Settembre 17th, 2014 Riccardo Fucile
CALTAGIRONE, RAI E MEDASET: VIGE IL MODELLO GUBITOSI
C’è Mediaset che sposta i suoi giornalisti dal Tg5 a News Mediaset, ma intanto riduce le ore di trasmissione del
TgCom 24 e si ispira al dg Rai Gubitosi per motivare le sue scelte; c’è la televisione della famiglia Caltagirone, T9, che da un giorno all’altro licenzia tutti i 19 dipendenti; c’è, quindi, la Rai, con la sua riduzione delle testate e i piani di “spending review”.
Oppure, ancora, l’Unità , testata fuori dalle edicole che attende di conoscere il proprio futuro. La crisi dell’informazione o, come dice il segretario di Stampa Romana, Paolo Butturini, “la contabilità delle chiusure”, si ricava agilmente dalla miriade di vertenze e conflitti nel mondo delle redazioni. Uno spaccato di questa realtà è stato offerto dall’incontro dei Comitati di redazione del Lazio che si è tenuto ieri presso l’Associazione Stampa romana, la seconda più grande, dopo Milano, del sindacato dei giornalisti, la Fnsi.
Riduzione delle redazioni, una particolare durezza da parte degli editori, addirittura contenziosi per comportamento anti-sindacale, rischiano di diventare la norma
Il caso più eclatante è quello dell’emittente T9.
Storica tv romana, fu acquistata dai Caltagirone già alla fine degli anni 80.
Attualmente è di proprietà della Sidis Vision che fa capo a Edoardo, fratello di Francesco Gaetano Caltagirone e socio, con il 33% della holding di famiglia, quotata in Borsa, di cui fanno parte tutte le attività del gruppo.
I 19 lavoratori hanno scoperto, dopo il non pagamento degli stipendi di aprile, che la società era stata messa in liquidazione.
Poi, da un giorno all’altro si sono visti recapitare le lettere di licenziamento.
Questo avveniva la scorsa estate mentre il gruppo Caltagirone acquistava una terza emittente a Roma, Radio Ies e faceva saltare il tavolo con i lavoratori di T9.
I Caltagirone, poi, gestiscono anche il principale quotidiano romano, Il Messaggero, in cui è stato chiesto un nuovo stato di crisi per 39 pre-prepensionamenti.
Una richiesta arrivata pochi mesi dopo la chiusura definitiva del precedente stato di crisi per il quale, però, non esiste ancora il decreto ministeriale per cui i giornalisti mandati a casa sono senza stipendio e senza pensione. Giornalisti esodati
Acque particolarmente agitate in casa Berlusconi con le vicende, in parte note, dei redattori del Tg5 spostati a News Mediaset, l’agenzia interna del gruppo che dovrebbe svolgere il ruolo di servizio per i TgCom 24, Studio Aperto, Tg4 e, in parte, anche Tg5.
Solo che il TgCom 24, lanciato come grande vetrina “all news” del Biscione, dall’8 settembre ha deciso di ridurre la programmazione oraria a sole 10 ore al giorno: dalle 8,55 alle 19,05.
Le altre fasce orarie vengono coperte proprio dal Tg5 che però, invece di essere rafforzato, è stato depotenziato con il trasferimento di 19 redattori.
Tra questi c’è chi ha sottoscritto un ricorso urgente al giudice del lavoro ipotizzando oltre alla violazione del contratto nazionale anche il comportamento antisindacale dell’azienda. Mediaset, rispondendo al ricorso, ha però agganciato il proprio piano di ristrutturazione “alla tendenza del mercato” e in particolare a quello che fa “il principale concorrente di Mediaset, la Rai”. Riferimento esplicito al “programma di sinergizzazione” che il Dg Luigi Gubitosi ha illustrato pubblicamente.
Come a dire: lo fanno loro, perchè non possiamo farlo noi?
Il modello Gubitosi (che però è successivo a quello Mediaset) prevede, come è noto, l’accorpamento delle testate giornalistiche in due “newsroom”, una generalista e l’altra locale e “all news”.
Progetto all’insegna dei tagli e che ha messo le redazioni in subbuglio. Ieri sera, ad esempio, il Tg1 è andato in onda senza firme e nuove agitazioni ci saranno nei prossimi giorni.
Al Gr2, ad esempio, la programmazione informativa dei giornali radio è stata ridotta, da un giorno all’altro, del 36%.
Riduzione minore, ma consistente, anche al Gr3 passato da circa 60 a 50 minuti.
Infine, l’Unità . Dal 1 agosto, da quanto il giornale di riferimento del Pd non è più in edicola, la redazione non ha saputo più nulla. Matteo Renzi, alla festa che porta il nome del giornale, dell’Unità non ha parlato.
Sembra che si cerchi un azionista in grado di rilanciarla. Ma all’interno della redazione si comincia a parlare anche della possibilità di un azionariato diffuso con un ruolo diretto dei lavoratori.
“Con l’avvento della Rete”, commenta la situazione Paolo Butturini, “il giornalismo non è più un prodotto artigianale ma globale. Servono prodotti che capitalizzino i numeri enormi. Non siamo a una normale crisi ciclica ma a una crisi strutturale. È tempo di prendere il toro per le corna”.
Salvatore Cannavò
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Settembre 17th, 2014 Riccardo Fucile
DIMARTEDàŒ, USATO SICURO CON CROZZA E GLI STESSI OSPITI
Per Giovanni Floris passare da Ballarò a Dimartedì è stato come traslocare da una villetta con vista su viale
Mazzini a un appartamento nell’affollato condomino della 7.
Non si è spaventato per così poco; ha caricato su un furgone mobili, soprammobili, ospiti, comico, sondaggista e ha cominciato la sua seconda vita come aveva concluso la prima: “È sempre una bella avventura quando si ricomincia da capo”, ha arringato la platea leggendo dalla scaletta che aveva in mano.
Ma si sa, i traslochi sono rischiosi, non sempre quello che stava bene in un posto sta altrettanto bene in un altro.
Per ora il padrone di casa esperimenti ne ha fatti pochi.
Crozza è rimasto nell’ingresso, ovvero nella copertina; prima imitazione obbligata, Matteo Renzi.
Ma siccome il Renzi vero in studio non c’era, l’unico di cui si abbiamo sentito le risate fuori campo era sempre Floris: anche quelle in scaletta?.
Il servizio riassuntivo sul programma dei “mille giorni” è stato ricollocato pure lui dov’era, nell’ingresso del salotto un po’ più moderno, stile loft metropolitano, ma sempre provvisto delle cose buone di ottimo gusto a cui siamo abituati; Debora Serracchiani del Pd, Manuela Repetti di Forza Italia, la sindacalista della Cgil Serena Sorrentino, il fondatore di Italia Unica Corrado Passera, il Presidente Bnl Luigi Abete.
Usato sicuro, più due pezzi di modernariato di un certo pregio, il ministro Stefania Giannini e Guido Martinetti, il celebrato fondatore di Grom.
Non solo il gelato di Renzi, ma anche il Renzi dei gelati, che prima ha elogiato l’autoironia del premier, poi è passato — comprensibilmente — a farsi un autospot non molto ironico.
Nel complesso una squadra di veterani dal talk, gente allenata al tiki taka degli scenari e della dietrologia.
Gran possesso di microfono, cronica difficoltà ad andare in gol.
Su questo format Floris ha costruito la sua fortuna, e lo ha riproposto quasi pari pari: azzardo notevole, perchè l’esperienza insegna che il pubblico, se deve scegliere tra il programma e il conduttore, butta quasi sempre dalla torre il conduttore.
In più, nel derby del martedì c’è in agguato una crisi di identità , confessata perfino da Crozza. Se il vero Ballarò non è Ballarò ma è traslocato in Di martedì, allora il questo nuovo Ballarò sarà mica lui il vero Dimartedì?
E non sarà che dopo Scalfari il prossimo ospite di Floris sarà Massimo Giannini?
Chi siamo? Dove andiamo? Donde veniamo?
Ma soprattutto, oggi che giorno è?
Nanni Delbecchi
(da “il Fatto Quotidiano“)
HA VINTO GIANNINI
Ballarò» di Massimo Giannini batte «DiMartedì» condotto da Giovanni Floris.
La battaglia degli ascolti ha premiato il programma di Rai3 che, martedì in prima serata, vedeva al debutto alla conduzione il giornalista Giannini e ha raccolto davanti al video 2.503.000 spettatori (share dell’11.8%).
Su La7 l’altro atteso esordio, quello di Floris «emigrato» in estate alla tv di Cairo, alla conduzione di «DiMartedì» è stato visto da 755 .000 spettatori
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Settembre 17th, 2014 Riccardo Fucile
NOIA DA PREMIO OSCAR (GIANNINI) SU RAITRE
Ore 21:25 su Rai3, Ballarò ha già consumato una ventina di minuti e l’orologio sembra barare, perchè sono una ventina di minuti che stordiscono: un sermoncino di Massimo Giannini, che conduce senza condurre la (prevedibile) tensione; uno strappo di Roberto Benigni; uno stacco di pubblicità ; una (quasi) seconda apparizione di Benigni; un servizio non inedito da Bacoli (serie “l’Italia migliore”); un’inquadratura di Romano Prodi e una copertina di Alessandro Poggi su Cernobbio.
Il momento più vivace l’ha provocato l’inconsapevole Giannini, che ondeggiava mentre sfumava la sigla arrangiata da Ivano Fossati.
Giannini ha gli occhiali tra le dita, non li indossa. Non ci sono le poltrone, che tornano con Prodi.
Ha una scrivania, sta davanti e non dietro: a volte abbassa la testa, non regge la pressione di un obiettivo puntato, enuncia un paio di principi professionali, un po’ di luoghi comuni, ringrazia Floris e l’azienda Rai e stringe per non scatenare un esodo di pubblico.
Compreso che il pezzo satirico non è il solito inseguimento di Poggi dal lago di Como, va in onda l’intervista a Benigni. E sono le 21:25, appunto: in questa ventina di minuti è capitato tutto o nulla, occorre riflettere senza offrire risposte precipitose.
Il premio Oscar sta seduto, rinuncia a una comicità fisica, le piante (e le foglie) che circondano Giannini e Benigni creano un’atmosfera istituzionale: così il giornalista tratta lo spiritello toscano come un ministro, un commissario di Bruxelles, un opinionista di Ballarò.
Benigni ripete un paio di battute che funzionano, Giannini ne esalta la riuscita con una rumorosa risata.
Il fu Johnny Stecchino fa l’ecumenico, un papa all’Angelus, ci manca soltanto che auguri buona cena e buona notte.
A Benigni scappa un graffio sugli 80 euro, l’unico denaro rimasto in busta paga.
A Giannini non sembra interessare la satira, gli domanda di Mario Draghi, di Unione europea. Forse la scaletta era stretta per infilarci un commento sui vincoli di bilancio.
Al rientro in studio, c’è Romano Prodi, che trasmette simpatia, perchè sorride molto più di Giannini.
L’orologio ha smesso di girare, i minuti saranno quaranta o cinquanta: non importa, non ci sono sussulti.
Un’ora se n’è andata, e Ballarò riprende forma, la sua tradizionale forma: il salotto (d’onore), i Renato Brunetta, i Maurizio Landini, i Graziano Delrio.
Il pezzo di una parte e la parte di un pezzo.
I preliminari non hanno funzionato, poi non c’è voglia di continuare.
Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 10th, 2014 Riccardo Fucile
IL COMICO FIORENTINO OSPITE DELLA PRIMA PUNTATA… DEBUTTO FLOP DELLA NUOVA STRISCIA DI FLORIS SU LA7
Ci vorrebbe il commissario Cordier, che lo anticipa nel palinsesto di La7, per rintracciare l’ascolto registrato da
Giovanni Floris con l’inedita striscia quotidiana che di inedito ha la collocazione oraria, i colori fluorescenti, lo schermo per (ospiti) mezzibusti: 1,45 per cento di share, 258.000 telespettatori, -27% in quella fascia (di Cordier).
Quasi 20 singhiozzanti minuti tra schede fantasiose, il solito Nando Pagnoncelli, la sindacalista Susanna Camusso, opinionisti misti.
Il programma Diciannoveequaranta doveva trainare il telegiornale di Enrico Mentana, svegliare un pezzo dormiente di La7.
Stavolta per l’esordio di lunediÌ€, poi il tempo saraÌ€ piuÌ€ esaustivo e senz’altro preciso, il vecchio Cordier — per la cronaca l’attore Pierre Mondy eÌ€ scomparso due anni fa — finisce per trainare Floris con l’1,69% di share.
Questa non eÌ€ la notizia piuÌ€ brutta per l’ex giornalista Rai, che la settimana prossima saraÌ€ di nuovo debuttante su La7, in prima serata, con DimartediÌ€: il comico che faraÌ€ la copertina di Massimo Giannini, prima commentatore e adesso conduttore di BallaroÌ€, saraÌ€ Roberto Benigni.
Oggi in viale Mazzini saraÌ€ formalizzato l’accordo.
Qui il duello si fa divertente, percheÌ il confronto a distanza (poi mica tanto) tra Massimo e Giovanni, che sui giornali si sono esaltati reciprocamente, diventa il confronto ravvicinato tra il toscano Benigni e il genovese Maurizio Crozza.
A Rai3 vogliono sgretolare Floris e possiamo supporre che il sentimento sia ricambiato: a prescindere dai salamelecchi distribuiti fra taccuini e microfoni.
Crozza non eÌ€ un concorrente semplice da battere per Benigni, il premio Oscar ha pure il vantaggio di apparire sporadicamente in video e puoÌ€ creare l’effetto evento.
Crozza eÌ€ il campione auditel di La7, non delude mai, non ha paragoni in quel concentrato di trasmissioni d’informazione.
Giannini arruoleraÌ€ Benigni per la prima puntata, e potrebbe tornare se l’esperimento dovesse funzionare. Oltre ai comici, Massimo e Giovanni si contendono anche Matteo Renzi.
A proposito di Palazzo Chigi, Floris se n’eÌ€ andato da Rai3 con la sensazione che non fosse gradito a Renzi, anzi che fosse addirittura un avversario da rimuovere, un giornalista ostile tra i suoi cantori nel servizio pubblico.
La realtà non eÌ€ cosiÌ€ netta, e Floris ha lasciato la Rai per avere piuÌ€ spazio e per non rischiare di spegnersi a Rai3: l’1,45% non daÌ€ la sensazione di essere molto accesi, ma a La7 — fanno sapere i dirigenti — non sono preoccupati.
Anche Giannini presidia una zona non protetta, un giorno delicato dentro un canale in discesa (superato da Rai 2) che sta mutando fisionomia.
Il lancio di stagione è più di un antipasto: è la prima impressione, la prima reazione di un pubblico molto affezionato a Floris e non di meno a Rai3.
E poi il pubblico, e l’intervento di Benigni saraÌ€ d’impatto, vorraÌ€ decifrare la posizione politica di BallaroÌ€ e di DimartediÌ€: spirito critico verso il governo o rigorosamente allineati?
Quando rilascioÌ€ un’intervista a BallaroÌ€, e non capitava neanche di rado, Benigni dantesco gettoÌ€ la Merkel all’Inferno.
Poi il toscano ha portato su Rai1 la Carta, l’ha elogiata, l’ha recitata, e chissaÌ€ se spenderaÌ€ due parole di commento sulle riforme costituzionali marchiate Verdini-Renzi.
Benigni eÌ€ l’uomo di satira con Berlinguer in braccio, la linguaccia che inquietava Giuliano Ferrara (per Berlusconi).
L’ex vicedirettore di Repubblica ha annunciato una rotazione di comici, non il massimo per abituare il pubblico, indispensabile se non puoi avere Crozza o sempre Benigni: sempre eÌ€ troppo impegnativo, ma il premio Oscar potrebbe tornare.
Questo è un bel caso. Ne sarebbe entusiasta il commissario Cordier.
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 9th, 2014 Riccardo Fucile
SI APRE LA LOTTA FINO ALL’ULTIMO TELESPETTATORE TRA VESPA, FLORIS, GIANNINI E SANTORO
Fino all’ultimo ospite, fino all’ultimo telespettatore in un’annata televisiva in cui non passerà serata senza un talk show.
Con la ripresa politica d’autunno, la stagione dei palinsesti diventa disfida tra salotti tv.
Ieri ad aprire la contesa a colpi di share è stata sul La7 la striscia quotidiana pre-tg di Giovanni Floris, che poi da martedì 16 settembre si scontrerà con il suo passato.
In contemporanea, infatti, Massimo Giannini condurrà su Rai 3 «Ballarò». Stasera, con Matteo Renzi ospite, torna su Rai 1 «Porta a Porta».
Spiega l’anchorman Bruno Vespa: «Il programma è alla sua 20° edizione e con questa concorrenza fare il 13% di media di audience è come il 26% di quattro anni fa».
Poi, da decano del format, detta le «regola auree» a cui attenersi.
«Gli ospiti che vanno in una trasmissione, dicono no alle altre».
Inoltre, «mai invitare persone a caso e attenersi sempre ai temi concreti: stipendi, consumi e tasse». Infatti «la riforma del Senato e della giustizia non emozionano nessuno».
Papa Francesco, invece, «è un personaggio sorprendente e lo seguiremo in Turchia e nelle sue svolte».
Al riguardo ha le idee chiare anche Giannini. «Mi tiro fuori dalla corrida per aggiudicarsi gli ospiti come trofei, la differenza non la fa chi porti in studio, ma le notizie che trovi nei servizi esterni».
Basta, quindi, «con le verità di comodo, con il palazzo che si specchia e si racconta a modo suo».
Dalla «caccia allo scalpo» Giannini tiene fuori il premier: «Ha in mano i destini dell’economia e della politica estera, quindi non potevamo non invitarlo anche noi». Però «non è sulla rincorsa agli ospiti che si recupera in qualità ».
Tanto più che un talk show «non è una corsa dei cento metri ma una maratona» e l’obiettivo è «raccontare i problemi veri del Paese indicando una via d’uscita dalla crisi».
Sulle poltroncine, quindi, siederanno persone che «aprono la mente e offrono una proposta», non «i designati dagli uffici stampa dei partiti».
Floris ha portato con sè dalla Rai la squadra di inviati e redattori, integrandoli con nuovi giornalisti sia per la nuova striscia quotidiana, «Diciannovequaranta», 13 minuti con sondaggio e analisi della notizia del giorno, prima del tg di Mentana, sia per «diMartedì», talk di approfondimento politico, economico, sociale, con la copertina di Maurizio Crozza e i sondaggi di Nando Pagnoncelli.
«Sarà una trasmissione nuova, con punti fermi e il gusto di ripartire da zero: non faremo la fotocopia di Ballarò». Per martedì prossimo anche Floris ha invitato Renzi, che «deve rispondere».
E sarà derby a La 7 con Michele Santoro che da giovedì 25 settembre orienterà «Servizio Pubblico» verso «nuove sperimentazioni per provare a rompere tutti i ritmi del talk».
Nella squadra Marco Travaglio, Sandro Ruotolo, Vauro, Gianni Dragoni e l’ ex-responsabile della comunicazione per la Lista Tsipras.
Paola Bacchiddu scatenò molte reazioni quando postò sul profilo Facebook una sua foto in bikini su una barca, con il fondoschiena in bella mostra, accompagnata dal commento: «È iniziata la campagna elettorale e io uso qualunque mezzo. Votate l’Altra Europa».
Adesso, sempre su Fb, annuncia: «Farò parte della squadra di Servizio Pubblico su La7, ringrazio Michele Santoro per l’opportunità ».
Giacomo Galeazzi
(da “La Stampa”)
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Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile
LA RIORGANIZZAZIONE DELL’INFORMAZIONE ITALIANA IN STILE BBC
La parola d’ordine è “riorganizzazione”. 
Non solo negli assetti editoriali, dove il rilevamento dell’Unità pare essere diventata, secondo le ultime indiscrezioni, una corsa a due: da una parte il gruppo finanziario Sator guidato da Matteo Arpe, dall’altra il quotidiano online Lettera 43.
La vera e propria rivoluzione che sta interessando il sistema informativo italiano passa soprattutto per la televisione e investe i due principali contendenti: la Rai e Mediaset.
Il motivo pare essere, neanche troppo nascostamente, lo stesso per entrambi: accorpamento delle risorse per favorire il risparmio ed evitare inutili sperperi.
Tuttavia, sia il direttore del Tg5 Clemente Mimun, sia il dg della Rai Luigi Gubitosi dicono di tendere alla “modernizzazione”, all’ottimizzazione del “passaggio al digitale”, con un occhio al modello anglosassone, alla Bbc in particolare.
Insomma, nessun ribasso nell’offerta, anzi.
“Un cambiamento strutturale, ma non formale, non estetico. La nostra idea si basa su una semplificazione produttiva e sulla specializzazione delle testate”, ha detto Gubitosi in una recente intervista a L’Espresso.
E dopo l’annuncio di Gubitosi che ha promesso accorpamenti massicci e una unica redazione a fornire servizi per i telegiornali di tutte le reti, arriva anche quello di Mimun.
Mediaset, infatti, ha deciso di rivedere il suo gioiello, il Tg5. La rinascita del Biscione passa attraverso una data: 8 settembre.
Quel giorno, secondo quanto annunciato da Mimun e secondo quanto riporta Aldo Fontanarosa su La Repubblica, molti giornalisti del Tg5 (per la precisione 19, di cronaca e di esteri), passeranno alla redazione di News Mediaset, l’agenzia interna al gruppo, “fabbrica comune dei servizi giornalistici per tutte le testate di Mediaset”.
Anche in questo caso, lo scopo è ottimizzare le risorse: “Le mie scelte dolorose per tutti, sono basate esclusivamente sui numeri aziendali e le esigenze del giornale”, specifica il direttore del Tg5.
E se il cdr è già sul è piede di guerra e chiede il ripensamento delle scelte editoriali, Mimun va avanti per la sua strada che passa anche per il ridimensionamento del canale all news – TgCom24 – che offrirà dirette proprie solo per 10 ore al giorno: dalle 8.55 alle 19:05.
Lo schema ricalca di fatto quello messo a punto dal dg della Rai, si diceva.
Mentre si assiste al “valzer delle poltrone”, con Giovanni Floris che lascia la guida di Ballarò per trasferirsi nelle sedi de la Cairo Communication e l’ormai ex vice direttore de La Repubblica Massimo Giannini a prendere il suo posto, infatti, nella televisione pubblica italiana si pensa agli accorpamenti, con la riduzione delle testate giornalistiche televisive dalle attuali sette a due sole: Rai Sport per i notiziari sportivi, e poi Rai Informazione con quest’ultima a fare da testata responsabile per la realizzazione dei servizi per tutti i canali tv e il web del gruppo.
“Una sola testata per tutti i canali”, con un risparmio di circa il 20% nelle casse del servizio pubblico televisivo. Ma non solo.
Saranno eliminate alcune edizioni dei telegiornali. “Su RaiUno, RaiDue e RaiTre saranno mantenute solo “le edizioni principali dei tg” e proprio la prima rete pagherà il prezzo più alto. Oggi offre 4 edizioni lunghe (tutte salve) e 8 brevi (invece da ridimensionare). Nessun canale europeo propone 12 notiziari al giorno”, spiega Aldo Fontanarosa su La Repubblica.
Ma la vera rivoluzione del “15 dicembre”, secondo il piano Gubitosi, è la nascita di due Newsroom: la prima unirà le redazioni di Tg1, Tg2 e Rai Parlamento.
Tutti i marchi storici saranno salvati (a partire da Tg1, Tg2 e Tg3) mentre le forze giornalistiche verranno unificate.
La seconda Newsroom porterà “un’evoluzione dell’all news integrando offerta nazionale, internazionale e locale”, ha spiegato il dg.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 6th, 2014 Riccardo Fucile
IL VICEDIRETTORE DI “REPUBBLICA” LASCIA IL QUOTIDIANO E FIRMA CON LA RAI
Il 16 settembre, Massimo Giannini inizierà la sua avventura come conduttore di Ballarò, sulla terza rete della Rai.
Spetta al vicedirettore di Repubblica, dunque, raccogliere il testimone di Giovanni Floris, che ha lasciato Viale Mazzini per traslocare a La7. Giannini firma un contratto biennale con la televisione di Stato (anche come autore del programma) e si dimetterà dal quotidiano di Largo Fochetti, dove ha lavorato per 28 anni.
A Repubblica, il giornalista romano è stato a capo della redazione economica e della redazione politica, ha diretto il supplemento del lunedì Affari&Finanza e, per un anno, anche Repubblica Tv, nei mesi del lancio del canale.
Ha scritto due libri: “Ciampi. Sette anni di un tecnico al Quirinale” (nel 2006) e “Lo statista. Il ventennio berlusconiano tra fascismo e populismo” (2008).
La trasmissione non cambierà nome.
Un’indagine di mercato ha confermato la forza del marchio Ballarò, di cui la Rai resta proprietaria. Ma le novità non mancheranno.
Gli autori vogliono che il nuovo programma abbia una forte riconoscibilità e identità politica.
Gli inviati della trasmissione saranno più sul campo, sul terreno, alla ricerca di notizie ed esclusive mentre lo studio proverà a sfuggire al rituale delle liti tra politici che ha già affossato tanti talk-show nella passata stagione televisiva.
Meno parole, dunque. Meno opinionismo. E più fatti.
Niente di più facile che il ministro dell’Istruzione debba confrontarsi con un gruppo di insegnanti o di mamme piuttosto che con il leader dell’opposizione.
Giannini, infine, tenderà l’orecchio ai social network.
L’arrivo del giornalista a Ballarò non piace al sindacato dei giornalisti della Rai (l’Usigrai), che dice: “Siamo alla spending review a giorni alterni. O più probabilmente agli spot personali quotidiani. L’ennesima chiamata di un cronista esterno è uno schiaffo ai 1.700 in forza alla Rai. E anche alla tanto decantata revisione della spesa. Il direttore generale Gubitosi riveli con massima trasparenza i contenuti del contratto siglato con Giannini: la Rai deve essere una casa di vetro, quindi parli con chiarezza. E già che c’è dica quanti giornalisti esterni (compresi i pensionati di altre aziende) sono contrattualizzati con le nostre testate e reti, e quanto costano ai cittadini”.
La linea dell’Usigrai è condivisa da Salvatore Margiotta (senatore Pd).
Al vertice di RaiTre ricordano bene, però, che anche Floris era ormai un esterno. Prodotto del vivaio della Rai, nel 2008 il conduttore si era dimesso da dipendente della televisione di Stato sottoscrivendo un contratto (più ricco dei precedenti) come lavoratore autonomo.
Aldo Fontanarosa
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Luglio 10th, 2014 Riccardo Fucile
FLORIS AVRA’ ANCHE UN PRESERALE PER LANCIARE IL TG DI MENTANA
Un canale di all stars, focalizzato sull’informazione ma non solo.
E’ il sogno oramai diventato realtà di Urbano Cairo che nel presentare i palinsesti autunnali de La 7 ha fatto un bilancio fatto di attenzione ai costi e di programmi forti di grandi personaggi.
Così insieme all’arrivo di Giovanni Floris il patron dell’emittente televisiva ha portuto confermare la presenza di Simona Ventura per Miss Italia.
Ma, riforzando ancora di più il suo progetto editoriale ha rimarcato il ruolo di Maurizio Crozza che farà , oltre al suo consueto programma del venerdì, anche la copertina del nuovo talk di approfondimento di Floris di fatto lasciando lo spazio che teneva su Rai Tre con Ballarò.
La programmazione settimanale de La 7 si incentrerà quindi, il lunedì con Formigli e PiazzaPulita, il martedì dal 16 settembre in prima serata con il neo acquisto Giovanni Floris, il mercoledì sarà in rosa con una staffetta di programmi condotti da sole donne, il giovedì c’è sempre Santoro, il venerdì Crozza con il suo Paese delle Meraviglie e il sabato una fiction.
Entra nel dettaglio Urbano Cairo: “Abbiamo tenuto tutti i 415 dipendenti di La7 e abbiamo fatto una attività di attenzione ai costi e recupero degli sprechi per risolvere la situazione di perdita colossale di 100 milioni all’ anno che accumulava l’azienda. Quando la tua azienda è in ordine e i conti apposto si possono investimenti, in programmi nuovi e nuove tecnologie come il multiplex. Abbiamo inoltre tenuto tutte le star e i volti più forti de La7 che ottenevano risultati importanti e di acquisirne di nuovi”.
Giovanni Floris e non solo. Il riferimento è a Giovanni Floris strappato alla Rai per un contratto importante da 4 milioni di euro in tre anni: “Finalmente lo posso confermare anche se i giornali ne hanno già parlato — ha aggiunto Cairo — abbiamo siglato un accordo con Giovanni Floris che sarà a partire da settembre un volto di La7, conduttore di programmi di La7. Un grande acquisto, un grande giornalista, che può arricchire il nostro palinsesto”.
A spingere Floris a lasciare dopo 20 anni la Rai non è stato per Cairo il corposo contratto ma la possibilità di abbinare al suo approfondimento del martedì anche una striscia dal lunedì al venerdì di 15-20 minuti intorno alle 19,40 che potesse trainare il tg di prima serata condotto da Enrico Mentana.
“Abbiamo immaginato un rapporto molto lungo di 5 anni e lui aveva l’idea di una striscia quotidiana alle 19.40, tre o quattro giorni alla settimana. Per noi era un’ottima notizia per tirare il Tg di Enrico Mentana. Lui con il suo tg fa passare lo share dal 3% al 6%, ma se il tg parte già dal 6% di share (trainato da Floris) magari arrivi al 9%”. La striscia quotidiana dovrebbe partire intorno alla metà di settembre con un approfondimento sul fatto del giorno, un’intervista e un sondaggio.
Avere sull’informazione due star del video come Giovanni Floris e Enrico Mentana, senza dimenticare Michele Santoro può creare dei problemi di gestione e rischiare che il resto dei volti di La7 giri intorno a loro perdendo di identità .
Ma per Cairo non si corrono grossi rischi: “Quando hai la possibilità di avere un nome forte, non puoi fartela scappare — ha commentato — Ora che sappiamo che ci sarà Floris cominceremo a pensare al palinsesto. Stamattina ne parlavo con Mentana, il martedì sera il nostro pubblico lasciava La7 per seguire Ballarò, oggi invece abbiamo il programma che a loro interessa e l’abbiamo sul La7. Il martedì per noi era un giorno difficile, il nostro pubblico è il pubblico di Ballarò. Poi il giovedì avremo Santoro con servizio pubblico, il venerdì Crozza con il suo paese delle meraviglie, il lunedì Formigli con Piazzapulita“.
Verrà riconfermata anche La Gabbia, ma è all’esame quando inserirla, se il giorno giusto è il mercoledì o la domenica.
Anche perchè per il mercoledì ci sono altre idee. “Magari il mercoledì potremmo avere una staffetta tutta al femminile con Daria Bignardi e Le Invasioni e poi AnnoUno, ma anche L’aria che tira con Myrta Merlino e la decima stagione di Grey’s Anatomy che abbiamo appena acquistato”.
Al sabato infine una fiction dopo tanta informazione.
Entusiasmo anche per l’ingresso di Simona Ventura, new entry su La 7: “È stata la Magnolia a contattare Simona Ventura e noi siamo felicissimi — ha commentato Cairo — Sono sicuro che con lei il programma farà più del 10% di share”.
Lara Gusatto
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Luglio 3rd, 2014 Riccardo Fucile
L’EMITTENTE DI CAIRO HA GIA’ UN PALINSESTO NUTRITO, DA SANTORO ALLA INNOCENZI, DA PARAGONE ALLA GRUBER, DA FORMIGLI A MENTANA
Solo una settimana fa, il lunghissimo balletto degli ultimi mesi sembrava destinato a concludersi con un
accordo. Oggi, invece, la Rai ha annunciato l’addio di Giovanni Floris alla tv pubblica con un comunicato scarno: “Dopo dodici anni di conduzione di Ballarò e dopo una proficua esperienza quasi ventennale in azienda, Giovanni Floris lascia la Rai che, nel ringraziarlo per il lavoro svolto, gli porge i migliori auguri per il suo futuro professionale”. Stop. Fine delle trasmissioni.
E per quanto riguarda il futuro professionale del conduttore del talk politico di RaiTre, in realtà possiamo parlare di presente: è stato già raggiunto l’accordo con La7, con Floris che passa nella squadra di Urbano Cairo con un contratto faraonico di 4 milioni di euro per tre anni.
Offerta decisamente maggiore rispetto a quella di viale Mazzini (meno di due milioni per la stessa durata del contratto), e nonostante le trattative serrate continuate fino all’ultimo, la Rai non ha accettato le condizioni economiche chieste dal giornalista.
Del probabile addio di Giovanni Floris si parlava ormai da mesi, e le voci si erano fatte più insistenti dopo il battibecco avuto in diretta tv con Matteo Renzi.
Ospite di Ballarò, il premier era stato incalzato sulla Rai e sulla decisione del governo di prelevare 150 milioni di euro dalle casse della televisione pubblica, con un Floris iper-aziendalista che chiedeva conto di una mossa che avrebbe potuto favorire Mediaset, svuotando le già disastrate casse Rai.
Forse per questo, durante la trattativa, il giornalista aveva chiesto un compenso milionario.
Nelle ultime settimane, poi, si era diffusa la notizia di una trattativa tra il giornalista e Mediaset, ma lo stesso Piersilvio Berlusconi aveva smentito tutto.
Oggi, però, la svolta definitiva e il passaggio a La7, dove Floris ritroverà Maurizio Crozza, ma dovrà ritagliarsi uno spazio adeguato in una rete già satura di talk show: gli innumerevoli speciali di Enrico Mentana, Servizio Pubblico di Michele Santoro, La Gabbia di Gianluigi Paragone, Otto e mezzo di Lilli Gruber, Piazzapulita di Formigli, la sorpresa di fine stagione AnnoUno di Giulia Innocenzi e tutti gli altri programmi di approfondimento politico del mattino.
Abituato a essere la stella incontrastata della politica su RaiTre, il neomilionario Giovanni Floris saprà adattarsi a una realtà decisamente più piccola come La7?
E chi già gode di rendite di posizione conquistate negli anni, anche in quelli più bui, quando La7 non andava così di moda, vorrà cedere il proprio spazio, guadagnato con così tanta fatica?
Non resta che attendere, settembre è dietro l’angolo.
Domenico Naso
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