Settembre 13th, 2016 Riccardo Fucile
LA RIVISTA RISPONDE ALLA QUERELA DEL SINDACO DI AMATRICE: “CHIASSO SPROPORZIONATO, QUANDO L’ABBIAMO FATTA SU HAITI NESSUN ITALIANO HA PROTESTATO”
“Ci sono state tante dichiarazioni, la denuncia aspettiamo di vederla, vediamo di che si tratta. Ma non
ci fa nessuna paura, di vignette come questa ne abbiamo fatte a decine, è una come un’altra, di umorismo nero” ha detto il direttore di Charlie Hebdo, ospite stamattina della radio France Inter per la presentazione di un libro, rispondendo a una domanda sulla denuncia del Comune di Amatrice. “Trovo completamente sproporzionato tutto questo chiasso per una vignetta”, ha aggiunto.
“Abbiamo fatto in passato vignette simili su Bruxelles, sul terremoto ad Haiti e nessuno ha protestato, nessun italiano ha protestato. La morte è un tabù, qualche volta bisogna provare a trasgredire” continua Riss.
“Quando vediamo sui social network la dimensione che preso questo caso – ha aggiunto – sembra di essere in manicomio”
(da agenzie)
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Settembre 13th, 2016 Riccardo Fucile
SUI BANCHI PIU’ DI 200 BAMBINI… UN MIRACOLO ITALIANO DELLA PROTEZIONE CIVILE… IL SINDACO: “BASTA PIANGERE, DOBBIAMO AVERE FIDUCIA IN CURCIO ED ERRANI”
Si sono presentati in perfetto orario per il loro primo giorno di scuola. E alle 8 e mezzo ha suonato la campanella per l’inizio dell’anno scolastico nelle zone colpite dal terremoto dello scorso 24 agosto.
Al via le lezioni ad Amatrice e a Cittareale, mentre negli altri paesi si parte giovedì. Anche la ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, è presente per il primo giorno della scuola elementare di Amatrice.
Per ospitare i bambini delle elementari, la Protezione civile della Provincia autonoma di Trento ha costruito in tempo record un edificio modulare coloratissimo.
I moduli consentono di tornare regolarmente sui banchi a circa 200 alunni. Con lei il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, il direttore reggente del plesso Maria Rita Pitoni e il presidente della Provincia Autonoma di Trento Ugo Rossi.
“Grazie a chi ha reso possibile riaprire la scuola ad Amatrice, oggi. Siamo appena all’inizio, è ancora lunga. Ma oggi grazie. Viva l’Italia”, ha scritto su Twitter, il premier Matteo Renzi.
I bambini tornano anche nelle scuole rimaste agibili dopo il terremoto, ma molti faranno lezione in prefabbricati, tende e strutture attrezzate.
Gli edifici dichiarati inagibili dopo il sisma, infatti, sono 32 su 577.
Parole di fiducia anche dal commissario alla ricostruzione Vasco Errani: “Ricominciamo da qui perchè la scuola è l’anima della comunità . Non facciamo promesse per il futuro ma atti concreti. Lo abbiamo detto ai sindaci e a chi è impegnato qui. Ogni scelta sarà condivisa con voi. Questo è il patto che facciamo insieme: ricostruiremo tutto e lo faremo meglio di prima, ad Amatrice e in tutti i territori colpiti dal terremoto”.
Ha approfittato dell’inaugurazione il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi per lanciare un appello ai cittadini: “Fino a tre settimane fa qui c’era un mondo, un mondo che parlava di uno dei borghi più belli d’Italia. Per questo era importante partire dalla scuola, perchè la scuola rappresenta il tassello fondamentale per far sì che quel mondo possa presto tornare ad essere quello che ci appartiene. Bisogna credere nelle istituzioni e io voglio fare un appello alla popolazione di Amatrice, a liberare quanto prima le tende per poter avviare il processo di ricostruzione”.
E ha aggiunto: “Venti giorni fa avevamo tutto. Ora non abbiamo più nulla, ma oggi ripartiamo da qui, da questa scuola, perchè con essa abbiamo tutto. I nostri bambini dovranno avere la capacità di trasmette solidarietà e amicizia. Ai cittadini dico basta piangere. Schiena dritta e fidiamoci di Curcio ed Errani. Se siamo uniti riavremo tutto quello che abbiamo perso”.
In occasione della riapertura delle scuole ad Amatrice, un team educativo di Save the Children sta supportando le insegnanti della scuola d’infanzia della frazione di San Cipriano con l’obiettivo di facilitare l’inserimento nella nuova scuola dei bambini che in queste settimane hanno frequentato lo Spazio a Misura di Bambino allestito nel campo di Amatrice subito dopo il sisma.
Si tratta di un intervento svolto in sinergia con le autorità scolastiche.
Nell’ambito del polo scolastico di San Cipriano, Save the Children è impegnata nella realizzazione della nuova mensa scolastica – della quale potranno usufruire i bambini iscritti all’istituto tra scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado – di un Centro per le attività extrascolastiche e di una area attrezzata per lo sport e il movimento.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 10th, 2016 Riccardo Fucile
SONO IMPEGNATI DA VOLONTARI NELLA COSTRUZIONE DELLE STRUTTURE DI EMERGENZA A MONTEPRANDONE… “UN MODO PER DIRE GRAZIE ALL’ITALIA”
“Guardali come sorridono: si fanno i selfie mentre fanno finta di aiutare”, “Mandiamo gli immigrati nelle tende e gli italiani negli alberghi”.
Nei giorni successivi al tremendo sisma che ha colpito l’Italia centrale frasi come questa hanno inondato i social network e le agenzie.
I professionisti dello sciacallaggio e della disinformazione non hanno perso l’occasione troppo ghiotta di giocare sulla dicotomia italiano-straniero per lucrare consenso, clic e visibilità .
Nelle stesse ore in cui i santoni del populismo agivano a pieno regime un gruppo di migranti ospiti di una struttura gestita dal Gus (Gruppo Umana Solidarietà ) ad Ascoli Piceno decideva di mettersi a disposizione della comunità che li ha accolti.
I cantori dell’indignazione xenofoba si sono veramente chiesti chi sono e da dove vengono queste persone?
Qualcuno di loro si è chiesto che facce hanno e perchè lo fanno?
Abbiamo chiesto di raccontarci le loro storie, per opporre volti e nomi al muro dell’indistinto “andate nelle tende e metteteci gli italiani negli alberghi”.
Daniel, Feargod e Philip, rispettivamente 22, 30 e 20 anni hanno una drammatica storia comune.
Tutti nigeriani, costretti dalle disastrose condizioni della economia del loro Paese a ripiegare in Libia in cerca di fortuna, diventano presto vittime dei mercanti di uomini. Dopo esperienze di lavoro varie, al momento di chiedere il compenso dovuto sono rinchiusi in un campo di prigionia che li vede vittime di violenze e angherie.
“Un giorno ho chiesto i soldi che mi spettavano e loro mi hanno licenziato, picchiato e portato in prigione, dove mi hanno tenuto per 9 mesi insieme ad altre 200 persone, in condizioni igieniche molto precarie e senza cibo a sufficienza, nè acqua. Un giorno abbiamo provato a scappare, ma ci hanno scoperto, picchiato violentemente e trasferito in un’altra prigione. Li ero insieme ad altre 50 persone con cui condividevo un solo pasto al giorno. Un mio amico è morto lì per colpa delle percosse che gli davano i carcerieri” mi dice Daniel.
Lo stesso racconta Feargod: “Eravamo più di cento persone nello stesso luogo, senza servizi igienici e mangiando, se eravamo fortunati, una volta al giorno. La prima volta che ho cercato di fuggire ero solo, però mi hanno scoperto e mi hanno picchiato a lungo. Sono rimasto in tutto sei mesi in questo luogo”.
Tutti e tre, dopo la fuga , intraprendono il viaggio verso l’Italia, pericoloso e faticoso. Tutti e tre, insieme ad altri 20 migranti, decidono di offrirsi volontari.
Eroismo d’accatto? Marketing? Ricerca di visibilità ? Niente del genere, ovviamente
Come ha raccontato Paolo Bernabucci, Presidente del Gus, si è riflettuto molto prima di accettare la proposta dei ragazzi.
Il loro contributo è stato offerto al sistema di Protezione civile e di concerto con le amministrazioni comunali coinvolte.
I migranti sono ora impegnati nella costruzione e nella manutenzione di strutture di emergenza a Monteprandone.
Il loro impegno continuerà fino a quando sarà necessario, con lo stesso silenzio e la stessa discrezione usata nel comunicare la loro disponibilità nelle ore successive al sisma.
Parliamo di eroi? Niente del genere.
Parliamo di uomini e donne che non hanno scelto il nostro Paese come luogo di vacanza ma come prima piattaforma per provare a vivere un’esistenza degna di essere vissuta.
Hanno incontrato il Gus, una realtà che da anni è impegnata nell’accoglienza e nell’integrazione
Hanno incontrato l’Italia e, aiutandoci, hanno provato a dirci semplicemente grazie.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
AD AMATRICE SONO 70, LE STORIE DELL’ITALIA MIGLIORE
La parola magica è assistenza. E l’Anpas – cioè l’Associazione nazionale per le pubbliche assistenze – conosce di quella parola tutte le declinazioni.
Soccorritori, educatori, geologi, cuochi, logisti, elettricisti, psicologi.
Dall’inizio dell’emergenza si sono dati da fare nell’area del cratere 600 suoi operatori arrivati da tutt’Italia e oggi nel solo campo di Amatrice sono attivi in settanta.
Sono passati più di cento anni dalla fondazione, nel 1904, e molte migliaia di volontari. Oggi, da un capo all’altro dell’Italia, sono attivi in novantamila
Mariasilvia, la prof in movimento
Mariasilvia Cicconi ha la vita da insegnante a Parma e quella da volontaria dove capita. Veterana dell’assistenza, 44 anni, ciuffo color turchese, dice che è «cresciuta a pane e volontariato».
«Con il passare dei giorni vissuti in tenda è inevitabile che entri in scena la noia e la consapevolezza di non avere più un tessuto sociale. Ecco, quello che facciamo qui è provare a ricrearlo, quel tessuto sociale. Anche con piccole cose».
L’altro giorno, per esempio, le ha scritto via Facebook un tizio che aveva il carrettino dei gelati e voleva venire ad Amatrice a distribuirli. «Gli ho detto che per noi sarebbe stato fantastico e lui è arrivato». Un piccolo gesto che ha fatto grande la giornata al campo
Nunzio, sul campo da 35 anni
«È cominciata con lo scoppio della casa dei vicini, 35 anni fa. Ricordo che mi trovai a scavare fra le macerie in ciabatte. E scattò qualcosa che mi fece diventare quello che sono oggi».
Nunzio Antonio Ferrigno, 60 anni, in pensione, è un volontario Anpas, responsabile nazionale del settore sanità . Nell’infermeria del campo di Amatrice è lui l’uomo dei medicinali, di ogni piccola e grande esigenza sanitaria.
«A volte – racconta – soprattutto le persone anziane, vengono a chiedere di misurare la pressione o fare piccoli controlli. In realtà vogliono solo parlare un po’, raccontare la loro storia, condividere il dolore».
E Nunzio li ascolta sapendo bene che anche ascoltare è una terapia
Michela, la cuoca per caso
Michela Gaggero viene da Genova, ha 24 anni e un sorriso che conquista. Nel campo Anpas è responsabile della cucina e le sue giornate sono scandite da colazioni, pranzi e cene.
La sua prima esperienza è datata 2012, il giorno del suo ventesimo compleanno. Era volontaria Anpas da quattro anni e la chiamarono: partì per l’Emilia.
«Non avevo una cosa precisa da fare e mi hanno mandata in cucina. Io, che non sapevo cucinare nemmeno una pasta in bianco. Però, non so come, ha funzionato!». Un caso, come per caso Michela arrivò all’Anpas: «Una mia amica non era stata promossa, come punizione sua madre la mandò a fare volontariato. Io l’accompagnai ed eccomi qui»
Gianni: in pensione, poi autista
Un giorno del ’92 Gianni Marnoni andò in pensione. Faceva l’impiegato a Milano e improvvisamente la sua vita gli sembrò vuota.
«A un certo punto andai alla Croce Rosa Celeste vicino casa e dissi: avete bisogno di un vecchietto? Mi dissero: vieni giù. E così ho cominciato la mia seconda vita da volontario Anpas». Lo fecero provare come autista, funzionò. E così ancora oggi, a 78 anni, Gianni guida per ore senza stancarsi mai. «Non trasporto persone perchè a questa età … Ma porto materiali di ogni genere, mi arrangio come tutti e se servo dormo per terra».
Un ricordo speciale? «Quando ho trasportato un bimbo prematuro: era 4 etti e mezzo! Gli interventi con i bimbi non li scordi mai»
Martina e Mattia, innamorati nell’intervento in Emilia
Mattia ha 31 anni, Martina 24. Si sono conosciuti a Mirandola, in Emilia, dov’erano arrivati tutti e due come volontari Anpas: lui dal Veneto, lei dalla Toscana.
«Ci siamo innamorati lì, fra le macerie emiliane del 2012, e l’anno scorso ci siamo sposati – racconta lui che nella vita fa il carpentiere -. Adesso viviamo a Rovigo e se c’è un’emergenza partiamo assieme».
Così è successo dopo le scosse che hanno distrutto Amatrice, Accumoli, Arquata e le loro frazioni. Mattia e Martina si sono messi in marcia e sono arrivati fin qui a occuparsi, come sempre, di logistica, a distribuire cibo, a montare tende e a dare una mano ovunque serva.
Lui (che di cognome fa Prevelato) dice che poi, quando tornano a casa (come ieri), nei loro zaini ci mettono anche le storie raccolte fra la gente che soccorrono. Sono tante, quasi sempre drammatiche.
Raccontano vite in difficoltà di persone rimaste sole o senza più niente se non quello che hanno addosso. «Vederle sorridere dopo quello che hanno vissuto ci ripaga di ogni stanchezza» dice Mattia.
Che ripensa ai primi tempi del suo percorso da volontario: «Mi ci sono dedicato con impegno, ma a dire il vero non sapevo se mi sarei appassionato, se ce l’avrei fatta». Adesso lo sa: è stata una scelta felice.
(da “il Corriere della Sera”)
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Settembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
E’ MORTO IL RIFUGIATO AFGANO RIMASTO SOTTO LE MACERIE DELLA SUA CASA AD AMATRICE…IL FRATELLO ATTENDEVA DA GIORNI E HA SPERATO FINO ALL’ULTIMO
Si sono spente nel pomeriggio di domenica le speranze di Zia, l’afgano arrivato dall’Austria ad
Amatrice: dopo il terremoto del 24 agosto scorso, l’uomo non aveva più avuto notizie del fratello e da giorni andava ripetendo da giorni che Sayed, rimasto sotto le macerie della casa dove abitava assieme ad altri afgani,
«Sarà vivo in qualche angolo là sotto, lo so». Invece Sayed non ce l’ha fatta.
Individuato il cadavere
I cani avevano segnalato la presenza di qualcuno sotto il cumulo di detriti della casa di Amatrice, crollata, scivolata in basso per molti metri e andata completamente distrutta, ma per i vigili del fuoco la situazione era molto precaria e le operazioni andavano a rilento. Fino al pomeriggio di domenica 4 settembre.
Quando gli operatori che lavorano alle ricerche hanno individuato il corpo di Sayed senza vita. Il cadavere è là , sotto le macerie e anche Zia ha dovuto arrendersi. Il numero delle vittime del terremoto ad Amatrice sale così a 296: l’afgano era l’ultimo disperso della cittadina in provincia di Rieti.
Il recupero del corpo
Il recupero della salma di Sayed è previsto nella giornata di lunedì: si tratta di un intervento delicato e difficile perchè quello che resta dell’abitazione è franato e rischia di scivolare in un dirupo.
In quella abitazione vivevano in 5 (quattro afgani e un interprete), la notte del terremoto era solo in 4 e sono riusciti a salvarsi tutti tranne Sayed: Adil si è buttato dal balcone; Sultan, l’interprete, è riuscito ad uscire da solo dalle macerie; Whaid è stato sbalzato fuori di casa dalla scossa e i soccorritori l’hanno recuperato in mezzo al prato.
La fuga dall’Afghanistan e il lavoro a Torino
«Era un ragazzo stupendo, solare, di una simpatia unica» dicono i ragazzi della cooperativa che si occupava di lui e degli altri afghani.
Sayed era un rifugiato: era arrivato dall’Afghanistan in fuga dalla guerra, a casa ha lasciato tre figli. Viveva ad Amatrice in una delle case Sprar, il sistema di accoglienza del Viminale diffuso in tutta Italia , che prevede la collocazione di piccoli gruppi di migranti e richiedenti asilo nei vari comuni, in modo da consentire una migliore integrazione.
Avrebbe dovuto partire per Torino dove lo attendeva un nuovo lavoro: era stato assunto come pizzaiolo. Ma aveva rimandato la partenza di qualche giorno per assistere alla sagra dell’Amatriciana, che era prevista per il weekend del 27-28 agosto. Un desiderio che gli è stato fatale.
Raffaella Cagnazzo
(da “Il Corriere della Sera”)
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Settembre 4th, 2016 Riccardo Fucile
RESPONSABILITA’ DIFFICILI DA STABILIRE E PERIZIE CONTRASTANTI, TECNICI ORMAI DEFUNTI
Le indagini della Procura di Rieti. Quelle della Procura di Ascoli Piceno. Gli accertamenti dell’Anticorruzione. L’opinione pubblica che chiede, come sempre in questi casi, “pene esemplari”.
Dopo il sisma che ha colpito Amatrice, Accumoli e Borgo Arquata, la macchina della giustizia si è subito messa in moto per individuare i responsabili dei crolli.
La speranza è che non finisca come all’Aquila: nel capoluogo abruzzese i condannati per il terremoto sono stati una manciata.
Per la difficoltà di accertare le colpe, innanzitutto. Ma anche per effetto della prescrizione, i cui tempi sono stati generosamente accorciati nel 2005 dal governo Berlusconi.
Così fra poche settimane (il 6 ottobre) un definitivo colpo di spugna cancellerà tutti i processi non ancora terminati. Compreso quello al più noto degli imputati , Guido Bertolaso, a giudizio per omicidio colposo plurimo .
A meno che non intenda rinunciare al “salvataggio” come ha detto nei mesi scorsi.
Anche all’Aquila la magistratura si mise subito al lavoro con grande impegno.
Su circa 200 fascicoli d’indagine aperti dopo il sisma, però, solo una quindicina hanno raccolto elementi sufficienti per arrivare a dibattimento.
E soltanto pochissime inchieste si sono concluse in Cassazione con delle condanne, nove in tutto: quattro per il crollo della Casa dello studente (costato la vita a otto ragazzi), due per il Convitto nazionale (in cui persero la vita tre minorenni), altrettante per il collasso della facoltà di Ingegneria, più l’ex vice capo della Protezione civile Bernardo De Bernardinis , cui sono stati inflitti due anni di reclusione per l’informazione “imprudente” e “scorretta” che rassicurando immotivatamente i cittadini fece aumentare il numero delle vittime.
Circostanza che non gli ha impedito di essere in prima linea nella macchina dei soccorsi nei giorni scorsi, essendo la sua pena stata sospesa.
Nelle aule di giustizia molti altri casi si sono conclusi con l’assoluzione, spesso chiesta direttamente dall’accusa.
«Processi del genere sono molto complessi» spiega il sostituto procuratore Fabio Picuti, che li ha seguiti tutti: «Molte case erano costruite con tecniche di un secolo fa, quando le norme antisismiche non erano ancora in vigore, e questo ci ha spinto a chiedere l’archiviazione. In altri casi si trattava di edifici realizzati male in partenza ma decenni fa, e i progettisti erano morti o molto anziani e quindi incapaci di affrontare i processi. E poi non bisogna dimenticare che per giungere a una condanna bisogna dimostrare un nesso causale fra i crolli e i lavori di ristrutturazione: si rivelano fondamentali le perizie e non sempre si riescono a provare condotte colpevoli».
A questo complicato groviglio si aggiunge la prescrizione.
Giovedì 6 ottobre si estingueranno tutti i processi non ancora conclusi. Secondo quanto previsto dalla legge ex Cirielli, infatti, i delitti con pena massima di cinque anni, come l’omicidio colposo, si estinguono dopo sei anni.
Se c’è stata qualche interruzione, si può ottenere un altro 25 per cento di “bonus”. Totale: sette anni e mezzo dal sisma del 6 aprile 2009. Senza la riforma del governo Berlusconi sarebbero stati cinque in più: fondamentali per accertare tutte le responsabilità .
Il risultato è che andrà sicuramente in fumo il processo per il crollo del palazzo di via D’Annunzio, che costò la vita 13 persone.
A maggio la Cassazione ha annullato con rinvio la condanna dell’ingegnere che restaurò l’edificio (costruito negli anni ’60 con calcestruzzo scadente) e non si accorse dei rischi: tre anni e mezzo di reclusione in primo grado, ridotti a 22 mesi in appello e adesso tempi insufficienti per affrontare nuovamente due gradi.
Situazione identica per i due palazzi gemelli che in via Sturzo provocarono 29 vittime. Anche in questo caso, a causa del calcestruzzo di scarsa qualità ed errori di progetto. Solo che quattro presunti responsabili sono deceduti e l’unico superstite ha quasi 90 anni.
Così, dopo i tre anni comminati in primo grado, il giudizio si è fermato a causa delle sue condizioni di salute. E si salveranno pure i due imputati per il crollo di due palazzi in via Milonia, condannati a due anni di carcere: il processo è ancora in Corte d’Appello.
SENZA COLPEVOLI
Ci sono poi le inchieste finite nel nulla. Magari perchè la Cassazione ha ribaltato i verdetti precedenti: nel crollo del condominio di via Rossi morirono in 17 e l’amministratore e direttore dei lavori di rifacimento del tetto (che sotto le macerie perse la figlia), dopo essere stato condannato in primo e secondo grado per disastro e omicidio colposo plurimo, a giugno è stato assolto con formula piena: “il fatto non sussiste”.
Per il collasso dello stabile di via XX Settembre 123 (cinque morti), invece, l’unico imputato ancora in vita, il collaudatore oggi 91 enne, è stato assolto in tutti i gradi di giudizio.
In altri casi i palazzi erano talmente mal costruiti, secondo le perizie, da rendere impossibile addebitare alcunchè alle ristrutturazioni.
Tanto da spingere l’accusa a chiedere l’assoluzione, come per gli edifici di via XX Settembre 79 (nove morti) e via Persichetti (due vittime).
E nessuno ha pagato nemmeno per i danni subiti dall’ospedale, reso inagibile dal sisma al punto che quel 6 aprile i feriti dovettero essere medicati sul piazzale antistante: quattro imputati tutti assolti. La Procura, che aveva chiesto tre condanne, non ha nemmeno impugnato la sentenza.
MITI SANZIONI
Anche chi ha pagato spesso se l’è cavata con poco. Oltre al già citato vice di Bertolaso, De Bernardinis, ci sono i quattro tecnici ritenuti colpevoli per il crollo della Casa dello studente (otto morti): pene comprese fra due anni e mezzo e quattro anni per accuse che vanno dal disastro alle lesioni all’omicidio colposo, ma pure a due di loro il provvedimento è stato sospeso per motivi di salute.
Ventidue mesi di reclusione (quattro anni inizialmente) e interdizione quinquennale dai pubblici uffici, invece, per il direttore di cantiere e il direttore dei lavori della facoltà di Ingegneria, che collassò e non uccise nessuno solo perchè era notte: qualche ora dopo sarebbe stata una tragedia. Infine i due responsabili del crollo del Convitto (tre vittime), accusati di inerzia anche per non aver fatto evacuare la scuola, frequentata da minori, dopo la prima forte scossa che precedette di poco quella fatale: il dirigente della Provincia con delega all’edilizia scolastica (due anni e mezzo di reclusione) e l’ex rettore Livio Bearzi (quattro anni).
Per quest’ultimo dopo l’arresto si sono mobilitati il sindacato dei presidi, gli enti locali, vari parlamentari.
La governatrice Debora Serracchiani ha addirittura scritto a Sergio Mattarella. Tutti concordi nell’ingiustizia di mandare in prigione un preside.
Dopo 44 giorni Bearzi, che ha anche chiesto la grazia al Quirinale, è stato scarcerato. Ora è ai servizi sociali.
Paolo Fantauzzi
(da “L’Espresso”)
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Settembre 3rd, 2016 Riccardo Fucile
INCHIESTA SULLA CORRUZIONE: CONTROLLI SU 56 TECNICI E 12 IMPRESE… SOLDI MAL SPESI E CONFLITTI DI INTERESSE
Dodici imprese, 56 professionisti. Sono questi i primi numeri sul tavolo della Procura della
Repubblica di Rieti.
Nel disastro post sisma che ha distrutto i centri storici di Accumoli e Amatrice la cornice dei dati che il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza sta chiudendo indica ormai due direzioni investigative: la prima sugli appalti affidati a trattativa privata e le presunte omissioni per i lavori pagati con i soldi pubblici del terremoto del 1997, la seconda connessa ai «furbetti del contributo». ovvero quegli enti e quei cittadini che, pur avendo ricevuto erogazioni pubbliche per i danni del terremoto, non hanno ottemperato alle prescrizioni previste nella ristrutturazione degli immobili.
Soldi mal spesi
E’ da qui, dunque, che si parte per ricostruire minuziosamente tutti i passaggi del flusso di denaro che in due circostanze diverse (sisma 1997 e poi sisma del 2001) ha fatto piovere su Rieti e il suo hinterland circa 90 milioni di euro in due tranche diverse.
Un lavoro lungo questo che la Guardia di Finanza e la Procura di Rieti stanno facendo anche perchè si tratta di «ricostruire gli ultimi vent’anni di storia della provincia reatina», sia per quel che concerne il territorio sia per quanto riguarda il ruolo giocato dalle istituzioni: a cominciare da quello che hanno avuto in quegli anni (dal ’97 al 2007) i tre sub commissari per il terremoto che si sono succeduti nel tempo, gli uffici regionali, che proprio ieri hanno ricevuto la visita degli uomini della Guardia di finanza, i funzionari provinciali, quelli del genio civile, ma anche tutti gli uffici tecnici (lavori pubblici e urbanistici) che hanno «incamerato» consistenti finanziamenti per poi destinarli negli incarichi a una significativa schiera di tecnici e soprattutto a numerose imprese.
Conflitti di interesse
E proprio su quest’ultimo aspetto da ieri si stanno concentrando, in modo particolare, le attenzioni del Nucleo di polizia tributaria che contano anche di recuperare a breve — se non tutti — almeno una parte considerevole dei documenti urbanistici «custoditi» sotto le macerie dei comuni di Amatrice e Accumoli.
Documenti importanti, fanno capire gli inquirenti, non tanto per quel che concerne le erogazioni individuali, che sono state già acquisite agli atti nel fascicolo dell’inchiesta, casa per casa, immobile per immobile quanto per ricostruire come i tecnici comunali abbiano messo in collegamento Enti attuatori, finanziamenti statali e regionali e imprese edili.
Legami, insomma, e presunti conflitti d’interessi tra politica e imprese sui quali da ieri sono al lavoro anche cinque uomini del Ros che incrociano nomi con imprese, codici fiscali con partite iva, bonifici bancari ed erogazioni di consistenti somme di denaro pubblico nel corso di almeno un decennio.
L’inchiesta, dunque, sta procedendo a ritmo serrato.
Se non altro sul fronte della strategia e dei mezzi messi in campo dagli investigatori laziali.
«Ora, alle ipotesi investigative — si spiega negli ambienti giudiziari — si devono trovare conferme sulle carte».
Sia per quel che concerne le modalità di incarico e la concessione di appalti nel settore pubblico, sia anche nelle concessioni ai privati che subirono danni.
Le 12 aziende
Per ora è certo è che almeno sulle imprese impiegate nei lavori, soprattutto tra Amatrice e Accumoli, i primi accertamenti sono già cominciati da qualche giorno.
In tutto nel cratere sismico dei due centri montani ai confini con le Marche hanno lavorato 12 aziende (oltre al consorzio di imprese che ha svolto i lavori alla scuola di Amatrice, crollata nella notte delle prime scosse del sisma) che si sono divise circa tre milioni e mezzo di euro.
Tutte le opere finanziate sono di nuovo crollate o inagibili: e così anche quelle collaudate (come, appunto, la scuola «Romolo Capranica») di Amatrice e quelle ancora da completare.
Nella ricostruzione, invece, o se si preferisce negli interventi post sisma, hanno lavorato oltre cinquanta tecnici e cinque geologi.
Ed è proprio su quei lavori e quei collaudi che da qualche ora si sta concentrando l’attenzione degli inquirenti, a cominciare da quei palazzi dove si sono registrate vittime.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 3rd, 2016 Riccardo Fucile
MA CI VOLEVA TANTO TENERE UNA SCORTA DI 500 CASETTE PER LE EMERGENZE?… ERRANI NEL FRATTEMPO INFORMA CHE CHI VORRA’ SARA’ OSPITATO NEGLI ALBERGHI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO O POTRA’ USUFRUIRE DEL BONUS AFFITTO
Sette mesi per costruire le casette destinate agli sfollati.
Tanti ne serviranno per spostare le popolazioni del centro Italia colpite dal sisma del 24 agosto.
A comunicarlo il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio. “La prima soluzione dell’emergenza terremoto è stata le tende, ma quella prossima, che si è condivisa, è rimanere nei territori e tra le soluzioni che consentiranno di rimanere e tornare nella propria terra sono le casette. Ma servono sette mesi per realizzarle”, ha detto il numero uno della Protezione Civile, incontrando gli sfollati di Accumoli, una delle città rase al suolo dal terremoto del 24 agosto.
Curcio ha sottolineato però la necessità “di gestire i sette mesi che servono”.
Sui tempi di consegna delle casette, è intervenuto anche il commissario straordinario alla ricostruzione Vasco Errani. “Vi chiediamo di metterci alla prova. Diciamo che sarete nelle casette tra sette mesi, e così vogliamo che accada. Vi daremo le casette nella vostra terra”, ha detto agli sfollati l’ex governatore dell’Emilia Romagna.
“Oggi — ha continuato il commissario — stiamo facendo un passo importante perchè acceleriamo il processo di chiusura delle tendopoli, dopo che ci saranno le casette, poi sarà il momento della ricostruzione, un processo da fare insieme ai sindaci e ai Comuni”.
Già da domani alla tendopoli di Accumoli saranno allestiti due sportelli mobili del comune dove i cittadini, sfollati per il sisma, potranno fare domanda o per chiedere di venir ospitati negli alberghi di San Benedetto del Tronto o per chiedere di fruire del contributo per chi decide di organizzarsi con sistemazione autonoma.
Ora è risaputo che attrezzare le casette di legno su un terreno comporta 20 giorni per i tempi di urbanizzazione (allaccio dei servizi essenziali), che saranno necessarie non più di 500-600 casette per un totale di 2.000 persone e ci si chiede: perchè non impegnare le aziende costruttrici, vista la periodicità di eventi sismici in Italia, ad assicurare una scorta di magazzino di 500 casette “pronte all’uso”?
Possibile che tutte le volte “debbano ancora essere costruite”?
Ben ha fatto Errani ad annunciare le alternative (alberghi e casi in affitto in zona), ma il problema è di chi gestisce la Protezione civile e del governo che dovrebbe finanziare queste scorte per le emergenze.
Se le casette ci fossero state, ai primi di ottobre sarebbero già montate, questa è la verità .
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Settembre 3rd, 2016 Riccardo Fucile
NELLE VIGNETTE DA UN LATO CORPI INERTI, DALL’ALTRO POLITICI, AFFARISTI E SPECULATORI
Come al solito, la “quotidianità ” confonde, distrae, allontana dai problemi profondi di un Paese letteralmente in ginocchio per spostare l’attenzione sui “non problemi”.
Anche nella giornata di ieri è successo, tristemente.
Non si è discusso di finanza, di sistema bancario al collasso, di imprese che chiudono e di posti di lavoro che scarseggiano. No. La discussione generale è stata (quasi) del tutto incentrata sulle vignette pubblicate da quegli “irriverenti” di Charlie Hedbo in merito ai drammatici fatti di Amatrice.
Come da prassi, il popolo del web si è progressivamente “spaccato in due”. L’ha fatto senza ritegno. Molto spesso, anche senza stile.
A fine serata gli schieramenti erano (comunque) netti, definiti e chiaramente contrapposti: da un lato, si sono collocati i convinti sostenitori del “je suis charlie”; dall’altro quelli che “je ne suis pas Charlie”. Personalmente, la cosa mi ha fatto davvero molta tristezza.
Forse sbaglierò ma (io), sul punto, penso che si sia fatto “tanto rumore per niente”. Anche nel pieno rispetto di quella libertà di valutazione che si appartiene a tutti, troppa emotività . Poca riflessività . Troppa enfasi, in certi casi, anche fuori luogo…
Non appena ho visto le vignette, lo confesso, ci sono rimasto malissimo. Poi, però, riflettendo, ho capito.
Per quanto mi riguarda, gli autori delle famigerate vignette non hanno ironizzato sulle vittime del terremoto, ma sui vivi.
Hanno “ironizzato” (denunciandolo) sullo sciacallaggio di una classe politico-amministrativa che, in nome del vile guadagno (da conseguire “ad ogni costo”) pare non abbia avuto la ben che minima esitazione nel dare per realizzate (ed a regola d’arte, peraltro) “opere” di pseudo-ammodernamento antisismico mai realmente eseguite ovvero effettuate in “malo modo”.
Questa l’accusa formale lanciata da quelle vignette. Un modo, del tutto peculiare e “fuori dai vari schemi generalmente dati”, per dire, in modo diretto e drammatico (la satira può e deve essere anche dura, durissima) una verità profondamente triste.
Un modo per dare risonanza a quel tarlo che “suona” e “risuona” nella testa di tutti, da giorni: anche in quella di “quelli” che fanno finta di nulla.
Nessun essere umano potrebbe mai seriamente ironizzare su delle vittime innocenti. Ma farlo sulle cause (come hanno fatto i vignettisti in questione) per evidenziare, in modo netto e preciso, le nefandezze di chi doveva agire e non lo ha fatto, “ci sta”!
Nelle vignette, per quanto “forti” esse possano essere, si vedono — chiaramente — corpi inermi, morti, da una parte, e “signorotti”, politici, affaristi (o chi per essi), dall’altra, che, incuranti del dramma, pensano soltanto “a magnà “!
Nella loro drammaticità , “mediata” ed “immediata”, denunciano un “sistema” e sappiamo fin troppo bene come la cronaca del nostro Paese ne abbia raccontato, a iosa, di cose del genere.
Nel rispetto del garantismo, dal punto di vista personale, non riesco (ancora) a puntare il dito contro qualcuno in carenza di quei riscontri probatori che andranno acquisiti — e valutati — “da chi di dovere” e nelle sedi competenti.
Da uomo pratico, però, da uomo di libertà , penso, rifletto, ragiono e sento doveroso rispettare quella libertà di manifestazione del pensiero per la quale, “ieri”, allorquando la mano armata dei terroristi uccise chi “commentava, a modo suo”, i fatti di una parte del mondo, scrissi “je suis Charlie”, non perchè veramente lo fossi, quanto per quel profondo rispetto verso quei valori che è fin troppo facile declinare in astratto, e così drammaticamente difficile tradurre in fatti concludenti.
Indignarsi per le vignette? Indignarsi per una critica al “Sistema Italia”? E perchè? Per quale ragione? Questa volta, per dirla come sono soliti fare i ragazzini, “ma anche no!”
Non ci indigniamo nei confronti chi si esprime “a modo suo”. Facciamolo nei confronti di chi, incurante dei propri doveri, è stato concausa del devastante effetto della “bruta forza” della natura.
Ma questa è un’altra storia. Ogni cosa, a suo tempo…
Salvatore Castello
Right BLU . La Destra Liberale
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