Maggio 19th, 2017 Riccardo Fucile
L’ATTACCO A “LA STAMPA” SUL CASO INTERCETTAZIONI E LA RISPOSTA AL VETRIOLO DELL’EDITORIALISTA DEL QUOTIDIANO TORINESE
Tra Marco Travaglio e Mattia Feltri ci dev’essere un amore così grande che va avanti da secoli. Oggi
infatti il direttore del Fatto Quotidiano si dedica all’editorialista de La Stampa nell’ultima parte del suo pezzo che racconta le contraddizioni dei politici sulle intercettazioni: quelle su Berlusconi erano buone, quelle su Renzi sono cattive.
Poi tocca a Feltri.
Ma sentite che bella lezioncina ci impartisce Mattia Feltri su La Stampa. Prima lacrima come una vite tagliata perchè pubblichiamo un colloquio del 2 marzo, “nel giro di due mesi e mezzo”; poi spiega che si tratta di “una fuga di non notizie”, un “verbale di scarto”, robaccia. Quanto alla “non notizia”: come mai tutti i giornali, compreso il suo, ne parlano da tre giorni? Quanto all’intercettazione uscita “nel giro di due mesi e mezzo”, la pagina 2 deLa Stampa è dedicata a un’intercettazione del capitano Scafarto, spacciata per un’accusa a Woodcock con un titolo che non corrisponde a testo e neppure all’articolo. Sapete di quando è? Del 10 aprile 2017. Quindi: se il Fattopubbli ca una telefonata “nel giro di due mesi e mezzo”è una vergogna, se invece La Stampa ne pubblica una nel giro di cinque settimane è cosa buona e giusta. Non si fa prima a dire subito che le intercettazioni sgradite a Renzi sono bruttee quelle gradite a Renzi sono belle? Almeno si evitano certe figure di Stam pa.
Mattia Feltri però non la prende benissimo e oggi su Facebook risponde a Travaglio:
Questa mattina Marco Travaglio si occupa di me, nei soliti modi disonesti. E uso il termine “disonesti” sapendo di usarlo e che cosa comporta. Lo uso perchè la disonestà di stamattina ha qualche cosa di ulteriore e di imperdonabile. Lui sa (ci conosciamo, senza frequentarci, da una ventina d’anni) che sono lento all’ira e lascio passare tutto, o quasi. Ma stavolta mi sembra davvero troppo. Arrivo al punto.
Travaglio riprende il mio Buongiorno di ieri in cui criticavo l’uso del Fatto delle intercettazioni su Renzi padre e figlio. E segnala che nella stessa edizione della Stampa era pubblicata una intercettazione di Scafarto, il carabiniere collaboratore di Woodcock. Ne trae la conclusione “che le intercettazioni sgradite a Renzi sono brutte e quelle gradite a Renzi sono belle”. Lui, che mi conosce da vent’anni, mi attribuisce un servaggio a Renzi (come me lo attribuiva a Berlusconi). Ed è miserabile.
Bisogna mettere giù un paio di punti. 1) C’è una differenza fra l’intercettazione a Scafarto sulla Stampa e quelle del Fatto. Quella a Scafarto è depositata in un fascicolo e ha rilievo penale, quella fra padre e figlio Renzi non ha rilievo penale, non è stata nemmeno trascritta ma incredibilmente finisce lo stesso in redazione e in pagina. Lo stesso, ed è anche peggio, succede all’intercettazione fra Tiziano Renzi e il suo avvocato. Una folle violazione dei diritti della difesa, ma ormai è tutto buono. 2) A me non piace nemmeno la pubblicazione dell’intercettazione a Scafarto, nonostante sia una pubblicazione legittima. Lo scrivo dai tempi del Foglio (anni Novanta) e grazie al cielo continuo a scriverlo sulla Stampa perchè è un giornale che consente opinioni diverse. Ma questo Marco Travaglio non lo capisce o lo trascura. Ne riparleremo quando qualcuno scriverà sul Fatto che l’uso politico delle inchieste è criticabile. Succederà mai?
Infine, ed è la questione che mi preme di più. Travaglio sa, lo sa benissimo, che non sono renziano, come non ero berlusconiano, nè sono mai stato altro. Entro in cabina elettorale e voto e poi esco e me ne dimentico e faccio il mio lavoro. Sbaglio spesso e sbaglio con la mia testa. Non intendo passare da eroe, sono tutte cazzate di giornalisti cazzoni che pensano di essere l’ombelico del mondo. Sono un cazzone come gli altri. Poi, certo, ogni santa mattina c’è qualcuno che legge quello che scrivo e pensa di essere più intelligente dicendo che sono renziano, e l’indomani ce ne saranno dieci altri che diranno che sono antirenziano, ma fa parte delle regole dei social, dove si dice quello che si pensa ma non si pensa a quello che si dice. Pazienza. Però se lo scrive Travaglio, in modo apertamente disonesto, perchè sa benissimo che non è vero, e cioè alimentando questo clima orrido di sospetto e di calunnia, e lo fa sulla mia pelle, e mi fa passare per uomo prezzolato, io glielo dico: Marco Travaglio sei un uomo disonesto, sei molto più disonesto dei disonesti che credi di mettere al muro con la tua maschera di Robin Hood, ed è sempre Carnevale.
(da agenzie)
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Maggio 13th, 2017 Riccardo Fucile
IL GIORNALISTA E SCRITTORE E’ SCOMPARSO A 68 ANNI
E’ morto Oliviero Beha. Giornalista, scrittore, conduttore televisivo e radiofonico, aveva 68 anni. 
Lascia la moglie Rosalia e i figli Saveria, Germana e Manfredi. Beha era nato a Firenze il 14 gennaio 1949.
Ha iniziato la carriera giornalistica, occupandosi di sport, a Paese Sera, per poi passare a Repubblica che lasciò all’inizio degli anni Ottanta.
Nel 1987 approda in televisione, conducendo con Andrea Barbato la trasmissione culturale ‘Va’ pensiero”. Uno dei suoi maggiori successi è stato il programma radiofonico, su Radiouno, ‘Radio Zorro’, di cui firmerà anche una versione televisiva, ‘Video Zorro’ su RaiTre.
Tra il ’96 e il ’97 Beha è ancora in Rai con ‘Attenti a quei tre’, programma del palinsesto notturno. In seguito, torna a dedicarsi alla radio, prima con ‘Radioacolori’, poi ‘Beha a colori’.
Beha è stato anche autore di testi teatrali, saggista e poeta.
Tra i suoi libri ‘Sono stato io’ (Tropea Editore, 2004), ‘Crescete e Prostituitevi’ (Bur, 2005), ‘Indagine sul calcio’ (Bur, 2006, con Andrea Di Caro), ‘Italiopoli’ (Chiarelettere, 2007, prefazione di Beppe Grillo), ‘Dopo di lui il Diluvio’ (Chiarelettere, 2010), ‘Il calcio alla sbarra’ (Bur, 2011, insieme ad Andrea di Caro), ‘Il culo e lo stivale’ (Chiarelettere, 2012), ‘Un cuore in fuga’ (Piemme, 2014).
In molti ricordano una delle sue inchieste più famose, condotta nel 1984 insieme a Roberto Chiodi, in cui sostenevano che la partita tra Italia e Camerun del Campionato mondiale di calcio 1982 fosse stata combinata. Ipotesi, questa, per anni molto contestata
Tra il 2005 e il 2008 ha collaborato con l’Unità , e dal 2009 era editorialista per il ‘Fatto quotidiano’, sul cui sito è apparso l’annuncio della scomparsa da parte della figlia Germana: “E’ stato un male molto veloce, papà se n’è andato abbracciato da tutta la sua grande famiglia allargata di parenti e amici”.
Ci uniamo al cordoglio per la perdita di un uomo libero che in tempi di “emarginazione” della destra politica accettò il mio invito a tenere un incontro-dibattito a Genova. Già allora le persone intelligenti lavoravano per abbattere gli steccati, non per erigerli.
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Ottobre 2nd, 2016 Riccardo Fucile
LASCIANO SQUINZI E 5 CONSIGLIERI … LA PROCURA INDAGA, L’AD DEL TORCHIO COLPITO DA INFARTO
Terremoto al Sole 24 Ore. Dopo l’allarme sulle «significative incertezze» della continuità aziendale,
esplode lo scontro tra il cda dell’editrice e la Confindustria, chiamata a rafforzare il capitale della controllata in difficoltà .
Il presidente dell’editrice, l’ex numero uno di Viale dell’Astronomia, Giorgio Squinzi rassegna le dimissioni. Insieme con lui se ne vanno altri cinque consiglieri: Livia Pomodoro, Claudia Parzani, Carlo Pesenti, Mauro Chiassarini, a cui in serata si aggiunge anche Maria Carmela Colaiacovo.
È l’esito della drammatica riunione del consiglio di venerdì. In una nota firmata da Pomodoro, Parzani e Pesenti, si spiegano i motivi del passo indietro, avvenuto «anche in considerazione della irrituale richiesta avanzata dal socio di maggioranza circa la preventiva disponibilità di tutti i consiglieri a rimettere in futuro il proprio mandato su richiesta».
La bomba esplode quando il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci sostanzialmente chiede ai consiglieri di firmare una lettera di dimissioni in bianco. Apriti cielo. La più indignata appare subito Pomodoro.
Il magistrato, ex presidente del Tribunale di Milano, avrebbe definito la richiesta «offensiva oltre che irrituale». E non sarebbe stata la sola, in un crescendo di tensione. In cui, peraltro, l’ad Gabriele Del Torchio ha accusato un infarto. Operato, ora sta meglio.
Tutto nasce dalla situazione precaria dei conti del Sole, che nei primi sei mesi ha collezionato perdite per 49,8 milioni (e fan 200 da che è quotato) e con la continuità aziendale in forse: ha bisogno di risorse fresche. Anche per questo, spiega una nota diramata dal Gruppo 24Ore, il 27 settembre, Squinzi – cui in Confindustria imputano una certa distrazione di fronte alle maxi perdite degli ultimi anni – aveva riferito la disponibilità di «rimettere il mandato qualora ciò fosse funzionale ad agevolare la realizzazione dell’operazione di rafforzamento patrimoniale».
Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, il 29 settembre, assicurava l’apertura «a valutare positivamente un’eventuale operazione di rafforzamento patrimonializzazione» prendendo atto della disponibilità «a rimettere il mandato di amministratori» di Squinzi.
Ora il Sole è a un bivio, mentre la Procura avrebbe aperto un’indagine, a seguito di esposti.
Presto sarà convocata una nuova assemblea per eleggere il cda di una società in cui, disse Boccia ai suoi al momento di insediarsi, «l’azionista non ha fatto l’azionista e l’azienda non ha fatto l’azienda».
Ora Confindustria intende procedere «con la massima determinazione – commenta in un’intervista al Mattino il presidente Vincenzo Boccia – unita alla massima serenità . Di certo «il Sole è e sarà sempre un asset fondamentale per Confindustria, che ne difenderà autorevolezza e autonomia; il piano industriale che attendiamo dall’ad dovrà da subito puntare a riportare la società in utile; l’azionista sorveglierà da vicino il buon andamento del progetto di risanamento».
Secondo indiscrezioni tra gli interventi allo studio ci sarebbe anche una conversione di crediti in azioni, il che porterebbe le banche ad accomodarsi nella casa (editoriale) degli industriali.
(da “La Stampa”)
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Settembre 25th, 2016 Riccardo Fucile
ALL’ARRIVO DELLA RAGGI PARAPIGLIA TRA CINQUESTELLE E RAPPRESENTANTI DELLA STAMPA… “SOGGETTI CHE NULLA HANNO A CHE VEDERE COI PRINCIPI DEL MOVIMENTO”: MA ORMAI LA FRITTATA E’ FATTA
La sindaca di Roma prima di raggiungere il Foro Italico ha incontrato Grillo e Casaleggio. I tre si sono visti
all’Hotel Posta per un colloquio durato più di un’ora.
Al suo arrivo al Foro Italico è stata acclamata dalla folla e non sono mancati momenti di tensione con i giornalisti.
Alcuni militanti hanno gridato “buffoni” ai cronisti presenti, ne è nato un parapiglia e sono volati spintoni.
Il gruppo parlametare dei cinquestelle all’Assemblea regionale ha preso le distanze con un comunicato: “Apprendiamo dagli organi di stampa che alcuni giornalisti, cui va la nostra solidarietà , sarebbero stati insultati e strattonati da taluni isolati individui, nel tentativo di avvicinare alcuni portavoce del nostro movimento”.
Il gruppo parlamentare “prende le distanze dai colpevoli di tali gesti, soggetti che nulla hanno a che vedere coi principi e gli ideali del Movimento e con lo spirito pacifico delle nostre manifestazioni, come Italia 5 Stelle, prova ne sia la presenza di migliaia di famiglie che stanno partecipando alla festa del Foro Italico”.
“Finalmente ci riuniamo dopo un anno, tutti insieme. Per noi è importante ritrovarci, raccontare delle belle esperienze” ha detto la sindaca di Roma lasciando l’albergo dopo il colloquio con Grillo.
A chi le ha chiesto se avesse affrontato con il leader il nodo della giunta romana, Raggi ha risposto: “Sui nomi mi confronto con assessori e consiglieri”.
E ha poi aggiunto: “C’è una giunta che è al lavoro e a breve uscirà una sezione anche informativa del tipo ‘lavori in corso”.
Il nome del nuovo assessore al Bilancio? Lo dirò presto”.
(da agenzie)
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Agosto 9th, 2016 Riccardo Fucile
DEFINITE “TRIO DELLE CICCIOTELLE”, LA RETE SI INDIGNA, IL DIRETTORE CHIEDE SCUSA, MA ALL’EDITORE NON BASTA
L’editore Andrea Riffeser Monti ha deciso di rimuovere “con effetto immediato” Giuseppe Tassi, direttore del Qs Quotidiano Sportivo, per il titolo comparso sulle proprie testate che definiva “trio delle cicciottelle” le arciere azzurre Guendalina Sartori, Lucilla Boari e Claudia Mandia, che hanno concluso la gara a squadre ai Giochi Olimpici di Rio con il quarto posto.
L’editore Riffeser Monti “si scusa con le atlete olimpiche del tiro con l’arco e con i lettori del Qs Quotidiano Sportivo, per il titolo comparso sulle proprie testate relativo alla bellissima finale per il bronzo persa con Taipei” come comunica una nota del direttore personale e organizzazione della Poligrafici Editoriale S.p.a. e per questo ha deciso “di sollevare dall’incarico, con effetto immediato, il direttore del QS Giuseppe Tassi”.
La decisione fa seguito alle proteste sui social e alla lettera del presidente della Federazione Italiana Tiro con l’Arco, Mario Scarzella, al direttore de Il Resto del Carlino Giuseppe Tassi.
“Dopo le lacrime che queste ragazze hanno versato per tutta la notte, questa mattina, invece di trovare il sostegno della stampa italiana per un’impresa sfiorata, hanno dovuto subire anche questa umiliazione” aveva scritto Scarzella.
(da agenzie)
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Luglio 28th, 2016 Riccardo Fucile
L’ACCUSA A FELTRI DI ESSERE PER IL SI’ AL REFERENDUM… BELPIETRO PREPARA UN NUOVO QUOTIDIANO (SE TROVA I LETTORI)
Giampaolo Pansa lascia Libero in disaccordo col direttore Vittorio Feltri, tornato alla guida del quotidiano.
Motivo: la linea sul referendum costituzionale di ottobre, giudicata troppo tenera nei confronti del presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Ma a precedere l’addio di Pansa ci sono altri suoi colleghi.
Lunedì si è dimesso anche il vicedirettore vicario Massimo de’ Manzoni mentre si avvia verso l’uscita anche l’inchiestista Giacomo Amadori, stanco che le sue inchieste su Renzi non trovino mai spazio in pagina.
Già in fuga, invece, Davide Giacalone, approdato a Il Giornale.
L’accusa per Feltri è sempre la stessa: di essere pro-referendum da mesi e di essere schierato dalla parte del premier.
Del resto, lo stesso direttore di Libero in un’intervista al Foglio aveva detto “meglio renziano che figlio di puttana”.
In tutto questo Maurizio Belpietro, e cioè chi lo ha preceduto alla guida del giornale di Viale Majno, sta creando il suo giornale.
Il collegamento tra Libero e Renzi passa dall’editore Angelucci, molto vicino a Denis Verdini, il teorico del Partito della Nazione che ha puntellato dove necessario le riforme di Renzi in Senato.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 27th, 2016 Riccardo Fucile
“RESISTERE ALLA STRATEGIA DEL’ODIO, I GIORNALI DEVONO RIFLETTERE”
Il quotidiano francese Le Monde non solo non pubblicherà più le immagini di propaganda dello
Stato Islamico, ma anche le foto degli attentatori per evitare effetti di “glorificazione postuma“.
Ad annunciarlo con un editoriale pubblicato online è stato il direttore Jèrome Fenoglio dal titolo “Resistere alla strategia dell’odio”.
Il giornalista ha infatti spiegato che il modo di trattare l’argomento Isis è più volte cambiato nel corso dei mesi: in un primo momento il quotidiano ha deciso di non diffondere più quello che riguarda direttamente la propaganda dello Stato Islamico, ora dopo gli attentati di Nizza e Rouen, anche di evitare la pubblicità dei volti di chi ha commesso le stragi.
Sul tema in queste ore si è espresso il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella: “Non può valere in questo caso il detto the show must go on, perchè non si tratta di spettacolo bensì della vita e del futuro delle persone”.
“La battaglia contro l’odio”, si legge nell’editoriale di Le Monde, “non può essere considerata solo come una questione delle forze armate, dei servizi segreti o della politica. Questa riguarda tutte le componenti della società e in primo luogo chi costituisce il nostro panorama mediatico modificato dalla rivoluzione digitale. Senza una presa di coscienza delle industrie che controllano i social network, nuovi media di massa, sarà sempre di più difficile resistere agli effetti della strategia dell’odio. I suoi migliori alleati, voci e complottismo, sono messi oggi sullo stesso piano delle informazioni affidabili e verificate”.
Secondo Fenoglio, a essere chiamati in causa nella lotta al terrorismo, sono direttamente anche i siti e i giornali che “producono le informazioni”: “Questi non possono più esonerarsi da fare delle riflessioni. Dall’inizio del terrorismo dello Stato Islamico, Le Monde ha più volte modificato i suoi approcci all’argomento. Altri dibatti sulle nostre pratiche sono ancora in corso”.
E ha poi concluso dicendo che il cambio di approccio lo si deve innanzitutto alle vittime delle stragi che stanno travolgendo l’Europa : “La scelta di adattarsi alle pratiche di un nemico che ritorce contro di noi tutti gli strumenti della nostra modernità , è indispensabile se vogliamo rompere la strategia dell’odio, se vogliamo vincere senza rinnegarci. Lo dobbiamo a tutte le vittime dell’organizzazione criminale detta Stato Islamico. Da martedì 26 luglio lo dobbiamo alla memoria di padre Jacques Hamel, ucciso nella sua chiesa”.
Fenoglio nella sua analisi ha parlato anche di un “limite all’esercizio della critica” in una situazione generale che definisce di guerra.
“La valutazione costante e critica delle politiche di sicurezza è un imperativo democratico. L’esecutivo e le istituzioni devono poter riconoscere che, in questa lotta contro il terrorismo, degli errori possono essere commessi, dei dispositivi devono essere migliorati”.
Il riferimento è alle tante polemiche sul sistema di sicurezza nel territorio dopo gli ultimi attacchi.
E a questo proposito il direttore ha scritto: “Ci devono essere dei limiti all’esercizio della critica condotta dai partiti d’opposizione. Questi non possono far intendere che prendendo una misura miracolosa un’altra maggioranza politica potrebbe fermare la guerra contro i jihadisti”.
Per questo, ha chiuso Fenoglio, i politici hanno la responsabilità di evitare di sfruttare elettoralmente la situazione d’emergenza.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 14th, 2016 Riccardo Fucile
SEI MESI FA HA RILEVATO LE DUE TESTATE A 1 EURO… PER RIPIANARE UN BUCO DI 1,5 MILIONI CHIEDE AI DIPENDENTI UNA CASSA INTEGRAZIONE AL 70%, PENA IL LICENZIAMENTO
“Sono una che lavora, lavora e lavora”. “Pure quando sono a Roma lavoro dal mattino alla sera per contribuire ai conti economici dei miei giornali”, dice.
E infatti: da quando s’è improvvisata editore, l’onorevole Daniela Santanchè frequenta sempre meno il Parlamento. Nonostante le cure che dedica ai propri affari privati, però, i conti della sua “Visibilia” non vanno benissimo: sei mesi dopo aver rilevato Novella2000 e Visto ha deciso di mettere i suoi giornalisti in cassa integrazione, pena i licenziamenti.
Al telefono ancora si stupisce di quanto costino i giornalisti, nonostante la storica relazione con Alessandro Sallusti cui ha preferito — in ultimo — il bel principe Dimitri d’Asburgo.
Ora però gli stipendi sono diventati improvvisamente un problema. Chi non perde mai il gusto del gossip l’ha subito ribattezzato “l’effetto Dimitri”
Aveva comprato le due testate al prezzo simbolico di 1 euro da Prs (che le aveva rilevate a sua volta dal gruppo Rcs) accollandosi però 700 mila euro di debiti pregressi.
I dipendenti, una quindicina, sono così transitati da una scatola all’altra. Imbottire le pubblicazioni della pubblicità che Daniela vende a se stessa non è bastato a far quadrare i conti, e qualcosa bisogna pur fare.
Ai 15 dipendenti la Santanchè propone la cassa integrazione al 70%, prendere o lasciare. Loro non ci stanno, salgono sulle barricate.
Si arriva al muro contro muro e lei non molla un centimetro. “Non ho licenziato nessuno e non vorrei farlo adesso”, minaccia.
L’acquisizione è stata fatta con un patto di stabilità che la impegnava a non fare cambiamenti. “E’ scaduto il 30 giugno, dal primo luglio posso agire per mettere in equilibrio le testate e salvare i posti di giornalisti e grafici. Se collaborano e accettano la cassa integrazione. Meglio del licenziamento, no?”.
Il problema? “I miei dipendenti sono purtroppo troppi. Ma non è un problema solo mio, guardi quanti licenziamenti hanno fatto i grandi gruppi, da Rcs, Espresso. Io finora non ho licenziato nessuno ma non mi posso permettere di mantenere giornalisti con stipendi da 130-140mila euro l’anno, quando alcuni loro colleghi si accontentano di tre euro a pezzo, perchè queste sono le tariffe del web che ha rivoluzionato tutto. Non dico di arrivare a tanto, ma ai giornalisti chiedo di riconoscere che le cose sono cambiate, che il loro mondo non c’è più e per sopravvivere bisogna fare delle rinunce. Per avere uno sbocco, per salvare dei posti. Siccome vedono che fuori da Visibilia non c’è l’America e si parla di tagli, esuberi e licenziamenti ovunque chiedo loro di essere ragionevoli. Tra un anno, poco più, saremo tutti contenti”.
Dall’altra parte la rappresentanza sindacale chiede chiarezza sui conti e insiste: il problema non può essere il costo del lavoro, visto che le buste paga al momento dell’acquisizione erano lì da vedere, se solo l’imprenditrice Santanchè avesse voluto. Lamenta poi una serie di investimenti mancati: il piano per rilanciare Novella2000, l’idea di organizzare una mostra itinerante per l’Italia perchè “è il costume di questo Paese”.
Nessuno li ha visti, così come il progetto di uscita in formato ridotto a carta patinata. Roba che costa mentre qui si risparmia, puntando sul web dove non ci sono costi di stampa e di carta. “E’ lì che stiamo concentrando gli sforzi”, spiega l’imprenditrice parlamentare.
“Su Novella il Corriere non aveva mai fatto il web e lei sa quanto tira il gossip in rete, abbiamo debuttato il 9 febbraio su Internet e oggi abbiamo circa 3 milioni di pagine viste e un milione di utenti in esclusiva. Abbiamo fatto “Ciack Generation” per intercettare gli appassionati di serie. Insomma stiamo cercando di intercettare la domanda del mercato alle condizioni del mercato. Sono una che lavora, lavora e lavora. Lo riconoscono tutti, tolto quando sono a Roma e pure quando sono lì lavoro dal mattino alla sera per contribuire ai conti economici dei miei giornali”.
Lo si vede dall’indice Openpolis sull’attività parlamentare: le sue presenze non vanno oltre il 27% e per produttività è in fondo alla classifica: 622esima su 630 deputati.
In tre anni di legislatura, per dire, la Santanchè ha collezionato un solo disegno di legge, un’interrogazione, due emendamenti.
Effetto Dimitri, a carico dei contribuenti.
Thomas Mackinson
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 12th, 2016 Riccardo Fucile
DA CARDINI A ISNENGHI, CRITICHE TRA GLI INTELLETTUALI DI DESTRA E DI SINISTRA
Il Mein Kampf venduto in edicola? Un errore. Un passo falso. Un’operazione spregiudicata e ambigua. 
La comunità degli studiosi resta per larga parte perplessa dinnanzi all’iniziativa editoriale del “Giornale”.
E non c’entrano il colore politico, la storia personale o la geografia ideale, che avvicinano o allontanano dal quotidiano della destra.
C’entra invece una ragione culturale profonda, che si chiama filologia. E ha a che fare con la natura del testo, e con il suo carattere esplosivo.
Si vuole fare un’operazione pedagogica – come dichiara il direttore Sallusti nel suo editoriale – ossia inoculare nei lettori l’antidoto al virus antisemita che soffia in Europa e in Medioriente?
E allora sul testo occorre lavorare. «Fare come hanno fatto in Germania, un’edizione critica con più di 3.500 note e migliaia di pagine, perchè più pericoloso è un testo più ha bisogno di filtri critici», dice Alessandro Campi, professore di storia del pensiero politico e recente curatore del diario di guerra di Mussolini.
«E se è un’operazione impraticabile perchè impegnativa e costosa, meglio rinunciarvi. Ma è sbagliato diffondere un testo che è quello pubblicato da Bompiani nel 1938, seppure accompagnato da una introduzione di condanna».
A firmare l’introduzione è Francesco Perfetti, autore di saggi sul nazionalismo ma ancora più famoso nella sua veste di attivo militante neorevisionista, impegnato negli anni Novanta nella riscrittura della storia novecentesca in funzione del centro-destra arrivato al governo.
È Perfetti a ribadire il valore di antidoto del Mein Kampf, la cui «lettura dovrebbe vaccinare dalle tossine ideologiche» del nazionalsocialismo.
«Ma anche questa concezione omeopatica dei testi pericolosi rischia di diventare una vuota formulazione retorica », obietta Campi.
«Il rischio vero è che invece possa solleticare quelle frange lunatiche che sono attratte dalle perversioni del Novecento, dal lato oscuro del secolo e dai suoi simboli maledetti».
Mario Isnenghi, studioso dei luoghi simbolici della storia, è ancora più severo. «Questa operazione massmediologica segna uno spartiacque tra un prima e un dopo. Anche nella storia ci sono delle “zone di rispetto”, come nella religione o nella geografia militare. Di fronte a certi territori molto insidiosi, si mandano avanti gli specialisti proprio perchè c’è il pericolo di inabissarsi nella palude.
Il “Giornale” ha preferito saltare qualsiasi mediazione e lanciare il Mein Kampf a un pubblico molto ampio nella traduzione che ne fece il fascismo. Con quale rischio? Risvegliare il can che dorme, che non è più il vecchio nazista in camicia bruna, ma uno nuovo che indossa camicie di colore diverso ma che contraddice le “zone di rispetto”».
Se oggi solleva perplessità l’iniziativa del “Giornale”, peraltro all’indomani della legge che trasforma il negazionismo in reato, non accadde lo stesso quando uscì l’edizione del Mein Kampf curata da Giorgio Galli per una piccola casa editrice di sinistra, Kaos.
«No, non ci furono reazioni ostili, tranne quelle del governo bavarese che ci interpellò per una questione di diritti», racconta ora l’insigne politologo, studioso del rapporto tra nazismo ed esoterismo.
«Francamente non capisco il clamore di oggi. Penso che si tratti di un lancio promozionale per aumentare le tirature del “Giornale”: il nazionalsocialismo è un fenomeno tragico che continua a suscitare grande interesse».
Nessuna strizzata di occhi alla galassia nera della destra, come lamenta oggi il Pd? «Ma no, la collana del “Giornale” prevede anche un saggio serio e assai critico come Hitler e il Terzo Reich di William Shirer. Quanto ai ballottaggi elettorali, escludo che a Milano Stefano Parisi possa vincere grazie al Mein Kampf. Mi sembra una sciocchezza».
Pur critici verso Hitler in edicola, nessuno invoca censure, al contrario.
«I libri vanno sempre letti, soprattutto quando hanno segnato il corso della storia», dice Franco Cardini, apprezzato medievista con simpatie per la destra.
«Sono convinto che la lettura del Mein Kampf possa essere utile. Ma il problema è nell’operazione editoriale. Mi sembra inopportuna, probabilmente dettata da una strategia di marketing con lo scopo di aumentare le vendite. Ne è valsa la pena? Io credo di no».
Simonetta Fioria
(da “La Repubblica”)
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