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FINI E CASINI PREPARANO LA SFIDUCIA: “POI UN ALTRO ESECUTIVO SENZA SILVIO”

Dicembre 1st, 2010 Riccardo Fucile

SECONDO I FINIANI, BERLUSCONI AVRA’ SOLO 310 VOTI A MONTECITORIO CONTRO I 316 NECESSARI… IL PREMIER MENO SICURO ORMAI DI AVERE LA MAGGIORANZA, MENTRE SONDAGGI RISERVATI DANNO IN PDL IN DISCESA LIBERA AL 25%… LA MOZIONE di FLI E UDC SARA’ FATTA FIRMARE DA TUTTI GLI 83 PARLAMENTARI

L’atto di sfiducia sarà  presentato con molta probabilità  giovedì 9 e sottoposto – questa la mossa tattica – alla firma (preventiva) di tutti i deputati futuristi, Udc, Api e Mpa. Tutti. E sono 83.
Venti in più di quanto ne occorrono per la presentazione.
Nessuno – questo il ragionamento di Fini e Casini – a quel punto potrà  tirarsi indietro quando il 14 dicembre il presidente del Consiglio Berlusconi si sottoporrà  al responso della Camera.
Il Cavaliere, raccontano ministri e coordinatori che lo hanno visto in mattinata in Consiglio dei ministri e nel pomeriggio a Palazzo Grazioli, resta convinto di avere ancora i numeri per spuntarla.
Ma le sue certezze ieri apparivano meno solide.
Secondo i calcoli che si fanno a Palazzo Chigi, di voti certi il governo ne avrebbe non più di 312.
E i toni delle valutazioni del premier sono cambiati.
Forse anche per quei sondaggi riservati, perfino quelli della fidatissima Alessandra Ghisleri, che danno il Pdl in forte calo, vicino a quota 25 per cento.
“Sono sereno” dice. E non tanto per la fiducia tutt’altro che scontata a Montecitorio. Ma “perchè sto facendo tutto quello che potevo fare: resto convinto che alcuni finiani non mi voteranno contro e così qualche esponente
dell’opposizione”.
Ad Alfredo Biondi e al senatore Enrico Musso, entrambi con un piede fuori ma ieri ritornati a Palazzo Grazioli, ha confidato di essere intenzionato a rilanciare il partito: “Torneremo allo spirito liberale di Forza Italia nel ’94, il 14 dicembre segnerà  un nuovo inizio”. A prescindere dalla fiducia.
Se poi non otterrà  il via libera alla Camera, “allora si voterà  a marzo. E alle urne ci andremo in ogni caso”.
Ma marzo è davvero lontano.
E da ieri, tra le file delle opposizioni e di Fli in Transatlantico il vento sembrava aver cambiato direzione.
Il presidente della Camera Fini un segnale ben preciso lo ha già  lanciato lunedì sera, parlando a porte chiuse ai suoi. “Presenteremo la sfiducia, è l’unica strada”.
Alle “colombe” Menia, Moffa, Consolo (portavoce dei dubbiosi del gruppo, da Paglia a Catone), incerti su cosa bisognerà  fare dopo il 14 dicembre, ha spiegato il concetto ripetendolo due volte: “Inutile ragionare ora di terzo polo e alleanze. Guardate che abbiamo elementi abbastanza precisi che ci inducono ad escludere che si vada alle elezioni anticipate”.
Il pensiero corre a quelle che, con insolita dose di “forte preoccupazione”, Gianni Letta ha definito le “turbolenze finanziarie” che rischiano di contagiare l’Italia.
Cosa accadrà  nel nostro Paese tra due settimane, se Piazza Affari continuerà  a perdere quota e i titoli di Stato non troveranno acquirenti sufficienti?
Finiani e centristi prendono in considerazione solo due ipotesi: un nuovo governo di centrodestra allargato a loro ma con un premier diverso, pur indicato da Berlusconi (e Letta resta l'”indiziato” principale) oppure il governo di solidarietà  nazionale allargato a tutti.
Ma è chiaro che a quel punto sarà  il faro del Quirinale a illuminare il campo di gioco e a individuare, tanto più in una situazione di emergenza, il nuovo timoniere super partes.
Fini e Casini non lo dicono, ma non escludono nemmeno che qualora la loro mozione raccogliesse oltre 80 firme, allora il premier potrebbe presentarsi dimissionario al Colle anche prima del 14.
Incertezze sul forfait dei suoi il presidente della Camera sembra non averne più. “Sto lasciando sfogare i miei, ma quel giorno saranno tutti con me” confidava ieri pomeriggio ai libdem Tanoni e Melchiorre fermatisi a salutarlo nel corridoio di Montecitorio.
Lo show-down tra due settimane.
“Se davvero restiamo blindati – spiega Tanoni che aggiorna i conti ad horas – la sfiducia sarà  votata da 319 deputati, o meglio 318 dato che il presidente Fini si astiene. Con Berlusconi restano in 310: se anche un paio di incerti non si presentano, allora è fatta”.
Oggi, intanto, quando la Camera esaminerà  il decreto sicurezza, i finiani si preparano a mandare sotto il governo almeno in un paio di altre occasione, come ormai avviene quasi quotidianamente.

Carmelo Lopapa
(da “la Repubblica“)

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BERLUSCONI NON RIESCE A ROMPERE L’ASSE FINI-CASINI, SI VA VERSO LA SFIDUCIA, MENTRE I GIOVANI PDL PASSANO CON FINI

Novembre 26th, 2010 Riccardo Fucile

CONFALONIERI NON CONVINCE CASINI, FINI VEDE PISANU… NEL FRATTEMPO IL COORDINATORE DELLA GIOVANE ITALIA, FRANCESCO PASQUALI, LEADER DEI GIOVANI PIDIELLINI, PASSA CON FUTURO E LIBERTA’ INSIEME A QUATTRO DIRIGENTI SU SETTE: “NEL PDL NON ERAVAMO LIBERI DI FARE POLITICA”

Porte chiuse alle avances di Berlusconi.
Pier Ferdinando Casini non cede al corteggiamento, consolida l’asse con Gianfranco Fini e insieme puntano diritto alle dimissioni del presidente del Consiglio.
Le attendono dopo il 14 dicembre, perchè i numeri che sbandiera il Cavaliere – si son detti i due ancora una volta ieri – «non stanno nè in cielo nè in terra».
La presentazione della mozione di sfiducia è data ormai quasi per certa dai rispettivi staff.
La sortita del presidente del Consiglio sulle aspirazioni personali dei due ha incattivito ancor più il clima.
Il governo andato di nuovo sotto è stato l’ennesimo avvertimento.
Ma la sfiducia non verrà  ufficializzata con il faccia a faccia (allargato a Francesco Rutelli) che Casini e Fini hanno in programma per oggi.
Lo faranno solo un paio di giorni prima, «per non dare vantaggi».
«Certo che se ora agita come spauracchio il rischio che io vada a fare il premier, allora lo scenario è davvero cambiato » ragionava ieri sera il leader Udc con i suoi.
«Prima dice che andare al voto è da irresponsabili e poi invoca le elezioni, parla di autosufficienza e poi ci chiede il sostegno esterno. Silvio è davvero confuso: se ha i voti vada avanti, altrimenti si dimetta con senso di responsabilità ».
Lo ripete anche a Fedele Confalonieri, che lo raggiunge nel suo studio di Montecitorio a metà  pomeriggio.
Mezzora di confronto, il presidente Mediaset che chiede lumi sulle intenzioni dell’«amico» Pier.
Concordano sulla «situazione internazionale drammatica» e sui rischi connessi a una crisi politica. Ma sul come evitarla restano ognuno sulle proprie posizioni.
«Confalonieri è un amico, parliamo spesso di politica, niente di che» minimizza Casini.
Quel che il leader centrista ribadisce a tutti è che non romperà  con Fini. «E se qualcuno punta su quello vuol dire che non conosce i due e non conosce le regole della politica» racconta l’udc Roberto Rao.
Nelle stesse ore, al termine di un convegno alla Camera, Fini riceve Beppe Pisanu.
Si ripetono quel che il presidente dell’Antimafia sostiene da settimane: evitare le elezioni anticipate, dar vita a un nuovo esecutivo, anche senza Berlusconi. L’intesa tra i due sul day after è piena e viene ribadita commentando le ultime provocazioni del premier. «Con Fini c’è una convergenza sulle priorità  del Paese e non da ora. Del resto, sarebbe difficile non andare d’accordo su questo» spiega all’uscita il senatore.
L’ultimo colpo il leader di Fli lo assesta a fine giornata, provocando un terremoto nel movimento giovanile del Pdl.
Quattro dei sette dirigenti passano a Futuro e libertà .
In serata Fini riceve nel suo studio il coordinatore della Giovane Italia (ex leader dei ragazzi forzisti) Francesco Pasquali, che lascia anche il gruppo alla Regione Lazio per dar vita a quello di Fli. Con lui, a Montecitorio, il portavoce di Studenti per la libertà  Pietro De Leo, il presidente della direzione dei giovani Pdl Stefano Morelli e Giovanni Basini, presidente di Alternativa studentesca: «Nel Pdl non eravamo liberi di fare politica».

Carmelo Lo Papa
(da “la Repubblica“)

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BERLUSCONI QUANDO PARLA FA DANNI SOLO A SE STESSO (E FAVORI A CHI LO RICATTA): PRIMA VA A CASA E MEGLIO E’

Novembre 24th, 2010 Riccardo Fucile

OGGI PRIMA FA IL CANE DA RIPORTO DI BOSSI E AUSPICA DALL’UDC “UN APPOGGIO ESTERNO”, COSI’ LA LEGA CONTINUA A COMANDARE (E CASINI LO SBEFFEGGIA)… POI CHIEDE LE DIMISSIONI DI FINI, SALVO POI FARE RETROMARCIA… QUINDI SE LA PRENDE CON MONTEZEMOLO E SI INIMICA PURE GLI IMPRENDITORI… COME RISULTATO I FINIANI BLOCCANO LA CONTESTATA RIFORMA DELL’UNIVERSITA’

Silvio Berlusconi a tutto campo.
In una conferenza stampa a Palazzo Chigi, convocata per presentare le misure a favore dei giovani, il premier non sa stare zitto e parla di tutti i temi sul tavolo della crisi di governo, con una decisa presa di posizione rispetto alla trattativa sulla possibile entrata dell’Udc nella maggioranza.
“Suggerisco loro un appoggio esterno all’esecutivo” conclude il premier, che poi si dice convinto di ottenere una “buona maggioranza” in entrambi i rami del Parlamento (vedremo…)
In caso di “ingovernabilità “, Berlusconi annuncia la sua salita al Colle per chiedere elezioni al capo dello Stato.
“Con la maggioranza alle Camere”, rimarca.
In pratica ha deciso lui (per conto di Bossi) cosa deve fare Casini e anche cosa deve fare Napolitano.
Oltre a cosa devono fare i deputati e senatori: votare per il governo, ovvio.
In pratica un partito, l’Udc, non avrebbe diritto a discutere uno straccio di programma, dovrebbe votare senza chiedere nulla e allora sarà  ben accetto.
Altro che comiche finali: e il boss Bossi che si affretta a dire che lui in questo caso sarebbe d’accordo è la ciliegina finale della farsa.
E lo credo: accresce le poltrone della padagna della magna magna, continua a ricattare il premier e i servi dovrebbero pure “appoggiarlo”: d’accordo che non sta in piedi, ma almeno la badante se la paghi di tasca.
Ovvio che l’Udc abbia ribadito che Berlusconi debba dimettersi.
Poi il premier ci gratifica dell’ultimo sondaggio fatto in casa sulla sua popolarità : tutti i sondaggisti lo danno intorno al 36%, ma per lui oggi è al 54,6%.
Una settimana fa aveva detto al 60%, ieri al 56%, è tutto da ridere.
Poi tocca a Fini: “‘Io un passo indietro? Dovrebbe farlo qualcun altro. Il presidente della Camera dovrebbe essere il primo, visto che ha dato vita a un partito fondato non sui valori della maggioranza ma sulla sua persona”.
E visto che ”non è super partes, ma partes in maniera assoluta”.
In pratica Fini dovrebbe dimettersi perchè avendo osato puntare il dito contro sua Maestà , chiedendogli di discutere di linea politica e di programmi, è uscito dai “valori della mignottocrazia maschile e femminile” su cui si regge il Pdl?
Letta si sarà  disperato, temendo le reazioni dei finiani e poco dopo ecco che corre Bonaiuti a cercare di tamponare: “L’invito a fare il passo indietro riguardava la posizione politica e le indicazioni, anche odierne, di alcuni esponenti di Fli di votare la sfiducia al governo”.
Insomma siamo tutti incapaci di ascoltare le parole del premier, mai richieste le dimissioni di Fini.
Nel frattempo i finiani chiedono che la riforma dell’Università , oggetto degli scontri di oggi, ritorni in Commissione per ulteriori approfondimenti.
Granata, nel suo intervento in aula ha sottolineato che “se non ci sono le risorse per gli scatti meritocratici di anzianità  dei professori associati e per la ricerca è inutile andare avanti: meglio tornare in commissione” evidenziando che “se c’è o meno la copertura finanziaria dobbiamo saperlo adesso” perchè “andare avanti senza questa consapevolezza significherebbe solo far perdere tempo ai parlamentari”.
Alla fine della discussione Futuro e Libertà  ha chiesto un’ora di sospensione dell’esame del ddl per verificare la copertura finanziaria.
Infine il premier era riuscito ad attaccare anche Luca di Montezemolo: “Parlare è facile, fare è difficile. Gli altri parlano, noi facciamo” (cosa non si sa).
Replica di Montezemolo a stretto giro: “L’one-man-show è finito e io ho il dovere di fare qualcosa per il mio Paese”.
Fine della giornata (forse): anche oggi Silvio è riuscito a fare solo danni a se stesso.

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GOVERNO BATTUTO DUE VOLTE ALLA CAMERA: DETERMINANTE IL VOTO DEI FINIANI, L’ASSE PDL-LEGA VA SOTTO

Novembre 23rd, 2010 Riccardo Fucile

ERA IN VOTAZIONE UN EMENDAMENTO ALLA RATIFICA DEL TRATTATO UE CHE ASSEGNA ALL’ITALIA UN SEGGIO SUPPLEMENTARE AL PARLAMENTO EUROPEO… IN BASE AI RESTI AVREBBE DOVUTO ANDARE ALL’UDC, MA IL PDL VOLEVA MODIFICARE I CRITERI PER OTTENERLO PER SE’…FINISCE 290 A 251, I FINIANI DETERMINANTI…BOCCHINO ANNUNCIA: “NON VOTEREMO LA FIDUCIA”

Maggioranza battuta per la seconda volta nell’Aula della Camera sull’articolo 4 della ratifica delle modifiche al Trattato dell’Unione europea che assegna all’Italia un seggio supplementare del Parlamento europeo.
Dopo che, a scrutinio segreto, era stato respinto un suo emendamento all’articolo 4, la maggioranza aveva dato indicazione per votare contro l’articolo nel suo complesso “evitando un vulnus”, come aveva spiegato Andrea Orsini del Pdl.
Ma al momento del voto, l’articolo (anche in questo caso a scrutinio segreto) è passato con 292 sì, 250 no e un astenuto.
Fli ha votato con Udc, Pd e Idv.
La norma prevede che i seggi a Strasburgo passino da 72 a 73 e che il seggio supplementare venga assegnato, in base alla logica del resto più alto, all’Udc.
Il Pdl invece chiedeva col suo emendamento che l’assegnazione del nuovo seggio venisse effettuata con una nuova redistribuzione del voto e non secondo i conteggi fatti in base alla norma vigente nel 2009 quando si sono svolte le elezioni europee.
Per effetto di questo meccanismo, il seggio in più sarebbe stato assegnato al Pdl e non all’Udc, come previsto invece con l’approvazione in commissione di un emendamento dell’opposizione.
La maggioranza, però, è stata nuovamente battuta.
«È evidente che non ci sono le condizioni per cui noi possiamo votare in questo momento la fiducia al Governo Berlusconi».
Lo ha detto il capogruppo di Fli alla Camera, Italo Bocchino, a Omnibus, su LA7. «Alla fine sono convinto che Berlusconi sceglierà  la via più saggia che è quella delle dimissioni per evitare di essere sfiduciato – ha aggiunto – non c’è dubbio che il passaggio parlamentare non può non essere legato a un elemento di discontinuità ».
Riferendosi alle parole del leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini che lunedì ha sottolineato che i centristi non voteranno la fiducia al governo, Bocchino ha commentato: «Casini fa parte dell’opposizione, noi abbiamo altre responsabilità ».
«Siamo in attesa di una risposta da Silvio Berlusconi – ha ribadito – ammesso che venga, fa shopping in Parlamento e poi che fa? Se Berlusconi viene il 13 e dice che c’è una situazione di stagnazione, dice ‘mi rendo conto che bisogna fare delle riforme istituzionali, la riforma della legge elettorale, la riforma del Fisco, un grande provvedimento economico e socialè troverà  una maggioranza più ampia. Questo chiediamo noi. Non chiediamo posti: li abbiamo restituiti».

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IL MOMENTO DELLA VERITA’

Novembre 13th, 2010 Riccardo Fucile

LA CORSA TRA CAMERA E SENATO NEL DISCUTERE PER PRIMI LE MOZIONI DI SFIDUCIA-FIDUCIA… LA INELUTTABILITA’ DELLA CRISI, LE STRATEGIE, LE PROSPETTIVE FUTURE

IL tempo delle trattative è ormai finito. La crisi politica del governo, conclamata da tempo, adesso si trasferisce rapidamente sul piano parlamentare.
Le aule di Camera e Senato sanciranno formalmente e in modo inequivocabile chi avrà  la meglio nello scontro tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
La spaccatura che si è consumata a luglio scorso nel maggior partito italiano, il Pdl, ha prima provocato una pesante scissione. Poi ha prodotto una fase di sostanziale paralisi nell’attività  dell’esecutivo.
Ora porta il Berlusconi IV a prendere atto che la maggioranza uscita dalle elezioni del 2008 sta ormai venendo meno.
Nei prossimi giorni, infatti, l’aula di Palazzo Madama e quella di Montecitorio saranno chiamate a votare rispettivamente una mozione di sostegno al Cavaliere ed una di sfiducia.
Due appuntamenti che con ogni probabilità  decreteranno la fine del centrodestra nelle forme in cui si è presentato agli elettori negli ultimi anni.
Il partito di Fini, Futuro e Libertà , non confermerà  il sostegno a Berlusconi. Raccogliendo così la sfida lanciata dal presidente del Consiglio: “Mi sfiduci in Parlamento”, aveva detto.
Bisogna “parlamentarizzare” la crisi aveva invocato lo stato maggiore del Pdl.
Un percorso divenuto inevitabile dopo l’ultimo stop di Umberto Bossi alla trattativa per coinvolgere anche l’Udc di Casini nella costruzione di una nuova maggioranza.
Tutti hanno dovuto prendere atto che non esistono al momento spazi per una mediazione.
Anche perchè il Senatur in questa fase non può incrinare il rapporto di lealtà  con il premier, nè accettare una situazione in cui la Lega perda il baricentro della coalizione e venga retrocessa a terza gamba dell’alleanza.
La prossima settimana, allora, il partito del premier chiederà  di votare al Senato un documento di “sostegno”.
Un voto da fissare rapidamente o al massimo dopo l’approvazione della legge di stabilità , la Finanziaria.
Non si tratterebbe di una vera e propria fiducia, ma di una formula per dimostrare che Berlusconi può ancora contare – almeno a Palazzo Madama – sui numeri per andare avanti. È anche una battaglia sui tempi con il Pd.
Una mossa studiata per anticipare il voto sulla mozione di sfiducia che le opposizioni hanno presentato alla Camera.
Un escamotage per non presentarsi disarmato davanti al presidente della Repubblica: la fiducia del Senato dimostrerebbe che un altro esecutivo è impossibile.
E che quindi in caso di crisi di governo le soluzioni possibili sarebbero solo due: elezioni generali anticipate o scioglimento della sola Camera dei deputati.
Un evento, quest’ultimo, senza precedenti ma che l’asse Pdl-Lega intende sbattere con forza sul tavolo del confronto con Giorgio Napolitano.
La vera partita, però, si gioca a Montecitorio.
Dove i finiani sono determinanti.
Il Pd e i dipietristi hanno depositato lì la sfiducia al Berlusconi quater. A breve verrà  formalizzata anche la mozione del “terzo polo” composto da Fli, Udc, l’Api di Rutelli e l’Mpa del siciliano Lombardo.
Insieme sono in grado di aprire formalmente la crisi di governo.
Dopo meno di trenta mesi di vita, il governo si trova dunque dinanzi al bivio decisivo. Al passaggio che non solo segnerà  il destino dell’esecutivo, ma che potrebbe rivoluzionare la fisionomia dell’attuale centrodestra. Uno scenario che si materializza proprio mentre si consuma l’ennesimo conflitto istituzionale di questa legislatura.
Con il presidente della Camera e quello del Senato che – come già  accadde qualche settimana fa sull’esame della riforma elettorale – danno vita ad una corsa su chi debba avere la precedenza nel dare la fiducia o la sfiducia.
Sta di fatto, che il voto dei deputati sarà  comunque decisivo.
E se le previsioni saranno confermate – in queste ore è però scattata la nuova compravendita di voti sia tra i senatori che nei corridoi di Montecitorio in grado di compromettere i pronostici – il Cavaliere sarà  obbligato a salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni.
A quel punto, gli schemi che finora hanno guidato la legislatura cambieranno completamente.
E tutti quei parlamentari che considerano una sciagura il ricorso alle elezioni anticipate – come il pidiellino Beppe Pisanu – o chi non intende mettere in pericolo il seggio per i prossimi due anni, potrebbe optare per l’appoggio ad un nuovo governo, senza il Cavaliere e senza il Pdl.
Se il patto tra Berlusconi e Bossi si rinnoverà  nella richiesta del voto in primavera, allora l’ultima chance per salvare la legislatura sarà  rappresentata dal blocco formato dall’attuale minoranza insieme agli uomini di Futuro e libertà .
Esattamente la condizione che il presidente del consiglio vuole scongiurare. Ma, appunto, la “parlamentarizzazione” della crisi fa venire al pettine tutti i nodi.
Anche quelli che stringono il Cavaliere dinanzi alla prospettiva di lasciare Palazzo Chigi e di rivedere tutte le sue aspettative politiche.

Claudio Tito
(da “La Repubblica“)

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SONDAGGIO CRESPI RICERCHE: PDL IN DISCESA LIBERA AL 26%, FUTURO E LIBERTA’ SPICCA IL VOLO AL 9,2%

Novembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

CRESCE VENDOLA AL 5,7%, IN CALO PD AL 23% E LEGA AL 13%… STABILI IDV AL 5,7%, UDV AL 6%, LA DESTRA AL 2,3%… IN RISALITA IL MOVIMENTO 5 STELLE AL 3,1% E PRD-PDCI ALL’1,8%… GLI INDECISI SONO IL 36%….FIDUCIA NEL PREMIER AL 36%, NEL GOVERNO AL 39%… TRA I LEADER DI PARTITO FINI E’ PRIMO CON IL 43%

Il sondaggio settimanale di Crespi Ricerche sulle intenzioni di voto degli italiani segna un ulteriore passo indietro dei due principali partiti.
In Pdl sembra ormai in caduta libera e perde un altro punto in sette giorni, scendendo dal 27%% al 26%, ben lontano al 37/38% delle politiche 2008.
Da luglio ad oggi il Pdl ha perso il 6,7% di consensi.
Futuro e Libertà , dopo la convention di Perugia, registra un bel balzo in avanti, passando dall’8% al 9,2%, il miglior risultato fino ad oggi realizzato.
La Lega scende dal 13,5% al 13% di questa settimana, mentre La Destra dal 2,4% al 2,3%.
Il Pd cala dal 24,5% di sette giorni fa al 23%, l’Idv dal 5,8% al 5,7%, l’Udc dal 6,2% al 6%, tutti e tre i partiti a luglio raccoglievano maggiori consensi.
In crescita invece Sinistra e Libertà  di Nichi Vendola che passa dal 4,8% al 5,7%, così come Prc-Pdci dall’ 1,4% all’ 1,8% e i radicali dall’1% all’1,2%.
Cresce nuovamente il Movimento 5 Stelle di Grillo che passa dal 2,2% al 3,1%.
Scende la percentuale degli indecisi dal 39% al 36%, segno che qualcuno comincia ad avere le idee più chiare.
La fiducia in Berlusconi, che a luglio era del 52,1%, è ora scesa al 37%, mentre il governo dal 47,4% di luglio si attesta ora al 39%.
Infine la classifica della fiducia nei leader di partito vede al primo posto Fini con il 43%, poi Bersani al 33%, Vendola e Casini al 32%, Pannella al 31%, Grillo e Di Pietro al 30%, Bossi al 29%.

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SONDAGGIO PAGNONCELLI: PDL CROLLA AL 26,5%, FUTURO E LIBERTA’ VOLA AL 7,7%, VENDOLA AL 7%

Novembre 11th, 2010 Riccardo Fucile

IL PD AL 23,4%, STABILI LEGA 11,6%, IDV 7,6%, UDC 5,8%…5 STELLE AL 4%, RIFONDAZIONE 2,5%, LA DESTRA 1,4%…TRA I LEADER IL PREMIER PERDE 3 PUNTI IN 10 GIORNI E SCENDE AL 37% DI FIDUCIA,   FINI SALE DI 2 PUNTI E ARRIVA AL 48%… IN CASO DI UNA NUOVA COALIZIONE DI GRANDE CENTRO : CENTROSINISTRA AL 37%, PDL, LEGA E LA DESTRA AL 36%, E A SORPRESA UN GRANDE CENTRO AL 22%

Nel corso di “Ballarò”, il consueto sondaggio di Pagnoncelli sulle intenzioni di voto degli italiani, oltre a rilevare la solita alta percentuale di indecisi, ha indicato una trend interessante, soprattutto se si paragonano i dati alle precedenti rilevazioni del 26 ottobre e del 2 novembre scorso, a cura dello stesso istituto Ipsos.
Il Pdl in due settimane è sceso dal 29% al 26,5% e la Lega dall’ 11,8% all’11,6%, mentre la Destra è ferma all’1,4%.
Futuro e Libertà  è volata invece in 15 giorni dal 5,3% al 7,7%.
A Sinistra invece il Pd è calato dal 24,2% al 23,4% e l’Idv dall’8,3% al 7,6%.
Balzo in avanti di Sinistra e Libertà  di Vendola, dal 6,1% al 7%, del Movimento 5 Stelle di Grillo dal 3,7% al 4%.
Stabili Prc-Pdci al 2,5% e   Udc al 5,8%.
Pagnoncelli ha sondato anche la fiducia degli italiani nei leader, con i seguenti risultati: Napolitano 82%, Tremonti 50% (+1%), Montezemolo 50% (+2%), Marcegaglia 50% (+2%), Fini 48% (+2%), Vendola 42%, Draghi 44%, Bersani 43%, Casini 40%, Berlusconi 37% (-3%), Marchionne 40%, Grillo 38%, Di Pietro 36%, Schifani 32%, Bossi 29%.
Infine Pagnoncelli ha testato le intenzioni di voto nel caso gli italiani si trovassero di fronte a un “terzo polo” composto per ora da Fini, Casini, Rutelli e Mpa siciliano, in contrapposizione agli altri due blocchi.
Ed ecco la sopresa: vincerebbe con il 37% la coalizione di centrosinistra, Pdl, Lega e la Destra arriverebbero solo al 36%. Mentre il terzo polo che sulla base della somma dei singoli partiti non avrebbe dovuto superare il 15% arriverebbe addirittura al 22%, erodendo voti sia a destra che a sinistra.
Insomma molti italiani vorrebbero trovare nuovi punti di riferimento.

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CRESPI RICERCHE: IL PDL CROLLA AL 27%, FUTURO E LIBERTA’ SALE ALL’8%, PD SCENDE AL 24,5%, CRESCONO IDV, UDC E VENDOLA

Novembre 5th, 2010 Riccardo Fucile

LEGA STABILE AL 13,5%, IDV AL 5,8%, UDC AL 6,2%, SINISTRA E LIBERTA’ AL 4,8%, 5 STELLE AL 2,2%, LA DESTRA AL 2,4%, RIFOND. E C.I. ALL’ 1,4%, RADICALI ALL’ 1%…. LA FIDUCIA IN BERLUSCONI SCENDE DAL 40% al 37% , QUELLA NEL GOVERNO DAL 40% AL 38%

Futuro e Libertà  festeggia il suo simbolo con un risultato di tutto rispetto: l’8%, in aumento rispetto al 7,6% di una settimana fa.
E’ quanto rivela il consueto Osservatorio Settimanale realizzato da Crespi Ricerche .
Continua il trend discendente del Popolo della Libertà , che crolla al 27%, rispetto al 27,8%   precedente, tallonato dal PD, a quota 24,5%, in calo rispetto al 25% che aveva sette giorni fa.
Stabile la Lega al 13,5% (stessa percentuale).
In leggero aumento l’Udc al 6,2% ( aveva il 6%), tallonata da Di Pietro che guadagna quasi un punto in una settimana e si ferma al 5,8% (aveva il 5%).
Continua invece la marcia di Sinistra Ecologia e Libertà , che sale a quota 4,8 (rispetto al 4,5%).
Scendono   al 2,2% il Movimento 5 stelle (aveva il 2,5%) e al 2,4% La Destra di Storace (dal 2,6%).
Primo partito d’Italia sempre quello degli indecisi, con il 39%.
Crolla la fiducia in Silvio Berlusconi, a quota 37% (aveva una settimana fa il 40%), distante ben tre punti dal governo al 40%, che comunque perde il 2% in una sola settimana.
E il caso Ruby deve ancora farsi sentire.
E’ invece Gianfranco Fini a guidare la classifica di fiducia nei politici italiani.
Il Presidente della Camera è a quota 41%.
Molto più indietro Nichi Vendola (32%), Pierferdinando Casini e Pierluigi Bersani al 31%.

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SONDAGGIO IPR: CROLLA IL PDL, BENE FINIANI E LEGA

Ottobre 20th, 2010 Riccardo Fucile

MENO FIDUCIA NEL PREMIER (37%) E NEL SUO GOVERNO (30%), TRA I MINISTRI IN CALO DI CONSENSI SACCONI, LA RUSSA E GELMINI… TRA I PARTITI SCENDONO PDL, UDC E IDV, STABILE LA LEGA, SALGONO FUTURO E LIBERTA’ E PD

Crolla il Pdl, tiene la Lega e sorridono i finiani che consolidano il consenso. Le tensioni che agitano il partito del Cavaliere fanno sentire i loro effetti.
Con un Silvio Berlusconi in calo sempre più costante e che si può consolare solo grazie alla tenuta del governo.
Il sondaggio realizzato da Ipr Marketing fotografa un premier sempre più in difficoltà  e un Pdl che risente pesantemente delle tensioni interne con i finiani.
Un logoramento che mette in circolo dinamiche che premiamo il Carroccio, sempre più convinto della necessità  del voto, i centristi dell’Udc e la loro scelta “autonomista” rispetto ai poli, e i finiani che, nell’attesa di trasformarsi in partito, vedono crescere il loro grado di fiducia.
Premier e governo
Lontanissimo quel 53% di fiducia fatto segnare a metà  2009, distante anche il 45% del gennaio 2010, Silvio Berlusconi si aggrappa ad un 37% che testimonia tutte le sue difficoltà .
Solo un mese fa, il premier era a quota 39. Dopo 30 giorni, la caduta è di due punti percentuali.
In aumento, ovviamente, chi la fiducia nei suoi confronti la sta perdendo: dal 55% di settembre al 58% di oggi.
Se il premier va male, il governo resiste.
La sfiducia nell’esecutivo è immutata rispetto ad un mese fa: un 64% che sovrasta il 30% di chi dice di nutrire speranze nell’esecutivo.
Ministri
In testa resta il titolare del Welfare Maurizio Sacconi, reduce da uno scontro frontale con Cgil e Fiom. Contrapposizione che non pare aver pagato, visto il calo di tre punti percentuali nella fiducia registrato questo mese (dal 64% al 61%).
Piazza d’onore per il Guardasigilli Angelino Alfano e il titolare del Viminale Roberto Maroni (60%).
Calano, invece, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti (dal 54% al 52%), il titolare delle Riforme Umberto Bossi, reduce dalla pajata riparatrice con il sindaco di Roma.
Scende a picco il gradimento del ministro della Difesa Ignazio La Russa: dopo la morte dei quattro alpini in Aghanistan, il coordinatore del Pdl cala di quattro punti percentuali (dal 42% al 38%).
Stessa percentuale negativa per il ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini che scende al 36%.
Da segnalare che nessuno della squadra di governo guadagna posizioni.
Fiducia nei partiti (cosa diversa dalle intenzioni di voto)
Marcatissima, la flessione del Pdl, dal 34% al 29% (-5%), ed è significativo anche il 2% in meno (dal 29% al 27%) dell’Italia dei Valori (forse legato all’estandersi del movimento di Beppe Grillo).
Il Pd, invece, resta inchiodato al 27% di fiducia dell’elettorato.
Buono, inoltre, il risultato dei finiani che guadagnano consensi toccando quota 22% (dal 20%).
La fiducia nella Lega e nell’Udc rimane alta e stabile (33%).
Infine un dato generale che accumuna i due grandi partiti: ovvero un generale calo di fiducia.
Un segno meno costante che testimonia quanto la disillusione degli elettori sia marcata.
Troppe voci e troppa confusione, insomma, non pagano.

argomento: Berlusconi, Bossi, Casini, elezioni, Fini, governo, LegaNord, Parlamento, PD, PdL, Politica, Udc | Commenta »

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