Agosto 26th, 2011 Riccardo Fucile
LE DICHIARAZIONI DEL TITOLARE DELLA PRINT SYSTEM: “HO CONSEGNATO I SOLDI AL SEGRETARIO AMMINISTRATIVO DEL PARTITO, GIUSEPPE NARO”…AL CENTRO DELLA VICENDA UN GIRO DI APPALTI ASSEGNATI DA ENAV E SELEX
Una mazzetta da 200mila euro versati dall’imprenditore Tommaso Di Lernia al segretario amministrativo dell’Udc Giuseppe Naro, negli uffici del partito, dove era stato accompagnato dal manager pubblico dell’Enav di area Udc, Guido Pugliesi.
È questa l’ultima rivelazione del “cow boy”, Tommaso Di Lernia ai pm, contenuta in un verbale segreto.
Le accuse di Di Lernia devono essere riscontrate, ma su un punto tutti sono d’accordo: l’incontro nella sede dell’Udc c’è stato.
Era una mattina dei primi giorni del febbraio 2010.
Di Lernia, 47 anni, titolare di Print System, re degli appalti nelle società Selex ed Enav, grazie anche alle mazzette in uscita dai suoi conti a Cipro, si incammina a Roma verso via due Macelli 66, sede dell’Udc.
Lo accompagna Guido Pugliesi, 70 anni (una carriera nel gruppo Stet-telecom in quota De Mita e da manager della Sanità pubblica) da 8 anni alla guida l’Enav, una delle aziende pubbliche più appetibili dalla politica.
Grazie alla delicatezza delle sue opere (soprattutto i radar degli aeroporti) Enav assegna lavori per centinaia di milioni di euro senza gara.
Nel 2003, quando Pugliesi diventa ad, il Corriere della Sera scrive: “La capacità di intrecciare relazioni trasversali ha fruttato a Pugliesi la difficile poltrona dell’Enav. Che lui, agli amici, non nega di aver raggiunto con la sponsorizzazione dell’Udc, in virtù di una vecchia conoscenza con Casini e Follini”.
Passano 7 anni e ritroviamo il grande ricucitore nel febbraio 2010 insieme a Tommaso Di Lernia verso via due Macelli.
Qui entrano nell’ufficio del segretario amministrativo dell’Udc: Giuseppe Naro, detto Pippo, 63 anni.
Di Lernia ha un regalo per lui, o meglio per il suo partito: una borsa con 200mila euro in contanti.
L’incontro non è contestato da nessuno. Le versioni divergono sulla mazzetta.
Nell’ultimo interrogatorio segreto di Di Lernia, infatti, dopo avere spiegato il sistema dei lavori Selex-Enav, le triangolazioni e i subappalti per creare i fondi neri, i conti a Cipro, e l’uso della provvista per pagare Lorenzo Cola (l’uomo chiave dei rapporti tra i vertici Finmeccanica e il mondo dei subappaltatori) Di Lernia tira fuori l’asso nella manica: la vecchia mazzetta in contanti al partito, come ai vecchi tempi di Mani pulite.
Prima di raccontare quella visita all’Udc, Di Lernia spiega il contesto dei rapporti tra i subappaltatori come lui, i manager di Selex-Finmeccanica (soggetto pubblico che realizza i radar per Enav) e quelli di Enav-Tecnosky (altro soggetto pubblico che appalta i lavori a Selex) e la politica: “L’accordo era che Selex avrebbe sovrafatturato del 60% i lavori affidati a Print System (società di Di Lernia, ndr) e Print System avrebbe ugualmente sovrafatturato alle società cipriote che avevo creato grazie a uno studio di consulenza di Nicosia”.
Di Lernia nei suoi primi verbali precisa di “non aver pagato nessuno e men che meno Pugliesi”, ammette solo “favori”: “Per alcuni lavori su Palermo mi sono accordato per subappalti a società da lui indicate, credo perchè vicine all’Udc. Una di queste era riferibile a tale Proietti (Angelo, ora indagato per la storia della casa di Marco Milanese, i cui canoni non sono mai stati pagati dall’ex braccio destro di Giulio Tremonti, ndr) mentre altre due erano Euroiset e Serit. Poi a tale operazioni non venne dato alcun seguito, per l’opposizione di Lorezo Cola”.
Cola era l’uomo chiave della filiera dei lavori sui radar.
Per lavorare, spiega Di Lernia, dovevo eseguire tutto quello che lui mi chiedeva, compresi i pagamenti ai politici: “Cola mi chiese di finanziare l’articolazione politica di un partito. Si trattava di ‘Officina delle libertà ‘, che ho finanziato con erogazioni provenienti prima da Print System e poi da Eurotec.
Gli accordi per tali finanziamenti li ho presi con tale Gori, segretario personale dell’onorevole Aldo Brancher. In altra occasione su richiesta di Cola ho acquistato una barca dall’onorevole Milanese”.
E per queste vicende c’è un’altra indagine.
In questi primi verbali però Di Lernia non parla di soldi all’Udc.
E anche nei confronti di Pugliesi è cauto.
Al centro del sistema che descrive non c’è l’Enav, ma Selex e, soprattutto, Cola.
Grazie a questi rapporti con Finmeccanica, Di Lernia stava per fare il grande salto. Finmeccanica aveva ottenuto un appalto da 150 milioni in Libia e avrebbe girato alla Print System lavori importanti.
Ovviamente nulla gratis.
Racconta Di Lernia: “Nel 2009 erogai a Cola 3,7 milioni di euro, realizzati attraverso le sovrafatturazioni indicate tramite le società di Cipro, nel 2010 c’è stato uno strascico di qualche centinaio di migliaia di euro”.
Il sistema funzionava perfettamente da anni.
Ed era sopravvissuto a tutte le inchieste: Enav appaltava alla società pubblica Selex Sistemi integrati diretta da Marina Grossi, moglie di Pierfrancesco Guarguaglini, indagata per corruzione, lavori per centinaia di milioni e Selex girava i subappalti alle società legate a Lorenzo Cola, uomo legato a Guarguaglini.
Grazie alla sponsorizzazione di Finmeccanica, che alla fine pagava, Enav affidava i subappalti soprattutto a due società : la Arc trade di Marco Iannilli e la Print System di Di Lernia che aveva addirittura un mandato specifico di Selex per i rapporti con Enav. Di Lernia, inoltre, aveva stretto un rapporto di ferro con Fabrizio Testa, il presidente della controllata Enav che si occupava dei lavori, la Tecnosky.
Proprio Fabrizio Testa, che lasciò la società su pressione di Pugliesi nel 2010, racconta di avere sentito parlare di pagamenti di Di Lernia a Pugliesi e aggiunge: “Di Lernia entrava direttamente nell’ufficio di Pugliesi senza fare la trafila imposta anche ai consiglieri di amministrazione”.
Nei primi verbali Di Lernia nega ogni pagamento.
Solo nell’ultimo racconta di avere consegnato quella mattina del febbraio 200mila euro al segretario amministrativo dell’Udc.
Diversa la versione che l’avvocato di Pugliesi, Francesco Scacchi, ha inserito in una serie di memorie prima che Di Lernia parlasse.
Secondo la difesa di Pugliesi, quell’incontro nella sede dell’Udc c’è stato.
Ma non c’è stata nessuna mazzetta, al massimo una vaga promessa di un futuro finanziamento, regolare, mai realizzato.
Sempre secondo la difesa di Pugliesi, il presidente Enav aveva avviato nel gennaio del 2010 un audit interno sui lavori concessi alle due società poi al centro dell’inchiesta.
Pugliesi aveva poi messo all’angolo il presidente di Tecnosky, Fabrizio Testa, che, di lì a poco, dovrà andarsene. S
crive l’avvocato Scacchi in una memoria: “È questa la reale matrice delle dichiarazioni (accusatorie contro Pugliesi, ndr) rese da Cola, Iannilli e Di Lernia nei confronti di chi (il dr Pugliesi) ha azzerato i rapporti con la società Arc Trade, riferibile ai medesimi bloccandone i pagamenti da parte di Tecnosky, controllata da Enav, ciò nonostante i tentativi di componimento più o meno manifesti posti in essere tra il gennaio e il marzo del 2010 dal signor Di Lernia”.
Ecco il senso dell’incontro del febbraio 2010: Di Lernia, lascia intendere la difesa, cercava di tutelarsi dall’azione ostile di Pugliesi blandendo l’Udc, anche con un finanziamento. Pugliesi avrebbe solo accompagnato Di Lernia, su sua richiesta, all’appuntamento, ma non ci sarebbe stato nessun passaggio di soldi.
Ora saranno i carabinieri del Ros a dover scoprire come sono andate davvero le cose.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 14th, 2011 Riccardo Fucile
NELLE AMMINISTRATIVE DI IERI IL PDL HA PERSO I SINDACI…IL TERZO POLO: “E’ LA SVOLTA”…DA BAGHERIA A VITTORIA, DA NOTO A LENTINI IL PDL ESCE SCONFITTO…SU 11 COMUNI IL PDL NE PERDE 9
L’onda lunga del referendum abbatte anche il tradizionale fortino del centrodestra.
E in Sicilia Pd e Terzo Polo fanno man bassa di successi nel secondo turno delle amministrative.
Da Bagheria a Vittoria, i centri più grandi interessati dai ballottaggi, da Noto a Lentini: l’alleanza che sostiene il governo regionale vince quasi ovunque.
Conquista sei Comuni su undici, mette lo zampino nelle affermazioni di altri candidati sostenuti da liste civiche e lascia al Pdl la guida di due soli enti, Favara e Patti.
Un risultato che fa esultare Pierferdinando Casini: «Questo straordinario successo dimostra che il Terzo polo è decollato nella regione e che si possono prospettare nuove forme di collaborazione con il Pd, davanti a una pretesa di autosufficienza assai arrogante del Pdl e dei suoi alleati. Oggi è la giornata dei referendum – dice il leader dell’Udc – ma invito a riflettere su ciò che è maturato in Sicilia».
Quello di far coincidere i ballottaggi delle amministrative con il referendum, d’altronde, era stata una scelta precisa, fatta dalla giunta di Raffaele Lombardo su richiesta del Pd.
Tutti i candidati anti-berlusconiani, nell’Isola, avevano fatto campagna elettorale per se stessi e per i quattro “sì”.
L’effetto-traino, alla luce dell’esito elettorale, ha funzionato.
A cominciare da Bagheria, centro di oltre cinquantamila abitanti alle porte di Palermo, dove l’Udc ha candidato un ex consigliere provinciale del Pdl, Vincenzo Lo Meo, che al secondo turno ha trovato l’appoggio di un Pd prima diviso.
Era venuto lo stesso Casini, venerdì, a sostenere la volata finale del suo rappresentante, e mercoledì lo aveva preceduto il presidente della Camera Gianfranco Fini.
In quello che è stato il regno di Totò Cuffaro, il candidato sostenuto da Terzo Polo e Pd ha sconfitto l’ultimo erede dell’ex governatore in carcere per favoreggiamento alla mafia: Bartolo Di Salvo, un ingegnere sponsorizzato dal ministro delle Politiche agricole Saverio Romano.
Ce n’è abbastanza perchè Giampiero D’Alia, capogruppo al Senato dell’Udc, parli di «terza sberla per Berlusconi».
Anche perchè la stessa alleanza, dall’altra parte dell’Isola, a Noto, ha premiato Corrado Bonfanti, candidato di Fli vicino a Fabio Granata: «La terra del 61 aO – dice il vicepresidente della commissione Antimafia – può diventare esattamente l’opposto, ovvero terra bruciata per questo centro- destra capeggiato dal Pdl».
«Quella fra Terzo Polo e Pd è un’alleanza decisiva», dice il senatore del Pd Beppe Lumia e in tanti ora parlano di conferma del «modello Macerata», di una indicazione a favore del centrosinistra allargato che giunge dall’estremo Sud.
A Vittoria il candidato del Pd Giuseppe Nicosia ha vinto con un cartello che, al ballottaggio, si estendeva dall’Udc a Sinistra e Libertà .
E a Lentini, in provincia di Siracusa, il nuovo sindaco Alfio Mangiameli rappresenta una coalizione che va dal Terzo Polo all’intera Federazione della Sinistra.
In Sicilia, già nel 2009, c’erano state le avvisaglie della crisi del Pdl: Lombardo aveva rotto con i “lealisti” fedeli a Schifani e Alfano e aveva formato una giunta con i finiani, aprendo poi al Pd e all’Udc dei casiniani sopravvissuti a Cuffaro.
Una parte dei democratici ora chiede a Lombardo di contribuire alla costruzione di una alleanza ancora più vasta, con l’apporto di Idv e Sel, in vista delle future elezioni regionali.
Ma sia la sinistra che il governatore non si sono detti sinora disponibili.
Il voto di ieri può aprire nuovi scenari.
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Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile
INSIEME A BOLOGNA SOGNANDO UN RISULTATO A DUE CIFRE…E SUI BALLOTTAGGI NON SI SBILANCIANO….ESORDIO ELETTORALE DEL TERZO POLO ED E’ GIA BATTESIMO DEL FUOCO…DETERMINANTI AI BALLOTTAGGI
Primo test, col sogno della doppia cifra, per lanciare la sfida al Pdl su scala nazionale. 
Ma prima ancora prova di sopravvivenza per la componente di Futuro e libertà , che sulla tenuta in queste amministrative post-strappo si gioca anche la compattezza del gruppo parlamentare.
Non è passato giorno senza che Berlusconi – ieri compreso da Napoli-non li abbia`presi di mira.
Ieri i due leader «Gianfranco e Pier» si sono presentati insieme, uno al fianco dell`altro.
Maniche di camicia, alla chiusura della campagna nella loro città , Bologna, in sostegno di Stefano Aldrovandi.
Caffè insieme in centro e poi a piedi fino al conservatorio.
Va detto che i tre partiti che compongono il nuovo polo si sono presentati compatti nei 13 più grandi centri, ma in altri hanno dato vita in solitaria a talune alchimie.
Del tipo Udc con Pdl aCrotone (con la ormai ex centrista DorinaBianchi) o Flicon la Lega a Gallarate, ma anche l`Api di Rutelli col Pd, a Savona.
In ogni caso, i tre hanno un obiettivo comune, da Napoli a Torino, da Milano a Cagliari: trarre profitto elettorale dallo scontro a colpi bassissimi tra i due poli. Rutelli ne è convinto: «I toni di questa campagna produrranno voti per noi». Perchè, per dirla con Fini, «il bipolarismo non può essere solo delegittimazione e palate di fango».
Equidistanza dai poli, ma all`attacco soprattutto dei berluscones, i terzopolisti. «Il Pdl ormai è la Santanchè, la metafora del Pdl è la Santanchè, le idee del Pdl sono le sue, ovvero quelle più estreme» dice Casini.
«Il gesto compiuto dalla Moratti è il segno che da loro la linea la dà la Santanchè, la forza moderata è la Lega e tra i due partiti ne vedremo delle belle da martedi».
Ma da martedì sarà interessante capire anche con chi si schiererà il nuovo polo, invista dei ballottaggi.
A Milano, per esempio? «Se andremo ai ballottaggi valuteremo» taglia corto, piuttosto vago, il leader Udc, che però esclude un sostegno a Pisapia, perchè «non è il candidato giusto».
Quasi a lasciar presagire libertà di coscienza per i loro elettori, dato che con«l`estremista» Moratti comunque non si schiererebbero.
Fini al suo fianco è d`accordo: «Le intese si fanno con coloro che condividono un obiettivo: non ha senso chiederci con chi, semmai va chiesto per che cosa».
Sia l`uno che l`altro prendono le distanze da Berlusconi e dalla sua campagna.
«Vergognoso fermare l`abbattimento delle case abusive» attacca il centrista. Il capo di Fli mena fendenti: «Berlusconi è stato bravissimo a far si che non si parlasse dei problemi delle città su cui dovrebbe rendere conto, dato che per 8 degli ultimi 10 anni l`inquilino di Palazzo Chigi è stato lui: grida al complotto per spostare l`attenzione dai problemi reali».
A conti fatti, secondo il presidente della Camera, ha ragione Bossi: il Carroccio ormai ha davvero in mano il Paese, con la complicità del Pdl.
È il momento di dire basta alla politica alla «ok Corral», al «derby permanente» conclude Fini citando Napolitano: «Al capo dello Stato tutti plaudono, ma per fare subito dopo esattamente il contrario».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Maggio 13th, 2011 Riccardo Fucile
PASSATA DALL’UDC ALLA MARGHERITA, POI PD E DI NUOVO UDC, ORA PROSSIMA A ENTRARE NEL PDL… GRIIFFATA PRADA E BALENCIAGA, PENSA POSITIVO ED E’ TEORICA DELLA CREMA PER IL CORPO DUE VOLTE AL GIORNO
Alla vigilia delle politiche 2008 Dorina Bianchi ebbe l’onore di un’intervista su Chi. Il
giornalista fu implacabile.
Preferisce il perizoma o gli slip? “Perizoma”.
Reggicalze o collant? “Reggicalze e collant”.
Griffe del cuore? “Prada e Balenciaga”.
Parrucchiere: quante volte la settimana? “Una volta”.
Al termine di quell’ interrogatorio all’americana l’intervistatore le chiese qual era il suo segreto di bellezza.
E Dorina: “Essere quasi sempre di buonumore, pensare positivo e una buona crema per il corpo due volte al giorno”.
Fu eletta senatrice del Pd.
L’altro giorno Silvio Berlusconi è volato a Crotone per sostenere la sua candidatura a sindaco: qui Dorina Bianchi, nel frattempo diventata parlamentare dell’Udc, guida una coalizione di centrodestra che comprende il Pdl.
E siccome il Cavaliere parla ormai come un disco rotto — s’infila la monetina nel jukebox e lui parte con il refrain contro giudici, sinistra, Fini e Casini — durante il comizio ha attaccato violentemente il leader Udc.
La sala si è messa a ridere per l’incredibile gaffe, ma con bonomia e indulgenza: “Silvio, cosa ci combini!”.
E sul palco anche Dorina rideva, come dimostrano le immagini tv.
“Quel buontempone di Silvio si è dimenticato che qui siamo alleati!”, dicevano quei fotogrammi.
Non ha riso affatto Casini, che l’ha licenziata con un sms.
Povera Dorina! Pare che per le elezioni le sue quotazioni siano precipitate di brutto. E dovrà pure cercarsi un nuovo partito.
Ma ai traslochi è abituata: il quarto in pochi anni.
E’ stata Udc, poi Margherita prima in quota Rutelli poi corrente Fioroni, quindi Pd (dove si distinse per posizioni ultra-cattoliche, come l’assenso all’indagine conoscitiva sulla pillola Ru486), infine è tornata Udc.
Ora i Responsabili l’aspettano a braccia aperte, anche in perizoma.
(da “Ritagli“)
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Aprile 8th, 2011 Riccardo Fucile
UN SONDAGGIO DA’ IL 40% AL CANDIDATO DELLA SINISTRA CECCUZZI, IL 29% A CORRADI DEL TERZO POLO, SOLO IL 20% A NANNINI DI PDL-LEGA… IL TERZO POLO CONTRO IL GRANDE ABBRACCIO SENESE TRA POLITICA, CAPITALISMO, MASSONERIA, OPUS DEI E MONTE DEI PASCHI
“Un groviglio armonioso”.
Cosl, con immagine vagamente esoterica come gli compete, Stefano Bisi, presidente del Collegio dei Venerabili della Toscana –110 Logge e 3 mila massoni del Grande Oriente d’Italia – definisce Siena, che in maggio va alle urne con altri 27 capoluoghi italiani per eleggere il nuovo sindaco.
«Un groviglio sl, ma bituminoso», controbatte Claudio Martelli, ex vicepresidente del Consiglio, ex ministro, exvicesegretario del Psi con Bettino Craxi, che, redivivo dopo molti lustri, a 67 anni si candida capolista di una formazione che porta il nome del candidato sindaco Gabriele Corradi, padre dell’attaccante dell’Udinese, insieme all’Udc, a Fli e all’Api, di Casini, Fini e Rutelli.
Il Nuovo Polo – «attenzione non Terzo» awerte lo storico ex sindaco comunista Pierluigi Piccini, che ha contribuito a metterlo insieme–promette di scardinare quel blocco di potere che vede qui uniti da decenni in un grande abbraccio politica, capitalismo, Chiesa, Opus Dei e massoneria, sotto l’ala benefica del Monte dei Paschi, terzo gruppo bancario d’Italia che si fregia del titolo di più antica banca del mondo.
In nome dell’arcidiacono Sallustio Antonio Bandini che «la dottrina della libertà economica insegnò prima per la prosperità », come recita l’iscrizione ai piedi della statua che svetta davanti al castellare duecentesco dei Salimbeni, dove ha sede il Monte.
Città -banca, o, se volete, banca-città o addirittura città -Stato, che Giuseppe Mussari, assiso da presidente nella rocca sotto l’affresco della Madonna della misericordia dipinto da Benvenuto di Giovanni del Guasta, traduce in «centralità millenaria», costruita intorno al Monte, che nei secoli passati ebbe potere di vita e di morte non solo sui dipendenti, ma anche sui clienti.
Quel che a Roma Berlusconi divide, qui il Monte e la massoneria uniscono, persino in un segreto afflato d’amorosi sensi tra il Pd, che governa da decenni nelle sua varie incarnazioni, e il Pdl.
I senesi, si sa, sono gente di contrada, un po’ anarchici, un po’ spocchiosi e anche parecchio smaliziati.
Come togliere a molti di loro dalla testa che il candidato sindaco berlusconiano Alessandro Nannini, expilotaautomobilistico, fratello della cantante Gianna e continuatore delle pasticcerie paterne, non troppo quotato politicamente, sia stato scelto da Denis Verdini che, nonostante i guai giudiziari della Cricca P3 e della sua ex banchetta fiorentina, qui comanda ancora, per favorire Franco Ceccuzzi, deputato, ex segretario del Pd locale e candidato del centrosinistra? Gli equilibri vanno preservati.
Perchè, come ci ha spiegato il sindaco uscente Maurizio Cenni con incantevole sfoggio di senesità : «Noi qui, bonini bonini, abbiamo due o tre cose su cui non ci si divide mai tra destra e sinistra: la banca, il Palio e la nostra indipendenza». Non a caso, Ceccuzzi e Nannini hanno usato quasi le stesse parole contro il ministro Michela Brambilla, la rossa pasionaria berlusconiana che aveva attaccato il Palio: «farneticante» l’uno, «insensata» l’altro.
Nella banca, in fondazione e in consiglio d’amministrazione, sono tutti equamente rappresentati su designazione della politica e tutti hanno il loro tornaconto piccolo o grande di potere.
I partiti, la Chiesa, la massoneria che qui, al tempo stesso, è partito della borghesia, come diceva Gramsci, e del ceto medio impiegatizio commerciale, come sosteneva Croce.
Tutti rappresentati tranne i gay, i quali infatti più di una volta hanno pubblicamente protestato: «A Siena siamo più noi dei cattolici, perchè la curia ha un posto in fondazione per il signor Alessandro Grifoni e noi no?».
Ma oggi la politica è moribonda, la massoneria, che il presidente della regione pd Enrico Rossi ha appena definito un benemerito centro di «spiritualità laica», è scossa dalla guerra in corso contro il Gran Maestro del Goi Gustavo Raffi, e anche la banca non sta tanto bene.
Per non dire dell’università , altra istituzione-cardine cittadina, con 15 mila iscritti, che il ministro Tremonti vorrebbe chiudere perchè ha messo insieme qualcosa come 250 milioni di buco.
Il Maestro Bisi, assai vicino al Gran Maestro Raffi, protesta che bisogna smetterla di denigrare, come fanno la squadra nuovopolista di Corradi-Martelli-Piccini e la candidata della Sinistra per Siena Laura Vigni.
La città è da un decennio ai primi posti in Italia per qualità della vita,’ ottava nel reddito pro-capite (28.620 euro) e, con serena armonia, fa passeggiare dalla mattina alla sera i suoi cittadini in un circuito topo-nomastico massonico che va da Giovanni Amendola a Silvio Gigli, da Goffredo Mameli a Artemio Franchi, da Camillo Benso di Cavour a Luciano Bianchi, ex sindaco ed ex presidente del Monte, icona della convergenza di poteri, come Bisi documenta in un libro intitolato Stradario massonico di Siena, che fa il paio con La carica dei 101 e più, medaglioni dei senesi illustri di oggi.
Naturalmente, in percentuale quasi bulgara sono dirigenti, dipendenti, ex dipendenti e pensionati del Monte.
Che dal 2007 ha perso il 70 per cento del valore in Borsa e fatica ancora a digerire il boccone dell’Antonveneta, presa per 9 miliardi, più ammennicoli, dopo la saga dei furbetti del quartierino.
La Banca d’Italia ora vuole un aumento di capitale di almeno 2 miliardi, che cambierebbe gli equilibri senesi se la fondazione dovesse perdere la maggioranza, che sarà difesa a oltranza.
A fare il controcanto, la voce solitaria di uno scrittore locale che sforna in continuazione libri di denuncia.
Si chiama Stefano Ascheri, ha collezionato un cesto di querele raccontando gli scandali senesi.
La lista è lunga: dal mega-aeroporto che si vorrebbe ad Ampugnano, a un tiro di schioppo dal centro, per il quale è indagato per concorso in turbativa d’asta il presidente del Monte, all’intervento senese per ripianare 3 milioni di scoperto di Denis Verdini nella sua ex banchetta fiorentina, dall’inchiesta sul presidente dell’Antonveneta Andrea Pisaneschi, ai presunti brogli nell’elezione del rettore dell’università , sui quali è stata interrogata anche il ministro Maria Stella Gel-mini, fino agli interessi della famiglia Monti-Riffeser, proprietaria della Nazione, del Carlino e del Giorno, che punta a una speculazione edilizia nella tenuta di Bagnaia, dove convolarono a nozze Pierferdinando Casini e Azzurra Caltagirone, figlia di Franco, vicepresidente del Monte.
Ma la vicenda più sulfurea è quella dell’incendio all’interno della curia vescovile per il quale il pm Nicola Marini ha accusato monsignor Giuseppe Acampa, quarantenne economo della diocesi, legato all’arcivescovo Antonio Buoncristiani, difeso da Mussari, che, oltre ad essere presidente del Monte, fa l’avvocato penalista.
Se fu Acampa davvero ad appiccare l’incendio, perchè lo fece se non per far sparire documenti sulla gestione di lasciti e beni della Chiesa?
E qui entra in scena anche un industriale delle scarpe del Nord-Est, Renè Caovilla, che sarebbe stato favorito dal monsignore nell’acquisto del complesso immobiliare del Commendone, ricevuto in eredità dalla Chiesa.
Armoniosi grovigli.
«Quanto basta–secondo Martelli–per spiegare perchè, con il 45 per cento alle regionali, il primo partito di Siena è ormai quello degli astenuti, che non ne possono più di un sistema che vede complici centrosinistra, centrodestra, massoneria, potere bancario e religioso. Nulla ho contro la massoneria, se è alla luce del sole, ma qui l’intrico di poteri ha poco di trasparente».
Le ambizioni del Nuovo Polo sono superlative.
Martelli, in coro con Piccini, si dice certo che al ballottaggio andrà il loro candidato e non il berlusconiano Nannini, anche lui proveniente da sinistra, ed esibiscono un sondaggio che dà il Pd Ceccuzzi a140, loro al 29 e Pdl più Lega al 20.
Velleitarie aspirazioni terzopoliste?
O davvero c’era una volta Siena la rossa col suo groviglio armonioso?
Statera Alberto
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 13th, 2011 Riccardo Fucile
QUALORA LA SITUAZIONE PRECIPITASSE E SI ARRIVASSE A BREVE AD ELEZIONI ANTICIPATE, C’E’ CHI ORMAI LAVORA APERTAMENTE A UNA “ALLEANZA COSTITUZIONALE” ANTIBERLUSCONI…. UN CANDIDATO DI CENTRO CON APPOGGIO TRASVERSALE PER RIDARE FIATO ALL’ITALIA E FARE LE RIFORME CHE SERVONO.
Nel “Padiglione 18” della Fiera fa così freddo che ad un certo punto Gianfranco Fini chiede: «Mi portate
il cappotto?».
E’ capitato due sere fa, poco prima che iniziasse la cena preparata dallo chef Vissani e durante la quale il presidente della Camera ha mangiato con il loden indosso.
Ieri, nella seconda giornata del congresso del Fli, soffioni caldi hanno un po’ riscaldato l’ambiente, ma Fini non si è tolto il cappotto, per preservare lo smalto migliore in vista delle conclusioni di oggi, destinate a diventare l’unico evento di un’Assemblea costituente che finora ha lesinato emozioni e novità politiche.
Il leader del Fli è chiamato a pronunciare parole chiare sulle questioni in gran parte rimosse nei due giorni precedenti.
Una su tutte: se il governo dovesse implodere a breve e non restasse che andare ad elezioni anticipate con un centrodestra guidato ancora da Berlusconi, i futuristi sono disponibili ad una sorta di Cln anti-Cavaliere assieme alla sinistra?
Certo, nei discorsi pubblici importanti non tutto si può dire, ma Fini è sempre stato uno che ha parlato chiaro.
Nei contatti informalissimi dei giorni scorsi, un’intesa di massima è stata raggiunta tra Pd, Udc, Api e Fli per costituire un cartello elettorale, che nelle intenzioni di Pier Luigi Bersani dovrebbe comprendere Nichi Vendola, escludere Antonio Di Pietro ed essere guidato da una personalità moderata.
Non è un mistero che Massimo D’Alema, per una battaglia politica asperrima come quella che potrebbe aprirsi, preferirebbe un politico temprato come Pierferdinando Casini, il quale – pur prudente come è – arriva a dire: «Un’alleanza costituzionale? In quel caso alcuni propongono il mio nome…» Certo, la “Santa Alleanza” anti-Berlusconi è qualcosa da mettere con i piedi per terra perchè mancano dettagli decisivi.
Della questione si è discusso in un incontro riservato tra il leader del Pd e il presidente della Regione Puglia e da quel che se ne sa, Vendola ha posto un aut-aut: o entriamo tutti e due, sia io che Tonino, oppure non se fa nulla. Trovare la quadratura del cerchio non è semplice, in queste ore tutti parlano con tutti, tanto è vero che uno dei collaboratori più stretti di Fini si lascia sfuggire: «Presto ci potrebbe essere anche un incontro con Di Pietro…».
In effetti l’incontro è stato concordato, per opportunità potrebbe slittare, ma se si farà , un summit Fini-Di Pietro non soltanto sarebbe la conferma della febbrile ricerca di un patto elettorale in grado di battere Berlusconi, ma rappresenterebbe un evento in sè perchè vedrebbe protagonisti il guistizialista di destra e quello di sinistra, due personaggi che nel passato si sono “frequentati”, ma senza mai stringere un’intesa su nulla.
Tra i due la stagione più intensa risale a 15 anni fa.
Pochi giorni prima delle elezioni politiche del 1996, Mirko Tremaglia (che di Tonino è amico) organizza nella sua casa di Bergamo un incontro riservatissimo tra l’ex Pm (in quel momento libero cittadino) e Fini, leader di An, alleata con Forza Italia.
Pochi giorni dopo l’Ulivo di Prodi vincerà le elezioni, Di Pietro diventerà ministro e qualche mese più tardi trapelerà l’oggetto dell’incontro: Di Pietro aveva detto a Fini e Tremaglia che lui sarebbe stato disponibile a fare una dichiarazione di voto a favore del centrodestra a patto che Berlusconi avesse ritirato la propria candidatura a palazzo Chigi.
Il Cavaliere, informato, disse che non se ne parlava.
E d’altra parte che l’ala maggioritaria del Fli, Di Pietro o no, punti proprio sulla “Santa Alleanza” lo dimostrano le esplicite dichiarazioni pro-elezioni anticipate di Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Fabio Granata.
Fabio Martini
(da “La Stampa“)
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Gennaio 29th, 2011 Riccardo Fucile
FINI: “LE ELEZIONI ANTICIPATE UNICO MODO PER FAR USCIRE L’ITALIA DALLA SITUAZIONE DI STALLO IN CUI L’HANNO RIDOTTO”…CASINI: “NON IMPORTA DA DOVE VENIAMO O CHI SARA’ IL LEADER, L’ALTERNATIVA SIAMO NOI”… BOCCHINO: “LA PLURALITA’ E’ LA NOSTRA FORZA E CI ACCOMUNA IL FATTO CHE ANDIAMO TUTTI A DORMIRE ALLE 22”
Il nuovo videomessaggio da “guerra talebana” scende col gelo della sera, sul primo ritiro dei
terzopolisti a Todi, in Umbria.
Stop ai lavori, Casini, Rutelli e Lombardo si fermano davanti al video all’ora dei tg.
Non Gianfranco Fini, che lo guarda con attenzione ma dal salotto di casa, abbattuto da un’influenza che gli fa disertare la prima giornata dell’assemblea dei cento parlamentari.
L’impressione univoca che tutti ne traggono è che le elezioni anticipate ormai sono inevitabili, forse imminenti, che il Cavaliere sia sul suo ultimo giro di giostra.
Di questo stavolta si è convinto lo stesso leader di Fli. “Berlusconi ha dichiarato guerra a tutto il resto del mondo: agli avversari politici, alla magistratura, ai giornalisti, alla tv pubblica, tutti nemici, tutti comunisti” è la riflessione amara del presidente della Camera tornato sotto assedio. Determinato a resistere, comunque, perchè “non c’è una sola ragione” che lo induca a fare il passo al quale il Cavaliere e i suoi uomini vorrebbero costringerlo “solo per dirottare l’attenzione” dallo scandalo Ruby.
Sebbene non sia sfuggito all’entourage del presidente il dettaglio dell’assenza di qualsiasi riferimento alle dimissioni di Fini, in quest’ultimo video.
D’altronde, Bossi aveva invitato ad abbassare i toni e Cicchitto aveva dichiarato che il premier “non ha mai chiesto le dimissioni” del presidente della Camera.
Il leader Fli non si illude più di tanto.
E in questo scenario il voto anticipato lo ritiene appunto piuttosto probabile. “Non ci spaventa, se sarà l’unico modo per far uscire il Paese dallo stallo nel quale lo hanno ridotto” è la considerazione che Gianfranco Fini ribadirà stamattina nell’intervento che chiuderà la due giorni di riflessione organizzata da Ferdinando Adornato.
Considerazioni che ieri Casini aveva già fatto proprie. Con una serie di avvertimenti ai naviganti del “Nuovo polo per l’Italia”.
Si chiamerà così, il simbolo provvisorio è un tricolore stilizzato sullo sfondo, pronto a schierarsi compatto alle amministrative di aprile e – ovvio – alle eventuali Politiche.
Il leader Udc parte dalla difesa a spada tratta di Fini: “Presiede in modo impeccabile e la casa di An serve solo per non parlare delle notti di Arcore”.
Detto questo, avvisa la platea di moderati che non può esserci una soluzione giudiziaria: “Guardate che Berlusconi non cadrà per mano dei giudici, ma perchè il suo progetto politico è fallito”.
Archiviata ormai l’alternativa di un governo tecnico, in assenza di dimissioni del premier che non arriveranno mai, resta la prospettiva del voto anticipato. “Non è utile per il Paese ma non ne abbiamo paura”, convinti anzi che riserverà “sorprese e novità “, è la tesi di Casini.
E a quel punto, “spetta a noi l’alternativa di guidare questo Paese, non importa chi sarà il leader e non conta da dove veniamo” dice negando la competition tra lui, Fini e Rutelli.
“La nostra forza è la pluralità di leadership” sostengono anche Italo Bocchino e Adolfo Urso.
“Ma ci accomuna pure il fatto – ironizza il capogruppo di Fli – che andiamo tutti a letto alle 10”.
Il premier, secondo Rutelli che parlerà oggi, “ha paura di noi”.
Ma è proprio Berlusconi e l’eco dei suoi scandali a fare da sfondo a ogni intervento.
Guzzanti e La Malfa, Lanzillotta e Tabacci.
C’è Raffaele Lombardo che ritiene a questo punto “auspicabile un’allenza col Pd” come nella sua Sicilia.
Casini frena, pur sostenendo che nel dopo Berlusconi occorrerà una governo di larghe intese, in cui anche il Pd dovrà assumersi le sue responsabilità .
Dice che “Berlusconi non ha più alcuna voglia di governare è oggettivamente indifendibile”.
Quindi si abbandona a un mea culpa: “Nel ’94 abbiamo creduto che potesse esserci un percorso attorno a Berlusconi. Vedevamo le anomalie, i conflitti d’interesse, sperando che il tempo attenuasse queste anomalie, invece si sono moltiplicate drammaticamente. Oggi siamo diventati la repubblica del videomessaggio”.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile
DAL PD AL PDL, GLI OMAGGI COSTANO MIGLIAIA DI EURO DI SOLDI PUBBLICI…DALLA TECNOLOGIA AL VINO, DAGLI ANELLI DI BERLUSCONI ALLE PESCHE SCIROPPATE, DAL NAVIGATORE SATELLITARE ALLO SPUMANTE, DAI GEMELLI D’ARGENTO DI CASINI AI TORTELLINI
Lettere smarrite dal Partito democratico: “Caro Babbo Natale, cara Anna Finocchiaro, dov’è finito il mio iPad 64 Gb da 800 euro?”.
Un bel regalo natalizio, con i soldi pubblici, che concilia moda e tecnologia.
Il dono pensato (e annunciato) dal capogruppo Finocchiaro piaceva a ciascuno dei 111 senatori, calmava le decine di correnti interne: ex comunisti, ex popolari, cattolici, agnostici e atei.
Per evitare doppioni sotto l’albero e spese inutili di tasca propria, la Finocchiaro comunicava ai colleghi il lieto evento già il 26 ottobre scorso: “la Presidenza sta trattando con la Apple la fornitura dell’iPad 64 Gb per i membri del gruppo. Non siamo ancora in grado di indicarvi la data della consegna”.
Però “abbiamo ritenuto utile avvisarvi di tale scelta in considerazione dell’approssimarsi delle festività natalizie”.
È così che un partito è compatto, granitico, unico.
Immune (mica tanto) a tentazioni e offerte di compravendite, salti di quaglie, rane pescatrici e mercati di vacche.
Come spesso accade al Pd, all’improvviso tra le mani resta un pacco, vuoto. La Mariapia Garavaglia conosce l’indecisione cronica del Pd: “le polemiche avranno frenato la Finocchiaro…”.
Natale è vicino, cercansi iPad: “A me non serve, l’ho comprato tempo fa”. Quale omaggio per i 206 deputati democratici?
“Al Senato sono più fortunati, sempre — scherza Franco Laratta — Per noi consigli di lettura: Indietro tutta, l’ultimo libro di Laura Boldrini”.
La cultura nel Pd natalizio va forte.
Il senatore Mario Gasbarri, sempre in forma epistolare (sarà un vezzo), distribuisce buoni acquisto per la Feltrinelli: “Da ritirare presso l’amministrazione”.
Il Pdl è davvero il partito del fare: promette, mantiene.
Silvio Berlusconi ha spedito ai parlamentari centinaia di iPad e una cartolina di auguri.
Il presidente del Consiglio ha pure insegnato ai suoi le fasi di stoccaggio per la spazzatura: raccolta, riciclo e conferimento.
Ha imparato bene la lezione un deputato milanese, fiero di sè: “ho ritirato l’iPad, ma l’ho lasciato in auto per girarlo a un mio amico. Faccio un’ottima figura, no?”.
Berlusconi ha riservato alle 37 parlamentari Pdl un anello tricolore, tre fedine create da un gioielliere piemontese: una di oro rosa con rubini, una di oro bianco con brillanti, una di oro giallo tempestata di smeraldini.
Al modico prezzo di 1.400 euro, pagati sull’unghia con i soldi (pubblici) a disposizione del partito.
Il ministro (e coordinatore Pdl) Ignazio La Russa indica la strada ai colleghi con un navigatore satellitare, Mariastella Gelmini ha ordinato casse da sei bottiglie di spumante.
Doni riservati ai funzionari lombardi del Pdl: anche un brindisi fa campagna elettorale.
Ennesima dimostrazione di pluralismo di Futuro e Libertà : i finiani non osano fare un regalo, offrono a scelta un iPhone o un iPad.
Tra chi entra e chi esce, molto sarà più chiaro studiando le preferenze di falchi e colombe.
Attenzione: nel Pdl circolano solo iPad.
E i leghisti? Il deputato Davide Caparini fa la morale: “Non sprechiamo i soldi pubblici per oggetti inutili. Noi ci scambiamo, a nostre spese, prodotti tipici dei paesi padani: la senatrice Rosy Mauro compra biscotti fatti a mano”. Niente regali, i leghisti chiedono: “Caro Gesù bambino, per Natale vorrei l’approvazione del federalismo fiscale”, e il ministro Roberto Calderoli colora il suo bigliettino con i pastelli e disegna un’Italia capovolta.
Non mancano mai per i leghisti cravatte e pochette rigorosamente verdi. Marco Reguzzoni, capogruppo a Montecitorio, custodisce e dispensa con equilibrio pochi esemplari di pesche sciroppate limonate, frutto raro reperibile a stagioni alterne sul lago di Como.
L’Italia dei Valori fa economia: una bottiglia per la Camera, portafogli per il Senato.
L’Udc di Pier Ferdinando Casini spende di più: gemelli d’argento per gli uomini, collane d’oro per le donne.
E un cestino di leccornie : “Tortellini, mortadella, prosciutto…”, elenca il deputato Roberto Rao.
Ma il Natale sarà triste e avaro per decine e decine di parlamentari iscritti al Gruppo Misto.
Nessuno avrà un regalino, un cotechino, un caciocavallo per chi ha sostenuto, con “alto senso di responsabilità nazionale”, il governo di Berlusconi: Antonio Razzi e Domenico Scilipoti ex Idv, Catia Polidori, Maria Grazia Siliquini, Silvano Moffa ex Fli.
E tanti, tantissimi soccorritori estemporanei che scontano con l’albero nudo il voto al governo del 14 dicembre.
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 16th, 2010 Riccardo Fucile
CAMBIA IL PANORAMA POLITICO, FINISCE IL BIPOLARISMO: L’EFFETTO DELLA VITTORIA DI PIRRO DEL PREMIER E’ LA NASCITA DI UNA ALTERNATIVA AL GOVERNO DEL PARTITO DELL’AMORE A PAGAMENTO…CON TRE VOTI COMPRATI LA COALIZIONE AFFARISTICO-RAZZISTA ORA NON VA DA NESSUNA PARTE…E IN CASO DI ELEZIONI IL GOVERNO DEL CEPU E’ FINITO
Sono bastate appena ventiquattrore, per capire quanto sia posticcio lo “straordinario trionfo” ottenuto l’altroieri da Silvio Berlusconi ai danni del suo nemico Gianfranco Fini.
Appena ventiquattrore, per toccare con mano quanto sia fragile la Bastiglia forzaleghista nella quale il premier si trincera, fingendo di voler governare il Paese “fino alla fine della legislatura”.
Nel dolceamaro “day after” dell’ordalia del 14 dicembre, il presidente del Consiglio deve prendere atto che quella prova di forza (che pure c’è stata e che pure ha superato di strettissima misura) non solo non serve ad annientare l’opposizione disarticolata del centrosinistra, ma produce come reazione immediata la nascita di un’opposizione strutturata di centrodestra.
Il battesimo ufficiale del Terzo Polo tra Fli, Udc, Api e Mpa cambia profondamente il panorama politico di metà legislatura.
È una risposta politica dell’area moderata anti-berlusconiana alla vittoria aritmetica della destra radicale berlusconiana.
Ed è significativo che quella risposta arrivi immediatamente dopo che il Cavaliere ha riaperto il borsino della compravendita dei parlamentari, rivelando una transumanza collettiva di numerosi esponenti di Fli e annunciando un “porta a porta” individuale con singoli esponenti dell’Udc.
Lo slogan sul quale poggia la pubblicità ingannevole del premier, che per questa via si spaccia agli italiani come un “leader rafforzato”, è “allargare la maggioranza”.
Obiettivo facile, a suo dire, per chi ha appena sconfitto i traditori e per questo diventa una calamita che attrae i pentiti, invece di respingere i transfughi.
La verità è esattamente l’opposto.
L’allargamento della maggioranza, per il premier, non è il test della sua ritrovata forza, ma la prova della sua moltiplicata debolezza.
Non è un atto di generosità , ma di necessità .
Con tre voti di scarto, il governo Berlusconi-Scilipoti non va da nessuna parte. Per questo, e con la sola stampella della Lega, getta un ponte verso il centro.
Ma la novità è che il centro ha già mollato gli ormeggi.
La nascita del Polo della Nazione è un altro effetto della vittoria di Pirro berlusconiana.
Piuttosto che terremotare il campo di Futuro e Libertà , raccogliendo le macerie a suo vantaggio, Berlusconi ha spinto definitivamente Fini nella faglia in movimento del Nuovo Centro.
Ha gettato cioè l’ex co-fondatore del Pdl nelle braccia di Casini, che insieme a Rutelli e Lombardo possono annunciare oggi la nascita di un coordinamento tra i parlamentari, domani il varo di un unico gruppo parlamentare, e magari dopodomani la formazione di una lista unitaria e più in là , chissà , di un vero e proprio partito.
Il PdN si configura dunque non come “costola”, ma come alternativa assoluta al Pdl.
E con questa prospettiva, non più teorica ma pratica, il Terzo Polo si blinda: la sua costituency parlamentare appare oggettivamente meno permeabile alle lusinghe del Cavaliere.
In qualunque forma si materializzino: mutui o poltrone.
Così muta la geo-politica del Paese, che assume un assetto tendenzialmente tripolare.
Anche questo è un esito della battaglia di martedì scorso, oltre che della più generale deriva populista e tecnicamente eversiva del berlusconismo. Pessimo risultato, anche dal punto di vista del Cavaliere: da alfiere irriducibile del bipolarismo, diventa il maieuta involontario del tripolarismo.
Vuole allargare la maggioranza.
Per ora è riuscito ad allargare l’opposizione.
Dopo il 13 aprile 2008, alla Camera aveva “contro” 276 parlamentari. Ora ne ha contro 311.
Questa è la dura realtà di una maggioranza che si pretende tuttora autosufficiente. Il PdN potrà anche sembrare l’ultimo “fortino degli sconfitti”. Potrà anche apparire velleitario in un’Italia in cui, dalla virata maggioritaria indotta dai referendum dei primi anni ’90, le terze forze non hanno mai goduto di particolari fortune.
Potrà persino risultare nefasto, per chi ricorda la sciagurata politica andreottiana dei due forni all’epoca della Prima Repubblica.
Ma resta il fatto che dietro ai sacchi di sabbia della trincea appena costruita, l’artiglieria terzopolista può fare danni incalcolabili, nei confronti di Berlusconi e di quel che resta della sua coalizione.
Li può fare a legislatura vigente.
Molto più di quanto non dimostri la rigida ed eccezionale aritmetica del voto di fiducia dell’altroieri.
Quel 314 a 311 a favore della maggioranza è infatti una situazione unica e irripetibile.
Un esempio: nell’attuale perimetro Pdl-Lega ci sono almeno 30 parlamentari che sono anche ministri e sottosegretari, e che dunque sono spesso assenti dall’aula per impegni istituzionali e internazionali.
Nella fisiologia dei lavori parlamentari, la maggioranza non sarà materialmente in grado di schierare stabilmente i suoi 314 effettivi alla Camera, e i suoi 162 al Senato.
Per questo la neonata opposizione di centrodestra, insieme all’opposizione di centrosinistra, ha sulla carta i numeri sufficienti per mandare sotto il governo sulla mozione di sfiducia a Bondi o su quella per il pluralismo radiotelevisivo, sul disegno di legge Gelmini per l’università o sul decreto legge s per i rifiuti.
Ma il PdN può fare danni irreparabili anche nella prospettiva delle elezioni anticipate.
Con l’attuale legge elettorale il Terzo Polo sarebbe ininfluente alla Camera, dove non potrebbe arrivare comunque primo rispetto al Pdl e al Pd, e dunque non potrebbe in alcun modo incassare il colossale premio di maggioranza garantito dal Porcellum.
Ma sarebbe decisivo al Senato, dove il premio di maggioranza è su base regionale, dove non gioca il fattore “voto utile” e dove la soglia di sbarramento per i partiti coalizzati è solo del 3%.
Dunque in questo caso, almeno a Palazzo Madama, il Terzo Polo sarebbe decisivo. Una lista unitaria Fini-Casini-Rutelli-Lombardo raggiungerebbe un risultato sicuro: farebbe perdere Berlusconi, che con la sola maggioranza alla Camera non potrebbe tornare al governo del Paese.
Non sappiamo quanto filo da tessere avrà la Cosa Bianca, che è forse ancora informe, ma che certo è già conforme all’idea di un “altro centrodestra”.
Una formazione davvero moderata e finalmente costituzionale, ormai avversaria conclamata della destra estremista di Berlusconi e Bossi, che può avere a cuore l’interesse nazionale, e non più quello di un singolo.
E con la quale persino il Pd può dialogare senza pregiudizi, per provare almeno a riscrivere un modello di legge elettorale e un programma di messa in sicurezza dell’economia del Paese.
Una cosa è certa: questo Cavaliere, con il suo “governo del Cepu”, non può farcela.
Massimo Giannini
(da “La Repubblica“)
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