“DARIO CI HA DATO UNA LEZIONE DI UMANITA’”: PIER FERDINANDO CASINI RICORDA LA LUNGA AMICIZIA CHE LO LEGA A DARIO FRANCESCHINI, CHE HA RIVELATO DI AVERE IL PARKINSON DAL 2020
“E’ UNO DEI MIEI MIGLIORI AMICI. HA RESO EVIDENTE CHE PRIMA DELLA POLITICA C’È IL CORAGGIO E L’AMORE VERSO LA PROPRIA FAMIGLIA” – “CI CONOSCIAMO DA SEMPRE. DAI PRIMI TEMPI NEL MOVIMENTO GIOVANILE DELLA DC. IO ERO ANCORA UN RAGAZZO, LUI ANCORA DI PIÙ, CON L’ESKIMO DA CUI NON SI SEPARAVA QUASI MAI. C’ERANO TANTE COSE CHE OGGI NON CI SONO PIU’” – “DARIO CI HA SPRONATO: LA SUA TESTIMONIANZA CI COSTRINGE A MISURARCI CON I PROBLEMI VERI DELLA GENTE”
Pierferdinando Casini, cosa ha detto a Dario Franceschini quando le ha rivelato di
avere il Parkinson?
«Non è mica semplice da dire. Franceschini è uno dei miei migliori amici. (Casini prova a spiegare, incespica sulle parole. È visibilmente commosso). Naturalmente mi sono preoccupato, ho cercato di fargli coraggio, di dargli forza. Ma anche di capire cosa si poteva fare».
Quali sono le parole giuste?
«Vede, sappiamo tutti che la malattia esiste, ma quando ti colpisce così da vicino l’effetto è molto diverso. E quindi è stata dura».
Ha fatto bene a venire allo scoperto, con l’intervista di ieri al Corriere della Sera?
«Ha fatto benissimo. È un’intervista tutta da meditare. Una riflessione potente. Che darà coraggio a chi si trova nella stessa situazione. Mi è venuto in mente, da credente, Sant’Ignazio di Loyola: “Bisogna operare tanto come se tutto dipendesse da noi e pregare di più perché tutto dipende da Dio”».
Cosa rivela a chi è sulla scena politica da 50 anni?
«Che la vita viene prima della politica. Che dobbiamo ricordarci sempre i limiti delle nostre azioni. Franceschini ha reso evidente che prima della politica c’è il coraggio e l’amore verso la propria famiglia. E aggiungo le relazioni umane: come rivela l’emozione sincera e la solidarietà che si sta rivolgendo verso Alessandro Di Battista. L’umanità dovrebbe essere una cifra che non si disperde mai».
Un leader dev’essere forte. Questa ammissione gli toglierà qualcosa?
«No, aggiungerà, gli darà più forza agli occhi dell’opinione pubblica. In molti mi hanno scritto dicendosi colpiti dalla sua umanità. Ma Dario, se lo conosci bene, è così».
La lotta per il potere inaridisce?
«Spesso sì, ci fa perdere di vista le gerarchie delle cose importanti. Ma non è mai stato il caso di Dario. Ho letto il suo ultimo romanzo, e penso che se non lo avesse scritto un politico importante avrebbe già vinto molti premi.
C’è in quel romanzo il senso profondo delle proprie radici, il valore di un’appartenenza territoriale che lui non ha mai dimenticato. Il senso del percorso di un popolo. Tutto ciò che è Dario nella sua ultima essenza».
Quando vi siete conosciuti?
«Ci conosciamo da sempre. Dai primi tempi nel Movimento giovanile della Dc. Del congresso di Bergamo e dei nostri incontri clandestini al casello di Ferrara Sud conservo una memoria molta profonda. Io ero ancora un ragazzo, lui ancora di più, con l’eskimo da cui non si separava quasi mai.
C’erano tante cose che oggi non ci sono più, a partire da quella incredibile nebbia nella pianura padana che sembra essersi dissolta. Ciò che è rimasto è la comune passione per la politica. Sì, dopo tanti anni Dario è sempre il ragazzo con l’eskimo».
Cosa può fare di più la politica per la sanità, per la ricerca?
«Il tema dell’Alzheimer, o del Parkinson, sta diventando veramente importante. Penso che su questi fronti non dovrebbero valere le dispute tra destra e sinistra. Vale peraltro anche per altri ambiti». […]
Un patto bipartisan?
«Possiamo dividerci sullo Stretto di Messina, sulla legge elettorale, discutere sulle primarie, ma sulle cose importanti come la salute, la sanità, la ricerca cerchiamo di fare qualcosa di concreto. Dario ci ha spronato: la sua testimonianza ci costringe a misurarci con i problemi veri della gente»
(da agenzie)
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