Agosto 9th, 2014 Riccardo Fucile
LE RECENTI PROVE DI DOCENTI ESTERNI DIMOSTRANO CHE GLI ATENEI DEVONO APRIRSI ALLA SOCIETA’ CIVILE
È ora di cambiare. L’Università italiana è sì una prestigiosa istituzione, ma è ora che si apra ai
contributi della società civile.
Le recenti prove di alcuni docenti esterni, come Flavio Briatore alla Bocconi e Francesco Schettino a La Sapienza hanno confermato che la via giusta è quella dell’allargamento della didattica.
Nel caso de La Sapienza, poi, chiamare all’insegnamento nuovi docenti è anche un ottimo modo per convincere il mondo che lì non insegnano solo i parenti del rettore.
Il Fatto Quotidiano, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione e la scuola Radio Elettra, è in grado di anticipare i corsi più attesi alla ripresa dell’attività didattica, offrendo così agli studenti italiani, che negli ultimi anni si son visti raddoppiare le tasse universitarie, preziose occasioni di crescita e formazione
Dinamiche della trattativa tra poteri e strategie di risoluzione dei conflitti
Docente: Totò Riina
Data la delicatezza di questo master di specializzazione, è possibile che ai partecipanti vengano chiesti i documenti o ridotta la pena. Si tratta di un seminario di alta diplomazia che introduce all’uso delle più sottili armi di persuasione dialettica, come tritolo, nitroglicerina e detonatori azionabili a distanza.
Due i principali testi d’esame, “Omissis I” e “Omissis II”, a cura delle più alte cariche dello Stato (edizioni La Cupola, pagine 346, tutte bianche). Al termine del seminario, gli studenti promossi riceveranno dal docente una piccola pergamena, con appunti scritti a mano, da ingoiare in caso di perquisizione.
Etica e comunicazione nello sport
Docente: Carlo Tavecchio.
Si tratta di un esame fondamentale per far carriera nelle più alte gerarchie sportive italiane. Il corso si basa su due testi dello stesso Tavecchio: “Guarda come corrono ‘sti negri” e “Centravanti africani, pedigree, alimentazione, addestramento e riproduzione in cattività ”. Completa il ciclo di incontri un esame monografico sulla danza acrobatica dal titolo “Hanno il ritmo nel sangue”.
Ottimizzazione delle risorse nei rapporti con le istituzioni
Docente: Karima el Mahroug
Non sempre le istituzioni e le più alte cariche dello Stato sono nemiche dei cittadini. Il corso della giovane docente marocchina (egiziana, secondo alcuni) tende anzi a dimostrare il contrario, con esempi teorici e pratici, seminari sui versamenti estero su estero e esercizi di lap dance da tenersi in apposite aule scarsamente illuminate e con pessima musica di fondo. Il corso tocca anche aspetti sociali, medici e legali come indicano i testi consigliati: “Fisiologia dell’anzianissimo” e “Ghedini, no grazie”. La presidenza della facoltà è in grado di assicurare che la docente (ora) è maggiorenne.
Architetture del consenso in biglietti non segnati di piccolo taglio
Docente, Giovanni Mazzacurati.
Molti credono che i principali materiali da costruzione per le grandi opere siano cemento, acciaio, mattoni. Il corso affidato al gran capo del Mose di Venezia, dunque, stupirà molti, perchè ribalta queste credenze popolari. “Il materiale principale per le grandi opere è la carta, purchè sia stampata da una speciale fabbrica chiamata Zecca di Stato — dice il docente nella prefazione al suo testo d’esame -. Abbiam pagato caro, abbiam pagato tutti”.
Il corso, della durata di sei anni senza condizionale, comprende anche un seminario politico su destra e sinistra e su come riconoscerle (in sostanza, dallo spessore delle buste).
Dinamiche decisionali e dialettica nella gestione condominiale Docenti: Olindo e Rosa. Una serie di incontri sulla gestione nei conflitti nelle piccole comunità tipo cortili, condomini, spazi comuni dei caseggiati. I due docenti presenteranno alcuni case-history.
“Teniamo molto a queste lezioni — dicono nella brochure di presentazione — e questa volta, dopo il corso, cercheremo di far sparire bene tutte le prove”.
Dispense disponibili in segreteria, giubbotti antiproiettile e armi da taglio per le prove pratiche a carico degli studenti.
Alessandro Robecchi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 6th, 2014 Riccardo Fucile
LEZIONE ALLA SAPIENZA: “SO COME COMPORTARMI NELLA CRISI”… MA DOBBIAMO FARCI RIDERE DIETRO DA TUTTO IL MONDO?
L’ex comandante della Costa Concordia Francesco Schettino ha tenuto una lezione (il 5 luglio)
nell’ambito di un seminario organizzato dalla cattedra di Psicopatologia de La Sapienza di Roma. Schettino, che sarebbe stato invitato dal prof. Vincenzo Mastronardi, ha parlato di “gestione del panico in situazioni di crisi”.
Per illustrare agli studenti di Psicopatologia come comportarsi in situazioni di alto pericolo Schettino ha portato come esempio il naufragio del Giglio, come riporta La Nazione.
Durante l’intervento, durato circa 15 minuti, Schettino ha commentato la ricostruzione del naufragio (con grafica 3D) della nave di cui era comandante raccontando agli studenti alcuni episodi e situazioni della sua carriera in mare.
“Sono qui come esperto. So come ci si comporta in casi del genere”, ha detto Schettino.
Secondo l’ex comandante, che ha anche ricevuto un diploma dall’ateneo, “ci sono studi comparativi che mettono a confronto il disastro della Concordia con altre tragedie simili, anche con l’attentato alle Torri gemelle”.
Nel seminario “Dalla scena del crimine al profiling”, a margine del master in scienze criminologiche della facoltà di Medicina, Schettino ha parlato anche “della componente umana” in situazioni di emergenza.
Ha affermato anche di “sapere come bisogna reagire” in queste situazioni. Si tratta di “scelte fatte che hanno avuto tutte una componente umana fondamentale”, ha continuato Schettino riferendosi alle decisioni prese durante il naufragio della Costa Concordia e in altre situazioni di pericolo.
Nel frattempo si levano le prime poteste da parte di chi ritiene che Francesco Schettino sia corresponsabile di una tragedia di proporzioni enormi.
Dal mondo politico i senatori di Ncd chiedono al ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, di intervenire tempestivamente e annullare un master a cui ha partecipato l’ex comandante.
I senatori affermano che “Schettino è imputato con gravissimi indizi per la strage della Concordia”. Si uniscono all’appello di protesta anche i senatori del Pd.
Anche sui social network è scoppiata la protesta contro lo Schettino-docente visto a La Sapienza.
Soprattutto su Twitter gli utenti hanno condannato duramente (e ironicamente) la scelta dell’università romana.
La Sapienza intanto prende le distanze dalla vicenda attraverso una nota del rettore Luigi Frati: “Scelta indegna. Bollare l’iniziativa del direttore del master prof. Mastronardi come deviante rispetto alle finalità di un qualsiasi evento accademico”. L’Università fa sapere inoltre che il professore è stato deferito al comitato etico “perchè ne valuti i profili anche ai fini disciplinari”.
Frati aggiunge: “Patetiche scuse del prof. Mastronardi chiamato telefonicamente”.
Anche il ministro dell’Istruzione Giannini ha definito “sconcertante” la partecipazione di Schettino al seminario universitario.
“L’autonomia universitaria non può essere declinata in spregio alle famiglie delle vittime della tragedia della Concordia che rappresenta ancora una ferita aperta per questo Paese”, ha concluso il ministro. Giannini ha invitato soprattutto a fermare le spettacolarizzazioni delle tragedie.
Il prof. Mastronardi al centro della vicenda intanto si difende asserendo di non aver invitato Schettino.
L’ex comandante, secondo quanto riporta l’Agi raggiunta telefonicamente dallo stesso professore, saputo dell’iniziativa di Mastronardi avrebbe voluto partecipare all’evento per “par condicio”.
Sentiti i propri legali, Schettino temeva che la versione di altri esperti avrebbe potuto danneggiare la propria linea difensiva.
“Sicuramente ho sottovalutato le conseguenze della cosa – ha dichiarato Mastronardi – ma non c’è dubbio che dal punto di vista scientifico il punto di vista del protagonista di quel fatto di cronaca così tragico era sicuramente interessante”.
Inoltre la scelta della location, il Circolo aeronautica Casa dell’Aviatore in viale dell’Università 20, per il professore, era un tentativo di tenere l’evento staccato dall’ateneo.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 13th, 2014 Riccardo Fucile
GIA’ L’ANNO SCORSO SU 175.993 STUDENTI IDONEI A RICEVERE UNA BORSA DI STUDIO, SOLO 141.310 LA OTTENNERO…ORA UN ALTRO TAGLIO DEL 30%
Borse di studio a rischio per gli universitari dell’anno accademico 2014/2015.
Non solo, difficoltà nel sostenere i corsi di recupero per gli studenti liceali, che a giugno sono stati sì promossi, ma con uno o più debiti da colmare a settembre.
Un liceale su tre, infatti, stando alle stime delle associazioni, dovrà provvedere di tasca propria alle lezioni di recupero giacchè le coperture finanziarie dello Stato non sono sufficienti.
Negli ultimi quattro anni i fondi necessari ai corsi di recupero estivi sono crollati del 50%, con una sottrazione di oltre 180 milioni di euro.
Intanto, il ministero dell’Istruzione, dopo la presentazione del Piano scuola, promette un pacchetto di riforme, che probabilmente arriverà in Consiglio dei ministri non prima di settembre.
L’obiettivo è quello di migliorare il sistema scolastico.
Ecco allora che si parla di autovalutazione e formazione del corpo docente, fino all’ispezione del lavoro svolto, l’aspetto «più complesso su cui si sta lavorando», spiega il ministro Stefania Giannini, perchè «bisognerà capire — conclude — quante risorse il governo potrà mettere».
Ed è proprio il capitolo risorse il punto debole.
Torna, infatti, ad accendersi la polemica sull’assegnazione delle borse di studio per gli universitari capaci, ma impossibilitati a raggiungere il traguardo della laurea senza l’aiuto dello Stato.
IL DECRETO
Il ministero di viale Trastevere tarda ancora sull’emanazione del decreto sul diritto allo studio attuativo del disegno di legge 68/2012, relativo ai livelli essenziali delle prestazioni che dovrebbe ammodernare le soglie minime di assegnazione delle borse di studio.
E, a detta delle associazioni studentesche, più che accelerare l’iter, il dicastero sembra portare avanti una bozza che, di fatto, tende a inasprire le regole per l’assegnazione degli assegni.
Da oltre un anno si attendono le nuove soglie di reddito, con gli indicatori Isee e Ispe, che il ministero avrebbe dovuto adeguare al costo della vita corrente.
Tuttavia, a restare in auge è la bozza risalente al 13 marzo 2013 e recante la firma dell’allora ministro Francesco Profumo, ripresa in mano dall’attuale responsabile del dicastero, Stefania Giannini.
Un testo che prevede diverse modifiche al ribasso per l’assegnazione delle borse. All’articolo due, ad esempio, la bozza prevede l’introduzione di un’età massima per poter beneficare dei contributi.
Sono esclusi gli studenti che entro 25 anni non siano iscritti al primo anno di un corso di laurea e quelli che al compimento del 32esimo anno non abbiamo presentato l’iscrizione a un corso di laurea magistrale.
Si passa poi ai requisiti di merito per l’erogazione delle borse: vengono aumentati i crediti formativi necessari per ottenere l’assegno in tutti i corsi di laurea.
IL TAGLIO
In sostanza, la bozza adeguerebbe il numero degli idonei alle risorse disponibili, invece che aumentare le risorse per coprire il numero di studenti meritevoli.
Gli idonei infatti si ridurrebbero del 30%, ovvero 50 mila potenziali borsisti in meno. «Una proposta inaccettabile — spiega il coordinatore nazionale dell’Udu, Gianluca Scuccimarra — in un contesto già gravissimo, in cui si garantisce una borsa solo a pochi iscritti».
Gli studenti idonei a ricevere una borsa di studio lo scorso anno furono 175.993, i borsisti che alla fine la ottennero: 141.310.
Il tutto in una situazione dove negli ultimi tre anni, anche per le difficoltà delle famiglie a sostenere un figlio all’università , le immatricolazioni hanno subìto un drastico calo: 30 mila iscrizioni in meno.
Mercoledì scorso, la IX commissione della conferenza Stato-Regioni ha respinto la proposta di aumentare i requisiti di accesso per le borse di studio (con l’eccezione di Lombardia e Veneto che invece si sono dichiarate favorevoli).
Tuttavia, dal ministero non pervengono ancora delle aperture per ridiscutere il testo del decreto
Camilla Mozzetti
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Maggio 10th, 2014 Riccardo Fucile
LA POLITICA FA SOLO CHIACCHIERE: SIAMO DIVENTATI IL FANALINO DI CODA IN EUROPA PER LA PERCENTUALE DI LAUREATI TRA I GIOVANI
Sostiene l’Unione Europea: se vogliamo entrare nella società della conoscenza entro il 2020 dovremo avere una media del 40% di laureati tra i giovani dell’Unione. Oggi ci siamo vicini: siamo al 36,8%.
Molti Paesi si sono dati obiettivi nazionali più ambiziosi. In Scandinavia si parla del 50%. L’Irlanda, che già è al 52,6%, ha come traguardo il 60% di laureati.
L’Italia, invece, si è data l’obiettivo più basso in assoluto dell’Unione: 27% di laureati tra i giovani di età compresa tra 30 e 34 anni entro il 2020.
Una soglia così piccola che, come nota De Nicolao sul sito Roars, tutti gli altri, a eccezione di Bucarest, già oggi hanno centrato.
Sostiene la Fondazione Agnelli: con un taglio del 9,4% del personale dipendente, l’università è il settore della pubblica amministrazione che ha subito la maggiore sforbiciata al personale tra il 2007 e il 2012.
Seconda solo alla scuola, che ha subito un taglio del 10,9% delle sue «risorse umane».
Ma poichè il taglio medio del personale nella pubblica amministrazione è del 5,6% e poichè tutti gli altri settori, diversi da scuola e università , hanno subito un’erosione inferiore al 5,0%, ogni dubbio è sciolto: l’Italia ha deciso di risparmiare prima e soprattutto sulla formazione dei suoi giovani.
Sostiene il Cun, il Consiglio universitario nazionale: i tagli non sono finiti.
Se continueremo ad applicare le leggi e le norme esistenti nei prossimi anni avremoun calo del 50% dei professori ordinari nelle università e un calo molto simile dei professori associati e dei ricercatori. Il sistema universitario italiano ne uscirà semplicemente devastato.
Sostiene l’Anvur, l’Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca: negli ultimi anni c’è stato un calo del 20% delle iscrizioni dei giovani all’università , con una punta del 30% nel Mezzogiorno.
Nel nostro Paese è in atto una vera e propria «fuga dall’università ».
Cinque categorie di dati proposti da cinque istituzioni indipendenti ci dicono la stessa cosa: l’università italiana è in piena emergenza. E non si tratta di un’emergenza grave, ma contingente. Si tratta di un’emergenza strategica. Di una devastazione, appunto.
Il Paese sembra aver rinunciato con sistematica determinazione a un futuro fondato sulla conoscenza.
Si tratta di una scelta in assoluta controtendenza.
I giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni con una laurea in tasca nei Paesi Ocse è del 40%. In alcuni Paesi come il Giappone, il Canada e la Russia sfiorano il 60%. In Corea sfiorano il 65%.
Per restare in Europa: in Spagna già oggi i giovani laureati sono il 40,0%, in Francia il 44,0%, in Gran Bretagna il 47,6%, in Svezia il 48,3%. E la tendenza è alla crescita.
Tutti sono convinti che il futuro sarà sostenibile solo se la gran parte della popolazione attiva avrà almeno 15/18 anni di studi alle spalle e proseguirà in un long life learning. Tutti puntano sull’università . Tutti tranne l’Italia.
La scelta di navigare controtendenza è molto discutibile: nessun analista autorevole al mondo, infatti, sostiene che il futuro appartiene all’ignoranza. Nessun analista autorevole sostiene che è possibile sfuggire al declino economico (e non solo economico) del nostro Paese con meno conoscenza relativa rispetto agli altri.
Il problema non è settoriale. Ma è, appunto, strategico.
Pietro Greco
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Aprile 23rd, 2014 Riccardo Fucile
COERENZA RENZIANA: IN PUBBLICO SI SPENDE PER LA SCUOLA, SALVO POI TAGLIARE DI 45 MILIONI I FONDI PER GLI ATENEI
Ma come? Di fronte alla crisi economica parti dalle scuole?
“Sì: di fronte alla crisi economica non puoi non partire dalle scuole”.
Matteo Renzi lo disse durante il suo primo discorso in Parlamento, quello per la fiducia. Al congresso del Pse a Roma la mise ancora meglio: “La sfida è avere attenzione per scuola, università e ricerca”.
E infatti l’attenzione non è mancata: quella mediatica con la visita in vari istituti della penisola e l’annuncio (solo questo per ora) di un nuovo piano per l’edilizia scolastica; e quella contabile che si è espressa in un taglio da 30 milioni quest’anno e 45 a partire dal prossimo al Fondo di finanziamento ordinario dell’università (una sforbiciata, di cui ancora non si conosce l’entità , dovrebbe toccare pure al Fondo per gli enti di ricerca) per pagare il bonus fiscale da 80 euro per chi guadagna tra ottomila e 24 mila euro l’anno.
Il ministro per così dire, competente, Stefania Giannini, prima ha gioito perchè non c’erano i soliti tagli all’università , poi in un’intervista a Repubblica ha negato che si tratti di tagli (“sono accantonamenti necessari per motivi di contabilità ”) per poi ammettere che “a tutti i ministeri sono stati chiesti sacrifici” e quindi “abbiamo dovuto mettere quella voce a bilancio”.
C’è chi dice, persino tra i vecchi vertici della Conferenza dei rettori, che non si tratta poi di una cifra eccessiva per un Fondo che vale quest’anno 6,8 miliardi di euro: sarebbe però il caso di ricordare che nel 2008 lo stesso Fondo superava i nove miliardi ed è stato in questi anni una delle vittime preferite di tutti i ministri dell’Economia, Giulio Tremonti su tutti.
Ammettendo pure che si tratti di spiccioli, “il segnale di attenzione” del premier è arrivato forte e chiaro: l’università è ancora terreno di caccia per i tagliatori della spesa pubblica.
Eppure con toni aulici — sempre al congresso del Pse di inizio marzo — s’era sdilinquito sul Rinascimento e quei furbacchioni dei banchieri fiorentini che “capirono che investire in operazioni culturali era la chiave per il successo” e che “bisognava garantire l’accesso al sapere a tutti, anche e soprattutto ai figli dei piu’ poveri”, così da favorire quella mobilità sociale che è “motore della crescita”.
Insomma, Matteo la teoria la sa, speriamo passi alla pratica.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 12th, 2013 Riccardo Fucile
SACCOMANNI, LORENZIN E ORLANDO FERMI PER MOTIVI DI SICUREZZA… PROTESTA DI 300 STUDENTI: CARICHE E SUE FERMATI
Fumogeni, bombe carta, cariche della polizia e due fermati: clima di assedio all’Università La Sapienza di Roma.
Un gruppo di circa 300 studenti di tutte le facoltà ha manifestato davanti al Rettorato con lancio di uova e fumogeni.
Ma la protesta è entrata anche dentro il Palazzo dove si sta svolgendo la Conferenza nazionale sulla biodiversità con numerosi esponenti del governo e delle istituzioni.
Un gruppo di studenti ha superato le transenne e ha lanciato petardi e bombe carta davanti all’ingresso del Rettorato provocando un denso fumo: sono scattate immediatamente le misure di sicurezza.
Il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, quello dell’Ambiente , Andrea Orlando, e quella della Salute, Beatrice Lorenzin, sono rimasti bloccati in Aula Magna.
L’IRONIA DEL RETTORE
Il rettore della Sapienza , Lugi Frati infatti, ha chiesto ai ministri e alle altre personalità presenti – tra gli altri, il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, Guglielmo Epifani e un commissario europeo per l’Ambiente – di rimanere all’interno dell’Aula Magna per ragioni di sicurezza. Frati, però, ha sdrammatizzato: «Qualche botto di saluto siamo vicini a Capodanno. Ma la situazione è sotto controllo».
Poco dopo, scortato, il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni è uscito dall’università . Il convegno, comunque, si sta svolgendo in maniera tranquilla.
ORLANDO: «NO ALLA VIOLENZA»
Unico fuori programma, l’intervento di una studentessa, leader dei manifestanti: «Ho sentito bellissime parole, ma c’è una grandissima frattura con quel che accade fuori e le vostre parole non troveranno applicazione -ha detto – Parlate di green economy , ma poi il Governo parla di Tav, di Muos, di Grandi navi».
«Io sono per il dialogo ma non credo che il dialogo si sviluppi con le bombe carta» ha replicato il ministro Orlando.
TENUTA ANTISOMMOSSA
Dopo il lancio delle bombe carte, il portone del Rettorato è stato chiuso e i manifestanti, molti dei quali indossano maschere di Anonymous, hanno cominciato a colpirlo nel tentativo di forzare il blocco.
Gli agenti in tenuta antisommossa – presenti massicciamente sia all’interno che all’esterno dell’Aula Magna- hanno respinto i manifestanti con cariche di alleggerimento, mentre volavano petardi e fumogeni.
Sarebbe stato il rettore Frati, secondo alcune agenzie di stampa, ad autorizzare la Digos a entrare nell’Università per respingere un gruppo di studenti che aveva saltato le transenne e creato momenti di tensione con lancio di fumogeni e petardi.
CALMA
Ora la situazione sembra tornata alla calma. Gli studenti sono stati spinti verso l’area sud della città universitaria. Le forze dell’ordine presidiano gli ingressi.
«È stata una carica brutale delle forze dell’ordine, i reparti celere che hanno risposto così a chi chiede diritti per lo studio. Ci sono due fermati e teste spaccate» grida una studentessa al megafono. Sono in corso, secondo quanto si apprende, gli accertamenti per chiarire le responsabilità dei fermati.
I MINISTRI
La conferenza «La natura dell’Italia» è stata aperta da un messaggio del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Avrebbe dovuto partecipare anche il premier Enrico Letta. I manifestanti hanno esposto uno striscione con su scritto: «Letta e Napolitano non siete i benvenuti alla Sapienza». Nè il presidente della Repubblica nè il premier però sono presenti all’incontro.
(da “il Corriere della Sera”)
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Novembre 12th, 2013 Riccardo Fucile
IN NOME DELLA “MOBILITA’ SOCIALE”, I CONSERVATORI GIUDICANO ECCESSIVI I RUOLI INFLUENTI RICOPERTI DA CHI HA STUDIATO NEI COLLEGI PRIVATI: “I GIOVANI DEVONO AVERE LA POSSIBILITA’ DI SCALARE I GRADI DELLA SOCIETA'”
Se «mobilità sociale» era il motto di Margaret Thatcher, la Lady di Ferro stenterebbe oggi a riconoscersi nel Partito conservatore che ha portato David Cameron a Downing Street.
Secondo John Major, l’unico predecessore del premier ad aver frequentato l’umile scuola statale, sono esagerati i ruoli d’influenza ricoperti da chi ha studiato nei collegi privati.
«In ogni sfera della vita pubblica di questo Paese – ha detto l’ex primo ministro, celebre anche per aver lasciato la scuola a 16 anni – troviamo gente che ha frequentato scuole private o che è cresciuta in famiglie benestanti».
Un fatto che Major trova «sconcertante».
«Il nostro sistema scolastico – ha aggiunto – dovrebbe permettere ai giovani di emanciparsi, non chiuderli nella classe dalla quale provengono. Abbiamo bisogno di loro, di ragazzi che possano utilizzare fortuna, intelletto e duro lavoro per sviluppare al massimo le loro potenzialità »
Il governo Cameron è almeno per metà composto da ministri e sottosegretari che hanno frequentato scuole a pagamento: il premier ha studiato a Eton e poi all’università di Oxford come il sindaco di Londra Boris Johnson.
Il cancelliere dello scacchiere George Osborne ha fatto il liceo presso la St Paul’s Boys School e si è laureato a Oxford, il vicepremier Nick Clegg il liceo a Westminster e l’università a Cambridge.
Il primo ministro è spesso criticato per essersi circondato da gente che come lui proviene da una classe sociale medio-alta e sulla scia dei commenti di Major uno stretto collaboratore di Cameron ha fatto sue le stesse preoccupazioni.
«La mobilità sociale deve essere tra le prime preoccupazioni di ogni governo perchè non può mai bastare», ha detto Sajid Javid, consigliere finanziario di Osborne.
Suo padre, proprio come quello di Major, faceva il conducente d’autobus.
Paola De Carolis
(da “il Corriere della Sera”)
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Novembre 12th, 2013 Riccardo Fucile
I TAGLI DELLA REGIONE LEGHISTA AVEVANO FATTO SALIRE IL COSTO DEL PASTO A 7,5 EURO E A GIUGNO LA MENSA AVEVA DOVUTO CHIUDERE I BATTENTI… A TORINO GLI UNIVERSITARI SONO 100.000
A giugno la storica mensa universitaria di Torino situata accanto a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà
umanistiche, ha chiuso i battenti.
I tagli della Regione hanno fatto lievitare il costo del pasto, 7.5 euro per primo e secondo, e sempre più studenti hanno preferito rivolgersi alla ristorazione privata per risparmiare qualcosa. Oggi la mensa è stata riaperta in autogestione con prezzi popolari in aperta sfida al governatore Roberto Cota e al sindaco Piero Fassino: due euro e mezzo per un piatto caldo e un’insalata. “Due anni fa il nostro sindaco è stato eletto — spiega uno studente — anche grazie a un disegno di città universitaria, peccato che oggi però stia cacciando gli studenti”.
A Torino ci sono circa 100mila universitari, quasi un abitante ogni 9.
Le amministrazioni, su cui gravano i tagli dello Stato centrale, hanno ridotto i servizi legati all’istruzione ed esternalizzato il più possibile.
“La mensa era gestita da una ditta — racconta uno degli occupanti — che vuole fare profitto e questo è difficilmente conciliabile con il diritto allo studio”
Cosimo Caridi
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Luglio 5th, 2013 Riccardo Fucile
LA NUOVA MAPPA DEGLI ATENEI DOVE STUDIARE COSTA DI PIU’
Studenti universitari “tartassati” dalle tasse come nel film di Totò.
In appena otto anni, gli iscritti negli atenei statali si sono assottigliati mentre le tasse universitarie sono cresciute del 50 per cento.
Con picchi, per alcuni atenei, di oltre il 100 per cento.
Il salasso emerge dai dati sui contributi degli studenti pubblicati dal Miur.
Un fenomeno, più volte denunciato dalle associazioni studentesche, che sarebbe anche all’origine del calo di matricole registrato in Italia.
Pagare mille e più euro all’anno per fare studiare un figlio all’università può diventare insostenibile per una famiglia.
Bastano alcuni esempi: dal 2004 al 2012 l’università del Salento ha aumentato le tasse del 167 per cento mentre quella di Reggio Calabria del 119 per cento.
Ma la stangata non riguarda solo i piccoli atenei.
Tra i grandi, spicca l’università di Palermo che ha raddoppiato i contributi (+110 per cento) e la Federico II di Napoli che oggi registra un aumento del 94 per cento.
Mentre l’ateneo più grande d’Europa, La Sapienza di Roma, si è contenuto: il carico per studenti e le famiglie è salito del 57 per cento
Sul fronte opposto, ci sono le università virtuose, tra cui Firenze, che ha ritoccato del 4,7 per cento appena il balzello e il Politecnico di Torino, più 14 per cento.
Mentre l’università pubblica più esosa in assoluto è il Politecnico di Milano, con una media di quasi mille e 700 euro.
Al confronto, gli 842 euro a studente del Politecnico di Torino e i 509 del Politecnico di Bari sono poca cosa.
«Un ragazzo – dice Marco Mancini, presidente dei rettori italiani – decide di non iscriversi per due motivi: l’incremento delle tasse universitarie, di gran lunga più alto rispetto a quello degli stipendi delle famiglie, e un diritto allo studio a dir poco claudicante ».
Su questo punto il nostro Paese ha la maglia nera.
«In Italia – continua Mancini – spendiamo una cifra ridicola: 260 milioni all’anno. In Francia sono un miliardo e 600 milioni, la Germania 2 miliardi. Ma di cosa stiamo parlando?».
L’aumento delle tasse – si giustificano gli atenei – è dovuto ai tagli imposti dall’ex ministro all’Istruzione Mariastella Gelmini.
«A partire dal 2008-2009, il sistema universitario italiano è stato colpito da un taglio di circa un miliardo di euro (su 7,45 circa) del Fondo di finanziamento ordinario. E non mi stupisce – conclude il presidente della Crui – se le tasse siano state incrementate. Credo che, costi quel che costi, l’ultima cosa da fare è aumentarle ancora».
Le tasse poi sono solo una parte della spesa per ottenere una laurea.
«Bisogna tenere conto di tutti i contributi extra, dai i test d’ingresso alla laurea», denuncia Michele Orezzi, portavoce dell’Unione degli universitari.
A questi occorre sommare affitti e mensa per i fuorisede, trasporti e libri.
Anche i giudici amministrativi si sono accorti che le tasse universitarie sono diventate troppo onerose.
Qualche mese fa il Tar della Lombardia ha condannato l’ateneo di Pavia – che aveva superato, nel 2012, il limite di tassazione studentesca in rapporto al finanziamento statale – a restituire oltre due milioni di euro di contributi non dovuti.
Dividendo l’intera contribuzione studentesca del 2004 (più di un miliardo e mezzo) per il numero di iscritti, otto anni fa ogni ragazzo pagava mediamente 632 euro di tasse.
Una cifra che nel 2012 è lievitata fino 947 euro.
Un dato indicativo, certo, perchè non tiene conto degli studenti esonerati.
Ma dà la misura di quanto costi studiare oggi.
«È indispensabile – conclude il rappresentante dell’Udu – che il governo e il ministro Carrozza pongano argini all’aumento indiscriminato delle tasse universitarie: già ora sono le terze più alte d’Europa ».
Salvo Intravaia
(da “La Repubblica”)
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