Luglio 13th, 2014 Riccardo Fucile
L’EX QUOTIDIANO DELLA MARGHERITA. NONOSTANTE I 30 MILIONI DI FONDI PUBBLICI PRESI IN 10 ANNI, POTREBBE CHIUDERE
“Due giornali di partito sono troppi, non possiamo permetterceli”. Parola di Matteo Renzi, durante l’assemblea
nazionale del Pd dello scorso 14 giugno.
La stessa frase oggi ha un suono sinistro: i quotidiani del Partito democratico rischiano di chiudere entrambi. E presto: dopo L’Unità , che è stata messa in liquidazione e potrebbe scomparire dalle edicole già da luglio, ieri anche Europa ha lanciato il grido d’allarme.
Se non interviene nessuno, l’ex giornale della Margherita cesserà le pubblicazioni entro il 30 settembre.
Per tenere sul mercato il quotidiano di Stefano Menichini, in rosso dal primo anno di edizione, non bastano i fondi pubblici per la stampa: Europa ne ha incassati quasi 30 milioni nei suoi primi dieci anni di vita, dal 2003 al 2013.
Ieri il Comitato di redazione ha annunciato battaglia: “Sono irricevibili le comunicazioni della società editrice che ha disposto di avviare le azioni per la chiusura delle pubblicazioni per la fine di settembre (…) Il Cdr si batterà in tutte le sedi per garantire l’uscita del giornale oltre quella data”.
I redattori di Europa sottolineano “l’espresso apprezzamento” da parte dei vertici del Partito democratico “per la qualità del prodotto editoriale e per lo sviluppo online dove, nel corso del 2013 e nella prima parte del 2014, si è registrato un incremento del 300 per cento”.
Un apprezzamento che però non è mai andato oltre una generica promessa d’impegno, come racconta il direttore, Stefano Menichini: “Durante l’ultima direzione del Pd il problema è stato posto in modo chiaro dal presidente del cda di Europa, Enzo Bianco. Si parlava dei debiti de L’Unità , e lui è intervenuto per ricordare che ci siamo anche noi. Quel giorno rispose il tesoriere Francesco Bonifazi, assumendosi l’impegno di cercare una soluzione. Da quel giorno non abbiamo sentito più nessuno”.
Mentre l’Unità ha lanciato un appello che chiama in causa in prima persona il presidente del Consiglio, Europa rimane cauta su Renzi e sul ruolo del Pd.
Nel comunicato del cdr il nome del premier non si legge mai. “Il momento è complicato – spiega ancora Menichini – sappiamo che sono finiti i tempi dei salvatori e non possiamo più sperare che aziende editoriali che non sono in grado di stare in piedi siano tenute in vita dal proprio partito. Ma sappiamo anche che la nostra situazione è diversa da quella dei colleghi dell’Unità . Abbiamo già dato al nostro giornale una struttura agile con 14 articoli 1 e meno di 20 lavoratori, abbiamo attivato da tempo il regime di solidarietà e abbiamo puntato quasi tutto sull’online e sul digitale: per aiutarci ad andare avanti non serve uno sforzo enorme”.
Negli ambienti del Pd è circolata l’idea di riorganizzare l’assetto mediatico del partito, accorpando i due quotidiani in crisi (magari coinvolgendo anche la tv Youdem) e distribuendo “i compiti” tra l’edizione di carta e l’online, ma l’ipotesi è stata accolta con freddezza da entrambe le redazioni.
Ieri il cdr de L’Unità ha pubblicato un comunicato di solidarietà nei confronti dei “cugini” di Europa. In assenza di un intervento esterno, i due giornali rischiano di lasciare per strada circa 100 lavoratori.
Tommaso Rodano
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 8th, 2014 Riccardo Fucile
DA ANTONIO GRAMSCI A RENZI, GRAZIE ALLA PITONESSA?…. UNA MOSSA PER RINSALDARE IL PATTO DEL NAZARENO E L’ACCORDO SULLA LEGGE TRUFFA
Le spire della Pitonessa provano ad avvolgere il quotidiano fondato da Antonio Gramsci. 
Daniela Santanchè ha chiesto di andare a vedere i conti dell’Unità . Con l’idea di presentare un’offerta di acquisto.
Lo spiffero, comparso sul sito Dagospia, è confermato all’HuffPost da fonti interne al giornale. Il contatto, secondo l’HuffPost, sarebbe scattato stamattina, ma al momento i conti non le sono stati mostrati.
Mentre è stato chiesto all’editore Fago di allegare alla sua proposta, ritenuta insufficiente dal liquidatore, un progetto industriale completo.
Sia come sia, è bastato il contatto a far salire sulle barricate una redazione già fiaccata da mesi di battaglie (senza stipendio).
Un membro del cdr ci va giù duro: “L’ipotesi di avere come editore la Santanchè è per noi un’ipotesi senza futuro”.
Pensiero che viene poi articolato in una nota ufficiale del sindacato interno dei giornalisti: “In merito alle indiscrezioni riguardanti un’offerta di Daniela Santanchè per rilevare l’Unità , il Cdr del giornale – si legge – informa che si tratta di un’ipotesi che non avrà alcun futuro. Da quanto ci dicono i liquidatori, la sola idea che questa testata possa andare a finire nelle mani di una esponente di Forza Italia è incompatibile con la storia del giornale e quindi con la sua valorizzazione”.
Per la serie: non vogliamo morire berlusconiani.
Ed è però proprio su questo terreno che le spire della Pitonessa si muovono in maniera furba e intelligente.
Perchè la manovra non sarebbe quella di spostare il quotidiano a destra. Ma di tenerlo a sinistra, facendone l’house organ di Renzi.
O meglio, del Patto del Nazareno.
Non a caso dell’operazione sarebbe al corrente Denis Verdini, il grande negoziatore del patto del Nazareno su mandato di Berlusconi, anche se fonti vicine all’interessato affermano che “Denis non ne sa assolutamente niente”.
Così come dell’operazione non ne sanno nulla nell’ambito dello staff del premier. Chissà .
Proprio oggi i giornalisti dell’Unità hanno inviato un accorato e appassionato video-appello al premier: “Matteo non abbandonarci”.
Ironie della sorte, proprio oggi è arrivata la telefonata della Santanchè.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 4th, 2014 Riccardo Fucile
“DUE PESI E DUE MISURE: QUELLO CHE IN BERLUSCONI FACEVA SCANDALO, IN RENZI FA SIMPATIA”… “FA COME A FIRENZE, AVEVA PROMESSO LA TRAMVIA IN TRE ANNI MA DOPO CINQUE NON C’E’ NULLA”
Niente è avvenuto per caso alla cerimonia di apertura del semestre italiano dell’Unione europea a Strasburgo.
La bordata di Manfred Weber, capogruppo del Ppe (i conservatori), contro Matteo Renzi fa parte di un sottile gioco delle parti da cui il premier cerca di trarre vantaggio.
A dirlo è Curzio Maltese, fresco di elezione al Parlamento europeo nella lista Tsipras.
Come si è comportato Renzi, secondo lei?
Ha fatto due cose molto scorrette: ha consegnato i contenuti del semestre in un documento e si è messo a parlare di altro per evitare domande scomode sull’Italia e spostare il discorso su vaghi principi, come lo slogan della “generazione Telemaco” copiato da Recalcati (che non ha citato). Poi ha saltato la conferenza con la stampa estera, sempre per evitare un confronto.
Renzi ha preferito andare da Vespa. Come l’hanno presa gli altri eurodeputati?
I tedeschi e gli spagnoli della sinistra hanno detto che fa quello che gli pare come Berlusconi. E durante il suo intervento, di circa due ore, tantissimo, in molti si sono annoiati. Non si parlava di nulla di concreto. L’unica cosa seria l’ha detta Weber, cioè di scordarci di cambiare i patti.
Il premier ha risposto che non prende lezioni dall’Ue. Chi vincerà ?
È uno scontro fintissimo, una messa in scena. Renzi non vuole rivedere nessun trattato. Sta tentando in tutti i modi di ritardare le manovre di rigore. Gli servono sei mesi di respiro per andare alle elezioni il prossimo febbraio, stravincere e solo dopo fare i tagli di austerity. Mi sembra strano che nessuno se ne sia accorto.
Quindi la flessibilità di cui parla il premier è uno slogan
La flessibilità non esiste. Renzi chiede solo sei mesi di tregua. Infatti non ha chiesto di rinunciare al fiscal compact.
Non potrebbe andare al voto già a novembre?
No, la nuova legge elettorale per novembre non sarà pronta. Sulle liste bloccate ha l’accordo di Berlusconi, che vuole confermarsi capo di FI e su questo non si discute. Grillo è in crisi e Sel è spaccata. Lui prenderà i voti da destra a sinistra.
E Bruxelles?
La Commissione europea non verrà insediata fino a novembre, quindi Renzi avrà il tempo per posticipare la manovra e fare contentini, come gli 80 euro ai pensionati. La sua strategia è buttare la palla avanti. L’ha fatto anche da sindaco di Firenze: in mille giorni aveva promesso la tranvia ma dopo cinque anni non c’è nulla. Dopo i problemi diventano degli altri.
Però in Italia Renzi ha tutti dalla sua parte per ora?
Non vedo punti di debolezza. Il suo problema è che fa quello che vuole. Si sta scegliendo perfino la minoranza interna: al posto di Cuperlo e Civati vuole Fava e Migliore. È più furbo di Berlusconi, nel senso che è subdolo: passano cose per cui Berlusconi veniva dilaniato. Se Renzi fa una legge incostituzionale è comunque bravo, per l’altro invece si scendeva in piazza. Quello che in Berlusconi faceva scandalo, in Renzi fa simpatia.
Due pesi e due misure…
Sì. Ed è grave perchè significa che non esistono piu regole. Se lo fa il nostro lo sdegno non vale, se lo fa il nemico sì? Non significa che loro due sono uguali, ma quando fanno la stessa cosa i giudizi sono diversi.
Alla fine della fiera, il premier la farà franca davanti all’Ue?
Non è sicuro che ottenga la tregua pre-elettorale. Di una cosa sono sicuro però: se va alle elezioni, fa il pieno perchè intorno ha un deserto. Ha vampirizzato tutti. E a Strasburgo ha lanciato la sua campagna elettorale.
Chiara Daina
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Maggio 4th, 2014 Riccardo Fucile
DA OSTELLINO A MERLI, E’ UNA CORSA DELLE “GRANDI FIRME” PER DENIGRARE CHI SI PERMETTE DI CRITICARE IL MONARCA RENZI
Li stiamo perdendo. Tra i signorini grandi firme dei giornaloni c’è grossa crisi. Soprattutto
di identità .
Il mondo cambia rapidamente intorno a loro e non riescono più a intercettarlo. Così, smarriti e atterriti, menano fendenti alla cieca, ‘ndo cojo cojo, con effetti ora esilaranti ora preoccupanti. Quelli esilaranti colpiscono Piero Ostellino che, da quando ha scoperto l’esistenza della posta (devono avergli piazzato una buca delle lettere sotto casa), non si dà pace per alcuni lettori comprensibilmente disgustati dalle cose che scrive.
E lancia strazianti gridi di dolore contro la “tirannia della maggioranza” (non si sa quale, essendo lui sempre dalla parte di chi comanda, da Craxi a Berlusconi).
“Una certa minoranza di lettori socialmente attiva e politicamente aggressiva — scrive sul Corriere, noto foglio della resistenza clandestina — non nasconde di detestarmi. Temo sia la stessa situazione in cui si erano venuti a trovare, alla vigilia del fascismo, Giovanni Amendola, Piero Gobetti, Giacomo Matteotti”.
Par di vederlo, il Solgenitsin de noantri, barricato nel suo nascondiglio sotterraneo dietro robusti chiavistelli, inferriate, lucchettoni e catenacci, scrutare l’orizzonte da uno spioncino o da una feritoia, pronto a offrire il petto alle pallottole delle squadracce (renziane? grilline? tsiprine?) che assediano casa sua per silenziare il nuovo Amendola, anzi Gobetti, anzi Matteotti, l’ultima voce scomoda d’Italia.
Effetti più preoccupanti si riscontrano in Francesco Merlo, un tempo fustigatore di potenti, ora ridotto da un bel pezzo a bastonatore di oppositori.
Ieri il prefetto di disciplina di Repubblica ha messo in riga il cantante Piero Pelù, che si è permesso uno sberleffo contro Renzi (“boy scout di Licio Gelli”) al concerto del 1° Maggio. Non bastava l’insurrezione dei guardaspalle del premier, i Carbone, Anzaldi, Boschi e Picierno, che stanno a Matteo come Gasparri, Schifani, Biancofiore e Santanchè stavano a B. quando al concertone sparlavano di lui Daniele Silvestri e Andrea Rivera; e riesumano gli argomenti dei bulgari di Arcore per tappare la bocca a Pelù: chissà quanto l’han pagato, i cantanti devono cantare, sono milionari quindi tacciano (invece i politici sono alla fame), intervenga la Vigilanza, anzi la pula con le cariche e gli idranti.
Ci voleva Merlo, che si scaglia contro il “Mefistofele di parrocchia”, lo “strapaesano di 52 anni ‘tinto’ come Berlusconi e non da cummenda ma — peggio — da teenager”, animato da “rancore politico”, “si crede un Norberto Bobbio che canta”, “la parodia della ribellione”, fa “abuso pirotecnico del nome di Gelli” ed è, naturalmente, in “crisi creativa” (lo dicevano anche di Luttazzi e della Guzzanti per giustificare la chiusura-censura dei loro programmi) e “straparla di politica per riacchiappare il successo”.
E poi è “la pop star ufficiale di Grillo”, “il cantante organico dei 5Stelle”, come Grillo “ha l’affanno, l’aria di chi ha sempre bisogno d’acqua, i pensieri arruffati, il dito medio esibito, un rapporto difficile con i capelli”.
Cioè: anche l’ingiusta calvizie di Merlo è colpa di Pelù. Che, se invece avesse fatto una cantatina alla Leopolda o scritto l’inno di Eataly, non gli sarebbe accaduto nulla.
Sul merito dell’accostamento Renzi-Gelli — ovviamente esagerato, paradossale, provocatorio — neppure una sillaba.
Eppure qualcosina ci sarebbe da dire sulle riforme costituzionali scritte a quattro mani con un piduista patentato e con Verdini, definite “svolta autoritaria” non da un rocker arruffato, ma da Rodotà e Zagrebelsky, firme di Repubblica, in un appello di Libertà e Giustizia, fondata da Carlo De Benedetti.
Ma se i Merlo capissero i pericoli della svolta autoritaria, non occorrerebbero appelli dei professori nè provocazioni alla Pelù.
Quindi tutto torna. Anzi è facile immaginare che Merlo, dopo aver difeso impavido il capo del governo dalla battuta di un cantante, si sia subito sentito molto scomodo e abbia raggiunto Ostellino nelle catacombe, attendendo a pie’ fermo e petto in fuori i rastrellamenti e l’olio di ricino delle Brigate Litfiba.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 26th, 2014 Riccardo Fucile
REPORTERS SANS FRONTIERES: IL RAKING 2014 DEL WORLD PRESS FREEDOM INDEX
L’Italia è un paese che ama indignarsi quando qualcuno ci inserisce in una posizione di retrovia
in una delle classifiche che misurano qualsiasi parametro stilate da organismi internazionali.
Lo facciamo quando si misura corruzione, innovazione, produttività , formazione, ogni cosa.
Supponiamo di prendere una classifica relativa al 2014, vedremo dopo che cosa misura, e supponiamo che l’Italia si trovi al posto numero 49, ma che l’hanno prima fosse in posizione 57.
Che l’Italia si trovi dietro a paesi che dall’alto della nostra spocchia guardiamo con altezzosa superiorità come Estonia, Giamaica, Costa Rica, Namibia, Capo Verde, Ghana e altri ancora.
Casualmente di questa classifica si parla sempre poco e solo quando c’è qualche piccolo miglioramento, In passato se ne parlava strumentalmente dando la colpa di tutto a Silvio Berlusconi, ma tendenzialmente se ne parla poco o nulla per evidente vergogna.
Stiamo parlando di una delle garanzie di ogni Stato di diritto, sancita dall’articolo 21 della nostra Costituzione: la libertà di stampa.
Secondo Reporters Sans Frontieres l’Italia sta piuttosto male anche nel ranking 2014 del World Press Freedom Index che ci vede in miglioramento ma ancora nelle retrovie del mondo civile al posto numero 49, appunto.
Non sarà un caso che i paesi dove maggiore è la libertà di stampa hanno minori tassi di corruzione e maggiore tranquillità economica.
Leggete l’elenco dei primi 10 paesi in classifica e vi sarà tutto chiaro.
Quando si cerca di analizzare il perchè di questa grave situazione partono gli scarichi di responsabilità .
Per i giornalisti è colpa degli editori e dei politici. Per gli editori è colpa del sistema politico e delle difficoltà economiche.
I partiti della libertà di stampa in generale se ne infischiano, tutto grasso che cola per loro controllare per benino l’opinione pubblica.
I cittadini poi non devo neppure pensare che il prodotto che viene ammansito potrebbe avere qualche problemino e quindi dei rapporti di Rsf si tende a parlare pochino: molto meglio disquisire dei glutei di Belen o dell’ultimo tweet di Matteo Renzi.
Recentemente Beppe Grillo, a modo suo, ha riproposto il tema di fronte ai giornalisti italiani, forse è stato un po’ troppo aggressivo, ma nessuno ha voluto dare delle contro spiegazioni al fatto che in Italia la libertà di stampa stia così male.
E meno male che Internet sta distruggendo questi mostri mediatico giornalistici e sta dando spazio e forza a media liberi come quello che state leggendo in questo momento.
World Press Freedom Index 2014 Reporters Sans Frontieres
Posizione, Nazione, Punteggio, Variazione, ( Precedente Posizione, Precedente Punteggio)
1 Finland 6,4 0 (1 ; 6,38)
2 Netherlands 6,46 0 (2 ; 6,48)
3 Norway 6,52 0 (3 ; 6,52)
4 Luxembourg 6,7 0 (4 ; 6,68)
5 Andorra 6,82 0 (5 ; 6,82)
6 Liechtenstein 7,02 +1 (7 ; 7,35)
7 Denmark 7,43 -1 (6 ; 7,08)
8 Iceland 8,5 +1 (9 ; 8,49)
9 New Zealand 8,55 -1 (8 ; 8,38)
10 Sweden 8,98 0 (10 ; 9,23)
11 Estonia 9,63 0 (11 ; 9,26)
12 Austria 10,01 0 (12 ; 9,4)
13 Czech Republic 10,07 +3 (16 ; 10,17)
14 Germany 10,23 +3 (17 ; 10,24)
15 Switzerland 10,47 -1 (14 ; 9,94)
16 Ireland 10,87 -1 (15 ; 10,06)
17 Jamaica 10,9 -4 (13 ; 9,88)
18 Canada 10,99 +2 (20 ; 12,69)
19 Poland 11,03 +3 (22 ; 13,11
20 Slovakia 11,39 +3 (23 ; 13,25)
21 Costa Rica 12,23 -3 (18 ; 12,08)
22 Namibia 12,5 -3 (19 ; 12,5)
23 Belgium 12,8 -2 (21 ; 12,94)
24 Cape Verde 14,32 +1 (25 ; 14,33)
25 Cyprus 14,45 -1 (24 ; 13,83)
26 Uruguay 16,08 +1 (27 ; 15,92)
27 Ghana 16,29 +3 (30 ; 17,27
28 Australia 16,91 -2 (26 ; 15,24)
29 Belize 17,05
30 Portugal 17,73 -1 (28 ; 16,75)
31 Suriname 18,2 +1 (31 ; 18,19)
32 Lithuania 19,2 +2 (33 ; 18,24)
33 United Kingdom 19,93 -3 (29 ; 16,89)
34 Slovenia 20,38 +2 (35 ; 20,49)
35 Spain 20,63 +2 (36 ; 20,5)
36 OECS 20,81 -1 (34 ; 19,72)
37 Latvia 21,1 +3 (39 ; 22,89)
38 El Salvador 21,57 +1 (38 ; 22,86)
39 France 21,89 -1 (37 ; 21,6)
40 Samoa 22,02 +9 (48 ; 23,84)
41 Botswana 22,91 0 (40 ; 22,91)
42 South Africa 23,19 +11 (52 ; 24,56)
43 Trinidad and Tobago 23,28 +2 (44 ; 23,12)
44 Papua New Guinea 23,46 -2 (41 ; 22,97)
45 Romania 23,48 -2 (42 ; 23,05)
46 United States 23,49 -13 (32 ; 18,22)
47 Haiti 23,53 +3 (49 ; 24,09)
48 Niger 23,59 -4 (43 ; 23,08)
49 Italy 23,75 +9 (57 ; 26,11)
Vittorio Pasteris
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 18th, 2014 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE E’ UOMO D’AZIONE, VA SEMPRE OLTRE E NON TOLLERA PENTIMENTI: “HO SBAGLIATO? E PERCHE’?”
Il Giornale organizza una raccolta di firme dei “non traditori” per Silvio Berlusconi candidato, ma la casa madre approva?
Non saprei che rispondere.
Beccato, allora.
No, vada piano. Io non ho reazioni perchè non ho parlato con Berlusconi, e non mi sbilancio a dire se sia entusiasta o infuriato.
Il partito non apprezza l’attivismo di Sallusti e neanche quello di Daniela Santanchè.
Il Giornale è una famiglia e le nostre non sono logiche di segreteria politica, ma puramente editoriali: se i nostri lettori vogliono manifestare affetto, noi siamo obbligati a offrire un’occasione, a creare un modo, uno spazio.
Ma Forza Italia non tollera la linea Santanchè
Io posso dire che non diamo sostegni particolari a Daniela, anzi la invito a controllare: spesso prendiamo dei buchi, ci mancano notizie su Santanchè.
Sarà un problema di comunicazione interpersonale.
Ah ah ah. Mi devo preoccupare, dice?
Perchè un pezzo di Forza Italia ce l’ha con il Giornale?
Non mi interessa, non mi inoltro nelle beghe interne fra veleni e invide. Io devo soddisfare il mio editore: se non è contento e se pensa che io sia influenzato dalla Santanchè , può sempre mandarmi via.
Non è successo neppure quando lo voleva Angelino Alfano.
Appunto. E poi i dirigenti di Forza Italia devono capire che i voti sono di Berlusconi, chi lo voleva mummificato se n’è andato via, e per un certo senso ha fatto bene a lasciare quel posto.
Alla fine, il Cavaliere sarà in lista?
Il Giornale coccola i suoi lettori che sono gli elettori di Berlusconi, ma sono consapevole che non sarà facile. La Cassazione, prima o poi, potrebbe confermare l’interdizione ai pubblici uffici, e quello sarebbe un ostacolo pesante.
Anche il commissario europeo per la Giustizia, Viviane Reding, l’ha escluso con un piglio che ai berlusconiani può sembrare spietato.
Il Cavaliere per l’Europa rappresenta un intralcio. Di cosa dovrei sorprendermi?
Cosa consiglia a Berlusconi?
Di insistere, di non mollare. Io se non avessi fatto il matto per la mia condanna, adesso sarei ancora agli arresti domiciliari. La questione è complicata perchè il presidente è folle, ma non matto come me. E vuole salvare la sua dignità .
Firmerà per la Grazia?
Certo, ci mancherebbe.
Bene, la Santanchè ha un alleato.
Io non capisco perchè Berlusconi non dovrebbe essere d’accordo. Se i cittadini vogliono dare questa testimonianza di vicinanza e attenzione, perchè interrompere l’iniziativa?
Ripetiamo: forse perchè in Forza Italia ci sono visioni diverse.
Io non le conosco, ne prendo atto.
Il Cavaliere si farà condizionare da Francesca Pascale?
Francesca fa la moglie, la compagna, la fidanzata, la donna che sta accanto a un uomo, ma Berlusconi si fa condizionare solo da se stesso. Dopo svariati anni, almeno questo l’ho capito.
Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 14th, 2014 Riccardo Fucile
“NON RISOLVERA’ LA CRISI DI COMPETITIVITA’ DELL’ITALIA, RISPONDE SOLO A ESIGENZE ELETTORALI”
“La medicina di Renzi non guarirà l’italia”, perchè “un taglio delle tasse ai redditi più bassi non rafforzerà la competitività del paese”.
È quanto scrive in un editoriale il Financial Times, commentando “la ricetta per l’Italia” presentata mercoledì scorso dal presidente del Consiglio.
“Tagliare le tasse ai redditi più bassi ha buone ragioni di convenienza politica” perchè, come “ha ammesso sfacciatamente Renzi, questa misura può rafforzare il suo partito democratico in vista delle elezioni europee di maggio. Ma servirà a poco per risolvere la crisi di competitività dell’Italia”, sottolinea il Ft.
Il quotidiano della City indica quindi nella riforma del mercato del lavoro uno dei possibili strumenti per migliorare la competitività del paese: “Mercoledì Renzi ha annunciato modifiche alle norme che regolano l’apprendistato e i contratti a breve scadenza; queste dovrebbero facilitare le assunzioni da parte delle aziende. Ma il premier dovrebbe andare oltre, per esempio rafforzando la flessibilità a disposizione delle aziende di fissare i propri salari, piuttosto che dipendere dai contratti nazionali”.
“Una forte spinta a riformare il mercato del lavoro renderebbe più facile agli alleati europei dell’Italia accettare un nuovo indebitamento – conclude il Ft – dimostrerebbe anche che Renzi si preoccupa di risolvere i problemi economici dell’Italia tanto quando di conquistare voti”.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 10th, 2014 Riccardo Fucile
NON TUTTI NEL CENTRODESTRA HANNO FIDUCIA NEL PREMIER
Dopo le lusinghe di alcuni commentatori di Centrodestra coma Alessandro Sallusti e Giuliano Ferrara, per Matteo Renzi arrivano anche le prime bordate.
Una la sferra questa mattina Vittorio Feltri che sul Giornale scrive:
Sei un chiacchierone di talento, questo sì, bisogna riconoscerlo. ma quando hai finito di parlare sei talmente soddisfatto di te da non avere più energie per nient’altro. E non fai un tubo. (..) I tuoi ministri ti assomigliano: belle statuine, ragazzi illusi che sia sufficiente essere investiti di una carica per dimostrare di meritarla. Finora tu e i tuoi boyscout vi siete distinti solo per la vostra assenza.Non ci siete, e se ci siete dormite. Non avete firmato un solo provvedimento di nota. (..) Ma tu Matteo, sei un politico, uno statista, un pubblicitario o un uomo marketing?
L’ex direttore del Giornale non fa sconti all’ex sindaco di Firenze:
Caro Matteo, non dirci qualcosa di sinistra e neppure di destra. Abbiamo aspettative più modeste: ci accontentiamo di un piccolo segnale, muovi un dito e rassicuraci che almeno respiri. (..) Se ti dovessimo giudicare per quanto non hai fattio al tuo esordio a capo dell’esecutivo, dovremmo dire che al tuo confronto Giulio Andreotti era un rivoluzionari e Arnaldo Forlani un sovversivo. Non possiamo affermare che la tua leadership ci faccia pena. Questo no. Però ci preoccupa. Fa sorgere la il sospetto che tu sia uno zero. Ma uno zero così tondo da apparire sciocco come la luna.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 7th, 2014 Riccardo Fucile
INTERVISTA AL CORRISPONDENTE DEL “SUDDEUTSCHE ZEITUNG”
“Meno male che Renzi aveva promesso una politica nuova. A me questa sembra una storia vecchia”. C’è tutta la severità di chi non è abituato ad avere a che fare con certi problemi nelle parole di Andrea Bachstein, corrispondente del quotidiano tedesco Sà¼ddeutsche Zeitung da Roma.
È in Italia da quattro anni, ma ancora non riesce a capire “come sia possibile che un politico inquisito non si dimetta subito”.
Un ministro e quattro nuovi sottosegretari sono indagati. Che effetto fa su uno straniero una situazione simile?
Mi stupisco ancora. Da noi certe cose sono inconcepibili. Le faccio un esempio recente: il ministro dell’Agricoltura, ed ex ministro dell’Interno , Hans-Peter Friedrich si è appena dimesso. È accusato di avere violato il segreto d’ufficio fornendo informazioni su un’indagine al partito avversario, l’Spd. Era il periodo della Grosse Koalition e l’ha fatto per impedire che al politico inquisito fosse assegnato un incarico. Eppure, quando è emerso che aveva violato la legge si è dimesso immediatamente. Certi errori non si possono fare, altrimenti ne soffre tutto il governo.
Ti sei fatta un’idea del perchè in Italia non funzioni così?
La cultura qui è molto diversa. Il caso più clamoroso è quello di Silvio Berlusconi: nonostante tutto — i processi e gli scandali — lui è rimasto sempre, sempre, sempre (lo ripete tre volte, ndr) attaccato al suo ruolo. Non so come spiegarlo ai miei connazionali, da noi i cittadini sono più severi con i politici. Non serve nemmeno un processo, basta un comportamento a rischio per perdere la fiducia.
Qui il ministro ai Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ha detto che essere inquisiti non è una ragione sufficiente per venire esclusi dal governo.
Invece certe cose vanno chiarite prima di ricevere un incarico. Chi non è completamente a posto va escluso. Al contrario qui è pieno di politici sotto processo. Magari non sono tutti colpevoli, ma non è questo punto. Vanno esclusi comunque.
Se lo aspettava dal rottamatore?
No, questo è un brutto incidente per Matteo Renzi. Non doveva succedere. Ha promesso che avrebbe guidato un governo nuovo, composto da uomini e valori diversi da quelli della vecchia politica. Non mi sembra sia così. Ho sentito ministri dire “io non mi dimetto perchè so fare bene il mio lavoro”. Sarà anche vero, ma un’indagine rimane comunque un’indagine.
Cosa si fa in Germania in questi casi?
Si salta un giro: prima ti fai processare, poi fai il ministro. Certo, va detto che i tempi della giustizia in Italia non aiutano. In Germania sono molto più rapidi e questo è un enorme vantaggio per i cittadini, che hanno diritto di sapere in fretta se votano una persona onesta o no.
Quali sono gli effetti del malcostume sul rapporto tra eletti ed elettori?
Qui ho trovato tanta gente che ha perso ogni fiducia e ora è arrabbiata. In pochi credono ancora che la politica possa cambiare. In realtà un miglioramento, rispetto a qualche anno fa, credo ci sia stato, ma poi basta uno scandalo come quello dei rimborsi nelle Regioni per rovinare tutto. Che personale mediocre, per non dire di peggio .
E infatti tre sottosegretari (Umberto Del Basso De Caro, Francesca Barracciu e Vito de Filippo) sono indagati per vicende di peculato mentre ricoprivano incarichi in Regione.
Questa è una cosa orribile. Chi è coinvolto in questi scandali per principio non dovrebbe avere la possibilità di fare politica. Qui invece fanno perfino il salto dalla Regione al governo. Il Movimento 5 Stelle ha provato a risolvere il problema candidando solo persone senza esperienza politica, ma questo crea un problema di competenze. Per migliorare le cose basterebbe così poco, basterebbe un po’ di prudenza.
Alessio Schiesari
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