Settembre 7th, 2010 Riccardo Fucile
“L’ATTENTATO ALLA STAZIONE DI BOLOGNA E’ OPERA DELLA CIA E DEL MOSSAD, I SERVIZI SEGRETI ITALIANI E TEDESCHI LO SANNO BENE”… LA LETTERA DELLO “SCIACALLO” AL RESTO DEL CARLINO…LA TESTIMONIANZA DELL’EX MOGLIE CECILIA KOPP
“Voglio raccontare la mia verità in Italia. Sono pronto a dire tutto ciò che so sull’attentato alla stazione
di Bologna davanti a un magistrato italiano”. Firmato, Ilich Ramirez Sanchez, ossia ‘Carlos lo sciacallo’, il più famoso terrorista del mondo.
Carlos, 61 anni, venezuelano, sta scontando l’ergastolo in Francia (per vicende francesi) ma ora chiede di parlare davanti a un tribunale italiano per dire ciò che sa sulla bomba che il 2 agosto 1980 uccise 85 persone e ne ferì più di 200.
Per quella strage sono stati condannati in via definitiva i tre neofascisti Francesca Mambro, Giusva Fioravanti e Luigi Ciavardini.
Ma per lo Sciacallo loro sono innocenti.
L’ha già detto, in passato, in alcune interviste ai giornali, sostenendo che i veri colpevoli sono i servizi segreti americani e israeliani.
Ora il terrorista fa un ulteriore passo avanti.
Dopo aver letto un articolo del Resto del Carlino che lo riguardava, inviatogli dal suo avvocato milanese Sandro Clementi, ha deciso di scrivere una lettera che, tramite il collega bolognese Gabriele Bordoni, è stata recapitata al giornale.
La missiva, scritta nel carcere di Poissy, reca la data del 15 agosto.
“Egregio signore – scrive Carlos a Clementi – ho letto l’articolo… Io riconfermo tutte le mie dichiarazioni che riguardano l’attentato alla stazione di Bologna di 30 anni fa. Ho lottato contro i veri terroristi, i terroristi di Stato, fin da quando avevo 14 anni”.
La procura di Bologna ha tuttora aperta l’inchiesta bis sulla strage per far luce sulla cosiddetta pista palestinese, indicata dalla commissione Mitrokhin (l’attentato fu una ritorsione palestinese perchè l’Italia aveva arrestato Abu Saleh, il capo del Fplp in Italia).
Carlos era appunto in stretti rapporti con i palestinesi e il 2 agosto 1980 un suo uomo, Thomas Kram, era a Bologna.
Il magistrato italiano Enrico Cieri, titolare dell’indagine, l’ha sentito come persona informata sui fatti nell’aprile 2009 a Poissy.
Carlos gli ha spiegato: “La bomba non l’hanno messa nè i rivoluzionari nè i fascisti. Quella è roba della Cia e del Mossad, i servizi italiani e tedeschi lo sanno bene. L’Italia è una colonia degli Stati Uniti”.
Poi, però, al momento di fornire ulteriori dettagli, si è fermato: “Voglio parlare davanti a una Commissione parlamentare in Italia”. Stop.
Adesso, però, lo Sciacallo è pronto a fare di più.
Scrive: “Voglio confermare tutte le mie dichiarazioni sull’argomento davanti a un tribunale italiano, in Italia”.
Letto fra le righe, come spiegano i due avvocati, è pronto a fornire i dettagli mai detti finora.
Ed è pronto a farlo non davanti a una commissione parlamentare (come pure preferirebbe), ma davanti ai magistrati. Continua »
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Settembre 1st, 2010 Riccardo Fucile
GLI ULTRAS SENZA TESSERA INVADONO GLI ALTRI SETTORI: SI COMINCIA NEL CAOS, COME VOLEVASI DIMOSTRARE… LO SPOT DI MARONI CREA INCIDENTI A CROTONE E AD ASCOLI, DOVE LE TIFOSERIE OPPOSTE SI RITROVANO VICINE… MA SE I TEPPISTI SONO QUATTRO GATTI PERCHE’ NON LI AVETE PRESI?
Dopo la prima giornata dei vari campionati, non si sa se ridere o piangere: la tessera del tifoso ha fatto più notizia dei risultati sui campi da gioco.
Non si sa se questo deponga a sfavore del livello del nostro calcio o sia frutto della martellante campagna pubblicitaria messa in atto dal ministro Maroni per giustificare un provvedimento mal fatto e che alla fine determinerà più incidenti di quelli che si dice si volessero evitare.
Il buon senso vorrebbe che, se sono circa 5.000 i “soggetti pericolosi” in tutta Italia, fosse sufficiente far trascorrere a costoro i novanta minuti della partita presso la più vicina caserma dei carabinieri o comando di polizia, magari forniti di radiolina.
Invece si è riusciti solo a far cambiare di posto gli ultras che non hanno voluto essere sottoposti a schedatura, indirizzandoli in altri settori dello stadio: le conseguenze eccole qua elencate, limitandoci solo a qualche esempio.
Durante Roma-Cesena, un centinaio di tifosi cesenati sono stati incredibilmente sistemati in tribuna Monte Mario, fianco a fianco coi tifosi giallorossi.
E’ uno dei paradossi del nuovo provvedimento: senza tessera non si va nel settore ospiti, ma negli altri sì.
A Crotone, 40 tifosi del Padova senza tessera del tifoso, hanno comprato i biglietti per la curva riservata ai tifosi locali, i quali sono allora stati sfrattati all’ultimo minuto in quella degli ospiti.
Ad Ascoli, 40 tifosi del Modena in trasferta e senza tessera sono stati fatti sedere nel settore dei tifosi locali.
I due gruppi si sono prima uniti in una serie di cori contro Maroni, poi hanno cominciato a picchiarsi.
E gli esempi potrebbero continuare a lungo.
Senza contare che fino a ieri all’interno degli stadi succedeva raramente che vi fossero incidenti, scoppiati quasi sempre fuori dai cancelli.
Ora molti dei facinorosi aspetteranno fuori i tifosi avversari e il lavoro delle forze dell’ordine aumenterà .
Qua non si tratta di essere un ultrà per essere contrario alla tessera del tifoso.
Giusto essere contro i violenti, ma siamo completamente fuori strada: in nessun Paese europeo è stata approntata una misura simile. Continua »
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Agosto 30th, 2010 Riccardo Fucile
LA STORIA DELLA PRESENZA ITALIANA IN LIBIA….20.000 ITALIANI CACCIATI NEL 1970 DA GHEDDAFI, IN VIOLAZIONE DELLE LEGGI INTERNAZIONALI: CONFISCATI BENI PARI A 5 MILIARDI ATTUALI DI EURO… NOI REGALIAMO 5 MILIARDI ALLA LIBIA, LORO NON PAGANO QUELLO CHE HANNO RUBATO
Ospitiamo un interessante intervento di “Nuova Destra Sociale” sulla visita di Gheddafi nel nostro Paese
La colonizzazione italiana della Libia fu avviata dal Governo Giolitti, sotto l’egidia della monarchia italiana e sotto la pressione lobbistica delle industrie di armi e dei gruppi finanziari che stavano investendo nel territorio nord-africano.
L’intervento militare contro i Turchi, che occupavano parte della Libia, ebbe inizio nell’ottobre 1911 concludendosi, dopo circa un anno, con gli Accordi di pace di Losanna e obbligando i Turchi a lasciare il territorio libico (in particolare la fascia costiera tra Zuara e Tobruk) sotto il dominio italiano.
Dal 1912 iniziò quindi un progressivo “processo di colonizzazione” istituzionale, demografico e territoriale della Libia, che fu amplificato con l’avvento in Italia del governo di Mussolini ed ebbe il suo culmine negli anni ’30, quando dall’Italia verso la Libia si registrò un fenomeno migratorio di massa, con ingenti spostamenti di popolazioni provenienti soprattutto dal Veneto, dalla Calabria, dalla Sicilia e dalla Basilicata.
Il comportamento dell’Italia in Libia, così come nelle altre colonie di “dominio diretto”, non fu affatto dissimile da quello delle altre potenze coloniali presenti in Africa e in Asia: Francia, Inghilterra, Germania, ovvero l’esproprio dei terreni, la confisca dei beni dei “ribelli”, il ricorso al lavoro forzato, fino alle pratiche di trasferimento coatto delle popolazioni indigene e la deportazione e segregazione in campi di internamento delle popolazioni “ribelli” capeggiate da Omar el-Mukhtà r.
Il Generale Badoglio – monarchico, quello dell’8 Settembre italiano – in una lettera a Graziani del 20 Giugno 1930, giustificò le deportazioni perchè “occorre creare un distacco territoriale tra le formazioni ribelli e le popolazioni sottomesse, onde impedire alle seconde di sostentare le prime…, ed urge far refluire in uno spazio ristretto, lontano dalle loro terre originarie, tutta la popolazione sottomessa, in modo che vi sia uno spazio di assoluto rispetto tra essa e i ribelli”.
Nel 1939, la comunità italiana aveva ormai raggiunto il 13% della popolazione complessiva.
Il “fenomeno migratorio” italiano verso la Libia cessò quasi del tutto nel 1940 con l’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale e si concluse definitivamente nel Gennaio 1943, quando la Libia venne occupata dalle truppe degli Alleati (anglofrancesi) per passare poi sotto il dominio (“protettorato”) inglese, cui seguì una dura “repressione” nei confronti dei civili “fascisti italiani” e “collaborazionisti arabi”.
Molti furono gli Italiani e i “collaborazionisti” internati nei campi di concentramento inglesi.
Ciò nonostante ed anche a seguito della fine del “colonialismo inglese”, molti Italiani decisero comunque di rimanere in Libia per motivi di natura commerciale e finanziaria: nel 1962, gli Italiani residenti in Libia erano ancora 35.000.
Il 7 Ottobre 1970, a seguito del colpo di Stato del colonnello Gheddafi del 1969, circa 20.000 Italiani residenti in Libia furono espulsi dal Paese, con il diritto di portare una sola valigia e tutti i loro beni vennero confiscati in violazione del trattato italo-libico del 1956, stipulato sulla base della Risoluzione Onu del 1950 che condizionava la nascita della Monarchia libica indipendente al rispetto dei diritti e degli interessi delle minoranze residenti nel Paese.
Il valore dei beni immobiliari confiscati venne calcolato, con valuta al 1970, dal Governo Italiano in 200 miliardi di lire.
Ai beni confiscati andavano inclusi i depositi bancari e le varie attività imprenditoriali e artigianali con relativo avviamento: questa cifra superava i 400 miliardi di lire che, attualizzati al 2010, significherebbe circa 5 miliardi di euro.
In quarant’anni non vi è mai stato un provvedimento ad hoc che prevedesse l’adeguato risarcimento per la confisca del 1970. Continua »
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Agosto 25th, 2010 Riccardo Fucile
SARKOZY BLEFFA ESPELLENDO QUALCHE MANCIATA DI ROM PER RECUPERARE DUE PUNTI SULLA PROPRIA POPOLARITA’… NOI ABBIAMO LO CHANSONNIER ROBERT MARONI’ CHE SOGNA I RIMPATRI PER I COMUNITARI E LE ESPULSIONI ETNICHE… MA LA LEGGE CHE DICE?
La Cei è stata chiara: “le espulsioni dei rom e dei sinti dalla Francia sono un provvedimento etnico che nulla ha a che vedere con la politica migratoria e l’Italia si deve ben guardare dal seguire la stessa strada anche se, in fatto di respingimenti, ha già dato pessimi esempi”.
In pratica quando “i responsabili politici hanno bisogno di raccogliere consensi, fanno leva sulla paura del diverso e sugli instinti più bassi: l’azione del governo francese si basa su una sorta di incriminazione collettiva verso un intero gruppo etnico, in base alla quale si cancella di colpo il principio della responsabilità individuale nell’eventuale atto di violazione della legalità “.
La Cei ha ricordato al governo che “le espulsioni hanno sempre favorito il sorgere di campi abusivi, mentre in questi anni è stato abbaandonata ogni politica di scolarizzazione dei bambini rom e ogni intervento sociale”.
La Cei ha così voluto ammonire il Viminale dove lo chansonnier Robert Maronì stava scalpitando per conquistarsi uno spot tv in cui annunciare che “anche lui avrebbe voluto espellere qualcuno”.
D’altronde già qualche giorno fa la Chiesa aveva detto una verità indigesta, accusando Maroni, dati alla mano, di aver costruito una realtà immaginaria sull’immigrazione, nascondendo che i clandestini sono aumentati e non certo diminuiti e che l’80% arriva via terra e non dal mare.
Per non parlare della violazione dei diritti umani e delle convenzioni internazionali di cui si è macchiato il nostro Paese in questi due anni.
La Cei ha anche contestato le difficoltà burocratiche frapposte agli immigrati nel rinnovo del permesso di soggiorno, nei ricongiungimenti familiari e nell’ottenimento della cittadinanza.
Che in Italia vi sia insomma una colpevole assenza di ogni politica di integrazione, come da noi più volte sostenuto.
Per quanto riguarda i rom presenti nel nostro Paese, va detto intanto che l’80% ha la cittadinanza italiana, quindi non può essere espulsa in alcun modo.
Per i comunitari poi l’Europa promuove la mobilità all’interno dei confini europei.
Vediamo cosa dice la legge: la direttiva Ue sancisce la libera circolazione dei comunitari.
Hanno diritto a una lunga permanenza sulla base di requisiti come la disponibilità di un lavoro e adeguate risorse economiche. Continua »
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Agosto 23rd, 2010 Riccardo Fucile
GLI ABBONATI SCESI DI 70.000 UNITA’, SOLO 200.000 LE TESSERE DEL TIFOSO, CURVE SEMIVUOTE…UNA INUTILE SCHEDATURA DEI TIFOSI, QUANDO SAREBBE BASTATO UN ABBONAMENTO CON FOTO: COSI’ AUMENTERA’ SOLO LA VIOLENZA FUORI DAGLI STADI E NEI SETTORI MENO POPOLARI… CHISSA’ CHE CI VORRA’ PER NEUTRALIZZARE 5.000 FACINOROSI IN TUTTA ITALIA
La tessera del tifoso, per chi non lo sapesse, è stata voluta dal Viminale e serve per abbonarsi e per andare in trasferta: improvvisamente tutti i tifosi sono stati così soggetti a schedatura, non solo i pochi facinorosi, ma anche quegli ultras che non creano mai danni, dimostrando solo attaccamento ai propri colori per seguire la squadra in trasferta.
I risultati del solito spot maroniano già si possono vedere: solo 200.000 le tessere del tifoso staccate, abbonamenti in calo pauroso del 18%, curve semivuote e spaccate al proprio interno, tra chi ha ceduto e chi rifiuta la tessera.
Basti pensare che dai 340.000 abbonati dell’anno scorso, il calo è di circa 70.000 sportivi.
Non bastava la concorrenza Tv e la guerra tra Sky e Mediaset Premium ad allontanare i tifosi dagli stadi, ci voleva l’uscita di Maroni.
Le agevolazioni previste non ci sono (tipo rateizzazione della somma), i varchi dedicati neppure e la polemica cresce anche tra i tifosi tranquilli che giustamente fanno osservare che la card è del tutto inutile, quando sarebbe bastato l’abbonamento con la foto.
Anche il Viminale parla di “freddissima partecipazione”, ma Maroni deve continuare a fare la parte del duro e pazienza se alla fine avrà sulla coscienza la responsabilità degli ulteriori incidenti che la tessera genererà .
Lo scopo è sapere chi potrà mettere piede allo stadio e di evitare che i circa 5.000 facinorosi schedati possano entrarvi?
Costoro non faranno altro, soprattutto in trasferta, che occupare altri settori dello stadio, non riservati agli ospiti, e una volta dentro scoppieranno più casini di prima, visto che saranno mischiati ai tifosi locali, magari in settori di solito tranquilli. Continua »
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Agosto 22nd, 2010 Riccardo Fucile
ADDIO CARRETTE DEL MARE, ORA IL TRAFFICO VIA MARE E’ ORGANIZZATO A BORDO DI YACHT DI LUSSO CHE BEFFANO I CONTROLLI…. LA NUOVA LAMPEDUSA E’ MALPENSA, MA A MARONI BASTA MOSTRARE IN TV IL CENTRO SICILIANO VUOTO
Arrivano a bordo di yacht di lusso, di eleganti barche a vela o di potenti motoscafi.
È cambiato il tipo di natante usato per trasportare gli immigrati, sono cambiate le modalità degli sbarchi.
Perfino gli scafisti non sono più quelli di una volta: sempre più spesso, oggi, sono veri e propri professionisti con esperienze di comando su navi mercantili o skipper per imbarcazioni turistiche.
Persone insospettabili, non più poveracci al timone di carrette di legno che spesso affondavano con il loro carico di vite umane.
L’ultimo sbarco, a Riace, sulle coste calabresi, è la conferma di un cambiamento in atto già da tempo.
Oltre 120 gli extracomunitari portati fino quasi a riva a bordo di uno yacht di lusso.
Tutti a terra: curdi siriani, iracheni, afghani. Per metà donne e bambini. Disperati. Eppure, per quanto faticoso, il loro è stato un viaggio diverso da quello infernale dei tanti che li hanno preceduti.
Partenza da Istanbul, hanno raccontato, sei giorni di navigazione, infine lo sbarco in Italia. Meno di una settimana fa altri 30 extracomunitari erano sbarcati sulle coste calabresi a bordo di una barca a vela di 12 metri.
E sempre cabinati a vela erano le due imbarcazioni individuate a fine luglio in Puglia, una al largo di Otranto, l’altra di Santa Maria di Leuca, stipate di clandestini.
Questi quelli individuati, figuriamoci quanti saranno quelli sfuggiti ai controlli.
“Con l’utilizzo di queste imbarcazioni di lusso – afferma un dirigente del Viminale da anni impegnato nelle investigazioni sugli sbarchi di extracomunitari in tutto il Mediterraneo – il business è diventato ancora più conveniente. Il prezzo che i disperati pagano è sempre lo stesso, dai 700 ai 1000 euro, ma con quei mezzi di trasporto veloci e capienti, i trafficanti di uomini impiegano meno tempo a percorrere la rotta tra le coste greche o turche e quelle pugliesi o calabresi, possono imbarcare più persone e non hanno problemi a bordo come potrebbero crearsi con le carrette di legno. Non c’è il rischio di affondare, non ci sono liti a bordo e, soprattutto, con il viavai di barche che c’è in questo periodo il rischio di incappare nei controlli è minimo”.
Nel 2010 sono stati registrati 27 sbarchi sulle coste del Salento, 16 dei quali provenienti dalla Turchia.
Molti continuano ad arrivare partendo dalle coste tunisine (Kelibia, Mhadia) o egiziane.
I luoghi di sbarco sono quelli di sempre: Pantelleria, Linosa, Lampedusa o direttamente le coste agrigentine. Continua »
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Agosto 19th, 2010 Riccardo Fucile
VIGILE E ASSESSORE ALLA SICUREZZA A BARBARANO VICENTINO, IL LEGHISTA VIAGGIAVA IN PORSCHE CAYENNE LA SERA E SU UN VECCHIO FUORISTRADA DI GIORNO…GESTIVA UN SITO DI ANNUNCI PER ESCORT: LA PADAGNA DEL MAGNA (CCIO) MAGNA (CCIO)
Alla luce del sole faceva il vigile e l’assessore alla Sicurezza. 
Ma dietro le quinte gestiva un sito di annunci per escort e girava su una Porsche Cayenne fiammante.
Alessandro Costa, 38 anni, di Barbarano Vicentino, accusato di favoreggiamento della prostituzione, ha presentato le dimissioni al sindaco Roberto Boaria
Le tre vite dell’uomo che non ti aspetti.
Il modesto vigile che ogni giorno raggiunge il posto di lavoro con un vecchio fuori strada, l’ambizioso assessore alla Sicurezza che ostenta la sua appartenenza alla Lega Nord e l’uomo d’affari che gestisce un sito di annunci per escort e prostitute e gira in Porsche Cayenne.
In un colpo solo le tre vite di Alessandro Costa, 38 anni, residente a Barbarano Vicentino, si sono sgretolate sotto il peso di un’indagine per favoreggiamento della prostituzione.
Dopo quello che hanno scoperto i carabinieri dell’aliquota operativa di Padova, coordinati dal tenente Luca Bordin, Costa ha dato le dimissioni. Le ha presentate al sindaco di Barbarano, Roberto Boaria, che le ha accettate.
Il primo cittadino ha assunto temporaneamente le deleghe assegnate a Costa, in attesa delle decisioni che saranno assunte nel consiglio comunale convocato per il 3 settembre.
Ora Costa è un ex a tutti gli effetti: ex assessore, ex vigile sospeso da servizio, ex uomo d’affari visto che la sua attività è stata smantellata e ora anche ex leghista cacciato dal partito.
L’indagine «Escort Ungheria» era iniziata un anno fa da un’attività informativa a Padova.
Da lì è scattata la caccia ai gestori dei siti www.bestannunci.us e www.bestannunci.in.
L’altro ieri, all’alba, la svolta: i militari hanno compiuto una serie di perquisizioni a carico di Costa e di uno dei suoi due collaboratori.
I militari si sono spinti sull’Altopiano di Asiago, dove il vigile-assessore si trovava provvisoriamente in servizio distaccato.
Le perquisizioni sono state eseguite nei locali del comando di polizia locale di Gallio, nell’abitazione che lo ospita a Cesuna e nella sua casa a Barbarano.
I carabinieri hanno sequestrato due computer e alcune chiavi usb, in cui sono stati trovati archivi con nomi e foto osè delle prostitute, i contatti telefonici e gli scadenziari dei pagamenti. Continua »
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Agosto 8th, 2010 Riccardo Fucile
IL GOVERNO NON HA NEANCHE I SOLDI PER I RINNOVI: DALLE QUESTURE E DALLE PREFETTURE ARRIVA L’ S.O.S….A FINE LUGLIO VIA GLI INTERINALI, A FINE ANNO GLI ASSUNTI COI CONTRATTI A TEMPO… DIETRO GLI SPORTELLI TORNERANNO 1.300 AGENTI SOTTRATTI QUINDI AL SERVIZIO
L’allarme circola da giorni tra prefetture e questure di mezz’Italia: “Senza di loro, saltano gli Sportelli unici”.
A rischio sono i precari assunti per le pratiche dell’immigrazione: 1.300 lavoratori a tempo determinato o interinali.
Un esercito di impiegati, alle prese ogni giorno con domande per sanatorie, decreti flussi, ricongiungimenti familiari, permessi di soggiorno.
Tutti in scadenza, però: a fine luglio via gli interinali, a fine anno i contratti a tempo determinato. Il governo esclude la stabilizzazione.
Le conseguenze? La paralisi burocratica, a meno di non togliere altrettanti agenti di polizia dalle strade e metterli dietro agli sportelli.
A mandare avanti gli Uffici immigrazione delle questure e gli Sportelli unici delle Prefetture sono infatti da anni i lavoratori precari.
La prima infornata avvenne nel 2003: per sveltire le pratiche della grande sanatoria seguita alla legge Bossi-Fini, vennero reclutati 650 lavoratori interinali.
Dopo tre anni e mezzo di rinnovi, nel 2007 arrivò il concorso per 650 contratti a tempo determinato.
Ora, dopo una proroga di un anno, il 31 dicembre 2010 tutti questi lavoratori scadranno: un incubo per loro e per gli oltre quattro milioni e mezzo di “nuovi italiani” che si affidano ogni giorno al loro lavoro.
Non solo.
L’8 gennaio 2010, il Viminale ha aperto le porte ad altri interinali: 650 nuovi impiegati, reclutati dall’agenzia GI Group e affiancati da quest’anno ai 650 precari di lungo corso, nelle prefetture più gravate dal lavoro. Continua »
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Agosto 3rd, 2010 Riccardo Fucile
ORA BASTA SPOT: GLI ELETTORI DEL PLD HANNO VOTATO PER LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, NON PER LE LEGGI AD PERSONAM, PER QUELLA DELLA SCUOLA E DELLA SICUREZZA, NON PER SOLI TAGLI CHE NE PREGIUDICANO IL FUNZIONAMENTO… PER LA LEGALITA’, NON PER UN “PARTITO DELLA LIBERTA’ VIGILATA”, PER UN’ITALIA UNITA, NON PER LA SECESSIONE, PER L’ETICA POLITICA NON PER I PUTTANIERI
La classe politica italiana nel corso del dopoguerra, quando litiga per le poltrone, ama usare il metodo apparentemente nobile di richiamarsi al programma.
“Entrerete a far parte della giunta?”, chiede il giornalista all’esponente locale di uno dei tanti partiti che pullulano nel nostro Paese.
Mai che dicano: “se ci danno un assessorato sì”, la risposta ipocrita è sempre fotocopiata: “dipende dal programma”.
Questa regola del richiamo al programma vale prima, per acchiappare la poltrona, e vale dopo per mantenerla.
Anche il premier è due anni che parla di “rispetto del programma”, salvo, in primo luogo, confondere quello del Pdl con quello della Lega e, in secondo luogo, fottersene.
Scendiamo nel dettaglio con una serie di esempi concreti.
1) Riforma della giustizia: sono due anni che abbiamo sentito solo parlare di legittimo impedimento, processo breve, lodo Alfano, tutti provvedimenti ad personam che servono al premier per scapolare da due processi.
Sarebbe questa la riforma dell’ordinamento giudiziario necessario per assicurare una giustizia più rapida?
2) Sistema carcerario: dopo due anni di chiacchiere, nulla è stato fatto.
Mai come ora, dopo l’ultimo indulto, gli istituti di pena sono cosi a tappo, con oltre 66.000 detenuti, una vergogna per un paese occidentale.
3) Riforma della scuola: tagli massicci di miliardi spacciati per riforma che hanno portato tanti istituti persino alla colletta tra i genitori per comprare la carta igienica, blocco degli scatti per 4 anni e meritocrazia propugnata proprio da colei che, per passare l’esame di Stato da avvocato, è andata a sostenerlo a Catanzaro.
4) Sicurezza: tagli di 3 miliardi di euro alle forze dell’ordine, questure con volanti ferme per mancanza di pezzi di ricambio, straordinari non pagati agli agenti, mancano persino le crocchette per i cani poliziotto, aumenti contrattuali di 10 euro lordi a chi rischia la pelle per la Casta.
Per un governo di centrodestra davvero un bel fiore all’occhiello
5) Immigrazione clandestina: lo abbiamo già scritto spesso, Maroni fa solo spot.
Circa 8.000 profughi in meno a Lampedusa, 300.000 irregolari in più in un anno arrivati comodamente in aereo e treno col visto turistico e mai più visti. Anche perchè per rintracciarli occorrerebbero agenti che non ci sono.
Molti stanno in ufficio a fare il lavoro che dovrebbe fare un civile.
Per non parlare dei 5 miliardi di dollari regalati a Gheddafi per fare il lavoro sporco sui profughi al nostro posto: una vergogna che ci ha gratificato di decine di condanne internazionali.
6) Nel programma del Pdl era forse prevista una legge sulle intercettazioni “formato bavaglio” a magistrati, forze dell’ordine e stampa libera?
Era previsto ridurre la possibilità di indagine per reati connessi alla criminalità mafiosa? Continua »
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