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L’AQUILA, CINQUE ANNI DOPO: MACERIE E SFOLLATI

Aprile 5th, 2014 Riccardo Fucile

IL MIRACOLO MANCATO

C’è un tanfo da svenire, nelle case «belle e salubri» per i terremotati dell’Aquila.
L’impiegato comunale spalanca la porta e vien fuori una folata fetida come il fiato rancido di una bestia immonda.
Siamo a Cansatessa, a due passi da Coppito. Dove l’Italia, cinque anni fa, pianse ai funerali dei morti del terremoto e dove accolse i Grandi del G8 chiamati a testimoniare la «miracolosa rinascita che tutto il mondo ammira».
È vuoto e spettrale, il «villaggio modello» di Cansatessa-San Vittorino. Avevano cominciato a consegnarlo agli aquilani rimasti senza tetto nel gennaio 2010.
C’erano Guido Bertolaso, Franco Gabrielli, il sindaco Massimo Cialente, la presidente della Provincia Stefania Pezzopane e gli alti papaveri della «Task Force Infrastrutture» delle Forze Armate che si era fatta carico del progetto. Brindisi e urra’.
Certo, carucce: 1.300 euro al metro quadro per case di legno, ferro e cartongesso. Quattrocento euro in più di quanto, tolto questo e tolto quello, viene dato oggi a chi ristruttura le vecchie e bellissime case di pietra. Ma che figurone! Pochi mesi per costruirle ed eccole là , pronte: con la bottiglia di spumante in frigo
Pochi mesi e già  puzzavano di muffa. Pessimo il legno. Pessime le giunture. Pessimi i vespai contro l’umidità . Asma. Bronchiti. Artriti.
Finchè è intervenuta la magistratura arrestando il principale protagonista del «miracolo», mettendo tutto sotto sequestro e ordinando l’evacuazione totale.
Centotrè famiglie vivevano lì, a Cansatessa. Quando le spostarono avevano il magone: «Siamo sfollati due volte».
In via Fulvio Bernardini, via Nereo Rocco, via Vittorio Pozzo, tutti allenatori di calcio, non è rimasto nessuno. «Giardini» spelacchiati. Lampioni storti. Pavimenti semidistrutti. Piastrelle divelte. Case cannibalizzate. Docce rubate. Lavandini rubati. Bidè rubati. Mobili e materassi lasciati lì: facevano schifo anche agli sciacalli
L’abbiamo scritto e lo riscriviamo: sarebbe ingiusto liquidare l’enorme sforzo di migliaia di uomini e donne, nei mesi febbrili seguiti alla tremenda botta del 6 aprile 2009, soltanto come un’occasione di affari.
E sarebbe ingiusto ricordare di Silvio Berlusconi solo le sdrammatizzazioni nelle tendopoli («Bisogna prenderla come un camping da fine settimana»), le battute alle dottoresse («Mi piacerebbe farmi rianimare da lei!») o la promessa di case con le «lenzuola cifrate e una torta gelato con lo spumante in frigo». Furono migliaia e migliaia gli aquilani che all’arrivo del gelido inverno ai piedi della Maiella, nell’autunno del 2009, ringraziarono Iddio e il Cavaliere per quel tetto sopra la testa.
Non si può liquidare tutto come un business scellerato.
Come se si fossero occupati dell’emergenza, degli sfollati e della ricostruzione solo faccendieri come Francesco De Vito Piscicelli, quello che la mattina del 6 aprile gongolava: «Io stamattina ridevo alle tre e mezzo dentro al letto…».
Non è stato solo quello, l’intervento dello Stato a L’Aquila. E forse è davvero troppo spiccio il dossier di Sà¸ren Sà¸ndergaard, il deputato europeo della Sinistra membro della Cont, la commissione di controllo del bilancio di Bruxelles, che ha rovesciato sugli interventi d’emergenza e la ricostruzione accuse pesantissime parlando, a proposito delle case provvisorie, di «materiale scadente… impianti elettrici difettosi… intonaco infiammabile…» e di pesanti infiltrazioni delle mafie al punto che parte dei fondi per i progetti Case e Map (Moduli abitativi provvisori) sarebbero finiti a società  «con legami diretti o indiretti con la criminalità  organizzata»
Ma certo, in questi anni, è venuto a galla di tutto.
Prima i conti pazzeschi di certe spese del G8: 4.408.993 euro per gli «arredi» delle foresterie dei Grandi alla caserma Coppito, 24.420 euro per gli accappatoi, 433 euro per ciascuna delle «60 penne in edizione unica» per un totale di 26.000, 500 euro per ognuna delle 45 ciotoline portacenere di Bulgari, 92.000 per la consulenza artistica di Mario Catalano, chiamato a dare un tocco di classe al G8 dopo essere stato lo scenografo (tette, culi e battute grasse) di «Colpo grosso».
Poi le accuse di Libera e di Don Ciotti, tra le quali quella incredibile sull’acquisto di un numero così spropositato di gabinetti chimici, per un totale di 34 milioni di euro, che ogni sfollato nelle tendopoli avrebbe potuto produrre «fino a un quintale al giorno di pipì e di popò».
E poi ancora il diluvio di leggi e leggine, regole e regolette che hanno ingabbiato L’Aquila peggio ancora dei grovigli (152 milioni di euro) di impalcature.
Riassunto: nei primi quattro anni dopo il sisma 5 leggi speciali, 21 Direttive del Commissario Vicario, 25 Atti delle Strutture di Gestione dell’Emergenza, 51 Atti della Struttura Tecnica di Missione, 62 dispositivi della Protezione Civile, 73 Ordinanze della Presidenza del Consiglio dei ministri, 152 Decreti del Commissario Delegato, 720 ordinanze del Comune.
«Ma devo confessare poi mi sono anche stufato di tenere i conti», spiega l’ingegnere Gianfranco Ruggeri
Per non dire dei conti delle sistemazioni provvisorie: 792 milioni iniziali per le C.a.s.e. (Complessi antisismici ecocompatibili), 231 per i Map, 84 per i Musp (Moduli a uso scolastico provvisorio) e 736 mila euro per i Mep, i Moduli ecclesiastici provvisori.
Troppi: fatti i conti, ammesso che abbiano accolto 18 mila persone, quelle case temporanee sarebbero costate oltre mille euro al mese per ogni ospite. Una enormità .
«Credo che difficilmente queste case nuove verranno lasciate perchè sono molto belle e saranno immerse nel verde», ammiccò il Cavaliere davanti ad alcune di queste abitazioni.
Certo si sperava fossero un po’ meno «provvisorie». Che avessero meno magagne.
Quanto all’«ecosostenibilità », un dossier di Legambiente accusa: il 43% è al di sotto di ogni soglia.
Dice tutto la polemica sulle bollette arretrate che il Comune, dopo quattro anni, ha chiesto di pagare agli sfollati.
«Per 60 metri quadri mi sono ritrovata una bolletta del gas di 875 euro l’anno», spiega Giusi Pitari, la docente animatrice del Popolo delle carriole, «Alla signora di sotto è andata peggio: per gli stessi 60 metri, deve pagarne 1.250 l’anno. Alla faccia del risparmio energetico!»
E intanto, mentre troppe case temporanee diventano velocemente inabitabili, quelle vecchie abbattute o devastate dal sisma sono ancora in larga parte lì, in macerie.
Certo, dopo cinque anni di silenzio irreale, finalmente il centro dell’Aquila è un frastuono di martelli pneumatici, rombar di camion, urla di muratori in tutte le lingue.
«Il problema non sono i soldi. Ce ne sono tanti ma tanti che potremmo lavorare tutti», dice l’architetto Sestilio Frezzini che sta sistemando uno dei più bei palazzi del centro.
I problemi, quelli veri, sono i lacci e lacciuoli burocratici.
Anche se il Comune, dopo lo scandalo delle intercettazioni dell’ex assessore comunale Ermanno Lisi («Abbiamo avuto il culo del terremoto e con tutte ‘ste opere che ci stanno farsele scappà  mo’ è da fessi…») pare avere infine accelerato.
Spiega Massimo Cialente, il «sindaco antisismico» capace di resistere a tutte le scosse telluriche, partitiche e giudiziarie che da anni lo circondano, che i cantieri aperti sono 150.
Il ministero dei Beni culturali abbassa: 101. Accusa Ruggeri: «Comunque troppo pochi su 190 ettari di abitazioni e 1.532 cantieri da aprire solo a L’Aquila».
Dire che tutto sia fermo come due anni fa, tre anni fa, quattro anni fa sarebbe ingiusto. Ma gran parte degli edifici sono ancora lì. Com’erano. Con gli armadi rimasti spalancati su ciò che resta del pavimento
Alla prefettura, finita su tutti i giornali del mondo per la foto di Barack Obama, hanno rifatto la facciata in legno e raddrizzato la scritta «Palazzo del governo».
Dentro, però, è un disastro. Perfino i cavi di acciaio tesi per tenere i muri, sono pericolosamente afflosciati e le pareti minacciano di staccare.
La Casa dello studente, uno dei simboli della tragedia, è ancora lì. Con le stanze spalancate nel vuoto.
Sulla rete di recinzione si accavallano le foto dei ragazzi morti, qualche regalino, biglietti di affetto: «Luminoso sognavi il tuo avvenire. / Un giorno diventare medico. / Curare con amore grande / i malati nel corpo e nello spirito. / Al di là  del tempo, tra gli angeli / alla Vergine Addolorata / porti il dolore dei tuoi cari…».
Morirono in quaranta, a Onna. Su trecento abitanti. Le macerie di via dei Martiri, la strada principale del paese dedicata alle vittime di una rappresaglia nazista e devastata dal terremoto, furono uno dei simboli della catastrofe.
Cinque anni dopo, c’è all’ingresso una struttura modernissima, la «CasaOnna» progettata dall’architetto sudtirolese Wittfrida «Witti» Mitterer.
Subito dopo, al posto del vecchio asilo, la Casa della cultura. Ma gli edifici che si affacciavano sulla strada sono rimasti com’erano. Macerie. Mute. Non senti lo schiocco di una gru, la botta di un martello, il cigolio di una carriola…
L’unico cantiere aperto, dice l’architetto Onelio De Felice, è quello per ricostruire la chiesa: «I tedeschi sì, ci sono stati vicini. Il Comune meno.
Il piano di ricostruzione, per rifare il paese com’era e dov’era, è stato fatto abbastanza in fretta. Ce l’ha tenuto fermo un tempo immemorabile, all’Aquila. Forse non volevano che noi partissimo per primi…».
Eppure, sono tornate a sfrecciare le rondini, nel cielo azzurro di Onna. E tra le robinie e i meli in fiore, quelli vecchi sotto i quali quel giorno maledetto adagiarono i morti e quelli nuovi piantati tra le case prefabbricate, cantano i passeri e le cinciallegre e Matteo e gli altri bambini della nuova «materna» fanno merenda sotto disegni rossi e gialli e blu che sprizzano allegria primaverile.
Matteo è il primo dei piccoli nati dopo il terremoto. Il simbolo stesso della rinascita. L’antico paese che un tempo si chiamava Villa Unda, lui e gli altri che sono cresciuti nel villaggio costruito dalla Provincia di Trento, non l’hanno mai conosciuto.
Quando qualche figlioletto, così, di colpo, chiede come fosse il paese «prima», la mamma lo porta al di là  della strada, dove la staccionata è tappezzata da grandi fotografie di struggente malinconia
Ogni foto, per gli onnesi, è un tuffo al cuore. La processione in via dei Calzolai, coi rampicanti che salivano per i muri. L’angolo Sant’Antonio con l’altarino coperto di fiori. La chiesetta di Sant’Anna. Via Oppieti, coi balconi che traboccavano di gerani.
C’è anche una poesia di Giustino Parisse, il giornalista de il Centro che qui viveva e che sotto le macerie perse il padre e i due figli Domenico e Maria Paola: «Quanto era bella Onna prima dell’orrendo scossone. Sorta fra le acque e immersa nella verde valle dell’Aterno. Mille anni di storia e milioni di storie».

Gian Antonio Stella
(da “il Corriere della Sera”)

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L’AQUILA, DOPO CINQUE ANNI I CONTI NON TORNANO

Aprile 5th, 2014 Riccardo Fucile

8,5 MILIARDI SPESI, MA SOLO IL 50% DEGLI INTERVENTI SONO STATI REALIZZATI E ANCORA 18.657 SONO LE PERSONE ASSISTITE

“Le città  come i sogni sono costruite di desideri e di paure”.
È con questa frase, tratta dalle “Città  invisibili” di Italo Calvino, che il Comune dell’Aquila commemora il quinto anniversario del sisma.
Ma a 5 anni dal terremoto del 6 aprile 2009 all’Aquila i conti non tornano: con circa 8,5 miliardi di euro spesi, la devastazione dei centri è ancora tutta lì, il tempo quasi sospeso, sono pochi, troppo pochi, gli edifici ricostruiti nel centro del capoluogo abruzzese e in molte delle 56 frazioni colpite.
Presentando il calendario delle iniziative legate al quinto anniversario del sisma, insieme ad Antonietta Centofanti e Renza Bucci, in rappresentanza delle associazioni dei familiari delle vittime, l”assessora alla cultura dell’Aquila, Betty Leone, ha detto che »Nonostante le paure, il nostro desiderio è di rivedere ricostruita la città , con tutti i suoi affetti, i suoi legami e le sue storie».
Stasera i Comitati dei familiari delle vittime organizzano la fiaccola commemorativa, che partirà  alle 22,30 da via XX settembre (bivio della Stazione) per arrivare in Piazza Duomo, dove avverrà  la lettura dei 309 nomi.
Seguirà  la messa, presieduta dalll’arcivescovo metropolita dell’Aquila e la veglia di preghiera aspettando le 3.32, quando i rintocchi della campana del Suffragio ricorderanno le vittime del sisma.
Oggi il Comune dell’Aquila organizza anche il Convegno “Cinque anni dopo”, all quale partecipa Il sottosegretario all’economia Giovanni Legnini, con delega alla Ricostruzione per L’Aquila e il cratere, e la Leone ha spiegato che «Il primo lustro del sisma è un momento importante per l’intera città . Il Convegno è un’occasione di dibattito e di riflessione, per mettere a confronto i dati sulla situazione aquilana prima e dopo il terremoto e fare il punto sull’operato dell’Amministrazione dal 2009 ad oggi, evidenziando l’avanzamento del processo di ricostruzione sia materiale, che sociale».
I dati sulla ricostruzione forniti dal comune dell’Aquila sono 11.825 interventi di ripristino conclusi a fine dicembre 2103 sui 22.841 previsti.
Mentre sono 18.657 le persone assistite, che vivono ancora in alloggi provvisori, di cui 11.699 nelle new town (progetto C.A.S.E L’Aquila) e 2.464 nei moduli abitativi provvisori (progetto map L’Aquila).
Nella “Nota sullo stato di attuazione degli interventi per la ricostruzione e lo sviluppo dell’Aquila e degli altri Comuni” pubblicata nel gennaio 2014, l’ex ministero della Coesione territoriale (soppresso dal governoi Renzi) faceva il conto o delle risorse stanziate, impegnate e spese: 12 miliardi di euro stanziati ad oggi per l’emergenza, gli interventi di ricostruzione e di sviluppo per L’Aquila e gli altri comuni colpiti: 10,5 miliardi stanziati fino al 2012 a cui vanno aggiunti 1,2 miliardi stanziati nel 2013 e 600 milioni stanziati nella legge di stabilità  per il 2014.
Legambiente in una nota spiega che «Escludendo questi ultimi 600 milioni, gli 11,4 miliardi di risorse stanziate si possono raggruppare in tre categorie: emergenza, assistenza e altro (4,7 miliardi), ricostruzione edilizia pubblica (1,5 miliardi), ricostruzione edilizia privata (5,2 miliardi). Nel complesso, sono stati impegnati 8,3 miliardi di euro e spesi 6,3 miliardi, di cui 3,5 durante la fase dell’emergenza per attività  differenti dalla ricostruzione pubblica e privata. Dei 1,5 miliardi stanziati per l’edilizia pubblica, 900 milioni sono stati impegnati da parte degli enti attuatori e 200 milioni circa sono stati spesi. Restano da impegnare circa 600 milioni.Sui 5,2 miliardi stanziati per l’edilizia privata, 3,8 miliardi sono stati impegnati e 2,6 spesi. Rimangono da impegnare 1,4 miliardi».
Secondo Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente territorio e lavori pubblici della Camera, «A cinque anni dal tragico terremoto che ha colpito L’Aquila e molti paesi limitrofi, oltre ad essere in ritardo sulla ricostruzione, siamo indietro anche sul fronte della prevenzione e dell’adozione di un piano nazionale di consolidamento antisismico degli edifici esistenti. Mi auguro che il piano per la sicurezza delle scuole sia solo l’inizio e che venga presto stabilizzato l’eco-bonus anche per gli interventi di consolidamento antisismico. Sarebbe una via percorribile da subito per mettere al sicuro gran parte della popolazione ed è anche la strada per rilanciare un settore importante per l’economia e l’occupazione come l’edilizia a partire dalla sicurezza, dall’innovazione e dalla qualità ».
La direttrice generale del Cigno Verde, Rossella Muroni, evidenzia che «A fronte dei soldi spesi, solo il 20% del centro storico dell’Aquila è stato ricostruito, il resto è ancora un groviglio di ponteggi e puntellamenti, una parte dei quali necessiterebbe di manutenzione, e quel 20% è quasi tutto riferito alla ricostruzione residenziale. Soltanto una chiesa è stata restaurata e riaperta al culto.
Le frazioni, poi, in molti casi sono ancora alle prese con la progettazione di un piano di ricostruzione. E’ evidente che la ricostruzione, dell’edilizia pubblica e privata, deve cambiare passo, insieme all’impegno della politica — prosegue Rossella Muroni — che ci auguriamo possa essere concreto, diverso da quelle promesse a effetto che hanno prodotto ben pochi risultati per la rinascita dell’Aquila e dei luoghi simbolo della sua identità , il ripristino dei piccoli comuni e il ritorno alla normalità  della vita dei loro abitanti».
Francesca Aloisio, presidente del circolo Legambiente dell’Aquila, conclude: «Nonostante il tempo perso, l’Aquila deve essere ricostruita in modo corretto e senza speculazioni. Siamo convinti che, con la volontà  di portarla avanti e il dovuto controllo, una ricostruzione ecosostenibile e all’insegna della legalità  sia possibile. L’Aquila può diventare un esempio modello di città  sostenibile e un punto di riferimento per l’urbanistica mondiale»

(da “greenreport”)

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L’AQUILA, I MILIARDI INVISIBILI: LE NEW TOWN SPROFONDANO IN UN BUCO DI 11 MILIONI

Aprile 1st, 2014 Riccardo Fucile

SECONDO IL GOVERNO 43.000 PERSONE SONO TORNATE NELLE LORO CASE, MA DOPO 5 ANNI ALL’AQUILA REGNA RASSEGNAZIONE E RABBIA… IL COMUNE PRESENTA IL CONTO AI 19.000 INQUILINI DELLE C.A.S.E. CHE SI RIFIUTANO DI PAGARE

C’è un buco di undici milioni di euro nei conti del progetto C.a.s.e.
Le 185 palazzine antisismiche costruite dall’allora Governo Berlusconi per consentire un alloggio immediato agli sfollati pochi mesi dopo il sisma del 6 aprile 2009 hanno i conti in rosso.
Il buco riguarda le spese di gestione (manutenzione, riscaldamento, luce, pulizia) e pesa come un macigno sulle casse del Comune dell’Aquila.
L’esposizione aumenta giorno dopo giorno, tanto che anche la Corte dei Conti ha aperto un’inchiesta per danno erariale e il sindaco Massimo Cialente rischia di essere chiamato a risponderne.
Da più di un anno e mezzo l’amministrazione comunale ha iniziato a chiedere il conto agli inquilini terremotati (sia per quanto riguarda il canone di locazione che per i consumi) ma si è trovata di fronte al caos, sia per il sistema di calcolo adottato, sia per le polemiche che ne sono seguite.
E se le bollette ai 19 mila inquilini delle case del “miracolo aquilano” sono arrivate ai destinatari, il numero di morosi è molto alto e in centinaia annunciano ricorso.
Gli inquilini denunciano errori di calcolo, ritardi e mancata trasparenza.
“Ogni quartiere della new town e dei Map è stato costruito da imprese diverse, con differenti capitolati, avendo ognuna realizzato gli impianti con criteri propri. Difficile quantificare i consumi e rendere omogenei i costi delle utenze. Impossibile stabilire la classe energetica degli alloggi. Nel calcolo viene addebitata ai cittadini aquilani anche una presunta e ipotetica “acqua condominiale” per il periodo in cui invece l’acqua è passata a carico dei singoli nuclei, con un aggravio immotivato di 1.400.000 euro” spiegano i rappresentanti del comitato cittadino Inter-C.a.s.e. “e questo è solo una delle tante incongruenze di queste bollette pazze”.
E la vicenda si complica sempre di più al punto che da alcune settimane hanno bussato alle porte del Comune due società  di recupero crediti (la Sace e la Hera Comm.) per conto di una delle aziende che fornisce l’energia.
“Alla Sace – ha spiegato l’assessore comunale al Bilancio, Lelio De Santis – dobbiamo versare 3 milioni in rate da 130 mila euro al mese. All’Enel, invece il piano prevede rate da 350 mila euro mensili. Purtroppo però non siamo in grado di onorare il debito e dunque osservare il piano perchè purtroppo gli assegnatari non si mettono ancora in regola con i fitti pregressi”.
Il debito del Comune cresce sempre di più fra interessi passivi e quelli per ritardato pagamento: “Ora saremo costretti a rinegoziare il piano di rientro chiedendo di poter spalmare le rate che sono a 12 mesi fino a 18. Ciò con un ulteriore aggravio di spesa”.
Secondo De Santis , gli assegnatari del Case stanno lentamente acquisendo la consapevolezza della necessità  di pagare il canone.
“Proprio in questi giorni attraverso il nostro messo comunale stiamo notificando le diffide ai morosi. Si tratta di circa mille assegnatari che non hanno mai pagato il canone di locazione. Decorsi 30 giorni, attueremo gli sfratti”.
Il Comune – tra canoni di locazioni e bollette per consumi e manutenzione – ha un debito che può pagare soltanto “se i cittadini pagano”.
L’assessore al Bilancio ha anche lanciato un appello ai cittadini: “Pagate le bollette, in attesa di controlli sulle disfunzioni che il Comune sta portando a termine. Altrimenti qui ci andiamo di mezzo tutti”.

(da “La Repubblica”)

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“SEI AQUILANO SE…” SU FACEBOOK SI INCONTRANO IN 15.000

Aprile 1st, 2014 Riccardo Fucile

NEL BAULE DEI RICORDI, LA CITTA’ E I SOCIALNETWORK

Sarà  perchè nessuno dice più “Ci vediamo sotto i portici”, o forse perchè per prendere un caffè nel bar della Villa Comunale c’è bisogno di fissare un appuntamento in anticipo.
O più semplicemente sarà  perchè il cuore della città , quello che da sempre è stato il centro per gli aquilani, è fermo e silenzioso da cinque anni.
Qualsiasi sia il motivo, il risultato è sorprendente: il gruppo Facebook ‘Sei aquilano se…’, nato alla fine di gennaio 2014, in meno di due mesi ha raccolto più di 15mila iscrizioni.
Un successo che ha colto di sorpresa soprattutto le ideatrici della pagina, nata come ‘iniziativa spiritosa’ e diventata, a tempo record, il luogo (non solo virtuale) dove condividere i ricordi di una città  che era e non è più, di una tradizione che non vuole scomparire e di una società  che non ci sta a rimanere divisa e disgregata nelle periferie e nelle new town.
La piazza virtuale si popola
“All’inizio l’idea era quella di attivare un gruppo che fosse una sorta di baule di ricordi: costretta a casa da un periodo di malattia, ho pensato di ingannare il tempo raccogliendo sul web esperienze, pensieri e memorie, invitando le persone della mia generazione, quelle tra i 50 e 60 anni, che come me avevano perso nel terremoto la loro città . Ma la risposta della Rete è stata eccezionale: le richieste di adesione ci hanno sommerso, tanto che quasi non riuscivamo a smaltirle”.
Angela Schiavone, che insieme a Francesca Romana Cerqua gestisce il gruppo ‘Sei aquilano se…’, ancora stenta a credere a tanto successo.
Facebook, che dopo il sisma del 2009, è diventato il luogo dove gli aquilani possono incontrarsi, ritrovarsi, tenersi in contatto, non potendolo fare più di persona, è diventato il ‘corso virtuale’.
“Abbiamo iniziato a postare antiche foto dei luoghi dell’infanzia, a ricordare i personaggi che caratterizzavano la città , a rivangare le vecchie abitudini che ci accomunavano — la spesa al mercato, il tramezzino a ricreazione al bar Eden, la pizza calda con la mortadella a Trippitelli quando nevicava -, a scrivere aneddoti e modi di dire, soprattutto in dialetto.
Presto — racconta Schiamone — si sono creati sottogruppi: c’è quello che si scambia poesie, quello più impegnato sui temi che affliggono la popolazione e quello che, invece, usa il gruppo per scherzare e per allontanarsi un po’ dal dolore che lo ha segnato”.
Sorprendentemente, sottolinea Angela, le persone che partecipano alle discussioni più leggere sono proprio quelle che nel terremoto hanno subito le perdite più gravi. “Come se — spiega — il gruppo di Facebook fosse un mezzo per alleviare la loro tristezza”.
Visite guidate e merende. Da scrigno di parole e immagini,
‘Sei aquilano se…’ si è trasformato presto in fucina di progetti ma, soprattutto, ha allargato il bacino di ‘amici’.
“Ai ricordi più lontani nel tempo — dice l’ideatrice — si sono aggiunti quelli più recenti di ragazzi e adolescenti, che, purtroppo, il centro dell’Aquila lo hanno vissuto meno di tutti”.
Per dare ai giovani la possibilità  di conoscere quello che era la loro città  e per rinfrescare la memoria degli altri, le curatrici del gruppo hanno dato appuntamento a tutti in piazza Duomo, organizzando una serie di ‘visite guidate’ tra i vicoli feriti. “L’Aquila è divisa in quattro quarti — spiega Schiamone -: abbiamo pensato di mantenere la divisione e, con tre guide, siamo andati alla ‘ri-scoperta’ del nostro passato”.
Il tam-tam, naturalmente, è scattato in Rete e, per tre domeniche, centinaia di persone si sono trovate nella piazza principale e da lì sono partite per una passeggiata in compagnia.
“Nonostante il tempo, che finora non ci ha aiutato, hanno partecipato in tanti. Persone che si conoscono da tempo, ma che in questi cinque anni si sono perse di vista, vicini di casa di una volta, che prima si incontravano tutti i giorni e che ora si ritrovano solo al centro commerciale, ma anche persone che ora vivono in altre città  e che hanno colto l’occasione per respirare di nuovo aria di casa”.
E, per rendere ancora più gioiosi gli appuntamenti, alcuni membri del gruppo hanno pensato di chiudere ogni visita guidata con aperitivi (che data la quantità  di cibo offerto da ognuno, sarebbe meglio definire pranzi) e merende in piazza Duomo.
Amicizie, amori e…
“Chi non si conosceva prima, fa nuove amicizie ora. Per esempio, ho scoperto che la signora dell’edicola che si trova dove abito adesso, in periferia, ha aderito al gruppo. Ci siamo conosciute su Facebook, poi ci siamo riconosciute per strada. È nato anche un grande amore, così come ci sono discussioni e qualche litigio, proprio come succede tra amici”, dice ancora Angela, che già  sta pensando ai prossimi progetti.
Il primo è una ‘mappatura’ delle attività  delle persone del gruppo: “I negozi non sono più dove erano, ma alcuni sono stati riaperti: questa mappa ci aiuterà  a ritrovarci”.
Ma non finisce qui: “Dato che abbiamo notato che i post che piacciono di più sono quelli in cui ci diamo da fare per radunarci, stiamo pensando di dare una mano anche ai più anziani che, magari, non riescono a raggiungerci in centro. Presto organizzeremo feste all’aperto nelle aree delle new town”.
Un’iniziativa che non guarda avanti e che non vuole restare solo in Rete: “Presto — promette Angela — pubblicheremo una raccolta con i contributi migliori della nostra pagina Facebook”.

Piera Matteucci

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L’AQUILA TRA TANGENTI E SCANDALI: “NEANCHE IL CIMITERO PER PIANGERE”

Gennaio 20th, 2014 Riccardo Fucile

CINQUE ANNI DI APPALTI TRUCCATI E ARRESTI: IL TERREMOTO E’ DIVENTATO UN BANCOMAT

L’appalto è di 30 milioni e basta poco per portarlo a casa.
Sessantamila euro, da consegnare a un capo della Protezione civile.
In fondo, si tratta solo dello 0,2%». C’è anche la musica, nel bar. Protegge da orecchie indiscrete. Fin che si tratta di parlare, va bene questo bel locale dell’Aquila. Ma per consegnare i soldi meglio trovarsi a Padova, nella hall dell’hotel Crown Plaza.
«Gli ho dato i soldi, avvolti in un giornale, il Sole 24 Ore. Ma non mi fidavo molto. In cambio lui mi ha consegnato un assegno, da incassare se l’appalto non fosse andato a buon fine. Sospettavo – e avevo ragione – che quel denaro non fosse per un capo della Protezione e un mese dopo ho avuto la conferma. Lui, che girava su una Fiat Bravo, si faceva vedere su un Range Rover nero».
MAGNITUDO E MAZZETTE
Il sisma che ha colpito l’Aquila il 6 aprile 2009 aveva una magnitudo del 5,9. Non si conosce l’intensità  di questa nuova scossa arrivata con la notizia di quattro arresti (ex assessori, consiglieri comunali, imprenditori, sedicenti mediatori d’affari…) ma è certo che fa molto male perchè colpisce la città  al cuore.
Stronca certezze («In Comune ci sono persone per bene che faranno di tutto per fare rinascere l’Aquila») e costruisce paure.
«Anche da noi, come in Irpinia, per qualcuno il terremoto è diventato un affare».
Tutti ricordano Francesco Maria Piscicelli («Io ridevo stamattina alle tre e mezzo, dentro il letto) nella notte della strage.
Tutti sanno che l’emergenza è diventata ricchezza per tanti, in una città  che ha speso 34 milioni di euro per i gabinetti chimici e 250 milioni per ponteggi spesso inutili.
Ma arrivavano da lontano, gli affaristi e anche i ladri.
Poi altre frasi («Ma che culo il terremoto… Se non paghi non lavori ») hanno fatto capire che i malfattori erano anche in casa. Cittadini eletti da altri cittadini, aquilani che annunciavano: «L’Aquila torna a volare».
Il colpo al cuore arriva all’alba dell’8 gennaio, quando vanno agli arresti domiciliari quattro ex assessori ed ex consiglieri comunali, faccendieri e loro assistenti.
Altri quattro, fra i quali il vice-sindaco, sono indagati. Non c’è distinzione fra destra e sinistra.
Pier Luigi Tancredi, ex assessore di Forza Italia, secondo l’accusa porta una confezione di grappa con dentro 10mila euro al vice-sindaco Roberto Riga, centro sinistra.
Sembrano cani che si litigano l’osso. Si cerca la fetta di torta più grande, si gode quando gli altri della cricca cadono in disgrazia.
Il 3 aprile 2013 esce la notizia di un’inchiesta sulle ditte delle tangenti e Daniela Sibilla, collaboratrice di Tancredi, così commenta: «Mo se la ripiglia in culo Mario… Vladimiro mi sa che ci entra… ventimila euro».
Mario, secondo l’accusa, è Di Gregorio, ex assessore alle opere pubbliche. Vladimiro è il Tancredi
IL SINDACO E LA VERGOGNA
Se n’è andato, presentando le dimissioni l’11 gennaio, anche il sindaco Massimo Cialente. Nelle sue parole c’è un allarme.
«In questa città  non è vero che ride soltanto qualche assessore. Sono in tanti che stanno ridendo, ridendo sulle lacrime di altri aquilani. Quando due ragazzi che aprono un’attività  sono costretti a chiuderla perchè un altro aquilano richiede fitti alti, poi il proprietario è magari uno di quelli che viene a dire “ma che sta facendo il sindaco”? Ma che vergogna. Io chiedo alla città  di interrogarsi: ciascuno di noi, nel proprio piccolo, anche nel consegnare la ricostruzione della propria casa, nella scelta di ingegnere, progettista, si è comportato in maniera corretta? Affittando una casa, affittando un negozio, tutti quanti si sono comportati al meglio? Forse è arrivato il momento che da questo interrogarsi la città  tiri fuori una classe dirigente migliore».
TRA PUBBLICO E PRIVATO
Le inchieste della magistratura hanno raccontato e raccontano che per tanti il terremoto è diventato un bancomat.
Si truccano i conti dei lavori di ripristino, si chiede più del dovuto, tanto paga lo Stato. «Al fine di conseguire un ingiusto profitto ai danni della pubblica amministrazione – questa l’accusa ripetuta più volte – con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, si utilizza l’artifizio della formazione e presentazione al Comune dell’Aquila della documentazione accertata essere falsa… ».
Nell’inchiesta contro il costruttore Carlo Ciotti – 17 indagati in attesa di rinvio a giudizio – ciò che colpisce è il numero delle truffe. Su 75 pratiche esaminate, ben 58 sono risultate non corrette.
Sotto accusa imprenditori, direttori dei lavori e progettisti ma anche alcuni cittadini. Ci sono cifre importanti. Nella ristrutturazione dell’immobile intestato a T. A, ad esempio, il costruttore è accusato di avere certificato lavori per euro 239.721,32 ma la differenza fra «le lavorazioni certificate e quelle effettivamente compiute» è pari ad euro 102.029,83.
Nel caso di G. A la cresta è di 62.167,66 euro su 159.540,85. Ma ci sono anche piccoli importi che raccontano però come la truffa sia diffusa.
Per l’immobile di V. W., su lavori per 10.768,42 euro, «l’incongruenza » è di soli 456,06 euro al lordo delle imposte.
Ma tutti assieme, secondo l’accusa, questi lavori hanno reso all’imprenditore e ai direttori dei lavori, nell’ambito della «truffa consumata», euro 486.353,47 mentre per la «truffa tentata» – nei casi in cui ancora non c’era stato il pagamento della fatture – si arriva a euro 223.353,47.
Da sottolineare che per quasi tutti i cantieri si tratta di case e appartamenti in fascia A, quella che certifica i danni più lievi.
«Dall’analisi dei dati estrapolati dal sito del Comune dell’Aquila – scrive però il Gip Giuseppe Romano Gargarella – risulta che la ditta individuale Ciotti Carlo, fatta eccezione per le pratiche A, ha di fatto avuto in affidamento 158 cantieri di cui 29 per pratiche E (quelle con danni più pesanti, ndr) per un totale di euro 12.740.059,00 di contributi richiesti ed è risultata essere fra le prime imprese per numero degli affidamenti ottenuti».
Anche altre inchieste hanno portato a risultati sconfortanti.
A Bugnara, Comune del “cratere” con 1.193 abitanti, la Finanza, esaminando per ora solo le pratiche A, che prevedono un contributo massimo di 10mila euro per piccole riparazioni più 2.500 per le parti comuni, ha riscontrato «contributi illecitamente richiesti per esecuzioni di lavori non confacenti alle norme e liquidazione di lavori mai eseguiti » per un importo di euro 968.441,00. Denunciate 91 persone: tre amministratori pubblici, 11 professionisti, 28 imprese edili e 50 privati.
“UNA BANDA DI LADRI”
Ci sono nuovi cartelloni pubblicitari, nel centro storico dell’Aquila. Coprono i pochi palazzi dove sono iniziati i lavori e annunciano che «L’Aquila Rinasce ».
Ma ci sono cartelloni che, come a palazzo Pica Alfieri, coprono soltanto palazzi puntellati (in questo caso con una spesa di almeno 200.000 euro) e abbandonati. Palazzo Carli, sede del rettorato – al centro dell’ultima inchiesta che ha portato ai quattro arresti – è stato «messo in sicurezza» con una spesa di 1,6 milioni ma i muri sembrano gonfiarsi come un panettone al forno.
«Siamo davvero – dice Eugenio Carlomagno, presidente del consorzio San Pietro – in un momento critico. Con i 250 milioni dei puntellamenti avremmo potuto ricostruire un quinto del centro storico. Ma per troppo tempo le regole sono state vaghe o inesistenti. Nel mio consorzio, con 36 nuclei, stiamo abbattendo tutto per ricostruire di nuovo. Spenderemo 8,8 milioni. Abbattendo solo le case più disastrate e riparando le altre, si sarebbero spesi più di 12 milioni. Certo, servono onestà  e tanta oculatezza. Ci sono responsabili di consorzio che erano amministratori di condominio. Avevano bilanci di 15 o 20mila euro all’anno e ora si trovano a trattare milioni. La notizia degli arresti fa danni gravissimi. Ma una banda di ladri non può rovinare una città  già  allo stremo. Se ne sono andate via 18.000 persone su 60.000. Gli studenti erano 30.000 e ora sono 18.000».
SENZA CIMITERO
Nelle new town ci sono 11.894 persone, nei map 2.474, i contributi per sistemazione autonoma sono 4.705.
La città  schiaffeggiata dai truffatori vuole reagire. «Le truffe e la corruzione – dice Giustino Parisse, il giornalista de Il Centro che nella sua Onna ha perso i due figli e il padre – sono offese gravissime, anche perchè, fuori dall’Aquila, ci indicano al disprezzo di tutti. Dobbiamo trovare la forza di far sapere che non siamo tutti così. Non sono pochi quelli che hanno perso la memoria. Si sono dimenticati dei 309 morti. Non abbiamo nemmeno un luogo per piangerli, perchè il cimitero monumentale non è stato restaurato. E invece bisogna pensare a loro, anche quando si ricostruisce, per costruire case sicure. Devi pensare ai morti quando chiedi i soldi, così chiedi il giusto. E all’aquilano che vuole fare cose illegali, do solo un consiglio: si fermi un minuto davanti alla Casa dello Studente. Un minuto soltanto».

Giuseppe Caporale e Jenner Meletti
(da “la Repubblica”)

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AQUILA: IL FAVORE DEL GOVERNO ALLA CURIA E L’APPALTO DA 500 MILIONI

Gennaio 16th, 2014 Riccardo Fucile

TRATTATIVA PER TRASFERIRE ALLA DIOCESI LA GESTIONE DEGLI APPALTI SULLE CHIESE

Sul tavolo di Palazzo Chigi la disposizione perchè sia direttamente la Diocesi a scegliere le aziende che dovranno fare i lavori del post-terremoto
Ora tutto in stand-by dopo lo scandalo delle mazzette e le denunce del sindaco dimissionario Cialente
Questa è la storia di una “trattativa”, tra lo Stato e la Chiesa, sulla ricostruzione post terremoto.
Una storia che parte dal Duomo de L’Aquila e — almeno per ora — finisce in un cassetto. Un cassetto molto delicato: quello dell’ufficio legislativo di Palazzo Chigi. La vicenda riguarda un affare da 500 milioni di euro per i prossimi 9 anni: la ricostruzione delle chiese danneggiate o distrutte dal sisma del 2009.
Parliamo di 195 strutture tra L’Aquila e l’intero cratere del sisma.
L’attuale “soggetto attuatore” dell’intervento — ovvero chi gestisce la ricostruzione — è il ministero per i Beni culturali
Il ribaltone: le chiavi alla Chies
Il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare che la Presidenza del Consiglio, negli ultimi due mesi, ha provato a ribaltare la situazione con un decreto che, all’articolo 2 bis, prescrive: “Il soggetto attuatore degli interventi e il beneficiario del contributo è individuato nella diocesi competente”.
In sostanza, con questa norma, la gestione dei 500 milioni passerebbe dallo Stato alla Curia e, in questo modo, le diocesi potrebbero scegliere direttamente a chi affidare i lavori.
Il documento è però rimasto una bozza. La norma s’è incagliata nell’ufficio legislativo di Palazzo Chigi che, nonostante la benedizione del presidente Enrico Letta, non ha ancora espresso un parere positivo.
Sarà  un caso ma, proprio mentre la norma veniva valutata dall’ufficio legislativo, L’Aquila è stata travolta dagli scandali sulla ricostruzione: la procura aquilana, a fine dicembre, ha disposto delle perquisizioni in un’indagine sulla ristrutturazione di alcuni beni ecclesiastici.
Da fonti politiche, al Fatto Quotidiano risulta che l’emendamento al decreto è di fatto stato “stoppato” e – nonostante le insistenze della Curia — l’operazione sembra tramontata.
I documenti in possesso de Il Fatto Quotidiano consentono di ricostruire la vicenda che ha scatenato poi l’ira dell’ex sindaco Massimo Cialente.
A dicembre, il primo cittadino aquilano, scrive direttamente al presidente Giorgio Napolitano: “Si è tentato e si sta tentando”, scrive Cialente, “d’inserire una norma di legge che vedrebbe la Curia, la più grande immobiliarista della città , diventare soggetto attuatore per la ricostruzione di tutti i suoi edifici, compresi i luoghi di culto. Abbiamo il sospetto che il disegno, non considerato pienamente nelle conseguenze, potrebbe comportare addirittura che i fondi per la ricostruzione privata delle case andranno a ricostruire le chiese”.
La curia risponde per voce di monsignor Tommaso Valentini, presidente della Conferenza episcopale abruzzese e molisana, che spiega: “In situazioni analoghe, ovvero nella ricostruzione di Umbria, Marche ed Emilia Romagna, le diocesi sono state già  riconosciute come enti attuatori”.
Niente di strano, ribadisce quindi Va-lentini, ma resta un fatto: la norma è rimasta lettera morta. Eppure la trattativa è iniziata ben quattro mesi fa.
È il 3 settembre 2013 quando, nella residenza arcivescovile de L’Aquila, prende la parola l’Arcivescovo Giuseppe Petrocchi: l’obiettivo della riunione — spiega — è risolvere il problema che riguarda la ricostruzione degli edifici di culto e delle strutture ecclesiali.
“Bisogna arrivare a una strategia condivisa — dice Petrocchi — che coinvolga tutte le competenze qui presenti”.
Sono presenti sette funzionari di Stato impegnati nella ricostruzione.
È monsignor Giovanni d’Ercole, vicario dell’Arcivescovo, che mette sul tavolo le domande principali: “Come si procederà  per la ricostruzione? Con quali fondi? Con quali tempi? ”.
In realtà , la legge è chiara. L’ex ministro Fabrizio Barca ha disposto che, nell’arco di 9 anni, siano stanziati circa 500 milioni.
Se non bastasse – mentre funzionari e prelati discutono – sono già  stati stanziati 70,5 milioni per ben 27 chiese.
E quindi: qual è il problema? Il Duomo, per esempio. Accanto alla chiesa vi sono le canoniche, le pertinenze, le abitazioni civili: tutto nello stesso aggregato. Insomma: c’è una parte pubblica e una privata.
La Chiesa è “pubblica”: gli appalti sono gestiti e controllati dallo Stato. Il resto è privato: può essere ricostruito con affidamenti diretti. E per l’aggregato del Duomo, dove la Curia, ha già  affidato la questione al “Consorzio sant’Emidio”, che si fa?
Si usano i soldi stanziati dal ministro Barca? O quelli destinati alla ricostruzione delle abitazioni? E i progettisti del Consorzio – che hanno già  lavorato – chi li paga?
Libertà  di scelta, cambio di strategia
Il punto è che l’affidamento diretto consente di scegliere direttamente i committenti.
E la “trattativa” inizia male. L’assessore aquilano alla Ricostruzione, Pietro Di Stefano, è netto: per le chiese esistono i 500 milioni stanziati da Barca punto e basta. E la Curia cambia strategia.
Il 30 settembre scrive una nota al Governo. Il 4 novembre, a Palazzo Chigi, vengono convocati gli esponenti della Curia, del Comune de L’Aquila, della Direzione regionale per i beni culturali e l’Ufficio speciale per la ricostruzione.
Il testo della convocazione è chiaro: la Curia — si legge – ha proposto di inserire una norma per nominare le Diocesi come “soggetti attuatori” del recupero dei beni ecclesiastici. Il governo vuole discuterne con Comuni e funzionari.
Nel frattempo l’esecutivo scrive la bozza della norma che finisce all’ufficio legislativo di Palazzo Chigi.
V’è scritto: “Il soggetto attuatore degli interventi e il beneficiario del contributo è individuato nella diocesi competente”.
E ancora: “La conferenza episcopale d’Abruzzo predispone ogni anno, in collaborazione con gli enti locali e gli uffici per la ricostruzione, il suo piano d’intervento per la ricostruzione degli edifici, di proprietà  della Chiesa, distrutti o danneggiati dal sisma del 2009”.
La Diocesi può “delegare” la realizzazione degli interventi alla Direzione regionale per i beni culturali dell’Abruzzo che, nel caso, otterrebbe “il trasferimento del contributo”.
Ma la norma resta nel cassetto.

Antonio Massari
(da “il Fatto Quotidiano“)

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TRUFFA TERREMOTO ABRUZZO: UNA SCUOLA RICOSTRUITA SENZA META’ DELLE FONDAMENTA

Gennaio 16th, 2014 Riccardo Fucile

FATTURE GONFIATE E LAVORI INUTILI: A PROCESSO POLITICI E FUNZIONARI

C’è una scuola ricostruita con i fondi del terremoto in Abruzzo che non ha le fondamenta sicure e che è costata cinque volte tanto il prezzo reale: 248 mila euro di false fatturazioni a fronte di una spesa effettiva di appena 49 mila euro.
E nonostante questo sperpero, i lavori di “messa in sicurezza” dell’istituto per geometri De Nino-Morandi, a Sulmona, sono tutti da rifare.
Incompleti e pericolosi: così li hanno giudicati gli inquirenti.
Nelle fondazioni mancano infatti 32 micropali (sugli 80 previsti dal capitolato d’appalto) necessari per la tenuta strutturale della scuola.
C’è anche questo nell’ultimo capitolo della mala-ricostruzione a L’Aquila e dintorni.
Stavolta ditte e pubblici funzionari compiacenti hanno sciupato oltre quattro milioni di euro con la scusa dell’adeguamento sismico delle scuole: questo almeno è ciò che sostiene il pool di magistrati (Stefano Gallo, Roberta D’Avolio e David Mancini) della procura dell’Aquila che, per l’affaire degli istituti scolastici da mettere in sicurezza, ha chiesto il rinvio a giudizio per il presidente della Provincia Antonio Del Corvo (Pdl), l’ex direttore generale dell’ente Valter Specchio e una serie di funzionari e imprenditori. L’accusa per tutti è concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato.
La truffa riguarda nove scuole: sei di Avezzano (il liceo scientifico Pollione, l’istituto statale d’arte Bellisario, l’istituto statale per l’agricoltura e l’ambiente Serpieri, l’istituto tecnico per geometri Alberti, l’istituto tecnico commerciale Galileo e il liceo classico Torlonia) e tre nella città  di Sulmona (il liceo scientifico Fermi, l’istituto statale d’arte Mazzara e l’istituto statale per geometri De Nino-Morandi).
Un caso eclatante è quello riguardante il liceo scientifico Pollione di Avezzano.
Una scuola che l’ente Provincia ha deciso in parte di abbattere e ricostruire (i lavori sono da poco terminati) e che secondo la Guardia di finanza dell’Aquila che insieme alla polizia e ai carabinieri del Ros ha portato avanti le indagini – non doveva essere demolita.
Dalle indagini è emerso che sarebbe bastato un intervento sul tetto con una spesa di alcune decine di migliaia euro, invece che ricorrere a una ricostruzione ex novo che peserà  sulle casse pubbliche per due milioni di euro.
Il terzo filone di indagine sulle scuole riguarda l’ospitalità  a peso d’oro: ovvero gli affitti pagati, sempre dalla Provincia, a strutture private per consentire il trasferimento delle scuole durante i lavori di messa in sicurezza.
Trasferimenti che le indagini hanno dimostrato essere stati pagati “inutilmente” in quanto i dirigenti scolastici avevano trovato soluzioni a costo zero che sono state scartate e “non prese in considerazione” dall’ente pubblico, che invece ha preferito pagare.
Racconta Angelo Bernardini, dirigente scolastico del liceo Pollione di Avezzano: “Ricordo che in merito alla sistemazione degli studenti durante la messa in sicurezza proposi alla Provincia di far eseguire i lavori differendoli per corpo di fabbrica, in maniera da poter continuare a ospitare tutti gli alunni. In alternativa avevo trovato anche una struttura che ci avrebbe ospitato gratis. Ma si preferì spendere soldi”.
Intanto, è arrivato sul tavolo della Corte dei Conti una segnalazione per danno erariale che riguarda le macerie. Sotto accusa l’allora vice-commissario per i beni culturali, Luciano Marchetti che avrebbe consentito a ditte private di smaltire le macerie del terremoto di importanti chiese e monumenti – tra cui il Duomo de L’Aquila – invece di avvalersi gratuitamente dei vigili del fuoco e dell’esercito.
Ricorrendo illegittimamente all’utilizzo di diverse ditte private, per i carabinieri del Noe si è consumato un danno erariale pari a circa 70 mila euro.
Un episodio che ha fatto accendere un faro alla procura de L’Aquila sul sistema dello smaltimento e sullo sperpero delle risorse pubbliche con una indagine che è ancora in corso.

Giuseppe Caporale
(da “La Repubblica“)

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LE DIMISSIONI DEL SINDACO DELL’AQUILA CIALENTE: “SONO IN BOLLETTA, MA HO PERSO E MI DIMETTO”

Gennaio 12th, 2014 Riccardo Fucile

LA GIORNATA PIU’ LUNGA DOPO QUATTRO ANNI DI INCUBO

Perchè si dimette da sindaco?
Ma siete stati voi del Fatto, no? Avete scritto che io sto qua col cerchio marcio intorno, e allora basta, me ne vado: è giusto così.
Se un suo assessore dice “che culo” avere il terremoto da gestire non è colpa del Fatto.
Allora cerchiamo di parlare chiaro: da quando è iniziato tutto, io ho continuato a ripetere una sola cosa. E cioè che troppa gente aveva troppi interessi su ‘sta tragedia. Che il governo doveva predisporre un piano per l’emergenza ma soprattutto mettere in piedi un sistema per ridare L’Aquila agli aquilani. C’è mai stato qualcuno che m’abbia preso sul serio?
L’assessore Tancredi l’ha scelto lei.
Esempio perfetto: Tancredi è un pezzo grosso dell’opposizione, un vecchio Dc che conta molto nel centrodestra. Dopo il terremoto mi fa: voglio dare il mio contributo, dammi una delega sulla ricostruzione. Io, sperando che un governo di salute pubblica potesse funzionare, gli ho affidato un ruolo sugli immobili del Comune, neanche sulla ricostruzione. Un segnale. Quando ho dato la notizia mi sono arrivati insulti di ogni genere, nel giro di una settimana gli ho tolto il mandato.
Pure il vicesindaco Roberto Riga, ora indagato per mazzette, stava all’opposizione, con Forza Italia. Era gente di cui si fidava?
Io ormai non mi fido neanche di me stesso. Dico solo che mi dimetto per un avviso di garanzia mandato ad altri. E che se uno governa una città  in macerie con 19 gruppi in Consiglio comunale deve fare i salti mortali.
Nelle intercettazioni lei c’è. Parla con l’assessore dell’Udeur Ermanno Lisi degli appalti gestiti da Carlo Bolino, funzionario addetto alla ricostruzione delle strade.
Eh, appunto: e che dico io? Sto incazzato con Lisi, urlo perchè non mi va bene che Bolino scelga da solo a chi dare i 40 mila euro dell’appalto. Poi però mi hanno spiegato che l’appalto c’era già  stato, e che Bo-lino mandava avanti il lotto secondo l’esito dalla gara. Comunque, vabbè, Bolino è un tipo così. I funzionari sono fatti così
Così come?
Forse non ci siamo ancora capiti: qua la torta è gigantesca e ha fatto gola a tutti. Ognuno tentava di prendersene un pezzetto mentre io urlavo a Roma: dateci una mano a scrivere regole più serie, per esempio sugli appalti. Com’è possibile che una ditta piccoletta possa avere lavori per 200 milioni di euro?
Chi di preciso doveva intervenire, secondo lei?
L’unico che ha provato a mettere i paletti è stato Fabrizio Barca. Dava i soldi e dava le regole. Poi se n’è andato, nessuno ha portato avanti i decreti attuativi e s’è fermato tutto. Mercoledì prossimo dovevo incontrare il ministro Trigilia per chiedere le sue dimissioni: su L’Aquila non sta lavorando per niente. E il 7 gennaio, il giorno prima del casino, ho incontrato il sottosegretario Legnini, pure lui abruzzese, per avvisarlo. Per dirgli che la politica se ne sta sbattendo di noi
Un’altra rogna per il Pd.
M’hanno chiesto di restare, sennò è peggio e sembra che c’ho colpa io. Invece io esco pulito, perchè ciò che ho fatto è stato per il bene della città , della mia gente. Di tutto il resto me ne frego.
Che dicono a casa?
Mio figlio sta a Barcellona con l’Erasmus, mi ha scritto un messaggino: chi ha fatto il suo dovere deve andare sempre a testa alta. Questo è importante per me. C’è un giornale on line che ha chiesto di segnalare a loro tutti i sospetti sulla famiglia Cialente: sono 14 i nipoti di casa mia, la chiamata alla delazione è roba da Shoah.
Accusano sua cognata di aver guadagnato con la ricostruzione di un appartamento.
Quando mai! Mio fratello non m’ha parlato per mesi perchè il Comune ha sostenuto la linea della valutazione ribassata.
Lei era la testa di legno in un sistema di furbetti?
Le carte che ho visto fin’ora, su questa ultima indagine, non quadrano tutte. Ma aspettiamo i processi, la verità  verrà  fuori e io non la temo. Mi fa rabbia un’altra storia.
Quale?
C’è in ballo un affare enorme, a L’Aquila. à‰ la ricostruzione privata, cioè i soldi che lo Stato pagherà  per rifare le abitazioni crollate o danneggiate. Quelli che stano finendo nei guai sono tutti legati al business, sono procacciatori d’affari per questo giro qua.
Come funziona?
Semplicissimo. Lei ha una casa, o un appartamento in un condominio. L’assemblea deve decidere il progettista e l’impresa per fare i lavori. Roba che vale dai 500 mila euro ai 20 milioni a botta. In tutto fanno 10 miliardi, e la figura chiave è chi riesce a mettere in contatto i proprietari di casa con i costruttori: gente che guadagnerà  la mediazione, chiamiamola così. E non esistono norme per blindare la procedura, la materia è libera da controlli e vincoli.
Chi farà  i soldi ora?
Adesso vedranno gli altri che fare. Adesso vincerà  il centrodestra.
E Cialente?
Cialente ha perso, Cialente si fa da parte. Torno a fare il medico con il conto corrente che sta sotto di 12 mila euro. Da sindaco prendevo 2.400 euro e non mi bastavano neanche a coprire le spese. Mi sono rimesso a lavorare per la Asl, questo mese ho preso 1.190 euro. La politica mi ha mangiato tutto.
Mai più sindaco?
In Italia fingiamo di voler fare le cose per bene, ma non è mica vero. Io crepo e sono tutti contenti. Amen.

Chiara Paolin
(da “il Fatto Quotidiano”)

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L’AQUILA, I DOSSIER NASCOSTI “RACCOMANDATI E SPERPERI”

Gennaio 12th, 2014 Riccardo Fucile

DITTE E FUNZIONARI SOTTO ACCUSA… CROLLA LA GIUNTA CON L’ADDIO DEL SINDACO

Manca una manciata di minuti alle 18 quando, sotto il tendone di piazza Duomo, scrosciano gli applausi: cinquecento persone sono lì, nel centro martoriato de L’Aquila, per chiedere le dimissioni del sindaco e dell’intera giunta. E Massimo Cialente si dimette.
L’ha annunciato poco prima al Fatto Quotidiano. Lo conferma in conferenza stampa.
Parla di “attacco frontale” dell’informazione. La realtà  è che questo centro storico sta franando una seconda volta: sotto i colpi delle rivelazioni giudiziarie.
Il 25 maggio L’Aquila voterà  di nuovo il sindaco. La procura guidata da Fausto Cardella e la squadra mobile del vice questore Maurilio Grasso, ormai da tempo, stanno mostrando agli aquilani gli scenari inquietanti legati alla ricostruzione.
Con sospetti su mazzette recenti. Recentissime.
Cialente non è indagato ma tanti, troppi intorno a lui, sono sospettati di aver truffato la buona fede degli aquilani e domani cominciano gli interrogatori di garanzia dell’inchiesta Do ut des.
La relazione di Bankitalia e i ponteggi Marcegaglia
Il gip Giuseppe Gargarella — quando parla di “versamenti di denaro, sostanzialmente ingiustificati, che provengono da ditte interessate alla ricostruzione o alla fase dell’emergenza post sisma” — cita una relazione Bankitalia di appena 50 giorni fa.
L’operazione è datata 21 novembre 2013 ed evidenzia bonifici “per oltre 37mila euro diretti a Tancredi e provenienti dall’impresa Mancini srl”.
Pierluigi Tancredi — consigliere comunale del Pdl — è ai domiciliari da 5 giorni, accusato di aver intascato mazzette per favorire un’altra azienda, la Steda Spa che — sottolinea il gip — sarà  poi sostituita, in un appalto, proprio dalla Mancini srl.
Sospetti. Piste d’indagine. Che riguardano queste macerie e questi vicoli deserti, abitati da cani randagi e operai al lavoro, puntellati dal fitto ricamo di ponteggi, tubi e “snodi”, acquistati in gran parte dalle aziende di casa Marcegaglia.
“Mettiamo una recinzione, poi la leviamo subito, per i soldi”
Da queste parti, in questi anni, è accaduto persino che qualcuno piazzasse, con l’unico obiettivo di fotografarla, una gru davanti a un edificio. Salvo spostarla il giorno dopo.
È il 17 aprile 2010 quando la squadra mobile intercetta l’ex assessore Ermanno Lisi — lo stesso che dice al telefono : “Il terremoto è una botta di culo” — mentre parla con il costruttore Carlo Ciotti.
Discutono di un cantiere nella frazione di Coppito. “Per quanto riguarda i computi metrici — dice Lisi — fai le fotografie e poi la recinzione non ci sta magari!”. Non c’è problema: una recinzione in fotografia si recupera. “La mettiamo e la facciamo”, risponde Ciotti. “Piglia subito una mezza specie di recinzione! Fai finta che l’hai messa! La alzi! Se no non ce la pagano…”, continua Lisi. E Ciotti aggiunge: “Tenemo portà  una gru, fotografarla e portarla via!”. “Esatto! Bravo!”, risponde Lisi.
E un investigatore verifica di persona che, in sole 24 ore, è apparsa e scomparsa una gru davanti al condominio in questione.
Per Lisi e Ciotti, ogni accusa, sarà  comunque archiviata. In quegli stessi mesi, all’interno dell’amministrazione, c’era chi si lamentava di assessori e dirigenti.
“I suoi assessori lavorano senza obiettivi”
“Tutti i dirigenti sono, o dovrebbero essere, in questo momento storico, la spina dorsale della macchina amministrativa”, esordisce Massimiliano Cordeschi, direttore generale del Comune, in una lettera protocollata indirizzata al sindaco.
È il 27 aprile 2010 e la data non è un dettaglio insignificante.
La lettera — che il Fatto ha potuto visionare — non è agli atti d’indagine ma descrive in quale contesto ha operato il Comune e il comportamento del suo primo cittadino. “In data 11 marzo 2010 — continua Cordeschi — le ho chiesto di prendere provvedimenti in merito ad alcuni dirigenti, ma Lei ha ritenuto opportuno non dare seguito a quanto da me segnalato”.
Cosa segnala il direttore generale? Che dirigenti e assessori non lo informano — come previsto — sugli obiettivi del Piano esecutivo di gestione (Peg). I Peg sono degli strumenti fondamentali per l’amministrazione: prevedono infatti gli impegni di spesa che — a maggior ragione nel dopo sisma — è necessario tenere sotto controllo in maniera minuziosa. Cordeschi denuncia che in pochi effettuano i “reports settimanali previsti” e, tra questi, solo “saltuariamente” l’ingegnere Mario Di Gregorio.
Situazione peggiore per gli assessori: “I suoi assessori — scrive Cordeschi — lavorano senza obiettivi: Le pare possibile? Le comunico che, a mio parere, non si dovrebbe pagare, a chi non ha ottemperato, alcuna indennità  di risultato”.
Questa comunicazione non ha alcuna rilevanza penale ma questo è il clima nell’aprile 2010, quando, giusto per fare un esempio, gli agenti della squadra mobile scoprono che Roberto Riga — all’epoca assessore e poi vice sindaco — s’accordava per incassare 30mila euro — secondo l’accusa — per garantire dei lavori pubblici (poi mai affidati) alla Steda Spa.
L’ingegnere Di Gregorio, che consegna “saltuariamente” i suoi report al direttore generale, è lo stesso Di Gregorio accusato, dalla procura di l’Aquila, di aver contraffatto atti pubblici per un altro appalto affidato alla Steda Spa.
Negli stessi mesi un altro assessore, Vladimiro Placidi, s’accordava — sempre secondo l’accusa — per ricevere mazzette da 70mila euro, mascherate da prestazioni professionali, per favorire sempre la Steda Spa.
Altri atti amministrativi del 2012, come le relazioni della Commissione d’indagine interna al Comune, parlano di “ambigue dimenticanze e forti ritardi, da parte dei competenti uffici, nella trasmissione di documenti già  posseduti e dei quali, inizialmente, era stato negato il possesso”. L’argomento è chiaro: “assegnazione degli alloggi temporanei” alla popolazione colpita dal terremoto.
“Un non indifferente sperpero di risorse pubbliche”
Oltre al progetto Case e ai Map (moduli abitativi provvisori) esiste un terzo canale, il “Fondo Immobiliare”, che però ha “rappresentato una via parallela, rispetto a quella ufficiale di assegnazione degli alloggi, del tutto svincolata dalla rigida verifica dei requisiti, fuori da ogni controllo e tale da consentire sistemazioni migliori ma solo per ‘determinati’ cittadini”.
E ancora, in un’altra relazione della Commissione d’indagine, si denuncia — in merito alla riorganizzazione della sede comunale post sisma — un “non indifferente sperpero di pubbliche risorse di finanziamenti statali e comunali, di rilevanza tale che avrebbero consentito di poter realizzare, in pochi mesi, una o più strutture più efficienti e idonee”.

Loredana Di Cesare e Antonio Massari
(da “il Fatto Quotidiano“)

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