Dicembre 10th, 2017 Riccardo Fucile
ENTRAMBI SOCCORRITORI DELLA PROTEZIONE CIVILE, SI SONO CONOSCIUTI NEI PRIMI GIORNI DOPO IL SISMA…LE BOMBONIERE CON MATERIALI RECUPERATI DALLA DEVASTAZIONE
Nel biglietto che accompagna le bomboniere c’è scritto “il nostro amore è nato dalle macerie”. E nel caso di Domenico Di Capua e Tonya Giosa non c’è niente di più vero.
Il primo incontro è avvenuto il 10 settembre 2016 al campo della Protezione Civile di Saletta, una delle 49 frazioni di Amatrice. Il primo bacio, qualche giorno dopo, tra le scosse. Il prossimo 20 dicembre si sposeranno.
Entrambi arrivati dalla provincia di Potenza – lui da Pietragalla, lei da Tito – sono partiti a pochi giorni dal terremoto del 24 agosto per prestare soccorso alle popolazioni colpite dal sisma del Centro Italia.
Lui, 40 anni, commercialista con un’esperienza di volontariato in Emilia nel 2012; lei, 33, psicologa alla sua prima prova con la Protezione Civile.
Insieme a un gruppo di altri lucani hanno trascorso una settimana nel comune laziale occupandosi della costruzione delle tende e dei ripari, della preparazione dei pasti ma soprattutto, come ricorda Tonya, “del sostegno emotivo nei confronti di persone che da pochi giorni avevano perso tutto”.
Un’esperienza dura, di precariato e privazione, che ha segnato i loro cuori.
“Quei sette giorni per noi sono stati come due anni di frequentazione. In quelle condizioni vedi l’altro a nudo, senza ripari, senza abiti ricercati, nella sua vera essenza”, racconta Domenico.
Eppure ricordano bene il momento in cui si sono innamorati. “Dopo i primi giorni ho avuto un crollo. Mi ero molto affezionata a un anziano che mi ricordava mio nonno e sentire la sua voce commossa descrivere come il sisma si era portato via tutto, la casa e la famiglia, mi faceva troppo soffrire. Avevo bisogno di parlarne con qualcuno, di un abbraccio, e non ho avuto dubbi nel cercarlo in Domenico”, racconta Tonya.
“Quando l’ho vista così persa, fragile davanti a tanta sofferenza, l’ho abbracciata forte e ho capito di amarla”, risponde lui.
Dopo il ritorno in Basilicata hanno iniziato a frequentarsi e non si sono più lasciati.
Il prossimo 20 dicembre i due volontari si sposeranno a Tito e andranno a vivere a Pietragalla.
A loro l’Associazione Amici di Saletta ha dedicato una giornata di festa a Roma. Un concerto e un pranzo solidale per salutare i futuri sposi e consegnare loro le bomboniere realizzate da Federica Moretti, una fisioterapista romana originaria di Saletta che per Domenico e Tonya ha costruito delle casette in legno e pietra con materiali recuperati nelle terre amatriciane.
“Il ricavato delle bomboniere solidali andrà interamente alla nostra associazione per il Progetto Rinascita. Vogliamo alimentare così un messaggio di speranza, utilizzando i materiali tipici delle nostre case per ridare nuova vita a quello che non esiste più e per ricordare le persone scomparse”, spiega Federica.
L’incontro tra gli sposi e gli “amici del terremoto” sarebbe dovuto avvenire a Saletta ma le macerie sono ancora lì ed è impossibile pensare a una situazione festosa, soprattutto in questa stagione, in luoghi dove niente è stato ricostruito.
E allora vale la pena ricordare che se l’amore può nascere anche nella tragedia e le storie a lieto fine possono riempire di speranza – almeno per la durata della lettura di questo articolo – sono migliaia le persone che attendono ancora di tornare a una vita dignitosa.
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 5th, 2017 Riccardo Fucile
“NON VEDO PROGETTUALITA’, NEPPURE UN DIBATTITO SU COME, DOVE E QUANDO SARA’ RICOSTRUITA”
I progressi ad Amatrice sono molto lenti, ma soprattutto “manca una linea di orizzonte”. L’amara considerazione è del vescovo di Rieti, Domenico Pompili, che in un’intervista al Corriere della Sera non nasconde le preoccupazioni per i disagi enormi che sta vivendo la popolazione che resiste ancora lì.
“Le macerie con grande lentezza le stanno rimuovendo. E di casette qui ne mancheranno forse il 20%. Ma il problema non è questo. L’ultima “chicca” che abbiamo saputo è che i telefonini non prendono perchè le casette sono schermate. E questo, soprattutto per gli anziani, è un grosso problema. Se magari di notte si sentono male, vivendo in posti isolati, non sanno a chi rivolgersi. E poi c’è chi dice che non funziona l’acqua, chi l’elettricità . Stiamo mettendo su una squadra di volontari che faccia il giro per risolvere questi problemi di manutenzione. Ma il problema non è la fase dell’emergenza. Il problema è il dopo. Manca una linea di orizzonte. Ancora non vedo progettualità . Neppure un dibattito, sul come, dove e quando Amatrice sarà ricostruita”.
Amatrice si è fermata, in altre parole, agli annunci del giorno dopo, spiega Pompili. Sono arrivate le casette, ma non c’è chiarezza su cosa sarà del paese.
“Siamo ancora alle promesse fatte sull’onda dell’emozione. Ma poi sono stati fatti studi sul terreno per capire se Amatrice può rinascere davvero com’era. Io mi auguro che ci sia qualcuno che, magari non ce lo dice, ma sta studiando la situazione. Perchè se invece si sta solo facendo passare il tempo la situazione diventerà grave: in quelle casette già è difficile stare un tempo breve, un periodo lungo sarebbe drammatico”.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 7th, 2017 Riccardo Fucile
A CASTELLUCCIO NON NE ARRIVERANNO PRIMA DELLA PRIMAVERA, A VISSO FORSE DOPO NATALE… LA RABBIA DELLA POPOLAZIONE
Più di due famiglie su tre ancora non hanno ricevuto le Sae e si arrangiano tra alberghi della costa, agriturismo e sistemazioni autonome.
A oltre un anno di distanza, è molto lontano dall’essere completato il piano di prima emergenza mentre la ricostruzione è una parola perfetta soltanto per pensosi dibattiti.
L’ultima mappa pubblicata dalla Protezione Civile è una fotografia di decine di ritardi.
Ci sono alcune aree (poche) contrassegnate da simboli verdi a indicare la consegna delle Sae e una larga parte di territorio dove il colore prevalente è il giallo, simbolo di inizio lavori, in alcuni casi persino ancora il bianco che sta a indicare più o meno il nulla.
In base ai dati pubblicati il 20 ottobre, sulle 3.699 Sae ordinate per i 51 comuni che ne hanno fatto richiesta, ne erano state consegnate ai sindaci 1.042, meno di una su tre.
Se anche qualcosa è cambiato in queste tre settimane si tratta di poche decine di casette in più che non modificano il quadro generale.
Ci sono luoghi come Castelluccio dove si è deciso di chiudere la strada che da Norcia porta sull’altopiano e per le Sae bisognerà aspettare fino alla primavera.
Una decisione inevitabile, secondo il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno: “E’ aperta la strada che passa per Campi e non abbiamo alternative se vogliamo rimettere a posto la strada. Per quel che riguarda le Sae la Regione e il Comune hanno aperto un tavolo di confronto con il Ministero dell’Ambiente e quello dei Beni Culturali. Castelluccio ha caratteristiche particolari che vanno tutelate, era necessario ascoltare tutte le associazioni e recepire ogni suggerimento. La soluzione che adotteremo sarà quindi diversa da tutte le altre, anche chi non ha la residenza abituale potrà avere una casetta. In totale saranno 8 Sae che saranno collocate in maniera tale da non creare problemi paesaggistici in un altopiano tra i più belli al mondo”.
Nemmeno una Sae consegnata in tantissimi altri borghi devastati dal terremoto, da Ussita a Visso.
A Visso nella migliore delle ipotesi bisognerà aspettare gennaio mentre 231 persone sono ancora ospiti di strutture lungo la costa e 538 sono in autonoma sistemazione. Il sindaco Giuliano Pazzaglini ha annunciato proteste: “Come sempre la mia lealtà è nei confronti della popolazione,, quindi do piena disponibilità a qualsiasi iniziativa si dovesse intraprendere”.
(da “La Stampa”)
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Ottobre 20th, 2017 Riccardo Fucile
SARA’ A CAPO DI UNA LISTA CIVICA DI CENTRODESTRA
Lo aveva annunciato sulla sua pagina Facebook, con un sibillino «ci potrebbero essere
novità », riferendosi alla prossima presentazione del suo libro, in programma martedì 24 ottobre, ma a quanto pare la decisione sarebbe stata presa.
Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice, la cittadina del Reatino rasa al suolo dal terremoto del 24 agosto dello scorso anno, sarà il candidato alla presidenza alle prossime regionali del Lazio, pare alla guida di una lista civica di centrodestra che porterà il suo nome.
La notizia è stata rilanciata dall’edizione online de Il Messaggero.
Conferme, ma al momento nessuna dal diretto interessato, arrivano anche dal suo entourage.
Una scelta, quella di Pirozzi, che pare sia stata molto sofferta, ma che era nell’aria da mesi.
Un passo più volte smentito da lui stesso, anche recentemente dalle colonne di Ciociaria oggi. Pirozzi potrebbe dare ufficialità alla sua candidatura proprio nel corso della presentazione del suo libro, «La Scossa dello Scarpone. Anatomia di una passione sociale», edito da Armando editore, in programma martedì 24 ottobre, alle 17.30, al Salone delle Fontane a Roma, 160 pagine in cui l’attività del sindaco di Amatrice è arricchita anche da note biografiche legate ai ricordi della sua infanzia trascorsa nei «campi di terra» e in mezzo alla natura del suo Comune.
Un racconto della sua esperienza di uomo e di sindaco, «perchè – scrive – sento il dovere di testimoniare un passato importante».
Tra coloro che sostengono fortemente la candidatura del sindaco-allenatore c’è, soprattutto, Francesco Storace, attuale vice presidente del consiglio regionale del Lazio, che proprio ieri, in merito a una possibile candidatura di Pirozzi, aveva detto in un tweet che il sindaco di Amatrice non era il «suo» candidato «ma certo ne sarei un suo felicissimo elettore».
Pirozzi, se confermerà quanto riferito questa sera dal quotidiano romano, è il terzo candidato in corsa per le regionali del 2018 dopo la conferma della ricandidatura del presidente Nicola Zingaretti (Pd) e l’esito delle regionarie del M5S che hanno sancito la candidatura di Roberta Lombardi.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 14th, 2017 Riccardo Fucile
IL BUSINESS MARCIO DELLA RICOSTRUZIONE… LA PROCURA DI NAPOLI IPOTIZZA IN DUE COMUNI UN’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE MESSA IN PIEDI DALLE AZIENDE, TRA DOCUMENTI FALSI E CAPORALATO
Ventiquattro agosto 2016, ore 3.36. Una scossa di magnitudo 6 colpisce il centro Italia. Oltre trecento comuni vengono sconvolti dal terremoto, interi paesi rasi al suolo.
Solo tre mesi dopo la stessa terra torna a tremare, ancora più forte, mettendo in ginocchio definitivamente quella parte di Italia già ferita.
Questa volta la devastazione arriva con una magnitudo di 6.5, paragonabile solo a quella del 1980. La stessa che devastò l’Irpinia.
È il 30 ottobre. Le immagini della basilica di San Benedetto di Norcia completamente distrutta fanno il giro del mondo. L’Umbria si piega ancora di fronte alla forza devastante e imprevedibile della terra. Cascia diventa una città fantasma, con oltre l’80 per cento delle abitazioni inagibili.
La macchina dell’emergenza, già in moto dal sisma di fine estate, accelera le operazioni. Vasco Errani viene nominato commissario alla ricostruzione e disegna un piano di riabilitazione delle aree colpite promuovendo il programma Sae, Soluzioni di emergenza abitative.
È passato un anno. Un anno di rimpalli di responsabilità e sporadiche inaugurazioni in pompa magna di edifici restituiti alla popolazione. La stessa che dovrà affrontare un nuovo inverno al gelo.
Il perchè forse lo spiegherà la Procura di Napoli che ha aperto in questi giorni un’indagine sulle famose “casette” e non soltanto per i ritardi che hanno caratterizzato l’iter.
Le indagini dei NAS parlano di «inquietanti indizi» relativi all’esistenza di una associazione a delinquere messa in piedi dalle aziende appaltatrici che stando agli atti della Procura avrebbero subappaltato i lavori ad aziende con a capo prestanomi: tutti pregiudicati campani.
«I titolari delle imprese edili – come si legge – avrebbero emesso fatture per opere e lavori mai realizzati».
Si parla di frodi in pubbliche forniture perchè le fatture cui la Procura fa riferimento sono quelle legate agli interventi di emergenza della Protezione civile avviati proprio per il sisma dell’agosto dello scorso anno. Come, appunto, la realizzazione delle famose SAE.
Le indagini scoperchiano il vaso di pandora delle “casette”.
Il sistema è semplice e da tempo collaudato in Italia: società importanti dell’imprenditoria del settore delle costruzioni avrebbero fatto “sistematicamente” ricorso ad aziende subappaltatrici che si sarebbero prese anche la premura di falsificare documenti. Ma non soltanto.
Si allunga sulla vicenda l’ombra densa del caporalato. Operai sottopagati, sfruttati e lasciati senza cibo per ore.
Stipati in furgoni, raggiungevano i cantieri e lavoravano giornate intere per una manciata di euro, in condizioni lontanissime da qualsivoglia norma di sicurezza sul lavoro. «Esposti a gravi situazioni di pericolo per la loro incolumità », si legge nelle carte.
Ma gli illeciti non finiscono.
Gli indagati avrebbero anche fatto ricorso a false certificazioni mediche e professionali che attestavano il possesso dei requisiti previsti dalle norme in materia di sicurezza. Certificazioni rilasciate secondo gli inquirenti da scuole di formazione e studi professionali compiacenti.
Una sfilza di reati quelli contestati dalla Procura di Napoli alle società coinvolte che contrasta aspramente con la prevenzione messa in campo dopo il terremoto e regolata dalla norma sulle infiltrazioni della criminalità organizzata negli interventi di ricostruzione (art. 30 del decreto legge n. 189/2016).
Il caso di Cascia e Preci – l’unico, per il momento – fa sorgere qualche dubbio sull’effettiva efficienza delle white list, gli elenchi in cui compaiono gli operatori economici interessati agli interventi di ricostruzione pubblica o privata dei quali è stata accertata l’assoluta estraneità ad ogni connivenza col malaffare.
Basta cliccare nei siti delle prefetture per vedere quali aziende siano idonee o meno. Qualcuna decide pure di esporre l’attestato di white list in bella vista nella home page del proprio sito perchè, si sa, nell’Italia degli scandali è sempre bene apparire candidi.
Ed eccolo qui l’elenco delle aziende immacolate finite nel mirino degli inquirenti: Cogeco7; Seprim dell’Ing Santini Giuseppe sas; Giacchini srl; Minicucci Cairo srl; Marinelli Costruzioni srl; Europa Service snc di Novaco Sabino e Pacilio Vincenzo; Termo Tecnica di Narcisio Antonio; R.C. Costruzioni srl.
Ma intanto proprio ieri sono finalmente iniziati i lavori per montare le “casette” che ospiteranno gli sfollati.
Già promesse a luglio, le 96 Soluzioni abitative di emergenza stanziate per il piccolo comune umbro e assegnate alla piccola frazione di Padule dovrebbero essere montate proprio in questi giorni. Il vicesindaco Gino Emili fa sapere che altre sei dovrebbero arrivare a breve.
Nel frattempo, nelle frazioni di Avendita e Colle di Avendita, maggiormente colpite dal sisma, sono in corso gli ultimi collaudi per far sì che gli assegnatari possano finalmente metterci piede dentro.
§Un notizia che arriva agli inizi di un’indagine che promette di aprire tanti, troppi, nuovi scenari oscuri.
(da “L’Espresso”)
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Settembre 28th, 2017 Riccardo Fucile
CHI MAI IN ITALIA HA RICEVUTO QUANTO AMATRICE?…. PIROZZI E’ L’ALBERTO SORDI DELLA POLITICA, POPOLARE, POPULISTA, SCALTRO, MAI RESPONSABILE DEGLI ERRORI DEL PASSATO
Amatrice è la città martire e il suo sindaco un eroe. Tra le terre tremule quella di Amatrice è stata di
gran lunga la più amata, accudita, partecipata e frequentata dagli italiani.
297 vite immolate a un terremoto terribile, il saldo cruento di una natura che dal Seicento fa ballare quel paese. Solo Firenze, ai tempi dell’alluvione, era stata destinataria di una solidarietà più larga e fattiva.
E di sicuro nessun sindaco, tranne Sergio Pirozzi, può vantare una popolarità così vasta e incondizionata. Anzitutto merito suo: lui è l’uomo della felpa, altro che Salvini. E con la felpa ha attraversato l’oceano. La felpa ha ricevuto il premier canadese Justin Trudeau nella sua Montreal come ringraziamento per il dono (due milioni di dollari) fatto alla comunità .
Una felpa anche ad Angela Merkel a Berlino, che ha spinto più in là i cordoni della borsa e portato a sei i milioni di dollari per rifare l’ospedale del paese distrutto.
Linguaggio essenziale, basico e patriottico.
“Siamo tutti fratelli”, o — in una lieve devianza sentimentale verso destra — il sempreverde “barcollo ma non mollo” oppure, e chissà se siamo a un populismo nuovo e vigoroso: “Se mi fregano mi faccio la contea”.
Fatto sta che Pirozzi è stato l’unico a non doversi difendere da nulla ma ad accusare.
Il suo paese, a cui la natura ha fornito negli anni diverse prove della sua capacità di insidiare l’uomo e le case, è senza dubbio quello che ha subito più danni e più morti.
La scossa violenta è stata aggravata dal carattere delle edificazioni, nessuna delle quali ha retto alla prova. Non le case popolari, che risalgono al 1970 (diciannove persone seppellite), e secondo il pm di Rieti così male costruite che sarebbero cadute a terra “con ogni probabilità con una scossa di qualunque grado”.
Nè le abitazioni private le quali, secondo Patrick Coulomb, un esperto francese, erano mal progettate “con l’acciaio posizionato male e un calcestruzzo scadente”.
Nè quelle che hanno goduto delle provvidenze per far fronte alle lesioni dei terremoti circostanti che negli anni si sono susseguiti.
Nè — e il caso suscitò clamore — la scuola, per fortuna senza bimbi, che si è squagliata come crema pasticciera dopo aver ottenuto un finanziamento che in origine doveva andare a migliorare le sue condizioni statiche ed invece sembra sia stato diretto a migliorare i colori delle pareti, il sistema termico e altre incombenze, tutte necessarie e benvenute ma fuori dal raggio di azione di quella missione ricostruttiva.
Mai Pirozzi si è sentito in colpa, e mai nessuno gliene ha fatto una colpa. “Noi siamo parte lesa”, ha detto. E tutto è finito lì.
Non è stato affare di Pirozzi, e davvero non c’entrava, se le casette provvisorie costano un occhio della testa, oltre mille euro a metro quadro quando al genio civile di Rieti una villa in muratura era valutata con un valore di fabbricazione non superiore agli ottocento euro a metro quadro.
Nè è sua responsabilità se la quantità delle macerie ritirate ancora è sotto la soglia del 10 per cento e circa quattromila tonnellate di laterizi restano in attesa.
Pirozzi non c’entra. Mai.
E tre giorni fa, quando la procura di Repubblica ha comunicato che circa 120 cittadini avevano falsamente attestato la residenza ad Amatrice per ottenere i buoni contributi (e qualcuno li ha pure intascati) nessuno ha pensato: e come hanno fatto? Con false autocertificazioni.
Ma le autocertificazioni dove si consegnano, chi le controlla? Forse la polizia municipale? Pirozzi, cranio rasato, sguardo severo e deciso, è sempre a mezzo metro dalla difficoltà , sempre a distanza di sicurezza.
Sua l’idea di un abbuono, duecento euro in più al mese, a chi avesse deciso di rimanere ad Amatrice. Un contributo di solidarietà che da seicento euro è arrivato a ottocento e, in alcuni casi, ha anche superato la quota dei mille.
Chi mai in Italia ha ricevuto tanto? Nessuno, merito di Pirozzi.
E grazie ad Amatrice la ricostruzione sarà finanziata con un onere totalmente a carico dello Stato non solo per la prima ma anche per la seconda casa e le pertinenze commerciali con quel che ne conseguirà da un punto di vista dell’espansione urbana.
Soldi, mai come in questo casi, tanti soldi.
Sette miliardi di euro la previsione di spesa, a cui si aggiunge un altro miliardo e duecento milioni da parte dell’Unione europea.
Un post terremoto così ricco nelle intenzioni e così balbettante nella pratica nemmeno si era mai visto.
Le casette ancora da erigere, problemi nella raccolta delle macerie figurarsi nei piani di ricostruzione, con la certezza che le cubature nuove da edificare, grazie alla generosità dei contributi, sarà tale che dovranno essere spianate le gobbe delle montagne che lo circondano per fare posto alle case dei residenti e dei villeggianti, dei negozianti, presenti o ambulanti, e di ogni altra struttura comunitaria.
Ricostruzione d’oro che eguaglierà i fasti dell’Aquila che si accinge a superare quota cinque miliardi senza trovare più una comunità pronta ad abitare i palazzi che tanto faticosamente si stanno ricostruendo.
Pirozzi ha in ultimo denunciato la deviazione dei soldi raccolti con gli sms di solidarietà verso altri lidi ma non s’è ricordato di dire che lui stesso approvò l’idea di Vasco Errani, l’ex commissario, di drenare quegli aiuti per un senso di giustizia verso popolazioni ugualmente colpite ma rimaste dietro il palcoscenico televisivo del dolore e della celebrità .
Pirozzi ha denunciato l’ammanco perchè è vero, Amatrice è il brand forte del terremoto, ma non ha ricordato di presenziare il 17 luglio scorso alla riunione che stabiliva i criteri e la ripartizione di quei soldi.
Pirozzi è l’arcitaliano perfetto, umano ma non fesso, generoso ma pure scaltro (“se mi fregano…”) e giusto.
Uomo del popolo che dà il tu a chiunque. E’ l’Alberto Sordi della politica, popolare, populista forse anche un po’ nazionalista, e la politica, riconoscendogli subito le doti, l’ha chiamato a candidarsi a presidente della Regione Lazio.
E lui? Perfetto e a modo, come ogni buon politico: “Ancora non ho deciso, ma se me lo chiederà la gente…”.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 25th, 2017 Riccardo Fucile
SE PIROZZI FOSSE ANDATO ALLA RIUNIONE DEL COMITATO PER LA RICOSTRUZIONE DEL 5 LUGLIO SAPREBBE IL MOTIVO PER CUI QUEI SOLDI SONO STATI DESTINATI ALLA RICOSTRUZIONE DI TRE SCUOLE
Dove sono finiti i soldi degli SMS solidali per le popolazioni colpite dal sisma del 2016? 
Come è giusto che sia sono in tanti a chiederselo, perchè sono stati molti gli italiani che hanno fatto una donazione per contribuire alla ricostruzione.
E non c’è nulla di strano se un italiano non direttamente coinvolto dal sisma si chiede se il denaro è arrivato a destinazione ed è stato speso bene. Se a farlo però è il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi allora il discorso cambia.
Tanto più che Pirozzi lo ha detto ad Atreju, la festa di Fratelli d’Italia quest’anno dedicata ai patrioti.
Di sicuro, avrà immaginato chi lo ha ascoltato e chi ha letto del suo attacco, Pirozzi sa quel che dice.
In fondo è il sindaco della città simbolo del terremoto del 24 agosto 2016 e sicuramente parla con cognizione di causa.
Secondo Pirozzi infatti i 33 milioni di euro raccolti con gli sms di solidarietà per i terremotati del 24 agosto 2016 non sono “mai arrivati alle popolazioni colpite dal sisma”.
Una dichiarazione che ha riacceso alcune vecchie polemiche sulla gestione dei fondi per la ricostruzione. Il Sindaco di Amatrice sostiene di non aver visto un euro dei soldi raccolti tramite le donazioni via SMS e ad Atreju ha detto che «non va bene come hanno speso quei soldi degli sms solidali».
Il motivo? Il denaro per la ricostruzione è stato utilizzato altrove e non ad Amatrice, Arquata o ad Accumoli tanto che Pirozzi ritiene che «in merito alla gestione di quei fondi è stata fatta una scelta scellerata che non ha tenuto conto degli italiani».
Per Pirozzi non sarebbe stata rispettata la volontà popolare.
Ma gli italiani hanno donato per la ricostruzione delle scuole e in Lazio quei soldi sono stati destinati proprio a tre scuole.
In che senso? Per Pirozzi (ma anche per il sindaco di Arquata Aleandro Petrucci) gli italiani hanno donato quei soldi per aiutare la popolazione di Amatrice, Accumoli ed Arquata eppure la Regione Lazio ha deciso di destinarli altrove non rispettando la presunta volontà degli italiani.
Presunta, perchè se è vero che Amatrice è la città simbolo del sisma del 2016 non è certo l’unica ad essere colpita, ed oltre ad Arquata ed Accumoli ci sono altri paesi (nel Lazio, nelle Marche e in Abruzzo) che sono all’interno dell’area del “cratere”.
E non è stata la Regione a decidere da sola ma il Comitato di cui fanno parte tutti gli enti locali.
Lo scorso 17 luglio il Comitato ha approvato in totale 18 progetti: 9 nelle Marche (per complessivi 18 milioni di euro), 4 in Umbria (3,6 milioni di euro), 3 nel Lazio (3,5 milioni di euro), 2 in Abruzzo (3 milioni).
La ripartizione dei fondi è stata fatta in base alla percentuale dei danni registrati nelle regioni colpite.
Le spese necessarie per la ricostruzione nel Lazio ammontano al 14% del totale.
Tra i progetti approvati nel Lazio non rientrano interventi ad Amatrice e sono stati finanziati interventi di messa in sicurezza per le scuole di Poggio Bustone (Scuola Primaria e Secondaria di I grado), di Rivodutri (Scuola Infanzia) e di Collevecchio (Secondaria di I Grado).
Quest’ultima scuola è fuori dal “cratere” pur avendo subito danni durante le scosse di agosto e di gennaio.
Restano poi 5 milioni di euro ancora da assegnare a progetti che dovranno essere approvati.
La suddivisione dei fondi è stata dunque decisa da una cabina di coordinamento di cui fanno parte il Commissario straordinario e le 4 Regioni interessate, che hanno raccolto le istanze dei territori
Chi ha deciso come utilizzare i soldi degli SMS solidali?
Ed infatti la decisione di utilizzare quei fondi è stata presa a Rieti dal Comitato istituzionale per l’attività di ricostruzione post sisma lo scorso 5 luglio.
Il deputato reatino Fabio Melilli invita a guardare i verbali della riunione per vedere che la scelta è stata approvata dall’Assemblea.
Del Comitato fanno parte anche i comuni Amatrice e Accumoli. Alla riunione di inizio luglio però i sindaci — pur invitati — erano assenti.
La notizia dell’utilizzo dei fondi è stata data pubblicamente il 17 luglio senza che Pirozzi la contestasse o criticasse.
E ci sarebbe da chiedere come mai il sindaco di Amatrice aspettò la conferenza stampa di inizio agosto per dirsi “sorpreso” della scelta e ricordando che ad essere indignati avrebbero dovuto essere gli italiani.
Ma perchè? In fondo i soldi saranno utilizzati per mettere in sicurezza degli edifici scolastici danneggiati dal sisma, forse secondo Pirozzi gli italiani sono troppo stupidi per accorgersi che il terremoto ha colpito ben più di tre comuni?
La Protezione Civile fa sapere che i soldi non sono spariti e ribadisce che «tutte le scelte di ripartizione delle opere sono state assunte con il consenso del Comitato dei Sindaci dove sono rappresentate tutte le amministrazioni dell’area del cratere.
Tutte le opere pubbliche e private, i luoghi di culto e le attività produttive le prime e seconde case saranno ricostruire con una copertura del 100% delle spese.
Le sottoscrizioni dunque producono un risparmio per lo Stato sugli impegni di spesa». La scelta di utilizzare i fondi degli SMS per la messa in sicurezza delle scuole è stata dettata dal fatto che “ad Amatrice ed Accumoli le spese per scuole erano già coperte come del resto per tutte le altre spese“.
Le risorse degli sms solidali “sono state destinate per garantire la piena sicurezza di altre scuole danneggiate dal sisma in altri Comuni frequentate da ragazzi, bambini e insegnanti”.
Una polemica inutile quella di Pirozzi, che sembra pensare che quei soldi siano solo dei cittadini di Amatrice e Accumoli, ma non è così e soprattutto non lo è mai stato. L’ufficio speciale per la ricostruzione nel Lazio ricorda che “al Comune di Amatrice sono stati destinati circa il 45% delle risorse, il restante 55% per gli altri 14 Comuni. A questo vanno aggiunti i milioni stanziati per il nuovo ospedale e gli impegni assunti con Regione e Miur per collocare ad Amatrice funzioni di valore dello Stato”.
Senza contare che il Comune di Amatrice (come si può leggere sul sito) ha a sua disposizione anche decine di migliaia di euro di donazioni giunte direttamente sul suo conto corrente.
Proprio in virtù di queste offerte l’Ufficio speciale per la ricostruzione aggiunge che “il sindaco di Amatrice avendo a disposizione molte risorse provenienti da donazioni ha deciso con generosità di contribuire alle spese per il nuovo istituto alberghiero e il nuovo ospedale anche se risultano già coperte al 100% da risorse pubbliche”. Insomma Amatrice i soldi li ha e li avrà , dov’è il problema se si mettono in sicurezza anche altre scuole?
Sicuramente gli italiani non sono come li dipinge il patriota Pirozzi impegnato a sobillare una guerra tra terremotati.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 24th, 2017 Riccardo Fucile
IL SINDACO PIROZZI POLEMIZZA SUI 33 MILIONI DI EURO RACCOLTI CON GLI SMS… VEDIAMO COME STANNO LE COSE
I 33 milioni di euro raccolti con gli sms di solidarietà per i terremotati del 24 agosto 2016 non sono “mai arrivati alle popolazioni colpite dal sisma”.
A dirlo è il sindaco di Amatrice Luca Pirozzi alla festa di Atreju aggiungendo che quei fondi sono stati destinati ad altri interventi “estranei alle aree pertinenti”, addirittura per “una pista ciclabile in un paese delle Marche non colpito dalle scosse”.
Il Fatto, in un articolo di Davide Vecchi, dice che il sindaco di Amatrice sarà convocato nei prossimi giorni dai magistrati della procura di Rieti guidata da Giuseppe Saieva, che aprirà un fascicolo contro ignoti e avvierà indagini specifiche sugli sms solidali.
Eppure l’attacco di Pirozzi alla festa della Meloni ricalca una polemica già vissuta: sulla gestione dell’emergenza non hanno alcun peso i fondi raccolti con gli SMS solidali, che saranno invece destinati alla ricostruzione.
Più di qualcuno, ad esempio il MoVimento 5 Stelle, ha chiesto che venissero spesi subito paventando il rischio che quei soldi fossero in qualche modo ostaggio delle banche, ma non è così.
Semplicemente saranno utilizzati per altri progetti che partiranno quando cesserà la fase di emergenza e si potrà procedere a pensare come ricostruire i paesi distrutti e le abitazioni danneggiate (ad oggi anche i confini dell’area del Cratere, ad esempio, devono ancora essere stabiliti in modo definitivo).
Per le emergenze invece lo Stato attinge al Fondo Emergenze del Ministero dell’Economia e quelli stanziati a partire dalla dichiarazione dello stato di emergenza (25 agosto 2016) che ammontano a 50 milioni di euro per il sisma del 24 agosto, 80 milioni per gli eventi sismici di ottobre ai quali il governo ha aggiunto ulteriori 30 milioni destinati a far fronte esclusivamente ai primi urgenti interventi di soccorso legati alla fase di emergenza.
Lo stanziamento andrà a valere sulle disponibilità del Fondo per le Emergenze Nazionali. Il 1 dicembre l’Unione Europea ha sbloccato 30 milioni del Fondo di Solidarietà
La storia della pista ciclabile fatta con i soldi del 45500
C’è poi la storia della pista ciclabile, di cui si è parlato a luglio e il cui progetto è stato successivamente ritirato dalla Regione Marche. La Protezione Civile ha sempre specificato il denaro raccolto serve per la ricostruzione e il sostegno alle popolazioni colpite ma non per l’emergenza.
Ma parte dei fondi destinati alla Regione Marche verranno spesi non per la ricostruzione ma la costruzione di una pista ciclabile il cui tracciato non interessa solo le aree del cratere.
L’assessore regionale Angelo Sciapichetti ha illustrato nel luglio scorso all’assemblea dei sindaci i setti interventi che saranno finanziati con i soldi degli sms solidali.
Tra tutti spiccava il progetto — del valore di 5 milioni e 450 mila euro — per la realizzazione del “primo stralcio” di una pista ciclabile che collega Civitanova Marche a Sarnano.
Altri interventi riguardano la ricostruzione della scuola media ed elementare di Pieve Torina e l’adeguamento sismico di quella di quella a Montegallo. Inoltre è prevista la realizzazione di 7 elisuperfici attrezzate per il volo notturno e il recupero della grotta sudatoria ad Acquasanta Terme.
Secondo Sciapichetti la Regione ha deciso di investire sul turismo, per poter aiutare uno dei settori trainanti dell’economia regionale. Il motivo è che i finanziamenti per le scuole (15 milioni di euro) ci sono e che sono in arrivo 60 milioni di euro che saranno investiti per la prima tranche della ricostruzione delle opere pubbliche
La politica e l’opportunità
C’è però da rilevare che Franco Ceregioli il sindaco di Sarnano (che è uno dei comuni del cratere) era all’epoca d’accordo con la decisione della Regione.
Secondo il primo cittadino di Sarnano dal momento che la ricostruzione verrà fatta con risorse pubbliche (ad esempio la scuola materna di Sarnano è stata ricostruita con i fondi raccolti dalla Regione Friuli Venezia Giulia) la decisione di utilizzare i fondi degli sms solidali per finanziare iniziative di rilancio economico del territorio offriva “possibilità uniche” per i sette comuni attraversati dalla pista ciclabile.
Secondo Ceregioli la realizzazione della pista ciclabile e il rilancio del turismo sarebbero stati una forma di sostegno alle popolazioni colpite che avrebbero consentito di non far morire il territorio.
Si poteva fare altro? Sicuramente sì, ma anche quell’altro probabilmente non sarebbe stato condiviso da tutti.
Rimane però la questione dell’immagine: davvero non si poteva evitare di far credere agli italiani che la Regione sta usando “in modo sbagliato” i fondi delle donazioni?
Ma allora dov’è il punto della polemica?
Il Giornale, che ha parlato con Pirozzi, punta il dito sui 4 milioni di euro degli sms che sarebbero stati assegnati dalla Regione Lazio alla scuola di Poggio Bustone (2,7 milioni), a quella di Collevecchio, (un milione) e a quella di Rivodutri (192mila euro), che non erano nel cratere originario.
Eppure, anche se questo sembra essere sfuggito, Poggio Bustone e Rivodutri sono rientrati nel perimetro del cratere (proprio in virtù dei danni riportati alle scuole) seppur dopo le scosse di gennaio, mentre Collevecchio no, pur avendo avuto danni ingenti riferibili alle scosse dell’estate e dell’autunno scorsi.
Non solo: i tre progetti rientrano nel primo piano stralcio che di scuole da ricostruire e/o adeguare ne conta 12, compresa la scuola albergo di Amatrice, la succursale dello «Jucci» di Rieti, la scuola di Villa Reatina e il «Marconi».
Praticamente, si sta polemizzando sul fatto di aver stanziato fondi per la ricostruzione di una scuola prima di un’altra.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 23rd, 2017 Riccardo Fucile
LA BUROCRAZIA HA PADRI E MADRI: LA SELVA DI ORDINANZE E IL DEDALO DELLE RESPONSABILITA’
“Casette entro sette mesi”. Il 3 settembre 2016, una decina di giorni dopo il sisma del 24 agosto, il commissario straordinario per la ricostruzione, Vasco Errani, dava il via alla girandola di annunci.
E poco dopo ecco l’allora premier Matteo Renzi: “Tutto tornerà come prima, bisogna fare in fretta e bene”.
L’11 dicembre Paolo Gentiloni diventa presidente del Consiglio e il 14 agosto, otto mesi dopo la sua nomina, in visita ad Arquata del Tronto ammette: “Si può migliorare e se si può fare di più lo si deve fare”.
La macchina del post sisma, messa in moto con tanta forza e con annunci carichi di enfasi sull’onda dell’emozione, si è inceppata nei meandri della burocrazia e in una divisione poco chiara delle competenze.
I soldi sono stati stanziati, l’impegno economico c’è, ma ciò che è mancato è l’attuazione pratica di tutti i propositi, quindi la traduzione effettiva degli impegni presi.
A riprova che il sistema Italia si blocca sempre al momento delle realizzazioni. Resta impigliato in una rete di poteri che si bloccano a vicenda, di competenze che si confondono le une con le altre, di litigi tra istituzioni e amministrazioni e le norme lievitano su se stesse fino ad annullarsi o a scatenare diatribe procedurali che sembrano infinite. È l’Italia del barocco.
Il risultato di tutto ciò sono le macerie ancora in strada a urlare il dolore delle persone, la maggior parte delle quali, circa l’85%, priva della casetta provvisoria che gli era stata promessa
Senza un tetto. Troppi gli annunci disattesi alla luce di un disastro che è stato immane. Quattro le regioni colpite (Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria), 131 comuni coinvolti: è il cratere più vasto nella storia del nostro Paese.
Un anno dopo il terremoto con epicentro ad Amatrice, che ha causato la morte di 299 persone, e dieci mesi dopo il sisma che ha colpito Norcia, la ricostruzione promessa dal governo Renzi prima (in carica fino al 5 dicembre) e da quello Gentiloni dopo, non è iniziata, il 90% delle macerie è ancora in strada e le case provvisorie assegnate (Sae — Soluzioni abitative in emergenza) sono meno del 15% di quelle necessarie.
Nel rapporto che la Protezione Civile ha inviato alla Commissione Ue, la stima dei danni causati dal terremoto nel Centro Italia è pari a 23,5 miliardi di euro.
Errani lascia, futuro incerto.
Questo è lo stato dell’arte, mentre sta cambiando l’assetto della struttura che avrebbe dovuto guidare la macchina. Alla vigilia del primo anniversario del terremoto di Amatrice e poche ore prima del sisma di Ischia, Errani annuncia di lasciare l’incarico smentendo la rottura con il governo: “Non è vero che abbandono il lavoro a metà , è scaduto il mandato”.
Ci sarebbero dossier e una decina di progetti pronti, viene spiegato. Si parla di progetti, di concreto ben poco.
Le competenze di Errani dovrebbero passare a Palazzo Chigi, che a questo punto ha deciso di seguire in modo diretto la vicenda che è ancora un’emergenza. In questa fase di transizione, sindaci e governatori litigano, rinfacciandosi colpe e responsabilità , con i primi che vogliono togliere le competenze alle Regioni dopo un anno di lentezza.
Ancora nella fase uno.
È infatti siamo ancora nella fase uno, cioè quella dell’emergenza gestita dalla Protezione Civile e dai governatori delle regioni.
Il perimetro dentro cui si muove è il primo decreto terremoto (legge 189) approvato il 17 ottobre dal Consiglio dei ministri guidato da Matteo Renzi. Da allora è stato modificato tre volte: dal governo Gentiloni, dalla legge di bilancio, che ha stanziato 4,5 miliardi per la ricostruzione, e dalla cosiddetta “manovrina”, che ha aggiunto fondi per un miliardo ogni anno per i prossimi tre.
L’altra cornice è l’ordinanza n.394 firmata dall’ex capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, per la realizzazione delle strutture abitative d’emergenza, cioè le casette.
In questa ordinanza le quattro Regioni vengono indicate come soggetti attuatori. Infine c’è il capitolo ricostruzione: Errani ha emesso 35 ordinanze, molte delle quali sono servite però a modificare le precedenti. E così si è ancora nella fase preliminare, i ritardi si sono accumulati mese dopo mese con la complicità dell’intera filiera decisionale e amministrativa.
Soluzioni abitative in emergenza.
Il 3 settembre scorso Vasco Errani diceva: “Casette entro 7 mesi, sono la priorità “. Tre mesi dopo, a dicembre, il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti garantiva che “riusciremo a rispettare i tempi di consegna delle strutture abitative, nel frattempo va avanti il percorso di avvio della ricostruzione”.
Ma oggi le case che ad aprile, stando agli annunci, avrebbero dovuto ripopolare gli Appennini sono pochissime. Il 7 luglio scorso il premier Gentiloni in visita ad Accumoli per inaugurare due dei 71 alloggi destinati alle famiglie diceva: “Siamo qui insieme per verificare l’avanzamento dei lavori. Si sta lavorando molto qui, come sempre e più in fretta possibile”.
Ma i dati parlano chiaro. La Protezione civile, attraverso comunicati stampa, rende noto lo stato dell’arte. L’ultimo bollettino è del 4 agosto e si legge: “Proseguono i lavori per la realizzazione delle Sae. A oggi, secondo i dati forniti dalle regioni, sono complessivamente 3.827 le abitazioni d’emergenza ordinate per i 51 comuni che ne hanno fatto richiesta. Sono stati completati i lavori in 30 aree, e sono state consegnate ai sindaci 534 casette, di cui 101 a Norcia, 302 ad Amatrice, 104 ad Accumoli, 26 ad Arquata ed una a Calcara di Torricella (TE). Altre 151 aree ritenute idonee sono state consegnate ai consorzi incaricati della progettazione delle opere di urbanizzazione per la successiva installazione delle Sae, e in 92 di queste sono in corso i lavori”.
Il labirinto per le casette.
Facendo un rapido calcolo, nel complesso, sono state consegnate meno del 15% delle casette richieste. Ad Amatrice la percentuale sale a 50 ma il sindaco Sergio Pirozzi immaginava che dodici mesi dopo il sisma sarebbe stato tutto diverso: “Credevo che oggi tutte le case sarebbero state consegnate e che almeno il 50% delle macerie non c’era più”.
La colpa? “In tempo di pace un ritardo di due mesi ci può stare ma in tempo di guerra è un problema”.
Secondo molti primi cittadini dei comuni colpiti dal terremoto il governo ha sbagliato dall’inizio. Ad Arquata del Tronto a giugno, dopo molte proteste, sono arrivate 26 casette su 200 richieste.
Il sindaco Aleandro Petrucci: “Se a settembre non ci saranno le abitazioni rischio di trovarmi in una situazione paradossale, avere una scuola donata dai privati ma nessuno che potrà tornare. In quel caso farò molto di più che dimettermi o andare a protestare con una tenda”.
Sempre Petrucci spiega che “molto dipende dalla burocrazia”. Anche secondo Renzi è colpa della burocrazia: “Le norme sono state fatte, i soldi ci sono e il governo Gentiloni ha fatto ancora di più di quanto fatto da noi. Ma la burocrazia diventa spesso un problema”.
Per tutti la responsabilità è di questa cosa chiamata appunto “burocrazia”. Ma chi ha messo per iscritto l’iter da seguire?
L’ordinanza n.394 del settembre 2016, firmata dal capo del Dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio, che si è dimesso l’8 agosto scorso, traccia le linee guida. Le Regioni vengono nominate soggetti attuatori che insieme ai Comuni devono individuare le aree e fare una ricognizione dei fabbisogni del proprio territorio.
Ci sono ben dieci passaggi da eseguire prima di aprire il cantiere, ci sono diversi enti coinvolti e tempi lunghissimi perchè oltre alle casette servono le opere di urbanizzazione: allacci di fogne, luce e gas e tutto quanto necessario per accogliere le abitazioni.
L’esempio Marche.
Nelle Marche, per esempio, funziona così. Prima i Comuni indicano le aree. Poi la Regione, in base alla segnalazione ricevuta, fa le sue verifiche. La Dicomac (Direzione comando e controllo), con i suoi tecnici, le valuta e dà il parere di idoneità , inidoneità o idoneità con prescrizioni.
Se tutto va bene, i tecnici tornano sulle aree indicate con le ditte che forniranno le casette e che devono anche fare il progetto di massima sull’urbanizzazione, chiamato layout, entro 5 giorni.
Intanto, il sindaco procede con l’occupazione d’urgenza, per poi passare all’esproprio delle aree individuate; l’ordinanza sull’esproprio poi sarà formalizzata dalla Regione. Il progetto arriva quindi al sindaco che, se tutto è a norma, lo approva e lo firma con il dirigente regionale.
A questo punto entro venti giorni la ditta privata farà anche il progetto esecutivo per i lavori, che deve essere validato: ci vogliono ulteriori sopralluoghi, e il tempo concesso è un mese.
Sempre se tutto è a posto, viene mandato il progetto alla Regione, che fa un decreto e a sua volta lo spedisce manda all’Erap (Ente regionale abitazione pubblica): qui infatti ci sarà la gara per appaltare i lavori di urbanizzazione (con tempi vari, ma solo per l’apertura delle buste con le offerte delle ditte sono previste due settimane). Fatta l’aggiudicazione provvisoria, progetto e documenti tornano all’Erap, dove viene fatta l’aggiudicazione definitiva dell’appalto. A questo punto, l’impresa edile deve elaborare il piano di sicurezza, completato il quale finalmente possono iniziare i lavori.
Clamoroso ritardo.
Con una procedura del genere non stupisce che i lavori siano clamorosamente indietro, anche perchè non sempre tutto è filato liscio e soprattutto nella fase iniziale non c’erano i tecnici, cioè non c’era il personale che potesse occuparsi di tutto questo. E infatti, nel novembre scorso, una modifica al decreto terremoto ha previsto l’assunzione di 350 persone a tempo determinato per smaltire la mole di lavoro. Intanto però sulle casette tutte le promesse sono state disattese.
“Entro Natale daremo le prime venti ad Amatrice”, dichiarò il 23 settembre l’allora premier Renzi. Le famiglie amatriciane le hanno avute a marzo.
Mentre nelle Marche si è ancora più indietro. “Per le abitazioni siamo in braccio a Cristo — dice Pirozzi – il percorso è ancora lungo e servirebbero procedure da guerra in tempo di guerra” invece ci sono “più soggetti che si occupano delle abitazioni mentre dovrebbe essercene solo uno”.
Stalle e bestiame.
Stanchi di aspettare, un allevatore terremotato su tre ha deciso di ricostruirsi da solo la stalla per salvare mucche e pecore lasciate all’aperto a causa dei ritardi nell’arrivo delle strutture provvisorie annunciate.
Sono i dati che emergono da un’analisi della Coldiretti nelle Marche diffusa in occasione dell’inaugurazione della prima stalla “fai da te” nell’azienda di Vincenzo Massi, allevatore terremotato di Offida.
La struttura è stata realizzata in venti giorni grazie all’ordinanza “azzera burocrazia” fortemente voluta dalla Coldiretti dopo i ritardi accumulati nelle consegne dei moduli stalla provvisori che spesso hanno evidenziato problemi.
Nell’area dell’intero cratere l’inverno — dice la Coldiretti – è finito con solo 33 stalle in grado di ospitare gli animali sulle 1400 necessarie e si è dovuto cercare una strada alternativa per salvare gli allevamenti dopo una strage di diecimila animali nelle quattro regioni con 3mila aziende agricole e stalle colpite.
Gli annunci sulla ricostruzione.
Un mese dopo il terremoto è stato l’allora premier Matteo Renzi a stabilire la prima agenda del post sisma.
“Il nostro obiettivo — diceva il 23 settembre in conferenza stampa – per le prime e le seconde case e per gli esercizi commerciali, è riportare tutto a prima del terremoto. La ricostruzione non sarà un fatto strettamente amministrativo. Valorizzeremo le comunità “.
Nei fatti si è ancora nella fase burocratica della ricostruzione. Il 7 aprile scorso il commissario straordinario per la ricostruzione, Vasco Errani, ha emesso un’ordinanza per regolamentare l’accesso ai fondi destinati al “miglioramento sismico o alla ricostruzione degli edifici ad uso prevalentemente abitativo gravemente danneggiati o distrutti”.
Stando a quanto si legge alla fine del 2019 o al massimo a metà 2020 tutte le abitazioni e gli esercizi commerciali dovrebbero essere ricostruiti lì dove si trovavano. Ma fino a quando le macerie saranno in strada non è possibile fare alcuna verifica e quindi avviare l’iter.
“Non vedo problemi di ritardi. Bisogna contestualizzare e allora pur in presenza di fattori critici come 4 terremoti in momenti diversi — diceva Errani nel giugno scorso – bisogna riconoscere che è stato fatto un lavoro molto importante anche nell’emergenza”. Nella pratica funziona così: entro venti giorni dal ricevimento della domanda l’Ufficio speciale deve fare le dovute verifiche. Quindi, nel caso in cui la pratica sia regolare, l’Ufficio speciale, nei successivi sessanta giorni, verifica la conformità dell’intervento alla normativa urbanistica, richiede l’effettuazione dell’eventuale controllo a campione sul progetto strutturale, acquisisce il parere della conferenza regionale […], propone al Comune il rilascio del titolo edilizio, verifica l’ammissibilità al finanziamento dell’intervento, indica il contributo ammissibile e provvede a richiedere contestualmente il Codice Unico di Progetto (CUP) e il codice CIG dandone comunicazione al Vice Commissario mediante procedura informatica.
Il Vice Commissario, entro dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, emette il provvedimento di concessione del contributo o di rigetto della domanda. I lavori di ripristino con miglioramento sismico o di ricostruzione devono essere ultimati entro 24 mesi dalla data di concessione del contributo.
A richiesta dei proprietari interessati, gli Uffici speciali possono autorizzare, per giustificati motivi e sentito il Comune competente, la proroga del termine per non più di sei mesi.
Per l’erogazione dei contributi, sono previsti 4 step, in base allo stato di avanzamento dei lavori, i primi due del 20% e gli altri due del 30%.
Emerge dunque che la procedura richiede tempo, sono necessarie tutte le verifiche del caso e il bollino dell’Autorità anticorruzione.
Ma una volta chiusa la procedura, tutto si ferma a causa dell’enorme problema rappresentato dalle macerie non ancora rimosse. Di conseguenza non è possibile procedere alla perimetrazione. Ragione per cui la macchina del dopo terremoto è in forte ritardo.
Macerie in strada.
A togliere le macerie è dovuto arrivare l’esercito. Gli abitanti delle zone terremotate hanno anche bloccato la via Salaria portando macigni in segno di protesta.
“Ho fatto la guerra all’assessore Buschini della regione Lazio, si vede che lui non è mai entrato nella zona rossa del dolore”, dice il sindaco Pirozzi. Adesso si attende l’aggiudicazione di una gara d’appalto da 10 milioni di euro.
Dopo uno stallo durato ben oltre le previsioni, solo nel luglio scorso questo bando ha ottenuto il parere favorevole dell’Anac. Il 7 luglio è stata invece aggiudicata una gara per 400mila euro: e i nuovi lavori sono partiti da metà mese.
“Ma si tratta ancora di misure tampone, che non bastano certo a segnare un cambio di marcia”, criticava Petrucci. Così un emendamento inserito nel decreto legge per il Mezzogiorno ha stanziato altri 100 milioni.
“È la dimostrazione, quantomeno, che anche a Roma hanno forse capito che è il caso di darsi una mossa”, ha commentato Pirozzi.
A passo di lumaca nell’ultimo mese si è arrivata alla rimozione del 10% del totale.
Si è ancora molto distanti dai 2,3 milioni di tonnellate di macerie da portare via. Per citare solo qualche dato, ad Amatrice c’è un milione e centro mila tonnellate di macerie, ad Accumuli 400mila e ad Arquata 500mila.
“Ma noi amministratori locali — va ripetendo il sindaco Stefano Petrucci — possiamo fare ben poco sulla questione delle macerie. Che è di stretta competenza della Regione”.
A complicare la situazione, poi, ci si è messo anche l’accumulo di leggi. “All’inizio — spiega il sindaco di Accumoli Petrucci — alle amministrazioni competeva solo la rimozione delle macerie sulle strade e nelle piazze. Le nuove norme hanno stabilito invece che anche i privati potessero, tramite una apposita procedura, delegare al pubblico lo sgombero di detriti e calcinacci dalle proprie abitazioni. E questo ha creato confusione: ci ha costretti a rallentare tutto e fare nuove stime, nuovi piani”. Visti i ritardi e la lentezza a rimuovere e trasportare le macerie sono arrivate le Forze Armate. Il 10 agosto è stata infatti costituita un’apposita Task Group del genio dell’Esercito, in concorso con il Dipartimento della Protezione Civile.
Attività commerciali.
Nel primo decreto terremoto sono stati stanziati 35 milioni di euro per il sostegno alle imprese. Per il ripristino ed il riavvio delle attività economiche sono stati concessi a micro, piccole e medie imprese finanziamenti agevolati a tasso zero a copertura del cento per cento degli investimenti fino a 30.000 euro.
Le attività commerciali rimaste in ginocchio, dopo il terremoto del 24 agosto scorso, secondo una stima della Confcommercio, sono 120.
Ad Amatrice il 5 agosto scorso è stato riaperto il supermercato Simply, simbolo del sisma e ora della ripartenza. Si trova nell’Area Food della zona Commerciale “Triangolo”, dove ci sono altre 27 attività commerciali, i cui lavori stanno per essere ultimati.
È in fase di allestimento anche un’altra zona chiamata Cotral che ospita 43 esercizi. La Regione Lazio ha finora assicurato, per quanto riguarda Amatrice, complessivamente fondi per circa 11 milioni di euro, dei quali poco oltre 4,3 milioni di euro per l’Area “Triangolo” (circa 3 milioni per la realizzazione della struttura e 1,3 in contributi per la ripartenza delle attività ). Anche qui però si sono sommati ritardi su ritardi.
Il riavvio delle attività commerciali era fissato ad aprile, doveva essere “la Pasqua della rinascita”, secondo gli annunci e le speranze del sindaco Pirozzi.
Tasse.
La promessa di zero tasse e zero contributi per due anni per i terremotati si è risolta in “una presa in giro?”, chiedeva prima di ferragosto il sindaco Pirozzi pronto alle barricate.
E poi il primo cittadino di Arquata Aleandro Petrucci: “Prima le macerie, che non si è mosso un sasso per mesi. Poi le casette, che non arrivavano mai. Adesso la no-tax area, che se la rimangiano. Ma che pensano che stiamo a gioca’? Qui la gente non ce la fa più”.
Il premier Gentiloni in visita ad Arquata del Tronto ha assicurato di no. “Sarei pazzo se dicessi che non ci sono difficoltà . Ma abbiamo un buon impianto sulle zone franche urbane, c’è un sistema finanziario che non è mai stato così importante dal punto di vista finanziario”.
Nessuna mancata promessa, garantisce: “Siamo sempre stati aperti alle obiezioni e a valutare osservazioni, non abbiamo mai fatto nulla di diverso da quanto contenuto nella legge. Se si può fare di più noi siamo disposti a parlare con il sindaco di Amatrice. L’impegno del governo è spingere il più possibile. Se ci sono cose da aggiustare le aggiusteremo”.
Un vertice tra il commissario Errani e i tecnici del Mise ha modificato il provvedimento che invece spalmava lo sgravio fiscale su tre anni, accogliendo così le richieste dei sindaci che in fondo erano contenute nel primo decreto terremoto.
I passi in avanti e indietro, il balletto di cifre, le norme scritte, poi modificate e dopo cambiate di nuovo hanno caratterizzato questo anno del post terremoto, la cui macchina della ricostruzione non è mai partita inceppata da ritardi, burocrazia e da chi avrebbe dovuto fare e non ha fatto.
(da “Huffingtonpost”)
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