Roberto Maroni di riferire in Parlamento su quanto accaduto.
Livia Turco, presidente del Forum migranti del Pd ha stigmatizzato “il grado di improvvisazione e di incapacità ” di un   governo “che in genere si occupa di immigrazione solo per strumentalizzarla a fini propagandistici”.
Nel frattempo l’Isola è rimasta senza una struttura d’accoglienza, “non può più ospitare un solo immigrato”, come dice il sindaco di Lampedusa.
Preoccupazioni espresse anche dall’Unhcr: “L’isola si troverà  sprovvista di una struttura di accoglienza per coloro che arriveranno via mare”.
E gli sbarchi, una volta passato il mare grosso, riprenderanno come sempre.

(da “Il Fatto Quotidiano”
)

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LO STATO PATACCA: STRAORDINARI MAI PAGATI E ORA IL MINISTERO DOVRA’ RISARCIRE GLI AGENTI DI POLIZIA PENITENZIARIA

Settembre 19th, 2011 Riccardo Fucile

LA SENTENZA DEL TAR DELL’EMILIA ROMAGNA: 250 AGENTI DEL CARCERE DI PARMA CREDITORI DI SOMME TRA I 2.000 E I 5.000 EURO MAI CORRISPOSTE DALLO STATO…UNA DECISIONE DESTINATA AD APRIRE ALTRE CAUSE IN TUTTA ITALIA

Il ministero della giustizia dovrà  tirare fuori un bel po’ di soldi, nonostante i tempi di crisi, per risarcire 250 agenti di polizia penitenziaria che operano a Parma.
Ai lavoratori, infatti, dovranno essere pagati tutti gli straordinari svolti e non retribuiti dal 2004 al 2009, anno in cui l’avvocato Giovanni Carnevali depositò il primo ricorso al Tar: si calcola una somma che va dai 2mila ai 5mila euro ciascuno.
La decisione è stata presa dal Tar, che proprio due giorni fa ha pubblicato la sentenza, accertando il diritto dei poliziotti a vedersi retribuiti gli straordinari e condannando il ministero a corrispondere loro quanto dovuto entro 60 giorni.
Una sentenza destinata a diventare la prima di una lunga serie: la situazione delle carceri italiane è grave, in continua carenza di organico e agli agenti di polizia penitenziaria vengono richiesti straordinari facendo saltare spesso i turni di riposo.
Non c’è da stupirsi, dunque, se richieste di risarcimento ora stiano arrivando da tutta Italia.
Una tegola che cade in testa al Ministero proprio mentre si discute di tagli e manovra per contenere la spesa pubblica: gli agenti di polizia penitenziaria in Italia sono circa 60mila.
Se davvero ognuno di loro chiedesse circa 2mila euro di straordinari non pagati, il ministero della giustizia dovrebbe ingegnarsi per trovare le risorse.
Il tutto è iniziato nel 2009, quando alcune sigle sindacali (Sappe, Sinappe, Uil, Fns Cisl, Cnpp) si rivolsero all’avvocato Carnevali di Parma denunciando la situazione che da anni si continuava a verificare all’interno del carcere di via Burla: agli agenti veniva chiesto di lavorare anche per due settimane di fila senza riposo, saltavano i turni, gli straordinari erano diventati ormai ordinari.
Senza che a questi servizi però corrispondesse un maggior stipendio: al massimo si concedevano dei riposi compensativi.
“Inizialmente abbiamo cercato di aprire un dialogo con il dipartimento di polizia penitenziaria — spiega Carnevali -, ma non abbiamo mai ottenuto risposte. Così abbiamo depositato il primo ricorso al Tar nell’ottobre 2009, riguardante 120 agenti di Parma. A questo ne sono seguiti altri 3, ancora pendenti, ma dello stesso tipo, per un totale di 250 poliziotti. Al Tar abbiamo chiesto di accertare il diritto dei lavoratori di vedersi retribuiti gli straordinari e di condannare il Ministero al pagamento e al conteggio del compenso dovuto”.
Il Tar ha accolto il ricorso e il 14 settembre ha pubblicato la sentenza.
Probabilmente il Ministero ricorrerà  al Consiglio di Stato, non tanto per mettere in discussione la sentenza, che non lascia spazio a incertezze, ma per guadagnare tempo: solo a Parma si parlerebbe di risarcire circa 500mila euro.
E non è certo uno dei periodi più floridi per lo Stato italiano.
Quello che è certo però che da oggi anche la polizia penitenziaria potrà  vedersi pagata gli straordinari (ai quali, per legge, non possono sottrarsi), per un lavoro che spesso rimane nell’ombra, rinchiuso dietro le sbarre delle carceri, ma ugualmente importante e pericoloso a quello delle altre forze dell’ordine italiane.
“E’ un risultato importante — commenta Carnevali -, per cui ringrazio i miei collaboratori Michele De Nittis e Simone Dall’Aglio. Ora continueremo a portare avanti le cause degli altri agenti parmigiani, sicuri del risultato. Ma ci stanno già  arrivando telefonate da tutta l’Emilia Romagna”.
Domanda: è possibile che uno Stato si debba ridurre a questo, ovvero a non pagare il dovuto a un proprio lavoratore, causa che in qualsiasi tribunale del lavoro avrebbe portato a severe conseguenze nei confronti del datore di lavoro?

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I POLIZIOTTI SI SCOPRONO GUERRIGLIERI: “LACRIMOGENI CONTRO LA CASTA”

Settembre 14th, 2011 Riccardo Fucile

IL SINDACATO DI POLIZIA COISP: COSI’ SI OTTERREBBE LO SGOMBERO DI CERTI RISTORANTI”….UNA PROVOCAZIONE PER FAR RIFLETTERE ANCHE SULL’USO DEI LACRIMOGENI IN DOTAZIONE ALLE FORZE DELL’ORDINE

L’annuncio è di quelli da far venire i brividi a qualsiasi democrazia: “Viene voglia di venire sotto Palazzo Madama e Montecitorio e spararvici all’interno i nuovi lacrimogeni in dotazione”.
A pronunciare queste frasi, non certo pacifiche, non sono stati estremisti violenti o black bloc anti casta.
È stato il sindacato di polizia Coisp, “Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia”, un’organizzazione che conta circa settemila aderenti in tutta Italia (e quindi non estremamente rappresentativo).
n un comunicato apparso sul sito internet alla vigilia di Ferragosto, la segreteria nazionale scrive al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, a proposito dei ristoranti di Montecitorio e Palazzo Madama, dove “con poco più di tre euro” si possono consumare un primo e un secondo.
Sono i giorni, infatti, in cui tutti i cittadini vengono a scoprire, attraverso i giornali, che i parlamentari possono mangiare a prezzi stracciati lamelle di spigola con radicchio e mandorle (tre euro e 34 centesimi) o risotto con rombo e fiori di zucca (stessa cifra).
L’ennesimo affronto anche per una categoria, quella dei poliziotti, vessata da anni dai tagli indiscriminati.
“I poliziotti guadagnano mediamente 1500 euro al mese, che raggiungono faticosamente includendovi l’indennità  di servizio esterno, i turni festivi e notturni e qualche ora di lavoro straordinario, quando viene pagata”, scrive il Coisp. Recriminazioni condivise da tutti i sindacati, che da qualche anno scendono in piazza contro il governo.
Eppure la missiva non si ferma alla consueta protesta, va parecchio oltre: “Viene voglia di venire sotto Palazzo Madama e Montecitorio e spararvici all’interno i nuovi lacrimogeni in dotazione, così si coglierebbero due piccioni con una fava, ovvero si otterrebbe lo sgombero immediato di certi ristoranti da politici mediocri e si testerebbero su quest’ultimi gli effetti dei nuovi artifici lacrimogeni in dotazione alle forze di Polizia, la cui lesività  nonostante le numerose interpellanze parlamentari, è sempre stata tenuta nascosta da Lor Signori”.
Chi è dell’ambiente sa che il Coisp — i cui iscritti non sono certo di sinistra — non è nuovo a un certo tipo di provocazione: sia l’anno scorso che quest’anno ha portato sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia le sagome dei poliziotti pugnalati alle spalle.
“Non sono parole peggiori di quelle pronunciate tante altre volte — si difende infatti il segretario nazionale, Franco Maccari — e sono comunque meno gravi rispetto a quelle usate da esponenti del governo, come La Russa, Brunetta o lo stesso Maroni, che non sono stati certo delicati nei nostri confronti. Io li censuro spesso, perchè dovrebbero dare l’esempio e non lo fanno. Ma più delle parole pesano i fatti, feroci e dannosi per la società , non soltanto per noi”.
Maccari, segretario generale da cinque anni, è un uomo del Veneto, abituato ad essere pragmatico: “Quattro anni fa ho subito un provvedimento di destituzione perchè, secondo loro, avevo offeso l’amministrazione dicendo che è meglio girarsi dall’altra parte che lavorare così. I classici metodi sovietici che si usavano una volta. Ho fatto ricorso e l’ho vinto. Ci chiamano i “Nocs” del sindacalismo”
Il sindacato, al di là  della battaglia (reale o virtuale) anti-casta, pone in realtà  anche una questione seria: “Da un anno chiediamo che i nuovi lacrimogeni in dotazione alle forze di polizia vengano testati e che ci venga detto se mettiamo in pericolo la salute dei cittadini. Ci sono state anche alcune interrogazioni parlamentari al riguardo, ma nessuno si è mai degnato di rispondere. C’è qualcosa da nascondere? Ed è più criminoso usare una parola forte per destare le coscienze o mettere a repentaglio la salute dei manifestanti?”.
I lacrimogeni contengono una sostanza definita “Cs”, cioè Orto-cloro-benzal malonitrile, che secondo alcuni studi produrrebbe effetti nocivi sull’organismo.
Tutti i sindacati di polizia, non soltanto il Coisp di Maccari, vorrebbero saperne di più: “È dal G8 di Genova che chiediamo che ne venga sospeso l’utilizzo — spiega Claudio Giardullo, segretario nazionale del Silp Cgil —, anche solo di fronte all’eventualità  che faccia male. Bisogna investire sulla ricerca per individuare sostanze diverse”.
Enzo Marco Letizia, segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia, invece ridimensiona un po’ il gesto: “È servito ad attirare l’attenzione, a sottolineare i problemi di un comparto che stridono con i privilegi della casta. Non c’è nessun pericolo per la democrazia, non è una minaccia, ma una provocazione”.

Silvia D’Onghia
(da “Il Fatto Quotidiano” – foto dal blog Diksa53a )

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POLIZIA, TROPPI SPRECHI PER I TRASFERIMENTI

Settembre 14th, 2011 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DEL SINDACATO CONSAP: CHI FA REGOLARE DOMANDA, FACENDO RISPARMIARE L’ERARIO, NON VIENE PRESO IN CONSIDERAZIONE… “SI ASSISTE A UN GIRO DI VALZER DECISO DAL VERTICE DELL’AMMINISTRAZIONE CHE HA EMANATO PROVVEDIMENTI DA CASTA DELLA P.S”

Trasferimenti d’ufficio di dirigenti della Polizia di Stato che costano migliaia di euro ai contribuenti.
Chi invece ha fatto regolare domanda e farebbe risparmiare l’erario non è preso in considerazione.
Denaro speso per favorire gli “amici degli amici” e garantire interessanti emolumenti ai prescelti, mentre il ministero dell’Interno non fornisce spiegazioni e il Palazzo studia una manovra che richiederà  sacrifici ai cittadini per milioni di euro.
La denuncia arriva dalla Confederazione sindacale autonoma di polizia (Consap) del Piemonte che, come spiega Gian Mario Morello, segretario nazionale per il Nord Italia, ha assistito al “valzer di trasferimenti decisi dall’amministrazione della pubblica sicurezza” che ha emanato provvedimenti di “vera e propria natura di ‘Casta’ della sicurezza pubblica”.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il trasferimento d’ufficio di Cinzia Ricciardi, dirigente della polizia stradale di Torino, dal capoluogo piemontese alla stradale di Roma.
Al suo posto è arrivata direttamente da Catanzaro Dolores Maria Rucci, anche lei dirigente della Polizia di Stato.
Entrambi i trasferimenti richiedono “una spesa per le casse dello stato di circa 9mila euro in 24 mesi, come compenso per il trasferimento d’autorità ” oltre a un emolumento mensile di 490 euro per due anni, il pagamento nell’alloggio di servizio e il trasloco alla nuova sede di lavoro. Tutto pagato dal ministero dell’Interno.
Soldi che potevano essere risparmiati visto che un altro dirigente di Torino aveva inoltrato formale domanda di poter essere assegnato alla stradale locale.
Ma non è neppure stato preso in considerazione.
Perchè? Da Roma tutto tace.
“Dinanzi alle nostre richieste — spiega Morello — al Dipartimento centrale del ministero hanno spiegato che la motivazione era l’esperienza. Tuttavia si tratta solo di una scusa fragile visto che esistono i corsi di aggiornamento per assumere le competenze e, soprattutto, ci sono numerosi precedenti. Ad esempio, in passato ex capi della Criminalpol sono stati trasferiti alla stradale, o altri che provenivano da incarichi precedenti diversi. Insomma, a parità  di competenze e giurisprudenza dal Dipartimento centrale preferiscono favorire ‘alcuni’ dirigenti”.
Inoltre la spesa sulle spalle dello Stato è gravosa: “Proprio in questo momento in cui nel paese prevalgono le difficoltà  economiche e finanziarie, il ministero non prende in considerazione chi ha fatto domanda d’ufficio ed è residente nei pressi del nuovo incarico. Uno spreco che grida vendetta”.
Infatti si tratta di decine di migliaia di euro che solo in questo caso potrebbero essere impiegate “per mandare alcune vetture di servizio in riparazione o pagare gli straordinari spesso percepiti con mesi di ritardo.
Alcune caserme poi — puntualizza Morello — hanno l’erba alta un metro nei cortili e altri uffici sono in condizioni di degrado”.
Eppure lo spreco per i trasferimenti della “casta della polizia” è ormai prassi sul territorio nazionale.
“Siamo davanti a una cricca che a parità  di competenze preferisce trasferimenti d’ufficio a danno di chi ne ha fatto richiesta, senza scrupoli nei confronti dei contribuenti”.
Un allarme condiviso anche da Giorgio Innocenzi, segretario generale del Consap: “Purtroppo si tratta di una pessima abitudine che c’è al Ministero. Alcuni funzionari usufruiscono di queste agevolazioni mentre altri, se vogliono essere trasferiti, devono presentare la domanda. Non solo: l’aspetto più grave — puntualizza Innocenzi — è che per spostare gli ‘amici degli amici’ segnalati e raccomandati si usano i soldi dei cittadini, oltre a ignorare le graduatorie”.
E all’ingiustizia del metodo si somma la complessità  della burocrazia che ostacola il percorso di attribuzione delle responsabilità  perchè, chi ha deciso “si limita a spiegare che si tratta di una scelta del Ministero”.
Ma il Consap intende fare chiarezza sui trasferimenti.

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CON IL PACCO SICUREZZA DI MARONI, I TAGLI E LE POCHE PATTUGLIE, IL PATRIMONIO ARTISTICO ITALIANO E’ A RISCHIO

Settembre 7th, 2011 Riccardo Fucile

IL DANNEGGIAMENTO DEI MONUMENTI DEL NOSTRO PAESE E’ FRUTTO ANCHE DELLA POCA PRESENZA DELLO STATO E DEI CONTINUI TAGLI ALLA SICUREZZA…A ROMA LA SERA UNA VOLANTE OGNI 266.000 ABITANTI

Telecamere ce ne sono.
Solo a Roma 2.500 puntate sulle piazze preziose, le fontane d’ autore, i pezzi della nostra storia.
Solo che non servono a fermare squilibratie vandali.
Spesso sono guaste, più spesso non c’ è nessuno a controllare in diretta quello che registrano.
Dice il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro: «I monitor non vengono osservati per mancanza di personale. Difficile intervenire in diretta, fermare il vandalo subito dopo il fatto. Riuscirci avrebbe un alto effetto deterrente».
Troppe volte non si trova la registrazione: «Succede che i vandali prima di allontanarsi individuino e spacchino anche le telecamere».
I beni artistici italiani da proteggere – è luogo comune mondiale – sono praticamente infiniti.
Dagli anni Settanta ad oggi non si è mai riusciti a realizzare un censimento dei nostri centri storici, ma l’ Italia oggi ospita 47 siti patrimonio dell’ umanità  (nessuno come noi), 400 musei statali, 4.000 privati o di enti locali.
Sono mezzo milione gli edifici vincolati, 60 mila sono monumenti nazionali.
Un’ infinità  di cose delicate viene affidata alla civiltà  di chi vive negli ottomila comuni del paese, tutti con una piazza (almeno) da preservare.
Dopo il finto ordigno piazzato all’ interno del Colosseo lo scorso sette agosto, il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha scoperto che da due anni agli ingressi dell’ Anfiteatro Flavio – tre milioni di presenze l’ anno – erano stati tolti i metal detector. Già , nonostante le 38 telecamere fisse e ruotanti (tre sono Speed Dome, possono vedere a 360°), «ci sono esibizionisti che si arrampicano fino all’ attico del Colosseo per il puro piacere di farlo».
Lo racconta un dirigente dei Beni culturali. D’ altronde, quando Sebastiano Intili spaccò la coda di un tritone della Fontana del Bernini di piazza Navona il suo avocato chiese in udienza dieci milioni di risarcimento: «Quell’ opera era fracica, il mio cliente si è ferito a un piede, poteva morire».
Il suo cliente aveva appena detto: «Giudice, me so’ arrampicato così per sfizio, come magnà  er cocomero».
In quelle stagioni da sindaco Francesco Rutelli provò a decuplicare le multe per atti vandalici, il suo storico ufficio stampa Michele Anzaldi oggi dice: «Fermare branchi di ubriachi violenti è compito complicato, oggi i vigili non riescono neppure a far rispettare i divieti di sosta nelle piazze d’ arte».
Il direttore degli Uffizi segnala sfregi in aumento a Firenze e così il sovrintendete per i Beni storici della Puglia: «Mancano i soldi per aumentare i servizi di controllo, i Comuni non riescono a inviare pattuglie di vigili urbani, le polizie sono impiegate su altri interventi».
A Roma, la sera, è disponibile una volante ogni 266 mila persone e due terzi degli agenti della municipale lavora in ufficio.
Non si riesce ad ottenere pattuglie fisse sui tre luoghi più conosciuti nel mondo: il Colosseo, piazza Navona, piazza di Spagna, tuttie tre colpiti nel 2011.
Con una spesa di 5 milioni ad ogni appalto rinnovato, da tempo nella capitale si è scelta la strada delle telecamere a sorveglianza: 2.500 installate dalla società  Dab e collegate con una sala operativa della polizia municipale e della soprintendenza (dieci persone su quattro turni 24 ore al giorno).
Gli assessori romani Ciardi e Gasperini sostengono che quelle piazzate al Campidoglio inquadrarono persino l’ imprendibile “lupo” Luciano Liboni, ucciso poi al Circo Massimo.
Il sovrintendente Umberto Broccoli, più noto come autore televisivo, assicura che il sistema funziona: «A Roma il vandalismo è diminuito del venti per cento».

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CARCERI AL COLLASSO, RITORNA L’IPOTESI AMNISTIA: SETTE REGIONI OLTRE LA SOGLIA MASSIMA DI DETENUTI

Agosto 25th, 2011 Riccardo Fucile

A CINQUE ANNI DALL’INDULTO, LA SITUAZIONE CARCERARIA E’ PEGGIORATA ANCORA ED E’ ORMAI PROSSIMA AL COLLASSO… E MENO MALE CHE LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA HA BOCCIATO IL REATO DI CLANDESTINITA’ ED E’ STATA APPROVATA LA LEGGE SULLA DETENZIONE DOMICILIARE

Ci risiamo, a distanza di quasi cinque anni dall’indulto, la situazione nelle carceri è di nuovo a un punto critico e peggiora di giorno in giorno, trascinando il sistema penitenziario al collasso.
I sindacati di categoria hanno alzato la voce e indirizzato al governo l’ennesimo allarme sulle condizioni in cui versano gli istituti di pena.
Una situazione, in realtà , ben nota negli ambienti istituzionali e testimoniata a fine luglio dal convegno sulla giustizia organizzato dai radicali e che ha visto anche la partecipazione del Presidente della repubblica.
“Ogni giorno – denuncia l’Osapp, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria – 40 nuovi detenuti fanno il loro ingresso in carcere e i penitenziari scoppiano”.
In sette regioni la “soglia di tollerabilità ” è stata ampiamente superata, con il record registrato dalla Puglia dove i detenuti sono l’80% in più rispetto al limite previsto, seguita da Lombardia (+187), Veneto (+187), Marche (+135), Liguria (+79) e Friuli (+62). L’Emilia Romagna, con “soli” 20 detenuti in più, segna il livello migliore ma la situazione in realtà  è più complessa.
Di per se infatti la “tollerabilità ”, prevista dal Dipartimento di polizia penitenziaria, è già  uno sforamento del limite previsto. In sostanza, le strutture prevedono un numero di posti disponibili che viene puntualmente superato, ma lo sforamento è messo in conto dal Ministero che addirittura fissa una capienza massima “accettabile” (stimata in 69.126 detenuti). Il limite però è stato superato: attualmente infatti i detenuti sono 66.754 e rappresentano il 46% in più rispetto ai posti disponibili (45.647).
La situazione, dopo un periodo di flessione è tornata a peggiorare.
A fine aprile infatti la Corte di Giustizia europea ha involontariamente tamponato il problema, bocciando il reato di clandestinità  introdotto in Italia nel 2009 e un effetto deflattivo è arrivato anche dalla legge sulla detenzione domiciliare, prevista per chi ha 12 mesi di pena residua.
Soluzioni estemporanee però che hanno solo rimandato il problema.
Dalla metà  di agosto infatti, il trend è di nuovo in crescita e le previsioni sono negative.
Il sovraffollamento però non è l’unico aspetto della “questione penitenziaria”: carenza di mezzi e di personale – denunciano i sindacati – stanno mettendo a dura prova il sistema penitenziario.
“È necessario che trovino spazio e attenzione anche le difficoltà  che investono il personale – spiega in una nota Eugenio Sarno, segretario generale della Uil Pa – considerato che la polizia penitenziaria presenta un gap di circa 7mila unità ”.
Una miscela esplosiva che ha indotto il sindacato di categoria della Uil ha proclamare una manifestazione nazionale per il prossimo 29 settembre.
Intanto, sul fronte istituzionale, qualcosa inizia a muoversi: i radicali infatti hanno avviato una raccolta di firme dei parlamentari per consentire una seduta straordinaria delle Camere che studi provvedimenti urgenti di depenalizzazione e decarcerizzazione, per alleggerire la situazione degli istituti di pena.
Si torna a parlare addirittura di amnistia, una strada quasi impossibile nelle condizioni attuali.
“Chiediamo al parlamento di ripristinare la legalità  costituzionale – spiega la senatrice Donatella Poretti, una delle promotrici dell’iniziativa – perchè la situazione delle carceri in Italia, oggi, è contraria ai più basilari diritti dell’uomo”.
Un appello a cui si associano tutte le sigle sindacali e la petizione – fanno sapere i firmatari – ha raccolto molte adesioni.
La parola adesso passa al parlamento ma, vista l’attenzione catalizzata dalla manovra correttiva, i margini d’azione sembrano decisamente pochi.

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LA EX SINDACALISTA A CAPALBIO CON LA SCORTA

Agosto 19th, 2011 Riccardo Fucile

LA POLVERINI DOPO LA GITA A RIETI IN ELICOTTERO STAVOLTA VOLEVA SFONDARE SUL BAGNASCIUGA… ARRIVARE IN AUTO SULLA BATTIGIA SA DI CAFONAL: TANTO VALEVA ARRIVASSE SU UNA MOTOVEDETTA DELLA CAPITANERIA DI PORTO

Aridaje. Renata Polverini l’ha fatto ancora.
Lunedì di ferragosto a Capalbio, simbolica enclave di sinistra, gita al mare con la deputata Melania Rizzoli (Pdl) e il marito Angelo.
La governatrice del Lazio, un tempo finiana e per un attimo berlusconiana, frantuma un mito: sfila tra i granelli di sabbia che ispirarono gloriose entrate in campo e meste uscite di scena per politici, scrittori e intellettuali rossi.
Con il suo stile, inconfondibile.
Il lido “Ultima Spiaggia” di Capalbio ha un viottolo che trasforma il deputato in grisaglia in bagnante con il costume.
Qui il parcheggio, lì l’ombrellone.
Duecento metri, trecento per esagerare.
Durante quei passi rilassanti il potere sveste l’abito di casta.
Soltanto i fornitori del ristorante e i disabili con l’accompagnatore possono superare la catena all’ingresso.
Angelo Rizzoli fatica a camminare, e prosegue a bordo con la moglie Melania e l’ospite Polverini.
Un’auto di scorta del presidente inchioda davanti ai parcheggiatori — racconta il sito dell’Espresso — sorpresi perchè la catena sia attaccata al paletto.
Loro devono seguire la Polverini persino sul bagnasciuga con le ruote di una berlina, non a piedi: “Chi devo chiamare? Io ho l’obbligo di stare con il vigilato”.
E poi parole appuntite, un po’ di tensione.
Un bel battibecco con chi riceve da anni magistrati e ministri e indica un pertugio per il posteggio.
La Polverini è già  al tavolo vista mare per un pranzo con amici e colleghi.
Forse ignora, forse dimentica: “Il presidente ha saputo. Non vuole commentare, però”, dice la portavoce.
Tutto normale.
Come per l’elicottero che la Protezione civile usa per spegnere gli incendi, ma che la Polverini ha noleggiato un mese fa per inaugurare la fiera del peperoncino di Rieti.
Nemmeno per la traversata sul lago di Bracciano aveva un risposta, doveva correre dall’amico Guglielmo Rositani a Rieti e poi rientrare per una cena con la Coldiretti.
L’ex sindacalista ha un mantra del tipo: “Io sono io, e voi…”.
E dunque disse: “Non c’è nulla da chiarire e mi meraviglia la vostra enfasi. Io sono il presidente regionale, se ritengo di utilizzare un mezzo veloce, per due situazioni diverse, posso farlo. Non gravo sul denaro pubblico”.
A scuola di politica nel salottino cartonato di Ballarò, in teoria la Polverini predica benissimo.
In una recente intervista, annunciando di aver rinunciato a un paio di fuoriserie tedesche per una modesta monovolume Fiat, la governatrice soffriva il peso di avere una scorta: “Quattro agenti, due per turno che salgono in macchina con me. Me li hanno assegnati dopo la vertenza Alitalia e qualche minaccia ricevuta. Non mi piace il codazzo”.
Con un’analisi da sinistrorsi proprio da “Ultima Spiaggia”, l’episodio di Capalbio spiega il significato di “codazzo”: un amministratore al mare, pur con la legittima scorta, evita di praticare l’essere casta.
Dieci giorni fa, tanto per pensare a un vizio, ecco la governatrice che circumnaviga l’isola di Ponza con un gommone e due uomini di scorta.
Una scena che gli americani potrebbero ambientare nella baia di New York per l’ennesimo film di azione, ma la Polverini era a Ponza, tremila abitanti a largo di Latina.
La questione politica, seria, è il presidente del Lazio in trasferta.
Appena lascia l’ufficio in Regione e inforca la Fiat Ulysse verso il raccordo che circonda la capitale, la Polverini colleziona figure memorabili: in campagna elettorale a Genzano, sfoggiando la sua dialettica istituzionale, cercò il confronto pacifico con un gruppo di contestatori.
Così: “Nun me faccio mette paura da una zecca come te” .
Eppure con il piglio di chi conosce le congiunture economiche e politiche, mentre la sanità  laziale stramazza tagliando i posti letto negli ospedali, la Regione Lazio butta via 15 milioni di euro per la pubblicità  aerea dei “prodotti di origine controllata e garantita” locali.
Tra elicotteri, gommoni e Fiat Ulysse non è facile tenere la bussola.
E succede.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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