Marzo 13th, 2011 Riccardo Fucile
LA STESSA RAGAZZA ITALOTUNISINA, CONCORRENTE DEL GF11, E’ ANCHE DESTINATARIA DI UN BONIFICO DEL PREMIER DI 40.000 EURO… “CHE MERDA CHE E STATO” ED ESPLODE LA RABBIA DI CHI AVREBBE VOLUTO ESSERE RACCOMANDATA AL SUO POSTO
Le ragazze che hanno partecipato alle feste di Arcore aspirano a essere protagoniste nei reality e quando, accendendo la tv, scoprono che un’altra pretendente è riuscita ad entrare nella casa del Grande Fratello, mostrano tutta la loro rabbia.
«L’ha messa lui, lui l’ha detto, l’aveva già detto», si lamenta Iris Berardi, la 19enne modella brasiliana, in un’intercettazione, che l’Ansa ha potuto consultare, presente negli atti allegati alla richiesta di processo per Silvio Berlusconi per il caso Ruby.
Al telefono, lo scorso 11 gennaio, Iris chiede ad Aris Espinosa: «Hai visto il Grande Fratello?».
Aris: «So che è entrata la Valentina».
Si tratta di Valentina Costanzo, 25 anni, italo-tunisina, concorrente del GF 11. La stessa ragazza che, secondo gli accertamenti bancari effettuati dagli investigatori, avrebbe ricevuto dal presidente del Consiglio un bonifico di 40 mila euro.
Dell’ingresso di Valentina nel reality Iris parla anche il giorno prima al telefono con Imma De Vivo, una delle due gemelle dei presunti festini a luci rosse, proprio mentre stanno guardando la trasmissione.
La brasiliana sbotta: «Io sono andata a fare due casting vaffa… (…) e ne entrano altri 2 come all’Isola che ne entrano 4 grazie a lui».
E la De Vivo: «Ma pensa che l’altra sera, quando ero da lui, lui ha detto: “Accendete lunedì sera che entra la Valentina”».
Il giorno dopo Iris e Aris sono furiose per la «scelta» e la Espinosa non lo nasconde affatto: «Ma dai ma non si può, tu lo volevi fare amo?».
E la Berardi: «Infatti dai, che mer… che è stato … e sta qua chi se l’inc….».
E l’altra continua: «Che brutta (…) poi dico, non l’ho più vista lì … cioè boh, come ca… ha fatto?».
E Iris spiega come sono andate le cose: «Amo, l’ha messa lui (…) sai quella sera che tu non sei voluto venire e che io sono andata? L’aveva detto che le aveva messe, tra l’altro aveva detto che ne aveva messe due, quindi una è lei e l’altra (…) o non l’ho riconosciuta o ancora non è entrata».
Poi aggiunge: «Quando fa così è veramente uno str….».
Aris, nonostante tutto, ha ancora delle «mire»: «Io voglio stare per quel programma lì di cucina».
E Iris: «Amo e rompigli i co… se non gli rompi i co… non (…) devi fare come fa la Mari che lo chiama tutti i giorni quando vuole».
Aris, allora, chiarisce che prima deve fare un intervento chirurgico e che poi «quando sarò bella a posto amo farò tutto, non hai capito che farò tutto (…) cioè ti stuferai di vedermi ti verrà la nausea perchè farò tutto».
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Marzo 10th, 2011 Riccardo Fucile
I DATI DELL’OSSERVATORIO DI PAVIA NON DANNO ADITO A DUBBI: NAPOLITANO SOLO 169 MINUTI, BERSANI UN MISERO 70 MINUTI, CASINI 54, FINI 48, DI PIETRO 25 MINUTI… L’INFORMAZIONE MONOPOLIZZATA DAGLI UOMINI DEL PDL, PER NON PARLARE DEI VIDEOMESSAGGI ALLA BIN LADEN
Silvio Berlusconi invade i tg Rai. 
Il servizio pubblico non garantisce più il pluralismo politico attraverso i suoi telegiornali.
E’ il risultato del monitoraggio di Tg1, Tg2 e Tg3 fatto dall’Osservatorio di Pavia nel mese di gennaio: il presidente del Consiglio ha totalizzato 6 ore e quaranta minuti di presenza in video, tutti gli altri leader politici messi insieme hanno la metà del suo tempo.
Il Presidente della Repubblica Napolitano ottiene solo 169 minuti nei tg di Stato, contro i 402 minuti del premier.
Il presidente del Consiglio risulta primo in ogni classifica e distanzia clamorosamente tutti gli altri leader politici.
Questo primato vale per i tg del prime time, per l’insieme dei telegiornali per il tempo di parola e per il più ampio tempo di antenna.
In tutti i telegiornali Berlusconi ha un tempo totale di oltre 400 minuti, contro i 72 di Bersani, i 54 di Casini, i 48 di Fini e i 25 di Di Pietro.
Questi dati non tengono conto dei conteggi relativi ai videomessaggi e agli audio messaggi sui quali l’Agcom dovrebbe presto pronunciarsi, soprattutto in ordine alla loro natura pubblicitaria o informativa.
Roberto Rao, capogruppo Udc in Vigilanza, legge con allarme i dati dell’Osservatorio.
“Non ci scandalizza che il tg1 di Minzolini sia governativo. Al di là dello spazio garantito alle opposizioni e ai minuti dati a Berlusconi, a impressionare è il fatto è che nei tg ci sono ormai tutte le voci del Pdl”, segnala Rao “da La Russa a Gasparri, da Cicchitto a Frattini, i tg Rai danno uno spazio abnorme alla maggioranza”.
E’ la democrazia secondo Silvio.
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Marzo 8th, 2011 Riccardo Fucile
LA CONDUTTRICE FU DISCRIMINATA: IL TRIBUNALE DEL LAVORO HA RIGETTATO IL RECLAMO RAI CONTRO L’ORDINANZA CHE NE AVEVA DISPOSTO IL REINTEGRO NELLE MANSIONI DI CONDUTTRICE DEL TG1 E DI INVIATA PER I GRANDI EVENTI
Anche l’ordinanza collegiale, come già quella del precedente Giudice, avrebbe ravvisato, secondo gli avvocati, sia la lesione della professionalità della giornalista sia la discriminazione da lei subita: “Sussistono elementi indiziari che convergono univocamente nel far ritenere che lo spostamento della lavoratrice dalle mansioni di conduttrice di telegiornale sia da addebitare più che ad effettive esigenze organizzative ad una volontà ritorsiva posta in essere dai vertici della redazione al fine di sanzionare il dissenso manifestato dalla giornalista nei confronti della linea editoriale impressa al telegiornale dal direttore”.
Ora la Rai “non ha più alcun appiglio per non eseguire la decisione del Giudice”, hanno fatto notare ancora i legali della giornalista avvocati Domenico e Giovanni Nicola d’Amati: “se sarà necessario, chi si è ostinato nella mancata esecuzione dell’ordine del Tribunale sarà chiamato a risponderne personalmente nelle sedi competenti”.
“Le decisioni dei giudici si rispettano e si applicano anche quando non si condividono”, ha detto il consigliere di amministrazione Rai di minoranza Nino Rizzo Nervo.
“E questo vale ancor di più in un’azienda a intero capitale pubblico e concessionaria di un pubblico servizio per evitare ulteriori danni economici derivanti dalla mancata esecuzione di un’ordinanza”.
Adesso che, rileva ancora il consigliere del Cda “anche il Tribunale in composizione collegiale ha respinto il ricorso della Rai, Tiziana Ferrario deve essere reintegrata con la massima urgenza”.
Rizzo Nervo annuncia che è quanto chiederà giovedì in Consiglio di amministrazione che, “a propria tutela, dovrà impegnare, se fosse necessario anche con una delibera, il direttore generale in tal senso. L’ordinanza del Tribunale di Roma, sezione del lavoro, pone infine — cocnlude il consigliere di amministrazione — un problema che il Cda non potrà ignorare: la responsabilità personale di quei dirigenti che per aver agito, come si legge nelle motivazioni, ‘con volontà ritorsivà hanno esposto l’azienda a vertenze giudiziarie determinando un danno concreto e accertabile”.
La verità è che l’arroganza di Minzolini e Masi di volersi circondare solo di giornalisti in linea con il centrodestra, sta producendo solo disastri, identificando il governo in un regime dove chi dissente viene eliminato.
Sinceramente cosa abbia di liberale questo esecutivo è ormai oscuro a qualsiasi osservatore neutrale.
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Marzo 4th, 2011 Riccardo Fucile
C’E’ PURE L’OPZIONE PER UN TERZO ANNO: FINIRA’ CHE FERRARA DURERA’ PIU’ DEL SUO PADRONE…INIZIA IL 14 MARZO “QUI RADIO ARCORE”, LA PROSECUZIONE DELLA TV DI REGIME DOPO IL TG1 DI SCODINZILINI
Qui Radio Londra, il nuovo format del direttore del Foglio, inizia le trasmissioni il 14 marzo.
Il giornalista guadagnerà tremila euro a puntata
Giuliano Ferrara completerà la legislatura, Silvio Berlusconi chissà .
Il direttore del Foglio firmerà un contratto di due anni (e l’opzione per il terzo) con la Rai: Qui Radio Londa inizierà tra due settimane e finirà a marzo 2013, nei giorni di campagna elettorale salvo dimissioni e ribaltoni a Palazzo Chigi.
Ferrara può prolungare al 2014 il suo editoriale quotidiano, per centinaia di serate avrà l’ultima parola in coda al Tg1 di Augusto Minzolini.
La burocratica Rai con l’Elefantino ha scoperto un’efficienza che mancava da tempo: l’incontro di ieri a viale Mazzini è durato pochi minuti, però, il servizio pubblico investe su Ferrara per i prossimi tre anni e per circa 1,5 milioni di euro.
Qui Radio Londra sarà in onda per cinque giorni a settimana dal lunedì al venerdì, senza pubblicità (e dunque senza ricavi per la Rai) appena si chiude la sigla del Tg1.
Per ogni puntata l’ex ministro berlusconiano guadagnerà poco più di 3 mila euro lordi e, calcolando che le serate saranno oltre 150 l’anno, l’ingaggio annuale sarà di 500 mila euro.
Il compenso di Ferrara è inferiore al minimo garantito di Bruno Vespa, in linea con lo stipendio di un responsabile di rete, ma è un’enormità rispetto a Travaglio e Vauro che lavorano per Annozero senza contratto da sei mesi.
In un’azienda piegata da tagli e crisi, per nessuno è facile strappare un accordo triennale e avere carta bianca per un programma sperimentale con il rischio che sia un fallimento.
Il direttore generale Masi per Ferrara ha superato se stesso: studi pronti in un attimo, via vecchie scenografie, trattativa comoda e Cda all’oscuro di tutto, nonostante il palinsesto sia stato approvato cinque settimane fa.
Per spiegare il significato dell’avvento di Ferrara basta citare il caso di Lucia Annunziata: il suo speciale sul Potere, un settimanale di sei puntate, da mesi avanza e arretra nei progetti di viale Mazzini.
E mentre Qui Radio Londra è al via, l’Annunziata aspetta: “Il mio programma doveva già partire a ottobre. La data prevista è ora il 28 marzo, ma il dg non ha firmato ancora la scheda di programma. Non si capisce per quale motivo”. E c’è una differenza tra Ferrara e l’Annunziata: Potere impegna Rai3 per sei settimane, Ferrara occuperà uno spazio sensibile di Rai1, tra il telegiornale più seguito e il varietà per le famiglie.
L’Elefantino avrà quel pezzetto di palinsesto che fu del Fatto di Biagi e che da sempre Berlusconi guarda con attenzione.
L’Annunziata racconta un episodio inedito di qualche anno fa: “Quando ero presidente Rai (dal marzo 2003 al maggio 2004, ndr), mi svegliarono alle 4 di mattina spiegandomi che c’era l’accordo su chi affidare lo spazio dopo il Tg1: una settimana a Vespa e una settimana a Ferruccio de Bortoli, che era stato allontanato dal Corriere da Berlusconi.
Un’intesa raggiunta — spiega la conduttrice di In mezz’ora — dopo una lunga trattativa, che mirava a garantire il massimo di equilibrio. Poco prima del Cda, però, un consigliere mi disse che era stato a Palazzo Chigi e che lui gli aveva detto che non avrebbe mai consentito a chi gli aveva messo contro il Corriere della Sera di avere quella visibilità . L’accordo saltò e lo spazio fu affidato a Pierluigi Battista”.
Ora il vento è diverso e l’equilibrio vale zero.
La nuova Rai con Ferrara, Vittorio Sgarbi e Bruno Vespa in prima serata sarà un bottino per Mauro Masi da spendere con il Cavaliere per decidere la sua prossima destinazione, una poltrona nei Cda di enti pubblici come Eni, Enel, Terna e Finmeccanica che saranno rinnovati ad aprile.
Ieri Masi è stato ricevuto a Palazzo Chigi, ufficialmente per illustrare le dirette Rai per i 150 anni dell’Unità d’Italia che cominciano il 16 marzo con un evento al Quirinale.
Ma nemmeno per le celebrazioni di rito c’è posto per volti sgraditi: sarà Vespa con Pippo Baudo a raccontare ai telespettatori com’era l’Italia e com’è oggi.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 3rd, 2011 Riccardo Fucile
ANCORA MINORENNE, OSPITE PAGATA DI CHIAMBRETTI…PER LA GIOVANE MAROCCHINA UNA CORSIA PREFERENZIALE ANCHE NELLE EMITTENTI DEL PREMIER…IL RUOLO DELL’IMMANCABILE EMILIO FEDE E LA STRANA FINE DELLA SUA SCORTA
Esiste un rapporto tra un programma Mediaset, il Chiambretti night, e Ruby-Karima.
Al format del Biscione, la marocchina sarebbe stata ospite, più volte, e anche pagata.
Ma c’è un problema che dimostra come alla ragazza scappata dalle comunità e dalla famiglia, sembra essere stato garantita una corsia preferenziale dalle emittenti di proprietà del presidente del Consiglio.
Quando si entra negli studi televisivi, infatti, si lascia un documento.
O, comunque, si viene identificati.
E che cosa racconta Ruby, oltre quello che già sappiamo?
L’assistente sociale P. G. ricorda che il 7 giugno la diciassettenne le chiede di essere “inserita in una comunità di Milano, perchè lavora in città “.
P. G. aggiunge che “la ragazza mi chiese di essere collocata della città perchè lavorava in un bar e inoltre per il “Chiambretti night” tre volte alla settimana”.
Ad E. G. altra assistente sociale, dice: “Ci parlò in particolare delle sue frequentazioni a Villa San Martino di Arcore, della sua conoscenza con Lele Mora ed Emilio Fede, dei suoi contatti con Mediaset”.
E ai pm racconta: “Quando ho ripreso i contatti con Mora, questi mi ha fatto lavorare sia al Chiambretti night, sia in sfilate di moda”.
Ruby, dunque, entra in un programma Mediaset.
E a differenza di quanto dice, non è che ci lavora davvero, ma viene fatta accomodare tra il pubblico.
Sembra che nelle settimane scorse, alcuni dirigenti televisivi abbiano controllato:
Ruby c’era, eccome. Almeno quattro volte.
È stata pagata? L’ha portata Mora, l’ha aiutata Emilio Fede ad entrare?
Ruby spiega che a spingerla a Milano è stato proprio il direttore del Tg4: “Ci disse che abitava in Sicilia – prosegue nel ricordo l’assistente sociale – che aveva partecipato a un concorso di bellezza dove aveva raccontato la sua storia… Emilio Fede rimase così colpito da dirle :”Se vuoi far televisione io ti posso aiutare””.
I detective troveranno il filmato della manifestazione (era il 3 settembre 2009), con Fede che sottolinea la storia della minorenne Karima, nata nel novembre 1992.
Il direttore è spesso al centro dell’inchiesta.
Come si sa è lui che viene accusato di aver portato Ruby la prima volta ad Arcore e, qualche settimana fa, in diretta, se la prese con il suo ex caposcorta, Luigi Sorrentino, minacciandolo di querela perchè aveva parlato di ragazze in babydoll rosso durante la festa di San Valentino del 2010 ad Arcore.
Ma c’è di più.
Che cosa ha detto Sorrentino nel verbale?
“Io sino all’aprile 2010 ero inserito nell’apparato fisso di sicurezza del direttore”, dice. Per circa tre anni. Con lui c’erano i colleghi P. e B., i quali non parlano. Strana storia, la loro.
Scortavano Fede a Milano Marittima, è scoppiato l’airbag della macchina ed entrambi sono “in cura da uno psicologo” e ora non ricordano nulla delle serate ad Arcore.
E come mai Sorrentino non è stato più la scorta di Fede?
“La mia rimozione dal servizio si è verificata a seguito di una discussione avuta una sera dopo averlo accompagnato in un ristorante. Poichè pioveva e faceva anche freddo, io e i miei colleghi ci siamo tutti e tre messi in macchina. A un certo punto, Fede è uscito, io immediatamente mi sono portato presso di lui, però ho subito capito che si era contrariato del fatto che noi non eravamo rimasti fuori in piedi ad aspettare che uscisse. Lo abbiamo accompagnato poi a casa sino all’ascensore, in quel frangente il signor Fede era in compagnia di due sue amiche e mentre eravamo in attesa dell’ascensore lui fece la battuta: “Vedi come mi scortano bene queste persone”. Lui aggiunse che avrebbe immediatamente chiamato il generale per comunicare che l’apparato di sicurezza non aveva funzionato. Il giorno dopo venni rimosso”.
Un altro pilastro accertato dall’inchiesta è che le parentele di Ruby con Hosni Mubarak (a differenza di quanto dichiara ancora oggi il presidente del Consiglio), erano false.
E la questura se ne è accorta subito.
La verità emerge da un verbale sinora in parte segreto, quello di Ivo Morelli, e cioè il superiore della poliziotta (Giorgia Iafrate) che affidò la minorenne marocchina a Nicole Minetti.
“La minore – ricorda Morelli – sin dai primi accertamenti non risultava imparentata a Mubarak, ma si trattava di una cittadina marocchina scappata da una comunità di Messina”.
Ieri sera, intanto, è scattata una bonifica nella sede Fli di Milano per vedere se, come prospettava il padre della starlette Barbara Guerra in una telefonata intercettata, vi erano state collocate microspie.
Piero Colaprico e Emilio Randacio
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
GOVERNO ITALIANO VILE, L’UMANITA’ DI BOSSI: “I PROFUGHI? LI MANDIAMO IN EUROPA”… LE PROTESTE CONTRO GHEDDAFI DILAGANO NEL MONDO ARABO E A MALTA LA RESISTENZA LIBICA BRUCIA LA BANDIERA ITALIANA: “SIETE COMPLICI DI GHEDDAFI”
Piovono bombe dal cielo di Tripoli.
Si fa sempre più cruenta con il passare delle ore la repressione del regime contro i manifestanti che da giorni protestano chiedendo le dimissioni di Gheddafi.
Alcune fonti parlano di nuovi raid di aerei sulla folla e mercenari che sparano sui civili.
Il presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Comai) Foad Aodi, che è in costante contatto, da Roma, con alcuni testimoni in Libia, parla di oltre mille i morti solo nella città di Tripoli.
«Manca l’energia elettrica e i medicinali negli ospedali», ha riferito ancora Aodi, che ha rivolto un appello al governo italiano affinchè si mobiliti «per un aiuto economico e con l’invio di medicinali in Libia. Il governo non rimanga in coma, sordo e cieco, alla rivoluzione che è in atto in queste ore».
Per discutere della crisi in Libia oggi si riunirà il Consiglio di sicurezza dell’Onu.
Il segretario Ban Ki-moon ha spiegato di aver parlato con Gheddafi e di averlo esortato alla moderazione. «L’ho invitato a rispettare pienamente i diritti dell’uomo, la libertà di assemblea e di parola», ha spiegato Ban, specificando di aver discusso con il Colonnello per 40 minuti.
Anche la Lega Araba, a livello di ambasciatori, ha convocato per oggi pomeriggio una riunione straordinaria per discutere della situazione in Libia. Due giorni fa il rappresentante di Tripoli presso l’organismo panarabo ha rassegnato le dimissioni per protestare contro la violenta repressione dei manifestanti.
Con le frontiere chiuse ai giornalisti, la situazione interna alla Libia resta un rebus.
Secondo l’International Federation for Human Rights (IFHR), una ong con sede a Parigi, sono circa una decina le città in mano agli insorti.
Oltre a Bengasi, dice Ifhr, i ribelli hanno preso il controllo di Sirte e Torbruk oltre che di Misrata, Khoms, Tarhounah, Zenten, Al-Zawiya e Zouara.
A causa degli scontri di questi giorni è andata distrutta la pista dell’aeroporto di Bengasi, seconda città della Libia, e gli aerei passeggeri non sono dunque in grado di atterrare nello scalo.
Gheddafi nella notte è ricomparso a Tripoli: ha parlato e si fatto riprendere dalla tv per smentire le voci di una sua fuga in Venezuela.
Appena 22 secondi di apparizione, la prima da quando è scoppiata la rivolta.
La repressione è dura e sanguinaria, con Tripoli bombardata e centinaia di morti.
Ma ad una settimana esatta dall’inizio delle manifestazioni di protesta ci sono anche i segni dello sgretolarsi del regime sotto il peso dell’insurrezione popolare, con voci di militari che passano dalla parte dei rivoltosi e le defezioni dei diplomatici a macchia d’olio.
Il giornale Libia al-Youm parla del capo di stato maggiore dell’esercito, Abu-Bakr Yunis Jabir, agli arresti domiciliari dopo essere passato dalla parte dei rivoltosi, sembra però confermare lo scollamento all’interno delle forze armate.
Fino alla notizia della diserzioni di due cacciabombardieri Mirage libici atterrati a Malta: i piloti libici a bordo hanno raggiunto l’isola senza il permesso delle autorità maltesi dopo essersi rifiutati di eseguire l’ordine di sparare sulla folla. Defezioni a macchia d’olio invece per i diplomatici libici nel mondo: dopo le dimissioni ieri dell’ambasciatore di Tripoli presso la Lega Araba, ha lasciato la delegazione libica all’Onu e il numero due della missione Ibrahim Dabbashi ha invocato un intervento internazionale contro quello che ha definito «un genocidio».
Ma anche diplomatici in Cina, Regno Unito Polonia, India, Indonesia, Svezia e Malta, hanno abbandonato la nave di Gheddafi: il chiaro segnale che se questa non sta affondando è quantomeno alla deriva.
Per quanto riguarda l’Italia, continua la posizione ambigua del nostro governo che pare interessato più a tutelare i traffici economici che la vita dei libici.
Frattini pensa solo all’incubo profughi, se li fa fuori Gheddafi insomma è meglio.
Non a caso un parola chiara in senso umanitario è stata detta oggi dal capo della feccia leghista: “Profughi? Se arrivano li mandiamo in Francia e in Germania”.
Gran senso umanitario come sempre, mentre Gheddafi ogni tanto appare e rilascia brevi dichiarazioni collegandosi al sito libico dei promotori della Libertà o ai convegni di Pionati, in puro stile berlusconiano.
Finirà che chiederà asilo politico ad Arcore: almeno il Bunga bunga è assicurato.
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Febbraio 15th, 2011 Riccardo Fucile
IL TG MEDIASET A 6 MILIONI DI TELESPETTATORI CONTRO I 5,8 DELLA RAI…MINZOLINI STA DECRETANDO LA MORTE DEL TG1
Il Tg5 delle 20, due sere fa, ha battuto il Tg1 nella gara degli ascolti.
Senza un evidente motivo, il telegiornale di Mediaset ha avuto uno share commerciale del 23,37% con 6 milioni di telespettatori, mentre quello di Augusto Minzolini ha totalizzato il 22,05% con 5 milioni 899 mila telespettatori.
Il sorpasso sorprende ancora di più se si guardano le statistiche di domenica scorsa quando il tg diretto da Clemente Mimun aveva tenuto davanti agli schermi 5.527 telespettatori (share 20,65%), contro i 6.497 (24,36 di share) della prima rete Rai.
Il 23.37% del tg di Canale 5 contro il 22.05% del Tg1 è un dato senza precedenti che impone una profonda riflessione alla Rai.
È impensabile che un patrimonio informativo come quello del primo telegiornale del servizio pubblico finisca dilapidato in una preoccupante caduta libera di ascolti.
I numeri degli altri programmi della serata dimostrano che il problema riguarda specificatamente il tg di Minzolini.
Fuoriclasse, la fiction di Rai1, con protagonista Luciana Littizzetto, ha battuto la concorrenza, sfiorando i 6 milioni di telespettatori (5.905.000, con il 19,90% nel primo episodio, scesi a 5.534.000 (-21,91% – nel secondo).
Su Raitre, Che tempo che fa, con Fabio Fazio che la domenica ha tra gli ospiti fissi proprio la Littizzetto ha avuto 5 milioni 158 mila spettatori e il 17,04%.
Dal lato della concorrenza, Amici su Canale 5 è stato seguito da 4 milioni 115 mila spettatori, 18,60%.
Appena tornato, Affari Tuoi, su Rai1, ancora condotto da Max Giusti, ha avuto 6 milioni 57 mila spettatori (19,80%), battendo Striscia la domenica di Canale 5, 4.171.000 (13,82%).
Quindi il problema non sono in generale i programmi Rai, ma specificatamente il Tg di Scodinzolini.
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Febbraio 13th, 2011 Riccardo Fucile
VEDERE QUEL MINISTRO COMPORTARSI COME UN TEPPISTA DI STRADA MI HA FATTO PROVARE VERGOGNA E SCHIFO PER DOVE SONO RIMASTO PER TROPPI ANNI
Adesso ve lo dico per come me la sento, senza compromessi, senza peli sulla lingua.
Voi potete non crederci, ne avete tutta la facoltà e tutto il diritto.
Potete anche prendermi a sberleffi: me li prenderò tutti, senza fiatare.
Perchè me li merito quasi tutti.
Vedendo le immagini di Ignazio La Russa (è ancora un ministro della Repubblica?) prendere a calci il giornalista di Annozero Corrado Formigli che tentava di fargli una domanda sul bunga bunga berlusconiano e sulle prostitute minorenni ho pensato di getto: finalmente sto da un’altra parte, finalmente sto dalla parte giusta.
Vedere quel ministro comportarsi come un teppista di strada mi ha fatto provare schifo e vergogna per dove sono stato, volente o nolente poco importa, per tanti anni, troppi anni.
È stato un pensiero di liberazione personale e psicologica.
Potete non crederci e io al posto vostro, forse, non ci crederei, ma la spaccatura culturale e antropologica all’interno della destra italiana non è roba di qualche mese fa.
C’era chi stava altrove anche stando lì dentro.
C’era chi si era illuso che tutto poteva essere cambiato, migliorato.
Non era vero.
È stato un grandissimo errore umano prima che politico.
Ne siamo usciti con un urlo di liberazione.
Finalmente possiamo vedere Ignazio La Russa con gli occhi di chi può dire: io non c’entro, io non c’entro più con quella gente.
Filippo Rossi
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Febbraio 12th, 2011 Riccardo Fucile
LA RICHIESTA DEI PM DI MILANO RIPORTA SUI MEDIA INTERNAZIONALI L’ANOMALIA ITALIANA E IL DEGRADO DELLA POLITICA NEL NOSTRO PAESE… SONDAGGIO WSJ: L’80,3% PER LE DIMISSIONI DEL PREMIER
“Il processo che promette di imbarazzare perfino il primo ministro italiano”. Cioè un uomo che fino ad ora non è sembrato in imbarazzo davanti a nessuna delle accuse e delle critiche che gli sono state mosse, dalla corruzione al conflitto di interessi, dall’inefficienza del suo governo ai festini con escort, minorenni e vallette.
Così l’Economist racconta l’ultimo capitolo nella storia di Silvio Berlusconi, lasciando intendere che potrebbe diventare l’ultimo per davvero: ossia un problema insuperabile per la sua sopravvivenza politica.
E l’impressione che la richiesta dei magistrati milanesi di rinviare a giudizio il leader del Pdl sia la goccia che fa traboccare il vaso è condivisa oggi dalla maggioranza dei media internazionali.
I maggiori giornali stranieri, così come le più importanti reti televisive, dalla Bbc a Sky alla Cnn, dedicano lunghi servizi agli sviluppi della vicenda.
Il Wall Street Journal, maggior quotidiano finanziario americano, ha una pagina sulla richiesta di processare Berlusconi: un lungo articolo nota che, se il premier sarà incriminato, si tratterà del quarto procedimento giudiziario in cui si ritroverebbe imputato nei prossimi mesi, e aggiunge che il processo per concussione e induzione di un minore alla prostituzione può in ogni caso “destabilizzare” la sua fragile maggioranza di governo.
Il Wall Street Journal pubblica sul proprio sito anche un sondaggio: l’80,3 per cento dei rispondenti dicono che Berlusconi dovrebbe dimettersi, il 19,7 per cento dicono che deve restare al suo posto.
“Silvio Berlusconi mostra di non comprendere la differenza che intercorre tra il tornaconto personale e il dovere nei confronti del pubblico. Egli abusa la sua carica politica per i suoi fini e sfida chiunque a fermarlo: è da tempo passato il momento in cui questa farsa avvilente e distruttiva arrivi a una fine”. E’ la conclusione di un durissimo editoriale del Times di Londra – titolo: ‘Abuso di potere’ – dedicato alle vicende giudiziarie del presidente del Consiglio italiano.
“La volgarità – prosegue il quotidiano conservatore – è sempre stata una componente distintiva della sua avventura politica, ma un procedimento penale è un’aggiunta che oltrepassa l’ordinario squallore. Dovrebbe essere superfluo affermarlo, ma Berlusconi è distante dalla consapevolezza quanto lo è dal decoro, quindi ribadiremo l’ovvio: la sua condotta è incompatibile alla carica istituzionale che ricopre quindi dovrebbe dimettersi immediatamente”. Per il Times, poi, l’incompatibilità di Berlusconi non deriva solo da questioni di affari interni, per i quali “gli amici dell’Italia dovrebbero restare in silenzio”. “Berlusconi, oltre a degradare la politica nazionale, ha infatti ricoperto di vergogna la diplomazia”.
Segue un lungo elenco di ‘gaffe’ dall’Obama abbronzato a il gesto del mitragliatore alla giornalista russa che incalzava Putin con domande taglienti. “La tentazione di definire il primo ministro italiano come un buffone le cui azioni sono dettate da vanità e venalità è alta. Purtroppo la verità è peggiore”. Il Times dedica poi una pagina intera al caso, scrivendo che il settimanale Oggi avrebbe ricevuto l’offerta di foto e video: “Una foto del capodanno 2008 in cui il premier è con Noemi Letizia e miss Oronzo, entrambe 17enni all’epoca” e due video ripresi a Villa Certosa e quattro a Palazzo Grazioli, in uno dei quali Noemi “fa una danza sensuale su un palcoscenico”.
Berlusconi è sopravvissuto a molti scandali, osserva il Times, ma questa è “la minaccia legale più grave da quando salì per la prima volta al potere nel 1994”.
“Sta per finire in galera?” titola senza mezzi termini l’Independent di Londra, in un’analisi dettagliata di tutti i nuovi capi di imputazione contro il premier. L’Independent chiede il parere di James Watson, docente di scienze politiche all’American University di Roma, che afferma: “E’ chiaro a questo punto che Berlusconi non si libererà delle minacce legali. L’unico dubbio è se le combatterà da Roma o dall’esilio in Antigua”.
L’Economist, il settimanale globale che vende un milione e mezzo di copie in tutto il mondo, scrive: “Il primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, è stato raramemente fuori dai problemi nei suoi 18 anni di carriera politica, ma le ultime accuse mosse contro di lui dagli inquirenti milanesi sembrano il problema peggiore che ha mai avuto fino a questo punto”.
In una corrispondenza da Roma, il settimanale nota che le 800 pagine di imputazioni descrivono Berlusconi come “uno che passa il tempo libero come se fosse uno dei più sordidi imperatori romani”.
L’Economist giudica “probabile” che il processo per il Rubygate si farà e richiama l’attenzione sul “linguaggio pericoloso” usato dal premier e dalla Lega Nord quando parlano di prepararsi a una “guerra totale”.
Anche il quotidiano progressista britannico Guardian mette l’accento sulla minaccia di “guerra totale” pronunciata dagli alleati di Berlusconi all’indirizzo di giudici, media, opposizione, mentre il conservatore Telegraph riferisce anche dell’altra vicenda emersa di recente, i presunti rapporti a pagamento tra il primo ministro e Sara Tommasi, “che prima lo chiamava ‘amore’ e poi lo ha accusato di abuso di potere”.
Il Financial Times online, accanto all’articolo di cronaca, pubblica una mappa interattiva dal titolo “La politica e gli scandali di Berlusconi” dove si ripercorrono, dal 1994 ad oggi, le vicende del Cavaliere “perseguitato da una sequenza di casi giudiziari”.
In Spagna la vicenda è tornata sui principali quotidiani.
El Pais si sofferma sulla reazione del premier e titola “Berlusconi: ‘i giudici sono uno schifo e infangano l’Italia’”.
In Francia, la notizia è ripresa da Le Figaro che si chiede “se il premier affronterà i giudici”.
Mentre per France Soir l’interrogativo è: “Berlusconi sarà presto giudicato?”.
Oltreoceano, la Cnn online ricorda che “l’accusa” per il caso Ruby “non è l’unica questione legale che sta affrontando Berlusconi” e osserva che, nonostante “il premier abbia superato due voti di fiducia negli ultimi mesi e il suo partito goda di un vasto supporto in Italia, gli scandali, uno stile di vita da playboy e una serie di gaffe ben pubblicizzate hanno esposto il premier al ridicolo. E ci sono segnali che gli italiani siano stanchi del costante focalizzarsi sulle sue faccende personali”.
Il Boston Globe, in un editoriale dal titolo “Crimini, non giochi”, osserva che gli italiani non “hanno bisogno di essere puritani per decidere che Berlusconi non è adatto a governare”.
Nel resto del mondo, la notizia è in evidenza sul canale di news australiano Abc, sul sito della tv del Qatar Al Jazeera ed è riportata anche dall’agenzia ufficiale cinese Xinhua.
Mentre in Sud America i principali quotidiani, dal Perù all’Argentina, si soffermano sul caso e in Brasile diversi media riferiscono che anche “il nome di Ronaldinho è coinvolto negli scandali di Berlusconi”.
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