Destra di Popolo.net

GLI STUDENTI ASSALTANO IL SENATO MENTRE BERLUSCONI ESALTA LA POLITICA DEL “FARE NULLA”

Novembre 24th, 2010 Riccardo Fucile

IN TUTTA ITALIA STUDENTI   IN PIAZZA CONTRO I TAGLI ALL’UNIVERSITA’, PRESIDIO ALLA CAMERA, TENTATIVO DI ENTRARE AL SENATO, TENSIONI E OCCUPAZIONI IN TANTE CITTA’… UN GOVERNO INCAPACE DI TUTELARE E INVESTIRE NELLA SCUOLA PUBBLICA, NELLA CULTURA E NELLA RICERCA, COME FANNO INVECE LE DESTRE EUROPEE… E IL PREMIER PENSA A CRITICARE FINI, CASINI E MONTEZEMOLO: HA ORMAI PERSO OGNI CONTATTO CON LA REALTA’

Tensioni, lanci di uova, proteste, occupazioni, e persino un tentativo di assalto a Palazzo Madama.
Gli studenti universitari protestano in molte città  italiane contro il ddl Gelmini che riforma gli atenei.
Un gruppo di studenti ha superato le consuete barriere di sicurezza ed è arrivato a premere alla porta di Palazzo Madama intorno alle 12,30: i commessi e gli agenti di sicurezza hanno tentato di tenerli fuori ed è iniziato un fitto lancio di uova.
Davanti alla Camera dei Deputati a Roma c’è un presidio di studenti universitari, insieme a ricercatori e docenti..
I manifestanti che hanno tentato di dare l’assalto al Palazzo del Senato sono stati respinti all’ingresso principale di Palazzo Madama, e si sono spostati in corso Rinascimento.
Un cordone di polizia e carabinieri tiene a distanza circa 500 studenti
«Siamo in piazza per chiedere alle forze politiche della Camera di fermare questo scempio del sistema universitario pubblico italiano», dice in una nota l’Unione degli universitari (Udu), «se questo ddl supererà  l’esame della Camera bloccheremo il Paese partendo dalle Università ».
«Il presidio a Montecitorio, l’occupazione del tetto della facoltà  romana di Architettura, le occupazioni degli atenei di questi giorni, sono solo le recenti iniziative di protesta di un lungo autunno cominciato l’anno scorso con la presentazione al Senato della riforma. In questo momento – riferisce l’Udu – ci sono più di 50 atenei in mobilitazione: continua l’occupazione dell’Ateneo di Pavia, da Torino a Palermo siamo in fermento e non abbiamo intenzione di fermarci, siamo intenzionati ad inasprire lo scontro se questo Governo continuerà  ad essere sordo alle richieste che vengono mosse dall`intero mondo accademico».
A Palermo da lunedì gli universitari della Facoltà  di Lettere e Filosofia hanno occupato l’edificio di viale Delle Scienze per quella che definiscono una «occupazione bianca» che non intende cioè bloccare le normali attività  didattica, garantendo dunque il diritto allo studio.
A Torino prosegue anche oggi l’occupazione di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà  umanistiche dell’ateneo.
È ripresa stamattina, sui tetti degli edifici dell’Università  di Salerno, la protesta di professori, ricercatori e studenti, contro la riforma in discussione alla Camera.
Circa una cinquantina di persone, sui tetti dell’edificio del campus di Fisciano, sta sfidando la pioggia e il freddo, «per opporsi in maniera visibile – dice Diego Barletta, uno dei ricercatori in protesta – all’approvazione di una riforma che non investe sull’università  pubblica, non garantisce il diritto allo studio per tutti, concentra il potere decisionale delle università  nelle mani di pochi e non offre giuste prospettive di carriera ai giovani studiosi».
Alcuni ricercatori sono saliti stamani per protesta sul tetto della mensa dell’Università  degli studi di Perugia.
A Bologna dalle 19 assemblea per il blocco e lo sciopero dell’università  alla facoltà  di Lettere e Filosofia.
Mobilitazioni sono previste anche a Venezia e Napoli.
Al di là  di ogni valutazione politica e delle relative speculazioni, è inconcepibile che mentre i governi europei, in primis quelli di centrodestra, investono nella scuola pubblica, nelle università , nei centri di ricerca, nella formazione, nella cultura, in modo più consistente proprio nei periodi di crisi, da noi questo governo forzaleghista stanzi soldi solo per le scuole private.
Investiamo nei giovani un quinto di quello che fanno gli altri Paesi europei e, di fronte alle contestazioni, la Gelmini sa solo rispondere con arroganza che lei rappresenta “il nuovo che avanza”.
E mentre il premier oggi teneva l’ennesima conferenza stampa per prendersela con Fini, Casini e Montezemolo con il suo solito penoso richiamo al governo del “fare nulla”.
Ma nessuno si rende conto, accanto a lui, che sta diventando ridicolo? Perchè non si coinvolgono mai le categorie nelle decisioni?
Perchè ci si ostina a stare chiusi in un fortino, isolati sempre più dal Paese reale?
Altro che sedicenti “destri”, questi sono solo dei presuntosi “maldestri”.

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QUANDO IL “MEDICO” BOSSI INDOSSAVA IL CAMICE BIANCO SENZA ESSERE LAUREATO

Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile

DICEVA ALLA MOGLIE CHE ANDAVA IN OSPEDALE, MA QUANDO LA CONSORTE SCOPRI’ CHE NON ERA VERO CHIESE LA SEPARAZIONE…TRE FESTE PER UNA TESI MAI DATA E LA MADRE IN ATTESA… UNA PROFESSIONE MEDICA DICHIARATA ANCHE SULLA TESSERA DEL PCI

Ebbene sì, prima della camicia verde, il senatur aveva anche indossato il camice bianco!
Mancherebbe solo il rosso (che peraltro deriva dalle sue prime scelte politiche) per formare quel tricolore “che si dovrebbe riporre nel cesso”, secondo le sue esternazioni.
Diciamo subito che Bossi non ha mai avuto accertate competenze mediche, i suoi studi non lo hanno mai condotto a una laurea.
Eppure… era riuscito a entrare in un ospedale, indossando il camice bianco.
Quella di Umberto Bossi è una vita da chiacchierone spericolato.
Era riuscito persino a ingannare la moglie, raccontandole che si era finalmente laureato in medicina, ma non era vero.
La mattina usciva notoriamente di casa sostenendo che andava in ospedale (lo dichiarerà  la prima moglie in un’intervista).
Quando però lei scoprì che raccontava balle lo mollò.
Sempre a causa di questa storia della presunta laurea, anche la mamma del senatur era stata gabbata dal figlio.
Un giorno Bossi volle accompagnare sua mamma all’Università  di Pavia, in occasione della presunta discussione della sua tesi, ma la genitrice – poverina – non ebbe modo di ascoltare la performance oratoria del figlio.
Perchè fu proprio Umbertino a non farla assistere (chissà  con quale scusa) alla presunta discussione della tesi.
Umberto organizzò poi ben tre feste di laurea, naturalmente per altrettante lauree inesistenti.
Nonostante tutto ciò, Umberto Bossi riuscì per due anni a frequentare un ospedale (la professione di medico risulta anche dalla scheda di iscrizione al PCI da lui debitamente compilata).
Dopo la sua militanza nel Movimento studentesco, Bossi aveva infatti preso la tessera del Pci.
In seguito tenterà  anche la via canora al festival delle “voci nuove” di Castrocaro, ma con scarso successo.
Alla fine ripiegherà  sulla tutela più che della salute, degli interessi suoi (e del sedicente popolo padagno).

(da “Informare Per Resistere”)

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LA GELMINI SI SMENTISCE DA SOLA: SONO 42.000 I PRECARI NELLA SCUOLA, NON 12.000 COME AVEVA SEMPRE SOSTENUTO

Ottobre 24th, 2010 Riccardo Fucile

DENUNCIA DELLA CISL: BOOM DI RICHIESTE PER ACCEDERE ALLE “CORSIE PREFERENZIALI” CREATE DALLA STESSA GELMINI COME SALVAGENTE… PUO’ FARE DOMANDA SOLO CHI AVEVA UNA CATTEDRA ED E’ RIMASTO DISOCCUPATO

Boom di precari della scuola appiedati dalla riforma Gelmini.
Quasi 42 mila, tra docenti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari), coloro che dopo anni di precariato sono rimasti a casa senza lavoro e stipendio.
E che adesso cercano di acciuffare qualche supplenza attraverso il cosiddetto “salva-precari”: un decreto che dà  ai supplenti “tagliati” la priorità  negli incarichi d’istituto e, di fatto, anticipa loro soltanto l’indennità  di disoccupazione.
A fornire i dati è la Cisl scuola, che parla di “emergenza occupazionale”.
Il sindacato, in questo modo, smentisce le ultime dichiarazioni del ministro Gelmini circa l’impatto sull’occupazione della riforma avviata da due anni.
La Gelmini di fronte agli attacchi dell’opposizione e alle proteste aveva minimizzato gli effetti della riforma sul personale della scuola: alle 67 mila cattedre tagliate, secondo il ministro, occorreva sottrarre i 55 mila pensionamenti degli ultimi due anni.
In totale: “appena” 12 mila posti in meno.
“Non pochi” aveva dichiarato ma “frutto di una manovra assolutamente sopportabile e indispensabile per invertire il trend di crescita della pianta organica non proporzionato al numero di posti richiesto dalla scuola italiana”.
Neppure una parola invece sui 30 mila posti di bidello, assistente di laboratorio e assistente amministrativo tagliati in 24 mesi.
Purtroppo, però, i conti non tornano.
I docenti che quest’anno sono rimasti senza incarico e hanno presentato domanda per il salva-precari sono quasi 30 mila.
Il decreto dello scorso 15 settembre parla chiaro: poteva presentare domanda “il personale inserito nelle graduatorie ad esaurimento”, che nel corso del 2009/2010 aveva avuto una “nomina a tempo determinato di durata annuale o sino al termine delle attività  didattiche o, attraverso le graduatorie d’istituto, una supplenza di almeno 180 giorni in un’unica istituzione scolastica” e che si sia “trovato nella condizione di non poter ottenere, per l’anno scolastico 2010/2011, nomina o di averla ottenuta per un numero di ore inferiore a quello di cattedra o posto in assenza di disponibilità  di cattedre o posti interi”.
Si tratta, quindi, di persone che fino all’anno scorso lavoravano e quest’anno sono precipitate nel baratro della disoccupazione.
Anche coloro che in mancanza di altro sono disposti ad accettare uno degli incarichi previsti dagli accordi tra il ministero dell’Istruzione e le regioni sono aumentati: da 5.600 si passa a 13.800.
E se ai docenti sommiamo il personale amministrativo, tecnico e ausiliario scaricato dal ministero, si tocca quota 41.477 precari appiedati.
Per tutti si apre una stagione di incertezza anche perchè nel 2011/2012 è prevista un’altra sforbiciata pari a 35 mila posti (20 mila docenti e 15 mila Ata) che aggraverà  certamente la situazione.
Non era il caso di raccontare l’ennesima balla insomma.

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FINI: “PER FINANZIARE L’UNIVERSITA’ PROPORREMO L’AUMENTO DELLE TASSE SULLE RENDITE FINANZIARIE DAL 12,5% AL 25%”

Ottobre 24th, 2010 Riccardo Fucile

“IL PARTITO CARISMATICO PUO’ FARE VINCERE LE ELEZIONI, MA NON SERVE A GOVERNARE: SE L’ESECUTIVO CADESSE SI APRIRA’ UNA FASE NUOVA”…. “BERLUSCONI NON DICA CIO’ CHE FARA’ QUANDO SI VOTERA’, MA COSA VUOLE FARE ORA”…”IL LODO ALFANO NON PUO’ ESSERE REITERABILE”

Gianfranco Fini torna a proporre i suoi distinguo da Silvio Berlusconi e dal Pdl e, a più riprese nel corso di diversi interventi attacca il “partito carismatico”, avverte il Cavaliere che se il suo governo cade “si apre una fase nuova” e precisa: “Un nuovo esecutivo non sarebbe un colpo di Stato”.
Poi chiede “un aumento delle tasse sulle rendite finanziare del 25%”.
Colpi in sequenza contro i capisaldi del berlusconismo: il partito, il governo e la battaglia antifisco.
Su quello che chiama “il partito carismatico” Fini è chiarissimo: “E’ il miglior strumento per vincere le elezioni, ma il peggiore per governare perchè deriva dal fatto che il cosiddetto partito carismatico forse non è ‘cosiddetto’, essendo basato su un rapporto diretto tra il leader e il popolo, essendo spesso senza intermediari, senza un dibattito interno e una democrazia”.
Quanto al governo, il presidente della Camera ricorda che Fli “è determinante per tenere in vita la maggioranza “, si tratta di vedere se il governo “è in grado di cambiare passo, di aggiustare il tiro” su alcuni temi, come sud, povertà , la stessa riforma della giustizia.
Se non accadesse, “su alcune leggi potremmo votare contro.
E se ciò portasse alla caduta del governo, allora si aprirebbe una fase nuova”.
Fase nuova che, specifica il leader di Fli, non significa immediate elezioni.
In caso di crisi dell’esecutivo, spiega “è del tutto evidente che con la Costituzione vigente il presidente della Repubblica ha il diritto dovere di verificare se può nascere un altro governo, chi dice il contrario in qualche modo si pone contro la Costituzione, fuori dalla Costituzione. Poi, del tutto diverso è il discorso dell’opportunità  politica”.
Fini ha aggiunto che “Berlusconi ha il diritto di governare, ma anche il dovere di governare. Non dica ciò che farà  quando si voterà  ma cosa vuole fare ora che il voto non c’è” per risolvere i “problemi che gli italiani affrontano quotidianamente”.
Poi annuncia che Futuro e libertà  presenterà  in parlamento un emendamento per alzare l’aliquota di tassazione delle rendite finanziarie dal 12,5 al 24-25%, in linea con la media europea.
“La tassazione delle rendite finanziarie – ha detto il fondatore di Fli – non è nè di destra nè di sinistra e con le nuove entrate si può finanziare la riforma dell’università “.
Quanto al tema della giustizia, secondo il presidente della Camera, lo scudo processuale per le alte cariche dello Stato non può essere reiterabile.
«Se la filosofia è tutelare la funzione quale che sia la persona – spiega – non credo che il Lodo possa essere reiterabile perchè non sarebbe una tutela di una persona per un periodo di tempo, ma un privilegio garantito ad una persona».
Per questo motivo, aggiunge Fini, Futuro e Libertà  chiederà  che il testo sia modificato.

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FINI: “IN ITALIA SI PARLA SEMPRE DI GIUSTIZIA, MAI DI PRECARIETA” “RIFORMA DELL’UNIVERSITA’: SENZA SOLDI MEGLIO NON FARLA”

Ottobre 22nd, 2010 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA CAMERA A FOGGIA: “CHI SI SPOSA IN ITALIA SE NON SA SE TRA SEI MESI AVRA’ UNO STIPENDIO? IN GERMANIA CHI HA CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO HA UNA BUSTA PAGA PIU’ PESANTE… “I TAGLI ALL’UNIVERSITA’ NON SONO SOPPORTABILI: INUTILE FARE RIFORME SENZA FONDI”

Si parla molto di giustizia e mai di precarietà .
È quanto lamenta Gianfranco Fini.
Nel corso di un’assemblea di Generazione Italia a Foggia, il presidente della Camera ha affrontato, tra gli altri, il problema della precarietà  del lavoro per i giovani denunciando con forza il fatto che «la questione numero uno in Italia è sempre la giustizia, chissà  perchè di queste cose non si discute».
«Chi si sposa in Italia se non sa che tra sei mesi avrà  uno stipendio?», ha chiesto Fini facendo riferimento alla condizione di precarietà  in cui vivono moltissimi giovani.
Fini ha poi citato il caso della Germania dove «chi ha contratti a tempo determinato ha una busta paga più pesante del suo collega più fortunato che ha un contratto a tempo indeterminato».
Ma «di queste cose non si discute», ha concluso il presidente della Camera.
Parlando poi all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università  di Foggia, Fini ha anche lanciato un monito al governo sull’attuazione della riforma degli atenei: i tagli sono insopportabili, senza fondi meglio ritirarla.
Il presidente della Camera ha sottolineato il fatto che in altri Paesi europei come la Germania vengano fatte scelte diverse: «I tagli decisi in Italia sono sopportabili dalle nostre università ?», si chiede la terza carica dello Stato. «Credo sia onesto dire che non sono sopportabili».
Secondo Fini, se non si impegnano fondi per promuovere la meritocrazia «si tradisce lo spirito della riforma», e quindi «a quel punto sarebbe meglio ritirarla».
Da Foggia Fini ha anche lanciato un messaggio alla Lega, sostenendo che «solo un ruolo centrale del Sud può aiutare il rilancio dell’economia nazionale, ma noi non faremo un meriodionalismo d’accatto, non vogliamo l’assistenzialismo, non diremo mai che da soli non ce la facciamo e siamo consapevoli che bisogna contenere la spesa pubblica».
«Quando la Grecia ha traballato – ha aggiunto Fini – si è spaventato un grande Paese come la Germania: se il Sud va da solo non ce la fa neanche il Nord. Possibile che gli amici della Lega non capiscano?».
Nel corso del suo intervento all’università  di Foggia, il presidente della Camera ha infine parlato del 150esimo anniversario dell’Unità  d’Italia spiegando che tra i doveri dell’informazione di servizio pubblico c’è quello di dare adeguata risonanza al 150esimo anniversario dell’Unità  d’Italia.

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IL SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA BELSITO E LA LAUREA FANTASMA: LA NOSTRA DENUNCIA RIPRESA DA “L’ESPRESSO”

Ottobre 21st, 2010 Riccardo Fucile

PUBBLICHIAMO L’ARTICOLO DI LUCIANA GROSSO CHE SUL SETTIMANALE “L’ESPRESSO”   RIPERCORRE LA STORIA DELLE PRESUNTE LAUREE DEL SEGRETARIO   AMMINISTRATIVO DELLA LEGA… ORMAI IL CASO E’ DIVENTATO NAZIONALE, BELSITO DEVE MOSTRARE LA LAUREA O DIMETTERSI PER AVER DICHIARATO IL FALSO SUL SITO DEL GOVERNO

Una, nessuna e centomila. Sono le virtù e le lauree di Francesco Belsito, sottosegretario alla Semplificazione Normativa e persona dai numerosi talenti.
L’uomo forte della Lega ligure, partito del quale fa parte dal 2003 dopo una militanza in Forza Italia, si trova da qualche tempo al centro di un querelle relativa ai suoi titoli di studio di cui qualcuno (in particolare il deputato regionale Udc Marco Limoncini) mette in dubbio l’esistenza.
Un polverone che potrebbe finire in un minuto se il sottosegretario facesse quello che finora si è sempre rifiutato di fare, ossia mostrare una pergamena sulla quale fosse scritto il suo nome al fianco del titolo di dottore.
Così, in attesa che Belsito faccia bella mostra dei suoi titoli accademici, il giallo continua: lui sostiene, piccato, di avere non una ma due lauree.
Il Secolo XIX, affiancato dal barricadero sito Destradipopolo.it, arriva a ventilare il sospetto che non abbia neppure il diploma di scuola superiore.
Nel frattempo Limoncini ha presentato una sua interpellanza per sapere, almeno, in cosa sia laureato il collega Belsito.
Un affaire piuttosto complicato.
Nel 2008, Belsito entra a far parte del consiglio della Filse, Finanziaria Ligure per lo Sviluppo Economico.
In quell’occasione produce, in un documento ufficiale, un curriculum dettagliato oggi sparito dalla rete.
In esso si legge che Belsito Francesco, nato a Genova il 4 febbraio del 1971, ha una laurea in Scienze della Comunicazione (della quale però si omette di precisare dove, quando e con quale voto sia stata conseguita), sia iscritto alla Lapet (Associazione Nazionale Tributaristi) e abbia, nell’ordine, un diploma di master in Comunicazione e Marketing (che non viene precisato nè dove, nè come, nè quando preso) e un diploma di master in Business Administration (di nuovo: dove? come? quando?).
Non contento l’alacre Belsito aggiunge al suo già  nutrito cursus studiorum di una laurea e due master anche un “attestato di partecipazione a un incontro organizzato da United Towns Agency for North-South Cooperation teso allo sviluppo della cooperazione (in realtà  il curriculum dice cnoperazlone, ma confidiamo si sia trattato di una svista) e del lavoro” e un’iscrizione a Union Europeènne C.E.E. Chambre Europeènne Experts Sìège d’Italie.
Nel 2010 Belsito, in seguito alla prematura scomparsa del suo predecessore Maurizio Balocchi, diventa sottosegretario.
Il suo curriculum assurge così agli onori del sito del governo. Basta leggerlo per scoprire che, Belsito Francesco, nato a Genova il 4 febbraio ’71, è laureato in “Scienze Politiche”.
Ma come? Non era Scienze della Comunicazione? E poi, che fine hanno fatto gli altri tre titoli di studio?
Forse si è trattato di un errore.
Per chiarirlo Giovanni Mari, cronista del ‘Secolo XIX’, ha alzato il telefono e ha chiesto a Belsito come fosse possibile che la sua laurea in Scienze della Comunicazione si fosse trasformata in una laurea in Scienze Politiche.
La versione data dall’esponente genovese è stata chiara: ha sostenuto di averle entrambe.
La prima, in comunicazione, presa a Malta (istituto non riconosciuto dall’ordinamento italiano, e dal cui ufficio ex-alunni, comunque, a “L’espresso” hanno detto di non conoscerlo: «Sa, ne passano tanti….forse la pratica si è persa»), la seconda, presa «in un’università  di Londra».
Dando per buona la versione dello studioso e multilingue Belsito resta un ultimo punto da chiarire: quello del riconoscimento.
Senza questa pratica, una qualsiasi laurea presa all’estero non vale: è come non averla.
L’iter per equiparare un titolo straniero con uno preso qui passa necessariamente per gli uffici di un’università  italiana.
Seguendo l’ipotesi che Belsito si sia rivolto all’ateneo della sua città , Genova, il ‘Secolo XIX’ è andato a frugare negli archivi dell’università  di via Balbi.
Lì si è scoperto che la carriera universitaria di Belsito risulta “annullata”.
Ipotesi che, in genere, si verifica o per abbandono degli studi, o per invalidità  del diploma di scuola superiore.
«E’ una storia vecchia – ha detto seccato Belsito – non era il diploma non riconosciuto, ma un timbro».
La scuola privata dove Belsito dice di aver studiato è ormai chiusa e quindi, come tale, una pista morta.
Tutte ipotesi e domande senza risposta. Un giallo che si risolverebbe in un minuto se Belsito mostrasse incorniciati i suoi diplomi.
E allora nessuno avrebbe più niente da dire. Anzi.
Per lui ci sarebbero solo lodi.
Soprattutto in considerazione del fatto che è riuscito a prendere due lauree in due paesi di lingua madre inglese avendo dalla sua solo, come si legge nel curriculum presentato alla Filse, «una buona conoscenza del francese».

Luciana Grosso
(da “l’Espresso”)

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lonorevole-e-la-laurea-fantasma/2136848

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“I SOLDI PER LA LEGA LI TROVI, PER L’UNIVERSITA’ NO”: LITE BERLUSCONI-TREMONTI

Ottobre 14th, 2010 Riccardo Fucile

E ALL’HOTEL DE RUSSIE, IGNAZIO LA RUSSA URLA A CICCHITTO: “O BERLUSCONI RISPETTA I PATTI O FACCIAMO SALTARE TUTTO”… GLI EX AN VOGLIONO TUTTI I POSTI NEGLI INCARICHI LASCIATI VACANTI DAI FINIANI, MA BERLUSCONI LI CONSIDERA INVECE I VERI COLPEVOLI DELLO SFASCIO DEL PARTITO…A CORTE ORA VOLANO LE SEGGIOLE

Slitta ancora la riforma dell’Università .
Il disegno di legge, approvato al Senato lo scorso 29 luglio tra le proteste di molti ricercatori, docenti e studenti, doveva approdare alla Camera.
L’inizio dell’esame, però, è stato inizialmente spostato di un giorno dalla conferenza dei Capigruppo di Montecitorio.
Un ritardo dovuto all’analisi tecnica della Ragioneria Generale dello Stato, che ha di fatto stroncato le modifiche apportate a Montecitorio alla riforma.
Alla fine il governo ha deciso di rinviare l’esame del testo a dopo la fine della sessione bilancio.
Non prima, dunque, di fine novembre o inizio dicembre.
Il “nodo” evidenziato dalla Ragioneria è proprio quello delle coperture del provvedimento, in particolare la norma sul piano di sei anni di concorsi per nove mila ricercatori universitari.
Un punto che “Futuro e Libertà ” considera «dirimente», ovvero l’assunzione dei ricercatori prevista nell’articolo 5 bis: oltre al parere contrario, si contesta anche la quantificazione stessa dei costi, chiedendo l’acquisizione di una relazione tecnica.
“Il governo – aveva commentato Chiara Moroni dopo il primo rinvio – deve trovare la copertura, semmai rinviando l’esame del provvedimento a dopo la Finanziaria”.
La morale è che è stata fatta una figuraccia: inutile impostare delle riforme se poi non ci sono i mezzi finanziari per realizzarle.
Tremonti non ha tirato fuori i soldi per l’Università  e la Gelmini è finita su un binario morto.
La proposta della Gelmini prevedeva l’assunzione di 9.000 ricercatori con la qualifica di associato dal 2011 al 2016 al ritmo di 1.500 l’anno: costo a regime, ovvero alla fine del ciclo di assunzioni, 480 milioni di euro l’anno.
Tremonti aveva imposto invece gia nel 2011 un taglio agli atenei di 830 milioni per arrivare nel tempo a 1,3 miliardi di tagli.
A che serve allora spacciare riforme se non si è in grado di finanziarle?
Mistero.
Ovviamente questa decisione di Tremonti ha scatenato le proteste della Gelmini ( per una volta ha ragione: potevano dirglielo subito) e nel pomeriggio di ieri ad Arcore c’è stata una lite tra il premier e Tremonti.
“La devi finire di fare il maestro del rigore solo quando vuoi tu, se i soldi ci sono per la Lega, li devi trovare anche per l’Università ” è sbottato il premier che ha poi aggiunto: “Non voglio fare figuracce, se non arrivano i fondi ci saranno conseguenze serie”.
E ai suoi ha aggiunto che “Tremonti sta complottando alle mie spalle”, in vista di un governo tecnico.
Ma due giorni fa, a Roma, all’hotel De Russie, è andato in scena un altro spettacolo.
La Russa ha minacciato Cicchitto che “se continua così, noi ex An facciamo gruppi autonomi: o Berlusconi rispetta i patti o facciamo saltare tutto”.
Quanche giorno prima il premier aveva accusato proprio gli ex An: “se siamo a questo punto è colpa loro”.
Che vuole in concreto La Russa? Che il posto di Italo Bocchino e gli altri lasciati vacanti da chi ha aderito a Futuro e Libertà  vadano agli ex An.
Altrimenti come ripaga chi ha tradito Fini?
Una nobile battaglia sul programma insomma.

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IL LEGHISTA BELSITO E LA LAUREA FANTASMA: COME FA A LAUREARSI IN INGHILTERRA UNO CHE CONOSCE SOLO IL FRANCESE?

Ottobre 12th, 2010 Riccardo Fucile

NEL CURRICULUM CHE L’ATTUALE SOTTOSEGRETARIO HA PRESENTATO NEL 2008 IN REGIONE, PER ENTRARE IN UN ORGANISMO A GETTONE, BELSITO SOSTIENE DI ESSERE LAUREATO IN SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE… NON POTEVA SCRIVERLO VISTO CHE TALE LAUREA E’ PRIVATA, OTTENUTA A MALTA E NON RICONOSCIUTA IN ITALIA, PER SUA STESSA AMMISSIONE.. SOSTIENE DI CONOSCERE SOLO IL FRANCESE E AVREBBE PRESO UNA LAUREA IN INGHILTERRA… SI DEFINISCE TRIBUTARISTA E ISCRITTO ALLA LAPET, DOVE PERO’ BASTA ESSERE DIPLOMATI

Abbiamo lasciato passare qualche giorno dal nostro ultimo approfondimento sul caso “laurea fantasma” del sottosegretario leghista Francesco Belsito, confidando che l’esponente del Carroccio, segretario amministrativo federale, presentasse alla stampa la sua laurea in Scienze politiche, titolo di studio da lui indicato sul sito del Governo.
Probabilmente il sottosegretario, preso com’è dal compito “di far uscire l’Italia dalla crisi”, non avrà  avuto tempo per cercarla nella sua polverosa soffitta.
Nel frattempo abbiamo avuto modo di verificare quanto segue: il 10 marzo 2008 il capogruppo della Lega Nord Liguria, Francesco Bruzzone, scrive al presidente della 1 Commissione della Regione Liguria, in merito alla sostituzione di un consigliere di amministrazione della Filse, la finanziaria regionale, allegando il curriculum vitae del candidato dott. Francesco Belsito.
Il curriculum, oltre i soliti dati anagrafici, indica Belsito in possesso, come titolo di studio, di “laurea in scienze della comunicazione”.
Il consigliere dell’Udc Limoncini, a settembre 2010, rivolge una interrogazione scritta al Presidente della Regione Liguria ponendo una semplice domanda: come mai, nel sito ufficiale del governo, Belsito si definisce “laureato in scienze politiche”, mentre nel 2008 indicava una laurea in materia diversa?
La questione finisce sulla stampa cittadina e il sottosegretario dà  questa spiegazione: la laurea in Scienze della comunicazione in realtà  era una laurea privata, ottenuta a Malta e non riconosciuta in Italia.
Se ne deduce che, non precisando quanto sopra, abbia scritto una cosa non vera.
Sempre Belsito sostiene che successivamente avrebbe invece conseguito, presso una Università  inglese non precisata, una laurea in scienze politiche, riconosciuta in Italia.
E si rifiuta di fornire ulteriori dettagli.
Da una ricerca da noi effettuata, circa il riconoscimento di laurea ottenuta all’estero da parte di un cittadino italiano, emerge che occorre seguire una prassi piuttosto complessa che comporta sia l’intervento del consolato italiano del Paese dove ci si sarebbe laureati, sia l’apertura di una pratica da parte di una università  italiana per l’attestazione del riconoscimento sulla base del programma seguito, degli esami sostenuti e dei documenti prodotti.
Mentre è certo che, all’Università  di Genova, Francesco Belsito figura come “carriera univ. cancellata”.
Ma torniamo al curriculum presentato in Regione nel 2008.
Alla voce “lingue conosciute”, Belsito parla solo di “buona conoscenza della lingua francese”.
Per uno che di lì a breve si sarebbe laureato presso un’Università  inglese ci sembra una risposta un po’ carente.
Come fa a laurearsi in Inghilterra uno che non conosce neanche la ,lingua inglese?
Misteri padani.
Andiamo avanti: nel curriculum c’è un concetto che farebbe pensare, per come è indicato, che laureato lo sia.
Si dichiara infatti “iscritto, in qualità  di Tributarista, alla LAPET, libera associazione periti ed esperti tributari” con relativo numero di matricola.
Ma se si va a vedere cosa sia questa Lapet le cose stanno diversamente. Riportiamo dal regolamento della associazione:

L’associato è colui che svolge l’attività  professionale in maniera autonoma con partita Iva, in forma associata o in qualità  di dipendente/collaboratore di studio. L’iscrizione comporta l’obbligo di frequentare i corsi di formazione organizzati e gestiti dall’Associazione.
L’iscrizione alla Lapet può avvenire per titoli o per esami.
Per titoli se si è iscritti ad Albi, ruoli o elenchi professionali o se si è stati dipendenti dell’Amministrazione finanziaria o della GdF per almeno 10 anni con mansioni direttive.
Per esame sostenendo una prova scritta a quiz ed essendo in possesso di diploma di istruzione di secondo grado di durata quinquennale o di laurea specialistica.
Occorre inoltre aver svolto per almeno due anni praticantato presso studi professionali.

In pratica basta quindi avere un diploma di secondo grado, seguire i corsi di 24 ore annuali e sostenere alla fine un esame interno per poter essere iscritti alla Lapet.
E’ quanto, fino al 2008, Belsito poteva indicare nel suo curriculum, nulla di più, oltre a segnalare un paio di master cui avrebbe partecipato, senza peraltro precisare quali, dove, come e quando.
Nulla che dimostri di aver ottenuto quella laurea di cui fa sfoggio sul sito del governo italiano e che continua a non mostrare.

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BELSITO, IL SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA ALLA SEMPLIFICAZIONE DELLA LAUREA FANTASMA: O LA MOSTRA O SI DIMETTA

Ottobre 5th, 2010 Riccardo Fucile

ORMAI SIAMO ALLA FARSA:   A MARZO 2008 BELSITO AFFERMA IN UN ATTO PUBBLICO DI AVERE UNA LAUREA IN SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE ( DIRA’ POI DELL’UNIVERSITA’ PRIVATA DI MALTA, NON RICONOSCIUTA)…. A FEBBRAIO 2010 SUL SITO DEL GOVERNO BELSITO DICHIARA INVECE UNA LAUREA IN SCIENZE POLITICHE (ORA DICE DI UNIVERSITA’ INGLESE RICONOSCIUTA)… MA LA LAUREA NON LA FA VEDERE E NON DICE PRESSO QUALE UNIVERSITA’

Qualche giorno fa, come racconta Giovanni Mari sul “Secolo XIX”, il sottosegretario leghista ligure Francesco Belsito, un passato da autista di Alfredo Biondi e da buttafuori di discoteche, nonchè da iscritto a Forza Italia, passato nel 2003 alla Lega, divenuto segretario amministrativo nazionale al posto di Maurizio Balocchi, di cui era assistente prima della sua scomparsa, si è dimesso da consigliere di amministrazione della Filse, finanziaria della Regione Liguria.   Nell’occasione, il consigliere regionale Udc Marco Limoncini, in precedenza militante e consigliere provinciale della Lega, ha presentato una interpellanza   per chiedere come sia possibile che nel curriculum che Belsito aveva presentato al momento della nomina in Filse l’attuale sottosegretario avesse indicato, in data 18 marzo 2008,   di essere in possesso di una laurea in Scienza delle Comunicazioni, mentre nel sito del governo ha indicato una laurea in Scienze politiche.
Tenendo anche presente che da una accurata ricerca de il Secolo XIX all’Università  di Genova risulta per Belsito la dicitura “carriera annullata”, tipica di chi non ha portato a termine gli studi universitari.
Trovano così alimento le voci, interne alla Lega peraltro, che la laurea vantata da Belsito sia una laurea fantasma o ottenuta chissà  dove.
Anche perchè in passato, sollecitato a chiarire, Belsito si era sempre ben guardato da mostrare tale titolo di studio o a fornire chiarimenti.
Di fronte a questo attacco, temiamo che Belsito abbia peggiorato la propria situazione sostenendo che nel 2008 aveva indicato nel curriculum una laurea in Scienza delle Comunicazioni ottenuta presso l’Università  privata di Malta, non riconosciuta dall’Italia.
E già  ci si chiede: se era solo un pezzo di carta perchè l’ha indicata in un atto pubblico , senza precisare di che università  fosse e che, non essendo riconosciuta in Italia, non costituiva quindi titolo valido.
Poi Belsito chiarisce che la laurea in Scienze politiche l’avrebbe ottenuta a Londra, presso “un ateneo riconosciuto” e quindi ha indicato sul sito del governo quel titolo.
Avrebbe quindi ottenuto tale laurea tra il 2008 e il 2010, in due anni, si deve essere applicato molto.
Chissà  quanti viaggi avrà  fatto prima a Malta e poi in Inghilterra, presumiamo avrà  conservato certamente qualche visto, qualche ricevuta di albergo, qualche attestazione di frequenza universitaria.
Peccato che Belsito si sia rifiutato di fornire al giornalista del Secolo XIX non solo la laurea, ma persino il nome dell’università  inglese riconosciuta, sostenendo di non aver tempo da perdere in quanto “devo occuparmi di come far uscire l’Italia dalla crisi”, frase che ha fatto sbellicare dal riso tanti lettori .
In ogni caso è interessante leggersi che pratiche deve svolgere un italiano che si laurea all’estero per vedersi riconosciuto in Italia il titolo di studio.
Vediamo qua di seguito le norme:

Secondo il Regio Decreto 31 agosto 1933, n.1592, i titoli accademici conseguiti all’estero non hanno in Italia alcun valore legale.
Esistono però delle convenzioni internazionali (bilaterali e multilaterali) che stabiliscono l’equipollenza dei titoli accademici tra l’Italia e alcuni Stati.
Bisogna in questo caso fare domanda ad una Università  italiana che dovrà  accertare e dichiarare l’equivalenza dei due titoli di studio
Quali certificati vanno presentati per ottenere il riconoscimento?
a) titolo accademico di cui richiedi il riconoscimento;
b) titolo finale di scuola secondaria superiore valido per l’ammissione all’Università  estera presso cui ti sei laureato, in copia autenticata;
c) certificato in originale con dettaglio dei corsi seguiti e degli esami sostenuti;
d) programma di studio di tutte le discipline incluse nel curriculum straniero;
e) traduzione in lingua italiana di entrambi i titoli di studio e del certificato di cui al punto c), certificata conforme al testo straniero da un traduttore ufficiale o dal Consolato (o Ambasciata) del Paese dove hai conseguito il titolo;
f) la dichiarazione di valore (su entrambi i titoli di studio) rilasciata dal Consolato (o dall’Ambasciata), che abbiamo già  visto a proposito del riconoscimento dei titoli di scuola secondaria per l’accesso ai corsi universitari;
g) 2 foto tessera di cui una autenticata.

L’Università  italiana potrà  anche dichiarare l’equivalenza soltanto parziale dei due titoli di studio, indicando gli esami da sostenere per arrivare ad un’equivalenza piena.
Le Università  decidono caso per caso.

Da quanto sopra emergono due elementi:
1) La laurea all’estero deve passare dal Consolato italiano
2) E’ una Università  italiana che deve dichiarare la validità  di una laurea presa all’estero

Visto che Belsito avrebbe dovuto fare la pratica di equivalenza presso l’Università  di Genova, come mai presso tale Università  non risulta nulla, anzi risulta “carriera annullata” ?
Il nostro consolato a Londra ha mai vistato una laurea a nome Belsito?
Presso quale Università  inglese Belsito avrebbe conseguito tale laurea?
Non è cosa da poco la vicenda, trattandosi di dichiarazioni rese su atti pubblici e istituzionali.
Se il sottosegretario ritiene di essere   a posto perchè non mostra alla stampa la laurea?
In caso contrario rassegni le dimissioni per aver dichiarato il falso.
Cosi semplifica la sua esistenza.
E noi cercheremo di fare a meno della sua opera “per far uscire l’Italia dalla   crisi”.

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