Destra di Popolo.net

SANTORO TRA X FACTOR E MARIA DE FILIPPI: “VIVA IL TELEVOTO”

Ottobre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

LA TV NELL’ERA DEL POPULISMO: ELIMINAZIONE VIA WEB DEI CANDIDATI PREMIER

Brillante idea: la “defilippizzazione ” di Michele Santoro.
Ossia, in una società  “liquida” dominata dai format, non è poi così strano se è il televoto l’ultima frontiera dell’infotainment politico.
Giusto, sbagliato? Chissà : quel che conta è che Santoro torna sulla televisione generalista, dopo la stagione sabbatica passata un po’ sul web un po’ a ricerca libera su Sky, ed approda a La7 (da giovedì, ore 21.30).
La quale emittente Telecom — refugium peccatorum delle migliori menti televisive della nostra era — l’accoglie come il figliol prodigo.
Un po’ ingombrante, per la verità , ma lui decide di muoversi con cortese eleganza: «Chi mi segue da tempo sa — esordisce messianico, con a fianco i fidi Sandro Ruotolo, Giulia Innocenzi e Vauro — che ho sempre considerato La7 come una delle chiavi per un possibile cambiamento dell’assetto televisivo italiano».
Paolo Ruffini, direttore di rete, annuisce soddisfatto, anche se poi Michele parlerà  per buona parte della mattinata dell’odiata-amata Rai, anche quella «così ben vestita e pettinata della signora Tarantola, che va a letto subito dopo il Carosello».
Ovviamente non è un caso se il titolo del ciclo di Servizio Pubblicodi quest’anno è “La ricerca del leader che non c’è”.
Non solo e non tanto perchè gli ospiti della prima puntata sono Matteo Renzi, Gianfranco Fini e Diego Della Valle, ma perchè la vera novità  di rilievo è l’invenzione di un segmento che si chiama “Partito liquido”, affidato a Giulia, la bella, intelligente e giovane della famiglia santoriana: ossia, attraverso il web il pubblico potrà  scegliere, via via, il proprio candidato premier — confrontando anche programmi elettorali — con un meccanismo mutuato dai talent show alla Amici eX Factor.
Oh yeah: con tanto di televoto ed eliminazioni progressive tra i vari politici.
Il trionfatore finale sfiderà  Mario Monti nell’ultima puntata, sempre a suon di televoto, ormai unica cifra del consenso popolare nella democrazia catodica, con o senza i coriandoli a fiotti degli show targati De Filippi.
È populismo questo?
Di certo l’abilissimo Santoro sa collocarsi esattamente al suo confine.
Parla di «delusione e repulsione» dei cittadini rispetto alla politica, teme per l’Italia una situazione alla Weimar se i Renzi e i Grillo non incanaleranno lo scontento generale e sottolinea come i «maggiori supporter» dell’antipolitica siano stati i partiti tradizionali, incapaci di comprendere e di veicolare la spinta al cambiamento.
Le primarie? Manco dipinto lui si recherà  a votare: «Che vinca il migliore».
Per il resto, un po’ di terremoto per tutti: «Se non ci fossero Renzi e Grillo l’Italia sarebbe ancora preda della stagnazione: hanno agitato le acque e provocato uno shock nel sistema. Niente può essere più come prima».
Idem per quel che riguarda il sistema televisivo: «Entro tre anni sarà  tutto cambiato… Rai, Canale5, La7, lo scenario non sarà  come lo conosciamo oggi».
Giustamente ce l’ha, il Santoro, con il «furto di fiducia» da parte delle istituzioni nei confronti dei cittadini.
E lui lo sa bene, visto che viene universalmente riconosciuto — egli ci rivela — come uno dei rottamatori (non usa questo termine ma il senso è quello) della prima repubblica.
Oggi come allora uno dei pochi argini all ‘antipolitica, così pare, è guardare i programmi di Santoro: «È quando non si guarda più, quando si diventa passivi, quando non si partecipa, che il vuoto prende il sopravvento».
Verissimo.
Così com’è vero che quando il Caveliere scese in campo, «io ero più famoso di lui».
Grillo? Beh, non ci fosse stato Annozero che mandava in onda i suoi “vaffa”, non avrebbe avuto tutto questo seguito.
E sarà  altrettanto vero che è stato lui, il Sancta Santorum, a inventare la piazza (televisivamente parlando, s’intende), ad inventare i citofoni (avete presente i giornalisti molesti che si attaccano ai citofoni dei personaggi che non vogliono farsi intervistare?), a inventare i talk show all’italiana (e non è mica colpa sua, sottolinea veemente, se oggi gli ospiti si sono un po’ usurati), nonchè a “inventare” Riccardo Iacona e Corrado Formigli («che orgoglio quando li vedo in tv…», si commuove ruvidamente).
Al proposito del secondo, e della famigeratissima “staffetta” tra i due (ora che comincia lui, al conduttore di Piazzapulita tocca sospendere fino a inizio gennaio), il mitico Michele previene ogni domanda: «Ma se sono stato io il primo a dire che avrebbe potuto andare in onda con un programma suo e che avrebbe avuto successo anche senza di me…».
E poi: «Ci pensate? Cinquantaquattro trasmissioni di approfondimento nello stesso anno: possono portare anche un aumento di un punto di share in media. E sapete quanto vale? 20 milioni di euro. Vi pare una cosa negativa?»
È fatto così, il mitico Michele, è un generoso: si fa le domande da solo e si dà  le risposte da solo.
Ed essendo che tutte le innovazioni della tv degli ultimi trent’anni portano la sua firma, ammette di essere un po’stanco.
«Vorrei che questo fosse l’ultimo anno in cui conduco questo tipo di programma», sospira. «Sapete, il mio format è nato quando dall’altra parte c’era Mike Bongiorno. Ora bisognerebbe fare qualcosa di diverso. Ma per avere idee nuove, devi staccare la spina, per un anno o due». Intanto, prendiamo in prestito da Amici il televoto.
Non l’ha inventato Michele, in effetti. Ma la politica, quella non aspettava altro.

Roberto Brunelli

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SANTORO TORNA IN SERVIZIO

Ottobre 18th, 2012 Riccardo Fucile

DAL 25 OTTOBRE RIPARTE LA STAFFETTA CON FORMIGLI: IL MAESTRO PIU’ FUSTIGATORE, L’ALLIEVO PIU’ COOL

La polemica è così pretestuosa da risultare perfetta per il centrodestra. Servizio Pubblico riparte 25 ottobre. Su La7.
Lunedì prossimo ci sarà  la conferenza stampa.
Michele Santoro non ama le anticipazioni, ma qualcosa si può intuire. O constatare. Ad esempio la capacità  di generare discussione.
Uno degli spot è finito sotto accusa. Troppo giustizialista, addirittura “brigatista”. Nelle sequenze dello scandalo, Giulia Innocenzi si aggira per le strade con un cartello: “Loro rubano, e tu che fai?”.
Le rispondono alcuni cittadini: “E io mi incazzo”, “E noi li buttiamo fuori a calci”, “Io? Io l’ammazzerei”.
Fino alla frase incriminata: “Fidati che prima o poi invece di incendiarsi, di darsi fuoco, di salire sul cupolone di San Pietro per protestare, prima o poi qualcuno ‘na schioppettata gliela dà ”.
Ovviamente la polemica non esiste.
Lo staff di Santoro, un po’ per dovere di reporter e non meno perchè certo di urticare i benpensanti, si è limitato a registrare gli umori della g(gg)ente.
Santoro è il primo a non ignorare affinità  e divergenze con il post-Tangentopoli. Affinità , perchè anche allora gli elettori erano delusi dalla casta (che allora non si chiamava così).
Divergenze, perchè nel ’92 la rabbia appariva più propositiva e adesso venata di rancore e impotenza.
Ieri c’erano i quesiti referendari, oggi Grillo, che a Santoro piace in quanto fenomeno democraticamente aggregante, ma non convince per linguaggio e tendenza alla generalizzazione.
In questo goffo (nonchè ennesimo) “dagli al Michelino- chi”, sono stati sottovalutati o ignorati alcuni aspetti.
Lo “spot della schioppettata” era già  stato accantonato lunedì sera. Non per autocensura, ma perchè così previsto.
Era il terzo spot di cinque complessivi.
Nel quarto, da oggi su La7, ci sarà  una vignetta di Vauro (e forse un messaggio di Marco Travaglio).
Nel quinto e ultimo, visibile da lunedì prossimo, comparirà  Santoro.
La trovata del cartello è poi una citazione. Dell’avvocato avellinese Luongo. Chi era costui?
Un personaggio — scomparso — che spuntava nel bel mezzo di eventi particolari. Ad esempio le visite del Papa.
Mostrava sempre il medesimo cartello: “È colpa tua se i figli non ti obbediscono, è perchè hanno troppi soldi in tasca”.
I primi spot dovevano infatti suonare così: “È colpa tua se i politici hanno troppi soldi in tasca”.
Servizio Pubblico riparte con la stessa squadra, anche se il ruolo di Giulia Innocenzi cambierà .
È mutato il contesto, anche se parte della filosofia sottesa alla multipiattaforma 2011/2012 rimarrà . Anzitutto lo streaming gratuito sul sito del Fatto Quotidiano, parte integrante del progetto Servizio Pubblico.
La sensazione è che Santoro abbia scelto La7 e non Sky (dove si è trovato benissimo) perchè nella stagione delle elezioni aveva particolarmente bisogno di una platea vasta. Insistere con il progetto “pirata” in coincidenza con il voto sarebbe parso, oltre che faticoso, un po’ masochistico.
Santoro desidera esperienze nuove: film, documentari. Sky sembra più adatta, ma non era l’anno giusto.
E La7 ha garantito indipendenza totale. C’è curiosità  per gli ascolti.
Corrado Formigli è ormai fisso al 7 per cento di share. Molto.
Se Santoro farà  di meno, anzi se non otterrà  risultati decisamente migliori, verrà  da più parti massacrato.
Servizio Pubblico si alternerà  con Piazza pulita : due tranche stagionali a testa.
Anche questo rientra nei desideri di Santoro: più avrà  tempo libero, più potrà  dedicarsi a progetti paralleli (che lo attraggono maggiormente).
Un anno fa il pubblico era costretto a scegliere tra i due migliori programmi di approfondimento politico: o l’uno o l’altro. Un’assurdità .
È vero che Formigli e Santoro, allievo e maestro, sono diversi.
Il primo, che anche ieri ha dichiarato (a Parodi Live) di sperare che D’Alema si ricandidi “perchè ha grandi competenze”, dà  a volte la curiosa sensazione di essere più duro con il Movimento 5 Stelle che con la Polverini.
Formigli si sta sintonizzando, con bravura crescente, nella parte del conduttore critico-ma-non-troppo con il Pd: una sorta di Floris 2, però più cool.
Proseguendo la semplificazione, Santoro incarna, invece, l’antagonista: il capopopolo, il fustiga-casta.
La loro lontananza editoriale è un valore aggiunto, per la rete e per chi guarda. Andrebbe poi ricordato che il primo a proporre Formigli a La7 come conduttore fu Santoro.
Più di un anno fa (e La7, all’inizio, non rispose “Formigli chi?” ma quasi).
Già  allora, Santoro inseguiva l’alternanza.
Forse più stimoli: accontentato.

Andrea Scanzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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NON CI RESTA CHE IL FUORIONDA, ULTIMA FRONTIERA DELLA LOTTA POLITICA

Settembre 20th, 2012 Riccardo Fucile

DA FAVIA A ROMNEY ASSISTIAMO ALLA CADUTA DELLE MASCHERE: UN FUORIONDA E’ COME UNA SASSATA SULLA VETRINA DEL PRESEPE DI PLASTICA DEI POLITICI ATTORI

Benvenuti nell’era fuorionda.
Perchè non ci sono dubbi, ormai è questa l’ultima frontiera della lotta politica e quindi delle strategie mediatiche (qualcuno vede la differenza?).
Ancora non ci siamo ripresi dal fuorionda a cinque stelle, con annessa imboscata televisiva, che ha avuto per protagonista Giovanni Favia, ed eccone uno nuovo di zecca, in grado di far girare la testa al mondo intero.
Bastano pochi secondi fuorionda per polverizzare mesi di campagna elettorale, ci dimostra il candidato repubblicano Mitt Romney, intercettato da una cronista del Mother Jones nel corso di una riunione con i donatori di fondi.
Ebbene, in quella manciata di secondi Romney è riuscito a dire (traduciamo in parole povere): primo, che non si sente nè   si sentirà  mai il presidente di tutti gli americani; secondo, che per quanto lo riguarda la metà  più povera del Paese può anche andare a ramengo; terzo, che è sceso in politica soltanto per fare gli interessi suoi e di chi lo finanzia.
Chiaro, no?
Tutto il contrario dei fiammeggianti vaniloqui, dei severi moniti e delle fumose retoriche che non solo Romney, ma tutti i suoi colleghi sfornano a getto continuo quando invece sono in favore di telecamera.
Un tempo si sarebbe detto: viva la faccia. Oggi diciamo viva il fuorionda, perchè non ci resta nient’altro.
È questo il solo momento in cui, se non possiamo vedere i politici negli occhi, possiamo però vedere la caduta delle maschere.
Da quando i media, e in particolare la tv, sono diventati il centro di gravità  del potere siamo circondati da politici-ballerini.
Come scrive Milan Kundera nella Lentezza ,“al giorno d’oggi, gli uomini politici sono tutti un po’ ballerini, e tutti i ballerini si occupano di politica”.
Negli ultimi trent’anni le televisioni hanno fatto proprio questo, gli hanno cucito il tutù su misura, li hanno assecondati nei loro passi a due e nei loro volteggi sulle punte.
Bruno Vespa potrà  lasciare perplessi come giornalista; ma come coreografo è meglio di Don Lurio.
Interviste, smentite, salotti, serate d’onore.
Ogni mossa è preparata e costruita dagli spin doctor, ogni reazione è passata al setaccio dai sondaggisti.
Solo l’arrivo di un fuorionda, come una sassata, può spaccare la vetrina.
Allora il volto sorridente si mostra all’improvviso senza cerone, con la tintura che cola lungo le rughe: una visione orribile, ma al tempo stesso liberatoria.
Un momento di verità , ma soprattutto un attimo di tregua dal presepe di plastica che dalle tv prosegue nella rete, tra tweet paraculi e post fighetti.
E allora, non ci resta che il fuorionda?
Piano a cantare vittoria, perchè si può costruire il fango come l’incenso, e i fuorionda sono un’arma troppo potente perchè a qualcuno non venga in mente di manipolarla (nel suo piccolo, ce l’aveva già  insegnato Emilio Fede a Striscia la notizia).
Il vero fuori onda è come la Settimana enigmistica, conta infiniti tentativi di imitazione, e se andiamo avanti così bisognerà  imparare a riconoscere gli originali.
La vita quotidiana, d’altra parte, è un buon allenamento.
È vero che, come dice Cioran, “se ci vedessimo con gli occhi degli altri scompariremmo all’istante”; ciò nonostante, quanto di noi mostriamo al prossimo non è poi così genuino.
Per fortuna di Mitt Romney ce n’è uno solo; ma chi è senza fuorionda scagli la prima pietra.

Nanni Delbecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LA7, MEDIOBANCA SCARTA MEDIASET

Settembre 17th, 2012 Riccardo Fucile

L’ADVISOR DI TELECOM: RISCHI DI CONCENTRAZIONE

Colpo di scena nella cessione di La7.
Mediobanca, l’advisor di Telecom Italia Media per la vendita della società  televisiva, ha negato i “dati sensibili” a Mediaset perchè l’eventuale acquisizione avrebbe fatto sorgere problemi di concentrazione sui mercati della raccolta pubblicitaria.
Ma il gruppo di Berlusconi potrebbe comunque fare un’offerta.
Nella vicenda Mediaset-La7 si registra un primo colpo di scena.
Mediobanca, advisor di Telecom Italia Media per la vendita della società  televisiva, non ha inviato il cosiddetto “information memorandum” alla società  di Silvio Berlusconi che ne aveva fatto richiesta.
Gli uomini di piazzetta Cuccia hanno ritenuto che un eventuale acquisizione di La7 e di Mtv da parte di Mediaset avrebbe fatto sorgere problemi di concentrazione sui mercati della raccolta pubblicitaria e della capacità  trasmissiva, e dunque l’offerta sarebbe sicuramente incappata nelle maglie dell’Autorità  Antitrust.
Inoltre, essendo Mediaset un concorrente diretto del polo tv che fa capo a Ti Media, gli advisor non hanno ritenuto opportuno fornire informazioni sensibili e riservate sul gruppo televisivo che fa capo a Telecom Italia.
E così, delle 15 manifestazioni di interesse iniziali, solo sette hanno avuto seguito con l’invio della documentazione preparata da Gianni Stella, l’amministratore delegato di Ti Media.
Sono state scartate da questa fase anche le richieste di Ei Towers, la società  delle antenne che fa capo a Mediaset (interessata ai tre multiplex per la trasmissione in digitale di proprietà  di Ti Media), e di Lt Media.
Al contrario Cairo Communications, il gruppo di Urbano Cairo titolare del contratto di concessione pubblicitaria de La7, dovrebbe ricevere a breve tutta la documentazione.
Lunedì 24 settembre scadrà  il termine per la presentazione delle offerte non vincolanti e in teoria nessuno impedisce a Mediaset di fare questo passo se lo ritenesse opportuno.
La società  del Biscione, contattata al riguardo, non ha voluto scoprire le carte e neanche commentare il ricevimento o meno della documentazione da parte di Mediobanca.
L’idea che si sono fatti in Telecom è che la notizia dell’interessamento di Mediaset per La7 sia stata fatta filtrare ad arte per creare confusione e rallentare un processo di vendita che potrebbe portare entro la fine dell’anno un nuovo proprietario in quello che da sempre ambisce a diventare il terzo polo televisivo.
Oggi tra l’altro riapre piazza Affari e si vedrà  quali saranno le reazioni dei titoli (sia Ti Media sia Mediaset sono quotate) alla bagarre scatenatasi nel week-end in seguito alle indiscrezioni non smentite dalle società  di Berlusconi.
Se i movimenti dei prezzi fossero significativi, la Consob potrebbe chiedere alle rispettive società  di chiarire la loro posizione riguardo le notizie filtrate sulla stampa.
Tuttavia il fuoco di fila politico e istituzionale che si è sollevato sull’eventualità  di una discesa in campo di Mediaset nella partita per la vendita de La7 potrebbe scoraggiare Fedele Confalonieri e Pier Silvio Berlusconi dal proseguire.
Obiettivo dei vertici del Biscione resta quello di evitare che un grosso gruppo straniero, dotato di mezzi finanziari, decida di entrare nel mercato della tv generalista italiana e per questa via vada a sottrarle pubblicità  e quote di mercato.
Si sa infatti che in corsa ci sono il gruppo americano Liberty Media, quello tedesco Rtl, Discovery Channel più una serie di fondi specializzati negli investimenti infrastrutturali.
Il boccone preparato da Bernabè e Stella, però, non è così facile da digerire.
E’ vero che con l’arrivo di Enrico Mentana alle news l’audience della tv si è alzata e la raccolta pubblicitaria ne ha beneficiato.
Ma gli investimenti per rinforzare il palinsesto hanno appesantito non poco la struttura finanziaria del gruppo.
Nel primo semestre del 2012 la perdita in termini di margine operativo lordo è arrivata a 35 milioni con un indebitamento che è salito fino a 200 milioni.
Dunque chi deciderà  di fare un’offerta per Ti Media dovrà  fare bene i suoi calcoli per non trovarsi a gestire un gruppo strutturalmente in perdita
Nella sua storia, iniziata a metà  degli anni ’80 con il brand Telemontecarlo, che l’ha vista passare prima sotto la gestione Montedison di Raul Gardini, poi nelle mani di Vittorio Cecchi Gori, finire ancora sotto le insegne della Seat di Lorenzo Pelliccioli e Roberto Colaninno, quindi nel freezer per volontà  di Marco Tronchetti Provera e infine tentare il rilancio con Bernabè, La7 non ha mai fatto una lira o un euro di utile. Ma la sua uscita dal mercato andrebbe in ogni caso a beneficio dei diretti concorrenti e in particolare di Mediaset che soffre la presenza di quel piccolo 3,5% di share.
E soprattutto teme i programmi d’opinione destinati a un pubblico che può diventare determinante anche in vista delle prossime elezioni.

Giovanni Pons
(da “La Repubblica“)

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TELEVISIONE, MENTANA ANNUNCIA: “SANTORO A LA7”

Luglio 5th, 2012 Riccardo Fucile

LA PROSSIMA STAGIONE DI “SERVIZIO PUBBLICO” ANDRA’ IN ONDA SULLA NOSTRA RETE”…OGGI LA PRESENTAZIONE DEI PALINSESTI DELLA RETE

Michele Santoro ha firmato con La7 per la prossima stagione.
Lo ha annunciato in diretta il direttore del tg Enrico Mentana: “Poco fa Michele Santoro ha firmato con La7. La prossima stagione quindi di Servizio pubblico andrà  in onda sulla nostra rete”, ha detto chiudendo l’edizione serale del telegiornale.
La notizia è stata data anche via Twitter:
L’annuncio a sorpresa è arrivato alla vigilia della presentazione dei palinsesti dell’emittente, in programma oggi a Milano, dove potrebbe intervenire anche lo stesso conduttore.
Sbarca quindi sugli schermi de La7 Servizio pubblico, andato in onda nella stagione appena conclusa su una multipiattaforma.
Il programma si alternerà  in periodi diversi con Piazzapulita di Corrado Formigli, con modalità  che verranno annunciate domani.
La scorsa settimana, Santoro aveva confermato che la trattativa con La7 era in atto ma era “laboriosa”.
“Insieme ai miei collaboratori ci siamo abituati a produrre televisione attraverso una piattaforma che fa capo a diverse tv private in Italia e che ha avuto il suo battesimo quest’anno con il programma Servizio Pubblico”, aveva spiegato intervenendo alla manifestazione dedicata alla tv ‘Ideona’ alla Fortezza del Priamar di Savona.
“Siamo abituati a fare televisione seguendo un criterio di libertà  di espressione – aveva sottolineato Santoro – e questo non sempre è accettato”. Con La7 però “non esiste un problema di natura economica”, aveva aggiunto.
Intervenendo alcune settimane fa al programma di Radio2 Un giorno da pecora, Corrado Formigli, che si troverebbe in concorrenza con il programma, si era detto contento del possibile arrivo a La7 di Santoro.
“Mi ha insegnato a fare questo mestiere. Lui è un grande autore e un grandissimo artigiano della tv”, aveva detto.
Già  lo scorso anno, dopo che Santoro aveva lasciato la Rai 1, c’era stata una trattativa fra La7 e Santoro, poi naufragata.

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LA REAZIONE DI EMILIO FEDE AL LICENZIAMENTO: “L’HANNO FATTO MENTRE SILVIO ERA ALLO STADIO, E’ UN COLPO DI MANO DI CONFALONIERI”

Marzo 29th, 2012 Riccardo Fucile

“ORA VOGLIO SENTIRE BERLUSCONI PER AVERE UNA SPIEGAZIONE”… IL PESO DELLA VICENDA DEI SOLDI SOTTRATTI A LELE MORA E IL RECENTE BLOCCO IN SVIZZERA CON 2,5 MILIONI DI EURO

Emilio Fede lascia la direzione del Tg4.
“Non ci credo. Vuoi farmi morire?”.
Trema anche la mia voce. L’incredibile è accaduto.
“Non so niente”.
E se fosse un tardivo scherzo carnevalesco?
“Posso dirti che la trattativa per la risoluzione consensuale non è andata bene e così…”.
Così cosa?
“Niente”.
Questo dimissionamento ha tutte le caratteristiche di un golpe ordito ai suoi danni.
“C’è la mano di Confalonieri, è lui che l’ha architettato e portato a segno”.
L’ha fatta fuori Confalonieri insieme ai figli del presidente.
“Silvio è alla partita”.
Diavolo, c’è Messi a San Siro! Hanno fatto le cose per bene, il presidente sarà  irraggiungibile.
“Adesso mi attivo”.
Chiami Berlusconi subito, o anche la scorta se non le riesce.
“Lo devo chiamare e farmi spiegare”.
La mandano via senza neanche l’editoriale di commiato.
“Non l’ho fatto l’editoriale, no”.
Si ricorda che ieri l’abbiamo passato insieme in rassegna?
“Certo che ricordo”.
Senza il Tg4 Emilio Fede semplicemente non è. Questa è la mia opinione.
“E’ la mia vita, ce lo siamo detti”.
Come fa a vivere senza la sua vita?
“Adesso chiamo Berlusconi, mi metto in contatto con lui, porcaccia la miseria c’è la partita!”.
Fede, avverto questa suo improvviso disorientamento, ma è l’ora della battaglia!
“Poi ti chiamo, fammi telefonare a Silvio”.
Al complotto si risponde con le armi in pugno.
“Anch’io stavo vedendo la partita”.
Alle 21.05 Fede chiude le comunicazioni in una giornata che l’aveva invece visto galvanizzato, ottimista, fiducioso nelle possibilità  di resistere.
Alle 13.45 si era fatto vivo e la voce era ferma e l’umore dei migliori.
“Sono felice, strafelice, gliel’abbiamo messo in quel posto”.
Felicissimo la sento infatti.
“Adesso il giudice mi deve dire chi è che va con la valigiona di euro in banca a Lugano spacciandosi per me”.
Adesso viene il bello direttore.
“Eh, mi voglio divertire”.
Ma sicuro che non fosse lei a Lugano? La sua auto ha davvero passato il confine, dicono i finanzieri
“Ma io mi tengo lontano dalla banca quando vado a Lugano”.
Allora va a Lugano.
“Ma senza andare in banca. Ed è successo una, due volte, toh tre. Ma mai, mai”.
Qualcuno vuole incastrarla.
“Questo è di una evidenza palmare. Perciò mi aspetto che i magistrati facciano luce”.
Si aspetti dall’interno di Mediaset qualche altra controffensiva
“E vuole che non sappia?”.
La vogliono cacciare
“Mi hanno offerto un contratto di tre anni più altri due, la conduzione di un settimanale di informazione”.
Però la stanno trattando con i guanti bianchi
“Ho solo chiesto che slittassimo di qualche mese”.
Lei senza il Tg4 non può vivere.
“Io sono il Tg4”.

Antonello Caporale
(da “La Repubblica“)

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PER BERLUSCONI VALGONO PIÙ LE FREQUENZE CHE LA RAI

Marzo 10th, 2012 Riccardo Fucile

SI’ AL RINNOVO DEL CDA RAI SE PASSERA CEDE SUL BEAUTY CONTEST… IL PDL VUOLE MARIO RESCA COME PRESIDENTE

Ventotto marzo. Il giorno è fissato e più s’avvicina più preoccupa.
Quel giorno il Consiglio di amministrazione Rai dovrà  approvare il bilancio consuntivo e rimettere il mandato in scadenza.
Appena i conti di viale Mazzini saranno messi al sicuro, in quel preciso momento il presidente Paolo Garimberti dichiarerà  sospeso il triennio che si aprì con il direttore generale Mauro Masi e il centrodestra al governo e si chiude con la cattolicissima Lorenza Lei e i tecnici a Palazzo Chigi.
Risultato: il finimondo.
Il partito democratico chiede che il rinnovo dei vertici di viale Mazzini coincida con la riforma di una legge, quella che porta il nome di Maurizio Gasparri, che garantisce ai partiti l’assoluto controllo del servizio pubblico: “Noi non parteciperemo all’ennesima spartizione in Commissione parlamentare di Vigilanza. Si può modificare la Gasparri. Dobbiamo capire — dice il segretario del Pd — se la Rai è un’azienda oppure un luogo di scorribande”.
Il governo dovrà  respingere le richieste di Pier Luigi Bersani (e in parte di Pier Ferdinando Casini e, soprattutto, di Antonio Di Pietro) perchè per i tempi stretti — e la ringhiosa opposizione dei berlusconiani — sarà  impossibile correggere il testo di Gasparri.
Facce nuove, solite regole.
Senza troppi rimpianti, per una stima sempre precaria, Silvio Berlusconi è pronto a sacrificare Lorenza Lei (e la direzione generale) per riavere le frequenze del digitale terrestre senza pagare un euro.
A quel punto, rinforzato il patrimonio di Mediaset e neutralizzata la concorrenza (il mercato televisivo resta uguale), il Pdl sarebbe felice di indicare soltanto il presidente di viale Mazzini: il dirigente Mario Resca, l’uomo di B. al ministero per i Beni Culturali, è il candidato prescelto, dopo aver provato a piazzare l’amico e attuale consigliere Antonio Verro.
Poi per la direzione di viale Mazzini, incassati i canali in più, il Cavaliere lascerebbe la poltrona a Palazzo Chigi: corsa che si riduce a due nomi fra Claudio Cappon, ottimo amico di Corrado Passera e Giancarlo Leone, trasversale, ma più di centrosinistra che di centrodestra.
I progetti berlusconiani si scontrano con il ministro Corrado Passera (Sviluppo economico) che, indifferente ai pressanti movimenti di Fedele Confalonieri, il presidente di Mediaset che sostituisce il Cavaliere apparentemente distante dai suoi interessi, ordina ai suoi collaboratori di andare avanti con la conversione del beauty contest: intollerabile regalare le frequenze patrimonio pubblico.
Chi le vuole, deve pagare.
Tra viale Mazzini e le frequenze c’è un filo comune che Berlusconi, stavolta, non può muovere a suo piacimento: davvero il Cavaliere sfiducerà  il governo di Monti se dovesse tornare indietro senza raccogliere nulla?
L’ex ministro Paolo Romani, che inventò il concorso gratuito chiamato beauty contest, boccia l’idea di Passera, cioè quella di vendere le frequenze in un’asta pubblica: “So che ci sono degli approfondimenti in corso — ha detto al Tg3 — non è un problema di carattere politico. L’asta sarà  un fallimento economico, ma non sarà  un problema che il Pdl metterà  sul tavolo per farne una causa di discrimine nei confronti del governo”.
Il Cavaliere non la pensa esattamente così, anzi è disposto a cedere un pezzo di viale Mazzini pur di accaparrarsi le frequenze senza scomodare il portafoglio e assicurare un impero agli eredi sino a un’imprecisata generazione.

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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SALTA IL VERTICE DA MONTI SULLA RIFORMA DELLA RAI: ALFANO NON CI VA, DA BUON DIPENDENTE MEDIASET

Marzo 7th, 2012 Riccardo Fucile

MONTI AVEVA CONVOCATO IL SEGRETARIO PDL, INSIEME A BERSANI E CASINI, PER RAGGIUNGERE UN’INTESA SUL RILANCIO DELLA RAI… MA CONFALONIERI DETTA LA LINEA: OPPORSI A UNA RAI PIU’ FORTE E COMPETITIVA, MEDIASET E’ GIA’ IN CRISI

Ci sono i guai di Mediaset dietro la decisione del segretario del Pdl Angelino Alfano di disertare il vertice “di maggioranza” previsto in serata con il premier Mario Monti e i leader di Pd e Udc, Pierluigi Bersani e Pier Ferdinando Casini, durante il quale si sarebbe affrontato anche il tema delicatissimo della riforma della governance Rai, il cui consiglio d’amministrazione scade il 28 marzo.
La disdetta a sorpresa di Alfano arriva al termine di un incontro, iniziato stamattina intorno alle 11 a Palazzo Chigi, fra Monti e Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset.
Incontro durante il quale, secondo le indiscrezioni trapelate, i due avrebbero cercato di trovare un “accordo” sulla riforma della Rai. Senza riuscirci.
Confalonieri avrebbe descritto a Monti la difficile situazione in cui versa oggi Mediaset, che si riflette anche sul cattivo andamento dei titoli in Borsa.
Una situazione che potrebbe solo peggiorare se passasse il disegno di Monti, appoggiato da Pd e Udc, di una rapida riforma della governance della Rai, per renderla più snella ed efficiente sul mercato.
Proprio questo era uno dei temi in agenda nel vertice di stasera — ora annullato — tra Monti, Bersani, Casini e, appunto, Alfano.
Quest’ultimo, dato l’esito negativo dell’incontro tra il premier e il numero uno di Mediaset, avrebbe fatto saltare il tavolo.
“Non ci andrò da Monti, perchè mi pare di capire che lì si voglia parlare di Rai e di giustizia e forse ci eravamo sbagliati nel credere che i problemi degli italiani fossero la crescita, lo sviluppo economico e l’economia”.
Considerazioni generiche dietro le quali le indiscrezioni di palazzo rivelano invece un nuovo, clamoroso caso di conflitto d’interessi intorno a Silvio Berlusconi.
L’incontro tra Monti e Confalonieri è durato circa un’ora.
Palazzo Chigi non ha fornito alcuna notizia sul contenuto del colloquio.
Certo risultano poco convincenti gli interventi di diversi esponenti del Pdl, a partire da Ignazio La Russa, che giustificano la retromarcia di Alfano con la volontà  del Pdl di opporsi alla “bramosia di poltrone Rai”.
Senti chi parla…
Non a caso, il segretario del Pd Bersani esterna tutta la sua sorpresa: ”E’ un atteggiamento incredibile”.
Mentre per l’Udc, Lorenzo Cesa parla di “colpo di sole”.
Bersani e e Alfano si sono anche affrontati ironicamente su twitter: il primo ha offerto al rivale la sua sedia a Porta a porta (Berlusconi ha rinunciato ad andarci stasera per non offuscare Alfano), il secondo ha ricambiato con il suggerimento di sostituire il comico Maurizio Crozza a Ballarò.
Dopo l’incontro con Monti, Confalonieri è stato ascoltato dalla Commissione bilancio della Camera, di fronte alla quale ha confermati scenari allarmanti per Mediaset: “Se non ci sono prospettive di ripresa tagliare il nostro miliardo di investimenti, ridurre i nostri due miliardi di costi diventa indispensabile. Intendiamoci: questo non è quello che vogliamo e non è quello che faremo, ma abbiamo bisogno che il sistema paese si renda conto di questo e ognuno faccia la propria parte”.
Il presidente di Mediaset ha anche chiarito che per il momento l’azienda “ha deciso di non intaccare i propri livelli occupazionali,   ma è evidente che se non si pongono le basi per una ripresa dell’economia e del mercato pubblicitario sarà  inevitabile farlo. E come Mediaset, molte altre aziende italiane”.
Oltre alla riforma della Rai, all’ordine del giorno del vertice di “maggioranza” saltato c’erano altri temi delicati e a rischio conflitto d’interessi per Silvio Berlusconi. In particolare la riforma della giustizia e la nuova legge anticorruzione, impantanata in Parlamento da due anni, con il Pdl che si oppone strenuamente a un inasprimento delle pene per i tangentisti.
Che in più comporterebbero un allungamento dei tempi di prescrizione, altro tabù dei berlusconiani.
Se non bastasse, nel vertice di stasera si sarebbe parlato anche dell’asta sulle frequenze residue del digitale terrestre, dopo l’annullamento del Beauty contest gratuito deciso mesi fa dal ministro dello Sviluppo Corrado Passera.
Altro tema piuttosto sensibile per Mediaset.

argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, Giustizia, governo, Monti, PdL, RAI, televisione | Commenta »

ANCHE CON MONTI SULLA TV DECIDONO GLI AMICI DI BERLUSCONI

Febbraio 29th, 2012 Riccardo Fucile

PASSERA DELEGA VARI, UOMO VICINO A LETTA E CONFALONIERI

A 75 anni l’emozione è un sentimento usurato.
E il sottosegretario Massimo Vari, a un convegno su televisioni locali e riforme di governo, ha diluito le parole di circostanza: “Questa è la mia prima uscita pubblica con le deleghe per le Telecomunicazioni”.
Ormai il segreto non funzionava più, il ministro Corrado Passera (Sviluppo economico) ha sempre inviato il sottosegretario Vari ai complicati e infiniti incontri per cambiare un sistema televisivo che appare immodificabile.
All’annuncio inaspettato di Vari, un avvocato e magistrato di poche e concise dichiarazioni, qualcuno in platea si è guardato intorno per cercare uno sguardo di conforto, e poi riflettere: “A questo punto, potevano lasciare Paolo Romani, – dice un editore di un gruppo televisivo importante — il fantasioso inventore del beauty contest”, il concorso di bellezza che regalava le frequenze a Mediaset, momentaneamente congelato (non cancellato).
Massimo Vari, ex vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, non si è mai occupato di televisioni, tralicci, canali, digitale terrestro o tecnologia analogica.
Ma ha il curriculum giusto per la poltrona, secondo i parametri italici: sei anni fa era tra i favoriti di Forza Italia per la nomina al vertice di Agcom, l’Autorità  garante per le Telecomunicazione distrutta in questi anni da inchieste e manipolazioni.
Tra i suoi innumerevoli incarichi, durante una carriera nei posti di potere in cui apparire conta quasi zero, Vari è stato consigliere di Stato per il Vaticano.
Anche Giancarlo Innocenzi, considerato da molti un suo carico amico, godeva di ottimi uffici con la Chiesa (tant’è che a Roma abitava in una casa di Propaganda Fide, il braccio immobiliare del Vaticano, che affaccia su piazza San Pietro).
Vari e Innocenzi si sono conosciuti in Vaticano, potevano continuare il sodalizio all’Autorità , ma poi Silvio Berlusconi preferì Corrado Calabrò.
Mentre Innocenzi, esattamente due anni fa, lasciò l’Agcom perchè coinvolto nell’inchiesta di Trani in cui si svelava il sistema di pressioni del Cavaliere per chiudere Annozero, la trasmissione di Michele Santoro.
Quando Mario Monti e Corrado Passera l’hanno chiamato al ministero per lo Sviluppo economico, Vari aveva appena finito il suo servizio alla Corte dei Conti di Lussemburgo.
Nessuno pensava, ma molti sospettavano, che il costituzionalista potesse avere un ruolo decisivo nella partita televisiva, quella che Berlusconi e i suoi collaboratori guardano con attenzione: mancava un pezzo del racconto, però.
Vari è l’uomo indicato dal Pdl per presidiare il ministero strategico di Passera, è amico di vecchia data di Gianni Letta e Fedele Confalonieri .
A parte le relazioni pubbliche e private, Vari non ha competenze specifiche in materie televisive, eppure il Pdl ha insistito affinchè Passera gli affidasse la delega.
Sarà  una coincidenza del calendario governativo, ma nei prossimi mesi Passera e Monti dovranno decidere se riformare davvero la Rai oppure allestire l’ennesimo Consiglio di amministrazione emanazione dei partiti e, soprattutto, del Cavaliere. Capitolo frequenze televisive: il beauty contest è stato fermato per tre mesi, tra qualche settimana il governo dovrà  prendere una decisione definitiva.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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